Honda

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Inviato da gort 06/03/2009 @ 03:10

Tags : honda, auto moto, tempo libero, autoveicoli, economia, scuderie, formula 1, motori, sport, berline, coupè

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Honda

Il logo delle motociclette Honda

La Honda, o meglio la Honda Motor Co., Ltd. (本田技研工業株式会社 Honda Giken Kōgyō Kabushiki Kaisha) è una azienda nipponica principalmente motociclistica e automobilistica, nota anche per le ricerche effettuate nel campo della robotica.

Con una produzione annua di oltre 14 milioni di motori si situa al primo posto mondiale tra i costruttori. È quotata sia alla Borsa di Tokyo (città dove ha anche sede) che in quella di New York e in varie altre Borse mondiali.

Il fondatore dell'azienda, Soichiro Honda, iniziò una attività di costruttore di pistoni nel 1937 diventando ben presto uno dei fornitori della Toyota ed allargando altrettanto velocemente l'attività ad altri settori della meccanica, Soichiro Honda era noto anche perché mise sotto un'automobile da gara il motore di un aereo 8 cilindri di 8 litri di cilindrata.

Il 24 settembre 1948 Honda ebbe l'intuizione geniale che cambiò le sorti della sua industria: avendo notato la necessità del Giappone, dopo la seconda guerra mondiale di una nuova motorizzazione, ma notando altresì le condizioni economiche pessime della popolazione nonché la penuria di benzina, ebbe l'idea di montare un semplice motore di piccola cilindrata su un telaio di bicicletta. In questo modo aveva creato un mezzo di trasporto semplice ed economico, l'ideale in quel momento.

La società incominciò ben presto a variare la produzione, introducendo via via numerosi altri modelli di ciclomotori e motociclette andando anche alla conquista di altri mercati fin dagli anni '60.

Causa la lentezza delle altre aziende motociclistiche nello stare al passo dei tempi e delle innovazioni tecnologiche, la società nipponica ebbe vita facile nello spodestare, nel cuore degli appassionati motociclistici di tutto il mondo, le fino allora più quotate aziende costruttrici inglesi ed italiane, diventando così, già negli anni '70 il maggior costruttore al mondo di veicoli a due ruote. Da quel momento non perse più questo primato, e tutt'oggi lo mantiene.

Nel 1960, cercando una continua diversificazione della produzione, la Honda iniziò anche la produzione di autovetture, dedicandosi inizialmente solo al mercato interno giapponese. Solo in un secondo tempo, anche attraverso la partecipazione alle competizioni automobilistiche come la Formula 1, essa tentò di imporre la sua immagine anche sui mercati mondiali, ma dovette attendere vari anni prima che il mercato statunitense dimostrasse un certo interesse per i suoi prodotti, troppo diverse per mentalità e dimensioni le sue vetture rispetto a quelle in uso nel periodo. Contemporaneamente anche le vendite in Europa erano abbastanza difficoltose, anche in virtù del fatto che, da parte di varie nazioni, erano state introdotte misure restrittive sulle importazioni di autoveicoli, al fine di proteggere la produzione locale (vedi protezionismo).

Il primo modello di autovettura con cui la Honda riuscì ad avere un certo successo sul mercato statunitense fu la Honda Civic, nella versione ingrandita rispetto a quella già presente sul mercato interno, presentata nel 1972, e che sicuramente trasse vantaggio dalla contemporaneità della prima grande crisi petrolifera; l'improvviso aumento dei carburanti fece in parte rivedere le abitudini degli automobilisti USA che cominciarono a guardare anche all'economicità d'esercizio delle auto. I passi successivi dell'espansione oltre-oceano furono la presentazione nel 1976 della Honda Accord, accolta molto positivamente sul mercato tanto che divenne la berlina più venduta sul suolo Americano negli anni novanta e , passo ancor più significativo, la messa in funzione, nell'Ohio del primo impianto produttivo di una casa nipponica nel territorio degli Stati Uniti. Dopo questa prima fabbrica del 1982 la casa nipponica ha aperto continuamente nuove linee produttive, distribuendole un po' su tutto il territorio americano ed aprendo il suo nuovo quartier generale in California.

Una ulteriore significativa mossa di mercato fu la nascita, nel 1986, di un marchio specifico con cui la casa di Tokyo volle distinguere una produzione di autovetture di classe alta, lasciando il logo classico a rappresentare la produzione più normale: nacque così la Acura con la sua produzione di berline e coupé di classe superiore.

Nel 1992 la Honda creò la "CRX"; quest'auto montava un motore VTEC (fasatura variabile Honda) da 1,6 litri aspirato che esprimeva 160 hp a circa 7.600 giri (118 kw)(cioè 100 hp per litro), ed era capace di andare fin quasi 9000 giri, senza essere vuoto ai bassi regimi. Questo propulsore segnò un'importante tappa per la casa nipponica e venne montato anche sulla Civic.

Nel 1998 creò la Honda S2000, una piccola cabrio 2.0 litri aspirata con motore VTEC, capace di 240 hp (versione europea, quella giapponese ne aveva circa 10 in più); grazie al sistema VTEC questa auto ha una risposta pronta anche a bassi giri, è sempre regolare e sale fino a toccare i 9000 giri impostati dal limitatore. Il rapporto cilindrata/potenza di quest'auto era di 120 hp per litro, una potenza fino ad allora sconosciuta a qualsiasi auto stradale con motore aspirato e confrontabile con auto di cilindrata superiore o dotate di sovralimentazione.

Questi motori sono impiegati sui modelli Type R in Europa, o come SI in America, sono dei veri e propri gioielli della tecnica motoristica prodotti con pezzi scelti, con pesi identici e perfetti in tutto e per tutto e con meccanici che selezionano i pezzi da montare singolarmente.

Il debutto della Honda nel mondo internazionale delle corse è datato 1959, anno in cui, per la prima volta, iscrisse alcune sue motociclette al famoso Tourist Trophy dell'isola di Man, una delle più prestigiose gare motociclistiche dell'epoca. Dovette però aspettare due anni per ottenere, con Mike Hailwood, la prima vittoria nelle classi 125 e 250 e addirittura il 1966 per la prima vittoria nella classe più importante, la 500. Questi anni furono quelli necessari alla casa nipponica per riuscire ad ottenere il giusto compromesso tra il motore, sin dall'inizio ottimo, ed una telaistica per la quale mancava ancora di un po' d'esperienza rispetto alle case europee del tempo.

A dimostrazione della serietà con cui la casa nipponica intendeva dedicarsi al mondo delle corse si può notare che decise molto presto di dotarsi di un proprio circuito dove poter collaudare i vari modelli e nel 1962 inaugurò la sua pista privata, quello che è oggi il circuito di Suzuka e che dal 1987 al 2003 al ha ospitato regolarmente il Gran Premio del Giappone e continua ad ospitare numerose altre competizioni motociclistiche.

L'impegno nell'automobilismo ha preso il via già nel 1964, pochi anni dopo l'ingresso stesso nella produzione di serie, e direttamente dalla Formula 1 in cui ha gareggiato sino al 1968; il ritorno è avvenuto nella stagione 2006 con una scuderia a proprio nome (Honda Racing F1 Team) dopo l'acquisto completo della British American Racing di cui era partner tecnologico.

I maggiori risultati la Honda li ha ottenuti però come fornitore di motori, in F1 tra il 1983 e il 1992 e ancora (con meno fortuna) tra il 2000 e il 2005, e nella Indy Racing League di cui è attualmente fornitore unico.

Verso la fine del 2008, sull'onda della crisi economica che ha colpito tutti i settori e tutte le nazioni, Honda annuncia la sua intenzione di uscire dal mondo delle corse automobilistiche, mettendo in vendita la sua scuderia per 100 milioni di sterline.

Pur avendo intrapreso anche l'avventura nelle quattro ruote la Honda non dimenticò mai le sue origini motociclistiche e continuò senza sosta il suo impegno nelle corse su due ruote, raggiungendo il primo eclatante successo nel 1966 quando riuscì a vincere i titoli mondiali riservati ai costruttori, contemporaneamente in tutte le classi che allora componevano il motomondiale, 50, 125, 250, 350 e 500.

Nello stesso tempo il raggio d'azione della casa si ampliava dapprima alle competizioni di motocross, dove conquistò ben tre titoli mondiali consecutivi agli inizi degli anni '80, in seguito alle grandi maratone africane come la Parigi-Dakar, dove ottenne la prima affermazione nel 1982.

L'impegno attuale della Honda nelle corse motociclistiche si irradia un po' in tutte le più importanti specialità, dal motomondiale, dove è presente sia con una squadra diretta che con diversi team satelliti, per passare alle gare di Superbike e di motociclette derivate dalla produzione di serie, le Supersport, senza dimenticare le competizioni di motocross e di trial.

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Honda Civic

Honda Civic 3 door 1983.jpg

La Honda Civic è un modello di autovettura prodotto dalla casa automobilistica nipponica Honda nel 1972, ancora in produzione e giunto ormai alla sua ottava evoluzione. Attualmente solo la Toyota Corolla presentata nel 1968 può vantare un ciclo più longevo di modelli presentati con il nome invariato.

Honda ha sempre cercato di differenziare la Civic sui vari mercati nella quale è stata proposta. Questa tendenza è andata marcandosi a partire dalla sesta generazione, dalla quale si è potuto chiaramente identificare la vettura dedicata al mercato europeo (EDM) da quella riservata invece ai mercati statunitense (USDM) e giapponese (JDM). Attualmente la differenziazione è andata completamente definendosi, tant'è che la versione europea non condivide praticamente nulla con quella statunitense, se non parte dei motori a benzina. Da notare che nel seguito sarà fatto particolare riferimento alla versione europea, per dare soltanto qualche cenno sulla versione riservata agli altri mercati.

La prima Honda Civic nacque in un periodo contrassegnato, per il Giappone, da un intenso sviluppo economico. Eventi di importanza internazionale quali l'Osaka Expo del 1970 e i Sapporo Winter Olympic Games del 1972 spinsero il Paese verso una urbanizzazione più intensa alla quale non si sottrasse l'automobile, la quale assunse, in quegli anni, il ruolo a noi sempre più noto di mezzo di trasporto di massa. Fino ad allora specializzata in auto sportive, Honda decise di adeguarsi al nuovo panorama economico-sociale che andava delineandosi, puntando sulla progettazione di un'auto compatta che potesse rispondere alle esigenze della clientela giapponese ed anche straniera. La nuova "utilitaria" portò in dote una meccanica inedita ed assolutamente distante dalle altre auto compatte nipponiche dell'epoca: in un periodo in cui le auto di bassa gamma erano contraddistinte da una carrozzeria a tre volumi, motore anteriore e trazione posteriore, la Honda Civic si presentò come una due volumi a trazione anteriore e motore anteriore trasversale, ricalcando il concetto di utilitaria così come espresso nella vecchia Europa. Il periodo di "gestazione" fu incredibilmente breve (considerando l'era in cui non esistevano la progettazione virtuale e l'analisi computerizzata): nell'arco di due anni (dal 1970 al 1972) si passò dal foglio bianco alla commercializzazione della vettura. Il debutto è datato luglio 1972 per la versione a 2 porte, seguita dalla versione 3 porte a settembre. La prima generazione della Honda Civic vinse il "Car of the Year Japan Award" per ben tre anni, dal 1972 al 1974, e conquistò il terzo posto del "Car of the Year Europe Award" nel 1973.

La seconda generazione della Civic impose un aumento delle dimensioni esterne e segnò l'introduzione delle versioni berlina e familiare e della prima versione a 5 porte. I motori disponibili erano due, uno di 1,3l e l'altro di 1,5l, ed entrambi erano caratterizzati dalla tecnologie CVCC-II.

Gli allestimenti disponibili erano inizialmente tre: un allestimento base, uno intermedio denominato DX ed uno relativamente più ricco denominato GL e che veniva abbinato unicamente alla motorizzazione di 1,5l. Rispetto alla versione base, la DX aggiungeva non solo qualche accessorio, ma anche un nuovo cambio manuale a 5 marce. Anche la GL non si limitava all'aggiunta di qualche accessorio, ma portava con sé nuove gomme con tele radiali (a differenza delle altre versioni che usavano gomme con tele incrociate).

Un lieve restyling nel 1982 portò la Civic ad adottare fari anteriori rettangolari (in luogo dei precedenti di forma circolare) e paraurti di colore nero (al posto dei precedenti paraurti metallizzati).

Nel 1983 la versione 1500 GL fu rimpiazzata dalla più sportiva Civic S, la quale era dotata di sospensioni più rigide e di una barra antirollio al posteriore. Le gomme erano delle Michelin 165/70R13.

Anche la terza generazione della Honda Civic vede aumentare le proprie dimensioni, tant'è che il passo aumenta di ben 13 cm rispetto alla generazione precedente. Cambia invece la fisionomia della "famiglia" Civic: tra le hatchback scompare la versione 5 porte lasciando spazio alla sola 3 porte, rimane la versione berlina a 4 porte, mentre la station wagon assume una fisionomia tendente al monovolumeggiante ed acquista il nome di Civic Shuttle; infine alla gamma appena citata si aggiunge la versione coupé denominata CRX.

La meccanica abbandona lo schema a quattro ruote indipendenti in favore di una soluzione semi-indipendente al retrotreno.

Dal 1985 molte motorizzazioni abbandonarono il carburatore passando all'iniezione, furono quindi muniti di catalizzatori.

Questa generazione vide l’introduzione delle 4 valvole per cilindro su tutti i motori. Era inoltre dotata di sospensioni a bracci oscillanti su entrambi gli assi, assicurando una stabilità sconosciuta alle concorrenti. Nasce il VTEC.

La Civic di V generazione vede un modesto aumento delle dimensioni esterne, ma un consistente ammodernamento delle linee generali che si fanno più morbide ma anche più aggressive. Alla classica versione hatchback si affiancano le versioni coupé, berlina e roadster (con l'inedita derivata denominata CRX Del Sol).

I motori, ad eccezione del 1.6 da 160 cv che equipaggia la VTi, sono parsimoniosi ma anche carenti di coppia, il che costringe spesso a ricorrere al cambio. A tal proposito, la Civic risulta equipaggiata con cambi manuali a 5 marce e con automatici con convertitore di coppia. La Civic V si fa apprezzare per il buon comfort generale che sa offrire all'interno (relativamente al segmento di cui fa parte): i fruscii aerodinamici e l'incombenza del rumore prodotto dal motore sembrano essere discreti. Solo il vano bagagliaio risulta essere penalizzato da una soglia di carico piuttosto alta.

La versione VTi, con motore 1,6l da 160 cv, favorito da un buon telaio e da sospensioni di ottimo livello, favorisce la connotazione di sportiva della Civic V. E' anche merito suo se questa generazione passa alla storia come la "Sport Civic".

La VI generazione vedeva in commercio due modelli ben differenti, la serie EK di produzione giapponese e la serie MB di produzione inglese. La serie MB veniva prodotta negli stabilimenti inglesi di Swindon, grazie ad una joint venture con la Rover. La serie MB si differenziava molto a livello estetico rispetto la serie EK e nel 1998 vede il debutto della versione station wagon Aerodeck. Presentata nel 1996 la prima versione mutuava parte dell'estetica dalla Honda Domani, prodotta dal 1992 e destinata esclusivamente al mercato asiatico. Nel 1997 fu presentato il restyling, apportava modifiche sostanziali alla parte frontale, rendendola molto più simile alla sorella maggiore Accord. Con il facelift veniva introdotta, sia per la versione fastback che per quella aerodeck la motorizzazione DOHC VTEC, un 1.800cc aspirato che erogava la ragguardevole potenza di 169 cv a 8200 giri/m. Negli Stati Uniti veniva invece costruita la versione Coupé derivata dalla tre porte disponibile con due motori di 1600 cm3 da 105 CV (LS) e VTEC da 126 CV (SR) venduti anche in Europa.

La Civic VI è passata alla storia come la "Miracle Civic" e non a caso: è il modello che ha venduto maggiormente in tutta la "dinastia" Civic con oltre 3,2 milioni di vetture vendute. Oltre 500.000 vetture sono uscite dal solo stabilimento di Swindon.

Inoltre è stata questa la prima versione della Civic ad essere stata sottoposta al crash test dell'EuroNCAP nel 1998 raggiungendo un punteggio di 2.5 stelle ed è stata anche la Civic a presentare per la prima volta (nella versione 1.6i ES) il cambio CVT a variazione continua.

Quali testimonials di uno spot televisivo americano furono scelti niente meno che un giovane Leonardo di Caprio e l'attrice giapponese Yasuko Matsuyuki.

Ha ricevuto il premio "Japan Car of the Year" negli anni 1995 e 1996.

Nel 1998 in Giappone debuttò La prima Civic Type R su telaio EK9, con propulsore da 1600 cm3 erogante 185 CV, in Europa non verrà mai importata.

La motorizzazione diesel di due litri, proposta in due potenze diverse, è di derivazione Rover.

La VII generazione si presenta come rivoluzionaria già a partire dall'aspetto estetico. La Civic si presenta subito rivoluzionata nelle volumetrie: il corpo vettura acquista un muso corto e un nuovo sviluppo in altezza talmente pronunciato che quasi porta la macchina a sconfinare nel concetto di monovolume. Questa componente, più delle accresciute dimensioni, consente alla Civic di essere promossa definitivamente al settore delle berline medie. E' stata prodotta con diverse motorizzazioni, tra cui la sportiva type r, con un motore da 2000cc, 200cv e interni sportivi.

La Civic di ottava generazione si presenta da subito ben distante dalla versione che l'aveva preceduta: il design è avveniristico, estremamente sportivo e di ispirazione chiaramente nipponica; la meccanica è rivoluzionata soprattutto a livello di sospensioni che per la prima volta rinunciano allo schema a quattro ruote indipendenti anche per la versione sportiva di punta, la Type-R.

I motori sono tutti nuovi, ad eccezione dell'unità montata sulla Type-R che presenta moltissime affinità con il motore montato anche nella generazione precedente. Per il resto vedono la comparsa le nuova generazioni di motori a benzina L ed R e l'unità diesel di derivazione Isuzu viene rimpiazzata da un nuovo motore Common Rail costruito da Honda stessa.

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Honda Racing F1

Il box della BAR nel 2005

La Honda Racing F1 Team è una scuderia giapponese di Formula 1 controllata dalla casa automobilistica Honda.

L'impegno nell'automobilismo del costruttore giapponese ha preso il via già nel 1964, pochi anni dopo l'ingresso stesso nella produzione di serie, e direttamente dalla Formula 1 in cui ha gareggiato sino al 1968; il ritorno è avvenuto nella stagione 2006 con una scuderia a proprio nome (Honda Racing F1 Team) dopo l'acquisto completo della British American Racing di cui era partner tecnologico.

I maggiori risultati la Honda li ha ottenuti però come fornitore di motori, in F1 tra il 1983 e il 1992 e ancora (con meno fortuna) tra il 2000 e il 2005, e nella Indy Racing League di cui sarà nel 2006 fornitore unico.

La scuderia è, dal 4 dicembre 2008, in vendita per problemi finanziari.

Mentre passarono una decina d'anni tra l'inizio della produzione motociclistica e l'entrata della Honda nel mondo delle competizioni, ne passarono solo tre dalla produzione della prima autovettura all'entrata nel mondo della Formula 1. Nel 1963 sorprese tutto l'ambiente delle corse con la presentazione di un suo team, completamente nipponico a parte i piloti, unica squadra, assieme alla Ferrari, ad avere una macchina interamente progettata in casa, sia per telaio che per motore. Non dovette attendere molto nemmeno la sua prima vittoria nella massima formula; nel 1965, infatti, Richie Ginther si aggiudicò il Gran Premio del Messico.

L'attività sportiva si differenziò, puntando anche alla Formula 2, di cui vinse nel 1967 tutte le corse del campionato con il team di Jack Brabham. Il primo stop all'attività sportiva su quattro ruote avvenne nel 1968 e la decisione definitiva maturò dopo la morte del pilota Jo Schlesser al volante della Honda nel Gran Premio di Francia; quasi sicuramente la scelta fu però dovuta anche al periodo di crisi che la società passava sul mercato degli Stati Uniti.

Il ritorno della casa nel mondo della Formula 1 è datato 1983, non più come produttore di una macchina completa, bensì come fornitore di motori da competizione, inizialmente ad una scuderia minore, la Spirit, in seguito alle scuderie Lotus, McLaren, Tyrrell e Williams. Con questi potenti propulsori i team anglosassoni riuscirono a vincere ben 6 titoli mondiali costruttori e 5 titoli per i piloti prima che la casa nipponica decidesse un nuovo arresto della sua partecipazione attiva. Il più recente, e per ora ultimo ritorno alle gare avvenne nel 2000 con una nuova fornitura motoristica, questa volta alla scuderia British American Racing con la quale non riuscì però ad ottenere dei risultati di particolare valore.

La Honda ha via via aumentato il proprio ruolo nelle operazioni della BAR sino ad acquisire una partecipazione azionaria all'inizio del 2005 attraverso la creazione della società di controllo BARH Limited, di proprietà 55% British American Tobacco e 45% Honda. Il 4 ottobre 2005 è stata poi diffusa la notizia dell'acquisizione del resto della società in seguito all'imposizione di nuove regole internazionali che impediscono la sponsorizzazione da parte di marchi del tabacco e così la scuderia è rimasta sotto il controllo esclusivo del costruttore giapponese, che l'ha ribattezzata per la stagione 2006.

La Honda siglò, poi, un ultimo accordo con la British American Tobacco all'inizio del 2006 il quale prevedeva che la scuderia avrebbe mantenuto la stessa livrea estetica dell'anno precedente per sponsorizzare il marchio di sigarette Lucky Strike, di proprietà della BAT, sino al Gran Premio del Brasile 2006. Se anche gran parte della struttura e del personale è stato ereditato dalla BAR, la Honda ha ricollegato immediatamente la storia della squadra alla prima esperienza degli anni '60 riprendendo la numerazione tradizionale delle vetture. Il nuovo motore V8 da 2,4 litri è stato sviluppato dalla Honda in prima persona e per la stagione 2006 viene fornito anche al team esordiente Super Aguri F1 da più parti visto come una "seconda squadra" della Honda.

L'impegno della Honda sembra essere quello di vincere il primo Gran Premio di F1 sotto la nuova gestione (obiettivo mai riuscito alla BAR) ma nonostante l'impegno economico la stagione 2006 è stata finora estremamente avara di risultati per i piloti Jenson Button e Rubens Barrichello. La mancanza di competitività ha portato a metà stagione alla sostituzione del responsabile tecnico Geoff Willis, presente nel team dal 2002 con il giapponese Shuhei Nakamoto proveniente dalla Honda Racing Development. Nonostante ciò il primo successo arriva nello stesso 2006, grazie a Button che vince un caotico Gran Premio d'Ungheria. La scuderia termina la stagione 2006 al 4° posto con 86 punti, un bottino piuttosto amaro dati gli enormi investimenti durante tutto l'anno.

La stagione 2007 è invece stata disastrosa per la scuderia anglo - nipponica, che è stata spesso battuta dalla piccola Super Aguri (equipaggiata con le vetture Honda del 2006) e ha concluso il campionato con un deludente ottavo posto, marcando solo sei punti.

Nel 2008 la Honda ha continuato a faticare, pur con un piccolo miglioramento rispetto alla stagione precedente conquistando 14 punti ed il penultimo posto in classifica costruttori; raramente i due piloti Barrichello e Button hanno ottenuto prestazioni di rilievo, rimanendo confinati nella parte terminale della classifica.

Il 4 dicembre 2008 l'amministratore delegato della Honda Racing F1 Team Takeo Fukui ha annunciato il ritiro di Honda dal mondo della F1 e dalla massima serie automobilistica. La casa madre del scuderia Honda ha, poi, messo in vendita il suo 100% di proprietà della BARH Limited, la vecchia holding che dapprima controllava la BAR e in seguito la Honda Racing e, durante tutto il mese di dicembre parecchi acquirenti si sono fatti avanti per acquistarlo (tutto o in parte).

Il 27 dicembre 2008 il quotidiano La Stampa ha rilasciato un articolo in cui annunciava che Carlos Slim aveva acquistato per la simbolica cifra di 1€ il team, ma tali voci vennero, poi, smentite da Slim in persona. Altre voci, anch'esse smentite, davano come acquirente favorito il costruttore europeo Peugeot. In ogni caso la Honda sarà presente sulla griglia di partenza di Melbourne poiché, secondo Ross Brawn, gli attuali fondi permetterebbero al team di disputare il primo Gran Premio della stagione 2009.

Il 18 febbraio venne confermato l'interesse della Virgin Group a fare un'offerta per rilevare il team. Tuttavia sì è fatta largo poi l'ipotesi che possa essere lo management guidato da Ross Brawn a rilevare la scuderia. Il 25 febbraio un avvocato della scuderia ha fatto registrare i domini brawnracing.com e brawnracing.co.uk, indicando così i possibili nomi della scuderia per il 2009.

Il 27 febbraio è stato annunciato il salvataggio della scuderia da parte dello stesso team manager Ross Brawn.

Contemporaneamente agli impegni in questa categoria la Honda non ha mai dimenticato il mercato statunitense e ha partecipato negli anni attivamente alle competizioni delle varie formule americane come la CART e la 500 Miglia di Indianapolis. Dal 2006 è il fornitore unico di motori per la Indy Racing League in cui è presente dal 2003 attraverso la controllata Honda Performance Development. Dal 2006 la Honda entra in ALMS nella classe LMP2 con il marchio Acura,montando i suoi motori su telai Courage e Lola. L'anno successivo e l'anno scorso anno ottenuto tre successi assoluti e 14 di classe. Dal 2009 entra in LMP1 con un prototipo autocostruito e gestito in pista dai team Highcroft e De Ferran Motorsport,mentre il Lowe's Fernandez rimarrà in LMP2.

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Honda Prelude

Honda Prelude - 1980.jpg

L' Honda Prelude è una coupè sportiva prodotta dalla casa automobilistica giapponese Honda in cinque generazioni dal 1978 al 2001.

La prima generazione della Prelude venne lanciata nel 1978.

La vettura presentava caratteristiche innovative per l'epoca come la presenza di un grande tettuccio di vetro sul tetto ed era equipaggiata con un 1.751 cc (SOHC CVCC) in grado di sviluppare 72 cv abbinato ad un cambio manuale a cinque marce e 68 cv con un cambio automatico a due marce denominato Hondamatic. Nel 1980 quest'ultimo venne poi sostituito da un più moderno cambio automatico a quattro rapporti. La Prelude era in vendita anche in Gran Bretagna e in Australia. In questi paesi il modello più venduto era quello equipaggiato con un 1602 cc (EL) da 68 cv.

La seconda serie della Prelude venne lanciata nel 1983.

La vettura era inizialmente proposta con un 1.8 12 valvole (A18) da 105 cv. In Giappone, Asia, Europa (per quest'ultima solo fino al 1986) era disponibile anche con un 2.0 16 valvole.

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Source : Wikipedia