Ju Jitsu

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Tags : ju jitsu, arti marziali, altri sport, sport

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Ju jitsu

Lottatori di Ju Jutsu

Il Jūjutsu (柔術), conosciuto anche come Jujitsu, è un'arte marziale Giapponese il cui nome significa letteralmente jū: flessibile, cedevole, morbido e jutsu: arte, tecnica, pratica. Veniva talvolta chiamato anche taijutsu (arti del corpo) oppure yawara (sinonimo di jū).Il jūjutsu era praticato dai bushi (guerrieri) che se ne servivano per giungere all'annientamento fisico dei propri avversari provocandone anche la morte,a mani nude o con armi. Il jūjutsu è un'arte di difesa personale che basa i suoi principi sulle radici del nome originale giapponese: HEY YO SHIN KORE DO, ovvero "il morbido vince il duro". In molte arti marziali, oltre all'equilibrio del corpo, conta molto anche la forza di cui si dispone. Nel Ju Jitsu, invece, la forza della quale si necessita proviene proprio dall'avversario. Più si cerca di colpire forte, maggiore sarà la forza che si ritorcerà contro. Il principio, quindi, sta nell'applicare una determinata tecnica proprio nell'ultimo istante dell'attacco subito, con morbidezza e cedevolezza, in modo che l'avversario non si accorga di una difesa e trovi, davanti a sé, il vuoto.

Il jujutsu è un'antica forma di combattimento di origine giapponese di cui si hanno notizie certe solamente a partire dal XVI secolo quando la scuola Takenouchi (竹内流) produsse una codificazione dei propri metodi di combattimento. Ma certo l'origine del jujutsu è molto più antica e la definizione, durante tutto il periodo feudale fino all'editto imperiale del 1876 che proibì il porto delle spade decretando così la scomparsa dei samurai, si attribuiva alle forme di combattimento a mani nude o con armi (armi tradizionali, cioè spada, lancia, bastone, etc.) contro un avversario armato o meno, praticate in una moltitudine di scuole dette Ryū, ognuna con la propria specialità. Bastone, Sai e Nunchaku diventano armi, ma nascendo da semplici attrezzi da lavoro. Il bastone infatti serviva a caricare i secchi, i Sai servivano per la brace, mentre il Nunchaku era un semplice strumento usato per battere il riso. Le armi erano inaccessibili ai civili, e quest'ultimi adattarono nell'uso i pochi strumenti che avevano a disposizione, usandoli appunto per difendersi.

Si distinguevano perciò le scuole dedite all'uso del tachi, la spada tradizionale giapponese, quelle maggiormente orientate alla lotta corpo a corpo, fino alle scuole di nuoto con l'armatura, tiro con l'arco ed equitazione. Quest'ultime costituivano la base dell'addestramento del samurai, espressa dal motto Kyuba No Michi, la via (michi) dell'arco (kyu) e del cavallo (ba), che più tardi muterà nome in bushido. Una caratteristica che accomunava tutte queste scuole era l'assoluta segretezza dei propri metodi e la continua rivalità reciproca, poiché ognuna professava la propria superiorità nei confronti delle altre.

In un paese come il Giappone, la cui storia fu un susseguirsi di continue guerre tra feudatari, il ruolo del guerriero rivestì una particolare importanza nella cultura popolare, e con esso il jūjutsu. La difesa del territorio, la disputa di una contesa, la protezione offerta dal più forte al più debole sono solo alcuni dei fattori che ne hanno permesso lo sviluppo tecnico, dettato dalla necessità di sopravvivenza.

Con l'instaurarsi dello shogunato Tokugawa (1603-1867), il Giappone conobbe un periodo di relativa pace: fu questo il momento di massimo sviluppo del jūjutsu, poiché, privi della necessità di combattere e quindi di mantenere la segretezza, fu possibile per i vari Ryū organizzarsi e classificare i propri metodi. Anche la gente comune comincia a interessarsi e a praticare il jūjutsu poiché la pratica portava un arricchimento interiore dell'individuo, data la relazione intercorrente con i riti di meditazione propri del buddismo zen. Ma la cultura guerriera era talmente radicata nella vita dei Giapponesi da spingere i samurai a combattere anche quando non ve n'era l'effettiva necessita. Ciò portava a volte all'organizzazione di vere e proprie sfide chiamate Dōjō Arashi (tempesta sul dōjō), in cui i migliori guerrieri si confrontavano in modo spesso cruento.

La caduta dell'ultimo shōgun e il conseguente restauro del potere imperiale causarono grandi sconvolgimenti nella vita del popolo: i giapponesi, che fino a quel momento avevano vissuto in completo isolamento dal resto del mondo, ora si volgevano avidamente verso la cultura occidentale che li stava "invadendo". Ciò provocò un rigetto da parte del popolo per tutto ciò che apparteneva al passato ivi compreso il jūjutsu. La diffusione delle armi da fuoco fece il resto: il declino del jūjutsu era in atto.

Il nuovo corso vide la scomparsa della classe sociale dei samurai, che avevano dominato il Giappone per quasi mille anni e il jujitsu da nobile che era scomparve insieme ad essi; i numerosi dōjō allora esistenti furono costretti a chiudere per mancanza di allievi ed i pochi rimasti erano frequentati da gente dedita a combattere per denaro, persone rozze e spesso coinvolte in crimini. Questo aspetto in particolare influenzò negativamente il giudizio del popolo nei confronti del jūjutsu poiché vedeva in esso uno strumento di sopraffazione e violenza.

Durante il periodo storico chiamato Restaurazione Meiji, si affermò grandemente in giappone il nuovo jujutsu ideato da Jigoro Kano con il nome di Jūdō kodokan, che si proponeva come metodo educativo, insegnato nelle scuole come educazione fisica ed inserito nei programmi di addestramento della polizia giapponese. Si deve infatti ricordare come durante l'era Meiji, il Giappone formò forze armate statali al servizio dell'Imperatore basate sul modello occidentale, ma con caratteristiche autoctone. Nel secondo dopoguerra però, a causa della proibizione generale del generale MacArthur rispetto alla pratica delle arti marziali tradizionali prima, e poi dell'evoluzione sportiva subita dal Jūdō quando poté essere di nuovo praticato (a partire dal 1950), si riaffermò il Jujutsu come tecnica di difesa personale, accanto all'Aikido di Morihei Ueshiba.

Il jūjutsu si diffuse nel resto del mondo grazie a quanti, viaggiando per il Giappone (principalmente commercianti e militari) a partire dall'era Meiji, lo appresero reimportandolo nel paese d'origine.

Oggi è praticato in numerosi paesi del mondo, con organizzazioni anche di carattere internazionale. In Italia la FIJLKAM Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali, possiede al suo interno un settore dedicato, sebbene esistano organizzazioni di carattere privato o promozionale (AICS, ACSI, UISP, AIJJ, ecc.) in cui il jūjutsu è ben sviluppato. Nel mondo esistono molte Scuole e Federazioni che praticano Ju Jitsu; proprio per questo il governo giapponese ha da tempo istituito un Ente, il Dai Nippon Butokukai (Sala delle virtù marziali del grande Giappone), con la funzione di salvaguardare le arti marziali Tradizionali Giapponesi dal "possibile attacco sferrato dalla modernità e dall'avidità umana". Questo Ente certifica l'effettivo collegamento tra il passato e il presente di una Scuola tradizionale, conservandone documenti e quant'altro risulti utile a certificarne l'autenticità.

Questa scuola, una delle più antiche di Ju Jitsu Tradizionale, fu fondata nel 1600 da Oriemon Shigentoshi Takagi (nato nel 1635), secondogenito di Sazaemon Inatobi, depositario del clan di Osu-Shiraishi del Giappone del nord. Da giovane, il Maestro Takagi, che era conosciuto come Umon, studiò e quindi insegnò l'arte della lancia (SOJUTSU) appresa da Danemon Muto della scuola Kyochi (Kyochi Ryu). Si dice che Umon vendicò la morte di suo padre e poi cambiò il suo nome in Oriemon Shingentoshi "Yoshin Ryu" Takagi, includendo nel suo nome e nel suo stile di combattimento la filosofia del salice che si piega alle avversità mentre di fronte alle stesse un albero rigido si spezza.

Da più di 400 anni l' Hontai Yoshin Ryu si tramanda tecniche di combattimento a mani nude e con armi in maniera quasi del tutto invariata.Il 19° Soke (Caposcuola) è Kyoichi Inoue Munenori, e alcuni dei Kata (forme) di questa Scuola sono gli unici ad essere inseriti nel programma federale della FIJLKAM (federazione italiana judo lotta karate arti marziali).

I Kata che si studiano sia nella Hontai Yoshin Ryu ke nella FIJLKAM, sono kata che ci sono stati tramandati da antichi guerrieri che li hanno perfezionati sul campo di bataglia, anche per questo, per la grande efficacia delle sue tenciche e per la grande tradizionalità dei suoi maestri, la Hontai Yoshin Ryu è senza dubbio la più prestigiosa KORYU (scuole tradizionali) di ju jutsu e rende il suo Soke una delle più alte autorità del mondo delle arti marziali.

La Hontai Yoshin Ryu, inoltre, è riconosciuta dal Nihon Budokan (Nippon Budokan)che riconosce solo pochissime ascuole con una discendenza documentata.

La prima fugace apparizione del jūjutsu in Italia si deve a Pizzarola e Moscardelli, marinai della Regia Marina, che nel 1908 ne diedero una dimostrazione al Re; si devono tuttavia aspettare quasi quarant'anni ed un altro marinaio, Gino Bianchi, perché il jūjutsu attechisca in Italia.

Il Maestro Bianchi, già campione militare di Savate, era impegnato durante la Seconda Guerra Mondiale col contingente italiano nella colonia giapponese di Tien Sing in Cina dove venne a contatto col jūjutsu e, rimanendone colpito per l'efficacia, decise di diffonderlo una volta tornato in Italia.

L'opera di diffusione iniziò a Genova, nella palestra di via Ogerio Pane, dove il Maestro Bianchi insegnava gratuitamente a cinque o sei allievi nel difficile clima di ristrettezze del secondo dopoguerra; con la fine degli anni quaranta la palestra si trasferì nella sede storica di Salita Famagosta e l'opera di diffusione del jūjutsu "stile Bianchi" procedette a pieno ritmo anche grazie alle varie dimostrazioni pubbliche svolte col gruppo dei Kaze Hito (uomini vento). Il "metodo Bianchi" è stato razionalizzato dal M° Rinaldo Orlandi che, dopo la scomparsa del M° Bianchi, organizzò le tecniche praticate in 5 gruppi di 20 tecniche. I 5 gruppi presero i nomi delle prime cinque lettere dell'alfabeto e vennero chiamati settori. Il settore A raggruppa tecniche che provocano sbilanciamento dell'avversario (atterramento) e un eventuale controllo al suolo. Il settore B raggruppa tecniche dove è predominante la proiezione dell'avversario. Il settore C raggruppa tecniche mirano allo studio degli effetti di compressione e torsione articolare (cosiddette leve articolari). Il settore D raggruppa tecniche che mirano alla resa o allo sbilanciamento dell'avversario agendo sul suo collo (strangolamenti e torsioni). Il settore E raggruppa tecniche che sono la somma e il sunto dei precedenti gruppi.

Negli anni cinquanta nasce l' O.L.D.J. che raggiungerà in breve tempo 5000 soci tesserati a molti dei quali si deve il proseguimento dell'opera del Maestro Bianchi dopo la sua scomparsa, avvenuta nel 1964.

La WJJF è una federazione di Jujitsu internazionale presente anche in Italia. In deroga al contratto di rappresentanza, in Italia la WJJF internazionale svolge attività attraverso il suo presidente internazionale, Spartaco Bertoletti.

Il Fighting System è un tipo di competizione agonistica del Ju Jitsu. Nel 1977, a seguito di un’iniziativa comune fra Italia, Germania e Svezia, venne fondata la European Ju-Jitsu Federation (EJJF). Nel 1987, quando oramai tutte le principali Nazioni europee facevano parte della EJJF, venne fondata, con un grande contributo del Ju-Jitsu italiano, la Ju-jitsu International Federation (JJIF). Da allora la AIJJ -Associazione Italiana Ju-Jitsu- fu riconosciuta anche dalla JJIF quale unica rappresentante del Ju-Jitsu in Italia. Una delle tipologie di competizione riconosciute da questa federazione è il Fighting System. Questo sport vanta la partecipazione di 52 nazioni nel Mondo e prevede l’organizzazione di Mondiali, nonché di vari titoli Continentali con cadenza Biennale.

Il Fighting System è un combattimento che si svolge sul Tatami tra due atleti che indossano solamente il judogi, protezioni paratibia e, per facilitare tutte le fasi del combattimento, protezioni alle mani sottili ed aperte, in modo da effettuare al meglio le prese sia nella lotta in piedi che in quella a terra. All’inizio del combattimento, gli atleti si affrontano con atemi (colpi a distanza di calcio o pugno) in quella che viene definita Prima Fase, sino a quando uno dei due atleti effettua una presa sul judogi dell’avversario passando alla Seconda Fase. Una volta che un atleta sceglie e riesce ad afferrare il suo avversario è vietato sferrare alcun colpo, fin tanto che persiste una qualsiasi presa. Nella Seconda Fase l’obiettivo di ciascun atleta diventa effettuare una proiezione dell’avversario utilizzando tecniche opportune (Nage-Waza). Una volta che uno dei due contendenti ha effettuato una proiezione dell’avversario o entrambi finiscono a terra, il combattimento continua nella Terza Fase in cui l’obiettivo è immobilizzare l’avversario al suolo (osae-komi) o costringerlo alla resa tramite leve (kansezu-waza) o strangolamento (shime-waza).

Ogni azione è valutata da ben tre arbitri, che giudicano ed assegnano 2 punti (Ippon) o un punto (Wazari) a seconda dell’esecuzione, del risultato e della reazione dell’avversario. I punti assegnati durante il combattimento vengono sommati al termine dell’incontro per designare il vincitore. Il combattimento dura 3 minuti e viene interrotto solo se necessario: ciò permette a questo sport di mantenere un ritmo altissimo durante i combattimenti, conferendogli grande spettacolarità e obbligando gli atleti ad avere un’approfondita preparazione non solo tecnica, ma anche atletica.

La vittoria viene assegnata all’atleta che ha conseguito il miglior punteggio allo scadere del tempo oppure per superiorità tecnica di uno dei due atleti, ovvero colui che riesca ad ottenere almeno un Ippon sia in Prima che in Seconda che in Terza Fase, infliggendo all’avversario una tecnica perfetta sia nel combattimento a distanza, sia in quello corpo a corpo e sia in quello a terra. In questa circostanza l’atleta avrà dimostrato di essere superiore tecnicamente al proprio avversario in ogni situazione, obbiettivo massimo del JuJitsu: pertanto avrà vinto prima del termine. Questa regola anima particolarmente le sfide, conferendo a questo sport ancora maggior studio della tattica di gara.

Nel combattimento a distanza gli atleti sono vincolati a rispettare un controllo dei colpi. Questa regola permette agli atleti di esprimere al meglio le loro capacità tecniche nella lotta, senza contaminarla con colpi che andrebbero a limitare l’aspetto tecnico di questa fase. Nelle altre fasi è vietato l’uso dei colpi e gli atleti devono utilizzare tutta la loro arte di lottatori per sottomettere l’avversario.

L’Italia vanta diversi risultati di rilievo in ambito internazionale, anche considerando che all’estero gli atleti di maggior spicco sono professionisti.

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Arti marziali miste

Armbar; un'azione in una lotta di arti marziali miste

Le arti marziali miste (AMM; spesso indicate con l'equivalente inglese Mixed martial arts , MMA o Valetudo) sono un sistema di combattimento che comprende una grande gamma di tecniche: pugni, calci, ginocchiate, gomitate, proiezioni, lotta a terra, leve articolari, strangolamenti .

Le arti marziali miste possono essere praticate come sport di contatto regolamentato o in tornei con regole minime nei quali gli atleti vincono essenzialmente mandando l'avversario KO o sottomettendolo.

Le maggiori organizzazioni di tornei di arti marziali miste sono la Ultimate Fighting Championship (UFC) e la PRIDE Fighting Championship (PRIDE).

Il pankration era un antico stile di lotta. I Greci antichi hanno introdotto questa disciplina nei Giochi olimpici nel 648 AC. Alcune mostre pubbliche di combattimenti hanno avuto luogo alla fine del diciannovesimo secolo. Hanno rappresentato degli stili diversi di combattimento, includendo il jujitsu, lotta Greco-romana, lotta libera ed altro nei tornei e nelle sfide in Europa intera. Dopo la Prima Guerra Mondiale, la lotta era ancora dvisa in due correnti principali. La prima era una competizione reale; l'altra ha iniziato a dipendere sempre più dalla coreografia e dallo show, col risultato di trasformare il professionista di questo tipo di lotta in un attore.

Le arti marziali miste moderne hanno le loro radici in due eventi: gli eventi di Valetudo in Brasile, e lo Shooto o Shootwrestling giapponese. In seguito, sono stati collegati reciprocamente ma sono nati separati. Il Valetudo è cominciato verso la fine del 1925, quando Carlson Gracie ha invitato ogni concorrente a competere in una lotta. Ciò era la cosiddetta "sfida del Gracie". Più tardi, Hélio Gracie e la famiglia di Gracie mantennero questa sfida. In Giappone, nell'ottava decade del ventesimo secolo, Antonio Inoki ha organizzato una serie di lotte di arti marziali miste. Queste erano le forze che hanno prodotto lo Shootwrestling, e più tardi hanno causato la formazione della prime organizzazione di arti marziali miste giapponesi, conosciute come Shooto. Le arti marziali miste hanno ottenuto la grande popolarità negli Stati Uniti nel 1993, quando Rorion Gracie ha creato il primo torneo detto Ultimate Fighting ChampionshipUFC. Nel 1997, in Giappone, l'interesse per questo sport è risultato nella creazione dell'organizzazione forse più grande di arti miste marziali - il Pride Fighting Championship.

Si dovrebbe notare che la famiglia di Gracie ha reso popolare i tornei, come l'UFC, ciò è il torneo più famoso, ma i professionisti di jujitsu brasiliano non usano i colpi nelle competizioni amatoriali. Indubbiamente, la famiglia di Gracie ha giocato un ruolo importante nella creazione di tornei aperti di Valetudo e nella loro popolarizzazione attraverso la televisione.

I tornei di Arti Marziali Miste moderni si sono sviluppati per anni su due principali filoni paralleli. Il primo era il filone Brasiliano del Valetudo, seguito dal filone Giapponese con gli show di Shoot Wrestling. Il Valetudo dilaga negli anni '90 con la "Gracie Challenge" creata da "Carlos Gracie" e poi portata avanti dai discendenti della famiglia Gracie. Negli anni 70 una serie di incontri di Arti Marziali Miste furono organizzati da Antonio Inoki, questi incontri portarono alla formazione della prima organizzazione di Arti Marziali Miste nel 1985.

Il concetto di combinare le tecniche di diverse discipline marziali fu per la prima volta proposto da Bruce Lee alla fine degli anni '60 fino ai primi anni '70. Lee fu un pioniere in questo campo e sosteneva che "il miglior combattente non è un pugile, un karateka o un Judoka. Il miglior combattente è qualcuno che si può adattare a qualsiasi stile di combattimento". Il suo concetto innovativo è tutt'oggi riconosciuto dal presidente dell'UFC Dana White, che lo ha definito "Il padre delle Arti Marziali Miste".

Questo tipo di sport cominciò a farsi conoscere alle masse negli Stati Uniti nel 1993, quando Royce Gracie vinse il primo Ultimate Fighting Championship, lanciando una rivoluzione nelle arti marziali: fu possibile finalmente rendersi conto di quali erano le arti marziali veramente efficaci in un combattimento reale e quali erano solo bufale vendute, spesso a caro prezzo, da impostori e truffatori che sfruttavano l'ignoranza e la credulità dei praticanti. In Giappone nel 1997 il crescere esponenziale dell'interesse in questo sport portarono alla creazione del PRIDE Fighting Championships. Nei primi tornei UFC si confrontavano combattenti di diversi stili per individuare l’arte marziale o lo sport di combattimento realmente più efficace. Gli spettatori di tutto il mondo rimasero colpiti nel vedere come gli esperti delle discipline che oggi costituiscono il grappling (lotta e jiu jitsu brasiliano) prevalevano facilmente sui loro avversari non colpendoli con pugni e calci, ma portandoli a terra e costringendoli ad arrendersi con strangolamenti o con leve articolari e senza provocargli alcun danno fisico. Fu un vero dominio, al punto che i grapplers vinsero 10 dei 12 tornei disputati a mani nude. Fu una grande rivoluzione nel campo delle arti marziali e degli sport di combattimento; le prime competizioni di MMA (in cui si combatteva a pugni nudi e con regole più permissive rispetto ad oggi) dimostrarono: 1) che tutte le arti marziali che non prevedono competizioni agonistiche (es. wing tsun, krav maga, arti marziali che non prevedono combattimenti agonistici, ecc...) sono completamente inefficaci in un combattimento da ring (per il principio: senza combattere non si può imparare a combattere). Ci fu un dominio assoluto delle arti marziali e degli sport di combattimento che prevedono competizioni agonistiche ( lotta, ju jitsu brasiliano, judo, ju jitsu, muay thai, taekwondo, kick boxing, boxe, savate ecc...) rispetto alle arti marziali che non prevedono competizioni agonistiche. 2) che gli atleti delle discipline di striking (dove si combatte con pugni e calci) erano rapidamente sconfitti nei combattimenti con gli atleti delle discipline di grappling per una serie di ragioni tra cui le principali sono: l'assenza dei guantoni (ottenere il ko con un colpo a mani nude è più difficile e senza la protezione dei guantoni le mani possono fratturarsi quando si colpisce), la maggiore forza fisica dei lottatori e l'incapacità degli strikers nel combattimento tramite lotta corpo a corpo sia in piedi che a terra. Le MMA hanno quindi dimostrato che il Grappling, tra tutte le arti marziali e gli sport di combattimento, è uno sistemi generalmente più efficaci per il combattimento sportivo a mani nude e probabilmente anche per la difesa personale.

Questo sport raggiunge un picco di polarità altissimo nel dicembre 2006 all'UFC 66, evento nel quale fu disputata la rivincita tra il campione dei pesi massimi leggeri Chuck Liddell e il campione uscente Tito Ortiz, in quell'occasione furono frantumati tutti i record Americani delle PPV vendendo al pari dei più grandi eventi di sport da combattimenti di tutti i tempi. Nel 2007, La Zuffa LLC, proprietaria dell'UFC, acquista il PRIDE, creando un forte legame tra le due più grandi federazioni di questo sport consentendo così ad atleti campioni del Pride di confrontarsi in incontri "da sogno" per il pubblico contro campioni del UFC sotto un unico regolamento.

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Ju jitsu brasiliano

Il ju jitsu brasiliano o brazilian ju jitsu o brazilian jūjutsu (BJJ) è una disciplina che studia la lotta a terra e che deriva dal jūdō e dal ju jitsu giapponese. E' stato reso famoso da Royce Gracie nelle prime edizioni dell'Ultimate Fighting Championship (torneo di vale tudo di fama mondiale) agli inizi degli anni '90.

Il jiu jitsu brasiliano nacque in Brasile grazie alla venuta, nei primi anni del secolo, del console giapponese Mitsuyo Maeda, conosciuto anche con l'appellativo di "Conte Koma", il quale, dopo aver dimostrato nel corso dei sui viaggi le tecniche del judo stile kodokan (ossia il judo praticato dalla prima scuola del fondatore Jigoro Kano), di cui era un particolare esperto nella lotta al suolo, fondò un dojo dove il giovanissimo Carlos Gracie, figlio di Gastao, facoltoso uomo d'affari, divenne uno dei suoi migliori studenti. Fratello minore di Carlos era l'ormai leggendario Helio il quale disputò decine di incontri leggendari (su tutti la sfida contro il campione di lotta Waldemar Santana e uno dei più forti judoka di tutti i tempi, Masahiko Kimura) che dimostrarono al mondo come la tecnica sopraffina del ju jitsu poteva portare al successo nei combattimenti anche una persona gracile quale era appunto Helio Gracie. Negli anni '80 del XX secolo esponenti di spicco della famiglia Gracie emigrarono negli USA e lì organizzarono dei tornei interstile, nei quali sfidarono i combattenti di altri sistemi. Il programma televisivo che veicolava questi sfide a torneo ebbe successo e dagli USA il neonato movimento degli scontri senza (quasi) regole, detto vale tudo (dal brasiliano "vale tutto"), del famosissimo Ultimate Fighting Contest di Los Angeles tenutosi per la prima volta nel 1993, mostrò al mondo l'efficacia del ju jitsu brasiliano, che dominò apertamente gli altri metodi in 3 edizioni delle prime 12. Il campione della famiglia Gracie che doveva rappresentare lo stile di lotta era Royce, uno dei figli di Helio: egli riusci a dominare, mostrando grande abilità, tutti i lottatori del torneo, compresi quelli più forti fisicamente e di gran lunga più pesanti. Royce Gracie, con i sui 80 kg, finalizzò (fece arrendere) i suoi temibili avversari per leva, strangolamento, chiavi articolari, pressioni dolorose e altre tecniche di rara efficacia in altre discipline. Fu un successo clamoroso, che fece conoscere al mondo quello che ormai era definito più genericamente "jiu jitsu brasiliano" piuttosto che "Gracie jiu jitsu", a onorare il paese che ha sviluppato l'"arte suave" così grandemente. La grande celebrità innescata dalla forza dei mass-media americani rese dunque il BJJ uno sport famoso in tutto il mondo e da quell'epoca il suo diffondersi è aumentato in maniera esponenziale. Oggi il movimento internazionale del BJJ è infatti in costante crescita, sia come sport amatoriale in sé (dove le percussioni sono vietate) sia come elemento fondamentale della preparazione dei combattenti di MMA (mixed martial arts), sport di massimo contatto derivato dagli originari Vale Tudo brasiliani che hanno raggiunto la massima fama con l' International Vale Tudo Championship.

In realtà, il jiu jitsu brasiliano, a dispetto di ciò che pensano in molti, non è molto distante dal judo che tutti conoscono. La concreta differenza, più che sul piano tecnico, sta nel metodo e nella strategia: laddove, infatti, il judo, per via del regolamento che prevede la vittoria attraverso l'ippon (proiezione perfetta o bloccaggio al suolo per venti secondi o ancora per resa) enfatizza maggiormente il combattimento in piedi, in posizione eretta. Nel BJJ, invece, non essendo prevista la sconfitta per proiezione, ma solo, in tal caso, il vantaggio di due punti per l'avversario, il combattimento si trova inevitabilmente a proseguire per la maggior parte del tempo al suolo, ove non è previsto alcun limite in caso di inattività per pochi secondi come invece avviene nel judo. Per questo, il BJJ si trova ad esaltare gli scambi di lotta a terra, dove la posizione "di guardia", con l'avversario tenuto in mezzo alle proprie gambe stando sdraiati sulla schiena, è divenuta una delle caratteristiche principali dello stile, più volte punto di partenza per leve, strangolamenti e ribaltamenti di posizione. Posizioni più spesso utilizzate, altre ai bloccaggi classici tipici anche del judo, quali la monta a cavallo ("qui chiamata "montada") o la presa a croce, petto su petto dell'avversario (la "cruzada") sono la "monta a cavallo da dietro", più conosciuta come "back mount", eccezionale per strangolare, e la guardia "a farfalla", con i piedi tra le gambe dell'avversario inginocchiato di fronte, ottima per realizzare ribaltamenti e portare l'opponente in posizione svantaggiosa. Tra le altre posizioni tipiche si ricordano: guardia con il controllo delle braccia con le gambe (Spider Guard), mezza guardia, guardia Del La Riva, Rubber Guard: da esse, come detto, possono essere effettuate una serie innumerevole di finalizzazioni, leve strangolamenti in grado di contrastare la forza fisica di avversari anche molto più pesanti.

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Michael Dudikoff

Michael Joseph Stephen Dudikoff (8 ottobre 1954) è un attore statunitense di film d'azione.

Di padre russo, nasce a Redondo Beach, in California, l'8 ottobre 1954. Diplomato alla Redondo Union High School, studia psicologia infantile all'Harbor College quando viene lanciato come indossatore.

Del 1978 è il suo debutto televisivo, in una puntata della famosa telenovela Dallas. Dopo varie altre apparizioni televisve, come in Happy Days, il suo debutto cinematografico arriva nel 1980 con The Black Marble di Harold Becker.

Seguono piccoli ruoli in film come Tron (1982) e Bachelor Party (1984), finché nel 1985 arriva una certa notorietà grazie al ruolo protagonista nel film di arti marziali Guerriero americano, rimpiazzando Chuck Norris che aveva rifiutato il ruolo.

Il film ha un discreto successo fra gli amanti del genere, anche se Dudikoff ha solo una minima preparazione nelle arti marziali (il suo sport preferito è il tennis). Il film inizia una serie che vede un totale di 5 titoli, ma Dudikoff partecipa solo al 1°, al 2° ed al 4°. Negli anni successivi l'attore si specializza in ruoli d'azione (non di arti marziali) in film a basso costo. Ha studiato il ju jitsu brasiliano.

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Source : Wikipedia