Inflazione

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Inviato da gort 02/03/2009 @ 03:00

Tags : inflazione, economia

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Inflazione

In ambito economico il termine inflazione (dal latino inflatio-onis = gonfiore) indica propriamente un incremento della quantità di moneta circolante. Benché il termine non coincida in senso stretto con l'aumento dei prezzi dei beni di consumo e dei servizi (rappresentandone semmai una delle possibili cause) viene comunemente impiegato per indicare proprio questo fenomeno.

Vi sono diverse possibili cause dell'inflazione. L'aumento dell'offerta di moneta superiore alla domanda, stimolando la domanda di beni e servizi e gli investimenti, è unanimemente considerata dagli economisti una causa dell'aumento dei prezzi nel lungo periodo. Altre cause sono l'aumento dei prezzi dei beni importati, l'aumento del costo dei fattori produttivi e dei beni intermedi, in seguito all'aumento della domanda o per altre ragioni. Nell'ambito dell'aumento del costo dei fattori produttivi, è significativo il ruolo svolto dall'aumento del costo del lavoro. Il costo del lavoro aumenta sotto la spinta della domanda, ma anche in seguito alle rivendicazioni salariali, a meccanismi automatici o semiautomatici di adeguamento di salari e stipendi a precedenti aumenti dei prezzi e al rinnovo dei contratti di lavoro.

L'aumento del livello generale dei prezzi determina una perdita di potere d'acquisto della moneta: con la stessa quantità di denaro si può cioè acquistare una minore quantità di beni e servizi. A titolo esemplificativo, 1 Lira italiana del 1861 (la lira coniata al momento della proclamazione del Regno d'Italia) equivale ad oltre 6.000 lire del 1999 e ad oltre 3 euro del 2006.

Tuttavia bisogna riconoscere che il fenomeno dell'inflazione permette al sistema di raggiungere alcuni obiettivi importanti ai fini dell'equilibrio economico. Generalmente infatti, questo processo risulta vantaggioso per i soggetti in posizione debitoria, ed in particolare per le imprese (che frequentemente attingono capitali per finanziamenti) ed anche per lo Stato, che trae beneficio poiché lo stesso denaro avuto in prestito in precedenza, al momento di effettuare la restituzione ha un valore reale minore.

La derivata può essere positiva, negativa, raramente nulla. L'opposto dell'inflazione, cioè la diminuzione continuativa del livello generale dei prezzi, prende il nome di deflazione.

L'incremento del livello generale dei prezzi espresso in termini percentuali è il tasso d'inflazione.

Il livello generale dei prezzi viene misurato in economia attraverso l'utilizzo di numeri indice.

Viene definito un insieme di beni, detto Paniere, rappresentativo dei beni e servizi di cui si vuol calcolare l'aumento dei prezzi. Si misura la somma di denaro necessaria per comperare tali beni e servizi. La misura viene ripetuta in un secondo tempo e quindi si procede al calcolo dell'aumento (o diminuzione) percentuale del valore del paniere.

Calcolando X in occasione di ciascuna rilevazione dei prezzi si ottiene quindi una serie di valori che indicano l'aumento dei prezzi nel tempo. Così se il paniere vale 100 al momento della prima rilevazione, diventa, per esempio, 101,5 al momento della seconda rilevazione, 102 al momento della terza, eccetera.

La serie di numeri che si ottiene ha il vantaggio di essere facile da leggere, elaborare e rappresentare graficamente.

In Italia, così come accade nella maggior parte dei Paesi, l'Istituto centrale di Statistica (ISTAT) calcola le variazioni nel livello generale dei prezzi utilizzando l'indice dei prezzi di Laspeyres.

Il tasso d'inflazione è la variazione percentuale dell'indice dei prezzi al consumo, cioè l'indice dei prezzi di Laspeyres che fissa le quantità sulla base di un paniere rappresentativo della struttura media dei consumi delle famiglie valutati ai prezzi di acquisto.

Fino al 1999 si usava l'indice di Laspeyres a base fissa ed il paniere era modificato dall'ISTAT ogni 4 anni, al fine di tenere conto del cambiamento nelle abitudini di consumo.

Dal gennaio 1999 si usa l'indice di Laspeyres concatenato e il paniere viene modificato annualmente. Si modificano contestualmente i pesi utilizzati nel calcolo dell'indice, costituiti dalle quote di spesa per ciascun bene o servizio sul totale della spesa delle famiglie.

Questo 0,98%, che non è altro che la variazione dell'indice di dicembre dell'anno precedente rispetto alla media di quell'anno, costituisce l'inflazione acquisita che ciascun anno eredita dal precedente.

Ad esempio, il tasso di inflazione del 2007 in Italia è stato pari all'1,8%, di cui 0,5% ereditato dal 2006 (differenza tra dicembre 2006 e media del 2006) e 1,3% dovuto alla dinamica dei prezzi verificatasi nel 2007.

Tutti i tassi citati vengono disaggregati dall'ISTAT in vario modo, calcolando tassi per singole categorie di beni e servizi (alimentari, comunicazioni, ecc.), per beni e servizi di diversa frequenza d'acquisto (alta, media, bassa), ecc. In particolare, si calcola una inflazione di fondo escludendo i prezzi ritenuti più volatili, quelli dei beni energetici e gli alimentari non lavorati.

L'ISTAT offre, peraltro, anche coefficienti per il calcolo del valore della moneta (quindi degli effetti dell'inflazione in generale) a partire dal 1861. Ad esempio, per calcolare che valore avrebbero oggi 100 lire del 1937, si applica il coefficiente 1.646,8831 e si divide il risulato per 1.936,27, ottenendo 85,05 euro.

Nella storia antica sono numerosi i periodi inflativi. Il primo di tali periodi storicamente attestati risale all'Antico Regno dell'Egitto ed al Periodo Sumero Tardo, intorno al 2100 a.C., ma ne ignoriamo le cause scatenanti. Ancora durante il regno del faraone eretico Amenothep IV Akhenaton e dei suoi successori il venir meno dello sfruttamento delle miniere nubiane (la Nubia, attuale Sudan, era ricca di miniere aurifere, tanto che il termine Nwb in antico egizio significava appunto "oro"). L'indebolimento del potere interno egizio di questo periodo si ripercosse sulla fuga centrifuga delle province lontane quali la Nubia, la Siria e la Palestina.

Anche durante la Guerra del Peloponneso (431 - 404 a.C.) tra Atene e Sparta si verificò un periodo di grave inflazione associata a recessione a causa del perdurare della guerra che sottraeva artigiani ed agricoltori al lavoro ed al commercio. Un'inflazione molto grave si verificò durante il tardo periodo repubblicano nell'antica Roma quando lo Stato, per poter continuare a finanziare le campagne militari, alterò la lega metallica delle monete abbassando il titolo (la quantità) di metallo prezioso in esse contenuto.

Nel periodo di conquista dell'Impero Persiano da parte di Alessandro Magno (334 - 323 a.C.), le ingenti quantità di metalli preziosi sottratte ai paesi assogettati e dirottati in Grecia, in Macedonia ed in Epiro determinarono un decremento del valore intrinseco dell'oro contenuto nel Darico persiano e dell'argento della Dracma greca.

Una situazione ancora peggiore si verificò tra il II secolo d.C. e la definitiva caduta dell'Impero romano d'occidente, nel 476: durante il corso del basso impero, si verificarono alterazioni talmente marcate dei titoli di metallo prezioso che molti commercianti si rifiutarono di esser corrisposti in moneta per i beni posti in vendita ed anche molti militari preferirono il pagamento in natura per i servizi resi. Ad esempio, all'epoca del regno di Costantino I (312 - 337), l'Asse bronzeo era ridotto a dimensioni pari ad 1/4 di quello repubblicano di trecento anni prima. Analoghe alterazioni subirono il Denario argenteo ed il Sesterzio argenteo e l'Aureo. Costantino, per pagare i soldati, fu costretto a far coniare il Solido aureo (da cui i termini in lingua italiana "Soldo", "Soldato", "Assoldare", etc.): una moneta contenente un buon titolo aureo. Precedentemente, trent'anni prima, l'imperatore dalmata Diocleziano introdusse un paniere di beni calmierati (fu la prima esperienza del genere nella storia): beni di prima necessità che non potevano, per legge, aumentare di prezzo oltre una soglia fissata dall'autorità politica, col risultato che tali beni non vennero più ad esser reperibili sul mercato, a meno di non venire pagati a prezzi assai più elevati rispetto a quelli politicamente imposti (con la creazione, quindi, di un mercato nero).

Durante l'Alto Medioevo l'economia europea era un'economia di sussistenza, ove prevalevano l'autarchia ed il baratto. Con la riforma monetaria di Carlo Magno, attuata introno al 770 - 780 d.C., venne introdotta la lira (dal termine latino libra, ovvero peso) sia come unità di misura (di peso) ed unità di conto: con tale "moneta virtuale", in un'epoca di grave indigenza e di povertà assai diffusa, si potevano comprare circa 47 appezzamenti di terreno.

Nel Basso Medioevo i comuni italiani iniziarono a batter moneta aurea (il fiorino fiorentino, il genovino genovese, etc.), ed anche altri stati europei s'incamminarono su questa strada, basti ricordare il penny argenteo di Enrico II Plantageneto re d'Inghilterra. Ma iniziarono presto anche la contraffazione delle monete (si ricordi l'episodio di Mastro Adamo, citato da Dante nell'Inferno, che falsificò il fiorino fiorentino), la tosatura (limatura) e l'adulterazione (alterazione del titolo aureo) con una conseguente ripresa dell'inflazione. Per coloro i quali alteravano la moneta - in qualsiasi modo e sotto qualsiasi forma - era prevista la pena di morte.

Il primo grande episodio inflativo della storia moderna fu determinato dallo sfruttamento spagnolo dell'oro del Nuovo Mondo: in seguito alle depredazioni dei conquistadores a spese delle popolazioni Maya e Inca e all'estrazione mineraria dai giacimenti del Nuovo Mondo, le casse reali spagnole si trovarono a disporre di ingenti quantità di oro, argento e merci preziose che vennero riversate sui mercati europei sia per armare l'esercito e assoldare mercenari (il che rese la Spagna del XVII e XVIII secolo la più grande potenza europea) sia da parte della corte e dei nobili per comprare, importandoli dalle altre nazioni europee, beni e servizi di ogni genere in tale quantità da causare una loro (relativa) scarsità. Questo portò, sul finire del '500, ad un rialzo generalizzato dei prezzi in Europa.

Dopo la Guerra di indipendenza americana (1775 - 1783), la stampa di quantitativi di carta moneta al di fuori di qualsiasi controllo produsse una spirale inflazionistica tale per cui anche al giorno d'oggi, negli Stati Uniti, la locuzione "Non vale un Continentale" (dal nome del dollaro di allora detto "Dollaro Continentale") indica un oggetto di valore irrisorio.

Durante la Rivoluzione Francese, prima che Napoleone Bonaparte istituisse la banca centrale francese, la moneta semplicemente scomparve e venne sostituita da un titolo (una forma mista tra una cambiale ed un titolo di stato) denominata "Assegnato" (1792) e garantita con le proprietà immobiliari confiscate alla nobiltà ed al clero. A causa dell'eccesso di stampa il valore dell'Assegnato, nel giro di pochi anni, colò a picco costringendo il governo ad imporne il corso forzoso, per poi sopprimere del tutto tale forma di pagamento.

Un ulteriore famoso episodio inflazionistico si ebbe poco dopo la prima guerra mondiale in Germania, durante la Repubblica di Weimar, tra il 1919 ed il 1933: un'errata gestione del diritto di battere moneta e la confusione sociale favorirono una spirale perversa che portò l'inflazione a tassi stratosferici (iperinflazione: salari e stipendi venivano pagati ogni giorno affinché il loro valore non venisse azzerato a livelli tali da annullare, nei fatti, il valore della moneta). Nel 1923 i francobolli vennero a costare miliardi di Reichsmark e per comprare un uovo occorreva una quantità notevole di carta moneta priva di qualunque valore. La spirale inflazionistica fece sì che la gente, appena veniva pagata correva a comperare qualsiasi tipo di merce prima di trovarsi con denaro privo di valore reale in mano, aggravando così la scarsità di beni in circolazione. L'iperinflazione associata alla stagnazione di quel periodo contribuirono non poco all'ascesa del Terzo Reich di Hitler che porteranno, in seguito, alla Seconda Guerra Mondiale.

Il 15 luglio 1939 il Governo tedesco approvò il Reichsbank Act, la legge di riforma che limitava l'autonomia decisionale della Banca Centrale e la vincolava ad eseguire le indicazioni di politica monetaria, che tornavano nei poteri dell'esecutivo. Il Consiglio di Amministrazione della Reichsbank reagì al provvedimento con le dimissioni in blocco, mentre il Giappone recepì la legge praticamente tale e quale nel suo ordinamento giuridico.

Nel secondo dopoguerra, la Reichsbank venne sostituita dalla Bundesbank e svincolata totalmente dal potere politico, in totale autonomia. Il marco tedesco divenne la moneta di riferimento europea, tanto che lo scellino austriaco, la corona danese ed il fiorino olandese vennero "agganciati" ad esso, ovvero legati da un rapporto di cambio fisso.

Negli ultimi vent'anni una situazione di rapida perdita di valore della moneta si è verificata, in Russia e nei paesi dell'Europa dell'Est, dopo il 1991 con la fine del comunismo: in un mercato essenzialmente chiuso e privo di concorrenza, statalizzato e politicamente calmierato quale quello dell'Unione Sovietica e dei paesi satelliti, l'apertura al regime di libero mercato avvenuta tra il 1991 ed il 1995, ha provocato in alcuni casi il ritorno al regime del baratto in natura ed il rifiuto del pagamento con le monete nazionali.

Il campione dell'Istat si basa su di un paniere di prodotti, tra i quali vengono monitorati esclusivamente i più venduti di ogni categoria. Ad esempio, per le auto, non si monitorano le auto di lusso, ma le più diffuse utilitarie, e non tutte, ma solo quella più venduta. Ora, mentre in un mercato con poche offerte il prodotto di punta facilmente raggiunge valori significativi, nei mercati attualmente vi sono decine, se non centinaia, di scelte per ogni prodotto: è dunque difficile che un singolo prodotto, anche se il più diffuso, sia un campione rappresentativo della categoria. Per fare un confronto, i dati dell'Eurispes monitorano, oltre al prodotto più venduto, anche il più caro ed il più economico di ogni categoria. Questo perché, anche se il prodotto più venduto non aumenta di prezzo, ma lo fanno tutti gli altri che possono facilmente essere più del 60% del mercato, l'inflazione misurata resta ferma, ma non quella percepita. Non va però dimenticato che i punti vendita rilevati dall'Eurispes sono in numero molto più basso rispetto a quelli dell'Istat.

Secondo alcuni, il tipo di rilevazione dell'Istat non misura il disagio delle classi medie, che, abituate a comprare prodotti di una certa qualità e dunque più costosi, non potendoseli più permettere, tendono a comprimere i loro consumi.E infatti si è notato un incremento del ricorso ai discount, aumentato del 10% dall'introduzione dell'euro, un appiattimento dei consumi alimentari, un crollo della spesa media pro capite per le vacanze: tutti indicatori di un aumento dell'inflazione ben al di sopra dell'ufficiale 2-3%.

Un ulteriore elemento di contestazione è il fatto che il tasso d'inflazione considera allo stesso modo beni durevoli e beni di consumo, che hanno vita utile e tempi di riacquisto molto diversi. L'impatto che un rincaro delle automobili ha sui redditi di una famiglia media si manifesta ogni 10 anni, mentre un aumento del prezzo della benzina ha effetti quotidiani. I prezzi vengono pesati rispetto alla quantità venduta del prodotto/servizio, ma non sono moltiplicati per coefficienti che tengono della loro durata.

Per altro verso, i prezzi dei beni e servizi ad alta frequenza d'acquisto incidono maggiormente sull'inflazione percepita rispetto a quelli acquistati più raramente. L'ISTAT annovera tra i beni e servizi ad alta frequenza d'acquisto i generi alimentari, le bevande alcoliche e analcoliche, i tabacchi, le spese per l'affitto, i beni non durevoli per la casa (detersivi, ecc.), i servizi per la pulizia e la manutenzione della casa, i carburanti, i trasporti urbani, giornali e periodici, i servizi di ristorazione e i servizi di assistenza. Per essi si è rilevato, a giugno 2008, un tasso di inflazione tendenziale del 5,8%, che può dirsi constatato quasi quotidianamente dai consumatori. Il tasso tendenziale generale è nettamente minore (3,8%) in quanto vi contribuiscono i beni a bassa frequenza d'acquisto (elettrodomestici, servizi ospedalieri, acquisto di mezzi di trasporto, servizi di trasloco, apparecchi audiovisivi fotografici e informatici, articoli sportivi), il cui tasso tendenziale è stato dell'1,6%. Ad esempio, gli alimentari e bevande analcoliche (+6,1%), le spese per l'affitto, l'acqua, il gas, l'elettricità e i combustibili per la casa (+7,2%), i combustibili e le spese di manutenzione per i mezzi di trasporto e le spese per i servizi di trasporto (+6,9%) incidono sull'inflazione percepita, per via dell'alta frequenza di acquisto, più dei servizi sanitari (prezzi invariati rispetto al giugno 2007) o delle comunicazioni (spese postali, tariffe e prezzi di apparecchi telefonici, diminuiti del 2,4%).

Si può anche supporre che le percezioni individuali siano influenzate più dai rincari che dalle diminuzioni di prezzo, oppure che sull'inflazione percepita da alcune categorie di consumatori abbia influito significativamente la dinamica dei prezzi di beni non compresi nel paniere sui cui si basano gli indici dei prezzi. Come in altri paesi, infatti, in Italia il tasso d'inflazione considera solo i consumi finali, non anche l'acquisto dell'abitazione e le relative rate di mutuo (considerati investimenti), nonostante costituiscano una spesa rilevante per i redditi da lavoro dipendente e autonomo.

Secondo la scuola austriaca il termine "inflazione" non significa aumento generalizzato dei prezzi, bensì aumento della massa monetaria in circolazione nel mercato. Per gli austriaci l'aumento dei prezzi è solo una delle conseguenze dell'inflazione monetaria, ossia quel processo creato da una politica monetaria espansionistica di una banca centrale, attraverso il quale più denaro in circolazione fa perdere di valore la moneta stessa, creando inevitabilmente un aumento generalizzato dei prezzi. Seguendo questo ragionamento si può comprendere perfettamente l'aumento dei prezzi nella zona euro e negli Stati Uniti come naturale conseguenza dell'aumento degli aggregati monetari, in particolar modo dell'indicatore M3.

Partendo da tali presupposti la scuola austriaca critica molto l'attuale sistema monetario (vedi moneta legale) arrivando a parlare di truffa, in quanto consegna ad organi privati quali le banche centrali, il potere di inflazionare a piacimento una moneta (signoraggio), creando quindi perdita di potere d'acquisto, aumento dei prezzi e, a detta degli economisti austriaci, i cicli economici (vedi teoria austriaca del ciclo economico). In contrasto con questo sistema, gli austriaci propongono il ritorno ad un sistema di parità aurea, nel quale sarebbe presente lo Stato nell'emissione di moneta, ma quest'ultima sarebbe legata indissolubilmente ad un bene reale (generalmente oro).

Ora considerate il caso di un'economia la cui massa monetaria possa essere aumentata con l'espansione del credito bancario – la caratteristica dell'odierno monopolio della moneta controllato dal governo. Gli attori del mercato possono ottenere bilanci supplementari con i prestiti bancari senza essere obbligati a cedere risorse limitate. La richiesta supplementare finanziata dall'aumentata quantità di denaro ne abbasserebbe il valore di scambio di fronte alle merci.

La diagnosi degli economisti di scuola austriaca sarebbe che il continuo aumento nel credito e nella riserva monetaria sta al cuore del boom inflattivo; il rialzo dei prezzi (dei beni) è solo il relativo sintomo. Così se la crescita della riserva monetaria e del credito rallenta, non ci vorrà molto per gli austriaci per prevedere una recessione, o persino una deflazione.

Tuttavia, la recessione e la deflazione – innegabilmente costose in termini di perdita di produzione e occupazione – sarebbero i processi economici di aggiustamento necessari per riportare l'equilibrio nell'economia attraverso la variazione dei suoi costi.

Non ci vorrebbe molto per attendersi che le banche centrali controllate dal governo, quando dovessero decidere fra mantenere l'inflazione sotto controllo o impedire la recessione, molto probabilmente optino per la crescita, a qualsiasi costo, anche a scapito di una perdita nel potere di acquisto della moneta.

Per la parte superiore



Inflazione (cosmologia)

In cosmologia il termine Inflazione si riferisce all'idea (proposta inizialmente da Alan Guth nel 1980) che l'Universo, poco dopo essere "nato", abbia attraversato una fase di espansione esponenziale, quindi estremamente rapida ed accelerante, dovuta ad un'energia del vuoto positiva (che fornisce una pressione negativa; vedi anche Relatività generale, e teorie di campo quantistiche). Differentemente dal modello tradizionale proposto dalla teoria del Big Bang, che invece prevede una espansione convenzionale decelerante nel tempo, l'espansione inflazionistica ha allontanato due oggetti ad un ritmo sempre più rapido fino a superare la barriera della velocità della luce. Questa espansione può essere introdotta nei modelli attraverso una costante cosmologica non nulla. Una conseguenza diretta di questa rapidissima espansione è che tutto l'universo osservabile si sarebbe sviluppato da una regione causalmente connessa, cioè così piccola che la luce ha potuto attraversarla interamente nel brevissimo tempo intercorso fra la "nascita" dell'Universo e l'inizio della fase inflazionaria, e perciò avente le stesse caratteristiche, quali temperatura e densità. Le fluttuazioni quantistiche all'interno di questa regione microscopica che viene "ingrandita" dall'inflazione a dimensioni cosmiche sono così all'origine delle piccole disomogeneità gravitazionalmente instabili che cresceranno fino a dare origine alle strutture osservate nell'universo (Galassie, Ammassi di galassie ecc.; vedi anche formazione delle galassie).

L'ipotesi dell'inflazione risolve diversi rilevanti problemi concettuali o paradossi che affliggevano la teoria standard del Big Bang. Fra questi, il problema della "piattezza" dell'Universo (cioè il fatto che l'Universo sembra essere ottimamente descritto da una geometria con curvatura esattamente pari a 0), la sua straordinaria omogeneità su scale così ampie da non essere causalmente connesse (problema dell'orizzonte cosmologico), e l'assenza di difetti topologici (ad esempio di monopoli magnetici) osservati, che invece sarebbero previsti da molte teorie di Grande Unificazione.

Il modello standard di inflazione prevede che l'Universo sia quasi piatto (la curvatura potrebbe non essere 0, ma la differenza sarebbe trascurabile nella pratica) e l'invarianza di scala delle fluttuazioni della radiazione cosmica di fondo. Ci sono anche predizioni riguardo alla fisica delle particelle vicino alle energie di Grande Unificazione. Negli anni '80 ci sono stati numerosi tentativi di correlare il campo che genera l'energia del vuoto che causa l'inflazione con campi specifici previsti dalle teorie di Grande Unificazione, o viceversa di usare l'osservazione dell'Universo come un vincolo per queste teorie. Questi sforzi sono stati infruttuosi e la natura esatta del campo e delle sue particelle, che hanno dato il via all'inflazione (l'"inflatone"), resta un mistero.

Secondo le teorie più accreditate, è proprio il campo inflatone a stirare lo spazio grazie alla creazione di una forza antigravitazionale. Quindi, in base al modello inflazionario, la piattezza dell'universo, a scapito di una geometria chiusa o aperta è strettamente collegata all'uniformità del cosmo. Il modello inflazionistico, però, ha evidenziato qualche limite dopo le osservazioni svolte negli ultimi anni delle supernove e degli ammassi di galassie che hanno indotto gli astronomi a optare per l'ipotesi di un universo curvo e aperto. È stato un compito fondamentale degli studiosi, dalla fine degli anni novanta in poi, la ricerca di spiegazioni alternative che in qualche modo non intaccassero il modello inflazionario; per fare ciò è stata formulata l'ipotesi, che esista un'energia aggiuntiva che curverebbe lo spazio indipendentemente dal modello preso in esame.

Recentemente (2006), le misure di anisotropia della radiazione di fondo cosmico da parte di esperimenti su pallone stratosferico quali BOOMERANG e da satellite quali WMAP hanno prodotto dati in eccellente accordo con le predizioni teoriche dell'inflazione . L'inflazione da ipotesi speculativa è dunque diventata un modello teorico falsificabile.

Il nome della teoria è un riferimento semi-umoristico all'inflazione economica che aveva colpito gli Stati Uniti ed il mondo Occidentale negli anni a cavallo del 1980.

Per la parte superiore



Dollaro dello Zimbabwe

Assegno al portatore da 100 milioni dollari

Il dollaro è la valuta dello Zimbabwe; è suddiviso in 100 cent. Normalmente è abbreviato con il simbolo di dollaro "$" o in alternativa con "Z$" per distinguerlo da altre valute chiamate dollaro.

In seguito a un periodo di iperinflazione e al rifuto diffuso della moneta svalutata, alle società e agli individui è stato permesso l'utilizzo per le transazioni domestiche anche di altre valute, come ad esempio il dollaro statunitense o il rand sudafricano, a partire dal febbraio 2009. Tale decisione ha avuto come conseguenze la sostanziale dollarizzazione dell'economia del paese e l'abbandono del dollaro dello Zimbabwe per l'uso quotidiano.

Il primo dollaro dello Zimbabwe è stato introdotto nel 1980 in sostituzione del dollaro della Rhodesia alla pari. Il codice ISO 4217 iniziale fu "ZWD". Al momento dell'introduzione, il dollaro dello Zimbabwe aveva un valore superiore al dollaro statunitense (ZWD 0,68 = USD 1). Tuttavia il valore della valuta si è eroso molto rapidamente negli anni. Il 26 luglio 2006 il valore del dollaro al mercato parallelo è caduto ad un milione di dollari per una sterlina inglese.

Nell'ottobre 2005 il capo della Reserve Bank of Zimbabwe, Gideon Gono, annunciò che "lo Zimbabwe avrebbe avuto una nuova valuta entro l'anno successivo". Furono preparate nuove monete e banconote per sostituire quelle in uso. Gono non fornì il nome della nuova valuta. Nel giugno 2006 il ministro delle finanze, David Chapfika, affermò che lo Zimbabwe doveva raggiungere le stabilità macroeconomica (cioè un'inflazione a sole due cifre) prima di poter introdurre una nuova valuta.

Il dollaro fu ridenominato il 1° agosto 2006 con un cambio di 1 secondo dollaro = 1 000 primi dollari. Il nuovo dollaro era suddiviso in 100 cents anche se, in pratica, i cents non vennero mai usati. Oltre ad emettere il nuovo dollaro, il governo lo svalutò del 60% rispetto al dollaro statunitense (vedi la tabella storica dei tassi di cambio più avanti), da 101 000 vecchi dollari (ossia 101 nuovi) a 250 dollari rivalutati. Il codice ISO 4217 inizialmente assegnato alla nuova valute era "ZWN" ma, a causa dell'impossibilità della Reserve Bank di affrontare un cambio valutario, si decise di lasciare il vecchio "ZWD".

La campagna per la rivalutazione, che Gideon Gono denominò "Operation Sunrise" venne completata il 21 agosto 2006. Si stima che circa 10 mila miliardi di vecchi dollari (pari al 22% dell'offerta di moneta) non furono riscattati durante questo periodo.

Il 12 dicembre 2006, in un memorandum inviato alle banche e ad altre istituzioni finanziarie, Gono lasciò intendere che avrebbe definito la prossima fase delle sue riforme monetarie (denominata "Project Sunrise Two") al momento della presentazione del documento di revisione della politica monetaria, prevista per il gennaio 2007. Non fu possibile avere conferma immediata dall'ufficio di Gono se il memorandum potesse essere ritenuto un avviso alle banche riguardo al lancio della nuova valuta in gennaio. Ma l'amministratore delegato di una delle più grandi banche del paese affermò che gli oepratori industriali avevano inteso dal memo del governatore che la nuova moneta sarebbe stata introdotta il mese successivo. Un nome possibile pareva essere "ivhu", che significa "terra" in lingua shona.

L'anno successivo, il 2 febbraio 2007, la Reserve Bank rivelò che "presto" sarebbe stato emesso un nuovo dollaro (il terzo), e diede alcuni dettagli delle nuove banconote (si veda oltre). Tuttavia, con l'inflazione che in quel momento era ancora a quattro cifre, le banconote rimasero in magazzino. Durante lo stesso mese di febbraio, la Reserve Bank dichiarò l'inflazione "illegale", vietando qualsiasi aumento sui prezzi di determinati beni di prima necessità tra il 1° marzo e il 30 giugno 2007. I dirigenti di alcune imprese locali furono arrestati con l'accusa di aver aumentato i prezzi dei loro prodotti. Gli economisti in generale dubitano che tali misure possano essere efficaci per eliminare il problema nel lungo periodo.

L'economista Eddie Cross affermò il 15 giugno 2007 che "Ci sono voci secondo le quali la Reserve Bank toglierà altri tre zeri dalla nostra valuta la prossima settimana e questo vorrebbe dire che un dollaro sarà pari a un milione dei vecchi dollari. Il caos regna nel commercio e nell'industria, e gli operatori del settore pubblico sono frenetici".

Il dollaro dello Zimbabwe fu nuovamente svalutato il 6 settembre 2007, questa volta del 92%, per avere un cambio ufficiale di 30 000 dollari locali per un dollaro USA, sebbene il cambio al mercato nero fosse pari a 600 000 dollari locali per 1 USD.

Nel frattempo la società "WM/Reuters" introduceva un cambio nozionale (ISO ZWD) per riflettere più accuratamente i cambi del mercato nero. Infatti, da quando avevo cominciato a verificarsi penuria di cambiavalute nel paese, il cambio ufficiale era quasi impossibile da ottenere. Il metodo di calcolo era basato sulla parità dei poteri di acquisto, utilizzando la doppia quotazione di alcune società nelle borse valori di Harare (ZSE) e di Londra (LSE).

Il governatore della Reserve Bank, Gideon Gono, annunciò il 30 luglio 2008 che il dollaro sarebbe stato ridenominato. Con effetto dal 1° agosto 2008, 10 miliardi di vecchi dollari (Z2$) sarebbero diventati 1 nuovo dollaro (Z3$); il codice ISO 4217 della nuova valuta sarebbe stato "ZWR". Il progetto prevedeva l'emissione di monete da 5, 10 e 25 dollari e banconote in tagli da 5, 10, 20, 100 e 500 dollari. Mentre all'impresa tedesca "Giesecke & Devrient" veniva revocato l'incarico di stampare la valuta dello Zimbabwe, sui giornali apparve la notizia che la nuova valuta era stata stampata prima che il rapporto venisse interrotto e che era stata tenuta in magazzino fino ad allora.

A causa della frequente penuria di denaro contante e della perdita di valore del dollaro, le valute estere vennero effettivamente legalizzate come valuta de facto il 13 settembre 2008, mediante un programma speciale che autorizzava ufficialmente una serie di dettaglianti ad accettare monete straniere. Questo provvedimento non ha fatto altro che riflettere la dollarizzazione dell'economia che nella realtà era già in corso, con molti commercianti che si rifiutavano di accettare dollari locali, pretendendo invece il pagamento con dollari USA o rand sudafricani. Nonostante la ridenominazione, la Reserve Bank è stata obbligata a stampare banconote di valore sempre maggiore per stare al passo con la montante inflazione, con i 10 zeri che sono riapparsi alla fine del 2008 (si veda oltre).

Dal 29 gennaio 2009 tutti gli individui e le società dello Zimbabwe sono autorizzati a condurre affari utilizzando qualsiasi valuta.

Il 2 febbraio 2009 la Reserve Bank ha annunciato che sarano rimossi dalla valuta ulteriori 12 zeri, con 1 000 000 000 000 vecchi dollari (Z3$) scambiati con 1 nuovo dollaro (Z4$). Le nuova banconote saranno introdotte con valori facciali da 1, 5, 10, 20, 50, 100 e 500 dollari. Le banconote del quarto dollaro circoleranno insieme a quelle del terzo, che continueranno ad avere corso legale fino al 30 giugno 2009.

L'inflazione dilagante e il collasso dell'economia hanno duramente svalutato la moneta, portando molte organizzazioni ad utilizzare al suo posto il dollaro statunitense, l'euro, la sterlina britannica, il rand sudafricano o il pula del Botswana. All'inizio del XXI secolo il paese cominciò a sperimentare l'iperinflazione. L'inflazione raggiunse il 623% nel gennaio 2004, quindi tornò a valori inferiori (seppur sempre a tre cifre) nel 2004, prima di superare il 1 000% nell'aprile 2006 e raggiungere il 1 281,1% alla fine dell'anno.

L'inflazione raggiunse un altro picco record di 3 714% (anno su anno) nell'aprile 2007. Il tasso mensile per l'aprile del 2007 era di oltre il 100%, implicando che l'inflazione avrebbe potuto presto superare tutte le previsioni, tenuto conto che il 100% mensile prolungato su 12 mesi produce un'inflazione annuale di oltre il 400 000%. A metà anno l'inflazione per il 2007 stava frantumando ogni record, considerando che l'inflazione per il mese di maggio 2007 era stimata al 4 530% (anno su anno).

Il 21 giugno 2007, l'ambasciatore degli Stati Uniti nello Zimbabwe, Christopher Dell, affermò che l'inflazione avrebbe potuto raggiungere il livello di 1,5 milioni percento entro la fine dell'anno. Il tasso d'inflazione non ufficiale in quel momento era di oltre l'11 000%, e il cambio al mercato nero era di 400 000 dollari per una sterlina britannica.

Il 13 luglio 2007 il governo comunicò di aver temporaneamente interrotto la pubblicazione dei dati (ufficiali) relativi all'inflazione; manovra che gli osservatori sostennero mirata a distogliere l'attenzione dalla "inflazione senza controllo che era diventata il simbolo della catastrofe economica senza precedenti del paese".

Il 27 luglio 2007 il Consiglio dei Consumatori dello Zimbabwe ("Consumer Council of Zimbabwe") affermò che, in base ai suoi recenti calcoli sulla spesa mensile di una famiglia urbana composta da sei persone, l'inflazione per il mese di giugno era superiore al 13 000%. L'Ufficio Centrale di Statistica ("Central Statistical Office"), fonte ufficiale dell'indice dei prezzi al consumo, non ha più rilasciato alcun dato dal febbraio 2007, quando comunicò un tasso di inflazione annuo al 1 729%.

Nel settembre 2007 l'Ufficio Centrale di Statistica annunciò un tasso d'inflazione ufficiale del 6 592,8% per il mese di agosto 2007. Stime private erano ben oltre il 20 000%. Nell'ottobre 2007 venne annunciato un tasso d'inflazione ufficiale del 7 892,1% per il mese di settembre 2007. Nel novembre 2007 fu annunciato un tasso d'inflazione ufficiale del 14 840,5% per il mese di ottobre 2007.

Il 27 novembre 2007 il capo dell'Ufficio Centrale di Statistica, Moffat Nyoni, annunciò che sarebbe stato impossibile calcolare ancora il tasso d'inflazione del dollaro. Questa a causa della mancanza di disponibilità di beni di prima necessità, e della conseguente mancanza di informazioni con le quali calcolare il tasso d'inflazione; inoltre, la maggioranza dei computer e dei software non hanno la capacità di gestire un numero così elevato di cifre. Il Fondo Monetario Internazionale affermò che l'inflazione era prevista in ascesa fino al 100 000% annuo.

Il 14 febbraio 2008 l'Ufficio Centrale di Statistica annunciò che il tasso d'inflazione per il mese di dicembre 2007 era pari al 66 212,3%, e il tasso di cambio non ufficiale era di 7,1 milioni di dollari per 1 USD. Il 20 febbraio 2008 l'Ufficio Centrale di Statistica affermò che, ufficialmente, l'inflazione aveva superato nel gennaio 2008 il livello del 100 000%, arrivando al 100 580,2%. Il 4 aprile 2008 uscì la notizia che l'inflazione ufficiale nel mese di febbraio 2008 era balzata al 164 900,3%. Il 15 maggio 2008 i giornali riportarono che, ufficialmente, l'inflazione nel mese di marzo 2008 era arrivata al 355 000%. Il 21 maggio 2008, in base a una valutazione indipendente, l'inflazione nel mese di maggio 2008 era balzata a 1 063 572,6%. Il servizio statistico statale aveva affermato che la scarsità di beni nei negozi era tale da impedire il calcolo di nuovi dati (ufficiali). Il 26 giugno 2008 i dati più recenti dell'Ufficio Centrale di Statistica mostravano che l'inflazione annuale era cresciuta di 7 336 000 punti percentuali arrivando a 9 030 000% il 20 giugno ed era prevista raggiungere per la fine del mese il livello di 10 500 000%.

Secondo John Robertson, rispettato economista dello Zimbabwe, era probabile che l'inflazione si attestasse a 2 milioni percento nel mese di maggio 2008 e tra i 10 e i 15 milioni percento nel mese di giugno 2008. Robertson stimò che l'inflazione inel mese di luglio 2008 sarebbe arrivata a un livello tra i 40 e i 50 milioni percento . L'inflaizone poteva essere solamente stimata a causa della impossibilità di seguire il costo dei beni individuali.

Il 16 agosto 2008 l'Ufficio Centrale di Statistica di Harare rese noto che l'inflazione dello Zimbabwe era balzata a giugno al livello di 11 milioni e 27 mila punti percentuali su base annua, dai 2,2 milioni del mese precedente.

Sulla base delle statistiche dell'Ufficio Centrale di Statistica, il tasso d'inflazione annuo è arrivato al 231 milioni percento nel mese di luglio 2008. Il tasso mese su mese si è attestato al 2 600,2%.

Come previsto dai manuali di teoria quantitativa della moneta, questa iperinflazione è stata causata principalmente dalla scelta della Reserve Bank of Zimbabwe di far crescere a dismisura l'offerta di moneta.

Il 16 febbraio 2006 il governatore della Banca Centrale, Gideon Gono, annunciò che il governo aveva stampato 20 500 miliardi di dollari al fine di comprare valuta estera per saldare gli arretrati al Fondo Monetario Internazionale. All'inizio di maggio 2006 il governo dello Zimbabwe annunciò che avrebbero prodotto ulteriori 60 mila miliardi di dollari. La valuta aggiuntiva era necessaria per finanziare i recenti aumenti salariali concessi a soldati e poliziotti (300%) e agli altri dipendenti pubblici (200%). Tali spese non erano tra quelle previste per il corrente anno fiscale, e il governo non disse da dove sarebbero arrivati i fondi necessari per finanziarle. Il 29 maggio i dirigenti della Reserve Bank dichiararono all'IRIN che i progetti di stampare 60 mila miliardi di dollari (pari a circa 592,9 milioni di dollari USA al cambio ufficiale) erano stati brevemente ritardati dopo che il governo non era riuscito ad assicurarsi la valuta estera per acquistare l'inchiostro e la carta speciale necessari per stampare la carta moneta. Alla fine di agosto 2006 venne data notizia che circa 10 mila miliardi di vecchi dollari (pari al 22% dell'offerta di moneta) non erano stati convertiti in dollari rivalutati. Questi assegni al portatore furono demonetizzati.

Il 27 giugno 2007 fu annunciato che il presidente, Robert Mugabe, aveva ordinato al governatore della Reserve Bank, Gideon Gono, di stampare ulteriori mille miliardi di dollari per provvedere agli stipendi dei dipendenti pubblici e dei soldati che erano stati aumentati, rispettivamente, del 600% e del 900%. Il 28 luglio 2007 Mugabe affermò che lo Zimbabwe avrebbe continuato a stampare moneta finché questa fosse stata insufficiente per finanziare i progetti pubblici. Il 30 agosto 2007 fu riferito che altri 3 mila miliardi di dollari erano stati stampati per pagare 500 000 carri e 800 000 aratri a trazione animale più un numero imprecisato di capi di bestiame. Il 3 settembre 2007 i giornali riferirono che il mercato nero in Zimbabwe era ancora fiorente, nonostante i controlli sui prezzi. Persone in precedenza impiegate per 11 USD (pari a 2 milioni di dollari locali) al mese, erano in grado di guadagnare 166 USD (pari a 30 milioni) proprio commerciando al mercato nero. Il 24 novembre 2007 l'offerta di moneta era arrivata a 58 mila miliardi di dollari rivalutati, pari a 41 milioni di dollari USA al cambio parallelo. Tuttavia, le banche del paese potevano contare solo su mille - 2 mila miliardi di questi dollari, il che siginificava che i membri del settore pubblico stavano trattenendo 56-57 mila miliardi in contanti. Il 4 gennaio 2008 venne data notizia che l'offerta di moneta era stata incrementata di 33 mila miliardi, arrivando a 100 mila miliardi dollari rivalutati. Inoltre venne sospesa la prevista demonetizzazione degli assegni al portatore da 200 000 dollari, incrementando così l'offerta di moneta.

L'emissione di ulteriori banconote (in tagli da 1, 5 e 10 milioni di dollari), programmata per il 18 gennaio 2008, avrebbe aumentato l'offerta di moneta per un ammontare sconosciuto. Il 21 gennaio 2008 Gideon Gono annunciò che l'offerta di moneta era stata aumentata a 170 mila miliardi dalla metà di dicembre, prevedendo inoltre che avrebbe raggiunto gli 800 mila miliardi di dollari entro il 28 gennaio 2008.

Il 1° marzo 2008 i giornali pubblicarono documenti in base ai quali veniva dimostrato che la società "Giesecke & Devrient" di Monaco stava incassando più di 500 000 euro (pari a 382 000 sterline) alla settimana per spedire banconote nello Zimbabwe allo sbalorditivo ritmo di 170 mila miliardi di dollari alla settimana. "Il regime sta soppravvivendo mediante la stampa di moneta", ha detto Martin Rupiya, professore di studi bellici e di sicurezza all'Università dello Zimbabwe. "A questo punto non c'è altra via". Secondo una fonte alla Reserve Bank of Zimbabwe, la "Giesecke & Devrient" spediva ogni settimana 432 000 fogli di banconote alla tipografia "Fidelity" di Harare, dove venivano stampati i valori facciali. Ciascun foglio era composto da 40 banconote e la produzione era interamente costituita da banconote da 10 milioni di dollari. Il 1° luglio 2008 la società "Giesecke & Devrient" decise che non avrebbe più stampato banconote per lo Zimbabwe, cedendo alle pressioni del governo tedesco.

In un report sull'inflazione in Zimbabwe, pubblicato il 18 luglio 2008, si riportava che il costo di un uovo era di 50 miliardi di dollari (pari a GBP 0,17 e USD 0,32), e venivano mostrati annunci pubblicitari relativi a premi di 100 mila miliardi in un derby locale e di 1,2 milioni di miliardi di dollari($1 200 000 000 000 000,00 pari a circa GBP 2 100 e a USD 4 200) in una lotteria. Rivelava inoltre che una pensione di guerra era al momento pari a 109 miliardi di dollari (pari a GBP 0,37 e USD 0,74) mensili, che i negozi potevano accettare assegni solo se il cliente raddoppiava l'importo, poiché i costi sarebbero saliti nel tempo necessario per la liquidazione dell'assegno, e che le persone potevano prelevare solo fino a un massimo di 100 miliardi di dollari dagli sportelli automatici.

Il 23 luglio 2008 una società austro-ungherese con sede in Vienna confermò che stava fornendo alla Reserve Bank le licenze e il software necessari per disegnare e stampare la valuta dello Zimbabwe. La società, denominata "Jura JSP", affermò che avrebbe considerato la possibilità di porre fine a tale fornitura se l'Unione Europea le avesse richiesto di farlo. Senza le licenze e il software, la Banca Centrale dello Zimbabwe non sarebbe stata in grado di stampare banconote in tagli superiori a quelli già in circolazione.

Il 24 luglio 2008 la Reserve Bank of Zimbabwe annunciò che "stava per porre in essere misure appropriate indirizzate a fronteggiare l'attuale tracollo sul fronte valutario, così come nei sistemi finanziario e contabile". Fu promesso che "nei giorni immediatamente seguenti" sarebbero stati istituiti cambiamenti al limite dei prelevamenti di contante e alle restrizioni imposte dai sistemi informatici. Al momento il limite di prelevamento di contante imposto dal governo era di 100 miliardi di dollari al giorno, una cifra inferiore al costo di un filone di pane. I sistemi informativi e tecnologici non potevano gestire numeri tanto grandi; gli sportelli ATM di una delle principali banche davano "errore per eccesso di dati" ("data overflow error") bloccando i tentativi dei clienti di prelevare denaro con così tanti zeri. Il medesimo giorno, l'Istituto di Gestione Commerciale affermò che 1 200 miliardi di dollari avevano lo stesso valore di una sterlina britannica.

Dal gennaio al dicembre 2008 il tasso di crescita dell'offerta di moneta è aumentato da 81 143% a 658 miliardi percento.

Nel 1980 furono introdotte monete con i valori di 1, 5, 10, 20 e 50 cents e 1 dollaro. La moneta da 1 cent fu coniata in bronzo e le altre in cupro-nichel. Nel 1989 l'acciaio ricoperto di bronzo sostituì il bronzo. Una moneta da 2 dollari fu introdotta nel 1997. Nel 2001 l'acciaio ricoperto di nichel sostituì il cupro-nichel nelle monete da 10, 20, 50 cents e 1 dollaro e fu introdotta una moneta bimetallica da 5 dollari. Queste monete continuano ad avere corso legale, ma a causa del loro bassissimo valore, sono usate solo come gettoni per il gioco d'azzardo nel casinò dello Zimbabwe.

Nel giugno 2005 sono stati annunciati i piani della Banca Centrale per l'emissione di nuove monete da 5 000 e 10 000 dollari, che tuttavia non sono mai state emesse.

Nell'agosto del 2008 tutte le vecchie monete furono reintrodotte al valore facciale da intendersi in nuovi dollari (Z3$) e furono introdotte nuove monete da 10 e 25 dollari. Queste monete erano state coniate nel 2003 ma vennero emesse solo in occasione della ridenominazione.

Nel 1980 la Banca Centrale dello Zimbabwe introdusse banconote nei tagli da 2, 5, 10 e 20 dollari. Le banconote da 50 dollari furono introdotte nel 1994, seguite da quelle da 100 dollari nel 1995, da 500 dollari nel 2001 e da 1 000 dollari nel 2003.

Nel 2003, con l'inflazione che montava, la Banca Centrale iniziò ad emettere traveler's cheque nei tagli da 1 000, 5 000, 10 000, 20 000, 50 000 e 100 000 dollari. Questi furono sostituiti lo stesso anno da assegni al portatore inizialmente nei tagli da 5 000, 10 000 e 20 000 dollari e quelli da 50 000 e 100 000 dollari seguirono nel 2006.

Il 1° agosto 2006 è stata introdotta la nuova valuta con assegni al portatore da 1, 5, 10 e 50 cents, 1, 10, 20, 50, 100, 500, 1 000, 10 000 e 100 000 dollari. Esiste anche un taglio da 5 dollari che però non appare in nessuna delle pubblicazioni della Banca Centrale. Assegni al portatore da 5 000 dollari (datati 1° febbraio 2007) e da 50 000 dollari (datati 1° marzo 2007) sono stati emessi nel marzo 2007. Assegni da 200 000 dollari (datati 1° agosto 2007) sono stati emessi nell'agosto 2007.

In seguito, Gideon Gono della Reserve Bank of Zimbabwe annunciò (il 19 dicembre 2007) che nuovi assegni al portatore (da 250 000; 500 000 e 750 000 dollari) erano stati prodotti e sarebbero stati distribuiti il 20 dicembre. Inoltre gli assegni al portatore di valore più elevato (200 000 dollari) sarebbero stati demonetizzati dal 1° gennaio 2008. Tuttavia, a causa dei problemi in corso, i progetti di demonetizzare questa banconota furono messi da parte fino alla fine di dicembre.

Il 16 gennaio 2008, a una conferenza stampa, il governatore della Banca Centrale Gono affermò che "Con effetto da venerdì (18 gennaio), la Reserve Bank of Zimbabwe metterà in circolazione i seguenti assegni al portatore: un milione di dollari (del valore ufficiale di circa 33 USD/22 EUR ma di circa 50c al tasso di cambio parallelo), cinque milioni di dollari e 10 milioni di dollari". Continuò: "...il limite di prelievo giornaliero di contanti è stato innalzato dagli attuali 50 milioni a 500 milioni di dollari per individuo". Meno di un mese dopo aver annunciato una manovra simile, Gono disse che le nuove banconote avrebbero fornito il sollievo richiesto dai consumatori che spesso dovevano andare a fare la spesa con sacchi di denaro.

Il 3 aprile 2008 sui giornali apparve la notizia che dal giorno seguente sarebbero stati emessi assegni al portatore da 25 e da 50 milioni di dollari. La Reserve Bank avrebbe aumentato inoltre il limite massimo di prelievi per gli individui a 5 miliardi di dollari al giorno. Il mese successivo, il 5 maggio, la Banca Centrale annunciò che sarebbero stati emessi assegni al portatore da 100 e da 250 milioni di dollari a partire dal 6 maggio. Decise inoltre di far fluttuare il tasso di cambio ufficiale per contrastare la speculazione sul mercato nero. Appena dieci giorni dopo, il 15 maggio 2008, la Reserve Bank annunciò che sarebbero stati emessi assegni al portatore da 500 milioni di dollari a partire dal 20 maggio. Fu anche annunciato che nello stesso giorno sarebbero stati emessi agro cheques in tagli da 5, 25 e 50 miliardi di dollari. Tutti avrebbero avuto scadenza alla fine del 2008.

Il 14 luglio 2008 i giornali riportarono la notizia che una società tedesca aveva bloccato la fornitura di carta per banconote alla "Fidelity Printers & Refiners", la società statale dello Zimbabwe che stampa la valuta locale. L'uso virtualmente incessante delle presse per la stampa delle banconote aveva causato la rottura dei macchinari, e le parti necessarie per le riparazioni non venivano più spedite in Zimbabwe.

Il 19 luglio 2008 la Reserve Bank ha annunciato che sarebbero stati emessi agro cheques in tagli da 100 miliardi di dollari dal 21 luglio.

Dopo la rivalutazione del dollaro nell'agosto 2006, ci furono continue discussioni e proposte relative a un'ulteriore rivalutazione. All'inizio del 2007 sembrava che fosse stata pianificata una rivalutazione, con i disegni per le nuove banconote già commissionati. Progetti simili furono nuovamente annunciati nell'ottobre 2007. Questi progetti furono posticipati al 2008, anche se nel novembre 2007 la rivalutazione era ritenuta "imminente". L'operazione, che sarebbe stata chiamata "Sunrise Two", avrebbe dovuto rimuovere almeno quattro zeri dalla valuta. Tuttavia, il 18 dicembre 2007, fu data notizia che era stata prodotta una nuova emissione dei correnti assegni al portatore da 200 000 dollari; monovra apparentemente sostitutiva della rivalutazione. Dopo questa, ebbero luogo ulteriori emissioni di assegni al portatore.

Il 30 luglio 2008 la Banca Centrale annunciò la nuova moneta, valida dal 1° agosto 2008, ottenuta rimuovendo 10 zeri dai valori monetari, con "un fattore di 1 a 10". Le vecchie monete del primo dollaro da 10, 20, 50 cents, 1, 2 e 5 dollari ebbero corso legale assumendo il valore nella nuova valuta (aumentando così il proprio valore 10 mila miliardi di volte); in aggiunta vennero introdotte monete da 10 e 25 dollari, e banconote in tagli da 1, 5, 10, 20, 100 e 500 dollari. I vecchi assegni al portatore e agro cheques avrebbero continuato a circolare insieme alle nuove banconote fino al 31 dicembre 2008, con i prezzi esposti nei negozi in entrambe le valute, la vecchia e la nuova.

Tuttavia, la piega ormai familiare di stampare banconote in tagli sempre maggiori per stare al passo con l'inflazione continuò nonostante la ridenominazione. Il 19 settembre 2008 la Reserve Bank introdusse una banconota da 1 000 dollari, e dieci giorni dopo, quando il cambio non ufficiale era di oltre 270 000 dollari per 1 USD, emise nuove banconote in tagli da 10 000 e 20 000 dollari. Le banconote da 50 000 dollari furono emesse il 13 ottobre 2008, seguite da quelle da 100 000, 500 000 e 1 000 000 dollari annunciate il 3 novembre. Il limite di prelievi giornalieri di contante fu incrementato da 50 000 dollari a 500 000 dollari per gli individui e a 1 milione di dollari per alcune selezionate società. Banconote in tagli da 10, 50 e 100 milioni furono emesse non appena, il 4 dicembre 2008, il limite di prelievi venne portato a 100 milioni settimanali. Appena quattro giorni dopo, l'8 dicembre, la Banca Centrale emise una banconota da 200 milioni, e introdusse una banconota da 500 milioni il 12 dicembre, del valore approssimativo di 8 USD al momento. In poco più di sei mesi, i tagli in miliardi ritornarono, con l'emissione da parte della Reserve Bank delle banconote da 1, 5 e 10 miliardi il 19 dicembre.

Nonostante l'inflazione abbia continuato a montare nel 2009, causando l'erosione del valore del dollaro e incentivando la dollarizzazione dell'economia, la Reserve Bank ha annunciato un'altra serie di nuove banconote, questa volta in tagli da 20 e 50 miliardi, da introdurre il 12 gennaio. Passando a un altro ordine di grandezza, la Banca Centrale annunciò per la prima volta tagli in migliaia di miliardi, svelando banconote da 10, 20, 50 e 100 mila miliardi di dollari il 16 gennaio. Le nuove banconote avrebbero dovuto aiutare i cittadini con un impiego formale permettendo loro di prelevare il valore di un intero stipendio mensile dietro presentazione della corrispondente busta paga. Il 2 febbraio 2009 la Banca Centrale ha annunciato che avrebbe rivalutato nuovamente la valuta, rimuovendo 12 zeri e riducendo così mille milardi di vecchi dollari (Z3$) a un nuovo dollaro (Z4$).

Il 2 febbraio 2009 il dollaro è stato nuovamente rivalutato, con 1 000 000 000 000 (mille miliardi) di vecchi dollari (Z3$) ridotti a 1 nuovo dollaro (Z4$). Le nuove banconote introdotte hanno valori facciali da 1, 5, 10, 20, 50, 100 e 500 dollari. Le banconote del quarto dollaro circoleranno insieme a quelle del terzo, che continueranno ad avere corso legale fino al 30 giugno 2009.

Dal 1978 al 2006 (anno in cui la valuta è stata rivalutata), il primo dollaro si è svalutato passando da 0,6788 dollari a circa mezzo milione di dollari per 1 USD.

Il secondo dollaro fu introdotto il 1° agosto 2006 con un tasso di cambio ufficiale di 250 dollari per 1 USD e un tasso di cambio parallelo di 550 dollari per 1 USD. Nel luglio 2008 il dollaro venne rivalutato di nuovo, con 10 miliardi di vecchi dollari (Z2$) convertiti in 1 nuovo dollaro (Z3$), dopo che il tasso di cambio parallelo aveva raggiunto il livello di 500 miliardi per 1 USD.

Negli ultimi mesi prima delle riforme intraprese dalla Reserve Bank of Zimbabwe il 30 aprile 2008, virtualmente tutti gli strumenti più popolari per la conversione delle valute facevano affidamento per la pubblicazione dei dati sul tasso di cambio ufficiale di 30 000 ZWD per 1 USD, malgrado le ampie differenze tra quello e i cambi del libero mercato. Il 23 maggio 2008 "Bloomberg" e "Oanda" inziarono a pubblicare tassi di cambio fluttuanti basati sul mercato bancario interno dello Zimbabwe (formalmente regolamentato), mentre "Yahoo Finance" cominciò ad utilizzare il tasso di cambio ufficiale aggiornato in luglio, ma con il separatore dei decimali spostato di sei posizioni. I tassi di cambio così riportati riflettevano in generale il tasso di cambio ufficiale come mostrato nella tabella sopra riportata. Questi cominciarono presto a differire, sopravvalutando il dollaro dello Zimbabwe in misura sempre maggiore rispetto a mercati meno regolamentati come i mercati esteri o anche i liberi scambi di cartamoneta per le strade di Harare, riflessi sopra dai cosiddetti tassi di cambio paralleli.

Il 1° agosto 2008 furono rimossi 10 zeri dalla valuta, riducendo 10 miliardi di dollari (Z2$) a 1 dollaro (Z3$). Il 3 ottobre 2008 la Reserve Bank of Zimbabwe sospese temporaneamente il sistema di Real Time Gross Settlement, interrompendo i pagamenti elettronici sul mercato parallelo; il sistema venne ripristinato il 13 novembre 2008.

Dopo la sua introduzione il 1° agosto 2008, il terzo dollaro continuò a svalutarsi.

10 miliardi di Z2$ diventano 1 Z3$ o 10 mila miliardi di Z1$ diventano 1 Z3$.

Electronic bank transfers (RTGS) were suspended by the Reserve Bank on the 3rd. No funds can be transferred between banks, effectively aborting the parallel rates.

As of 26 November newspaper reports stated the RTGS was still not operational, and part of the reason was that the Zimbabwean Government had not paid the company responsible for fitting the system . The Zimbabwe Stock Market, and consequentially the OMIR, crashed on 20 November when allegations of market manipulation became public. ZSE chief executive Emmanuel Munyukwi revealed that a large number of multi-quad-, quin-, and sextillion cheques had bounced. Old Mutual has not traded since 20 November, so no meaningful OMIR figures are available. It is estimated that the OMIR on 25 November would have been 649,374,262,960,211.

Il 2 febbraio 2009 la Banca Centrale ha annunciato che saranno eliminati ulteriori 12 zeri dalla valuta: mille miliardi di vecchi dollari (Z3$) verranno cambiati con 1 nuovo dollaro (Z4$).

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Euro

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L'euro (EUR o €) è la valuta comune ufficiale dell'Unione europea (nel suo insieme) e quella unica per sedici stati membri che attualmente aderiscono all'UEM (Unione economica e monetaria), ovvero Austria, Belgio, Cipro, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Slovacchia, Slovenia e Spagna. Il complesso di questi paesi, detto informalmente Eurozona, conta oltre 320 milioni di abitanti; prendendo in considerazione anche quei paesi terzi che utilizzano divise legate all'euro, la moneta unica interessa direttamente oltre 480 milioni di persone in tutto il mondo.

Undici dei 27 stati membri dell'Unione europea non adottano tuttavia l'euro come valuta ufficiale. Nella fattispecie, la Danimarca ed il Regno Unito godono di una clausola che permette loro di mantenere indefinitamente le proprie valute nazionali; la Svezia, che fa parte dell'UE dal 1995, prevede di adottare l'euro non prima del 1º gennaio 2010 e al momento sta continuando ad usare la corona svedese.

Nei rimanenti otto paesi, l'introduzione della divisa comune sarà possibile non appena le condizioni macroeconomiche permetteranno di garantire il rispetto dei parametri di Maastricht.

In aggiunta ai membri dell'Unione, alcuni microstati (Città del Vaticano, il Principato di Monaco e San Marino) hanno adottato l'euro in virtù delle preesistenti condizioni di unione monetaria con paesi membri della UE. Infine, Andorra, il Montenegro e la regione indipendentista serba del Kosovo hanno adottato unilateralmente l'euro.

Il debutto dell'euro sui mercati finanziari risale al 1999, mentre la circolazione monetaria ha effettivamente avuto inizio il 1º gennaio 2002 nei dodici paesi dell'Unione che per primi hanno adottato la nuova valuta.

L'euro è amministrato dalla Banca centrale europea, con sede a Francoforte sul Meno, e dal Sistema europeo delle banche centrali; il primo organismo è responsabile unico delle politiche monetarie comuni, mentre coopera con il secondo per quanto riguarda il conio e la distribuzione di banconote e monete negli stati membri.

L'euro è suddiviso in 100 centesimi.

Il nome euro deriva dalle lettere iniziali della parola Europa, ed è stato adottato dal Consiglio europeo di Madrid del 1995 per rimpiazzare la sigla ECU (dall'acronimo inglese European Currency Unit, o "Unità di conto europea"), sino a quel momento utilizzata nei trattati. Il nome doveva essere semplice, unico e invariabile. Molti paesi hanno deciso di usare normalmente il plurale o il partitivo del nome, anche se sulla cartamoneta il sostantivo "euro", chiaramente mostri che il sostantivo non dovrebbe conoscere plurale.

La denominazione ecu, indicata nell'articolo 3a del trattato di Maastricht, fu scartata per diverse ragioni linguistiche. Aveva un senso in inglese, la lingua nella quale era espresso, e in francese, perché la parola écu vuol dire scudo, che era un'antica moneta della Francia. La denominazione, quindi, non aveva alcun richiamo per gli altri paesi. Ci fu poi il "problema della vacca tedesca": i tedeschi avrebbero dovuto chiamare un ecu ein Ecu, che suonava come eine Kuh, cioè, appunto, una mucca.

Il codice internazionale a tre lettere (in base allo standard ISO 4217) dell'euro è EUR. È stato disegnato anche un simbolo (glifo) speciale per l'euro (€). Dopo che un sondaggio pubblico aveva ristretto la scelta a due, fu la Commissione europea a fare la scelta finale. Il vincitore era ispirato dalla lettera greca epsilon (ε), così come a una versione stilizzata della lettera "E".

L'euro è rappresentato nel set di caratteri Unicode (esadecimale 20AC o decimale 8364, codice mnemonico HTML: €) così come nelle versioni aggiornate dei tradizionali set di caratteri latini. Le nazioni occidentali dovrebbero passare dall'ISO 8859-1 (Latin 1) all'ISO 8859-15 (Latin 9) o, ancora meglio, a UTF-8 per poter rappresentare questo carattere.

Il "nome unico" ha in realtà due varianti: la prima riguarda la lingua greca, la seconda la lingua bulgara. La Grecia ottenne fin da subito di poter chiamare la moneta unica Ευρώ in caratteri ellenici. La Bulgaria ottenne durante le negoziazioni per il Trattato di Lisbona di chiamare la moneta unica Евро, in caratteri cirillici.

Ciascuna moneta è caratterizzata da un lato comune a tutti i paesi che hanno adottato l'euro; l'effigie sull'altro lato è di competenza esclusiva dei singoli stati, e pertanto sono attualmente in circolazione perlomeno 8×16=128 diverse monete, senza considerare le monete commemorative e quelle coniate da San Marino, Città del Vaticano e Principato di Monaco in virtù di accordi bilaterali con Italia e Francia.

La Finlandia ha deciso di non produrre e di non far circolare le monete da 1 e 2 centesimi, ad eccezione di piccole quantità per il collezionismo. Dal 2004 anche i Paesi Bassi non immettono in circolazione monete da 1 e 2 centesimi; tuttavia quelle in circolazione, benché poco utilizzate, mantengono corso legale. Ciò nonostante, le monete di tale valore coniate in altri paesi continuano naturalmente ad avere valore legale all'interno di tutta l'Eurozona.

Le banconote euro, a differenza delle monete, sono caratterizzate da un aspetto unico valido in tutta la zona euro e sono disponibili in sette tagli, ognuno con colore e dimensione diverse: 5, 10, 20, 50, 100, 200 e 500 euro.

Ogni taglio presenta una particolare tematica architettonica e storica nel contesto europeo. Per ogni tematica, il fronte della banconota presenta delle porte e delle finestre, mentre il retro raffigura dei ponti.

Considerato gli elevati importi che le banconote rappresentano e la potenzialità dell'euro di poter essere utilizzata come valuta di riserva internazionale, nella fase di progettazione è stato deciso di applicare sofisticate tecnologie anti-contraffazione.

Attualmente ogni banca centrale dell'Unione monetaria europea è responsabile per la stampa di uno o due tagli.

Le fasi di transizione dalle monete locali all'euro vennero stabilite dalle disposizioni del Trattato di Maastricht del 1992 relative alla creazione dell'Unione economica e monetaria.

In fase di accettazione, vennero compresi anche gli stati membri i cui parametri avevano dimostrato la tendenza a poter rientrare nel medio periodo all'interno dei criteri stabiliti dal Trattato. In particolare, all'Italia e al Belgio fu permesso di adottare fin da subito l'euro anche in presenza di un rapporto debito/PIL largamente superiore al 60%.

Fra i paesi che avevano chiesto l'adesione alla moneta unica sin dal suo esordio, la Grecia era l'unica che non rispettava nessuno dei criteri stabiliti; fu comunque ammessa due anni dopo, il 1º gennaio 2001, e l'introduzione fisica della nuova valuta nel paese avvenne contemporaneamente rispetto agli altri undici paesi.

I tassi di cambio tra le varie divise nazionali e l'euro furono determinati dal Consiglio europeo in base ai loro valori sul mercato al 31 dicembre 1998, in modo che un ECU (European Currency Unit, Unità di valuta europea) fosse pari a un euro. Essi non furono stabiliti in una data precedente a causa della composizione particolare dell'ECU, il quale era una unità di conto che dipendeva da un paniere di valute comprendenti anche quelle che, come la sterlina inglese, non avrebbero fatto parte dell'euro.

Al momento gli stati membri che partecipano all'euro sono 16: l'insieme di queste nazioni viene frequentemente definito "Eurozona", o "Eurolandia". L'ultimo stato in ordine cronologico ad aderire alla valuta comune è stata la Slovacchia, il 1° gennaio 2009.

Dei rimanenti paesi membri dell'Unione Europea, Regno Unito e Danimarca possiedono una speciale deroga al trattato di Maastricht che li esime dall'obbligo formale di aderire alla divisa comune; il Paese scandinavo ha annunciato il 22 novembre 2008 un referendum entro il 2010 per entrare nell'euro. Tutti gli altri, al contrario, sono destinati a confluire nella zona euro non appena i loro parametri macroeconomici lo consentiranno.

L'euro è entrato in vigore per la prima volta il 1º gennaio 1999 in undici degli allora quindici stati membri dell'Unione; a questi si aggiunse la Grecia, che rientrò nei parametri economici richiesti nel 2000 e fu ammessa nell'eurozona il 1º gennaio 2001. In questi primi dodici stati l'euro entrò ufficialmente in circolazione il 1º gennaio 2002 sotto forma di monete e banconote.

Nel 2006 un tredicesimo stato, la Slovenia, entrata nell'Unione nel 2004, dimostrò di possedere i parametri economici necessari per l'adesione alla divisa comune e fu ammessa nella zona euro il 1º gennaio 2007. Pochi giorni dopo, il 15 gennaio, il tallero sloveno fu ufficialmente considerato fuori corso.

Con procedura analoga, nel 2007 Malta e Cipro, in virtù dei propri parametri macroeconomici soddisfacenti, vennero a loro volta ammessi nella zona euro. L'introduzione della divisa comune nelle due isole mediterranee è avvenuta il 1º gennaio 2008.

Dal 1º gennaio 2009 il sedicesimo stato ad adottare come moneta l'euro è la Slovacchia .

Le questioni connesse strettamente all'unione economica e monetaria vengono discusse da un organismo apposito chiamato Eurogruppo, che si riunisce informalmente prima delle riunioni dell'Ecofin e a cui partecipano solo gli stati membri dell'Eurozona.

Recentemente è poi entrata in vigore l'Area unica dei pagamenti in Euro, detta anche SEPA, iniziativa tesa ad armonizzare nell'area i bonifici, gli incassi e l'uso delle carte, rendendo sempre più efficiente, sicuro e conveniente il mercato elettronico.

Dall'adozione di una moneta unica ci si aspetta un incremento dell'interdipendenza economica e una facilitazione del commercio tra Stati membri. Questo dovrebbe portare benefici a tutti i cittadini dell'Eurozona, in quanto l'incremento dei commerci è storicamente una delle forze guida della crescita economica. Inoltre la moneta unica si inserisce nel piano a lungo termine di un mercato unico all'interno dell'Unione. Un secondo effetto dovrebbe essere una riduzione nelle differenze dei prezzi, ovvero un'uniformità dei prezzi in tutta l'Eurozona, che dovrebbe risultare in una maggiore competizione tra aziende, che dovrebbe aiutare a contenere l'inflazione e quindi essere a vantaggio dei consumatori. A quattro anni dall'introduzione il livellamento sembra però essersi orientato nell'aumento dei prezzi nei Paesi dove erano più bassi, piuttosto che con il calo dei prezzi nei paesi dove erano più alti. Altrettanto non è avvenuto per i salari.

Alcuni economisti sono preoccupati dei possibili pericoli dell'adozione di una moneta unica in numerose aree diverse. Poiché l'Eurozona adotta un'unica politica monetaria, impostata dalla BCE, questa non può essere regolata per le situazioni economiche delle singole nazioni. Gli investimenti pubblici e le politiche fiscali di ogni nazione sono quindi l'unico modo in cui i cambiamenti economici possono essere introdotti specificamente per ogni regione o nazione.

Altri evidenziano che l'Eurozona è simile per dimensioni e popolazione agli Stati Uniti, che hanno una valuta unica e una politica monetaria impostata dalla Federal Reserve. Comunque, i singoli stati che compongono gli Stati Uniti hanno meno autonomia regionale e un'economia più omogenea delle nazioni dell'UE. Di particolare preoccupazione è il fatto che le economie dell'UE potrebbero non essere 'in sincronia', sia come ciclo economico che come pressione inflazionistica.

Si è detto che l'euro dovrebbe aggiungere grande liquidità ai mercati finanziari europei. Governi e compagnie possono prendere a prestito euro invece delle valute locali e questo si presume che permetterà l'accesso a più fonti di finaziamento. Altri economisti considerano che la forza potenziale di Eurolandia risiederà negli sforzi coerenti di una super-economia virtuale, nella quale sarà potenzialmente più facile creare forti associazioni finanziarie, piuttosto che una mera somma di singole liquidità. Un ultimo e decisivo effetto è quello sul prezzo del petrolio. Eurolandia consuma più petrolio importato degli Stati Uniti. Questo significherebbe che più euro fluiranno verso le nazioni dell'OPEC, a parte il fatto che queste nazioni prezzano il petrolio solo in dollari (l'Iraq di Saddam Hussein era un'eccezione). Ci sono state frequenti discussioni nell'OPEC sulla prezzatura del petrolio in euro, che avrebbe vari effetti, tra i quali, costringere le nazioni a tenere riserve di euro per comprare petrolio, piuttosto che le riserve di dollari che hanno attualmente. Questo comporterebbe il trasferimento di un flottante che attualmente sussidia gli Stati Uniti e che andrebbe invece a sussidiare l'Unione europea.

Dopo l'introduzione dell'euro, il tasso di scambio con le altre valute, specialmente il dollaro, scese pesantemente. Alla sua introduzione nel 1999, l'euro era scambiato a $1,18. Da lì scese a fine 2000 fino a $0,85, per poi risalire all'inizio del 2001 fino a $0,95. Riprese a scendere fino al minimo storico sotto $0,84 nel luglio 2001. Alla luce degli scandali contabili delle aziende statunitensi (Enron, MCI Worldcom) le due valute raggiunsero la parità il 15 luglio 2002, e per la fine dello stesso anno l'euro raggiunse gli $1,04.

Si è speculato che la forza dell'euro rispetto al dollaro potrebbe incoraggiarne l'uso come valuta di riserva. Il 23 maggio 2003, l'euro sorpassò la quota iniziale di $1,18 e a dicembre 2004 arrivò a superare gli $1,36. Parte della forza dell'euro era dovuta ai tassi di interesse, che in quel periodo erano più alti in Europa rispetto agli Stati Uniti, e al deficit sempre crescente della bilancia commerciale statunitense. Nonostante la Federal Reserve abbia aumentato il tasso di sconto nel corso del 2005, per far fronte ad probabile rischio d'inflazione, il dollaro non è riuscito a migliorare il tasso di cambio con la moneta europea. Dal luglio del 2007 la crisi del mercato immobiliare statunitense ha ulteriormente indebolito la posizione della moneta americana che è giunta ad aver un tasso di cambio pari 1,37 $/€.

A seguito della decisione intrapresa il 18 settembre 2007 dalla Federal Reserve di ridurre il tasso di sconto di 50 punti base allo scopo di affrontare la crisi di liquidità dovuta ai mutui subprime, il dollaro si è avviato su un percorso di lenta discesa del suo tasso di cambio. Come conseguenza di questa politica, ripetutasi nei mesi successivi, dalla seconda metà di settembre la moneta europea ha inanellato una serie di record storici nei confronti di quella statunitense, arrivando a toccare la quotazione di 1,60 $/€ il 15 luglio 2008.

A partire dall'inizio del 2008 l'euro ha intrapreso un sentiero di ascesa anche nei confronti della sterlina inglese che ha portato la valuta continentale a raggiungere diversi record storici, l'ultimo dei quali si è verificato il 30 dicembre 2008 a 0.9804 £/€.

A seguito della forte incertezza economica, nel mese di Ottobre 2008, l'Euro è sceso sotto 1,50 US$, ma rimane comunque al di sopra di 1,25 US$.

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Source : Wikipedia