Izmir

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Inviato da amalia 15/04/2009 @ 09:07

Tags : izmir, turchia, europa, esteri

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Turchia

Turchia - Bandiera

La Repubblica di Turchia (in turco Türkiye Cumhuriyeti) è uno stato il cui territorio comprende l'estrema parte orientale della Tracia, in Europa, e la penisola dell'Anatolia, cinta a sud dal Mar Mediterraneo, ad ovest dal Mar Egeo, a nord-ovest dal Mar di Marmara ed a nord dal Mar Nero, tradizionalmente considerata la propaggine più occidentale del continente asiatico. La Turchia confina a nord-ovest con la Grecia e la Bulgaria, a nord-est con la Georgia, ad est con l'Armenia, l'Azerbaijan e l'Iran, a sud-est con l'Iraq ed a sud con la Siria.

La Turchia si estende su una superficie di 779.452 km², e nell'ultimo censimento (2007) è risultata avere 70.586.256 abitanti, professanti per lo più la religione musulmana; sono presenti piccole minoranze cristiane (soprattutto ortodosse, ma anche cattoliche) ed ebraiche, mentre poco diffuso è l'ateismo.

La capitale è Ankara, una delle tre grandi città turche insieme a Smirne (İzmir) e İstanbul; quest'ultima è la più grande metropoli del paese, nonché il maggior centro industriale e commerciale.

Lingua ufficiale è il turco, ma sono presenti numerosissime minoranze linguistiche.

La moneta ufficiale è la Nuova lira turca (TL, Türk Lirası). Il presidente della Repubblica Turca è attualmente Abdullah Gül, mentre il Primo Ministro in carica è Recep Tayyip Erdoğan.

La Turchia è estesa due volte e mezzo l'Italia.

La Turchia è occupata da catene montuose che vanno da est ad ovest: i monti Pontici (Karadeniz Sıradağları) a nord e i monti del Tauro a sud. La massima altitudine è raggiunta dal monte Ararat (5165 m) altre montagne sono l'Elmadag, il Karabuk e il Bozdaglar. La catena montuosa dell'Abant Daglari (altitudine massima 1.794 m) si trova nella parte settentrionale del paese. Tra le vette del paese c'è anche il vulcano Erciyes Dağı, oramai spento. Due sono le formazioni vegetali diffuse: la steppa all'interno e la foresta sulle catene e sul litorale. Purtroppo la foresta che ricopriva l'interno dell'Anatolia ha subito, sin dall'età del bronzo, un'opera sistematica di disboscamento da parte dell'uomo. Solamente in questi anni è in atto un processo inverso, grazie ad un progetto ecologico-ambientale.

I fiumi più importanti sono il Tigri e l'Eufrate, a cui si aggiungono il Meriç, l'Ergene e il Gediz. I bacini idrografici si dirigono verso molti mari, e una parte del territorio è occupata da bacini senza sbocco al mare. Si suddividono in laghi tettonici, poco profondi, di acqua salata e privi di fauna, e in laghi carsici, di acqua dolce e pescosi. I bacini fluviali verso l'Egeo sono in genere più vasti di quelli verso il Mar Nero e il Mediterraneo. La parte orientale è tutta occupata da grandi bacini diretti al Golfo Persico; quella nord-orientale porta le acque verso il Mar Caspio.

Il territorio si suddivide in tre diverse zone climatiche: sulla costa del Mar Mediterraneo si hanno estati molto calde e inverni miti, sulle montagne del Tauro il clima è più umido mentre il resto del paese ha un clima più caldo e afoso. Per quanto riguarda le temperature, mentre quelle estive sono pressoché uniformi (27° nel litorale e 23° nell'altopiano), d'inverno la differenza è più marcata (la media di gennaio nel litorale oscilla fra 5° e 10° mentre nell'altopiano scendono sotto lo zero e nell'Anatolia centrale raggiungono i -9°). Vi è disparità anche nelle precipitazioni: oltre 2400 mm annui nella zona del Mar Nero, 1000 mm annui di pioggia sulle catene montuose mentre ad Ankara scendiamo a 370 mm annui.

La popolazione è in continua crescita e ha superato i 70 milioni di persone nell' anno 2007, nonostante la massiccia emigrazione verso l'Europa occidentale degli ultimi decenni.

La lingua ufficiale è il Turco, usato perlopiù nella forma standard stabilita negli anni '30 del XX secolo nel corso della riforma linguistica della lingua turca e le forme dialettali da questa derivate; più rare, ma ancora presenti e variamente comprese, le varianti dialettali dell'Ottomano.

Tra le altre lingue parlate, al giorno d'oggi sempre più come seconde lingue, tra le svariate minoranze presenti nella popolazione turca, ricordiamo l'abcaso, l'albanese, l'arabo, l'armeno, l'àvaro, l'azero, il bosniaco, il circasso, il daghestano, l'estone, il georgiano, il greco, l'ispano-giudeo, il kazaco, il kirghiso, il laz, il macedone, il polacco, il russo, il tedesco, il mongolo, il turkmeno, il turoyo (un dialetto della lingua aramaica), l'uzbeko e lo zazaki.

Discorso diverso per il curdo, parlato da qualche milione di persone, soprattutto nel sud-est del paese, e che rimane per molti la prima lingua, e per alcuni, specie anziani, l'unica lingua parlata.

Il greco pontico nell'area di Trebisonda (pontos, abbreviazione di pontos euxeinos, Ponto Eusino, indica il Mar Nero in laz). Una versione moderna dell'aramaico è parlata in alcuni villaggi della Turchia centrale e meridionale; un dialetto arabo è diffuso a sud-ovest del Lago Van. Del gruppo delle lingue caucasiche del sud, il georgiano è ampiamente usate nel nord-est della Turchia come il circasso in alcuni villaggi geograficamente dispersi. Inoltre nel sud-est il kirmanci e il zazaki sono parlati come dialetti del curdo sebbene siano due dialetti significativamente differenti e spesso considerate due lingue diverse. In aggiunta sono parlati da piccoli gruppi altre lingue del ceppo turco. Una piccola minoranza ebrea di Istanbul parla ladino o giudeo-spagnolo, e discende direttamente dagli ebrei fuggiti dalla Spagna nel 1492 che trovarono rifugio nella zona di Istanbul.

Musulmani sunniti e sciiti 97%, cristiani 2%, atei e agnostici 1%. Minoranze di Yazidi e Alawiti oltre che di comunità aramaiche che professano la religione cristiana siro-ortodossa. Il clima nella vita pubblica turca non segnala una totale apertura mentale verso le altre religioni. Diversi media e politici parlano di un “pericolo cristiano” dovuto - secondo loro - all'enorme numero di convertiti dall'islam. In realtà, come dimostrano i dati del Ministero degli Interni, dal 1999 al 2001 si sono fatti battezzare solo 344 musulmani, su una popolazione di oltre 70 milioni. Le religioni minoritare sono discriminate. La legge attuale prevede, ad esempio, che una chiesa non possa affacciarsi direttamente sulla pubblica via.

La letteratura turca nasce nel medioevo a partire dall'incontro con l'Islam e le sue principali lingue di cultura, ossia l'arabo e il persiano, nonché con le relative floridissime tradizioni letterarie. Tra i primi nomi troviamo non a caso quelli del celeberrimo mistico persiano Jalal al-din Rumi (m. 1273) e di suo figlio Sultan Valad, che diressero a Konya un famoso convento di dervisci (della confraternita dei Mevlevi, da essi fondata), e i cui non molti versi in turco mescolati alla preponderante produzione in persiano sono annoverati tra i primi monumenti di questa nascente letteratura; peraltro il primo grande nome della letteratura turca è ancora quello di un mistico musulmano, Yunus Emre, celebre poeta e sufi del XIII-XIV sec. Al XV sec. risale probabilmente la prima redazione scritta di una grande saga epica in prosa il Dede Korkut, che circolava oralmente da almeno due secoli, rivendicata peraltro come epos nazionale anche dagli attuali azeri e dai turkemeni. Comunque è la letteratura persiana, soprattutto, che influenzò profondamente la genesi e lo sviluppo della letteratura colta, in particolare fornendo alla sua poesia i generi e gli stilemi, i temi e i contenuti, sicché scrittori bilingui (persiano-turco) sono comunissimi dagli esordi sino a tutto il periodo ottomano. Spesso poemi persiani classici vennero letteralmente "rifatti" in turco ottomano, venendo imitati temi e motivi, personaggi e persino i titoli delle opere originali. A segnalare la contiguità con la cultura letteraria persiana valga pure ricordare che un turco del XVI sec. e originario della Bosnia ottomana, Sudi, fu il massimo interprete e commentatore di Hafez, il "Petrarca" della lirica persiana classica. Tra gli autori più noti del periodo classico si possono ricordare il poeta Mesihi (m. 1512) originario di Prishtina in Albania ma vissuto a Istanbul, autore di un celebrato Divan (Canzoniere) e cantore di maschili bellezze riassunte nella figura del "perturbatore della città" (shahr-ashub); il poeta Fuzuli (m. 1556) autore trilingue, avendo composto poesia oltre che in turco e persiano anche in arabo, ma ricordato anche come matematico e astronomo; il "sultano dei poeti" Baqi (m. 1600), poeta ufficiale di almeno quattro sultani da Solimano Il Magnifico a Mehmet III, considerato il vertice della lirica ottomana; lo storico Sa'dedddin (m. 1599) autore di una Corona delle storie che glorifica la dinastia regnante. Appartiene già all'epoca postclassica il prosatore Evliya Celebi (m. 1690 ca.), gran viaggiatore e attento osservatore che fissò i suoi ricordi di 40 anni di viaggi al seguito di principi ottomani, che lo portarono anche in Europa da Vienna alla Svezia, in un memorabile Siyahat-name (Libro di viaggi) la cui prima parte è una importante descrizione della Costantinopoli del tempo. Alla "età del tulipano", così detta dalla moda di coltivare questi fiori diffusasi all'inizio del XVIII sec., appartengono due notevoli figure di poeti come Nedim (m. 1730), giudice professore di madrasa e bibliotecario del gran visir Ibrahim Pascià all'epoca del sultano Ahmed III, e il mistico Ghalib Dede (m. 1799), appartenente alla confraternita dei sufi Mevlevi e autore di un celebre poema allegorico (Bellezza e Amore), entrambi ancora ampiamente influenzati dal lascito persiano; da ricordare anche Sunbulzade Vehbi (m. 1809), famoso per una tenzone in 800 versi dai toni spesso osceni tra un pederasta e un donnaiolo che vantano i meriti e vantaggi delle rispettive preferenze. Tra i prosatori sono da ricordare gli storiografi Katib Celebi (detto Hajji Khalifa, e conosciuto anche in Europa come Qalfa, m. 1657), bibliofilo, geografo, storico di vastissimi interessi e promotore di traduzioni da lingue europee (tra cui l' Atlas Minor di G. Mercator e L. Hondius), cui si deve l'inizio della occidentalizzazione del sapere scientifico; Hezarfenn (m. 1691), autore di una storia universale ma anche di trattati di etica e sulla organizzazione dell'impero e, infine, Na'ima di Aleppo (m. 1716) e Gevdet Pascià (m. 1895), che rivestirono la carica di "cronisti ufficiali" dell'impero. Da ricordare ancora il novelliere Aziz Efendi di Creta (m. 1798) e il multiformne Seyyid Vehbi (m. 1736), poeta, ma ricordato soprattutto per l'opera in prosa Sur-name, una ricca descrizione delle feste di corte che si inserisce in un genere a sé stante. Anche in questa letteratura, come del resto nella persiana, gli ambienti in cui poeti e scrittori poterono trovare ampio patronato, e dispiegare così il loro talento, sono riconducibili essenzialmente a quelli cortigiani, in particolare le corti ottomane, e a quelli delle confraternite mistiche. L'influenza persiana venne progressivamente scemando nel corso dell' Ottocento, man mano che si imponevano correnti filo-occidentali e europeizzanti, per arrestarsi quasi del tutto dopo la fine della prima guerra mondiale con l'avvento della Repubblica e la riforma della lingua (abbandono dell'alfabeto arabo a favore dell'introduzione di un alfabeto latino, ampia "de-persianizzazione" del lessico). Questo evento, che si coniugò con una svolta fortemente laica e marcatamente anticlericale, determinò un autentico trauma non solo nella storia letteraria, ma anche più in generale in quella culturale del paese. Nel giro di una o due generazioni i turchi furono separati dalla loro ricca e variegata tradizione letteraria di epoca ottomana, semplicemente perché non più capaci di leggere una lingua che si era espressa in un altro alfabeto, quello arabo. La nuova letteratura turca di epoca repubblicana -preparata da un vasto movimento letterario ispirato al nazionalismo, in cui emersero il poeta Ziya Gok Alp (m. 1924) e il novelliere Omer Seyfeddin (m. 1920) - ha certamente risentito di questa cesura con un passato che i padri della Repubblica avevano voluto cancellare con un decreto dall'alto. Per contrasto con la tradizione e il passato islamico, essa ha programmaticamente accentuato la rivalutazione del folklore turco preislamico (e panturco) e ha oltremodo enfatizzato il rapporto della Turchia con le correnti letterarie europee, soprattutto francesi. Il problema della conciliazione delle "due anime" della Turchia contemporanea -quella volta all'Europa e alla Modernità e quella che guarda nostalgica al passato islamico e prerepubblicano- latente per decenni, è tornato prepotentemente alla ribalta a partire dagli anni '80 del XX secolo con il revival dell'Islamismo militante. Queste tematiche sono ben presenti in numerosi autori contemporanei, tra cui è d'obbligo citare almeno Yakub Kadri (Terra matrigna, Mondadori, Milano 1941), Yashar Kemal, Irfan Orga (Una famiglia turca, Passigli, Milano 2007) e soprattutto Orhan Pamuk (Premio Nobel 2006) che è, con il poeta Nazim Hikmet (m. 1963), forse il più famoso e tradotto scrittore turco contemporaneo. Anche le tematiche di genere hanno conosciuto notevole sviluppo negli ultimi decenni, basti citare qui, tra le autrici note anche in traduzioni in lingue europee, Latife Tekin (Fiabe dalle colline dei rifiuti, Giunti, Firenze 1995), Perihan Magden (Due ragazze, Lain, Roma 2005), Buket Uzuner (Ada d'Ambra, Sellerio, Palermo 2003); pur tra difficoltà e autocensure, cominciano anche a essere tematizzati i delicati problemi interetnici, riconducibili essenzialmente alla questione della tragedia armena del primo '900 (si veda il romanzo di Fethiye Cetin, Heranush, mia nonna, Alet, Milano 2007, oppure quello di Elif Shafak, La bastarda di Istanbul, Rizzoli, Milano 2007), e alla più recente questione dell'irredentismo curdo (per cui si veda Zulfu Livaneli, Felicità, Gremese, Milano 2007). Non va infine dimenticato che, a seguito della forte emigrazione turca sin dagli anni '60 in Europa e segnatamente in Germania (oltre tre milioni di turchi attualmente), esiste ormai una notevole leva di scrittori turco-tedeschi, di formazione europea, tra cui ad esempio Feridun Zaymoglu (Schiuma, Einaudi, Torino 1999), che si esprimono preferibilmente nella lingua di Goethe, trattando nuove tematiche connesse ad esempio con i problemi dell'emigrazione, dell'integrazione, dei rapporti interculturali e interreligiosi.

La Penisola Anatolica è stata la culla di una moltitudine di civiltà e di organizzazioni statali durante tutto il corso della storia dell'umanità. Tra le varie civiltà che vi si svilupparono nell'antichità, ricordiamo gli Ittiti, i Frigi, i Traci, i Lidii, gli Armeni e gli Elleni(Greci). Incorporata negli Imperi Persiano, Macedone, Romano e Bizantino, l'Anatolia ne seguì le vicissitudini, finché non fu invasa dalla stirpe tribale degli Oghuz, di etnia, turca a partire dall'XI secolo, a seguito della vittoria sull'esercito bizantino di Romano IV Diogene ottenuta nella battaglia di Manzicerta. Gli elementi turcomanni furono presto organizzati in gran parte sotto il vessillo dei turchi Selgiuchidi, i quali fondarono una fiorente e potente organizzazione statale con capitale Isfahan (i cosiddetti "Grandi Selgiuchuidi") e uno stato anatolico (i cosiddetti "Selgiuchidi di Ruma"), entrambi distrutti nel corso delle grandi invasioni Mongole. Altra struttura statale turca in Anatolia fu quella dei Danishmendidi.

Nel corso del XIV e del XV secolo gli Ottomani, anch'essi componenti della tribù turca degli Oghuz, riuscirono a imporre la propria egemonia oltre che in Anatolia anche su parti sempre più vaste del mondo bizantino e, successivamente, nella Penisola Balcanica: espansione coronata dalla conquista di Costantinopoli da parte del sultano Mehmet il Conquistatore (in Turco Fatih Sultan Mehmet) nel 1453.

Sotto i suoi successori l'Impero Ottomano continuò una politica di espansione che lo portò ad essere, alla metà del XVI secolo, durante il regno del sultano Solimano il Magnifico, la prima potenza militare ed economica d'Europa e del bacino del Mediterraneo. Con Mehmet III (1566 - 1603) l'impero subì tuttavia i suoi primi importanti insuccessi che, dal XVII secolo divennero la dimostrazione di una crescente e sempre più ingovernabile crisi militare, economica e politica.

Alla fine del XVIII secolo l’Impero Ottomano era in una posizione di inferiorità nei confronti dell’Europa: la Russia aveva conquistato la Crimea intendeva assorbire territori nei Balcani oltre che estendere la propria influenza nell’ Asia centrale; l’Inghilterra aveva conquistato l’influenza nel Mediterraneo e utilizzava l’impero ottomano come baluardo contro la Russia.

L’equilibrio di potere fu messo alla prova una prima volta nel 1831 quando, l’invasione della Siria da parte di Muhammad 'Ali, l’indipendente governatore Ottomano dell’Egitto portò alla chiusura degli stretti e la disputa fu regolata da inglesi, russi e austriaci. Una nuova prova vi fu durante la Guerra di Crimea (1854-56) e concluse con il Trattato di Parigi (1856) che impegno i russi a smantellare la propria flotta del Mar Nero, ma rese la Romania una provincia autonoma sotto la sovranità ottomana. Nel 1873 vi furono le rivolte in Bosnia ed Erzegovina, le rivolte erano iniziata nel 1804-13 in Serbia mentre tra il 1821 e il 1829 alla Grecia si era conquistata l’indipendenza. L’intervento nel 1876 della Russia e il Trattato di Santo Stefano(1877) obbligo agli ottomani a concedere l’indipendenza a Bulgaria, Serbia, Romania e Montenegro. Per controbilanciare queste conquiste russe si diede la Bessarabia alla Russia, l’Austria occupò la Bosnia ed Erzegovina, l’Inghilterra s’insediò Cipro. Nel 1882 per difendere i propri interessi in Egitto (debiti)l’Inghilterra occupò la regione.

Tra il 1878 al 1908 l’Austria estese la sua influenza su Serbia, Romania e Grecia mentre la Russia sulla Bulgaria. Tra il 1908 del 1913 il processo di smembramento continuò: l’Austria annettè la Bosnia-Erzegovinamente, gli eserciti balcanici annetterono i territori europei residui. Durante la prima guerra mondiale gli ottomani affiancarono Germania e Austria. Per reazione, furono firmati gli accordi Sykes-Picot(1916) che stabilirono che la Francia avrebbe esteso il suo dominio sul Libano, la Turchia sudoccidentale, la Siria settentrionale, e l’Iraq settentrionale; a l’Inghilterra toccava il resto dell’iraq, la sponda araba del Golfo Persico e la Transgiordania; per la Palestina fu previsto un regime internazionale; la Russia avrebbe ottenuto Istambul e alcune zone dell’Anatolia orientale; all’Italia fu promessa la parte meridionale dell’Anatolia. Per realizzare il progetto di supremazia in Medioriente l’Inghilterra promise allo sceriffo della Mecca Husayn che sarebbe stato riconosciuto uno Stato arabo indipendente, ma nel 1917 la Dichiarazione di Balfour creò il precedente per la formazione di un focolare nazionale ebraico in Palestina. Dopo la fine della guerra mondiale l’impero era smembrato in questo modo: Libano e Siria andavano i francesi, Palestina Giordania ed Iraq agli inglesi, all’Italia toccò l’Anatolia sudoccidentale mentre la Grecia occupò Tracia, Smirne e isolee egee. L’Armenia divenne uno Stato indipendente, il Kurdistan una provincia autonoma. L’Egitto si affrancò completamente dalla sovranità ottomana.

In questo contesto emerse la figura di Mustafa Kemal, un ufficiale del disciolto esercito Ottomano, eroe di guerra per il ruolo avuto nella battaglia di Gallipoli, che riuscì a coagulare attorno a sé un esercito di resistenza che con una serie di vittorie liberò la Penisola Anatolica dagli eserciti delle potenze occupanti. La Repubblica Turca fu quindi fondata nel 1923, e Mustafa Kemal Atatürk ne divenne il primo Presidente, carica che mantenne fino alla morte; sotto la sua guida ed i dettami della sua dottrina, il cosiddetto Kemalismo, la Turchia venne fomalmente trasformata in uno stato moderno e secolare, sullo stampo delle democrazie occidentali.

Tra le varie riforme attuate da Mustafa Kemal sicuramente la più importante è quella linguistica (riforma linguistica turca), mediante la quale la lingua turca fu epurata dai prestiti arabi e persiani per introdurvi parole di origine turca o di nuova formazione. Importante fu inoltre l'adozione di una variante leggermente modificata dell'alfabeto Latino, più adatto alla lingua turca che, presentando otto vocali, mal si prestava ad essere scritta tramite l'alfabeto arabo. Durante la presidenza di Kemal inoltre venne imposto l'uso del cognome in sostituzione dell'uso orientale del patronimico (per l'occasione il parlamento Turco onorò Mustafa Kemal con il cognome Atatürk, in Turco Padre dei Turchi) ed il suffragio universale fu esteso anche alle donne (che in molti paesi europei non godevano ancora di questo diritto). Mustafa Kemal, inoltre, per modificare l'immagine del proprio paese, invitò il popolo a vestire abiti occidentali (senza tuttavia proibire l'uso di quelli tradizionali, fatta eccezione che per il fez, tipico copricapo turco che aveva sostituito il turbante nel XIX secolo). Mustafa Kemal riformò inoltre il Codice Penale, il Codice Civile e il Codice Amministrativo.

La Rivoluzione kemalista, tuttavia, pur modellando uno Stato sulla falsariga delle democrazie occidentali, nei fatti diede vita a un sistema politico autoritario: infatti, impose il partito unico, negò la libertà di stampa e la libertà di espressione e perseguitò le minoranze greca e curda.

La Turchia non partecipa alla Seconda guerra mondiale. Nell'immediato dopoguerra, il Presidente Ismet Inönü decise di aprire al multipartitismo, abbandonando il sistema a partito unico. Nel 1952 la Turchia entrò a far parte della NATO, diventando uno dei paesi cardine dell'alleanza, con un esercito convenzionale secondo tra i paesi membri soltanto a quello degli USA. L'esercito turco ha giocato un ruolo centrale nella storia moderna della Turchia, assurgendo a custode ultimo dei principi di laicità ed occidentalità, arrivando ad interrompere la dinamica parlamentare con ben tre colpi di stato (1960, 1971, 1980) seguiti da brevi governi militari volti, ufficialmente a ristabilire i principi del Kemalismo, ma, in realtà, a parte il primo caso, a reprimere duramente l'opposizione sindacale e politica. Negli ultimi anni l'esercito turco ha evitato il ricorso ai colpi di Stato, però non ha mai rinunciato al suo ruolo di custode della Repubblica, come nel cosiddetto colpo di stato post-moderno con cui alla fine degli anni '90 del XX secolo venne disciolto il partito islamico allora al governo. In particolare, lo Stato Maggiore delle Forze Armate controllava (fino a 2003) le dinamiche politiche attraverso L'MGK (Consiglio di Sicurezza Nazionale), le cui "raccomandazioni" furono pressoché ineludibili da parte delle istituzioni politiche. Ancora oggi, nonostante una riforma costituzionale abbiano ridotto la componente militare dell'MGK, le Forze Armate Turche continuano a detenere il ruolo di vigile della Costituzione, impedendo al paese radicali riforme in senso liberale.

Gli ultimi governi della Turchia (paese membro del Consiglio d'Europa, paese associato alla Comunità Economica Europea dal 1963 e successivamente all'Unione Europea, con cui è in unione doganale dal 1996) stanno compiendo alcune limitate riforme per entrare nell'Unione Europea, a cui è ufficialmente paese candidato dal Consiglio Europeo di Helsinki del 1999. Nel 2005 sono iniziati ufficialmente i negoziati per l'ingresso nell'Unione Europea.

Tra i vari problemi da risolvere oltre che l'adozione dell'acquis comunitario, ci sono: la questione del coinvolgimento turco a Cipro, la cui parte settentrionale, sede della Repubblica Turca di Cipro Nord, fu oggetto nel 1974 di una secessione dalla parte meridionale con la protezione dell'esercito turco; la questione della minoranza curda, repressa militarmente, economicamente e culturalmente a partire dagli anni venti. Dall'inizio degli anni ottanta la Turchia, che ha riconosciuto l'esistenza dei curdi soltanto nel 1991, è in lotta contro l'aperta ribellione del PKK, gruppo che reclama una riforma dello Stato in senso pluralistico, e che è iscritto nelle liste delle organizzazioni terroristiche dall'UE e dagli USA.

Sorta dalle ceneri dell’impero ottomano nel 1923, la Turchia è una Repubblica parlamentare. Le sue istituzioni sono tuttavia fortemente condizionate dalle forze armate, il cui ruolo politico è stabilito nell’ultima Costituzione del 1982, emendata nel 1995.

Il presidente della Repubblica, eletto dal Parlamento con un mandato di sette anni, nomina il primo ministro e, su indicazione di questi, un consiglio dei ministri. Il primo ministro viene scelto di norma nella persona del leader del partito o della coalizione di maggioranza. Oltre che al Parlamento, l’esecutivo deve rispondere della sua attività al Consiglio di sicurezza nazionale, composto da tre membri nominati dalle forze armate con funzioni consultive e di supervisione.

Il potere legislativo compete alla Grande Assemblea Nazionale della Turchia (Türkiye Büyük Millet Meclisi), un Parlamento unicamerale composto da 550 membri eletti a suffragio universale ogni cinque anni. Il diritto di voto è esteso a tutti i cittadini a partire dai 18 anni di età.

L’ordinamento giudiziario prevede una Corte costituzionale, i cui membri sono nominati dal presidente, e una Corte d’appello, eletta dal Consiglio supremo dei giudici e procuratori. La pena di morte è stata completamente abolita nel 2004.

La Turchia ha il secondo esercito più grande della NATO dopo quello degli Stati Uniti. Il servizio militare è obbligatorio per tutti i cittadini maschi abili a partire dai 20 anni di età. Le forze armate contavano, nel 2004, 514.850 effettivi.

Dal 1974 la Turchia occupa militarmente la regione settentrionale dell’isola di Cipro che, autoproclamatasi "Repubblica turca di Cipro del Nord" nel 1983, non è riconosciuta dalla comunità internazionale. Nel 2004 il Piano Annan per la riunificazione di Cipro fu sostenuto dalla comunità turca nel nord, ma rifiutato dalla comunità greca nel sud, in due diversi referendum.

La Turchia è divisa amministrativamente in 81 province (Iller plurale, il singolare) a capo di ciascuna delle quali è un governatore (detto vali) nominato dal governo centrale.

Le province sono a loro volta suddivise in distretti (plurale ilçeler, singolare ilçe) per un totale di 923. Il distretto centrale (capoluogo della provincia) è amministrato da un "vicegovernatore" designato, mentre gli altri distretti sono amministrati da un "sottogovernatore" (kaymakam).

Le province della Turchia sono raggruppate in 7 regioni, che sono stati originariamente definite in occasione del Primo Congresso di Geografia tenutosi ad Ankara nel 1941. Il principale elemento della suddivisione in 7 regioni sono state le omogeneità di condizioni climatiche del territorio corrispondente (temperatura, precipitazioni, ecc). Queste regioni hanno solo fini statistici e non si riferiscono ad una divisione amministrativa.

La città più popolosa della Turchia è Istanbul con oltre 11 milioni di abitanti.

Di seguito l'elenco delle città con oltre 300 mila abitanti, secondo stime del 1º gennaio 2008 .

La Turchia è una repubblica parlamentare sin dalla sua fondazione, avvenuta nel 1923 ed è stato uno dei primi paesi a concedere ai suoi cittadini il suffragio elettorale universale, benché fino agli anni '50 sia stata retta da un sistema a partito unico. L'attuale sistema legislativo unicamerale è entrato in vigore con la costituzione del 1982, che ha assegnato l'esclusiva del potere legislativo alla Grande Assemblea Nazionale Turca (in turco Türkiye Büyük Millet Meclisi, il cui acronimo è TBMM), composta da 550 deputati eletti ogni cinque anni con un sistema proporzionale corretto da uno sbarramento del 10%. Il potere legislativo della TBMM, dalla cui maggioranza viene eletto il Primo Ministro (in turco Başbakan), viene controbilanciato da quello del Presidente della Repubblica (in turco Cumhurbaşkanı), il quale, eletto ogni sette anni, ha ampi poteri di controllo e supervisione sia dell'esecutivo che del corpo legislativo. Negli ultimi anni la struttura politica e legislativa della Repubblica Turca è stata oggetto di riforme e ristrutturazioni, nell'intento di centrare gli obiettivi richiesti dall'Unione Europea nel quadro della strategia di pre-adesione. Del resto, con riferimento al periodo tra le due guerre mondiali, certa storiografia ha definito "modernizzazione" anche riforme che più propriamente andrebbero definite "occidentalizzazione", come la decisione di passare dall'alfabeto arabo a quello latino, o la scelta di costruire un'amministrazione fortemente centralizzata, sul modello di quella francese. Per quanto riguarda la religione, la politica di Atatürk negli anni Venti e Trenta del sec. XX è stata volta a creare uno Stato laico, liberando la società turca dagli "impacci" che l'Islam poneva (il velo, ad esempio, o il trattamento delle minoranze curde, o un non episodico ricorso alla tortura contro gli imputati da parte delle forze dell'ordine). Inoltre, Atatürk costituì un direttorato degli affari religiosi, tuttora esistente e dotato di moltissimi dipendenti, avente lo scopo di controllare la vita religiosa del paese. Questo tipo di controllo ha avuto come risultato un Islam moderato e moderno. Nello stesso tempo, con un accordo di scambio di popolazioni fra la Grecia e la Turchia dopo la Guerra Greco-Turca (1919-1922) in Anatolia, i greci ortodossi in Turchia furono trasferiti in Grecia ed i turchi mussulmani in Grecia furono trasferiti in Turchia.

Paradossalmente, il partito islamista ha fortemente aumentato il consenso popolare, eppure ha perso seggi (e la maggioranza dei 2/3) perché un terzo partito è entrato in parlamento. Grazie al successo degli islamici e alla presenza di un partito in più, è rappresentato in parlamento l'82% degli elettori, una percentuale simile a quella delle legislature precedenti il 2002.

Completavano il parlamento 8 indipendenti. In questo modo, però, non solo in parlamento fu rappresentato meno del 54% degli elettori, ma soprattutto il partito islamista con i 2/3 dei seggi ebbe la possibilità di modificare la costituzione da solo, il che provocò notevoli tensioni con l'establishmente nazionalista laico (il presidente della repubblica, la corte costituzionale e soprattutto i militari).

L'economia turca ha conosciuto una notevole espansione negli ultimi anni. La CIA classifica la Turchia fra gli Stati sviluppati del mondo. Il Paese è membro fondatore dell'OCSE (1961) e del G20 (1999).

Sin dal governo kemalista, la Turchia ha goduto di alcuni interventi statali, in modo che anche l'economia si modernizzasse in modo graduale. I vari governi hanno sempre avuto un ruolo di primo piano, nelle partecipazioni in aziende private, negli scambi e negli investimenti all'estero. Negli anni ottanta il Paese ha avviato alcune riforme, grazie al primo ministro Turgut Özal, e si è sempre più orientata all'economia di mercato. Da allora l'economia ha continuato a crescere, anche se ha conosciuto periodi di recessione come negli anni 1994, 1999 (in seguito al terremoto di quell'anno) e 2001.

Dal 1981 al 2003, il reddito nazionale è aumentato in media del 4 per cento. Peraltro la mancanza di altre riforme, le difficoltà del settore pubblico e la diffusa corruzione, hanno provocato un aumento dell'inflazione, l'indebolimento del settore bancario e problemi interni alla macroeconomia.

Dopo la crisi del 2001, e dopo le riforme dell'allora ministro delle finanze initiated Kemal Derviş, l'inflazione è crollata, gli investimenti sono risaliti, e il numero di disoccupati è fortemente calato. La Turchia ha gradualmente aperto il proprio mercato grazie ad alcune riforme, riducendo i controlli statali sugli scambi esteri e controllando meglio le privatizzazioni.

Nel 2005 il reddito nazionale è ulteriormente salito del 7.4 per cento, e rendendo la Turchia uno degli Stati a più rapida crescita economica. Oggi il Paese, agricolo in passato, è una media potenza industriale; le attività secondarie sono situate in gran parte sulle coste occidentali, insieme a servizi in rapido sviluppo (comunicazione, commercio, trasporti, banche, turismo). L'agricoltura produce l'11.9% del prodotto interno lordo, mentre l'industria contribuisce al 23.7% e i servizi al 64.5%. Soprattutto il turismo è cresciuto negli ultimi vent'anni, ed è la prima fonte di reddito del Paese. Nel 2005 la Turchia ha ospitato 24,124,501 visitatori, versando 18.2 miliardi di dollari nelle casse nazionali. Anche l'industria è cresciuta, sia grazie a forti investimenti esteri (specie da USA e Germania) sia ad imprese locali; i settori principali sono quelli automobilistico, tessile, dell'abbigliamento, elettronico e delle costruzioni.

Di recente l'elevata inflazione è stata messa sotto controllo, e ciò ha indotto lo Stato ad emettere una nuova moneta, per proseguire le riforme economiche e cancellare i vecchi squilibri. Il 1° gennaio 2005 è stata introdotta la nuova lira turca, pari ad 1 milione della vecchia valuta. Grazie alle continue riforme economiche, l'inflazione è calata nel 2005 all'8.2% e la disocupazione al 10.3%..

Il commercio estero si svolge in gran parte con l'Unione Europea (59% delle esportazioni e 52% delle importazioni nel 2005), ma anche con Stati Uniti d'America, Russia, Giappone e più di recente con la Cina. La Turchia si avvale di un'unione doganale con l'UE, firmata nel 1995, che ha aumentato la sua produzione industriale ed attirato numerosi investimenti europei.

Nel 2005 le esportazioni sono ammontate a 73.5 miliardi di dollari, le importazioni a 116.8 miliardi, con aumenti del 16.3% e del 19.7% rispetto al 2004. Nel 2006 le esportazioni sono ammontate ad 85.8 miliardi, con aumento del 16,8% dall'anno precedente, e nel 2007 il Paese ha esportato per 105.9 miliardi.

Nel 2006 la Turchia è riuscita ad attrarre investimenti dall'estero, per 19.9 miliardi di dollari. Le numerose privatizzazioni, la stabilità in vista di un probabile ingresso nell'Unione Europea, la crescita economica costante e i cambiamenti strutturali nei settori bancario, commerciale e delle comunicazioni, hanno contribuito ad attrarre ancora investimenti sia nazionali che stranieri.

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Provincia di İzmir

Distretti della provincia di İzmir

La provincia di İzmir (Smirne) è una delle province della Turchia.

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Alec Issigonis

La Morris Mini, la più nota tra le auto progettate da Alec Issigonis

Alexander Arnold Constantine Issigonis, più noto come Alec Issigonis (Izmir (Turchia), 18 novembre 1906 – 2 ottobre 1988), è stato un ingegnere britannico di origine greca conosciuto come il "padre" della Mini.

Alec Issigonis nacque a Smirne (oggi Izmir) allora parte dell'Impero Ottomano. Il nonno paterno, Demosthenis Issigonis, era originario dell'isola di Paro ed aveva acquistato la cittadinanza britannica lavorando alla costruzioni di ferrovie in Turchia per conto di società britanniche. Anche il padre Constantine era cittadino britannico ed aveva studiato in Inghilterra, la madre, Hulda Prokopp era invece di origine tedesca.

In seguito alla sconfitta greca nella guerra con la Turchia nel settembre 1922 i greci vennero espulsi dalla Turchia e la famiglia Issigonis riparò a Malta; nel 1923, alla morte del padre Alec si trasferì con la madre a Londra e seguì corsi di ingegneria al Politecnico di Battersea.

La sua attività lavorativa iniziò nel 1928, partecipando alla progettazione di una trasmissione semi automatica per una piccola azienda meccanica, passando poi alla Humber di Coventry e, nel 1936, alle dipendenza della casa automobilistica Morris Garages. È per conto di quest'azienda che Issigonis iniziò i suoi primi progetti importanti, come quello di un'auto da competizione sovralimentata e quello di una autovettura di piccola cilindrata, i cui primi studi risalgono al 1944.

Il risultato dei suoi studi ebbe luce nel 1948 con la presentazione ufficiale della "Minor" ma i problemi societari della Morris, in quegli anni fusasi con la Austin Motor Company crearono i presupposti per un passaggio di Issigonis ad un'altra azienda, la Alvis, dove rimase sino al 1955 progettando una berlina sportiva V8 che non sarà però mai prodotta in serie.

In seguito alla crisi petrolifera del Canale di Suez del 1956 gli venne richiesto di riprendere mano ai progetti di un'utilitaria dai consumi ridotti e da questa esigenza aziendale nacque nel 1959 la prima "Mini Minor", a trazione anteriore e motore trasversale, il modello che creerà la fama universale del progettista.

Tra gli altri progetti curati da Issigonis vi furono anche la Austin 1100 con le particolari sospensioni interconnesse del tipo Hydrolastic utilizzate anche nei modelli seguenti, la Austin 1800 e la Austin Maxi.

Nel periodo della sua maggior notorietà ottenne vari riconoscimenti in patria: nel 1967 divenne membro della Royal Society e nel 1969 venne nominato Comandante dell'Ordine dell'Impero Britannico.

La sua intensa attività ebbe un brusco fermo nel 1971 quando gli venne diagnosticato il morbo di Parkinson, cosa che non gli impedì peraltro di restare nell'ambiente come consulente aziendale fino al 1987. Morì il 2 ottobre 1988.

Per il suo lavoro nel campo delle automobili è stato inserito nella Automotive Hall of Fame nel 2003.

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Circuito di Istanbul

Tracciato del circuito di Istanbul

Il Circuito di Istanbul (in turco İstanbul Otodrom, anche noto come Istanbul Speed Park) è un tracciato per automobilismo e motociclismo alla periferia di Istanbul in Turchia. Sorge sul lato asiatico della città, in una zona di recente sviluppo accanto al nuovo Aeroporto internazionale Sabiha Gökçen in prossimità dello svincolo di Kurtkoy sull'autostrada che collega Istanbul ad Ankara.

Il circuito è stato inaugurato con la prima edizione del Gran Premio di Turchia di Formula 1 il 21 agosto 2005, con pole position e vittoria di Kimi Räikkönen. Nello stesso anno, in ottobre, ha poi ospitato la prima edizione del Gran Premio motociclistico di Turchia con successo di Marco Melandri; i lavori di costruzione, iniziati nel 2003, sono terminati a ridosso della gara di F1, appena in tempo per l'omologazione della pista. L'unico altro autodromo esistente in Turchia si trova ad Izmir sulla costa del Mar Egeo.

L'Otodrom è stato disegnato dallo studio di Hermann Tilke già responsabile per Sepang, Manama e Shanghai, ma a differenza di questi tracciati realizzati su terreno pianeggiante l'area prescelta è molto collinosa garantendo diversi saliscendi e un percorso più variato. Il circuito è lungo 5,340 Km e presenta 14 curve (8 a sinistra, 6 a destra) e 4 rettilinei da affrontare in senso antiorario, caratteristica inusuale sui circuiti della F1. La velocità massima raggiunta è di circa 330 Km/h ma complessivamente il circuito è risultato più lento del previsto, con le difficoltà concentrate sulla lunga curva n°8.

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Smirne

Smirne (Turchia)

Smirne (in turco İzmir, in greco Σμύρνη, Smyrni) è una città di 3,097,000 abitanti (3,7 milioni nell'area metropolitana) della Turchia centro-occidentale, la terza del paese per numero di abitanti dopo Istanbul e Ankara. È anche un grande ed efficiente porto situato sull'omonimo golfo, nel Mar Egeo. È formata da 9 distretti metropolitani (Balçova, Bornova, Buca, Çiğli, Gaziemir, Güzelbahçe, Karşıyaka, Konak e Narlıdere). Smirne è una delle città che si contendono l'onore di essere la città natale del leggendario (e forse mai esistito) poeta antico Omero e di Bione.

Il nome Smirne (Smyrna) significa Mirra in Greco antico, pertanto si riferisce alla presenza di questo arbusto nella zona dove la città è stata fondata. Izmir è il nome turco che si è diffuso anche all'estero. Nasce probabilmente dalla corruzione del nome più il prefisso -I e il cambiamento della S in Z come accadde per Costantinopoli (ora Istanbul) e Nicea (ora Iznik). Comunque in greco si mantiene il nome tradizionale Σμύρνη (Smyrni).

Il primo centro di Smirne può risalire al III millennio a.C. Si pensa che il suo sviluppo sia coinciso con quello di Troia. Intorno al 1500 a.C. essa venne occupata dagli Ittiti, ma con la caduta di Troia e della capitale Hattusa l'impero ittita entrò in crisi. Nel VIII secolo a.C., passata sotto il controllo di Mileto, Smirne fondò diverse colonie in Libano, Siria, Grecia e lungo le sponde del Mar Nero, le quali la resero non più un piccolo villaggio, ma una vivace e ricca città commerciale. Tuttavia la sua prosperità attirò l'interesse dei Persiani, i quali la occuparono, causandone così la decadenza e la distruzione. Rifondata da Alessandro Magno nel 333 a.C., essa divenne romana nel 133 a.C. e, in seguito, subì un terremoto disastroso che la devastò nel 178 d.C., cosicché l' imperatore Marco Aurelio ordinò di ricostruirla. Passata all'impero bizantino, il suo sviluppo si fermò, soprattutto a causa della crescita d'importanza della vicina Efeso. La ripresa del commercio medievale (soprattutto quello dei beni di lusso) sotto gli imperatori macedoni (867-1057) resero nuovamente importante Smirne a causa della sua posizione strategica. Ma nel 1076 essa fu occupata dai Turchi Selgiuchidi e decadde, non riuscendo a rifiorire neanche dopo la riconquista bizantina avvenuta nel 1098. Fu ceduta ai Genovesi (1261) e poi agli Ospitalieri (1320-1402). Poi arrivarono i turchi ottomani che la possedettero per più di cinque secoli. Sotto dominio ottomano la città divenne uno dei più importanti scali commerciali terminale delle piste carovaniere dall'Asia e porto verso il mediterraneo, e la sua popolazione era un modello della tipica società levantina multi-etnica e multi-confessionale dove chiunque parlava, male, una mezza dozzina di lingue diverse. L'impero ottomano, uscito sconfitto dalla prima guerra mondiale, cedette Smirne alla Grecia col Trattato di Sèvres (1920). Dopo l'invasione greca dell'Asia minore e la sconfitta greca a Dumlupinar, la città fu riconquistata dall'esercito turco repubblicano comandato da Mustafa Kemal Atatürk (1922). Durante l'entrata dell'esercito turco a Smirne un incendio devastò gran parte della città vecchia, mentre la popolazione greca e armena si imbarcava sulle navi dell'Intesa alla fonda nel porto, trovando poi rifugio in Grecia.

Smirne è una città turistica che vanta un buon sistema di accoglienza. Grazie anche al clima mite tutto l'anno ed ai numerosi luoghi d'arte ricchi di storia, è visitata da molti turisti. Oltre ai musei, notevoli sono l'agorà ricostruita da Marco Aurelio, la chiesa di San Policarpo, la Hisar e una grande varietà di parchi. Nei dintorni si trovano diversi centri cittadini antichi, alcuni molto noti, fra cui Efeso, Laodicea, Filadelfia, Sardi, Thyathira e Pergamo.

Oggi Smirne è centro commerciale e importante porto per l'esportazione di prodotti agricoli (frumento, mais, olio, agrumi, uva, fichi, tabacco, cotone, pelli, ...). Sede di industrie cantieristiche, meccaniche, petrolchimiche, alimentari e tessili. È il maggior porto di esportazione, mentre Istanbul è il maggior porto d'importazione.

Oggi, Smirne è la terza città Turca per popolazione, chiamata anche "Smirne Occidentale" o "la perla dell'Egeo". Fra giugno e luglio, la città ospita un festival internazionale dell'arte e, all'inizio di ogni settembre, la fiera internazionale di Smirne.

C' è una moderna linea di metropolitana che da sud-ovest va a nordest. È un po' più progredita rispetto alla media della Turchia in termini di libertà, qualità della vita e parità fra i sessi.

Smirne si era proposta per l'organizzazione dell'Expo 2015, ma i delegati del BIE le hanno preferito Milano, con una votazione finale tenutasi a Parigi, per 65 voti a 86.

Smirne è caratterizzata da estati calde ed inverni miti e piovosi. Le precipitazioni nell'arco dell'anno sono di 706 mm; comunque, il 77 % (543 mm) di esse si registra da Novembre a Marzo.

Le temperature massime in inverno sono nella media comprese fra i 12 e i 14 °C. I mesi estivi (fra Giugno e Settembre) hanno una temperatura media oltre 28°C.

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Österreichisches Archäologisches Institut

L'Österreichisches Archäologisches Institut ('ÖAI) è un ente statale austriaco per la ricerca archeologica nel settore dell'archeologia classica e nei territori dell'ex impero asburgico.

Venne fondato nel 1898 da Otto Benndorf che ne fu il primo direttore. Vennero in questo periodo condotti scavi a Efeso, in Turchia e furono aperte sedi a Izmir e ad Atene in Grecia. Altri scavi furono condotti nel Peloponneso e nella stessa Austria a Carnuntum.

Dopo la prima guerra mondiale e il crollo dell'impero asburgico, l'istituto ridusse le sue attività e la sede di Izmir venne chiusa. Nel 1935 fu inserito nell'Università di Vienna e dopo l'annessione dell'Austria del 1938, fu riunito al Deutsche Archaölogische Institut tedesco.

Dopo la seconda guerra mondiale per un certo periodo continuò ad operare nell'ambito dell'Università di Vienna. Sviluppò la propria attività con scavi a Magdalensberg in Carinzia (1948) e con la ripresa degli scavi di Efeso (1955), giungendo a riaprire la sede ateniese nel 1964 e ad aprirne una nuova al Cairo (1973). Dal 1981 è stato nuovamente distaccato come istituto autonomo direttamente sottoposto al ministero della ricerca.

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Source : Wikipedia