Lastra a Signa

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Tags : lastra a signa, toscana, italia

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Lastra a Signa

Panorama di Lastra a Signa

Lastra a Signa è un comune di 18.805 abitanti della provincia di Firenze.

Per la parte superiore



Stazione di Lastra a Signa

Stazione di Lastra a Signa 08 2.JPG

La Stazione di Lastra a Signa è più precisamente una fermata ferroviaria al servizio della cittadina.

È dotata di due binari e con piccole banchine e piccole pensiline. Il traffico ferroviario è esclusivamente regionale, ed è costituito da treni che vanno a Firenze SMN, Livorno,Pisa e Campiglia Marittima.

Per la parte superiore



Signa

Panorama di Signa

Signa è un comune italiano di 17.913 abitanti della provincia di Firenze in Toscana. Il comune ha avuto grande importanza per la sua posizione strategica fin dal Medioevo e desta interesse soprattutto a livello artistico e culturale. Il paese consta di una parte bassa, sviluppatasi lungo il fiume Arno, e di un nucleo alto e più antico chiamato "Castello", formatosi prima del 1000 d.C., cinto da mura e porte trecentesche. Qui sorgono le principali chiese del paese come quella di Santa Maria in Castello, di San Giovanni Battista, ove sono contenute le spoglie della patrona di Signa detta Beata Giovanna, la chiesa di San Lorenzo e la chiesa di San Miniato. Il territorio del comune ha una superficie di circa 19 km2, il più piccolo della provincia di Firenze. Il paese si trova alla confluenza di tre fiumi: Ombrone Pistoiese, Bisenzio ed Arno.

Signa è situata nella parte a Sud-Est dell'Area Fiorentina, chiamata più comunemente con il termine di "piana fiorentina", l'area metropolitana compresa tra i comuni di Firenze, Prato e Pistoia. Ha come comuni limitrofi Lastra a Signa, Campi Bisenzio, Scandicci (Provincia di Firenze), Carmignano, Poggio a Caiano (Provincia di Prato) .

Dal punto di vista geologico, il territorio di Signa è situato in parte nella piana alluvionale dei Fiumi Arno e Bisenzio, del Torrente Ombrone, e tutti i loro affluenti; in parte sulle colline a ovest della piana stessa. Le formazioni affioranti, così come osservabili dal Foglio n° 106 della Carta Geologica d'Italia, per quanto riguarda la piana sono ascrivibili al Quaternario recente e costituite da depositi fluviali di ciottoli ed argille sabbiose talora terrazzate, mentre per le aree collinari della base del versante settentrionale della dorsale Monte Albano - Colline dell’Improneta sono riferibili a diverse formazioni.

La cittadina di Signa ricade per la maggior parte sul Complesso Indifferenziato («Argille Scagliose» p.p.), formazione costituita prevalentemente da argilloscisti talora variegati e calcari marnosi verdi o grigi, subordinatamente da arenarie fini quarzoso - calcaree, calcari silicei, calcareniti, brecciole e diaspri. Eocene Cretaceo sup.

Depositi fluvio - lacustri costituiti da sabbie e letti di ghiaia del Quaternario antico (Villafranchiano - Calabriano). In questi sedimenti, nel bacino di Firenze, sono stati trovati resti di fossili quali Elephas meridionalis e Mastodon arvernensis.

Complesso Caotico («Argille Scagliose» p.p.), masse interamente scompaginate costituite da blocchi o pacchi di strati avvolti da matrice argillosa. Il nome di questa formazione indica un assetto privo di ordine sedimentario, e precisamente un accostamento disordinato di blocchi litoidi anche appartenenti a formazioni diverse, legati da una matrice argilloscistosa.

Macigno, costituito da arenarie torbiditiche quarzoso - feldspatiche alternanti con scisti siltosi. Oligocene.

La parte idrografica del territorio signese è contraddistinta principalmente da due fiumi: Arno e Bisenzio.

Oltre ai fiumi già citati, il comune di Signa comprende tra i corsi d'acqua 2 torrenti (Ombrone e Vingone), 6 fossi (Chiella, Dogaia, Dogaione, Reale, Rigone e Tozzinga), 2 canali (Goricina e Macinante), 2 collettori (Acque basse e Sinistro di acque basse), 2 borri (Macinaia e Rimaggio) e 1 gora (Bandita).

I dati precedentemente riportati sono a cura dell'Arpat Toscana.

Gran parte del territorio di Signa è inoltre costituito da laghi artificiali (tra i più importanti i Laghi del Parco dei Renai e i Laghi La Bozza).

Signa, non presentando rilievi importanti, come già esposto precedentemente, consta di una parte più alta di 46m di altitudine e di una parte più bassa pressoché pianeggiante in cui è numerosa la presenza di corsi d'acqua naturali e di laghi artificiali.

La temperatura media è molto simile a quella di Firenze poiché ambedue le città hanno altitudini pressoché identiche (46 m s.l.m. per Signa e 50 m s.l.m. per Firenze) e di conseguenza la differenza tra le temperature dell'una e dell'altra risulta praticamente nulla.

Secondo la stazione meteorologica di Peretola, la più vicina a Signa, il mese più freddo è gennaio con una temperatura media di +5,8 °C mentre quello più caldo è luglio con una media di +24,3 °C anche se sono state registrate forti escursioni termiche stagionali, comprese tra i +42,6 °C di massima del 26 luglio 1983 e i −23,2 °C di minima del 12 gennaio 1985.

Il clima, generalmente come per gran parte delle città dell'Italia centrale, è tipicamente mediterraneo con l'alternanza di estati calde e inverni miti. Le precipitazioni medie annue registrate in 92 giorni si attestano sui 900 mm anche se nella parte più bassa della città è presente generalmente una maggiore umidità, vista la presenza di laghi d'acqua dolce e dal corso dei vicini fiumi.

Di seguito vengono riportati i dati climatici delle medie mensili riferite agli ultimi 30 anni della stazione meteorologica di Peretola.

L'origine di Signa e il periodo della sua fondazione è assai incerto, vista la scarsità di notizie e di documenti; mentre sono varie le ipotesi fatte in proposito che collocherebbero l'origine in un periodo compreso tra la nascita della civiltà etrusca e il pieno sviluppo di quella romana.

Gli studiosi più recenti hanno affermato che questo sarebbe il periodo più probabile per la nascita di Signa vista la sua posizione lungo l'asse di comunicazione Fiesole-Pisa che contribuì fortemente al suo sviluppo. Proprio il commercio sarebbe, quindi, il motivo principale della nascita del paese che, per la vicinanza al fiume Arno, garantiva vantaggi commerciali poiché l'unico tratto navigabile sul fiume nella stagione estiva era quello tra Signa e Pisa.

Proprio riguardo all'origine romana sono state fatte altre varie ipotesi sulla fondazione della città che per taluni sarebbe avvenuta per mano del console Tito Quinto Flaminio, come documentato da un miliario, mentre per altri Signa avrebbe avuto origine da un accampamento romano, come accade anche per Firenze.

Rari sono i documenti riguardanti Signa nel periodo compreso tra le invasioni barbariche e la dominazione dei Franchi. Secondo quanto riportato dallo storico Salvi nella Storia di Pistoia dell'anno 1656, l'imperatore Carlo Magno, dopo aver stipulato un trattato di pace a Pistoia, si diresse verso Firenze e donò al capitano di corte Mainetto Fabroni il castello di Signa. Anche riguardo a questo fatto sono stati sollevati dei dubbi sulla veridicità di quanto avvenuto come lo stesso storico V. Capponi ha sostenuto che la famiglia Mainetto non sarebbe giunta a Signa prima del 1344.

I documenti più attendibili risalgono tuttavia al 977 o al 978 (la prima data secondo il Repetti, la seconda secondo lo storico Daivdsohn), anno in cui la contessa Willa donò la Pieve di San Giovanni Battista e la pieve di San Lorenzo al Capitolo Fiorentino.

Da varie fonti si pensa che Signa abbia ottenuto molta fama nella zona di Firenze durante il Medioevo, soprattutto per due motivi: la religione e, come lo era stato in epoca romana, la posizione geografica.

Per quanto riguarda l’aspetto religioso, Signa era conosciuta soprattutto per il culto della Beata Giovanna i cui miracoli non solo avevano suscitato la grande devozione da parte dei fedeli, ma contribuirono anche alla crescita della produzione artistica a Signa, attraverso copiose opere dedicate alla "Beata" tra le quali gli affreschi della Chiesa di San Giovanni Battista.

Il sito di Signa, invece, aveva assunto grande importanza per la posizione strategica e il commercio, soprattutto dopo la costruzione del ponte sull'Arno, unico ponte fino al XIV secolo a collegare le due rive dell’Arno e la più importante via di collegamento tra Firenze e Pisa fino al Novecento. Per questo motivo il paese venne assediato dal lucchese Castruccio Castracani nel Trecento, periodo delle sanguinose battaglie tra Guelfi e Ghibellini. Castruccio, che divenne ghibellino, riportò un incredibile vittoria sui fiorentini nel 1325 ad Altopascio, e una volta giunto a Carmignano intraprese un lungo assedio contro Signa che, alla fine, fu conquistata. Nel paese Castruccio insediò il suo quartier generale, battendo perfino delle monete che chiamò castruccini, e con il controllo su Signa riuscì ad impedire l'arrivo di rifornimenti a Firenze. Vari mesi dopo, però, vedendo che Firenze stava preparando un nuovo attacco, decise di dare fuoco al Castello di Signa e incendiare il ponte sull'Arno per fermare l'avanzata fiorentina. La parte guelfa cercò di riconquistare Signa con un tentativo che finì male. Dopo l'assedio Castruccio lasciò il paese anche se questi episodi scatenarono altre battaglie che si conclusero con la pace di Sarzana nel 1350.

La fama di Signa è testimoniata anche da Dante il quale afferma nella Divina Commedia, al XVI Canto del Paradiso, che all'epoca il Gonfaloniere di Firenze, Fazio dei Moriubaldini, veniva proprio dalla cittadina signese.

Nel periodo tra la fine del Medioevo e gran parte del Settecento furono pochi i fatti rilevanti a Signa. Il più importante episodio fu quello del gravoso saccheggio delle milizie di Filiberto d'Orange, che depredò le campagne fiorentine per far tornare al potere i Medici dopo che furono cacciati e fu proclamata la Repubblica a Firenze. Alcuni importanti documenti affermano, inoltre, che Leonardo da Vinci avesse trascorso vari soggiorni a Signa e si fosse recato più volte presso il Passo delle Fate, a pochi chilometri dal centro cittadino.

Nel Seicento e nel Settecento non ci fu nessun altro importante evento almeno fino alla fine del 1700, quando si trasferì a Signa il bolognese Domenico Michelacci il quale, attraverso le sue esperienze di coltivazione e lavorazione della paglia, avviò una produzione a larghissima scala di cappelli che segnò la produzione artigianale signese. Le opere di paglia signesi vennero infatti esportate e conosciute in tutto il mondo con il nome di "Cappelli di paglia di Firenze" e Signa venne riconosciuta come uno tra i più importanti centri artigianali che gli sono valsi in seguito l’appellativo di Città della Paglia. La fama dell’artigianato di Signa giunse anche alla corte del Luigi XVI, che richiese infatti proprio uno dei cappelli di paglia prodotti nel paese.

Altra attività di notevole importanza fu quella realizzata dalla "Manifattura di Signa" nel settore della ceramica artistica, molto apprezzata da Gabriele D'Annunzio. L'attività, cessata da circa 60 anni, è stata ripresa negli ultimi anni da vari artigiani locali.

Durante la spedizione dei Mille accade un altro importante evento per il paese poiché Giuseppe Garibaldi soggiornò a Signa e in particolare nella zona degli "Arrighi" presso la villa di un fidato amico.

Il Novecento rappresentò per Signa un secolo sia di grandi conferme sia di eventi particolarmente gravi a livello storico, sociale ed economico. Agli inizi del secolo il paese riconobbe nell'artigianato e nella lavorazione della paglia un punto fermo per l'economia signese ma col passare del tempo proprio questo tipo di tradizioni subì la concorrenza di città industrializzate più importanti, come Firenze, a tal punto che varie produzioni cessarono. Con l'avvento del Fascismo, come nel resto di Italia, a Signa si diffuse una politica interamente incentrata sulla figura di Benito Mussolini e sulle leggi razziali. Varie furono le forme propagandistiche che coinvolsero la comunità signese, specialmente di attività tutte incentrate a raccogliere il maggior consenso possibile. In Piazza Cavallotti, che divenne durante il ventennio fascista Piazza 28 ottobre, fu abbattuto il monumento di Felice Cavallotti e fu il luogo principale ove il partito fascista organizzava le proprie manifestazioni come i saggi ginnici. Durante la Seconda Guerra Mondiale Signa subì molti danneggiamenti ad opera di fascisti e nazisti soprattutto durante il periodo della Resistenza. Il 13 agosto del 1944 nei pressi di Signa tredici persone, tra le quali molte erano signesi, vennero fucilate dopo una rappresaglia contro un soldato tedesco. La liberazione di Signa avvenne per opera dei partigiani e, in seguito, anche dell'esercito alleato. Nell'aprile del 1946 si svolsero le prime elezioni amministrative.

Lo stemma del Comune di Signa fu ufficialmente scolpito su pietra nel 1393 e venne posto su quello che allora era l'architrave del portale maggiore della Chiesa di San Giovanni Battista. Originariamente, secondo una cronaca dell'epoca, nella Chiesa di Santa Maria in Castello venne fuso nel 1266 su una campana un piccolo stemma che raffigurava il ponte signese con quattro arcate.

Lo stemma del 1393 venne fregiato del ponte di Signa, con sette fornici di eguale ampiezza e di una torre merlata in riferimento all'antica torre inglobata nel palagio nella zona di Lastra a Signa.

Secondo una testimonianza del Cinquecento, con il susseguirsi dei lavori sul ponte di Signa, quest'ultimo venne riprodotto nello stemma differentemente dall'originario con sette fornici in cui quella centrale era la più alta.

L'attuale stemma del Comune di Signa è stato concesso nel 2003 dall'allora Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi attraverso il Dipartimento del Cerimoniale di Stato sezione Ufficio Onorificenze e Araldica pubblica.

Il gonfalone del comune di Signa ritrae lo stemma comunale su un drappo di colore bianco.

Varie furono le ville costruite tra il tardo Medioevo e il periodo rinascimentale in modo tale da venire incontro a quelle che erano le esigenze delle famiglie benestanti e ricche dell'area fiorentina. Vi sono le testimonianze di quanto la nobiltà abbia preferito questi luoghi, come è stato testimoniato dal pittore Giuseppe Zocchi che nel 1774 raffigurò in Vedute delle ville e d'altri luoghi della Toscana il paesaggio signese. Proprio Signa, diventando col passare del tempo una località di grande interesse per la nobiltà fiorentina, ospitò nelle sue ville personaggi illustri come Gabriele D'Annunzio e Giuseppe Garibaldi.

Il Castello è situato nella parte più alta del paese, sulla rive destra del fiume Arno e vicino alla confluenza col fiume Ombrone, in una zona di grande importanza strategica come avamposto delle truppe fiorentine del Quattrocento.

Nonostante i mutamenti avvenuti nei secoli consisteva in una cerchia di mura abbastanza schematica e ovoidale, costruita circa nel IX secolo per difendersi dai saccheggi dei predoni barbari, ed in particolare, di quello avvenuto nell'825 quando alcuni vascelli vichinghi risalirono l'Arno per depredare il palazzo del vescovo di Fiesole. Le mura sono in parte distrutte e tutt'oggi visibili solo in alcune zone del paese come nel convento delle suore passioniste mentre sono rimaste intatte quattro alte torri (tra cui il Torrino e la Torre di Settentrione). Il Castello di Signa disponeva di tre porte situate in punti strategici e ben definiti per la sicurezza del paese: la porta di San Miniato, ancora esistente, nella zona a Sud-Ovest e tutt'oggi ornata dagli stemmi del Comune di Firenze, della casa d'Angiò e di Parte Guelfa, la porta di Via Dante Alighieri nella parte a Nord-Est di cui, nonostante sia stata distrutta, è possibile vedere alcuni resti ed infine la porta di Via dell'Orologio, destinata a mettere in comunicazione il Castello con il ponte sull'Arno .

Proprio quest'ultimo simboleggiava l'importanza che aveva Signa in quel tempo poiché era l'unica via, ad eccezione di quella di Fucecchio sulla via Francigena, a poter collegare la vicina città di Firenze con quella di Pisa e quindi con il mare. Sono incerte le informazioni sulla sua origine anche se ci sono testimonianze che collocherebbero la costruzione del ponte prima del 1217. Originariamente era di struttura lignea ma più volte venne distrutto o ne fu modificato l'aspetto per soddisfare lo sviluppo urbano. Secondo le cronache e i documenti giunti a noi, era costantemente monitorato e riparato come accadde nel 1333 quando una piena distrusse a Firenze Ponte Vecchio e il ponte di Signa subì danni più o meno gravi.

Tra Signa e Firenze si estende per 25 ettari il Parco dei Renai chiamato anche "Stato libero dei Renai" o "Isola dei Renai", area faunistica diventuta parco alla fine dell'estate del 2000.

Vista la vicinanza con il fiume Arno fin dal XVII secolo quest'area fertile veniva usata per l'agricoltura ma durante il Novecento l'attività agricola man mano cessò, lasciando il posto ad un'incontrollata escavazione di inerti o rena, da cui il termine "Renai", specie tra gli anni '60 e '70. Per salvaguardare quest'area ridotta in condizioni di forte degrado ambientale nel 1978 il Sindaco di Signa in carica, Stefano Pieracci, vietò con un'ordinanza l’attività di escavazione di inerti.

L'eccessiva escavazione del terreno aveva determinato vaste depressioni che, per effetto dello scoperchiamento della poco profonda falda acquifera, hanno dato origine a piccoli laghi con un'estensione di circa 63 Ha.

Nel 1990 fu stabilito un piano di recupero dell'area, il cosiddetto "Progetto Michelucci", il quale prevedeva la riqualificazione del territorio attraverso la costruzione di impianti sia sportivi sia ricreativi e la salvaguardia di alcune zone faunistiche ove tutt'oggi sono presenti animali considerati in via di estinzione.

Il progetto fu temporaneamente accantonato fino a quando nel 1997 dall'amministrazione comunale signese fu redatto un nuovo progetto, leggermente diverso dall'originale in modo tale da essere idoneo alle nuove norme del CONI. Il progetto prevedeva nel corso degli anni la realizzazione del parco in 4 lotti.

Nel 2000 è stato inaugurata la prima parte, chiamata lotto 0 ove successivamente sono stati costruiti impianti per attività musicali e culturali, sportivi, soprattutto per il calcio e il beach volley, oltre ad una piscina semi-olimpionica ed a strutture per la vela; mentre nel 2006 è stato aperto il secondo lotto (lotto 1) con la costruzione di una piccola spiaggia sul lago e di strutture per il canottaggio e il surf. Per mantenere il contatto con la natura vengono organizzate delle visite da parte del WWF nell'oasi naturale del parco oltre al bird watching mentre è stata creata una pista ciclabile di circa 7 Km per collegare il Parco dei Renai con il Parco delle Cascine di Firenze. Al momento sono in fase di realizzazione gli altri due lotti che dovrebbero essere terminati nei prossimi anni.

Dal 1981 al 2001 secondo i dati ISTAT la crescita demografica a Signa è graduale e in linea con il fenomeno dello spopolamento di agglomerati urbani più consistenti. Dal 1991 al 2001 la crescita è aumentata del 6,28% pari a quasi 1000 abitanti in più. Il periodo compreso dal 2001 al 29 febbraio 2008, invece, dimostra un cambio di tendenza poiché le stime di crescita sono raddoppiate passando dai 15.433 ai 17.913 abitanti.

Secondo i dati Demo ISTAT nel 2006 la popolazione straniera residente presso il Comune di Signa era di 1354 persone similmente ripartita in 691 maschi e 663 femmine di cui 399 minorenni. A livello di crescita demografica, la popolazione di origine straniera del Comune di Signa nata in Italia è di 241 neonati di cui 127 maschi e 114 femmine.

La lingua più diffusa è ovviamente quella italiana anche se nella lingua parlata viene utilizzato il dialetto toscano nella variante fiorentina.

La religione più diffusa è sicuramente il cristianesimo e specialmente la confessione cattolica come testimoniato dai vari luoghi di culto.

Il comune di Signa dispone di una ludoteca comunale, "La Gallina d'Oro", situata in via Dante Alighieri. La biblioteca comunale è intitolata a Boncompagno da Signa ed è situata in via degli Alberti nello stesso edificio che ospita il Museo della Paglia e dell'Intreccio.

Le scuole del territorio signese fanno tutte parte dell'Istituto Comprensivo di Signa, cioè sono coordinate da un'unica direzione didattica. Tra queste fa eccezione la scuola primaria Collodi che al contrario dipende dall'Istituto Comprensivo di San Donnino. Per quanto concerne gli asili nido ne è presente soltanto uno (Asilo Nido Il Trenino) mentre le scuole dell'infanzia o materne statali presenti sul territorio sono un totale di 5 di cui 3 a Signa (Arrighi, Rodari e Don Milani) e 2 nelle frazioni di San Mauro a Signa (Scuola dell'infanzia San Mauro a Signa) e di Sant'Angelo a Lecore (chiamata con lo stesso nome della frazione). Le scuole primarie o elementari statali, invece, sono 4 ripartite rispettivamente in 2 scuole a Signa (Leonardo da Vinci e Dante Alighieri), 1 nella frazione di San Mauro (Alimondo Ciampi) e 1 appartenente all'Istituto Comprensivo di San Donnino, compresa tra il comune signese e quello di Campi Bisenzio (Collodi). Il territorio signese, inoltre, conta di 1 scuola secondario di primo grado statale (Alessandro Paoli).

Nel Comune di Signa, inoltre, sono presenti 4 scuole private, tutte situate a Signa (Asili Nido Stella stellina, Il Millepiedi e l'asilo nido domiciliare "Allegra Paperina", scuola dell'infanzia Mater Dei e scuola primaria parificata e secondaria di primo grado Beata Giovanna).

A livello storico la scuola tra queste di maggior rilievo è quella primaria Leonardo da Vinci costruita tra il 1926 e il 1932 la cui facciata segue lo stile rinascimentale e, nel complesso, è principalmente composta da due teorie di finestre e da due eleganti rampe di scale.

Ricco è il patrimonio artistico e culturale a Signa, città che ha ospitato ed è stata il luogo di nascita per vari artisti nel corso dei secoli. Vari sono gli affreschi realizzati nelle chiese di Signa e di particolare valore e importanza a livello culturale e religioso sono le opere presenti nella città.

Nel Novecento sono importanti in ambito artistico alcune personalità che a livello artistico diedero lustro a Signa. Tra questi ci furono Alimondo Ciampi, che dedicò gran parte delle proprie opere all'universo femminile e di cui alcune sculture sono ora visibili nei pressi dei giardini comunali di Piazza della Repubblica a Signa, Bruno Catarzi, Giuseppe Santelli ed Alvaro Cartei. Di quest'ultimo è l'immagine della Beata Giovanna nel tabernacolo all'imbocco di Via dei Renai e il dipinto San Miniato del 1992.

Le testimonianze pittoriche del territorio signese giunte fino ad oggi sono solo una minima parte della produzione artistica dell'epoca. Gran parte delle opere consistevano in superfici affrescate e in tavole a fondo d'oro, per la maggior parte andate perse o consumate col passare del tempo, ad eccezione di alcuni tabernacoli e di alcune opere del Maestro di Signa. Molti degli artisti chiamati ad affrescare le pareti interne ed esterne delle chiese signesi erano già affermati e conosciuti nelle loro città di origine, tra cui Firenze che attraverso il suo influsso politico-amministrativo in gran parte condizionò le scelte artistiche a Signa.

Parte di quella produzione artistica tutt'oggi rimasta, che comunque conta quantitativamente e qualitativamente un vasto numero di opere, è oggi visibile tra le principali chiese del paese. All'interno della chiesa di Santa Maria in Castello rimane una parte della Crocifissione, su cui dal 1971 al 1973 sono stati effettuati degli interventi di restauro, originariamente attribuita a Cimabue come affermò nel 1806 il priore dell'epoca, tale Giannini. Tra i critici moderni vengono seguite due correnti contrastanti tra di loro: c'è chi sostiene l'illustre paternità e c'è chi sostiene che sarebbe attribuibile ad un autore vissuto all'ombra sia di Cimabue sia di Giotto.

Altre opere importanti sono gli affreschi trecenteschi di Pietro Nelli presenti nella Pieve di San Lorenzo raffigurati tra il 1365 e il 1370 sulla parete destra della chiesa di cui il più importante è San Lorenzo e le anime del Purgatorio con riferimento alle fonti agiografiche che indicherebbero come alla sua morte San Lorenzo sia disceso agli Inferi e poi salito al Paradiso. Altri affreschi di grande importanza culturale sono quelli presenti nella Chiesa di San Giovanni Battista, attribuiti al Maestro di Signa e al Maestro del 1441 che raffigurarono, il primo sulla parete sinistra e il secondo su quella destra, i miracoli attribuiti alla Beata Giovanna. Secondo la critica, per quanto riguarda il Maestro del 1441, venne usato negli affreschi uno stile arcaico nonostante l'artista avesse realizzato ottime scene dal punto di vista narrativo. Per il Maestro di Signa, invece, venne rinnovato lo stile rimanendo, comunque, fedele alla visione popolare delle immagini sacre.

Attribuiti al Maestro di Signa ci sono vari tabernacoli visibili oggi lungo le strade del centro storico del paese.

Per quanto concerne la produzione scultorea fu di gran lunga quantitativamente inferiore a quella pittorica. Di epoca medievale sono poche le sculture presenti nel territorio signese poiché è possibile citare solo alcuni rilevi murari, per lo più identificabili con bassorilievi, raffiguranti contesti religiosi. Unica importante opera di questo periodo fu la fonte battesimale della Pieve di San Giovanni Battista, attribuita alla bottega di Benedetto da Maiano secondo i precisi segni di stile utilizzati. Un'altra scultura importante fu quella commissionata a Luca della Robbia per lo stemma di Signa del 1446.

Differentemente dalla precedente epoca, la produzione pittorica che va dal Cinquecento all'Ottocento, seppur cospicua, è qualitativamente inferiore. Nel Cinquecento furono privilegiati gli orientamenti culturali e stilistici dell'arte fiorentina dell'epoca ed in particolar modo l'arte di Raffaello, il Manierismo, le inflessioni più devote alla Controriforma e al tardo Barocco come testimoniato sia dalla Madonna col Bambino e San Giovannino, sia dall'Annunciazione, entrambe della Pieve di San Lorenzo, sia da altre opere sempre prettamente di carattere religioso. La produzione artistica del Seicento, invece, fu rappresentata a Signa da vari artisti promettenti. Prima fra tutti è la tela attribuita a Sigismondo Coppacani raffigurante l'Adorazione dei Magi del 1617 originariamente eseguita per la chiesa fiorentina di San Baldassare e poi, nel 1809, acquistata dal priore Gaetano Giannini, già citato in precedenza. Anche la produzione artistica del Settecento e Ottocento ebbe a Signa rappresentati della pittura di notevole attraverso opere che dimostrarono il forte legame che la città aveva con la propria patrona, Giovanna da Signa. Tra le più importanti ci sono due dipinti commissionati nel 1775 e raffiguranti Il miracolo della grandine e La morte della Beata Giovanna.

Per la scultura poche furono le opere pervenute e di cui si ha traccia. L'unica importante fu il bassorilievo presente nella Chiesa di San Mauro in cui veniva rappresentata la Madonna col Bambino i quali resti sono stati solo ultimamente ricomposti come in origine soprattutto perché alcuni di questi furono staccati e rivenduti a dei collezionisti.

Le maestranze signesi riuscirono a diventare famose anche nel mondo, non solo quindi a livello locale, rinnovando l'interesse per l'elezione di Firenze e della Toscana come principale centro artistico d'Italia. Un ruolo fondamentale venne giocato dalla Manifattura di Signa di cui alcuni degli artisti citati poco più sopra facevano parte. Signa divenne il principale centro di produzione artigianale dell'area fiorentina attraverso sia l'artigianato sia la paglia, ruolo che successivamente gli è valso l'appellativo di Città della Paglia.

Tra gli artisti maggiormente annoverati ci fu Alimondo Ciampi che fin da giovane iniziò la sua attività artistica, soprattutto di scultore. Tra le opere principali ci furono Piedino Ferito, Formica, Abbandonata, Piccola Bagnante, La morte di Ofelia e Bagnante al sole, tutte sculture dedicate all'universo femminile cui Ciampi tributò un grande omaggio. Importanti furono le opere di Bruno Catarzi, legato alla Manifattura di Signa così come Giuseppe Santelli il cui padre, Pietro, ne era il fondatore. Di notevole rilevanza artistica per Signa era il legame tra Giuseppe Santelli e l'allievo Alvaro Cartei soprattutto nella pittura. Come Marco Moretti disse ne Le Virtù..

In passato erano presenti a Signa 3 cinema che nel corso degli anni sono andati in fallimento o sono stati demoliti. Dove sorgeva il Cinema Odeon adesso è stato costruito un condominio, mentre al posto del vecchio Cinema Centrale adesso è presente una piazza intitolata a Ugo Pratelli che rientra nel progetto di rivalutazione della zona detta La Costa.

È di recente costruzione la Sala Blu di Via degli Alberti, piccolo teatro in cui vengono svolti eventi di vario tipo tra cui alcune delle rappresentazioni teatrali delle scuole signesi. Nella vicina frazione di San Mauro a Signa si trova il Teatro-Cinema Lux.

A Signa, oltre al gruppo dei musici del Corteo Storico, è presente il gruppo della filarmonica "Giuseppe Verdi". Entrambi vengono utilizzati sia nelle principali manifestazioni del paese sia in altri contesti.

La cucina signese è inevitabilmente legata a quella toscana ed ad alcune ricette tipiche locali come la famosa ribollita, minestrone composto da pane e ortaggi vari. Particolarmente interessante è la cucina medievale signese, riproposta annualmente durante un banchetto medievale, per cui vengono realizzati alcuni tra i più importanti alimenti e bevande del Medioevo come, ad esempio, il vino fruttato.

Durante tutto l'anno, a Signa ci sono varie manifestazioni culturali che coinvolgono l'intera cittadinanza. Si tratta soprattutto di feste religiose di grande importanza per l'intera comunità signese poiché strettamente legate alla storia e alla cultura del paese e soprattutto al Medioevo e al culto della patrona di Signa, la Beata Giovanna.

Signa anticamente era divisa in quattro "popoli", delle vere e proprie contrade in stile senese, che hanno preso successivamente i nomi dalle quattro chiese del centro storico, principali punti di incontro della Signa Medievale.

I quattro "popoli" della comunità signese sono rispettivamente "il popolo di San Lorenzo", "il popolo di San Giovanni Battista", "il popolo di San Miniato" e "il popolo di Santa Maria in Castello".

Il Corteo Storico di Signa è nato dalla volontà di alcuni cittadini signesi durante la seconda metà del Novecento con l'intenzione di riproporre le usanze e i costumi medievali che avevano segnato la storia del paese ed è costituito specialmente dai gruppi di volontari che hanno come unico scopo quello di sfilare per rappresentare la propria comunità.

Nel corso degli anni questa iniziativa ha avuto grande successo tra i cittadini ed è cresciuta la passione per il Corteo. Molti sono stati e sono tutt’oggi le persone che vogliono sfilare nelle feste del paese, specialmente i più piccoli.

Nel Corteo viene rappresentata la comunità signese del Trecento, con costumi medievali che raffigurano le caratteristiche della società dell'epoca: un esempio sono le pastorelle, come simbolo dell’attività contadina e del feudalesimo, e le cosiddette "trecciaiole" cioè le lavoratrici della paglia, simbolo di Signa.

Importante è il gruppo di musici del Corteo, composto dalle "chiarine", che suonano un particolare tipo di tromba detta appunto "chiarina", e dai "tamburi" di grande importanza poiché tra i primi a formare il Corteo Storico. Gruppi come quello dei "tamburi" e delle “chiarine” riscuotono molto successo durante le sfilate, specialmente grazie al ritmo delle rullate.

Proprio questi due gruppi sono quelli che rappresentano il Corteo non soltanto per le feste del paese ma anche in altre manifestazioni religiose e culturali della Toscana. Durante gli anni '80 hanno avuto l'onore di sfilare in un angelus di Papa Giovanni Paolo II e nel 1995 assieme a tutto il Corteo Storico hanno sfilato in Francia a Maromme, città gemellata con Signa.

La manifestazione più importante di Signa è senza dubbio la "Festa in onore della Beata Giovanna", durante la quale viene celebrata solennemente la patrona in tre dei principali giorni della religione cristiana: la Pasqua, il lunedì di Pasquetta e il Martedì dell’Annunciazione del Signore.

In questa sera inizia la celebrazione della cosiddetta "Beata", ribattezzata così dai cittadini, precisamente con l'apertura dell'urna dove è conservato ancora intatto il corpo della Santa patrona che nei giorni a seguire verrà esposto al pubblico nella Chiesa di San Giovanni Battista.

In seno al Corteo Storico viene condotto presso la "Pieve di Signa" un ciuchino recante un neonato vestito da angelo in segno di riconoscenza alla Beata Giovanna della sua amorevole attenzione nei confronti dei bambini.

Inizialmente il corteo viene diviso in quattro gruppi che parte ognuno da quattro delle più importanti chiese di Signa: la Pieve di San Lorenzo, la chiesa dove anticamente si ritiene che ci fosse la casa della “Beata” e le chiese di Santa Maria in Castello e di San Miniato. Durante la sfilata i quattro gruppi si incontrano formando un suggestivo corteo che attraversa tutte le principali vie di Signa per poi giungere davanti alla Chiesa di San Giovanni Battista ove viene celebrata la santa patrona con la solenne benedizione imposta dal parroco di questa chiesa.

A settembre la comunità signese nuovamente si ritrova in un’altra importante manifestazione culturale che prevede un suggestivo mercato medievale nel centro storico del paese oltre al “banchetto medievale”, un vero e proprio banchetto in cui vengono servite portate tipicamente medievali, specialmente della cucina del Trecento.

Un altro importante giorno della Fiera di Settembre è il "Palio degli Arceri", una rievocazione storica tipicamente toscana che fa riferimento al "Palio di Siena" o alla "Giostra del Saracino".

Durante il "Palio degli Arceri" i quattro "popoli" di Signa competono tra di loro in un'affascinante gara di tiro con l'arco che prevede, per il vincitore, il diritto per la successiva Festa della Beata Giovanna di portare su un ciuchino appositamente addobbato il primo nato nell'anno del proprio popolo.

Un'altra manifestazione è il carnevale di San Mauro che si svolge appunto nell'omonima frazione di Signa e che da anni attira migliaia di persone, giunto alla sua ennesima edizione grazie soprattutto al supporto di pochi volenterosi paesani.

L'antico asse viario signese venne costruito in funzione del Castello, fulcro della vita sociale del Medioevo a Signa. È evidente come la direttrice sulla quale è sorto il centro storico cittadino sia a forma di curva, costituita da due delle principali vie che mettevano in comunicazione il Castello con i paesi circostanti. La prima via principale si dirigeva dall'attuale zona dei Colli Alti fino all'attuale Via Beata Giovanna e alla Chiesa di San Lorenzo per poi innalzarsi lungo l'attuale Via degli Alberti e giungere presso la Chiesa di San Miniato ove la strada si divideva in direzione del borgo di Lecore e della Villa medicea di Artimino mentre la seconda via era quella che collegava il Castello direttamente con il Ponte di Signa .

Nel corso del Novecento furono avviate varie opere di ammodernamento della città, tutte progettate rivolgendo grande attenzione all'estetica e alla funzionalità dei progetti stessi. Grazie ad un'economia solida, all'inizio del secolo furono costruiti Via Roma, Piazza della Repubblica, la Scuola Elementare, il Palazzo Comunale e la Cappella dei Caduti nel cimitero di San Miniato.

Negli anni '50 fu costruito un nuovo ponte sull'Arno inaugurato dal Ministro dei lavori pubblici dell'epoca, Umberto Tupini e furono realizzate nuove strade come Via XX Settembre per sostenere la viabilità di quel tempo. Vari furono gli interventi ai tabernacoli presenti nelle strade cittadine e le opere di rinforzamento degli argini dell'Arno.

Attualmente sono in corso ulteriori opere per sopperire ad una grave insufficienza ed ad un grave problema riguardante la viabilità del paese attraverso la costruzione di alcune nuove strade. Importante è la costruzione del Parco dei Renai, nuovo punto di riferimento della vita sociale signese.

È situata a Nord-Ovest di Signa, nei pressi di Villa Castelletti, e si trova a 40 m di altitudine. Formata da 250 abitanti è rimasta, come per San Mauro a Signa, un piccolo centro abitativo indirettamente dipendente da Signa. Importante è la sua vicinanza a Villa Castelletti. In questa frazione si trova la Chiesa di San Pietro a Lecore.

L'etimologia del nome venne presa direttamente dal monaco benedettino San Mauro, vissuto attorno al 500. Rimasta per secoli un semplice grumolo di abitazioni, negli ultimi decenni ha subìto un'importante crescita demografica raggiungendo circa 2500 abitanti.

Viene ricordata per l'uccisione nel 1944 di tredici persone ad opera dei nazisti. In ricordo delle vittime è posta in Via dei Martiri, luogo dell'accaduto, una lapide commemorativa.

Di 453 abitanti e ad un'altezza di 36 m di altitudine, è suddivisa tra il comune di Signa e quello di Campi Bisenzio.

All'origine della sua fondazione il paese si sarebbe sviluppato grazie al terreno fertile, alla vicinanza al fiume Arno e al commercio. Rari sono i documenti scritti pervenuti a noi fino ad oggi riguardo all'economia dell'epoca romana, di cui si hanno notizie solo attraverso alcuni reperti archeologici. Differentemente sono varie le testimonianze risalenti all'inizio del nuovo millennio in cui venne descritto come a livello economico Signa stesse ottenendo una certa importanza nel territorio fiorentino.

Uno dei motivi principali di questa crescita economica viene riferito alla posizione strategica del paese e, in particolar modo, alla costruzione del ponte sull'Arno che, come già detto, era l'unica via di comunicazione tra Firenze e Pisa. Signa iniziò, quindi, a diventare importante come luogo di commercio attraverso una costante crescita che contribuì allo sviluppo sia urbano sia artistico-culturale. L'economia signese dell'epoca si basava principalmente sull'agricoltura, come anche altri paesi limitrofi, con tecniche di innovazione prevalentemente rurali. Col passare del tempo però iniziò a prevalere come produzione principale la raccolta e, soprattutto, la lavorazione della paglia come a livello artistico è stato dimostrato attraverso vari dipinti raffiguranti le trecciaiole, ovvero le raccoglitrici della paglia.

Tale prodotto ebbe una svolta decisiva nel Settecento con l'arrivo del bolognese Domenico Michelacci, il quale sperimentò nuove tecniche di lavorazione per ampliare la produzione del prodotto e rivenderlo in tutto il mondo.

Il Novecento segnò invece l'inizio della produzione artigianale di ceramiche e terracotte. Importante fu infatti la fondazione della Manifattura di Signa che dagli inizi del secolo appena passato fino alla fine del secondo dopoguerra diede vita ad una crescente e costante economia artigianale. L'attività produttiva ebbe inizio nel 1895 per opera di Angelo e Camillo Bondi che ripresero già il lavoro svolto in precedenza nella Società fornace di Signa appartenuta al primo dei due fratelli.

La posizione occupata dalla fabbrica a Signa nella zona de La Costa che si trova nei pressi del fiume Arno, fu sostanzialmente strategica vista la vicinanza con la stazione ferroviaria e quindi con la possibilità di trasportare più velocemente le merci in città come Pisa o Livorno.

Se i primi modelli consistevano in calchi di sculture celebri, nel corso di pochi anni la Manifattura signese riuscì ad ampliare la propria produzione presentando una serie di arredi per il giardino che ottennero un'importante successo nelle esposizioni del 1896 e 1897 presso la Festa dell'arte e dei fiori a Firenze. Proprio queste mostre, di rilievo internazionale, permisero ai fratelli Bondi di lanciare i propri prodotti su vasta scala: numerose furono le partecipazioni a varie mostre, come quella del 1898 a Torino (nel'Esposizione generale di Torino) e vari furono gli ammiratori di tali opere che strinsero un forte legame di amicizia con i fratelli Bondi, come Gabriele D'Annunzio e Giacomo Puccini. Lo stesso poeta fu ospite per molte volte dei fratelli Bondi a Signa e acquistò vari oggetti d'arredo per la sua villa di Settignano. In particolar modo erano presenti riproduzioni di sculture di arte greca e arte rinascimentale, perfettamente abbinate tra loro, che testimoniavano quanto fosse importante per il poeta il proprio spirito di trasformazione psichica a cui si riferiva come principale obiettivo nelle sue opere a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento.

Per la Manifattura di Signa fu importante la produzione di opere che riuscivano a coniugare l'arte classica e rinascimentale con quella più moderna. Ciò gli valse ottime critiche e apprezzamenti da parte di giornalisti dell'epoca durante le varie mostre cui partecipava.

Proprio attraverso questa rinomata fama furono fatte importanti commissioni da parte del tenore Enrico Caruso che si valse a lungo delle opere dell'artista Giuseppe Santelli per la sua villa situata nelle vicinanze di Signa.

Non furono risparmiate, però, alcune dure critiche come avvenne durante l'Esposizione Mondiale di Sant Louis ove una piccola rappresentanza italiana fece parte subendo aspri commenti. Ma proprio attraverso questo tipo di mostre che la Manifattura di Signa riuscì a mostrarsi al pubblico internazionale tanto che numerose personalità di spicco a Washington richiesero le opere della manifattura per le proprie sontuose ville.

Con la morte di Camillo Bondi nel 1929, però, iniziò il periodo discendente della produzione della manifattura e conseguì poi al definito declino. Ciò fu dovuto ad un susseguirsi di varie gestioni che, pur riprendendo le tecniche dei fratelli Bondi, non ottennero grande successo. Dopo circa un decennio dalla morte del fondatore, nel giugno del 1940 la produzione passò alle famiglie Fantacci e Montecchi che cercarono di risollevare la situazione economica della Manifattura con discreti successi i quali, nonostante tutto, non migliorarono la situazione. Tra il 1947 e 1952, passando alla contessa Pallavicini di Roma, si tentò un riammodernamento degli stabilimenti che non ebbe effetti positivi poiché molti degli immobili della Manifattura dovettero essere venduti. Per questa situazione economica precaria la Manifattura di Signa fu costretta a chiudere nel 1952.

Solo nell'ultimo decennio questa attività è stata ripresa da alcuni artigiani locali che hanno contribuito a riportare in auge anche la produzione della paglia. Attualmente, oltre allo show-room di Signa, sono presenti due negozi della Manifattura a Firenze e a Roma.

Signa ha ospitato per buona metà del Novecento una fabbrica di dinamite che ha ricoperto un ruolo centrale nell'approvvigionamento dell'Esercito Italiano durante le due guerre mondiali. In Italia era già presente una fabbrica di dinamite ad Avigliana di proprietà delle società di Alfred Nobel ma presentava alcuni problemi: era troppo vicina ai confini nemici, aveva vecchi macchinari ed era stata vittima di alcuni gravi esplosioni. Per questo fu deciso di costruire una nuova fabbrica in un sito che avesse migliori caratteristiche. L'ubicazione scelta, posta alla confluenza dell’Ombrone nell’Arno, nei pressi del confine con Carmignano sulla strada per Comeana. Proprio per la vicinanza con Carmignano, la sua stazione e la sua comunità che la fabbrica prenderà il nome di impianto di Carmignano anche se si trovava nel territorio di Signa.

I motivi della scelta erano molti: una relativa vicinanza delle cave di pirite della Maremma e della Val di Cecina, la lontananza dalle coste marittime, in una posizione centrale rispetto allo Stato, il facile collegamento col porto di Livorno tramite ferrovia (vicinanza con la stazione di Carmignano, le caratteristiche del luogo, isolato e circondato in buona parte dall’Ombrone che in quel punto forma un'ansa.

Il terreno, facente parte della tenuta agricola di San Momeo nella zona detta Il Pitto, fu acquistato nel 1912 e un anno più tardi iniziarono i lavori che furono imponenti: fu spostata la strada provinciale tra Signa e Comeana che transitava proprio dentro l’area prescelta per la fabbrica; fu di conseguenza costruito un nuovo ponte; venne impiantato il bosco in porzioni della collina che invece erano coltivate a vigna al fine di rendere l'impianto difficilmente individuabile dalle aviazioni militari che cominciavano a svilupparsi; furono costruiti solidissimi edifici, tracciate strade, viali e piazze, e scavate gallerie.

La produzione aveva caratteristiche esclusivamente belliche. Durante la Prima Guerra Mondiale, lo stabilimento produsse principalmente esplosivi per le munizioni da cannone di grosso calibro: balistite e dinamite.

Dopo la Grande Guerra la fabbrica perse d'interesse per la proprietà e fu venduta nel 1925 alla Montecatini che dieci anni più tardi acquisì anche la Società Generale Esplosivi e Munizioni con la nascita della ditta Nobel-SGEM. La Montecatini in periodo di pace utilizzò lo stabilimento anche per sperimentazioni agricole (in un'area scoperta dal bosco in riva all'Ombrone ed anche in serra) e produzioni chimiche sperimentali. Negli anni precedenti la seconda guerra mondiale, invece, la fabbrica ebbe nuovamente un ruolo militare importante; riprese la produzione di esplosivi (sempre a base di nitroglicerina) e furono costruiti molti nuovi edifici e persino un trenino con piccoli vagoni che trasportavano il materiale tra i vari padiglioni e poi a valle fino alla ferrovia e di cui restano alcuni tratti delle rotaie che nell’ultimo tratto risultano collocati su tralicci di cemento armato, anch’essi aggrediti dalla vegetazione, come tante altre strutture edilizie.

Nel 1944 cadde in mano ai tedeschi che iniziarono a sfruttarla, da quel momento divenne oggetto di sabotaggi da parte dei partigiani: il più clamoroso avvenne l'11 giugno quando venne fatto saltare un convoglio di otto vagoni carichi di tritolo, fermo su di un binario morto, poco fuori l'area dello stabilimento, alcune delle cui strutture furono danneggiate. Nell'immane scoppio fu distrutta la stazione ferroviaria, si creò un enorme cratere che rese inagibile per molto tempo i binari, furono scoperchiate delle case e persero la vita quattro dei partigiani che parteciparono all'azione, come ricorda una lapide posta a Poggio alla Malva.

Dopo la fine della guerra le commesse statali cessarono ed iniziò il periodo di crisi che sfociò in licenziamenti di massa. Un ultimo tentativo di salvare la fabbrica fu quello di convertire la fabbrica alla produzione di fitosanitari e pesticidi. Ma ormai era destinata alla chiusura che avvenne nel 1958. Dopo che nel 1964 lo stabilimento è stato bonificato dai residui degli esplosivi e dei materiali utilizzati per la loro fabbricazione, l'area su cui sorgevano gli impianti giace inutilizzata ed è passata in mano privata. Da allora tantissimi progetti per il riutilizzo dell’area sono rimasti sulla carta, tra cui l'idea, maturata negli anni '70, di trasferirci l’intera Università di Firenze. Invece tutto si è conservato così com’era e gli edifici (oltre un centinaio) sono in condizioni migliori di quanto ci si possa aspettare, visto che solo alcune coperture a travi di legno risultano crollate o pericolanti mentre le murature sono in gran parte integre a causa della grandissima cura costruttiva e qualità architettonica che le caratterizza, così come anche per le strutture in cemento armato. Recentemente l'area è stata sul punto di essere acquistata da un gruppo statunitense per poterci realizzare degli studi cinematografici, demolendo la maggior parte degli edifici esistenti che costituiscono un patrimonio di archeologia industriale che non ha uguali, sia per quel che riguarda i più vecchi edifici del primo anteguerra che quelli più ingegneristici del secondo anteguerra.

Il Novecento ha rappresentato senza dubbio il declino della produzione della paglia a Signa. L'apice fu raggiunto durante gli anni Venti, in un arco di tempo tra il 1920 e il 1929, anno della grande crisi economica mondiale che colpì direttamente anche le attività artigianali signesi. Il ventennio fascista vide una lenta riduzione della produzione della paglia che cessò definitivamente all'inizio della Seconda guerra mondiale. Solo negli ultimi decenni è stato ripreso questo tipo di produzione da alcune imprese locali, raggiungendo nuovamente importanza nel settore e riacquistando la vitalità di un tempo. Ciò è testimoniato dal coinvolgimento delle imprese locali con grandi produzioni cinematografiche, come Un tè con Mussolini del regista Franco Zeffirelli o Pretty Woman con Julia Roberts e Richard Gere, e dalle numerose richieste da parte di famosi attori o personalita' del mondo dello spettacolo come Carolina di Monaco, Charlotte Casiraghi e Brad Pitt.

Seppur col passare del tempo abbia avuto alcune leggere flessioni, la produzione artigianale occupa un posto importante nell'economia signese. In particolar modo l'artigianato a Signa è strettamente legato a quello dell'area fiorentina pur seguendo la tradizione locale di lavorazione della terracotta e, soprattutto, della paglia. Oggi la prima è predominante rispetto alla seconda la quale, col passare del tempo, ha perso la sua importanza originaria. Tra le principali produzioni a cui l'economia signese fa riferimento è importante anche la pelletteria.

Secondo i dati forniti dal CNA di Firenze, il periodo di maggiore crisi della produzione artigianale è avvenuto nel biennio 2003-2005 che ha gravato anche sul volume di forza lavoro, visto l'aumento di contratti a tempo determinato. Differenti, invece, i dati relativi al 2006 che hanno registrato una buona crescita nel rapporto domanda-offerta beneficiando anche sotto il profilo contrattuale: i contratti tipici hanno ripreso ad essere maggioritari (circa 80%) ed è stato registrato un leggero aumento nelle assunzioni a tempo indeterminato (circa +1,45 % nel primo semestre e +7,21 % nel secondo) con una conseguente diminuzione dei contratti a tempo indeterminato (primo semestre -3,57 % e secondo semestre -5,22 %). Interessanti i dati relativi alla forza lavoro che hanno registrato una netta predominanza maschile rispetto a quella femminile (il 60 % per quella maschile e il 40 % quella femminile) mentre, per quanto riguarda la struttura demografica, è notevolmente maggiore quella parte di lavoratori compresi nella fascia medio-bassa (cioé tra i 20 e i 39 anni). Nelle qualifiche professionali è maggiore la presenza di figure operaie (il 70 %) rispetto a quella delle forze impiegatizie (il 13%). Buona anche la percentuale della componente extra-comunitaria che si attesta al 12 %.

L'economia su cui si basa principalmente Signa è il settore terziario ed in particolar modo il turismo. Vari sono gli aspetti turistici da cui il paese trae beneficio: primo fra tutti il turismo culturale che, specialmente negli ultimi anni, è tornato in auge sia grazie ad eventi particolarmente suggestivi come le rievocazioni storiche sia attraverso un ritrovato interesse verso la storia e le tradizioni dei paesi più piccoli. Secondariamente Signa viene scelta per la sua vicinanza a Firenze e, soprattutto perché molte delle strutture ricettive come alberghi, bed & breakfast e affittacamere sono finanziariamente più accessibili ed economiche rispetto a quelle del capoluogo toscano.

La stazione di Signa è situata sulla linea ferroviaria Leopolda e dista dalle principali stazioni di Firenze ed Empoli circa 15 Km per entrambe. Su iniziativa della Regione Toscana e delle Ferrovie dello Stato, dal 2006 è stato attivato il servizio di Memorario, aumentando la percorrenza dei treni diretti verso le stazioni principali della zona. In media i minuti di percorrenza di un treno tra Signa e Firenze o Empoli sono circa 20 minuti salvo ritardi o altri problemi tecnici.

Il servizio sulla linea 1 inizia alle 6:24 mentre termina alle 19:44 per i giorni compresi tra il lunedì e il venerdì. Il sabato il numero delle corse diminuisce di frequenza con orari simili a quelli in vigore durante il servizio feriale estivo, mentre la domenica e nei giorni festivi è garantito il servizio pomeridiano.

Il servizio per corse sulla linea 2 inizia alle ore 6:50 e termina alle 14:50 dal lunedì al sabato. Durante i mesi di luglio e agosto il servizio viene effettuato solo a chiamata.

È attiva anche una linea del servizio di trasporto pubblico di Firenze per collegare la stazione fiorentina con quella signese. Le società ATAF e Li-nea gestiscono la linea 72 che collega Firenze, oltre che con Signa, anche con Lastra a Signa e Montelupo Fiorentino.

Signa dispone di una propria squadra di calcio, il Signa 1914, che attualmente disputa il campionato Promozione giocando le partite in casa allo Stadio del Bisenzio.

Col passare degli anni e con il cambiamento dei tornei calcistici in Italia attraverso la creazione dei campionati di Serie A, B e successivamente Serie C, il Signa 1914 disputò dal 1929 buone stagioni anche se fu protagonista di un fatto grave durante quello stesso anno. Infatti in un match giocato in casa contro il Piombino, dopo un goal annullato, il pubblico signese si riversò sul campo maltrattando l'arbitro. Ciò costò al Signa 1914 l'impossibilità di proseguire il campionato e fece rischiare la retrocessione diretta anche se quest'ultima fu evitata grazie le influenze politiche della presidenza signese. Nel corso degli anni disputò una serie di stagioni altalenanti che culminarono con la promozione della squadra signese in Serie C. Il Signa 1914 continuò la sua permanenza in questa categoria anche durante la Seconda Guerra Mondiale fino al 1948 quando venne retrocessa in Promozione. Da qui in poi ottenne risultati deludenti, disputando in campionati e tornei minori. Solo in tre stagioni (quelle tra il 1967-68 e il 1970-71) la squadra ottenne la Serie D, mentre attualmente ha raggiunto il campionato Promozione.

Pur non ottenendo mai grandi risultati agonistici, il Signa 1914 ha avuto importanti giocatori che col passare del tempo sono riusciti a far carriera e successo in squadre maggiori. Tra questi ci sono Fulvio Nesti ed Egisto Pandolfini i quali fecero parte della Nazionale Italiana nei Mondiali del 1954 e Piero Gonfiantini che militò per ben dodici anni nella Fiorentina.

Altri importanti giocatori che, in gran parte, hanno iniziato la carriera con la maglia del Signa 1914 sono: Luigi Boni (portiere), Giovanni Checchi (difensore), Ivo Buzzegoli (difensore), Silvano Grassi (centrocampista), Mauro Mari (centrocampista), Graziano Gori (ala) e Antonio Ghedini (ala).

La società sporitiva di pallacanestro signese è il TeamNova, nata nel 1998 dalla fusione del Basket Signa e del Basket Lastra ed è ufficialmente iscritta alla Federazione Italiana Pallacanestro. La squadra ha militato per più anni in C1 raggiungendo anche i playoff. Attualmente la prima squadra della società milita nel campionato di Promozione.

La squadra di pallavolo del paese nacque nel 1969 e nella sua storia, a differenza delle altre discipline, ha raggiunto alcuni risultati importanti come la promozione in serie C/2 maschile nel 1979 ottenendo un 2° posto finale.

Oggi, in memoria di uno dei fautori di quel successo, Roberto Battagli, viene celebrato un Memorial annuale a cui partecipano squadre della serie A/1 e A/2.

Tra gli sport che vengono praticati in forma minore a Signa ci sono il Tennis e l'atletica leggera.

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Strada statale 67 Tosco Romagnola

La strada statale 67 Tosco Romagnola (SS 67), da Fornacette a Marina di Ravenna, o strada regionale 67 Tosco Romagnola (SR 67), da Pisa a Fornacette, è una strada statale e regionale italiana. È uno dei collegamenti più importanti tra la Toscana e l'Emilia-Romagna.

Inizia a Pisa dalla periferia sud della città, ed è caratterizzata da traffico intenso. Attraversa i comuni di Cascina, Calcinaia, Pontedera, Montopoli in Val d'Arno, San Miniato, prosegue fino a Empoli, Montelupo Fiorentino (dove inizia a costeggiare il Fiume Arno), Lastra a Signa e Scandicci; entra a Firenze e l'attraversa da est a ovest, toccando poi i principali comuni di Pontassieve, Rufina, Dicomano, San Godenzo. All'altezza della frazione Cavallino del comune di San Godenzo ci si può immettere nella ex strada statale 9ter del Rabbi. Proseguendo dopo il Passo del Muraglione, entra poi in Emilia-Romagna, dove attraversa i comuni più importanti di Portico e San Benedetto, Rocca San Casciano, Dovadola, Forlì, Ravenna e arriva a Marina di Ravenna.

In seguito al Decreto Legislativo n. 112 del 1998, dal 2001, la gestione del tratto Pisa - Fornacette è passata dall'ANAS alla Regione Toscana, che ha ulteriormente devoluto le competenze alla Provincia di Pisa.

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Villa di Bellosguardo

Villa di Bellosguardo si trova nel comune di Lastra a Signa (FI) in una delle zone collinari più belle dell'area fiorentina.

Tra il 1585 e il 1595 l'abate Alessandro Pucci fece costruire la sua villa che nella struttura doveva rappresentare in pieno l'ideale manieristico di quel periodo. Incaricò l'architetto Giovanni Antonio Dosio, mentre le pitture interne ed esterne che coprivano anticamente le pareti furono realizzate da Giovanni Balducci detto il Cosci, le decorazioni da Sandro Laschi, le sculture di animali da Romolo del Tadda. Questo opere purtroppo androno pedute nel XIX secolo.

Oltre alla villa vennero realizzati su disegno del Tribolo, un giardino ed un parco di grande rilievo con pregiate essenze arboree e sculture di animali disposte fra le piante.

Nel 1906 la villa venne acquistata da Enrico Caruso, per questo viene anche indicata come Villa Caruso, che conquistato dalla bellezza e dalla pace che nella sua nuova residenza poteva trovare, la fece restaurare arricchendola con numerose opere d'arte ed interventi strutturali che le hanno dato l'aspetto attuale.

Dal 1955 la villa, il giardino, il parco e la fattoria sono proprietà del comune di Lastra a Signa che ne ha affidato la gestione all'Associazione Villa Caruso; quest'ultima ne promuove la valorizzazione organizzando concerti, spettacoli, esposizioni e visite.

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Brucianesi

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Brucianesi è una frazione di Lastra a Signa in provincia di Firenze. Si trova al Km 63,5 della strada statale 67 Livornese, sulla riva sinistra dell'Arno come tutto il comune di Lastra a Signa di cui è frazione.

Il paese comprende 160 famiglie ed è un antico porticciolo fluviale. Ha una superficie di 49.990 mq ed una popolazione di 288 abitanti.

Brucianesi e Poggio alla Malva si trovano sulle due sponde dell'Arno, uno sul lato di Lastra a Signa l'altro dalla parte di Carmignano. Per attraversare il fiume, fino agli anni cinquanta, si ricorreva ad una barca, legata ad un filo; mentre d'estate il fiume spesso diventava guadabile.

La chiesa della Madonna di Fatima o Nuova chiesa di Santa Maria è la nuova parrocchiale di Brucianesi, costruita nel 1954. L'interno custodisce due tavole del XV secolo, una Madonna col Bambino e Angeli e una Pietà con San Francesco. Entrambe le tavole sono state recentemente attribuite a Bernardo di Stefano Rosselli (1450-1526) e provengono dalla chiesa di Santa Maria a Lamole.

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Tramvia di Signa

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La Tramvia di Signa era una linea tranviaria a vapore prima ed elettrica in seguito che collegava le città di Firenze e Signa tra il 1881 e il 1921.

I primi vagiti della tranvia di Signa risalgono al 13 marzo 1880 quando la Deputazione provinciale dei trasporti di Firenze concede alla società dei Tramways Fiorentini la concessione per a costruzione di una tramvia a vapore tra le città di Firenze e Signa; il 14 ottobre dello stesso anno viene firmato l'accordo tra i due comuni. L'autorizzazione dal Ministero dei Trasporti arriva il 29 marzo 1881. Il 8 marzo 1884 viene fatto il collaudo definitivo ma già dallo stesso 1881 il servizio era già in funzione grazie ad una autorizzazione provvisoria.

La linea partiva da Firenze in Piazza Cestello e successivamente imboccava la via Livornese (oggi via Pisana) e toccava i borghi di Monticelli, Legnaia, San Quirico, Ponte a Greve , Casellina, Capannuccia fino a Lastra a Signa che inizialmente era il capolinea. Dal 14 settembre 1895 la linea raggiunse Porto di Mezzo che fu il capolinea definitivo. La linea che ufficialmente portava il nome di Signa in realtà non vi giunse mai ma al contrario toccava Lastra a Signa. Nel corso degli anni diversi soggetti tentarono di completarla fino a Signa ma le iniziative non ebbero mai dei finanziamenti adeguati.

Il tentativo di portare la tranvia a Signa era giustificato dal fatto che la linea attraversava un territorio già allora molto urbanizzato con borghi quali Lastra a Signa, Ponte a Signa e Porto di Mezzo sul lato sinistro dell'Arno. Signa si trova sul lato destro ed è unita a Ponte a Signa proprio dall'opera che dà il nome al borgo. Per arrivare fino a Signa la linea tranviaria doveva, per forza, attraversare questo ponte e così sarebbe stato possibile conguingere la tranvia alla stazione ferroviaria di Signa, favorendo in questo modo l'interscambio di merci e dei viaggiatori. Il comune di Signa, totalmente favorevole al progetto, aveva realizzato tutta una serie di progetti che contemplavano sia l'adeguamento del ponte sia l'allargamento della sede stradale. Il vero obbiettivo era di arrivare ad un generale miglioramento di tutta la linea Firenze-Signa. Si chiese di spostare la partenza della tranvia nei pressi della Stazione di Santa Maria Novella e di poter attraversare il Ponte alla Carraia per poter così entrare in contatto anche con le altre linee tranviarie di Firenze. Ma se da parte di Signa ci fu la totale disponibilità ad andare fino in fondo, non fu lo stesso per Firenze dove si ebbero manifestazioni di protesta, diatribe e infine vennero presentate petizioni su petizioni contro il progetto.

Nel 1905 si tentò di unire la linea di Signa con quello di Prato-Poggio a Caiano. Ancora una volta il comune di Signa, unitosi a quelli vicini si disse disposto a contribuire alla elettrificazione della linea. Ma su queste iniziative calò la scure del Governo nazionale che non concesse nessun finanziamento ricordando che Signa era già ben collegata al resto del regione con la Linea ferroviaria Leopolda Livorno-Pisa-Firenze.

A parziale accoglimento delle richieste di Signa, la linea tranviaria venne elettrificata nel tratto Firenze-Casellina.

La linea fu soppressa definitivamente nel novembre del 1921 con la chiusura dell'ultimo tratto Casellina-Porto di Mezzo e sostituita con delle autolinee.

Prima di arrivare alla soppressione c'erano state una serie di iniziative volte alla continuazione del servizio. La popolazione di Signa e dei comuni limitrofi manifestò con forza il proprio dissenso e l'amministrazione comunale si fece sentire presso il Prefetto di Firenze e presso la Commissione istituita presso il Ministero dei trasporti. Ma ogni protesta fu vana. Il 4 settembre 1921 vennero soppresse le linee di Campi-Prato e di Brozzi-Poggio a Caiano e poco dopo toccò anche a quella di Signa.

Per percorrere il tratto Firenze-Lastra a Signa il tram impiegava, nei primi anni di esercizio, un'ora e otto minuti; in seguito si decise di far accelerare i convogli. Non bisogna dimenticare che all'inizio del servizio tranviario era obbligatorio far precedere i convogli da un cantoniere a piedi che armato di bandiera rossa segnalava l'arrivo del treno. Dopo l'aumento di velocità del treno si percorreva la linea, fino a Porto di Mezzo, in un'ora e cinque minuti e venne consentito di lanciare i convogli, fuori dai centri abitati, fino alla velocità di 18 Km/h.

Nel 1901 il ministero dei Lavori pubblici autorizza l'uso di una quinta carrozza per ogni convoglio ma fissa in quaranta il numero dei passeggeri per ogni vagone. L'unico servizio merci che veniva effettuato con regolarità riguardava il servizio di trasporto dei rifiuti prodotti dalla Villa di Castelpulci, che era posta a monte della linea, dova aveva sede una casa di cura per malattie mentali e due volte alla settimana un carro aperto trasportava i rifiuti prodotti fino alla fermata di Fornaci dove venivano utilizzati per produrre concime.

Durante la Prima guerra mondiale a causa della carenza di personale maschile venne autorizzata l'assunzione di quattro donne per esercitare le mansioni di cantoniere agli incroci di via del Cavallaccio, alle Bagnese, a Scandicci basso e a Sollicciano. Ma come era successo anche altrove l'assunzione di donne creava dei problemi in quanto , secondo dei luoghi comuni, esse davano poco affidamento per incarichi di responsabilità. Alla fine della guerra con il ritorno dal fronte degli uomini le quattro impiegate vennero licenziate e le polemiche cessarono.

Su questa linea il numero di incidenti fu maggiore rispetto alle altre linee dell'area fiorentina anche a causa degli abitanti dei borghi che non hanno mai gradito il passaggio dei convogli. Il primo incidente serio risale al 6 ottobre 1891 quando alcuni abitanti di Bottini, presso Signa, per protestare contro il passaggio del tram, iniziano un fitto lancio di pietre che causa il ferimento del macchinista. Il 7 ottobre 1899 il sindaco di Signa avvocato Agostino Calosi, resta ucciso perché accortosi che era in ritardo e avrebbe perso il tram tentò di salirvi al volo ma non ci riusci e venne travolto dalle carrozze del treno. Il tentare di prendere il treno al volo , nonostante vi fossero dei cartelli ammonitori, fu causa di altre sciagure.

Il 6 luglio 1884 a Ponte di Stagno, per imprudenza, un barroccio urtò la locomotiva del tram e il conducente del barroccio resto gravemente ferito ma il suo compagno di viaggio morì sul colpo.

Sul tracciato erano stati poste delle costruzioni per i dipendenti e i viaggiatori. Una sala d'aspetto era posta in piazza Cestello, in via Pisana c'era un grande deposito merci, mentre a Porto di Mezzo era posta una stazione con annesso un deposito per il materiare con capannoni coperti; un altro piazzale per la sosta dei convogli era a Lastra a Signa in via XXIV maggio.

Secondo i verbali del tempo la linea percorreva 12,106 chilometri su strade provinciali e 3,650 su strade comunali fiorentine.

L'armamento era costituito da rotaie di tipo Vignoles da 24Kg/ml per la lunghezza di 11.157 metri e da 16Kg/ml per 753 metri. Erano inoltre presenti rotaie di tipo Phoenix da 42 KG/ml per un tratto di 3363 metri metre un tratto di 290 metri era amato sempre con rotaie di tipo Phoenix ma da 41 Kg/ml. Lo sviluppo totale della linea era di 15,654 chilometri e il tratto a trazione termica era armato solo con rotaie di tipo Vignoles. Le curve avevano un raggio minimo di 25 metri mentre la pendenza raggiungeva in due punti il 69 per mille. I punti erano l'attraversamento dell'abitato di Lastra a Signa e la salita del ponte sul fiume Greve alla periferia di Firenze.

Sulla linea di Signa vennero utilizzate le locomotive costruite dalla ditta Henschel & Sohn di Kassel in Germania, a due assi, abbastanza potenti ma non quanto le Krauss utilizzate sulla linea del Chianti. Avevano una potenza di 60 cv e potevano raggiungere una velocità di soli 15 Km/h, solo l'ultima poté raggiungere i 20 Km/h grazie a delle modifiche tecniche.

Fra tutte le locomotive a vapore che hanno operato sulle linee fiorentine le Henschel erano le peggiori. Erano soggette a frequenti guasti e quindi a passare molto tempo in manutenzione; inoltre erano prive di sabbiere che le rendevano particolarmente difficili da usare nei tratti sconnessi. Inoltre, a causa dell' infelice posizione del baricentro, erano soggetti a frequenti deragliamenti. Per tutti questi motivi la linea non fu mai in grado di assicurare un servizio efficiente.

I deragliamenti accadevano prevalentemente nella stagione calda perché alla non perfetta manutenzione dell' armamento e al baricentro infelice delle locomotive, si univa l'escursione termica delle rotaie che modificavano la quota di scartamento.

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Pesa (fiume)

Panorama di Pesa (fiume)

Pesa è un fiume toscano lungo 53 km.

L'altitudine media del bacino è 286 m s.l.m. Il fiume ha regime torrentizio e rimane privo d'acqua nel suo tratto finale durante il periodo estivo.

Nasce dalla confluenza di più rami nell' area situata tra la Badiaccia a Montemuro (m. 675 s.l.m.) e Badia a Coltibuono (m. 628 s.l.m.) a cavallo delle provincie di Siena e di Firenze. Dopo essere disceso in direzione sud-ovest fino al cosiddetto Palazzo di Radda, il fiume svolta a nord-ovest e mantiene questa direzione toccando Sambuca nel comune di Tavarnelle Val di Pesa, quindi Bargino e Cerbaia nel comune di San Casciano in Val di Pesa, San Vincenzo a Torri nel comune di Scandicci, Ginestra Fiorentina nel comune di Lastra a Signa e infine traversa l'abitato di Montelupo Fiorentino dove si getta nell'Arno.

Emanuele Repetti cita nel suo Dizionario gli storici ponti in pietra che erano situati lungo il suo corso a partire da quello ubicato nei pressi del Fosso delle Stinche proseguendo con quelli sulla via Chiantigiana all'altezza del Poggio di Monte Bernardi, con quello di Romagliano situato a Sambuca Val di Pesa sulla via Senese-Romana, il grandioso Ponte Nuovo anch'esso sulla Senese-Romana ai piedi di Tavarnelle Val di Pesa, quello di San Casciano ubicato sulla strada per San Pancrazio e infine quello di Cerbaia.

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Source : Wikipedia