Incendi

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Tags : incendi, società

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Incendi di Sellero

Voce principale: Sellero.

Con Incendi di Sellero si intende una serie di incendi boschivi che colpì nel 1997 il piccolo comune omonimo mandando in fumo 860 ettari di boschi e prati e causando danni alla maggior parte delle cascine e alle case più alte del paese.

Questa rimane ancor oggi la più grave calamità boschiva della provincia di Brescia e forse dell'intera Lombardia.

Il 15 febbraio 1997 un primo incendio si levò sul Monte Elto. I Vigili del Fuoco furono subito avvertiti e domarono le fiamme senza troppi problemi già il 16 febbraio.

Alla fine i danni furono lievi e si contarono circa 5 ettari di conifere bruciate e nessun danno a cose o persone.

Ben più gravi furono gli eventi di aprile. Martedì 1 aprile 1997 si sviluppò un primo focolare in località Tese; l'assenza di vento permise alle squadre della Protezione Civile di spegnere le fiamme.

Nella stessa località, alle dieci di mattina del 4 aprile, sorse nuovamente un focolare che andò rapidamente fuori controllo, anche a causa delle raffiche di vento che soffiavano fino a 60 km/h alzando il fumo e rendendo impossibile l'intervento degli elicotteri (fuori discussione quello degli aerei, data l'eccessiva vicinanza del paese al bosco). Volontari, uomini della Protezione Civile, dei Vigili del Fuoco e del Corpo Forestale dello Stato cercarono invano di tagliare il fronte del fuoco, che toccò in breve i 10 km.

Le fiamme, dopo un giorno, arrivarono fino alle case più alte del comune e la gente dovette usare le pompe dell'acqua private per potere salvare le case dalle fiamme.

Al terzo il giorno le fiamme si erano estese fino a Capo di Ponte e Pescarzo ma fortunatamente giunse la neve in alta quota che diminuì l'intensità delle fiamme.

Finalmente le fiamme furono domate il 10 aprile, dopo sei giorni e grazie all'intervento degli elicotteri.

Tutti i boschi comunali furono anneriti e, solo dopo cinque anni, nel 2002, grazie al lavoro di rimboscamento della Forestale si possono vedere ancora delle piante sul Monte Elto.

Salvatore Spatola. "INCENDIO NEL BOSCO, Fiamme nel Bresciano con vento a 70 chilometri l’ora: in cenere 700 ettari di bosco, Valcamonica, scene da un inferno", Il Giorno, sunto 5 aprile, 6 aprile, 7 aprile, 8 aprile, 9 aprile e 10 aprile 1997.

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Impianti di rivelazione incendi

Per Dispositivi di rivelazione fumi e incendi si intendono quella serie di componenti degli impianti allarme incendio in grado di rilevare e segnalare la presenza di un incendio all'interno di un edificio o altra infrastruttura. Un dispositivo di rivelazione fumi e incendi è tipicamente costituito da apparecchiature elettroniche che rilevano la presenza di fumi o di variazioni di calore o di principio di incendio, in base ai fenomeni fisici connessi allo sviluppo dell'incendio.

Gli impianti di rivelazione incendi trovano largo impiego in ambienti industriali, complessi albergheri, centri commerciali, strutture sanitarie, enti pubblici etc.

La progettazione degli impianti di rivelazione incendi è regolamentata dalla norma UNI-9795 che ha stabilito criteri standard relativamente al posizionamento dei sensori e dei dispositivi di segnalazione. Gli impianti di rivelazione incendi unitamente ad altri accorgimenti quali ad esempio l'impiego di materiali ignifughi ecc, rivestono fondamentale importanza per l'ottenimento dell'abitabilità delle varie strutture. I vigili del fuoco danno sempre maggiore importanza al loro impiego anche in Italia.

In più di un paese europeo gli Impianti allarme incendio e i relativi dispositivi di rivelazione fumi e incendi sono obbligatori e posseggono interfacce standard, comuni a tutti gli impianti, specificamente pensate per l'intervento dei soccoritori esterni e dei vigili del fuoco in caso di segnalazione di allarme.

Gli Impianti allarme incendio e i dispositivi di rivelazione fumi e incendi sono inoltre richiesti dalle compagnie assicurative che in loro presenza concedono condizioni più vantaggiose. Alcune compagnie assicurative, a tutela del loro rischio, impongono delle caratteristiche specifiche a cui gli impianti devono sottostare, sia in termini di progettazione sia in termini di manutenzione. A fronte di tali standard la compagnia assicura il risarcimento integrale dell'eventuale danno causato dall'incendio.

La centrale di allarme antincendio rappresenta l'unità di controllo alla quale sono collegati tutti i singoli Dispostivi di rivelazione fumi e incendi. Ad essa sono collegati, tramite apposite linee elettriche, tutti i diversi rivelatori automatici del sistema, che in genere variavo da un numero ristretto di rivelatori di fumo, fino a circa 150-200 rivelatori. Ulteriori indicazioni tecniche sulle centraline si trovano nella voce Impianti allarme incendio ai paragrafi Centralina allarme incendio e Terminali di gestione centralina.

I Dispositivi rivelazione fumi e incendi sono gli elementi dell’impianto per mezzo dei quali è possibile rilevare la presenza di un principio di incendio. Nella grande maggioranza dei casi si tratta di dispositivi elettronici ed hanno in comune la capacità di comunicare, anche se con modalità diverse, con la centralina di allarme incendi. I rivelatori devono essere conformi alle norme europee EN54 che stabiliscono le caratteristiche tecniche e fisiche. I Dispositivi di rivelazione devono essere installati alla sommità dei locali da proteggere, nella parte più alta (soffitto) in quanto sia il fumo che le temperature prodotte da un incendio si spostano verso l’alto. Tutti i tipi di rivelatori descritti in seguito hanno dei circuiti elettronici in grado di limitare l’insorgenza di falsi allarmi. Esistono diversi tipi di Dispositivi di rivelazione o sensori, suddivisibili in base al fenomeno che sono in grado di rilevare, che si indicano nei paragrafi seguenti.

I Dispositivi di rivelazione ottica del fumo sono basati su un fenomeno fisico chiamatoeffetto Tyndall. All’interno del rivelatore sono presenti un trasmettitore ed un ricevitore di luce separati da un labirinto opaco che impedisce alla luce emessa dall’emettitore, di raggiungere il ricevitore. In presenza di fumo all’interno del rivelatore, parte dei fotoni emessi dall’emettitore raggiungeranno il ricevitore perché riflessi dalle particellle di fumo. Un apposito circuito elettronico rileverà tale situazione e trasformerà l’evento in una segnalazione di allarme. I rivelatori basati su questo principio sono idonei a rilevare la presenza di fumo chiaro mentre hanno difficoltà nell’ individuare fumi scuri in quanto per questi ultimi l’effetto tyndall non è apprezzabile.

Questo tipo di rivelatore è idoneo a rilevare tutti i tipi di fumo prodotti da una combustione compresi i fumi invisibili quali quelli prodotti ad esempio dall’alcool etilico. Il principio di funzionamento è basato sul fenomeno della ionizzazione. Come per il rivelatore ottico di fumo, all’interno sono presenti due elettrodi anodo e catodo, posti in vicinanza di una sorgente radioattiva. In condizioni di riposo attraverso gli elettrodi non scorre alcuna corrente elettrica. In presenza di particelle di fumo, a causa della sorgente radioattiva, si ha una ionizzazione delle stesse che polarizzandosi si muovono verso gli elettrodi determinando così una corrente elettrica. Tale corrente viene rilevata dal dispositivo che segnala così l’allarme.

Attualmente questo tipo di sensori, pur essendo sicuramente efficaci, sono poco usati perché la presenza di un elemento radioattivo all’interno ne determina una difficoltà di movimentazione, conservazione, gestione e smaltimento. In realtà la pericolosità di questo tipo di rivelatore è praticamente nulla in quanto l’elemento radioattivo americio 241 è presente in quantità infinitesimali ed è protetto da una pellicola di oro che ne impedisce la fuoriuscita. La normativa italiana impone comunque che qualora questi dispositivi siano utilizzati, deve esserne segnalata la presenza a mezzo di apposite etichette e che gli stessi debbano essere maneggiati e mantenuti solo da personale edotto.

Sono rivelatori usati per la protezione di grandi superfici, in quanto più convenienti dal punto di vista dell’installazione. Vengono installati, ad esempio, nei grandi stabilimenti industriali, nei quali potrebbe essere antieconomico l'inserimento di numerosissimi Rivelatori di fumo puntiformi. Sono impiegati anche quando si hanno grandi locali con coperture a capriata, o con supefici di volte e cupole, nelle quali è più difficile installare Rivelatori puntiformi. Il Rivelatore lineare di fumo è un sensore basato sull’attenuazione prodotta dal fumo sul fascio infrarosso trasmesso da un emettitore posto su una parete a un ricevitore posto sulla parete opposta.. I rivelatori più moderni riuniscono in una unica apparecchiatura il trasmettitore ed il ricevitore: sulla parete opposta viene installato un riflettore catarifrangente che rinvia il fascio verso la parte ricevente del rivelatore. Sono detti lineari perché la rivelazione del fumo può avvenire in qualsiasi punto del fascio senza soluzione di continuità. Questo tipo di rivelatori devono essere installati in vista l’uno con l’altro pertanto non devono essere presenti ostacoli che possano interferire con il fascio infrarosso.

I rivelatori a campionamento trovano impiego quando si voglia monitorare un particolare ambiente o apparecchiatura elettronica, come ad esempio un centro elaborazione dati o un quadro elettrico.

Sono apparecchiature che prelevano l’aria dagli ambienti da monitorare per mezzo di ventole di aspirazione. L’aria viene convogliata all’interno del dispositivo attraverso tubazioni che hanno una serie di fori di diametro variabile, calcolato in base alla distanza ed alla dimensione dei locali da proteggere. All’interno del dispositivo di aspirazione è presente un rivelatore di fumo che rileva la presenza del fumo nell’aria aspirata. A causa della maggiore diluizione del fumo che si genera, il rivelatore di fumo utilizzato è generalmente ad alta sensibilità.

Esistono anche sistemi a campionamento in cui l’analisi dell’aria prelevata è effettuata da un dispositivo laser che è in grado di rilevare quantità infinitesime di particelle di fumo. Quest’ultimo tipo di rivelatori trova impiego in ambienti dove è necessaria una più che precoce rivelazione di un incendio.

Sono rivelatori puntiformi che rivelano la presenza di un incendio in base alla presenza di radiazione infrarossa o radiazione ultravioletta emessa da una combustione Trovano impiego nei casi in cui il rischio di incendio è rappresentato da combustibili liquidi o solidi altamente infiammabili in cui la produzione di fumo è un effetto secondario e la rivelazione tempestiva è estremamente importante.

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Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco

Autopompa Iveco Baribbi 190-26 dei Vigili del Fuoco

Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco è un corpo istituzionale della Repubblica Italiana ad ordinamento civile, dipendente dal Ministero dell'Interno, Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e delle Difesa Civile. I compiti d'istituto del Corpo sono la salvaguardia di persone, animali e beni, il soccorso tecnico urgente e la prevenzione incendi; inoltre il Corpo si adopera per garantire la sicurezza dello Stato in casi di emergenza provocati da atti definibili "Aggressioni alla Nazione". La Difesa prevede la stesura di un Piano Nazionale che definisce le minacce, quali: chimiche, batteriologiche, radioattive e nucleari.

Fu istituito con il Regio Decreto Legge del 27 febbraio 1939, successivamente convertito in Legge 1570 del 27 dicembre 1941 e riunì tutti i corpi precedentemente presenti sul territorio nazionale nelle varie città. Lo scopo della sua fondazione fu quello di garantire un adeguato soccorso a tutta la popolazione Italiana, dopo aver visto le difficoltà che si erano create nel Terremoto della Sicilia-Calabria dove, per la prima volta, operarono insieme vari corpi di Civici Pompieri provenienti da numerose città italiane, ognuno con le proprie attrezzature. Questo fatto creò non pochi problemi, visto che non tutti erano attrezzati allo stesso modo. Il nuovo governo fascista, quindi, resosi conto di questa lacuna, affidò l'incarico ad un ardito della Prima guerra mondiale, Alberto Giombini nato a Jesi il 18 luglio 1898 il quale, grande organizzatore, viene chiamato dal Ministero dell'Interno, per coordinare la nascita di un unico Corpo di Vigili del Fuoco in Italia. È lui l'artefice di tutta la macchina organizzativa che da allora, e fino ai giorni nostri, ha fatto sì che il personale del CNVVF si sia arricchito di esperienze, di nuove professionalità, specializzazioni e attrezzature, diventando uno dei più avanzati al mondo; lo stesso, quindi, diventò il primo Direttore della "Direzione Generale Servizi Antincendi" (DGSA) e fu cambiato il nome da Pompieri (francesismo derivante dal Sapeurs-Pompiers francese) in Vigili del Fuoco (si vuole pensato da Gabriele D'Annunzio). Pesante anche il tributo di morti pagato da ogni Comando, nella Seconda guerra mondiale, dagli uomini del Corpo, pagato unicamente per portare soccorso alle popolazioni civili colpite da bombardamenti.

L'operazione, denominata "C3" dagli italiani ed "Hercules" dai tedeschi, fu però di colpo abbandonata nello stesso mese di ottobre, il Battaglione sciolto, ed ai primi di novembre, causa l'aumento dei bombardamenti anglo-americani sulle nostre città, gli uomini furono suddivisi in 5 Centurie ed inviati nelle città maggiormente colpite dalle bombe nemiche (Torino, Genova, Roma, Napoli, Milano)in aiuto ai Vigili del Fuoco dei Comandi interessati. Le scale smontate furono restituite ai Comandi ed il personale che aveva fatto parte del Battaglione, fu autorizzato a portare sulla divisa lo stemma della "S. Barbara", ebbe un diploma di appartenenza, e l'Amministrazione si riservò la prerogativa, in caso di necessità, di ricostituire lo stesso.

Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, è impegnato a fianco dei bambini dal 1989, da quando cioè ha ricevuto la nomina di "ambasciatore di buona volontà" da parte del Comitato Italiano per l'Unicef. Tra le campagne cui ha partecipato, c'è "Yes for Children", per un manifesto dei diritti dell'infanzia.

A partire dal 5 dicembre 2005, nei Vigili del Fuoco e negli altri corpi istituzionali, secondo quanto stabilito dalle vigenti leggi dello stato italiano, non è più previsto il servizio di leva, ma prende forma la possibilità di poter svolgere servizio civile per la durata di un anno.

In base all'approvazione del decreto legislativo, a partire dal 1º gennaio 2006, inizia la nuova riforma del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, con l'introduzione delle nuove qualifiche e gli scatti di anzianità.

A capo del Dipartimento dei Vigili del Fuoco vi è invece un prefetto semplice, nominato dal Ministro dell'Interno, che non appartiene ai ruoli del Corpo (ma alla carriera prefettizia) e pertanto non dispone di alcuna divisa, mentre il Capo del C.N.VVF è un dirigente generale proveniente dal Corpo che quindi dispone di una divisa.

Alcuni distintivi (da Vigile del Fuoco fino ad Ispettore Antincendio) portano una piccola "V" bianca (detta "baffetto") atta ad indicare che si tratta di personale volontario. I distintivi di qualifica sono visionabili sul sito istituzionale.

Il soccorso tecnico urgente è effettuato da squadre operative presenti in tutto il territorio nazionale. In ogni provincia è presente un comando provinciale che coordina l'attività di vari distaccamenti dislocati sul territorio. Il personale operativo può essere permanente o volontario. Quest'ultimo si distingue per la presenza di un baffo bianco sul distintivo di qualifica.

I Vigili del Fuoco (chiamati anche pompieri, dalla precedente denominazione di Civici Pompieri) operano sulle APS (autopompa serbatoio) e sugli altri mezzi che sono normalmente presenti nei distaccamenti (autoscala, autobotte…). Le squadre sono formate generalmente da 5 o 6 persone.

A coordinare le attività di soccorso di una singola squadra vi è un capo squadra o in sua sostituzione un facente funzione o il piu' alto in grado in quel momento. E' il vigile con piu' anni di servizio che per l'esperienza sul campo e la formazione professionale conosce tutte le tecniche di soccorso e antincendio. Gestisce gli uomini sullo scenario dell'evento e li coordina per ottimizzare le risorse e i tempi. Lo si distingue dagli altri pompieri per il fregio di qualifica rosso e per l'elmo anch'esso di colore rosso. Il resto della squadra e' composto dagli altri Vigili Permanenti o Volontari con diversi anni di "anzianita". A loro volta i Vigili Permanenti si suddividono in VF, VFQ,VFE,VFC (Vigile semplice, Vigile qualificato, Vigile esperto, Vigile coordinatore), quest'ultimo e' quello piu "anziano" di servizio e quello preposto cosi come da decreto Ministeriale a svolgere funzioni di vice del Caposquadra in sua assenza o ogni qualvolta si renda necessario.

Le operazioni sullo scenario di soccorso vengono effettuate dai vigili operativi. Questo personale effettua un addestramento specifico di 6 mesi alle scuole di formazione di base di Roma Capannelle (SFB) e al centro di formazione operativa di Montelibretti (RM), (SFO). Questa formazione unita all'addestramento che tutti i giorni viene effettuato durante l'orario di servizio fa sì che il vigile del fuoco sia pronto professionalmente e fisicamente a operare dove normalmente le altre persone non vorrebbero essere. Questo personale si distingue per il fregio di qualifica verde e rosso e per l'elmo di colore nero. Alcuni vigili poi sono abilitati alla conduzione dei mezzi di soccorso (autisti) grazie ad un corso al cui termine viene rilasciata una speciale patente ministeriale denominata per gradi (equivalente per categoria a quella civile).

Il personale operativo del CNVVF ha funzioni di polizia giudiziaria, pubblica sicurezza, polizia amministrativa e di prevenzione. Spetta ai vigili infatti, in collaborazione con le altre forze di polizia, individuare le cause degli incendi e stabilire se si tratti di incendi dolosi.

Al fianco del personale suddetto opera, in posizione gerarchicamente sovraordinata, una serie di figure professionali oggi appartenenti agli albi degli ingegneri e degli architetti, precedentemente diplomati (periti industriali e geometri) inquadrate nel Ruolo Tecnico Antincendi, che svolgono funzioni direttive e di coordinamento nell'ambito del soccorso e della gestione delle risorse.

Da segnalare che, il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco era, un tempo, coadiuvato da due figure operative particolari: i militari di leva incorporati nel CNVVF detti Ausiliari (VVA - Vigile Volontario Ausiliario)e i Discontinui (VVD - Vigili Volontari discontinui). Ai primi (ora non esistono più perché non esiste più l'obbligo di leva) erano attribuiti compiti di logistica e supporto ma era impedito loro, ad esempio, l'accesso alla qualifica di centralinista di soccorso ma solo urbano o di autista in servizio di soccorso. La storia, purtroppo, ha raccontato di numerosi decessi, da parte di militari incorporati, che hanno perso la vita in operazioni di servizio di soccorso, indipendentemente dalla loro "limitata appartenenza operativa al Corpo". I Vigili Volontari Discontinui, invece, sono distinti in due diverse categorie di appartenenza: ex militari di leva che hanno firmato, il giorno dopo il congedo, offrendo la propria disponibilità a proseguire il rapporto con il Corpo oppure cittadini che hanno seguito un corso specifico, presso i comandi di appartenenza, con esito favorevole. I vigili Volontari Discontinui prestano servizio o presso i Comandi Provinciali e i rispettivi distaccamenti permanenti oppure e questo è il caso più particolare, presso specifici distaccamenti volontari. Nel primo caso, i Volontari, sono retribuiti alla stregua dei Permanenti anche se continuano ad essere utilizzati solo come figure di sostegno come, un tempo, lo erano i militari. C'è da dire che i Discontinui sono precari della Pubblica Amministrazione a tutti gli effetti e che, caso particolare, vengono chiamati per 20 gg. fino ad un massimo di 8 mesi all'anno. A loro non è concessa alcuna forma particolare di protezione sindacale, gli è negata la possibilità di accedere alla funzione di centralinista di soccorso (115) e non vengono mai impiegati come autisti su automezzi si soccorso, anche se in possesso dei requisiti e della patenti necessarie. Nei distaccamenti volontari, invece, essendo loro in forzata autogestione, ricoprono tutti ruoli tipici dei permanenti ( a partire dal vigile semplice fino al funzionario più altolocato). La retribuzione scatta solo ed esclusivamente se si verifica l'evento che determina il loro intervento ed è su base oraria. Ciononostante, il territorio nazionale è operativamente coperto grazie anche all'opera sommersa e sconosciuta dei tanti Vigili del Fuoco Volontari che lavorano con uno spirito di dedizione davvero notevole. Ultimamente ha preso forma una nuova forma di supporto  : la figura del personale Civile , questa svolge in parte per la durata di un anno un servizio logistico che era anche mansione del personale ex- militare (ausiliario)retibuito con paga mensile. Non ha nessuna funzione operativa se non quella "amministrativa".

Va inoltre detto che il personale SAF (anche quelli fluviali) ed NBCR è normalmente, tranne i nei livelli apicali, personale operativo "standard", cioè quello che viene chiamato al 115.

Inoltre ogni vigile del fuoco ha a disposizione un completo antipioggia che consiste in un pantavento e una giacca a vento.

Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco possiede mezzi speciali per ogni tipo di intervento.

I VVF hanno utilizzato un quindicina di elicotteri AB 204 ASW radiati dalla Marina Militare e "denavalizzati" dalla Agusta. Attualmente questi elicotteri sono stati quasi completamente radiati anche dai VVF. In precedenza i VVF hanno utilizzato pochi esemplari di AB 205 attualmente radiati. I primi elicotteri usati dai VVF sono stati gli AB-47G, seguiti dagli AB-47J, entrambe queste macchine sono da tempo radiate.

Inoltre ci sono tutta un'altra serie di mezzi dedicati alle varie specilità del corpo quali mezzi dedicati ai sommozzatori, al personale S.A.F. o agli aereoportuali.

Si ricorda che tutti i mezzi in servizio presso il corpo, hanno dispositivi di segnalazione visiva (lampeggiante blu) e sonora (sirena). Questa può essere a fischio (in disuso ma non rara da sentire nelle nostre strade, data la vetustà di alcuni mezzi in dotazione al corpo) o bitonale, in quanto questi mezzi sono veicoli d'emergenza.

Il numero di soccorso dei Vigili del Fuoco è il 115. Attivo e gratuito su tutto il territorio nazionale. Al telefono risponde il personale delle sale operative del comando provinciale da cui si chiama che poi, a seconda della zona e della tipologia del sinistro, decide quali distaccamenti, squadre e mezzi mandare a risolvere il problema. Inoltre queste sale operative sono in stretto contatto con le altre centrali operative 118, 112, 113, polizie locali per garantire un rapido intervento di tutti i mezzi di soccorso. Per questioni di polizia giudiziaria tutte le chiamate in arrivo al 115 sono registrate.

L'intervento dei Vigili del Fuoco è sempre gratuito per servizi di soccorso tecnico urgente.

Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco ha come sport istituzionale anche il canottaggio.

Da segnalare inoltre che in piena seconda guerra mondiale la compagine del 42º Corpo dei Vigili del Fuoco della Spezia (che non ha nulla a che fare con la società calcistica) trionfò in un torneo calcistico disputato in condizioni al limite della sopportazione, in un'Italia divisa e tormentata dalla guerra. I Vigili del Fuoco liguri, il 16 luglio 1944, ebbero la meglio sul grande Torino all'Arena di Milano, città a quel tempo occupata dalle truppe tedesche. La vittoria è stata riconosciuta il 22 gennaio 2002, con l'assegnazione, da parte della FIGC, alla formazione spezzina, di una medaglia al valore sportivo per quello storico trionfo.

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Sellero

Panorama di Sellero

Sellero (Hèler in camuno) è un comune italiano di 1.495 abitanti della Val Camonica, provincia di Brescia, in Lombardia. Si trova a 83 chilometri dal capoluogo, nella media Val Camonica.

Nel suo territorio di 13,9 km2 sono presenti migliaia di incisioni rupestri, tra le quali è da segnalare la "rosa camuna" in località Carpene (differente però da quella simbolo della Regione Lombardia). Nel territorio del comune si trovano anche impianti di produzione energetica, quali la centrale idroelettrica sotterranea di San Fiorano (situata in località Scianica) ed una centrale di teleriscaldamento a biomassa.

Il comune è composto dall'abitato di Sellero (paese principale) e dalla frazione di Novelle. Pur non essendo frazione a livello amministrativo, ricopre una certa rilevanza la località Scianica, situata a fondovalle e sviluppatasi notevolmente a partire dagli anni settanta/ottanta, coincidendo con lo sviluppo dell'industria metallurgica in Val Camonica.

La zona, già popolata dagli antichi Camuni, fu trascurata invece dai Romani a favore di Grevo e Berzo per poi essere ripopolata durante il Medioevo. In questo periodo venne istituita una vicinia che durò fino all'avvento del comune nel 1806.

Secondo l'ipotesi più accreditata, il toponimo deriverebbe dal latino cellula (piccola cella), in riferimento al piccolo monastero della chiesa madre di San Desiderio.

Il paese è situato sul versante occidentale della valle, in posizione rialzata rispetto al fondovalle.

Il monte più alto è il monte Elto che misura 2.145 metri d'altezza e domina il paese da ovest. È diviso dagli abitanti del paese in varie zone chiamate con nomi dialettali, difficilmente traducibili in italiano, legati a caratteristiche particolari e utilizzati anche nella segnaletica in montagna. Quelle più importanti sono Spì, Isù, Barnill, Tamblù, Carona, Prat del Fö, Ter al Fö e Nielt.

Situato nelle prealpi lombarde, all'interno delle prealpi Orobiche, ha un clima sostanzialmente rigido in inverno, caldo e piovoso in estate.

In inverno non è raro che la temperatura scenda sotto lo zero già dal mese di novembre mentre si registrano punte di -10 °C in dicembre. Questo inverno rigido ha spostato, soprattutto negli ultimi anni, le precipitazioni nevose nel periodo gennaio-febbraio, con sporadiche nevicate a marzo (come accaduto negli ultimi anni). Autunno e primavera sono caratterizzati da temperature miti con la piovosità che varia annualmente. In estate invece le temperature superano spesso i 30 °C e si registrano temporali violenti e brevi, molto frequenti nel mese di agosto.

I dati provenienti dalla stazione meteorologica di Breno indicano, in base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, che la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a -1,0 °C, mentre quella del mese più caldo, luglio, è di +20,5 °C .

Nel territorio comunale, in località Scianica, scorre l'Oglio, quinto fiume italiano per lunghezza, nel quale va ad affluire il torrente Re, che scende dal monte Elto e poi attraversa il centro abitato di Sellero.

Ancora in località Scianica è presente il bacino idrografico artificiale di Sellero, di proprietà dell'ENEL. Le sue acque sono utilizzate per riportare acqua di notte al lago d'Arno, necessario per alimentare le turbine della centrale di San Fiorano. Nel 1997 queste vennero usate dagli elicotteri dei Vigili del Fuoco per spegnere il grande incendio che distrusse i boschi sopra il paese.

La più accreditata lo farebbe derivare dal latino cellula (piccola cella, riferita al monastero di san Desiderio vescovo di Langres sito nella zona), termine modificato nella parlata comune e usato per indicare il paese intero.

Una seconda ipotesi riguarderebbe il termine sella, indicante un passo o un valico alpino; si pensa che venisse però usato per indicare il monte omonimo che si trova tra le province di Brescia, Bergamo e Sondrio.

L'ultima ipotesi infine si collega alla voce germanica hèl, che significa fossa (potrebbe riferirsi alle miniere che un tempo sorgevano in questa zona).

La prima popolazione ad abitare la zona del paese fu quella dei Camuni; a conferma di ciò ci sono molte incisioni rupestri, le prime databili all'età del bronzo. La più nota di esse è quella della rosa camuna, divenuta poi simbolo della regione Lombardia, anche se quella di Sellero differisce dalle altre per la sua disposizione "a svastica", leggermente differente.

Queste tracce di insediamento permanente andarono perse durante il periodo romano. È probabile che dalla conquista romana della Val Camonica (16 a.C.) fino alla seconda metà dell'Alto Medioevo la zona sia stata abitata solo da pochi contadini dipenenti dagli insediamenti vicini. Il ripopolamento altomedioevale è testimoniato in un documento del 927 in cui si attesta la presenza di alcune case in legno, paglia e pietra locali dove oggi sorge il paese. Anche l'edificazione, nell'XI secolo, della chiesa madre e del monastero di san Desiderio, testimoniano che, dopo il 950, la zona si stava ormai ripopolando.

In seguito all'anno 1000 questo villaggio fu infeudato, come tutti i territori a nord-ovest del Monte Concarena, sotto le dipendenze del vescovo di Brescia che riscuoteva numerose decime e pretendeva il giuramento di vassallaggio presso un delegato locale (una delle tasse più note era quella secondo cui, in caso di uccisione di un orso, animale comune nella Val Camonica dell'epoca, le parti migliori dovevano essere inviate in città).

L'11 febbraio 1233 i quattro consoli della plebania di Cemmo, di cui Sellero faceva parte, giurarono fedeltà e rispetto delle consuetudini al vescovo di Brescia Guala.

È riportato da Gregorio Brunelli che nel 1397, al momento della pace di Breno, venne inviato in rappresentanza di Sellero Benvenuto Romelio, notaio, per schierarsi sul lato ghibellino del fiume Oglio.

Le tasse erano malviste dai cittadini che cercarono di svincolarsi dal controllo della curia: con due documenti, uno del 1399 e uno del 1421, il signore bresciano permise alla vicinia di riscuotere le tasse a patto che annualmente una parte venisse mandata in città. Gli interessi economici nella zona erano soprattutto legati alle miniere di ferro dell'Elto, che non erano solo di interesse bresciano ma anche veneto: un documento, datato 6 ottobre 1472, dice infatti che vi era l'esistenza di un sito di estrazione ferrosa utilizzato dalla Repubblica di Venezia che, nel 1428, aveva conquistato l'intera Val Camonica.

Nonostante gli interessi di Venezia, nel XV secolo venne ufficializzata a Sellero una delle vicinie della Val Camonica. Queste antenate dei comuni, riconosciute dalla Serenissima, avevano alcuni diritti, potevano deliberare su questioni economiche e giudiziare e dovevano assicurare ai vicini assistenza giuridica (avvocato), medica e religiosa. Questa vicinia sopravvisse per circa trecentocinquant'anni prima di essere sostituita dopo le conquiste in Lombardia di Napoleone Bonaparte, il 25 novembre 1806, dal comune di Sellero.

Nel XVI secolo il paese fu più volte spopolato dalla peste, la più grave delle quali lo colpì nel 1521 (gli abitanti edificarono anche una piccola cappella a san Rocco per chiedere la sua protezione).

Per risolvere almeno in parte la povertà che c'era nel XVII secolo fu regolarizzato, nel 1613, uno dei più antichi monti di pietà della zona (operazioni spontanee di mutua assistenza tra i cittadini sono già datate nel XIV secolo). Questa fonte di credito fu chiusa solamente nel 1870 quando passò al Regno d'Italia.

Nel 1816 vi fu un'eccezionale piena dell'Oglio che rovinò molti fondi. A seguito di questo vennero eseguiti nel 1823 dei lavori di arginatura del fiume.

Un altro problema, oltre alla povertà, tra il XVIII e il XIX era l'analfabetismo. Contribuì sostanzialmente a risolverlo, tra il 1799 e il 1950, un'opera benefica chiamata Legato Damiolini: il ricco falegname Giacomo Damiolini (1731-1804) disponeva affinché fosse fatta scuola di leggere, scrivere e far conti a tutti li fanciulli, sino all'età di anni sedici, da San Martino, cioè dalli 11 di novembre sino alli 25 di luglio. Questo garantiva un'istruzione di base composta da lettura, scrittura e calcolo a tutti i ragazzi del luogo, senza distinzione di ceto sociale, in cambio di un carico di legname. In questo modo i bambini avevano comunque un'istruzione nonostante l'isolamento della zona e l'assenza di scuole. Solo la costruzione, negli anni cinquanta, delle nuove elementari chiuse questa lunga tradizione.

Nel XX secolo gli abitanti non vissero in modo diretto la prima guerra mondiale mentre furono coinvolti nel fascismo e nella seconda. Vi furono infatti degli episodi di squadrismo e alcune sparatorie in località Scianica tra alcuni partigiani e i nazisti in ritirata; inoltre, dal 1927 al 1948, il comune fu unito con quello limitrofo di Cedegolo (lo stesso per la frazione di Novelle e i comuni di Grevo e Berzo Demo) perdendo così la sua autonomia che durava da circa sei secoli.

Nell'ultimo secolo ci sono stati anche numerosi incendi: il 30 gennaio 1989 bruciarono 14 ettari e, tra il 22 e il 24 marzo 1990 ne andarono in fumo 53. Gli incendi più gravi furono quelli del 1997: due roghi ravvicinati (15-16 febbraio e 1-10 aprile) distrussero 860 ettari di prati, pascoli, boschi e cascine in quello che è ancora oggi il più grande incendio mai accaduto in Val Camonica.

Nel febbraio del 2000 vi fu la singolare protesta del sindaco Gianpiero Bressanelli che per opporsi al trasferimento degli uffici ENEL della centrale idroelettrica di San Fiorano, cosa che avrebbe portato a serie conseguenze sull'occupazione locale, indisse un presidio seguito da uno sciopero della fame. La protesta, supportata anche dai comuni limitrofi, approdò in parlamento tramite un'interrogazione degli onorevoli Davide Caparini e Aldo Rebecchi ma solamente dopo otto giorni di digiuno del sindaco si giunse ad una soluzione tra le parti.

Il simbolo del comune rappresenta alcuni elementi caratteristici del paese cintati da una corona e accompagnati da un ramo d'alloro e uno di quercia uniti da un nastro tricolore.

Tra i mesi di giugno e luglio si tiene la Mostra Mercato di Sellero mentre quella che si tiene nella frazione di Novelle viene organizzata a ottobre. Durante queste mostre, ormai note a livello provinciale, si possono trovare diversi espositori che vendono soprattutto prodotti tipici della Valle Camonica.

Sportivamente parlando è ormai da due anni che si organizza in paese una tappa del campionato italiano di mountain-bike, grazie all'interessamento della squadra locale. Nel 2003 il club calcistico del Brescia aveva organizzato un'amichevole col Panionios nel campo del paese.

Tradizionalmente la religione dominante è, come in tutti i piccoli paesi italiani, il cattolicesimo.

Il paese ha due parrocchie: quella di Sellero e quella di Novelle.

C'è una chiesa anche in località Scianica ma è il prete di Sellero che si occupa di celebrare la santa messa qui (le funzioni si svolgono solitamente il sabato sera).

Nei mesi di dicembre e di gennaio, dal 1999, si costruisce nell'alveo del torrente Re un presepio con personaggi a grandezza naturale. Questa iniziativa è stata la prima nel suo genere ad essere realizzata in Val Camonica. Migliaia di persone accorrono ogni anno, anche da altre province lombarde , per vedere quest'opera che, di volta in volta, vede aumentare la sua superficie grazie al lavoro volontario degli abitanti.

In passato non era inusuale che le denominazioni degli abitanti venissero modificate con dei soprannomi detti, in dialetto camuno, scotöm. Eccone alcuni dei principali: Frèr, Odéi (passato nel cognome Odelli), Malghère, Munsü, Mafie, Gnagni, Dücoi, Longhe, Patahì, ecc.

Lo scotöm che invece contraddistingue gli abitanti di Sellero è Sorès (topi).

A Sellero è presente la biblioteca comunale che contiene circa trecento libri. Essa fa parte della Rete Bibliotecaria della Valle Camonica che a sua volta è integrata nella Rete Bibliotecaria Bresciana.

Nel paese sono presenti una scuola dell'infanzia gestita dalla parrocchia e una scuola primaria comunale. Dagli anni settanta agli anni novanta vi furono le scuole medie come sezione distaccata di quelle di Capo di Ponte.

Il coro Eco dall'Elto, fondato negli anni settanta, è il coro della chiesa parrocchiale. Diretto dal maestro Rocco Angeli ha un repertorio costituito da brani religiosi o natalizi.

È costituito da circa venti elementi ed è organizzato a quattro voci: due maschili (bassi e tenori) e due femminili (contralti e soprani).

Ha effettuato concerti sia fuori dalla provincia di Brescia sia dalla Lombardia.

Dal 1997 al 2003 fu affiancato dal coro Brezza dai monti che raccoglieva le voci bianche della parrocchia. Nel 2007, dopo quattro anni di assenza, per iniziativa del parroco Don Giuseppe Gallina il coro dei bambini, come è chiamato in paese, è stato ricostituito.

Il coro Rosa camuna, fondato nel luglio 2004, è un'associazione coristica privata con la sede situata in Scianica. Direttore e presidente è il maestro Ferdinando Mottinelli; il suo repertorio è caratterizzato da brani popolari e natalizi.

È costituito da ventisei elementi ed è organizzato a quattro voci, tutte maschili: primi tenori, secondi tenori, baritoni e bassi.

Nella sua breve storia ha effettuato concerti in tutta la Valle Camonica anche se nel 2007 è stato chiamato per la prima volta sia fuori provincia (ha cantato ad Azzone, in provincia di Bergamo) che fuori regione (ha infatti cantato, seppure in una manifestazione non ufficiale, a Samone Canavese, in provincia di Torino).

Il 22 giugno 2008 il coro ha partecipato, assieme ad altri quattordici cori maschili bresciani, alla manifestazione organizzata dall'USCI-Provincia di Brescia al passo del Maniva diretto, assieme agli altri, dal maestro de Marzi.

Tipica del paese è la variante locale dei casoncelli. Si tratta di un impasto di farina e acqua ripieno di salumi, solitamente salame, avanzi di carne, in genere lesso e arrosto, erbette varie e formaggio gratuggiato. Il condimento è costituito da abbondante formaggio, burro e salvia.

L'unica frazione del paese è quella di Novelle, che conta circa trecento abitanti.

Tradizionalmente esiste una rivalità, molto comune tra i paesini della Valle Camonica, tra gli abitanti di Sellero e quelli di Novelle, tanto che, ancora all'inizio del XX secolo, non era raro imbattersi in grosse risse in cui si usavano anche bastoni e pietre. Ancora oggi il campanilismo porta a specificare di quale dei due paesi si è originari.

Nell'800, all'epoca dei bigatti, metà della popolazione si portava in Franciacorta a sfrondare i gelsi e a spigolar frumento.

Fino agli anni quaranta/cinquanta del secolo scorso le attività erano principalmente di tipo agricolo: nella stagione calda si lavorava la terra e si saliva in montagna mentre nei mesi freddi il lavoro avveniva in paese. Le case sparse erano poche poiché tutto, fino ad una certa altitudine, era costituito da campi coltivati e prati per i pascoli.

Quando cadeva molta neve le giornate si trascorrevano nelle stalle dove venivano allevati maiali, vacche, capre e pecore, per tante famiglie uniche fonti di reddito e di sostentamento.

Oggi persiste l'allevamento bovino per il latte e per la carne, quello suino per la carne e quello caprino per il latte anche se l'importanza si è notevolmente ridimensionata.

Ancor più dell'allevamento è calata l'agricoltura: sopravvivono qualche campo di mais, qualche orto e alcuni filari di vite.

Sellero fu fino alla fine degli anni ottanta del secolo scorso un importante centro industriale della Valle Camonica, grazie alla piana della Scianica.

Le prime attività intensive iniziarono nel 1907 quando la Curletti cominciò lo sfruttamento delle miniere di Carona per l'estrazione dello zolfo, passato poi alla Cavalletti e alla Montecatini. L'attività maggiore fu compresa tra il 1908 e il periodo 1929 (estrazione)-1932 (smaltimento delle scorie). Solo con l'instaurazione del regime fascista e la campagna dell'autarchia si ritornò a scavare. La chiusura definitiva avvenne nel 1951.

Parallelamente allo sfruttamento delle miniere fu costruita la SEFE (Società Esercizio Forni Elettrici) che costruì tre forni per la produzione di carburo di calcio.

Frontalmente alla SEFE fu costruita l'acciaieria Fucinati che iniziò ad operare in stretto contatto con l'azienda vicina costruendo un nastro trasportatore fra le due. Questa continuò a lavorare fino al 1991 mentre la SEFE dovette chiudere per fallimento nel 1973.

A fine anni ottanta, tra Capo di Ponte e Sellero vennero edificati gli stabilimenti della Nuova Sidercamuna che fallì nel 1996 venendo acquisita dal Gruppo Riva.

È uno dei comuni italiani che producono più energia elettrica grazie alla centrale di San Fiorano in Scianica (quella col maggiore dislivello in Italia: 1.403,80 m ) e per la centrale di teleriscaldamento della TSN, Teleriscaldamento Sellero Novelle, che rifornisce anche il comune di Cedegolo con acqua calda ed energia elettrica ricavata da una piccola turbina.

Vi sono in paese alcune tornerie.

Il potenziale turistico maggiore è dato dall'arte rupestre presente sia a Sellero sia nei comuni limitrofi.

Grazie alle campagne di ricerca svolte tra il 1983 e il 1987 esiste il Parco archeologico comunale di Sellero, aperto tutto il giorno per la durata dell'intero anno ; è tuttavia possibile prenotare delle visite guidate chiamando in anticipo il comune.

Il patrimonio rupestre di Sellero è datato soprattutto a partire dall'età del bronzo e del ferro. Le figure più rappresentate sono quelle dei duellanti (ciclo molto presente in tutta la Val Camonica), mentre nella zona di confine con Capo di Ponte c'è maggior varietà nelle raffigurazioni.

A fondovalle scorre la vecchia variante della Strada Statale 42 del Tonale e della Mendola che attraversa in lunghezza tutta la località Scianica. Questo tratto è di importanza nevralgica nelle infrastrutture camune poiché, fino all'arrivo in paese, non vi sono altre strade nella zona. Con la realizzazione della nuova variante Sellero sarà evitato poiché una galleria passerà sotto il paese.

Nel 2000 il comune ha provveduto a cementare le strade sterrate che portavano sul monte Elto. Grazie a un sentiero sullo stesso monte, percorribile a piedi e con l'ausilio di alcune scale metalliche nei punti più difficili, si può raggiungere il paese di Pescarzo.

Nel 2007 invece è stata compiuta un'opera di allargamento di via Glere e via San Donnino (situate rispettivamente a nord del paese e sul fondovalle parallela alla SS 42) per permettere il passaggio agli autoarticolati destinati a portare le biomasse nella piccola centrale del teleriscaldamento.

La stazione di Sellero si trova in località Scianica. È una fermata facoltativa dei treni della linea Brescia-Iseo-Edolo.

Come tutte le stazioni della Iseo-Edolo che al momento della costruzione furono concepite come fermate, il fabbricato viaggiatori si presenta in stile austero e semplice. I livelli sono due con la variante di un corpo sporgente dal lato campagna. Il piano terra è dotato di biglietteria e di sala d'aspetto, mentre il primo piano -un tempo abitazione del capo stazione- è divenuta una sala utilizzata dal comune. Il binario è unico, con la presenza di un raccordo a Y utilizzato per il carico delle merci ed ora in completo abbandono.

Tra il 1926 e il 1945 il comune fu unito, con Novelle e Grevo, a quello di Cedegolo.

Sellero fa parte dal 1 maggio 2003 dell' Unione Comuni della Valsaviore, assieme ai comuni di Cedegolo, Cevo, Saviore dell'Adamello, Malonno, Paisco Loveno e Berzo Demo. L'unione di comuni, che ha sede a Cedegolo, è stata creata il 20 agosto 1999, ed ha una superficie di circa 225 km².

Nel paese sono attive l'US Sellero-Novelle 2000, società polisportiva, e il TC Alta Valle.

In alcuni anni è transitato in località Scianica il Giro d'Italia.

La società più attiva nel calcio è l'U.S. Sellero-Novelle 2000.

Questa società, nonostante il nome, fu fondata nel 1989 per partecipare al campionato locale di Terza Categoria. Dopo l'interessamento del comune la squadra riuscì a vincere in tre anni Terza, Seconda e Prima Categoria arrivando così nel 1996-1997 a potere disputare per la prima volta un campionato regionale, quello di Promozione.

In quell'anno giunse seconda alle spalle dell'Arcene ma l'anno successivo vinse a sorpresa il campionato sconfiggendo il Sarnico nella volata promozione e guadagnando così il passaggio in Eccellenza, l'ultimo livello del calcio regionale.

Il primo anno si concluse con un ultimo posto ma la squadra riacquistò la categoria dalla Real Tecnoleno e, nella stagione 2000-2001, realizzò il suo miglior campionato di sempre conquistando il sesto posto finale (la promozione in Serie D, mancata di due punti, fu anche in parte causata da una penalizzazione del giudice sportivo).

Ci furono notevoli ripercussioni e l'anno successivo la squadra retrocedette. Attualmente, allenata da Giacomino Facchinetti di Pianico, milita in Promozione dove ha conquistato due salvezze dirette (2002-2003 e 2007-2008), una salvezza tramite play out (2006-2007), un quinto posto (2005-2006), un quarto posto (2004-2005) e un secondo posto (2003-2004).

Accanto a questa società, affiliata FIGC, vi è anche una squadra che milita nel CSI.

L'U.S. Sellero-Novelle 2000 si occupa anche di mountain bike, in particolar modo di cross country e ciclocross, con il Team Exodus (compreso all'interno della polisportiva).

Da alcuni anni la società riesce a organizzare tra i boschi del paese una gara del Campionato Italiano.

In questa squadra hanno corso l'attuale campione europeo Master4 di ciclocross Natale Bettineschi e Christian Cominelli, medaglia di bronzo al campionato mondiale Under 23 di ciclocross 2008.

Anche nella pallavolo la società di riferimento è l'U.S. Sellero-Novelle 2000, presente a livello giovanile come squadra femminile.

Attualmente partecipa al campionato organizzato dal CSI ma in passato ha militato anche in campionati giovanili federali.

Pur avendo sede a Malonno ed Edolo, il Tennis Club Alta Valle, fondato nel 1998, utilizza la palestra comunale di Sellero in molti dei suoi corsi.

Affiliata e riconosciuta alla FIT si occupa soprattutto della divulgazione del tennis tra i giovani per i quali organizza corsi e tornei.

Il presidente, Mauro Milesi, proviene da Sellero.

Dal 1995 al 1998 una squadra di basket, interamente formata da atleti selleresi, ha partecipato con risultati altalenanti al campionato CSI.

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Source : Wikipedia