Henri Cartier-Bresson

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Inviato da gort 07/04/2009 @ 20:09

Tags : henri cartier-bresson, fotografia, cultura

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Henri Cartier-Bresson

Leica, 1925

Henri Cartier-Bresson (Chanteloup, 22 agosto 1908 – L'Isle-sur-la-Sorgue, 3 agosto 2004) è stato un fotografo francese, da molti considerato il padre del fotogiornalismo.

Dopo gli studi giovanili, Henri fu presto attratto dalla pittura, grazie allo zio Louis, e comincerà i suoi studi con Jaques-Emile Blanche e André Lhote, che lo inizieranno all'ambiente dei surrealisti francesi, inizialmente disinteressato alla fotografia.

Solo più tardi, nel 1930, durante un viaggio in Costa d'Avorio, per via della sua continua ricerca di immortalare la realtà, comprò la sua prima macchina fotografica, una Leica 35mm con lente 50mm che l'accompangnerà per molti anni.

Nel 1931 lavora nel cinema come assistente del regista francese Jean Renoir e, nel 1937, firma personalmente il film Return to life.

Intanto, nel 1934, conosce David Szymin, un fotografo e intellettuale polacco, che più tardi cambierà nome in David Seymour (1911–1956). Diventano subito ottimi amici, hanno molto in comune culturalmente. Sarà Szymin a presentare al giovane Bresson un fotografo ungherese, Endré Friedmann, che verrà poi ricordato col nome di Robert Capa.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, Cartier-Bresson entra nella resistenza francese, continuando a svolgere costantemente la sua attività fotografica.

Finita la guerra, ritorna al cinema e dirige il film Le Retour, documentario sul ritorno in patria dei prigionieri di guerra e dei deportati. Nel 1946 viene a sapere che il MOMA di New York intende dedicargli una mostra "postuma", credendolo morto in guerra: si mette in contatto con il museo e dedica oltre un anno alla preparazione dell'esposizione, inaugurata il 1947. Negli anni successivi è negli Stati Uniti, dove fotografa per Harper's Bazaar.

Nel 1947 fonda, insieme a Robert Capa e a David Seymour, la famosa Agenzia Magnum. Inizierà innumerevoli viaggi in cui farà molteplici reportage che gli daranno fama mondiale.

La fotografia porta Henri in molti angoli del pianeta: Cina, Messico, Canada, Stati Uniti, Cuba, India, Giappone, Unione Sovietica e molti altri paesi. Cartier-Bresson divenne il primo fotografo occidentale che fotografava liberamente nell'Unione Sovietica del dopo-guerra. Nel 1968, Henri Cartier-Bresson inizia gradualmente a ridurre la sua attività fotografica per dedicarsi al suo primo amore artistico: la pittura.

Nel 1979 viene organizzata a New York una mostra tributo al genio del fotogiornalismo e del reportage. Nel 2000, assieme alla moglie Martine Franck ed alla figlia Mélanie crea la Fondazione Henri Cartier-Bresson, che ha come scopo principale la raccolta delle sue opere e la creazione di uno spazio espositivo aperto ad altri artisti; nel 2002 la Fondazione viene riconosciuta dallo stato francese come ente di pubblica utilità. Muore a Céreste, (Alpes-de-Haute-Provence, Francia) il 3 agosto 2004, all'età di 95 anni.

Nella sua carriera ha anche ritratto personalità importanti in tutti i campi; Balthus, Albert Camus, Truman Capote, Coco Chanel, Marcel Duchamp, William Faulkner, Mahatma Gandhi, John Huston, Martin Luther King, Henri Matisse, Marilyn Monroe, Richard Nixon, Robert Oppenheimer, Jean-Paul Sartre ed Igor Stravinsky. Dalla morte di Cartier-Bresson, per evitare sfruttamenti commerciali slegati dal valore artistico delle opere, la Fondazione non autorizza più alcuna stampa di fotografie del maestro, offrendo però un servizio di autenticazione di eventuali stampe in circolazione in gallerie o antiquari. In una lettera datata 30 ottobre 2000, per evitare il commercio di stampe o lo smercio di copie sottratte, lo stesso fotografo dichiarava: “Io sottoscritto Henri Cartier-Bresson, domiciliato al 198 di rue de Rivoli, Parigi, dichiaro quanto segue. Ho sempre firmato e dedicato le stampe di mie fotografie a coloro ai quali intendevo donarle; tutte le altre stampe che recano solamente timbri o etichette «Magnum Photos» o il mio nome «Henri Cartier-Bresson» sono di mia proprietà. Tutti coloro che detenessero queste stampe non potranno invocare la buona fede".

Il libro più famoso di Cartier Bresson è The decisive moment (Il momento decisivo), Simon e Schuster, New York. Il titolo nella versione francese è Images à la sauvette. Scritto nel 1952, oltre a contenere una raccolta di talune delle foto più note del fotografo, descrive il modo stesso di fare fotografia di Cartier-Bresson. L'autore si occupa del reportage fotografico, del soggetto, della composizione, del colore, della tecnica, dei clienti. Pierre Assouline ha inoltre pubblicato una biografia di Henri Cartier-Bresson, tradotta anche in italiano: Henri Cartier-Bresson. Biografia di uno sguardo, Photology, 2006.

Lo Scrap Book è l'album che Cartier-Bresson preparò per la mostra al MOMA nel 1946. Partito per gli USA con circa 300 foto nella valigia, all'arrivo acquistò un album (scrap book in inglese) e vi collocò le immagini per mostrarle ai curatori. Dopo la mostra, finì sepolto in una valigia e poi nella biblioteca di casa, dove passò inosservato alla stessa moglie dell'artista fino al 1992, quando Cartier-Bresson ne aveva rimosso gran parte delle immagini a causa del deperimento della carta dell'album: soltanto 13 pagine rimasero integre. Nel 2007 la fondazione dedicata a Cartier-Bresson decise di editarlo in volume in un'edizione restaurata ma il più possibile fedele all'album originale, pubblicata in Italia da Contrasto e che rappresenta una testimonianza eccezionale sulle scelte operate dal maestro per la mostra che l'avrebbe in un certo senso consacrato tra i maggiori fotografi del mondo.

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André Kertész

Photographers Robert Doisneau (left) and André Kertész in 1975 a.jpg

André Kertész (Budapest, 2 luglio 1894 – New York, 28 settembre 1985) è stato un fotografo ungherese. Ha però svolto la maggior parte della propria carriera artistica negli Stati Uniti d'America.

Tra i maggiori fotografi del XX secolo, il suo lavoro ricevette notevoli riconoscimenti e fu di inspirazione per importanti artisti e fotografi suoi contemporanei. Dimostrò come qualsiasi aspetto del mondo, dal più banale al più importante, meriti di essere fotografato. Di carattere introverso, guidato principalmente dall'intuito, la sua opera è difficilmente classificabile. Nonostante la strada sia stata il soggetto principale e più stimolante delle sue fotografie, non era interessato alla cronaca o agli importanti eventi mondani, quanto alla possibilità di mostrare attraverso i grafismi delle moderne metropoli la felicità silenziosa di un istante.

Ebbe tre fratelli, Imre (1890 - 1957) e Eugenio (o Jenő, 1897 - fine degli anni '70), André perse il padre, Lipót Kertész, a soli 15 anni. Nel 1912 si diploma all'Accademia commerciale di Budapest e compera la sua prima fotocamera, scegliendo la ICA 4.5x6, un apparecchio maneggevole che utilizza senza stativo e che gli permette di realizzare la fotografia ragazzo dormiente, data come la sua prima immagine in cui un ragazzo addormentato è ripreso sullo sfondo della drogheria di famiglia.

Si arruola nel 1915 nell'esercito austro-ungarico e parte volontario per il fronte russo-polacco. Porta con se una piccola Goerz Tenax con obiettivo fotografico da 75mm, con la quale documenta la vita di trincea e le lunghe marce, evitando gli aspetti più crudi della guerra. Venne ferito alla mano sinistra rimanendo inabile per un anno.

Trascorse la sua convalescenza prima a Budapest poi a Esztergom. Continua a fotografare e tra i suoi soggetti preferiti compaiono spesso il fratello Jenő e la madre. A causa della rivoluzione d'Ungheria, perde gran parte delle fotografie realizzate al fronte. Nel 1919 conobbe Erzsébet Salamon (Elisabeth Sali, 1904 - 1977), che diverrà poi sua moglie.

Nel settembre del 1925 va a parigi Parigi, a causa della depressione post bellica dell'Ungheria e del forte movimento artistico che stava incrementando nella capitale francese, in cui nello stesso periodo stavano convergendo altri importanti personaggi dell'arte d'avanguardia come Germaine Krull, Robert Capa, Man Ray e Berenice Abbott. Intrecciò una profonda amicizia con Gyula Halász, conosciuto come Brassaï. Gli prestò la fotocamera insegnandogli le basi della fotografia e della ripresa notturna.

Nel primo periodo mantenne il contatto con Elisabeth rimasta in Ungheria attraverso lettere, poi, sempre più immerso nel suo lavoro, smette di scriverle. Il 2 ottobre 1928 sposò Rószi Klein (1900-1970) che introduce alla fotografia, pubblicando sotto lo pseudonimo di Rogi André. La coppia si separerà due anni dopo e il loro rapporto si concluderà con il divorzio nel 1932. Durante un viaggio in Ungheria, Kertész scoprì che Elisabeth non aveva interrotto la corrispondenza, ma Rószi aveva intercettato e nascosto le lettere. Si riavvicinarono e nel 1931 Elisabeth lo raggiunse a Parigi, sposandosi infine nel 1933.

Acquistò una Leica nel 1928 e insieme a Henri Cartier-Bresson iniziò a lavorare per la rivista Vu, il cui stile influenzò anche l'americana Life. Nel 1929 Kertész partecipò alla prima mostra indipendente di fotografia, conosciuta come il Salon de L'Escalier, insieme a Berenice Abbott, Laure Albin-Guillot, George Hoyningen-Huene, Germanie Krull, Man Ray, Nadar e Eugène Atget.

Nel 1933 si presentò per Kertész una buona occasione per dimostrare il proprio lavoro quando la rivista Le Sourire (Il sorriso) gli offrì cinque pagine da riempire in piena libertà. Riprendendo il tema delle distorsioni che utilizzò già nel 1917 per delle immagini di un nuotatore, Kertész affittò uno specchio deformante da un circo e nel suo studio realizza una serie di fotografie di due modelle, Hajinskaya Verackhatz e Nadia Kasine. nasce la serie delle Distorsioni in cui Kertész cerca di applicare surrealisti fini a se stessi, quanto volle intraprendere una ricerca sulle possibilità di deformare il corpo umano, utilizzando la luce come solo lui sapeva fare.

Interessato alle nuove correnti artistiche americane, decise di accettare l'offerta di Erney Prince dell'agenzia Keystone, trasferendosi insieme alla moglie Elisabeth a New York, nell'ottobre del 1936. all'epoca voleva rimanere solo per un anno di contatto, prolungò la permanenza fino al termine dei suoi giorni. Il lavoro alla Keystone durò solo un anno, poi tornò ad essere un fotografo freelance. Le sue immagini non erano ben accette nel panorama fotogiornalistico statunitense, il quale richiedeva uno stile più rigoroso e prettamente didascalico. Proponendo il suo lavoro alla rivista Life, Kertész ottenne come risposta che le sue immagini dicevano troppo.

Suo malgrado si adattò al nuovo stile e lavorò come collaboratore per molte riviste, tra cui Harper's Bazaar, Vogue, Town and Country, The American House, Coller's, Coronet, Look. Nel 1944 ottiene la cittadinanza statunitense, nonostante già nel 1936 la Francia gli avesse offerto la cittadinanza per meriti artistici, venne sospesa, causa del suo viaggio in America.

Seguirono molte mostre personali che gli fornirono prestigio a livello mondiale e pubblicazioni che continuarono a susseguirsi edite dalle principali agenzie fotografiche. Ottenne la laurea honoris causa del Bard college. Malato e confinato in casa, continuò a fotografare utilizzando un obiettivo zoom dalla finestra della sua casa affacciata sulla Washington Square. Raccolse le foto nel libro From my Window (1981), dedicandolo alla moglie Elisabeth morta di cancro nel 1977.

Il 28 settembre 1985 André Kertész morì nella sua casa a New York, lasciando più di 100.000 negativi. Nel 1997 ad un'asta di Christi's la stampa "Pipa e occhiali di Mondrian" (1926) fu aggiudicata per 376.500 dollari.

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Garry Winogrand

Garry Winogrand, 1964

Garry Winogrand (New York, Stati Uniti, 1928 - Tijuana, Messico, 1984) è stato un fotografo statunitense.

Lavorò principalmente a New York e Los Angeles, spesso a fianco dell'amico Lee Friedlander, con il quale fu promotore della street photography, una derivazione della straight photography. Morì di cancro in Messico all'età di 56 anni.

Nel 1948 studiò pittura e fotografia alla Columbia University di New York, successivamente frequentò un corso di fotogiornalismo presso la New School for Social Research, tenuto da Alexey Brodovitch. Alcuni anni dopo, tenne numerose lezioni di fotografia presso l'Università del Texas di Austin e l'Institute of Design di Chicago.

La fotografia sociale di Walker Evans e Robert Frank fu di grande ispirazione per Winogrand e per il suo progetto di cattura pragmatica della realtà statunitense e del modo in cui reagì alla Grande depressione degli anni '30. Winogrand credeva che per descrivere uno stato d'animo, in fotografia, bisognasse cogliere l'attimo: amò di conseguenza anche lo stile di Henri Cartier-Bresson per la mancanza di progettazione del soggetto.

Dal 1960 in poi, Winogrand portò avanti un capillare lavoro di reportage sulla società americana, scattando un numero incredibilmente alto di fotografie nei luoghi di quotidiana frequentazione cittadina. Si recò spesso in giro per New York, con Lee Friedlander, per immortalare scene di vita vissuta. Accompagnò questa fervente passione al costante lavoro di giornalista freelance. A questi scopi utilizzava una rapida macchina fotografica a telemetro Leica M4 e lenti grandangolari con messa a fuoco manuale.

La sua prima esposizione di rilievo si tenne nel 1963 al Museum of Modern Art di New York (MOMA). Nel 1966 espose le sue foto all'interno della mostra Toward a social landscape alla George Eastman House di Rochester (New York) insieme a Friedlander. Con lui e Diane Arbus, nel 1996, partecipò alla mostra New Documents, al MOMA.

Vinse tre Gugghenheim Fellowship Awards (1964, 1969 e 1979) e un National Endowment of the Arts Award (1979).

Tra i suoi portfolio più celebri figurano The Animals (1969), una raccolta di significative immagini scattate allo zoo del Bronx e all'acquario di Coney Island, Women are beautiful (1975), omaggio alla bellezza femminile in luoghi e situazioni differenti, Public relations (1977), in cui dedicò la sua attenzione alla risonanza dei media sulle reazioni della gente, e Fort Worth Fat Stock Show and Rodeo (1980).

Alla sua morte, lasciò inedito un enorme archivio di 300.000 immagini, molte delle quali mai sviluppate. Alcune di queste vennero raccolte, esposte e pubblicate dal MOMA in un volume dal titolo Winogrand, Figments from the Real World.

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Straight photography

La straight photography ("fotografia diretta") è un movimento fotografico che si propone di riprodurre in maniera obiettiva la realtà senza l'ausilio di alcuna implementazione tecnica.

Nacque nella prima metà del '900 in risposta alla corrente del pittorialismo. Ebbe il suo centro nevralgico negli Stati Uniti, in relazione alla diffusione della fotografia documentaria, alla nascita della figura del fotoreporter e alla crescente attenzione di matrice giornalistica nei confronti delle grandi questioni sociali. In questo senso si inserisce il messaggio della straight photography: qualunque cosa in grado di alterare la fotografia rende automaticamente meno puro lo scatto e, quindi, meno vero.

Tecnicamente, questo significa un netto distacco dall'utilizzo di filtri o obiettivi pre-esposti e di particolari procedimenti di sviluppo e stampa.

New York espresse i primi vagiti di straight photography a partire dai primissimi anni del Novecento, con gli scatti del freelance Lewis Hine a Ellis Island, approdo americano degli emigranti, ma soprattutto con la Photo Secession di Stieglitz e Strand (fondata nel 1902). La memorabile riproduzione del Flat Iron Building, riproposta da Stieglitz, Strand e Steichen in tre versioni diverse, è una rappresentazione tanto simbolica quanto tenacemente sociale: nella sagoma di richiamo navale, transatlantico, del palazzo newyorkese, la deriva degli Stati Uniti parla da sola, senza bisogno di nessun tipo di artificio.

Si trattò di una definitiva affermazione della fotografia come arte a se stante, diversa dalla pittura, ma altrettanto complessa: la fondazione di Camera Work, organo stampato di Photo secession, gettò le basi affinché tra Europa e Stati Uniti si costituisse un vero e proprio ponte culturale, capace di rendere tangibile la collocazione della fotografia nell'attualità. Collocazione che Camera Work si guadagnò in maniera egregia, ospitando gli autorevoli contributi di personalità come Auguste Rodin, Vasilij Kandinskij, Paul Cézanne, Pablo Picasso, Georges Braque, Henri Matisse, Toulouse-Lautrec e Constantin Brancusi.

Dal 1905 al 1917, fu peraltro attivo al 291 di Fifth Avenue il centro Little Galleries of the Photo-Secession (detto anche 291), un piccolo atelier che iniziò - così come Stieglitz - esponendo opere pittorialiste, per poi diventare un punto di riferimento straight, oltre che sede operativa di Camera Work.

In seguito a un'esperienza da fotografo di guerra presso la carovana della Croce Rossa, Lewis Hine dedicò gli anni '20 ad alcune serie di work portraits, sottolineando il contributo - e l'interscambio, non sempre proficuo - tra l'uomo e la macchina industriale nella costruzione del progresso. In particolare, seguì molto da vicino l'edificazione dell'Empire State Building, il grattacielo più famoso di New York, completato nel 1931.

Negli anni '30, toccò a Walker Evans, pioniere della fotografia sociale, estrapolare dai quartieri poveri di New York tutta la verità di quegli anni difficili per gli Stati Uniti, strappando ritratti di quotidianità nelle fabbriche, nei campi di lavoro, sui volti delle giovani madri o su quelli della loro prole. I Subway portraits (1938-1941), raccolta di numerosissime fotografie scattate per le strade della Grande Mela, sono la testimonianza più eloquente del disagio della popolazione meno abbiente, contenendo peraltro una bellezza espressiva asciutta e composta che ne legittima del tutto la rilevanza artistica.

Al 1941 risale anche un importante libro fotografico sulla condizione dei contadini dell'Alabama, Let us now praise famous men, corredato dai testi dello scrittore e collaboratore di Evans James Agee. La spedizione fu commissionata dall'importante rivista Fortune; il reportage fu però congelato dagli editori per l'estremo status di miseria generale che sarebbe emerso dalla pubblicazione, considerata politicamente sconveniente.

Anche Helen Levitt, una fotografa che si fece affascinare dall'arte di strada, diede un notevole contributo alla straight photography, collaborando con Walker Evans negli anni dei Subway portraits e cimentandosi, nel 1960, in una profonda introspezione fotografica di New York a colori per conto della Fondazione Guggenheim.

Dal 1960 in poi, New York conobbe un'intensa rivalutazione del reportage, promossa in prima linea dai fotografi freelance Garry Winogrand e Lee Friedlander. Il loro lavoro, facilitato dalla grande amicizia che li ha uniti, si concentrò sulla cattura incondizionata di immagini provenienti dalla vita di città (celebre il portfolio "New York", del 1963), senza alcun interesse per la minima preparazione o messa in posa dei soggetti. A questo scopo, risultarono ottimali le prestazioni delle macchine fotografiche Leica, in perfetta continuità con lo stile e la filosofia di Cartier-Bresson.

Winogrand e Friedlander scattarono un numero enorme di fotografie (nell'ordine delle centinaia di migliaia), guadagnandosi un fiducioso appoggio e sostentamento economico da parte della Fondazione Guggenheim; nel contesto espositivo, furono frequentemente ospitati dal MOMA, in particolare nel 1967 - con Diane Arbus - per la mostra intitolata New documents.

Ansel Adams, autodidatta in toto, intraprese la carriera fotografica semplicemente per passione. Il grande amore per i parchi nazionali, in special modo per lo Yosemite (e l'immenso Grand Canyon), fu un elemento chiave nel sentimento di reazione artistica al pittorialismo. La maestosità, l'eleganza, la raffinatezza della natura reale, fatta di luci e contrasti, per Adams non può avere nulla da invidiare alle manipolazioni stilistiche, né ha bisogno di render conto a canoni di alcun genere: la rivendicazione d'indipendenza ideologica della fotografia fu il fulcro per la fondazione del Gruppo f/64 (1932), un movimento coordinato da Adams e Weston che si basò essenzialmente sulla purezza dell'immagine. F/64, appunto, è l'apertura minima di diaframma per ottenere il più alto valore di profondità di campo: la netta, assoluta nitidezza.

L'invenzione del sistema zonale (un metodo che facilita la misurazione e la visualizzazione della luce presente in una fotografia) da parte di Adams rappresenta la volontà di usare il medium (la macchina fotografica) come strumento che aiuta ad avvicinarsi il più possibile alla realtà, e non come frontiera tecnologica che permette sempre più di allontarsene.

Dorothea Lange arrivò a San Francisco proprio da New York, cominciando da freelance negli anni '20 e aderendo alla straight photography durante i suoi viaggi nei centri rurali della California fin dai primi anni '30.

Dal 1935 al 1939 fu stretta collaboratrice dell'FSA (Farm Security Administration), una struttura governativa che commissionava dei reportage sulla condizione di disagio suburbano ai migliori fotografi degli Stati Uniti (tra i quali Walker Evans).

Con il decisivo apporto del suo secondo marito, Paul S. Taylor, Dorothea Lange confezionò degli spaccati documentaristici di altissimo livello, guadagnandosi presto le attenzioni delle riviste specializzate e raccogliendo, con la celebre Migrant mother, un'ottima reputazione internazionale.

Venne a contatto con Henri Cartier-Bresson e Robert Capa in merito alla costituzione di Magnum Photos e fu lei stessa a proporre ad Ansel Adams di fondare il magazine fotografico Aperture a New York con l'intento di dare un seguito a Camera Work.

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Balthus

Balthus con la moglie Setsuko nel loro giardino durante le riprese del documentario girato da Damian Pettigrew

Balthus, pseudonimo di Balthasar Kłossowski de Rola (Parigi, 29 febbraio 1908 – Rossinière, 18 febbraio 2001), è stato un pittore francese di origine polacca.

Lo stile di Balthus parte da una base classica ed accademica; tuttavia, anche se la sua tecnica e il suo stile compositivo sono ispirati da quelli dei pittori pre-rinascimentali nelle sue opere sono presenti evidenti riferimenti allo stile di surrealisti come Giorgio de Chirico. Ha dipinto soprattutto figure umane in un'epoca in cui l'arte figurativa è stata sostanzialmente ignorata e trascurata. Attualmente è diffusamente riconosciuto come uno dei più importanti artisti del XX secolo.

Nel suo lavoro possono essere rintracciati i segni di numerose influenze, tra cui gli scritti di Emily Brontë, gli scritti e le fotografie di Lewis Carroll, i dipinti di Masaccio, Piero della Francesca, Simone Martini, Poussin, Jean Etienne Liotard, Joseph Reinhardt, Géricault, Ingres, Goya, Jean-Baptiste Camille Corot, Courbet, Edgar Degas, Félix Vallotton e Paul Cézanne. In ambito musicale il suo compositore preferito fu Wolfgang Amadeus Mozart.

Molti suoi dipinti mostrano giovani fanciulle ritratte in un contesto erotico. Balthus sostenne ripetutamente che il suo lavoro non aveva alcun intento di tipo pornografico, ma che si limitava a mostrare l'esistenza della sessualità infantile, una realtà difficile da accettare e capace di mettere a disagio.

Nel corso degli anni della sua formazione il suo talento artistico fu sostenuto da Rainer Maria Rilke, Maurice Denis, Pierre Bonnard e Henri Matisse. Suo padre, Erich Klossowski, un celebre storico dell'arte (scrisse una monografia su Daumier), e sua madre Elisabeth Dorothea Spiro (nota come Baladine Klossowska) facevano parte dell'élite culturale parigina. Suo fratello maggiore, Pierre Klossowski, fu un filosofo che si occupò tra le altre cose del pensiero teologico e dalle opere del Marchese de Sade. Tra gli amici e conoscenti della famiglia Klossowski vi furono scrittori come André Gide e Jean Cocteau, che dalla frequentazione della famiglia trasse ispirazione per il suo romanzo I Ragazzi Terribili. Nel 1914 la famiglia, di origine tedesca lascia Parigi e si trasferisce a Berlino. In seguito, nel 1917 la madre e i due figli Balthazar e Pierre si stabiliscono in Svizzera, prima a Berna e poi a Ginevra.

Nel 1921 viene pubblicato Mitsou, un libro illustrato con quaranta disegni di Balthus, con una prefazione scritta dal mentore dell'artista, Rilke. Racconta la storia di un ragazzo e del suo gatto. La trama del libro prefigura la sua passione per i gatti, che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita e che sarebbe riemersa nel suo Autoritratto. Il re dei gatti del 1935. Nel 1924 Balthus torna a Parigi e segue dei corsi all' Accademia della grande Chaumière. Incontra il pittore Pierre Bonnard che gli suggerisce di andare al museo del Louvre e copiare le opere di Poussin.

Nel 1926 Balthus si reca in Italia dove copia alcuni affreschi del ciclo della Storia della vera croce di Piero della Francesca ad Arezzo oltre a quelli di Masaccio a Firenze nella Cappella Brancacci. Questi lavori gli ispirano poi un'altra delle sue prime opere di un certo rilievo: i dipinti murali a tempera della chiesa Protestante del villaggio svizzero di Beatenberg (1927). Nel 1928-29 si reca in Svizzera a Zurigo e a Berlino dove tiene la sua prima esposizione. Dal 1930 al 1932 vive in Marocco dove presta il sevizio militare nel reparto di fanteria a Kenitra e a Fes, lavora come segretario e abbozza il dipinto La Caserma (1933). Fa quindi ritorno in Svizzera nel 1932 e conosce alcuni surrealisti: Breton, Eluard, Giacometti.

Trasferitosi nel 1933 nel suo primo studio parigino in Rue de Furstemberg e più tardi in un altro in Cour de Rohan, Balthus non mostra alcun interesse verso gli stili modernisti come il cubismo. I suoi dipinti spesso ritraggono giovani ragazze in età adolescenziale in atteggiamenti erotici e pose voyeuristiche. Una delle sue opere più famose, esposta alla prima mostra a Parigi, è La lezione di chitarra (1934), un quadro che suscita molte polemiche in quanto ritrae una fanciulla in età pre-puberale afferrata dalla sua insegnante e tenuta in una posizione estremamente provocante. Tra le altre importanti opere esposte nella stessa occasione si ricordano La Rue (1933), La Toilette de Cathy (1933) e Alice dans le miroir (1933).

Nel 1937 sposa Antoinette de Watteville, un'amica d'infanzia proveniente da un'antica ed influente famiglia aristocratica di Berna. L'aveva incontrata nel 1924 ed aveva posato per lui come modella per il già menzionato La Toilette e per una serie di ritratti. Dal matrimonio nascono due figli, Thaddeus e Stanislas (Stash) Klossowski, che recentemente hanno pubblicato alcuni libri su loro padre che includono anche le lettere ricevute dai loro genitori.

Ben presto il suo lavoro suscita l'ammirazione di pittori e letterati, specialmente quella di André Breton e Pablo Picasso, che acquisterà il suo dipinto Les enfans Blanchard (1937). La sua cerchia di amicizie parigina comprende i romanzieri Pierre Jean Jouve, Antoine de Saint-Exupéry, Joseph Breitbach, Pierre Leyris, Henri Michaux, Michel Leiris e René Char, il fotografo Man Ray, il drammaturgo ed attore Antonin Artaud e i pittori André Derain, Joan Miró and Alberto Giacometti (quest'ultimo uno degli amici più intimi e fedeli).

Nel 1948 un altro amico, Albert Camus, gli chiede di disegnare le scene e i costumi per la rappresentazione del suo dramma Lo stato d'assedio, messo in scena per la prima volta dal regista Jean-Louis Barrault. Balthus disegna scene e costumi anche per l'adattamento teatrale scritto da Artaud di I Cenci di Percy Bysshe Shelley, per Delitto all'isola delle capre di Ugo Betti (1953) e per l'allestimento di Barrault del Giulio Cesare (1959-1960).

Nel 1940 a causa dell'invasione della Francia da parte dell'esercito tedesco Balthus si rifugia con la moglie in Savoia, in una fattoria di Champrovent, nei pressi di Aix-les-Bains; lì inizia a lavorare a due dei suoi dipinti più importanti, Paysage de Champrovent (1942-1945 e The Living Room (1942). Nel 1942 scappa dalla Francia, ormai in mano ai Nazisti, fuggendo in Svizzera prima a Berna e poi nel 1945 a Ginevra dove stringe amicizia con l'editore Albert Skira e con lo scrittore e membro della resistenza francese André Malraux. Ritorna in Francia nel 1946 e l'anno seguente si mette in viaggio verso il sud del paese insieme a André Masson, incontrando personaggi come Picasso e Jacques Lacan che finisce per diventare un collezionista delle sue opere. Nel 1950, insieme a Adolphe Mouron Cassandre, Balthus progetta le scenografie per un allestimento dell'opera Così fan tutte di Mozart ad Aix-en-Provence. Tre anni dopo va a vivere nel Castello di Chassy sul Morvan, dove coabita con la nipote Frédérique Tison e dà gli ultimi tocchi ai suoi capolavori La Chambre (1952), probabilmente influenzato dai racconti del fratello Pierre) e Le Passage du Commerce Saint-André (1954).

Mentre la sua fama a livello internazionale cresce grazie anche alle mostre personali nella galleria di Pierre Matisse a New York )1938), Balthus fa in modo di diffondere un'immagine di se stesso enigmatica e sfuggente. Nel 1964 si trasferisce a Roma dove lavora a Villa Medici come direttore della Académie de France à Rome, nominato dal ministro francese della cultura André Malraux. Stringe amicizia con il regista Federico Fellini e con il pittore Renato Guttuso.

Il fatto di aver sposato in seconde nozze nel 1967 la giapponese Setsuko Ideta, di 35 anni più giovane di lui (l'aveva incontrata in Giappone nel corso di una missione diplomatica organizzata da Malraux) aggiunge ulteriore mistero attorno alla sua figura. La coppia ha due figli, Fumio (nato nel 1968 ma morto solo due anni dopo) e Harumi (nata nel 1973).

Nel 1977 si sposta a Rossinière, in Svizzera. I fotografi e amici Henri Cartier-Bresson e Martine Franck (moglie di Cartier-Bresson) ritrassero entrambi l'artista con la moglie e la figlia nel loro chalet di Rossinière nel 1999.

Nel 1980 vengono esposti 26 suoi dipinti alla Biennale di Venezia. Vengono organizzate sue retrospettive al Museè National D'Art Modern-Centre Georges Pompidou, a Parigi, al Metropolitan Museum di New York e al museo di Kyōto.

Nel 1998 è proclamato "Dottore Honoris causa" all'Università di Wroclaw.

Balthus è l'unico artista ad aver visto, ancora vivente, alcune proprie opere inserite nella collezione del Louvre. Le tele provenivano dalla collezione privata di Picasso che venne appunto donata al museo.

Nel 2001 Balthus termina l'ultimo quadro, intitolato L'attesa, e muore in Svizzera il 18 febbraio.

Alle esequie di Balthus, parteciparono moltissimi volti noti della politica dell'arte e dello spettacolo. Durante il funerale Bono, il cantante degli U2 cantò per le centinaia di presenti, tra cui il Presidente della Francia Chirac.

La sua vedova, la Contessa Setsuko Klossowska de Rola, dirige la Fondazione Balthus, creata nel 1998.

Il padre di Balthus, Erich, faceva parte di una famiglia nobile polacca (szlachta) della casata dei Rola, originaria della Prussia. Questa fu evidentemente la ragione per cui tempo dopo suo figlio Balthus aggiunse "de Rola" al proprio cognome, Klossowski, secondo la tradizione della szlachta; se fosse vissuto in Polonia la formulazione del suo cognome sarebbe stata Rola-Kłossowski o Kłossowski h. Rola. L'artista aveva una profonda consapevolezza delle proprie origini polacche e fece ricamare lo stemma dei Rola in molti dei suoi kimono.

Balthus continuò dicendo che pensava che comunque non fosse elegante correggere questi errori, dato che aveva molti amici di origine ebrea. Nicholas Fox Weber nella biografia conclude che riguardo questo "errore biografico" Balthus stesse mentendo, anche se il motivo rimane ignoto. Weber afferma che il nome "Spiro" in greco è solo un nome di battesimo, ma questo non è corretto, in quanto i nomi propri possono fungere anche da cognome. Balthus ripetè sempre che in effetti, se fosse stato ebreo, non avrebbe avuto alcun problema a dirlo. A sostegno della tesi di Weber c'è il fatto che l'artista in passato aveva fatto delle affermazioni molto dubbie riguardo le proprie origini, sostenendo una volta di discendere da Lord Byron dal ramo paterno.

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Source : Wikipedia