Lampedusa

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Lampedusa

L'isolotto dei Conigli a Lampedusa

L'isola di Lampedusa (isula di Lampidusa in lingua siciliana) è la più estesa dell'arcipelago delle Pelagie nel mar Mediterraneo. Assieme a Linosa conta 6.166 abitanti. Con una superficie è di 20,2 km², è la sesta per estensione delle isole siciliane. Amministrativamente, assieme con Linosa, forma il comune di Lampedusa e Linosa di cui è la sede municipale.

L'isola ha una forma particolarmente allungata (circa 12 km, contro i soli 3 di larghezza). La vegetazione è quella tipica mediterranea, ovvero molto brulla. Geologicamente appartiene all'Africa; inoltre, come Pantelleria, è più vicina alle coste tunisine che a quelle dell'Italia, e dista solamente 113 km dalle coste africane (la profondità massima che si osserva tra le due coste è di appena 120 m). La Sicilia (Porto Empedocle) dista invece 205 km. Il punto più alto dell'isola è l'albero del sole, situato a 133 m di altitudine.

Lampedusa è il punto ed il centro abitato più meridionale dello Stato italiano (il più settentrionale è Fonte della Roccia, frazione di Predoi, mentre il punto è la Vetta d'Italia), infatti è situata alla Latitudine di 35°30' N, più a sud di Tunisi e Algeri.

La spiaggia dei Conigli è oggi uno dei pochi siti del Mediterraneo in cui le tartarughe marine Caretta caretta depongono le uova. Sull'isola è presente una riserva naturale, che comprende proprio la spiaggia dei Conigli oltre alla limitrofa isola dei Conigli, la costa e la macchia mediterranea. La flora e la fauna sono simili a quelle nord-africane. Il 21 ottobre 2002, con decreto del Ministro dell'Ambiente, è stata istituita l'Area Marina Protetta "Isole Pelagie".

Lampedusa e Lampione fanno parte della placca continentale africana, e si sono sollevate due milioni di anni fa, mentre Linosa è di origine vulcanica.

Il clima prevalente è mediterraneo (sottotipo termomediterraneo con ombrotipo secco) e presenta caratteri di transizione verso il clima desertico, le estati in genere sono calde e molto asciutte e gli inverni miti e relativamente piovosi, le precipitazioni sono comunque molto scarse, mantendosi in media tra i 300 e i 350 mm annui. Nei mesi estivi vi è una forte umidità. Il colore biancastro del suolo e il persistente spirare dei venti, a causa della bassa elevazione dell'isola di Lampedusa sul livello del mare (da un minimo di m 2-10 nella parte SE a un massimo dì circa m 130 nella parte NW), concorrono a rendere sopportabile specialmente nelle ore notturne, anche il caldo clima estivo che risulta così temperato. In febbraio, che è il mese più freddo dell'anno, la temperatura media giornaliera è di +13,6°C, mentre in agosto, mese più caldo, essa si attesta a +26,4°C, la marittimità del clima e la latitudine meridionale dell'isola (posta quasi a ridosso del 35° parallelo Nord) stemperano notevolmente anche gli estremi climatici stagionali, per cui è raro che in inverno si abbiano minime inferiori ai +8°C e che in estate le massime superino i +32/+33°C, salvo quando spira lo scirocco, proveniente dall'entroterra libico.

Comunque nell'isola la temperatura è relativamente più fresca nella zona nord-occidentale (Monte Albero Sole, m 133 s.l.m.) e più calda nella zona sud-orientale (cittadella e zona portuale) perché più bassa e meno ventilata.

L'isola ha visto nevicate nel 1913, 1915, 1942 (la più abbondante, con accumulo ovunque, anche sulla riviera) e nel 1956. Il fenomeno non si è più ripetuto da allora. Precedentemente la nevosità era superiore a causa della piccola era glaciale, nel XIX secolo circa 20 episodi, cui però solo pochi con accumulo.

L'origine geologica di Lampedusa si fa risalire al Tortoniano, periodo Terziario, alla fine del Miocene. Fu questa un'era di ripresa ed esplosione della vita. La carta (ufficiale) geologica di Lampedusa è stata redatta da Mario Grasso e da H.Martyn Pedley 1988. Calcari di piattaforma e di mare basso (scogliera corallina tortoniana (strati di Calca Pisana).

Il tipo di terreno di Lampedusa è prevalentemente caratterizzato dalla presenza di due tipi di roccia: il calcare (carbonato di calcio) e la dolomite (carbonato di calcio e magnesio).

Tuttavia il suolo calcareo non è uniforme: in alcuni punti si presenta friabile, in altri compatto e misto a roccia silicea (calscisto) tanto da richiedere l'uso di esplosivi per lo sbancamento. Sono presenti notevoli strati di pietra arenaria di durezza inferiore alla pietra di calce che, esposta agli agenti atmosferici, diviene porosa e facile allo sfaldamento.

Questi strati, ben visibili specialmente lungo la costa settentrionale dell'isola (da Capo Ponente a Capo Grecale), formano il letto su cui poggiano gli strati più duri di dolomite. Ciò determina il fenomeno delle falesie, cioè delle ripide scarpate e delle «mensole» formate da lancio continuo di sabbie e ciottoli che scavano un «solco di battente» nella roccia a livello del mare, scalzando alla base la parete rocciosa che finisce per crollare e trasformarsi in «ripa a strapiombo».

Più vistose testimonianze dell'erosione profonda della costa, soprattutto a livello del mare, sono le stupende grotte, talvolta maestosamente paurose, che costituiscono il fascino maggiore dell'intera fascia costiera, specialmente di quella settentrionale. Un centinaio di metri prima di aggirare Capo Ponente, venendo da Capo Grecale, si ammira un'enorme grotta semicircolare che termina in basso in un'angusta strettoia a pelo d'acqua oltre la quale si raggiunge a nuoto un'imprevedibile spiaggetta di sabbia sottile. Volgendo lo sguardo verso il cielo si ha l'impressione di sentirsi calati al centro di un cratere di vulcano la cui parete, tondeggiante e protesa verso il mare, supera i 100 metri di altezza.

Più oltre, verso Capo Ponente, si scopre una profonda ansa dominata, a circa 50 metri sul livello del mare, da due massi di roccia biancastra e compatta che sono, tra l'altro, punto di riferimento per i pescatori.

Con un pizzico di fantasia si può vedere un gruppo statuario collocato in incredibile equilibrio statico sull'abisso sottostante. L'immagine di una Madonna con Bambino richiama il gusto iconografico del grande maestro della scultura moderna Henry Moore. Altri e numerosi sono gli incontri con sculture opere degli agenti naturali. Sono immagini fantastiche, ma precise, di animali preistorici giganteschi, di teschi umani, di un baffuto dio Nettuno che scruta severo il mare verso oriente.

Il «faraglione» dopo Punta di Muro Vecchio; lo Scoglio di Sacramento; la deserta Isola dei Conigli; la Punta Sottile, aguzza come la punta di una matita che scompare sott'acqua in una zona irta di punte taglienti e il ponte aereo naturale che sovrasta una bellissima grotta inaccessibile da terra, completano la fantastica galleria della costa. La Punta Sottile è il luogo più meridionale dell'Italia.

È presente anche del terreno pianeggiante, cioè del suolo composto di fertile humus, adatto alla vegetazione spontanea e alle coltivazioni.

Tra il 1954 ed il 1956 diverse spedizioni scientifiche si occuparono di elencare le specie faunistiche presenti a Lampedusa; nonostante siano passati più di 50 anni, quello rimane lo studio più completo fino ad ora mai eseguito.

I cervi, introdotti probabilmente dai principi Tomasi, erano già estinti alla fine del 1800, anche le capre portate sull’isola dagli stessi principi furono distrutte da Sanvisente intorno al 1847 perché recavano danno ai numerosi innesti degli ulivi. Nessuna traccia è rimasta degli altri mammiferi che negli stessi anni sembra che popolassero Lampedusa come il cinghiale, il bue domestico e l’asino.

Sono soltanto quattro, invece, le specie selvatiche di questa classe trovate recentemente: coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus), mustiolo (Suncus etruscus), pipistrello albolimbato (Pipistrellus kuhlii) e topolino delle case (Mus musculus). Nel mare che circonda l’isola sono presenti con regolarità tre specie di delfino: tursiope (Tursiops truncatus), stenella (Stenella coeruleoalba), delfino comune (Delphinus delphis). Un lontano ricordo è invece la foca monaca (Monachus monachus), mentre sono ancora facilmente osservabili, nel periodo tra marzo ed aprile, alcuni grandi mammiferi quali la balenottera comune (Balaenoptera physalus), la balenottera minore (Balaenoptera acutorostrata) e il capodoglio (Physeter macrocephalus).

La vera vedetta alata dell’isola, presente però soltanto da aprile a settembre, è il falco della regina (Falco eleonorae). Altre specie nidificanti comprendono la berta maggiore (Calonectris diomedea), la berta minore (Puffinus puffinus), il gheppio, il falco pellegrino, il piccione selvatico, la calandrella, il cardellino ed il fanello, il marangone dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis). Qualche nidificazione sporadica vi è stata pure da parte del beccamoschino e lo strillozzo. Deve essere inoltre citata la nutrita colonia di gabbiano reale (Larus argentatus) che nel mese di aprile depone sull’isola dei Conigli.

Tra i rettili, tutti di grande interesse, dobbiamo citare subito, per doveri di cronaca, la presenza regolare in fase riproduttiva della tartaruga marina comune (Caretta caretta). Sul suolo dell’Isola esiste anche un altro rappresentante dell’ordine Testudinati, la testuggine comune (Testudo hermanni). Il gruppo dei Sauri è rappresentato da quattro specie. Due comuni su tutta Lampedusa e sono il geco verrucoso (Hemidactylus turcicus) e il geco comune (Tarentola mauritanica). L’altra è la lucertola striata comune (Psammodromus algirus) che è presente soltanto sull’Isola dei Conigli e risulta introvabile (scientificamente assente) sull’isola di Lampedusa. Soltanto due specie di serpenti sono stati trovati a Lampedusa, ambedue di origine Nordafricana: il colubro dal cappuccio (Macroprotodon cucullatus) e il colubro lacerino (Malpolon monspessulanus).

L'assenza di raccolte d’acqua permanenti esclude la presenza di pesci d’acqua dolce a Lampedusa. Il mare è invece ricco di vita. Ovunque è un pullulare di specie più o meno policrome. Si annoverano per singolarità, l’aragosta, la cernia, la murena, il pesce pappagallo (arrivato a Lampedusa dopo l’apertura del canale di Suez) e più a largo, il pesce spada e il tonno.

In circa quattro ore, con il mare calmo, si può effettuare il periplo dell'isola. Si parte dal porticciolo e, procedendo verso ovest, si incontra l'insenatura in cui si trova la spiaggia della Guitgia. Oltrepassata Punta della Guitgia, che chiude ad ovest l'insenatura del porto, il tratto di costa successivo è tutto un susseguirsi di punte e cale: Cala Croce e Cala Madonna, particolarmente profonde, Cala Greca e Cala Galera, con la sua grotta.

Dopo un tratto di costa più alta, che sormonta la splendida baia della Tabaccara, si giunge in vista dell'isola dei Conigli che dista poche decine di metri dalla costa dove si trova la bellissima spiaggia omonima, e dove un tempo Domenico Modugno trascorreva le sue vacanze e dove morì, il 6 agosto 1994. Subito dopo si trova la splendida cala Pulcino e il vallone dell'Acqua.

Doppiato capo Ponente, si fronteggia il versante settentrionale dell'isola dalle coste alte, frastagliate e poco accessibili, ma spettacolari. Prima di punta Parise si apre una grandissima grotta dall'angusta entrata, che consente l'accesso soltanto a nuoto; all'interno è presente una piccola e deliziosa spiaggia di sabbia. Ha inizio da qui un tratto di costa ricco di segrete insenature e anfratti nascosti entro cui l'acqua gioca con la luce, creando effetti di grande suggestione. Le acque antistanti sono caratterizzate dalla presenza degli Scogli Pignolta, Sacramento e Faraglione, detto La Vela per la sua forma caratteristica. Seguono Punta Muro, Punta Cappellone che scende a strapiombo sul mare, Cala Ruperta, Punta Taccio Vecchio e Punta Alaimo che marcano un lungo litorale particolarmente selvaggio, da ammirare in silenzio, dalle acque eccezionalmente ricche di pesci.

Si giunge quindi al faro di capo Grecale, doppiato il quale si costeggia una grande baia che ospita numerose cale dalle spiagge accoglienti:Cala Calandra, dove il mare è quasi sempre calmo tanto da farle meritare l'appellativo di Mare Morto, Cala Creta, Cala Pisana e Cala Uccello frequentatissime dalle imbarcazioni e dai sub attratti dalla varietà della fauna ittica che comprende anche mante e delfini. Superate Punta Parrino, che chiude il golfo, e Punta Sottile si aprono le cale del versante meridionale: Cala Francese, un'insenatura stretta e profonda in fondo alla quale si trova una bella spiaggia ma un po' rumorosa a causa del vicino aeroporto, e, dopo Grottacce così chiamata per la presenza di numerose grotte, l'ampia Cala Maluk detta anche Cala Spugna.

Aggirata Punta Maccaferri si è di nuovo nell'ampia insenatura che accoglie il porto e che comprende a sua volta una serie di punte e calette: il promontorio del Cavallo Bianco, cala Palma, punta della Sanità e punta Favolaro.

Lampedusa è stata luogo di sosta per Fenici, Greci, Romani e Arabi che hanno lasciato tracce ben evidenti del loro passaggio. I Romani sfruttarono Lampedusa per impiantarvi uno stabilimento per la lavorazione del pesce e per la produzione del garum, una salsa di pesce molto diffusa in età imperiale. Gli Arabi sono coloro che lasciarono più impronte su quest'isola perché, dediti come erano alla pirateria, la utilizzarono come approdo anche molto tempo dopo la cacciata ufficiale dalla Sicilia.

Successivamente, per un lungo periodo, l'isola rimase in tranquilla attesa di nuovi abitanti. Nel 1630 Giulio Tomasi, avo dell'autore del Gattopardo, fu insignito da Carlo II di Spagna del titolo di principe di Lampedusa e Linosa. Nel 1760 fu colonizzata da sei francesi seguiti , dopo sedici anni, da un nucleo familiare maltese. E poi, mentre l’occidente consolidava i suoi primati, fu un susseguirsi di piccoli gruppi di agricoltori capeggiati ora da maltesi ora da inglesi. Anche i Russi, con il principe Grigori Alexandrovich Potemkin tentarono l’acquisto dell’Isola per poter insediarvi una colonia di sudditi della zarina. Un secolo dopo, la famiglia Tomasi chiese ai Borbone un congruo finanziamento per poter condurre sulle isole dell'arcipelago le opere necessarie al ripopolamento. Nell'800 i Tomasi cedettero le Pelagie a Ferdinando II di Borbone. Il sovrano non fece un acquisto avventato e riuscì a rendere attivo e produttivo l'arcipelago insediandovi circa 150 panteschi che utilizzarono anche a Lampedusa i dammusi tipiche costruzioni in pietra.

Nel 1860 gli isolani si ritrovarono sudditi del Regno d'Italia che si disinteressò totalmente dell'isola se non per impiantarvi nel 1872 una colonia penale, poi soppressa soltanto nel secolo successivo.

Dopo decenni di attesa, negli anni '60 del XX secolo, Lampedusa è stata collegata dalla linea telefonica con la terraferma, è stata costruita una centrale elettrica ed è stato costruito l'aeroporto.

Nella parte occidentale dell'isola, è presente una stazione radio della NATO, gestita da personale americano, contro la quale, il 15 aprile 1986, le forze armate libiche del colonnello Gheddafi lanciarono due missili SCUD. I missili caddero ad appena due km dalle coste lampedusane.

A partire dalla fine degli anni Novanta dello scorso secolo, Lampedusa è diventata una delle principali mete delle rotte dei migranti africani nel Mediterraneo: (la porta dell'Europa).

Nel mese di settembre, a partire dal 2003 si tiene sull'isola un concerto-evento dal nome O' Scià, organizzato da Claudio Baglioni, con numerosi ospiti italiani e stranieri, per sensibilizzare la gente sul problema dell'immigrazione clandestina.

Nel 2002 sull'isola è stato girato il film Respiro, con l'attrice Valeria Golino e la regia di Emanuele Crialese.

Negli ultimi anni, le Pelagie sono state finalmente rivalutate, grazie alla bellezza del mare ed alla loro selvaggia ed affascinante natura.

Da Porto Empedocle si può prendere il traghetto della SIREMAR per le Pelagie imbarcando anche l'auto e raggiungere Lampedusa in 8 ore. È previsto un solo collegamento giornaliero da Porto Empedocle (7 km. da Agrigento) per Lampedusa, via Linosa. Per la tratta di andata, la traversata è notturna, la nave parte infatti ogni sera alle 24:00, salvo maltempo o giornata di riposo, ed arriva, dopo una sosta di 30/40 minuti per operazioni di scarico a Linosa, alle 8:15 a Lampedusa. Vi è la possibilità di prenotare il pernottamento in cabina. Per il ritorno invece la traversata è diurna, la nave parte da Lampedusa ogni mattina alle 10:30 ed arriva a Porto Empedocle alle 18:00.

Il collegamento con Linosa e la Sicilia è assicurato, da luglio a settembre, anche dagli aliscafi due volte al giorno.

A causa dei forti venti e del mare mosso, nei mesi invernali i collegamenti con Lampedusa sono assicurati quasi esclusivamente dall'aeroporto. Da Palermo e Catania il servizio aereo è garantito tutto l'anno, inoltre da luglio a settembre vengono istituiti voli diretti da Trapani, Roma, Milano, Bergamo, Verona e Bologna.

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Lampedusa e Linosa

Panorama di Lampedusa e Linosa

Lampedusa e Linosa è un comune di 6.165 abitanti (demo.istat.it 31/08/2008) della provincia di Agrigento. È il comune più meridionale d'Italia (mentre il più settentrionale è Predoi). La sede amministrativa è nell'isola di Lampedusa.

Il comune comprende le isole di Lampedusa e Linosa e l'isolotto disabitato di Lampione. Comprende, quindi l'area delle Isole Pelagie. Lampedusa e Lampione fanno parte della placca continentale africana, e si sono sollevate due milioni di anni fa, mentre Linosa è di origine vulcanica.

Tra il 1954 ed il 1956 diverse spedizioni scientifiche si occuparono di elencare le specie faunistiche presenti a Lampedusa; nonostante siano passati più di 50 anni, quello rimane lo studio più completo fino ad ora mai eseguito.

Mammiferi. I cervi, introdotti probabilmente dai principi Tomasi, erano già estinti alla fine del 1800, anche le capre portate sull’isola dagli stessi principi furono distrutte da Sanvisente intorno al 1947 perché recavano danno ai numerosi innesti degli olivi. Nessuna traccia è rimasta degli altri mammiferi che negli stessi anni sembra che popolassero Lampedusa come il cinghiale, il bue domestico, l’asino ed il coniglio selvatico. Sono soltanto quattro, invece, le specie selvatiche di questa classe trovate recentemente: Coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus), Mustiolo (Suncus etruscus), Pipistrello albolimbato (Pipistrellus kuhlii), Topolino delle case (Mus musculus). Nel mare che circonda l’isola sono presenti con regolarità tre specie di delfino: Tursiope (Tursiops truncatus), Stenella (Stenella coeruleoalba), Delfino comune (Delphinus delphis). Un lontano ricordo è invece la Foca monaca (Monachus monachus), mentre sono ancora facilmente osservabili, nel periodo tra marzo ed aprile, alcuni grandi mammiferi quali la Balenottera comune (Balaenoptera physalus), la Balenottera minore (Balaenoptera acutorostrata) e il Capodoglio (Phiseter macrocephalus).

Uccelli. La vera vedetta alata dell’isola, presente però soltanto da aprile a settembre, è il Falco della Regina (Falco eleonorae). Altre specie nidificanti comprendono la Berta maggiore (Calonectris diomedea), la Berta minore (Puffinus puffinus), il Gheppio, il Falco pellegrino, il Piccione selvatico, la Calandrella, il Cardellino ed il Fanello, il Marangone dal Ciuffo (Phalacrocorax Aristotelis). Qualche nidificazione sporadica vi è stata pure da parte del Beccamoschino e lo Strillozzo. Deve essere inoltre citata la nutrita colonia di Gabbiano reale (Larus argentatus) che nel mese di aprile depone sull’isola dei Conigli.

Rettili. Tra i rettili, tutti di grande interesse, dobbiamo citare subito, per doveri di cronaca, la presenza regolare in fase riproduttiva della tartaruga marina comune (Caretta caretta). Sul suolo dell’Isola esiste anche un altro rappresentante dell’ordine Testudinati, la testuggine comune (Testudo hermanni). Il gruppo dei Sauri è rappresentato da quattro specie. Due comuni su tutta Lampedusa e sono il Geco verrucoso (Hemidactylus turcicus) e la Tarantola muraiola (Tarentula mauritanica). L’altra è la Lucertola striata comune (Psammodromus algirus) che è presente soltanto sull’Isola dei Conigli e risulta introvabile (scientificamente assente) sull’isola di Lampedusa. Soltanto due specie di serpenti sono stati trovati a Lampedusa, ambedue di origine Nordafricana: il Colubro dal cappuccio (Macroprotodon cucullatus) e il Colubro lacertino (Malpolon monspessulanus).

Pesci. L’assenza di raccolte d’acqua permanenti, esclude la presenza di pesci d’acqua dolce a Lampedusa. Il mare è invece ricco di vita. Ovunque è un pupillare di specie più o meno policrome. Annoverano per singolarità, l’aragosta, la cernia, la murena, il pesce pappagallo (arrivato a Lampedusa dopo l’apertura del canale di Suez) e più al largo, il pesce spada e il tonno.

Per millenni Lampedusa e Linosa sono state luoghi di sosta e di rifornimento d’acqua, nonché basi militari delle navi dei Fenici, dei Greci, dei Romani, dei Saraceni e dei Crociati, sebbene fosse abitata e frequentata ai tempi delle guerre puniche, la storia è piuttosto ridotta, anche se l’isola viene citata già nel 795-815 d.C. da Papa Leone II, che con una lettera informa Carlo Magno di una battaglia svoltasi vicino Lampedusa tra Bizantini e Saraceni. Viene citata inoltre da Ludovico Ariosto che vi ambientò un canto dell’Orlando Furioso, ove è narrata la leggendaria sfida tra il re saraceno Agramante ed il Conte Orlando.

Lampedusa torna tristemente alla ribalta il 14 luglio 1551, giorno in cui l’ammiraglio genovese Andrea Doria naufragò con la sua flotta a poche miglia dall’isola. Le perdite furono ingenti: perirono più di mille uomini e quasi tutte le navi affondarono. La flotta agli ordini di Andrea Doria si stava dirigendo nella zona compresa tra Monastir e Djerbaer sconfiggere il pirata Dragut, che dettava la propria supremazia su quel tratto di mare, attaccando i galeoni in transito nel Mediterraneo centrale.

Nel 1630 a Giulio Tomasi di Lampedusa venne concesso da Carlo II di Spagna di assumere il titolo di “Principe di Lampedusa”. Nel 1783 una epidemia di peste, arrivata con qualche nave, miete diverse vittime tra la popolazione. Un medico famoso, Antonio Corsi, viene mandato dalla Sicilia per debellare la malattia. Nel giro di un anno l’opera del Corsi viene portata a termine. La storia ufficiale, invece, inizia ai primi del XIX secolo, quando Salvatore Gatt a capo di una colonia di maltesi prese in enfiteusi l’isola dal proprietario, iniziando il rimboschimento per far posto alla coltivazione agricola della terra sino ad allora vergine e ricca di fertilissimo humus, dove vivevano daini, cinghiali, lepri e conigli fra la fitta boscaglia e alberi di alto fusto. Con la colonizzazione borbonica del 1843 inizia la storia moderna del paese quando il capitano Bernardo Maria Sanvisente sbarca nell’isola, dietro ordine di Ferdinando II Re delle due Sicilie, con 120 persone tra cui 90 uomini e 30 donne in maggior parte agricoltori e artigiani. Il Sanvisente, che fu governatore dell’isola, diede impulso alle prime opere pubbliche e fece costruire subito 7 edifici isolati (i cosiddetti 7 palazzi), ma nel contempo iniziò il disboscamento per fare posto a queste e ad altre piccole opere. Si passò da 120 abitanti a più di 2000 nel giro di cinque anni. Fu un grande periodo di prosperità per l’isola, periodo che terminò quando cadde il Regno delle Due Sicilie nel 1860 a seguito della spedizione dei Mille. Raggiunta l’Unità d’Italia, l’arcipelago, seguendo la Sicilia e Napoli, entrò a far parte del Regno d’Italia. Ma il governo se ne scordò fino al 1872 vi fu impiantata una colonia penale di condannati. Nel giugno del 1878 Lampedusa insieme a Linosa, diviene unico Comune.

Nel 1911 Lampedusa - fino ad allora assolutamente selvaggia, lontana e solitaria - viene collegata con la terraferma mediante cavo telegrafico. Durante la seconda guerra mondiale l’Isola si trasforma in roccaforte militare ed è piena di postazioni fisse (tutt’ora esistenti) e mobili di artiglieria leggera e contraerea. Per questo motivo il territorio subisce pesanti bombardamenti. L’attaccamento degli abitanti a questa lingua di terra fu evidente proprio in quel particolare momento sfavorevole. Più volte, infatti, il Governo Italiano invitò i lampedusani ad abbandonare l’isola: ma questi, nonostante i disagi, preferirono restare nelle loro case, fuggendo velocemente nelle numerose grotte ad ogni suono di sirena. Nel 1951 sull’Isola arriva l’elettricità, il telefono arriverà nel 1963. Nel 1968 viene costruito l’aeroporto civile.

Negli ultimi anni, il Comune è stato rivalutato da un punto di vista turistico, ma è stato più volte al centro della cronaca nazionale.

Negli ultimi anni, a parte la finta storia dell'attenzione missilistica del colonnello Gheddafi per Lampedusa, che il 15 aprile 1986, si disse, lanciò a scopo provocatorio due missili SCUD diretti contro obbiettivi americani che caddero ad appena 2 km dalle coste lampedusane, le Pelagie sono state finalmente rivalutate, grazie alla bellezza del mare ed alla loro selvaggia ed affascinante natura. Attualmente l'isola di Lampedusa è balzata alla cronaca perché primo approdo di migliaia di clandestini nord-africani diretti verso l'Europa.

Il territorio comunale è in gran parte sottoposto ad agricoltura (capperi; legumi) e ha un vasto sviluppo costiero, con un gran quantità di grotte, cale e spiagge, la maggior parte incontaminata. Questo ha consentito lo sviluppo del settore del turismo.

Per un certo periodo, nella seconda metà dell'Ottocento, ha avuto una forte spinta il commercio grazie alla scoperta di banchi di spugne, che hanno richiamato commercianti da altri paesi del Mediterraneo; attività che per altro si è aggiunta a quella già fiorente della pesca del pesce azzurro.

Le isole sono collegate via traghetto e via aliscafo alla Sicilia e a Lampedusa si trova l'aeroporto.

Lampedusa e Linosa è il comune con il più basso valore dell'indice ISTAT dei gradi giorno.

Il Comune è stato insignito della Medaglia d’oro al merito civile.

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Giuseppe Tomasi di Lampedusa

Tomasi di lampedusa.jpg

Giuseppe Tomasi di Lampedusa (Palermo, 23 dicembre 1896 – Roma, 23 luglio 1957) è stato uno scrittore italiano.

Scrittore dalla complessa personalità, è stato autore di un unico romanzo: Il Gattopardo. Personaggio molto taciturno e solitario, passò gran parte del suo tempo leggendo e meditando e soleva dire di se stesso: «Ero un ragazzo cui piaceva la solitudine, cui piaceva di più stare con le cose che con le persone».

Don Giuseppe Tomasi, 12° duca di Palma, 11° principe di Lampedusa, barone di Montechiaro, barone della Torretta, Grande di Spagna di prima classe (titoli acquisiti il 25 giugno 1934 alla morte del padre), nacque a Palermo da Giulio Maria Tomasi (1868 - 1934) e da Beatrice Mastrogiovanni Tasca di Cutò (1870 - 1946). Rimasto figlio unico dopo la morte della sorella maggiore Stefania a causa di una difterite (1897), Giuseppe Tomasi fu molto legato alla madre, donna dalla forte personalità che ebbe grande influenza sullo scrittore.

Non lo stesso avvenne col padre, un uomo dal carattere freddo e distaccato. Da bambino studiò nella sua grande casa a Palermo sotto l'insegnamento d'una maestra, della madre (che gl'insegnò il francese) e della nonna che gli leggeva i romanzi di Emilio Salgari. Nel piccolo teatro della casa di Santa Margherita Belice, dove passava lunghe vacanze, assistette per la prima volta ad una rappresentazione dell'Amleto recitato da una compagnia di girovaghi.

A partire dal 1911 Tomasi frequentò il liceo classico a Roma ed in seguito a Palermo. Sempre a Roma nel 1915 s'iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza dove non terminò gli studi; nello stesso anno però venne chiamato alle armi, partecipò alla disfatta di Caporetto e fu fatto prigioniero dagli austriaci.

Rinchiuso in un campo di concentramento ungherese, riuscì a fuggire tornando a piedi in Italia. Dopo le sue dimissioni dall'esercito col grado di tenente, ritornò nella sua casa in Sicilia alternando al riposo qualche viaggio, sempre in compagnia della madre che non lo abbandonava mai, e svolgendo studî sulle letterature straniere. Nel 1925, assieme a Lucio Piccolo, fu a Genova, dove si trattenne circa sei mesi collaborando alla rivista letteraria "Le opere e i giorni".

A Riga, il 24 agosto 1932, sposò la studiosa di psicanalisi Alexandra Wolff Stomersee, detta Licy, di famiglia nobile di origine tedesca. Andarono a vivere con la madre di lui a Palermo, ma ben presto l'incompatibilità di carattere tra le due donne fece tornare Licy in Lettonia. Nel 1934 morì Giulio Tomasi e così Giuseppe ereditò il titolo. Nel 1940 venne richiamato in guerra ma, essendo a capo dell'azienda agricola ereditata, fu presto congedato.

Si rifugiò così con la madre a Capo d'Orlando, dove poi li raggiunse Licy, per sfuggire i pericoli della guerra. Alla morte della madre nel 1946, Tomasi tornò a vivere con la moglie a Palermo. Nel 1953 iniziò a frequentare un gruppo di giovani intellettuali, dei quali facevano parte Francesco Orlando e Gioacchino Lanza Tomasi. Con quest'ultimo instaurò un buon rapporto affettivo tanto da adottarlo qualche anno dopo.

Tomasi di Lampedusa fu spesso ospite presso un suo cugino, il poeta Lucio Piccolo, col quale si recò nel 1954 a San Pellegrino Terme, per assistere ad un convegno letterario cui il cugino era invitato. Lì conobbe Eugenio Montale e Maria Bellonci. Si dice che fu al ritorno da quel viaggio che iniziò a scrivere Il Gattopardo, che ultimò due anni dopo, nel 1956. All'inizio il romanzo non venne preso in considerazione dalle case editrici a cui venne presentato ed i rifiuti riempirono Tomasi di amarezza.

Nel 1957 gli venne diagnosticato un tumore ai polmoni, e morì il 23 luglio. Il romanzo venne pubblicato postumo nel 1958, quando Elena Croce inviò il romanzo a Giorgio Bassani che lo fece pubblicare presso la casa editrice Feltrinelli, rimediando all'impressionante errore di giudizio di Elio Vittorini che, per conto della editrice Einaudi, non s'era a suo tempo accorto di aver letto un assoluto capolavoro della letteratura italiana. Nel 1959 il romanzo vinse il Premio Strega.

Curiosamente, anche Giuseppe Tomasi di Lampedusa morì, come il suo antenato protagonista de Il Gattopardo, in una modesta camera d'albergo a Roma, lontano da casa, in un viaggio intrapreso per cure mediche. La salma verrà inumata il 28 luglio nella tomba di famiglia al cimitero dei Cappuccini di Palermo.

Gli è stato dedicato un asteroide, 14846 Lampedusa.

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