Lanciano

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Inviato da amalia 23/03/2009 @ 08:07

Tags : lanciano, abruzzo, italia

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Lanciano

Panorama di Lanciano

Lanciano è un comune di 36.570 abitanti in provincia di Chieti.

Il territorio del Comune di Lanciano si estende per 66 km² in quella fascia collinare che dalle pendici della Majella digrada verso il mare. Esso è composto prevalentemente da colline, ma comprende anche un'importante parte pianeggiante nella val di Sangro. La sua altimetria varia dai 33 m slm, in contrada Serre vicino al fiume Sangro, fino ai 410 m, che si raggiungono nella frazione San Nicolino al confine con Castel Frentano. Il centro cittadino è situato a 265 m slm (misurati in Piazza del Plebiscito, davanti al Municipio).

La parte più antica di Lanciano si è sviluppata su tre colli piuttosto erti. Subito a nord di questi si trova la valle del Feltrino, ampia e profonda, che tuttora rappresenta il confine settentrionale dell'abitato. A sud, invece, una stretta vallata (oggi parzialmente interrata) separa il centro storico dall'area pianeggiante su cui è stato edificata la parte moderna della città nel primo Novecento. Nel secondo dopoguerra la crescita dell'abitato si è mossa verso est (Via del Mare) e verso ovest (Viale Cappuccini), lungo il vecchio tracciato della SS84. Le attuali direttrici di espansione seguono le vie di comunicazione più importanti per l'accesso alla città: la SP ex-SS524 (verso Fossacesia), la SP82 (verso San Vito e la A14) e la SP ex-SS84 (verso l'entroterra e verso il mare).

Le origini di Lanciano affondano nel mito. La tradizione vuole che sia stata fondata nel 1181 a.C. da Solima, profugo troiano approdato in Italia insieme ad Enea, col nome di Anxanon o Anxia (dal nome di un compagno morto in guerra). Al di là dell'epica, la datazione potrebbe essere verosimile: infatti, alcuni ritrovamenti archeologici dimostrerebbero che il sito di Lanciano è stato abitato con continuità dal XII secolo a.C.. Nei dintorni, inoltre, sono state rinvenute tracce di insediamenti neolitici fin dal V millennio a.C..

Secondo le notizie di alcuni storici romani (Varrone, Livio e Plinio il Vecchio), in seguito Anxanon fu capitale del popolo Frentano, gente di stirpe sannitica che occupò l'area costiera tra il Pescara ed il Fortore a partire dal V secolo a.C.. In quest'epoca, probabilmente, la città subì l'influsso culturale dei Greci, che allora controllavano i traffici commerciali sulla sponda occidentale dell'Adriatico. Tra il IV secolo a.C. ed il III secolo a.C. i Frentani presero parte alle prime due guerre sannitiche, accettando di diventare federati dei Romani dopo la sconfitta subita nel 304 a.C.. A differenza delle altre popolazioni di ceppo sannita, rimasero fedeli a Roma durante le guerre puniche. Nella guerra sociale del 90 a.C., invece, furono tra i fautori della Lega Italica. Al termine di questo conflitto i Frentani beneficiarono dell'estensione della cittadinanza romana a tutti i popoli italici; la città fu ordinata in seno alla Repubblica Romana come municipium (status testimoniato da una lapide attualmente conservata nel Palazzo Comunale). In quest'epoca dovette subire la romanizzazione del nome, da Anxanon in Anxanum. Alcuni decenni dopo, con la riorganizzazione amministrativa dell'italia voluta da Augusto, la città fu ascritta alla tribù Arniense, all'interno della Regio IV. In quest'epoca dovette conoscere una buona prosperità grazie alle sue fiere, dette nundinae.

Fin dall'età antica la città ha dovuto la sua prosperità al commercio. Questa vocazione le deriva da una collocazione "strategica": è a pochi chilometri dal mare ma è in collina, quindi meglio difendibile; inoltre, è vicino ad un'antichissima rotta commerciale che collegava la Puglia all'Italia settentrionale già in età preromana. Questo tracciato, probabilmente nato come tratturo per la transumanza delle greggi, in epoca romana divenne una strada (forse la via Traiana) che partiva da Hostia Aterni (l'attuale Pescara) ed arrivava fino in Puglia passando per Ortona, Anxanum e Histonium (Vasto).

Con il crollo dell'Impero Romano, Lanciano subì saccheggi dai Goti. In seguito, con l'invasione dell'Italia da parte dei Longobardi, fu conquistata e rasa al suolo (probabilmente nel 571). I nuovi dominatori costruirono un castello sul colle Erminio, intorno al quale cominciò a ricostituirsi un nucleo abitativo. Da questo trarrà origine il più antico quartiere medioevale, chiamato Lancianovecchia. Nel 2006 scavi archeologici hanno riportato alla luce alcune vestigia della città romana, tra cui il decumano, che passava proprio sopra il colle Erminio: ciò mostra che tra la città antica e quella medioevale c'è stata una sostanziale continuità.

Lanciano rimase fedele ai Longobardi nelle guerre che li opposero ai Bizantini, ma dovette subire la conquista di questi ultimi nel 610. Sotto i Bizantini la città fu aggregata al ducato di Teate (Chieti). Questa nuova dominazione consentì alla città di riprendere i propri traffici commerciali.

Sul finire dell'VIII secolo Lanciano fu conquistata dai Franchi, i quali la aggregarono al ducato di Spoleto e, poi, a quello di Benevento. Pur facendo parte di questi ducati, la città era stata ordinata come gastaldato, cioè come città governata da un funzionario nominato direttamente dal re e non soggetta a nessun feudatario.

Nel 1060 fu annessa dai Normanni all'istituendo Regno di Sicilia (che diverrà Regno di Napoli nel 1372). Di fatto, Lanciano seguì le vicende politiche e dinastiche di questo regno fino all'Unità d'Italia. Estinta che fu la dinastia Normanna, vide il susseguirsi delle dominazioni degli Svevi, degli Angioini e degli Aragonesi.

Superati gli anni bui, Lanciano prosperò grazie al rifiorire delle sue fiere (una in maggio ed una in settembre), tanto da diventare, nel Trecento, il più grande centro abitato d'Abruzzo (6500 abitanti nel 1340). L'incremento demografico si accompagnò all'espansione urbanistica del centro urbano: nel corso dell'XI secolo fu edificato il quartiere di Civitanova; pochi decenni dopo vi fu la sistemazione degli altri due quartieri storici, il Borgo e la Sacca, mentre il centro politico e commerciale della città si spostò definitivamente nella Corte Anteana (l'attuale Piazza del Plebiscito). Sul finire del XII secolo fu ultimata la nuova cinta muraria, dotata di nove porte (solo una delle quali è sopravvissuta fino ad oggi: Porta San Biagio), e la struttura urbana di Lanciano arrivò ad essere quella tuttora visibile nel centro storico.

La sua importanza come emporio fu riconosciuta conferendole lo status di università demaniale, cioè di città non sottoposta a nessun feudatario, ma amministrata direttamente dal re. Questo privilegio le fu accordato nel 1212 dall'imperatore Federico II di Svevia e fu confermato e reso perpetuo nel 1259 da Manfredi, re di Napoli. Ad esso si accompagnava l'esenzione delle merci da dazi e dogane ed il diritto di eleggere, oltre agli amministratori ordinari, un magistrato, detto Mastrogiurato, che durante le fiere deteneva i poteri normalmente in mano al Giudice Regio.

È interessante osservare che lo status di gastaldato e, poi, quello di università demaniale sono, molto probabilmente, la diretta continuazione dell'ordinamento municipale di epoca romana. Ciò testimonia che questa città, pur non essendo mai stata un libero comune, godette fin da tempi remoti e per molti secoli di ampia autonomia amministrativa e commerciale.

Nelle numerose contese tra feudatari e regnanti che segnarono l'età medioevale, Lanciano si schierò quasi sempre con i regnanti, ricavandone benefici di natura economica e territoriale. Una rivalità particolare si instaurò con la vicina città di Ortona, che era il porto preferenziale per l'afflusso delle merci alle fiere, a causa dei dazi che questa città imponeva sulle merci che vi transitavano. Sul finire del XIV secolo Lanciano ottenne dall'Abbazia di San Giovanni in Venere la concessione per costruire un porto a San Vito: ciò fu motivo di nuove guerre con gli ortonesi, composte solo dalla mediazione di San Giovanni da Capestrano nel 1427. Nel 1441 re Alfonso V d'Aragona ripagò l'appoggio avuto contro gli Angioini concedendo a Lanciano il diritto di battere moneta mediante l'istituzione di una Zecca. In quest'epoca la città arrivò a possedere più di 40 feudi.

Fin dal Medioevo, a Lanciano sorsero molte industrie: in primo luogo, fabbriche di tele finissime e di stoffe di lana e seriche. Nel XV secolo si affermarono molte altre produzioni: le ceramiche, la fabbricazione degli aghi, l'oreficeria e l'industria del ferro, dei bronzi, dei cuoi e delle pelli. Un riconoscimento dell'importanza raggiunta fu l'istituzione, nel 1515, di una diocesi distinta da quella di Chieti, poi elevata ad arcidiocesi nel 1562.

Nel periodo medioevale il nome della città si è evoluto dal latino Anxanum fino alla forma attuale, passando per le forme intermedie Anxano (probabilmente già in epoca tardo-imperiale, a causa della caduta della "m" finale dell'accusativo nel parlato) ed Anciano o Anzano (per semplificazione della pronuncia). La "L" iniziale è dovuta all'assorbimento dell'articolo determinativo nel nome, come nel caso de L'Aquila. Ciò è testimoniato anche dal dialetto, in cui la "L" è sentita come un articolo e declinata separatamente dal nome (L'Anciane, Quest'Anciane).

Nel 1520 la corona di Napoli fu aggregata a quella di Spagna dall'imperatore Carlo V d'Asburgo. Questi combatté numerose guerre con Francesco I, re di Francia, per il predominio sull'Italia, uscendone infine vincitore nel 1544 (pace di Crepy). Lanciano si schierò con Francesco I: per questo, il nuovo sovrano la punì sottraendole molti dei suoi feudi. A quest'epoca si può ascrivere l'inizio di una fase di declino per l'economia lancianese. Una prima causa di ciò va ricercata nel nuovo assetto politico, con un viceré spagnolo sul trono di Napoli. Quella che è ricordata come una cattiva amministrazione ebbe i suoi effetti anche su Lanciano, che, nel suo piccolo, si impoverì a causa dell'incapacità amministrativa dei Capitani del Popolo spagnoli e dei forti tributi imposti. Contemporaneamente, la città risentì di un fenomeno geopolitico su scala mondiale: dopo la scoperta dell'America, i grandi traffici commerciali cominciarono a spostarsi dal Mar Mediterraneo all'Atlantico. L'Italia peninsulare venne così a perdere il suo ruolo centrale nei commerci e subì una progressiva decadenza. Il regno di Napoli, persa la sua autonomia, si ridusse ad una pedina di scambio nelle contese tra le grandi potenze europee. A causa della sua posizione di frontiera, l'Abruzzo soffrì particolarmente per queste contese, che videro opposti spagnoli e francesi per tutti il XVI ed il XVII secolo e sfociarono nella guerra aperta tra spagnoli ed austriaci all'inizio del XVIII secolo.

Il momento peggiore fu nel 1640: Lanciano perse i suoi privilegi di città demaniale, fu creata baronia e fu venduta al duca Castro di Pallavicini dal viceré di Napoli, Medina las Torres, senza l'assenso del re. Nel 1646, poi, venne ceduta al marchese d'Avalos del Vasto. Il vassallaggio durò più di un secolo e portò un notevole impoverimento della città, vessata dai nuovi padroni. Le sue fiere, per di più, dal 1718 subirono la concorrenza diretta del nuovo mercato franco di Senigallia. Nonostante le numerose ribellioni, Lanciano riacquistò la sua libertà solo nel 1778, dopo l'ascesa al trono di Napoli dei Borboni.

Nell'Ottocento la città partecipò attivamente ai moti risorgimentali, a partire dalla Repubblica Partenopea del 1799 fino ad una serie di sollevazioni nel 1848, 1849 e 1853. Questi episodi le valsero la qualifica di città fellone da parte della polizia borbonica. Nel 1860 votò all'unanimità l'adesione all'Italia unita. Anche in questi anni, seppur con fasi alterne, continuò lo sviluppo della sua economia basata su commerci, artigianato, piccola imprenditoria. All'inizio del 1900 arrivò a contare 18000 abitanti.

Nella storia del Novecento di Lanciano, una pagina molto importante è quella della partecipazione alla Resistenza. Subito dopo l'occupazione nazista, tra il 5 ed il 6 ottobre 1943, alcuni gruppi di giovani lancianesi presero le armi contro gli invasori e li impegnarono in due giorni di combattimenti (la rivolta degli martiri ottobrini). Alla fine dell'insurrezione ebbero perso la vita 11 ragazzi. Altri 12 civili sarebbero stati uccisi nelle rappresaglie dai nazisti. Questo episodio segnò l'inizio della partecipazione attiva di tutta la cittadinanza alla Resistenza, motivo per il quale Lanciano è stata insignita della Medaglia d'Oro al Valore Militare dal presidente Einaudi nel 1952, è quindi tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione.

Risale all'XI secolo. È l'ultima superstite delle nove porte che facevano parte della cinta muraria della città, che fu abbattuta all'inizio del XX secolo per favorire l'espansione urbana. Arroccata su di un costone molto ripido, è dotata di una luce di dimensioni ridotte sormontata da un arco a sesto acuto.

Sono un residuo dell'antica cinta muraria (XI secolo). Si compongono di due torri vicine tra loro: una torre d'avvistamento alta e snella, interna alle mura, ed un massiccio torrione angolare esterno; quest'ultimo risale al XV secolo. Il nome deriva dalla posizione molto panoramica (la vista spazia dal massiccio della Majella al Gran Sasso, passando per tutte le colline vicine ed arrivando fino al mare).

La chiesa della Madonna del Ponte si chiama così perché è costruita su un ponte a tre archi (il Ponte di Diocleziano). Nel 1088, restaurando il Ponte dopo un terremoto, si ritrovò un'antica statua della Madonna col Bambino: l'evento, ritenuto miracoloso, portò a ribattezzare questa icona Madonna del Ponte e fu costruita una cappella per custodirla sul ponte stesso. Verosimilmente, la statua è un'antica icona bizantina, murata in un arco del ponte nell'VIII secolo per sottrarla agli iconoclasti.

È ritenuto uno dei monumenti più importanti d'Abruzzo. Costruita nel 1227 secondo i dettami dell'architettura borgognona-cistercense, nel 1540 fu ampiamente rimaneggiata secondo il gusto barocco (con l'aggiunta di due navate e di stucchi e decorazioni). Nel 1968 un restauro la riportò alla struttura originaria. Sono artisticamente notevoli la facciata, il portale principale (aggiunto nel 1317) ed il piccolo portale laterale. L'interno è stato ripristinato alla semplicità delle linee del gotico borgognone, con tre navate divise da colonne agili e sormontate da volte a crociera.

Questa chiesa fu edificata nel 1258 al posto di una precedente, risalente al VII secolo e dedicata ai Santi Legonziano e Domiziano. L'interno è stato recentemente ripulito dai rimaneggiamenti barocchi ed è tornato alla pulizia delle linee originarie. Sull'altare maggiore si possono vedere le reliquie del Miracolo Eucaristico.

Le cosiddette botteghe medioevali costituiscono l'edificio per uso civile più antico conservato nella città. Si sviluppano su due livelli: al piano terra (tuttora adibito a negozio) presentano due portoni, uno ogivale e l'altro con architrave. Una lapide ricorda Nicolaus Rubeus me fecit... e testimonia l'anno di costruzione: 1434.

Fu costruito nel XVI secolo, a seguito dell'istituzione della diocesi di Lanciano. Nell'architettura massiccia della facciata spicca il portale ogivale proveniente dalla chiesa dell'Annunziata, ivi sistemato nel 1818 quando questo edificio fu abbattuto. La chiesa dell'Annunziata era stata edificata nel Trecento sul lato meridionale della Piazza del Plebiscito (attuale imboccatura di Corso Trento e Trieste): nella pavimentazione della piazza sono stati inseriti dei segnali che indicano l'area su cui sorgeva questa chiesa.

Come curiosità, vale la pena di ricordare che in epoca napoleonica, quando nel 1809 Gioacchino Murat decretò la confisca dei beni ecclesiastici, nel palazzo fu posta la sede della Corte d'Appello degli Abruzzi (da ciò deriva il nome dell'antistante Largo dell'Appello). Questa situazione perdurò fino al 1817, anno in cui questo edificio fu restituito alla sua funzione originaria.

Nel cortile interno del palazzo sono visibili alcuni resti di quello che sarebbe stato il teatro romano di Anxanum.

Fu edificato nel 1842. La facciata è in stile neoclassico: vi spicca un portico retto da quattro grandi colonne doriche. Dopo un lungo restauro, da alcuni anni è di nuovo agibile e vi si tengono gli spettacoli della stagione teatrale della città.

Il museo diocesano di Lanciano si trova nel seicentesco palazzo del Seminario. Ospita testimonianze sulla storia della diocesi e oggetti provenienti dalla cattedrale o da altre chiese diocesane e dal palazzo arcivescovile, datati dal XIII secolo ai giorni nostri. Si segnalano in particolare le oreficerie, tra cui un Crocefisso quattrocentesco opera della bottega di Nicola da Guardiagrele. Tra i tessuti si conservano i paramenti ottocenteschi appartenuti all'arcivescovo Francesco Maria De Luca.

Il palazzo Spoltore, tutelato dal Ministero per i Beni Culturali nel 1987 ospita un museo dedicato a Federico Spoltore nella sua casa natale, che ospita inoltre alcune opere dell'artista. Vi è ospitato inoltre l'archivio storico, con i documenti che illustrano la sua attività artistica e intellettuale, una biblioteca e l'istituto fondato a nome dell'artista.

Il commercio ha sempre avuto un ruolo importante nella storia di Lanciano, a partire dalle già citate fiere. Tuttora Lanciano è sede di un complesso fieristico di rilevanza nazionale. Inoltre, è il punto di riferimento commerciale per tutto il suo comprensorio (ingrosso e grande distribuzione organizzata).

Negli anni Settanta in Val di Sangro nel comune di Atessa sono stati costruiti due grandi insediamenti industriali: uno della Honda e la Sevel, una joint-venture tra Fiat e PSA per la produzione di veicoli commerciali leggeri. Questi stabilimenti hanno portato allo sviluppo di un folto indotto di piccole e medie imprese specializzate, cresciute nel tempo fino a rendere la Val di Sangro la prima realtà industriale dell'Abruzzo. Da ciò sono discese ricadute economiche positive per tutti i comuni del comprensorio.

Non va trascurato il ruolo dei settori tradizionali: l'agricoltura e l'artigianato. La prima si basa sulla coltivazione di ulivi e vigne, da cui deriva una buona produzione di olio e vino (certificata da marchi DOP e DOC). Il secondo sta ritornando in auge soprattutto per quanto riguarda le terrecotte, un settore in cui Lanciano vanta una tradizione secolare.

Il primo di settembre si svolge la festa di Sant'Egidio nella omonima contrada, detta "Degli ortolani".

Il 3 febbraio è il giorno in cui la Chiesa Cattolica celebra la figura di San Biagio. A Lanciano, nella chiesa dedicata al santo, dopo la Messa serale si celebra il rito dell'unzione della gola. Questa cerimonia è collegata al culto di San Biagio (che fu medico) come santo ausiliatore, protettore contro i malanni della gola.

Tutta la giornata del 31 agosto trascorre normalmente ma, all'imbrunire, si assiste ad una scena interessante. Come per un prodigio magico sorgono baracche e baracchette, e sulle bancarelle improvvisate si mettono in mostra migliaia e migliaia di giocattoli di ogni genere e natura. Il forestiero che capita a Lanciano in questo giorno crede di trovarsi nel paese della cuccagna. Ma la festa non è dedicata solo ai più piccoli. Mentre sulla piazza illuminata a giorno i bimbi folleggiano, i fidanzati si recano di fronte ai trofei di cesti e cestelli di campane e campanelle di creta accumulate in piazza, acquistano una grossa campana, un grazioso cestino che riempiono di frutta e dolciumi ed offrono il tutto alle loro belle. Queste contraccambiano il dono, che ha un significato simbolico. Esso infatti vuol significare la rinsaldata promessa d'amore, una manifestazione di gentile attaccamento a chi si ama. Lo strepito continua fino a notte inoltrata, e il suono delle campanelle si riascolterà per tutti gli angoli della città durante tutto il primo settembre, effettiva ricorrenza religiosa. Nella valle degli ortolani, dove S. Egidio aveva il suo tempietto aperto al culto distrutto dalla guerra, resta una piccola chiesa di campagna, dove il giorno seguente si festeggia con meno fragore, ma forse con più calore, il ricordo del santo.

Si ravvisò, ad un certo punto, di concentrare nelle mani di un solo uomo l'organizzazione della fiera, la tutela delle persone e delle merci sia in città, sia sulle strade che vi conducevano, il rispetto dei privilegi concessi ai mercanti, la pronta ed equa risoluzione dei problemi nascenti dalla mercatura, togliendo al Giudice Regio, per la durata delle fiere, parte di tali funzioni. La rievocazione di questo rito avviene all'inizio del settembre lancianese, nel rispetto della tradizione secondo la documentazione pervenutaci, scegliendo ciascuno dei quartieri storici, a turno, l'uomo che deve impersonare il Mastrogiurato. Il designato, in piazza, alla presenza di figuranti in costume d'epoca (rappresentanti le autorità, i notabili, i mercanti, gli armigeri, gli amministratori dei territori soggetti alla città) presta giuramento e, successivamente, proceduto da trombettieri, sbandieratori ed armigeri e seguito da tutte le personalità indicate, si reca in Fiera per alzarvi, simbolicamente, le bandiere e dare inizio ad essa. Il corteo storico si svolge secondo la tradizione documentaristica pervenuta e il cittadino che impersona questo magistrato viene eletto dai quattro quartieri del centro storico. I personaggi che accompagnano il Mastrogiurato durante la sfilata in costume d'epoca sono nobili, mercanti, autorità ecclesiastiche, notai e sindaci dei comuni del circondario. La manifestazione vuole ricordare il glorioso periodo delle fiere, fonte di commercio e di ricchezza economica e culturale per la città e i paesi limitrofi.

Il 23 dicembre si celebra una delle tradizioni più sentite nell'animo del popolo lancianese istituita nell'anno 1589 da Mons. Paolo Tasso, decimo Arcivescovo di Lanciano.

La sera dell'antivigilia di Natale Mons. Tasso si recava a piedi nella chiesetta campestre dell'Iconicella per rinnovare il faticoso cammino di Giuseppe e Maria da Nazareth a Betlemme. Il pellegrinaggio aveva inizio al rintocco di una campanella, la Squilla, posta sulla torre campanaria della principale piazza, al cui suono si univano poi tutte le campane della città.

Tuttora, ogni anno si rinnova il mesto pellegrinaggio che si conclude alle 18 in Piazza. Da qui tutti ritornano nelle case mentre il suono della Squilla diffonde il messaggio di Pace, di riconciliazione e di perdono. Il suono della campana continua fino alle 19, orario in cui tutti i lancianesi che rispettano la tradizione si riuniscono nell'abitazione del componente più anziano della famiglia per il rituale del baciamano. Terminato il suono della Squilla le campane di tutte le altre chiese iniziano a suonare a festa per sottolineare il momento, e i bimbi si avvicinano uno alla volta ai nonni e ne baciano la mano. Il nonno ricambia il rispettoso gesto dei piccini porgendo ad ognuno di loro un regalo in denaro. Anche gli adulti si scambiano i regali e la serata prosegue con una ricca cena composta da molte portate, anticipando in parte il Natale.

La Squilla di Lanciano vuole essere un preludio del Natale, un'occasione per riavvicinarsi ai lancianesi lontani dalla loro terra e ai parenti defunti. Essa con il passare degli anni conserva il primordiale significato religioso sommato inevitabilmente a quello folcloristico. Questa tradizione non è più la stessa osservata e descritta dai grandi folcloristi abruzzesi del secolo scorso ed è diversa persino da quella in uso venti, trent'anni fa. La ricorrenza non appare più una robusta e ben medicata costumanza rispettata da tutti, ma appare sempre più la festa di un ristretto numero di famiglie ancora fortemente legate alle vecchie consuetudini. Ciascun lancianese, appartenente ad una famiglia profondamente legata alle tradizioni, vive la festività come se facesse parte della personale esperienza, come ricordo della sua infanzia.

Nell'VIII secolo a Lanciano si verificò un evento che la Chiesa cattolica considera come il primo Miracolo eucaristico. Il racconto tradizionale narra che un monaco basiliano, mentre celebrava la Messa, dubitò della presenza reale di Cristo nell'eucarestia. In quel momento l'ostia sarebbe divenuta carne ed il vino si sarebbe tramutato in sangue.

Le reliquie del Miracolo sono conservate nella basilica di San Francesco, costruita sopra la chiesa in cui avvennero i fatti. L'ostia di carne ed il calice con i cinque grumi in cui si è rappreso il sangue, permanentemente esposti sull'altare in un ostensorio, sono oggetto di pellegrinaggio da parte di centinaia di migliaia di persone ogni anno.

Tra il 1970 e il 1981 le reliquie sono state sottoposte a diverse analisi scientifiche dal professor Odoardo Linoli, docente di anatomia patologica. Le sue conclusioni sono state che l'ostia è costituita da vera carne umana e i grumi da vero sangue umano, entrambi di gruppo AB. La carne è precisamente tessuto miocardico. Linoli non ha rilevato alcuna traccia di sostanze conservanti o mummificanti.

Nella storia di Lanciano si narra di un secondo Miracolo Eucaristico, detto de lu frijacriste (letteralmente: "friggicristo", friggitore di Cristo). Il racconto di come avvenne presenta elementi della leggenda, ma la testimonianza concreta è data dalle Sacre Reliquie: esse esistono e si trovano in parte a Lanciano e in parte nella chiesa di Sant'Agostino ad Offida (nelle Marche).

Secondo la versione a noi pervenuta, i fatti avvennero nel 1273, in una stalla del quartiere di Lancianovecchia: una donna chiamata Ricciarella, volendo riconquistare l'amore del marito, si rivolse ad una fattucchiera ebrea, che le consigliò di preparare una pozione erotica cuocendo sul fuoco un'ostia consacrata. Ricciarella conservò in bocca l'ostia presa durante la Messa; giunta nella stalla di casa sua, mise un coppo sul fuoco e vi pose dentro il frammento di ostia. Improvvisamente, l'ostia si tramutò in carne e cominciò a grondare sangue. Ricciarella, terrorizzata, nascose tutto sotto un cumulo di paglia e corse a casa.

Tuttavia Ricciarella non riuscì a tenere il segreto a lungo: allarmata anche da strani presagi (pare che il cavallo del marito rifiutasse di entrare nella stalla e si inginocchiasse sulla soglia), dopo pochi giorni confessò tutto al parroco della vicina chiesa di Sant'Agostino, Jacopo Diotallevi, che portò le reliquie in chiesa. Quando questi divenne vescovo di Offida portò con se le Sacre Reliquie. Tuttora, nella cittadina marchigiana si commemora l'evento ogni 3 maggio con una grande festa religiosa.

Nel luogo dove era situata la stalla di Ricciarella fu costruita una cappella, dedicata alla Santa Croce, tuttora esistente e visitabile. In questo luogo pochi anni fa sono stati riportati alcuni frammenti delle Sacre Reliquie per concessione della diocesi di Offida.

A titolo di curiosità si può ricordare che i lancianesi, a seguito di quest'episodio, hanno guadagnato il soprannome di frijacriste presso gli altri abruzzesi.

La principale squadra di calcio della città era la Società Sportiva Lanciano, che milita nel Campionato di Serie C1. In seguito a vicende societarie, nel 2008 la S.S. Lanciano fallisce e rinasce sotto nuovo nome di Virtus Lanciano 1924 che al momento milita nella Prima Divisione della Lega Pro. La seconda squadra è l' Associazione Sportiva Dilettantistica Spal Lanciano, fondata nel 1965, che milita nel campionato regionale di Eccellenza.

Un'antica tradizione vuole che Longino, il soldato romano che trafisse con una lancia il costato di Gesù crocifisso, fosse originario di Anxanum. Secondo questa versione dei fatti, Longino si sarebbe convertito al cristianesimo assistendo al martirio del Cristo. In seguito, avrebbe collaborato all'attività degli apostoli, sarebbe diventato diacono e sarebbe tornato nella sua città natale a predicare il Vangelo. Dovette subire il martirio per opera di emissari del Sinedrio, che lo decapitarono e portarono la sua testa a Gerusalemme per testimoniarne la morte. I fedeli gli avrebbero intitolato una chiesa, che sarebbe poi diventata quella, storicamente attestata, di San Legonziano, in cui avvenne il Miracolo Eucaristico.

Annecchini, Bevilacqua, Bellini, Braccioli, Brasile, Berenga, Capretti, Carinci, Carabba, Cinerini, Cipriani, Cocco, Coli, Cotelessa, Croce, Crognale, De Arcangelis, De Cecco, De Crecchio, De Giorgio, De Virgiljs, Della Pergola, Delle Bocache, Del Bello, Di Bucchianico, Fella, Fenaroli, Ferramosca, Finamore, Fiore, Genoino, Giancristofaro, Gigliani, Giordano, Leonelli, Liberatore, Maciocchino, Madonna, Mancini, Maranca, Mozzagrugno, Napolitano, Pace, Paolucci, Pepe, Peschio, Petragnano, Ravizza, Realto, Renzetti, Ricci, Rinaldi, De Riseis, Rossi, Rotellini, Sargiacomo, Savini, Spoltore, Stella, Tupone, Villani.

Il centro urbano di Lanciano è circondato da trentatre contrade, disseminate su tutto il territorio comunale. Esse costituiscono dei veri e propri piccoli insediamenti, ciascuno con le sue tradizioni, una propria chiesa ed un nucleo abitativo ben definito. La popolazione complessiva residente nelle contrade è stimata in 12682 abitanti (dato del 2005).

Porta San Biagio.

Frontale della chiesa di San Biagio.

Campanile della chiesa di San Biagio.

San Nicola e San Rocco.

Le botteghe medioevali.

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Storia di Lanciano

Voce principale: Lanciano.

La storia di Lanciano è molto antica essendo stata la città un centro di primaria importanza politica e commerciale.

Recenti scavi hanno riportato alla luce un insediamento che attesterebbe l'esistenza di un nucleo abitativo costituitosi già in epoca neolitica. Secondo la trdizione Lanciano fu fondata circa nel 1180 a.C., come ci è stato tramandato dai due storici del '600 Giacomo Fella e Luca Pollidori, da un compagno di Enea esule dalla guerra di Troia, Solima, che battezzò la città con il nome di Anxanon dal nome di suo fratello Anxa. Quasi contemporaneamente Solima, secondo documenti di epoca medioevale, fondava anche la città di Sulmona. Il nome si sarebbe poi evoluto in Anxanum con la conquista romana (II sec. a.C.) e in Lanzano nel Medioevo sino a divenire quello attuale, Lanciano. Poco prima della fondazione di Roma, Anxanon, fu una colonia greca e successivamente etrusca - fino all'invasione di Galli nel 363 a.C..

Anxanon passò sotto il dominio di Roma intorno al 435 a.C.. Notizie scritte di Lanciano e dei Frentani le troviamo in scritti di Varrone, Livio, Sigonio, Plinio il Vecchio, tutti concordi nel citare Anxanum come l'illustre capitale dei Frentani e nel ricordare le sue nundinae, mercati annuali dei Romani. Il primo a dare delle coordinate di Anxanum fu Tolomeo nella "Descrizione del mondo". Anxanum venne indicata anche nella tavola pentigeriana e nell'itinerario di Antonino Pio risalente al 262, come stazione (mansiones) della via Traiana Frentana nel tratto da Aterno a Larino. I due itinerari sono stati pubblicati da Momsen nel volume IX del "Corpus lascriptionum latinarum" a pag. 204 vol. VI.

Anxanum fu dapprima colonia a poi municipium romano, fatto attestato da una lapide dapprima murata nel campanile di Piazza Plebiscito e poi fortemente danneggiata in seguito ai bombardamenti tedeschi del 6 Aprile 1944. I frammenti della lapide furono in seguito ricomposti ed oggi si trovano nella parete sinistra del secondo piano del Palazzo Comunale. L'autenticità della lapide fu riconosciuta da Teodoro Momsen in una sua opera (vol. IX - Berlino 1883 pag. 280 n°2998) nella quale afferma che questa fu rinvenuta dal poeta Oliviero nel 1510 che la portò in Contrada Santa Giusta e da qui, nel 1520, fu ritrasferita in città per ordine del pretore Alfonso Belmonte. Lo stesso Momsen afferma che "Lanciano fu senza dubbio un municipio romano".

Secondo numerose fonti di epoca antica, am anche più recente, Lanciano, durante la sua storia romana fu una città colta, ricca e conosciyta dai Romani. Qui si trovavano non solo importanti mercati, ma anche la sede di istituzioni e magistrature, importanti manifatture di pelle, rinomata era l'arte farmaceutica e l'unguentaria come attestato da una lapide che menzionava una certa Lucilla di professione unguentaria.

Con il tramonto dell'Impero romano d'Occidente, la città subì crudeli sacchegi ad opera dei Goti e dei Longobardi. Furono questi ultimi, nel 580 a.C. a raderla al suolo e a costruire, sulla ripa del colle Frminio (Lancianovecchia) un imponente castello. I superstiti ricostruirono le loro case sulle rovine di Anxanum e, nel 610, durante l'assedio del greco Comitone, costruirono sulle rovine del tempio dedicato alla dea Pelina la chiesa di San Maurizio, crollata nel 1825. Sulle rovine del tempio di Marte nella corte anteana (piazza Plebiscito), invece, venne edificata la chiesa del Santissimo Legonziano e Domiziano dove nel 700 avvenne il famoso Miracolo Eucaristico oggi conservato nella chiesa di San Francesco.

Dopo l'invasione dei Franchi sul finire del 700 la città si espanse e rifiorirono le scienze e le arti. In una pergamena del 981 viene nominata città e castaldia. Fu in questo periodo che vennero edificate nuove fortificazioni e venne costruito un intero quartiere che tutt'oggi viene chiamato "Borgo".

Nel Medioevo troviamo a Lanciano una popolazione il cui grado di civiltà e benessere è additato all'ammirazione di tutti da molte città del Mezzogiorno, soprattutto per le sue attività mercantili. Nel 1212 Federico II di Svevia la eleva a terra demaniale e Carlo II d'Angiò la dichiara "perpetuamente demaniale". Conseguenza di questa sottrazione alla giurisdizione feudale, specie a quella del conte Filippo di Fiandra, fu il privilegio del 1304 con cui la città ebbe il suo Mastrogiurato: evento che segna tutto il suo successivo evolversi comunale e commerciale.

Le nundinae diventano le famose Fiere che richiamano mercanti da ogni dove, anche da paesi esteri come testimonia un autore il cui nome ci resta ignoto: «V'erano genti del contado col giubbetto rosso e turchino, poi Ebrei dalle fasce gialle, e Albanesi e Greci, e Dalmati e Toscani: era un insieme di lingue diverse, era una confusione, era ... un incubo». Le porte di Lanciano di epoca medioevale, di cui unica superstite è quella di S. Biagio, accoglievano sotto l'immunità mercanti provenienti da ogni parte e le Fiere duravano tanto che nacque anche il detto riportato dal vocabolario della Crusca: «tu non giungeresti a tempo alle Fiere di Lanciano, che durano un anno e tre dì».

Fino al XV secolo la città conobbe un periodo di sviluppo a livello di popolazione e di potere politico con la conseguente edificazione di nuovi monumenti. Ai tempi di Carlo III di Durazzo un certo Mastro Giovanni Milascio introdusse nella città "l'arte di fare gli aghi" e "l'insegnò ai cittadini", evento che provocò una rapida specializzazione cittadina nella produzione di aghi come ricordano due poeti veneziani nelle loro commedie: "due aghi de Lanzan pungenti e fini per un pezo pigliai"; "Cabaleo, che prima vendea ménole, adesso va vendendo aghi de pomole, ed aghi de Lanzan pe' 'ste pettegole". Una via, quella degli "agorai" nel Quartiere Lancianovecchia, attesta ancora quanto fosse sviluppata questa arte.

Negli ultimi anni del XIV secolo, sotto il regno di Ferdinando I d'Aragona, Lanciano ottenne dall'abbazia di San Giovanni in Venere i territori appartenenti a San Vito con la concessione di costruirvi un porto. Questo avvenimento comportò circa due secoli di durissime lotte con la vicina Ortona e fu importante non solo per l'incremento delle Fiere cittadine, ma anche per lo sviluppo economico e civile, tanto che, fra le altre città d'Abruzzo, si distingueva anche per le proprie personalità di scienza e di cultura, come il famoso giureconsulto Carlo Tapia e il naturalista Giacomo Fella.

Il territorio di Lanciano, sul finire dell'epoca medioevale, era molto esteso. Con un apposito verbale redatto il 15 maggio 1578, i regi tavolari della Provincia di Chieti ne stabilirono i confini. Dalla copia del verbale autenticata il 20 Aprile 1777 dal notaio Francesco Paolo Renzetti di Lanciano, risulta che i confini del comune si estendevano fino a comprendere le località di S. Rocco di Castelfrentano, Mozzagrogna, il feudo di Sette a Piazzano, Villa Scorciosa e S. Maria Imbaro.

Nel 1520 la corona di Napoli fu aggregata a quella di Spagna dall'imperatore Carlo V d'Asburgo. Questi combatté numerose guerre con Francesco I, re di Francia, per il predominio sull'Italia, uscendone infine vincitore nel 1544 (pace di Crepy). Lanciano si schierò con Francesco I: per questo, il nuovo sovrano la punì sottraendole molti dei suoi feudi. A quest'epoca si può ascrivere l'inizio di una fase di declino per l'economia lancianese. Una prima causa di ciò va ricercata nel nuovo assetto politico, con un viceré spagnolo sul trono di Napoli. Quella che è ricordata come una cattiva amministrazione ebbe i suoi effetti anche su Lanciano, che, nel suo piccolo, si impoverì a causa dell'incapacità amministrativa dei Capitani del Popolo spagnoli e dei forti tributi imposti. Contemporaneamente, la città risentì di un fenomeno geopolitico su scala mondiale: dopo la scoperta dell'America, i grandi traffici commerciali cominciarono a spostarsi dal Mar Mediterraneo all'Atlantico. L'Italia peninsulare venne così a perdere il suo ruolo centrale nei commerci e subì una progressiva decadenza. Il regno di Napoli, persa la sua autonomia, si ridusse ad una pedina di scambio nelle contese tra le grandi potenze europee. A causa della sua posizione di frontiera, l'Abruzzo soffrì particolarmente per queste contese, che videro opposti spagnoli e francesi per tutti il XVI ed il XVII secolo e sfociarono nella guerra aperta tra spagnoli ed austriaci all'inizio del XVIII secolo.

Il momento peggiore fu nel 1640: Lanciano perse i suoi privilegi di città demaniale, fu creata baronia e fu venduta al duca Castro di Pallavicini dal viceré di Napoli, Medina las Torres, senza l'assenso del re. Nel 1646, poi, venne ceduta al marchese d'Avalos del Vasto. Il vassallaggio durò più di un secolo e portò un notevole impoverimento della città, vessata dai nuovi padroni. Le sue fiere, per di più, dal 1718 subirono la concorrenza diretta del nuovo mercato franco di Senigallia. Nonostante le numerose ribellioni, Lanciano riacquistò la sua libertà solo nel 1778, dopo l'ascesa al trono di Napoli dei Borboni.

Nell'Ottocento la città partecipò attivamente ai moti risorgimentali, a partire dalla Repubblica Partenopea del 1799 fino ad una serie di sollevazioni nel 1848, 1849 e 1853. Questi episodi le valsero la qualifica di città fellone da parte della polizia borbonica. Nel 1860 votò all'unanimità l'adesione all'Italia unita. Anche in questi anni, seppur con fasi alterne, continuò lo sviluppo della sua economia basata su commerci, artigianato, piccola imprenditoria. All'inizio del 1900 arrivò a contare 18000 abitanti.

Nella storia del Novecento di Lanciano, una pagina molto importante è quella dell'adesione alla Resistenza. Subito dopo l'occupazione nazista, tra il 5 ed il 6 ottobre 1943, alcuni gruppi di giovani lancianesi presero le armi contro gli invasori e li impegnarono in due giorni di combattimenti (la rivolta degli martiri ottobrini). Alla fine dell'insurrezione ebbero perso la vita 11 ragazzi. Altri 12 civili sarebbero stati uccisi nelle rappresaglie dai nazisti. Questo episodio segnò l'inizio della partecipazione attiva di tutta la cittadinanza alla Resistenza, motivo per il quale Lanciano è stata insignita della Medaglia d'Oro al Valore Militare dal presidente Einaudi nel 1952, è quindi tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione.

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Paco Lanciano

Paco Lanciano (Roma, 13 settembre 1955) è un fisico e divulgatore scientifico italiano. È laureato con lode in fisica, ha lavorato in laboratori di astrofisica sia in Italia che negli USA.

È il responsabile della “Mizar per la divulgazione scientifica”, agenzia di ideazione di musei scientifici interattivi, con la quale ha realizzato decine di mostre e musei in tutta Italia.

Dal 1981 si occupa di comunicazione della scienza.

Dal 1993 collabora con Piero Angela a varie trasmissioni televisive, tra cui SuperQuark.

In campo museale, ha elaborato una formula originale che permette la partecipazione attiva del visitatore (“vietato non toccare”) all’interno di percorsi organizzati come racconti.

Ha curato gli allestimenti espositivi del Paleolab di Pietraroja e del Geolab di San Gemini.

Ha ottenuto numerosi incarichi, tra i quali, la direzione del progetto della "Città della Scienza di Roma", del "Galileium - Museo della Fisica e Astrofisica" di Teramo per conto dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, della "Sala Fermi del Museo di Fisica" per conto della La Sapienza di Roma, della "Voce delle Stelle" per il CNR, della "Sezione sui cambiamenti climatici" per l'ENEA, della mostra "Con gli occhi del Panda" per il WWF.

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Source : Wikipedia