L'unione

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Inviato da murphy 01/04/2009 @ 15:14

Tags : l'unione, partiti politici, politica

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L'Unione

Unione2006.jpg

L'Unione è il nome della coalizione che ha riunito i partiti del centro-sinistra italiano tra il 2005 e il 2008 con leader Romano Prodi. È stata fondata il 10 febbraio 2005 per riunire le forze della sinistra riformista e radicale e del centro, accomunati dall'essere alternativi alla destra e al conservatorismo.

L'Unione si è presentata ufficialmente agli elettori in occasione delle elezioni regionali del 2005, conquistando il governo di 12 delle 14 regioni chiamate al voto, e successivamente alle elezioni politiche del 2006 che hanno portato alla costituzione del Governo Prodi II. Ha rappresentato la prima esperienza politica italiana che ha fatto ricorso alle elezioni primarie per la scelta del proprio leader.

L'8 febbraio 2008, a seguito delle dimissioni del Governo dopo un voto di sfiducia del Senato, la coalizione cessa di esistere, dopo la manifestazione di volontà del Partito Democratico di correre da solo alle elezioni politiche del 2008, con una separazione dai partiti riuniti nella federazione de La Sinistra-l'Arcobaleno.

La base politica della coalizione è costituita da L'Ulivo, accordo fondamentale tra i due partiti maggiori (DS e Margherita) nonché asse riformista della coalizione, che il 14 ottobre 2007 sfocia nella costituzione del Partito Democratico (PD), eleggendo - attraverso elezioni primarie - il suo segretario nazionale in Walter Veltroni.

Contemporaneamente alla costituente del PD, alcune forze socialiste e riformiste della coalizione hanno dato vita ad una costituente sfociata nella nascita del Partito Socialista.

L'8 dicembre 2007 è stato siglato un patto federativo tra i partiti della sinistra radicale (Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Sinistra Democratica, Verdi) che ha dato origine a un soggetto denominato La Sinistra/l'Arcobaleno.

Il 21 gennaio 2008 il partito dei Popolari-UDEUR è uscito dalla coalizione, dopo alcune vicende giudiziarie che hanno coinvolto il suo leader Clemente Mastella, dimessosi contestualmente da ministro della Giustizia. Il 24 gennaio, l'UDEUR e i Liberal Democratici negano la fiducia al Governo Prodi in Senato.

Il primo appuntamento elettorale in cui viene presentato il simbolo dell'Unione sono le elezioni regionali del 2005, mentre il Paese è governato dalla Casa delle Libertà di Silvio Berlusconi: l'appuntamento elettorale si rivela un successo per la coalizione, che risulta vincente in 12 regioni su 14. Il centrosinistra si conferma al governo delle regioni che già aveva conseguito cinque anni prima, in più strappa alla CdL il Piemonte, la Liguria, l'Abruzzo, la Calabria e riesce a prevalere anche in regioni incerte come il Lazio e la Puglia.

L'ipotesi delle primarie per la scelta del leader della coalizione e, dunque, di chi sarebbe stato indicato come Presidente del Consiglio dei Ministri in caso di vittoria alle elezioni politiche del 2006 è a lungo oggetto di discussione fra i partiti che aderiscono alla coalizione. Lanciata inizialmente dallo stesso Romano Prodi allo scopo di garantire al leader un supporto popolare diretto, la proposta venne accantonata subito dopo la schiacciante vittoria dell'Unione alle elezioni regionali.

Tuttavia, la recente nascita della "Federazione dell'Ulivo", che rappresenta la formazione cui idealmente appartiene Romano Prodi (alla quale avevano aderito i DS, la Margherita e lo SDI) va incontro ad un periodo di crisi: lo SDI si allontana dal progetto, mentre la Margherita in un primo momento si oppone alla presentazione di liste unitarie alle elezioni politiche. Così, nell'ipotesi di vedere sfumare il progetto ulivista, nel maggio 2005 lo stesso Prodi rilancia la proposta di svolgere le consultazioni primarie, sul modello americano, per avere un'approvazione popolare.

I responsabili politici dei partiti dell'Unione firmano, l'11 luglio 2005, il "regolamento quadro per le primarie". Con tale atto si dà inizio ai processi che portano allo svolgimento delle prima elezione primaria nazionale mai tentata in Italia, inizialmente prevista per i giorni 8 e 9 ottobre 2005. In seguito si sceglie di rimandare tutto di una settimana e di fissarne la data al 16 ottobre 2005.

Sin dalla prima proposta di tenere elezioni primarie, Fausto Bertinotti, segretario di Rifondazione Comunista, aveva annunciato la sua intenzione di candidarsi in contrapposizione a Romano Prodi. Intenzioni simili erano state manifestate anche da Alfonso Pecoraro Scanio, leader dei Verdi, e da Antonio Di Pietro, presidente di Italia dei Valori. Solo dopo l'ufficializzazione dell'adozione delle primarie da parte dell'Unione anche Clemente Mastella, segretario dei Popolari UDEUR, annuncia la sua candidatura sostenendo di voler presidiare il centro.

Successivamente anche il critico d'arte Vittorio Sgarbi ed il manager Ivan Scalfarotto presentano la loro disponibilità a competere: il primo, però, non può farlo in quanto una regola delle primarie impedisce la candidatura a chi ha fatto parte degli ultimi due governi Berlusconi (Sgarbi ne è stato sottosegretario fino a giugno del 2002). A sorpresa, invece, ed in atteggiamento nettamente curioso rimbalza all'ultimo minuto (15 settembre, termine ultimo per la presentazione) la candidatura di Simona Panzino, che si presenta in veste di prestanome di un candidato "senza volto", un rappresentante dei centri sociali, mostrandosi in pubblico col capo coperto da un passamontagna color arcobaleno.

La parte più consistente della coalizione sostiene, comunque, la candidatura di Romano Prodi: i partiti della Fed (DS, DL, SDI), ma anche i Comunisti Italiani e gruppi indipendenti consumatori, socialdemocratici e socialisti.

Le primarie decretano la vittoria di Romano Prodi con un largo margine di vantaggio (74,1% dei voti), che riceve così l'investitura ufficiale di candidato premier per le elezioni politiche del 2006. Le primarie vengono definite come una grande prova di coinvolgimento democratico degli elettori, vista anche la larga partecipazione di elettori, che supera le aspettative degli organizzatori: si tratta precisamente di 4.311.149 persone che si recano alle urne, con un documento di identità, sottoscrivendo il manifesto dell'Unione e pagando il simbolico contributo di 1 euro.

Votano, per la prima volta in Italia, anche gli immigrati regolari e i ragazzi che avrebbero compiuto 18 anni entro il 13 maggio 2006, cioè maggiorenni entro la fine della legislatura in corso.

Nella giornata delle votazioni piombano, tuttavia, alcune critiche del candidato Mastella che già in precedenza aveva denunciato incongruenze nella dislocazione dei seggi sul territorio. Per queste polemiche, l'UDEUR afferma in un primo momento di voler prestare soltanto un appoggio esterno all'Unione, ma successivamente il partito rientra nell'alleanza e ne sottoscrive il programma elettorale.

Il percorso intrapreso dalla coalizione per la stesura del programma non è privo di polemiche tra le varie forze politiche. Tra i punti del programma che creano maggiori discussioni ci sono le modalità di riconoscimento delle unioni di fatto. Due sono, infatti, le proposte discusse nelle varie conferenze programmatiche: quella proposta da DS, PRC, Verdi, PDCI e Rosa nel Pugno che si rifà al modello francese dei PACS e quella più moderata della Margherita a favore del riconoscimento di certi diritti, ma contraria alla creazione di un nuovo istituto alternativo a quello del matrimonio. Alla fine ha trionfato una mediazione che prevede l'obiettivo di istituire delle "unioni civili" ma non propriamente dei PACS. Restano insoddisfatti Emma Bonino, che abbandona polemicamente la discussione, delusa anche per lo scarso interesse degli altri partiti alla sua proposta di abolizione dei finanziamenti alle scuole private; insoddisfatto - per l'opposto motivo - Clemente Mastella che esprime la sua contrarietà ad una legislazione in materia.

Altro punto di discordia all'interno dell'Unione sono le grandi opere. Tutte le forze politiche sono concordi nel fermare l'iter processuale per la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina e a favore di altri progetti essenziali per i collegamenti con il resto d'Europa quali il Gottardo ed il Brennero. Tuttavia, all'interno del programma non si fa esplicito riferimento alla TAV in Val di Susa e la cosa viene particolarmente criticata da Il Sole 24 ore che parla di "coltre di silenzio" da parte dell'Unione che aveva già evidenziato le sue divisioni sulla Torino-Lione in occasione delle manifestazioni organizzate dalle popolazioni della Val di Susa (vedi NO TAV). Dibattuta la questione tra coloro che la ritengono un'opera essenziale per le comunicazioni tra l'Italia e il resto d'Europa e chi sostiene che sia un'inutile spreco di soldi, oltre che uno scempio dal punto di vista ambientale.

I leader dell'Unione cominciano la campagna elettorale per le elezioni politiche proprio con la presentazione del programma al teatro Eliseo, a Roma, l'11 febbraio. Grande assente alla cerimonia è proprio la Rosa nel Pugno, in polemica col resto dell'alleanza per il mancato riconoscimento di alcune sue proposte nel programma. Nonostante ciò, Enrico Boselli assicura che la Rosa nel pugno sottoscriverà il programma dell'Unione, pur con l'obiettivo di "migliorarlo".

L'eterogeneità della coalizione ed i litigi tra i vari esponenti sono sempre al centro delle critiche degli avversari, ma anche di molti militanti e simpatizzanti del centrosinistra che nell'era di internet esprimono il loro disappunto nei tantissimi forum politici presenti sulla rete. Altri dichiarano, invece, di vedere questi contrasti interni come un valore e la testimonianza della presenza di un dibattito libero e democratico all'interno della coalizione di centrosinistra, in opposizione a quanto avviene in quella di centrodestra.

La coalizione, dopo una campagna elettorale pressante, si presenta alle elezioni del 9 e 10 aprile 2006 e, al termine delle operazioni di scrutinio che danno il risultato incerto fino alla fine, può proclamare la vittoria. Romano Prodi, viste le tendenze degli exit-poll che davano l'Unione in profondo vantaggio, aveva programmato di fare un discorso nel pomeriggio ma, nel corso della giornata, la situazione quasi si ribalta e Prodi rinvia dunque l'annuncio a tarda notte.

Lo scarto, infatti, è di poche decine di migliaia di voti: alla Camera, l'Unione ottiene 19.002.598 voti (49,81%), mentre la Casa delle Libertà si ferma a 18.977.843 voti (49,74%). Il risultato consente, tuttavia, all'Unione di ottenere il premio di maggioranza (così come stabilito nella legge elettorale varata pochi mesi prima) che garantisce stabilità. La stessa situazione non si crea al Senato: qui il centrosinistra ottiene 16.725.077 voti (48,96%) mentre la CdL conquista 17.153.256 voti (50,21%). Computando anche i seggi ottenuti nella circoscrizione Estero e nei collegi uninominali del Trentino-Alto Adige e della Valle d'Aosta, l'Unione raggiunge la risicata maggioranza di 158 seggi contro i 156 del centrodestra.

All'interno della coalizione, è l'Ulivo il primo soggetto politico, che conquista il voto del 31,3% degli elettori: i Democratici di Sinistra sono il primo partito (17,5% al Senato) e la Margherita il secondo (10,7%). A seguire - secondo i risultati della Camera - ci sono Rifondazione Comunista (5,8%), la Rosa nel Pugno (2,6%), i Comunisti Italiani (2,3%), Italia dei Valori (2,3%), i Verdi (2,1%) e l'Udeur (1,4%). Le altre formazioni minori non riescono ad eleggere alcun parlamentare.

All'indomani delle elezioni politiche, si svolgono le elezioni del nuovo presidente della Repubblica, che portano al Quirinale Giorgio Napolitano, sostenuto dall'Unione. Il nuovo Capo dello Stato, il 17 maggio 2006, affida a Prodi l'incarico di formare il nuovo governo. Tra l'altro, per una singolarità degli eventi, Prodi aveva ricevuto il medesimo incarico esattamente dieci anni prima (il 17 maggio 1996).

In quella stessa data si svolge il giuramento dei ministri e il Governo si presenta alle Camere per ottenere la fiducia iniziale. Il primo passo, giorno 19 maggio, è al Senato, dove l'esecutivo ottiene la fiducia con 165 voti favorevoli contro 155: oltre ai senatori eletti nell'Unione, infatti, votano a favore anche tutti i senatori a vita. Il 23 maggio tocca alla Camera dei Deputati, dove la coalizione gode di un'ampia maggioranza che pone il suo sigillo definitivo alla nascita del Governo Prodi con 344 sì e 268 no.

Il sostegno dei senatori a vita, nel corso della legislatura, è più volte oggetto di polemiche da parte dell'opposizione che, in alcune circostanze, accusa il Governo di non possedere una "maggioranza politica".

Il Governo incontra una prima crisi il 21 febbraio 2007, quando al Senato viene bocciata la relazione sulla politica estera (con particolare riferimento alla presenza italiana nelle forze NATO operanti in Afghanistan) presentata dal ministro e vicepremier Massimo D'Alema. La risoluzione della maggioranza ottiene 158 voti favorevoli, mentre il quorum da raggiungere è 160. Ritenendo che tale relazione avesse particolare carattere di indirizzo politico per l'esecutivo, il Presidente del Consiglio Prodi, nella stessa giornata, rassegna le sue dimissioni nelle mani Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Tuttavia, dopo tre giorni e dopo le formali consultazioni politiche, il Capo dello Stato respinge le dimissioni ed invita il Governo a presentarsi alle Camere per verificare la sussistenza del rapporto di fiducia. Contemporaneamente Prodi sottoscrive un patto (contenente 12 punti) con tutti i partiti della coalizione per individuare la base dei principali campi d'azione della nuova fase di governo. La crisi rientra con il voto di fiducia delle camere: il Senato, il 28 febbraio, si esprime con 162 favorevoli e 157 contrari; la Camera, il 2 marzo, chiude la crisi con 342 contro 253.

Nel frattempo, si concretizza la nascita del soggetto politico unitario perseguito da Romano Prodi come unità dei riformisti, al quale danno vita i due principali partiti dell'Unione, i Democratici di Sinistra (DS) e La Margherita (DL) con l'apporto di associazionismo e società civile. Nasce il Partito Democratico, che ripete l'esperienza delle elezioni primarie il 14 ottobre 2007 e individua in Walter Veltroni il suo segretario.

Una seconda crisi è quella che si rivela fatale per il Governo dell'Unione. Il 16 gennaio 2008 il Ministro della Giustizia Clemente Mastella annuncia alla Camera le proprie dimissioni, dopo la disposizione degli arresti domiciliari per la propria consorte accusata di concussione, in un'inchiesta nella quale è coinvolto lo stesso Mastella insieme ad altri esponenti politici dell'UDEUR. Mastella chiede solidarietà alla coalizione, ritenendosi vittima dell'attacco di una parte della Magistratura: in un primo momento annuncia che il suo partito darà "appoggio esterno" al Governo, successivamente ritiene che si sia "rotto" il patto di coalizione assunto davanti agli elettori e chiede il ritorno alle urne, dichiarando che l'UDEUR abbandonava la maggioranza.

Prodi si presenta, dunque, in Parlamento: il 23 gennaio la Camera conferma la fiducia con l'astensione dei deputati dell'UDEUR (326 sì, 275 no) mentre il 24 gennaio il Senato rompe il rapporto di fiducia col Governo con 161 contrari e 156 favorevoli. Ad esprimersi contro sono 2 dei 3 senatori dell'UDEUR, ma anche Lamberto Dini e parte del suo movimento dei Liberal Democratici.

Il Capo dello Stato affida, dunque, un "mandato esplorativo" per verificare le condizioni per la formazione di un nuovo governo (che abbia come obiettivo principale la riforma della legge elettorale) al Presidente del Senato Franco Marini. Marini rimette però il mandato nelle mani del Capo dello Stato non raggiungendo alcuna intesa con il centrodestra e Napolitano indice le elezioni anticipate per il 13-14 aprile 2008.

Le condizioni politiche in atto fanno ritenere conclusa l'esperienza dell'Unione. L'8 febbraio 2008, in un incontro tra PRC, PdCI, Verdi, SD e il Partito Democratico, quest'ultimo annuncia di voler mettere a fuoco la sua "vocazione maggioritaria" e di creare un'alleanza esclusivamente con le forze che aderiranno al proprio programma. Ne deriva una separazione tra la componente riformista e quella radicale, rappresentata dai partiti riuniti nella federazione de La Sinistra-l'Arcobaleno. Nell'evoluzione delle alleanze per la campagna elettorale, il PD statuisce un'alleanza con l'Italia dei Valori e apre le proprie liste alla presenza di candidati radicali, con il presupposto di costituire un gruppo parlamentare unico del Partito Democratico e di siglare un unico programma. Il candidato premier è Walter Veltroni.

Con una lista autonoma, che candida a premier Fausto Bertinotti, si presentano i quattro partiti della Sinistra Arcobaleno. Resta fuori dalle alleanze il Partito Socialista, mentre l'UDEUR guarda a possibili ipotesi di centro.

Il riferimento di punta della coalizione di centro-sinistra sulla rete internet è stato sin dai tempi delle primarie il sito ufficiale dell'unione. Tale sito venne strutturato seguendo la classica impostazione di un blog ovvero: degli articoli redatti dallo staff che periodicamente venivano aggiunti in home page e ordinati cronologicamente. Innovativo era dunque il concetto dei "commenti", ovvero la possibilità per i visitatori di scrivere brevi frasi di commento all'articolo, le quali divenivano disponibili alla lettura di ogni nuovo visitatore. Questa impostazione fu scelta probabilmente per dare un'immagine di democrazia diretta alla coalizione, la quale si faceva promotrice dell'utilizzo delle primarie per permettere al cittadino una più ampia partecipazione.

Dall'estate 2006, durante il periodo del discusso indulto il sito risulta "temporaneamente non disponibile" per manutenzione, tuttavia v'è sempre disponibile e accessibile il Programma di Governo con il quale la coalizione si è presentata agli elettori il 9 e 10 aprile 2006, risultando vincente..

Dati espressi in %.

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Plebiscito per l'unione Lombardo-Piemontese (1848)

Dipinto raffigurante un momento delle Cinque giornate di Milano

Voce principale: Prima guerra di indipendenza italiana.

Il Plebiscito per l'unione Lombardo-Piemontese venne celebrato nel giugno 1848 nelle province del Lombardo-Veneto liberate dalla occupazione austriaca e sancì la fusione con il Regno di Sardegna.

Seguendo temporalmente i fatti di marzo ricordati come le cinque giornate di Milano, venne annunciato il 12 maggio 1848 e completato l'8 giugno con una palese maggioranza a favore dell'annessione (661.002 voti a favore). Il podestà di Milano Gabrio Casati guidò la delegazione che recò i risultati a Carlo Alberto di Savoia, il 10 giugno sul lago di Garda.

I suoi effetti furono, naturalmente, resi nulli dalla successiva ripresa dell'esercito austriaco del feldmaresciallo Radetzky.

Il plebiscito stimolò un intenso dibattito politico sin dal 13 maggio, giorno successivo il suo annuncio, quando i repubblicani pubblicano una protesta contro il plebiscito.

Nei giorni ed anni seguenti presero parte a questo dibattito le principali intelligenze italiane dell'epoca, fra le quali: Carlo Cattaneo, Giuseppe Mazzini, Cesare Cantù, Pietro Borsieri, Vincenzo Gioberti e moltissimi altri.

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Commissario europeo per la Fiscalità e l'Unione Doganale

Il Commissario europeo per la Fiscalità e l'Unione Doganale è un membro della Commissione Europea. L'attuale commissario preposto a tale incarico è l'ungherese László Kovács, in carica dal 22 novembre 2004 al 2009 nell'ambito della Commissione Barroso.

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Repubblicani per l'Unione

Repubblicani per l'Unione era una federazione tra due movimenti poltici nata nel novembre 2005 a Roma dall'alleanza tra i Repubblicani Democratici con Democrazia Repubblicana. L'obiettivo è quello di unificare le forze di area repubblicana presenti ne L'Unione.

La federazione si dotava di un coordinamento nazionale dove venivano prese le decisioni strategiche congiuntamente dagli esponenti dei due gruppi costituenti.

In vista delle elezioni politiche del 2006 i Repubblicani per l'Unione annunciano un patto federativo con Italia dei Valori per riaffermare un'area di democrazia liberale politicamente organizzata e adeguatamente rappresentata in Parlamento.

Grazie a questo accordo, alla Camera dei deputati risulta eletto il leader dei Repubblicani Democratici Giuseppe Ossorio in rappresentanza dei Repubblicani per l'Unione che aderisce al gruppo dell'Italia dei Valori.

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Paesi confinanti con l'Unione europea

Questa è una lista dei paesi confinanti con l'Unione europea sia attualmente sia nel passato (in questo caso, prima del 1992, si tratta di stati confinanti con la Comunità europea), in seguito ad ogni allargamento dei confini dell'UE.

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L'unione liberale

L'Unione Liberale fu un settimanale fondato a Terni e pubblicato per la prima volta il 22 agosto 1880. Trattasi del periodico umbro dell’epoca che ebbe maggiore continuità, rimanendo infatti in vita per ben 46 anni. Il ruolo di Direttore Responsabile fu ricoperto dall’avv. Stefano Lazzari, per quanto concerne invece il suo programma risulta molto indicativo quanto riportato nel numero del 10 ottobre 1880. Vi si legge: “Lo scopo nostro fu quello di riunire in un sol fascio i liberali d’ogni organizzazione per abbattere sino alla radice l’invadente reazione clericale che in ogni parte d’Italia, non meno che fra noi, va estendendo le sue spire per riprendere quella supremazia che ha dovuto cedere alla forza dell’umano progresso”. Una analoga edizione venne quindi fondata a Perugia ed e' attualmente consultabile presso la Biblioteca Augusta del capoluogo umbro.

L'Unione Liberale fu uno dei quotidiani che presero parte ad un'adunanza della stampa umbra svoltasi a Perugia il 28 giugno 1885. L'assemblea, voluta dal direttore de L'Annunziatore Umbro Sabino Virgilio Alterocca, doveva avere lo "scopo di concordare un vero patto di fratellanza a rendere meno arduo e più proficuo il nobilissimo compito che la Stampa si propone”. Vi parteciparono, oltre al quotidiano organizzatore, L’Unione Liberale di Perugia, La Provincia dell'Umbria, Lo Spartaco di Spoleto, L’Unione Liberale di Terni (rappresentata dall’ avv. Stefano Lazzari), Il Topino di Foligno, Il Progresso Agricolo di Foligno e L'Umbria Agricola di Perugia. A questi vanno inoltre aggiunti la Nuova Umbria di Spoleto, Il Municipio di Città di Castello e l’ Obolo del povero di Rocca Sinibalda (aderirono ma senza prendere parte al congresso). Nel corso dell’assemblea furono presentati ed approvati undici punti.

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Source : Wikipedia