Immigrazione

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Inviato da david 27/02/2009 @ 20:01

Tags : immigrazione, società

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Immigrazione in Canada

Paese di nascita degli immigrati e residenti temporanei in Canada al censimento del 2001

Voce principale: Canada.

A partire dal 1947 la legislazione in materia di immigrazione in Canada ha subito importanti cambiamenti, i più sostanziali sono avvenuti con l'Immigration Act del 1976 e con l'Immigration and Refugee Protection Act del 2002.

Nel solo 2004 il Canada ha ricevuto 235.824 nuovi immigrati. I primi dieci paesi di provenienza sono stati la Cina con 37.280, l'India 28.183, le Filippine 13.900, il Pakistan 13.011, l'Iran 6.491, gli Stati Uniti 6.470, la Romania 5.816 , il Regno Unito 5.353, la Corea del Sud 5.351 e la Colombia 4.600.

Al censimento del 2001 il Canada contava 34 gruppi etnici con più di 100.000 persone ciascuno, e di questi dieci ne possedevano più di 1.000.000.

Anche se il Canada è un paese relativamente giovane, per millenni popolazioni diverse hanno migrato verso la sua regione geografica, seguendo spesso modalità e bisogni differenti tra loro.

Dal periodo del primo contatto europeo con il continente americano, si contano cinque ondate di immigrazione in Canada. La quinta è quella attualmente in corso.

La prima significativa ondata migratoria (di popolazione non aborigena) si snodò su un periodo di quasi due secoli all'indomani della scoperta di questa terra, con un lento ma progressivo insediamento francese in Quebec e Acadia. L'origine era prevalentemente europea e americana. Questa fase culminò con l'afflusso di lealisti britannici fuggiti in seguito alla rivoluzione americana e provenienti dagli stati del medio atlantico.

La seconda ondata proveniente dalla Gran Bretagna e dall'Irlanda fu incoraggiata dal governo coloniale del Canada in seguito alla Guerra del 1812, ed includeva regolari dell'esercito britannico che aveva servito durante la guerra. C'era la preoccupazione di un secondo tentativo di invasione da parte degli Stati Uniti e a questo si aggiungeva la necessità di contrastare l'influenza francofona del vicino Québec all'interno dell'Alto Canada (l'odierno Ontario) a maggioranza di lingua inglese. Una spinta consistente a questa seconda ondata venne offerta dall'immigrazione irlandese, che era andata via via crescendo in seguito alla dura carestia che aveva colpito l'isola nel 1846. Dei centomila irlandesi che nel solo 1847 arrivarono sulle sponde del Canada si stima che uno su cinque morì di malnutrizione e malattie. Tassi di mortalità prossimi al 30% a bordo delle navi potevano anche essere comuni. Molti degli Irlandesi in seguito migrarono verso gli Stati Uniti. Dal 1867 oltre l'80% degli immigrati arrivò in Canada a bordo delle navi a vapore.

Durante il XX secolo si registrarono due forti ondate migratorie provenienti prevalentemente dall'Europa. La prima di queste ebbe il suo picco fra il 1910 e il 1913 (oltre 400.000 giunsero in Canada nel solo 1913). La seconda trovò il suo picco nel 1957 (282.000 arrivi). Ciò contribuì a rendere il Canada un paese fortemente multiculturale, con una sostanziale fetta della popolazione non di lingua inglese o francese. Un periodo di stasi si è verificò negli anni fra la Prima e la Seconda guerra mondiale in cui si verificò tra l'altro la Grande Depressione.

L'attuale ondata migratoria è iniziata negli anni settanta, e ha visto prendere piedi l'immigrazione dai paesi del Sud del mondo. Una migrazione che ha preso corpo dal momento in cui sono state tolte le restrizioni per l'immigrazione dei non-bianchi, a partire con la nuova legge sull'immigrazione del 1967, con Lester B. Pearson come Primo Ministro, continuata con la politica del suo successore, Pierre Trudeau. Durante il governo Mulroney, sul finire degli anni ottanta, i livelli di immigrazione sono cresciuti ulteriormente oscillando tra i 225.000 e i 275.000 arrivi annui.

Dal 2001 si è oscillato tra i 221.352 e i 262.236 arrivi all'anno.

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Immigrazione clandestina

L'immigrazione clandestina è l'ingresso di cittadini stranieri in violazione delle leggi di immigrazione del paese di destinazione.

Gli immigrati sono mossi dalla ricerca di condizioni di vita migliori perché spesso i Paesi di provenienza sono poveri oppure in quei Paesi non vengono rispettati i diritti civili. L'immigrazione clandestina, così come quella regolare, è un fenomeno di cui sono oggetto generalmente i Paesi più ricchi. Si tratta spesso di flussi misti nell’ambito dei quali si spostano sia migranti che rifugiati, seguendo rotte e modalità di trasporto simili. Tali spostamenti vengono definiti irregolari poiché spesso avvengono senza la necessaria documentazione e di frequente coinvolgono trafficanti di esseri umani. Le persone che si muovono in questa maniera spesso mettono a rischio la propria vita, sono obbligate a viaggiare in condizioni disumane e possono essere oggetto di sfruttamento ed abuso.

Da un punto di vista politico l'immigrazione clandestina va a toccare una serie di grandi questioni sociali quali: l'economia, il welfare state, l'istruzione, l'assistenza sanitaria, la schiavitù, la prostituzione, le protezioni giuridiche, il diritti di voto, i servizi pubblici, e i diritti umani.

Gli immigrati clandestini seguono vie illegali per raggiungere il paese di destinazione, e si affidano molto spesso a malavitosi che sono indicati come schiavisti che gestiscono vere e proprie tratte degli esseri umani. Un esempio sono i cosiddetti scafisti che ammassano enormi quantità di persone su navi di scarsissima qualità e sicurezza (le carrette del mare) partendo dalle coste settentrionali dell'Africa per arrivare nei Paesi mediterranei: l'Italia è una delle mete preferite perché il tratto dall'Africa alla Sicilia e in particolare a Lampedusa è molto corto rispetto agli altri possibili. Per molti di loro il viaggio continua verso altri Paesi europei. Questi scafisti si fanno pagare somme molto ingenti in cambio della speranza di una nuova vita, e sono spesso alleati con varie organizzazioni criminali oltre che, spesso, con complicità di parte della polizia del paese d'origine: attorno all'immigrazione clandestina c'è un forte indotto criminale fin dall'origine.

Essendo entrati illegalmente, i clandestini non possono entrare nel mercato del lavoro ufficiale. Pertanto, arrivati a destinazione, vengono spesso sfruttati da datori di lavoro senza scrupoli che li usano come manodopera a basso costo, approfittando del fatto che sono facilmente ricattabili a causa della loro posizione irregolare. In quanto manodopera a basso costo, i clandestini sono gli immigrati più soggetti alle accuse di abbassare i salari medi (un fenomeno che è detto svalutazione sociale) e di togliere il lavoro alla popolazione italiana peggiorandone la qualità della vita.

Molti clandestini finiscono anche nella rete della criminalità organizzata, che li sfrutta per svolgere il cosiddetto lavoro sporco, ovvero le mansioni più basse, meno desiderabili e più rischiose.

In Italia l'immigrazione clandestina è alimentata soprattutto dagli overstayers, tutti quegli stranieri che, entrati nel Paese regolarmente, restano dopo la scadenza del visto o dell'autorizzazione al soggiorno: un fenomeno che ha raggiunto - secondo dati ufficiali del Ministero dell'Interno il 60% del totale dei clandestini nel 2005 (il 63% nel primo semestre del 2006). Un altro 25% circa dei clandestini giunge illegalmente da altri Paesi Schengen, approfittando dell'abolizione dei controlli alle frontiere interne (il 24% nei primi sei mesi del 2006). Soltanto il 15% dell'immigrazione irregolare arriva dalle rotte del Mediterraneo. Il numero degli arrivi negli ultimi anni è altalenante. Dal 1º gennaio al 31 dicembre 2006 sono sbarcati sulle coste italiane 22.016 clandestini, con una riduzione, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, del 4,5% (22.939 erano stati gli arrivi nel 2005). La maggior parte degli sbarchi è avvenuta sulle coste siciliane dove nel 2006 sono arrivati 21.400 extracomunitari (22.824 nel 2005) mentre in Puglia sono stati solo 243 (19 nel 2005) e in Calabria 282 (88 nel 2005). Di questi 8.146 sono di nazionalità marocchina, 4.200 egiziana, 2.859 eritrea e 2.288 tunisina. La diminuzione, seppur lieve, segna un'importante inversione di tendenza: nel 2005 gli sbarchi erano quasi raddoppiati rispetto al 2004. Nonostante questi presupposti, in Italia solo un immigrato su cinque risulta essere clandestino.

Le politiche dell'immigrazione sono un tema centrale della politica, in particolar modo, dei Paesi più ricchi.

L'introduzione di quote per l'immigrazione, se da un lato dovrebbe evitare un afflusso troppo massiccio di immigrati che non potrebbero essere assorbiti dal mercato del lavoro, dall'altro può finire coll'incentivare l'immigrazione clandestina.

A fronte di un numero di immigrati irregolari vengono spesso applicate delle sanatorie, che da un lato portano fuori dall'illegalità molti immigrati, ma che dall'altro non sono che un prendere atto che le politiche per fronte di fronteggiare il problema non sono state efficaci.

Ultimamente si è tentato di eliminare l'immigrazione alla fonte, con degli accordi con i Paesi di origine e in specie con la Libia, dove a spese dello Stato italiano molti immigrati sono stati rimpatriati per poi essere portati nei loro Paesi di origine, spesso dell'Africa subsahariana o centrale.

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Immigrazione

Emigranti europei sbarcano a Ellis Island, a New York, (USA), nel 1902

La migrazione è il trasferimento permanente o temporaneo di gruppi di persone in un paese diverso da quello di origine; dal punto di vista del luogo di destinazione il fenomeno prende il nome di immigrazione da quello di origine si parla di emigrazione. Si possono includere le migrazioni di popolazioni ed i movimenti interni ad un paese (le cosiddette migrazioni interne e il fenomeno dell'urbanizzazione).

Il fenomeno dell'immigrazione è un tema associato a quello dell'aumento della delinquenza e della criminalità, in particolare per le persone che non dispongono di un'occupazione o di un reddito stabile. Per quanto riguarda l'Italia, tuttavia, delle ricerche econometriche hanno dimostrato che non c'è alcun nesso causale fra l'immigrazione e la criminalità; i due fenomeni, però, sono entrambi attratti dalla ricchezza, e quindi possono intensificarsi contemporaneamente nelle zone ricche, senza però che l'una causi o favorisca l'altra.

Le legislazioni dei Paesi UE pongono l'autonomia economica dell'immigrato come una condizione necessaria per avere un permesso di soggiorno e poi la cittadinanza. L'immigrato viene espulso se non dimostra di avere un lavoro regolare o qualcuno che possa dargli un sostentamento economico.

Una prima eccezione a questo principio riguarda quanti sono vittime di persecuzioni politiche o religiose, provengono da dittature e Paesi in guerra. Il diritto internazionale prevede che in questi casi sia riconosciuto il diritto di asilo. La norma si presta anche a degli abusi, essendo difficile provare la nazionalità di un clandestino che chiede asilo politico, e se questi ne ha effettivamente diritto.

L'immigrazione può contribuire a risolvere un problema di sovrappopolazione nel Paese di origine e quelli ad esso legati di fame, epidemie e povertà. A livello politico, i Paesi di origine e di destinazione possono stringere accordi bilaterali che prevedono flussi migratori programmati e controllati, per rispondere a esigenze di manodopera del Paese di destinazione, a problemi di sovrappopolazione del Paese di origine, compensati da altri aspetti come uno scambio di materie prime ed energia. Un accordo di questo tipo può prevedere la fornitura di materie prime e manodopera in cambio di prodotti finiti ed investimenti nell'industria e in infrastrutture nel Paese fornitore.

Il Parlamento europeo, ha approvato, il 20 novembre 2008, l’introduzione di una carta blu sul modello della green card americana. La carta blu avrà lo scopo di attirare in Europa immigrati qualificati provenienti dai paesi terzi e ciò secondo una tabella standard di qualifiche applicabile discrezionalmente dai singoli Stati membri. Oltre alla carta blu, il Parlamento europeo ha adottato la cosiddetta "direttiva sanzioni" che prevede l'applicazione di multe e di sanzioni penali ai datori di lavoro che impiegano immigrati irregolari.

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Australia bianca

Bandiera anticinese degli anni 1850.

La politica dell'Australia bianca o White Australia Policy fu un movimento politico isolazionista e di corrente xenofoba attivo in Australia dal 1901 al 1973, volto a limitare o bloccare totalmente i flussi immigratori dall'estero che incutevano timore di sovra-immigrazione tra i pionieri.

È storicamente riconosciuto che l'ideatore e artefice di questo movimento fu Alfred Deakin, convinto che cinesi e giapponesi costituivano una seria minaccia al progresso del popolo bianco australiano, soprattutto per le proprie caratteristiche di instancabili lavoratori e la loro resistenza allo scarso tenore di vita.

Prima dell'avvento dell'Australia bianca vi è stata una legislazione anti-immigrazione emanata dalle singole federazioni, conseguente al fenomeno dei primi anni 1850, durante il pieno svolgimento della corsa all'oro, quando immigrati cinesi venivano in migliaia nell'isola alla ricerca di lavoro come minatori e operai minacciando di superare la maggioranza democratica sui bianchi.

Nel 1851, dall'avvento della grande corsa all'oro australiana, la ricerca di manovalanza per l'estrazione dell'oro spinse decine di migliaia di cinesi a immigrare verso il continente.

Al 1870, in Australia risulteranno esserci oltre 40.000 immigrati cinesi maschi e 11 donne, per la maggior parte provenienti dalla cina continentale e impiegati soprattutto in campi di lavoro e miniere.

I primi segnali di instabilità causata dalla forte immigrazione si hanno tra il 1860 e il 1861, quando soprattutto nella comunità mineraria di Lambing Flat, oggi rinominata Young (New South Wales), e in cittadine contigue come Spring Creek, Stoney Creek, Back Creek, Wombat, Blackguard Gully e Tipperary Gully, le continue divergenze tra lavoratori bianchi e asiatici diede vita una violenta sommossa che causò innumerevoli morti da entrambe le parti.

A seguito degli scontri, il governatore Charles Hotham istituì una commissione reale con il compito di discutere provvedimenti politici e sociali da prendere in maniera di immigrazione e sicurezza.

Prendendo esempio dal piccolo Stato Victoria che regolamentava rigide restrizioni alla comunità cinese al fine di evitare problemi sociali, la commissione promulgò una serie di restrizioni circa l'immigrazione dalla Cina e nel 1861, il Nuovo Galles del Sud fu il secondo Stato australiano ad attuare il nuovo sistema legislativo.

È tuttavia da chiarire che queste leggi anti-cinesi furono abrogate durante gli anni 1870 e rimasero in vigore negli Stati ancora ottemperati in maniera molto minore.

La nascita di questo movimento è da ricercarsi nello statuto approvato dal parlamento australiano e da molti sindacati, una delle prime leggi passate attraverso la federazione, contrario all'immigrazione e che di fatto proibiva nuove entrate a partire dal 1901.

Negli anni successivi la seconda guerra mondiale, i vari governi di stampo liberale contribuirono a limitare l'utilizzo di questa legge, sino a decretarne lo scioglimento nel 1973, con la mozione e approvazione della Racial Discrimination Act che ha stabilito illegale il razzismo in ogni sua forma, riabilitando la società multietnica e politiche concernenti.

La fine dell'Australia bianca ha significato la riapertura delle frontiere a paesi extraeuropei, soprattutto asiatici e medio-orientali.

Il 15% della popolazione dichiarava di parlare l'inglese australiano come lingua madre, le lingue minoritarie maggiori sono l'italiano, il greco, il cantonese e l'arabo.

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Source : Wikipedia