Ispica

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Tags : ispica, sicilia, italia

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Ispica

Panorama di Ispica

Ispica (Iŝpica in siciliano e Ŝpaccafurnu in dialetto locale) è un comune siciliano della provincia di Ragusa, situato sulla costa sud-orientale dell'isola e confinante a nord-ovest con il territorio del comune di Modica, a ovest con Pozzallo, a sud-est con il territorio di Pachino e ad est con il territorio di Rosolini e Noto (questi ultimi tre in provincia di Siracusa).

Con i suoi 15.189 abitanti è il settimo comune più popoloso della provincia.

Situata su una collina ("colle Calandra") ad un'altitudine di 170 m s.l.m. e a 7 km dalla costa, dista 31 km a sud-est del capoluogo provinciale. È il comune più a sud della provincia. Il territorio ha un'altitudine che va dai 0 m s.l.m. ai 309 m s.l.m. ed è il sesto della provincia per superficie (113,5 km²). Include il Parco archeologico della Forza, con scavi e reperti fin il 1692, e Cava Ispica, riserva naturale prossima a far parte del Parco nazionale degli iblei. Inoltre fanno parte le riserve naturali dei Pantani, del Maccone Bianco e dell'isola dei porri, uno scoglio meta di escursioni subacquee, situato a 2 km dalla costa. Ad est, lungo la Cava Ispica, è attraversato dal fiume Busaitone, spesso in secca, le quali acque alimentavano, con il nome di Rio della Favara, i Pantani. La sua costa si estende fra il comune di Pozzallo e quello di Pachino in provincia di Siracusa per 13 km di lunghezza, prima con tratti bassi e sabbiosi e poi alti e rocciosi.

Il clima, temperato di tipo mediterraneo, è caratterizzato da inverni miti ed estati abbastanza calde. La piovosità è in genere scarsa: una media dei rilevamenti del trentennio 1961-1990, registrati dalle due stazioni di rilevamento di Gela, e di Cozzo Spadaro evidenzia, per il trimestre giugno-agosto, precipitazioni di appena 2-3 mm di pioggia.

L'umidità relativa media è invece significativa e si mantiene a una media del 72-79%, salvo una flessione al 66-69% nel trimestre giugno-agosto. La temperatura media annua oscilla sui 18°-19° mentre il valore della media delle temperature massime del mese più caldo si attesta sui 30°.

Altri sostengono che il nome derivi da quello dell fiume Hyspa, che scorreva nella vallata. Il toponimo "Spaccaforno" potrebbe derivare dall'unione dei termini "Spacca", derivazione fonetica di "Ispica" e quindi dal latino "speca" ("grotta") , e "forno", indicante le sepolture a forma di forno rinvenute nei pressi dell'abitato. Altri sostengono la tesi che il toponimo deriverebbe invece dalla deformazione della locuzione greca "eis pegas", "verso le fonti" (del fiume Busaitone che attraversa la Cava Ispica). Molto probabilmente tutti i vari passaggi che hanno portato alla denominazione attuale deriverebbero da una corruzione della locuzione latina Hyspicaefundus ("fondo di Cava Ispica").

Una catacomba paleocristiana in località San Marco testimonia che la zona era abitata in epoca tardo romana. Secondo la tradizione, sant'Ilarione di Gaza, eremita, avrebbe soggiornatonella regione, in una grotta di Cava Ispica tra il III e il IV secolo, freguentando la chiesetta di Santa Maria della Cava . L'antichità della chiesa è sottolineata nella scritta presente in uno scudo dipinto sul portico: "Antiquam terra fieret ego sum.." ("Prima che la terra (il paese) fosse io sono...").

Nel territorio si succedettero le dominazioni sicula, i greca, romana e bizantina. Lo storico palermitano Antonio Mongitore, nel suo Della Sicilia Ricercata, riferisce che l'apostolo Paolo avendo soggiornato a Spaccaforno, non lontano dal castello, fece scaturire una fonte, al contatto della cui acqua i serpenti intorpidivano e morivano. La località di Porto Ulisse sulla costa fu usata come porto naturale fino a quest'epoca, come conferma il ritrovamento nel tratto di mare antistante di un relitto datato al VI secolo. La dominazione saracena proseguì fino al 1090, quando tutta la Sicilia sud-orientale fu liberata da Normanni guidati da Ruggero il Normanno Il primo documento che menziona l'abitato con il nome di Isbacha è del 1093, in una bolla che papa Urbano II emanò subito dopo la fine dell'occupazione araba della regione. Un'altra bolla del 1169 di papa Alessandro III assegnò al vescovo di Siracusa anche le "ecclesias quae sunt in tenimento Spaccafurni cum pertinentiis suis".

Dopo essere passata nella dominazione sveva e angioina, all'inizio del XIV secolo fu in possesso del viceconte Berengario di Monterosso, tesoriere del regno, che ne fece dono alla regina Eleonora d'Aragona, moglie del re Federico II.

Pietro II la concesse in feudo al fratello Guglielmo duca di Atene, dal quale passò in eredità al suo maggiordomo Manfredi Lancia. Fu confiscata quindi agli eredi di questi, che si erano ribellati al re Federico III. Occupata da Francesco Perfoglio nel 1367 gli fu concessa in feudo nel 1375.

Il territorio seguì quindi le vicende della contea di Modica e fu in possesso di Andrea Chiaramonte e dopo la sua ribellione fu assegnata dal re Martino I a Bernardo Cabrera. Nel 1453 passò a Antonio Caruso di Noto, "maestro razionale" del regno e nel 1493 fu portata in dote dalla figlia di questi, Isabella Caruso, al marito Francesco II Statella e gli eredi ne rimasero in possesso fino all'abolizione della feudalità nel XIX secolo.

Dal 1812 la città fu incorporata nel distretto di Modica e nella provincia di Siracusa, dalla quale passò nel 1927 alla nuova provincia di Ragusa.

Il 12 ottobre 1987 Ispica ha ottenuto il titolo di città con decreto del Presidente della Repubblica.

Al 1 gennaio 2007 il comune contava 15.024 (7.523 femmine e 7.501 maschi), suddivisi in 5.194 famiglie e 13.789 abitazioni.

Ispica ha conosciuto un'ampia emigrazione durante il Novecento, prima verso le Americhe, successivamente verso l'Europa settentrionale (soprattutto in Germania e Belgio). Oggi invece è diventata una destinazione per immigrati extracomunitari e al 1 gennaio 2007contava 575 residenti stranieri, circa il 3,82% della popolazione totale.

Il comune, da alcuni anni conosce, come la maggior parte dei comuni ragusani, una lieve crescita di popolazione. Infatti la provincia dal 1982 al 2001 ha fatto riscontrare un incremento pari al 7,6%, dovuta da una parte ad un aumento del tasso di natalità al quale si aggiunge il flusso turistico e l'occupazione principalmente nel mondo agricolo. La crescita è rallentata dal fatto che molti giovani decidono di perfezionare gli studi universitari in città del centro-nord, soprattutto Milano, Pisa e Roma e non rientrano dopo essersi laureati.

Il 19 ottobre 2002 è stata conferita la cittadinanza onoraria a Franco Battiato.

La città comprende un’area di impianto settecentesco, posteriore al terremoto, con una maglia stradale a scacchiera a strade larghe e diritte, e un’area di impianto medievale con tracciati irregolari; quest’ultima è adiacente a una rupe dove si trovano i ruderi di una fortezza (fortilitium) e dell'antica città di Spaccaforno.

La basilica settecentesca venne progettata dall'architetto di Noto Vincenzo Sinatra e vi è aggiunto un porticato con 23 passaggi che delimita la piazza. L'interno, a tre navate conserva una decorazione in stucco opera di Giuseppe e Giovanni Gianforma e affreschi del 1765 di Olivio Sozzi. Ospita una statua del Cristo flagellato alla colonna che venne qui trasferita dopo essersi salvata dal terremoto e che è oggetto di particolare venerazione durante i riti della Settimana Santa.

L'edificio è stato dichiarato monumento nazionale nel 1908.

La chiesa venne costruita dopo il terremoto a partire dal 1704, in sostituzione dell'omonimo edificio distrutto nell'antica Spaccaforno, oggi nel parco Forza.

All'interno conserva la decorazione a stucco in stile rococò del palermitano Giuseppe Gianforma e ospita alcune opere salvatesi dalle distruzioni del sisma: un "Adorazione dei Magi" e una tavola dell'"Annunciazione" del 1550. Contiene il settecentesco Cristo con la Croce dello scultore Guarino da Noto, un gruppo scultoreo in legno con il Cristo e due Giudei.

La chiesa madre, consacrata a San Bartolomeo venne ricostruita dopo il terremoto a partire dal 1750 e completata nel corso di un secolo e mezzo. Esternamente è preceduta da una doppia scalinata che la eleva rispetto alla piazza antistante. La facciata coniuga elementi tardo-barocchi con altri neoclassici. L'interno è suddiviso in tre navate da pilastri di ordine tuscanico. L'unica opera di un certo rilievo è un dipinto di grandi dimensioni con San Bartolomeo durante il martirio.

Il palazzo in stile liberty più importante della provincia fu progettato da Ernesto Basile, architetto palermitano, dal 1906. All'inizio era la dimora della famiglia Bruno di Belmonte, considerata la famiglia più importante della città dell'inizio del secolo scorso. Dal 1975, per volere dell'ultima discendente, il palazzo è stato donato alla città ed è divenuto sede municipale.

Il santuario mariano detiene il culto della patrona della città di Ispica.

La Cava Ispica è la più importante delle "cave" (profonda valle scavata dall'erosione dell'acqua) nella Sicilia orientale. Lunga 13 km si estende nel territorio dei comuni di Modica, di Ispica stessa e di Rosolini. È attraversata da un torrente che prende diversi nomi: Pernamazzoni all'ingresso e Busaitone all'uscita.

Situato presso lo sbocco sud-orientale nella bassa Cava Ispica, il toponimo attuale della località, "Forza", deriva dalla corruzione volgare di Fortilitium, ossia "piccola fortezza". Sullo sperone roccioso sorgeva infatti la dimora fortificata dei feudatari della famiglia Statella. Ai piedi del castello si trovava l'antico abitato di Spaccaforno: entrambi vennero distrutti dal terremoto del 1693.

La zona ha restituito tracce di frequentazione a partire dalla prima età del bronzo (reperti ceramici rinvenuti in corrispondenza dell'attuale ingresso). L'Antiquarium del parco ospita reperti tra la prima metà del bronzo e il 1693.

Il parco è raggiungibile per mezzo di una discesa scavata nella roccia ("cento scale") che parte da Cava Ispica, lungo la quale sono visibili tracce di affreschi bizantini e tombe.

Le catacombe di San Marco, a 2 km dal centro abitato costituiscono una testimonianza della presenza cristiana nel territorio in epoca tardo romana. È il secondo cimitero dell'isola per dimensioni.

Il territorio comunale comprende 13 km di costa, tra i comuni di Pozzallo e di Pachino, con spiagge di sabbia fine e dune a cui si sostituiscono tratti alti e rocciosi.

Vi si trovano diverse località balneari, tra le quali la frazione di Santa Maria del Focallo, la quale prende il nome da una chiesetta costiera andata distrutta nel terremoto del 1693, e Punta Ciriga, caratterizzata dalla costa rocciosa, con insenature sabbiose, e dalla presenza di faraglioni.

Il tratto di mare antistante fu teatro della tempesta che colse lungo la via del ritorno la flotta romana inviata in aiuto ad Attilio Regolo durante la prima guerra punica e la distrusse. In epoca romano-imperiale e bizantina l'approdo di Porto Ulisse fu uno scalo commerciale sulle rotte dalla Grecia e dall'Egitto verso Roma. Sul litorale di Ispica sbarcarono il 10 luglio del 1943 le truppe alleate dando inizio alla Liberazione dell'Italia.

I pantani Bruno e Longarini si trovano nell'estremità meridionale del territorio comunale e sono dei laghi di acqua salmastra separati dal mare soltanto da dune di sabbia. Sono habitat per la macchia mediterranea e ospitano la sosta degli uccelli in migrazione, quali gallinelle d'acqua e germani reali ed altri. In base alle stagioni è possibile osservare il fiscione turco, i forapaglie, i migliarini di palude e i cannareccioni e talvolta esemplari di aironi, cicogne e fenicotteri.

A Ispica le feste religiose assumono una particolare importanza grazie alla presenza di molte confraternite, in particolare quelle della Santissima Annunziata e di Santa Maria Maggiore, una volta antagoniste ed in competizione. Queste ultime infatti organizzano i riti della Settimana Santa.

Spaccaforno fece da sfondo ad alcune opere veriste di fine Ottocento di Giovanni Verga e Luigi Capuana. Quest'ultimo soggiornò nel convento del Carmine per un breve periodo per affari legati alla sua carica di sindaco di Mineo e ambientò a Ispica alcuni dei suoi racconti, descrivendo in maniera precisa luoghi e tradizioni che si intrecciano con le storie dei suoi personaggi. Vi sono ambientati il racconto "Profumo", dove Ispica è rappresentata come la cittadina siciliana di Marzallo e il romanzo deIl marchese di Roccaverdina, collocato nella Spaccaforno contadina e feudale.

Anche Eugenia accostò la faccia allo sportello per guardare.

Ispica è stata comitato FIGC nel 1930.

L'uscita autostradale più vicina è quella di Rosolini sulla autostrada A18, mentre è in progetto la realizzazione della tratta finale dell'A18 Rosolini-Gela sulla quale è prevista un'uscita dedicata.

L'economia si basa sull'agricoltura, con un territorio dedicato a colture intensive. Si è sviluppata la coltivazione di primizie ed ortaggi tra i quali in particolare pomodori e carote, che hanno permesso anche lo sviluppo di industrie di trasformazione. Altre produzioni agricole significative sono quelle delle mandorle olive, carrubbe e vite, con il conseguente sviluppo di oleifici e palmenti.

Ispica è sede dell'ASCA (Agenzia per la sicurezza e il controllo alimentare), che fa capo all'EFSA (European food safety security) ed è diretta dal nutrizionista Giorgio Calabrese.

Il settore turistico è in crescita grazie ad una serie di iniziative, tra le quali la richiesta di inserimento nei Patrimoni mondiali dell'umanità dell'Unesco tra le "Città tardo-barocche della Val di Noto", convenzioni per la promozione turistica e con le guide turistiche provinciali, partecipazioni a manifestazioni, come la giornata di apertura del FAI.

Come località balneare è stata segnalata con una vela blu nella guida di Legambiente.

Lo stemma originale del comune di Ispica è sormontato da una corona araldica (simbolo delle città). La parte centrale, quadripartita a scudo sannitico, non è altro che l'emblema della famiglia Statella. Il tutto è circondato ai fianchi da due fronde, una di quercia e l’altra di alloro, annodate col tricolore.

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Basilica di Santa Maria Maggiore (Ispica)

Il "Loggiato" del Sinatra di fronte la basilica

La Basilica di Santa Maria Maggiore è una chiesa di Ispica (RG), Sicilia, costruita dopo il terribile terremoto del 1693 che sconvolse la Sicilia orientale.

Costruita immediatamente dopo il terribile terremoto del 1693 che sconvolse la Sicilia orientale in quanto si sentì il bisogno di un luogo dove ospitare il simulacro del Santissimo Cristo alla Colonna, miracolosamente scampato alla distruzione della vecchia chiesetta presente alla Cava Ispica. Infatti si scelse di edificare per prima la cappella del Santissimo Cristo con le pietre della vecchia chiesa. Con gli anni l’edificio iniziò ad ampliarsi. Nel 1696 risultano già completati, oltre all’altare del Santissimo Cristo alla Colonna, anche l’altare maggiore, dedicata a Santa Maria Maggiore e quelli di Sant’Anna e San Corrado. Nella prima metà del settecento i lavori continuarono sotto la guida dell’architetto netino Rosario Gagliardi portandoli a termine intorno al 1725. La consacrazione avvenne l’11 marzo 1725. Ma nel 1727 un altro sisma fece cadere la navata destra, tutto il tetto e parte della cupola e i lavori ripresero continuando per altri trent’anni, dove nel frattempo si curava l’ornamento della chiesa e l’esterno. Infatti Nel 1749 Vincenzo Sinatra portò a termine il loggiato, di forma semiellittica su modello del colonnato del Bernini a San Pietro, e fra il 1750 ed il 1761 il palermitano Giuseppe Gianforma completò gli stucchi. Infine il Marchese di Ispica Francesco Saverio Statella decise di dare l’incarico di dipingere l’intera chiesa con immagini del nuovo e dell’antico testamento ad uno dei pittori di spicco del settecento in Sicilia, il pittore Olivio Sozzi. Egli non terminò l’opera in quanto morì nel 1765 cadendo da un’impalcatura allestita nella cappella dell’Assunta. Il 19 giugno 1763 la chiesa fu consacrata dal Vescovo quale unica basilica del Comune. Nel 1768 Vito D'Anna dipinse il quadro oggi presente nell'altare maggiore.

Grazie all’insieme di pitture e affreschi, considerati importanti per la storia della pittura in Sicilia, il 24 febbraio 1908 la Basilica fu eretta a Monumento Nazionale. Oggi l’intero organico di affreschi è considerato uno dei grandi capolavori pittorici del diciottesimo secolo in Sicilia tanto che una bozza del quadro centrale raffigurante il nuovo e il vecchio testamento è presente al louvre di Parigi.

La Basilica si inserisce nello stile tardo-barocco insieme alle chiese di Noto, Ragusa e Modica entrate a far parte del patrimonio dell’Unesco. Per questo motivo è stata avanzata una richiesta di estensione per Ispica in quanto l’intero organico archittettonico, comprendente quindi il loggiato, è unico in tutto il Val di Noto. La facciata della chiesa è semplice e lineare con capitelli ionici e corinzi. Al centro troviamo un finestrone architravato dove è rappresentato su vetro il Santissimo Cristo alla Colonna, mentre ai lati svettano due statue, ormai erose dal tempo, raffiguranti San Gregorio e Santa Rosalia. Al di sopra del portone centrale è presente un grande stemma con la dicitura in latino "De Basilicis haec una est" (questa è una delle basiliche). La torre campanaria fu eretta nei primi del settecento e vi fu collocata una grande campana ricavata dalla fusione degli ori dei fedeli. L’interno è a croce latina a tre navate divise da pilastri, comprendente quattro cappelle. In quella di destra è custodita l’immagine del Cristo alla Colonna, oggetto di grande devozione durante la settimana santa. La statua, cosi come la festa del giovedì santo, risale a tempi precedenti al terremoto del 1693. In quella di sinistra è custodita l’immagine della Santissima Assunta in Cielo, anch’essa risalente a quel periodo e ritrovata intatta dopo il terribile terremoto. Entrambe queste cappelle sono separate dal resto della chiesa da una mirabile cancellata in ferro. Nelle altre due cappelle di fondo, quella di sinistra custodisce la statua lignea di Santa Maria Maggiore o Madonna del Melograno, a cui è dedicata la chiesa, e il fonte battesimale realizzato da Salvo Monica, mentre quella di destra custodisce la Madonna Addolorata e una bacheca dove sono presenti reliquie di martiri e santi donate dai fedeli nel corso dei secoli.

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Chiesa della Santissima Annunziata (Ispica)

Campanile della chiesa

La Chiesa della Santissima Annunziata è una chiesa di Ispica (RG) Sicilia costruita dopo il terribile terremoto del 1693 che sconvolse la Sicilia orientale.

Dopo il terremoto che distrusse l’antico tempio presente all’interno del castello della forza (Fortilitium), anch’esso andato distrutto, fu provvisoriamente allestita una baracca di legno. Questa dopo la costruzione dell'attuale chiesa, fu intitolata a San Francesco di Paola e andò distrutta dopo il 1791. La prima pietra della nuova chiesa fu posta il 21 ottobre 1703 e i lavori durarono ininterrottamente per oltre 15 anni, grazie ai contributi di principi e dei signori del Fortilitium ed in particolare grazie al principe Francesco V Statella, allora feudatario in carica dello Stato di Spaccaforno, al quale si deve anche la ricostruzione di gran parte della città e delle altre chiese. Nel gennaio del 1727 un altro sisma divaricò l’arcata maggiore che venne rifatta per evitare il crollo. Nel 1779 iniziarono i lavori di stucco di cui tuttora è possibile ammirarne la bellezza. Il 23 marzo 1869, martedì santo, cadde il prospetto della chiesa per imprudenti lavori di restauro e quindi si rese necessario presentare immediatamente il progetto della nuova facciata. Un progetto venne ideato da un fabbro locale e un altro venne in seguito fatto nel 1874 dall’ingegnere avolese Salvatore Rizza, ma la costruzione fu affidata allo scalpellino Carlo di Gregorio. I lavori durarono circa otto anni prevedendo la costruzione del campanile.

Il pregio artistico della Chiesa è costituito dagli stucchi del palermitano Giuseppe Gianforma, lo stuccatore più importante del ‘700 siciliano. Si contano 13 grandi pannelli di stucco, in basso ed alto rilievo, che decorano la navata centrale, il transetto e il cappellone. L’edificio è a croce latina e la navata centrale comprende quattro arcate con volta a botte e all’incrocio del transetto si erge la maestosa cupola. Si pensa che il disegno originario appartenga all’architetto netino Rosario Gagliardi. La prima facciata era completamente differente dall’attuale, molto simile alla cattedrale di Noto con schema a due piani, dove ai lati si ergevano due campanili raccordati da volte. Dopo il crollo del 1869, la nuova facciata fu progettata basandosi sul Palladio e sul Vignola. Per ragioni economiche si passò da cinque a quattro arcate e la lunghezza della navata si ridusse.

Oggi è costituita da tre piani dove nel primo troviamo otto colonne in stile ionico poste sopra un basamento in calcare. Il secondo piano, in stile corinzio, troviamo un bel finestrone in vetro con colonnine laterali. Infine nel terzo troviamo un'altra finestra, decorazioni con grandi rose scolpite e colonne. Nella parte superiore della facciata in un primo tempo si lasciò aperta la finestra centrale, per ottenere l’effetto di trasparenza del cielo azzurro, ma nel 1960 si preferì collocare una statua dell’Annunciazione, opera di uno scalpellino locale. Il primo campanile fu costruito nella parte posteriore della chiesa, ma risultando inadatto alla propagazione del suono fu demolito e ricostruito nella parte anteriore nel lato sinistro su progetto dell’ingegnere Vincenzo Tomasi. I lavori furono iniziati e interrotti molte volte a causa dei costi di costruzione e terminarono definitivamente nel 1954 con la costruzione dell’attuale volta e la sistemazione della campana più antica risalente al 1811. All’esterno troviamo un loggiato risalente ai primi del 1800 e fino alla fine del secolo utilizzato per la fiera di Pasqua, poi abbandonata. Nell’altare destro del transetto è custodita l’immagine del Santissimo Cristo con la Croce mentre nell’altare sinistro è custodita l’immagine del Cristo Risorto entrambi oggetto di particolare devozione durante la settimana santa.

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Source : Wikipedia