Ikea

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Tags : ikea, arredamento, economia

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IKEA

il Magazzino IKEA di Genova Campi

IKEA è un'azienda multinazionale con sede in Svezia, specializzata nella vendita di mobili, complementi d'arredo e altra oggettistica per casa, a prezzi economici.

Ikea si è sviluppata divenendo una multinazionale aprendo 258 centri di vendita in 37 paesi; gran parte dei quali in Europa, gli altri centri di vendita si trovano negli USA, in Canada, in Asia e in Australia. Il gruppo IKEA ha 127.800 collaboratori ed è presente in 39 nazioni, ma realizza l'82% del suo fatturato in Europa .

La parola IKEA è un acronimo: IK dal nome di Ingvar Kamprad, fondatore dell'azienda; E da Elmtaryd, l'antico nome di Älmtaryd, il villaggio dello Småland dove Ingvar nacque; A da Agunnaryd, il tätort (località) dove visse.

Älmtaryd, da ælmpt "cigno", si chiamò Elmtaryd fino al 1900, quando venne stabilita definitivamente la nuova ortografia della lingua svedese.

La pronuncia della vocale ä varia, da a , a seconda della posizione nella parola. Nelle lingue germaniche settentrionali il suono æ veniva inizialmente trascritto æ, posto sopra la vocale A. Col tempo il simbolo si ridusse ai due punti della dieresi.

Nel 1999 gli abitanti di Älmtaryd raccolsero le firme necessarie per chiedere alle autorità locali di riportare il nome del villaggio alla versione popolare antica. Poiché la proposta non fu accettata, venne fatto ricorso nel 2003, bocciato dal tribunale amministrativo della contea.

Nel 1943 IKEA viene fondata da Ingvar Kamprad, il quale a 17 anni ricevette un premio dal padre per il suo impegno nello studio e lo usò per dar vita alla sua attività.

All'inizio Ikea vendeva penne, portafogli, cornici, orologi, gioielli, calze di nylon e altri prodotti a basso prezzo. Negli anni cinquanta Ikea apre la sua prima esposizione di mobili ad Älmhult, negli anni sessanta apre in Norvegia mentre negli anni settanta apre in Germania, Svizzera, Australia, Canada, Austria e nei Paesi Bassi.

Ikea inizia inoltre a disegnare i suoi mobili e a confezionarli in pacchi piatti, permettendo così un notevole risparmio e un contenimento dei costi. Ikea ha fatturato 21,2 miliardi di euro nel 2008.

Ikea entrò nel mercato italiano aprendo un primo punto vendita a Cinisello Balsamo presso Milano nel 1989, attualmente (2008) vi sono 15 punti vendita aperti lungo la penisola (due a Milano, due a Roma, Ancona, Bari, Bologna, Brescia, Firenze, Genova, Napoli, Padova, Parma, Rimini e Torino), a conferma di una strategia di espansione del gruppo e del positivo riscontro economico con il mercato italiano. Attualmente i negozi più grandi d'Italia si trovano ad Afragola in provincia di Napoli con 32.700 metri quadri di esposizione ed un parcheggio da 1.800 posti auto e a Roma Porta di Roma con 30.000 metri quadri e 1.200 posti auto.

Un articolo di Le Monde diplomatique del dicembre 2006 mette in discussione la trasparenza della società, ricorda il passato filonazista del suo fondatore e segnala l'impossibilità di conoscere il reale bilancio consolidato del gruppo, a causa di artifici e mascheramenti della sua proprietà.

I lavoratori del negozio Roma Anagnina hanno scioperato nel settembre 2007 denunciando intimidazioni e irregolarità contrattuali; sempre per gli stessi motivi, in rotta di collisione con i Sindacati Confederati, hanno scioperato anche il 3 novembre 2007.

Anche i lavoratori di Porta di Roma, secondo store romano, hanno ripetutamente scioperato tra il 2007 e il 2008 per motivi affini e per via delle imposizioni, unilaterali, dell'azienda, nei confronti dei lavoratori.

IKEA of Sweden (Älmhult) disegna i prodotti Ikea. Il concetto Ikea prevede che ogni articolo venga venduto in pacchi piatti. Questo consente un duplice risparmio sui costi del trasporto (diminuisce il volume della merce) e sui costi di assemblaggio dato che è l'utente finale ad occuparsi di questa operazione.

Per questo motivo i prodotti devono essere impilabili o confezionati in pacchi piatti, devono utilizzare il minor impiego di risorse possibili, utilizzare metodi di produzione economici e avere al tempo stesso un basso impatto ambientale.

I prodotti IKEA sono identificati da un solo termine. Molti di questi termini sono propri della lingua svedese. Sebbene ci siano delle eccezioni, molti nomi dei prodotti sono basati su uno speciale sistema di nominazione sviluppato da IKEA.

Per esempio, DUKTIG (significa: Buono) è un linea di giochi per bambini, OSLO è un letto, JERKER (nome maschile svedese) è una scrivania, DINERA (significa: pranzare) per stoviglie. Una serie di mobili da ufficio è chiamata EFFEKTIV (significa: Efficiente), SKÄRPT (significa: Affilato) è una serie di coltelli da cucina.

Il fondatore Ingvar Kamprad, che era dislessico, decise di nominare i mobili con parole e nomi propri piuttosto che codici o sigle rendendo i nomi dei vari prodotti più facili da ricordare.

IKEA pubblica ogni anno un catalogo. Il primo è stato pubblicato in Svezia nel 1951, ora è pubblicato ogni estate in 52 differenti edizioni, in 27 lingue per 35 paesi, ed è considerato il più importante strumento di marketing, dato che influisce sul 70% del budget dedicato al marketing aziendale; nel 2008 ne sono state stampate 198 milioni di copie.

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Julmust

Julmust (svedese jul "Natale" e must "succo di uva") è un soft drink consumato quasi esclusivamente in Svezia nel periodo di Natale. Per il resto dell'anno lo si può trovare sotto il nome di must. A Pasqua il nome diventa påskmust (påsk "Pasqua"). La bevanda è molto legata alla tradizione del Natale, meno a quella della Pasqua. Fuori dal periodo natalizio o pasquale è una bevanda molto difficile da trovare in commercio. 45 milioni di litri di julmust sono consumati in Dicembre (comparati con la popolazione svedese di 9 milioni di svedesi) sono circa il 50% del volume dei soft drink consumati in dicembre e 3/4 del volume di julmust venduto in un anno.

Julmust è stato da Harry Roberts e suo padre Robert Roberts nel 1910 come un'alternativa non alcoolica alla birra. Il drink è prodotto esclusivamente da Roberts AB a Örebro. La ricetta originale è conservata segretamente e solo una persona la conosce con esattezza.

Il Julmust è composto di acqua carboniosa, zucchero, estratti di luppolo, estratti di malto, spezie, colorante (E150), acido citrico e conservanti.

Gli estratti di malto e luppolo danno al drink un gusto vagamente simile a quello della birra, ma il drink non è fermentato e non contiene dunque alcool. La bevanda è venduta in bottiglie di vetro. Spesso si compra la bevanda in Dicembre ma si aspetta il Dicembre successivo per berla.

Il Julmust è un grosso handicap commericale per la Coca Cola in Svezia, infatti la svezia è l'unico paese dove il consume di Coca Cola diminuisce durante il periodo natalizio. Questo è uno dei motivi per il quale la Coca Cola ha interrotto la collaborazione con la società di bibite svedese Pripps per fondare la Coca Cola Drycker Sverige AB. La Coca Cola produce ora il proprio Julmust anche se non pubblicizzato fino al 2004, quando la Coca Cola iniziò a produrlo sotto al marchio "Bjäre julmust".

Fuori dalla Svezia il Julmust è quasi impossibile da reperire. È stato stretto un accordo con la compagnia svedese IKEA che lo dovrebbe vendere in tutti i suoi punti vendita negli USA.

Nel Novembre 2004 la Pepsi ha messo in commercio un prodotto simile negli Stati Uniti col nome di Pepsi Holiday Spice ma fu in commercio solo per il periodo natalizio 2004-05. Non ebbe grande fortuna.

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Afragola

Panorama di Afragola

Afragola (pronunciare Afragóla) è un comune di 63.887 abitanti in provincia di Napoli.

Si tratta di quello che è storicamente il maggiore centro dell'entroterra campano, collocato tra la via Sannitica (il vialone voluto da Carlo III di Borbone per collegare la Reggia di Caserta con la capitale del Regno delle Due Sicilie) e la via Appia in posizione pressoché equidistante tra Napoli (15 chilometri) e Caserta (18 chilometri).

L'abitato prosegue quasi senza soluzione di continuità a sud verso Napoli, a est verso Nola e a nord e a ovest verso Caserta e Aversa, trovandosi al centro di una conurbazione di circa 18 comuni per quasi 800mila abitanti, comprendente anche i quartieri periferici settentrionali del capoluogo campano, nota come «area a nord di Napoli» o anche «l'afragolese» o «l'hinterland afragolese».

L'abitato costituisce inoltre un'unica entità urbana con Casoria, comune che infatti si tentò di disciogliere sotto il Fascismo per farlo confluire nel comune di Afragola, e Cardito.

Alcune zone abitate, gravitanti verso la città di Afragola, o storicamente collegate con essa, dipendono tuttavia amministrativamente dai comuni limitrofi (contrada Casamerola nel comune di Casoria, contrada Arcopinto, in parte nei comuni di Casoria e Cardito, località di Casone, Filichito e Tamburiello, a cui si è quindi aggiunta la località di Botteghella (antico villaggio di Arcora), nel comune di Casalnuovo di Napoli e nella sua frazione di Tavernanova).

Al comune di Volla, precedentemente parte del comune di San Sebastiano al Vesuvio, vennero aggiunte alcune parti del comune di Afragola (San Salvadore delle Monache e Lufrano): rimase invece dipendente da Afragola la contrada Salice, che attualmente costituisce un'isola amministrativa.

La borgata di "Saggese" non ha più soluzioni di continuità con l'abitato cittadino, mentre la borgata di "Capo Mazzo" ospita solo un gruppo di case sparse, che si affiancano a un agglomerato industriale di modeste dimensioni e a una zona commerciale in costante espansione che si va saldando all'abitato.

Afragola si colloca nel cuore dell'antica Campania felix, allora l'area più fertile della penisola italica. Per l'esattezza è situata nella piana dei regi lagni, parte della regione storico-geografica della Terra di Lavoro (che per il resto è quasi interamente ricompresa nella provincia di Caserta, ad eccezione del cassinate e dell'agro pontino, che fanno parte rispettivamente delle province di Frosinone e Latina).

Il territorio di Afragola era abitato dai Sanniti, dei quali sono state ritrovate diverse tombe risalenti al IV-III secolo a.C. (tra cui la tomba dipinta rinvenuta nel 1961 in località "Cantariello" e oggi esposta al Museo Archeologico Nazionale di Napoli e la necropoli rinvenuta in località "Sanguineto" nel 1982).

Secondo la tradizione la città è stata fondata nel 1140 dal re Ruggero II di Sicilia, detto Ruggero il Normanno, che avrebbe distribuito terre incolte ai suoi veterani (l'episodio è raffigurato nell'affresco della sede municipale, eseguito dal pittore Augusto Moriani nel 1866). La tradizione era tuttavia già stata riconosciuta come falsa dallo storico ottocentesco Bartolomeo Capasso.

Probabilmente il centro si sviluppò a partire da una serie di insediamenti rustici, divenuti piccoli villaggi (tra i quali Arcopinto, costruito forse presso le arcate di un antico acquedotto romano, Cantarello, Casavico, San Salvatore delle monache, Archora e Salice) e attorno a chiese probabilmente preesistenti (Santa Maria la nova, dell'XI secolo, San Marco in sylvis, Santa Maria di Ajello e San Giorgio martire).

La prima menzione del nome (Afraore o Afraora) risale alla prima metà del XII secolo. Altre varianti in carte successive sono "Afragone", "Afraolla", "Fraolla", "Afrangola". Secondo la tradizione il nome sarebbe stato collegato all'esistenza delle fragole, che compaiono infatti nello stemma comunale. Più probabilmente, deriva invece dalla locuzione latina "ad fragorem" (presso il rumore). Esistono tuttavia anche numerose altre ipotesi.

Fu feudo dell'arcivescovo di Napoli e uno dei "casali" considerati parte integrante di Napoli. Alcune terre furono possesso feudale di vari personaggi, mentre altre appartenevano al demanio regale; la collettività locale si era organizzata in una universitas guidata da un syndicus. Nel 1576 l'universitas acquistò i diritti della parte feudale e della parte demaniale del suo territorio, mentre il re si riservava il diritto di nominare un governatore per l'amministrazione del "casale".

Nel 1639 il duca di Medina, viceré di Napoli, decise la vendita dei "casali" per finanziare la guerra dei Trent'anni e gli abitanti di Afragola furono costretti a versare nuovamente una considerevole somma di denaro. Nel 1799 Afragola partecipò alla Repubblica napoletana e fu issato nell'attuale piazza Municipio l'albero della libertà. Solo nel 1809 si ebbe la prima amministrazione comunale (con il primo sindaco Cesare Castaldo).

Sotto il regime fascista Afragola, come tutte le città di una certa importanza, era amministrata da un podestà (dal 1927 al 1943 Luigi Ciaramella). Il 5 ottobre 1935 il re Vittorio Emanuele III, su proposta del podestà, conferì al Comune il titolo di "città", come commemorato da una targa marmorea affissa nell'atrio di Palazzo Civico il successivo 28 ottobre.

Si ebbe il progetto di trasformare Afragola in una grande città, mediante la riunione con Casoria. Nel centro della nuova "grande Afragola" fu inserita una nuova piazza, "piazza Belvedere" (oggi piazza Emanuele Gianturco) con le "quattro vie" (via Roma, via Francesco Russo, corso Enrico De Nicola e via Guglielmo Oberdan) e fu realizzato il "rettifilo", corso Giuseppe Garibaldi, che collegava la nuova piazza con piazza Cirillo al centro di Casoria. Fu inoltre spostata la stazione ferroviaria. All'accorpamento del comune di Casoria in quello di Afragola si oppose tuttavia il cardinale Maglione, originario di Casoria, e il progetto fallì, lasciando ad Afragola un nuovo centro cittadino spostato verso il confine con il comune di Casoria, mentre il vecchio centro storico era stato abbandonato al degrado.

Nel 2005, durante alcuni lavori ferroviari, è stato ritrovato un villaggio, in località Marziasepe, probabilmente di origine micenea o cretese, sepolto dalle ceneri della eruzione del Vesuvio cosiddetta delle Pomici di Avellino risalente a circa 1.800 anni a.C. Sono venute alla luce capanne, orme, ossa, ma soprattutto vasellame che attesta il periodo cui si fa riferimento.

Il santuario, poi eretto in basilica pontificia, fu eretto in stile barocco a partire dal 1613 con annesso convento dei frati minori riformati dell'ordine francescano, nonostante l'opposizione dei domenicani. Inizialmente dedicato all'Immacolata Concezione e quindi a San Francesco, fu quindi dedicato a Sant'Antonio di Padova. L'interno, rivestito di marmi, è a tre navate, con abside e cappelle sul lato sinistro. Il campanile del 1915 è staccato dalla chiesa.

Conserva un miracoloso crocifisso del frate umile da Petralia e una statua in legno di Sant'Antonio di Padova del XVII secolo, collocata in un grande tabernacolo del 1922 entro l'abside. Nella sacrestia un dipinto di Agostino Beltranio raffiugrante l'apparizione del Bambino Gesù a Sant'Antonio (1630).

Il culto di Sant'Antonio ha reso il santuario un celebre luogo di pellegrinaggio (con festa il 13 giugno), facendo di Afragola la "Padova del Sud". Dal 18 febbraio 1995 il santuario è ufficialmente gemellato con la Basilica di Sant'Antonio in Padova, ma contatti informali sono esistiti da sempre.

Il convento, con il collegio serafico, ospita un'importante biblioteca che raccoglie oltre 15mila volumi, tra cui numerosi pezzi unici o rari.

In origine esisteva come piccolo slargo con il nome di "piazza dell'Arco". Vi si affacciava la piccola chiesa di San Nicola di Bari. L'antica universitas, organizzazione degli abitanti che rappresentava la città, che si era riunita inizialmente nella chiesa di Santa Maria della Misericordia (piazza Ciampa), prese in affitto nella prima metà del XVIII secolo alcuni ambienti di "palazzo Tuccillo" in via San Giovanni.

Nel 1860 si decise di abbattere alcuni edifici, compresa la chiesa di San Nicola, tra la via suddetta e il vicolo dell'Arco per creare una piazza antistante; fallite le trattative per l'acquisto del palazzo Tuccillo, una nuova sede municipale fu eretta nel 1870 sul fondo della piazza, ad opera degli architetti Carlo Ciaramella e Francesco Danise.

Sull'attuale piazza si affaccia anche il "palazzo Migliore", del XVII secolo.

Documentato dal 1495, fu probabilmente costruito dopo il 1420 dalla famiglia che deteneva in quel momento il feudo di Afragola (Capace-Bozzuto). Secondo la tradizione fu residenza della regina Giovanna II d'Angiò. Si presenteva in origine come un vasto quadrilatero protetto da quattro torri e circondato da un fossato, più tardi riempito.

Nel 1571 fu venduto alla univesitas, corrispondente all'attuale comune. In stato di degrado fu venduto nel 1726 a Gaetano Caracciolo duca di Venosa, che lo restaurò. nuovamente in abbandono alla fine del secolo, vi fu installato un orfanotrofio.

Attualmente il castello ospita una scuola dell'infanzia e primaria paritaria, denominata Addolorata, il cui ente gestore è la Città di Afragola, la cui frequenza è gratuita. Tale scuola è erede dell'orfanotrofio gestito dalle suore compassioniste serve di Maria nel secolo scorso in base a un protocollo d'intesa, non più vigente, siglato tra la fondatrice della Congregazione, la beata suor Maria Maddalena Starace, e l'amministrazione comunale. La Congregazione ha ancora una comunità nel castello, che ospita anche il centro di accoglienza diurno "Il Bruco", semiconvitto per ragazzi in difficoltà gestito da una cooperativa sociale.

Il territorio comunale di Afragola è disseminato di chiese e cappelle, quasi tutte di rilevante interesse storico-artistico, architettonico o culturale. Ad eccezione di Santa Maria la Nova e di alcune cappelle non più esistenti in località Cantariello e in contrada Salice, gli edifici di culto sono tutti situati nell'abitato principale del Comune. Negli anni '60 il territorio risultava essere suddiviso in oltre 40 parrocchie, ridotte a 12 negli anni '90 e rimaste, attualmente, a sole 8 con l'ultimo ridimensionamento operato dalla Diocesi di Napoli, che ha anche esteso i confini del decanato a Casoria (precedentemente, il decanato, XV, si chiamava "Afragola" e comprendeva il territorio del comune di Afragola precedente all'istituzione del comune di Casalnuovo di Napoli). Tali riforme si sono rese necessarie, nonostante l'incremento della popolazione, a causa della penuria di sacerdoti secolari.

Altre sedi parrocchiali sono Sant'Anna e Santa Maria delle grazie. Tra le numerose sedi parrocchiali soppresse sono da ricordare Sant'Antonio abate (via Antonio Guerra), Santa Veneranda (piazza Ciampa), Immacolata Concezione (via Milano), Santa Maria delle grazie (via Domenico Morelli, angolo via Arturo de Rosa, da non confondersi con l'altra chiesa parrocchiale di Santa Maria delle grazie) e varie chiese intitolate alla Madonna del Rosario di Pompei. Rilevantissima sotto il profilo storico-artistico è, infine, la chiesa di Santa Maria la nova o Santa Maria di Costantinopoli, detta Scafatella, situata nella borgata del Capo Mazzo (di fronte all'ingresso dei centri commerciali da quella che si chiama, appunto, contrada Santa Maria la nova), risalente probabilmente all'XI secolo.

La città è sede del premio "Città di Afragola - Ruggero il Normanno", istituito nel 1990 da Luigi Grillo, divenuto internazionale in occasione della decima edizione. Il premio viene assegnato ogni anno a personalità di rilievo nei campi della cultura, della politica, dell'imprenditoria, delle professioni, o ad autorità religiose e militari, e consiste in una statuetta in argento raffigurante il re normanno a cavallo. Vengono inoltre conferiti premi speciali (medaglia d'oro). Presenziano i discendenti della casa d'Altavilla.

Alcuni giochi erano particolarmente adatti ai bambini: ’o treno a ffuoco era il più semplice. Altri giochi richiedevano qualche abilità: a nascónnere (= a nascondino) detto anche a vvieneténne, acchiappamuro (o acchiappammuro, cioè toccamuro), acchiappafierro, cioè toccaferro. Buone capacità ginniche erano richieste per altri giochi. Il più complicato si chiamava scaricacemmenera (= spazzacamino). Ma c’era anche lo scaricavarrile (= scaricabarile), ’A vacca ’e Foggia, ’o zompaparmo (cioè saltapalmi), ’a sciuliarèlla, ’o scarfamàne (= scaldamani), a nzicco nzicco... Altri giochi erano legati a particolari momenti dell’anno. Carnevale si prannunciava già nella prima domenica di quaresima con la cosiddetta ruttura d’’a pignata. Natale e Pasqua consentivano un certo scialo: infatti ritornavano di moda i giochi con le carte o direttamente con i soldi: capa o roce (= testa o croce), azzeccam¬muro (o azzeccamuro, cioè battimuro, perché il gioco si faceva battendo una moneta sul muro), ’o parmo e ’o ziracchio... A Natale, con le noccioline tornava di moda giocare a singhetiello, a pizzechillo, a fussetiello, a castella, a cucco o viento. Con dei pezzettini di piastrella o di marmo (detti quastulelle) si faceva la pastora. Il più avvincente dei giochi, però, era quello con lo strùmmolo. Si poteva giocare a piglià oppure a spaccastrómmole. Con armi finte confezionati da loro stessi, i ragazzi gopcavano alla sparatoria e ’e contrabbandiere. Infine veniva il gioco detto mazza e pìvezo, cioè la lippa. Nelle sere d’inverno si ac¬cendeva sempre il fuoco nel cortile e si formava un’ampia cerchia di ragazzi desiderosi di ascoltare ’e cunte (= i racconti). Si divertivano anche gli anziani a raccontare o ad ascoltare e i ragazzini sostavano volentieri, come se la presenza degli anziani fosse per essi una protezione e ci si riscaldava, forse non solo per la fiamma, che si spegneva sempre troppo presto.

La cucina afragolese si inserisce nella tradizione della Campania centro-settentrionale ("cucina napoletana") con alcune varianti (per esempio nella composizione del ragù): ad Afragola non esiste il casatiello dolce, e con questo termine si intende il "casatiello salato", tradizionale durante la Pasqua insieme alla pastiera e alla "pizza di tagliolini", mentre il "tortano" è ancora una pietanza differente.

La pizza, che ha il medesimo impasto – anch'esso lievitato naturalmente – del di quella napoletana, se ne differenzia nella scelta degli ingredienti per i condimenti e nella denominazione delle ricette tipiche. La "pizza fritta" è chiamata qui anche "calzone" per la sua caratteristica forma a mezzaluna; di solito è farcita con ricotta (che nella zona si fa con latte misto di mucca e di bufala), fiordilatte, salame casareccio e pepe nero (a Napoli la si preferisce fare con due dischi sovrapposti e, soprattutto, provola, ricotta e ciccioli, non presenti nella tradizione afragolese).

Il menù delle feste comprende le polpette di San Marco (polpettine di carne suina e bovina con cavolo nero o cappuccio fatte nella borgata di Casavico in occasione della festa patronale), e i croccantini o torroncini di Sant'Antonio, venduti sulle bancarelle in occasione delle celebrazioni per il santo protettore.

Prodotti tipici sono la mozzarella e il fiordilatte di Frattamaggiore.

Nelle zone periferiche del Capomazzo e del Cantariello hanno sede alcune tra le maggiori strutture commerciali del Mezzogiorno (tra cui Ikea e Le porte di Napoli che comprende un Ipercoop di Unicoop Tirreno) ed è attualmente in costruzione lo scalo ferroviario dedicato all'alta velocità, progettato da Zaha Hadid. Nell'anno accademico 2005-2006 è stato attivato un corso di laurea ("Ingegneria gestionale delle reti di servizi") dell'Università degli studi di Napoli Parthenope, con sede presso il palazzo Cuccurese, appositamente restaurato.

Afragola è tuttavia attanagliata da numerosi problemi sociali, tra i quali l'emergenza rifiuti e gli elevatissimi tassi di inquinamento, l'alto tasso di disoccupazione e la criminalità.

La stazione ferroviaria sulla linea Napoli-Roma via Formia (stazione di Casoria - Afragola), costruita nell'ambito del progetto fascista della "grande Afragola", è situata a Casoria in piazza Dante, a circa 2 km dal centro di Afragola (piazza Gianturco).

Nell'ambito della ristrutturazione del nodo ferroviario di Napoli per la ferrovia ad altà velocità, sarà realizzata ad Afragola una nuova stazione, progettata dal noto architetto Zaha Hadid e finanziata in maggioranza con fondi pubblici, stanziati dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti , con il coinvolgimento delle società "Treno Alta Velocità" e "Italferr" (società di ingegneria del gruppo delle "Ferrovie dello Stato") per conto di "Rete Ferroviaria Italiana". La stazione rientrerà nel circuito gestito da "Grandi Stazioni", la società del gruppo che si occupa della gestione dei maggiori scali ferroviari italiani, mentre il traffico treni sarà gestito da "Trenitalia" ("divisione passeggeri" per i treni a lunga e media percorrenza e "divisione trasporto regionale", "MetroNapoli" e "Circumvesuviana" (ex "SFSM" - "Strade ferrate secondarie meridionali"). Al trasporto regionale saranno dedicati due binari e altri due ai collegamenti della CircumVesuviana.

La città è collegata alla rete autostradale dal casello di "Napoli nord" della Milano-Napoli (A1), che prosegue verso sud con Napoli-Reggio Calabria (A3). Dalla A1 sono raggiungibili i vicini allacci per la Napoli-Canosa (A16) e per la tangenziale di Napoli (A 56) verso Pozzuoli.

Dopo la barriera di Napoli nord, ci sono due uscite in territorio afragolese: Casoria - Afragola, che immette sulla SP527 Cantariello, e Afragola - Acerra, che immette sulla SRexSS162 NC (asse mediano).

Esistono linee di autobus extraurbani della "Compagnia Trasporti Pubblici" ("CTP") verso Napoli e verso Caserta, integrate da collegamenti specifici per l'utenza scolastica verso i comuni limitrofi. La "Società consortile trasporti afragolesi", a capitale misto, dovrebbe gestire il trasporto pubblico urbano, ma ha attivato solo un servizio di scuola-bus.

Se da un lato esiste un alto numero di medici rispetto alla popolazione, dall'altro è presente solo un punto di primo soccorso, mentre non sono disponibili posti letto per il ricovero. L'azienda sanitaria locale "NA/3", comprendente circa la metà dei comuni dell'"area a nord di Napoli" (gli altri rientrano nel territorio di competenza delle ASL "CE/2" e "NA/4"), gestisce un solo presidio ospedaliero, situato a Frattaminore, mentre altri ospedali pubblici sono a Napoli e Aversa e una clinica convenzionata con il servizio sanitario è presente a Casoria e una rilevante struttura privata ad Acerra.

Tra gli abitanti dell'antico centro storico (appartenenti agli strati sociali più bassi della popolazione, a cui si aggiunge una numerosa comunità di immigrati, in buona parte irregolari) resta ancora ai massimi livelli italiani l'indice di disoccupazione ed è diffuso il lavoro nero.

Il nuovo centro residenziale, costruito in applicazione della legge 219/1981 dopo il terremoto del 1980 tra le località Salicelle e Quattrovie (periferia nord-occidentale della città) e popolato quasi esclusivamente da famiglie provenienti da altri comuni, in larga misura Napoli, è teatro stabile di scippi, furti, rapine, evasione scolastica. Il trasferimento della stazione dei carabinieri in loco e la presenza di altre istituzioni di rilievo (sezione staccata di tribunale, motorizzazione civile, vigili del fuoco) ha contribuito tuttavia a ridurre il fenomeno.

Come in molte città della Campania si registra anche la presenza del quartier generale di un clan camorristico tra quelli ritenuti più attivi. Anna Mazza, il suo massimo esponente, è stata la prima donna in Italia ad essere indagata, e poi condannata, per il reato di associazione a stampo mafioso. Nel 1999 il consiglio comunale fu sciolto con decreto del presidente della Repubblica, su proposta del ministro dell'Interno, per infiltrazioni dell'organizzazione malavitosa nella gestione della macchina comunale, rilevate da una commissione d'accesso inviata dalla Prefettura, in seguito riabilitato dalla sentenza del Tar che ha ritenuto i fatti contestati per lo scioglimento non sufficienti. Nel 2005 l'ammnistrazione in carica, con decisione del Ministero dell'interno del 25 ottobre 2005, è stata sciolta perché gli accertamenti svolti dalla commissione di accesso hanno avvalorato «l'ipotesi della sussistenza di fattori di inquinamento dell'azione amministrativa dell'ente locale a causa dell'influenza della criminalità organizzata». Questa volta nessuna riabilitazione: sia il Tar che il Consiglio di Stato rigettano il ricorso presentato dall'amministrazione sciolta.

Nota: gli abitanti di Saggese sono ricompresi in quelli del capoluogo.

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Società ad azionariato diffuso

Una società ad azionariato diffuso è una azienda - solitamente di grandi dimensioni - che suddivide il proprio capitale di rischio tra moltissimi azionisti. La frammentazione del capitale di rischio viene mantenuta impedendo ai soci di possedere un numero di azioni superiore ad una percentuale minima del totale (tipicamente dal 3 al 5%). Questo comporta che non sia presente un gruppo di controllo tra i possessori di azioni. Sarà, invece, il gruppo dirigente a prendere le decisioni. Quella delle società ad azionariato diffuso è una tipologia di impresa poco sviluppata in Italia (società a proprietà diffusa: 17,7% sul totale nel 2006) e in generale in tutto il Vecchio Continente, mentre negli Stati Uniti sono diffuse e spesso quotate in borsa. È nota anche come public company ma è importante notare che l'aggettivazione "pubblica" è posta in un'accezione ben differente da quella di impresa pubblica, cioè appartenente allo Stato o altro ente pubblico.

Un potenziale conflitto può manifestarsi, dunque, in sede di distribuzione del reddito d'esercizio: gli azionisti sono interessati a percepire per intero le quote di utili; l'alta direzione opterebbe per reinvestire tali capitali in autofinanziamento, al fine di potenziare la crescita d'impresa. Rimane sempre inoltre il richio che il gruppo dirigente, il cui mandato è a termine, si presti a trame e giochi di altre compagnie, che in fututo li gratificheranno adeguatamente.

Il tipo di gestione degli organi societari adottato dalle società ad azionariato diffuso tende dunque verso un'illimitata fiducia nei confronti del gruppo dirigente, sul quale incombe una minaccia sufficientemente forte: esso risponde dei risultati conseguiti, e non ha garanzie di rimanere in carica se fa perdere soldi al pubblico azionista. D'altra parte le direzioni che contemplano una gestione attiva (cioè in cui i soci prendono le decisioni), tipiche delle imprese tedesche e giapponesi (le c.d. imprese consociative), hanno svantaggi speculari: un'eccessiva burocratizzazione aumenta il rischio di conflitti d'interesse, la leadership deve mantenersi sempre ben salda pur nelle inevitabili difficoltà. Infine, per completezza, le imprese padronali, tipicamente italiane, possiedono una compagine azionaria unitaria e stabile, che vincola finanziariamente e gestionalmente l'attività economica, il che assicura rapidità decisionale ma trascura la qualità e la rapidità della direzione.

Le società ad azionariato diffuso - in quanto Società per Azioni - sono state, a partire dal 1700, strumenti ideali per la raccolta di grandi capitali: in primo luogo per la possibilità di partecipazione da parte di un vastissimo bacino di piccoli azionisti e poi per la disponibilità di strumenti di pagamento diversi dal danaro a chi offre servizi alla compagnia (dai dipendenti ai fornitori) detti securities, ovvero partecipazioni azionarie, derivati, obbligazioni, eccetera. I piccoli azionisti vengono chiamati anche speculatori in quanto essi non sono interessati al controllo della società, bensì alla distribuzione di dividendi e alla compravendita dei relativi diritti (sulla quale, appunto, speculano al variare della valutazione del titolo), fungendo in un certo senso come fossero prestatori di danaro, più che veri proprietari. L'interesse che essi hanno ad una valutazione precisa e veritiera del loro investimento viene garantito dal fatto che, in particolare nelle società ad azionariato diffuso, il prezzo dei titoli viene controllato dalla SEC (Securities and Exchange Commission), l'equivalente della CONSOB italiana, anno per anno con vari rapporti (10-K, 13D, 144...) che rendono note a tutti i rendimenti della società ad azionariato diffuso. In realtà alcuni detrattori ritengono che questa misura di trasparenza rechi dei vantaggi alle imprese che non hanno l'obbligo di rendere pubblici tali dati (come le aziende private), dato che si rendono ad esse chiare le linee strategiche dei concorrenti ad azionariato diffuso.

Il processo di conversione di una compagnia, da privata a società ad azionariato diffuso (più raro, ma non impossibile, il caso contrario, in particolar modo tramite leveraged buyout), è determinato da una serie di eventi che abbassano sensibilmente la rosa di possibili candidate a questo "salto". Innanzitutto è necessario che l'impresa abbia conseguito negli anni un rafforzamento significativo della liquidità e dei profitti, a cui segue un'offerta pubblica iniziale, che disperde le quote di capitale. In realtà questo è un passo tutt'altro che obbligato: grandi compagnie come Goldman Sachs, UPS o IKEA sono rimaste private ed hanno conseguito parimenti grandi margini di utile.

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Vigne Nuove

Vigne nuove è quartiere Romano della zona di Monte Sacro.Esso si è allargato con l'accrescimento di una sua parte ora chiamata Porta Di Roma.Porta Di Roma ha il centro commerciale "Auchan",che contiene 220 negozi piu auchan.Ma vicino ha anche ikea e leroy merlin.Come tutti i quartieri Romani ha anche la sua chiesa con il nome di :"Sant'Alberto Magno".Ha anche tre supermercati "il Tigre" "la Coop" "il Pewex".Il primo centro commerciale a vigne nuove fu "centro Flaiano" durato pochi anni perchè fallito.,ora come ora all'interno c'e un piccolo mini bar con slot machine e biliardo.Ci sono anche le poste.Il centro sportivo del quartiere si chiama "Delle Vittorie".Fino a pochi anni fà "oggetto" di molte critiche era l'incrocio, rimosso perchè ritenuto pericoloso.,le critiche dei cittadini hanno fatto si che si facesse una rotatoria, ma dopo poche settimane diventò disssestata e per questo fu ristrutturata in poco tempo,adesso è perfetta e ha ridotto gli incidenti.La maggior parte delle strade sono dissestate e per questo si sta cercando di ripararle piano piano.Inoltre Vigne Nuove ha un importante capolinea di autobus, che la collegano con il centro.Gli autobus che vi fanno capolinea sono:il 38, l'84, il 308, il 334, e il 341.Questo importante capolinea si chiama "Baseggio". Vicino ad esso si sta formando sempre di piu il quartiere "Casale Nei".

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Asker

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Asker è un comune norvegese della contea di Akershus, si trova nella periferia di Oslo. E famoso per aver ospitato la prima IKEA fuori dalla Svezia. La città è famosa perché è il luogo di nascita del capo di Governo delle isole Svalbard, Pet Sefland.

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Ingvar Kamprad

Ingvar Kamprad che parla ad un gruppo di studenti svedesi all'Universita' di Växjö

Ingvar Feodor Kamprad (Ljungby, 30 marzo 1926) è un imprenditore svedese fondatore (nel 1943) di IKEA.

Kamprad ha cominciato a costruire il suo business fin da ragazzo, vendendo fiammiferi ai vicini con la sua bicicletta. Successivamente scoprì che poteva acquistare i fiammiferi ad un prezzo molto basso presso un fornitore di Stoccolma, in modo da poter trarre maggior profitto nella vendita abbassando leggermente i prezzi. Dai fiammiferi, si espanse vendendo pesce, decorazioni per alberi di natale, semenze da giardino e successivamente penne a sfera, matite.

Quando compì 17 anni suo padre gli diede dei soldi come regalo per i buoni risultati che ottenne con gli studi. Kamprad usò questi soldi per costruire e fare crescere il suo stabilimento che chiamò IKEA. L'acronimo IKEA è composto dalle iniziali del suo nome (Ingvar Kamprad) o IK più Elmtaryd, la fattoria di famiglia dove è cresciuto, e Agunnaryd, un piccolo villaggio nella provincia di Småland.

Ha ammesso che la sua dislessia ha giocato una larga parte del lavoro iniziale della compagnia. Per esempio i nomi in svedese dei mobili IKEA sono stati scelti da Kamprad perché aveva difficoltà nel ricordare i numeri.

Kamprad ha vissuto a Epalinges fin dal 1976. Come ha dichiarato in un'intervista per la televisione svizzera di lingua francese TSR, Kamprad guida una macchina vecchia di 15 anni, vola in classe economica e incoraggia i dipendenti IKEA a scrivere sempre su tutti e due i lati di un foglio. .

Nel 1994 le lettere personali dell'attivista fascista Per Engdahl sono state rese pubbliche dopo la sua morte ed è stato rivelato che Kamprad entrò a fare parte degli Engdahl's pro-Nazi un gruppo nazista nel 1942 e che contribuì al reclutamento di nuovi membri fino al tardo settembre del 1945 quando uscì dal gruppo rimanendo amico di Engdahl fino all'inizio degli anni '50.

Dopo quella rivelazione pubblica, Kamprad ha dichiarato di provare rammarico per quella parte della sua vita, definendola il più grande errore che abbia mai fatto, e ha scritto una lettera di scuse rivolta a tutti i suoi impiegati ebrei.

È risaputo che IKEA è uno dei pochi rivenditori ad avere un deposito all'interno dello stato di Israele: questo riflette un tentativo di eliminare questa polemica.

Secondo il settimanale svedese Veckans Affärer , Kamprad è la persona più ricca del mondo. Tuttavia, IKEA nega questa asserzione: Kamprad non è più il proprietario dell'azienda (in una sua dichiarazione spiega di aver dato le dimissioni perché desiderava pagare meno tasse), quindi IKEA non dovrebbe essere inclusa nel computo dei suoi possedimenti. Forbes magazine, continua a riportare al primo posto Bill Gates mentre Kamprad si trova ora in quarta posizione - prima dell'articolo sul Veckans Affärer si trovava al dodicesimo posto.

Secondo il provider tedesco T-Online, Kamprad è il più ricco del mondo, con 53 miliardi di dollari americani.

A partire dal marzo 2005, la perdita di valuta del dollaro americano ha messo Kamprad in testa alla classifica delle persone più ricche del mondo. Nel marzo 2006, Forbes magazine ha stimato la sua fortuna a 28 miliardi di dollari americani .

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Sterpenich

Sterpenich è una frazione della città di Arlon, confina con il Lussemburgo, con il paese di Steinfort.

Il villaggio ha cominciato ad avere più abitanti con la costruzione di IKEA (Arlon). Il costo delle case é più alto di quello della città di Arlon e del resto della Vallonia. Il villagio ha una chiesa. Per il momento è l'unico posto in Belgio che ha l'AVDSL.

Il paesino è stato importante quando erano ancora presenti le frontiere. Il villaggio ha inoltre un'azienda agricola al suo interno. È prevista la costruzione di un "Centre de loisir" (Centro di divertimento) di fronte ad Ikea. Ci saranno negozi, locali, un cinema, ristoranti, ecc. Inoltre è presente una piccola pista di volo per aerei leggeri, per imparare a guidare questo tipo di aerei e ricevere una licenza.

Inoltre Sterpenich ha al suo interno ha il Castello e fattoria di Sterpenich. La sicurezza del paese dipende dalla polizia di Arlon.

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Source : Wikipedia