Kiev

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Inviato da murphy 06/03/2009 @ 12:10

Tags : kiev, ucraina, europa, esteri

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Rus' di Kiev

L'amministrazione della giustizia nella Rus' di Kiev in un quadro di Ivan Bilibin.

La Rus' di Kiev (Киевская Русь, Kievskaja Rus') fu un'entità statale sorta verso la fine del IX secolo in parte del territorio della odierna Russia occidentale, Ucraina occidentale e Bielorussia, considerata il più antico stato organizzato slavo-orientale.

Lo stato della Rus' di Kiev nasce verso la fine del IX secolo lungo le sponde del fiume Dnepr, come risultato dello stanziamento, avvenuto a partire dal secolo precedente, di alcune tribù variaghe (normanne), chiamate Rus', in alcune zone dell'Europa nordorientale abitate da tribù slave, finniche e lituane. Verso l'anno 880 dei Rus', capitanati (secondo il Manoscritto Nestoriano, principale cronaca russa riferita a quegli anni) da Rjurik, prendono il potere sull'intera zona, spostando il centro della loro attività a Kiev, allora importantissimo centro commerciale sulla via per Costantinopoli.

La successiva storia kievana può essere suddivisa in tre periodi, ciascuno della durata di alcuni decenni o più: il primo, dall'880 al 980, contraddistinto dall'ascesa prepotente dello stato kievano sullo scacchiere esteuropeo del tempo; il secondo, dal 980 al 1054, corrispondente all'incirca ai regni dei principi Vladimiro il Santo e Jaroslav I il Saggio, nella quale la Rus' raggiunse l'acme della sua potenza; un terzo periodo, che si suole far partire dal 1054, caratterizzato dal lento declino, principalmente a causa dei gravi problemi di successione al trono.

Non esiste una data precisa riguardo alla fine della Rus' kievana; alcune date importanti sono il 1169, quando il principe Andrej Bogoljubskij, che aveva già trasferito la capitale dello stato a Vladimir, saccheggiò Kiev, e il 1240, quando Kiev venne rasa al suolo dai Mongoli, che cominciavano in quegli anni il lungo periodo di pesante ingerenza negli affari interni russi.

L'inizio della storia dello stato russo kievano è nebuloso, e su di esso sono state formulate negli anni varie ipotesi. Una delle principali fonti storiche alle quali si è attinto per la ricostruzione delle vicende è il Manoscritto Nestoriano, conosciuto anche come Cronaca di Nestore o Cronaca degli anni passati, documento scritto da Nestor di Pečerska nel primo quarto del XII secolo e riferito agli eventi fra l'850 e il 1100. Sono state tuttavia sollevate decise obiezioni ai racconti degli avvenimenti come descritti nella cronaca di Nestore; in particolare, secondo alcuni la Cronaca Nestoriana sarebbe paragonabile ad un mito relativo alla fondazione dello stato russo, analogo nelle sue linee generali alla leggenda della fondazione di Roma da parte di Romolo e Remo.

Il termine Rus' deriva da una parola di probabile origine normanna che significava in origine uomo del timone. Le più antiche testimonianze del nome Rus, ma nella variante Rhos, sono presenti negli Annales Bertiniani, del IX secolo, e nel De administrando Imperio dell'imperatore bizantino Costantino VII Porfirogenito, scritto intorno al 950, in cui si dà notizia di popolazioni svedesi indicate con il nome di variaghi, una tribù dei quali si dà il nome di Rhos. L'origine normanna dello stato kievano (ipotesi normanna) fu postulata per la prima volta da alcuni storici tedeschi del XVIII secolo, che si basavano essenzialmente su quanto esposto nella cronaca nestoriana; in questo periodo di tempo è stata tuttavia contestata da alcuni storici, prevalentemente russi, che descrivevano la Rus' di Kiev come uno stato eminentemente slavo.

La Cronaca di Nestore cita le discordie insorte negli anni fra l'859 e l'862 fra le tribù finniche e slave stanziate nelle regioni intorno ai laghi dei Ciudi, Ilmen e Beloozero e alcuni gruppi di Variaghi (o Varjaghi), chiamati per l'appunto Rus' che, provenienti presumibilmente dall'Europa nordoccidentale, si stanziarono nella zona compresa fra il lago Ladoga e il corso dello Dnepr nell'VIII secolo, dando origine ad una presunta entità statuale chiamata Khaganato di Rus'; una data certa della loro presenza in Russia è l'anno 861, quando arrivarono ad attaccare l'impero bizantino.

Sempre secondo la cronaca, Sineo (Sineus) e Truvor morirono non molto tempo dopo, lasciando Rjurik (chiamato anche Rurik) sovrano di tutta la terra dei Rus'; a lui viene dunque attribuita la fondazione del primo stato organizzato degli Slavi orientali (con il termine rjurikidi, cioè della dinastia di Rjurik, verranno indicati i sovrani delle terre dei Rus' fino all'avvento dei Romanov nel 1613).

Secondo la Cronaca, Rjurik morì nell'879 o nell'882, lasciando il potere a Oleg reggente in nome di suo figlio Igor. Oleg, intorno all'882, prese possesso di Kiev uccidendo Askold e Dir, membri del seguito di Rjurik e leggendari principi della città fin dall'anno 862; Oleg dichiarò la città madre di tutte le città della Rus', segnando convenzionalmente la nascita dello stato della Rus' kievana.

Va sottolineato che la figura di Rjurik è stata messa da più parti messa in dubbio in quanto giudicata leggendaria, facendo presente che nessuna fonte kievana precedente alla Cronaca (che è della prima metà del XII secolo) fa cenno di un governante chiamato Rjurik.

Alla morte di Rjurik, quindi all'incirca intorno all'880, il potere passò a Oleg, reggente in nome del presunto figlio di Rjurik, Igor', che terrà il potere fino al 913.

Oleg, con il sostegno dei suoi seguaci (la sua družina), estese i suoi domini ai danni di alcune tribù slave che vivevano nei pressi, come i drevliani e i poliani; alcune di queste (come i drevliani) opposero una strenua resistenza, mentre altre vennero sottomesse e sottoposte al tributo più facilmente, o addirittura scelsero esse stesse di pagare tributi a Kiev e allearsi con essa, senza tuttavia riconoscerne la supremazia assoluta. Negli ultimi anni del suo regno, l'esercito della Rus' tentò addirittura un attacco diretto a Costantinopoli, il primo di una serie piuttosto lunga, che a quanto pare fu coronato da successo tanto da portare ad un vantaggioso accordo commerciale nel 911.

Nei primi decenni di storia della Rus' il potere statale sulle zone conquistate era piuttosto labile, tanto che parecchi dei primi sovrani dovettero ripetere, in una certa misura, le imprese compiute dai sovrani precedenti. Il successore di Oleg, Igor', prese il potere nel 913; oltre che nuovamente contro Bisanzio nel 941, tornò anche ad affrontare i drevliani (dai quali fu ucciso nel 945). Nei tre decenni del suo governo lo stato della Rus' si trovò tuttavia ad affrontare anche altri nemici, del tutto nuovi: intorno al 915, secondo la cronaca nestoriana, comparvero i temibili nomadi peceneghi, che avrebbero rappresentato una minaccia per parecchi decenni a venire.

Nel 945, ad Igor' succedette la sua vedova, Olga, reggente in nome del figlio Svjatoslav ancora in fasce. Il suo regno vide nuovamente combattimenti dei kievani contro i drevliani, oltre ad una politica finalizzata a tenere alta l'autorità di Kiev fra le altre tribù slave orientali. Alcuni anni dopo la sua incoronazione, Olga si convertì al cristianesimo, senza tuttavia portare alla conversione del suo popolo che rimase fedele ai culti pagani.

Nell'anno 962 ad Ol'ga succedette il figlio Svjatoslav, il primo sovrano della rus' con un nome slavo; i dieci anni del suo regno (morì nel 972) furono quelli in cui lo stato della Rus' kievana consolidò la sua struttura e il suo ruolo nell'Europa orientale. La politica espansionistica di Svjatoslav cominciò nel 964, quando intraprese, alla testa del suo esercito, una serie di campagne nelle terre ad est della Rus': sottomise i vjatiči, una tribù slava orientale precedentemente assoggettata dalla Khazaria, successivamente scese lungo la Oka sottomettendo le tribù ugro-finniche della zona (merja, meščëra, murom) e, sempre percorrendo il Volga, raggiunse Bolgary (o Bolğar), la capitale dei bulgari del Volga, saccheggiandola.

L'esercito di Svjatoslav (correva il 965) decise a questo punto di rivolgere le sue attenzioni alla Khazaria, un potente stato fondato circa tre secoli prima nella zona compresa fra il basso Volga e il mar Nero e che alcuni decenni prima, con il suo ruolo egemone nella regione, creò condizioni di stabilità politica che avrebbero facilitato la crescita della neonata Rus' di Kiev. Nell'arco di due anni Svjatoslav inferse durissimi colpi allo stato khazaro, mettendone a sacco la capitale Itil' e prendendo possesso di importanti città e fortezze dal Caucaso alle coste del mar Nero.

Queste campagne, coronate da successo, ebbero da un lato il merito di unificare le tribù slave orientali oltre che di assicurarsi il controllo sull'intero corso del Volga, antica e importantissima arteria commerciale che garantiva il collegamento con i paesi rivieraschi del mar Caspio. D'altro canto, però, indebolendo il vicino khazaro, lasciò campo aperto alle orde provenienti dalle steppe centroasiatiche, come i già citati peceneghi che, approfittando delle frontiere poco controllate, lanciarono durissimi attacchi alla Rus' arrivando addirittura ad assediare Kiev nel 969.

Svjatoslav intraprese, nel 968, un'altra importante campagna militare, diretta questa volta a sudovest: dietro invito dell'imperatore bizantino Niceforo Foca, attaccò i Bulgari stanziati nel bacino del Danubio, sconfiggendoli e facendo prigioniero il loro sovrano Boris II. I successi militari di quegli anni misero sull'avviso i bizantini, ormai consci della potenza militare dei loro vicini settentrionali; attaccati nei Balcani, i Rus' reagirono conquistando le città di Filippopoli (l'odierna Plovdiv, in Bulgaria) e minacciando Adrianopoli (odierna Edirne, in Turchia) e Costantinopoli. La reazione dei bizantini, comandati da Giovanni I Zimisce, portò ad alterne vicende belliche, risolte nel 971 in favore dei bizantini che estromiseo i Rus' dai Balcani. Sulla via del ritorno, Svjatoslav trovò la morte ad opera di un piccolo contingente di peceneghi.

Durante le sue lunghe assenze, Svjatoslav, in seguito alla morte della madre Olga nel 969, aveva diviso i compiti di amministrazione dello Stato fra i suoi tre figli: il primogenito Jaropolk ottenne il controllo della zona di Kiev, il secondogenito Oleg venne incaricato di controllare il territorio dei drevliani mentre il terzogenito Vladimir ottenne Novgorod. Alla morte del padre scoppiò una lotta fratricida; vincitore sembrò dapprima Jaropolk, che, caduto in battaglia Oleg, sconfisse Vladimir venendo incoronato principe regnando fino al 980. Vladimir, fuggito all'estero, rientrò dopo alcuni anni, intorno al 980, sconfiggendo il fratello maggiore e diventando nuovo principe di Kiev.

La Rus' sotto Vladimir vide una ulteriore stabilizzazione del suo potere e della sua influenza, minata dagli anni di guerra civile fra Vladimir e i suoi fratelli. Conquistò il territorio della tribù baltica degli iatvingi, raggiungendo lo sbocco sul mar Baltico; dalla parte opposta del suo regno, compì numerose spedizioni contro i peceneghi, mentre espanse a sudovest i suoi domini nella Galizia, a danno dei polacchi. Fu solo sotto Vladimir che la Rus' divenne uno stato realmente unitario, dato che precedentemente era più che altro una unione (piuttosto labile) di popolazione tributarie. Vladimir fece popolare da coloni russi le zone di recente conquista, costruendo numerose città e fortezze e proteggendo le frontiere; diede, inoltre, una forma definitiva alla rudimentale organizzazione amministrativa abbozzata alcuni decenni prima da sua nonna Olga. Divise il regno della Rus' fra i suoi figli, responsabilizzandoli riguardo alla riscossione dei tributi e al mantenimento dell'ordine pubblico nel territorio di loro competenza.

La scelta di Vladimir di aderire alla religione cristiana viene descritta nella Cronaca di Nestore come il risultato di una accurata ricerca di carattere spirituale e culturale. Vladimir incontrò rappresentanti delle tre maggiori religioni monoteistiche, inviando al contempo delegati presso le loro capitali per ulteriori indagini; gli inviati a Costantinopoli tornarono entusiasti della cristianità bizantina, conquistati dai loro riti e dalle architetture religiose (in particolare la cattedrale di Hagia Sophia), portando così alla scelta di Vladimir. Sembra inoltre che Vladimir abbia rifiutato la religione ebraica perché espressione della fede di un popolo sconfitto e senza stato, mentre quella islamica perché proibiva il consumo di alcol, con le celebri parole «bere è la gioia dei russi».

Fu durante il regno di Vladimir che la Rus' abbracciò il cristianesimo; quest'atto, di natura essenzialmente politica, valse a Vladimir, la canonizzazione e l'appellativo di il santo. La grande massa del popolo della Rus' kievana abbracciò la fede cristiana in seguito all'influenza bizantina, all'incirca intorno all'anno 988, anche in considerazione del fatto che tutte le principali popolazioni dell'Europa orientale si erano già convertite al cristianesimo. I rapporti con Bisanzio e con la religione cristiana erano però di più lunga data, anche se prima di quell'anno non arrivarono mai a coinvolgere il popolo ma restarono chiusi entro stretti circoli. Sembra che già nell'867 fosse stata creata una diocesi russa della Chiesa bizantina; risale invece agli anni intorno al 955, come già accennato, la conversione di Olga.

Le motivazioni della conversione alla fede cristiana, nonostante quanto riportato nella cronaca nestoriana, appaiono essenzialmente di ordine pratico. La Rus' si trovava all'epoca ad un crocevia di popoli e culture, essendo confinante (o avendo contatti) con i bulgari del Volga musulmani, con i khazari ebrei e con i bizantini cristiani (all'epoca non si era ancora verificata la separazione fra cattolici e ortodossi, datata 1054); la scelta di aderire ad una particolare delle tre confessioni monoteiste aveva importantissime ripercussioni politiche e culturali, e all'epoca la cristiana Bisanzio era il vicino più potente e prestigioso.

Sembra che la ragione della conversione di Vladimir fosse il desiderio di ottenere la mano della principessa Anna, figlia dell'imperatore Basilio II, da questi promessa in sposa (nel 987) a Vladimir in cambio di un aiuto militare per domare delle rivolte interne. Il matrimonio di Anna con un barbaro pagano sarebbe andato contro le regole del diritto imperiale e Vladimir, desideroso di unirsi in matrimonio con lei, avrebbe organizzato una conversione di massa dei rus' kievani nelle acque del Dnepr. Lo stato di Kiev divenne una metropoli il cui patriarca veniva designato da Costantinopoli.

La conversione dei Rus' alla religione cristiana dei bizantini contribuì a far entrare il loro stato nell'orbita del grande impero bizantino, estraniandoli nel contempo dall'Occidente che sarebbe successivamente diventato cattolico. Gli anni immediatamente successivi alla conversione furono per lo stato kievano un periodo di grosso avanzamento dal punto di vista artistico e culturale, stimolato dall'apporto dei numerosi greci che si erano stabiliti a Kiev come seguito della principessa Anna. La nuova metropolia adottò come lingua liturgica lo slavo ecclesiastico, scritto in un alfabeto cirillico arcaico derivante dall'alfabeto glagolitico, il cui utilizzo portò due importanti conseguenze: da un lato impedì la diffusione successiva non solo del latino (la lingua della Chiesa di Roma), ma anche del greco del cristianesimo bizantino, ma dall'altro contribuì, nei secoli a venire, ad avvicinare la religione al popolo dal momento che usava la sua stessa lingua, o quanto meno una lingua molto vicina.

La morte di Vladimir I, nel 1015, fece ripiombare lo stato di Kiev nella guerra civile. I contendenti erano i suoi figli, che secondo le usanze si erano visti affidare dal padre regnante diverse zone del paese da amministrare. In un primo momento sembrò prevalere il primogenito Svjatopolk, detto successivamente il Maledetto, che prese il potere approfittando di aiuti polacchi; durante il periodo di guerra civile gli vengono attribuiti molti crimini, fra i quali l'uccisione di tre suoi fratelli (Svjatoslav, Boris e Gleb). Svjatopolk regnò per quattro anni, fino al 1019, anno in cui il fratello minore Jaroslav lo sconfisse riuscendo ad ottenere il potere.

Il regno di Jaroslav, che fu detto il Saggio, durò 35 anni; nonostante venga considerato il periodo in cui lo stato della Rus' di Kiev raggiunse il suo apogeo, i primi anni furono travagliati, analogamente al passato, da pesanti conflitti interni alla sua famiglia. Uno dei fratelli sopravvissuti alla guerra civile degli anni 1015-1019 fu Mstislav, detto il Valoroso, che successivamente assunse il potere sul principato di Tmutarakan', situato fra la foce del Kuban' e il mar Nero; questi continuò tuttavia ad avanzare pretese sul trono kievano, al punto da costringere il fratello ad un accordo, nel 1026: Jaroslav divenne principe di Kiev e dei territori ad ovest dello Dnepr, mentre Mstislav ottenne il dominio sui territori ad est del fiume, con capitale posta a Černigov.

Oltre alle battaglie per il trono, Jaroslav dovette affrontare altri problemi interni, come le periodiche sollevazioni di varie tribù finniche e lituane ed una rivolta in chiave religiosa nella zona di Suzdal', causata da una reviviscenza dei culti pagani praticati prima della conversione al cristianesimo e mai totalmente abbandonati; nell'anno 1031 Jaroslav riannettè alla Rus' alcuni territori che alcuni anni prima erano passati alla Polonia, in cambio dell'aiuto fornito a Svjatopolk il Maledetto nel periodo della guerra civile del 1015-19. Rimasto solo al trono in seguito alla morte di Mstislav nel 1036, intraprese nel 1037 una fortunata campagna contro i nomadi peceneghi, che, stanziati lungo le coste del mar Nero, non avevano mai smesso di rappresentare un pericolo per Kiev; questi attacchi portarono ad un loro drastico ridimensionamento e ad un periodo di circa venticinque anni di pace e relativa stabilità sul confine con le steppe, almeno fino alla comparsa di altri temibili nomadi, i cumani o polovcy.

Lo stato kievano raggiunse in questi anni l'acme della sua estensione e della sua importanza politica. La Rus' si estendeva dai Carpazi a sudovest fino alla confluenza della Oka nel Volga a nordest, toccando a nordovest le coste del mar Baltico; il confine sudorientale correva parallelamente al corso del Volga, mantenendosene non lontano. Durante il suo regno i regnanti kievani mantenevano stretti legami con i membri delle altre dinastie regnanti europee; sposato egli stesso ad una principessa svedese, Rogneda di Polock (conosciuta anche come Rogneda Rogvolodovna), combinò per tre dei suoi figli matrimoni con le figlie dei regnanti di Francia, Ungheria e Norvegia, mentre due sue sorelle sposarono principi e regnanti polacchi e bizantini. Altri membri della famiglia regnante strinsero rapporti con sovrani e potenti tedeschi, ungheresi e boemi.

Nonostante questi successi in politica estera, grande parte della fama di cui godette Jaroslav il Saggio gli derivò dalle iniziative in politica interna; durante il suo lungo regno la Rus' di Kiev vide un eccezionale sviluppo della legislazione, dell'arte, dell'architettura e della cultura, oltre che il definitivo affermarsi della religione cristiana. Furono costruite numerosissime chiese in pietra, la più famosa delle quali fu la cattedrale di Santa Sofia a Kiev; ebbe un notevole impulso anche la costruzione di monasteri. Sotto il regno di Jaroslav venne iniziata la compilazione della Russkaja Pravda (giustizia russa), il primo codice di leggi russo; avvalendosi dell'opera di Ilarione, primo metropolita indigeno russo, si procedette inoltre ad una riorganizzazione della Chiesa; verso il 1050 venne prodotto il Sermone sulla legge e sulla grazia, uno dei primi esempi di produzione letteraria russa.

La morte di Jaroslav vide, conformemente alle regole di successione in vigore, la spartizione dello stato fra i suoi figli: Izjaslav, il maggiore, si vide assegnato (come da tradizione) il principato di Kiev e quello di Novgorod; Svjatoslav, il secondogenito, fu destinato al governo del principato di Černigov; a Vsevolod, terzogenito, fu assegnato il territorio di Perejaslav; il quarto figlio, Vjačeslav, fu destinato a regnare sul principato di Smolensk, mentre all'ultimo figlio, Igor', Jaroslav diede in eredità il principato di Vladimir-Volynskij.

Le norme consuetudinarie kievane prevedevano che, alla morte del sovrano di Kiev, il suo posto venisse preso non dal figlio, ma da uno dei fratelli, in una sorta di rotazione dei vari fratelli fra i troni dei vari principati che componevano la Rus' di Kiev. In questo periodo di tempo regnarono su Kiev Izjaslav I, dal 1054 al 1073, tranne che per un breve periodo fra il 1068 e il 1069; Svjatoslav II, per un breve periodo fino al 1076, allorquando fu spodestato da Izjaslav che si reinstallò sul trono kievano fino al 1078; Vsevolod, dal 1078 al 1093. Questo periodo fu caratterizzato da uno stato di guerra civile quasi permanente, che contribuì a mantenere lo stato di Kiev in un costante stato di instabilità; tale divenne l'entità del problema che i principi decisero di riunirsi per risolvere una volta per tutte il gravissimo problema di successione. L'incontro ebbe luogo nel 1097 nella città di Ljubeč, ed ebbe come risultato l'adozione di norme di successione da padre a figlio che però non furono regolarmente applicate.

A questi problemi interni si aggiunsero, a partire dalla metà dell'XI secolo, le sempre più frequenti incursioni di un altro popolo della steppa, i cumani (o polovcy, come sono noti agli storici russi). Si trattava di un'altra stirpe di nomadi provenienti dall'Asia centrale, analogamente ai peceneghi che assillarono la Rus' un secolo prima; sostituitisi a questi ultimi nel territorio steppico esteso lungo la costa del mar Nero, assalirono Kiev per la prima volta nel 1061.

In questo periodo di generale indebolimento, lo stato kievano conobbe nuovamente un periodo di relativa unità e potenza sotto il regno di Vladimir II, detto il Monomaco (in greco, che combatte da solo), figlio di Vsevolod, salito al potere nel 1113 succedendo a Svjatopolk II. Secondo le cronache, nei dodici anni del suo regno fu quasi sempre impegnato in battaglia; combattè i bulgari del Volga, i polacchi e gli ungari nella regione danubiana, oltre che in Livonia e in Finlandia. Dal punto di vista militare, però, i suoi meriti maggiori gli derivarono dalle aspre battaglie combattute contro i cumani, che riuscì, seppure parzialmente e temporaneamente, ad arginare. Lo stato russo, seppure travagliato, mantenne una certa unità anche sotto il regno di due dei suoi figli, Mstislav I (dal 1125 al 1132) e Jaropolk II (dal 1132 al 1139).

La seconda metà del XII secolo vide invece il definitivo tracollo dello stato kievano unitario. Il titolo di gran principe di Kiev era motivo di sanguinose contese di successione, e lo stato appariva sempre più diviso nei vari principati che si avviavano verso una sempre maggiore indipendenza. Anche i dati storiografici si fanno meno certi, tanto che di alcuni sovrani si conosce il nome e poco più.

Nel 1169, il principe di Vladimir-Suzdal' Andrej Bogoljubskij, durante una delle numerose guerre civili, distrusse la città di Kiev e, una volta ottenuta la vittoria, non si installò sul trono kievano preferendo restare al potere a Vladimir e ponendo a Kiev suo fratello minore; questo atto fu il primo di una serie di segnali della perdita di importanza di Kiev rispetto ad altri centri, cominciata in verità già intorno al 1150.

Le basi dell'economia commerciale kievana furono messe a dura prova dalle incursioni dei cumani, riprese con rinnovato furore nella seconda metà del XII secolo; la violenza e la frequenza degli attacchi fu tale che la via commerciale lungo il corso del Dnepr fu abbandonata. Le ripetute sconfitte dell'esercito della Rus', sempre più disunito, contro le schiere cumane furono immortalate in uno dei prodotti più famosi della letteratura russa delle origini, il canto della schiera di Igor, datato 1185.

Un altro colpo molto pesante per il commercio della Rus' arrivò nel 1204, quando Costantinopoli soffrì gravi distruzioni ad opera dei Crociati. Nel 1237, quando la Rus' era ormai diventata di fatto una federazione di principati pressoché indipendenti (in quell'anno se ne contavano 15), irruppero sulla scena russa i mongoli; la loro incursione su Kiev del 1240, che portò la città ad una pressoché completa distruzione, viene tradizionalmente considerata la fine dello stato della Rus' di Kiev.

Il declino della Rus' come stato unitario provocò il sorgere di altri centri di potere locale che erano, a tutti gli effetti, analoghi a stati indipendenti.

I ripetuti attacchi dei popoli nomadi della steppa, come i cumani, avevano provocato, nel corso degli anni, l'esodo di parte della popolazione delle zone sudorientali dello stato (come ad esempio i dintorni di Kiev) verso i territori settentrionali, occidentali e sudoccidentali, che avevano assunto maggiore importanza relativa. Acquisirono particolare peso politico la Galizia e la Volinia a sudovest, il territorio di Novgorod a nordovest e il principato di Vladimir-Suzdal' nel nordest.

È in questa fase che si può porre l'embrione del processo di differenziazione che porterà alla nascita delle tre etnie slave orientali odierne: ucraini (detti anche ruteni) nella parte sudoccidentale, bielorussi (russi bianchi) nel nordovest e russi (grandi russi) nel nordest. La localizzazione geografica portò i primi due gruppi ad avere, nei secoli successivi, profondi contatti con lituani e polacchi, che mancarono invece del tutto ai grandi russi; questi ultimi ebbero invece relazioni di una certa intensità e durata con popoli asiatici, come i mongoli, i loro alleati tatari e, più tardi, le popolazioni autoctone della Siberia.

La tendenza alla parcellizzazione dello stato kievano divenne estrema nei secoli successivi alla sua caduta, soprattutto nelle regioni nordorientali, contraddistinguendo un periodo della storia russa che è stato chiamato periodo degli appannaggi (in russo udel'nyj period); l'origine di questo nome sta in una traduzione del termine udel, che designava la parte di regno che un figlio riceveva alla morte del padre, secondo una tradizione che assimilava il principato (con relativi abitanti) ad un qualunque bene materiale.

Fin dalle sue origini, lo stato kievano ebbe un carattere spiccatamente mercantile; i Rus', la tribù normanna che penetrò nella Russia, erano spinti unicamente dal desiderio di controllare interamente la importantissima via commerciale "dai normanni ai greci", cioè il fiume Dnepr, che portava con una certa comodità al mar Nero e a Costantinopoli.

Per lungo tempo la classe dominante variaga dei Rus' (normanna) restò separata dal resto della società, costituito essenzialmente da tribù slave piuttosto autonome e che, in seguito alle vittorie dei Rus', venivano, più che incorporate in uno stato, solamente sottoposte a tributi.

La slavizzazione dei normanni conquistatori venne completata intorno alla metà dell'XI secolo, allorquando il nome Rus' passò ad indicare tutto il neonato ethnos dello stato kievano; in uno dei primi trattati con Bisanzio (che avevano carattere spiccatamente commerciale), datato 912, vengono riportati governanti dai nomi scandinavi (Ingjald, Farulf, Vermud, Gunnar), mentre la Cronaca di Nestore, che risale all'inizio del XII secolo, vede già i nomi in una forma slava (Waldemar divenne Vladimir, Ingwar divenne Igor, e così via).

Al vertice della società kievana (costituita, nel XII secolo, da sette o otto milioni di persone) stava il principe con la sua casata e, a lui sottoposto, il suo seguito, detto družina, distinta, a seconda dell'importanza, in družina maggiore e družina minore; insieme con l'aristocrazia locale, formava una specie di nobiltà, i cui componenti venivano chiamati muži e che, nei secoli successivi, avrebbero costituito un gruppo di grossa influenza sull'economia e sulla politica, i boiari.

Al di sotto di questi venivano i ljudi, una sorta di "classe media" dello stato kievano; la classe sociale più numerosa era costituita da contadini liberi chiamati smerdy. Sembra che nella Russia kievana delle origini non fosse presente il servaggio, che fece però la sua comparsa in un secondo tempo soprattutto a causa dei debiti contratti da alcuni contadini liberi verso i proprietari. Nonostante questo aumento, comunque, la classe degli agricoltori liberi rappresentò sempre una parte significativa nella società della Rus' kievana. Alla base della piramide della società kievana stavano infine gli schiavi.

Le principali istituzioni politiche della Rus' erano il principe con la sua družina, la duma, o assemblea dei boiari (i muži, l'aristocrazia del paese) e il veče (viče in ucraino moderno), o assemblea del popolo.

I principi e il loro seguito erano considerati al vertice delle istituzioni kievane, anche se in determinati luoghi e periodi storici dovettero cedere parte di questo potere anche ad altre istituzioni. I principi erano parecchi, in tutto il territorio della Rus' di Kiev, e generalmente indipendenti gli uni dagli altri in una sorta di "federazione"; particolare privilegio aveva tuttavia il principe di Kiev, che durante il XII secolo ebbe il diritto di fregiarsi del titolo di Gran Principe (великий княз, velikij knjaz). Le regole di successione stabilivano che il trono di Kiev passasse dal fratello più anziano a quello più giovane, dallo zio al nipote ed infine da padre a figlio; i membri più giovani della dinastia iniziavano di norma la loro carriera politica come governanti di località minori per poi passare, come un vero e proprio cursus honorum, al governo di città più importanti per competere infine per il trono di Kiev. I principi normanni nella Rus' vivevano sostanzialmente separati dal resto della società, si giudicavano secondo leggi diverse e ricevevano sepoltura separata dal popolo. I compiti dei principi erano la guida degli eserciti (reclutati fra il loro seguito o, in certi casi, tramite un reclutamento forzato di massa), la giustizia e l'amministrazione del territorio; gli ultimi pare che venissero svolti con una certa approssimazione, dati gli scarsi legami fra principi e popolazione.

La duma dei boiari prese origine da alcuni elementi di spicco della družina del principe, sviluppandosi nel corso dei secoli parallelamente allo sviluppo dello stato kievano. Non era assimilabile ad un parlamento, dal momento che non aveva nessun potere legale di opposizione al volere del principe; tuttavia, pare che nella Rus' di Kiev i suoi membri avessero assunto una notevole importanza "informale" come consulenti e consiglieri del principe, e risulta addirittura che in certi casi questa opposizione fu esercitata.

Il veče era l'assemblea degli uomini liberi, alla quale potevano prendere parte tutti i capifamiglia; durante queste riunioni, che si tenevano solitamente sulla piazza del mercato, si decidevano questioni di rilevante importanza per la vita di una città e di un territorio (ad es. dichiarazioni di guerra o trattati di pace, rapporti con principi designati). Le assemblee erano un elemento caratteristico di molte popolazioni che abitavano il territorio della Rus' di Kiev da prima dell'arrivo dei normanni Rus', e fu spesso in frizione con il potere principesco.

Le tre istituzioni, principe, duma e veče, rappresentavano rispettivamente l'aspetto autocratico, aristocratico e democratico della Rus' di Kiev e, a seconda dei tempi e dei luoghi, ebbero diversa importanza relativa. Nei luoghi dove il potere dei principi sorse piuttosto tardi e dovette sovrapporsi ad un preesistente insieme di tradizioni e norme (come nella parte occidentale e sudoccidentale del territorio della Rus'), i principi furono costretti ad operare di concerto con elementi esterni al loro seguito, eletti dalla popolazione, che misero un freno al loro potere indiscriminato. Un caso estremo è rappresentato dal principato di Novgorod, dove il carattere democratico del governo era molto marcato (tanto che si parla frequentemente di Repubblica di Novgorod); il veče era molto potente, ed arrivò addirittura, nel 1136, a cacciare dal trono il principe designato. Dove invece i principi "guidarono" la colonizzazione e il popolamento, precedendo l'insediamento di contadini (come nei territori nordorientali della Rus', nella zona dove attualmente sorge la città di Mosca), l'autorità era pressoché totalmente nelle mani del principe. Sorse così, in queste regioni, un sistema politico di tipo proprietaristico, dispotico e autocratico, che fu esportato in tutto il territorio russo in seguito all'irresistibile ascesa del principato di Mosca a partire dal XIV secolo e che segnerà in maniera indelebile la concezione del potere statale in Russia fino al XX secolo.

Nell'economia della Rus' kievana rivestiva particolare importanza il commercio; si può dire anzi che le origini stesse dello stato kievano riposino negli intensi scambi commerciali fra la Scandinavia e i greci di Bisanzio, attivati fin dall'VIII secolo, che portarono alla necessità di ricercare e trovare una via di comunicazione ottimale che fu riconosciuta nel fiume Dnepr, successivo "asse portante" dello stato.

L'anno, nella vita dei principi kievani e dei loro seguiti (družiny), era scandito in maniera abbastanza netta. Nei mesi invernali vivevano sulle terre amministrate, raccogliendo tributi (costituiti da cera, pellicce, miele) dalle tribù sottoposte (occupazione chiamata poljud'e) oppure facendoseli consegnare (povoz); in aprile-maggio, non appena i ghiacci sul Dnepr si spaccavano, cominciavano i preparativi per la grande spedizione annuale fino a Costantinopoli per vendere ai bizantini mercanzie di ogni genere e schiavi, utilizzando navi costruite nei mesi invernali dalle tribù slave tributarie; oltre al principe e al seguito si aggregavano mercanti provenienti da tutte le parti della Rus', che cercavano protezione dalle violente e frequenti incursioni dei popoli della steppa che infestavano il basso corso del fiume. La spedizione partiva in giugno da Kiev e si protraeva poi per tutta l'estate, allorquando, all'inizio dell'autunno, i Rus' tornavano alle loro terre.

Il principe kievano era essenzialmente un mercante, e così tutti i membri della sua družina; una prova dell'importanza estrema attribuita dai Rus' al commercio è data dal fatto che pressoché tutte le guerre da questi sostenute contro i bizantini (negli anni 861, 907, 941, 944, 970, 1043) ebbero origine da aggressioni subite da mercanti russi a Costantinopoli ed ebbero termine solo in seguito alla stipula di accordi commerciali. I mercanti kievani non si spingevano però solo fino a Bisanzio, ma raggiungevano regolarmente città come Baghdad e la Persia.

Le merci che venivano esportate erano, oltre agli schiavi (il cui commercio decadde però nella seconda parte della storia dello stato dei Rus') e alle pellicce, alla cera e al miele provenienti dai tributi esatti dalle popolazioni slave, anche di prodotti agricoli come il lino, la canapa e il luppolo; venivano importati invece cavalli e armi dall'oriente, attrezzature navali da Bisanzio, metalli lavorati e vetreria dall'Europa centrale e occidentale.

Nella Rus' di Kiev, a causa degli intensi traffici, vi era grossa quantità di moneta in circolazione; inizialmente veniva usata come moneta il bestiame nella parte meridionale dello stato e le pellicce nel nord, mentre più tardi, sotto il regno di Vladimiro il Santo, cominciò a essere coniata moneta. In ogni caso, nella Rus' kievana venivano reperite con relativa facilità monete provenienti da Bisanzio e da Baghdad.

Anche se è stato per lungo tempo sottovalutato dagli storici, sembra che anche l'agricoltura avesse un ruolo di una certa importanza nel quadro economico della Rus' di Kiev; pare infatti che il commercio fosse l'occupazione prevalente delle classi sociali più elevate, mentre l'agricoltura rappresentasse l'attività economica assolutamente prevalente fra il grosso della popolazione. Attività agricole sono attestate da periodi ben precedenti la nascita dello stato kievano, soprattutto nelle terre della Rus' meridionale, più calde e occupate dall'area del černozëm, la fertilissima terra nera degli ambienti di steppa; più problematica era l'attività agricola nelle zone settentrionali della Rus' (corrispondenti alle odierne oblast' di Novgorod, Mosca, Vladimir, Ivanovo, Tver'), coperte da foreste di conifere o da foreste miste di latifoglie e conifere, spesso paludose e interessate da suoli acidi di tipo podzolico.

Questa differenziazione faceva sì che l'agricoltura nella zona della steppa avesse carattere più estensivo, al contrario che nella zona delle foreste dove veniva praticata su campi liberati dalla foresta (attività chiamata podseka), coltivati intensivamente per qualche anno e successivamente abbandonati per ristabilire naturalmente la fertilità. Successivamente si affermò la tecnica del perelog, vale a dire l'utilizzo alternato di alcuni lotti di terreno lasciando gli altri a riposo; verso la fine del periodo kievano i contadini cominciarono a praticare la rotazione triennale.

I principali prodotti cerealicoli erano il frumento nel sud, l'avena e l'orzo nel nord più freddo e umido; grossa importanza aveva, nella regione delle foreste, l'attività forestale, la caccia e l'apicoltura. Coltura importante in tutto lo stato era il lino, che veniva intensivamente usata per la fabbricazione di capi di abbigliamento.

La popolazione della Rus' di Kiev ebbe nella sua storia due religioni, il paganesimo e il cristianesimo.

La fede tradizionale delle popolazioni slave orientali era quella pagana, che comportava la deificazione delle forze della natura e l'adorazione degli spiriti ancestrali; divinità importanti nel pantheon slavo dell'epoca erano Perun (dio del tuono e del lampo), Volos (dio degli armenti e più tardi identificato come divinità protettrice degli affari e dei commerci) e Stribog (divinità considerata come padrone del vento e delle tempeste). Il culto di Perun "assorbì", in seguito all'arrivo dei Rus', il culto scandinavo del dio Thor, per una certa somiglianza concettuale fra le due divinità. La religione pagana degli slavi orientali non comportava la costituzione di clero, era sostanzialmente priva di organizzazione e non aveva alcuna influenza a livello istituzionale.

La conversione al cristianesimo della popolazione dello stato kievano risale alla fine del X secolo, essenzialmente ad opera del Gran Principe Vladimir I, che fu poi canonizzato. Il cristianesimo kievano era debitore in molti dei suoi caratteri al cristianesimo bizantino, che fu poi tuttavia rielaborato in risposta ai costumi della popolazione della Rus'. A Kiev non ebbero importanti sviluppi la teologia e la filosofia, dato che i pochi scritti ricalcavano abbastanza pedissequamente i modelli bizantini e non arrivarono mai a definire un carattere propriamente russo; del pari assente fu il fenomeno del misticismo. Altri caratteri del cristianesimo si identificarono successivamente come più peculiarmente russi, in seguito al grande sviluppo dell'arte e dell'architettura religiosa, alla canonizzazione di santi russi e al grande influsso che la chiesa cristiana ebbe sulla società dei Rus'.

All'epoca della conversione, alla fine del X secolo, la neonata chiesa russa era composta da otto diocesi, che diventarono sedici verso la fine del periodo kievano; il metropolita era sotto il diretto controllo di Costantinopoli, tanto che in tutto il periodo di vita della Rus' solo due metropoliti furono russi: Ilarione, nell'XI secolo, e Clemente, nel secolo successivo. La chiesa russa nel periodo kievano divenne rapidamente titolare di vasti possedimenti terrieri, diventando una figura di primo piano a livello politico; gestiva tutte le problematiche riguardanti la cura dei malati e l'istruzione, e la legislazione canonica non riguardava solo i religiosi, ma estendeva la sua sfera di influenza a tutto il popolo, soprattutto riguardo alle questioni morali.

A fronte di una indubbia pesante influenza della chiesa sullo stato della Rus', più difficile è la valutazione della reale influenza che la religione cristiana ebbe sulla popolazione russa e sui suoi costumi. Secondo molti studiosi, il carattere pagano della Rus' di Kiev sopravvisse a lungo alla conversione alla religione cristiana, in molti casi sovrapponendosi ad essa. Nei primi secoli dopo la conversione, il carattere cristiano della popolazione rimase piuttosto superficiale (tanto da obbligare il governo all'uso della forza per contrastare le reviviscenze pagane) mentre, successivamente, molte antiche credenze vennero incorporate nel cristianesimo, creando un fenomeno di sincretismo che venne chiamato dvoeverie (doppia fede) e che secondo alcuni, limitatamente agli slavi orientali e ai russi in specie, perdura tuttora.

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Kiev

Panorama di Kiev

Kiev, (in ucraino Київ, traslitterazione Kyiv, IPA ; in russo Киев), è la capitale e la maggiore città dell'Ucraina. Conta ufficialmente 2,7 milioni di abitanti (al 2007), anche se il grande numero di immigrati interni non registrati può probabilmente portare la cifra a circa 4 milioni.

La città dispone di tre linee della metropolitana (lunghezza totale 54,8 km). Chi visita Kiev in maggio può assistere al festival della primavera. La 'città vecchia' è costruita sulle colline che sovrastano il fiume Dnepr. Nei fine settimana, le strade di Kreshčatyk (il centro della città) vengono chiuse al traffico automobilistico, e riservate ai pedoni. Molto interessante anche la zona 'Podil'.

La città sorge al nord dell'Ucraina, sulle rive del fiume Dnepr, non distante dal confine bielorusso in direzione di Gomel.

Kiev fu fondata probabilmente molto prima del V secolo, e funzionò come snodo commerciale tra Costantinopoli e il nordest europeo. Lo storico goto Jordanes registrò l'esistenza della città col nome di Danaprstadr. Quando la regione finì sotto l'influenza slavo-variaga, la città divenne nota come Kyiv (la leggenda parla di una figura fondatrice di nome Kyi) e fu eletta a Madre delle Città Russe da Oleg di Novgorod. Tutta la regione intorno a Kiev era nota col nome di Rus' e i kieviani erano chiamati generalmente Rusiny/Rusici.

Dall'882 al 1169 Kiev fu la capitale del principale stato Variago/Slavo orientale, noto come Rus' di Kiev. Devastata dall'invasione dei Mongoli nel 1240, passò successivamente sotto il governo dello stato di Galic' di Volinia (prima del 1264) e quindi a Lituania (1362), Polonia (1569), uno stato cosacco ucraino di breve durata (1648), e alla Russia (1654-1667).

Il 19 settembre 1941, durante la seconda guerra mondiale, nell'ambito dell'Operazione Barbarossa, la Germania Nazista occupò Kiev, distruggendo una grossa divisione dell'Armata Rossa che controllava la zona e prendendo più di 650.000 prigionieri. il 29 e il 30 settembre a Babi Yar, nei pressi di Kiev, un Einsatzgruppen delle SS eseguì l'omicidio di massa di 33.771 Ebrei. La città rimase in mano tedesca fino a quando venne ripresa dall'Armata Rossa sovietica il 6 novembre 1943. Per il suo eroismo durante la guerra, la città venne in seguito premiata con il titolo di Città eroina.

Dopo 57 anni passati come capitale della RSS Ucraina dell'Unione Sovietica, Kiev nel 1991 divenne la capitale dell'Ucraina indipendente.

La chiesa di Santa Sofia a Kiev, iniziata nel 1037, venne disegnata per emulare lo splendore delle chiese bizantine, riflettendo la percezione della cristianità dell'Impero Bizantino. Il tempio, fino al 1240, era per dimensioni il secondo dell'intera Cristianità. Anche se è dedicato alla "Santa Sapienza", come la grande cattedrale di Hagia Sophia a Costantinopoli, l'edificio ha una forma nettamente differente - invece che una singola cupola semisferica che si innalza dal corpo dell'edificio, la cattedrale di Santa Sofia a Kiev ha 13 cupole a cipolla montate su tamburi. La ragione è che gli ingegneri bizantini che la costruirono dovettero rinunciare alla pietra e usare esclusivamente mattoni su un terreno che non era abbastanza solido. La cupola centrale è più grande delle altre (e nel più recente rinnovo, dorata), ma non di molto. La cattedrale, nel corso del tempo, ha perso alcuni dei corpi costruttivi ed è oggi più modesta rispetto alla costruzione originale.

Questo atto ha giurisdizione legale solo sulla traslitterazione del nome della città utilizzata in Ucraina. Comunque, molte altre persone o enti hanno adottato il termine Kyiv nelle loro pubblicazioni. Ciononostante, Kiev rimane la traslitterazione più diffusa, sebbene la pronuncia "russa" sia equivalente a quella ucraina, malgrado la diversa traslitterazione. Molti stranieri non accettano che l'autorità del governo ucraino imponga come si deve scrivere il nome della città, in base al fatto che è normale per molte città avere un nome diverso nelle varie lingue.

Dal 2006 sindaco della città è Leonid Černovec'kij.

Kiev è attraversata da tre linee di ferrovia metropolitana, distinte sulle mappe dai colori rosso, verde e blu. Un'altra linea è in costruzione e una quinta in fase di progetto avanzato. Esse si incrociano in corrispondenza del centro città, hanno una lunghezza complessiva di 54.8 km, e le stazioni sono fra le più profonde al mondo. Il metrò, funzionante dalle 5.50 alle 24, è la soluzione più rapida, comoda, veloce ed affidabile per viaggiare a Kiev. I treni hanno una frequenza di 1 o 2 minuti nelle ore di punta e di 5 minuti nel resto della giornata. Dopo le 22 tuttavia bisogna aspettare un po’ di più.

Il costo del gettone per ogni corsa, precedentemente di soli 50 copechi, il 4 novembre 2008 è stato portato a 2 grivnie, seguendo analoghi aumenti imposti in altre città ucraine. L'aumento del 400% ha suscitato forti malumori nella cittadinanza. Si può acquistare presso i chioschi o dal bigliettaio o dal conducente. Il gettone si usa per poter entrare nella metropolitana.

Il nome deriva da Маршрут (itinerario) e Таксі (taxi), e come si può capire dal nome fanno un itinerario ben preciso ma si possono fermare ovunque durante il percorso come se fosse un taxi. Si tratta di pulmini gestiti da privati, identificati da un numero con itinerario scritto in un cartello posto sul cristallo anteriore e sulla fiancata. Per fermarlo: basta tendere il braccio se si è sulla strada oppure chiedere al conducente se si è a bordo. Il prezzo della corsa, esposto su un cartello, varia da 1 a 2 grivnie e si paga al conducente o al bigliettaio.

Un mezzo molto utilizzato per spostarsi a Kiev è il taxi. Ma oltre ai taxi ufficiali, è possibile chiedere un passaggio a qualsiasi automobilista. Una volta che questo si è fermato si contratta il prezzo della corsa. I prezzi oscillano normalmente da 5-10 hryvne per i tragitti più brevi alle 140 hryvne per un passaggio dall'aeroporto Boryspil fino in centro città.

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Dinamo Kiev

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La Dinamo Kiev (per esteso in ucr. ФК Динамо Київ, FK Dynamo Kyiv - rus. Динамо Киев, Dinamo Kiev) è la principale società di calcio della città di Kiev, in Ucraina. È la squadra più titolata dell'ex URSS e ha dominato il primo decennio del campionato ucraino dopo la dichiarazione d'Indipendenza dell'Ucraina dalla Russia nel 1991.

La Dinamo fu fondata nel 1927 come branca sportiva della polizia e del Ministero degli Interni, sulla scia di quanto accadeva in Russia dove, per esempio, dominava la Dinamo Mosca legata alla Ceka. Il termine Dinamo fa, appunto, riferimento ai reparti di polizia. I giocatori non erano professionisti, ma dipendenti del ministero, cui il club era subordinato.

Nei suoi primi anni di vita il club non era considerato la seconda forza tra quelli della capitale ucraina, dovendo cedere questo titolo al più quotato Lokomotiv Kiev. Contemporaneamente la capitale calcistica (ed anche politica) del paese era Charkiv, che rappresentava l'Ucraina nei nascituri tornei dell'URSS, dato che non era ancora nato un vero e proprio campionato sovietico.

Lentamente la Dinamo Kiev iniziò ad affermarsi come uno dei migliori club ucraini e, complice lo spostamento della capitale Ucraina da Charkiv a Kiev, fu scelta come rappresentante dell'Ucraina nel primo campionato sovietico di calcio nel 1936. Il primo campionato vide la Dinamo classificarsi al secondo posto, nel 1937 al terzo ed al quarto posto nel 1938; in questi anni la squadra di Kiev si impose anche sulla selezione francese Red Star di Parigi per 6 a 1 e per 9 a 1 sulla turca venendo successivamente sconfitti 3 a 1 da una selezione basca. Numerosi giocatori della Dinamo rappresentavano quanto di meglio l'Unione Sovietica potesse offrire e, allenati dal leggendario allenatore Mikhail Tovarovskiy contavano su giocatori quali Nikolai Trusevich, Anton Idzkovskiy, Mikhail Sviridovskiy, V. Shilovskiy, K. Schegodskiy, K. Piontkovskiy, V. Prokofiev, M. Volin, I. Lifshits, Nikolay Makhinya.

Durante la seconda guerra mondiale molti giocatori della Dinamo non riuscirono a mettersi in salvo dagli occupanti tedeschi e vennero impiegati come prigionieri di guerra nel locale panificio; venuti a conoscenza della presenza di questi calciatori i tedeschi decisero di mostrare la loro superiorità formando una selezione mista di tedeschi e ungheresi, sfidando una selezione formata da otto giocatori della Dinamo: Nikolai Trusevich, Mikhail Sviridovskiy, Nikolai Korotkikh, Aleksey Klimenko, Fedor Tyutchev, Mikhail Putistin, Ivan Kuzmenko, Makar Goncharenko e tre giocatori del Lokomotiv Kiev anch'essi rimasti a Kiev: Vladimir Balakin, Vasiliy Sukharev, e Mikhail Melnik.

La selezione Ucraina dapprima affrontò la partita sapendo che doveva assolutamente perdere, ma entrata nello stadio e vedendosi accolta da numerosissimi tifosi ucraini, i giocatori decisero di giocare seriamente per far vedere al proprio popolo uno spiraglio di luce in quel buio periodo. Gli ucraini travolsero i nazisti battendoli per 4 a 0. Allora i nazisti programmarono una nuova partita un mese dopo, con l'obbligo agli ucraini di perdere. La Dinamo scese in campo consapevole di dover perdere se gli era cara la vita, ma dopo un primo tempo chiuso con il punteggio di 1 a 0 per i nazisti, la Dinamo ritornò in campo grintosa e ribatté i nazisti per 3 a 1 nonostante l'arbitro di parte. Per rappresaglia tutti i giocatori ucraini furono uccisi subito dopo la partita, tranne il portiere Nikolai Trusevich, che venne portato nel campo, fatto mettere in porta, e un cecchino appostato dal dischetto del calcio di rigore lo fucilò al cuore.

La Dinamo venne distrutta ed occorrerà molto tempo prima che torni ad occupare il ruolo che ricopriva nel calcio sovietico negli anni antecedenti la guerra. Difatti la Dinamo tornò ai vertici solo nel 1952 finendo seconda in campionato e vincendo la Coppa dell'Unione Sovietica nel 1954; i principali giocatori di quell'epoca erano Oleg Makarov, A. Lerman, B. Golubev, N. Golyakov, P. Tischenko, T. Popovich, A. Larionov, M. Mikhalina, Edward Yust, A. Koltsov, Alexander Zazroev, Mikhail Koman, Z. Sengetovskiy, V. Zhilin, P. Vinkovatov, V. Bogdanovich, V. Zhuravlev, V. Fomin, V Terentiev.

Nel 1955 Golubev, Fomin e Makarov vennero convocati nella nazionale sovietica e, unitamente ai giocatori sopracitati, costituirono l'ossatura per la squadra che vinse per la prima volta il campionato sovietico nel 1960 portando per la prima volta il trofeo fuori da Mosca dove era rimasto sino ad allora; i giocatori fautori di questa vittoria epocale furono Valeri Lobanovski, Viktor Kanevskiy, Oleg Bazilevich, Andrei Biba, Valentin Troyanovskiy, Vladimir Anufrienko, Yuriy Voinov, Vassiliy Turyanchik, Joseph Sabo, Viktor Serebryannikov, V. Schegolkov, Anatoliy Suchkov e Nikolai Koltsov.

La fama della Dinamo venne ulteriormente rafforzata dall'arrivo del nuovo allenatore V. Maslov nel 1963. Nel 1964 la Dinamo vinse la sua seconda Coppa dell'Unione Sovietica e negli anni tra 1966 e il 1968 conquistò tre titoli consecutivi.

Nel 1966 Ostrovskiy, Sabo, Porkuyan, Serebryannikov della Dinamo parteciparono ai Mondiali del 1966 in Inghilterra mentre Serebryannikov, Muntyan, Puzach, Byshovets, Khmelnitskiy, Rudakov parteciparono ai Mondiali messicani del 1970.

Nel 1971 la Dinamo vinse un altro campionato, mentre si affermavano i nuovi metodi dell'allenatore Valeri Lobanovski, metodologie basate su una preparazione fisica sconosciuta sino ad allora e sul concetto di squadra, al cospetto del quale tutte le individualità perdevano d'importanza. Saranno queste innovazioni a portare la Dinamo a realizzare l'accoppiata campionato-Coppa delle Coppe nel 1974 (prima squadra dell'ex URSS a riuscire nell'impresa). A quei tempi nelle sue file militavano Oleg Blochin, Buryak, Onischenko, Veremeev, Kolotov e la sua formazione forniva dieci undicesimi dei suoi titolari alla nazionale sovietica.

Nel 1985 la Dinamo vinse il suo 11° titolo e nella stagione 1985-1986 vinse la Coppa delle Coppe battendo per 3-0 in finale l'Atletico Madrid. Negli anni seguenti il processo di democratizzazione dell'URSS consentì a molti giocatori di lasciare la Dinamo e andare a giocare all'estero venendo rimpiazzati da numerosi giovani talenti che consentirono alla Dinamo di vincere il suo tredicesimo titolo nel 1990 mentre non riuscirono a ripetersi nel 1991, anno dell'ultimo campionato sovietico della storia.

La Dinamo chiuse, così, come detentrice del record di scudetti vinti (tredici) del campionato sovietico.

Dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica, e l'avvio del campionato ucraino, inaspettatamente, la Dinamo esordisce lasciando il titolo del 1992 al Tavriya Simferopoli. Dopo questo primo "passo falso", la squadra inanella una striscia di 9 vittorie consecutive fino al 2001, quando si affaccia alla ribalta nazionale lo Šakhtar Donec'k, attualmente l'unica squadra capace di contrastare la Dinamo per il predominio calcistico dell'Ucraina.

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Metropolitana di Kiev

Pianta della Metropolitana di Kiev

La Metropolitana di Kiev, (nome ufficiale in ucraino Ки́ївський метрополіте́н, Kyivskij Metropoliten, in russo: метрополитен, Киевское метро), è il principale mezzo di trasporto pubblico nella capitale dell'Ucraina. È stata la prima rete metropolitana in Ucrania e la terza nella ex-URSS dopo Mosca e Leningrado, oggi San Pietroburgo. La rete muove giornalmente circa 1,7 milioni di passeggeri, corrispondenti al 34% degli utenti di mezzi pubblici della città. Nel 2005 il numero totale di viaggi superò i 600 milioni. La stazione più profonda al mondo, Arsenal'na, si trova a 102 metri e fa parte della rete metropolitana di Kiev.

La metropolitana è della proprietà di una società comunale, fondata nel 1990 con il nome di "Kyivskij Metropoliten" in ucraino Київський метрополітен . La compagnia ha qualche decina di migliaia di dipendenti. Su tutte le stazione c'è la copertura dei seguenti operatori mobili: MTS, Kyivstar, life:) e BeeLine.

La rete metropolitana segue il classico modello sovietico a tre linee disposte a forma di triangolo, con sei rami che si intersecano presso il centro cittadino, dove le stazioni sono costruite molto in profondità che funzioni anche da rifugio anti-atomico e anti-aereo.

Attualmente, la rete conta 46 stazioni, delle quali circa la metà sono ad elevata profondità, mentre il resto è appena sotto la superficie. Quelle in profondità, comprendono 20 stazioni, di cui 15 sono state costruite col modello a piloni, 3 sono a colonne e 2 con le colonne adiacenti al muro. Delle 20 stazioni sotto la superficie, 12 sono a tre arcate sostenute da pilastri, due sono composte da due arcate con banchine ai lati della stazione, 5 sono del modello a singola volta e una è costruita asimmetricamente con tre arcate a doppio livello. Inoltre, sei stazioni sono in superficie: 4 a livello del suolo e due in sopraelevata. Gran parte delle stazioni ha grandi ingressi, alcuni in superficie, mentre altri sotterranei intercollegati tramite sottopassaggi. Recentemente, l'accesso per i disabili è divenuto un problema molto trattato, e tutte le nuove stazioni sono state costruite con le necessarie infrastrutture.

Effettuano il servizio 664 carrozze che formano 131 treni, che viaggiano sui 58,8 km della rete che trasporta circa 1,7 milioni di passeggeri ogni giorno dalle 6:00 alle 24:00, orario di apertura della metropolitana. Tutti i treni sono ricoverati nottetempo in tre depositi.

Nelle ore di punta le stazioni più affollate della rete sono state dotate di personale aggiuntivo, con la funzione di "spingere" i passeggeri all'interno della carrozza: per distinguerli dagli utenti della metropolitana, i funzionari sono stati forniti di una casacca arancione e un cappellino nero..

Prima del 4 novembre 2008, il prezzo era di 0,5 grivnie, ma da quella data il prezzo è stato quadruplicato, per arrivare a 2 grivnie. Il prezzo della corsa è lo stesso a prescindere dalla destinazione, ed è possibile utilizzarlo per raggiungere qualunque stazione senza uscire dalla metropolitana. Per i tornelli, vengono utilizzati gettoni in plastica; i gettoni possono essere acquistati presso le biglietterie delle stazioni o alle macchinette automatiche, che cambiano banconote da 1 e 2 grivnie in gettoni. Oltre ai gettoni, in alcune stazioni, i tornelli possono accettare le monete da 50 copechi. L'abbonamento mensile alla metropolitana è in formato magnetico, e vi sono tornelli appositi per la lettura delle schede degli abbonamenti, Questa tecnologia non è stata ancora tuttavia perfezionata, e possono essere necessari diversi passatti della tessera sul lettore prima di poter essere letta; questo sistema, tuttavia, sostituirà completamente i gettoni nel futuro. Gli abbonamenti più vecchi, come quelli di colori che godono dei benefici statali per il trasporto gratuito (ad esempio i pensionati), passano oltre i tornelli semplicemente mostrando la propria tessera senza obliterare.

È in fase di sviluppo un nuovo sistema con tessere e lettori con tecnologia RFID (Radio Frequency IDentification), identificazione a radio frequenza. Vi sono anche proposte per stimare il prezzo dei biglietti a seconda della distanza percorsa o del tempo trascorso in metropolitana. A questo scopo, sono già stati installati nuovi tornelli presso le uscite delle stazioni. Contemporaneamente, è possibile acquistare biglietti che consentono un numero illimitato di viaggi in due settimane, un mese, un anno o pagate a seconda dei viaggi effettuati, con lo stesso prezzo dei gettoni.

In origine, il costo del viaggio era di 0,5 rubli sovietici (50 copechi), ma nel 1961, come nel resto dell'URSS, per i successivi 30 anni, il prezzo fu fissato a 5 copechi. Dal 1991, quando la nazione ha sofferto gli effetti della superinflazione, il prezzo è gradualmente cresciuto dal 1996 fino a 30.000 karbovanec', cioè circa 500.000 volte il prezzo iniziale. Dopo il cambio di denominazione del 1996, 30.000 karbovanec' divennero 0,3 grivnie (30 copechi), e da allora, il prezzo è cresciuto due volte soltanto: nel 2000, quando è stato portato a 50 copechi (0,5 grivnie), e nel 2008, quando ha raggiunto le 2 grivnie. Formalmente, il prezzo è stabilito dall'Amministrazione Comunale di Kiev, soggetta ad approvazione del governo nazionale.

La storia del sistema di trasporto rapido di Kiev ha origine dal 1916, quando gli uomini d'affari delle corporazioni russo-americane tentarono di raccogliere fondi per sponsorizzare la costruzione di una metropolitana a Kiev, che era già stata la città pioniera dei sistemi di trasporto rapido della Russia imperiale, in quanto era già stato aperto proprio a Kiev il primo sistema tranviario russo. Dopo la caduta del governo zarista, l'hetman Skoropadskij divenne molto interessato alla costruzione della rete, ma dopo il crollo dell'hetmanato nell'autunno del 1918, l'Ucraina si trovò nel caos della guerra civile e il progetto fu accantonato.

A seguito della vittoria bolscevica nella guerra civile russa, Kiev passò allo status di città provinciale e non furono approvate proposte su larga scala per il miglioramento della città. Due decenni dopo, la situazione cambiò quando, nel 1934, la capitale della RSS Ucraina fu spostata da Charkiv a Kiev. Nel 1936 il Presidio del Soviet Municipale di Kiev analizzò il primo rapporto per l'Istituto Moscovita di Ingegneria dei Trasporti, che proponeva un sistema metropolitano per la costruzione della nuova capitale. Furono allocati fondi per lo sviluppo del piano, che fu però abbandonato quando, nel 1938, i preparativi per la seconda guerra mondiale divennero prioritari.

A seguito della terribile distruzione inferta alla città durante la guerra, fu attuata una grande opera di ricostruzione per la terza città maggiore dell'URSS. A quell'epoca, la metropolitana era ancora in progetto e la costruzione iniziò nell'agosto 1949. Undici anni dopo, aprirono i primi 5,2 km della rete da Vokzal'na a Dnipro.

Le cinque stazioni formavano la parte centrale dell'attuale Linea Svjatoshyns'ko-Brovars'ka, che percorre la città da ovest a est. La linea attraversò il fiume Dnepr nel 1965 tramite un ponte appositamente costruito, e si diresse ad est verso le aree residenziali costruite sulla riva sinistra del fiume, con estensioni successive nel 1968 e 1971. Allo stesso tempo, si allungò verso le aree residenziali occidentali di Kiev, verso Svjatoshyn e Bilychi in tre momenti, nel 1963, 1971 e 2003.

La costruzione della seconda linea ebbe inizio all'inizio degli anni '70, e le prime tre stazioni furono aperte nel 1976. Quella che divenne poi nota col nome di Linea Kurenivs'ko-Červonoarmiys'ka continuò ad estendersi: in due tranche, nel 1980 e nel 1982, raggiunse Obolon, e poi il maggiore quartiere residenziale, a nord di Kiev. Allo stesso tempo, continuò la costruzione verso sud-ovest, con nuove stazioni aggiunte nel 1981 e 1984.

La costruzione della terza linea, la Linea Syrec'ko-Pečers'ka, iniziò nel 1981, e le prime tre stazioni aprirono nel 1989 nel centro di Kiev. Seguendo un asse nordest-sudovest, nel 1991 la linea proseguì fino alla riva sinistra del Dnepr e nel 1992 attraversò il fiume e continuò nelle aree residenziali di Poznyaky e Kharkivskyi, raggiunte nel 1994. Verso la fine degli anni '90, iniziò la costruzione per l'espansione verso il vecchio quartiere Syrec, con stazioni che aprirono nel 1996, 2000 e 2004. Inoltre, alcune delle stazioni intermedie furono deliberatamente lasciate incomplete e furono completate in seguito: Pečers'ka (aperta nel 1997) e Vyrlycia (nel 2006).

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