Grammichele

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Tags : grammichele, sicilia, italia

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Grammichele

Grammichele - Stemma

Grammichele (Grammicheli in siciliano) è un comune di 13.448 (fonte demo istat) abitanti della provincia di Catania che fa parte del comprensorio calatino. Dista 13 km da Caltagirone, 51 da Gela, 53 da Ragusa, 68 da Catania.

Grammichele fu fondata dal principe Carlo Maria Carafa Branciforte nel 1693, dopo che il terremoto distrusse il vecchio abitato di Occhiolà, posto a circa 3 Km a nord dall'odierno centro. Particolare è la grande piazza esagonale dove troviamo la Chiesa Madre (dedicata a San Michele Arcangelo) e il palazzo comunale, progettato dall'architetto Carlo Sada, la statua del fondatore Carlo Maria Carafa, principe di Butera, realizzata dal maestro Paolo Guarrera, posta in prossimità del Circolo Operai in cima alla scala dei "saperi", e un grande orologio solare posto al centro della piazza.

A partire dal V sec. a. C. in qualche parte della Sicilia, si era costituita una "civiltà " (di cui esiste una copiosa quantità di reperti) formata dalla fusione dei Siculi con i Morgeti, una popolazione culturalmente evoluta che si era stabilita in questo territorio. La Valle dei Margi aveva come centro l'odierna Caltagirone e comprendeva i territori e i centri abitati di Mineo (Menai), Piano Casazze (Neai), Altobrando (Trinakie), ed Echetla (che vuol dire "manico dell'aratro" in greco ). Questa città viene menzionata da Diodoro, nel 309 a.C. fu occupata da un corpo di truppe al servizio di Siracusa; in seguito fu presa, nonostante la sua forte posizione, da Xenodico di Agrigento che le ridiede la libertà. E' ancora ricordata da Polibio per la sua posizione, era infatti situata in un territorio di frontiera fra Cartagine e Siracusa nel periodo di Gerone II. Durante il periodo delle invasioni greche, gli abitanti della valle, sotto la guida di Ducezio, resistettero oltre 10 anni prima di soccombere completamente alla colonizzazione ellenica.

La civiltà greca, indubbiamente, superiore a quella indigena, non soppiantò del tutto le peculiarità di quest'ultima; si formò così una nuova civiltà mista siculo-greca, denominata siceliota, che i reperti archeologici ci fanno immaginare artisticamente e socialmente sviluppata. Riconosciuto il dominio di Siracusa, queste città godettero di un periodo di pace che diede impulso all'economia agricola e commerciale. Anche Echleta si dotò di importanti strutture civili testimoniate dal ritrovamento di intere reti di tubazioni in terracotta e altre strutture di servizi urbani di pubblica utilità.

Testimonianze archeologiche dimostrano che la città fu distrutta tra il 263 e il 241 a.C. dopo la presa e l'incendio di Siracusa da parte dei Romani, subendo la tipica sorte di quelle città che avevano rifiutato la resa e continuato a lottare. Il sito antico si trova in alta collina ad est di Occhiolà e fu scoperto da Paolo Orsi alla fine dell' 800, recenti scavi però stanno riportando alla luce una città greca arcaica, forse del VI sec. a C., sorta a mezza costa tra la Madonna del Piano e la Valle dei Margi e mettendo in discussione la tradizionale impostazione storico-archeologica dell'Orsi.

L'origine del borgo medievale e del suo toponimo è poco chiara; nel XVI secolo il Fazello forniva le prime notizie su resti di più antiche vestigia che si trovavano nelle campagne di Terravecchia; ad esse Cluverius, poco più tardi, collegherà il toponimo di Echetla, identificazione che è rimasta la più diffusamente accettata sino ad oggi.

Nel XVI secolo l'insediamento è già ben organizzato nelle sue parti funzionali: aree residenziali, religiose, pubbliche, amministrative. Le prime si sviluppano attraverso micro-quartieri che si inseriscono in un sistema edilizio fortemente omogeneo per la presenza del solo tipo a fascia; le aree religiose rompono il profilo monotono della città conferendo un tono decisamente urbano. Le aree pubbliche ed amministrative diventano il riflesso del potere socio-economico esercitato dal Principe e si staccano nettamente dal tessuto urbano complessivo.

Il primo nucleo urbano risale al periodo medievale e nasce presumibilmente per scopi difensivi e strategici come sembra attestare la posizione geografica. Occhiolà presenta una struttura morfologica tipicamente medievale del tipo a fuso, con avvolgimenti semi-anulari, a terrazzamento nella parte nord; dove il terreno presenta piccole zone pianeggianti, come nella parte sud della città, la forma urbana si fa più regolare, acquistando lo schema ortogonale.

La struttura edilizia è livellata ed appiattita per la presenza prevalente di un solo tipo edilizio: quello a schiera, che soltanto raramente riesce ad evolversi nel tipo duplex. Inoltre, l'assenza di una classe aristocratica, privando ancora di più il disegno della città di architetture emergenti (come i palazzi), lasciò alla Chiesa il ruolo di unico segno architettonico del potere ideologico.

L'11 gennaio 1693 uno spaventoso terremoto distrugge Occhiolà, il feudo era allora di proprietà di Carlo Maria Carafa, principe di Butera e Roccella, erede di uno dei più ingenti patrimoni feudali della Sicilia e delle tenute calabresi dei Carafa. Il borgo non sarà più ricostruito, perlomeno non nel suo sito originario, avendo preferito il principe rifondare una nuova città nel piano di S. Michele, qualche chilometro più a sud. Nasce così "Magnus Michael", Grammichele.

Il Parco Archeologico di Occhiolà' ricade sul territorio di Grammichele nella collina di Terravecchia dove si era sviluppata la città medievale di Occhiolà distrutta dal sisma del 1693. Esso permette una lettura completa del territorio e del suo passato. Le attivita' consentite al suo interno mirano alla protezione, alla salvaguardia ed alla scoperta dell'ingente valore culturale qui custodito. Un progetto teso alla valorizzazione del Parco prevede svariate attivita' come visite guidate, partecipazioni interattive alle esplorazioni, campi scuola che permettono di partecipare in prima persona alle attivita' di scavo e campi di ricerca archeologica. Si trova a circa 3 km dal centro in direzione Catania, in prossimità di una Casa Cantoniera seguita da una curva stretta, sulla sinistra una lapide segna l'accesso alla strada che conduce al sito ove sorgeva la città antica, in posizione panoramica.Tra le rovine di Occhiolà e l'ex romitorio SS.Maria Maggiore Madonna del Piano,dirimpetto vi è la contrada Poggio dell'Aquila,dove vi sono rovine non visibili di un'antica chiesa probabilmente utilizzata dai cavalieri Templari,che erano in stretto collegamento con i frati che dimoravano nel romitorio;un'antica leggenda narra che ,in località poggio dell'Aquila,una volta l'anno si svolge,dopo la mezzanotte,una fiera dove,chi riesce ad arrivarci e visitarla,tutti gli oggetti che riuscirà ad acquistare,l'indomani si trasformeranno in oro.Così come,chi riuscirà,partendo dal centro abitato di Grammichele,a sopraggiungere alla Croce di Pietra posta a 133 metri dal romitorio,con la bocca piena d'olio d'oliva,alla mezzanotte in punto,e reciterà le parole di rito,si aprirà il terreno sotto la croce,dove si troverà un tesoro di inestimabile valore.

La Chiesa Madre (o Matrice), Cattedrale della città, sorge nella piazza principale, caratterizzata da un'ampia gradinata molto suggestiva. La costruzione fu iniziata nel 1724 su un progetto dell'arch. Andrea Amato fu completata nell'ottocento dall'architetto milanese Carlo Sada.

L'esterno si presenta con una facciata realizzata in stile barocco, tanto semplice quanto raffinata. La parte superiore fu completata e modificata dall'architetto Carlo Sada (1809-1873): egli modificò il progetto originario con l'aggiunta di un coronamento frantonato al posto dell'orologio, poi sistemato al culmine del Palazzo Comunale.

Per quanto riguarda l'interno, esso risulta essere molto suggestivo considerata anche la grandezza che la caratterizza, la sua struttura è a croce latina a tre navate divise da cinque arcate.

Il Santuario della Madonna del Piano si trova nei dintorni cittadini, a nord-ovest di Terravecchia. L'edificio sacro, edificato nel XV secolo e scampato miracolosamente al sisma del 1693, è di particolare valore simbolico per la popolazione di Grammichele, nonché meta di pellegrinaggi e sede di una antica festa popolare, si presenta con una struttura semplice affiancata da corpi più bassi. Il suo prospetto presenta un portale d'ingresso sormontato da un finestrone centrale. Le sue pareti conservano degli affreschi raffiguranti le storie della Madonna del Piano.

Chiesa di notevole importanza artistica, fu distrutta dalle acque piovane e subì, a partire dal 1822, una serie di opere di ricostruzione che ebbero termine nel 1886. La facciata esterna, di stile sobrio e severo, è stata completata solo nel 1970. L'interno, interamente decorato da stucchi ottocenteschi, è a forma di croce latina. Da notare le mezze lunette poste negli archi fra due colonne e raffiguranti i doni dello Spirito Santo. Le colonne ed i capitelli sono di stile corinzio. La chiesa ospita quadri originali come il quadro di S. Francesco da Paola del 1830 dipinto da Michelangelo Selva detto "lo zoppo di Ganci". Di rilievo sono anche i quadri del Barberis, raffiguranti l'apparizione di Gesù a S. Maria la Coque e le anime purganti. Di autore ignoto è la meravigliosa statua secentesca in cartapesta del Cristo alla colonna, che viene portata in processione per le vie della città il mercoledì della Settimana Santa.

Alle spalle della Chiesa dello Spirito Santo e al centro dell'omonimo sestiere (uno dei più antichi della città), si trova la Chiesa di Santo Rocco, che presenta un impianto settecentesco e una facciata dei primi del '900.

La Chiesa del Calvario, preceduta da una suggestiva scalinata, mostra una facciata chiusa da un elegante ordine per l'alloggiamento delle campane e conserva al suo interno una Deposizione, databile alla fine del ‘700. Nel corpo aggiunto, sede di un convento di monaci francescani (visibile sulla destra), hanno sede la Biblioteca Comunale, l'Ufficio di Sviluppo Economico e una struttura geodetica per conferenze. La chiesa del Calvario conosciuta anche come parrocchia Maria SS Addolorata, di cui ricorre la festa ogni anno l'ultima domenica di settembre, ospita al suo interno una statua di Gesù morto e dell' Addolorata con le quali si svolge, tutti gli anni, durante la settimana santa e precisamente il venerdì santo alle ore 20 circa,la processione di Gesù morto con la partecipazione di tutte le confraternite esistenti a Grammichele e a volte, su invito, anche quelle di altri paesi.

La Chiesa di San Leonardo, adiacente alla zona absidale della Chiesa Madre, fu, come quest'ultima, iniziata alla fine del 1700 e completata intorno al 1850. Conserva al suo interno un prezioso Crocifisso proveniente da Occhiolà, attribuito a fra' Umile da Petralia (1580-1693).

La Chiesa di Sant'Anna è di stile barocco manierato. La sua costruzione ebbe inizio verso la fine del XVII sec. e fu ultimata nel 1774. L'interno è articolato in un'unica navata; stucchi artistici arricchiscono la parete. Da notare il medaglione centrale raffigurante l'incoronazione di S. Anna, opera di Bongiovanni, dipinto nel 1782.

Nella Chiesa dell'Immacolata troviamo un quadro dell'800 realizzato dal Vaccaro, autore dell'altare del Santuario della Madonna del Piano.

La Chiesa di San Giuseppe si trova nel corso principale Vittorio Emanuele. In questa chiesa si mantiene vivo il culto di San Giuseppe che viene festeggiato il 19 marzo. Era usanza fino a poco tempo fa che un anziano indossasse per tutto l'anno i panni del santo falegname e restava ospite, a turno, dalle famiglie più devote. Oggi invece vengono sorteggiati un anziano e due orfanelli che impersonano S. Giuseppe, la Madonna e Gesù per il solo giorno della festa e si può assistere al pranzo sul palco della Sacra Famiglia, e alla successiva vendita all'asta dei doni offerti,il cui ricavato viene devoluto a favore dei due orfanelli. La Chiesa fu costruita nella prima metà del XIX secolo su progetto di un architetto catanese di cui si sconosce il nome. Intorno agli anni '30 fu interessata da una serie di lavori di restauro che le diedero l'aspetto attuale. Lo stile architettonico del prospetto della chiesa è rinascimentale ed è sovrastato da un campanile a bifora rivolto a settentrione. La chiesa divenne parrocchia nel 1928 con monsignor Giovanni Bargiggia e fu soppressa nel 1995. L'interno ad unica navata è decorato con stucchi della fine dell'ottocento e con affreschi nella volta eseguiti da Raffaele Libertini negli anni '30, si ispirò ai grandi capolavori del rinascimento. Questi affreschi raffigurano: lo sposalizio della Vergine Maria con San Giuseppe; la nascita di Gesù; l'adorazione dei pastori; la morte di San Giuseppe.

La Chiesa di Madonna di Lourdes è dedicata alle apparizioni della Madonna a Lourdes: l'11 febbraio e il 16 luglio dell'anno 1858. La chiesa è nata dal sogno di un giovane prete, in un quartiere di periferia. I lavori di costruzione della chiesa sono cominciati nel 1972, mentre nel 1980 furono completati. E' una chiesa moderna, ad una sola navata e con un soffitto molto alto. L'altare principale contiene una statua della Madonna e di S. Bernardette in ginocchio davanti a lei. Ci sono inoltre un grande Crocifisso e una statua di Gesù. La chiesa è molto semplice, comprende un grande oratorio utilizzato come salone-teatro dove recitano compagnie teatrali locali.

Altre chiese: La Chiesa di Sant'Arcangelo Di recente costruzione è la Chiesa di Gesù Adolescente.

Gli indovinelli di Grammichele (miniminagghie) erano delle filastrocche in rima nel dialetto grammichelese che gli adulti si divertivano a fare sotto forma di canti e indovinelli nelle sere d'inverno quando le famiglie erano riunite attorno al braciere. Ne esistono tante anche a doppio senso.

Le principali feste religiose scandiscono le varie stagioni dell'anno e risentono del legame ad una cultura prevalentemente contadina dando alla vita quotidiana colore con i vestiti nuovi indossati durante la festa e con la coperte ricamate esposte ai balconi, e gusto. Le varie feste sono legate a dei cibi e soprattutto a dei dolci particolari. La "cuccìa " per Santa Lucia, i "cuddureddi" di miele e di vino colto e il torrone per Natale, biscotti particolari per San Biagio, le "sfingi" per San Giuseppe, " l' aucedda'cu lova" e i "cassateddi di ricotta" per Pasqua, il pane benedetto per Sant'Antonio da Padova e in occasione dei pellegrinaggi all'eremo di Sant'Arcangelo, i cocomeri per San Rocco, la salsiccia per la Madonna del Piano. Altri cibi e dolci tipici di cui alcuni con nomi fantasiosi che si usano nelle varie feste sono i "nicatuli ", 'V fungi di pagghia ", le "testi di turcu ", i "tumai " di ricotta, i "piduna " a base di spinaci, i "cudduri " e i "cucciddati "farciti dei prodotti tipici della terra: mandorle, fichi secchi, uva passa, noci, pinoli, frutta candita, scorza d'arancio, "cucuzzata".

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Ferrovia Catania-Caltagirone-Gela

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La linea ferroviaria Catania-Caltagirone-Gela è una linea a semplice binario che, trasversalmente, collega il versante jonico e il versante mediterraneo della Sicilia attraversando alcuni grossi centri urbani.

La costruzione delle linee ferroviarie in Sicilia venne proposta immediatamente dopo la proclamazione dell'unità d'Italia dato che si era visto che il trasporto su ferro promuoveva lo sviluppo del territorio e sia la Camera di Commercio di Catania che gli imprenditori e i grandi produttori agricoli premevano in tal senso. Il 1° luglio del 1869 era stata inaugurata, con il completamento del lungo viadotto della Marina e della Galleria dell'Acquicella, la tratta da Catania Centrale a Catania Acquicella e da questa a Bicocca e fino alla Stazione di Lentini. Era stato aperto anche il collegamento ferroviario fino a Catania Marittima all'interno del Porto di Catania. Il 19 gennaio 1871 la linea era pronta da Lentini alla Stazione di Siracusa.

Già a partire dal 1872 il ricco comprensorio agricolo del Calatino avanzò la richiesta di costruzione di una strada ferrata che collegasse la città di Caltagirone con Catania innestandosi in prossimità del Lago di Lentini sulla ferrovia costiera jonica verso Catania già in esercizio dal 1869. L'esigenza del tronco ferroviario era connessa alla prospettiva di aprire di nuovi mercati ai prodotti agricoli ed alimentari del comprensorio calatino avvalendosi anche del commercio marittimo del Porto di Catania.

La Caltagirone-Valsavoja venne inserita, tra le linee da costruire, di 3 categoria, secondo le direttive della Legge Baccarini che prevedeva il contributo degli enti locali interessati per la costruzione. I Comuni interessati si costituirono quindi in consorzio per presentare al Governo la richiesta di Concessione; a Caltagirone il 6 agosto1877 venne elaborato e approvato un progetto che prevedeva uno stanziamento degli enti locali, per un totale di 2.000.000 di lire del tempo, così ripartito percentualmente: Provincia di Catania 15%, Comune di Catania 12%,Caltagirone 37% ,Grammichele 7% ,Vizzini 12% ,Militello 9% ,Scordia 5%, Licodia Eubea 3% .

Il Governo approvò lo stanziamento dei fondi necessari nel mese di ottobre 1881 ma con il contributo di un decimo delle spese a carico del consorzio. La concessione ottenuta dalla Società per le Strade Ferrate della Sicilia permise l'avvio dei lavori; il primo tratto da Valsavoia a Scordia venne aperto a fine novembre 1889, l'intera linea fu inaugurata il 31 ottobre1892.

La tratta da Caltagirone a Gela ( quest'ultima allora denominata Terranova), lunga 45,566 km, anche in relazione al minor numero di centri attraversati che minimizzava la possibilità di contributo, vide l'approvazione solo nel 1911 ma venne inserita tra quelle di 4 categoria e quindi autorizzata a scartamento ridotto insieme ad altre ferrovie secondarie. Il collegamento avrebbe ridotto il percorso totale da Catania a circa 135 km, molto piu' breve degli itinerari via Canicattì di 231 km e via Siracusa e Ragusa di 268 km. Ma lo scoppio della prima guerra mondiale bloccò tutto. Il 24 novembre 1921 il Regio decreto n. 1696 ne ripropose la costruzione ma a scartamento ordinario ed a carico dello Stato. Ma i lavori languirono, venne realizzata solo qualche opera d'arte, e lo scoppio della seconda guerra mondiale li bloccò del tutto. Nei primi anni 50 venne approntato uno studio per riprendere i lavori aggiornando ancora una volta il progetto con le seguenti caratteristiche: curve con raggio minimo di 500 m, pendenza massima del 18 per mille e velocità di 95 km/h. I lavori iniziarono nell'aprile 1952 e vennero portati avanti con lentezza estrema tanto che l'apertura avvenne solo nel novembre 1979.

Il collegamento era finalmente fatto ed apriva un itinerario diretto dorsale fra i centri agricoli ed industriali di Gela, Licata, Vittoria, Modica, Ragusa, Niscemi e Caltagirone con le aree commerciali di consumo, ma arrivava troppo tardi e per giunta intralciato dalla crisi in atto nelle ferrovie il cui sviluppo e la cui modernizzazione erano bloccati dai diversi orientamenti politici; Il trasporto ormai si era riversato sui TIR e sulle strade. La linea ha subito conosciuto un consistente movimento di pendolari data la presenza del Polo petrolchimico di Gela e di spedizione di prodotti raffinati del petrolio verso i mercati esteri e nazionali; tuttavia la mancata elettrificazione che obbligava a doppie e triple trazioni di 343 con costi di personale esorbitanti e la pervicace utilizzazione di Aln 668.1500 e 1600 lente in salita e soggette a frequenti avarie ha piano piano distolto anche il traffico pendolari dalla linea.

La ferrovia ha il primo tratto, dalla Stazione di Catania Centrale alla Stazione di Lentini Diramazione, il cui nome fino alla fine degli anni settanta era Stazione di Valsavoia, comune alla Ferrovia Messina-Siracusa ed è elettrificato a corrente continua a 3000 volt. Nella stazione di Valsavoia il primo binario è quello di origine della linea a semplice binario che si dirama piegando subito a destra e costeggiando il Lago di Lentini con una serie di curve e un lungo rettilineo ad andamento in leggera ascesa fino alla Stazione di Scordia, importante centro agrumario della Provincia di Catania. In questo primo tratto la velocità massima è di 90 km/h per il rango "B". Da Scordia la linea procede in ascesa costante del 30 per mille, con tornanti e avvitamenti, attaccando la rampa che la porterà sull'altipiano fino a Militello in Val di Catania e all'isolata stazione di Mineo dove raggiunge il culmine ed inizia la ripida discesa verso la stazione di Vizzini-Licodia. Affiancata a questa c'era fino al 1954 la stazione di partenza della pittoresca Ferrovia Siracusa-Ragusa-Vizzini che permetteva di raggiungere il capoluogo ibleo e Pantalica. La ferrovia prosegue tra salite e discese fino a Grammichele da dove riparte in discesa per poi attaccare con un'altra ripida tratta del 32 per mille la salita fino alla Stazione di Caltagirone tutta questa tratta permette una velocità massima di 70/75 km/h. Fino al 1979 la stazione si trovava, ad una quota piu' elevata, sul costone nord dell'altura su cui sorge la città e da essa si diramava fino al la Ferrovia Dittaino-Piazza Armerina-Caltagirone (a scartamento ridotto); in seguito alla apertura al traffico della tratta fino a Gela venne costruita una nuova e piu grande stazione sul versante sud e a quota meno elevata. La seconda parte della linea è costruita con criteri piu' moderni, presenta curve piu' ampie che consentono la velocità massima di 100 km/h per il rango "B" con un'ascesa massima del 18 per mille in rettilineo e del 16 per mille in curva. Subito dopo la stazione di Caltagirone i binari entrano ed escono dalle 26 gallerie percorrendo in esse ben 11,8 km e passando su numerosi viadotti e ponti di cui alcuni di dimensioni notevoli, complessivamente per 7,8 km, con alcuni di essi in curva.

Le stazioni attraversate, eccetto la stazione di Niscemi, non servono alcun centro abitato e sono soltanto a scopo di servizio per incrocio o precedenza. Ciononostante sono state costruite, con spreco inutile di fondi, con sottopassaggi e pensiline ed oggi versano in deprecabile stato di abbandono. La linea è quasi tutta in discesa fino a Piana del Signore e termina in rettilineo nella grande Stazione di Gela confluendo nella linea costiera per Caltanissetta e Siracusa.

Le stazioni furono dotate sin dall'inizio dell'apparecchiatura del telegrafo che permetteva l'inoltro dei treni con la sicurezza della via libera tra stazione e stazione. In seguito vennero installati i circuiti e i telefoni tipo Western a cassetta di legno con generatore di corrente a manovella e instaurato il regime di circolazione con Blocco telefonico.

Attorno agli anni trenta allo scopo di ridurre le spese di esercizio le FS introdussero nelle linee complementari e secondarie della rete ferroviaria italiana il sistema di circolazione a Dirigenza unica eliminando i Capi stazione dalle stazioni intermedie e lasciandoli soltanto in quelle di diramazione e capotronco. Anche la tratta Valsavoia-Caltagirone venne trasformata a Dirigenza unica con sede a Caltagirone da dove veniva regolato il traffico ferroviario avvalendosi dei capitreno e dei macchinisti dei treni circolanti in linea. Nelle stazioni erano presenti degli agenti, detti assuntori, che provvedevano alle altre incombenze commerciali e logistiche. La dirigenza unica rimase in vigore fino al 1979.

Con l'apertura della tratta fino a Gela, che venne attrezzata con blocco elettrico automatico a circuiti di binario reversibile e Dirigente Centrale Operativo, la tratta fino a Valsavoia, (ora Lentini Diramazione) venne abilitata temporaneamente a Dirigenza locale con Blocco telefonico in attesa di attivare anche su di essa il Blocco automatico a correnti fisse reversibile e Dirigente Centrale Operativo (DCO). Questo venne attuato negli anni seguenti e con esso tutte le stazioni eccetto Scordia, Caltagirone e Gela vennero impresenziate ed esercite in telecomando dal posto centrale del DCO con sede a Caltagirone.

Il viaggio inaugurale è stato effettuato da due locomotive D.345, la 345.1122 e la 345.1132 arrivate in sussidio temporaneo, che qualche tempo dopo sono state riportate via, lasciando gli oneri del servizio sulla linea alle più vecchie D.343 del Deposito Locomotive di Catania.

Per la parte superiore



Provincia di Catania

Mappa della colonizzazione della zona orientale della Sicilia

La Provincia Regionale di Catania (Pruvincia di Catania in lingua siciliana) è una provincia della Sicilia di 1.076.972 abitanti. Si estende su una superficie di 3.553 km² e comprende 58 comuni.

Affacciata ad est sul Mar Ionio, confina a nord con la Provincia di Messina (il cui confine è segnato in buona parte dal corso del fiume Alcantara), ad ovest con la Provincia di Enna e la Provincia di Caltanissetta, a sud con la Provincia di Ragusa e la Provincia di Siracusa.

La provincia di Catania è caratterizzata da una grande varietà di paesaggi dall'orografia quanto mai varia. Fanno parte infatti del territorio provinciale sia buona parte della più vasta pianura della Sicilia, la Piana di Catania, che il più elevato monte dell'isola, l'Etna (il maggiore vulcano attivo d'Europa, alto 3.340 metri s.l.m.). È anche la provincia siciliana con uno dei più vasti bacini idrografici, costituito da consistenti tratti del fiume Simeto e dei suoi affluenti, il Salso, il Dittaino e il Gornalunga, tutti e quattro condivisi con la provincia di Enna.

A nord è delimitata dal corso del fiume Alcantara, che segna il confine con la Provincia di Messina; il confine segue poi una piccola parte dell'ampio Parco dei Nebrodi (situato quasi del tutto in Provincia di Messina) con la Riserva naturale Lago Trearie, ai piedi dell'omonimo monte (1.609 mt). Riposto a Catania, con Acitrezza e il borgo di Santa Maria la Scala, contornato dal verde della Riserva naturale orientata La Timpa) che ricade in territorio di Acireale, alle sabbie dorate della lunga spiaggia della Plaia. Presso Fiumefreddo di Sicilia, sulla costa, si trova la Riserva naturale Fiume Fiumefreddo. Andando verso l'interno dell'isola, la provincia è incorniciata dalle catene montuose dei Monti Erei e dei Monti Iblei a ridosso dei quali si alternano calanche desertiche e fertili terre come quelle della piana.

La zona che contorna il vulcano è caratterizzata da boschi di castagni ed ombrose pinete e dalla rigogliosa, anche se molto ridotta dall'esasperata urbanizzazione degli anni passati, vegetazione del Parco dell'Etna e, ancora, dalle rarefatte atmosfere del deserto lavico delle alte quote con le nere sciare e il giallo delle ginestre. Ad ovest del vulcano si trova la Riserva naturale ingrottato lavico del Simeto; il corso del fiume, dopo aver contornato la riserva, piega decisamente ad est verso il mare e la sua foce costituisce parte della Riserva naturale Oasi del Simeto. Procedendo verso l'interno si incontrano i brulli paesaggi caratteristici della Sicilia centrale, con terreni gessoso-solfiferi, alternati a macchie di arbusti, zone a pascolo e a seminativo.

La provincia di Catania è interessata dal più grande bacino idrografico della Sicilia costituito dal fiume Simeto e dagli affluenti Gornalunga e Dittaino; si tratta di un bacino di oltre 4.300 km quadrati che si snoda nella Piana di Catania provenendo dai monti Erei e dalle pendici dei Nebrodi. La portata del bacino è nel complesso molto variabile a seconda delle stagioni e della piovosità per lo più scarsa della Sicilia interna. Dagli stessi Nebrodi proviene anche il fiume Alcantara che segna il confine nord della provincia; quest'ultimo bacino è invece ben alimentato in tutte le stagioni, raccogliendo acqua dalle sorgenti etnee ben nutrite dal lento scioglimento delle nevi.

Una particolarità della provincia è quella dei fiumi sotterranei: il fiume Amenano seppellito dall'eruzione del 1669, il fiume Ognina (o Lognina) anch'esso coperto dalla lava fluita, nel 1381, da un cratere apertosi all'altezza di Mascalucia e il fiume Aci sul quale anticamente fiorirono tante leggende, citato ancora con le relative misure da Idrisi, il geografo di corte di re Ruggero nel suo "Il libro di Ruggiero", che scomparve in seguito alla spaventosa eruzione del 1169, la stessa che saldò alla terraferma il castello di Aci, oltre al già citato Alcantara che ha scavato il proprio alveo su di una colata lavica forse originata dal cratere di Mojo Alcantara (ME) o più probabilmente dal versante nord dell'Etna.

Il territorio della provincia di Catania, pur essendo percorso dal più grande bacino fluviale dell'Isola, non ha grandi laghi. Possiede tuttavia alcuni interessanti laghi naturali che sono racchiusi per lo più all'interno di aree protette.

Nei pressi di Palagonia inoltre vi sono i due laghetti mefitici di Naftìa, noti fin dall'antichità perché legati al culto delle divinità dette I Palici.

La provincia di Catania non ha grandi catene montuose, né alte montagne; l'unica montagna degna di tale nome è il vulcano Etna che è il più grande vulcano europeo e la più elevata vetta della Sicilia. Esso, con la sua mole ed il suo complesso e completo ecosistema costituisce il massiccio montuoso maggiore dell'isola; con le sue nevi contribuisce ad alimentare l'Alcantara, il Simeto con alcuni suoi affluenti e le sorgenti d'acqua potabile di una vasta area circostante. Il resto della provincia, fatta eccezione per l'area facente parte della piana di Catania, è a prevalenza collinare con cime ondulate che sfiorano appena i 700 metri di altezza e ciò solo a ridosso dell'avanpaese ibleo con rilievi a prevalenza calcarea e fenomeni carsici, e dei monti Erei a prevalenza gessoso-zolfifera.

Il Mar Ionio lambisce, per tutta la sua lunghezza, la costa della provincia di Catania per oltre 65 chilometri. Si alternano spiagge di sabbia e ghiaia e scogliere basaltiche, soprattutto fra Acireale e Catania. Dal porto di Catania verso Siracusa ha inizio la splendida spiaggia della Plaia, un arenile di sabbia fra i più belli del Mediterraneo. Al centro di questa costa è inserito il Golfo di Catania che va da Aci Castello fino ad Augusta nella costiera Siracusana dello Ionio. Molto caratteristici sono i centri rivieraschi presenti nella Timpa acese ed i centri di Aci Castello e la sua frazione Aci Trezza.

La provincia di Catania offre una grande varietà climatica in conseguenza dell'altitudine e della vicinanza o lontananza dalla costa. Nelle zone etnee e sulle propaggini dei Nebrodi è frequente la neve al di sopra dei 1.200 metri s.l.m. nel periodo invernale e le precipitazioni, nel loro complesso, raggiungono anche i 1.300 mm. Per contro, le zone della Piana di Catania hanno un regime di semi-aridità con precipitazioni modeste e per lo più concentrate durante la stagione autunnale sotto forma di nubifragio. Ciò, nel passato, era causa di disastrose alluvioni che rendevano molte zone impraticabili e formavano estese paludi nelle aree prossime alla costa jonica.

Il territorio provinciale è attraversato in senso nord-sud dall'autostrada A18, Messina-Catania a pedaggio con caselli, nel territorio provinciale, a Fiumefreddo, Giarre, Acireale e San Gregorio ed in senso est-ovest dall'A19, Catania-Palermo, gestita dall'ANAS e quindi con utilizzazione libera; i caselli ricadenti nel territorio provinciale sono quelli di Catania Zia Lisa, Tangenziale di Catania, Motta Sant'Anastasia e Sferro. Le citate autostrade A 18 e A 19 sono connesse tra loro mediante la Tangenziale di Catania che le collega anche alla S.S. 114 per Siracusa, alla S.S.192 per Enna e alla S.S. 385 in direzione Caltagirone (nella Sicilia centrale), alla S.S. 417 per Caltagirone e Gela e alla S.S. 194 per Ragusa. Queste strade costituiscono l'asse viario più importante del territorio provinciale.

La provincia è attraversata da numerose strade i cui assi fondamentali sono la S.S. 114 Messina - Catania - Siracusa, che si snoda principalmente lungo la costa ionica attraversando luoghi di incomparabile bellezza come la Timpa di Acireale e l'Oasi del Simeto, e la S.S. 121 Catania - Caltanissetta - Palermo, che si inoltra in direzione ovest verso l'interno attraversando grossi centri come Misterbianco, Paternò, Adrano e costeggiando, inoltre il Parco Commerciale Etnapolis di recente costruzione.

Il trasporto pubblico su strada viene assicurato da 20 aziende di trasporto su autobus, di cui alcune di grande rilevanza regionale come Etna Trasporti e Ferrovia Circumetnea (autoservizi). Tra queste anche l'AMT di Catania che assicura il trasporto pubblico verso alcuni comuni dell'area metropolitana.

L'asse ferroviario più importante è costituito dalla linea Messina - Siracusa, a trazione elettrica e in parte a doppio binario, nella tratta interessante la provincia, tra Catania Acquicella e Catania Bicocca e tra Catania Ognina e Fiumefreddo di Sicilia.

Dalla Stazione di Catania Bicocca si dirama la linea a semplice binario elettrificata per le stazioni di Enna, Caltanissetta, Agrigento e Palermo. Da tale linea, nella stazione di Motta Sant'Anastasia si dirama la linea secondaria, oggi usata solo per tradotte merci, per Paternò e Regalbuto. Quest'ultima fino alla metà degli anni settanta aveva un notevole traffico dovuto alla spedizione di agrumi dalle stazioni di Carcaci, Mandarano, Schettino, Paternò e Agnelleria, verso i mercati del nord Italia e dell'Europa continentale.

Nella stazione di Lentini Diramazione, sulla Catania-Siracusa ha origine la linea a trazione diesel per Caltagirone e Gela che attraversa in direzione sud-ovest tutto il territorio provinciale. Nonostante il calo del traffico pendolare, un tempo consistente soprattutto da Caltagirone, Grammichele, Militello e Scordia e la diminuzione della spedizione di agrumi da Scordia, la linea è percorsa dai treni merci da, e per, il Polo petrolchimico di Gela.

Importante per il traffico pendolare e turistico anche la pittoresca ferrovia Circumetnea che partendo da Catania Borgo effettua tutto il periplo dell'Etna fino a Riposto collegando al capoluogo grossi centri come Misterbianco, Paternò, Adrano, Bronte e Randazzo.

L'aeroporto internazionale di Catania Fontanarossa, intitolato il 5 maggio 2007, a Vincenzo Bellini, è il più grande aeroporto del Sud Italia. In tale data è stata inaugurata la nuova aerostazione, costruita a fianco della precedente che era intitolata a Filippo Eredia. L'aeroporto assicura il collegamento del territorio con i maggiori aeroporti d'Italia, d'Europa e di altri continenti. Il volume di traffico supportato lo colloca al terzo posto tra gli aeroporti nazionali. Adiacente ad esso si trova l'eliporto della Marina Militare Italiana.

Nell'area provinciale, esiste in località Sigonella, a sud di Motta Sant'Anastasia, anche il grande aeroporto della base militare Statunitense.

Una linea di catamarani lo collega con Malta. È in corso di sviluppo l'utilizzo come porto turistico, con un progetto, abbastanza fantasioso di demolizioni degli archi della ferrovia per riportare le banchine a ridosso delle vecchie mura di Catania.

Il secondo porto, per importanza è quello di Riposto, con un piccolo traffico commerciale e peschereccio. Un recente progetto in avanzato stato di realizzazione lo ha riqualificato come porto turistico a servizio dell'area catanese e di quella taorminese; esso rappresenta il più grande porto turistico della Sicilia ed uno dei più grandi del sud Italia.

Numerosi e caratteristici sono i porti delle frazioni a mare di Acireale, come Pozzillo, Stazzo, Santa Tecla e Santa Maria La Scala; quest'ultima località è un borgo marinaro ai piedi della Timpa in cui d'estate è possibile godere del mare più pulito dello Ionio, anche per il fondale ricco di numerose varietà coralline. I fondali custodiscono il relitto della nave da guerra italiana "Terni", affondata dagli inglesi durante la Seconda guerra mondiale. Altri porti, turistici e da pesca, sono quelli di Acitrezza, di Ognina e San Giovanni li Cuti a Catania.

L'area della provincia di Catania risulta abitata in innumerevoli siti sin dalla notte dei tempi. Tracce di insediamenti preistorici si ritrovano dappertutto alle pendici dell'Etna nelle zone costiere e lungo le valli del Simeto e dei suoi affluenti, nel calatino e sulle alture circostanti gli Erei e gli Iblei. Quasi tutte le città e i paesi odierni mostrano evidenti o presunte tracce di insediamenti Sicani e poi Siculi; ma è del periodo greco che tutta la provincia mostra evidenti le tracce, storiche ed archeologiche, dello splendore raggiunto. Il periodo successivo, quello romano, che mirò soprattutto a trasformare l'isola in granaio di Roma, anche a causa delle pesanti imposizioni tributarie, portò ad un impoverimento del territorio nel suo complesso. Un certo sviluppo si ebbe a partire dal tardo impero romano dopo la concessione della cittadinanza romana ai siciliani nel 212 e viene testimoniato dai resti di acquedotti e terme, dalle vestigia di Catania, come l'Anfiteatro e il Teatro Romano.

Fino alla fine del Settecento l'economia della provincia catanese aveva un suo mercato con interessi extraprovinciali, nel campo delle coltivazioni cerealicole e del grano, della coltivazione della vite e della produzione del vino, dell'allevamento dei bovini e nel campo dell'allevamento del baco per la produzione della seta, di cui sono testimonianza i sopravvissuti alberi di gelso bianco ancor oggi presenti nel territorio. Anche la città cominciava a crescere dal punto di vista demografico, con l'immigrazione di intere famiglie provenienti dall'interno dell'isola in cerca di lavoro nelle varie attività che fornivano la manodopera necessaria producendo sviluppo e ricchezza. Durante il XVII secolo la provincia fu colpita da due tremende sciagure: la colata lavica del 1669 che giunse sino al capoluogo (coprendo fra l'altro i centri di Nicolosi, Fenicia Moncada (Belpasso) e Misterbianco) ed il terribile terremoto del 1693 che cancellò i due terzi della popolazione di Catania, Trecastagni, Pedara, Occhiolà (oggi Grammichele), altri centri ebbero moltissime vittime ma quasi tutti vennero accomunati da una distruzione delle costruzioni e degli opifici pressoché totale. La ricostruzione e la politica, attuata dai governanti di allora, della concessione di terre e di sgravi fiscali permisero la rinascita della provincia che manifestò una vitalità inaspettata. Ripresero così i commerci e le coltivazioni.

Il 24 febbraio 1853 iniziava l'attività la Camera consultiva commerciale di Catania in un contesto difficile quale lo era quello burocratico del governo borbonico. Le sue iniziative e le sue pressioni portarono al potenziamento delle infrastrutture essenziali delle poste, delle banche e dei collegamenti marittimi e stradali (al tempo era molto difficile la comunicazione via terra anche con Messina e Siracusa). Nello stesso periodo venne tentata, con la costituzione di una Società di irrigazione del Simeto del barone Spitaleri, la coltivazione del cotone in alcune zone della Piana di Catania e la coltivazione del riso, ma soprattutto quest'ultima si rivelò un'iniziativa poco felice e la società nel 1859 andò fallita. L'attività imprenditoriale cercò allora altre alternative introducendo nelle aree provinciali più idonee la coltivazione su vasta scala degli agrumi, trasformando ampie zone fino ad allora coltivate a vigneto.

Durante l'impresa dei Mille la città di Bronte fu teatro di un episodio controverso, noto come la Rivolta di Bronte. Nell'agosto del 1860, i contadini di Bronte, si ribellarono occupando le terre dei latifondisti, dando credito alle promesse di equa ripartizione delle terre da parte di Garibaldi. La rivolta fu soppressa nel sangue da Nino Bixio forse perché timoroso di una eventuale rivoluzione repubblicana.

A seguito dell'unificazione d'Italia con la creazione della provincia etnea del nuovo regno, con R.D. 929 del 16 ottobre 1862, anche la Camera consultiva di commercio venne trasformata in Camera di Commercio ed Arti e nel dicembre dello stesso anno istituita la Borsa valori. Fu un risultato brillante per l'economia della provincia attirando gli investimenti di finanzieri del più ricco nord Europa interessati all'attività mineraria zolfifera che facendo capo al porto di Catania ne permetteva l'agevole esportazione. Vennero quindi impiantate banche e finanziati progetti di ferrovie minerarie. La crescita economica e sociale si riscontrava soprattutto nel capoluogo, Catania che alla fine dell'Ottocento appariva dotata di una veste cittadina molto elegante, pur con differenze macroscopiche riguardo ai quartieri di sud-ovest, quelli classici dell'immigrazione della manodopera. Gli anni settanta del XIX secolo vedono Catania divenire la capitale dello zolfo isolano; le ferrovie attirano ormai sulla città e sul suo porto anche gli zolfi di Villarosa che prima venivano trasportati ad Agrigento e anche grazie a questo il porto di Catania ottiene la categoria di porto di 1° classe in virtù del volume di merci movimentate. Oltre 20.000 tessitori ormai lavoravano nelle filande del capoluogo, immigrati da tutta la provincia e il Banco di Sicilia vi aprì la sua prima filiale. La popolazione di Catania passò dai 52.000 abitanti del 1834 ai 101.000 del 1881. Un rapporto del 1887 del Gentile Cusa registra l'assenza di emigrazione verso l'estero dal catanese, a differenza del resto della Sicilia.

Verso la fine del secolo, anche grazie all'apporto di capitale straniero e ai finanziamenti delle banche, si svilupparono le raffinerie di zolfo e le industrie chimiche ad esso collegate, le attività molitorie, come i grandi Mulini Prinzi che importavano grano ed esportavano farine; il cotonificio De Feo impiegava oltre 480 addetti e nel 1897 produceva 1500 Kg. di filati al giorno; estesa era anche la produzione di mobili e di carrozze. La fine del secolo vide anche la costruzione della Ferrovia Circumetnea che trasportava merci e viaggiatori dalle zone attorno all'Etna verso Catania e il suo porto e contribuiva all'export dei vini etnei tramite il porto di Riposto. Vengono anche approntati progetti di linee tranviarie a servizio delle zone minerarie come la tranvia a vapore Raddusa Scalo-Assoro Scalo-Sant'Agostino e in seguito la tranvia elettrica Catania-Acireale.

Nei primi decenni del Novecento il movimento complessivo delle merci nel porto, indice di sviluppo e benessere della provincia e dell'area siciliana orientale, era in netta crescita e Catania divenne il riferimento economico dell'intera Sicilia con lo sviluppo nel campo industriale, nelle concerie e nel tessile, ma soprattutto nella raffinazione e commercializzazione dello zolfo che proveniva dall'interno e gravitava per la maggior parte nel capoluogo tanto da far parlare di Catania come della Milano del Sud. Secondo una statistica di fine secolo la provincia di Catania esportava zolfi, cereali e frutta dal porto di Catania e vini dal porto di Riposto verso le destinazioni di Stati Uniti, Francia, Austria e Gran Bretagna e importava cotone grezzo e ferro dalla Gran Bretagna, pelli per le concerie dalla Francia, lana da Austria e Francia, grano dalla Russia e alcool dagli Stati Uniti.

Così accanto alla ferrovia, a Catania sorse la città dello zolfo, a nord della stazione lungo la via Messina con forni di fusione e mulini di raffinazione in grandi capannoni rettangolari con le ciminiere in mattoni alte anche trenta metri. Le raffinerie di zolfo furono costruite fino al 1905, anno in cui l'applicazione, negli USA, del metodo Frasch che estraeva lo zolfo già fuso dal sottosuolo dagli immensi giacimenti solfiferi texani, causò la fine del sogno siciliano e dello sviluppo industriale zolfifero della provincia di Catania. La produzione del "fiore di zolfo" ebbe il suo massimo nel 1899 quando la produzione siciliana raggiunse gli 8/10 di quella mondiale, grazie alle estrazioni massicce condotte nella Sicilia interna, soprattutto nelle grandi miniere di Pasquasia, di Floristella e di Grottacalda. Le ciminiere, oggi restaurate a cura della Provincia Regionale di Catania, danno nome al centro fieristico e congressuale sito nell'attuale viale Africa, esempio mirabile di archeologia industriale.

Lo scoppio della prima guerra mondiale fece crollare rapidamente il traffico mercantile a causa della chiusura dei mercati orientali interessati dall'economia catanese e del traffico marittimo con l'Austria. La città e l'intera provincia entrarono quindi in una seria crisi. Anche il commercio dello zolfo andava sempre più ridimensionandosi a causa della concorrenza dello zolfo del Texas prodotto con metodi più moderni e a costi inferiori.

Nel primo dopoguerra vennero individuati alcuni punti fermi per il rilancio dell'economia con un vasto programma di bonifiche e raccolta e canalizzazione dell'acqua d'irrigazione e nella produzione indispensabile di energia elettrica. Vennero quindi approntate e messe in opera le bonifiche del Pantano d'Arci, del Biviere di Lentini, e del corso dell'alto Simeto. Importanti fattori di ripresa dello sviluppo furono inoltre gli interventi di riassetto del porto di Catania con la costruzione del nuovo molo centrale e di attrezzature per il carico e lo scarico delle navi. Il periodo fascista produsse comunque globalmente una terziarizzazione della società catanese ed a una stagnazione produttiva della provincia, anche a causa della perdita dei suoi commerci verso i paesi esteri, con i quali le relazioni diventavano sempre più difficili a causa dell'embargo e dalla perdita dei mercati orientali seguita ai mutati assetti politici del dopoguerra.

Nel 1926 la Provincia di Catania venne anche decurtata di una parte del suo territorio nell'ambito della creazione della nuova Provincia di Enna, perdendo la sua giurisdizione sui comuni della sponda occidentale del Simeto fino a Nicosia e della Piana di Catania oltre Catenanuova.

Nel novembre del 1928 una eruzione dopo aver minacciato i centri di Sant'Alfio e Nunziata, investì e sommerse Mascali. L'eruzione provocò ingenti danni alla economia agricola e la chiusura della tratta della Ferrovia Circumetnea e della direttrice Catania-Messina delle ferrovie e la strada carrabile statale. La cittadina mascalese venne quindi interamente ricostruita in una area adiacente, nello stile dell'allora nascente regime fascista.

Il secondo conflitto mondiale interessò particolarmente l'area della provincia quando, a seguito dello sbarco in Sicilia, da parte delle truppe americane nel 1943, fu sottoposta a intensi e disastrosi bombardamenti alleati che distrussero gravemente le infrastrutture portuali e ferroviarie nelle due direttrici fondamentali Catania - Palermo e Catania - Messina e Siracusa. Bombardati e distrutti anche gli aeroporti di Catania, Gerbini e Vizzini. La dura resistenza prima alla piana di Catania e poi sull'asse Troina - Randazzo - Mar Ionio (direttrice della ritirata della divisione tedesca di SS "Göring") oltre a migliaia di vittime di entrambe le parti lasciò il territorio provinciale e cittadino in condizioni disastrose. Proprio il territorio provinciale vide perpetrarsi la prima rappresaglia nazista nei confronti della popolazione civile italiana: la Strage di Castiglione. Dopo il greve periodo dell'occupazione alleata, nel quale si pensò piuttosto alla sopravvivenza e nel quale ebbero origine attività, non proprio pulite di mercato nero, iniziò la ricostruzione. La fine del regime ed il caos politico seguito alla caduta di Mussolini, fecero risorgere le istanze autonomiste e proprio Catania divenne una delle roccaforti dell'EVIS. L'esercito autonomista, che aveva la sede operativa nel capoluogo, vi organizzò la lotta armata ed i sabotaggi sino al 17 giugno 1945, quando, in uno scontro a fuoco con i carabinieri in contrada "Murazzu ruttu" (Randazzo) veniva ucciso Antonio Canepa, insieme ad altri due esponenti. La I legislatura dell'Italia repubblicana fu caratterizzata dall'opera di ricostruzione e dalla realizzazione di un piano di riforme. La legge n. 43 del 28 febbraio 1949, tramite il Piano INA-Casa, favorì il rilancio dell'attività edilizia, la riduzione della disoccupazione con la costruzione di alloggi popolari. Un'altra riforma fu quella agraria del 1950 predisposta da Antonio Segni, ministro dell'Agricoltura che il 27 dicembre, la Regione Siciliana, con un'altra legge di riforma, adeguò al territorio dell'isola. Vennero espropriati ettari ed ettari di terreni realizzando così uno degli obiettivi politici di De Gasperi: creare una classe di piccoli proprietari, migliorare le arcaiche condizioni dell'agricoltura in alcune parti del paese. La Cassa per il Mezzogiorno fu l'altra riforma approvata all'inizio degli anni cinquanta. Il disegno di legge, che fu deliberato dal Consiglio Nazionale della D.C. presieduto da don Luigi Sturzo, produsse la legge 10 agosto 1959, n. 646. Essa prevedeva un programma finalizzato di lavori pubblici per un decennio e individuava, come priorità, la sistemazione idraulico-forestale e la bonifica, anche per favorire la riforma fondiaria e assicurare lo sviluppo del meridione. Vennero così costituiti consorzi ed enti di bonifica per completare i mai finiti progetti dell'anteguerra; Il consorzio di bonifica del Simeto rese utilizzabili nuove aree da coltivare, canalizzando le acque irrigue e regolò il corso dei fiumi principali che straripando periodicamente riformavano i pantani di sempre, nella Piana di Catania. Negli anni cinquanta nacque la Zona industriale di Catania in quello che era stato il Pantano d'Arci, l'edilizia iniziò a svilupparsi su larga scala costituendo le basi per un settore ancor oggi trainante attraendo tuttavia sempre più popolazione, in cerca di lavoro, verso la città di Catania . A seguito della riforma agraria vennero spezzettati i vecchi latifondi e costruite migliaia di case coloniche nella piana di Catania; tuttavia l'esiguità dei frazionamenti non sortirà l'effetto sperato e molte case coloniche verranno abbandonate non molti anni dopo a causa dell'emigrazione verso il nord Italia e spiccatamente a Milano ed a Torino. Le aree ricche saranno ancora quelle della produzione agrumaria della zona pedemontana dell'Etna e delle colline a sud della piana.

La provincia di Catania, dopo la riduzione del suo territorio avvenuta nel 1926, quando venne istituita la provincia di Enna, (ufficializzata dal Regio Decreto n°1 del 2 gennaio 1927) aggregando territorio sottratto alla provincia di Caltanissetta e alla provincia di Catania, potrebbe subire un ulteriore cambiamento nei prossimi anni: da molto tempo Caltagirone vorrebbe costituire la decima provincia siciliana incorporando tutti i paesi dell'area a sud di Catania (il cosiddetto calatino). La richiesta è stata già al vaglio di un referendum istitutivo negli anni ottanta, non passato, e negli anni novanta è stata riformulata e riproposta in seno all'Assemblea Regionale Siciliana. Il progetto - che prevede una provincia composta da tutti i comuni dell'area sud del Simeto ed in parte di Ragusa e Caltanissetta - ha avuto un iter travagliato ed è attualmente fermo, pur avendo i requisiti previsti dalla apposita legge regionale.

Un periodo di particolare fervore politico e amministrativo vi fu con Giuseppe de Felice Giuffrida (10 agosto 1914 - 19 luglio 1920) a cui successero Vincenzo Lo Giudice e Girolamo Longhena e Roberto Giuffrida nel difficile periodo bellico e post-bellico.

Dal 19 ottobre 1946 a capo della provincia vi fu un Commissario Prefettizio e si successero Umberto Mondio e Salvatore Ferro, fino al 18 giugno 1947). La provincia venne poi retta da un Delegato Regionale Provvisorio fino al 22 dicembre 1964: e in successione Carlo Amico, Salvatore Papale, Antonino Drago (9 aprile 1958 - 5 dicembre 1958; 16 ottobre 1961 - 22 ottobre 1964), Orazio Condorelli e Armando Palazzo (Assessore Anziano Reggente) Ebbe doppio mandato anche Nicolò Nicoletti (23 dicembre 1964 - 25 gennaio 1972; 7 novembre 1973 - 5 agosto 1975); durante il mandato di Antonio Torrisi (4 giugno 1984 - 5 marzo 1986) la provincia si trasformò in Provincia Regionale.

La provincia di Catania presenta una grande varietà di attività economiche e produttive che la rendono la più attiva e dinamica dell'intera isola.

L'agricoltura catanese deve la sua prosperità soprattutto alla fertilità del suo suolo. Le grandi opere di bonifica e di assetto idrogeologico fluviale, realizzate nella Piana di Catania e nei suoi fiumi come il Simeto, il Gornalunga e il Dittaino, ne hanno incentivata la produzione cerealicola. La costruzione di laghi artificiali ottenuti con lo sbarramento dei fiumi, per l'utilizzazione delle acque, ha consentito un ulteriore sviluppo delle varie tipologie di coltura. Le attività agricole, anche se progressivamente in riduzione, lenta ma costante, rivestono ancora un ruolo di primo piano. Nel 1961 le aziende agricole della provincia catanese erano censite in 87.091, delle quali 62.166 a conduzione diretta, 17.527 con salariati e compartecipanti e il resto a colonia parziaria appoderata.

Alla base delle attività si collocano due colture fondamentali: l'agrumicoltura e la viticoltura.

La prima si estende intorno al perimetro dell'Etna, soprattutto lungo la costa ionica nell'acese e nel giarrese, a nord della città di Catania dove è prevalente la coltivazione del limone; scendendo verso la Piana di Catania fino ad oltre Catenanuova e abbarbicandosi lungo le colline che la circondano, si trovano le zone nelle quali invece prevale la coltivazione dell'arancio nelle sue varietà a polpa gialla ed a polpa rossa. Fino a qualche decennio fa la coltivazione era soprattutto delle varietà Tarocco e Sanguinello, ma negli ultimi anni, le richieste del mercato hanno orientato le scelte verso degli ibridi selezionati. La vite cresce invece per due terzi lungo i versanti collinari dell'Etna da circa 300 m.s.l.m. a oltre i 1000 m.s.l.m. specialmente nel versante nord. La zona di Solicchiata (Castiglione di Sicilia) è la più importante per la produzione vinicola dell'Etna Rosso doc, vino caratterizzato da una elevata gradazione alcoolica e ottenuto da uve di Nerello mascalese (anche dette Negrello o Niereddu). Grandi estensioni di coltura di uva da tavola si trovano nell'area del calatino, soprattutto nella zona di Mazzarrone. Abbastanza diffusa ovunque è anche l'orticoltura. Notevole anche la presenza di vivai nell' acese.

Numerosi prodotti agricoli della provincia sono ben noti in tutt'Italia e all'estero: come le arance a polpa rossa, i fichi d'India di San Cono e di Militello, i limoni verdelli di Aci Catena, le fragole di Maletto, i pistacchi di Bronte e tante altre produzioni agricole.

In campo industriale, la Provincia di Catania occupa il primo posto in Sicilia. Un forte sviluppo ha assunto l'industria alimentare prevalentemente quella della lavorazione dei cereali, della fabbricazione di conserve alimentari e della produzione di vini da tavola e da dessert oltre che a distillati e liquori in genere.

Importante è anche la produzione chimica con la produzione di concimi chimici e farmaceutica con imprese di rilevanza nazionale e internazionale soprattutto nel campo della produzione dei colliri.

Ma è soprattutto l'edilizia che rappresenta il settore industriale più importante e maggiormente attivo. L'industria edile ha tratto giovamento dallo sviluppo dei lavori pubblici e dall'espansione urbana dei vari centri e del capoluogo etneo.

La zona di maggior localizzazione delle attività industriali della provincia è la zona industriale di Pantano d'Arci, a sud di Catania, ove trovano insediamento attità del calibro della ST Microelectronics e della Nokia, che in virtù di tali insediamenti prestigiosi è stata soprannominata Etna Valley; sono presenti anche acciaierie, mobilifici e industrie di trasformazione del legno, industrie ceramico-sanitarie, chimiche e farmaceutiche. Un altro polo importante è l'area di Piano Tavola a nord ovest del capoluogo con industrie alimentari e dolciarie, elettrotecniche, meccaniche ed agroalimentari sparse anche nella zona ad est del vulcano tra Acireale e Giarre. Da non dimenticare la zona industriale di Misterbianco con aziende di prefabbricati in cemento e di carpenteria metallica, ma recentemente trasformata nel polo commerciale più importante della provincia etnea.

Ancor oggi, importante nei traffici commerciali catanesi è il commercio degli agrumi e dei prodotti alimentari che si servono sempre meno dei treni e sempre più dei Tir attrezzati. Il porto di Catania è al servizio dei traffici anche di gran parte della produzione delle province di Siracusa, di Ragusa e di Enna destinata al resto d'Italia ed all'estero; tali province utilizzano il porto di Catania anche per le loro importazioni. Scambi commerciali avvengono con Germania, Francia, Inghilterra e Stati Uniti, ma sono in crescita anche le destinazioni mediterranee ed orientali. Il rapporto import-export si attesta a 2:1 a vantaggio delle esportazioni. Notevole importanza riveste il commercio al dettaglio, fiorente soprattutto nel capoluogo e nelle principali località turistiche.

Negli ultimi tempi la provincia ha favorito la nascita e l'insediamento di grandi centri commerciali, al dettaglio e all'ingrosso che si sono insediati soprattutto nelle aree di Catania sud, Misterbianco, Piano Tavola, Valcorrente, dove è sorta Etnapolis, San Giovanni la Punta, Acireale e Giarre calamitando anche un certo indotto di negozi al dettaglio nelle rispettive gallerie e pertinenze e lo stanziamento nelle aree circostanti di attività produttive e commerciali.

La provincia di Catania si avvale della presenza dell'Università di Catania. La sua istituzione risale al 1434 quando Alfonso d'Aragona emanò il privilegio istitutivo assunto nella tradizione dell'Ateneo come la data di fondazione. L'inizio dell'attività avvenne il 26 luglio 1445 . L'università offre oggi ottanta corsi suddivisi nelle 12 Facoltà, a Catania e nelle sedi decentrate di Ragusa, Siracusa, Enna e Caltanissetta. Dal 1998 è attiva la Scuola Superiore di Catania (sostenuta da un Consorzio tra Enti pubblici, aziende private e Istituti di cultura), con l'obiettivo di assicurare a studenti e laureati meritevoli un percorso formativo di eccellenza. Ad Acireale, inoltre, nell'edificio del prestigioso Collegio Pennisi, ha sede una delle cinque sezioni italiane della Scuola superiore della pubblica amministrazione.

Gli Istituti Scolastici superiori statali sono presenti nei maggiori centri della provincia; ve ne sono 24 a Catania, 9 ad Acireale, 7 a Caltagirone e Giarre, 5 a Paternò, 4 a Riposto, 3 a Biancavilla, 2 ad Adrano, Bronte e San Giovanni la Punta, ed uno a Grammichele, Militello, Nicolosi, Randazzo e Scordia. Oltre a questi esistono numerose realtà scolastiche private che assicurano insieme un'ampia offerta formativa.

Il rilancio culturale della città e della provincia è passato anche per la musica. Dagli anni settanta-ottanta, sono sorti decine di nuovi cantautori e gruppi musicali, che hanno rilanciato l'immagine della città in Italia. Il più importante è probabilmente Franco Battiato, le cui sperimentazioni musicali hanno influenzato molti altri autori.

Successivamente sono arrivati Vincenzo Spampinato, i Denovo di Mario Venuti e Luca Madonia, Carmen Consoli, lanciata dalla casa di produzione di Francesco Virlinzi, gli Sugarfree, Mario Biondi e molti altri autori minori. Nella scena rock ottanta-novanta spiccano nomi storici come gli Schizo, autori di un genere più hard, e poi gli Uzeda e i Flor de Mal, che nacquero negli anni in cui Catania veniva addirittura paragonata alla Seattle europea. Importante è stato anche il lavoro di cantanti popolari come BriganTony, le cui "opere" sono oggi riprese dai Brigantini, e ai più contemporanei Lautari.

Nella musica classica contemporanea meritano menzione i compositori Aldo Clementi e Francesco Pennisi (1934-2000) e gli esecutori Maurizio Ciampi e Francesco Nicolosi.

Catania è la città a più alta densità teatrale della Sicilia. Molteplici le compagnie teatrali che vi operano, sia professionali che amatoriali. Il più importante teatro della città è il Teatro Massimo Bellini, costruito dall'architetto Carlo Sada alla fine del secolo XIX ed inaugurato nel 1890. Oggi è un teatro lirico di tradizione, vanta un'orchestra sinfonica ed un coro stabile ed è sede di stagione operistica e concertistica. Da alcuni anni dispone della sala del Teatro Sangiorgi che viene utilizzata per concerti di musica da camera e per prove di spettacoli. Molto attivi sono inoltre il Teatro Stabile diretto da Pietrangelo Buttafuoco che ha sostituitoPippo Baudo e il Teatro Metropolitan, nonché il Piccolo Teatro di Gianni Salvo.

Fra le tradizioni popolari più note della provincia di Catania, vi è sicuramente quella dell'Opera dei pupi, che nel 2001 è stata dichiarata, dall'UNESCO, patrimonio orale ed immateriale dell'umanità.

Nella provincia è parlata la lingua siciliana, nella variante orientale non metafonetica .

Soprattutto a Catania il dialetto ha un accento caratteristico, simpatico alle orecchie degli altri siciliani ed italiani (cioè spiega in parte il grande successo di comici cittadini come Giuseppe Castiglia) e con una forte assimilazione della liquida r alla n o alla m nei gruppi consonantici rm o rn.

Rispetto al capoluogo i comuni a sud-est e soprattutto Vizzini, Licodia Eubea, Grammichele, Mineo e Mazzarrone sono influenzati dalla parlata ragusana (variante metafonetica sud-orientale) mentre quelli a nord lungo l'Alcantara e specie Calatabiano da quella messinese.

In alcuni centri resistono le parlate di matrice gallo-italica specie a Randazzo, Paternò, Caltagirone, Mirabella Imbaccari e San Michele di Ganzaria.

Minime tracce di greco rimangono invece a Biancavilla, popolata sul finire del XV secolo da genti di origine greco-albanese.

Il territorio è molto ricco di miti e leggende.

Catania è sede del quotidiano siciliano La Sicilia, il secondo dell'isola, e delle emittenti televisive Antenna Sicilia, Telecolor , Video 3, La F e D Television. In città sono inoltre presenti diverse emittenti radiofoniche: alcune a carattere regionale come Radio Telecolor e Radio Sis, e altre a livello locale quali Radio Video 3, Radio Catania, R.S.C., Studio 90 Italia, Radio Delfino, Antenna Uno, Radio Vulcano. In passato, era la sede anche delle riviste I Siciliani, Il Corriere di Sicilia e Espresso Sera e del canale televisivo Teletna. Oggi quasi tutti i mass media della città sono in mano a Mario Ciancio Sanfilippo ritenuto il maggiore editore del sud Italia.

In provincia sono attive altre emittenti come Teleradio Acireale, Canale 9, Rei Tv, Radio Etna Espresso e Radio Aci ad Acireale e Radio Universal a Giarre.

A Catania già nei primi anni del '900, proprio agli albori del cinema, sorsero varie case di produzione cinematografica: Morgana film, Etna film, Katana film, Sicula film e Jonio film. Secondo quanto riportato in un articolo del quotidiano "La Sicilia" del 1° marzo 1978, già nel 1914 Catania era una delle capitali del cinema europeo. L' Enciclopedia di Catania (edizioni Tringale), afferma che tra i primi lavori del cinema, (vedi anche "Storia generale del cinema" di Georges Sadoul) si trova il film Sperduti nel buio, considerato il primo film realista della storia, precursore del realismo russo, francese ed italiano. Il film ricavato dall'omonimo dramma di Roberto Bracco (1901), fu prodotto nel 1914 dalla Morgana Film di Catania e diretto da Nino Martoglio. Protagonisti principali furono Giovanni Grasso senior e Virginia Balistrieri. Della Morgana Film si ricordano anche, Capitan Blanco, diretto da Nino Martoglio e con gli stessi protagonosti del film precedente; Teresa Raquin dal libro di Emile Zola), anche questo citato nella storia del cinema, venne diretto da Martoglio ed interpretato dall'attrice teatrale Teresa Pizzana.

L' Etna Film produsse oltre 100 film, tra cui: Il Benefattore e il Marchese di Roccaverdina entrambi su soggetto di Luigi Capuana, Capo rais diretto da Nino Martoglio ed interpretato da Giovanni Grasso, L'acrobata diretto da Giuseppe de Liguoro e dal commediografo catanese Pippo Marchese. Da citare anche Christus, un colossal, girato con centinaia di comparse e Il cavaliere senza paura.

Della Katana Film si ricordano tra gli altri, Il latitante e La guerra e la moda (entrambi con la Balistrieri), della Sicula Film, La fidanzata dell'Etna, Pane nemico e Presentat'arm (con Elvira Radaelli) ed infine, della Jonio Film, Valeria.

Da notare che un meccanico dell'Etna Film, Francesco Margiunti, inventò due regoli calcolatori per la perforazione della pellicola negativa e positiva, che oggi si trovano al Museo del cinema di Torino. La produzione cinematografica di Catania durò solo pochi anni. Vennero presto favorite e finanziate altre sedi e il settore entrò in crisi. Tentativi di rilancio successivi, ma senza seguito, furono quelli di Ugo Saitta nel 1935 (Clima puro) e Lo voglio maschio, con Tuccio Musumeci, nel 1971.

Il barocco della città di Catania, assieme a quello di Acireale, Caltagirone, Militello in Val di Catania e di altre città della Sicilia orientale, è stato dichiarato dall'UNESCO, nel 2002, patrimonio dell'umanità appartenente alla zona omogenea del Val di Noto. Questa è una delle attrazioni architettoniche per cui è famosa la provincia di Catania. Essa ha però moltre altre bellezze naturali che le dovrebbero, se adeguatamente sfruttate, consentire innumerevoli possibilità di sviluppo settoriale nel campo turistico. Si spazia dalle ampie spiagge della Plaia di Catania, alle nere scogliere laviche della costiera acese i cui fondali, nelle zone di Santa Maria la Scala, Capo Mulini e Aci Trezza, sono un vero paradiso subacqueo per gli appassionati. La creazione del Parco dell'Etna permette agli appassionati la scoperta di un ambiente poliedrico e multiforme dalla vetazione rigogliosa, in virtù della fertilità dei terreni vulcanici, e quantomai vario nei suoi aspetti, con zone climatiche che variano in vitrù dell'altezza del vulcano, e che in inverno permettono anche ampie possibilità di praticare lo sci e gli sport invernali grazie ai campi innevati dei versanti sud (Nicolosi) e nord (Linguaglossa). L'ospitalità si avvale di una settantina di alberghi e pensioni, situati per lo più nella zona costiera, in particolare ad Acireale, città che dispone di oltre 4.000 posti letto, più della stessa città capoluogo. Lungo il litorale, dalla foce dell'Alcantara ad Agnone bagni, sono presenti anche numerosi camping marini oltre a quelli montani della zona di Linguaglossa immersi nei boschi dell'Etna.

Il nuovo porto turistico di Riposto lascia intravedere la possibilità di sviluppo del settore turistico diportistico, perché per la sua posizione è anche a supporto dell'area taorminese.

Il territorio provinciale offre inoltre numerose e pregevoli aziende agrituristiche e zone paesaggistiche di grande bellezza, anche all'interno, soprattutto nel calatino, a Militello, a Vizzini, a Grammichele e a Caltagirone. Non trascurabile è anche l'aspetto archeologico con vestigia importantissime di ogni epoca, dalla preistoria al periodo greco e romano come ad Acireale, Adrano, Grammichele e Caltagirone; e consistente è anche l'aspetto architettonico delle località del barocco come Acireale e Catania nonché bizantino e normanno a Randazzo a Paternò e in tante altre località.

Tuttavia, pur possedendo tutte le caratteristiche necessarie per un'importante sviluppo dell'industria del turismo, endemiche carenze strutturali e logistiche non hanno permesso fin'oggi il decollo del settori se non in locali o isolate iniziative felici. Nel settore archeologico attendono di essere trovate ancora importanti città siculo-greche, riportate alla luce e valorizzate le vestigia della Catania greca e romana ancora sepolte, trovate la misteriosa Xiphonia, l'attuale Acireale, le città di Kallipoli, Inessa, Palikè, e tanto altro.

Occorrerebbe un riassetto delle coste, strappandole all'insediamento dell'abusivismo selvaggio e ridando loro fruibilità per mezzo della creazione di strutture ricettive pianificate.

Urge la costruzione di infrastrutture viarie e ferroviarie come la, mai terminata, autostrada per Siracusa, il mancato raddoppio e velocizzazione, ancora in corso, della ferrovia per Messina e per Siracusa, l'assenza della seconda pista all'Aeroporto di Fontanarossa, sempre intasato e al limite delle sue possibilità e la mancanza del suo collegamento agli assi ferroviari per una movimentazione veloce di merci e viaggiatori oltre al ritardato potenziamento della Ferrovia Circumetnea che ne impedisce lo sviluppo dei programmi turistici.

La stazione sciistica di Piano Provenzana si estende sull'area coperta dalla pineta accomunando le caratteristiche dei paesaggi alpini alla visione panoramica del mare Ionio mentre si scia nelle piste. Le piste, una decina di vario livello tecnico prima della recente eruzione, hanno ospitato nel 2001 una edizione di Coppa Italia FIS . Attualmente sono in funzione due impianti di risalita che servono tre piste di livello medio. È possibile praticare lo sci-alpinismo e lo sci di fondo. Piano Provenzana è raggiungibile in auto percorrendo l'Autostrada A18 e uscendo a Fiumefreddo; poi per mezzo della Strada Statale 120 fino a Linguaglossa seguendo le indicazioni Etna Nord e Piano Provenzana.

Le eruzioni degli ultimi anni hanno gravemente danneggiato i 4 skilift e la cabinovia oltre alle attrezzature logistiche di terra. Ma la località rimane meta turistica perché è il punto di partenza per la visita dei crateri sommitali. Dal punto di vista tecnico questo versante offre buone possibilità a sciatori esperti e principianti con quasi 20 km di piste. Le strade che salgono al Rifugio Sapienza sono circondate da boschi di castagni, pini e betulle fino a quota 1900, ma cessato il panorama boschivo è possibile ammirare la città di Catania e il suo golfo. Il Rifugio Sapienza è raggiungibile in auto da Catania o Acireale seguendo le indicazioni per Nicolosi, Etna o con autobus dell' AST da Stazione di Catania Centrale . È altresì raggiungibile in auto da Giarre o Acireale passando per Zafferana Etnea e percorrendo la strada che collega quest'ultimo centro con il rifugio (19,1 km).

La città e i paesi della provincia di Catania presentano un'accentuata tendenza alla spettacolarizzazione delle feste religiose, che a volte affondano le loro radici scenografiche e culturali nelle tradizioni antiche del tempo dei siculi e dei greci. Sicuramente la più nota e spettacolare è la festa di Sant'Agata a Catania che dura tre giorni interi con sfilate di Cannalori e del fercolo trainato a mano dai fedeli fino a pochi decenni fa. Illuminazione e fuochi pirotecnici fanno da cornice alla festa che attrae centinaia di migliaia di persone nel capoluogo.

Pittoresca è La festa di San Giovanni Battista ad Acitrezza nel mese di giugno detta u pisci a mmari, una tradizione popolare che risale al 1750. Comprende una pantomima che è un vero rito propiziatorio, con una parodia della pesca del pesce spada interpretata da attori trezzoti.

Altra manifestazione religiosa di un certo rilievo ad Acireale è la Festa di San Sebastiano, il 20 gennaio.

Caltagirone, ogni anno, a partire da metà maggio fino alla prima domenica di giugno offre lo spettacolo della Scalinata di Santa Maria del Monte trasformata in uno splendido tappeto multicolore di fiori; è la "La Scala infiorata", un grandioso disegno formato utilizzando oltre 4000 piantine, in omaggio alla locale Madonna di Conadomini.

Una tradizione molto sentita è anche quella del Carnevale. Molte città si contendono il primato del più bel carnevale di Sicilia; tra queste primeggia Acireale con il suo Carnevale, considerato il più antico di Sicilia, più volte inserito nella lotteria nazionale, con sfilate di carri allegorici testimoniate sin dal 1800. Anche Misterbianco, Adrano e Paternò organizzano festeggiamenti carnevaleschi cercando di differenziarsi con sfilate tematiche di carri, concorsi a premi per maschere e sfilate di costumi e musica.

Sempre più numerose anche le sagre legate all'agro-alimentare tradizionale come la Sagra della ricotta e del formaggio a Vizzini alla fine di aprile, la Sagra del pistacchio a Bronte la seconda settimana di ottobre, la Sagra delle fragole a Maletto, la Vinimilo a Milo e l'ottobrata di Zafferana Etnea.

La provincia di Catania è rinomata per i suoi vini, soprattutto rossi e di forte gradazione. Sin dall'antichità la principale attività del porto di Riposto è infatti stata l'esportazione vinicola. Tutta l'area etnea è infatti coltivata abbondantemente a vigneto. L'area nord comprendente le zone Randazzo, e della Solicchiata fino a Linguaglossa, è zona di produzione di vini che hanno ottenuta la classificazione D.O.C. come l'Etna rosso e bianco. Famoso il vitigno nerello mascalese che tipizza tutta una serie di vini pregiati. Antica la produzione di distillati e liquori, nelle zone del giarrese, degustabili con molta facilità.

Catania è il secondo comune della Sicilia, per densità abitativa, avendo 297.805 abitanti. Secondo Plutarco, il suo nome deriva da Katane (cioè grattugia), nome che probabilmente le venne dato dai coloni greci a causa dell'asperità del territorio lavico su cui venne edificata. In epoca storica, è stata distrutta ben sette volte da eruzioni vulcaniche e da terremoti dei quali i più catastrofici sono stati quelli del 1169 e del 1693.

Il settecentesco centro storico della città, grazie alla sua omogeneità stilistica ed alla bellezza del suo barocco, è stato dichiarato patrimonio dell'umanità, assieme ad altri sette comuni del Val di Noto, nel 2002.

Questi i dieci comuni più popolosi della provincia, dopo Catania.

Acireale (Jaci in siciliano) è un comune di 52.862 abitanti, collocato geograficamente poco più di una decina di chilometri a nord di Catania e, oltre allo stesso capoluogo, l'unico che può fregiarsi del titolo di città, attribuitogli secondo i criteri di legge a novembre del 2006. Il suo nome deriva dalla mitologia greca, da Aci, un pastore di cui si innamorò Galatea, e che venne ucciso da Polifemo. Dal sangue del pastore nacque un fiume chiamato Akis dai romani, oggi scomparso, che diventò il toponimo della zona. Fu Aquilia con gli spagnoli. Il nome Acireale fu attribuito alla città da Filippo IV di Spagna. L'importante impianto urbanistico è quello tipico delle città tardo-barocche della Sicilia. È sede della diocesi di Acireale, sino alla seconda metà degli anni '90 direttamente soggetta al controllo della Santa Sede. Attivi il commercio di agrumi (limoni) ed il turismo. La locale squadra di calcio ha partecipato anche a due campionati di serie B (1993/94 e 1994/95), categoria che in provincia è stata raggiunta soltanto nel capoluogo ed in tutta la Sicilia da appena sei città.

Comune di 49.331abitanti dell'immediato entroterra catanese posto a guardia della valle del Simeto. Molto sviluppate la produzione, la trasformazione e la commercializzazione di prodotti agricoli. Il suo territorio produce eccellenti agrumi a polpa rossa, nonché olive, uva e frutta. In ambito artigianale pregevoli i lavori di pietra lavica ceramicata e di terre cotte. Inoltre la città oltre ad essere ricca di monumenti di età normanna e barocca è ricca di reperti archeologici ritrovati recentemente sulla collina storica da cui si è stabilito che dal X secolo all'epoca normanna la collina è stata sede di insediamenti umani. Il turismo più sviluppato a Paternò è quello rurale, che inizia dalle salinelle, che sono manifestazioni di un'antica attività eruttiva. La città come ci testimoniano molti resti monumentali è stata segnata dalla civilta romana. Uno dei resti più importanti è il ponte romano edificato sul Simeto, poco lontano da passo d'Ipisi che alimentava molti dei mulini presenti sul territorio.

È un comune di 47.912 abitanti che si trova alcuni km a nord-ovest di Catania. Il suo nome deriva da un antico monastero dalle mura bianche, Munasterium Album, che venne distrutto, assieme all'antico borgo, dall'eruzione del 1669.

La ricostruzione avvenne nel sito attuale, più a valle dell' antico, in maniera per quanto possibile fedele alla precedente struttura cittadina.

Nel suo territorio è situato il complesso commerciale più importante dell'isola; notevole anche la produzione agricola e artigianale.

Caltagirone è un comune di 39.447 abitanti situato nella parte centro-meridionale della Sicilia, è conosciuto per aver dato i natali a don Luigi Sturzo e a Mario Scelba.

Il settecentesco centro storico della città, grazie alla sua omogeneità stilistica ed alla bellezza del suo barocco, è stato dichiarato patrimonio dell'umanità, assieme ad altri sette comuni del Val di Noto, nel 2002.

Importante centro agricolo (coltivazioni di uva, olive, mandorle, pesche, alberi da sughero) è noto soprattutto per la millenaria tradizione della produzione di ceramica con un importante museo della ceramica, che raccoglie manufatti a partire dalla preistoria e del periodo greco.

È ubicato presso la SS 417, che collega Catania a Gela, a circa 70 km a sud-ovest del capoluogo, ed è raggiungibile in treno tramite la linea Catania-Gela.

Antico centro di 36.413 abitanti a 560 metri di altezza alle falde dell'Etna, 35 Km a ovest di Catania. L'attuale nome risale al 1929 e riprende quello di Adranon della città fondata da Dionigi il Vecchio nel 400 a.C. I romani tradussero il nome in Hadranum, gli arabi in Adarna, i normanni in Adernio, e gli angioini in Adernò. Paese ad economia prevalentemente agricola, tra i principali produttori di Arancia Rossa di Sicilia e di Pistacchio. Il centro storico, con stradine strette, pavimentate in pietra lavica, possiede importanti monumenti (Castello normanno, Chiesa madre, convento di Santa Lucia).

Aci Catena ( Jaci Catina in siciliano) è un comune di 28.434 abitanti. Aci Catena e le altre Aci si narra che trassero la propria origine da Xiphonia, misteriosa città greca oggi del tutto scomparsa. I poeti Virgilio e Ovidio fecero nascere il mito della fondazione alla storia d'amore tra una ninfa chiamata Galatea ed un pastorello chiamato Aci, e del ciclope Polifemo. In epoca romana esisteva una città chiamata Akis, che partecipò alle guerre puniche. La storia di Aci Catena sara praticamente condivisa fino al XVII secolo con quella degli altri casali del territorio di Aci a cui si può far riferimento.

Gravina di Catania è un comune di 27.808 abitanti della provincia di Catania, ed il primo comune in Europa per densità.

Mascalucia è un comune di 27.482 abitanti. Negli ultimi 20 anni ha sestuplicato i suoi abitanti, passando da circa 4.000 a oltre 27.000. Il paese, come altri dell'hinterland catanese, ha assorbito, parzialmente, i circa 100.000 abitanti che nello stesso periodo hanno abbandonato la caotica Catania per trasferirsi nei paesi etnei circostanti. Il centro storico di Mascalucia si snoda lungo la via Etnea e risale al XVIII secolo. Sulla strada sorgono la chiesa di San Vito (patrono della città), la chiesa Madre dedicata a San Giovanni e la chiesa di San Nicola da tempo sconsacrata.

Giarre (Giarri che in siciliano significa " Giare di terracotta" ) è un comune di 27.108 abitanti, ai piedi dell'Etna e sovrastato dal maestoso panorama della Valle del Bove, che con la contigua Riposto (con cui durante il periodo fascista venne unita assumendo il nome di Jonia ) forma un grosso centro urbano che supera i 40.000 abitanti. La città è posta lungo la Strada Statale 114, a metà strada tra Catania e Taormina e forma un importante polo commerciale e agricolo e con premesse di sviluppo turistico. Nella città confinante di Riposto è stato realizzato da poco ed è tutt'ora in via di completamento, il più grande porto turistico di Sicilia ed uno dei maggiori del sud d'Italia.

Belpasso, che fu un tempo Malpasso, prima della terribile eruzione del 1669, e Fenicia Moncada dopo il terremoto del 1693 è un comune di 23.606 abitanti, posto a 551 m di altitudine alle falde meridionali dell'Etna. Il paese è caratterizzato da una pianta a scacchiera, insolita per la Sicilia, adottata al momento dell'ultima ricostruzione: quasi tutte le vie non hanno nomi specifici ma si distinguono semplicemente in "rette" e "traverse", seguite da un numero. Il territorio comunale, molto vasto, va dalla sommità dell'Etna fino a Valcorrente e alla frazione di Piano Tavola, ai margini della Piana di Catania. Proprio a Valcorrente ha sede Etnapolis, il più grande insediamento commerciale del sud Italia.

Secondo il parere di vari botanici avrebbe dai due ai quattromila anni di vita e, afferma, il botanico Bruno Peyronel è l'albero più antico d'Europa ed il più grande d'Italia (1982).

Qui di seguito sono indicate le riserve naturali, i parchi e le riserve marine, ricadenti nella provincia di Catania. Il parco dell'Alcantara si trova parzialmente nella Provincia di Messina mentre quello dei Nebrodi è suddiviso fra la provincia di Messina, quella di Enna e quella di Catania.

I castelli e i sistemi di fortificazione difensiva esistenti non sono molti soprattutto a causa dei disastrosi terremoti che hanno colpito la provincia distruggendo molte vestigia difensive del periodo greco-romano. Molte fortificazioni dell'epoca arabo-normanna insistono sullo stesso sito delle precedenti più antiche come il Castello di Calatabiano e il Castello di Caltagirone.

Abbastanza antica è la gara automobilistica Catania-Etna che un tempo si svolgeva in partenza da Catania con arrivo a Nicolosi. A causa della pericolosità delle gare libere su strada venne trasformata in cronoscalata dell'Etna con partenza da Nicolosi e arrivo alla Casa Cantoniera dell'Etna. Da alcuni anni si svolge anche il Rally del Commercio che coinvolge i comuni di Misterbianco e Camporotondo.

La provincia di Catania ha delle grosse carenze per quanto riguarda gli impianti sportivi. Le poche strutture di rilevanza regionale sono situate nel capoluogo e in molti casi presentano delle problematiche che raramente vengono risolte. Emblematica è la situazione del PalaNesima di Catania. La struttura, aperta in pompa magna nel 2003 con un concerto di Riccardo Cocciante e già chiusa nel 2004, è tutt'ora vittima di vandalismi a cui nessuno ha saputo opporsi.

Tra gli stadi calcistici, l'"Angelo Massimino" ospita le partite casalinghe della squadra di calcio del Catania. È stato inaugurato nel 1937 e ristrutturato più volte ed è il più importante della provincia, con una capienza di oltre 20.000 posti. Sono molto importanti anche il Tupparello di Acireale (7000 posti), il Falcone e Borsellino di Paternò (6000) e il Regionale di Giarre (5000).

La piscina comunale di Nesima, ancora a Catania, è l'impianto leader per gli sport acquatici. Gli impianti sciistici di Nicolosi, invece, sono all'avanguardia e sono stati ricostruiti dopo l'eruzione dell'Etna del luglio 2001, che è arrivata a lambire il rifugio Sapienza. Sono da segnalare anche il PalaCatania e il PalaLivatino, palazzetti polisportivi, il primo utilizzato dopo le Universiadi Sicilia 1997 per la pallavolo e il secondo per varie manifestazioni, il campo Dusmet, dedicato all'hockey su prato, il Warriors Field di Belpasso, campo di baseball. Recentemente si stanno sviluppando dei campi da golf, il più importante dei quali si trova a Castiglione di Sicilia.

La squadra più seguita in tutta la provincia è il Calcio Catania, che vanta dieci partecipazioni alla Serie A. La squadra più blasonata è invece quella femminile di pallanuoto, l'Orizzonte Geymonat Catania, che ha un palmares impressionante: 15 scudetti e 8 Coppe Campioni. Seguono il Cus Catania di hockey femminile (6 scudetti su prato e 6 indoor), la Jolly Componibili Catania di calcio femminile, la Paoletti Catania di pallavolo maschile e l'Alidea Catania di pallavolo femminile (1 scudetto a testa).

La coppia di pallavoliste Manuela Malerba e Margherita Chiavaro ha vinto uno scudetto di beach volley, mentre il Catania Beach Soccer ha conquistato due Coppe Italia e una Supercoppa italiana. Infine, la Romolo Murri Catania ha vinto un campionato italiano maschile indoor di cricket e la Polisportiva Cirnechi Catania ha vinto gli unici due campionati femminili dello stesso sport fin qui disputati.

Inoltre vantano tradizioni storiche, oltre ad ottimi piazzamenti nelle massime serie, l'Amatori Catania (rugby), il Nuoto Catania (pallanuoto maschile), gli Elephants Catania (football americano), i Warriors Paternò (baseball), la Pallavolo Caltagirone (femminile).

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Occhiolà

resti del castello medioevale di Occhiolà

Occhiolà è un antico borgo medioevale, oggi abbandonato, posto sui tre crinali della collina di Terravecchia ad alcuni km a nord di Grammichele, nella Sicilia centro-orientale. Il paese si sviluppava lungo un unico asse viario principale. Dalla strada principale si sviluppavano tante stradine strette e tortuose e sulla parte della collina si trovava il castello del principe.

Non è ancora molto chiaro quale sia l'origine del piccolo aggregato rurale distrutto dal terribile Terremoto del Val di Noto; l'ipotesi più probabile è che si tratti del residuo di un insediamento siculo ellenizzato menzionato da Diodoro Siculo con il nome di Echetla in riferimento all’occupazione siracusana del 309 a.C.. Gli scavi e i ritrovamenti di parte dell’abitato e della necropoli da parte di Paolo Orsi lo confermerebbero. Occhiolà è indicata come l'antica città greca di Echetla.

I reperti archeologici sono conservati presso il locale museo comunale di Grammichele e presso il Museo Archeologico Paolo Orsi di Siracusa. Nel 1993, in occasione del 300° anniversario della distruzione, venne avviata la realizzazione del Parco Archeologico di Occhiolà, già interessato da frequenti campagne di scavo.

Nell'antico paesino di Occhiolà vivevano circa tremila abitanti la maggior parte coltivatori della terra, pochi i braccianti. Quasi ogni contadino aveva la sua casetta ad un solo piano terreno; poche erano le famiglie che abitavano in case con diverse stanze. Per l'angustia delle case molte cose si facevano sulla strada; si spaccava la legna, si rigovernavano le stoviglie, sulla strada le donne filavano, cucivano e discutevano sulle loro giornate.

Una piccolissima parte della popolazione era costituita da medici, notai e uomini di legge. Un'altra piccola parte era costituita dagli artigiani cioè da fabbri, sarti, falegnami, barbieri.

All'unnici di innaru a vint'unura cu sutta li petri cu sutta li mura.

Domenica 11 gennaio 1693 verso le ore 14, mentre la popolazione cercava di sistemare le proprie case danneggiate dal terremoto avvenuto il venerdi 9 gennaio, una fortissima scossa distrusse il piccolo paesino di Occhiolà. Dopo il terremoto il cielo si fece nerissimo e si scatenò un fortissimo temporale. Tutti i superstiti, pieni di paura, di disperazione e di angoscia abbandonarono il territorio e si avviarono, una parte verso l'eremitorio Madonna del Piano e un'altra parte verso le campagne di Margi e Camemi.

I giurati di Occhiolà pensarono di informare il principe di quanto era accaduto, così per mezzo di un corriere gli inviarono una lettera. Il principe Don Carlo Maria Carafa, che abitava a Mazzarino si mostrò molto disponibile ad aiutare la popolazione e inviò nel suo territorio di Occhiolà, tanti viveri da distribuire ai superstiti. Occhiolà prima del terremoto contava 2910 abitanti, col terremoto ne morirono 1516. Dalle rovine di Occhiolà nacque l'odierna Grammichele, città a pianta esagonale, voluta dal principe Carlo Maria Carafa su disegno dell'architetto Fra' Michele da Ferla. Nella zona di Occhiolà sopravvisse la chiesa e l'eremo della Madonna del Piano.

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Source : Wikipedia