L'Osservatore Romano

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Inviato da david 25/02/2009 @ 16:40

Tags : l'osservatore romano, città del vaticano, europa, esteri

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L'Osservatore Romano

L'Osservatore Romano è il periodico ufficiale della Città del Vaticano.

Dà copertura a tutte le attività pubbliche del Papa, pubblica editoriali scritti da esponenti importanti del clero della Chiesa Cattolica, e stampa documenti ufficiali dopo essere stati autorizzati. Vi si riportano i motti «unicuique suum» («a ciascuno il suo») e «non praevalebunt» (da intendersi: « non prevarranno»), entrambi sotto la testata.

La prima edizione del periodico fu pubblicata a Roma in data 1º luglio 1861, pochi mesi dopo la proclamazione del Regno d'Italia (il 17 marzo 1861). Dopo la riduzione dello Stato Pontificio al solo Lazio in seguito alla battaglia di Castelfidardo (1860), il ministro dell'Interno del Vaticano Marcantonio Pacelli (nonno del futuro Pio XII), volle dare vita ad un giornale che difendesse lo Stato Pontificio e i suoi principii.

Il giornale, diretto da due avvocati, il forlivese Nicola Zanchini e il bolognese Giuseppe Bastia, nacque il 1º luglio 1861. Il suo obiettivo principale, come affermava l'articolo 2 del regolamento, era «smascherare e confutare le calunnie che si scagliano contro di Roma e del Pontificato Romano».

L'edizione quotidiana in italiano è pubblicata in serata, con la data del giorno successivo.

L'edizione settimanale in inglese iniziò a essere pubblicata dal 4 aprile 1968. Attualmente, è distribuita in oltre 129 paesi.

Nel 1934 fu fondato il settimanale L'Osservatore Romano della Domenica - poi L'Osservatore della Domenica - supplemento illustrato del quotidiano, che dal 1985 è noto come OR Domenica, inserto tabloid in italiano, di otto pagine domenicali diffuso per lo più in abbonamento postale distinto dall'abbonamento al quotidiano.

Dal 29 ottobre 2007 il nuovo direttore responsabile è Giovanni Maria Vian, professore di filologia patristica all'Università La Sapienza di Roma.

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L'Osservatore della Domenica

L'Osservatore romano della Domenica era il nome originale del periodico settimanale illustrato vaticano fondato il 6 maggio 1934. Dal 1951 cominciò ad uscire con il nome L'Osservatore della Domenica. Nel 1979 esso diviene supplemento domenicale di solo 8 pagine in formato tabloid de L'Osservatore Romano. Nel 1985 l'impostazione grafica del periodico venne aggiornata, e il nome cambiato in OR Domenica. Oggi esso è per lo più venduto tramite abbonamento postale.

I giornalisti e i collaboratori della rivista erano sorvegliati dal regime fascista. Negli anni trenta, la sorveglianza si strinse intorno al fondatore Mario Baldelli, che era ritenuto dai fascisti la causa dell'oppositore al regime del giornale L'Osservatore Romano e della rivista "L'Osservatore Romano della Domenica".

Il settimanale ebbe nei suoi primi anni il costante appoggio del Sostituto della Segreteria di Stato, Mons. Giovanni Battista Montini, futuro Papa Paolo VI.

Nel gennaio del 1947 Enrico Zuppi divenne nominato da Mons.Montini responsabile della periodico, per sostituire Ugo Piazza.

Enrico Zuppi durante i 32 anni in cui operò come direttore, dimostrò le sue grandi capacità di organizzazione, le sue qualità di grafico e di fotografo.

Nel luglio 1979 Zuppi va in pensione, e "L'Osservatore della Domenica" diventa un inserto domenicale di otto pagine, in formato tabloid del quotidiano L'Osservatore Romano. Alla direzione del settimanale si avvicendano prima Raffaele Capomasi e poi Angelo Paoluzi.

Negli ultimi mesi del 1985 la grafica del settimanale viene aggiornata da Giuseppe Planelli. Raffaele Alessandrini diviene responsabile del settimanale, ribattezzato OR Domenica, rievocando in modo abbreviato il nome primigenio voluto da Mario Baldelli.

La veste attuale, semplice, concisa e rigorosamente senza pubblicità, prende avvio nel 1991 in coincidenza con l'ingresso dell'impressione "a freddo" che anche il quotidiano ha adottato, dopo 130 anni di piombo, antimonio e stereotipia. Oltre alle rubriche vaticane, estere e italiane, alle pagine di cultura e di attualità, carattere peculiare dell'inserto domenicale è il Paginone: una sorta di giornale murale in cui predominano gli interventi principali del Papa, o vengono trattate, normalmente in un trittico di articoli questioni d'ordine sociale, etico, politico o culturale sempre e comunque in riferimento al Magistero pontificio.

Negli anni '60, Federico Alessandrini, Vice Direttore de L'Osservatore Romano, intervenne per affermare che L'Osservatore della Domenica non è un organo di stampa ufficiale vaticano.

In una comunicazione dal titolo "La Città del Vaticano e il diritto d'informazione" aveva detto testualmente : " ...il settimanale illustrato L'Osservatore della Domenica, a tipo popolare e con diffusione quasi esclusivamente italiana. Il carattere vaticano di questo ebdomadario è dato particolarmente dalla circostanza che si stampa nella stessa tipografia de L'Osservatore Romano e vi collaborano alcuni redattori del quotidiano, firmando in extenso con i loro nomi e cognomi. Se è spesso arbitrario attribuire un carattere ufficiale a certi scritti de L'Osservatore Romano quotidiano, lo è ancora di più per quanto riguarda l'Osservatore della Domenica".

Valerio De Cesaris: Enrico Zuppi e L'Osservatore della Domenica Roma, Ed. Studium 2002.

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Federico Alessandrini

Federico Alessandrini (Recanati, 5 agosto 1905 – Roma, 2 maggio 1983) è stato un giornalista, saggista e docente italiano di storia italiana.

Il nome di Federico Alessandrini è principalmente legato a L'Osservatore Romano lo storico giornale della Città del Vaticano fondato nel 1861, di cui fu anche vicedirettore per lunghi anni, e alla Sala Stampa Vaticana che diresse dal 1970 al 1976. Fu anzi il primo portavoce ufficiale laico della Santa Sede.Era nato a Recanati (MC) il 5 agosto 1905, ove ebbe residenza fino al 6 gennaio del 1919, quando la sua famiglia si trasferì a Roma. Ultimati gli studi superiori al liceo "Visconti", Alessandrini si iscrisse alla facoltà di medicina. Nell'autunno del 1924 entrò nel circolo romano della Fuci (Federazione Universitaria Cattolica Italiana) del quale era assistente da un anno don Giovanni Battista Montini: il futuro Papa Paolo VI. Nel 1925 Alessandrini, seppure in regola con gli esami, si avvide che la medicina non era la sua strada e si trasferì nella Facoltà di Lettere a lui più congeniale.

Divenuto segretario del circolo fucino Alessandrini, successivamente sostenne incarichi direttivi nella Presidenza nazionale della Federazione. Fu segretario nazionale e condirettore per alcuni anni del periodico “Azione Fucina” dal 1929 al ’34; collaborò attivamente anche alla rivista "Studium". Laureatosi a pieni voti nel 1929, sotto la guida di Vittorio Rossi, discutendo una tesi dedicata a "La fortuna di Alessandro Manzoni nella critica", fu assunto all'Ufficio Stampa dell'Azione Cattolica Italiana ma dopo i fatti del maggio ’31, lo scontro con il regime fascista e lo scioglimento dell'Azione Cattolica, il suo ufficio fu trasferito in Vaticano, in alcuni locali sopra la Tipografia Poliglotta il cui direttore Augusto Ciriaci era anche Presidente nazionale dell'Associazione. Qui Alessandrini si dedicò ad un lavoro di rassegna stampa italiana ed estera, prima per seguire la polemica intercorsa tra Stato e Chiesa e quindi, dal 1934 al 1938, fu anche impegnato in un'intensa, singolare e segretissima, attività giornalistica a stretto contatto con i vertici della Segreteria di Stato che nel frattempo avrebbe assunto anche gli oneri amministrativi dell'Ufficio.

In sostanza l'amplissimo materiale giornalistico disponibile per la rassegna stampa quotidiana, unito anche a notizie di prima mano di fonte diplomatica, fornite naturalmente dai vertici vaticani stessi, consentì ad Alessandrini di confezionare corrispondenze fittizie dalle diverse capitali europee. Testi che, prima di essere inoltrati alla redazione de "L'Avvenire d'Italia" - il quale, a sua volta, provvedeva a trasmetterli per telefono anche ad altre testate cattoliche italiane (quali "L'Italia" di Milano o "Il Nuovo Cittadino" di Genova) venivano passate al vaglio - e, se del caso, corrette - della Segreteria di Stato. Le corrispondenze "da Berlino" erano firmate da Alessandrini con lo pseudonimo di "Renano" (poi "Germanico"). "Da Vienna" e "da Budapest", venivano firmate "Danubiano". Dalla Spagna rivoluzionaria, "Cid". Altri pezzi furono dedicati anche alla Russia sovietica ("Verax", "Viator"). Furono articoli assai notati, soprattutto in Germania, dove "Renano" fu a lungo ricercato dalla Gestapo, senza esito, ovviamente. Solo nel 1938 le spie fasciste, presenti anche in Vaticano, cominciarono a intuire qualcosa della vera natura del lavoro di Alessandrini che all'esterno figurava quale innocuo "addetto stampa" della Tipografia Poliglotta Vaticana.

Nel 1939 Federico Alessandrini fu inquadrato ne L'Osservatore Romano in qualità di redattore e suo primo incarico fu quello di curare i rapporti tra il giornale e la stampa italiana ed estera. Rimase a L'Osservatore Romano fino al 1972 se si eccettua una parentesi di circa quattro anni – dal 1946 al 1950 - allorché essendo entrato in aspettativa d'intesa con i Superiori della Segreteria di Stato Vaticana, assunse la direzione del giornale dell’Azione Cattolica "Il Quotidiano", in certo modo progenitore dell'attuale "Avvenire". È da sottolineare come, nei quattro delicatissimi anni in cui il giornalista marchigiano si trovò ad esserne direttore, l'organo stampa dell'Azione Cattolica mantenne una larga indipendenza di giudizio dalla dirigenza democristiana privilegiando il compito formativo e religioso proprio dell'Azione Cattolica rispetto all'impegno politico vero e proprio. Voleva essere questo anche un modo per sollecitare il partito di De Gasperi ad una azione più coerente con l'ispirazione cristiana nel settore sociale, rifuggendo con ciò anche da ogni forma di collateralismo acritico. Tale atteggiamento, non da tutti compreso, oltre a suscitare perplessità e proteste, talvolta, da parte dello stesso De Gasperi, di cui Alessandrini peraltro era sinceramente amico, fu osteggiato dal Presidente della Gioventù Cattolica Luigi Gedda la cui massima preoccupazione era di segno opposto, tutto proiettato com'era verso l'impegno civico e politico. Allorché alla fine del '49 alcuni mutamenti al vertice dell'Azione Cattolica diedero a Gedda l'autorità di intervenire sulla stampa dell'associazione, Alessandrini fu messo in grado di non poter più dirigere liberamente "Il Quotidiano" e preferì tornare a L'Osservatore Romano, con le mansioni di "aiuto alla direzione".

Alessandrini, che ebbe sempre la fiducia piena della Segreteria di Stato vaticana,e in particolare di personaggi quali Monsignor Giovanni Battista Montini, poi Papa Paolo VI, e Monsignor Domenico Tardini in seguito Cardinale e Segretario di Stato di Papa Giovanni XXIII, divenne vicedirettore de L'Osservatore Romano nel 1961. Si occupò precipuamente di materie politiche estere e italiane, di storia del movimento cattolico. Ma in particolare dedicò attenzione alla "Chiesa del Silenzio" e alle persecuzioni dei cristiani nei Paesi comunisti, essendo egli, tra l'altro, profondo conoscitore dei "classici" marxisti-leninisti (sull'argomento scrisse un saggio dal titolo "I cattolici e il comunismo", Roma, Ed.Cinque Lune, 1945).

Nel 1970 fu nominato direttore della Sala Stampa della Santa Sede, prima a titolo provvisorio, poi nel 1972, distaccandosi definitivamente da "L'Osservatore Romano", a titolo effettivo. Mantenne la carica fino al 1976 quando lasciò il servizio per raggiunti limiti d'età. Conservò un'assidua collaborazione con l'organo vaticano e soprattutto con il settimanale L'Osservatore della Domenica. Non va dimenticato di lui anche lo studio e l'interesse costante per la storia, materia questa che egli insegnò per oltre trent'anni, in istituti religiosi.

Alessandrini morì a Roma il 2 maggio 1983 assistito dai suoi sei figli e dalla moglie Giuseppina Celani con la quale aveva compiuto da pochi mesi il cinquantesimo di matrimonio.

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Città del Vaticano

Città del Vaticano - Bandiera

Lo Stato della Città del Vaticano (in latino Status Civitatis Vaticanæ), comunemente abbreviato in Città del Vaticano o anche semplicemente in Vaticano, è uno Stato indipendente dell'Europa sotto la sovranità della Santa Sede attraverso l'autorità del Papa della Chiesa cattolica che vi esercita i poteri di monarca assoluto.

Enclave del territorio della Repubblica Italiana, è inserito nel tessuto urbano della città di Roma, nei pressi della riva destra del Tevere, sul colle Vaticano e, con una superficie di appena 0,44 km², è il più piccolo Stato indipendente del mondo, sia in termini di popolazione che di estensione territoriale.

Lo Stato della Chiesa, che per circa un millennio si era esteso su buona parte dell'Italia Centrale, costituendo la base territoriale del potere temporale dei Papi, fu definitivamente occupato nel 1870 (il 20 settembre), quando i Bersaglieri del regno d'Italia penetrarono in Roma attraverso la breccia di Porta Pia. L'annessione di Roma al Regno e la proclamazione a sua capitale, significarono la fine del potere temporale. L'allora Papa Pio IX non dette né adesione né consenso all'atto unilaterale dell'Italia, e quindi, nonostante la legge delle Guarentigie intendesse mantenere e garantire la sua indipendenza spirituale e la prosecuzione della sua missione religiosa, egli si considerò prigioniero in Vaticano: nacque così la Questione Romana, che tormentò i rapporti tra Regno d'Italia e Chiesa cattolica per 59 anni. Dopo lunghe trattative diplomatiche, la Questione fu risolta l'11 febbraio 1929, quando i due Alti Contraenti firmarono i Patti Lateranensi, con i quali si riconobbero reciprocamente il carattere di indipendenza e di sovranità. I Patti furono due: un Concordato sui reciproci rapporti e un Trattato, con allegata una Convenzione Finanziaria. Per l'appunto il Trattato Lateranense è l'atto istitutivo dello Stato della Città del Vaticano, con il quale l'Italia riconosce al Papa la piena sovranità e indipendenza sulla sola ed esclusiva parte del territorio della città di Roma compreso nella cerchia delle Mura Leonine, oltre che sulla Piazza San Pietro. Questo territorio, pur estremamente ridotto, è riconosciuto a livello internazionale e assicura così l'indipendenza politico-economica della Santa Sede.

Il cuore della Città del Vaticano è la Piazza San Pietro, nella quale si erge l'omonima basilica, la cui cupola (confidenzialmente chiamata cupolone e cuppolone in romanesco) domina il territorio del piccolo stato.

All'interno delle mura medioevali e rinascimentali che circondano, eccetto piazza San Pietro, l'intera area, si trovano anche il Palazzo del Governatorato e i Giardini Vaticani.

La sovranità territoriale è esercitata su tutto il territorio della Città del Vaticano, mentre su numerosi edifici e aree dentro e vicino a Roma la Santa Sede - ma non lo Stato della Città del Vaticano - gode del privilegio dell'extraterritorialità. Piazza San Pietro, pur ricadendo sotto la sovranità vaticana, è affidata di norma ai poteri della Polizia italiana.

Le leggi vaticane più importanti sono raccolte nel «Codice di norme vaticane» e nei tre volumi contenenti le «Leggi e Disposizioni dello Stato della Città del Vaticano».

L'organo legislativo è la Pontificia commissione per lo Stato della Città del Vaticano, composta esclusivamente da cardinali, di cui uno presidente, tutti di nomina papale.

Tuttavia, le principali azioni di governo sono svolte dal cardinale Segretario di Stato.

Ciò che da sempre ha posto numerosi interrogativi tra giuristi e politici dal 1929 ad oggi, è la natura giuridica dello Stato. Con i Patti Lateranensi, infatti, è nato uno Stato che svolge soltanto il compito necessario alla Santa Sede per l'esercizio della propria attività. La Santa Sede all'art. 24 del Trattato del Laterano, afferma che, anche se soggetto internazionale, rimarrà sempre estranea ai conflitti temporali delle nazioni e ai Congressi relativi, a meno che non venga chiamata in causa per questioni di pace e morali dalle stesse parti. La Santa Sede è il Governo del Vaticano e come tale ne esercita i diritti diplomatici attivi e passivi. Lo Stato della Città del Vaticano e la Santa Sede sono entrambi soggetti sovrani di diritto pubblico internazionale, universalmente riconosciuto e sono indissolubilmente uniti nella persona del Papa, monarca assoluto per via elettiva, che è il Capo dello Stato. Pertanto il Vaticano non ha una vita politica propria, che non sia perfettamente combaciante con l'attività della Santa Sede. Se ne deduce che il Vaticano deve rimanere soggetto alla pienezza assoluta del Pontefice.

Il giurista Arturo Carlo Jemolo afferma che il territorio, per un improbabile colpo di Stato in Vaticano o per l'abbandono definitivo del Papa, tornerebbe ipso jure alla sovranità italiana. Né il Pontefice può cedere parti del territorio dello Stato ad altri Paesi (art. 4), in quanto l'unica autorità a poter esercitare la sovranità sul territorio è la Santa Sede.

La Città del Vaticano presenta una forma di governo teocratica, ovvero è governata esclusivamente da un apparato ecclesiastico. Inoltre lo Stato è una forma di Stato patrimoniale: in pratica non esiste la proprietà privata all'interno della Città del Vaticano e tutti gli immobili sono di proprietà della Santa Sede.

La cittadinanza vaticana spetta ai cardinali residenti in Vaticano e a Roma, ai residenti stabili in Vaticano per ragioni di carica, dignità o impiego (solo per la durata della carica) e a coloro cui sia concesso dal Pontefice, coniugi e figli di cittadini. Tuttavia la cittadinanza vaticana si perde quando gli interessati vengono a perdere inevitabilmente uno di questi presupposti (rimanendo con la sola cittadinanza d'origine, che non si perde quando si acquisisce quella vaticana): se ne deduce che il popolo è temporaneo, in quanto coincidente con la popolazione.

Lo Stato della Città del Vaticano è dotato di un proprio esercito costituito dal Corpo della Guardia Svizzera Pontificia, avente rango di Reggimento, e di un corpo di polizia denominato Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano.

Alla data del 4 novembre 2008 la Santa Sede intratteneva rapporti diplomatici bilaterali con 177 Paesi del Mondo. La rete diplomatica della Santa Sede si è notevolmente al­largata negli ultimi decenni. Nel 1978, quando salì al soglio pontificio Giovanni Paolo II, i Paesi con cui la Santa Se­de intratteneva pieni rapporti diplomatici erano 84. Alla fine del pontificato wojtyliano erano passati a 174.

Con papa Benedetto XVI se ne sono aggiunti altri tre: Montenegro, Emirati Arabi Uniti e Botswana. Oggi quin­di sono diventati 177, cui vanno aggiunti la Fe­derazione russa e l’OLP con cui ci sono relazio­ni diplomatiche di natura speciale. Un caso particola­re è quello di Taiwan, dove la Santa Sede dal 1979 fa risiedere non più un nun­zio, ma un sempli­ce «incaricato d’af­fari ad interim». La Santa Se­de ha poi relazioni con il Sovrano Militare Ordine di Malta.

Oggi la Santa Sede mantiene osservatori per­manenti presso varie organizzazioni internazionali e regionali: le sedi ONU di New York e Ginevra, la FAO, l’OSCE, il WTO, l’UE, la Lega Araba e l’Unione Africana.

La Città del Vaticano si estende su 44 ettari di terreno. Ha 791 residenti di cui 565 cittadini (stima a ottobre 2008).

All'origine delle risorse economiche dello SCV, si colloca la convenzione finanziaria del 1929. In essa, lo Stato italiano riconoscendosi debitore alla Santa Sede per essersi annesso l'antico Stato della Chiesa, versava alla stessa, a titolo di indennizzo, importanti somme sia in contanti sia in titoli del debito pubblico. A partire dunque (in buona parte, ma non certo esclusivamente) da questo capitale iniziale, l'economia del piccolo Stato si basa quasi esclusivamente sugli investimenti internazionali, mobili e immobili, dalle offerte dei fedeli, sul patrimonio esistente e sulle rendite, sulle rimesse dalle diocesi sparse nel mondo. Queste sono 4649, riunite in 110 Conferenze Episcopali.

Il bilancio è gestito dall'ente Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA) attualmente (2008) guidata dal cardinale Attilio Nicora, e controllato dalla Prefettura per gli Affari economici, attualmente (2008) guidata dall'arcivescovo Velasio De Paolis C.S. Questa istituzione ha inoltre il compito di controllare i bilanci dell'Istituto per le Opere di Religione (IOR), meglio conosciuto come Banca Vaticana.

Fra i compiti dell'APSA c'è anche quello di coniare moneta. Nel 1998 l'Unione europea ha autorizzato l'APSA ad emettere 670 mila euro l'anno. Le emissioni di moneta hanno carattere prevalentemente numismatico, e sono destinate soprattutto ad essere vendute ai collezionisti. Allo stesso modo, le emissioni di francobolli (effettivamente e pienamente validi per affrancare corrispondenza in partenza dallo SCV) sono destinate in larga misura al mercato filatelico.

Infine, va ricordato che nel bilancio pubblicato dall'APSA non figurano le uscite relative ai costi di gestione di alcune strutture gestite direttamente dal Vaticano, come le università pontificie ed ospedali come il Policlinico Gemelli ed il Bambin Gesù di Roma, ma figurano le entrate dell'Obolo di San Pietro, ossia le donazioni che i fedeli sparsi nel mondo offrono al Papa per le molteplici necessità della Chiesa Universale e per le opere di carità in favore dei più bisognosi, entrate che vengono pubblicate annualmente tramite un Comunicato del Consiglio di cardinali per lo studio dei problemi organizzativi ed economici della Santa Sede. Il gettito 2007 è ammontato a 79.837.843 Dollari USA pari a circa 50 milioni di euro, di cui 14.309.400 $ versati da un anonimo donatore.

La Città del Vaticano è fra i paesi che non hanno né firmato né ratificato il Protocollo di Kyōto; è però il primo Stato a impatto serra zero.

Molti sono stati nel tempo gli artisti e gli architetti che ricevettero dai diversi Papi succedutisi sulla cattedra di Pietro - primo Papa della storia - l'incarico di fornire la loro opera negli edifici vaticani.

Alla stessa basilica che ancor oggi simboleggia il centro della cristianità, lavorarono tra gli altri artisti quali Bramante e il Pinturicchio , Michelangelo e Bernini con i suoi allievi.

Quella che è ancor oggi la residenza del Papa, vale a dire il complesso dei Palazzi Vaticani, racchiude un inestimabile valore storico ed artistico: si tratta di un insieme di edifici che complessivamente contano oltre mille stanze, nel quale trovano sede anche alcuni dicasteri pontifici (come, ad esempio, la Dataria Apostolica e la cancelleria), ma anche musei e la Biblioteca Apostolica Vaticana, in cui sono custoditi una collezione di antichi manoscritti e oltre un milione di volumi rilegati.

Meta prediletta nelle visite di pellegrini e turisti sono le parti più famose dei palazzi pontifici, tra le quali spiccano la Cappella Sistina con gli affreschi di Michelangelo, le stanze e le logge vaticane elegantemente affrescate da Raffaello, e gli appartamenti papali, ricchissimi di altre opere d'arte come gli affreschi del Beato Angelico.

Infine, nei Musei Vaticani sono ospitati il Museo Gregoriano Egizio ed etrusco, il Museo Pio-Clementino, il Museo Chiaramonti e la Pinacoteca vaticana.

Il monumento più famoso del Vaticano è sicuramente la basilica di San Pietro, coronata dalla Cupola di Michelangelo, imponente sulla grandissima Piazza racchiusa nel mirabile Colonnato del Bernini, dove la domenica e in altre ricorrenze si affollano i fedeli cattolici per ascoltare il Papa.

Il Vaticano è, inoltre, l'unico stato al mondo ad essere stato dichiarato per intero patrimonio dell'umanità dall'UNESCO, unitamente alle altre proprietà extraterritoriali della Santa Sede nel centro storico di Roma.

Un episodio del telefilm italiano Don Matteo 4, dal titolo Delitto in biblioteca, è ambientato in gran parte nella Città del Vaticano. Infatti, in quell'episodio i protagonisti si recano nella Città del Vaticano per risolvere un complicato giallo.

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Barbara Frale

Barbara Frale (Viterbo, 1970) è una storica italiana.

Ha conseguito il dottorato in Storia della società europea presso l'università "Ca' Foscari" di Venezia, sviluppando ricerche sul processo ai Cavalieri templari.

Lavora presso l'Archivio Segreto Vaticano e la Scuola Vaticana di paleografia, diplomatica e archivistica dove tiene seminari di storia del papato e della curia.

È citata anche da Umberto Eco in una sua bustina di Minerva sull'argomento di cui si occupa, cioè i templari, in occasione dell'uscita del suo libro più recente.

Tra le sue ultime scoperte, va segnalato un importante articolo che ha pubblicato su L'Osservatore Romano in data 21 agosto 2008, nel quale si sostiene che "le carte originali del processo ai Templari rinvenute nell'Archivio Segreto Vaticano dimostrano l'infondatezza delle accuse di eresia" .

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Alfredo Cattabiani

Alfredo Cattabiani (Torino, 26 maggio 1937 – Santa Marinella, 18 maggio 2003) è stato uno scrittore e giornalista italiano.

Nacque da Leonildo, musicista, e Anna Maria Borletto, maestra sarta. Studiò dalla prima elementare alla terza liceo all'Istituto Sociale dei Padri Gesuiti e si laureò con Luigi Firpo alla facoltà di Scienze politiche con una tesi sul pensiero politico del conte Joseph de Maistre.

Determinante per la sua formazione spirituale e politica fu l'incontro con scrittori come Mircea Eliade, Augusto del Noce, Simone Weil, René Guénon, Joseph de Maistre. Ma non meno determinante è l'aver vissuto in una Torino la cui temperie culturale Cattabiani percepiva egemonizzata «dalle contraddizioni totalitarie della cultura marxista-leninista» e dall'«intolleranza di quelle neo-illuminista e neo-positivista». Nel 1962 fondò a Torino, con altri amici che gravitavano intorno ad Augusto del Noce, le Edizioni dell'Albero, per opporsi a quello che riteneva essere il monopolio della cultura allora dominante. Contemporaneamente collaborò a quotidiani e riviste letterarie e pubblicò un'antologia degli scritti politici di Georges Bernanos con un ampio saggio introduttivo.

Nel 1965 è relatore al convegno dell'Hotel Parco dei Principi sulla guerra rivoluzionaria.

Nel 1966 assunse la direzione editoriale della casa editrice Borla di Torino dove restò fino al 1969 creando nuove collane fra cui "Documenti di cultura moderna", a cura di Augusto del Noce ed Elémire Zolla, dove pubblicò autori allora "dimenticati" come Hans Sedlmayr, Abraham Joshua Heschel, Simone Weil, Mircea Eliade o Chogyam Trungpa.

Nel 1969 si trasferì a Milano dove Edilio Rusconi gli affidò la direzione editoriale della neonata Rusconi Libri che in breve tempo s'impose sul mercato con opere letterarie quali Il Signore degli anelli di J.R.R. Tolkien, Difesa della luna di Guido Ceronetti, che segnò l'esordio dello scrittore, Il flauto e il tappeto di Cristina Campo, poi ripubblicato con grande successo da Adelphi negli anni Ottanta col titolo Gli imperdonabili, Heliopolis e Eumeswil di Ernst Jünger e Il quinto evangelio di Mario Pomilio.

Ma è soprattutto nelle collane saggistiche che la Rusconi, sotto la direzione di Cattabiani, propose una cultura di ispirazione metafisica e sapienziale con autori come il teologo Urs von Balthasar, il filosofo Augusto del Noce, di cui pubblicò Il suicidio della rivoluzione e Il cattolico comunista, gli storici delle religioni Mircea Eliade, Seyyed Hossein Nasr, Ananda Coomaraswamy, René Guénon, l'etno-musicologo Marius Schneider, lo storico dell'arte Hans Sedlmayr, il biologo Giuseppe Sermonti, Simone Weil, Abraham Heschel, Seyyed Hossein Nasr, Titus Burckhardt, Fausto Gianfranceschi. A sua volta Giuseppe Prezzolini iniziò l'ultima sua intensa attività come scrittore pubblicando vari libri presso la Rusconi, dal Manifesto dei conservatori alla ormai celeberrima antologia della "Voce". Vennnero anche riproposti classici del pensiero tradizionale, da Joseph de Maistre a Pavel Florenskji a Donoso Cortes.

Cattabiani impostò anche una fortunata collana musicale diretta da Piero Buscaroli e Paolo Isotta e un'altra di classici di filosofia, diretta da Vittorio Mathieu, Giovanni Reale, Giovanni Santinello e Adriano Bausola, che continua ancora oggi presso la Bompiani col nuovo titolo di "Il pensiero occidentale" e ha pubblicato con successo commerciale i classici da Platone a Plotino, da Filone d'Alessandria a Dionigi Areopagita a Maestro Eckart.

Contemporaneamente tradusse opere di Simone Weil, Jules Barbey d'Aurevilly, Pierre Drieu La Rochelle; e collaborò alle pagine culturali di vari giornali.

Nel 1979 abbandonò l'editoria e cambiò professione: si trasferì a Roma, dove divenne giornalista professionista dirigendo fino all'autunno del 1981 le pagine culturali e degli spettacoli del Settimanale e collaborando contemporaneamente alle terza pagina de Il Tempo, curata da Fausto Gianfranceschi.

Con la chiusura del Settimanale lasciò il giornalismo attivo, limitandosi soltanto a collaborazioni a quotidiani e settimanali, preferendo rimanere indipendente da qualunque partito ed orientamento politico.

Cominciò allora a ideare e condurre programmi radiofonici per la Rai e nello stesso tempo a scrivere vari libri sugli argomenti di cui fu studioso: storia delle religioni, tradizioni popolari e simbolismo. Esordì con una raccolta di racconti, Bestiario, con protagonisti animali reali, simboli e incarnazioni di "energie cosmiche", e con un dialogo filosofico e teologico su alcune piante, Erbario, ambientato sull'isola Bisentina del lago di Bolsena.

Nel 2001 pubblicò una raccolta di alcuni suoi racconti-dialoghi sugli animali scritti tra il 1983 e il 2001 con cui vinse il premio Basilicata per la narrativa.

Nel 1991 si trasferì in una casa medievale del quartiere San Pellegrino a Viterbo. Dopo dieci anni, nel 2001, scelse come nuova residenza una cittadina sul litorale laziale, Santa Marinella. Visse con la moglie Marina Cepeda Fuentes, di origine spagnola, anche lei nota come conduttrice radiofonica e studiosa di tradizioni popolari.

Ha curato un'antologia di scritti politici di Georges Bernanos (Bernanos, Volpe 1964), traducendola e scrivendo anche un saggio introduttivo; Le serate di San Pietroburgo (Rusconi 1972) con un suo saggio introduttivo; un'antologia del pensiero di Joseph de Maistre, Breviario della tradizione (Edizioni Il Cerchio 2000) con un saggio introduttivo.

Ha tradotto di Pierre Drieu La Rochelle Racconto segreto (Longanesi, 1965) con un saggio introduttivo di Carlo Bo; Piccoli borghesi (Longanesi 1969), Che strano viaggio (Rusconi, 1971) con un suo saggio introduttivo; di Jules Barbey d'Aurévilly Le diaboliche (Rusconi 1977) insieme con Anna Rosso, con un suo saggio introduttivo; di Simone Weil L'amore di Dio (Borla 1979) insieme con Giulia Bissaca, con un saggio introduttivo di Augusto del Noce; di Antonio Rosmini Frammenti di una storia della empietà(con una nota di Marco Albertazzi, La Finestra editrice, 2002); Arte della prudenza di Baltasar Gracièn (ancora inedito), con un suo saggio introduttivo.

Centinaia di articoli sono sparsi in vari quotidiani e periodici fra cui Il Tempo (dal 1963), "Il Nostro Tempo" (dal 1966 al 1970 e poi dal 1998), L'Osservatore Romano (dal 1966 al 1970); "Il Settimanale" (dal 1974 al 1981), "Il Sabato" (dal 1988 al 1991); "L'Italia settimanale" (dal 1993 al 1995), "Lo Stato" (dal 1997 al 1998), Il Giornale (dal 1994), Avvenire (dal 1999), Il Sole 24 Ore (dal 2002).

Ha lasciato decine di scritti inediti fra cui il volume sugli animali terrestri, miti e leggende, intitolato "Terrario" da pubblicare con la Mondadori.

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Source : Wikipedia