Howard Jones

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Tags : howard jones, pop rock, musica, cultura

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Howard Jones

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Howard Jones (Southampton, 23 febbraio 1955) è un pianista, tastierista e cantante inglese, icona del synthpop degli anni '80.

Howard esordì nel 1983 con il singolo New Song il quale, aldilà di ogni aspettativa, si piazzò in breve tempo ai vertici delle hit parade europee, seguito a ruota da What is love, che si piazzò al secondo posto delle charts britanniche, e la più introspettiva ed affascinante Hide and seek, che introdusse gli aspetti più spirituali della personalità artistica di Howard Jones.

Nel 1984 il primo album, Human's Lib, entrò direttamente al primo posto in Inghilterra, conquistando il disco di platino e consacrando così Jones ed i suoi sintetizzatori al grande pubblico mondiale (disco d'oro in Germania, Italia, Usa, Giappone ed Australia).

Il secondo album, Dream into action del 1985, bissò e moltiplicò il successo del primo, con successi quali Like To Get To Know You Well, Look Mama, Things Can Only Get Better e soprattutto No one is to blame, che scalò le hit parade americane piazzandosi al primo posto e che a tutt'oggi annovera oltre 3 milioni di passaggi su stazioni radio dei soli Stati Uniti. Il disco restò per oltre 1 anno nelle classifiche statunitensi, facendo di Howard Jones uno dei pochi artisti inglesi ad aver effettivamente raggiunto capillarmente la popolarità negli USA.

Nel 1986 HoJo, come è affettuosamente soprannominato dai fans, è eletto dai lettori di Rolling Stone "miglior tastierista dell'anno". Fra il 1987 ed il 1992, la Warner pubblica ulteriori tre dischi: One to One, Cross that line e In the Running, a ciascuno dei quali ha fatto seguito il rispettivo tour mondiale che ha visto Jones esibirsi in location storiche quali il Madison Square Garden di New York ed il Forum di Los Angeles.

Nel 1992 il brano Lift me up, tratto dal disco In the running, entra nella top ten americana, e l'anno successivo, con l'antologia The Best of Howard Jones, l'artista festeggia il traguardo degli 8 milioni di dischi venduti. Su tale scia, Howard reintraprende la strada dei suoi pionieristici "one man shows" che lo resero famoso negli anni '80 ed inaugura un'ambiziosa tournée mondiale che si concluderà in Giappone.

Nel 1994, Howard Jones inaugura la sua nuova etichetta indipendente, la dTox Records, con l'album Working in the backroom, distribuendolo esclusivamente tramite internet, ciò che ne fa un pioniere anche nel campo della produzione ed anticipando il trend del terzo millenio.

Dotato di estrema sensibilità artistica e spirituale, umiltà e capacità di considerarsi in continua evoluzione, nel 1996, forte della sua solida formazione classica, Howard intraprende una strada completamente nuova, avviando una tournée acustica in compagnia del suo solo pianoforte a coda e delle percussioni di Carol Steele, sfociata nell'album Live Acoustic America, registrato durante la tappa americana di Los Angeles, unanimemente considerato uno dei migliori live album di produzione indipendente degli ultimi anni.

Nel 1999 esce People, acclamato come uno dei suoi migliori lavori di sempre. Howard si circonda di una band completamente nuova, composta dal chitarrista Robin Boult (già con Fish dei Marillion), il bassista Nick Beggs (Kajagoogoo) ed il batterista Kevin Wilkinson (China Crisis, The Waterboys, Squeez), con i quali intraprende un tour mondiale nel biennio 1998-99. Le tappe americane vedranno la compartecipazione di altre due storiche band degli 80s, i Culture Club di Boy George e gli Human League.

Nell'estate 2000, a seguito della morte di Kevin, viene pubblicato il disco Perform.00, con registrazioni postume di quest'ultimo, quale tributo alla memoria. Nello stesso anno Howard appare nella tournée europea Night of the Proms, a fianco di oltre 120 fra orchestrali e coristi, mentre nel 2001 affianca l'ex Beatle Ringo Starr nella tournée nordamericana di una super-band che annovera fra gli altri il bassista Greg Lake (Emerson Lake and Palmer), la batterista Sheila E (Prince), i chitarristi Ian Hunter e Roger Hodgson dei Supertramp. In scaletta anche alcuni hit di sempre di Howard, che delizia inoltre regolarmente il pubblico con il tecnicissimo brano Karnevil 9 di Keith Emerson, rendendo ancora una volta onore al suo soprannome "wizard of keyboards".

Nell'autunno 2001 HoJo si avvale di una formazione rinnovata, affiancando alla chitarra di Robin Boult la voce della splendida Shaz Sparks e le programmazioni elettroniche di Robbie Bronnimann (entrambi provenienti dai britannici dBa). Dalle 19 date del relativo tour, verranno pubblicati altrettanti CD live a tiratura limitata, oggetto del desiderio di molti collezionisti; compendio finale sarà l'album live ufficiale Peaceful Tour.

Nel 2002 Jones collabora all'hit Blue delle Sugababes (dal disco di platino Angels with Dirty Faces), cura la produzione di Open Heart Zoo di Martin Grench e di Spectrum e Twister dei dBa, e pubblica il disco strumentale Piano Solos for Freinds and Loved Ones, distribuito in edizione limitata solo sul web.

Nell'autunno del 2003 HoJo festeggia vent'anni di carriera con uno spettacolare live show allo Shepherd Bush di Londra suddiviso in quattro set (acustico, rétro in perfetto stile '80s, elettronico nella formazione attuale, e con big band), insieme ad amici illustri quali Midge Ure e Nena. Lo show sarà immortalato da un DVD, pubblicato nel 2005.

Sempre in occasione dei 20 anni, la Warner pubblica l'antologia The very best of, contenente anche l'anteprima Revolution of the heart, ed un bonus-disk di inediti e b-sides a tiratura limitata. Del 2005 è il nuovo album elettronico Revolution Of The Heart, contenente la title-track (che ha raggiunto la Top 10 delle charts inglesi) ed il singolo Look at You Now (in Top 20), ripresi da diversi remixers in svariate versioni pubblicate anche su vinile. L'uscita dell'album è stata accompagnata da una tournée negli USA (San Juan, Salt Lake City, Denver, Colorado Springs, Long Island, New York, New Jersey e Philadelphia). L'artista stringe nel frattempo sodalizio con l'etichetta indipendente Ondesferiche, che produce l'edizione italiana di Revolution of the heart e lo riporta in tour a più riprese nella penisola dopo sette anni di assenza dall'Italia.

Howard Jones è a tutt'oggi in piena attività artistica.

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Howard Jones (cantante)

Howard Jones (...) è un cantante statunitense, attuale membro delle band metalcore Killswitch Engage e Blood Has Been Shed.

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Gone to the Moon

Tears è stata presentata in anteprima sulla compilation di inediti anni ottanta, intitolata This Is Not Retro - This Is the Eighties Up to Date, uscita nel 2005.

L'album comprende 3 strumentali: Moon in Motion, Excerpts from the Falling Man e Spring's Eternal Dance.

Gone to the Moon è un album del gruppo britannico pop rock / new wave dei Kajagoogoo, registrato, tra 2007 e 2008, dal solo trio dei Kaja. Il lavoro è disponibile in formato Mp3 sul sito Web ufficiale della band, da maggio del 2008 a febbraio del 2009, dopo di che uscirà anche in formato compact disc, per l'etichetta Spectra Records.

Il trio Kaja è formato dal bassista e cantante Nick Beggs, dal chitarrista Steve Askew e dal tastierista Stuart Croxford Neale. L'album è stato registrato prima che rientrassero nella band gli altri due membri del quintetto originario: il cantante Limahl e il batterista Jez Strode, che permisero la reunion dei Kajagoogoo all'inizio del 2008, a 25 anni esatti di distanza dalla pubblicazione dell'unico 33 giri realizzato insieme, White Feathers, del 1983; da cui fu estratto, tra gli altri, il singolo Numero 1 britannico e internazionale Too Shy, diventato un classico per eccellenza degli anni ottanta. Successivamente all'uscita dal gruppo di Strode, nel 1984, la band iniziò a utilizzare la batteria elettronica nelle registrazioni di studio e musicisti turnisti per i concerti dal vivo. Dopo una tormentata serie di cambi di formazione, i 5 Kajagoogoo originari si sono ritrovati una prima volta nel 2003, in un concerto dal vivo, poi trasmesso dall'emittente televisiva statunitense VH1 nel 2004, per la famosa serie Bands Reunited, che ha rimesso insieme diversi gruppi dell'epoca, ormai scioltisi da anni. Dopo un precedente tentativo fallito nel 1998, la band britannica si è finalmente riunita definitivamente per una session fotografica congiunta, a febbraio e, ufficialmente, per firmare il nuovo contratto, nel mese di aprile del 2008.

Prima di questo atteso evento (le richieste in favore del quale non sono mai venute meno, nel corso degli anni, sia dai fans che dalla critica), il periodo post-VH1 ha visto una prima reunion dei 3 membri che nel 1985 formavano i Kaja dell'ultimo album di studio Crazy Peoples Right to Speak e del singolo Shouldn't Do That, appunto Beggs, Askew e Neale. Nel 2007, in formazione ridotta, ma col nome completo di Kajagoogoo, il trio, ha partecipato con grande successo al Retrofest, festival da loro stessi aperto, realizzando sùbito Tears, brano orecchiabile, già inserito in una compilation anni ottanta e presente anche nel nuovo album (ancora inedito su CD, ma già disponibile per il download gratuito sul sito ufficiale dei Kajagoogoo), assieme a un nuovo singolo, Rocket Boy, fortemente orientato verso sonorità rock, accompagnato da un videoclip esilarante, girato dal solo Nick con una Webcam, davanti al computer, che lo riprende mentre canta la canzone in una spazzola per capelli improvvisata microfono! Il pezzo ha ricevuto il plauso della critica, che, parimenti ai fans, ha sempre apprezzato la musica originale dei Kajagoogoo (all'epoca ingiustamente accusati di essere un gruppo-satellite dei Duran Duran, per tutta una serie di motivi che non sono però mai andati oltre il paragone formale: la produzione di Nick Rhodes, il look, il titolo originario di Too Shy - dapprima intitolata Shy Shy, che, secondo molti, avrebbe richiamto il nome della band di Birmingham - e così via).

Il batterista utilizzato per il recente ultimo album è Jonathan Atkinson (che suona anche nella band di Kim Wilde e comparirà presto nella Electronic Band di Howard Jones), sebbene non suoni in tutte e 12 le tracce. L'album contiene anche un paio di strumentali, una tradizione costante in tutti i lavori dei Kajagoogoo, e vede Beggs cimentarsi anche al chapman stick (strumento con cui ha realizzato un intero album solista), nel brano Springs Eternal Dance, e alle tastiere, strumento per lui meno usuale, mentre l'unica musicista esterna è la flautista Anna Conti, che suona sul brano The Last Day. Sul "lato A" dell'unico singolo finora estratto, Rocket Boy, Nick e Steve sperimentano un interessante scambio di ruoli, per quanto riguarda i rispettivi strumenti di base: oltre alle voci e di nuovo le tastiere, Beggs suona infatti la chitarra, mentre Askew si occupa delle linee di basso. Tra le altre particolarità, si segnala il pianoforte suonato da Stuart Neale su Moon in Motion: su questo e tutti gli altri brani (tranne Springs Eternal Dance, eseguito solo da Nick col chapman stick, e Excerpt from the Falling Man, pezzo interamente realizzato da Steve) Neale suona invece le tastiere e si occupa della programmazione.

Mentre i credits completi sono, da pochi giorni, consultabili sul forum, i titoli dei 12 brani sono comparsi, molto tempo prima della possibilità di scaricare gratuitamente il nuovo lavoro, nella pagina ufficiale dedicata all'album, sul sito del ritrovato gruppo, sotto la bella immagine di copertina, interamente e visibilmente realizzata al computer, che ritrae due bambini dalle fattezze vagamente aliene, con caschi per respirare, intenti a giocare con dei fucili spruzza-acqua, semi-nascosti nell'erba alta e verde di un prato, sotto un disco volante viola, sospeso in un cielo notturno sereno e stellato.

Il fatto che il compact disc, di fatto pronto per essere immesso sul mercato, sia stato bloccato poco prima dell'uscita, a causa dell'inaspettata rapida reunion del quintetto originario, la dice lunga sullo stato di salute di quest'ultimo, grazie soprattutto al nuovo manager, Bradley Snelling (organizzatore, tra l'altro, del Retrofest), che ha preferito così evitare la circolazione di false voci su presunte spaccature interne al gruppo, mentre, a quanto pare, i vecchi dissapori che, per anni, hanno opposto i tre Kaja, da una parte, a Limahl e Jez, dall'altra, fanno ormai parte del passato. Una curiosità riguarda il fatto che, nonostante l'album sia di fatto scaricabile gratuitamente fino a febbraio del 2009, allo stesso tempo, il disco viene venduto da iTunes.

Mentre i cinque ragazzi, ormai più che cresciuti, dopo 25 anni, stanno lavorando alla registrazione di un nuovo album di studio tutti insieme, ha intanto avuto luogo il primo concerto live, che non si è tenuto però a Bratislava, nella Repubblica Slovacca, il 23 maggio del 2008, come programmato in precedenza, a causa della cancellazione dell'intero evento, un nutrito festival pop, all'interno del quale dovevano esibirsi i 5 Kajagoogoo, assieme ad altri illustri colleghi degli anni ottanta, tra cui i citati Kim Wilde e Howard Jones.

Così, la data del nuovo debutto dal vivo è diventata quella che doveva essere invece la seconda: il 14 giugno, all'Esbjerg Rock Festival, in Danimarca, seguìta dalla successiva data live, confermata per il 30 agosto, di nuovo al Retrofest, in Scozia, stavolta in formazione completa. Ovviamente, oltre i successi storici del gruppo e, forse, qualche pezzo inedito, la scaletta dei concerti consiste anche nella presentazione di alcune delle 12 nuove canzoni già composte dal trio dei Kaja (i pezzi forti sono ovviamente rappresentati dalle due inserite sull'unico singolo finora tratto dall'album, Rocket Boy e Tears), eseguite dal vivo da tutti e cinque i membri dei Kajagoogoo, fatto che non può che corroborare la ritrovata armonia del quintetto.

Sul sito ufficiale dei Kajagoogoo è possibile leggere un resoconto dell'atteso debutto danese, redatto dal bassista e seconda voce Nick Beggs, accompagnato da alcune foto dell'evento. Sullo You Tube Channel ufficiale dei Kajagoogoo , è possibile vedere anche tre video relativi alla performance live all'Esbjerg Rock Festival: Too Shy, Only for Love e Never Ending Story. La scelta di questi tre brani non fa altro che confermare il definitivo amalgamarsi dei vari repertori, finora tenuti rigorosamente distinti, quello dei Kajagoogoo e quello di Limahl.

Infine, il gruppo ha reso nota l'aggiunta di 2 ulteriori date britanniche, entrambe allo Stables Theatre di Wavendon, vicino la nota località Milton Keynes, in Inghilterra, il 10 e l'11 dicembre del 2008. La band verrà supportata dallo Swing Show anni ottanta di Limahl, con l'ausilio di un'orchestra di 12 elementi, diretta da Rob James.

Testi e musica: Nick Beggs/Stuart Neale/Steve Askew. Registrato prima del rientro di Limahl e Jez Strode nella band.

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Boy George

Boy George live al Ronnie Scotts, Londra, giugno 2003.

Boy George, pseudonimo di George Alan O'Dowd (Londra, 14 giugno 1961), è un cantante, disc jockey, attore teatrale, fotografo e stilista britannico di origini irlandesi.

Autore di canzoni (soprattutto dei testi) e icona culturale a tutto campo, giunto alla celebrità, negli anni ottanta, col suo primo gruppo, i Culture Club, George O'Dowd, oltre che come Boy George, ha inciso e prodotto, e continua tuttora a farlo, sotto diversi pseudonimi (Angela Dust) oppure celato dietro progetti collettivi (Jesus Loves You, Dubversive) o band solo virtualmente tali, di cui costituisce sempre il componente fondamentale, quando non addirittura l'unico (come nell'ultima trovata, che risponde al nome di The Twin).

In tutti i casi, come è evidente a colpo d'occhio, si tratta di cosiddetti «nomi parlanti» (come era già con «Culture Club», variamente traducibile come "Club della cultura", "Club Cultura" o "Club culturale", o con i nomi provvisori inizialmente adottati dalla band - cfr. infra).

«Angela Dust» è infatti un palese richiamo all'espressione inglese «angels dust», la "polvere degli angeli", o alla sua variante singolare «angel's dust», col genitivo sassone, la "polvere dell'angelo", in cui è chiaro il riferimento alle droghe pesanti in polvere, quali, per esempio, cocaina ed eroina.

«Jesus Loves You» è addirittura una vera e propria frase di senso compiuto, che significa "Gesù ti ama" o "Gesù vi ama", e che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni, se non del chiarimento che, nonostante la scelta del personaggio che rappresenta il Cattolicesimo per antonomasia, il progetto è per lo più basato sulla commistione di elementi religiosi di diversa provenienza, soprattutto orientale, legati in particolare al movimento Hare Krishna.

«Dubversive» è invece l'aggregazione di più parole: il lemma «dub» (che, accanto al senso artistico-musicale in cui è per lo più usato, come in «dub version», oltre a suggerire l'idea di un ritmo altamente percussivo, veicola anche il concetto di "doppio") con la voce inglese che corrisponde all'italiano "sovversivo", suggerendo l'idea di una sorta di anarchia musicale, un essere completamente al di fuori del sistema artistico stabilito (e, non a caso, l'album relativo non verrà mai pubblicato, proprio per non scendere a compromessi di alcun tipo).

«The Twin», infine - recentissimo progetto, in cui l'artista riprende il look estremo del performer Leigh Bowery - il cui significato collettivo è "i gemelli", ma che può essere tradotto anche al singolare, "il gemello", riprende il tema del doppio e si pone come richiamo ambivalente, da una parte al segno zodiacale del cantante, nato, appunto, sotto il segno dei Gemelli (che in inglese si dice, in realtà, «Gemini», dal latino, ma lo stesso George ha sottolineato il particolare), e dall'altra al look letteralmente rubato a Bowery, copiato fin nei minimi dettagli, dalle sue particolarissime mise che sfidano la gravità al trucco pesantissimo ed estremamente teatrale, già adottato da O'Dowd, nel musical da lui stesso composto, musicato ed interpretato, Taboo, basato sulla colorata vita nei club gay degli anni ottanta, in cui l'artista ha però deciso di interpretare, invece che se stesso (uno dei personaggi in scena), proprio il controverso ruolo di Leigh Bowery, a quanto pare fatto su misura per il suo continuo bisogno di sperimentazione, specie di valvola di sfogo creativo, che avrebbe poi dato vita, come lui stesso ha dichiarato, in rete, su MySpace, nella pagina da lui scritta, al più recente dei suoi progetti, appunto, The Twin.

George nasce in una numerosa famiglia appartenente alla classe operaia, originaria di Thurles, nella contea di Tipperary. Ben noto sulla scena londinese, il suo stile androgino cattura l'attenzione del dirigente musicale Malcolm McLaren (creatore e manager dei Sex Pistols), che ne organizza l'esibizione in vari spettacoli, assieme ai Bow Wow Wow di Annabella Lwin, gruppo musicale gestito dallo stesso McLaren. George, che si esibisce dal vivo con il suo primo soprannome, Lieutenant Lush ("Luogotenente Lush"), forte anche di una particolare voce soul, calda e potente, che diventerà, nell'immediato futuro, uno dei suoi marchi di fabbrica più apprezzati, ben presto ruba la scena alla Lwin, motivo per cui l'unione tra l'artista e la band, che comunque ruota interamente attorno alla figura della cantante, dotata di una personalità piuttosto forte e dal carattere altrettanto determinato, ha breve durata, essendo fin troppo evidente l'inconciliabilità tra i due, nonostante tutto accomunati da numerose caratteristiche tra loro contrastanti. Tra l'altro, in séguito, McLaren rivelerà di aver arruolato George nei Bow Wow Wow al solo scopo di scuotere Annabella (e non per ampliarne l'organico, come aveva fatto credere ad entrambi), la quale, secondo il mentore (del tutto privo di scrupoli e solamente attento ai suoi interessi personali, invece, secondo George), necessitava di una simile spinta, per acquisire la sicurezza definitiva, che in fondo ancora le mancava, nelle sue innate capacità di leader, caratteristiche tutte condivise da George, che il futuro frontman dei Culture Club avrebbe mostrato, di lì a poco, non solo a un basito McLaren (che, comunque, nonostante il gioco sporco, aveva sempre creduto seriamente nelle sue potenzialità, a suo parere, neanche troppo latenti), ma al mondo intero.

Reduce dalla fugace avventura coi Bow Wow Wow, che gli ha comunque dato un assaggio della dimensione live e di com'è far parte di una band, George, che ha già mosso i primi passi nel mondo artistico, posando per diversi servizi fotografici, finendo anche su qualche copertina, decide di voler intraprendere proprio quella carriera, e si unisce così al bassista Mikey Craig, che ha visto una sua foto su una rivista e, rimasto colpito dal suo straordinario look, incontratolo in un club, gli propone l'idea del gruppo musicale. I due creano una band, e si ribattezzano collettivamente In Praise of Lemmings ("in onore dei lemmings"...!), nome che viene sùbito abbandonato, e a loro si unisce anche Jon Moss, che aveva già suonato la batteria come membro di alcuni gruppi più o meno noti, quali The Damned, gli Adam and the Ants e i London (e che avrà, all'insaputa degli altri membri della band, una lunga e turbolenta relazione sentimentale proprio con George). Poco tempo dopo, a causa dell'insoddisfacente collaborazione con un altro chitarrista, Suede (che ancora compare nelle primissime foto pubblicitarie del gruppo), entra nella band Roy Hay, e un altro nome, Sex Gang Children ("i bambini della cricca del sesso"), su precisa richiesta di Jon, viene abbandonato (diventerà quello di un gruppo guidato da un conoscente di George, Andy Hayward "Sexgang") in favore di Culture Club.

Infatti, dopo aver realizzato che la band è formata da Boy George alla voce, di origini anglo-irlandesi e tradizioni ebraiche (che nel modo di vestirsi e comportarsi rende manifesta a tutti la sua omosessualità, anche se per il coming out pubblico ci vorrà ancora del tempo), da un giamaicano di pelle nera al basso, da un batterista, anche lui ebreo, adottato da una famiglia benestante, che da tempo risiede nel Regno Unito, e da un chitarrista anglo-sassone, decidono di conseguenza di chiamarsi Culture Club, sempre su consiglio del più esperto dei quattro, Jon, che oltre ad essere un batterista ottimo e navigato, ed un eccellente percussionista, all'avanguardia in fatto di strumenti ritmici (in particolar modo, strumenti percussivi che creano il sound tribale così tipico del primo periodo dei Culture Club), possiede anche una spiccata tendenza organizzativa, che metterà subito al servizio del gruppo (sarà proprio lui, infatti, a consegnare, nelle mani giuste, il demo che li porterà al loro primo contratto discografico).

La band firma dunque con la Virgin Records in Gran Bretagna, e con la Epic negli Stati Uniti, dato che la Virgin, all'epoca, non è ancora presente sul mercato americano, pubblicando il primo album, Kissing to Be Clever, nel 1982, dopo aver presentato un demo di tre pezzi al produttore Steve Levine e all'executive attivo nell'industria discografica John Howard, entrambi dotati di un grande talento, alla ricerca di gloria e di una band con cui lavorare (vedi Culture Club Collect - 12" Mixes Plus/Culture Club Remix Collection, per saperne di più sulla storia dei primi Culture Club, dalla scoperta avvenuta con il prima demo, ai grandi successi mondiali, fino alla pubblicazione del terzo album, Waking Up with the House on Fire, con cui ottengono la loro seconda Numero 2 britannica, ma anche il loro primo flop).

Il primo singolo, "White Boy", non ottiene un grande successo e non entra in classifica tra i primi 100, raggiungendo soltanto il Numero 114, ma George è comunque felice, perché «five thousand people still bought my single and didn't even know me» ("cinquemila persone hanno comunque comprato il mio singolo senza neanche conoscermi"). Anche il singolo successivo, "I'm Afraid of Me", non diventerà mai un grandissimo successo, pur arrivando, stavolta, esattamente al Numero 100, 14 posizioni più in alto del precedente 45 giri. La strada verso la vetta sembra quindi terribilmente (e pericolosamente, vista la firma del contratto con una major) lenta. Ma quando viene pubblicato il terzo singolo, "Do You Really Want to Hurt Me", romantica ballata reggae, la band finalmente sfonda. Il singolo arriva ufficialmente al Numero 1 in 16 paesi (Numero 2 negli Stati Uniti e in Italia) e il gruppo diventa una presenza fissa alle radio statunitensi e sul nuovo network musicale MTV.

A questo terzo singolo, il primo di enorme successo, seguono "Time (Clock of the Heart)" - la quale, espressamente realizzata come séguito ideale di "Do You Really Want to Hurt Me", rappresenta, per il gruppo, fino ad allora orientato verso sonorità caraibiche, tribali e reggae, una decisiva svolta in direzione pop-soul, stavolta su precisa indicazione di Roy, al quale tocca la palma di esperto dei quattro, dal punto di vista strettamente musicale - e "ì l Tumble 4 Ya" (tratta ancòra dal primo fortunato album), arrivati rispettivamente al Numero 2 al Numero 9 nella classifica americana. Questo dà ai Culture Club l'onore di essere la prima band, dopo i Beatles, ad avere avuto ben tre presenze, nella Top Ten dei Billboard Hot 100, con altrettanti brani tratti tutti dall'album d'esordio (negli USA, infatti, il brano "Time (Clock of the Heart)", assente dall'edizione europea di Kissing to Be Clever, viene aggiunto, come decimo brano, alle nove tracce originarie dell'LP, in apertura o chiusura del lato 2, a seconda delle versioni realizzate per quest'ultimo).

Il 1983 e il 1984 rappresentano gli anni d'oro, in cui il gruppo raggiunge l'apice della fama, dominando le classifiche mondiali, MTV e le copertine delle riviste, in gran parte grazie all'uscita del secondo album, Colour by Numbers, che continua nella chiave soul aperta dal quarto singolo, "Time (Clock of the Heart)". Il primo singolo contenuto nel nuovo album, "Church of the Poison Mind", che, testato dal vivo, nella parte finale del tour d'esordio, anticipa il secondo lavoro di diversi mesi, con la partecipazione vocale massiccia di Helen Terry (già utilizzata sulla prima Numero 1, la corista prende parte, per la prima volta, anche al relativo videoclip, insieme al gruppo), entra nella Top 10, arrestando la sua ascesa soltanto dopo aver raggiunto il Numero 2, sospinta da un trascinante ritmo, in perfetto stile Motown. Il secondo nuovo singolo, "Karma Chameleon", decide invece di andare ben oltre, raggiungendo sia la vetta inglese che quella americana, e restando al Numero 1 per quattro settimane consecutive negli Stati Uniti e per sei settimane nel Regno Unito, dove diventa in breve il singolo più venduto dell'anno, con 1.300.000 copie vendute nella sola madrepatria, nonostante la tarda pubblicazione annuale, avvenuta a settembre inoltrato. "Karma Chameleon" diventa Numero 1 anche in numerosi altri paesi, costituendo il più grande successo in assoluto del gruppo, nonché uno dei brani più popolari di tutti i tempi, ancora oggi tra i classici degli anni ottanta, e tra i brani più noti e richiesti in generale. Il terzo e il quarto singolo, "Miss Me Blind" e "It's a Miracle", entrano rispettivamente nella Top 10 e nella Top 20 negli USA ("It's a Miracle" arriva fino al Numero 4 nel Regno Unito, dove "Miss Me Blind", invece, non viene affatto pubblicata), mentre l'ultimo singolo estratto, "Victims", intensa ballata orchestrale, considerata all'unaniminità il capolavoro indiscusso del gruppo, aggiunge un altro successo in Gran Bretagna, dove, nonostante i pochissimi passaggi radiofonici, raggiunge comunque il Numero 3, nel periodo di Natale del 1983, e arriva al Numero 2 in Italia, dove solo "Do You Really Want to Hurt Me" risulterà avere ottenuto un successo maggiore (unica Numero 1 per il gruppo nella penisola), facendo meglio persino di "Karma Chameleon" (non andata oltre il Numero 3), e ripetendo l'impresa anche nella classifica annuale generale del paese.

Il gruppo si porta a casa un Grammy come «Best New Artist, Group or Duo» ("Migliore Artista/Gruppo/Duo Esordiente"), mentre George dice via satellite al pubblico: «Thanks America! You've got style and taste, and you know a good drag queen when you see one...» ("Grazie America! Avete stile e gusto, e sapete riconoscere una drag queen con le carte in regola, quando ne vedete una..."), frase con la quale si ritrova a fare, quasi inconsciamente, un inaspettato, e forse prematuro, coming out, che, dopo anni di allusioni velate e di ambiguità gridate ai quattro venti, sembra finalmente fare chiarezza sulla sua sessualità, togliendo però tutto il gusto insito nel desiderio di scoprire ciò che ancora è ignoto, privando in questo modo sia il cantante che il gruppo, che da lui fortemente dipendeva, di ciò che, fino ad allora, aveva esercitato il fascino più attraente agli occhi del pubblico.

Colour by Numbers arriva a vendere quasi cinque milioni di copie in tutto il mondo, buona parte delle quali nei soli Stati Uniti, facendo dei Culture Club la band più importante del momento. Anni dopo, la rivista "Rolling Stone" inserirà questo album nella Top 100 degli album migliori di sempre, mentre le ricerche congiunte della AARI americana e della BPI inglese hanno collocato il disco al Numero 87 nella classifica dei 100 album più venduti degli anni ottanta, fissando a 4.900.000 le copie vendute, all'epoca, in tutto il mondo. Colour by Numbers ha comunque tagliato il traguardo dei 5.000.000 di esemplari, alla fine del periodo di riunione del gruppo, nel corso del fortunato quinquennio 1998-2002, quando è stato ristampato in CD rimasterizzato, con 5 bonus tracks, costituite dai lati B dei vari singoli (tra questi, la versione orchestrale strumentale della ballad "Victims", la cover live di un vecchio brano anni sessanta, "Melting Pot", con cui la band chiudeva i propri concerti dal vivo, e "Colour by Numbers", la title-track dell'intero 33 giri, curiosamente esclusa dalla sua tracklisting originaria - una consuetudine ripetuta per ben 3 volte dai Culture Club con i propri album).

Lo strabiliante look di George ha ispirato molte gare di sosia in tutto il mondo, e il suo volto è diventato l'immagine dei Culture Club per antonomasia. Con il suo stile di vita alquanto stravagante, l'artista è diventato, inoltre, un idolo alternativo per gli adolescenti dell'epoca, che, a distanza di un paio di settimane dalla prima apparizione televisiva della band, sul celeberrimo "Top of the Pops" (avvenuta, tra l'altro, anzitempo, quando la loro prima Numero 1 era ancora soltanto nella Top 20, a causa dell'indisposizione di un altro artista), volevano vestirsi come lui (ragazze e ragazzi, senza distinzione, fatto che lo ha reso il capostipite dei cosiddetti gender-benders, individui asessuati o unisex, tesi ad eliminare proprio le barriere tra i sessi: «Who's got the new boy gender?», come recita uno storico verso di "I'll Tumble 4 Ya", "Chi ha capìto il genere del nuovo ragazzo?", o anche "Chi sa il nuovo genere del ragazzo?"). Il suo fascino è dipeso dalla sua amabilità, dalla sua intelligenza e dal suo spirito vivace. A lui è attribuita una delle frasi più famose e più citate degli anni ottanta, originariamente pronunciata durante un'intervista televisiva, rilasciata a Barbara Walters: «I prefer a nice cup of tea to sex» ("Preferisco una buona tazza di thè al sesso"), anche se, molti anni dopo, George ha rivelato la totale falsità di questa affermazione, addirittura rovesciandola, nei racconti più piccanti della sua prima autobiografia, dove si parla di "sesso selvaggio, fatto al buio, sulle scale, senza neanche riuscire ad arrivare su un divano". Anche il fatto che sapesse effettivamente cantare e che avesse una voce soul inconfondibile (definita dal collega Rod Stewart come "una delle più belle voci soul di tutti i tempi") costituivano attributi di tutto rispetto, anche se, all'epoca, spesso sottovalutati.

Alla fine del 1984, nel periodo di Natale, Boy George compare, con una chioma rosso fiammante, nel ruolo di uno dei cantanti principali tra gli artisti della Band Aid, anche se il suo contributo vocale è l'ultimo ad essere inciso (chiamato dall'irlandese Bob Geldof mentre è a New York, George riesce a prendere l'ultimo aereo e ad arrivare in tempo per finire il brano, anche se non figura né nelle immagini pubblicitarie né nel grande coro, entrambi precedenti al suo arrivo in extremis), nel singolo di beneficenza, "Do They Know It's Christmas", realizzato per contribuire ad arginare il diffondersi della carestia in Etiopia. Il successo mondiale del singolo, realizzato dal mega-gruppo britannico/irlandese, conduce alla immediata risposta statunitense di "We Are the World", dai risvolti veramente globali, che portano invece al timido tentativo italiano, che vede un'esigua cerchia di artisti nostrani piuttosto in vista, come Vasco Rossi, Gianna Nannini, Patty Pravo e Loredana Berté, misurarsi con un classico della musica italiana, arci-noto al livello internazionale, quale "Nel blu dipinto di blu" di Domenico Modugno, pubblicata nella nuova versione collaborativa, quasi sussurrata rispetto ai gridi esteri, ma comunque apprezzabile per il gesto e il risultato finale, con il titolo con cui è più conosciuta, vale a dire "Volare".

Nel 1985, quando i Culture Club pubblicano il singolo isolato "Love Is Love", tratto dalla colonna sonora del film Electric Dreams (curata dal produttore italo-americano Giorgio Moroder, e contenente anche "Now You're Mine", un pezzo cantato dalla corista Helen Terry, oltre ad un altro brano della band, la brevissima chiccha "The Dream", a cui spetta un ruolo di spicco all'interno della pellicola, con un video esclusivamente dedicato alla canzone), singolo che non vedrà mai la luce nella madrepatria, e diventerà invece un grandissimo successo in Giappone e in Italia, Boy George è ormai diventato un nome familiare in molti paesi del mondo.

Nel 1986, il cantante fa il suo ingresso nel mondo del cinema, recitando, come protagonista, in un episodio della serie TV A-Team, appositamente intitolato "Cowboy George", portandosi dietro anche gli altri tre membri della band, ai quali viene però affidato solamente un ruolo secondario. La storia, insomma, sembra ripetersi, e la finzione ricalca la realtà: il Boy più famoso del mondo, con la sua personalità straripante e la sua voce inconfondibile, finisce con l'offuscare i suoi compagni. La trama dell'episodio del telefilm ne è un esempio chiaro e lampante, fin dal titolo, in cui si allude soltanto al nome del futuro solista, seppur modificato in «Cowboy George» (che, comunque, lo contiene al suo interno). Nel resto della pellicola, mentre lui è il protagonista indiscusso, l'unico rivale degno di questo nome è il leggendario Mister T, con la sua chioma moicana e i suoi pesantissimi gingilli d'oro, d'argento e di pelle, tra le collane al collo e i bracciali ai polsi, sparsi un po' ovunque sull'enorme corpo nero. Gli altri tre membri della band arrivano invece soltanto negli ultimi dieci minuti scarsi, per interpretare due pezzi in playback: l'ultimo recente singolo dell'epoca, "God Thank You Woman", e il mega-successo planetario, "Karma Chameleon", particolarmente adatto, con il suo andamento country, all'ambientazione del set (nella fiction, idealmente suonati dal vivo, i due brani sono in realtà le versioni originali di studio presenti sui relativi album, e, almeno nella versione doppiata in italiano, "God Thank You Woman", già colpevole di aver regalato alla band il suo secondo disastroso flop, dopo "The Medal Song" del 1984, viene persino montata in asincrono, con le labbra del cantante che non rispettano il lipsync, e le mani e le dita dei musicisti che anticipano o ritardano le note sui rispettivi strumenti - particolarmente disastrosi proprio Jon e George, amanti clandestini, all'epoca in disastrosa rotta anche nella vita reale).

Comunque, i due album dei Culture Club successivi a Colour by Numbers (Waking Up with the House on Fire del 1984 e From Luxury to Heartache del 1986) riscuoteranno molti meno consensi rispetto ai primi due, e la band riuscirà ad ottenere soltanto altre due vere hit secondo i propri altissimi standard, "The War Song" (Numero 2 nel Regno Unito, nel 1984) e "Move Away" (Numero 7 nel Regno Unito, nel 1986), accanto al successo minore americano "Mistake No. 3" (l'unica ballad del terzo album - definita dal collega George Michael il pezzo migliore di un disco generalmente stroncato dalla critica, anche se molto amato dai fans - che non verrà comunque mai pubblicata in Gran Bretagna, mentre in Italia esce una specie di singolo doppio lato A, che contiene anche "Love Is Love"), e i due citati flop, costituiti da "The Medal Song" e "God Thank You Woman". Quanto a questi ultimi, entrambi non vanno oltre la Top 40: un fallimento totale, come accennato, per un gruppo del calibro dei Culture Club, senza contare che il terzo singolo pubblicato negli USA da From Luxury to Heartache, "Gusto Blusto", diventerà l'unico singolo in tutta la storia dei Culture Club a non entrare nemmeno nelle parti più basse della classifica, cioè tra i primi 100! Questo può essere in parte dovuto alla mancanza di un relativo video promozionale, che non viene girato perché la band si è già praticamente sciolta, e sta per scoppiare lo scandalo-droga che trascinerà George, ancora una volta, ma per altri motivi, sulle prime pagine di tutti i giornali e su tutti i notiziari radio-TV in tutto il globo.

Nel corso degli anni, intanto, George aveva infatti avuto una relazione con il batterista del suo gruppo, Jon Moss, e quando il rapporto era iniziato a crollare, il cantante aveva incominciato a fare pesante uso di droghe, per combattere la depressione. Sarà proprio questo a provocare la repentina spirale discendente della band, finché i Culture Club non si scioglieranno del tutto, nel 1986, sùbito dopo la pubblicazione del quarto album, From Luxury to Heartache, appena all'inizio del tour per la promozione dello sfortunato disco. George, difatti, non riesce più a lavorare con Moss, oltre al fatto che ha iniziato a prendere l'abitudine di presentarsi durante gli spettacoli dal vivo completamente stravolto, sotto l'effetto della droga (celebre a questo proposito è uno show tenutosi in Grecia, nel 1986, a testimonianza del quale circola in rete, su YouTube, un video live che ripropone la performance di "Heaven's Children", brano di chiusura del lato 1 del quarto album, programmato come quarto singolo, e mai uscito come tale, proprio per via di quanto sarebbe successo a breve termine). Un segno dell'imminente rottura della band era già stato il fatto che non erano apparsi su nessuno dei due palchi allestiti per lo svolgimento del mega evento che ha praticamente fatto la storia della metà degli anni ottanta, rappresentato dal Live Aid, svoltosi nel 1985, nonostante i Culture Club fossero ancora uno dei gruppi più blasonati del mondo.

Quanto a George, la porta dell'inferno viene da lui varcata proprio in quello stesso 1985, e la sua iniziale dipendenza dalla cocaina si trasforma ben presto, e in modo quasi casuale, in una gravissima dipendenza da eroina; inizia così una lotta continua contro la droga, che si trascinerà per diversi anni, con il cantante che smetterà di farne uso, per poi subito ricominciare, oppure, durante i lunghi e ripetuti periodi di disintossicazione, uno dei quali trascorso nella casa di campagna di Roy Hay e sua moglie Alison, assumendone una parte di nascosto, e gettandone un'altra nella toilette, come racconta lo stesso George nella sua prima autobiografia, Take It Like a Man. Come detto, l'artista comincia a comparire in pubblico sotto l'effetto della droga, tentando persino di fare dei concerti in quello stato. Pian piano, alla cocaina e all'eroina si aggiungono vari altri stupefacenti, e il fratello di George, tentando disperatamente di salvare il suo più famoso congiunto dalla morte, compare alla televisione nazionale britannica, suonando un campanello d'allarme nei suoi confronti. Alcuni dei collaboratori del cantante erano già morti di overdose, ma la vicenda raggiunge il picco massimo quando il musicista americano Michael Rudetsky, il quale, molto vicino al cantante (aveva composto con il gruppo "Sexuality", brano di chiusura del quarto album, sul quale aveva anche suonato), viene trovato morto per overdose nella casa di George a Londra, in una delle tante Well Road della capitale inglese, nel quartiere di Hampstead. Questo evento avrebbe pian piano portato George ad abbandonare l'uso di stupefacenti, ma all'epoca, l'avvenimento ha come unico risultato l'arresto del cantante e il suo continuo peggioramento.

La Virgin Records pianifica, a questo punto, una campagna promozionale statunitense, e George passa definitivamente dalla Epic, in America, alla Virgin in tutto il mondo. Il primo album solista di George, pubblicato nel 1987, dopo lo scioglimento della band, s'intitola Sold. Il long playing riscuote un discreto successo nel Regno Unito, e moltissimo in Italia (dove tiene fede al suo titolo, «venduto», diventando l'album in assoluto più venduto e arrivato più in alto in classifica di tutti gli album mai pubblicati dai Culture Club o da Boy George come solista, con o senza i Jesus Loves You), dando vita a numerosi singoli di successo. Tra tutti quanti, il primo singolo, la cover "Everything I Own", raggiunge la posizione Numero 1 in Gran Bretagna, si ferma soltanto al Numero 2 in Italia, ed è il disco più venduto in tutta Europa per due settimane consecutive, ma nonostante ciò, e nonostante i tre singoli successivi, "Keep Me in Mind" (Numero 3 in Italia), la title-track "Sold" (Numero 18 in Italia) e la romantica ballata "To Be Reborn", entrino tutti nella Top 30 nel Regno Unito, così come l'album, che raggiunge il Numero 29 nella relativa classifica britannica, e il Numero 5 in Italia (Numero 22 nella graduatoria generale di fine annata 1987, nessun altro suo album o dei Culture Club ha mai raggiunto un tale risultato, nemmeno Colour by Numbers, che non è andato oltre, rispettivamente, il Numero 9 e il Numero 31 nella classifica annuale italiana), George non riuscirà a replicare quel successo negli USA, dove ottiene invece un successo minore con il brano "Live My Life" (Numero 40 negli Stati Uniti, che, al contrario, non arriva più in alto del Numero 62 nella madrepatria), tratto dalla colonna sonora del film Hiding Out, pubblicato come maxi singolo promo alla fine del 1987, e come regolare singolo nel 1988.

Il successivo album pubblicato da Boy George negli USA sarà High Hat, del 1989, costituito da canzoni tratte dai suoi due album solisti (Tense Nervous Headache del 1988 e Boyfriend dello stesso 1989) pubblicati singolarmente in Europa, dopo Sold. Come album, High Hat rappresenta uno dei suoi lavori più pubblicizzati in America, ma viene sottovalutato, nonostante contenga l'eccellente pezzo dance R&B "Don't Take My Mind on a Trip" (il quale, già estratto come singolo di apertura da Boyfriend, viene prodotto da Teddy Riley e leggermente remixato per l'inserimento su High Hat) e vari altri brani con le carte in regola: la lenta e appassionata "I'm Not Sleeping Anymore", il gioiellino musicale e inno all'amore inter-razziale "Girl with Combination Skin", i due singoli tratti da Tense Nervous Headache, "Don't Cry" (Numero 17 in Italia e "morto di morte solitaria in Gran Bretagna", dove annega nei bassifondi della classifica, incagliatosi al Numero 60, come ricorda George in Take It Like a Man) e "Whisper" (mai pubblicato nel Regno Unito), e gli altri due singoli tratti da Boyfriend, la stralunata "Whether They Like It or Not" (che somiglia curiosamente al brano "Li-be-llu-la" della cantante italiana Fiordaliso) e "You Found Another Guy", uno dei tanti brani che George continua ad indirizzare a Moss, e che diventa un successo underground nei club statunitensi.

Mentre la disimpegnata "Don't Take My Mind on a Trip" diventa, su formato singolo, un successo R&B americano di modeste proporzioni e raggiunge il Numero 20 in Italia (mentre si ferma addirittura al Numero 68 in Gran Bretagna), molti dei brani pubblicati successivamente riscuoteranno minore fortuna un po' ovunque, a causa del loro peculiare status di canzoni di protesta (una novità per il repertorio dell'artista), soprattutto contro le limitazioni britanniche all'educazione sessuale e relativamente alle necessità degli studenti gay. Tutto ha inizio con la nota «Clausola 28», da cui prende il nome il singolo "No Clause 28" (Numero 17 in Italia), poi riproposto in varie versioni remixate negli anni successivi, una delle quali, alternativamente nota come "No Clause 28 High Energy Remix" o come "No Clause 28 Pascal Gabriel Mix", oltre ad essere pubblicata indipendentemente come maxi singolo diretto al mercato dei club, verrà successivamente inserita prima su Boyfriend, nel 1989, e poi su Jesus Loves You - The Martyr Mantras, nel 1990.

Nel 1989, George forma la sua propria etichetta, la More Protein (sempre distribuita dalla major Virgin), dando voce ad artisti di notevole talento da lui scoperti. Il più grande successo commerciale ottenuto dall'etichetta è stato senza dubbio il brano dance underground "Everything Starts With An «E»", attribuito al gruppo noto come E-Zee Possee, che ha avuto una vita piuttosto breve, di cui ha fatto parte anche la rapper amica di George, MC Kinky, che aveva già avuto modo di esibire il suo stile vocale unico, nel cosiddetto toasting che scandiva il reggae acido di "Kipsy", uno dei brani di punta dell'album Tense Nervous Headache (anche se mai pubblicato come singolo indipendente, "Kipsy" compare nel cofanetto Culture Club - Box Set, del 2002, con un intervento della rapper molto più lungo e una base completamente diversa, molto più cupa e ancora più acida dell'originale).

Nell'ambito della propria etichetta, la More Protein, non troppo sicuro di quanto stava facendo al momento, o almeno in cerca di solide e rassicuranti conferme, George O'Dowd, già da anni ormai ribattezzatosi Boy George, il nome che l'ha portato al successo mondiale, adotta un secondo nuovo pseudonimo, Angela Dust (un chiaro richiamo all'espressione inglese «angels dust», la "polvere degli angeli", che suggerisce l'utilizzo specifico di droghe in polvere), impiegandolo - al di fuori dell'esperienza coi Culture Club e anche al di fuori della sua carriera prettamente solista in quanto Boy George - come autore e produttore di brani per il gruppo satellite che di lì a poco formerà, i Jesus Loves You, altro marchio creato a scopo di protezione, per poter sperimentare nuovi percorsi musicali e stili vocali, senza dare troppo nell'occhio e, soprattutto, con la possibilità di non uscire allo scoperto, di non compremettersi irrimediabilmente in caso di flop. Lo pseudonimo Angela Dust verrà utilizzato soprattutto nel primo periodo di attività dei nascenti Jesus Loves You, mentre, da un certo punto in poi, l'artista riassumerà il nome anagrafico di George O'Dowd, anche se solamente per firmare le composizioni, mentre manterrà Angela Dust come alias per il lavoro di produzione, creando così una specie di sdoppiamento artistico. Questo suo secondo nome d'arte viene utilizzato per la prima volta nella composizione del brano d'esordio dei Jesus Loves You, intitolato After the Love, il cui co-autore è Jon Moss, già batterista dei Culture Club ed ex amante dello stesso Boy George.

Come Angela Dust, e all'interno della nuova band dei Jesus Loves You (in realtà, come detto, più una copertura per il solo cantante, che un vero e proprio gruppo), dal cui organico variabile e misterioso uscirà però un unico, fondamentale membro fisso, John Themis, chitarrista prodigio e produttore autodidatta (quinto membro virtuale durante la reunion dei Culture Club nel 1998-2002), George pubblicherà un pezzo che, nonostante le basse posizioni raggiunte nelle classifiche, sarà un successo di proporzioni gigantesche nei club underground, intitolato "Generations of Love", il quale, nella prima versione non entrato neanche nella classifica britannica tra i primi 75, e in una seconda pubblicazione remixata classificatosi al Numero 35, diventerà, nel corso del tempo, remix dopo remix, apprezzato brano d'autore e la traccia più remixata in tutta la storia musicale di Boy George, dei Culture Club, dei Jesus Loves You e quant'altro, con più di 15 diverse versioni nel corso degli anni. Questo periodo vedrà anche il rientro di Boy (o Angela Dust) nelle classifiche inglesi con il pezzo "Bow Down Mister" (Numero 27), il quale, inizialmente scritto per un primo tentativo di riunione dei Culture Club, poi fallito, trae l'ispirazione dal suo recente coinvolgimento nel movimento Hare Krishna (vedi sotto).

L'avventura con i Jesus Loves You, per lo più orientati verso sonorità dance, acid house e techno, con qualche rarissima concessione alla musica country e al genere ballad (ampiamente utilizzato, invece, dai Culture Club, che, all'epoca, anzi, si sono addirittura prodigati per riportare in vita un genere musicale ormai praticamente moribondo, seguìti poi da un gran numero di altri gruppi e solisti, come George Michael e Wham!, Duran Duran e Spandau Ballet, solo per citarne alcuni tra i più noti), ha inizio con un timido singolo di prova, "After the Love", inizialmente isolato, uscito nel 1989, che non ottiene un grandissimo successo di classifica (Numero 68 nel Regno Unito), ma viene comunque accolto positivamente dalla critica e dai fans. Il disco viene stampato dalla neo-etichetta personale di George, la citata More Protein, che pubblica anche l'unico album dei Jesus Loves You, Jesus Loves You - The Martyr Mantras o semplicemente, e più correttamente, The Martyr Mantras. Per paura che non venga riconosciuto come un prodotto del più noto artista, negli USA, il lavoro è comunque accreditato al solo Boy George, mentre in moltissimi paesi, uno sticker adesivo, aggiunto sotto al titolo, specifica che il marchio «Jesus Loves You» è, di fatto, «A Project by Boy George», che indica, appunto, "Un progetto di Boy George". L'album non è un campione di vendite, ma sicuramente dà a George quella sicurezza di cui, in quel preciso momento, l'artista ha bisogno per andare avanti. Difatti, il disco interrompe la sua consuetudine, mutuata dal gruppo di provenienza, di far uscire un album l'anno, e dopo la pubblicazione di The Martyr Mantras, passeranno circa cinque anni, prima di ascoltare un nuovo long playing del cantante (Cheapness and Beauty, dato alle stampe soltanto nel 1995). L'album dei Jesus Loves You produce quattro singoli e una miriade di remix: oltre al singolo d'esordio, "After the Love", gli altri tre estratti sono: "Generations of Love" (disastroso Numero 80, che nel corso degli anni ha generato più di venti versioni remixate, compresa l'unica che è entrata in classifica, il remix del 1991, al Numero 35); "One on One" (brano più conosciuto nella versione remixata dai Massive Attack, in ogni caso l'unico a non entrare neanche nelle parti più basse della Top 75 britannica, fermandosi invece al Numero 83); e il doppio lato A, quarto (e di fatto quinto) estratto, "Bow Down Mister"/"Love Hurts", il quale, noto soprattutto per il primo dei due brani, dalle accentuate sonorità indiane (riconducibili al movimento Hare Krishna, a cui George si era già da un po' avvicinato, con cauto interesse e un'enorme curiosità), ottiene abbastanza successo un po' ovunque, segnando il ritorno in classifica dell'artista nel Regno Unito, dove raggiunge il Numero 27, nella primavera del 1991.

I Jesus Loves You avrebbero dovuto registrare un secondo album, che doveva intitolarsi Popularity Breeds Contempt, ma che non ha mai visto la luce. Di quelle sessions, rimane soltanto l'EP, uscito nel 1992, noto con il titolo di "Jesus Loves You - Sweet Toxic Love EP", oppure, analogamente all'album della pseudo-band, semplicemente, e più esattamente, "Sweet Toxic Love EP", Numero 65 in Gran Bretagna, contenente, oltre alla title-track (che tenta, senza troppa fortuna, visti i deludenti risultati di classifica, di fare il verso alla riuscitissima "Bow Down Mister"), anche altri due brani: "(Am I) Losing Control" - riproposto, dapprima, in versione strumentale remixata, sul successivo extended play, "The Devil in Sister George EP", del 1994, e, recentemente, in versione country, nell'ultimo album di Boy George, U Can Never B2 Straight del 2002, costituito da brani inediti e da alcune ballate acustiche, maggiormente tratte da Cheapness and Beauty - e il lato B "Oh Lord", che non ha conosciuto, invece, una grande diffusione, per via del fatto che compare soltanto sul maxi-singolo in vinile, supporto ormai poco reperibile e scarsamente utilizzato; la B-side è, tra l'altro, l'unica traccia a non figurare nemmeno nel completissimo bootleg di The Martyr Mantras, che raccoglie, di fatto, tutti i pezzi dei Jesus Loves You, anche se, per la maggior parte, riproposti in versioni completamente diverse da quelle originali dell'album o dell'EP.

Ancora più di recente, nel 2005, per l'esattezza, è uscito un nuovo singolo del gruppo, stavolta accreditato però a «Jesus Loves You featuring Boy George» (dicitura già utilizzata, in verità, in qualche paese), intitolato "Love Your Brother", di cui esiste soltanto un maxi singolo promo, contenente un'unica traccia, connotata, in modo per nulla originale, come «Original Version».

Nel 1992, George ottiene un nuovo successo di classifica (e di critica), con una cover del brano "The Crying Game", in una versione prodotta dai Pet Shop Boys, inclusa nel film omonimo (uscito però in Italia come La moglie del soldato, mentre la traduzione letterale del titolo originale sarebbe "Il gioco del pianto"), che scala la classifica americana, fino ad entrare nella Top 20 dei Billboard Hot 100. Nonostante abbia avuto altri successi solisti nel Regno Unito dopo lo scioglimento della band, compresa la stessa "The Crying Game", Numero 22 nella madrepatria, questo rappresenta il suo primo successo negli USA dopo il singolo "Move Away" dei Culture Club, uscito nel 1986. Comunque, George non sfrutta molto questo ritorno al successo, con l'immediata pubblicazione di un album, come ci si sarebbe aspettati. Quando, alcuni anni dopo, farà finalmente uscire Cheapness and Beauty, costituito per lo più da brani punk e alcune ballate acustiche (di cui pochi comprenderanno lo strano accostamento, ma che riceverà un plauso di critiche positive), il momento propizio è già sfumato, nonostante l'unico brano country del disco, "Same Thing in Reverse", praticamente bandito nel Regno Unito a causa delle chiare allusioni gay del testo, ma soprattutto del titolo (che descrive l'omosessualità come "La stessa cosa al contrario"), ottiene un successo moderato negli USA. Da quell'album, il cantante pubblica la sua versione cover del brano di Iggy Pop intitolato "Funtime" (accompagnato da un video ambientato in un tunnel virtuale, che dimostra come ottenere dei risultati eccellenti con un budget ridotto al minimo). George dichiarerà in séguito che l'era di "The Crying Game" gli ha comunque dato una immensa soddisfazione. Il suo ex amante Jon Moss gli aveva detto, infatti, dopo la burrascosa separazione dei Culture Club, che George non avrebbe mai avuto un altro successo di grandi proporzioni in America senza il gruppo. George è stato più che felice di dimostrargli che aveva torto.

Boy George continua ad essere un'icona pop di fama mondiale e un DJ di successo. Ancòra una volta, ha iniziato a girare il mondo in tournée come DJ, sul finire degli anni novanta, mentre, all'inizio del Nuovo Millennio, ha recitato come protagonista nel musical londinese Taboo, basato sulla sua vita (George non ha però recitato se stesso, scegliendo invece il ruolo dell'artista di performance australiano Leigh Bowery). Taboo è stato un successo enorme nel West End di Londra, andando avanti per quasi due anni (un po' meno nella versione prodotta da Rosie O'Donnell, a Broadway, dove non è andato oltre le 100 serate). La colonna sonora del musical, interamente scritta da Boy George, per entrambe le versioni, quella inglese e quella americana, e per lo più interpretata dagli attori del cast (ma il cantante compare in qualche sparso cameo isolato), ha perso per un soffio il riconoscimento ufficiale, nonostante l'immenso plauso ricevuto dalla critica, che non ha esitato a definirla uno dei lavori discografici più riusciti della sua intera carriera.

Nel 2003, ha presentato un programma settimanale sulla radio londinese LBC. I fans che hanno incontrato George di persona dicono che sia, a seconda dei momenti, piuttosto incline o assai poco propenso a firmare autografi. Tra i tanti fatti strani che hanno caratterizzato la sua vita, è sicuramente da ricordare quello che lo ha visto protagonista, a metà degli anni novanta, come presunto padre: nell'agosto del 1994, infatti, una donna californiana gli ha fatto causa, tramite un tribunale britannico, per una presunta paternità non riconosciuta.

Harper Collins ha pubblicato la citata autobiografia di Boy George, Take It Like a Man, nel 1995. George vi ha scritto, tra l'altro, della sua relazione con Kirk Brandon, cantante con il gruppo degli Spear of Destiny e ancor prima con quello dei Theatre of Hate, che ha fatto causa a George, anche lui trascinandolo in tribunale. L'artista, chiamato come imputato, ha dovuto difendersi dall'accusa di "falsa testimonianza" lanciata contro di lui da Brandon, il quale, ormai sposato e con prole, ha negato di aver avuto alcun rapporto sessuale con George in passato. Brandon ha perso la causa. Durante il processo, Boy George ha affermato che Kirk Brandon è stato il grande amore della sua vita, dichiarando di amarlo ancora, il che non risulta troppo difficile da credere, a giudicare dalla incredibile bellezza di una delle ballate su Cheapness and Beauty, appropriatamente intitolata "Unfinished Business" (qualcosa come «Questione da definire» o «Affare in sospeso»), a proposito della quale George scrive nei Credits del libretto: "Ringrazio Kirk Brandon per continuare a rimanermi in mente e per avermi aiutato a scrivere una canzone meravigliosa".

Nel suo libro, George racconta anche la sua versione della relazione segreta con Jon Moss, il batterista dei Culture Club, rivelando che molte delle canzoni da lui scritte per i Culture Club erano indirizzate proprio a Moss, e sostenendo inoltre che Jon, nonostante fosse all'epoca bisessuale, non si era mai sentito a suo agio in un rapporto omosessuale, pur avendo addirittura interrotto un fidanzamento ufficiale per stare con George. Tutto questo è stato confermato da Jon Moss in persona, durante la reunion dei Culture Club, a cavallo tra la fine degli anni novanta e il Nuovo Millennio.

Nel luglio del 1998, infatti, i Culture Club si sono riformati, facendo tre date a Montecarlo, per poi unirsi agli Human League e al musicista Howard Jones nel cosiddetto Big Rewind Tour negli USA. Il mese dopo, la band ha preso parte allo show in tarda serata di David Letterman ("Late Night with David Letterman"), facendo una comparsa in Gran Bretagna, per la prima volta dopo 14 anni. Più tardi nel corso dell'anno, il gruppo ha avuto un nuovo successo discografico nel Regno Unito, raggiungendo la Top Ten con il singolo inedito "I Just Wanna Be Loved" (Numero 4). La reunion è durata fino al 2002, producendo il doppio album raccolta/live, intitolato Greatest Moments - VH1 Storytellers Live e il nuovo album di inediti Don't Mind If I Do, pubblicato nel 1999, da cui sono stati estratti altri due nuovi singoli, "Your Kisses Are Charity" (Numero 25 in Gran Bretagna) e il doppio lato A "Cold Shoulder"/"Starman" (Numero 43), passato alla storia come il più grande flop britannico in assoluto per la band, nonostante la cover del brano di David Bowie, "Starman", sia diventata un momento molto atteso nei concerti dal vivo. Al periodo 1998-2002 risalgono anche numerose raccolte, sia in CD che in DVD, sia in studio che dal vivo, sia ristampate che inedite.

Nel 1998, Boy George ha iniziato a scrivere una colonna settimanale sul quotidiano "The Daily Express" e ha condotto un programma radiofonico, anch'esso settimanale, sul "Galaxy Radio Network". Nel mese di ottobre del 2005, è stato arrestato, a New York City, per sospetto possesso di cocaina, comparendo in tribunale nel febbraio del 2006, dove ha dichiarato che la droga non era sua, affermando la sua innocenza.

Boy George è un DJ di successo, tra i più originali ed alternativi della scena dance attuale, che organizza molte serate in quanto tale, mentre, in veste di cantante, pubblica dischi sempre più di rado, andando in tournée saltuariamente. Rimane comunque un'icona della musica pop.

Ha cantato il popolare inno Hare Krishna, "Bow Down Mister", anche in duetto con la cantante indiana Asha Bhosle.

Inoltre, è recentemente apparso come ospite nel talk-show/British comedy "The Kumars at No. 42".

Tra gli ultimi lavori da lui pubblicati, sono da ricordare la raccolta di brani inediti su richiesta dei fans, intitolata The Unrecoupable One Man Bandit, del 1999, con brani maggiormente tratti dal séguito mai pubblicato dell'album del 1995, Cheapness and Beauty, e l'album di ballate acustiche (per metà edite, per l'altra metà inedite), dal titolo U Can Never B2 Straight, del 2002.

Tra il 2003 e il 2004, Boy George ha dato vita ad un nuovo progetto musicale, simile nella forma e nei contenuti (entrambi però estremizzati, sia nel look quasi teatrale che nelle sonorità pesantemente elettroniche) a quello dei Jesus Loves You, vale a dire The Twin, più che un gruppo, un altro pseudonimo di copertura, con il quale rilanciarsi cautamente nella nuova esperienza solista, dopo il secondo scioglimento dei Culture Club, avvenuto nel 2002. Come The Twin, George pubblica l'album Yum Yum (da cui trae 4 singoli in edizione limitata, "Here Come the Girls", "Electro hetero", "Sanitised" e "Human Racing") e un EP, intitolato come la pseudo-band, "The Twin", trainato dal brano "Nothing", in un periodo molto creativo e liberatorio, nel quale gli è finalmente concesso di cantare ciò che più gli aggrada.

Nel 2005, ha pubblicato Straight in Gran Bretagna, il suo secondo libro autobiografico, contenente l'omonimo "Straight EP", con cinque brani, quattro dei quali inediti e uno (l'intensa ballata "Julian") già incluso anche nel precedente citato album U Can Never B2 Straight.

Dopo aver vissuto per un paio d'anni Manhattan, dove, il 7 ottobre del 2005, è stato arrestato per sospetto possesso di cocaina ed è comparso in tribunale il 1° febbraio del 2006 (BBC Online Report), accusato di possesso di cocaina. L'8 marzo 2006 si è dichiarato colpevole di aver fatto perder tempo alla polizia (lui stesso aveva chiamato la polizia la sera dell'arresto, in evidente stato confusionale dovuto all'uso di stupefacenti, per denunciare un presunto furto mai avvenuto). Le voci sulla sua crisi personale sono avvalorate da diverse notizie: nel maggio 2008 ad esempio il cantante è stato fotografato mentre vendeva magliette a 10 sterline in un mercato rionale di Londra.

Alti, bassi, discese ardite e risalite costellano la vita di George, infatti nella tarda primavera 2008 intraprende una nuova tournée che chiama "Songs that make you dance and cry Boy George Live" in cui il cantante ripropone brani del suo passato con i Culture club e materiale da solista. La tournee, originariamente pianificata con date negli States, America Centrale e Regno Unito (includendo qualche data europea ad alcuni festival estivi) a causa del diniego del visto d'ingresso da parte del governo statunitense, viene circoscritta soltanto a qualche data in centro America mentre le tappe europee rimangono invariate. George non riesce a concretizzare il suo ritorno live, dopo dieci anni di assenza, negli States.

Incassa suo malgrado la sconfitta ma non si perde d'animo. Nel segmento inglese del tour l'artista riceve un buon consenso personale, anche se la voce non è più la stessa ed il fisico appesantito lo rendono una pietosa caricatura di se stesso. Altalenante il responso da parte del pubblico: alcune date sono tutte esaurite, altre vengono annullate a causa della scarsa prevendita di biglietti. Parte dei suoi fan continuano ad amarlo incondizionatamente, altri gli hanno voltato le spalle.

Per nulla turbato, continua a fare ciò che gli riesce meglio: in ottobre immette sul mercato digitale, in ben tre versioni, "Yes we can" il suo nuovo singolo e nello stesso mese il canale via cavo Living TV trasmette in Inghilterra "Living with Boy George" un documentario in cui George mostra la sua quotidianità di persona ed artista, sempre in bilico tra coerenza e contraddizione, genio e sregolatezza. Il cantante è comunque deciso a voler ribadire e rafforzare nei confronti del grande pubblico il suo status di musicista capace e compositore talentuoso.

Annuncia un nuovo tour-nostalgia "Here and now " insieme ad alcune "vecchie" glorie della scena musicale anni 80 da realizzarsi nel 2009 e partecipa al alcuni show televisivi in europa accompagnato dalla sua band. In Inghilterra è ospite di numerosi talk show e concede una serie interminabile di interviste ribadendo la sua redenzione: stop definitivo a droghe ed alcool e serio intento di voler esser considerato un artista e non una persona che entra ed esce dalle aule dei tribunali.

Ma nelle aule di un tribunale George ci tornerà presto portando con se il fardello della condanna: a Londra viene giudicato colpevole di sequestro di persona. Boy George è stato accusato di aver ammanettato ad un letto l'escort gay sieropositivo Audun Carlsen, a suo dire reo di volergli sottrarre foto semi-pornografiche dal computer. Secondo quanto emerge durante il processo George ha colpito l'escort con una catena. Lui si difende dicendo che i suoi erano intenti intimidatori attuati al fine di impedire il presunto furto, il cantante avrebbe legato Carlsen solo per verificare di non esser stato derubato. Viene processato e ritenuto colpevole.

Amareggiato, deriso ed umiliato per l'ennesima volta dai media di tutto il mondo ed abbandonato dai fan più irriducibili, il cantante afferma di esser comunque sereno e convinto della propria innocenza, decide però di voler cancellare ogni sua apparizione pubblica fino al giorno in cui verrà emessa l'entità della condanna. Ma George è George, ed è ancora una volta il suo spirito contraddittorio a prendere il sopravvento, contrariamente a quanto annunciato, nel dicembre 2008 dichiara di voler tenere i due concerti al Pigalle Club di Londra pianificati prima del processo. A chi gli chiede il perché di questo suo ripensamento, serafico risponde " E' il mio mestiere, perché non farlo?". Il 16 gennaio 2009 George viene condannato a 15 mesi di reclusione.

Da un giornale londinese del 1984: "Non sono gay, e non sono un travestito." Prima di dichiararsi apertamente gay, in altri momenti, si è poi successivamente descritto come "bisessuale", "molto confuso", "non confuso", e "non tanto poi appassionato del sesso".

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Reb Beach

Reb Beach , nome completo Richard Earl Beach, Jr. (Pittsburgh, 31 agosto 1963) è un chitarrista heavy metal statunitense.

Richard Earl Beach, chitarrista di indubbio talento, iniziò dal principio a collaborare con noti artisti come session man, prima di ottenere il successo globale come musicista affermato. Beach infatti aveva registrato dischi con svariati artisti come Roger Daltrey, Bob Dylan, Fiona, Howard Jones, Chaka Khan, Bee Gees, oltre ad apparire nel disco dei Twisted Sister Love Is For Suckers. Il chitarrista conquisto il vero e proprio successo con i Winger, poi nella band di Alice Cooper e successivamente con i Dokken, Whitesnake e Night Ranger. Il suo stile, estremamente tecnico, è ispirato principalmente da Eddie Van Halen e dalla musica fusion. Attualmente è in forza nei Whitesnake e nei riformati Winger.

Influenzato dai mostri sacri del rock anni 70, Reb trascorse la sua adolescenza suonando Aerosmith, Sammy Hagar e Ronnie Montrose. Ma fu Steve Morse, poi membro dei Dixie Dregs, che più di tutti influenzò il giovane Reb. La complessità e la velocità dei Dixie Dregs erano una sfida in confronto al rock con forti tinte blues su cui si basavano gran parte degli artisti negli anni 70. Dopo un paio di stagioni alla School of Music di Berkeley, California, Reb capì che le lezioni convenzionali non facevano per lui. Quindi egli iniziò a registrare alcuni dei suoi brani su un registratore; questi erano una mistura di musica jazz e rock chiamata "fusion". Dopo aver vinto il contest come "Miglior chitarrista dell'anno" con una di queste registrazioni, Reb si spostò a New York alla ricerca del successo. Dopo neanche un anno, divenne un musicista molto richiesto e collaborò con artisti del calibro di Eric Clapton, Bob Dylan, Roger Daltrey, Chaka Khan, Howard Jones e Twisted Sister.

Fu proprio durante il periodo a New York che Reb conobbe Kip Winger, bassista che aveva suonato nel disco Alice Cooper Constrictor. I due si conobbero durante qualche sessione in studio e cominciarono a collaborare assieme con l'idea di fondare un nuovo progetto. Si aggiunse Paul Taylor, musicista che aveva anch'egli suonato per Alice Cooper come tastierista. Infine il trio venne completato da Ron Morgenstein, batterista che aveva fatto parte dei Dixie Dregs di Steve Morse.

Il gruppo trovò presto un contratto con la major Atlantic Records e debuttò con un disco omonimo nel 1988 venendo premiato con due dischi d'oro e due di platino. Seguirono tour di successo al fianco di grandi band.

Reb si ritrovò all'improvviso acclamato da decine di migliaia di ammiratori. Improvvisamente, la sua immagine venne stampata sulle copertine dei maggiori giornali di chitarre. Il giornale "Guitar for the Practicing Musician" lo votò come "Miglior nuovo chitarrista", mentre il "Guitar World Magazine" lo votò come "Miglior nuovo talento". Il suo successo fu tale che venne contattato dalla Ibanez per disegnare una nuova linea di chitarre. Egli produsse anche un video intitolato "Cutting Loose" nel quale dava lezioni di chitarra.

Il gruppo ormai affermato diede alle stampe il secondo album In The Heart Of The Young' due anni dopo. Le vendite del disco risultarono superiori al precedente e vennero incrementate dal singolo di successo "Miles Away", un brano all'epoca adottato per separare le famiglie dalle truppe americane impegante nella guerra del golfo. Anche questo secondo lavoro venne premiato con il platino negli Stati Uniti e l'oro in Giappone. Allo stesso tempo Reb Beach partecipò come ospite a qualche demo della band Trik Blue. Grazie al grande successo ottenuto, i Winger vennero nominati per l'"American Music Award" come "Best New Heavy Metal Band" nel 1990. Il terzo album, Pull venne pubblicato nel 1993 in piena epoca grunge, e come tale non venne particolarmente considerato. Nel tentativo di rimanere al passo coi tempi, le sonorità di quest'album vedevano un cambio di rotta verso linee musicali più pesanti. Tuttavia a causa del mancato successo il gruppo si sciolse nello stesso 1993.

Successivamente il chitarrista venne arruolato nella formazione di Alice Cooper tra il 1996 e il 1998 con cui pubblicò il disco A Fistful of Alice. Curiosamente il musicista reincontrò Paul Taylor proprio nella formazione di Cooper nel 1997 con cui incise il disco stesso.

Attorno a questo periodo Reb fondò un progetto chiamato Reb Beach Trio attivo nei club di Pittsburgh. Nel 1997 suonerà per i Dokken come turnista, mentre l'anno successivo entrerà nella band in veste ufficiale sostituendo lo storico chitarrista George Lynch. Beach registrò con i Dokken il disco Erase The Slate nel 1999, ed il live album Live from the Sun nel 2000. L'anno successivo abbandonerà la band venendo rimpiazzato dall'ex Europe John Norum. Nel 2001 Beach decide di dare il via alla carriera solista con il disco Masquerade. Il chitarrista verrà accompagnato nelle sessioni dal bassista Tommy Bellin e Dave Throckmorton alla batteria. Masquerade venne stampato in Europa per l'etichetta italiana Frontiers Records. Lo stesso anno il musicista viene coinvolto nella reunion dei Winger, fino a quando nel ottobre 2003 assemblerà una nuova band dall'unione con il bassista Rudy Sarzo (ex Quiet Riot, Whitesnake, Ozzy Osbourne). Venne poi reso noto che il resto della formazione era composto dall'ex vocalist di Rainbow e Deep Purple Joe Lynn Turner ed il batterista dei Quiet Riot Frankie Banali. Questo progetto, però, andò a monte. Così nello stesso verrà assoldato da David Coverdale nei riformati Whitesnake.

Il chitarrista rivelò un'altra collaborazione nel 2004, nata dall'unione con Timothy Drury, Frankie Banali e l'ex vocalist dei King's X Doug Pinnick. Questa band si ispirava a sonorità anni 80 ed inizialmente venne nominata "Devil Children" dalla loro etichetta, la Frontiers. Tuttavia questo titolo venne rifiutato dai musicisti. Dopo la dipartita di Banali dal progetto, il gruppo prese il nome di The Mob, pubblicando un disco omonimo nel 2005.

Durante il 2005 Beach partecipò anche al disco Grounded degli Excarnation tramite il chitarrista turco Cenk Eroglu, successivamente membro dei Winger. Il chitarrista partecipò anche al disco II del gruppo AOR Deacon Street nel maggio 2006. Lo notiamo anche nel tribute album ai Van Halen '80s Metal Tribute To Van Halen dove suona la cover del brano "Dance The Night Away". Nel maggio 2006 Reb, parallelamente alla militanza nei Whitesnake, viene nuovamente incluso nella reuonion dei Winger composta da Kip Winger, Paul Taylor e Rod Morgenstein. Firmando per la label italiana Frontiers Records, il gruppo pubblicò il quarto album in studio, al quale partecipò anche l'ex membro dei Winger John Roth, con Cenk Eroglu alle tastiere. Nell'ottobre 2006, viene quindi pubblicato dopo tredici anni il quarto album intitolato IV. Il gruppo inoltre registrò la cover dei Journey "Send Her My Love" che venne inserito nella raccolta 80s Metal Tribute To Journey.

Reb suonò anche come turnista live per i Night Ranger nell'estate 2007. L'ultima apparizione del chitarrista può essere notata nel disco 24/7/365 The Tribute To Led Zeppelin, un tribute album ideato da Frankie Banali con la partecipazione di svariati personaggi della scena musicale per commemorare la scomparsa dell'ex batterista dei Led Zeppelin John Bonham. Beach suonò nel brano "Out On The Tiles". Infine lo si nota nell'ultimo disco dei Whitesnake Good To Be Bad, pubblicato nel aprile 2008.

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Killswitch Engage

I Killswitch Engage (talvolta abbreviati in KSE) sono un gruppo metalcore formatosi nel 1998 a Westfield, Massachusetts, negli Stati Uniti. Formatisi a seguito dello scioglimento delle band Overcast e Aftershock. Dalla metà del 2002 la band è così formata: Howard Jones come voce, il bassista Mike D'Antonio, il chitarrista Joel Stroetzel e Adam Dutkiewicz, e il batterista Justin Foley. Associati con la Roadrunner Records, i Killswitch Engage hanno pubblicato quattro album e un DVD, e stanno lavorando sul loro nuovo album che dovrebbe uscire nel 2009.

Dopo lo scioglimento degli Overcast nel 1998, Mike D'Antonio impiega un anno per rimettere insieme una nuova band. Nell'estate del 1999 arruola Adam Dutkiewicz (che diventerà anche produttore e compositore principale del gruppo) e Joel Stroetzel, batterista e chitarrista degli Aftershock e col successivo innesto di Jesse Leach, cantante di Corrin e Nothing Stays Gold, viene completata la line-up. Il nome è ispirato da un episodio di X-Files, intitolato appunto Kill Switch.

Il debutto avviene suonando come spalla degli In Flames: la casa discografica Ferret li nota e li mette sotto contratto e nell'estate del 2000 esce il disco di debutto omonimo.

Nel 2001 i KSE forniscono la canzone Numbered Days alla compilation live "Nasty Habits" pubblicata dalla radio universitaria WERS (nel dischetto figurano anche God Forbid, Haste, Unearth e Poison the Well). Poco dopo va a buon fine la trattativa con la Roadrunner Records e la band incide il suo secondo LP, Alive or Just Breathing (2002), mixato da Andy Sneap. Prima di sfornare il nuovo album, la formazione subisce alcune modifiche: Howard Jones sostituisce Leach (che lascia nel 2002 per motivi di salute e per stare con la moglie appena sposata) e si aggiunge il batterista Justin Foley, compagno di Jones nei Blood Has Been Shed, che a sua volta rimpiazza Tom Gomes, durato poco. Nel frattempo Dutkiewicz è passato alla chitarra.

Nel 2003 i concerti all'Ozzfest e all'Headbangers Ball tour di MTV2 consacrano il successo della band. Il singolo When Darkness Falls appare nella colonna sonora del film Freddy vs. Jason. Nel 2004 viene pubblicato l'album The End of Heartache e per il resto dell'anno i Killswitch Engage battono i palchi americani suonando con Anthrax, Slayer, From Autumn to Ashes, Eighteen Visions e 36 Crazyfists. La title-track The End of Heartache, inserita nel film Resident Evil: Apocalypse, si guadagna una nomination ai Grammy Awards. Nel 2005 il combo ricompare all'Ozzfest e pochi mesi dopo pubblica il DVD live (Set This) World Ablaze, registrato al Worcester Palladium.

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Oltre le nuvole

Oltre le nuvole è un album del 1997 di Paola Turci.

Uscito per l'etichetta WEA,Il disco è un album di cover, canzoni che hanno segnato la carriera umana e professionale della Turci, infatti nel libro del cd si pùò leggere: Grazie agli autori delle canzoni di questo album, sono riuscita a realizzare il disco che volevo..

Anticipato dal singolo "Sai che è un attimo", successo dell' estate 1997 e cover del brano di Jude Cole Time for letting go, l'album fu subito un grande successo, tanto da guadagnarsi il Disco di platino.

Ascoltando le dodici tracce, possiamo ascoltare brani di The Pretenders (I'll Stand by you), che si trasforma in Non ti voglio più, Roxette, (You don't understand me), che diventa "Tu non vuoi capirmi", passando per Simple Minds, Jim Capaldi, Howard Jones e John Waite (Missing you) trasformata in "Mi manchi tu".

In merito alla sua partecipazione al Festival di Sanremo 1998 con il singolo "Solo come me", (canzone scritta con Roberto Casini, ex Steve Rogers Band), il disco venne ristampato con 2 brani in più. Oltre al brano sanremese venne aggiunta "Ho bisogno di te", cover di un famoso pezzo di Jude Cole, che partecipa in veste di produttore, musicita e corista nella realizzazione dei 2 bonus track.

Altro singolo estratto, "Fammi battere il cuore".

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Source : Wikipedia