Guus Hiddink

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Inviato da amalia 27/04/2009 @ 14:07

Tags : guus hiddink, allenatori, calcio, sport

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CHELSEA: TERRY "GRAZIE HIDDINK, BENVENUTO ANCELOTTI" - AGI - Agenzia Giornalistica Italia
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Guus Hiddink Stadium

Coordinate: 35°08′01.2″N 126°52′29.5″E / 35.133667, 126.874861 Il Guus Hiddink Stadium è uno stadio di calcio nella città sudcoreana di Gwangju. Lo stadio è denominato così in onore dell’allenatore di calcio olandese Guus Hiddink, dopo che guidò la nazionale sudcoreana alle semifinali durante i Mondiali di calcio Giappone-Corea del Sud 2002.

Lo stadio fu costruito nel settembre del 2001 con il nome di Gwangju World Cup Stadium, poiché era stato costruito per ospitare alcuni incontri dei Mondiali del 2002. Esso ha una capacità di 42.880 persone e la sua costruzione è costata circa 136 milioni di euro. Durante i mondiali del 2002 per la prima volta la nazionale sudcoreana non fu eliminata al primo turno, arrivando agli ottavi di finale dove non si fermò ancora, superando la nazionale italiana. Arrivati ai quarti di finale, la Korea Football Association annunciò che se la Sud Corea avesse sconfitto la Spagna ai quarti di finale, lo stadio dove si sarebbe svolta la partita sarebbe stato ridenominato in onore di Hiddink.

Dopo che la Sud Corea sconfisse la Spagna per 5-3 ai calci di rigore, come annunciato dalla federazione coreana, lo stadio cambiò nome.

Per la parte superiore



Campionato mondiale di calcio 1998

Il logo di Francia '98

I Mondiali di calcio Francia 1998, spesso chiamati France '98, furono la sedicesima edizione del Campionato del mondo di calcio.

Per la seconda volta il Mondiale si tenne in Francia. Nella prima edizione, nel 1938, era stata l'Italia a vincere. Le qualificazioni iniziarono nella primavera 1996. In Europa furono introdotti i play-off, ai quali parteciparono le otto peggiori seconde dei nove raggruppamenti. Passavano direttamente il turno le prime di ogni raggruppamento e la migliore seconda.

Nel gruppo 1 vinse della Danimarca, campione d'Europa 1992 ma assente al Mondiale statunitense. Gli scandinavi la spuntarono sulla Croazia, costretta agli spareggi, grazie allo scontro diretto vinto per 3-1 a Copenaghen nel penultimo turno. Il gruppo 2 fu animato da una serrata competizione tra l'Italia prima di Sacchi e poi di Maldini e l'Inghilterra. All'esordio ufficiale gli azzurri di Cesare Maldini espugnarono Wembley per la prima volta in gare ufficiali, con una prodezza di Zola, difesa poi dalle ottime parate di Peruzzi e dalla notevole prestazione della difesa azzurra. Con una difesa pressoché impeccabile (un solo gol subito, peraltro con ancora Sacchi in panchina), gli azzurri persero qualche punto di troppo pareggiando per 0-0 nelle trasferte contro Polonia e Georgia. Nello scontro diretto di Roma contro gli inglesi, malgrado un colpo di testa di Vieri vicino al palo al 94° minuto, non riuscirono a sbloccare il risultato di 0-0.

L'Inghilterra, giunta prima, ebbe accesso diretto ai Mondiali, mentre l'Italia si qualificò per i play-off. Nel gruppo 3 uscì di scena la Svizzera a vantaggio della Norvegia, in un girone privo di squadre di blasone. Al secondo posto si piazzò e si qualificò la sorprendente Ungheria. Nel gruppo 4 fu grande la lotta tra Austria, Scozia e Svezia. Grazie ai guizzi del ritrovato Anton Polster i biancorossi costrinsero al secondo posto la vecchia Scozia (che in Francia avrebbe schierato in porta il quarantenne Leighton) e addirittura eliminarono la Svezia, terza ai Mondiali di quattro anni prima e condannata proprio dalle due sconfitte contro gli austriaci.

Nel gruppo 5 si confermò la Bulgaria di Hristo Stoichkov, che batté la Russia per 1-0 nello scontro diretto, costringendo i russi ai play-off. Nel gruppo 6, probabilmente il più valido tecnicamente, vinse la Spagna. Il bilancio fu di otto vittorie e due pareggi per le rinate furie rosse di Clemente, con il telaio composto dal Real campione d'Europa. La Jugoslavia, anch'essa molto forte, fu seconda, mentre rimase fuori dal Mondiale la valida Repubblica Ceca, seconda ad Euro'96.

Nel gruppo 7 ebbe la meglio l'Olanda sul Belgio. Nel decisivo scontro diretto gli uomini di Guus Hiddink prevalsero per 3-1. Nel gruppo 8 dominò la Romania, guadagnando ben 28 punti sui 30 a disposizione per via di un solo pareggio, l'1-1 in casa dell'Irlanda, che, a testimonianza della sua consistenza, approdò agli spareggi. Nel gruppo 9 soffrì ma vinse la Germania, che fu insidiata dall'Ucraina dell'astro nascente Shevchenko che giunse seconda. A sorpresa non si qualificò il Portogallo. La Scozia, migliore seconda, superò comunque il turno.

Nei play-off l'Italia affrontò la Russia. Nell'andata, a Mosca, sotto la neve, esordì il diciannovenne Gianluigi Buffon, che alla mezz'ora sostituì Pagliuca, già supplente dell'assente Peruzzi. Vieri segnò un gol preziosissimo per le speranze azzurre. L'1-1 viene tramutato in qualificazione a Napoli, dove bastò un gol di Casiraghi per andare in Francia. La Jugoslavia surclassò l'Ungheria (complessivo 12-2 in due gare), mentre la Croazia mise fine al sogno dell'Ucraina. I veterani Oliveira e Nilis mandarono il Belgio al quinto Mondiale di fila, a spese dell'Irlanda.

Nella zona sudamericana, con il Brasile già qualificato, oltre alle solite Argentina e Colombia furono da registrare i ritorni del Cile e del Paraguay, mentre mancò clamorosamente l'Uruguay, settimo e scavalcato anche da Perù ed Ecuador.

Per la zona CONCACAF si qualificarono Stati Uniti, Messico e, a sorpresa, Giamaica, che la spuntò nel duello contro Costa Rica.

Per la zona asiatica furono promosse Arabia Saudita e Corea del Sud, cui si aggiunse, dopo lo spareggio con l'Iran deciso ai supplementari, il Giappone, allo storico esordio in un'edizione del Mondiale. Gli iraniani avanzarono alla fase di spareggio contro la prima classificata della zona Oceania.

Nella zona africana furono eliminati i campioni continentali dell'Egitto, mentre si qualificò per la prima volta ad un Mondiale il Sudafrica. Tornò a disputare un'edizione della rassegna iridata la Tunisia, accompagnata dalle conferme Marocco, Nigeria e Camerun.

Nella zona Oceania si distinse ancora una volta l'Australia. Nello spareggio contro l'Iran i socceroos furono eliminati. Dopo l'1-1 nella gara di andata a Teheran, la partita di ritorno a Melbourne era sul 2-0 per gli australiani al 77° minuto, ma gli iraniani pareggiarono i conti portando il punteggio sul 2-2 e si qualificarono per i Mondiali dopo vent'anni.

NB:Francia qualificata d'ufficio come Nazione ospitante mentre il Brasile qualificato d'ufficio come Campione del mondo in carica.

La Francia tornava ai Mondiali dopo due edizioni di assenza. Le assenti celebri di questa edizione della Coppa del mondo erano la Repubblica Ceca, finalista al campionato d’Europa 1996 e non presente nemmeno ai play-off, la Svezia, terza al campionato del mondo 1994. Esordivano Giamaica, Giappone, Sudafrica e Croazia.

Il Brasile campione in carica si presentava rinforzato dall'affermazione del giovane bomber Ronaldo, anche se il commissario tecnico Mario Zagallo e Zico dovettero far fronte alla polemica sollevata da Romario. Questi, escluso dall'elenco dei convocati, attaccò i due selezionatori con parole rabbiose. Tra le altre favorite figuravano la Francia, temuta padrona di casa, la Germania campione d'Europa, con l'attaccante Oliver Bierhoff (capocannoniere di Serie A con 27 centri) in grande spolvero. La possibile sorpresa poteva essere la Nigeria, campionessa olimpica in carica e in mostra al campionato del mondo 1994. L'Italia di Cesare Maldini poteva contare su Christian Vieri e sulla coppia Roberto Baggio-Alessandro Del Piero, entrambi protagonisti di un dualismo per una maglia da titolare.

Il CT azzurro convocò: 22 Buffon, 12 Pagliuca, 1 Toldo (che prende il posto dell'infortunato Peruzzi); 2 Bergomi (per lui ritorno in nazionale dopo sette anni), 4 Cannavaro, 5 Costacurta, 3 Maldini, 6 Nesta, 7 Pessotto, 8 Torricelli; 9 Albertini, 11 D. Baggio, 13 Cois, 14 Di Biagio, 15 Di Livio, 16 Di Matteo, 17 Moriero; 18 R. Baggio, 20 Chiesa (al posto di Ravanelli fuori per infortunio), 10 Del Piero, 19 F. Inzaghi, 21 Vieri.

Il 4 dicembre 1997, a Marsiglia, furono effettuati i sorteggi. Per la prima volta i Mondiali erano a 32 squadre, con l'allargamento del numero di squadre africane e asiatiche. Il Brasile fu opposto a Scozia, Marocco e Norvegia. L'Italia, inserita nel gruppo B, trovò Camerun, Cile e Austria. I padroni di casa della Francia incrociarono l'ostica Danimarca, Sudafrica e Arabia Saudita. Nel gruppo D, il più difficile, c'erano spagnoli, nigeriani, paraguaiani e bulgari, mentre nel gruppo E lottavano per due posti Olanda, Belgio, Messico e Corea del Sud. Il gruppo F comprendeva Germania, Jugoslavia, Iran e Stati Uniti, il gruppo G Inghilterra, Colombia, Romania e Tunisia. Il gruppo H, infine, è composto da Argentina, Croazia, Giappone e Giamaica.

A qualificarsi per gli ottavi di finale erano le prime due classificate di ogni gruppo, essendo stati aboliti i ripescaggi. La mascotte è il gallo (animale simbolo della Francia) Footix. Il torneo è caratterizzato anche da un'importante novità regolamentare: si stabilì che i falli da dietro avrebbero dovuto essere puniti con il cartellino rosso, benché la regola non sarà applicata con grande rigore.

Brasile-Scozia Il 10 giugno si svolse la cerimonia di inaugurazione. A Saint-Denis, alla periferia di Parigi, era stato costruito un nuovo, imponente stadio: lo Stade de France, con 70.000 posti, luogo designato per la finale. La cerimonia, ispirata alla natura e ai fiori, precedette la gara inaugurale tra Brasile (detentore del titolo) e Scozia. I verdeoro non impressionarono, malgrado la presenza in panchina di Zagallo, campione da giocatore nel 1958 e 1962 e da tecnico nel 1970 e che aveva sostituito Parreira, passato sulla panchina dell'Arabia Saudita. Nonostante il gol di testa nei primi minuti di Sampaio (prima rete in assoluto del torneo), gli scozzesi pareggiano a 8 minuti dalla fine del primo tempo su rigore. I brasliani si trovarono spesso in difficoltà, ma al 27° della ripresa uno sfortunato autogol di Boyd regala i 3 punti ai i sudamericani (2-1).

Marocco-Norvegia Il secondo incontro della prima giornata vide di fronte Norvegia e Marocco: la partita si concluse con un pareggio per 2-2, e mette in mostra il fuoriclasse africano Hadji, autore di un gol "alla Ronaldo".

Scozia-Norvegia Il giorno dopo tornò in campo il gruppo A. Martedì 16 giugno, a Bordeaux, Scozia e Norvegia chiusero con uno scialbo 1-1; dopo un primo tempo noioso i norvegesi sbloccano al 46° con Hvard Flo, la Scozia piano piano reagisce e trova con Burtley al 66° minuto il meritato pareggio. Gli scandinavi avrebbero dunque dovuto battere il Brasile la successiva partita, per superare il turno, mentre gli scozzesi erano obbligati a sconfiggere il Marocco e a sperare in un risultato favorevole di Brasile-Norvegia.

Brasile-Marocco Il Brasile ritrovò Ronaldo, in ombra contro la Scozia, uno straordinario Rivaldo ed un Bebeto di nuovo all'altezza. A Nantes con i loro gol (rispettivamente al 9°, al 45° e al 50° minuto) i verdeoro batterono nettamente i marocchini per 3-0, qualificandosi agli ottavi come primi nel girone con un turno di anticipo. I verdeoro si dimostrano ampiamente superiori ai soltanto volenterosi marocchini, che talvolta esagerano con gli interventi sugli avversari, come nel caso di un pericoloso tackle di Chiba ai danni di Ronaldo. I nordafricani potevano ancora sperare di battere la Scozia per qualificarsi al turno successivo, con un occhio a Norvegia-Brasile.

Brasile-Norvegia In serata le due squadre scesero in campo con obiettivi diversi: la Norvegia avrebbe dovuto vincere, mentre per il Brasile un'eventuale sconfitta non avrebbe comunque pregiudicato il primo posto. La gara fu condotta dai norvegesi, ma il Brasile passò in vantaggio con Bebeto al 78° minuto. All'83° pareggiò Tore Andre Flo. All'88° l'arbitro concesse un rigore dubbio agli scandinavi, per fallo su T.A. Flo. Rekdal trasformò dal dischetto all'89° di gioco. La decisione arbitrale suscitò le veementi proteste dei marocchini, eliminati per questo rigore, ma la mattina dopo un sito Internet norvegese fece comparire una foto che ritraeva Baiano nell'atto di strattonare Flo in area. Il Brasile (primo con 6 punti) trovò agli ottavi il Cile, la Norvegia (5 punti) incrociò l'Italia.

Scozia-Marocco Il Marocco batté in modo chiaro la Scozia (3-0) con i gol di Bassir al 22° e all'85° minuto, inframmezzati dalla rete di Hadda (già alla secondo gol nel Mondiale) al 47°. Dopo aver messo al sicuro il risultato (2-0), la squadra africana poteva esultare perché all'80° minuto di Brasile-Norvegia il risultato era di 1-0 per i sudamericani. Il Marocco, secondo, si sarebbe quindi qualificato, ma lo scenario cambiò completamente dopo che la Norvegia segnò due gol (uno su rigore dubbio) e vinse la partita. I marocchini, a quota 4 punti, furono eliminati insieme alla Scozia (1 punto).

Italia-Cile Il giorno dopo toccò all'Italia, che affrontò a Bordeaux il Cile. La formazione andina poteva contare in attacco sulla coppia Sa-Za, cioè Salas-Zamorano. Il primo era già stato acquistato dalla Lazio; il secondo era un punto di forza dell'Inter. Passarono dieci minuti e gli azzurri, con Baggio in luogo dell'acciaccato Del Piero, andarono in vantaggio: un lungo lancio dalle retrovie di capitan Maldini raggiunse Baggio, che toccò al volo di per l'accorrente Vieri, lesto a battere Tapia. Il Cile si riorganizzò e prese a controllare la gara. Alla fine primo tempo Salas anticipò Cannavaro su un calcio d'angolo e mise in rete il pallone dell'1-1. Dopo pochi minuti della ripresa un cross di Acuna trovò pronto Salas, che con un grande stacco di testa siglò il 2-1. L'Italia si lanciò all'attacco e continuò a premere, ma il Cile non rischiò molto. All'84° l'arbitro del Niger Bouchardeau concesse un rigore molto dubbio: un cross di Baggio colpì la mano di Fuentes al limite dell'area, fatto che indusse il direttore di gara ad assegnare il calcio di rigore per gli uomini di Maldini. Baggio segnò e fissò il risultato sul 2-2.

Camerun-Austria L'altra gara, tra Austria e Camerun a Tolosa, terminò 1-1. I gol furono realizzati da Njanka Beaka al 77° minuto e da Polster per l'Austria, che pareggiò nel recupero.

Cile-Austria A Saint-Etienne si verificò il secondo pareggio in extremis per l'Austria, che agganciò allo scadere il Cile con una prodezza di Vastic al 92° minuto. Per i ragazzi del CT Acosta aveva segnato Salas al 70'.

Italia-Camerun Mercoledì 17 giugno l'Italia fronteggiò a Montpellier il Camerun, il cui allenatore, il francese Leroy, si era lamentato per la designazione dell'arbitro australiano Rennie, ricordando i numerosi italiani residenti nel Nuovissimo continente. Gli azzurri passarono in vantaggio quasi subito, dopo nove minuti, con un bel colpo di testa di Di Biagio su cross di Baggio, di nuovo preferito a Del Piero. Maldini, infatti, aveva bocciato la proposta, al lungo caldeggiata in patria, del tandem di fantasisti. Il camerunense Kalla fu autore di un'entrata fallosa su Di Biagio e fu espulso. In superiorità numerica l'Italia soffrì e si affidò a Pagliuca, prodigioso su un tiro di Job. Nel finale il Camerun perse il ritmo e fu colpito da Vieri, che prima superò con un morbido pallonetto Songo'o e poi fece il bis scoccando un tiro in rete di potenza.

Italia-Austria Nel pomeriggio di martedì 23 giugno tornò in campo l'Italia, opposta all'Austria. Era sufficiente un pareggio per essere quasi sicuramente primi del girone B. Al 4° minuto della ripresa ancora Vieri portò l'Italia in vantaggio, indirizzando di testa in rete un calcio di punizione di Del Piero. Nel finale entrarono in campo Baggio e Inzaghi, che confezionarono il raddoppio al'ultimo minuto: al passaggio dello juventino seguì l'appoggio in porta di Baggio, che segnò il suo 9° gol ai Mondiali. Il gol finale austriaco, al 91° minuto, fu di Herzog su calcio di rigore. La partita terminò 2-1 e l'Italia si qualificò come prima con 7 punti. L'Austria era eliminata. Negli ottavi gli azzurri attendevano la Norvegia o, più probabilmente, il Marocco o la Scozia.

Cile-Camerun La partita fu contraddistinta da una serie di controverse decisioni arbitrali per due reti annullate agli africani. Il risultato finale della gara fu di 1-1, in virù delle marcature di Sierra al 20° minuto e di Patrick Mboma al 55° per i camerunensi. Il Cile chiuse a 3 punti e trovò il Brasile agli ottavi, mentre il Camerun fu eliminato con 2 punti in graduatoria.

Arabia Saudita-Danimarca Lo stesso giorno, a Lens, vittoria della Danimarca (1-0) sui sauditi con gol di Rieper al 69'. Danimarca che non segnava al Mondiale dal 1986, con Olsen su rigore, nell'ottavo perso 5-1 con la Spagna.

Francia-Sudafrica La Francia esordisce il giorno dopo, a Marsiglia, contro il Sudafrica, che si dimostra veramente poca cosa. Dugarry sblocca il risultato a fine primo tempo, due autoreti dello sfortunato Issa, la seconda assegnata a Thierry Henry, fissano il risultato sul 3-0.

Sudafrica-Danimarca A Tolosa, arbitro protagonista in Sudafrica-Danimarca: il colombiano Toro caccia tre giocatori, per falli al massimo da ammonizione. Per la cronaca, la Danimarca non brilla e il match finisce 1-1, con gol di Nielsen al 12' per i danesi e di Benni McCarthy al 52' per gli africani. Danimarca quasi certamente agli ottavi: ora basta pareggiare con la Francia.

Francia-Arabia Saudita La Francia di Aimè Jaquet stacca già il 18 giugno il biglietto per gli ottavi con un secco poker (4-0) all'Arabia Saudita, davanti ad uno Stade de France in visibilio, in una gara che esalta le doti della coppia Trezeguet-Henry e boccia Zidane, colpevole di un fallo di reazione quando il risultato era già fissato (espulso). I gol sono di Henry (doppietta) al 36' e al 77', di Trezeguet al 67' e di Bixente Lizarazu all'84'.

Francia-Danimarca Il pomeriggio del 24, la Francia batte anche la Danimarca (2-1), vince il gruppo C e va agli ottavi a punteggio pieno (9p.) proprio insiema alla Danimarca (4p.). I gol del match portano le firme di Youri Djorkaeff al 12', di Michael Laudrup su rigore al 41' e di Emmanuel Petit al 56'. La Francia incontra agli ottavi una tra Paraguay, Spagna e Bulgaria. La Danimarca trova la Nigeria.

Sudafrica-Arabia Saudita Fa notizia in questa partita il difensore sudafricano Issa, in campo a Bordeaux con un auricolare per tenere aggiornati i compagni sull'altra sfida, tra transalpini e danesi. Il Sudafrica deve seppellire 4-0 l'Arabia Saudita e sperare che la Danimarca perda, ma la gara termina 2-2. I gol sono di Bartlett, che firma una doppietta (gol al 18' e, su rigore, al 90') per il Sudafrica, di Sami al Jaber al 45' e di al Tunian (rigore) al 72' per l'Arabia. Il Sudafrica chiude a 2 punti, i sauditi a 1: eliminate entrambe.

Paraguay-Bulgaria Paraguay e Bulgaria pareggiano all'esordio a Montpellier con un misero 0-0. Quasi gol su punizione di Chilavert, l'estroso portiere che tira i calci piazzati. Entrambe sperano di ben figurare con Spagna e Nigeria, favorite nel Girone D.

Spagna-Nigeria Grandissima Nigeria al debutto il 13 giugno a Nantes contro la Spagna. Gli africani vanno sotto con un gol di Hierro al 21', pareggiano con Adepoju al 25', ma tornano sotto per una prodezza di Raul a inizio ripresa (47'). In sei minuti, complice uno Andoni Zubizarreta da pensione, ribaltano il risultato: autorete del portiere al 73' e missile imprendibile di Oliseh al 78'. Finisce 3-2 per la Nigeria.

Nigeria-Bulgaria Il giorno dopo (19 giugno) è la Nigeria a qualificarsi con un turno d'anticipo: a Parigi 1-0 alla Bulgaria, con gran gol di Ikpeba al 27'. La Nigeria è matematicamente prima, mentre la Bulgaria deve vincere con la Spagna e avere fortuna.

Spagna-Paraguay La Spagna si complica la vita e a Saint Etienne con il Paraguay non va oltre uno spento 0-0. Un solo punto in due partite: la Spagna deve battere la Bulgaria e sperare che il Paraguay non batta la Nigeria, altrimenti Furie Rosse fuori.

Nigeria-Paraguay La Nigeria gioca rilassata (è comunque prima) e concede la vittoria al Paraguay per 3-1. Gol-razzo di Ayala al 1', poi pareggio della Nigeria all'11' con Wilson Oruma. Gli africani si siedono e il Paraguay vince comodamente con Benitez (gol al 59') e José Saturnino Cardozo all'86'. Qualificati agli ottavi Nigeria (6p.), che trova la Danimarca e Paraguay (5p.), che trova la Francia.

Spagna-Bulgaria Nel gruppo D, saluta l'ambiziosa Spagna, alla quale non serve la goleada alla Bulgaria, perché il Paraguay vince sulla Nigeria. La Spagna sommerge con un 6-1 i bulgari. I gol spagnoli sono di Fernando Hierro al 4' su rigore, di Luis Enrique al 18', di Fernando Morientes al 52' e all'80', poi un'autorete di Batchev all'88' e infine il gol di Kiko al 90'. Il gol della bandiera per i bulgari viene segnato da Kostadinov all'80'. Spagna che segue con un due occhi il risultato dell'altro match e presto scopre che il Paraguay sta avendo vita facile con la Nigeria. La Spagna (4p.) è eliminata con la Bulgaria (1p.).

Corea del Sud-Messico Aal Lione il Messico batte 3-1 la Corea del Sud, rimasta in 10 per l'espulsione di Ha-Seok-Ju, unico giocatore a rimanere vittima del rosso per i falli da dietro. Il Messico riesce ad andare sotto a causa dell'autorete di Davino al 28', ma ribalta il risultato con Pelaez al 51' e con una doppietta di Hernandez, che diverrà capocannoniere messicano della manifestazione, al 74' e all'84'.

Olanda-Belgio L'Olanda e il Belgio non si fanno male e a Saint Denis impattano 0-0, malgrado un'incredibile errore sottoporta del tulipano Hasselbaink, dopo otto minuti.

Belgio-Messico Lo stesso giorno, per il gruppo E, bella partita tra Belgio e Messico, che termina 2-2. Il Belgio va sul 2-0 con i gol di Marc Wilmots al 43' e al 48', ma i centromericani rimontano con Garcia Aspe su rigore al 56' e con Cuauhtémoc Blanco al 63'. Blanco che gioca e diverte con i suoi salti con il pallone tra le gambe. Il Messico va a 4 punti, il Belgio, a 2, rischia.

Olanda-Corea del Sud Il 20 giugno, l'Olanda di Guus Hiddink dilaga con una cinquina alla Corea del Sud. I gol di Marsiglia portano la firma di 5 giocatori diversi: Philip Cocu al 37', Marc Overmars al 41', Dennis Bergkamp al 67', Pierre Van Hooijdonk al 79' e Ronald de Boer all'83'. L'Olanda si porta a 4 punti.

Olanda-Messico Contemporaneamente Olanda e Messico se la giocano per la qualificazione: il pareggio basta sia all'Olanda che al Messico, se il Belgio non batte 3-0 la Corea. Se così non fosse, il Messico dovrebbe sconfiggere i tulipani. La gara è subito in salita per i bianco-verdi, che prendono due gol, con Philip Cocu al 4' e Ronald De Boer al 18'. Al 75' Pelaez accorcia e nel recupero (94') Luis Hernández pareggia. Il Messico era comunque qualificato per le confortanti notizie di Belgio-Corea. Olanda (5p.) e Messico (5p.) trovano due tra Germania, Iugoslavia e Iran (improbabile) agli ottavi.

Belgio-Corea del Sud Al Parco dei Principi, il 25 giugno, Belgio subito in vantaggio con Nilis al 7' (deve battere 3-0 la Corea del Sud per andare agli ottavi), ma la Corea del Sud, già eliminata, pareggia orgogliosamente con Yoo Sang Chul al 75', facendo fare al Belgio, che ancora poteva qualificarsi, una colossale figuraccia. Terzo pareggio per il Belgio, primo punto coreano. Belgio (3p.) e Corea del Sud (1p.) eliminati.

Jugoslavia-Iran Con un po' di fatica la Jugoslavia sconfigge a Saint Etienne il 14 giugno l'Iran per 1-0, con gol di Mihajlovic al 73'.

Germania-USA La Germania di Berti Vogts non incanta ma batte 2-0 all'esordio il 15 giugno a Parigi gli USA con gol di Möller al 9' e di Klinsmann al 65'. Un esordio che fa ben sperare i tedeschi, campioni d'Europa in carica.

Germania-Jugoslavia Domenica 21 giugno grande calcio a Lens, con un bel 2-2 tra le favorite Germania e Jugoslavia: sotto di due reti, i tedeschi, trascinati da Oliver Bierhoff, agganciano il pareggio. Reti jugoslave di Mijatovic al 13' e di Stojkovic al 54', poi autorete di Mihajlovic al 73' e gol di Bierhoff all' 80' che fissa il risultato sul 2-2. Germania e Jugoslavia vanno a 4 punti.

USA-Iran Storica vittoria dell'Iran, che a Lione batte gli odiati USA per 2-1. Gol di Estili al 40', di Mehdi Mahdavikhia al 79' e gol della bandiera di Brian McBride all'87' per gli USA. L'Iran deve battere la Germania nella terza partita per qualificarsi.

USA-Jugoslavia Il match di Nantes tra jugoslavi e statunitensi si decide subito al 3' con un gol di Komljenovic. Gli Usa non fanno molto per recuperare e perdono per 1-0. La Jugoslavia come da pronostico va agli ottavi, come seconda del gruppo (7p.) per differenza reti e trova l'ostica Olanda. Gli Usa, già eliminati, vanno a casa senza neanche un punto e il CT Sampson viene criticato in patria.

Germania-Iran In serata la Germania batte in scioltezza 2-0 l'Iran a Montpellier con gol di Oliver Bierhoff al 50' e di Klinsmann al 58' e, come prima del girone F (7p.), va agli ottavi, dove incontra il Messico. L'Iran, che aveva qualche residua speranza, è eliminato dopo un buon mondiale.

Inghilterra-Tunisia Poche ore dopo, a Marsiglia, l'Inghilterra imita la Germania con un 2-0 alla Tunisia firmato da Shearer nel finale di primo tempo (42') e da Scholes al 90'.

Romania-Colombia Nell'altra sfida del gruppo G la Romania batte 1-0 a Lione una Colombia non molto convincente con gol di Ilie in chiusura di primo tempo (45').

Colombia-Tunisia A Montpellier, match non molto interessante, che si risolve 1-0 per i colombiani con gol di Preciado all'84'. Tunisia fuori, Colombia ancora in lizza con l'Inghilterra per la qualificazione agli ottavi.

Romania-Inghilterra Il 22 giugno, al Municipal di Tolosa, la Romania batte l'Inghilterra 2-1. Un'Inghilterra oltremodo penalizzata dalle astruse scelte del CT Hoddle che sceglie di lasciare in panchina Beckham e Owen, i due più in forma. Il gol-partita arriva al 91', opera di Dan Petrescu. Le altre due segnature sono di Moldovan per i rumeni al 47' e del subentrato Owen al 79'. La Romania, con i suoi 6 punti, è qualificata agli ottavi. Invece l'Inghilterra non deve perdere con la Colombia.

Colombia-Inghilterra L'Inghilterra, finalmente con Owen e Beckham, scende in campo a Lens con la Colombia per qualificarsi agli ottavi: se la Romania perde, basta il 2-0 sui Cafeteros. Un 2-0 che inutilmente si verifica: i gol inglesi sono di Anderton al 21' e di Beckham al 30'. Ma la Romania pareggia e i britannici (6p.) si devono accontentare del secondo posto nel girone: così è super-ottavo Inghilterra-Argentina. La Colombia torna a casa subito, come nel 94, con soli 3 punti.

Romania-Tunisia Una Romania già qualificata e alla quale basta il pareggio per vincere il girone G gioca a Saint Denis con i capelli tutti tinti di giallo contro la Tunisia, già eliminata. La partita inizia male con il rigore trasformato dalla Tunisia con Skander Souayah al 9'. L'atteso pareggio arriva solo al 75' con Moldovan. Finisce 1-1. La Romania (7p.) trova la Croazia, mentre la Tunisia (1p.) è fuori.

Argentina-Giappone Domenica 14 giugno l'Argentina debutta con un successo di misura su un discreto Giappone: decide l'implacabile Batistuta (rete al 28').

Giamaica-Croazia La Croazia batte 3-1 la pittoresca Giamaica, che gioca un calcio modesto ma fa colore per i suoi caldissimi tifosi. I gol portano la firma di Mario Stanic, di Earle per la Giamaica, di Prosinecki e, per chiudere, Šuker.

Giappone-Croazia A Nantes, la Croazia si qualifica battendo il Giappone per 1-0, con gol di Šuker al 77'. Croazia prima nel girone aspettando l'Argentina.

Argentina-Giamaica A Parigi, cinquina dell'Argentina di Passarella alla Giamaica (5-0). Batistuta mattatore con una tripletta (gol al 72', al 79' e, su rigore, all'83'). Gli altri due gol portano la firma di Ariel Ortega che segna al 31' e al 54'. L'Argentina si gioca così il primo posto nel girone H con la Croazia, mentre Giappone e Giamaica sono fuori.

Argentina-Croazia Alla Croazia basta un pareggio per arrivare seconda ed evitare l'Inghilterra, mentre l'Argentina trova comunque gli odiati inglesi. Gara abbastanza intensa, e unico gol di Pineda al 36'. Finisce 1-0 per l'Argentina. Quasi sicuramente i sudamericani (9p.) trovano agli ottavi una tra Colombia e Inghilterra. La Croazia (6p.) trova al 99% i rumeni.

Giappone-Giamaica Il 26, al Gérland di Lione, una doppietta di Whitmore al 39' e al 54' regala la prima e unica vittoria mondiale alla Giamaica sull'altro esordiente Giappone, che segna con Nakayama al 75' fissando il risultato sul 2-1. Giamaica (3p.) e Giappone (0p.) tornano a casa con animi differenti.

Italia-Norvegia Sabato 27 giugno iniziano gli ottavi, con la sfida Italia-Norvegia. Dopo un quarto d'ora azzurri in vantaggio: grande lancio di Di Biagio per Vieri, che in velocità brucia l'avversario e fredda Grodas, nel torrido caldo di Marsiglia (37 °C). Del Piero spreca tre nitide occasioni ed a metà ripresa sta per concretizzarsi il pareggio, ma Pagliuca è gigantesco sul colpo di testa a botta sicura di Flo (Bruno Pizzul aveva già esclamato: «GOAL!»). In panchina, è Cesare Maldini show: litiga con il pubblico che vorrebbe Baggio in campo, poi, all'inviato RAI Varriale che gli chiede il perché del mancato ingresso di Roby, adduce motivazioni personali ("Sono fatti miei!").

Brasile-Cile In serata, si risveglia un Ronaldo criticatissimo dopo il flop verdeoro contro la Norvegia: quattro gol e due legni, il Brasile batte 4-1 il Cile e vola ai quarti.

Francia-Paraguay Domenica pomeriggio la Francia affronta a Lens il Paraguay. I sudamericani sono ostici, Chilavert è salvato dal palo su tiro di Henry. Il Paraguay osa un po' nella ripresa, ma è la Francia a comandare. Si va ai supplementari, il Paraguay si chiude sperando di arrivare ai rigori, dato che Chilavert è uno specialista nel neutralizzare i tiri dagli undici metri, ma dopo aver salvato la porta su tiro di Djorkaeff capitola ad otto minuti dai rigori: è infatti di Blanc il primo golden gol della storia dei Mondiali.

Nigeria-Danimarca In serata, clamoroso crollo della sponsorizzatissima Nigeria: la Danimarca maramaldeggia con un indiscutibile 4-1.

Germania-Messico Il lunedì ingiusta vittoria della Germania sul divertente Messico. Il bomber americano Hernandez porta in vantaggio la sua squadra, Arellano spreca sul palo la chance del raddoppio, poi Klinsmann e Bierhoff salvano Vogts.

Olanda-Jugoslavia e Croazia-Romania In serata, vittoria in extremis dell'Olanda, che rischia grosso con la Jugoslavia (Mijatović sbaglia un rigore sull'1-1) e trova il jolly con un tiro di Davids al 90'.

Argentina-Inghilterra Spettacolo e tante emozioni, invece, in Argentina-Inghilterra: gol lampo di Batistuta, su rigore, pareggia sempre dagli 11 metri Shearer, poi sale al proscenio il 18enne Owen, rivelazione del Mondiale: parte da metà campo, si porta a spasso la difesa argentina e brucia Roa. A fine primo tempo Zanetti pareggia e la ripresa è sempre sul filo del rasoio. Beckham si fa espellere per uno stupido calcetto a Simeone ("10 leoni e uno stupido", titoleranno il giorno dopo i quotidiani inglesi), Chamot emula Maradona a otto anni di distanza e salva di mano la sua porta, entra Crespo al posto di Batistuta (mai grande amico di Passarella) e quindi si va ai rigori. Crespo sbaglia, l'Argentina trema, ma Roa para prima su Ince e poi manda avanti la sua squadra parando l'ultimo rigore inglese, calciato da Betty.

Italia-Francia A Saint Denis Cesare Maldini non rischia la coppia della discordia e lascia Roberto Baggio ancora in panchina, predisponendo una marcatura ferrea per il rientrante Zidane, con il compagno Pessotto a stargli addosso. Avvio al fulmicotone: Pagliuca salva su Petit, Vieri manca il gol di testa. Poi, ancora il nostro portiere è decisivo su Guivarc'h, che nella ripresa spacca uno zigomo a Cannavaro, senza che il Dallas se ne accorga. Entra Baggio per un Del Piero mai in partita, e nei supplementari Roby manca di un soffio il golden gol, con una volée di destro, su assist di Albertini, che lambisce il palo. Proprio al 120' Pagliuca salva faccia a faccia su Djorkaeff.

Si va quindi ai temutissimi rigori: Baggio segna, Pagliuca para su Lizarazu, Barthez respinge su Albertini, Djorkaeff preferisce non tirare contro il compagno di squadra, che lo conosce alla perfezione, alla resa dei conti è il romanista Di Biagio a centrare la traversa e a far calare il sipario sugli azzurri, che, per la terza volta consecutiva, lasciano ancora una volta il mondiale ai rigori.

Piccola curiosità: il portiere francese Barthez non si accorge subito dell'errore di Di Biagio, infatti spiazzato dal tiro che colpisce la traversa, crede che il pallone sia entrato e che le urla di gioia siano quelle degli spettatori italiani, solo dopo aver visto i suoi compagni festanti dirigersi verso di lui si rende conto dell'errore del centrocampista azzurro.

Brasile-Danimarca In serata, spettacolare 3-2 del Brasile su un'ottima Danimarca. Scandinavi in vantaggio al 1', con Jørgensen; Ronaldo sale in cattedra, con un assist a Rivaldo e un gol. Nella ripresa uno svarione di Roberto Carlos manda Brian Laudrup al pareggio, poi è ancora Rivaldo, complice uno Schmeichel mal piazzato, a trovare il jolly del 3-2. Le speranze danesi muoiono su una traversa di Rieper.

Olanda-Argentina L'Olanda fa fuori l'Argentina: Kluivert, dopo essersi fatto cacciare da Pierluigi Collina nella gara contro il Belgio, risorge e porta in vantaggio i suoi al 10', raggiunti 6' dopo da Claudio Lopez. La partita è vibrante, le occasioni non mancano e nella ripresa Batistuta colpisce il palo. Numan viene espulso, Ortega abbatte con una testata Van der Sar, mentre si profilano i supplementari arriva al novantesimo il lampo accecante di Bergkamp: controllo magistrale al volo su lancio di 50 metri, finta alla quale abbocca Ayala, esterno destro imparabile. Passa l'Olanda.

Germania-Croazia In serata, sorpresona finale, con la Croazia che ridicolizza una vecchia Germania. In 10 dal 40' per l'espulsione di Wörns, i tedeschi subiscono due gol da fuori di Jarni e Vlaović; poi arrotonda Šuker. Croazia che accede ad una storica semifinale.

Brasile-Olanda Brasile e Olanda si fronteggiano a Marsiglia, nella prima semifinale. Ad un primo tempo non eccezionale risponde una ripresa bellissima: occasioni a getto continuo, gol-lampo di Ronaldo, poi Davids salva la sua porta con un recupero incredibile sul Fenomeno. L'Olanda non si arrende: Kluivert spreca il pareggio, ma lo trova poco dopo con un bel colpo di testa, prima che l'arbitro ignori un netto fallo su Van Hooijdonk al 90'. Ai supplementari, spazio a Denilson: sei (!) finte su Winter e poi un cross, Bebeto pasticcia e tira addosso a Van der Sar. Si va ai rigori, con Taffarel decisivo su Cocu e Ronald De Boer: Brasile in finale.

Francia-Croazia La Francia ha grossi problemi con la Croazia. Asanović sfiora il gol al 35', al 3' della ripresa Šuker sorprende la difesa transalpina e sblocca il risultato. Due minuti dopo un errore di Boban porta il parmense Thuram solo davanti a Ladić: piattone e 1-1. È ancora Thuram a portare in finale la sua Nazionale, con un gran sinistro da fuori area, a metà ripresa. Francia in affanno nel finale (espulso Blanc), ma festante: finalmente è finale.

Croazia-Olanda La finalina viene vinta dalla Croazia, che centra uno storico terzo posto battendo 2-1 l'Olanda, con gol di Prosinečki, Zenden e Šuker, che si laurea capocannoniere con sei centri (cifra alla quale si sono fermati gli ultimi sei capocannonieri).

Francia-Brasile Ma la grande attesa è tutta per Francia-Brasile. Poche ore prima della finale, Ronaldo, stella dell'Inter e della Nazionale verdeoro, accusa un malore nel chiuso degli spogliatoi. Insieme a lui ci sono Roberto Carlos e Giovanni. Sembra una crisi epilettica, il Fenomeno diventa cianotico, emette bava dalla bocca. Allarmatissimi (Roberto Carlos dirà dopo: "Sembrava che stesse per morire"), i due cercano Zagallo, ma vengono a sapere che sta riposando e non vuole essere disturbato.

Fortunatamente il fuoriclasse si riprende, ma il buon senso suggerirebbe di non schierarlo. Per gli sponsor e per la causa della Nazionale (in questo rigoroso ordine) scende invece in campo, dimostrandosi un fantasma. In uno Stade de France strapieno (c'è anche il presidente Jacques Chirac, che indossa un'inesistente maglia numero 23 sotto la giacca) la Francia domina, segnando due gol in fotocopia con Zidane: calcio d'angolo, colpo di testa del fantasista, gol. Il Brasile non esiste, la Francia, anche se in 10 per l'espulsione di Desailly a metà ripresa, controlla. Una traversa allo scadere di Denilson precede il tris, in contropiede di Petit, e dà il via alla festa. Per i francesi è la prima coppa del Mondo, che verrà fatta sfilare agli Champs-Elysées, due giorni dopo, festa nazionale in Francia.

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Nazionale di calcio dell'Olanda

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La Nazionale di calcio dell'Olanda (olan. Nederlands voetbalelftal, traduzione corretta in italiano Nazionale di calcio dei Paesi Bassi), è la rappresentativa calcistica dei Paesi Bassi ed è gestita dalla Koninklijke Nederlandse Voetbal Bond. I suoi componenti sono noti come Arancioni (Orange in inglese o Oranje in olandese) per il colore arancione delle maglie, e in passato anche come Arancia meccanica.

Ha vinto il Campionato europeo nel 1988, e ha raggiunto due finali consecutive del Campionato mondiale, perdendole entrambe (1974 e 1978).

L'Olanda fece la sua prima apparizione ai Mondiali di calcio nell'edizione del 1934 in Italia, qualificandosi per la fase finale anche nel 1938 in Francia. Da quel momento la formazione Oranje dovette attendere oltre 30 anni per riaffacciarsi sul palcoscenico dell'elite mondiale, un'attesa durata fino al Mondiale 1974, disputatosi in Germania Ovest.

Da qualche anno emblema del calcio totale, con Ajax e Feyenoord vincitori di molti trofei nelle coppe europee, condotta dal creativo genio di Johan Cruijff, la Nazionale olandese fu la rivelazione dei Mondiali tedeschi del 1974, vincendo agevolmente il girone eliminatorio battendo all'esordio l'Uruguay per 2-0, pareggiando 0-0 contro la Svezia la seconda gara e battendo 4-1 la Bulgaria nell'ultima. Al secondo turno, anch'esso a gironi, gli arancioni sconfissero per 4-0 l'Argentina, per 2-0 la Germania Est e per 2-0 il Brasile campione del mondo uscente.

In finale l'Olanda si trovò di fronte i padroni di casa della Germania Ovest. Passati in vantaggio dopo un minuto grazie a un rigore trasformato da Neeskens (senza che i tedeschi toccassero palla), gli olandesi subirono la veemente reazione della Germania (altrettanto ricca di talenti) che con un micidiale uno-due ribaltò la situazione, prima con Breitner su rigore, e poi con il bomber Gerd Müller. Nella ripresa, dopo aver in due occasioni rischiato il terzo gol, gli olandesi imposero il loro forcing offensivo, sfiorando in varie occasioni il pareggio. Ciononostante fu tutto inutile e gli Oranje persero il "loro" mondiale, proprio come lo perse vent'anni prima l'Ungheria contro la stessa Germania Ovest.

Quattro anni dopo, al mondiale argentino, l'Olanda raggiunse nuovamente la finale, ma con molta fatica ed esprimendo un gioco meno divertente, essendo anche priva di Cruijff. Nel girone iniziale la squadra si trovò ad affrontare Perù, Scozia e Iran. Vinta la gara contro l'Iran, il pareggio per 0-0 con il Perù costrinse i Tulipani a giocarsela con la Scozia nella terza partita (anche se, contando su una vittoria del Perù contro l'Iran, era sufficiente anche una sconfitta per 3-0). Malgrado la vittoria della Scozia per 3-2, a qualificarsi al secondo turno fu l'Olanda, grazie alla miglior differenza reti.

Nel girone di semifinale gli arancioni trovarono Germania Ovest, Austria e Italia. Sconfitta per 5-1 l'Austria e ottenuto un bel pareggio (2-2) con la Germania Ovest, gli uomini di Ernst Happel eliminarono l'Italia, in corsa per la finale, in una partita a lungo dominata dagli azzurri, beffandoli proprio nel finale con un siluro di Haan.

Nell'atto conclusivo, ancora una volta la formazione olandese si trovò di fronte i padroni di casa, e a Buenos Aires, contro l'Argentina, in un clima infuocato, fu costretta nuovamente alla resa. L'Argentina si impose per 3 a 1 dopo i tempi supplementari, grazie alle reti di Kempes (doppietta) e Bertoni, a fronte del momentaneo pareggio siglato dall'attaccante di riserva Dick Nanninga. Furono grandi comunque i rimpianti per l'Olanda, a causa di un palo colpito al 90' da Rensenbrink.

Dopo il Mondiale 1978, a causa del declino della generazione dei grandi campioni degli anni Settanta, l'Olanda imboccò la strada di una crisi che la portò ad una pesante eliminazione al primo turno al campionato d’Europa 1980 e a mancare le qualificazioni ai Mondiali 1982 e 1986, nonché agli Europei 1984.

A partire dalla metà degli anni Ottanta una nuova generazione di campioni si affacciò sulla scena internazionale. Quell'Olanda, allenata dallo stesso Rinus Michels, già timoniere al tempo delle finale 1974, conquistò il suo primo alloro europeo vincendo il campionato d’Europa 1988, disputatosi in Germania Ovest.

Inseriti nel Gruppo B insieme a Inghilterra, Irlanda e URSS, gli olandesi partirono subito male, perdendo 1-0 con i sovietici di Lobanovskij. Le due vittorie successive con Inghilterra ed Irlanda permisero comunque al gruppo di Michels di passare in semifinale come seconda classificata nel girone. In semifinale si trovò di fronte alla Germania Ovest padrona di casa. Dopo un combattuto match, risoltosi solo all'88' con una rete di Marco van Basten, gli Oranje poterono accedere alla finale contro l'Unione Sovietica, Nazionale da cui erano stati battuti nella gara d'esordio.

Il 25 giugno, a Monaco di Baviera, la vittoria arrivò grazie ad un 2-0 firmato da Ruud Gullit e da Marco van Basten (memorabile il suo gol con tiro al volo). Di quella squadra vincente facevano parte campioni del calibro di van Basten, Gullit, Frank Rijkaard (il trio olandese del Milan di Sacchi), Ronald Koeman, Gerald Vanenburg e il portiere Hans van Breukelen.

Negli anni Novanta il miglior risultato dell'Olanda fu il raggiungimento della semifinale a Euro 92, mentre l'avventura agli Europei 1996 si concluse ai quarti di finale.

Le partecipazioni della squadra arancione ai Mondiali 1990 e 1994 furono meno brillanti. A Italia '90 la Nazionale si presentò da campione d'Europa in carica, ma fu eliminata agli ottavi dalla Germania (vera bestia nera degli olandesi), che poi avrebbe vinto il titolo. Ai Mondiali statunitensi del '94 l'Olanda, trascinata da Dennis Bergkamp, come quattro anni prima fu sconfitta dai futuri campioni del mondo: raggiunti i quarti di finale, fu estromessa dalla competizione dal Brasile, vittorioso per 3-2, in quella che fu definita la più bella partita di questa edizione dei Mondiali.

Nella rassegna mondiale del 1998, con Guus Hiddink come CT, la squadra arrivò tra le prime quattro a distanza di vent'anni dall'ultima volta. Facevano parte di quella Nazionale fuoriclasse come Dennis Bergkamp, Marc Overmars, Phillip Cocu, Edgar Davids, Frank de Boer, Ronald de Boer e Patrick Kluivert. Gli olandesi avanzarono sino alla semifinale e furono sconfitti ai rigori dal Brasile. Nella finale per il terzo posto furono poi battuti per 2-1 dalla sorprendente Croazia.

Nel 2000 l'Olanda organizzò il Campionato europeo insieme al Belgio, così la squadra si qualificò automaticamente per la competizione in quanto selezione del paese ospitante. Il cammino dell'Olanda di Frank Rijkaard, diventato commissario tecnico, verso il titolo europeo terminò in semifinale contro l'Italia, vittoriosa ai calci di rigore dopo che i padroni di casa avevano fallito due tiri dal dischetto nel corso dei novanta minuti regolamentari (con Frank de Boer e Patrick Kluivert) e dopo che avevano giocato quasi tutto l'incontro in superiorità numerica, dovuta all'espulsione di Gianluca Zambrotta avvenuta al 34' per doppia ammonizione.

Nel 2001 l'Olanda di Louis van Gaal mancò clamorosamente la qualificazione al campionato del mondo 2002 in Giappone e Corea del Sud. In seguito al fallimento, sulla panchina degli oranje fu richiamato Dick Advocaat, che centrò la qualificazione al campionato d’Europa 2004 superando agli spareggi la Scozia (sconfitta per 1-0 in trasferta e vittoria per 6-0 all'Amsterdam Arena).

Nonostante le numerose critiche dei media, il nuovo allenatore riuscì a condurre la formazione olandese fino alle semifinali, dove venne sconfitta per 2-1 dai padroni di casa del Portogallo. Tuttavia, malgrado la squadra avesse ben figurato all'Europeo, le pressioni e le polemiche sull'operato di Advocaat si fecero sempre più intense. Il CT fu minacciato di morte e si dimise il 6 luglio 2004.

Un mese dopo le dimissioni di Advocaat, la Federcalcio olandese si accordò con Marco van Basten, già campione d'Europa 1988 con l'Olanda e alla prima esperienza come allenatore della sua carriera.

Guidata da Marco van Basten, la selezione arancione si qualificò con grande facilità al campionato del mondo 2006, dominando il girone con 10 vittorie, 2 pareggi e nessuna sconfitta. Va ricordata però, in quel clima di ottimismo, la parentesi negativa dell'amichevole giocata il 12 novembre 2005 ad Amsterdam, nella quale l'Olanda fu sconfitta per 3-1 dall'Italia.

Tra giugno e luglio 2006 si svolse il Mondiale in Germania. La squadra di van Basten, inserita nel cosiddetto "girone della morte" con Argentina, Serbia e Montenegro e Costa d'Avorio, superò brillantemente la prima fase, classificandosi seconda nel girone, dietro all'Argentina soltanto per la peggior differenza reti.

Agli ottavi di finale l'Olanda dovette affrontare ancora il Portogallo, che disputava il torneo da vice-campione d'Europa in carica. Quella partita, la più dura e fallosa dell'intero Mondiale, con ben 14 cartellini gialli e 4 cartellini rossi (espulsi per gli oranje Khalid Boulahrouz e Giovanni van Bronckhorst), si chiuse 1-0 per i portoghesi.

Nelle qualificazioni al campionato d’Europa 2008, la cui fase finale si è svolta in Austria e Svizzera, la selezione olandese, con 26 punti totalizzati, ha raggiunto il secondo posto nel gruppo G dietro alla Romania. Gli 8 successi, i 2 pareggi e le 2 sconfitte sono risultati sufficienti per accedere alla fase finale della manifestazione continentale.

Nella fase finale la squadra ha avuto un brillante avvio, esprimendo un calcio piacevole. Inserita nel girone C con Italia, Francia e Romania, ha battuto nettamente i Campioni del mondo in carica dell'Italia per 3-0 e i vice-Campioni della Francia per 4-1, qualificandosi, così, per i quarti di finale come prima classificata del girone C con una partita di anticipo. Nella terza partita del girone, pur essendo già qualificata, ha battuto la Romania per 2-0, impedendo ai romeni di vincere e ottenere la qualificazione ai quarti, qualificazione conseguita, invece, dall'Italia. Il cammino dell'Olanda, tuttavia, si è concluso ai quarti di finale, con la sconfitta per 3-1 dopo i tempi supplementari ad opera della Russia guidata dall'ex CT dell'Olanda Guus Hiddink. Alla fine del torneo, come peraltro era noto da tempo, van Basten ha lasciato l'incarico di CT.

L'Olanda è conosciuta in tutto il mondo per indossare una maglia color arancione da cui è derivato anche il soprannome Oranje. La scelta cromatica non deve stupire in quanto l'arancio è il colore nazionale nel paese nonostante non compaia ormai più nei simboli patrii come la bandiera o lo stemma. L'arancione deriva dalle discendenze dell'attuale dinastia reale olandese dalla Casa d'Orange-Nassau.

Paradossalmente la prima maglia di sempre della nazionale olandese non era arancione, bensì bianca con una barra diagonale rappresentante la bandiera olandese: questa composizione cromatica è stata riutilizzata come divisa da trasferta durante il periodo 2006-2008. La divisa classica per eccellenza è stata di solito maglia arancione con bordini bianchi, calzoncini bianchi e calzettoni arancio, a volte con risvolti bianchi. A volte, invece, i bordini della maglia erano neri.

Con l'avvento degli anni 1980 è stata introdotta la combinazione monocromatica, che ha trovato fortuna anche negli anni 1990. Con la sponsorizzazione Nike, in sostituzione della Lotto già subentrata all'Adidas, sono stati introdotti vari colori nuovi: nel 2000, ad esempio, i pantaloncini divennero neri, mentre nel 2006 sono tornati bianchi ma con calzettoni blu, richiamando la bandiera del principe d'Olanda (vecchia bandiera della nazione). Attualmente la combinazione cromatica è simile, ma coi calzettoni celesti.

Le divise da trasferta hanno avuto una storia un po' più travagliata: solitamente sono state bianche per gran parte della storia con bordini arancioni, ma dal '96 hanno subito vari stravolgimenti, passando dal blu, al nero fino a tornare al bianco. L'attuale divisa da trasferta olandese è celeste con piccolo tricolore olandese sul petto, calzoncini blu e calzettoni bianchi: il celeste utilizzato per questa divisa è quello di Nassau.

I giocatori portano sul petto da sempre un leone stilizzato di alto, per intero fino agli anni '80, solo la testa attualmente: il leone è uno dei simboli dello stemma nazionale olandese e della federazione calcistica olandese. Altro simbolo, ma più informale, è il tulipano, utilizzato come appellativo per i giocatori.

Questa è la lista dei giocatori olandesi che hanno raggiunto le 50 presenze in Nazionale. Dati aggiornati al 21 giugno 2008.

Dati aggiornati al 21 giugno 2008.

Elenco di tutti i commissari tecnici avuti dalla Nazionale olandese a partire dal 1949. Dati aggiornati al 21 giugno 2008.

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Andrej Sergeevič Aršavin

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Andrej Sergeevič Aršavin (in russo Андрей Сергеевич Аршавин; Leningrado, 29 maggio 1981) è un calciatore russo che gioca come centrocampista offensivo o attaccante nell'Arsenal e nella Nazionale russa.

Andrej Sergeevič Aršavin muove i suoi primi passi nei pulcini del Lokomotiv Mosca, sotto la guida di Dimitri Phonvkencho. Prodotto della scuola calcio Smena, nel 1999 e nei primi mesi del 2000 giocò per la squadra riserve dello Zenit, lo Zenit 2, in Pervij divizion, la seconda divisione del campionato di calcio russo.

Nel 2000 fu incluso nella prima squadra dello Zenit San Pietroburgo. Giocò in varie posizioni in campo, partendo come un centrocampista destro, quindi come un centrocampista offensivo, per poi giungere a giocare come attaccante. Vinse il titolo di "Miglior giocatore della Prem'er-Liga russa" in quella stagione, grazie alla capacità di giocare come ala, come fantasista e come attaccante. È degno di nota per l'agilità e per le superbe abilità tecniche, come i passaggi lunghi e corti, la forte andatura, l'efficace dribbling e il preciso e potente tiro. Queste qualità e la sua indole che lo spinge a dare sempre il massimo lo hanno reso uno dei più importanti giocatori del suo club e del proprio paese.

Nel 2007 ha guidato la sua squadra alla conquista del primo titolo nazionale, giocando tutte e 30 le partite e totalizzando 10 gol e 11 assist, e della prima Coppa UEFA, sconfiggendo in semifinale il favorito Bayern Monaco ed in finale il Rangers.

Il 2 febbraio 2009 è stato acquistato dall'Arsenal. Indossa la maglia numero 23, ma non può disputare la UEFA Champions League 2008-2009 avendovi già partecipato con la divisa dello Zenit.

Il 21 febbraio 2009, ha debuttato con la maglia dei Gunners nel match di Premier League contro il Sunderland. La partita è terminata 0 a 0 ed Arshavin è stato sostituito al 63esimo minuto da Carlos Vela.

Il 14 marzo 2009, ha segnato il suo primo gol in Premier League, contro il Blackburn Rovers al 65esimo, in questa partita firma anche l'assist del primo gol di Emmanuel Eboué.

Il 21 aprile 2009, ha siglato quattro reti ad Anfield Road in un incontro di Premier League disputato contro il Liverpool, prodezze che però non bastano ai Gunners per portare a casa il risultato pieno al termine di un match chiusosi con uno spettacolare 4-4.

Aršavin ha debuttato con la Nazionale russa il 17 maggio 2002, in una gara contro la Bielorussia. Il 24 marzo 2007 ha vestito la fascia di capitano della Russia nella partita valida per le qualificazioni al campionato d’Europa 2008 contro l'Estonia.

Convocato da Guus Hiddink per il campionato d'Europa 2008, ha saltato le prime due partite per squalifica ed ha quindi preso parte al torneo dalla terza giornata, dove ha realizzato il gol decisivo per la qualificazione contro la Svezia ed è diventato, insieme a Roman Pavljučenko, la stella della sua Nazionale, rivelazione degli europei. Nei quarti di finale, dopo gli assist per i primi due gol, ha messo a segno la rete del 3-1 contro la favorita Olanda nel secondo tempo supplementare. Il gol è valso la qualificazione della Russia alle semifinali, dov'è stata eliminata dalla Spagna, poi vincitrice del torneo.

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Jurij Valentinovič Žirkov

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Jurij Valentinovič Žirkov in russo Юрий Валентинович Жирков (Tambov, 20 agosto 1983) è un calciatore russo che gioca nel ruolo di ala sinistra nel CSKA Mosca e nella Nazionale russa.

Con la squadra moscovita ha vinto la Coppa UEFA 2004-2005. Gioca principalmente come attaccante sinistro o ala, sebbene abbia giocato come centrocampista di fascia e terzino in passato. Il suo gran mancino e la sua grande creatività ne fanno un pezzo pregiato del CSKA Mosca e della Nazionale russa. Il suo soprannome è Il Ronaldinho russo per le sue capacità di dribblare e la sua temerarietà.

Con la Russia debuttò nel 2005 in amichevole contro l'Italia. Il commissario tecnico Guus Hiddink lo ha convocato per disputare il campionato d’Europa 2008. E' stato inserito tra i migliori 23 della rassegna continentale.

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Chelsea Football Club

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Il Chelsea Football Club, meglio noto come Chelsea F.C. o semplicemente Chelsea, è una società calcistica inglese con sede a Londra. Fondata nel 1905, è la squadra londinense con più successi a livello internazionale e milita nella Premier League del campionato inglese, dove ha trascorso la maggior parte della propria storia. Sin dalla fondazione disputa le partite casalinghe nello stadio Stamford Bridge (42.360 posti), situato nel quartiere di Fulham, West London.

Ha conosciuto due epoche di successi: la prima dagli anni sessanta ai primi anni settanta e la seconda dalla fine degli anni novanta ai giorni nostri. Nel suo palmarès figurano tre titoli inglesi, quattro FA Cup, quattro Coppe di Lega inglesi, due Coppe delle Coppe e una Supercoppa europea, oltre a un secondo posto in Champions League.

Nonostante il nome, il club non ha sede nell'omonimo quartiere di Londra, bensì nel vicino borough of Hammersmith and Fulham. I giocatori vengono soprannominati The Blues ("i blu") per via dei colori sociali, o, più anticamente, The Pensioners ("i pensionati"), per via del vecchio stemma. Il completo tradizionale del club è una maglietta di colore blu reale con abbinati dei pantaloncini bianchi. Il simbolo tradizonale è stato quasi sempre, invece, un cerimonioso leone con un bastone, che nel 2005 ha subito un restyling.

Il Chelsea è quinto nella classifica dell'affluenza media di tifosi negli stadi inglesi. I suoi sostenitori non vivono rivalità accesissime. La maggiore è quella con i vicini del Fulham, poi vengono quelle con gli altri concittadini dell'Arsenal e del Tottenham Hotspur, seguite da quelle con Manchester United e Leeds United.

Il Chelsea fu fondato il 14 marzo 1905 nel pub The Rising Sun (odierno The Butcher's Hook), di fronte all'attuale ingresso principale dello stadio di Fulham Road, e poco dopo venne ammesso alla Football League. I primi anni di vita videro pochi successi, tanto che il miglior piazzamento fu il raggiungimento della finale di FA Cup nel 1915, vinta dallo Sheffield United. Il Chelsea si guadagnò una reputazione mettendo sotto contratto calciatori di grande nome e per la capacità di esprimere un calcio divertente, ma negli anni tra le due guerre il suo impatto sul calcio inglese fu scarso.

Nel 1952 fu nominato allenatore l'ex centravanti della Nazionale inglese Ted Drake, che iniziò a modernizzare il club. Drake intraprese un'opera di modernizzazione del club sia dentro che fuori dal campo. Uno dei suoi primi provvedimenti fu la rimozione del logo storico raffigurante un pensionato di Chelsea dal programma della partita, in modo che il soprannome storico di Pensioners ("pensionati") non fosse più usato e fosse sostituito da un leone rampante (Lion Rampant Regardant). Da allora i giocatori del Chelsea sarebbero stati conosciuti come The Blues. Drake migliorò, inoltre, le modalità di allenamento introducendo sessioni di esercitazione con il pallone, pratica rara in Inghilterra a quell'epoca, e condusse il club alla prima vittoria di rilievo - il campionato nazionale - nel 1954-1955. Le stagioni seguenti videro la creazione della Coppa dei Campioni d'Europa per opera della UEFA, ma il Chelsea fu convinto dalla Football League e dalla FA a ritirarsi dalla competizione ancor prima del suo inizio.

Gli anni Sessanta videro l'ascesa di un giovane e talentuoso Chelsea sotto la guida di Tommy Docherty. I londinesi si batterono per gli allori più importanti nel corso di tutto il decennio e conobbero numerose cadute sul traguardo. Nella stagione 1964-1965, infatti, erano in corsa per il treble League, FA Cup e League Cup e vinsero soltanto quest'ultimo trofeo. In tre stagioni la squadra fu battuta in altrettante semifinali e furono finalisti perdenti di FA Cup. Nel 1970 il Chelsea vinse la FA Cup sconfiggendo per 2–1 Leeds United e l'anno dopo si aggiudicò il primo trofeo europeo, la Coppa delle Coppe, ad Atene, superando nella ripetizione della partita il blasonato Real Madrid.

I tardi anni Settanta e gli anni 1980 furono un periodo pieno di eventi per il Chelsea. Un ambizioso progetto di ristrutturazione di Stamford Bridge mise a repentaglio la stabilità finanziaria della società, costrinse a cedere le stelle e provocò, così, la retrocessione della squadra. Ulteriori problemi furono causati dalla piaga degli hooligan, la cui presenza nelle schiere dei tifosi avrebbe segnato tutto il decennio. Il Chelsea, al nadir delle proprie fortune, fu acquistato da Ken Bates per la cifra nominale di 1£, anche se la proprietà fondiaria assoluta di Stamford Bridge era stata venduta agli sviluppatori immobiliari, con il rischio concreto per il club di dover lasciare il proprio stadio. Sul campo la squadra si era comportata appena meglio, andando vicina per la prima volta alla retrocessione nella Third Division, ma nel 1983 l'allenatore John Neal fu in grado di assemblare una squadra di livello con un esborso minimo. Il Chelsea si aggiudicò la Second Division nel 1983-1984 e si collocò in pianta stabile in massima serie, prima di retrocedere nuovamente nel 1988. Tornò immediatamente in massima divisione vincendo il campionato di Second Division nel 1988-1989.

Dopo una lunga battaglia legale Bates fuse la proprietà fondiaria assoluta con il Club nel 1992, raggiungendo un accordo con gli sviluppatori finanziari, andati in bancarotta per via di un crollo del mercato. Nella neonata Premier League l'andamento del Chelsea non fu convincente, sebbene la squadra raggiunse la finale della FA Cup del 1994. Cionostante fu necessario attendere il 1996, con la nomina del Pallone d'oro 1987 Ruud Gullit come allenatore-giocatore, perché le sorti del club mutassero. L'olandese aggiunse all'organico molti calciatori di prima grandezza, nazionali dei loro paesi, tra cui spicca il nome dell'italiano Gianfranco Zola. Il club fu in grado di vincere la FA Cup nel 1997 e di affermarsi nuovamente come una delle compagini di vertice del calcio inglese. Gullit fu rimpiazzato da Gianluca Vialli, che, sempre nelle vesti di allenatore-giocatore, guidò il team alla vittoria della League Cup e della Coppa delle Coppe nel 1998, della FA Cup nel 2000 e ai quarti di finale della UEFA Champions League 1999-2000. Al suo esonero gli subentrò un altro italiano, Claudio Ranieri, che condusse il Chelsea alla finale, poi persa, di FA Cup nel 2002 e alla qualificazione in Champions League nel 2002-2003.

Nel giugno 2003 Bates vendette il club per la cifra di 60 milioni di sterline al milardario russo Roman Abramovič, completando la vendita di un club inglese più costosa di tutti i tempi. Il nuovo proprietario si accollò il debito di 80 milioni di sterline, pagandone la maggior parte in tempi rapidi. Poi mise mano ad una campagna acquisti faraonica, per una spesa totale di 100 milioni di sterline prima dell'inizio della stagione. La squadra di Ranieri mancò gli obiettivi sperati, raggiungendo la semifinale della UEFA Champions League 2003-2004 e piazzandosi seconda in campionato, così nell'estate 2004 il tecnico fu sostituito dal portoghese José Mourinho, reduce dalla vittoria della Champions League con il Porto.

Nel 2005, anno del centenario della società, i Blues riconquistarono la Premiership a cinquant'anni di distanza dall'ultimo titolo nazionale, in forza di una stagione da record (primato di partite senza reti subite, minimo assoluto di reti subite, primato di vittorie e di punti fatti). Al successo in campionato unirono la vittoria della League Cup (3–2 contro il Liverpool al Millennium Stadium di Cardiff) e la semifinale di Champions League, dove a prevalere fu il Liverpool. Nel 2005-2006 il Chelsea si confermò Campione d'Inghilterra, eguagliando il primato di 29 vittorie stabilito nella stagione precedente. Divenne anche la quinta squadra inglese a vincere due titoli consecutivi dalla seconda guerra mondiale e il primo club di Londra a riuscire nell'impresa dopo ll'Arsenal nel 1933-1934. L'anno seguente il Chelsea vinse la FA Cup e la League Cup ma finì secondo alle spalle del Manchester United in Premier League.

Il 20 settembre 2007, all'inizio della stagione 2007-2008, José Mourinho rescisse consensualmente il contratto con il Chelsea e fu sostituito dal Director of Football Avraham Grant. Grant condusse la squadra al secondo posto in Premier League, alla finale della League Cup, persa contro il Tottenham Hotspur, e alla finale della UEFA Champions League, la prima della storia del club nella competizione. La partita si concluse però con la vittoria del Manchester United ai tiri di rigore a Mosca. Tre giorni dopo Grant abbandonò la panchina del Chelsea per la scadenza del contratto e fu sostituito da Luiz Felipe Scolari. Sotto la guida del brasiliano il Chelsea ha raccolto risultati deludenti, che hanno indotto la dirigenza a sollevare il tecnico dall'incarico a febbraio 2009. Il nuovo allenatore è Guus Hiddink, che continua a guidare la Nazionale russa.

Il Chelsea ha sempre avuto un solo stadio, lo Stamford Bridge, dove gioca sin dalla fondazione. L'impianto fu ufficialmente aperto il 28 aprile 1887. Per i primi 28 anni della sua esistenza fu utilizzato esclusivamente dal London Athletics Club come arena per le gare di atletica e non per il calcio. Nel 1904 il campo fu acquistato dall'imprenditore Gus Mears e dal fratello J T Mear, che aveva precedentemente acquistato un ulteriore pezzo di terreno (precedentemente un grande orto) con l'obbiettivo di impiegare l'intera area di 51.000 m² per la costruzione un campo da calcio.

Lo Stamford Bridge fu progettato per la famiglia Mears dal famoso architetto Archibald Leitch. La famiglia offì poi lo stadio al Fulham Football Club, che rifiutò la proposta. Così i proprietari decisero di farlo usare a una nuova squadra che avrebbero fondato. Contrariamente a molti club che erano nati prima e che cercarono un terreno su cui giocare solo in un secondo momento, il Chelsea fu fondato proprio per giocare a Stamford Bridge. Dato che nel quartiere c'era già un club di nome Fulham, i fondatori decisero di adottare il nome del quartiere adiacente, Chelsea, per la nuova squadra, dopo aver escluso nomi come Kensington FC, Stamford Bridge FC e London FC.

Inizialmente lo Stamford Bridge aveva la forma di un ovale aperto, era provvisto di tribuna coperta e aveva una capacità di circa 100.000 spettatori. Gli anni Trenta videro la costruzione di una gradinata nella parte sud e di una copertura che riparava un quinto di essa. Con il tempo divenne conosciuta con il nome di "Shed End", il punto di ritrovo dei tifosi del Chelsea più fedeli e più caldi, specialmente durante gli anni sessanta, settanta e ottanta. Non si conoscono con precisione le vere origini del soprannome chiare, ma il fatto che il tetto somigliasse ad una lamiera di ferro ondulata giocò la sua parte.

Durante gli anni sessanta e gli anni settanta, i proprietari del club attuarono una modernizzazione che prevedeva 50.000 posti a sedere. I lavori cominciarono sulla East Stand negli anni settanta, ma i costi elevati piegarono quasi il club sulle ginocchia, e la proprietà fondaria fu venduta a promotori immobiliari. Dopo una lunga battaglia legale, i lavori di rinnovazione furono ripresi a metà degli anni novanta e il futuro del Chelsea allo stadio fu assicurato. Le parti nord, ovest e sud dello stadio furono convertite in tribune con tutti posti a sedere e avvicinate di più al campo, un processo completato nel 2001.

Il campo dello Stamford Bridge, la proprietà fondaria, i tornelli e i diritti sul nome Chelsea sono attualmente detenuti dal Chelsea Pitch Owners, un'organizzazione non-profit dove i fan sono azionisti. Il CPO fu creato per assicurarsi che lo stadio non sarebbe stato mai più venduto a promotori. Significa anche che se qualcuno provasse a spostare la squadra in un altro stadio, loro non potrebbero usare lo stesso nome.

Il club vorrebbe aumentare la capienza, portandola a oltre 50.000 spettatori, però, a causa della collocazione dello stadio in un'area con molti edifici, in una via principale e accanto a due linee ferroviarie, i fan possono avere accesso all'impianto attraverso l'entrata di Fulham Road, il che causa difficile un'espansione, dato che ciò violerebbe le regole sulla sicurezza sul lavoro. Per questo motivo si è vociferato di uno spostamento dello stadio del Chelsea all'Earls Court Exhibition Centre, Battersea Power Station o Chelsea Barracks, ma il club ha espresso il desiderio di rimanere nella sua sede attuale.

Sin dalla fondazione del club, il Chelsea ha avuto quattro simboli principali, con piccole variazioni. Nel 1905 il Chelsea adottò come primo simbolo il pensionato di Chelsea, che contribuì alla nascita del soprannome "pensionati" e rimase per il mezzo secolo successivo, anche se non apparve mai sulla maglietta. Come parte della sua modernizzazione, Ted Drake, dal 1955, insistette per rimuovere il simbolo del pensionato. Per rimediarvi fu adottato per un anno un altro emblema, che rimarcava semplicemente le iniziali del club: C.F.C. Nel 1953 il simbolo fu sostituito definitivamente con un leone in posizione eretta che si guarda indietro e tiene uno scettro, che rimase per i successivi tre decenni.

Nel 1930, il Chelsea partecipò ad uno dei primi film sul calcio, The Great Game. Jack Cock, un attaccante del club londinese di quei tempi, fu la star della pellicola, le quali scene vennero girate più volte a Stamford Bridge, specialmente nel campo, nella sala conferenze e negli spogliatoi. Comparvero anche altri giocatori famosi come Andrew Nesbit Wilson, George Mills e Sam Millington. Il Chelsea ha figurato in vari film sugli hooligan, il più recente The Football Factory.

Aggiornata al 2 Febbraio 2009.

Dati aggiornati al 16 febbraio 2009. Sono contate soltanto le partite ufficiali. È conteggiato anche il risultato dei tiri di rigore.

Nota: Gli allenatori contrassegnati da una stellina (*) hanno avuto il ruolo di manager.

Nella prima partita del 2007-2008, contro il Birmingham City, il Chelsea ha stabilito il record di imbattibilità casalinga in Premier League (64 partite). La striscia si è protratta fino a 86 partite casalinge senza perdere (4 anni e 8 mesi) e si è interrotta con la sconfitta interna subita dal Liverpool (0-1) il 26 ottobre 2008.

Ufficialmente il record di affluenza dello Stamford Bridge è di 82.905 spettatori accorsi per il derby con l'Arsenal il 12 ottobre 1935, che rappresenta anche il record di affluenza per una partita di Football League. Il record di affluenza per una partita della FA Cup è invece di 77.952 spettatori, contro lo Swindon Town, al quarto turno il 13 aprile 1911. Comunque una stima di oltre 100,000 fan avrebbe assistito ad un'amichevole contro il team sovietico Dynamo Kiev il 14 novembre 1945. La modernizzazione dello Stamford Bridge durante gli anni '90 impedisce che il record possa essere superato in futuro. L'attuale capacità dello Stamford Bridge è di 42.055 persone.

Il Chelsea ha registrato numerose "prime" nel calcio inglese.

Assieme all'Arsenal è stata la prima squadra ad utilizzare i numeri sul dorso della maglia, il 25 agosto 1928 nella partita contro lo Swansea Town.

Il Chelsea è stata la prima squadra ad utilizzare l'aereo per una partita in trasferta, quando hanno affrontato il Newcastle il 19 aprile 1957 e la prima squadra della First Division ad aver giocato di domenica, quando ha affrontato lo Stoke City il 27 gennaio 1974.

Il 26 dicembre 1999 il Chelsea è diventato la prima squadra inglese a schierare in campo una formazione titolare composta completamente da stranieri, in una sfida valida per la Premier League contro il Southampton.

Il 19 maggio 2007 il Chelsea ha vinto la prima FA Cup presso il nuovo Wembley Stadium, dopo aver vinto anche l'ultima FA Cup al vecchio Wembley.

Infine, in tutti i campionati sinora disputati, il Chelsea ha terminato la stagione in ogni posizione (dalla prima all'ultima) almeno una volta.

Il Chelsea vive un'accesa rivalità con il Fulham per ragioni storiche e logistiche. I Cottagers, infatti, sono la squadra del quartiere di Fulham, confinante proprio con quello di Chelsea.

Inoltre lo Stamford Bridge si trova nel quartiere di Fulham. Altre rivalità locali dividono i Blues dai Gunners dell'Arsenal e dal Tottenham. Altre squadre di Londra, come il Millwall o il West Ham non vedono di buon occhio i cugini blu.

A livello nazionale il Leeds United è forse una delle squadre meno simpatiche ai fan del Chelsea. La rivalità nacque dalla discussa finale di FA Cup vinta dal Chelsea. Negli ultimi tempi Sir Alex Ferguson (manager del Manchester United) e José Mourinho hanno fatto nascere una contrapposizione significativa tra le due tifoserie. A quanto pare Sir Alex Ferguson attaccò in passato il Chelsea accusandolo di rovinare il calcio con i troppi acquisti e i troppi soldi spesi per avere una squadra competitiva.

In ambito continentale dal 2004 la Champions League ha offerto un palcoscenico prestigioso per le sfide in notturna con gli spagnoli del Barcellona, che hanno lasciato strascichi nei rispettivi ambienti. Anche il Liverpool di Rafa Benìtez si è aggiunto alle grandi rivali del Chelsea, soprattutto dopo le doppie sfide in semifinale di UEFA Champions League che hanno contrapposto i vittoriosi Reds di Liverpool ai Blues di Londra.

Nelle due doppie sfide di Champions League con i blaugrana delle stagioni 2004-2005 e 2005-2006 il Chelsea ha battuto il Barcellona dopo una partita accesissima a Stamford Bridge, partita da dove è nata la rivalità tra i due club. Il Chelsea in quella sfida si qualificò. Nell'annata seguente, sempre in Champions League, il Chelsea uscì sconfitto contro i catalani.

La canzone storicamente associata al Chelsea è "Blue is the Colour", mentre uno dei cori più cantati dai sostenitori del Chelsea è il seguente.

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Source : Wikipedia