Israele

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Tags : israele, medioriente, esteri

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Israele

Israele - Bandiera

Lo Stato d'Israele (in ebraico: מדינת ישראל , Medinat Yisra'el; in arabo: دولة اسرائيل, Dawlat Isrā'īl) è uno stato del Vicino Oriente che si affaccia sul Mar Mediterraneo. Confina con l'Egitto a Sud, la Giordania a Est, il Libano a Nord e la Siria a Nord-Est.

La popolazione israeliana superava i sette milioni di abitanti nel 2006. È l'unico Stato a maggioranza ebraica al mondo (circa il 76,4% della popolazione), con una consistente minoranza di arabi (in prevalenza di religione musulmana, ma anche cristiana o drusa).

L'attuale Stato d'Israele è sorto il 14 maggio 1948, alla scadenza del Mandato britannico della Palestina. La Legge Fondamentale del 1980 (Israele, come la Gran Bretagna, non ha una Costituzione scritta) afferma che la capitale è Gerusalemme; tuttavia, lo status di Gerusalemme non è riconosciuto dalla comunità internazionale in quanto territorio occupato, ed è contestato dalla Autorità Nazionale Palestinese che rivendica la parte orientale della città quale sua capitale. Tutti gli Stati che hanno relazioni diplomatiche con Israele mantengono infatti le proprie ambasciate a Tel Aviv o nelle vicinanze, in ossequio a quanto disposto in sede di Consiglio di Sicurezza e Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Ris. ONU 252 (1968) 21 .05. 1968 e Ris.ONU.267 (1969) 03.07.1969.

I suoi confini e la sua stessa esistenza furono oggetto di molti conflitti con i paesi limitrofi. Ad oggi, Israele ha raggiunto accordi ufficiali sui confini solo con Egitto (1979) e Giordania (1994); continuano a non essere mutuamente riconosciuti quelli con Siria e Libano. Resta a tutt'oggi in discussione anche lo status finale di Cisgiordania e Striscia di Gaza (da cui Israele si è ritirata completamente nell'estate del 2005). La comunità internazionale considera come confini internazionali con Siria e Libano quelli vigenti all'epoca dei Mandati tra le due guerre mondiali, e come confine de facto tra Israele e territori palestinesi la Linea verde tracciata al tempo degli armistizi successivi alla guerra arabo-israeliana del 1948.

Il nome Israele viene citato anche nel Libro della Genesi (32,28), dove viene raccontato l'episodio in cui Dio cambia il nome a Giacobbe, chiamandolo, per l'appunto, Israele.

Sull'etimologia del nome "Israele" non esiste una opinione comune. Secondo Hamilton, il nome deriva dall'unione del verbo śarar ("governare", "avere autorità") e del sostantivo el ("Dio"). Il significato sarebbe dunque "Dio governa" o "Possa Dio governare".

Secondo Geller, invece, l'etimo è da rintracciarsi nel verbo śarah ("combattere"), dal momento che Giacobbe cambia nome dopo la lotta con una possibile manifestazione divina. In questo caso, il significato sarebbe "Colui che ha combattuto con Dio" o "Dio combatte".

Una interpretazione comune fa derivare il nome dal soprannome di Giacobbe, ovvero Israele (איש רואה אל, Ish roe El, che tradotto significa "l'uomo che vide (l'angelo di) JHWH"). Eretz Yisrael avrebbe dunque il significato di "Terra di Giacobbe". La grafia di questa interpretazione (ישראל) è quella più aderente alla parola Israele (ישראל).

Infine, secondo quanto riportato dalla Bibbia di Re Giacomo, il nome potrebbe derivare dal sostantivo śur ("principe"), determinando dunque il significato di "Principe di Dio".

Lo Stato moderno prende comunque il nome dal termine biblico, nonostante fossero stati proposti altri nomi (Eretz Yisrael, Sion o Zion, Giudea e Nuova Giudea).

Una serie di regni e stati ebraici (vedi Dodici tribù di Israele) ebbe vita nella regione per oltre un millennio a partire dalla metà del secondo millennio a.C. Ricordiamo per brevità il Regno di Israele distrutto nel 722 a.C., anno dell'invasione assira, e il Regno di Giuda (distrutto nel 607 a.C.). Questo, dopo l'esilio babilonese fu ricostruito nel 530 a.C., e fu posto sotto protettorati diversi, dai Persiani ai Romani, fino al fallimento della grande rivolta ebraica contro l'Impero Romano, che provocò la massiccia espulsione degli Ebrei dalla loro patria o il loro volontario esilio (Diaspora ebraica).

Nel VII secolo, l'Impero Bizantino perse la regione per mano degli Arabi che, insediandosi, vi attrassero nuovi coloni, specialmente dalle regioni meridionali della Penisola araba. Dopo un fortunato periodo sotto il califfato omayyade, l'area decadde progressivamente in età abbaside, trovando una qualche nuova vitalità in periodo tulunide prima di ricadere sotto il controllo delle tribù nomadi dei Banū Kalb e dei Banū Kilāb.

Con le Crociate e le successive dominazioni dei Fatimidi, Zengidi, Ayyubidi e Mamelucchi, la regione riacquistò una certa importanza. I nuovi dominatori Ottomani non furono invece del tutto all'altezza del compito, abbandonando l'amministrazione dell'area nelle poco capaci mani degli sconfitti Mamelucchi, trasformati in loro vassalli.

Malgrado un tentativo della dinastia khediviale di Mehmet Ali di annettersi la regione, grazie ad alcune azioni militari tentate dal figlio del fondatore Isma'ìl Pascià, gli Ottomani rimasero al potere fino alla I guerra mondiale che li vide soccombenti per la loro alleanza con gli Imperi Centrali.

Nell'immediato dopoguerra fu creato in Palestina e in Transgiordania un Mandato della Società delle Nazioni, affidato alla Gran Bretagna, mentre in Siria un altro Mandato fu attribuito alla Francia.

La popolazione ebraica, ridottasi a circa 10.000 unità all'inizio del XIX secolo, ricominciò ad aumentare alla fine dell'Ottocento. Fu in quel periodo che si sviluppò il sionismo, movimento nazionale che auspicava la creazione di un'entità politica ebraica in Palestina e che ebbe da allora prima in Theodor Herzl e poi in David Ben Gurion i suoi promotori.

Alla fine della prima guerra mondiale, la Società delle Nazioni trasferisce la Palestina sotto il controllo dell'Impero britannico, togliendola all'Impero Ottomano. I britannici, con la Dichiarazione Balfour, si erano fatti promotori della costituzione di una patria (national home) ebraica in Palestina. Gli arabi si ribelleranno a più riprese, con i moti palestinesi del 1920 e con i moti in Palestina del 1929.

Ciononostante, a seguito della massiccia immigrazione di popolazioni ebraiche provenienti in gran parte dall'Europa orientale, organizzata per lo più dal movimento sionista, la popolazione ebraica nella regione che poi sarebbe divenuta Israele, passò dalle circa 80.000 unità registrate nel 1918 a 175.000 nel 1931 e a 400.000 nel 1936.

A tale movimento migratorio, a partire dal 1935 e sino al 1939, si oppose, anche con la violenza, la maggioranza araba della popolazione locale, dando vita a quella che fu poi definita come Grande rivolta araba (1935-1939): un'esplosione di violenza e terrore tesa sia a rivendicare l'indipendenza dal mandato britannico e la creazione di uno Stato indipendente palestinese, sia la fine dell'immigrazione ebraica e l'espulsione dei nuovi arrivati. Vari movimenti sionisti, dotati di bracci militari clandestini, frattanto, e sin dalla metà degli anni trenta, passarono ad operare attivamente per la creazione dello Stato d'Israele, operando violenze (a volte con caratteri terroristici) contro gli Arabi di Palestina e le istituzioni britanniche, provocando a loro volta centinaia di morti e feriti. Nel marzo 1939, alla fine della rivolta, secondo fonti britanniche, si contavano tra i caduti circa 5.000 arabi, 400 ebrei e 200 britannici, a cui andavano ad aggiungersi diverse centinaia di feriti da entrambe le parti.

Per porre fine alla grande rivolta, nel 1939 l'amministrazione britannica pose forti limitazioni all'immigrazione e alla vendita di terreni a ebrei e respinse le navi cariche di immigranti ebrei in arrivo, purtroppo proprio alla vigilia della Shoah. L'avvento del Nazismo e la tragedia della Shoah portarono a un ulteriore flusso migratorio di ebrei provenienti da diverse nazioni europee incoraggiati anche da Ben Gurion che vedeva nell'immigrazione e nell'aumento della popolazione l'unico mezzo per Israele di affermarsi.

Nel 1947 l'Assemblea delle Nazioni Unite (che allora raccoglieva una minima parte - quelli più antichi, forti e spesso coloniali - degli stati odierni, nati per lo più all'epoca della decolonizzazione), dopo sei mesi di lavoro da parte dell'UNSCOP (United Nations Special Committee on Palestine), il 29 novembre approvò la Risoluzione dell'Assemblea Generale n. 181, che prevedeva la creazione di uno stato ebraico e di uno stato arabo in Palestina, con la città e la zona di Gerusalemme sotto l'amministrazione diretta dell'ONU. Secondo il piano, lo stato ebraico avrebbe compreso tre sezioni principali, collegate da incroci extraterritoriali; lo stato arabo avrebbe avuto anche un'enclave a Giaffa.

Nella sua relazione l'UNSCOP si pose il problema di come accontentare entrambe le fazioni, giungendo alla conclusione che soddisfare le pur motivate richieste di entrambi era "manifestamente impossibile", ma che era anche "indifendibile" accettare di appoggiare solo una delle due posizioni. Nel decidere su come spartire il territorio considerò, per evitare possibili rappresaglie da parte della popolazione araba, la necessità di radunare tutte le zone dove i coloni ebrei erano presenti in numero significativo (seppur spesso in minoranza ) nel futuro territorio ebraico.

La Gran Bretagna, che negli anni trenta durante la Grande Rivolta Araba aveva già tentato diverse volte senza successo di spartire il territorio tra la popolazione araba preesistente e i coloni ebrei in forte aumento, si astenne nella votazione e rifiutò apertamente di seguire le raccomandazioni del piano, che riteneva si sarebbe rivelato inaccettabile per entrambe le parti, e ben presto annunciò che avrebbe terminato comunque il proprio mandato il 15 maggio 1948.

Le reazioni alla risoluzione dell'ONU furono diversificate: la maggior parte degli ebrei, rappresentati ufficialmente dall'Agenzia Ebraica, l'accettarono, pur lamentando la non continuità territoriale tra le varie aree assegnate allo stato ebraico. Gruppi più estremisti, come l'Irgun e la Banda Stern, la rifiutarono, essendo contrari alla presenza di uno stato arabo in quella che consideravano "la Grande Israele" nonché al controllo internazionale di Gerusalemme.

Tra la popolazione araba la proposta fu rifiutata, con diverse motivazioni: alcuni negavano totalmente la possibilità della creazione di uno stato ebraico; altri criticavano la spartizione del territorio che ritenevano avrebbe chiuso i territori assegnati alla popolazione araba (oltre al fatto che lo stato arabo non avrebbe avuto sbocchi sul Mar Rosso né sulla principale risorsa idrica della zona, il Mar di Galilea); altri ancora erano contrari perché agli ebrei, che allora costituivano una minoranza (un terzo della popolazione totale che possedeva solo il 7% del territorio), fosse assegnata la maggioranza (56%, ma con molte zone desertiche) del territorio (anche se la commissione dell'ONU aveva preso quella decisione anche in virtù della prevedibile immigrazione di massa dall'Europa dei reduci delle persecuzioni della Germania nazista); gli stati arabi infine proposero la creazione di uno Stato unico federato, con due governi.

Tra il dicembre del 1947 e la prima metà di maggio del 1948 vi furono cruente azioni di guerra civile da ambo le parti. Il piano Dalet (o "Piano D") dell'Haganah, messo a punto tra l'autunno del 1947 e i primi mesi del 1948, aveva come scopo la difesa e il controllo del territorio neonato stato israeliano e degli insediamenti ebraici a rischio posti al di là del confine di questo. Il piano, seppur ufficialmente solo difensivo, prevedeva comunque, tra le altre cose, la possibilità di occupare "basi nemiche" poste oltre il confine (per evitare che venissero impiegate per organizzare infiltrazioni all'interno del territorio) e prevedeva la distruzione dei villaggi palestinesi ("setting fire to, blowing up, and planting mines in the debris" ovvero "dar fuoco, distruggere e minare le rovine") espellendone gli abitanti oltre confine, ove la popolazione fosse stata "difficile da controllare", situazione che ha portato diversi storici a considerare il piano stesso indirettamente responsabile di massacri e azioni violente contro la popolazione palestinese (seppur non presenti nè giustificate esplicitamente dal piano), in una specie di tentativo di pulizia etnica. L'impatto emotivo sull'opinione pubblica del massacro di Deir Yassin, avvenuto il 9 aprile ad opera di membri dell'Irgun e della Banda Stern ed all'insaputa dell'Haganah, fu una delle cause principali della fuga degli abitanti nei mesi seguenti.

Il 14 maggio del 1948 venne dichiarata unilateralmente la nascita dello Stato di Israele, un giorno prima che l'ONU stessa, come previsto, ne sancisse la creazione.

Il 15 maggio, le truppe britanniche si ritirarono definitivamente dai territori del Mandato.

Lo stesso 15 maggio 1948 gli eserciti di Egitto, Siria, Libano, Iraq e Transgiordania, attaccarono l'appena nato Stato di Israele. L'offensiva venne bloccata dall' esercito israeliano e le forze arabe vennero costrette ad arretrare. Israele distrusse centinaia di villaggi palestinesi , concausa all'esodo degli abitanti. La guerra terminò con la sconfitta araba nel maggio del 1949 e produsse 726mila profughi palestinesi; a loro ed ai loro discendenti è tuttora vietato il ritorno in territorio israeliano.

In seguito all'armistizio ed al ritiro delle truppe ebraiche l'Egitto occupò la striscia di Gaza mentre la Transgiordania occupò la Cisgiordania, assumendo il nome di Giordania. Israele si annetté la Galilea e altri territori a maggioranza araba conquistati nella guerra. Negli anni immediatamente successivi, dopo l'approvazione (5 luglio 1950) della Legge del Ritorno, da parte del governo israeliano, si assistette ad una nuova forte immigrazione, che portò al raddoppio della popolazione di Israele. In gran parte, inizialmente, si trattò di profughi ebrei sefarditi provenienti dai paesi arabi, espulsi dai loro paesi di origine dopo la nascita dello stato.

Per il suo ruolo nel negoziare gli armistizi del 1948 e 1949, Ralph Bunche ricevette il Premio Nobel per la Pace 1950.

Israele mantenne la legge militare per gli arabi israeliani fino al 1966.

Nel 1956, Gamal Abd el-Nasser, presidente dell'Egitto, nazionalizzò il canale di Suez e lo chiuse alle navi commerciali di Israele. Israele, alleato a Francia e Regno Unito (paesi degli azionisti della società di costruzione e gestione del canale), intervenne militarmente.

Per il suo ruolo nell'imporre una soluzione pacifica, Lester Pearson ricevette il Premio Nobel per la Pace 1957.

Nel 1967, scoppiò un nuovo conflitto fra Israele e i vicini Paesi arabi, denominato guerra dei sei giorni. Constatato che Egitto, Siria e Giordania stavano ammassando truppe a ridosso dei propri confini, Israele decise di passare ad un attacco preventivo.

Sotto il comando dei generali Ytzhak Rabin (Capo di Stato Maggiore) e Moshe Dayan (Ministro della Difesa), in soli sei giorni, a partire dal 5 giugno 1967, Israele sconfisse gli eserciti dei tre paesi arabi, conquistando la Cisgiordania con Gerusalemme Est (che erano sotto l'amministrazione giordana), la Penisola del Sinai, le Alture del Golan, la Striscia di Gaza,occupando così vaste aree di territorio (i cosiddetti Territori occupati) al di fuori dei propri confini originari.

Nei Territori Occupati Israele rifiuta di applicare la Quarta Convenzione di Ginevra. I palestinesi dei Territori Occupati non hanno i diritti politici dei cittadini israeliani, né dei benefici accordati dalle leggi di Israele .

Dopo la guerra, Israele annesse non solo la città di Gerusalemme (6 km²), ma anche i villaggi cisgiordani circostanti (64 km²). I palestinesi che abitano a Gerusalemme Est non hanno i diritti dei cittadini israeliani ma solo quelli riconosciuti ai 'residenti permanenti' nello stato di Israele; non possono votare per la Knesset, ma solo per le elezioni locali .

Nel 1973 Egitto e Siria attaccarono a sorpresa Israele nel giorno della festività ebraica dello Yom Kippur. Nei primi giorni di conflitto, denominato oggi appunto guerra del Kippur, i due paesi arabi ebbero la meglio ma, dopo una fase di stallo, le truppe israeliane riuscirono a riprendere il controllo della situazione e a rovesciare le sorti del conflitto, ricacciando egiziani e siriani al di là delle posizioni iniziali.

In seguito, nel 1978, con gli accordi di Camp David, Israele si impegnava a restituire la Penisola del Sinai mentre l'Egitto si impegnava al riconoscimento dello Stato di Israele. Con il trattato per la prima volta si crearono normali relazioni diplomatiche fra Israele e uno dei Paesi confinanti.

Gerusalemme è stata proclamata capitale d'Israele nel 1950 e confermata come tale, nel 1980, con "legge fondamentale" promulgata dalla Knesset.

Tali proclamazioni non sono state riconosciute come valide dalla comunità internazionale e sono state anzi condannate da Risoluzioni ONU, poiché la città di Gerusalemme comprende territori non riconosciuti internazionalmente come israeliani. La Corte Internazionale di Giustizia ha confermato nel 2004 che i territori occupati dallo Stato di Israele oltre la "Linea Verde" del 1967 continuano ad essere "territori occupati" e dunque con essi anche la parte est di Gerusalemme, unilateralmente annessa da Israele nel 1980, senza riconoscimento internazionale. A rimarcare questa situazione, tutti gli Stati che hanno rapporti diplomatici con Israele mantengono le proprie ambasciate fuori da Gerusalemme, in genere a Tel Aviv o nelle immediate vicinanze.

Nel 2006 gli unici due Stati che avevano l'ambasciata a Gerusalemme, il Salvador e la Costa Rica, hanno notificato al governo israeliano la decisione di spostare le proprie rappresentanze diplomatiche verso Tel Aviv. Successivamente a tale notifica il Salvador l'ha spostata a Herzliya Pituach (un sobborgo di Herzliya, città fondata da coloni sionisti nel 1924 e che prende il nome da Theodor Herzl) e la Costa Rica a Ramat Gan (un sobborgo di Tel Aviv). Il Congresso degli Stati Uniti ha richiesto da diversi anni lo spostamento dell'ambasciata USA da Tel Aviv a Gerusalemme, ma nessuno dei governi succedutisi ha messo in atto la decisione.

Alcune istituzioni governative israeliane, come il Ministero della Difesa, sono rimaste sempre a Tel Aviv (città dalla quale Ben Gurion proclamò la nascita dello Stato d'Israele e, da allora, centro nevralgico del Paese), mentre gran parte delle altre, soprattutto dopo la proclamazione del 1980, sono state trasferite a Gerusalemme-Ovest.

Gli accordi di pace di Camp David (1978) fra Israele ed Egitto furono preceduti dalla storica visita di Anwar Sadat, presidente dell'Egitto, alla Knesset a Gerusalemme il 19 novembre 1977. Anwar Sadat e Menachem Begin ricevettero il Premio Nobel per la Pace 1978, ma Sadat fu ucciso da fondamentalisti islamici il 6 ottobre 1981. Comunque, il ritiro di Israele dai territori egiziani occupati (Sinai) si completò come previsto nel 1983. Da allora la pace ha tenuto e l'Egitto ha spesso mediato fra Israele e i palestinesi.

Tra Israele e la Giordania il trattato di pace fu siglato a Wadi Araba il 26 ottobre 1994 da re Hussein di Giordania e Yitzhak Rabin. La pace ha tenuto da allora.

Gli accordi di Oslo tra Israele e l'OLP , conclusi il 20 agosto 1993 da Mahmud Abbas e Shimon Peres e firmati a Washington D.C. il 13 settembre da Yasser Arafat, Yitzhak Rabin e Bill Clinton, erano stati preceduti dalla prima Intifada (1987-1993). Yasser Arafat, Yitzhak Rabin e Shimon Peres ricevettero il Premio Nobel per la Pace 1994, ma Rabin fu ucciso da un estremista ebreo nel 1995. Gli accordi istituirono l'Autorità Nazionale Palestinese. La seconda Intifada (2000- ) sancì il fallimento del processo avviato a Oslo.

Sulla fine degli anni ottanta il Partito Radicale Transnazionale di Marco Pannella inizia una campagna di sensibilizzazione e promozione della proposta di far entrare lo Stato d'Israele all'interno dell'Unione Europea .

Israele si trova all'estremità orientale del Mar Mediterraneo. Il territorio sovrano internazionalmente riconosciuto, esclusi cioè tutti i territori occupati nel 1967, ha una superficie di circa 20.770 km², di cui il 2% sono acque.. Il territorio sottoposto alla legge dello Stato di Israele, inclusi cioè Gerusalemme Est e il Golan, ha una superficie di 22.072 km². Il territorio sotto controllo israeliano, inclusi cioè i territori occupati, ha una superficie di 27.799 km².

Il territorio di Israele, è prevalentemente arido e desertico.

Presenta a ovest, parallela alla costa, una pianura (HaShefela o HaSharon) fertile e ricca d'acqua, che ospita il 70% della popolazione. Al centro si estende una zona occupata da colline e altopiani che attraversano in lunghezza tutto il Paese. Mentre i versanti occidentali scendono dolcemente verso il Mediterraneo, quelli orientali precipitano verso la valle del fiume Giordano. La stretta valle, solcata dal Giordano, si trova al confine con i Paesi vicini: è parte della Great Rift Valley che prosegue con il Mar Morto, Wadi Araba, il golfo di Eilat (o golfo di Aqaba) e il Mar Rosso. A sud si estende il Negev, un territorio in prevalenza desertico, che occupa circa la metà della superficie del Paese; alla sua estremità sud si trova l'unico sbocco al mare non mediterraneo. Tipici del Negev e della adiacente penisola del Sinai sono i crateri erosivi (makhteshim), di cui il più ampio del mondo è il cratere Ramon, lungo 40 km e largo 8 km.

Le montagne più importanti sono il Monte Meron che si trova nell'Alta Galilea e il Monte Ramon (o Makhtesh Ramon)situato nel deserto del Negev. Altri rilievi sono il Monte Carmelo sopra Haifa e il Monte Hermon (occupato dal 1967) da cui scende il Giordano.

Il fiume principale è il Giordano, che scende dal Monte Hermon; ne appartiene ad Israele solo la parte del corso superiore, segnando per il resto il confine tra la Giordania e i Territori occupati palestinesi; ad esso tributano corsi d'acqua di modeste dimensioni, a regime spiccatamente torrentizio, che tendono a prosciugarsi nella stagione secca.

Altro fiume con portata cospicua è il Yarqon (15 km), che scende nel Mar Mediterraneo vicino a Tel Aviv.

È incluso quasi interamente in territorio nazionale il lago di Tiberiade (Kinneret), mentre il Mar Morto bagna Israele solo nel il settore sud-occidentale ed è prossimo al punto più basso del pianeta (400mt. sotto il livello del mare).

Pur essendo un paese di modeste dimensioni, vi sono discrete differenze climatiche da zona a zona, e le temperature variano molto, specie durante l'inverno.

La costa ha un tipico clima mediterraneo, con estati lunghe, calde e asciutte e inverni freschi e piovosi. Il caldo è anche maggiore nella valle del Giordano, dove nel 1942 furono registrati 53,7 °C (kibbutz Tirat Zvi), un record per l'Asia. Sulle alture, invece, il clima è da fresco a freddo e umido, comprese precipitazioni nevose (a Gerusalemme almeno una volta l'anno, sul monte Hermon per gran parte dell'anno).

Da maggio a settembre le precipitazioni sono rare ; da novembre a marzo il clima è relativamente umido.

La scarsità di acqua ha spinto Israele a sviluppare svariate tecnologie di risparmio idrico, inclusa l'irrigazione a goccia. L'abbondanza di insolazione ha invece spinto Israele a svillupare le tecnologie per lo sfruttamento dell'energia solare, per la cui produzione pro capite è prima al mondo.

Lo Stato di Israele è molto attivo nella tutela dell'ambiente naturale in regioni periferiche, anche tramite l'opera del Keren Kayemeth LeIsrael. In passato, guidato dall'esigenza primaria dello sviluppo economico per una popolazione in gran parte immigrata come profuga, lo è stato molto meno nelle aree urbane e peri-urbane.

Israele obbliga tutti i suoi cittadini a dichiarare o a farsi attribuire la propria appertenenza etnica e religiosa (ebraica, araba, ...). Sulla base di tali dati - che vengono riportati sulle carte d'identità - vengono riconosciuti doveri differenziati, gli arabi non debbono prestare la leva obbligatoria.

La popolazione è aumentata nel dopoguerra, a causa dell' arrivo di numerosi coloni. le zone più popolate sono quelle costiere, dove il territorio è più fertile. La massima densità demografica si riscontra nei distretti di Tel Aviv e di Gerusalemme.

Secondo il CIA Factbook del 2005, che riportava stime del 1996, in Israele la popolazione sarebbe stata composta da un 80,1% di ebrei (di cui solo poco più di un quarto nato in Israele) e il 19,9% di non ebrei, prevalentemente arabi.

Nel dicembre del 2006, secondo l'Ufficio Centrale di Statistica israeliano, vi sono in Israele 7,1 milioni di abitanti. Di questi il 76% sono ebrei e il 20% arabi; il 4% sono classificati come altri.

Un sondaggio del dicembre del 2006, svolto per conto del Center for the Campaign Against Racism, ha evidenziato che metà della popolazione ebraica israeliana ritiene che lo stato debba favorire l'emigrazione dei cittadini arabi. Agli inizi del dicembre 2008 il ministro degli esteri Tzipi Livni, principale esponente del partito Kadima e come tale candidata alle vicine elezioni politiche del febbraio 2009, ha affermato che dopo l'eventuale costituzione di uno stato palestinese, alla popolazione araba di cittadinanza israeliana (circa 1.400.000 persone) verrà chiesto di traderirsi in questo. La dichiarazione ha sucitato le proteste dei deputati arabo-israeliani e del presidente palestinise Abu Mazen.

Secondo l'Ufficio Centrale di Statistica israeliano, nel 2005 la popolazione era suddivisa tra un 76,1% di ebrei, un 16,2% di musulmani, 2,1% cristiani, e 1,6% drusi, con il rimanente 3,9% (principalmente immigrati dall'ex Unione Sovietica) non classificati per religione. Tra gli arabi residenti in Israele l'82,7% era musulmano, l'8,4% druso e l'8,3% cristiano .

Gli arabi che abitavano sui territori che dal 1948 costituiscono lo Stato d'Israele sono cittadini israeliani. Hanno il passaporto, ma con una restrizione: non possono entrare liberamente a Gaza o in Cisgiordania. Sono circa 1.400.000. Israele paga ai propri cittadini musulmani il pellegrinaggio (Hajj) alla Mecca .

Gli abitanti di Gerusalemme Est, dopo l'occupazione israeliana del 1967, hanno ottenuto la carta d'identità israeliana come "residenti permanenti". Non sono cittadini israeliani, ma possono muoversi liberamente sia in Israele che in Cisgiordania. Nel gergo burocratico sono chiamati "arabi blu" (dal colore del documento) e sono circa 253.000.

Gli abitanti della Cisgiordania hanno il passaporto palestinese, di colore verde. Il documento viene rilasciato dall'Autorità Nazionale Palestinese (ANP), ma con l'autorizzazione israeliana. Non possono entrare in Israele e nella Striscia di Gaza, se non con uno speciale permesso rilasciato dalle autorità israeliane. Sono circa 1.980.000.

La variegata cultura israeliana deriva dalla diversità della sua popolazione: ebrei provenienti da tutto il mondo hanno portato con sé le proprie tradizioni religiose e culturali, dando vita a un originale melting pot. Israele è il solo paese al mondo in cui la vita è organizzata secondo il calendario ebraico: il giorno di riposo ufficiale è il sabato (con inizio nel tardo pomeriggio del venerdì) e le vacanze sono determinate dalle feste ebraiche. La consistente minoranza araba ha pure influenzato la cultura di Israele, soprattutto nella cucina, nella musica e nell'architettura.

La musica d'Israele rivela influenze da tutto il mondo: la scena musicale offre musica yemenita, melodie hassidiche, musica araba, musica greca, jazz, pop, rock, musica classica. Le tipiche canzoni popolari ("Canzoni della Terra d'Israele") narrano le esperienze dei pionieri del Sionismo nella prima metà del XX secolo.

L'orchestra più prestigiosa è la Israel Philharmonic Orchestra, fondata negli anni 30, che tiene più di 200 concerti l'anno. Fra i musicisti classici di fama internazionale i più noti sono Itzhak Perlman e Pinchas Zukerman, anche Daniel Barenboim ha cittadinanza israeliana.

Israele ha participato all'Eurovisione (Eurovision Song Contest) quasi ogni anno a partire dal 1973, vincendo tre volte e ospitandola due volte.

Ogni estate dal 1987 a Eilat si tiene il Red Sea Jazz Festival, un evento internazionale.

Israele ha due lingue ufficiali: la lingua ebraica e la lingua araba. Sono molto diffusi anche la lingua inglese, la lingua russa e la lingua francese.

Israele continua la forte tradizione teatrale della cultura Yiddish in Europa orientale. A Tel Aviv HaBima, fondato nel 1918, è la più antica compagnia teatrale ed è teatro nazionale.

La letteratura israeliana è principalmente (85%) poesia e prosa scritta in lingua ebraica, parte della sua rinascita come lingua parlata a partire da Eliezer Ben-Yehuda (metà del XIX secolo); la produzione letteraria è pubblicata anche in Yiddish, Ladino, inglese e arabo. Durante la settimana del libro ebraico, che si tiene ogni giugno, oltre a fiere, letture pubbliche e conferenze ha luogo la consegna del Premio Sapir, il principale premio letterario di Israele. Nel 1966 Shmuel Yosef Agnon condivise il premio Nobel per la letteratura con Nelly Sachs (ebrea tedesca). Altri autori israeliani noti all'estero sono: Abraham Yehoshua, Amos Oz, Yoram Kaniuk, Aharon Appelfeld, David Grossman, Uri Orlev, Meir Shalev.

Sono attive numerose emittenti televisive e radiofoniche. Tra le radio più seguite, per la tempestività con cui fornisce notizie urgenti e l'affidabilità dei suoi servizi, vi è la Israel Army Radio, gestita dalle Forze Armate (Tsahal).

All'inizio del 2009, Reporters Sans Frontieres nel suo "Press freedom index" riporta la stampa israeliana al 46 posto su 173 paesi e territori; come segnala la medesima organizzazione, durante l'operazione Piombo fuso di inizio 2009 nella striscia di Gaza il governo israeliano non ha consentito ai giornalisti stranieri di seguire le operazioni.

Israele è sede di numerosissimi e importanti scavi archeologici di scuola israeliana e di scuole straniere di archeologia biblica e di archeologia paleocristiana. Tra questi siti, Masada è Patrimonio dell'Umanità dal 2001, i tell di Megiddo, Hazor e Be'er Sheva dal 2005.

Oltre all'aspetto archeologico, Gerusalemme mostra importantissimi edifici religiosi e uno stile uniforme suo proprio: sono Patrimonio dell'Umanità dal 1981 la Città Vecchia di Gerusalemme e le sue mura.

Tel Aviv, la città bianca, è un esempio di livello mondiale dell'architettura razionalista in stile Bauhaus (movimento moderno), Patrimonio dell'Umanità dal 2003.

Sono Patrimonio dell'Umanità anche la Città vecchia di Acri dal 2001 e la Via dell'incenso - città nel deserto del Negev dal 2005.

Israel Museum, a Gerusalemme, è una delle principali istituzioni culturali: ospita i rotoli del Mar Morto come gioiello in un'ampia collezione di arte ebraica ed europea.

Yad Vashem, a Gerusalemme, è il museo nazionale sulla Shoah, il primo al mondo, e ospita il più ampio archivio di informazioni sulla tragedia.

Altri musei a Gerusalemme: il Museo Herzl, il Museo delle Terre della Bibbia, il Museo Rockfeller e il Museo dell'Arte Islamica.

Beth HaTefutsoth (il museo della Diaspora), sul campus dell'Università di Tel Aviv, è un museo interattivo dedicato alla srtoria delle comunità ebraiche nel mondo.

Altri musei a Tel Aviv: il Museo di Eretz Israel, il Museo della HaGanah, il Museo delle Antichità, il Museo d'Arte Moderna.

Nel Negev (Rahat? Beersheba?) c'è il Museo dei Beduini e della cultura beduina.

Secondo le Nazioni Unite Israele ha il più alto tasso di durata degli studi e di scolarizzazione del Medio Oriente, e in Asia è al vertice con Corea del Sud e Giappone. La Legge sull'Istruzione Statale, approvata nel 1953, istituì cinque tipi di scuole: laiche di stato (il più vasto), religiose di stato, ultra-ortodosse, di kibbutz/moshav e in lingua araba. L'obbligo scolastico va dai 3 ai 18 anni, diviso in materna, primaria (1°-6°), media (7°-9°) e superiore (10°-12°), al termine del quale si sostiene un severo esame di maturità o baccalaureato (Bagrut).

A Gerusalemme è presente anche l'università araba Al Quds University, fondata nel 1984.

Israele ha una economia di mercato mista ed è considerato uno dei paesi più avanzati del Medio Oriente per quanto riguarda il progresso economico e industriale, nonché uno di quelli più competitivi e dove è più semplice fare affari e creare nuove imprese. Nel 2007 il PIL (PPP) era pari a 232,7mld US$ (44° al mondo) e il PIL pro capite (PPP) era pari a 33.299 US$ (22° al mondo); di conseguenza, in quell'anno è stato invitato ad aderire all'OCSE, organismo di cooperazione fra paesi democratici e ad economia di mercato.

Malgrado la limitatezza delle risorse naturali, lo sviluppo dei settori industriale e agricolo, protrattosi per decenni, ha reso Israele ampiamente autosufficiente per la produzione alimentare, eccetto per le granaglie e per le carni. Israele è un grande importatore di idrocarburi, materie prime, equipaggiamenti militari. Per l'export, si distingue per frutta, verdura, farmaceutici, software, chimici, tecnologia militare, diamanti. È un leader mondiale per la conservazione dell'acqua e per l'energia geotermica. Fin dagli anni settanta, Israele riceve aiuto economico dagli Stati Uniti d'America, in particolare per sostenere il debito estero e il debito pubblico. Si prevede che tali sovvenzionamenti cessino nel 2008.

Attualmente i terreni israeliani, che per una delle leggi fondamentali (Basic Laws, che nel loro insieme svolgono più o meno la funzione di una Costituzione) di Israele non possono essere venduti (se non a ebrei che abitano all'estero), per il 92% sono proprietà dello stato, del Fondo Nazionale Ebraico o dell'Amministrazione Israeliana dei Terreni. Detti terreni possono essere affittati a lungo termine (99 anni) solo ad ebrei. Gli arabi israeliani non possono tuttora far parte di comunità agricole collettive, i moshav e i kibbutz.

La rete ferroviaria israeliana si sviluppa attorno ad una dorsale nord - sud Naharia - Haifa - Tel Aviv - Beersheva, con rami verso est (Gerusalemme via Latrun e Zin, presso il Mar Morto). La rete è a trazione diesel; i treni sono frequenti e ragionevolmente confortevoli, ma la velocità operativa è piuttosto bassa. È in programma una linea ad alta velocità tra Tel Aviv e Gerusalemme, attualmente in fase di progetto.

Il turismo (benché comprensibilmente ostacolato dalle condizioni geopolitiche, che inducono a protocolli di sicurezza sensibilmente elevata), in particolare quello religioso, è un cespite industriale di grande rilievo, anche per merito del clima gradevole e dell'importanza storico-artistica dei siti archeologici tuttora esistenti. In tale cornice, spicca la funzione strategica della compagnia di bandiera El Al, sia come vettore internazionale, sia per i collegamenti interni.

Israele è una democrazia parlamentare a suffragio universale. Non è previsto il referendum. Il voto spetta a tutti i cittadini israeliani che abbiano compiuto il diciottesimo anno di età.

Il potere legislativo spetta alla Knesset (Assemblea nazionale), composta da 120 deputati (MK) eletti ogni quattro anni con sistema proporzionale (con applicazione del metodo D'Hondt), nelle liste dei partiti (non è previsto alle elezioni legislative il voto di preferenza). Il territorio costituisce un unico collegio elettorale ed è prevista una soglia di sbarramento (dal 1996 fissata al 2%).

Il potere esecutivo spetta al governo, con a capo il Primo ministro, che è soggetto alla fiducia del Parlamento (dal 1996 al 2003 è stato scelto con elezione popolare diretta) ed è di norma il leader del partito con più seggi.

Il Presidente dello Stato ha funzioni rappresentative e di garanzia.

Israele non ha una Costituzione scritta, sebbene il punto B della Risoluzione 181 dell'Assemblea dell'ONU, che aveva sancito la divisione del Mandato Britannico in uno stato ebraico e in uno arabo, lo richiedesse. Hanno funzione di norme materialmente costituzionali la Dichiarazione d'Indipendenza del 1948 (sebbene non costituisca in senso tecnico una "legge") e le Leggi base della Knesset. Nel 2003, a partire da queste, la Knesset ha iniziato a redigere una costituzione, che è comunque respinta per ragioni di principio dai partiti religiosi non sionisti.

L'obiettivo del servizio sanitario nazionale, garantire uguali cure sanitarie a tutti i residenti del paese, è stato fondato in una legge base nel 1995.

Il sistema legale di Israele combina la civil law dell'Europa continentale, la common law inglese e le leggi religiose dell'ebraismo. Si fonda sul principio del precedente (stare decisis) e del processo accusatorio e impiega (anziché giurie) giudici professionali e indipendenti, nominati da un comitato composto da giudici della Corte suprema, avvocati e parlamentari.

Il sistema giudiziario è articolato in tre livelli di giudizio: la maggior parte delle città ospita un tribunale, mentre in cinque dei sei distretti (vedi sotto) sono istituiti tribunali distrettuali (sia d'appello sia di prima istanza) e a Gerusalemme siede la Corte Suprema (sia di ultimo appello sia di cassazione e di fatto costituzionale).

La disciplina dell'istituto matrimoniale è rimessa alle confessioni religiose cui gli sposi appartengono, le cui autorità esercitano la relativa giurisdizione, mentre non esiste il matrimonio civile.

Distretto Settentrionale (Mehoz HaTzafon).

Distretto di Haïfa(Mehoz Hefa).

Distretto Centro (Mehoz HaMerkaz).

Distretto di Tel Aviv (Mehoz Tel-Aviv).

Distretto Meridionale. (Mehoz HaDarom).

La legge base (di rango costituzionale) Libertà e Dignità Umana tutela i diritti umani, sociali, civili e politici. La maggiore organizzazione israeliana per i diritti umani è B'Tselem.

Israele è riconosciuta da varie ONG come l'unica democrazia del Vicino Oriente, e lo Stato più avanzato in termini di diritti civili e politici, di libertà d'espressione e di economia di mercato.

Tuttavia, la minoranza araba residente in Israele si lamenta di discriminazioni ai suoi danni, sia nella quotidiana pratica amministrativa sia nel mantenimento in vigore di normative formalmente neutrali ma di fatto discriminatorie.

Per quanti riguarda i non ebrei che vivono nei territori occupati da Israele nel 1948 e sono sopravvissuti alla conseguente cacciata, ci sono molti diritti - soprattutto politici - negati. Molti di loro hanno perso le terre, che sono state confiscate dallo Stato e ridistribuite a soli ebrei. Da allora, nonostante rappresentino il 17% della popolazione israeliana, gli arabi non ha mai avuto incarichi importanti nell'amministrazione o nell'economia israeliana. Un ebreo non può legalmente sposare un non-ebreo. Per quanto riguarda poi i circa 1,8 milioni palestinesi che vivono nei territori occupati nel 1967 (tra cui Gerusalemme, striscia di Gaza e West Bank) i diritti sono quelli di un popolo sotto occupazione militare.

Inoltre, le stesse ONG hanno spesso criticato la condotta dello Stato di Israele nei territori a maggioranza arabo-palestinese posti sotto controllo militare israeliano.

L'arcivescovo anglicano Desmond Tutu, una delle figure di maggiore spicco nella lotta contro l'apartheid in Sud Africa, ha criticato ripetutamente il trattamento dei palestinesi da parte di Israele, definendo anche questo una forma di apartheid. Lo stesso paragone è stato fatto nel novembre 2008 anche dal presidente dell'assemblea dell'ONU Miguel d'Escoto Brockmann, durante un incontro nell'ambito della Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese. D'Escoto Brockmann ha anche definito la non esistenza di uno stato palestinese e la continua situazione di tensione in medio oriente "Il più grande fallimento nella storia delle Nazioni Unite".

In Cisgiordania, utilizzando leggi diverse, in particolare ottomane, e la possibilità stabilita dopo il 1967 di dichiarare statale il territorio occupato da nazioni "nemiche", Israele ha ottenuto il controllo di parte dei terreni, che usa per costruire ed ampliare colonie .

Migliaia di detenuti palestinesi presenti nelle carceri israeliane sarebbe trattenuti per motivazioni politiche (circa 5.600 stimati nel 2003), in parte (circa 530 sempre nel 2003) sono in regime di "detenzione amministrativa", vale a dire senza che sia stato fissato un processo. Il fatto che spesso Israele, nell'ambito dei colloqui di pace, liberi alcune decine o centinaia di questi prigionieri come "gesto di buona volontà", è stato indicato come una prova del fatto che queste detenzioni avvengono senza un reale motivo. In alcuni casi gruppi umanitari come Amnesty International hanno ricevuto segnalazioni di maltrattamenti, torture e negazione di assistenza legale.

Un rapporto ufficiale ha ammesso che i servizi segreti israeliani hanno torturato detenuti palestinesi durante la prima intifada, fra il 1988 e il 1992 . Uno dei metodi è lo scuotimento, che nel 1995 ha causato la morte di un detenuto. Secondo Yitzhak Rabin, questo metodo è stato usato contro 8.000 prigionieri Il 4 dicembre 2008 il Conciglio per i diritti umani dell'ONU, dopo due anni di ricerche sul territorio israeliano, ha prodotto un rapporto in cui si chiedeva a Israele di sospendere le "pratiche di tortura fisica e mentale" sui detenuti palestinesi e di rimuovere il blocco alla Striscia di Gaza. Pochi giorni dopo la presentazione del rapporto, il 15 dicembre, Israele ha negato il rinnovo del visto di ingresso a Richard Falk, docente di diritto internazionale all'Università di Princeton e rappresentante delle Nazioni Unite per i diritti umani nei terriotri palestinesi. Falk, uno degli autori del rapporto, era stato criticato dalle autorità israeliane (che avevano fin da allora preannunciato il non rinnovo del visto di ingresso) già nella primavera del 2008, dopo la sua assegnazione all'incarico (che doveva durare 6 anni), quando aveva paragonato la situazione tra israeliani e palestinesi a quella tra nazisti ed ebrei.

Dal 2003, Israele vieta l'unificazione famigliare agli israeliani (in grandissima maggioranza cittadini arabi dello stato), e ai palestinesi che abitano a Gerusalemme Est, se il coniuge risiede in Cisgiordania o nella Striscia di Gaza.

In Cisgiordania ci sono ora più di 500 posti di blocco. Sono costrette ad attendere anche le ambulanze: secondo un rapporto dell'ONU dal 2000 al 2005 più di 60 donne hanno partorito a posti di blocco, il che ha causato la morte di 36 neonati . Occorre dire tuttavia che questi blocchi sono motivati dal fatto che in passato le ambulanze sono state utilizzate anche per trasportare esplosivi e terroristi suicidi in territorio israeliano.

Lo stato d'Israele è riconosciuto da una forte maggioranza degli stati del mondo (161 su 192 nel 2007), in coerenza con la risoluzione 181 delle Nazioni Unite del 29 novembre 1947.

Tuttavia, a causa della questione palestinese, Israele è in uno stato di costante tensione con una grande maggioranza di Stati arabi. Israele, come stato, non viene riconosciuto da nessuno dei paesi arabi e/o islamici, ad esclusione della Turchia, Giordania, Egitto e Mauritania con i quali intrattiene normali relazioni diplomatiche. Alcuni paesi arabi (p.es. Marocco, Qatar) intrattengono relazioni diplomatiche a basso livello o informali.

In aggiunta, diversi stati (tra cui il Venezuela) non intrattengono relazioni diplomatiche con Israele (vedi mappa).

I militari di Israele consistono nelle forze unificate della difesa d'Israele (IDF Israel Defense Forces), conosciute in ebraico con l'acronimo Tzahal (צה"ל).

Diversamente dall'organizzazione delle forze armate in altri paesi la marina militare e l'aeronautica sono subordinati all'esercito. Ci sono altre agenzie governative paramilitari che si occupano di differenti aspetti della sicurezza d'Israele (quali, il MAGAV e lo Shin Bet).

L'IDF è considerato una delle forze militari più forti nel Medio Oriente ed è quella che ha maggior esperienza pratica avendo difeso il proprio paese in più di cinque conflitti. Punti di forza dell'IDF sono l'alta qualità dell'addestramento e l'uso di armamenti tecnologicamente avanzati prodotti in Israele o importati dagli Stati Uniti.

La maggior parte degli israeliani, maschi e femmine, sono chiamati alle armi all'età di 18 anni. Il servizio obbligatorio è di tre anni per gli uomini e di 20 mesi per le donne. A seguito del servizio obbligatorio, gli uomini israeliani diventano parte delle forze di riserva dell'IDF e solitamente sono tenuti a servire per parecchie settimane ogni anno da riservisti, fino ai loro 40 anni.

Per gli Arabo-israeliani il servizio militare è facoltativo. I Circassi e Beduini si arruolano attivamente nell'IDF. Dal 1956, i Drusi vengono considerati come israeliani sotto coscrizione, su richiesta della comunità drusa. Gli uomini che studiano a tempo pieno nelle istituzioni religiose possono ottenere un rinvio della leva; la maggior parte degli ebrei Haredi estendono questi rinvii fino a raggiungere un'età in cui sono troppo vecchi per la coscrizione. Israele non dispone nel suo ordinamento di una legge sull'obiezione di coscienza. Sono esonerati i pacifisti dichiarati solo se giudicati tali da una speciale commissione non militare e le donne che si dichiarano religiosamente osservanti. I refusenik sono coloro i quali rifiutano di prestare servizio per motivi politici legati all'occupazione della West Bank. Vengono giudicati dalla Corte marziale e rischiano pene detentive fino a un massimo di tre anni.

Nel 1986 Mordechai Vanunu rivelò l'esistenza di un arsenale atomico e di un programma nucleare israeliano.

Per la parte superiore



Storia di Israele

Battaglie d'ottobre in quella che per Israele è la sua "guerra d'indipendenza"

Le prime tracce di insediamenti risalgono al Paleolitico medio (Uomo di Neanderthal, sede anche delle più antiche civiltà agricole e urbane che si conoscano (Neolitico, 8000-6000 a.C.).

L'arrivo dei popoli semiti comincia nel 3000 a.C. Gli Ebrei, sovrappostisi ai Cananei, giunsero alla metà del II millennio a.C., in un periodo caratterizzato da un regime di accentuata aridità, che spingeva molte popolazioni a cercare nuovi territori per vivere. Fondarono centri di vita urbana e religiosa.

Una serie di regni e stati ebraici ebbe vita nella regione per oltre un millennio a partire dalla metà del II millennio a.C. Ricordiamo per brevità il Regno di Israele distrutto nel 722 a.C., anno dell'invasione assira, e il Regno di Giuda (distrutto nel 586 a.C. dai Babilonesi). Questo fu poi ricostruito nel 530 a.C., e fu posto sotto protettorati diversi, dai Persiani ai Romani, fino al fallimento della grande rivolta ebraica contro l'Impero Romano, che provocò la massiccia espulsione degli Ebrei dalla loro patria o il loro volontario esilio (circa il 25% della popolazione) in seguito alla distruzione del Tempio. Dopo aver soffocato la rivolta di Bar Kohba nel 135, l'imperatore Adriano cambiò nome alla Provincia Judaea chiamandola Provincia Syria Palaestina, un termine greco derivato da Philistine (in ebraico פלשת Pəléšeṯ).

Gli Ebrei considerano da tempo Israele come loro patria — è per essi Terra sacra e promessa. È il luogo dove sono nati sia l'Ebraismo che il Cristianesimo, e contiene molti luoghi di grande importanza spirituale per ebrei, cristiani e musulmani: in particolare il Muro Occidentale per i primi, il Santo Sepolcro, la Basilica della Natività per i cristiani ed i luoghi in cui visse Gesù Cristo; la Spianata delle moschee per i musulmani.

Il primo califfato musulmano strappò la regione all'Impero bizantino nel VII secolo e vi impiantò coloni arabi. La lingua locale, l'aramaico, scomparve quasi del tutto gradualmente. Le Crociate segnarono una lunga lotta tra i cristiani dell'Europa centrale e meridionale e i musulmani del Vicino e Medio Oriente, per il controllo della regione. Attraverso i secoli la dimensione della popolazione ebraica nella regione oscillò. All'inizio del XIX secolo, circa 10.000 ebrei vivevano nell'area dell'odierna Israele, a fianco di diverse centinaia di migliaia di arabi. Verso la fine dello stesso secolo, questo numero iniziò ad aumentare, anche se gli ebrei rimasero una minoranza.

Dopo secoli di Diaspora, il XIX secolo vide una significativa immigrazione e il sorgere del Sionismo, il movimento nazionale ebraico il cui intento era quello del ritorno in Palestina e la creazione qui di un'entità politica ebraica. Le prime ondate di immigrazione ebraica, in quell'epoca provincia ottomana, ebbe inizio alla fine dell'Ottocento, grazie agli ebrei che sfuggivano alle persecuzioni in Russia. Già nel 1870, a nord di Jaffa, venne fondata la scuola agricola Mikve' Israel da cui poi germogliò la moderna Tel Aviv. Per contrastare il problema dell'antisemitismo, il 29 agosto 1897, a Basilea, si tenne il Primo Congresso Sionistico, durante il quale fu fondata l' Organizzazione Sionistica.

Nel 1901, in occasione del quinto congresso sionistico, viene creato il Fondo Nazionale Ebraico (Keren Kayemet LeIsrael) a cui viene attribuito il compito di acquistare terreni in terra d'Israele.

Nel 1902 durante il sesto congresso, fu discussa l'offerta britannica di creare uno Stato ebraico in Uganda. Alla proposta, pur approvata, non venne dato seguito.

Comincia nel 1904 la seconda ondata immigratoria, proveniente nuovamente dalla Russia e da vari paesi dell'Est europeo, come conseguenza dei continui Pogrom che colpiscono i cittadini di religione ebraica.

Nel 1909 viene fondata Tel Aviv ed il primo kibbutz sulle rive del lago di Tiberiade.

Nel 1917, nel pieno della prima guerra mondiale, l'Impero ottomano crolla sotto i colpi della Gran Bretagna che, nello stesso anno, con la Dichiarazione Balfour, si impegna ad agevolare la costituzione di un "Focolare nazionale" (National Home) in Palestina, specificando che non dovevano comunque essere danneggiati i "i diritti civili e religiosi delle comunità non-ebraiche della Palestina". Contemporaneamente gli inglesi promisero alla popolazione palestinese presente che una volta sconfitto l'impero Ottomano a loro sarebbe stata garantita l'autodeterminazione. Oltre a questo il ministro plenipotenziario di Sua Maestà Sir Henry MacMahon, Alto Commissario in Egitto, promise allo shari-f della Mecca, al-Husayn b. ‘Ali-, in cambio dell'alleanza contro gli Ottomani, il riconoscimento agli Arabi dei diritti all'auto-determinazione e all'indipendenza in cambio della loro partecipazione agli sforzi bellici anti-ottomani, e la creazione di uno "Stato arabo" dai confini non definiti con precisione, ma che avrebbe inglobato all'incirca tutto il territorio compreso fra Egitto e Persia, compresa parte della Palestina.

Nel 1920, nel corso delle trattative post-belliche, alla Gran Bretagna viene assegnato dalla Società delle Nazioni il Mandato sulla Palestina. Il mandato britannico divenne operativo completamente nel 1923, anche se l'esercito inglese occupava e controllava completamente il territorio fin dal 1917. Se la reazione delle popolazioni arabe (musulmane e cristiane) a tali progetti fu vivace e del tutto improntata all'ostilità, diverso fu invece l'atteggiamento del movimento sionista che, forte delle precedenti promesse fattagli, considerò il Mandato britannico sulla Palestina il primo passo per la futura realizzazione dell'agognato Stato ebraico. In questo stesso anno viene fondata la Haganah, una forza paramilitare clandestina con il compito di difendere gli insediamenti ebraici in Palestina. Viene fondato anche il Keren HaYesod, il Fondo cioè che raccoglie i contributi in tutto il mondo per la costituzione dello Stato ebraico. Viene in tale prospettiva deciso che la lingua ebraica, codificata da Eliezer Ben Yehuda nel 1890, ne sarà la lingua ufficiale.

Una nuova legittimazione alle aspirazioni ebraiche per uno Stato proprio arriva nel 1922 quando la Società delle Nazioni conferma il Mandato alla Gran Bretagna citando la Dichiarazione Balfour, ma escludendo i territori ad Est del fiume Giordano dove sorgerà, invece, la Transgiordania (nel secondo dopoguerra Giordania).

Sotto il Mandato britannico l'immigrazione ebraica nella zona subì un'accelerazione, solo negli anni venti immigrarono nella zona quasi 100.000 ebrei contro poco più di 5.000 non ebrei. Il risultato fu quello di portare la popolazione ebraica in Palestina dalle 83.000 unità del 1915, alle 84.000 unità del 1922 (a fronte dei 590.000 arabi e 71.000 cristiani), alle 175.138 del 1931 (contro i 761.922 arabi e i quasi 90.000 cristiani), alle 360.000 unità della fine degli anni trenta.

Nel 1929 la Gran Bretagna riconosce ufficialmente l'Agenzia Ebraica (attiva in forma ufficiosa dal 1923), con funzioni di rappresentanza diplomatica. Nel frattempo si fanno più frequenti le azioni antiebraiche da parte araba (contrastate dai gruppi armati della Haganah o simili) e le relative rappresaglie.

Il 14 agosto del 1929 si ebbero i primi scontri generalizzati nel paese, dopo che alcuni gruppi di aderenti al movimento nazionalista sionista di destra Betar di Vladimir Jabotinskij, marciarono sul Muro del pianto di Gerusalemme, rivendicando a nome dei coloni ebrei l'esclusiva proprietà della Città Santa e dei suoi luoghi sacri; a seguito di questa manifestazione iniziarono a circolare voci su scontri in cui i sionisti avrebbero picchiato i residenti arabi della zona e offeso il profeta Muhammad. Come risposta il Consiglio Supremo Islamico organizzò una contro-marcia ed il corteo, una volta arrivato al Muro, bruciò le pagine di alcuni libri di preghiere ebraiche. Nella settimana gli scontri continuarono e, infiammati dalla morte di un colono ebreo e dalle voci (poi rivelatesi false) sulla morte di due arabi per mano di alcuni ebrei si ampliarono fino a comprendere tutta la Palestina. Il 20 agosto l'Haganah offrì la propria protezione alla popolazione ebraica di Hebron (circa 600 persone su un totale di 17.000), che la rifiutò contando sui buoni rapporti che si erano instaurati negli anni con la popolazione araba e i suoi rappresentanti. Il 24 agosto gli scontri raggiunsero la città dove furono uccisi quasi 70 ebrei, altri 58 furono feriti, alcune decine fuggirono dalla città e 435 trovarono rifugio nelle case dei loro vicini arabi per poi fuggire dalla città nei giorni successivi agli scontri. Solo nel 1967, dopo la Guerra dei sei giorni, un gruppo di ebrei, guidati dal rabbino Moshe Levinger, occupò il principale hotel di Hebron rifiutando di lasciarlo e dando il via alla creazione di una nuova comunità ebraica ad Hebron e dintorni (la loro presenza è comunque ritenuta da alcuni governi esteri e dalle Nazioni Unite una violazione delle leggi internazionali). Alla fine degli scontri ci furono tra gli ebrei 133 morti e 339 feriti (quasi tutti relativi a scontri con la popolazione araba, quasi 70 solo ad Hebron), mentre tra gli arabi ci furono 116 morti e 232 feriti (per la maggioranza dovuti a scontri con le forze britanniche).

Una commissione britannica giudicò e condannò i sospettati di stragi e rappresaglie ed emise diverse condanne a morte (17 arabi e 2 ebrei, commutate con la prigione a vita tranne quelle di 3 arabi che furono impiccati), condannò fermamente gli attacchi iniziali della popolazione araba contro i coloni ebraici e le loro proprietà, giustificò le rappresaglie da parte dei coloni ebrei contro gli insediamenti arabi come una "legittima difesa" dagli attacchi subiti e vide nel timore della creazione di uno stato ebraico il motivo di questi attacchi, timore che, per rassicurare la popolazione araba, venne pubblicamente giudicato infondato. Oltre a questo la commissione raccomandò al governo di riconsiderare le proprie politiche sull'immigrazione ebraica e sulla vendita di terra ai coloni ebrei, raccomandazione che portò alla creazione di una commissione reale guidata da Sir John Hope Simpson l'anno successivo. È da notare che spesso gli attriti tra la popolazione araba maggioritaria preesistente e i coloni non erano dovuti all'immigrazione in sé, ma ai differenti sistemi di assegnazione del terreno e delle risorse: gran parte della popolazione locale per il diritto inglese non possedeva il terreno, ma per le abitudini locali possedeva le piante che vi venivano coltivate sopra e di conseguenza molti terreni usati dai contadini arabi erano ufficialmente (per la legge inglese) senza proprietario e venivano quindi acquistati dai coloni ebrei (o loro affidati) o dall'Agenzia Ebraica. Questo, unito alle regole con cui venivano effettuate le assegnazioni e che erano state criticate dalla commissione Simpson (la terra doveva essere lavorata solo da lavoratori ebrei e non poteva essere ceduta o subaffittata a non ebrei), di fatto toglieva l'unica fonte di sostentamento e lavoro a moltissimi insediamenti arabi preesistenti. La commissione Simpson confermò ufficialmente l'esistenza di questi problemi e mise in guardia il governo sui rischi per la stabilità della regione nel caso di un loro aggravarsi, sostenendo anche che, dati i sistemi di coltura dei coloni e quelli tradizionali della popolazione araba, non erano rimaste più terre fertili libere da assegnare ad eventuali nuovi coloni ebrei.

Nel frattempo una nuova immigrazione, proveniente dalla Polonia, si sviluppa tra il 1924 ed il 1932. Questa immigrazione, diversamente da quelle precedenti, si caratterizza per il livello sociale più elevato rispetto alle esperienze precedenti. Dal 1933 si assiste a un'ondata immigratoria proveniente dalla Germania, conseguenza delle leggi razziste emanate dal regime nazista. Il livello sociale di questi immigranti è particolarmente alto e porta con sé un grande afflusso di capitali, di professionisti e di accademici.

La politica di Londra tuttavia non mutò, nonostante vi fossero state nel frattempo varie condanne da parte della Società delle Nazioni e la situazione precipitò portando allo scoppio di una guerra civile durata tre anni, tra il 1936 e il 1939. Le iniziali richieste della popolazione araba di indire elezioni (che, essendo larga maggioranza, avrebbero visto vincitori principlamente i loro rappresentanti), di mettere fine al mandato e bloccare completamente l'immigrazione ebraica ebbero come risultato solo una dura repressione da parte delle forze britanniche. Con il passare dei mesi gli scontri divennero sempre più violenti, causando, secondo fonti britanniche, 5.000 morti tra la popolazione araba, 400 tra quella ebraica e 200 caduti britannici. Dopo tre tentativi falliti di ripartizione delle terre in due stati indipendenti (ma Gerusalemme e la regione limitrofa sarebbero rimasti sotto il controllo britannico), al termine della rivolta la Gran Bretagna, con il "Libro Bianco" del 1939, decise di imporre un limite all'immigrazione, decisione che causò un forte aumento dell'immigrazione clandestina (dal 1938 inizia l'Aliyà Bet, l'immigrazione clandestina che fa entrare nel paese, nel corso di un decennio, circa 100 mila ebrei), anche a causa delle persecuzioni che gli Ebrei avevano cominciato a subire da parte della Germania nazista fin dal 1933. Londra vietò inoltre l'ulteriore acquisto di terre da parte dei coloni ebrei, promettendo di rinunciare al suo Mandato entro il 1949 e prospettando per quella data la fondazione di un unico Stato di etnia mista araba-ebraica. Ciò indusse pertanto gli ebrei palestinesi e le organizzazioni sioniste a cercare negli Stati Uniti l'appoggio che fino ad allora aveva concesso loro l'Impero britannico.

Con la seconda guerra mondiale i gruppi ebraici (con l'esclusione del gruppo della Banda Stern che cercò, senza ottenerla, l'alleanza con le forze naziste in chiave anti-inglese) si schierarono con gli Alleati, mentre molti gruppi arabi guardarono con interesse l'Asse, nella speranza che una sua vittoria servisse a liberarli dalla presenza britannica. Nel frattempo dall'Haganah nel 1936 si seprarò l'ala politicamente più a destra, che darà vita all'Irgun e da quest'ultimo si separò a sua volta nel 1940 il Lehi, gruppi che agli scopi originali affiancarono l'uso di atti terroristici sia contro la popolazione araba che contro le forze inglesi.

La parte più drammatica della nascita dello Stato ebraico inizia nel 1939 con la pubblicazione del Libro bianco con il quale l'amministrazione britannica pone fortissime limitazioni all'immigrazione e alla vendita di terreni agli ebrei. Da questo momento in poi, pur essendo la guerra mondiale in pieno svolgimento, le navi di immigranti ebrei vengono respinte e molte di esse colano a picco conducendo alla morte i passeggeri. Nascono anche gruppi terroristici ebraici (Irgun, Banda Stern), che opereranno fino alla dichiarazione dello Stato di Israele, con azioni contro gli Arabi e le istituzioni britanniche, facendo esplodere bombe in luoghi pubblici (che ebbero il loro culmine nell'attentato al King David Hotel, organizzato dai futuri primi ministri israeliani Menachem Begin e David Ben Gurion anche se quest'ultimo cambiò idea prima che l'attentato fosse compiuto temendo troppe vittime tra i civili e che provocò quasi 100 morti) e assassinando perfino il mediatore dell'ONU, il conte svedese Folke Bernadotte, propositore di una divisione della Palestina che non piaceva alla componente sionista. Agli inizi del 1947 la Gran Bretagna, provata dalla guerra mondiale e da questa una serie di sanguinosi attentati di matrice ebraica, decise di rimettere il Mandato palestinese nelle mani delle Nazioni Unite, cui venne affidato il compito di risolvere l'intricata situazione, ma mantenne le rigide limitazioni all'immigrazione: nel 1947 la nave Exodus, con 4500 ebrei tedeschi sopravvissuti dai campi di concentramento, viene respinta e costretta a tornare in Europa.

L'ONU dovette quindi affrontare la situazione che dopo trent'anni di controllo britannico era diventata pressoché ingestibile, visto che la popolazione ebraica, che 30 anni prima era solo un'esigua minoranza, comprendeva oramai un terzo dei residenti in Palestina, anche se possedeva solo una minima parte del territorio (circa il 7% del territorio, contro il 50% della popolazione araba e il restante in mano al governo Britannico della Palestina ).

Il 15 maggio 1947 fu fondato quindi l'UNSCOP (United Nations Special Committee on Palestine), comprendente 11 nazioni (Canada, Cecoslovacchia, Guatemala, Olanda, Peru, Svezia, Uruguay, India, Iran, Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, Australia) da cui erano escluse le nazioni "maggiori", per permettere una maggiore neutralità. Sette di queste nazioni (Canada, Cecoslovacchia, Guatemala, Olanda, Perù, Svezia, Uruguay) votarono a favore di una soluzione con due Stati divisi e Gerusalemme sotto controllo internazionale, tre per un unico stato federale (India, Iran, Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia), e una si astenne(Australia).

Il problema chiave che l'ONU si pose in quel periodo fu se i rifugiati europei scampati alle persecuzioni naziste dovessero in qualche modo dover essere ricollegati alla situazione in Palestina.

Nella sua relazione l'UNSCOP si pose il problema di come accontentare entrambe le fazioni, giungendo alla conclusione che soddisfare le pur motivate richieste di entrambi era "manifestamente impossibile", ma che era anche "indifendibile" accettare di appoggiare solo una delle due posizioni.

Il 29 novembre 1947 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò quindi un Piano, la Risoluzione dell'Assemblea Generale n. 181, per risolvere il conflitto arabo-ebraico dividendo il mandato britannico sulla Palestina in due stati, uno ebraico e l'altro arabo, a favore votarono 33 nazioni (Australia, Belgio, Bolivia, Brasile, Bielorussia, Canada, Costa Rica, Cecoslovacchia, Danimarca, Repubblica Domenicana, Ecuador, Francia, Guatemala, Haiti, Islanda, Liberia, Lussemburgo, Olanda, Nuova Zelanda, Nicaragua, Norvegia, Panama, Paraguay, Perù, Filippine, Polonia, Svezia, Sud Africa, Ucraina, USA, URSS, Uruguay, Venezuela), contro 13 (Afghanistan, Cuba, Egitto, Grecia, India, Iran, Iraq, Libano, Pakistan, Arabia Saudita, Siria, Turchia, Yemen), vi furono 10 astenuti (Argentina, Cile, Cina, Colombia, El Salvador, Etiopia, Honduras, Messico, Regno Unito, Jugoslavia) e un assente alla votazione (Thailandia). La nazioni arabe fecero ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia, sostenendo la non competenza dell'assemblea delle Nazioni Unite nel decidere la ripartizione di un territorio andando contro la volontà della maggioranza dei suoi residenti, ma il ricorso fu respinto.

Secondo il piano, lo stato ebraico avrebbe compreso tre sezioni principali, collegate da incroci extraterritoriali; lo Stato arabo avrebbe avuto anche un' enclave a Jaffa. In considerazione dei loro significati religiosi, l'area di Gerusalemme, compresa Betlemme, fu assegnata a una zona internazionale amministrata dall'ONU.

Nel decidere su come spartire il territorio l'UNSCOP (United Nations Special Committee on Palestine) considerò, per evitare possibili rappresaglie da parte della popolazione araba, la necessità di radunare tutte le zone dove i coloni ebraici erano presenti in numero significativo (seppur spesso in minoranza ) nel futuro territorio ebraico, a cui venivano aggiunte diverse zone disabitate (per la maggior parte desertiche) in previsione di una massiccia immigrazione dall'Europa, una volta abolite le limitazioni imposte dal governo britannico nel 1939, per un totale del 56% del territorio.

Le reazioni alla risoluzione dell'ONU furono diversificate: la maggior parte dei gruppi ebraici, inclusa l'Agenzia Ebraica e la maggioranza della popolazione ebraica l'accettarono, pur lamentando tuttavia la non continuità territoriale tra le varie aree assegnate allo stato ebraico. Gruppi ebraici più estremisti, come l'Irgun e la Banda Stern, la rifiutarono, essendo contrari alla presenza di uno Stato arabo in quella che era considerata "la Grande Israele" e al controllo internazionale di Gerusalemme (il giorno seguente Menachem Begin, comandante dell'Irgun, proclama: "La divisione della Palestina è illegale. Gerusalemme è stata e sarà per sempre la nostra capitale. Eretz Israel verrà reso al popolo di Israele, in tutta la sua estensione e per sempre").

Tra i gruppi arabi la proposta fu rifiutata, ma con diverse motivazioni: alcuni negavano totalmente la possibilità della creazione di uno stato ebraico, altri criticavano la spartizione del territorio che ritenevano avrebbe chiuso i territori assegnati alla popolazione araba (oltre al fatto che lo Stato arabo non avrebbe avuto sbocchi sul Mar Rosso e sul Mar di Galilea, quest'ultimo la principale risorsa idrica della zona), altri ancora erano contrari per via del fatto che a quella che per ora era una minoranza ebraica (un terzo della popolazione totale) fosse assegnata la maggioranza del territorio (ma la commissione dell'ONU aveva preso quella decisione anche in virtù della prevedibile immigrazione di massa dall'Europa dei reduci delle persecuzioni della Germania nazista). L'Alto Comitato Arabo, organo rappresentativo dei Palestinesi, respinge la risoluzione, accompagnando la decisione con tre giorni di sciopero e sommosse antiebraiche.

La Gran Bretagna, che negli anni 30 durante la Grande Rivolta Araba aveva già tentato diverse volte senza successo di spartire il territorio tra la popolazione araba preesistente e i coloni ebrei in forte aumento, si astenne nella votazione e rifiutò apertamente di seguire le raccomandazioni del piano, che riteneva si sarebbe rivelato inaccettabile per entrambe le parti ed annunciò che avrebbe terminato il proprio mandato il 15 maggio 1948.

Nel mese di maggio Ben Gurion rifiuta una proposta americana per un "cessate il fuoco" incondizionato e l'allungamento del mandato britannico di altri dieci giorni, il tempo necessario per il negoziato con la Lega Araba. Il leader sionista impone al Consiglio di Stato provvisorio israeliano di proseguire in una politica di totale indipendenza da ogni forma di mediazione esterna, e il 14 maggio legge la Dichiarazione d'indipendenza dello Stato ebraico in Palestina - Medinat Israel (senza nessuna indicazione dei confini, lasciando così aperta la possibilità di espansione oltre la linea stabilita dalle Nazioni Unite).

Il 15 maggio, le truppe britanniche si ritirarono definitivamente dai territori del Mandato, lasciando campo libero alle forze ebraiche ed arabe. Lo stesso giorno gli eserciti di Egitto, Siria, Transgiordania, Libano e Iraq, attaccarono il neonato Stato di Israele. Il segretario generale della Lega Araba 'Abd al-Rahmān 'Azzām Pascià annunciò "una guerra di sterminio e di massacro della quale si parlerà come dei massacri dei Mongoli e delle Crociate". Nel mese di giugno le Nazioni Unite propongono una tregua, che Israele utilizzò per riorganizzarsi e aumentare la leva militare. Il giorno 27 il mediatore dell'ONU, Folke Bernadotte, presenta una proposta di accordo che viene rifiutata da entrambe le parti. Il 17 settembre il diplomatico svedese viene assassinato dai terroristi sionisti del Lehi. L'offensiva venne bloccata dal neonato esercito israeliano (Tzahal) e le forze arabe furono costrette ad arretrare, e mentre queste ultime riuscirono a occupare solo minime parti della Palestina (la Striscia di Gaza e la Cisgiordania), le forze armate israeliane occuparono la gran parte del territorio che era stato sotto il Mandato britannico.

La guerra, che terminò con la sconfitta araba nel maggio del 1949 creò quello che resterà la causa degli scontri successivi: circa 700 mila profughi arabi, in gran parte fuggiti dagli orrori della guerra e in parte indotti o costretti ad abbandonare le loro proprietà dai vincitori del confronto. Ad essi sarà impedito il ritorno nello Stato d'Israele, il che è in diretto contrasto con l'articolo 13 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo . Non fu permesso il loro ingresso nei territori degli Stati arabi confinanti che intendevano in modo tale seguitare a mantenere una pressione psicologica e morale su Israele e gli Stati che ne appoggiavano l'iniziativa.

La Guerra del 1948, chiamata in Israele "Guerra d'indipendenza", è considerata una sorta di mito fondativo nello stato ebraico. Si è spesso posto l'accento sulla forte disparità di forze tra il piccolo Stato d'Israele e le sette potenze arabe. Nuove statistiche hanno messo in dubbio tale disparità, almeno sotto il profilo del numero dei combattenti: allo scoppio del conflitto, quelli arabi sarebbero stati all'incirca 25.000, tra regolari e non, contro 35.000 israeliani. Entro il mese di luglio, la mobilitazione israeliana aveva raggiunto le 65.000 unità, e alla fine dell'anno si arrivò ai 96.400. Sul fronte opposto, le forze rimasero sempre circa la metà di quelle israeliane. Peraltro, mentre gli arabi schierarono subito forze organizzate, dotate di mezzi corazzati, aerei ed artiglieria e con militari di buona qualità (soprattutto nel caso della Legione Araba transgiordana) gli israeliani disponevano, almeno nelle prime fasi della guerra, solo di armi leggere e di personale che era stato, in larga parte, addestrato in maniera sommaria. Un grave svantaggio per la Lega Araba fu la mancanza di ogni coordinamento e piano strategico, cosa che consentì agli israeliani di affrontare i paesi arabi uno alla vota.

L'armistizio di Rodi, non sottoscritto dall'Iraq, pur rappresentando una tregua, non rappresentò una soluzione del problema. Nel testo dell'armistizio si legge infatti che la linea di cessate il fuoco (la cosiddetta Linea Verde) "è una linea d'armistizio che non deve in alcun modo essere considerata un confine di Stato in senso politico o territoriale e non pregiudica i diritti, le aspirazioni e le posizioni delle parti riguardo all'assetto futuro del contenzioso". Con questa dichiarazione gli Stati arabi resero palese il rifiuto di riconoscere l'esistenza di Israele.

Né l'Egitto né la Transgiordania si adoperarono per la creazione dello Stato arabo di Palestina. La parte di Gerusalemme controllata dalla Transgiordania fu interdetta agli Ebrei mentre alcune sinagoghe e luoghi di culto furono profanati e saccheggiati. Israele annetté la parte settentrionale della Palestina che fu da essa chiamata Galilea e altri territori a maggioranza araba conquistati nella guerra, corrispondenti a un ulteriore 26% dell'originale Mandato britannico per la Palestina. Conseguentemente 160 mila Arabi acquistarono la cittadinanza israeliana per restare nelle loro case, conquistando anche il diritto di voto. Furono però sottomessi - a differenza dei cittadini ebrei - alla legge militare fino al 1966. Durante questo periodo fu loro espropriata gran parte della terra . Fu comunque una situazione più positiva rispetto a quella dei 726 mila loro compatrioti, costretti all'esilio da apolidi. Nei territori sotto il controllo giordano ed egiziano, 17 mila ebrei vennero cacciati dalle loro case e dal quartiere ebraico di Gerusalemme Vecchia.

Negli anni immediatamente successivi, dopo che il 5 luglio 1950, la Knesset aveva votato la Legge del Ritorno - che garantiva il diritto a tutti gli ebrei di immigrare in Israele, abolendo tutte le limitazioni imposte dal Libro Bianco britannico - una massa di circa 850 mila ebrei fuggì dai paesi arabi all'interno dei quali avevano seguitato a vivere in crescente situazione di difficoltà, di discriminazione e talora a rischio stesso della propria incolumità. Circa 600 mila di loro arrivano in terra d'Israele e nell'arco di 3 anni la popolazione, che in un primo censimento contava circa 850 mila persone, raddoppiò costringendo il governo ad imporre un regime di forte austerità e di razionamento dei generi di prima necessità. Nello stesso anno, il neonato regno di Giordania annetté amministrativamente la Cisgiordania e, unico tra gli Stati arabi, concesse la cittadinanza ai numerosi Palestinesi ivi residenti.

Gli anni che vanno dal 1948 al 1954 vedono vari tentativi di porre fine al problema dei profughi: alcuni proposte giunsero da Israele, mentre ad altre Israele si oppose. Ad esempio Israele propone il ritorno di circa 100 mila Palestinesi, cercando di concordare l'assorbimento dei restanti da parte dei paesi arabi confinanti, ma nel dicembre del 1948 Israele si rifiuta di attuare la richiesta dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite di concedere il diritto di ritorno ai profughi palestinesi fuggiti in seguito ai disordini del 1947. Tutti i tentativi di accordo si arenano, per un motivo o per l'altro. Israele, comunque, per motivi di ricongiungimento familiare concede circa 70 mila permessi di rientro a Palestinesi.

Dopo l'assassinio nel 1951 di Re Abd Allah di Giordania da parte di un oppositore palestinese contrario alle voci alle aperture del sovrano verso Israele, il ministro israeliano David Ben Gurion nel 1955 dichiarò: "Se vi è un qualunque statista arabo disposto a parlare con me per migliorare le nostre relazioni, sono pronto a incontrarlo in qualunque luogo e momento".

Nel 1952 in Egitto un colpo di Stato porta al potere i Liberi Ufficiali del generale Muhammad Neghib e del colonnello Jamāl ‘Abd al-Nāsir. Nel 1954, sotto la protezione egiziana, nascono i gruppi (terroristici o partigiani, a seconda dei punti di vista) dei cosiddetti fidā'iyyīn che portano a compimento centinaia di incursioni armate in territorio israeliano. Nel 1956 l'Egitto blocca il Golfo di Aqaba e nazionalizza il Canale di Suez impedendone il passaggio alle navi israeliane. Francia e Gran Bretagna, che ne avevano il controllo e che controllavano il pacchetto azionisto della Compagnia del Canale, strinsero accordi segreti con Israele per riprenderne il controllo. L'esercito israeliano attaccò le forze egiziane e raggiunse il canale di Suez attacandolo con i gruppi di paracadutisti comandati da Ariel Sharon. Sotto le pressioni dell'ONU, con il consenso di Francia e Gran Bretagna, nel 1957 Israele si ritirò dal Sinai a patto che l'ONU inviasse una forza di interposizione a difesa del confine con l'Egitto.

All'inizio della guerra del 1956, Israele estese il coprifuoco (fino ad allora solo notturno) nei villaggi arabi sul confine giordano; all'epoca i palestinesi cittadini di Israele erano sottoposti alla legge militare. A Kafr Qasim, la polizia di frontiera, il cui capo era Malinki, a sua volta sotto il comando di Shadmi, colonnello dell'esercito, sparò ai contadini che ritornavano dai campi, e che non erano stati informati dell'estensione del coprifuoco; ne uccise 48, Per le proteste del Partito Comunista israeliano, fu intrapreso un processo; 8 persone, fra poliziotti e soldati, furono condannati per omicidio. Malinki e Dahan, il comandante del plotone che aveva sparato, furono condannati rispettivamente a 17 ed a 15 anni di carcere. Shadmi fu condannato al pagamento di una monetina per aver esteso il coprifuoco senza permesso. Tutti i condannati al carcere furono liberati l'anno successivo; Malinki e Shadmi furono promossi .

Gli anni successivi vedono la popolazione israeliana raggiungere i 2 milioni di persone (1958) mentre un colpo di Stato in Iraq porta alla morte di Re Faysal II e ad una svolta filo-sovietica nella politica del Paese. Nel 1959 l'URSS vieta l'emigrazione ai suoi cittadini di religione israelitica. Nello stesso anno nasce il gruppo armato palestinese al-Fath che nel proprio statuto riporta: "qualunque trattativa che non si basi sul diritto di annientare Israele sarà considerata alla stregua di un tradimento".

Nel 1962 gli ebrei possono emigrare dal Marocco, permettendo a circa 80 mila persone di raggiungere Israele.

Nel maggio del 1964 viene fondata l'OLP con il benestare degli Stati arabi. Lo statuto proclama la necessità di distruggere Israele con la lotta armata, come obiettivo strategico della nazione araba nel suo complesso.

Il 22 maggio del 1967, quando le truppe ONU ebbero completato il ritiro dall'Egitto (imposto da Nasser), il Presidente Jamāl ‘Abd al-Nāsir dichiara che la questione Per i paesi arabi non riguarda la chiusura del porto di Eilat, ma il totale annientamento dello Stato di Israele.

Il 5 giugno del 1967 scoppia la guerra dei sei giorni: le forze israeliane guidate dal Ministro della Difesa Moshe Dayan e dal Generale Yitzhak Rabin iniziano le ostilità attaccando simultaneamente quelle egiziane, giordane e siriane e distruggendo a terra l'intera aviazione dei tre Paesi. Israele offre al governo giordano la possibilità di non essere coinvolto ma i cannoneggiamenti su Gerusalemme decretano il rifiuto giordano.

In sei giorni di guerra Israele occupa il Sinai e le alture del Golan, Cisgiordania e Striscia di Gaza. Gerusalemme viene riunificata quando nella sua popolazione di 250 mila abitanti ben 180 mila sono ebrei.

Il Primo Ministro israeliano Levi Eshkol dichiara che i territori della Cisgiordania resteranno sotto il controllo israeliano sino a quando i Paesi arabi continueranno a progettare la distruzione dello Stato di Israele. Il 1° settembre la Lega Araba, riunita in Sudan, esprime 3 no: "no al riconoscimento di Israele, no al negoziato con Israele, no alla pace con Israele".

La "Guerra dei sei giorni" fu anche l'evento grazie al quale Israele attirò l'attenzione degli Stati Uniti, tanto da riuscire ad attirare il 50% degli aiuti economici complessivamente forniti dagli USA alle nazioni estere, senza tener conto delle abbondanti e aggiornate forniture tecnologiche e militari. In molte note governative USA si individua come il principale pericolo per gli Stati Uniti in Vicino e Medio Oriente il nazionalismo arabo, in grado di portare a tendenze autonome e antioccidentali gli Stati di una regione fortemente strategica per l'economia mondiale. La sconfitta che Israele inflisse a Jamāl ‘Abd al-Nāsir fa sì che Israele diventi, in quanto fedele alleato, un ottimo avamposto statunitense nella regione.

Il 22 novembre 1967 il Consiglio di Sicurezza dell'ONU adotta la risoluzione n. 242 per ristabilire la pace nei Territori Occupati e per il ritorno ai confini antecedenti la Guerra del 1967. Israele annette però Gerusalemme Est, in violazione alla risoluzione, e proclama la città riunificata sua capitale. Nonostante il prodigarsi dell'inviato ONU Gunnar Jarring, non è possibile intavolare trattative per il rifiuto posto dai Paesi arabi a trattative dirette con il governo israeliano.

Nel 1968 iniziano gli attentati terroristici palestinesi al di fuori di Israele. Nel settembre 1970, dopo il dirottamento di 4 aerei nell'aeroporto giordano di Zarqa (dove furono poi fatti esplodere), il re di Giordania scatena una repressione militare colpendo le organizzazioni palestinesi che s'erano mostrate restie a piegarsi alla sovranità della legge giordanica, legittimando così il nome che una parte di esse si dette di Settembre nero.

Nel 1972 un gruppo di Settembre Nero stermina la squadra israeliana che doveva partecipare alle Olimpiadi di Monaco.

Nel 1973, il 6 ottobre, giorno in cui si celebrava la cerimonia più sacra del calendario ebraico, lo Yom Kippur, gli eserciti di Siria ed Egitto, con l'appoggio di minime unità saudite, irachene, kuwaitiane, libiche, marocchine, algerine e giordane, attaccano i confini israeliani. L'esercito israeliano e la popolazione civile è colta di sopresa ma, dopo una resistenza di 8 giorni, durante il quale si organizza il contrattacco, l'esercito contrattacca con efficacia, superando le linee egiziane e accerchiando la III Armata egiziana. Quando l'11 novembre l'esercito israeliano è a 100 chilometri in linea d'aria dal Cairo e a 30 da Damasco, i Paesi arabi accettano di cessare il fuoco.

La conferenza di pace che si tenne a Ginevra, sotto l'egida dell'ONU, ed in forza della risoluzione n. 338 che invitava ad applicare la precedente risoluzione n. 242, viene aperta ed aggiornata sine die per il nuovo rifiuto dei rappresentanti arabi a trattare direttamente con quelli israeliani.

Nel frattempo gli Stati arabi produttori di petrolio (OPAEC) dichiarano l'embargo verso i paesi che si dimostreranno troppo tiepidi nei confronti di Israele. La crisi economica che deriva dalla vertiginosa crescita dei prezzi del petrolio spinge numerose organizzazioni sovranazionali, tra cui la Comunità Economica Europea ad adottare mozioni contrarie alla politica di Israele e di condanna dell'ideologia del sionismo.

Gli attentati di alcune formazioni terroristiche palestinesi non cessano. Il 31 dicembre 1973 un'azione all'aeroporto di Fiumicino (Roma) provoca 31 morti.

Nel 1974 l'opera dell'allora Segretario di Stato statunitense Henry Kissinger porta al ritiro di Israele dai territori egiziani e siriani occupati durante la guerra del Kippur.

Il 14 ottobre l'ONU attribuisce all'OLP lo status di rappresentante del popolo palestinese. L'OLP ribadisce la sua volontà di cancellare Israele mentre lo Stato ebraico rifiuta di trattare con l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina e il suo leader Yasser Arafat. Il 22 novembre l'Assemblea Generale dell'ONU riconosce ai Palestinesi il diritto a far valere la sovranità sulla Palestina "con ogni mezzo". Vista la schiacciante maggioranza rappresentata dai paesi arabi, dai paesi non allineati e da quelli del Patto di Varsavia, numerose sono le risoluzioni anti-israeliane. Tra esse l'esclusione di Israele dall'UNESCO e la sospensione di qualsiasi piano di aiuti e collaborazione. Il 10 ottobre 1975 la risoluzione ONU n. 3379 equipara il Sionismo al razzismo. Questa risoluzione verrà abrograta solo nel 1991.

Il 30 marzo 1976 le forze di sicurezza israeliane uccidono 6 cittadini arabi che manifestano contro l'esproprio di terreni e la distruzione di case .

Nel 1976 si consuma uno dei due eventi che segneranno la reputazione di Israele negli anni a seguire. Il 27 giugno viene dirottato su Entebbe (Uganda) un aereo francese. I servizi segreti israeliani compiono un'incursione non concordata e liberano tutti gli ostaggi.

Nel novembre 1977, il Presidente egiziano Anwār al-Sādāt rompe 30 anni di ostilità visitando Gerusalemme su invito del Primo Ministro israeliano Menachem Begin. Iniziarono così reali politiche di pace. Sadat riconobbe ad Israele il diritto di esistere come Stato e iniziarono i negoziati tra Egitto e Israele. Nel settembre 1978 il Presidente statunitense Jimmy Carter invitò Sadat e Begin per un incontro a Camp David. La pace viene firmata il 26 marzo 1979 tra i due a Camp David e in base ad essa Israele restituì il Sinai all'Egitto nell'aprile 1982. Nel 1989 i due governi si accordano per lo status della città di Taba, nel Golfo di Aqaba.

Nel 1976 le truppe siriane invadono il Libano per metter fine alla guerra civile in atto da lunghi anni. In questo paese si erano rifugiate cellule terroristiche palestinesi dopo la cacciata dalla Giordania e, nel 1981, l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) lanciò attacchi contro postazioni militari settentrionali israeliane, al confine con il Libano. Simultaneamente si scontrano contro le forze cristiano-maronite libanesi. La risposta di Israele si ebbe nel 1982 con l'invasione del Libano. L'esercito israeliano occupò tutta la parte meridionale del Libano, per poi ritirarsi entro una fascia di sicurezza di 10 miglia lungo il confine, all'interno del territorio libanese, che affidò alla sorveglianza di un "Esercito del Sud-Libano" affidato a elementi maroniti ad essa fedeli, e che mantenne fino al 2000.

È in questo contesto che si compie il secondo evento funesto per la reputazione di Israele: non fermati dall'esercito israeliano, gruppi di cristiani maroniti libanesi vendicano l'assassinio del Presidente libanese Amīn Giumayyil che aveva firmato un accordo di pace con Israele e che si sospettava avesse precise responsabilità per aver consentito al maronita Elias Hobeyka e all'Esercito del Sud-Libano trasferito a tale scopo dal Sud del Libano, di massacrare indisturbato la popolazione palestinese dei campi-profughi (in realtà quartieri di Beirut) di Sabra e Chatila, sotto il controllo militare israeliano. Un'inchiesta voluta dalla Corte Suprema israeliana inchioderà alle proprie responsabilità i comandanti militari locali e il Capo di Stato Maggiore, pur non potendo dimostrare la diretta responsabilità dell'allora ministro della Guerra Ariel Sharon, lo costrinse tuttavia alle dimissioni dalla carica, anche se il Governo gli attribuì subito un altro dicastero di minore importanza (fu poi eletto primo ministro nel 2001). La reputazione dello Stato ne resterà macchiata indelebilmente.

Nel 1988 Re Husayn di Giordania rinuncia alla sua "tutela" sul territorio cisgiordano. Nell'agosto, il movimento integralista e terrorista Hamas dichiara il Jihad contro Israele, dando inizio a quella che sarà chiamata la prima Intifada.

Gli attentati in Israele ed all'estero non si placano. Nel frattempo crolla il regime comunista dell' URSS, termina la guerra tra Iraq e Iran, si svolge la Prima guerra del Golfo contro l'Iraq. Il Libano firma un accordo di pace con la Siria e procede al disarmo di tutti i gruppi armati ad eccezione degli Hezbollah filo-siriani e anti-israeliani.

Nel settembre del 1993, quello che agli occhi degli osservatori meno attenti sembrava imprevedibile accade: Arafat, a nome del popolo palestinese, riconosce lo Stato di Israele e accetta il metodo del negoziato, rinunciando all'uso della violenza e impegnandosi a modificare in questo senso lo Statuto (Carta Nazionale Palestinese) dell'OLP. Il Primo Ministro israeliano Rabin, a nome di Israele, riconosce l'OLP come rappresentante del popolo palestinese.

Il 13 settembre, dopo mesi di trattative, Rabin e Arafat firmano alla Casa Bianca, davanti al presidente USA Clinton, una Dichiarazione di Principi in cui si delinea il quadro per una soluzione graduale del conflitto. Dovrebbe essere questo il punto finale della prima intifada, ma Israele continua a costruire colonie e strade per collegarle (bypass roads) nei Territori Occupati. Per gli accordi di Oslo, la Striscia di Gaza e la Cisgiordania costituiscono una sola unità territoriale, ma Israele non tiene fede alla promessa di costruire un collegamento fra le due. Questo danneggia l'economia palestinese, impedisce agli appartenenti alla stessa famiglia di incontrarsi e agli studenti di Gaza di frequentare l'università in Cisgiordania.

Nei Territori Occupati vigono due sistemi di leggi: uno per i coloni, uno per i palestinesi. Israele continua nella politica di distruggere le case palestinesi costruite senza permesso (e rilascia i permessi di costruzione molto di rado).

Dal 1993 è imposta una chiusura generale ai Territori Occupati, ciò che costituisce una grave violazione dei diritti umani . I palestinesi, che prima costituivano buona parte della forza lavoro in Israele, ora necessitano di un permesso per recarsi in territorio israeliano ed a Gerusalemme Est. Questo ha grandemente incrementato la disoccupazione nei Territori Occupati, impedendo inoltre ai palestinesi di accedere agli ospedali ed ai luoghi santi, per cristiani e musulmani, di Gerusalemme Est. La necessità di un permesso per accedere alla città, che Israele nega a buona parte di coloro che lo richiedono, impedisce inoltre ai palestinesi di trarre frutto dal turismo gerosolimitano .

Lo stillicidio di attentati non si ferma.

Il 1995 vede la firma della seconda parte degli Accordi di Oslo, con la nascita dell' Autorità Nazionale Palestinese e della polizia palestinese.

Dopo più di un mese, il 4 novembre, viene assassinato da un estremista conservatore israeliano il primo ministro Itzhak Rabin. Ai suoi funerali prenderanno parte anche alcuni leaders dei paesi arabi. Il posto di Primo Ministro viene preso da Shimon Peres.

Gli scontri e gli attentati continuano anche quando dalle elezioni Israeliane risulta vincente il Likud e viene eletto Primo Ministro Benjamin Netanyahu. Nel 1997, in attuazione degli accordi, Tzahal si ritira dai Territori palestinesi occupati. Il 95% della popolazione palestinese passa sotto il controllo dell'Autorità Nazionale Palestinese. Tuttavia, Netanyahu non rispetta gli accordi per quanto riguarda la politica di insediamento di coloni israeliani nei Territori Occupati e ciò favorisce il perdurare di uno stato di continua tensione.

Nel 1999, il laburista Ehud Barak venne eletto Primo Ministro, alla testa di una coalizione guidata dal suo partito (MAPAM-MAPAI) laburisti, e nuovo impulso viene dato al processo di pace con Palestina e Siria.

Nel maggio del 2000, le forze israeliane si ritirano dalla zona di sicurezza del Libano meridionale.

Nel luglio dello stesso anno (2000), nella residenza presidenziale di Camp David, con la mediazione del Presidente statunitense Bill Clinton, Barak ed Arafat si incontrano per far ulteriormente avanzare le trattative, ma il leader palestinese rifiuta quella che sino ad allora era stata l'offerta più vantaggiosa sottopostagli, per l'impossibilità di trovare un accordo sul territorio dello stato di Palestina, sullo status di Gerusalemme e sul diritto al ritorno dei profughi palestinesi. Barak offre ad Arafat il 100% della Striscia di Gaza ed il 73% della Cisgiordania. In base a questa offerta, in 10-25 anni il 73% della Cisgiordania destinato allo stato di Palestina si tramuterebbe nel 90-91%, mantenendo Israele il controllo del territorio cisgiordano in cui sono situate gran parte delle colonie ; in cambio di questo territorio, Israele cederebbe parte del deserto del Negev . Un altro problema irrisolto è quello dell'acqua, stante che Israele tiene sotto il suo controllo tutta l'acqua di Cisgiordania .

A settembre, il leader del partito di destra Likud Ariel Sharon, in quel momento all'opposizione, compie una "passeggiata" pubblica e preannunciata, alla spianata delle moschee di Gerusalemme, massicciamente scortato da un migliaio di militari israeliani. La "passeggiata" è vista come una provocazione e causa veementi proteste palestinesi. Sharon infatti proclama Gerusalemme Est territorio eternamente parte d'Israele, mentre di fatto da molti osservatori "neutrali" esso appare territorio illegalmente occupato. Le proteste vennero duramente represse e, durante la prima settimana, 61 Palestinesi furono uccisi e 2.657 sono feriti. All'inizio dell'ottobre del 2000, la polizia israeliana uccide anche 12 palestinesi cittadini di Israele ed un palestinese della Striscia di Gaza, disarmati, nel corso di dimostrazioni in solidarietà con i palestinesi dei Territori Occupati .

Inizia quella che verrà chiamata la seconda intifada.

Alle dimissioni del Primo Ministro Barak seguono elezioni che portano a capo del governo Ariel Sharon.

Nel 2001 Israele distrugge il porto di Gaza, costruito dalla cooperazione franco-olandese . Per gli attacchi israeliani, nel dicembre del 2001 nella Striscia di Gaza si chiude anche l'aeroporto, pure questo costruito grazie ai fondi della cooperazione internazionale .

Nonostante i numerosi tentativi di cessate il fuoco, gli attentati non si arrestano e, a giudizio di alcuni, il leader palestinese non darà mai l'impressione di essere in grado di controllare i gruppi terroristici palestinesi. Nel dicembre del 2001 Sharon dichiara di non voler più sostenere alcuna trattativa con Yasser Arafat, essendo ormai quest'ultimo non più in grado di esercitare alcun controllo.

Dal 2000 al 2004 Israele distrugge più di 3.000 case nei Territori Occupati. Nella sola Gaza, 18.000 palestinesi divengono dei senzatetto .

Nel 2004, la scomparsa del Presidente palestinese apre la strada, a dire di Israele, a una nuova trattativa di pace. Le elezioni che si tengono in Palestina portano alla carica di Primo Ministro Maḥmūd ‘Abbās (Abū Māzen).

Israele sta costruendo un muro di separazione, sostenendo che serve per difendersi dagli attacchi kamikaze. Secondo la Corte Internazionale di Giustizia è illegale perché viola i diritti umani: questa ha infatti giudicato che il tracciato del Muro corrisponde ad un'annessione de facto di territorio palestinese, e che costituisce una misura sproporzionata rispetto alle legittime esigenze di autodifesa di Israele, peggiorando ulteriormente le condizioni di vita dei Palestinesi. Per raggiungere i loro campi, se questi sono dall'altra parte del Muro, questi devono passare da cancelli, controllati dall'esercito israeliano ed aperti gornalmente per periodi limitati. Tuttavia, talvolta i cancelli restano chiusi; questo porta alla perdita del raccolto. Israele sostiene invece che, ove la barriera è stata costruita, ha ridotto in modo netto gli attacchi suicidi.

Per costruire la barriera sono stati eradicati, fino al 2004, più di 100.000 olivi ed alberi da frutta di proprietà di palestinesi. Il villaggio di Qalqilyia è quasi interamente circondato dal Muro, ed i palestinesi che vi vivono necessitano di un permesso da parte di Israele per raggiungere i loro campi; un terzo dei pozzi del villaggio sono situati al di là della barriera.

I palestinesi che vivono fra il Muro e la Linea Verde devono richiedere ad Israele un permesso per continuare a vivere nelle loro case, oltre ad avere gravi difficoltà a raggiungere il posto di lavoro o la scuola . Raggiungere i principali ospedali, siti a Gerusalemme Est, è diventato molto difficile .

Nell'agosto 2005 Israele ha abbandonato alcune colonie della parte settentrionale della Cisgiordania e tutte le proprie colonie nella Striscia di Gaza. Ciononostante, continua a controllare la Striscia di Gaza dal cielo e dal mare, nonché la maggior parte degli accessi via terra. Anche per la CIA, quindi, la Striscia di Gaza resta territorio occupato . Israele limita agli abitanti di Gaza la possibilità di pescare, limitandola a sole sei miglia dalla costa ; questo aumenta la disoccupazione e la fame, contribuendo a rendere i palestinesi dipendenti dall'aiuto umanitario .

Sono rimasti occupati da insediamenti abitativi e industriali israeliani circa 157 chilometri quadrati della Cisgiordania. Secondo uno studio della stimata organizzazione israeliana Pace Adesso , il 38% di queste terre appartenevano a privati palestinesi; questo studio non è stato smentito .

Per difendere le colonie, ci sono ora in Cisgiordania più di 500 posti di blocco, che dividono la regione in tre parti, fra le quali il movimento è per i palestinesi molto difficile . Son costrette ad attendere anche le ambulanze: fra il 2000 e il 2005 più di 60 donne hanno partorito ai posti di blocco, ciò che ha causato la morte di 36 neonati .

Le autostrade che connettono le colonie ad Israele, pur essendo presentate come infrastrutture costruite a beneficio di tutta l'area dei territori occupati, per via del loro percorso sono in massima parte riservate al traffico israeliano; i palestinesi hanno il permesso di transitare per strade con una carreggiata molto minore e sulla vecchia rete stradale, carente di manutenzione.

Israele controlla le falde idriche in Cisgiordania, attribuendo agli israeliani 350 litri di acqua al giorno, ai coloni quantità ancora superiori, e ai palestinesi non più di 80 litri al dì. Per la Organizzazione Mondiale della Sanità, sono necessari almeno 100 litri di acqua al giorno pro capite. Nel 2005, la costruzione del Muro aveva già distrutto 50 pozzi e 200 cisterne, proprietà di palestinesi .

Israele ha affermato di non aver costruito nuove colonie dal 1992, limitandosi ad espandere quelle già esistenti. Nel solo 2006, il numero dei coloni israeliani in Cisgiordania è aumentato del 5,8% . Le colonie sono tutte illegali, per la legge internazionale. Alcune sono illegali anche per la legge israeliana, ma pure da queste i coloni sono allontanati molto di rado .

Dopo la morte, per motivi non accertati, del presidente Arafat, i palestinesi hanno eletto un nuovo parlamento, in elezioni universalmente giudicate libere. Poiché la maggioranza egli eletti è stata del partito Hamas, Israele, gli USA e l'Unione Europea hanno imposto ai palestinesi un boicottaggio, che ha aumentato la disoccupazione, la fame ed il deterioramento delle condizioni di salute degli abitanti dei Territori Occupati . Nel 2006, 46.000 palestinesi hanno chiesto di poter emigrare. Si ipotizza che Israele, dove alcuni dei partiti propongono apertamente il transfer, vale a dire l'espulsione dei palestinesi, stia cercando di favorire un esodo 'volontario' dei medesimi .

Dopo che Hezbollah si era reso colpevole del lancio di missili verso Israele e di un attentato ad una pattuglia di soldati israeliani, col quale provocava la morte di otto militari e la cattura degli unici due sopravvissuti, il 12 luglio 2006 Israele lanciò un'offensiva militare ai danni del Libano con l'obiettivo esplicitamente dichiarato di annientare Hezbollah; in risposta all'offensiva Hezbollah ha intensificato il lancio di missili in territorio israeliano, colpendo nei giorni successivi con razzi Katyusha importanti città del nord d'Israele come Haifa, Nazaret e Tiberiade. I caccia con la Stella di David hanno bombardato diversi quartieri di Beirut, ritenuti roccaforti Hezbollah, provocando centinaia di morti e distruggendo le principali vie di comunicazione del paese, l'aeroporto della capitale e l'autostrada di collegamento con il confine siriano. Dopo 10 giorni di guerra la situazione precipitò e Israele iniziò ad invadere via terra i territori del sud del Libano, in quanto le condizioni poste dal leader israeliano Ehud Olmert, ovvero lo smantellamento di Hezbollah e il controllo del sud del Libano da parte dello stesso esercito libanese non vennero poste in atto da Beirut e Nasrallah, leader di Hezbollah, annunciò che i suoi sono pronti alla guerra totale. Il 14 agosto 2006, alle 8 del mattino, venne applicata la risoluzione numero 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che prevedeva la sospensione immediata delle ostilità. La risoluzione, approvata il 10 agosto 2006 dopo una difficile trattativa in Consiglio di Sicurezza, arrivò dopo 34 giorni di guerra, che provocarono secondo le stime dei due governi 1.100 vittime libanesi e 154 israeliane.

Successivamente è stata avviata una missione di pace dell'ONU nel sud del Libano con lo scopo di garantire la sicurezza del confine e di disarmare Hezbollah contemporaneamente al ritiro delle forze militari israeliane. Alla missione, non ancora conclusa, presero parte 7.000 caschi blu di Francia, Italia, Belgio, Olanda, Lussemburgo e Spagna.

Fino ad oggi, Israele non ha fornito all'ONU sufficienti dettagli tecnici per localizzare le bombe a grappolo che aveva lanciato durante la guerra; queste restano pertanto una minaccia per i civili .

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Partito Laburista (Israele)

Il Partito Laburista (in ebraico: העבודה, Ha`Ávoda) è un partito politico israeliano, fondato il 23 gennaio 1968. Ha una ideologia riformista ed è un partito sionista. I Laburisti fanno parte dell'Internazionale Socialista ed è membro osservatore del Partito Socialista Europeo. Il leader è Ehud Barak.

Il partito discende dal Mapai (Mifleget Poalei Eretz Yisrael, Partito dei Lavoratori della Terra d'Israele), il partito del sionismo socialista e principale forza politica del movimento sionista, e come tale padre dello Stato di Israele, che era entrato in crisi nel 1965.

Dal 1969 al 1991 il partito ebbe un alleanza elettorale (Maarakh, Allineamento) con il Mapam (Mifleget Poalei ha-Meuchedet, Partito Unito dei Lavoratori), nato poco prima dell'indipendenza come partito sionista marxista e a lungo secondo partito israeliano: il 7 ottobre 1991, in vista delle elezioni del 1992 Mapam si sciolse per entrare nel Partito Laburista.

In questa configurazione il partito ha vinto le elezioni del giugno 1992 e del maggio 1999. Dal 1992 al 2009 ha però registrato una continua perdita di voti e di seggi.

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Federazione calcistica d'Israele

La Federazione calcistica d'Israele (in ebraico: ההתאחדות לכדורגל בישראל‎ oppure HaHitakhdut leKaduregel beYisrael, acronimo IFA) è l'ente che governa il calcio in Israele.

Fondata nel 1928, ha sede a Ramat-Gan e controlla il campionato nazionale, la coppa nazionale e la Nazionale del paese.

La Eretz Israel/Palestine Football Association fu fondata nell'agosto del 1928 e presentò richiesta di affiliazione alla FIFA, che la accolse il 6 giugno 1929. La Eretz Israel/Palestine football league fu creata nel 1932 e nel 1952 si iscrisse all'AFC, l'ente che governa le federazioni calcistiche asiatiche. Nei primi anni '70 la federcalcio israeliana fu estromessa dall'AFC dopo le pressioni dei paesi arabi e soprattutto musulmani, che si rifiutavano di giocare contro Israele. Per circa vent'anni la federazione non fece parte di nessun organo, escluse brevi parentesi sotto l'egida dell'OFC e dell'UEFA. Nel 1991 fu accettata dall'UEFA come membro permanente dell'organizzazione.

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Source : Wikipedia