Hamid Karzai

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Inviato da david 16/03/2009 @ 23:10

Tags : hamid karzai, afghanistan, asia, esteri

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Hamid Karzai

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Hamid Karzai (lingua pashtu: حامد کرزي, lingua persiana: حامد کرزی; Kandahar, 24 dicembre 1957) è un politico afghano, l'attuale e primo presidente eletto dell'Afghanistan (dal 7 dicembre 2004). In precedenza, dal dicembre 2001 Karzai aveva svolto il ruolo di capo dell'amministrazione transitoria afghana e di presidente ad interim (dal 2002).

Nato a Kandahar, Karzai proviene da una famiglia di etnia pashtun, una fra le maggiori sostenitrici del re Zahir Shah e parte dell'influente clan Popalzay. Anche per questo motivo Karzai si trovò coinvolto nella politica afghana molto presto.

Frequentò un corso di specializzazione in scienze politiche all'università Himachal Pradesh (Shimla, India) dal 1979 al 1983, quando ritornò in Afghanistan per lavorare come raccoglitore di fondi per supportare la rivolta anti-russa durante l'invasione sovietica dell'Afghanistan negli anni ottanta. Dopo la caduta del governo di Mohammad Najibullah nel 1992, ricevette l'incarico di viceministro degli Esteri nell'esecutivo di Burhanuddin Rabbani.

È sposato con Zinat Karzai, di professione ostetrica. Si sono sposati nel 1998 ed hanno avuto un figlio il 25 gennaio 2007.

Quando i Talebani emersero nella scena politica afghana durante gli anni novanta, Karzai inizialmente supportò la loro politica. In seguito egli ruppe i rapporti con i Talebani, manifestando diffidenza nei confronti del loro stretto legame con il Pakistan. Quando essi conquistarono Kabul (1996), e al governo di Rabbani si sostituì il nuovo regime, Karzai si rifiutò di rappresentare i Talebani come ambasciatore afghano all'ONU. Nel 1997 egli e gran parte della sua famiglia si trasferirono negli Stati Uniti, dove lavorarono per rovesciare il regime e restaurare l'autorità del re Zahir Shah. Il padre di Karzai venne assassinato, probabilmente da agenti talebani, il 14 giugno 1999.

Nei mesi che seguirono gli attentati terroristici dell'11 settembre 2001, Karzai e i mujaheddin fedeli alla lega militare dell'Alleanza del Nord lavorarono assieme agli Stati Uniti per deporre i Talebani in Afghanistan e per trovare il consenso per l'avvio di un nuovo governo. Nel dicembre 2001 i politici afghani esiliati (molti anche privi di seguito e supporto all'interno dell'Afghanistan) si riunirono a Bonn (Germania) per stabilire un accordo sul nuovo assetto istituzionale del Paese. Il trattato sottoscritto prevedeva l'istituzione di un'amministrazione ad interim, al cui vertice venne nominato Karzai, il quale guidava un governo provvisorio formato da 29 membri. Egli giurò come capo di stato provvisorio il 22 dicembre. L'assemblea legislativa della Loya jirga del 19 giugno 2002 nominò Karzai presidente dell'amministrazione afghana transitoria, assistito da una doppia vicepresidenza, una delle quali affidata a Hedayat Amin Arsala.

Karzai si candidò alle elezioni presidenziali del 9 ottobre 2004. Nonostante egli non godesse del supporto di certe regioni del Paese, riuscì a vincere in 21 delle 24 province, battendo 22 altri candidati e divenendo così il primo presidente afghano democraticamente eletto. L'autorità e il supporto popolare fuori dalla capitale erano però fortemente limitati, tanto che spesso Karzai veniva (e viene) definito il "sindaco di Kabul".

Il forte sostegno dell'amministrazione americana di George W. Bush, la breve durata della campagna elettorale, durata un solo mese, nonché la mancanza di informazione riguardo ai suoi avversari hanno giocato un ruolo forse decisivo nella sua elezione. Sebbene la sua campagna sia stata limitata per la paura di violenze, le elezioni si sono svolte senza incidenti rilevanti.

Ci sono stati alcuni episodi controversi nell'operazioni di voto, in particolare riguardo all'uso dell'inchiostro indelebile per prevenire frodi elettorali. Dopo la conclusione dell'indagine svolta dalle Nazioni Unite, la commissione elettorale nazionale ha dichiarato il 3 novembre Karzai vincitore, senza necessità di tenere il secondo turno, avendo ricevuto il 55.4% delle preferenze (4,3 milioni di voti su un totale di 8,1).

Karzai si è insediato ufficialmente come presidente dell'Afghanistan il 7 dicembre 2004, con una cerimonia formale tenuta a Kabul, alla presenza tra gli altri del vice presidente americano Dick Cheney.

Dopo aver ottenuto un mandato dai cittadini e aver rimosso gran parte dei signori della guerra dell'Alleanza del nord dal suo esecutivo, molti ritennero che Karzai avesse intrapreso per il 2005 una campagna di riforma del Paese più intensa e aggressiva. Tuttavia la politica di Karzai si è dimostrata in seguito molto più cauta, come dimostra anche il licenziamento del ministro delle Finanze, che rappresentava l'ala maggiormente riformista del governo.

Il 5 settembre 2005 Karzai ha subito un tentativo di assassinio a Kandahar. Un attentatore, membro delle guardie del corpo di Karzai e vestito con l'uniforme del nuovo esercito nazionale afghano, ha aperto il fuoco, ferendo il governatore di Kandahar e un ufficiale americano. Un secondo attentato alla vita del presidente venne organizzato il 16 settembre 2004, quando un missile mancò l'elicottero in cui stava viaggiando Karzai per raggiungere Gardez, dove doveva aprire una nuova scuola.

Nel 2004 Karzai rigettò una proposta americana per fermare la produzione di oppio attraverso uno spargimento aereo di erbicidi chimici, forse per non danneggiare i signori della guerra ancora molto potenti in diverse regioni del Paese. Inoltre alcuni ritengono che il fratello minore, Ahmed Wali Karzai, che aiutò la campagna elettorale presidenziale, sia direttamente implicato nel traffico internazionale di droga .

Da presidente dell'Afghanistan, Karzai ha ordinato la liberazione di alcuni terroristi talebani in cambio della liberazione di Daniele Mastogiacomo, giornalista italiano di Repubblica. A seguito di questo, tuttavia, Karzai ha rivelato che la liberazione dei talebani è avvenuta su richiesta del governo italiano, al quale così ha arrecato un grave danno di immagine. Alcuni ritengono che Karzai abbia agito così su pressione degli Stati Uniti, contrari all'atteggiamento trattativista dell'esecutivo guidato da Romano Prodi.

Nonostante la presenza delle truppe Nato nel paese a sostegno del suo governo, Karzai rimane ancora in larga parte il "sindaco di Kabul". Intere parti del paese sono in mano ai signori della guerra o ai talebani, mentre né gli eserciti stranieri né tantomeno la polizia e l'esercito afghano riescono a mantenere il controllo del territorio.

Per la parte superiore



Afghanistan

Afghanistan - Bandiera

L'Afghanistan è uno stato (647.500 km², 31.889.923 abitanti stimati al luglio 2007, capitale Kabul) dell'Asia centrale.

Confina ad ovest con l'Iran, a sud e a est con il Pakistan, a nord con il Turkmenistan, l'Uzbekistan e il Tagikistan e con la Cina nella regione più a est della nazione (corridoio del Vacan).

Tra la caduta dei Talebani in seguito all'invasione statunitense e la riunione del gran consiglio per la stesura della nuova costituzione, l'Afghanistan veniva indicato dall'Occidente come Stato provvisorio islamico dell'Afghanistan. Con la sua nuova costituzione il paese viene ora ufficialmente chiamato Repubblica Islamica dell'Afghanistan. L'attuale presidente è Hamid Karzai, in carica dal dicembre 2004.

Le lingue ufficiali del paese sono il persiano (Dari) e il Pashtu.

Privo di sbocchi al mare e prevalentemente montuoso (per l'80% è a un'altitudine compresa tra i 600 e i 3000 m), il territorio è dominato dall'Hindukush, che taglia in due il paese: verso nord-est il sistema si salda con i massicci del Pamir e del Karakoram, mentre a sud-est si congiunge con i monti Sulaiman, in cui si aprono i passi di Khyber e Bolan, vie d'accesso all'India e importanti «porte storiche» dell'Asia.

L'Hindukush prosegue a ovest con il massiccio del Koh-i-Baba e la catena del Paropamiso, collegata ai rilievi marginali dell'Iran; più a sud, si apre a ventaglio in una serie di catene parallele che digradano verso l'altopiano desertico del Rigestan e la depressione salina del Sistan.

Nell'estremità settentrionale del paese si estende una limitata area pianeggiante - la regione storica della Battriana o Turkestan afghano - lambita dall'Amudar'ja.

La maggior parte dei fiumi (Helmand, Hari, Morghab) ha origine dalle catene centrali e defluisce nei bacini desertici meridionali, con la sola eccezione del Kabul, tributario dell'Indo.

L'Afghanistan è caratterizzato da un inverno rigido e un'estate torrida. Durante l'inverno la temperatura può scendere fino a -15°, ed è questo anche il periodo più piovoso dell'anno. L'estate è caratterizzata da un clima molto caldo e secco, meno in altitudine dove le sere sono fresche. I mesi migliori per il viaggio sono aprile, maggio ed ottobre.

La forte aridità che caratterizza questa regione è causata da un clima di tipo continentale, con frequenti venti secchi e forti escursioni termiche, sia diurne sia stagionali. A Kabul le temperature oscillano tra -1 (media di gennaio) e 23 °C (luglio), con appena una trentina di giorni di pioggia annui. Il paesaggio, arido e brullo, è dominato dalla steppa, sfruttata come pascolo; le ridotte aree forestali sono limitate ai versanti meridionali delle catene lungo il confine pakistano, che beneficiano dell'influsso monsonico.

La popolazione Afgana (31.889.923 abitanti, mediamente giovani).

La religione principale dell'Afghanistan è quella musulmana a maggioranza sunnita. Sono presenti minoranze di osservanza sciita nel centro del paese e, a ovest, a ridosso del confine con l'Iran. Nel Paese la libertà religiosa è limitata. L’ordinamento islamico tradizionale prevede infatti libertà di culto per i non musulmani di nascita, ma anche la pena di morte per il musulmano che si rende colpevole di apostasia.

Le principali lingue, persiano e pashto, parlate nel paese si collegano a due distinte tradizioni letterarie di cui senza dubbio la più vasta e prestigiosa è quella che si innesta nella letteratura persiana. Quest'ultima è fenomeno internazionale che storicamente oltrepassò i confini delle aree iraniche sia a ovest, in direzione dell'area turco-ottomana, sia a est, verso l'India dei Moghul. L'area afghana ha prodotto dal medioevo a oggi innumerevoli poeti e scrittori di lingua persiana tra cui spiccano in particolare tre autori mistici considerati vere e proprie glorie nazionali (benché rivendicati con altrettanto ardore dall'Iran), ovvero: Ansari di Herat m. 1088, grande mistico e santo sufi, Sana'i di Ghazna m. 1151 autore di poemi mistici e, infine, Rumi di Balkh m. 1273, considerato in tutto il mondo persofono il maggiore poeta mistico dell' intera ecumene musulmana. La letteratura in pashtu, pur quantitativamente notevole e in grande crescita nell'ultimo secolo, ha sempre avuto un significato e una importanza essenzialmente locali, risentendo l'influenza sia della letteratura persiana che delle contigue letterature dell' India. Da ricordare infine che le altre lingue parlate da piccole minoranze (uzbeko, turkmeno, baluchi) si collegano a distinte letterature che hanno tuttavia i loro centri principali oltre confine. Entrambe le letterature principali, dalla seconda metà dell' 800, si sono mostrate sensibili ai generi (romanzo, teatro), ai movimenti e agli stilemi importati dall'Europa. A partire dalle note vicende belliche che, dagli anni '70 del Novecento in poi, hanno visto l'Afghanistan preda di guerre civili e invasioni straniere, si è pure sviluppata una ampia letteratura della diaspora, ove emergono scrittori e scrittrici (per tutti si può ricordare l'ormai celeberrimo Khaled Hosseini tradotto in ogni lingua del globo) che si esprimono sempre più spesso in lingue europee toccando i temi delicati della guerra, dell'emigrazione, della differenza, delle relazioni intertribali e interreligiose.

L'arte preislamica del territorio afghano va inquadrata nella storia dell'arte delle grandi formazioni storico-culturali succedutesi nell'area: achemenide, greco-battriana, partica, sasanide e infine islamica. L' arte islamica fornisce certamente il motivo dominante del paesaggio artistico del paese, che peraltro ha subito danni notevolissimi a causa degli eventi bellici relativi a diverse invasioni recenti (russo-sovietica e euro-americana) e all'endemica guerra civile tra fazioni e tribù rivali. Nel paese sono ancora notevoli i resti di arte buddhista, tra cui sono da ricordare le gigantesche statue dei c.d. "Buddha di Bamyan", divenuti tristemente celebri a causa del brutale cannoneggiamento subito ad opera di estremisti religiosi (Taliban) islamici e ora fatti oggetto di progetti di restauro in cui sono coinvolti importanti istituzioni internazionali.

L'Afghanistan, spesso chiamato il "crocevia dell'Asia centrale", si trova in un punto di connessione davvero unico, nel quale numerose civiltà eurasiatiche hanno interagito e spesso combattuto e che fu un importante teatro delle prime attività della storia. Attraverso le epoche, la regione oggi nota come Afghanistan è stata invasa da numerose potenze, tra cui gli Indoariani, i Medi, i Persiani, i Greci, i Maurya, l'Impero Kushan, gli Unni Bianchi, i Sasanidi, gli Arabi, i Mongoli, i Turchi, i Britannici, i Sovietici e più recentemente gli Stati Uniti. Raramente però queste potenze sono riuscite a esercitare il completo controllo della regione. In altre occasioni, entità statali originarie dell'Afghanistan hanno invaso le regioni circostanti creando dei propri imperi.

Si pensa che tra il 2000 e il 1200 a.C. ondate di Arii che parlavano lingue indoeuropee abbiano dilagato nell'odierno Afghanistan, creando una nazione che prese il nome di Aryānām Xšaθra, o "Terra degli Arii". Si ipotizza che lo Zoroastrismo abbia avuto probabilmente origine in Afghanistan, tra il 1800 e l'800 a.C. Le antiche lingue dell'Iran orientale, come l'avestano, potrebbero essere state usate in Afghanistan all'incirca nello stesso periodo dell'ascesa dello Zoroastrismo. Nella zona orientale, la civiltà vedica indoariana potrebbe aver avuto una certa importanza, anche se questo deve essere ancora dimostrato definitivamente. Nella prima metà del VI secolo a.C. l'Impero Persiano soppiantò i Medi e incorporò l'Ariana all'interno dei propri confini.

Intorno al 330 a.C. Alessandro Magno invase la regione. Dopo la breve occupazione macedone, gli stati ellenistici dei Seleucidi e della Battriana controllarono l'area, mentre i Maurya provenienti dall'India si annetterono per un certo periodo la parte sudorientale e introdussero il Buddhismo nella regione, che in seguito tornò sotto il dominio battriano.

Durante il I secolo d.C. i Kushan Tocari occuparono la regione. In seguito, l'Ariana cadde in mano a diverse tribù eurasiatiche - tra cui i Parti, gli Sciti e gli Unni, senza dimenticare i Sasanidi persiani e alcuni governanti locali come gli Shahi indù di Kabul - fino al VII secolo, quando gli eserciti degli Arabi musulmani invasero la regione.

Il califfato arabo inizialmente si annetté nel 652 alcune parti dell'Afghanistan occidentale e in seguito, tra il 706 e il 709, conquistò quasi tutto il resto del paese, amministrando la regione con il nome di Khorasan. Con il passare del tempo gran parte della popolazione si convertì all'Islam. L'Afghanistan diventò il centro di importanti imperi, come quello ghaznavide (962-1151), fondato da un governante turco originario di Ghazni chiamato Yamin ul-Dawlah Mahmud. Il suo posto fu preso dall'Impero Ghurida (1151-1219), fondato da un altro governante locale, stavolta di estrazione tagika, Muhammad Ghori, i cui domini costituirono in India la base del Sultanato di Delhi.

Nel 1219 la regione fu invasa dai Mongoli di Gengis Khan, che devastarono il paese.Fu esteso ulteriormente dopo l'invasione di Tamerlano, un governante dell'Asia centrale. L'uzbeko Babur, discendente sia di Tamerlano che di Gengis Khan, nel 1504 fondò l'Impero Moghul, con capitale Kabul. Più tardi i Safavidi persiani sfidarono il potere dei Moghul e nella prima metà del XVII secolo si impadronirono della regione.

Lo stato-nazione afgano, così com'è oggi venne ad esistere nel 1747, sotto l'Impero Durrani, fondato da Ahmad Shah, pochi anni prima che il Regno Unito ottenesse il controllo dell'India. Nel 1823, alla caduta dell'Impero Durrani, lo stato afgano prese il nome di Emirato dell'Afghanistan, per diventare Regno dell'Afghanistan nel 1919.

I governanti storici dell'Afghanistan appartenevano alla tribù Abdali degli afgani etnici, il cui nome venne cambiato in Durrani all'ascesa di Ahmad Shah.

Il primo trattato fra inglesi e afgani fu quello stipulato nel 1809 da Shuja Shah, che temeva un'invasione dell'India da parte di russi e francesi, allora alleati, attraverso il suo territorio. Da questa data iniziano le intromissioni europee nel paese, prima quelle dell'Impero britannico e poi, in risposta e competizione, quelle dell'Impero russofino a quando il primo re, Amanullah, ascese al trono nel 1919.

Quando l'impero russo raggiunse i confini settentrionali dell'Afganistan (1873), la scena era pronta per la seconda guerra anglo-afgana (1878-1880), che fu vinta dai britannici. Alla sua morte naturale nel 1901 fu succeduto dal primogenito Habib-ullah, che delimitò il confine con l'Iran (1904) e mantenne il paese neutrale durante la Prima guerra mondiale.

Asceso al potere nel 1919, Amanullah dichiarò la piena indipendenza e scatenò la terza guerra anglo-afgana (1919-1921), che portò al riconoscimento della piena indipendenza dell'Emirato (già con il Trattato di Rawalpindi del 1919)), con il nuovo titolo di Regno. negli affari interni Amanullah fu un grande modernizzatore; un ruolo importante lo ebbe il suocero e ministro degli esterni Mahmud Tarzi, di formazione poeta e giornalista.

Fin dal 1900, undici governanti sono stati deposti con mezzi non democratici: 1919 (assassinio), 1929 (abdicazione), 1929 (esecuzione), 1933 (assassinio), 1973 (deposizione), 1978 (esecuzione), 1979 (esecuzione), 1987 (rimozione), 1992 (rovesciamento), 1996 (rovesciamento) e 2001 (rovesciamento).

L'ultimo periodo di stabilità dell'Afghanistan si colloca tra il 1933 e il 1973, quando la nazione era sotto il governo di Re Zahir Shah, che nel 1964 concesse una costituzione democratica, con organi elettivi e separazione dei poteri.

Nel luglio 1973, però, il cognato di Zahir Sardar Mohammed Daoud, già primo ministro dal 1953 al 1963 e notoriamente filo-sovietico, lanciò un colpo di stato incruento a seguito del quale il re (che il quel momento si trovava in Italia) fu cacciato e venne proclamata la repubblica. Daoud e tutta la sua famiglia vennero assassinati nel 1978, quando il Partito Democratico Popolare dell'Afghanistan (comunista), prese il potere con un colpo di stato (27 aprile). All'interno del partito si aprì subito un forte contrasto tra la fazione Khalq (la più radicale) e quella Parcham (che aveva appoggiato il colpo di stato di Daoud). In una prima fase fu la prima fazione a prevalere con il leader Hafizullah Amin e Nur Mohammed Taraki.

Il 24 dicembre 1979 l'Unione Sovietica intervenne militarmente contro il governo di Amin, considerato vicino agli USA, e rimise al potere la fazione Parcham, guidata prima da Babrak Karmal e poi da Mohammad Najibullah (vedi:Invasione sovietica dell'Afghanistan). Contrastata da una montante pressione internazionale e con perdite di circa 15.052 soldati sovietici, per mano dell'opposizione dei mujaheddin addestrati da Stati Uniti, Pakistan, e da altri governi stranieri, l'URSS si ritirò dieci anni dopo, nel 1989 e il governo filo-comunista di Kabul cadde nel 1992.

Ciononostante, i combattimenti proseguirono, questa volta tra le differenti fazioni dei mujaheddin. Questo diede vita ad una spartizione del controllo della nazione tra i signori della guerra, come l'uzbeko Abdul Rashid Dostum, il tagiko Ahmed Shah Massud e il pashtun Gulbuddin Hekmatyar, con corruzione generalizzata. La più seria di queste lotte avvenne nel 1994, quando 40.000 persone rimasero uccise negli scontri tra fazioni nell'area urbana di Kabul e la città fu distrutta dal tiro delle artiglierie.

Da questa situazione, e dal fatto che l'etnia Pashtun non aveva più il monopolio del potere, dopo averlo sempre tenuto (anche in epoca comunista), all'inizio del 1994 sorsero nel sud i Talebani ("studenti" del Corano). Appoggiati dal Pakistan come alleato strategico (in particolare la Inter-Services Intelligence) e dall'Arabia Saudita come alleato ideologico e finanziario, guidati dal Mullah Mohammed Omar, i Talebani si svilupparono come forza politico/religiosa e alla fine presero Kabul e il potere nel settembre 1996, pur continuando a governare da Kandahar, dove Omar si era fatto acclamare Amir al-Mu'minin il 4 aprile 1996.

Successivamente furono in grado di conquistare il 90% della nazione, ad eccezione delle roccaforti dell'Alleanza del Nord nel nord-est del paese, che resistette fino al 2001. I Talebani cercarono di imporre l'applicazione della Sharia islamica secondo un'interpretazione eccezionalmente stretta, jihadista e anti-sciita (gli Hazara sono sciiti), aliena dalle altre etnie afgane. Nell'agosto 1998 perpetrarono massacri a Mazar-i Sharif, abitata da Tagiki, Uzbeki e Hazara. Nel marzo 2001, in oltre un mese di bombardamenti e opere di demolizione, i Talebani distrussero con esplosivi e razzi i due Buddha di Bamiyan, III-V sec. (Afghanistan, Bamian Valley), opere d'arte attualmente Patrimoni mondiali dell'umanità dell'UNESCO. La statua più grande era alta 53 metri ed era la più grande immagine di Buddha del mondo anticamente decorata con oro e pietre preziose; sopravvissute a più di 1800 anni di invasioni. L'alleanza Pakistan-Talebani fu a lungo sospettata di dare rifugio e assistenza a organizzazioni terroriste islamiche (in particolare ad Al-Qaeda, di Osama bin Laden, che non a caso fissò la sua sede stabile in Afghanistan a partire dal 1996) nei rispettivi territori, identificati di conseguenza con l'epicentro del terrorismo islamico internazionale.

Il 7 ottobre 2001 subisce l'intervento militare degli Stati Uniti e dei loro alleati, in reazione agli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001 e motivato dalla guerra al terrorismo (e più specificamente dall'intento di catturare Osama bin Laden, di cui i Talebani avevano rifiutato l'estradizione). Mentre i paesi occidentali muovono operazioni aeree (Operazione Enduring Freedom), sul terreno combatte l'Alleanza del nord, che il 9 novembre libera la prima città, Mazar-i Sharif, mentre Kabul e Jalalabad vengono abbandonate dai talebani il 12 e 13 novembre. Ai primi di dicembre anche Kandahar cade: il regime talebano è rovesciato.

Alla fine del 2001, i principali capi dell'opposizione afghana e della diaspora si incontrarono a Bonn e concordarono un piano per la formulazione di una nuova struttura di governo che portò alla nomina di Hamid Karzai a presidente dell'Autorità afgana nel dicembre 2001. Dopo una Loya Jirga nazionale nel 2002, Karzai venne eletto presidente.

Come conseguenza della storia estremamente tormentata e soprattutto recente, il paese si trova a tutt'oggi in una situazione di profondissima crisi economica e sociale, oltre a subire direttamente le conseguenze dei recenti conflitti (per esempio a causa del problema delle mine antiuomo sovietiche che rendono ancora pericolose vaste aree della nazione).

Come nel vicino Iraq, anche in Afghanistan il conflitto in atto continua a provocare danni e vittime senza che si riesca a favorire un minimo processo di pace. Il governo ha un ben limitato campo d'azione (Kabul e dintorni), e i talebani stanno rischiando di riacquistare influenza nel paese.

Nel 2006 il conflitto ha provocato oltre 4mila morti (è stato l'anno con più vittime dal 2001). La missione Isaf, della Nato e altri paesi (per un totale di 37 stati), al gennaio 2007 conta su 32.500 soldati (tra di essi ne rientrano alcuni inglobati dalla missione degli Stati Uniti Enduring Freedom, che conta comunque ancora su circa 10mila soldati americani). Per quanto riguarda la missione ISAF, i contributi sono così suddivisi: 11.800 soldati americani, 6.000 britannici, 2.700 tedeschi, 2.500 canadesi, 2.000 italiani, 2.000 olandesi e 975 francesi.

Il 4 gennaio 2008 il ministro afghano del Commercio e dell'Industria, Amin Farhang, ha dichiarato che nel paese mancano 400.000 tonnellate di grano e presto potrebbe mancare l'olio, lo zucchero e la farina. Le cause della carenza sono l'ondata di violenze in Pakistan e l'aumento dei prezzi dei cereali. Il ministro afghano si è rivolto nel suo appello alle Nazioni Unite e alla comunità internazionale.

Le province sono a loro volta suddivise in distretti. Esistono diversi distretti omonimi tra le varie province.

L'Afghanistan è un mosaico di gruppi etnici e culture e un crocevia tra Oriente/Occidente. Una terra antica che è stata spesso saccheggiata ed è stata anche un punto utile del commercio, l'Afghanistan ha visto numerosi invasori andare e venire; tra questi Arii, Persiani, Greci, Mongoli, Arabi, Turchi e Americani. L'Afghanistan nella sua forma attuale si formò in seguito alle guerre anglo-afghane, che si conclusero nel 1919 con la completa indipendenza del paese dalle ingerenze esterne. La storia recente della nazione lo ha visto devastato dall'invasione sovietica, seguita dall'ascesa e dalla caduta dei talebani e dall'intervento della NATO nel 2001.

Come risultato di questi drammatici avvenimenti, l'Afghanistan è in una fase di ricostruzione in cui tenta di riconciliare la devastazione provocata da un costante stato di guerra con un nuovo governo che cerca di unificare e ricostruire il paese. L'Afghanistan deve affrontare numerosi problemi: dall'economia devastata al ritorno di milioni di profughi, dal continuo imperversare dei signori della guerra, al traffico di droga. Tutto mentre il nuovo governo sta lottando con le forze politiche che stanno cercando di definire che tipo di nazione diventerà l'Afghanistan del 21° secolo.

Storicamente la politica in Afghanistan è stata fatta di lotte intestine, sanguinosi colpi di stato e instabili trasferimenti di potere.Il paese è stato governato nell'ultimo secolo da quasi tutti i sistemi di governo conosciuti: monarchia, repubblica, teocrazia e stato comunista.

Attualmente l'Afghanistan è guidato dal presidente Hamid Karzai, che fu eletto nell'ottobre 2004. Prima dell'elezione, Karzai ha governato il paese dopo essere stato scelto dai delegati della Conferenza di Bonn del 2001 per guidare un governo provvisorio dopo la caduta dei talebani. Mentre i suoi sostenitori hanno lodato gli sforzi di Karzai per promuovere la riconciliazione nazionale e la crescita economica, i critici lo accusano di aver fallito nel tenere sotto controllo i signori della guerra, di non essere riuscito a debellare la corruzione e il crescente traffico di droga, e di non aver accelerato la costruzione.

Il parlamento attuale è stato eletto nel 2005. Sorprendentemente, il 28 per cento dei delegati eletti sono donne, il 3 per cento in più della quota minima del 25 per cento garantita dalla costituzione. Paradossalmente questo ha fatto dell'Afghanistan, che sotto i talebani era conosciuto per l'oppressione delle donne, uno dei paesi guida sul piano della rappresentanza femminile. La Corte Suprema dell'Afghanistan è attualmente guidata dal presidente Faisal Ahmad Shinwari. Dominata dalle figure di alcuni fondamentalisti islamici, la corte ha prodotto numerose norme discutibili, come la messa al bando della televisione via cavo, il tentativo di impedire la presentazione di un candidato alle elezioni presidenziali del 2004 per aver messo in discussione la legge sulla poligamia, e la limitazione dei diritti delle donne. La Corte ha anche travalicato la propria autorità costituzionale, emanando norme su argomenti che non erano ancora stati portati di fronte a essa. Anche se in molti credevano che Karzai avrebbe fatto della riforma della Corte Suprema una priorità della sua amministrazione, a tutt'oggi non vi ha ancora messo mano.

L'economia afghana, una tra le più povere del pianeta, risente del regime talebano, ed è stata profondamente sconvolta dall'inizio della guerra. la produzione di oppio, illegale in altri paesi ma legalizzata per necessità qui, è fra le più famose del mondo e, da sola, fornisce quasi un terzo del prodotto interno lordo dell'intero paese.

Le strade che transitano a Salang e a Tang-e Gharu hanno avuto un ruolo strategico nei recenti conflitti, l'uso estensivo da parte di veicoli militari ha lasciato le strade in cattive condizioni, diversi ponti bombardati non sono stati ricostruiti, di frequente le strade vengono chiuse a causa dei conflitti nell'area con grave danno al transito di beni, attrezzature di emergenza e materiali per la ricostruzione destinati all'intero paese.

Per la parte superiore



Guerra al terrorismo

Soldato statunitense della 10° divisione in Afghanistan

L'espressione Guerra al terrorismo è stata usata dal Presidente americano George W. Bush all'indomani dell'attacco terroristico alle torri gemelle di New York dell'11 settembre 2001, percepito dalla maggioranza dei cittadini americani come una aggressione alla loro nazione, al pari, se non più grave, di quella di Pearl Harbor nel 1941 ad opera dei giapponesi. Quest'ultima, infatti, fu portata contro basi militari americane situate al di fuori del territorio americano, mentre la prima ha invece colpito direttamente sul suolo americano degli obiettivi civili, con la sola eccezione di quella verso il Pentagono.

L'entità delle conseguenze dell'attacco terroristico, diverse migliaia di morti e la distruzione completa dei due grattacieli (più un palazzo di minore altezza), hanno spinto Bush a dare seguito alle teorie elaborate a suo tempo nel documento "A New American Century": vero e proprio programma degli elementi conservatori che sono indicati dai media di tutto il mondo come "neo-cons" (nuovi conservatori). Lo scopo espresso dal Presidente era ufficialmente quello di esportare la democrazia nel mondo intero con il ricorso non episodico anche alla guerra (considerata l'unica arma contro il fenomeno terrorista), come gli interventi in Afghanistan e in Iraq avrebbero dimostrato, affiancato in quest'opera da Israele con l'avvio della secondo conflitto col Libano del 2006 che mirava ad abbattere la potenza del partito fondamentalista sciita dell'Hezbollah ( Hizb Allāh ). Nel suo discorso tenuto sul luogo dell'attentato, pochi giorni dopo la tragedia, lo stesso Presidente statunitense annunciava una lunga e difficile "guerra" al terrorismo internazionale che si sarebbe dovuta combattere per almeno 30 anni.

Le due invasioni sopracitate hanno avuto scenari diversi, in quanto l'Afghanistan era noto quale paese ospitante le basi di al-Qā‘ida, considerata responsabile, secondo la CIA, degli attacchi suicidi sul suolo americano; dunque con una responsabilità indiretta dell'attacco stesso.

Del tutto diverso invece lo scenario per l'attacco all'Iraq. L'Amministrazione americana all'epoca espresse la propria idea di poter perseguire i suoi nemici armati anche attraverso una guerra preventiva. In altre parole una trasposizione sul piano del diritto internazionale del principio militare secondo cui "la miglior difesa è l'attacco".

Secondo le teorie sopracitate della nuova destra americana, il terrorismo troverebbe riparo e finanziatori occulti soprattutto nei paesi ove manca una democrazia compiuta. Alcuni Stati vicino e medio-orientali avrebbero tollerato non solo la presenza di noti terroristi sul loro suolo ma spesso ne avrebbero appoggiato più o meno apertamente le rivendicazioni.

Se la cosa può essere comprovata in qualche modo per l'Afghanistan, ciò non è peraltro dimostrabile per l'Iraq che, nel settembre 2006, gli stessi USA hanno dovuto riconoscere essere stato completamente estraneo al terrorismo internazionale nel corso della pur sanguinosa presidenza di Saddam Hussein. La scelta di attaccare l'Iraq piuttosto che l'Iran o la Siria, altri "paesi canaglia", indicati quali contigui se non proprio sostenitori del terrorismo, è stata operata quindi su supposizioni e informazioni della CIA, dimostratesi poi assolutamente infondate, così come le informazioni relative alla presenza in Iraq di armi di distruzione di massa. Pur radicalmente delegittimato, l'intervento statunitense e dei suoi alleati britannici è stato però immediatamente definito come un lodevole sforzo per rendere in ogni caso il mondo intero migliore, anche a costo di ridiscutere alcuni articoli delle Convenzioni di Ginevra al fine di poter giustificare la detenzione preventiva e senza diritto di difesa dei presunti terroristi detenuti in carceri speciali, come quello nella base di Guantanamo a Cuba. Del pari gli USA ed i loro alleati hanno reclamato la legittimità della loro azione di prelevamento clandestino di sospetti terroristi, con la complicità più o meno diretta dei Paesi in cui questi ultimi risiedevano.

Varie organizzazioni di militanti, guidate da al-Qaeda, effettuarono attacchi agli Stati Uniti e agli alleati durante gli ultimi anni del ventesimo secolo. Il primo attacco avvenne nel 1993, con l'attentato al World Trade Center.

Negli attacchi successivi vennero colpiti altri obiettivi: nel 1996 le Khobar Towers in Arabia Saudita, nel 1998 l'ambasciata statunitense in Tanzania e in Kenya. Il 23 febbraio dello stesso anno il Fronte Islamico Mondiale diffuse un documento intitolato "Jihad contro i Giudei e i Crociati" dove venivano descritte le azioni americane come contrarie all'"ordine di Allah".

Al-Qaeda, guidata da Osama Bin Laden, un fondamentalista islamico, formò una grande base di operazioni in Afghanistan, che era governato dal regime islamico estremista dei Talebani fin dal 1996.

A seguito degli attacchi in Kenya e Tanzania, il Presidente Bill Clinton lanciò l'Operazione Infinite Reach, una campagna in Sudan e in Afghanistan contro bersagli che erano stati identificati dagli Stati Uniti come alleati di al-Qaeda.

L'operazione non riuscì ad eliminare i leader di al-Qaeda o gli alleati Talebani.

Nel 2000 venne tentato un attacco all'Aeroporto internazionale di Los Angeles e nell'ottobre dello stesso anno venne compiuto un attentato alla USS Cole. L'anno successivo venne segnato dagli attentati dell'11 settembre.

L'enorme portata degli attacchi del 2001 (al World Trade Center di New York, al Pentagono e al Volo United Airlines 93) provocò la risposta statunitense, con l'invasione dell'Afghanistan nell'Operazione Enduring Freedom e il rovesciamento del regime Talebano in quel paese.

Nel 2001 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite adottò la risoluzione 1373, che obbligava tutti gli stati a criminalizzare l'assistenza alle attività terroristiche, negare il supporto finanziario e la protezione ai terroristi. Inoltre veniva imposta la condivisione delle informazioni sui gruppi organizzati terroristici. Nel 2005 il Consiglio di Sicurezza approvò la risoluzione 1624, che riguardava l'istigazione al terrorismo e l'obbligo di aderire alle leggi internazionali sui diritti umani. Anche se le due risoluzioni richiedono obbligatoriamente alle nazioni un rapporto annuale sulle attività antiterroristiche, gli Stati Uniti e Israele si sono rifiutati di inviare questi rapporti.

Bush non disse quando lo scopo della guerra al terrorismo sarebbe stato raggiunto (in precedenza, dopo essere sceso dall'elicottero presidenziale domenica 16 settembre 2001, Bush commentò: "Questa crociata, questa guerra al terrorismo durerà molto". Successivamente l'ex presidente si scusò per queste parole a causa della connotazione negativa della parola "crociata" nelle persone di fede islamica).

Probabilmente, con il cambiamento di strategia dell'amministrazione Obama, la frase-slogan di "Guerra al terrore", cadrà in disuso, anche perché legata ai fallimenti del predecessore.

In questa regione è stata estesa l'Operazione Enduring Freedom, con il nome di "OEF-HOA" (Operation Enduring Freedom - Horn Of Africa). A differenza delle altre operazioni, la OEF-HOA non ha come obiettivo una organizzazione specifica.

La OEF-HOA focalizza gli sforzi per neutralizzare e rilevare le attività dei militanti nella regione e per collaborare con i governi volenterosi per prevenire l'insorgenza di celle militanti e relative attività.

Nell'ottobre 2002, la "Combined Joint Task Force - Horn of Africa" (CJTF-HOA) venne stabilita nel Gibuti e contiene circa 2 000 effettivi, tra cui militari statunitensi, forze speciali e membri della forza di coalizione "Combined Task Force 150".

La Task Force 150 è costituita da navi appartenenti a varie nazioni, tra cui Australia, Canada, Francia, , Italia, Paesi Bassi, Pakistan, Nuova Zelanda, Spagna, Regno Unito. L'obiettivo primario consiste nel monitorare, ispezionare, abbordare e fermare convogli sospetti in ingresso al Corno d'Africa.

In questa operazione sono state addestrate unità selezionate proveniente dalle forze armate del Gibuti, del Kenya e dell'Etiopia per apprendere tattiche di anti-terrorismo e anti-insurrezione. Tra le attività umanitarie condotte dalla CJTF-HOA sono comprese la ricostruzione di scuole e di cliniche mediche, oltre alla somministrazione di servizi sanitari alle nazioni da cui provengono le forze militari addestrate.

Il programma fa parte dell'iniziativa anti-terroristica trans-sahariana (Trans-Saharan Counter Terrorism Initiative), poichè il personale CJTF assiste anche l'addestramento delle forze armate di Ciad, Niger, Mauritania e Mali. Tuttavia, la guerra al terrore non include il Sudan, dove oltre 400 000 persone hanno perso la vita a causa di terrorismo sponsorizzato dallo stato stesso.

Il 1 luglio 2006 un messaggio divulgato su Internet, attribuito ad Osama bin Laden, esortava la Somalia a costituire uno stato islamico e avvertiva i governi occidentali che al-Quaeda avrebbe reagito se fossero intervenuti in quel paese.

La Somalia è stata considerata uno "stato fallito" a causa della debolezza del governo centrale, del dominio dei signori della guerra e dall'incapacità di esercitare un controllo efficace sul territorio. A partire da metà 2006, l'Unione delle Corti Islamiche, una fazione islamista, iniziò ad effettuare una campagna per ripristinare "la legge e l'ordine" attraverso la Shari'a e prese rapidamente il controllo della maggior parte della parte meridionale della nazione.

Il 4 dicembre 2006 l'assistente al Segretario di Stato statunitense Jendayi Frazer affermò che operativi appartenenti a cellule di al-Quaeda stavano controllando l'Unione delle Corti Islamiche. Quest'ultima negò l'affermazione.

Nel tardo 2006 il Governo Federale di Transizione somalo, appoggiato dalle Nazioni Unite, vide il suo potere limitato solo a Baidoa, mentre l'Unione delle Corti Islamiche controllava la maggior parte del sud del paese, tra cui la capitale Mogadiscio. Il 20 dicembre le Corti Islamiche lanciarono un offensiva alla roccaforte governativa di Baidoa e l'Etiopia dovette intervenire a favore del governo.

Il 26 dicembre le Corti Islamiche effettuarono una ritirata tattica verso Mogadiscio, prima di ritirarsi nuovamente a causa dell'avanzare delle truppe etiopi. Le forze dell'Unione delle Corti Islamiche abbandonarono Mogadiscio senza opporre resistenza e fuggirono a Kismayo, dove combatterono le forze etiopi nella Battaglia di Jilib.

Il Primo Ministro della Somalia affermò che tre sospetti terroristi, responsabili dell'attacco all'ambasciata statunitense del 1998, stavano ottenendo protezione a Kismayo. Il 30 dicembre, il membro di al-Quaeda Ayman al-Zawahiri chiamò i musulmani di tutto il mondo a combattere l'Etiopia e il governo transitorio somalo.

L'8 gennaio 2007 gli Stati Uniti combatterono contro i militanti nella Battaglia di Ras Kamboni, impiegando AC-130.

A partire dall'ottobre 2001, la NATO ha lanciato una operazione navale chiamata Operation Active Endeavour, in risposta agli attacchi dell'11 settembre. Lo scopo dell'operazione consiste nel patturagliare il Mar Mediterraneo per prevenire il movimento di terroristi o di armi di distruzione di massa e incrementare la sicurezza delle navi. L'operazione ha anche aiutato la Grecia a prevenire l'immigrazione illegale.

Fin dal 1990, l'Iraq è stato considerato dagli Stati Uniti come uno stato sponsor del terrorismo, e dopo la Guerra del Golfo le due nazioni mantennero scarsi rapporti. Il regime di Saddam Hussein costituì diverse volte un problema per la Nazioni Unite e per le nazioni confinanti per la violazione delle risoluzioni ONU e per il supporto del terrorismo contro Israele e altre nazioni.

Dopo la Guerra del Golfo del 1991, gli Stati Uniti, la Francia e La Gran Bretagna iniziarono a pattugliare le no-fly zone irachene (zone interdette al volo) per proteggere la minoranza curda presente nella regione settentrionale e la popolazione Sciita nella regione meridionale, che avevano subito attacchi da parte del regime prima e dopo la Guerra del Golfo.

Durante gli anni '90 le tensioni tra Stati Uniti e Iraq furono molto sostenute, con il lancio dell'Operazione Desert Fox nel 1998 da parte degli Stati Uniti dopo il rifiuto di "cooperazione incondizionata" da parte dell'Iraq nell'ispezione delle armi. Dopo l'operazione, l'Iraq annunciò che non avrebbe più rispettato le no-fly zone e riprese le attività anti-aeree contro i velivoli alleati.

Gli attacchi aerei effettuati dal Regno unito e dagli Stati Uniti contro l'anti-aerea irachena e altri bersagli militari continuarono negli anni successivi. Nello stesso anno, il Presidente Clinton firmò l'"Iraq Liberation Act", che esortava un cambiamento del regime nel paese a causa del possesso di armi di distruzione di massa da parte di Saddam Hussein, dell'oppressione dei cittadini e dell'attacco alle altre nazioni medio-orientali.

Dopo gli attentati dell'11 settembre, il governo statunitense affermò che l'Iraq era una minaccia poiché avrebbe potuto utilizzare armi di distruzione di massa ed aiutare gruppi terroristici.

L'amministrazione di George W. Bush esortò il Consiglio di sicurezza ONU per emettere una risoluzione e per inviare ispettori in Iraq in modo da verificare la presenza di armi di distruzione di massa. La risoluzione 1441 venne approvata unanimemente ed offriva all'Iraq "un'opportunità finale per adempiere al suo obbligo di disarmarsi" o affrontare "serie conseguenze".

La risoluzione 1441 non autorizzava l'uso della forza da parte degli stati membro, quindi essa non aveva effetto sul divieto di utilizzo della forza dagli stati membro contro altri stati membro. Saddam Hussein successivamente permise agli ispettori ONU di accedere ai siti iracheni, mentre il governo statunitense continuò ad affermare che l'Iraq era ostruzionista.

Nell'ottobre 2002, una vasta maggioranza bipartisan nel congresso statunitense autorizzò il presidente ad utilizzare la forza per disarmare l'Iraq per "proseguire la guerra al terrorismo". Dopo non essere riusciti a convincere la Francia, la Russia e la Cina e prima che gli ispettori ONU avessero completato le ispezioni, gli Stati Uniti assemblarono una "Coalizione di volenterosi", composta dalle nazioni che avevano accordato il loro supporto alla decisione di rovesciare il regime iracheno.

Il 20 marzo 2003 venne lanciata l'invasione dell'Iraq. Il regime venne velocemente rovesciato il 1 maggio e George W. Bush affermò che le principali operazioni di combattimento in Iraq erano terminate. Tuttavia, si formò una insurrezione contro la coalizione guidata dagli Stati Uniti, il nuovo governo iracheno e le nuove forze di sicurezza irachene. Dopo la fase principale dell'invasione vennero riprese le ricerche delle armi di distruzione di massa irachene, ma ben presto fu chiaro che non erano presenti.

L'insurrezione era guidata da fuggitivi del partito Ba'th di Saddam Hussein, che comprendeva nazionalisti ed islamisti violenti, che affermavano di combattere una guerra religiosa per ristabilire il califfato islamico arabo.

Dopo mesi di violenze brutali contro i civili iracheni da parte di gruppi terroristici Sciiti e Sunniti e di milizie varie - tra cui al-Qaeda - nel gennaio 2007 il Presidente Bush presentò una nuova strategia per l'Operazione Iraqi Freedom, basata su teorie e tattiche anti-insurrezionalistiche sviluppate dal generale David Petraeus. Come parte della nuova strategia, venne deciso l'aumento del numero delle truppe, che diminuì notevolmente le violenze fino all'80%.

Nel luglio 2006, a seguito dell'uccisione di tre soldati israeliani e la cattura di altri due soldati da parte degli Hezbollah, Israele invase il Libano meridionale, con lo scopo di distruggere gli Hezbollah. Il conflitto durò più di un mese e causò la morte di un numero imprecisato di libanesi, compreso tra 845 e 1300 e 163 israeliani (119 militari e 44 civili), con migliaia di feriti di entrambe le parti.

Sia il governo libanese (tra cui gli Hezbollah) e il governo israeliano ottemperarono i termini della risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza ONU, che riguardava la cessazione delle ostilità a parire dal 14 agosto 2006 alle ore 05:00. Mentre il conflitto venne in precedenza associato con le antiche ostilità Arabo-Israeliane, Israele dichiarò che stava combattendo una guerra contro il terrore, e anche il governo statunitense affermò che il conflitto era un fronte nella "guerra al terrore", dichiarazione ripresa dal Presidente Bush il giorno della cessazione delle ostilità.

Il 20 maggio 2007 iniziò un conflitto nella parte settentrionale del libano tra Fatah al-Islam, una organizzazione militante islamista e le forze armate libanesi a Nahr al-Bared, un campo profughi palestinese nei pressi di Tripoli. Il conflitto evolvette principalmente attorno all'assedio di Nahr el-Bared, ma scontri minori avvennero anche nel campo profughi di Ain al-Hilweh nel Libano meridionale e si verificarono diversi attentati terroristici all'interno e nei pressi della capitale Beirut.

Il gruppo Fatah al-Islam è stato descritto come un'organizzazione terroristica jihadista che si ispira ad al-Qaeda. Gli Stati Uniti fornirono appoggio militare al Libano durante il conflitto. Il 7 settembre le forze libanesi catturarono il campo e dichiararono la vittoria.

Nel maggio 2008 la crisi politica, che perdurava da 17 mesi, divenne fuori controllo. Nuovi combattenti dai movimenti sciiti degli Hezbollah e Amal, si scontrarono con altre milizie filo-governative sunnite, tra cui il Partito Movimento Futuro in diverse aree della capitale.

Il governo venne appoggiato dagli Stati Uniti, mentre i militanti sciiti vennero armati e finanziati dalla Siria e dall'Iran. Il 21 maggio 2008 venne raggiunto un accordo per terminare la faida politica che rischiò di trascinare il paese in una nuova guerra civile.

Il conflitto tra Fatah e Hamas iniziò nel 2006 e continuò, sotto diverse forme, fino a metà del 2007. Questa ostilità tra le due principali fazioni palestinesi ha avuto lo scopo di assumere il controllo politico dei territori palestinesi.

La maggior parte dei combattimenti avvenne nella Striscia di Gaza, che cadde sotto il controllo di Hamas nel giugno 2007. Fatah era appoggiata dagli Stati Uniti, mentre Hamas era considerata un'organizzazione terroristica dagli stessi Stati Uniti, dalle Nazioni Unite e dall'Unione Europea. Ciononostante, Hamas vinse le prime elezioni libere e democratiche tenute nei territori palestinesi.

A seguito dal controllo della Striscia di Gaza da parte di Hamas, preso a seguito della violenta Battaglia di Gaza, Israele impose un embargo al territorio. Hamas iniziò una serie di attacchi con razzi che colpirono la regione meridionale di Israele. Questi attacchi culminarono a dicembre 2008, quando gli attacchi si intensificarono e Israele rispose con pesanti attacchi aerei il 27 dicembre 2008. Almeno 225 palestinesi persero la vita il primo giorno dell'attacco israeliano. Dopo una settimana di attacchi aerei le truppe israeliane iniziarono le operazioni di terra ed attaccarono la striscia di Gaza il 4 gennaio 2009. Questo attacco tagliò Gaza in tre parti e il 18 gennaio 1 330 palestinesi (940 civili) e 13 israeliani (10 soldati) erano stati uccisi. Per alcuni il conflitto è stato considerato, analogamente al conflitto in Libano del 2006, come una guerra di prossimità tra gli alleati occidentali di Israele e l'Iran.

In India si è assistito ad una decisa crescita del terrorismo di matrice islamica durante gli anni '80 e il 21° secolo. Il recente aumento di attività di gruppi terroristi legati al Pakistan e alla regione del Kashmir, come Lashkar-e-Toiba, Jaish-e-Mohammed e Hizbul Mujahideen hanno creato gravi problemi alla nazione.

Dopo l'attacco del parlamento indiano del 2001, le tensioni tra India e Pakistan aumentarono a seguito delle accuse indiane al Pakistan per non aver preso misure sufficienti per contenere i gruppi terroristici anti-indiani. Di conseguenza in un massiccio spiegamento di truppe tra il 2001 e il 2002 tra India e Pakistan lungo il confine internazionale tra le due nazioni e aumentando le paure internazionali di una guerra nucleare.

La diplomazia internazionale permise di ridurre le tensioni tra le due potenze nucleari. Il Pakistan venne accusato anche di essere a favore dell'attacco terroristico alla ambasciata indiana a Kabul del 2008.

I rivoltosi nella regione del Kashmir che avevano iniziato a creare un movimento indipendentista, cambiarono radicalmente l'ideologia ponendosi obiettivi di tipo religioso.

L'agenzia di intelligence indiana "Research and Analysis Wing" rilevò una connessione tra i gruppi terroristici islamici basati in Afghanistan e i ribelli del Kashmir. Anche al-Qaeda supportò ideologicamente e finanziariamente il terrorismo nel Kashmir, e Osama bin Laden chiese costantemente di scatenare una jihad contro l'India. I gruppi fondamentalisti islamici fecero propaganda in molte nazioni contro l'India con affermazioni retoriche su "idolatri e Indù" che "occupano il Kashmir".

Il governo e le forze armate indiane hanno preso numerose misure anti-terrorismo per contrastare l'ascesa di cellule di miliziani nella nazione. Alcune misure sono state criticate dai gruppi che difendono i diritti umani per essere troppo draconiane, in particolar modo nel Kashmir.

Tuttavia, l'aumento dei controlli da parte delle forze di sicurezza indiane ha avuto un impatto positivo nel numero degli attacchi terroristici, che sono diminuiti nel 2007. India è considerata uno dei principali alleati nella guerra al terrorismo ed ha collaborato strettamente alle attività anti-terroristiche con diverse nazioni, tra cui gli Stati Uniti, il Giappone, la Cina, l'Australia, Israele, il Regno Unito e la Russia.

L'India è stata criticata nelle operazioni a Jammu e nel Kashmir, una dura risposta militare nella quale 40 persone, per la maggior parte civili disarmati che stavano protestando, vennero uccisi dalle forze armate indiane.

Nell'ottobre 2001, poco dopo gli attentati dell'11 settembre negli Stati Uniti, le forze statunitensi e britanniche (assieme ad altri alleati) invasero l'Afghanistan per neutralizzare le forze di al-Qaeda e rovesciare il regime dei Talebani che controllava il paese ed offriva protezione a Osama bin Laden.

Il 20 settembre 2001, il Presidente George W. Bush comunicò al regime talebano un ultimatum per consegnare Osama bin Laden e i leader di al-Qaeda presenti nel paese. I talebani richiesero delle prove sul collegamento tra bin Laden agli attentati e, se tali prove potevano garantire un processo, essi offrivano di gestire il medesimo in una Corte Islamica.

Il 7 ottobre 2001 iniziò ufficialmente l'invasione delle forze statunitensi e britanniche, che condussero bombardamenti aerei prima di iniziare la campagna terrestre.

La conduzione della guerra in Afghanistan fu un obiettivo a priorità inferiore per il governo statunitense rispetto alla guerra in Iraq. L'ammiraglio Mike Mullen, affermò che mentre la situazione in Afghanistan era "precaria e urgente", le 10 000 truppe aggiuntive necessarie non sarebbero state disponibili "in maniera significativa" fino al ritiro delle truppe dall'Iraq.

Zayn al-Abidn Muhammed Hasayn Abu Zubaydah, di origini saudite, fu arrestato da personale pachistano durante la settimana del 23 marzo 2002 durante delle operazioni congiunte di Stati Uniti e Pakistan.

Zubaydah venne accusato di appartenere ad al-Qaeda e di ricoprire un'alta carica all'interno dell'organizzazione, con il titolo di capo operazioni e con l'incarico di gestire i campi di addestramento di al-Qaeda.

Il 14 settembre dello stesso anno, venne arrestato in Pakistan Ramzi Binalshibh, dopo uno scontro a fuoco di tre ore con le forze di polizia. Binalshibh condivideva la camera con Mohammad Atta ad Amburgo, in Germania e fu un finanziatore delle operazioni di al-Qaeda. È stato ipotizzato che dovesse essere un altro dirottatore, tuttavia, il dipartimento di immigrazione statunitense rifiutò il suo visto tre volte. Il flusso di denaro trasferito da Binalshibh dalla Germania agli Stati Uniti lo collega sia a Mohammad Atta che a Zacarias Moussaoui.

Il 1 marzo 2003 venne arrestato Khalid Shaikh Mohammed durante un raid organizzato dalla CIA nei pressi di Rawalpindi, a 14 km di distanza dalla capitale Pakistana di Islamabad. Mohammed era, al momento della cattura, il terzo ufficiale di grado più elevato all'interno di al-Qaeda e fu direttamente incaricato di pianificare gli attentati dell'11 settembre.

Mohammed era sfuggito alla cattura nella settimana precedente, ma il governo pakistano riuscì ad utilizzare le informazioni provenienti da altri sospetti catturati per localizzarlo. Nel 1996 fu accusato dagli Stati Uniti anche per un suo collegamento ad Oplan Bojinka, un piano per compiere attentati su una serie di aerei civili statunitensi.

Mohammed venne accusato di essere collegato ad altri eventi criminosi come: l'ordine di uccidere il reporter del Wall Street Journal Daniel Pearl, l'attentato allo USS Cole, il tentativo di Richard Reid di far esplodere un aereo civile con dell'esplosivo posto all'interno di una scarpa e l'attacco terroristico alla sinagoga di El Ghriba a Djerba, in Tunisia. Khalid Shaikh Mohammed si è dichiarato a capo del comitato militare di al-Qaeda.

Nel 2006 il Pakistan venne accusato dai comandanti della NATO di aiutare e supportare i Talebani in Afghanistan, ma successivamente la stessa NATO ammise di non possedere prove certe contro il governo pakistano.

Nel 2007 emerse tuttavia degli indizi dell'esistenza di taglie fino a 1 900 CDN$ per ogni membro della NATO ucciso.

Il governo Afghano inoltre accusò l'ISI di aiutare i militanti, tra cui la protezione del comandante anziano talebano Mullah Dadullah. L'accusa venne negata dal governo Pakistano. Nel frattempo l'India continuò ad accusare l'ISI pakistano di pianificare diversi attacchi terroristici nella regione del Kashmir e nel resto della repubblica indiana, tra cui l'attentati ai treni a Mumbai dell'11 luglio 2006, che invece sono considerati dal Pakistan come attacchi compiuti da gruppi terroristici locali.

Altre nazioni come l'Afghanistan e il Regno Unito hanno accusato il Pakistan di sponsorizzare e finanziare il terrorismo. Con l'impegno militare statunitense in Pakistan e nel vicino Afghanistan sono aumentati enormemente gli aiuti militari. Nei tre anni precedenti agli attacchi dell'11 settembre, il Pakistan ha ricevuto circa 9 milioni di dollari in aiuti militari da parte degli Stati Uniti. Nei tre anni successivi gli aiuti sono aumentati a 4,2 miliardi di dollari, rendendo il Pakistan il paese beneficiario della maggiore quantità di fondi.

Un tale flusso di denaro ha alimentato preoccupazioni riguardanti le relative garanzie, poichè l'impiego non è documentato e potrebbe essere dedicato alla soppressione dei diritti umani della popolazione civile e all'acquisto di armi per controllare problemi locali come la rivolta nel Balochistan. Il Pakistan ha accusato l'India di sostenere i gruppi terroristici all'interno del Balochistan per creare disordini all'interno della nazione.

Nel 2004 l'esercito pakistano lanciò una campagna nelle Aree tribali di Amministrazione Federale della regione del Waziristan, inviando 80 000 truppe. L'obiettivo era la rimozione delle forze talebane e di al-Qaeda dalla regione.

Dopo la caduta del regime talebano molti membri della resistenza fuggirono nella regione settentrionale di confine con il Pakistan, dove l'esercito pakistano non esercitava uno stretto controllo. Con la logistica e il supporto aereo statunitense, l'esercito pakistano catturò o uccise numerosi membri di al-Qaeda come Khalid Shaikh Mohammed, ricercato per il suo coinvolgimento nell'attentato allo USS Cole, nel progetto Oplan Bojinka e nell'assassinio del giornalista Daniel Pearl.

Nel 2002 e nel 2005 l'isola Indonesiana di Bali venne colpita da attentati suicidi e autobombe che uccisero più di 200 persone e ne ferirono più di 300. L'attentato del 2002 era stato compiuto tramite una bomba nascosta in uno zaino all'interno di un bar, un'autobomba telecomandata posta di fronte al "Sari Club" e una terza bomba di fronte al consolato statunitense.

Nell'attentato del 2005 una persona si fece esplodere a Jimbaran e un'altra persona nella piazza principale di Kuta. Il gruppo Jemaah Islamiyah è stato sospettato dalle autorità.

Il 9 settembre 2004 un'autobomba esplose nei pressi dell'ambasciata Australiana a Giakarta, uccidendo 10 indonesiani e ferendone altri 140. Il ministro degli esteri Alexander Downer riferì che venne inviato alle autorità indonesiane un messaggio SMS minacciando l'attentato se non fosse stato rilasciato Abu Bakar Bashir, detenuto in prigione.

Abu Bakar Basyir era imprigionato con l'accusa di tradimento per il suo supporto agli attentati di Bali del 2002 e del 2005.

Nel gennaio 2002 il Comando Operazioni Speciali degli Stati Uniti del Pacifico dispiegò nelle Filippine delle forze armate per supportare ed assistere le forze armate delle Filippine nelle operazioni anti-terrorismo. Le operazioni si concentrarono principalmente sulla neutralizzazione del gruppo Abu Sayyaf e Jemaah Islamiyah, che erano arroccati sull'isola di Basilan.

L'esercito statunitense riferì di aver neutralizzato oltre l'80% dei membri del gruppo Abu Sayyaf dalla regione. La seconda fase dell'operazione era costituita da un programma umanitario per portare cure mediche e servizi vari nella regione di Basilan, in modo da prevenire una futura insorgenza dei gruppi terroristici.

Il Congresso stanziò 40 miliardi di dollari per l'emergenza terrorismo, con altri 20 miliardi di dollari aggiuntivi per l'industria del trasporto aereo.

Il dipartimento della giustizia lanciò una procedura di registrazione speciale per alcune persone di sesso maschile che non possedevano la cittadinanza statunitense. La registrazione, di persona, era effettuata negli uffici dell'Immigration and Naturalization Service.

Oltre agli sforzi militari all'estero, dopo gli attentati dell'11 settembre l'amministrazione Bush aumentò gli sforzi interni per prevenire futuri attentati. Venne creata una nuova agenzia di sicurezza chiamata "United States Department of Homeland Security" per guidare e coordinare le attività anti-terroristiche federali.

Il "Patriot Act" rimosse alcune restrizioni legali nella condivisione delle informazioni tra agenzie federali e servizi di intelligente e permise l'investigazione su sospetti terroristi. Il programma di tracciamento finanziario permise di monitorare i movimenti delle risorse finanziarie dei gruppi terroristici (questo programma venne sospeso dopo essere stato rivelato del giornale New York Times). Il programma di sorveglianza elettronico dell'NSA permise di studiare le telecomunicazioni di terroristi e sospetti tali.

Alcuni gruppi hanno accusato queste leggi di rimuovere restrizioni importanti alle autorità governative, e di costituire una pericolosa invasione delle libertà civili, delle possibili violazioni costituzionali del IV emendamento. Il 30 luglio 2003 l'ACLU iniziò la prima battaglia legale contro la sezione 215 del Patriot Act, affermando che permetteva all'FBI di violare i diritti del primo e del quarto emendamento e il diritto ad un processo, permettendo di compiere investigazioni senza avvertire il sospettato dell'investigazione stessa.

In un discorse del 9 giugno 2005 Bush affermò che il Patriot Act era stato impiegato per muovere accuse a più di 400 sospetti, di cui più della metà è stato incriminato. Contemporaneamente l'American Civil Liberties Union (ACLU) citò i dati del dipartimento di giustizia che mostravano circa 7 000 abusi del Patriot Act.

Il DARPA iniziò nel 2002 la creazione del programma Total Information Awareness, progettato per fornire tecnologie dell'informazione anti-terroristiche. Il programma, che venne aspramente criticato, venne affossato dal Congresso.

Vari uffici governativi che gestivano funzioni militari e di sicurezza vennero riorganizzati. In particolare, il Department of Homeland Security venne creato per coordinare la sicurezza interna nella più grande riorganizzazione interna del governo federale dal consolidamento delle forze armate nel Dipartimento della Difesa.

Dopo l'11 settembre, venne creato segretamente l'Office of Strategic Influence per coordinare operazioni di propaganda, ma venne chiuso subito dopo essere stato scoperto. L'amministrazione Bush implementò il piano chiamato "Continuity of Operations Plan" per assicurare il proseguimento delle attività governative anche in circostanze catastrofiche.

L'attentato terroristico più grave nel Regno Unito, il cosiddetto Disastro di Lockerbie è avvenuto nel 1988 su un volo Pan Am partito dall'Aeroporto di Londra-Heathrow con destinazione negli Stati Uniti. Persero la vita 200 cittadini britannici e statunitensi.

Il 7 luglio 2005 diversi terroristi giunsero a Londra e fecero esplodere diversi ordigni nel sistema della Metropolitana londinese uccidendo 57 persone. I terroristi lasciarono un video dove si minacciava il governo britannico e i cittadini che sarebbero seguiti altri attentati.

Esattamente due settimane dopo, il 21 luglio, altri terroristi islamici giunsero a Londra, tentando di far esplodere altre bombe nella metropolitana. Dal mese di luglio 2005 vennero tentati altri attentati, ma i servizi di sicurezza ed intelligence li fermarono.

Nell'agosto 2006 venne sventato dall'intelligence statunitense e britannica un grande piano per colpire diversi aerei civili che volavano da vari aeroporti britannici verso gli Stati Uniti. Se avessero avuto successo avrebbero potuto causare un elevato numero di vittime.

Diverse persone vennero arrestate in varie città nel Regno Unito. Questo piano causò un deciso incremento nella sicurezza aeroportuale in Europa e negli Stati Uniti. Le nuove regole includono il divieto di trasportare liquidi nel bagaglio a mano, tranne in piccole quantità. I contenitori di liquido ammessi devono inoltre essere trasportati in un sacchetto di plastica trasparente.

Canary Wharf, a Londra, è uno dei distretti finanziari più grandi del mondo ed è considerato da Scotland Yard come un bersaglio potenziale.

Nel luglio 2007, appena dopo le dimissioni dell'ex Primo Ministro Tony Blair e l'ascesa di Gordon Brown, il Regno Unito era in una situazione di emergenza a causa delle inondazioni. I terroristi si spostarono a Glasgow, in Scozia e guidarono una piccola jeep carica di contenitori di gas nell'ingresso del terminal principale dell'Aeroporto di Glasgow e la incendiarono. Uno dei terroristi portava legato al corpo una bomba, e venne immobilizzato e fermato dalla polizia. Successivamente perse la vita in ospedale a causa delle gravi ustioni provocate dall'incendio dell'automezzo. Gli altri terroristi vennero condannati all'ergastolo dopo essere stati giudicati nel Regno Unito. Nessun civile venne ferito dall'attacco, anche se provocò panico di massa.

A seguito degli attentati dell'11 settembre il governo degli Stati Uniti aumentò gli aiuti militari in Colombia. Nel 2003 vennero spesi 98 milioni di dollari per l'addestramento e l'equipaggiamento dell'esercito colombiano.

Questi aiuti erano destinati alla lotta del governo colombiano contro il gruppo di ribelli delle FARC, che è considerato terroristico dal governo statunitense. È stato ipotizzato un collegamento tra i militanti delle FARC e i cartelli della droga nel sudamericani.

Il 12 settembre 2001, a meno di 24 ore dagli attacchi terroristici a New York e Washington, la NATO invocò l'articolo 5 del Trattato Nord Atlantico e dichiarò che gli attacchi sarebbero stati considerati un attacco a tutti le 19 nazioni membro della NATO. Il primo ministro australiano John Howard dichiarò che l'Australia avrebbe invocato il trattato ANZUS con argomentazioni simili.

Nei mesi seguenti la NATO prese misure su larga scala per rispondere alla minaccia terroristica. Il 22 novembre 2002 gli stati membro dell'EAPC decise un piano di azione contro il terrorismo dove si affermava che "l'EAPC afferma di impegnarsi alla protezione e alla promozione delle libertà fondamentali e dei diritti umani, assieme al rispetto della legge, nel combattimento del terrorismo". La NATO iniziò le operazioni navali nel Mar Mediterraneo per prevenire i movimenti di terroristi o armi di distruzione di massa, oltre all'aumento della sicurezza dei convogli navali. L'operazione venne chiamata Operation Active Endeavour.

L'invasione dell'Afghanistan è stata considerata la prima azione della guerra al terrorismo, ed inizialmente coinvolse le forze degli Stati Uniti, del Regno Unito e dell'Alleanza del nord afghana.

Il supporto internazionale agli Stati Uniti si raffreddò quando divenne chiara la determinazione ad invadere l'Iraq al termine del 2002. Comunque molte delle nazioni che avevano costituito la "coalizione dei volenterosi" e avevano inviato truppe in Afghanistan, in particolar modo il vicino Pakistan, contribuirono con decine di migliaia di soldati. Il Pakistan era impegnato anche nella guerra nel Waziristan. Supportato dall'intelligence statunitense, in questo conflitto il Pakistan cercò di neutralizzare l'insurrezione talebana e alcuni elementi di al-Qaeda dalle aree tribali settentrionali.

Nel dicembre 2001 venne creata la International Security Assistance Force, guidata dalla NATO, per assistere il governo di transizione afghano e il primo governo eletto democraticamente. Nel 2006, durante un rafforzamento dell'insurrezione dei Talebani, è stato annunciato che l'ISAF avrebbe sostituito le truppe statunitensi come parte dell'Operazione Enduring Freedom.

La 16° brigata di assalto britannica (successivamente rinforzata dai Royal Marines), costituisce il nucleo delle forze dell'Afghanistan meridionale, assieme a truppe ed elicotteri delle forze militari dell'Australia, del Canada e dell'Olanda. Inizialmente le forze erano costituite all'incirca da 3 300 britannici, 2 000 canadesi, 1 400 olandesi e 240 australiani, oltre a forze speciali dalla Danimarca e dall'Estonia (e piccoli contingenti da altre nazioni).

In un articolo, l'ufficiale francese Jean-Pierre Steinhofer ha descritto la guerra al terrore come una "perversione semantica, strategica e legale... il terrorismo non è un nemico, ma un metodo di combattimento".

Ulteriori critiche considerano che la Guerra al Terrorismo fornisce un sistema per mantenere uno stato di guerra perpetua, poichè l'annuncio di obiettivi così vaghi produce una situzione di conflitto senza fine, perchè i "gruppi terroristici" possono continuare a sorgere indefinitamente.

Il Presidente Bush promise che la Guerra al Terrorismo "non terminerà fino a quando ogni gruppo terroristico di portata globale non sarà trovato, fermato e sconfitto.". Durante una visita agli Stati Uniti nel luglio 2007, il Primo Ministro britannico Gordon Brown definì la Guerra al Terrore, e in particolare all'elemento che coinvolge il conflitto con Al-Qaeda una "battaglia generazionale".

Peter Bergen e Paul Cruickshank, rricercatori al "Center on Law and Security" della "NYU School of Law", hanno accusato la guerra in Iraq di aver potenziato la "globalizzazione del martirio", che ha "generato un incremento di sette volte nel tasso annuale di attacchi jihadisti fatali, totalizzando letteralmente migliaia di civili morti".

Il 19 settembre 2008 la RAND Corporation ha presentato i risultati di uno studio per "Sconfiggere i gruppi terroristici". Lo studio inizia con l'affermazione della tesi: "Gli Stati Uniti non possono contnuare a condurre una compagna antiterroristica efficace contro al-Qaeda senza comprendere come si neutralizzano i gruppi terroristici". Le conclusioni comprendono forti raccomandazioni per un cambiamento strategico delle politiche: "I militari statunitensi dovrebbero resistere dall'essere trascinati in operazioni di combattimento nelle nazioni musulmane dove la sua presenza probabilmente causa un incremento nel reclutamento di terroristi". Viene inoltre consigliato di "dismettere la nozione di 'guerra' al terrorismo". Concludendo, lo studio della RAND consiglia: "Di gran lunga la strategia più efficace contro i gruppi religiosi è stato l'impiego della polizia locale e dei servizi di intelligence, che hanno neutralizzato il 73% dei gruppi dal 1968".

Altre critiche hanno colpito il "doppio standard" con cui gli Stati Uniti trattano con alleati chiave che contemporaneamente supportano gruppi terroristici, come il Pakistan. Il Presidente dell'Afghanistan Hamid Karzai ha affermato ripetutamente che "nella guerra contro il terrorismo il fronte centrale è il Pakistan". Inoltre il Pakistan è stato accusato di fornire operativi ai Talebani attraverso operazioni sotto copertura da parte degli ISI. Le accuse riguardano anche le libertà civili e i diritti umani. La Federation of American Scientists ha aggiunto che: "nella fretta di rafforzare il 'fronte' degli stati, per affrontare le minacce terroristiche transnazionali sul proprio suolo, e per guadagnare la cooperazione dei regimi di importanza geostrategica nella prossima fase della "Guerra al Terrorismo", l'amministrazione sta ignorando le restrizioni normative sugli aiuti statunitensi ai trasgressori dei diritti umani". Amnesty International ha affermato che il Patriot Act fornisce al governo statunitense la libertà di violare i diritti costituzionali dei cittadini.

L'opposizione alla "Guerra al Terrorismo" è stata alimentata anche dalle accuse all'amministrazione Bush di aver utilizzato la extraordinary rendition, le prigioni segrete e la tortura.

Nel 2002 nel Regno Unito, in Francia, Germania, Giappone, India e Russia erano presenti forti maggioranze a supporto della guerra al terrorismo guidata dagli Stati Uniti. Nel 2006 il supporto alla guerra era in minoranza nel Regno Unito (49%), in Francia (43%), Germania (47%), Giappone (26%). In Russia la maggioranza che sosteneva la guerra al terrorismo era calata del 21%. Mentre in Spagna il 63% sosteneneva gli sforzi bellici nel 2003, solo il 19% era della stessa opinione nel 2006. Il 19% della popolazione cinese sosteneva la guerra, così come meno di un quinto della popolazione in Turchia, in Egitto e in Giordania. L'opinione sulla guerra al terrorismo in India è rimasta stabile. Andrew Kohut, parlando all'"House Committee on Foreign Affairs" ha fatto notare che, in base ai sondaggi condotti dal "Per Research Center" nel 2004, "le maggioranze o le pluralità in sette delle nove nazioni esaminate hanno affermato che la guerra condotta dagli Stati Uniti al terrorismo non era uno sforzo sincero nel ridurre il terrorismo internazionale. Questo è vero non solo nelle nazioni musulmane come il Marocco e la Turchia, ma anche in Francia e in Germania. Lo scopo vero della guerra al terrorismo, in base a questi scettici, è il controllo statunitense del petrolio mediorientale e il dominio americano sul mondo".

Stella Rimington, ex capo dei servizi segreti britannici MI5, ha criticato la guerra al terrore considerandola una "enorme reazione", e ha sminuito gli sforzi di militarizzazione e politicizzazione degli Stati Uniti, che sono stati considerati un approccio sbagliato al terrorismo. David Milliband, segretario all'estero britannico, ha chiamato la strategia uno "sbaglio".

La guerra al terrorismo è stata vista anche come un pretesto per ridurre le libertà civili. Il programma di sorveglianza elettronico dell'NSA e il programma Total Information Awareness della DARPA sono stati due esempi di programmi di monitoraggio governativo post-11 settembre. Anche se principalmente pensati per registrare comportamenti terroristici, i critici evidenziarono su come i cittadini potevano essere indotti dal monitoraggio all'autocensura.

I ricercatori nell'area degli studi sulla comunicazione e sulle scienze politiche hanno evidenziato che la comprensione americana della guerra al terrorismo era modellata direttamente dai resoconti effettuati dai mass media sugli eventi associati alla guerra. Nel libro Bush’s War: Media Bias and Justifications for War in a Terrorist Age il ricercatore Jim A. Kuypers "trovò delle massiccie faziosità in parte della stampa". Egli chiamò i mass media una "istituzione antidemocratica" nelle sua conclusione. "Quello che è essenzialmente avvenuto dall'11 settembre è una ripetizione da parte di Bush degli stessi temi e "Immediatamente dopo l'11 settembre, i mass media (rappresentati da CBS, ABC, NBC, USA Today, New York Times e Washington Post) ripeterono i concetti di Bush, ma dopo 2 mesi iniziarono intenzionalmente ad ignorare alcune informazioni, reinserendo i temi di Bush o introducendo intenzionalmente nuove notizie per spostare l'attenzione".

Questo comportamento viola una importante funzione della stampa, che consiste nel riferire un punto di vista alternativo. "In breve", spiega Kuypers, "se qualcuno avesse fatto affidamento solo ai mass media per ottenere informazioni, non avrebbe avuto idea di quello che il presidente stava effettivamente dichiarando. Fu come se la stampa riferisse un discorso diverso". Kuypers esaminò i temi sull'11 settembre e sulla guerra al terrore utilizzati dal Presidente, e li comparò con i temi utilizzati dalla stampa quando veniva riferito ciò che aveva detto il Presidente.

Altri hanno suggerito che la copertura stampa ha contribuito a rendere il pubblico confuso e disinformato sia sulla natura che sul livello di minaccia posta dal terrorismo agli Stati Uniti. Nel suo libro Trapped in the War on Terror, il politologo Ian S. Lustick afferma "I media hanno fornito costante attenzione a possibili catastrofi provocate dal terrorismo e ai fallimenti e alla debolezza della risposta governativa." Lustick sospetta che la guerra al terrore sia disconnessa alla reale ma remota minaccia che costituisce il terrorismo, argomentando che una generalizzata guerra al terrore ha iniziato a giustificare l'invasione dell'Iraq, ma successivamente ha continuato di vita propria, alimentata dai media.

L'analisi del mass mediologo Stephen D. Cooper nel libro Watching the Watchdog: Bloggers As the Fifth Estate contiene molti esempi di controversie riguardanti i resoconti dei mass media sulla guerra al terrorismo. Copper scoprì che molte agenzie giornalistiche dovettero ritrattare o modificare degli articoli a causa della scoperta, da parte di autori di blog, di inaccuratezze su fatti oggettivi o dell'assenza di verifiche dei fatti prima della pubblicazione.

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Mohammed Zahir Shah

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Mohammed Zahir Shah (16 ottobre 1914 – Kabul, 23 luglio 2007) fu l'ultimo re dell'Afghanistan; regnò dal 1933 al 1973. L'8 novembre 1933 fu proclamato re, dopo che il padre, Mohammed Nadir Shah, fu assassinato.

Mohammad Zahir Shah nacque in una famiglia di Pashtun, la più grande etnia dell'Afghanistan, che aveva preso il potere dopo aver spodestato Habibullah Kalkani. Zahir fu anche educato presso i Darizoban, avendo così accesso a entrambi i gruppi etnici.

Dopo la seconda guerra mondiale, durante la quale riuscì a mantenere sia la neutralità dell'Afghanistan che i suoi confini, il re riconobbe l'urgenza di una modernizzazione del paese.

Zahir Shah fece arrivare consulenti stranieri, fondò la prima moderna università e rafforzò le relazioni culturali e commerciali con l'Europa. Nel 1964 una nuova costituzione trasformò l'Afghanistan in una moderna democrazia con libere elezioni, un parlamento, diritti civili. emancipazione per le donne e suffragio universale.

Durante il suo regno, il paese godette di un periodo di stabilità. L'Afghanistan divenne inoltre una destinazione popolare per i turisti occidentali desiderosi di visitare le sue montagne e le sue rovine di antiche civiltà.

Nonostante la modernizzazione le rivalità tra le fazioni tribali del paese rimasero.

Suo cugino ed ex Primo Ministro Mohammed Daoud Khan mise in atto un colpo di stato nel 1973 e stabilì un governo repubblicano, mentre Zahir Shah si trovava in Italia per un controllo medico. In seguito a questo Zahir Shah abdicò, ponendo fine alla Dinastia Barakzai, e visse in esilio in Italia per ventinove anni, nel quartiere dell'Olgiata a Roma; nel 1991 si salvò da un tenativo di omicidio nei suoi confronti.

Gli fu vietato di tornare in Afghanistan durante il regime comunista che, appoggiato dall'Unione Sovietica, governò il paese sul finale degli Anni Settanta.

Zahir viene criticato da alcuni per essere rimasto in Italia durante i momenti più difficili per l'Afghanistan, sotto il regime fondamentalista dei Talebani, rifiutando di rilasciare dichiarazioni contro di loro. I Talebani erano in prevalenza di etnia Pashtun, e sono stati accusati di aver tentato di pashtunizzare l'Afghanistan per mezzo di massacri, pulizia etnica e persecuzione delle etnie non-Pashtun.

Nell'aprile del 2002 è tornato in Afghanistan, mentre il paese si trovava sotto il controllo della forza multinazionale, per aprire la Loya jirga, che si è aperta nel giugno dello stesso anno. Hamid Karzai, una figura di spicco del clan di Zahir Shah divenne presidente dell'Afghanistan e parenti e sostenitori di Zahir Shah vennero inseriti in posti chiave del governo di transizione. È tornato nel suo vecchio palazzo nel centro di Kabul, ma gli è stato negato il trono dalla Loya Jirga. Con l'aiuto dei suoi sostenitori e del presidente è riuscito a ottenere il titolo di 'Padre della Nazione'.

Mentre si trovava in Francia per un check-up medico, si è rotto il femore scivolando in un bagno, il 21 giugno 2003. In seguito a questo, iniziarono a circolare voci riguardo la sua morte sia in Afghanistan che in Pakistan. Nel 2004 ha sofferto di numerosi problemi di salute che lo hanno portato a numerosi ricoveri in vari ospedali.

Il 7 dicembre 2004 ha presenziato, a Kabul, al giuramento di Hamid Karzai come Presidente dell'Afghanistan.

Il 23 luglio 2007 è morto all'età di 92 anni nel Palazzo Presidenziale di Kabul.

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Source : Wikipedia