Governo Prodi

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Inviato da maria 12/03/2009 @ 00:12

Tags : governo prodi, politica

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Governo Prodi I

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Il Governo Prodi I è stato in carica dal 17 maggio 1996 al 21 ottobre 1998 (887 giorni, pari a due anni, cinque mesi e quattro giorni), e ha avuto la fiducia del Parlamento dal 31 maggio 1996 al 9 ottobre 1998 (per 861 giorni).

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Governo Prodi II

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Il Governo Prodi II è stato in carica per un totale di 722 giorni, ovvero 1 anno, 11 mesi e 19 giorni, dal 17 maggio 2006 al 7 maggio 2008 (giorno di entrata in carica del successore, il Governo Berlusconi IV).

Dimissionario dal 24 gennaio 2008 in seguito al voto di sfiducia del Senato. Era già stato dimissionario dal 21 febbraio al 2 marzo 2007, riprendendo però le sue funzioni in seguito ad un nuovo voto di fiducia da parte del Parlamento.

E' stato il primo governo della storia repubblicana a vedere la partecipazione diretta del Partito della Rifondazione Comunista e del Partito dei Radicali italiani, divenendo così l'unico governo sostenuto dall'intera sinistra parlamentare (cosa che non accadeva più dal 1947, Governo De Gasperi III).

Guidato da Romano Prodi e definito con le ultime nomine il 9 giugno 2006, contava al suo interno 25 ministri, 10 viceministri e 66 sottosegretari, per un totale di 102 membri, incluso il Presidente del consiglio (contro i 25 ministri, 9 viceministri, 63 sottosegretari, per un totale di 98 membri, del governo precedente). Per queste dimensioni ha superato il Governo Andreotti VII che entrando in carica nel 1991 era composto da 101 membri .

Nella formazione del governo si è voluto sottolineare un'attenzione al problema della rappresentanza femminile, con la nomina di sei ministri donna, come già accaduto recentemente nei Governi D'Alema I e II. Hanno scelto di non entrare personalmente nel Governo i Comunisti italiani, preferendo contribuire a indicare personalità indipendenti e considerate di alto profilo, capaci di rappresentare in maniera più estesa la coalizione.

Il 14 ottobre 2007 tutti i membri dei partiti aderenti a L'Ulivo, eccetto quelli segnalati, hanno aderito al Partito Democratico.

La sera stessa le dimissioni del governo vengono accettate dal Presidente della Repubblica.

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Francesco Rutelli

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Francesco Rutelli (Roma, 14 giugno 1954) è un politico italiano.

È Senatore e presiede il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica . Ha ricoperto le cariche di Ministro per i beni e le attività culturali e di Vicepresidente del Consiglio nel governo Prodi II, mentre è co-fondatore e co-presidente (assieme a François Bayrou) del Partito Democratico Europeo (PDE) presso il Parlamento europeo.

È stato parlamentare per il Partito Radicale dal 1983 al 1990. Ha quindi fondato i Verdi Arcobaleno ed è stato quindi eletto capogruppo alla Camera dei Verdi nel 1992. È stato eletto sindaco di Roma nel 1993 e nel 1997 e ha ricoperto la carica fino al gennaio 2001. Infine è stato presidente nazionale e leader del partito politico "La Margherita" dal 2001 (anno della sua fondazione) fino allo scioglimento del partito nel PD, avvenuto nel 2007.

È stato candidato sindaco di Roma per il centrosinistra nel 2008, sconfitto al secondo turno da Gianni Alemanno.

Nato a Roma il 14 giugno 1954. Sposato con la giornalista Barbara Palombelli (con rito civile, 1982; con rito religioso, 1995), hanno quattro figli. Figlio di Marcello Rutelli (architetto) e Sandra Gentili. Bisnipote dello scultore Mario Rutelli, autore di famose opere a Roma (tra cui la Fontana della Najadi a Piazza della Repubblica e il monumento ad Anita Garibaldi al Gianicolo) e Palermo. Il nonno materno, Mario Gentili, è stato proclamato "Giusto tra le Nazioni" presso lo Yad Vashem di Gerusalemme per aver salvato nel 1943-44 un giovane ebreo durante l'occupazione nazista di Roma.

Studia presso il Liceo Classico Massimo, gestito dai gesuiti, finendo il Liceo nello statale Socrate, dove consegue la maturità classica. Si iscrive alla Facoltà di Architettura dell'Università La Sapienza, ma non porta a termine gli studi, cominciando a dedicarsi a tempo pieno all'attività politica. Ha ricevuto Lauree honoris causa dalla John Cabot University, dalla American University of Rome e dalla Temple University.

Rutelli si avvicina alla politica iscrivendosi al Partito Radicale. Particolare è la decisione di aderire al partito di Marco Pannella: Rutelli, infatti, ha da giovane una formazione ed una pratica cattolica da cui si distacca all'età di vent'anni, in seguito alla morte nel 1973 dopo una lunga malattia della madre Sandra. Alla fede cattolica si riavvicinerà dopo un lento percorso negli anni successivi.

Nel 1979, a 25 anni, è segretario regionale per il Lazio del partito, e un anno dopo viene eletto alla segreteria nazionale.

Nel 1983 viene eletto alla Camera dei Deputati ed è capofila nelle battaglie per i diritti civili proposte dai radicali. Viene eletto Presidente del Gruppo Parlamentare radicale.

Nel 1987 viene nuovamente eletto alla Camera dei Deputati con il Partito Radicale. Nel 1990 si dimette, per il principio di rotazione dell'incarico, vigente nel Partito, lasciando il seggio ad Emma Bonino.

In questi anni Rutelli, con i Radicali, porta avanti battaglie pacifiste per un antimilitarismo non violento, per l'obiezione di coscienza e contro il nucleare, oltre che sostenere posizioni anticlericali tipiche del movimento politico radicale.

Nel 1989 il Partito Radicale si trasforma in Partito Radicale Transnazionale e cessa di partecipare a competizioni elettorali di qualunque natura. Rutelli promuove la nascita, insieme a militanti radicali, ambientalisti ed esponenti di Democrazia Proletaria, di una nuova formazione ecologista progressista: i Verdi Arcobaleno. In questi anni, tra i principali temi politici trattati da Rutelli e dai Verdi Arcobaleno risultano: la lotta globale contro i mutamenti climatici, le politiche per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica e la tutela della fascia di ozono, la cooperazione con i paesi del Terzo Mondo per l'applicazione dei programmi di tutela ambientale . I Verdi Arcobaleno confluiranno poi (con le Liste Verdi) nella Federazione dei Verdi, della quale Rutelli viene eletto dapprima coordinatore nazionale e nel 1992, dopo le elezioni politiche, capogruppo alla Camera.

L'anno seguente Carlo Azeglio Ciampi lo vuole nel suo governo come ministro dell'Ambiente e delle Aree Urbane: Rutelli accetta, ma si dimette dopo solo un giorno, assieme agli altri ministri del PDS, per protestare contro il Parlamento che ha contraddetto i suoi impegni e negato l'autorizzazione a procedere penalmente contro Bettino Craxi, già presidente del Consiglio dei ministri. Famoso l'augurio che nelle polemiche della successiva campagna elettorale farà al leader socialista, allora latitante, di "mangiare il rancio a San Vittore". Lo stesso Rutelli, nel 2000, ha ammesso che questa frase era stata "troppo forte e dura". Tale affermazione causò un contenzioso giudiziario con la figlia del leader socialista Stefania Craxi, che si concluse in tribunale con una sanzione pecuniaria a carico della Craxi.

Nel dicembre del 1993 la coalizione di centrosinistra lo propone come sindaco di Roma: Francesco Rutelli batte al ballottaggio Gianfranco Fini, leader del Movimento Sociale Italiano (poi Alleanza Nazionale) diventando, così, il primo Sindaco della capitale direttamente eletto dai cittadini. È riconfermato in questa carica anche nel 1997, battendo il candidato del Polo delle Libertà Pierluigi Borghini e conseguendo il numero più alto di consensi popolari - 990.000 voti - raccolto nelle diverse elezioni tenute a Roma dal 1993 ad oggi.

Durante il suo secondo mandato da sindaco gestisce la preparazione e l'organizzazione del Giubileo del 2000, anche come Commissario Straordinario del Governo Prodi . Tra le opere realizzate dal Comune di Roma con i fondi speciali per il Giubileo, la risistemazione dei Musei Capitolini, la "galleria Pasa" sotto il Gianicolo con il parcheggio per i pullman annesso, il sottovia di Ponte Vittorio e la ripavimentazione di alcune importanti vie e piazze della città. Sotto i mandati di Francesco Rutelli vengono completate o realizzate a Roma rilevanti trasformazioni: viene riqualificata a cura di una società del gruppo delle FS la Stazione Termini ed è raddoppiata dalle FS il tratto dalla stazione di San Pietro a Bracciano della linea Roma-Viterbo. Sono inaugurati il nuovo centro Agroalimentare a Lunghezza e la linea tram n 8 (due progetti ereditato dalla precedente amministrazione del sindaco Franco Carraro), vengono ampliati a cura dell'Anas il Grande Raccordo Anulare e l'autostrada Roma-Fiumicino. Nel 2000, è prolungata fino a via Mattia Battistini la linea A della metropolitana, un altro progetto ereditato dalle precedenti amministrazioni. La città si dota poi di nuovi musei, quali le Scuderie del Quirinale (di competenza del Ministero dei Beni Culturali), la Centrale Montemartini, il Macro. Vengono anche iniziati i lavori per opere che saranno poi inaugurate dal successivo sindaco Walter Veltroni: l'Auditorium Parco della Musica di Renzo Piano (quest'ultimo promosso durante il mandato di Franco Carraro), il Museo dell'Ara Pacis dell'architetto Richard Meier e la Galleria Giovanni XXIII, un tunnel stradale che unisce la zona del Ministero degli Affari Esteri con le vie della Pineta Sacchetti e Trionfale.

Nel 1999 è eletto deputato al Parlamento europeo nelle file del movimento politico i Democratici (riformisti filoeuropeisti), animato anche dal movimento dei sindaci Centocittà, fondato con Massimo Cacciari ed Enzo Bianco. Al Parlamento europeo è membro del Gruppo Liberaldemocratico. Tra i temi politici di cui si occupa a Bruxelles figurano: l'impegno dell'Unione Europea per l'abolizione della pena di morte , per la tutela della libertà e del pluralismo dell'informazione e per la lotta contro la corruzione .

Nel 2001 è proposto dalla coalizione di centro-sinistra, L'Ulivo, quale candidato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. La coalizione guidata da Francesco Rutelli - che si presenta senza Rifondazione Comunista, Lista Di Pietro, Democrazia Europea e Radicali - perde la competizione elettorale contro Silvio Berlusconi e la Casa delle Libertà, con una differenza di circa due punti precentuali nel voto maggioritario.

Nel 2002 contribuisce a condurre I Democratici, il PPI e Rinnovamento Italiano a fondersi nel nuovo partito di centrosinistra "Democrazia è libertà - La Margherita", di cui viene eletto presidente federale. Verrà rieletto Presidente della Margherita con voto unanime nei Congressi del 2004 e 2007.

In questa veste fu favorevole al progetto della Federazione dei Riformisti (composta dai DS, dalla Margherita, dallo SDI e dal Movimento Repubblicani Europei) ed accolse la proposta di Romano Prodi di presentare alle elezioni europee del 2004 una lista unitaria Uniti nell'Ulivo.

Nel 2004, con François Bayrou, fonda il Partito Democratico Europeo di cui viene nominato Presidente Onorario Romano Prodi. Il Partito è pensato sul modello statunitense del Partito Democratico. Il PDE godrà fin da subito di un rapporto privilegiato con il Partito del Socialismo Europeo (PSE). Tuttavia, all'interno del Parlamento Europeo il PDE forma in alleanza con diversi partiti liberali europei il gruppo dell'Alleanza dei Democratici e dei Liberali Europei (ADLE), collocandosi alla sinistra del PPE e alla destra del PSE.

IL Partito Democratico Europeo darà vita nel 2005, insieme al Partito Democratico statunitense e al Consiglio Asiatico dei Liberali e Democratici , all'Alliance of Democrats , un network di forze politiche di centro-sinistra e moderate, indirizzato allo sviluppo del confronto politico internazionale tra i Democratici sulle sfide globali. Negli anni il network si allargherà a formazioni politiche africane e sud americane .

In Inciucio Peter Gomez e Marco Travaglio sostengono che dalla fine del 2004 Rutelli abbia smesso di battersi contro la censura televisiva perché la moglie Barbara Palombelli ottenne un contratto da 300.000 euro (? ) con la RAI..

Nel maggio del 2005, dopo il buon risultato della Margherita alle elezioni regionali, si apre nel Partito (che continua a sostenere il progetto della Federazione dei Riformisti) un acceso dibattito sulla presentazione di una Lista Unitaria per le elezioni politiche del 2006. Nell'ottobre del 2005, dopo il successo di partecipazione delle elezioni primarie dell'Unione, l'Assemblea Federale del Partito approva all'unanimità di promuovere una lista unitaria alla Camera dei Deputati, basata innanzitutto su un'intesa tra DS e DL e guidata da Romano Prodi. L'Assemblea impegna inoltre il partito a presentare proprie liste al Senato, confermando così una presenza autonoma indispensabile nel corso della costruzione dell'ambizioso progetto unitario del Partito Democratico, il cui raggiungimento Rutelli considera un sogno politico .

Alle elezioni politiche del 2006, candidato capolista dell'Ulivo nella circoscrizione Lazio 1, viene eletto alla Camera. Il 17 maggio 2006 viene nominato Vicepresidente del Consiglio, carica che ricopre con Massimo D'Alema nello stesso governo, e Ministro per i Beni e le attività Culturali del Governo Prodi II. Come Ministro realizza tra l'altro la riforma del Codice del Paesaggio , la norma del Tax credit per il finanziamento del cinema , ottiene il rientro in Italia di decine di capolavori archeologici trafugati all'estero .

Dal 23 maggio 2007 è uno dei 45 membri del Comitato nazionale per il Partito Democratico che riunisce i leader delle componenti del futuro PD.

A fine luglio dichiara il proprio sostegno alla candidatura di Walter Veltroni a segretario del PD e si fa promotore di un manifesto politico-programmatico con altre note personalità del mondo della cultura e della politica intitolato "Per il coraggio delle riforme" (poi ribattezzato "Manifesto dei coraggiosi"). Il manifesto è stato sottoscritto da alcuni esponenti e amministratori locali di quello che diventerà il Partito Democratico e da significativi esponenti del mondo della cultura, dello sport e dell'economia. Il nucleo del manifesto consiste in un incitamento al nuovo partito affinché si faccia promotore di riforme in senso liberale: crescita economica, snellimento burocratico, sì alle infrastrutture, tutela dell'ambiente e del clima, sostegno alle famiglie, impegno per la pace e la solidarietà con l'Africa. In chiusura del manifesto si sottolinea la necessità di attuare le riforme vincendo il "conservatorismo di sinistra" e, qualora il Governo Prodi non riuscisse ad attuare le riforme auspicate, indica la strada possibile di un centrosinistra diverso ("di nuovo conio") rispetto all'Unione. Il documento sostiene esplicitamente la candidatura Veltroni.

Attualmente, Rutelli è membro della Direzione Nazionale del Partito Democratico.

In seguito alle annunciate dimissioni da sindaco di Walter Veltroni per correre come candidato premier del Partito Democratico alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008, a Roma vengono indette elezioni anticipate per il rinnovo dell'Amministrazione Comunale. Francesco Rutelli viene da più parti sollecitato a candidarsi a Sindaco di Roma . L'8 febbraio annuncia una campagna d'ascolto della città della durata di 10 giorni. Durante questa campagna, che prende il titolo di "Roma merita ascolto", conduce una serie di blitz a sorpresa nei vari quartieri della città per ascoltare dal vivo l'opinione degli abitanti. Il 18 febbraio 2008 scioglie la riserva e accetta di candidarsi a sindaco di Roma costituendo il Comitato per Rutelli Sindaco.

Il 27 febbraio annuncia il raggiunto accordo tra il Partito Democratico e la Sinistra Arcobaleno per il sostegno della sua candidatura. Nei giorni successivi la sua coalizione registra l'alleanza con i Radicali Italiani, L'Italia dei Valori e l'Unione Democratica dei Consumatori. Della coalizione fanno parte anche la Lista Civica per Rutelli, la Lista Under 30 e la lista I Moderati per Roma - Al centro con Rutelli. A sinistra esprimono dissenso per la candidatura: Sinistra Critica, che presenta un suo candidato per poi al secondo turno invitare gli elettori a votare contro il candidato della destra (G. Alemanno) e movimenti quali l'Arcigay.

Al primo turno, 13 e 14 aprile, ottiene il miglior risultato con il 45.77% dei voti (761.126 voti assoluti), seguito da Gianni Alemanno del centrodestra con il 40.74% dei voti (677.350 voti assoluti). Al ballottaggio del 27 e 28 aprile 2008, tuttavia, è sconfitto da Alemanno, ottenendo il 46,343 % contro il 53,656 % del suo avversario.

Negli anni in cui è stato Sindaco di Roma (1993-2001), Rutelli ha affidato incarichi professionali a collaboratori esterni (personale di segreteria e addetti alle PR) al Comune. Contro ciò e contro analoghe attribuzioni di incarichi professionali da parte di altri 13 Assessori l'opposizione di destra, guidata dai consiglieri comunali Antonio Alibrandi e Teodoro Buontempo, ha presentato un esposto-denuncia nell'ottobre del 1995. La Corte dei Conti, Seconda Sezione Giurisdizionale, definitivamente pronunciandosi in Appello con la sentenza n. 137 del 22 aprile 2002 ha condannato Rutelli e gli altri assessori, in funzione della maggiore o minore responsabilitá, al pagamento di somme a titolo di risarcimento in favore del Comune di Roma (Rutelli verserà 40.000 euro più altri 25.000 euro assieme agli altri assessori chiamati in causa). Questa sentenza ridimensiona la somma complessivamente determinata in primo grado dalla Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per il Lazio, di un milione di Euro , riconoscendo parzialmente i vantaggi recati al Comune di Roma dalle prestazioni professionali in questione e gli avvenimenti che prima dell'insediamento della Giunta Rutelli avevano turbato l'apparato comunale, con vicende giudiziarie e di amministrazione straordinaria . Infine nel 2006 il ricorso di Rutelli e degli altri coimputati condannati in primo grado contro la sentenza di Appello della Corte dei Conti del 2002 viene respinto dalla Corte di Cassazione chiudendo definitivamente la vicenda. Secondo la Corte dei Conti, Rutelli e gli altri assessori, dal 1994 al 1996, "hanno conferito e/o rinnovato incarichi e consulenze professionali esterne in violazione di norme contenute nella legge n. 142 del 1990 e nel d. lgs. n. 29 del 1993, recepiti nello Statuto Comunale e nel Regolamento per l'Organizzazione degli Uffici e dei Servizi dell'Amministrazione Comunale". In altri termini Rutelli e i gli altri coimputati sono stati condannati in quanto (secondo i giudici) all'interno dell'amministrazione esistevano le professionalitá assunte con incarichi esterni (fino all'approvazione nel 1997 di una legge di regolamentazione della stipula di contratti al di fuori della dotazione organica di personale delle pubbliche amministrazioni "si sarebbe potuto ricorrere alla collaborazione di estranei all’amministrazione solo nel caso di inadeguatezza del personale in servizio").

A settembre 2006, nell'ambito del dibattito sull'eutanasia riproposto dal Presidente Napolitano, ha dichiarato la sua contrarietà alla "dolce morte" «finché c'è speranza per il malato», ribadendo anche la necessità di evitare l'accanimento terapeutico.

Nell'autunno 2008, ha rilanciato il Centro per un Futuro Sostenibile , da lui promosso nel 1989, nell'ambito dell'impegno per prevenire e mitigare i cambiamenti climatici.

Si è sposato con la giornalista Barbara Palombelli nel 1982 con rito civile. Dalla loro unione è nato Giorgio. Hanno inoltre tre figli adottivi: Francisco, Serena e Monica. Nel 1995 fu celebrato il matrimonio religioso dal cardinale Achille Silvestrini.

Ama ascoltare la radio. Tra i suoi musicisti preferiti: i Beatles, Ennio Morricone, Trovajoli. Tra gli artisti contemporanei ammira Anselm Kiefer, Michelangelo Pistoletto, Mimmo Iodice. È tifoso della Lazio.

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Partito della Rifondazione Comunista

Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà Sociale del Governo Prodi II, durante un comizio elettorale a Sarzana

Il Partito della Rifondazione Comunista (PRC), o semplicemente Rifondazione Comunista, è un partito politico della sinistra radicale, movimentista e pacifista italiana, fondato nel 1991.

Nato in contrarietà allo scioglimento del Partito Comunista Italiano, ha intensificato gradualmente i suoi rapporti con i partiti del centro-sinistra, dapprima nell'Alleanza dei Progressisti (1994), poi attraverso patti di "desistenza" con L'Ulivo (1996). Ha fornito appoggio esterno al Governo Prodi I ma, dopo averne provocato la caduta, ha interrotto questa collaborazione per poi contribuire a fondare una nuova coalizione di centro-sinistra, L'Unione, nel 2005. Nel 2008, insieme agli altri partiti della sinistra radicale, ha promosso la formazione del cartello La Sinistra - l'Arcobaleno.

Il principale esponente del partito è stato Fausto Bertinotti, che ne è stato segretario per 12 anni (dal 1994 al 2006) fino alla sua elezione a Presidente della Camera dei Deputati nella XV Legislatura. Da luglio 2008 il segretario è Paolo Ferrero.

Gli iscritti al partito sotto i 30 anni si riuniscono nella struttura parallela dei Giovani Comunisti, ma il partito sostiene anche collettivi studenteschi e movimenti universitari.

Il PRC nasce inizialmente come Movimento per la Rifondazione Comunista (MRC) nel febbraio 1991 a Rimini dove si svolge il XX e ultimo congresso del Partito Comunista Italiano. I fondatori del MRC cercano di mantenere logo e denominazione del vecchio PCI, ma quest'ultimo si trasforma ufficialmente in Partito Democratico della Sinistra, che ne è l'erede legale. Così si opta per assumere, come nome del partito, quello della mozione che si opponeva allo scioglimento: "Rifondazione Comunista". Sergio Garavini viene eletto coordinatore nazionale.

Il PRC deve ben presto fare i conti con la fine dell'URSS e l'inizio di Mani Pulite, ma nonostante ciò i consensi sono stabili intorno al 6% e gli iscritti in crescita. Tuttavia col tempo si acuisce la spaccatura fra il segretario Garavini e il neo-eletto presidente Armando Cossutta. Garavini forza i meccanismi decisionali per imporre la sua linea politica e ben presto viene accusato di "leaderismo" dai cossuttiani. Nel maggio del 1993 la direzione nazionale boccia la proposta di Garavini di un'unità d'azione col PDS: la bocciatura suona come una sfiducia al segretario che a giugno rassegna le proprie dimissioni. Fino al secondo congresso il PRC viene retto da un direttorio e intanto, nel 1993, muore Lucio Libertini, suo prestigioso cofondatore.

Nel 1993 Fausto Bertinotti lascia polemicamente il PDS. Bertinotti è in quel momento il leader della corrente massimalista e minoritaria Essere sindacato della CGIL, ed è notoriamente ingraiano. Nel 1991, persa la battaglia contro lo scioglimento del PCI, come consigliato da Ingrao, aveva preferito rimanere nel PDS.

Inizialmente Bertinotti rifiuta una sua adesione al PRC; poi, il 17 settembre, avviene la svolta: Bertinotti è pronto ad aderirvi e Cossutta lo vuole subito segretario. Il 23 gennaio del 1994 Fausto Bertinotti diventa il secondo segretario di Rifondazione Comunista, grazie a un accordo tra Cossutta e Magri. Nel Comitato politico nazionale ottiene il voto favorevole di 160 membri su 193, un risultato che viene considerato dal politico lombardo estremamente positivo.

Di lì a poco ci sono le prime elezioni politiche con sistema maggioritario e il PRC aderisce all'Alleanza dei Progressisti che comprende otto partiti di sinistra. Alle elezioni raggiunge il 6% dei voti, ma la coalizione vincente è quella di centrodestra, che elegge Silvio Berlusconi Presidente del Consiglio. Il 12 giugno, le prime elezioni europee fruttano 6 europarlamentari ai comunisti. Il 17 dicembre il PRC propone una propria mozione di sfiducia contro il primo governo Berlusconi, in autonomia da quelle di Lega Nord-PPI e del PDS. Il 22 dicembre Berlusconi si dimette: secondo alcuni esponenti comunisti, tra cui Livio Maitan, questo è il primo grande risultato a livello nazionale raggiunto da Rifondazione.

Rifondazione Comunista è divisa sulla fase apertasi con le dimissioni di Berlusconi: nel gennaio del 1995 alla Camera 14 deputati, tra i quali Garavini e il capogruppo Famiano Crucianelli, votano la fiducia al governo di Lamberto Dini, ex ministro berlusconiano sostenuto dalla Lega Nord, dal PPI e dal PDS. Anche se i voti dei deputati comunisti non sono decisivi (il governo Dini si salva grazie all'astensione di molti parlamentari del centrodestra), all'interno del PRC scoppiano le polemiche riguardo la mancata osservazione dell'indicazione del partito da parte dei 14 politici.

Crucianelli si dimette da capogruppo e viene sostituito da Oliviero Diliberto. Nel frattempo i dissidenti (tra questi anche Nichi Vendola) sosterranno anche la manovra economica bis di Dini del marzo del 1995: il partito chiede un «confronto» con l'ala destra ribelle, ma a giugno 19 tra deputati, senatori ed europarlamentari, guidati da Sergio Garavini, escono dal PRC per dar vita al Movimento dei Comunisti Unitari, che tre anni dopo confluirà nei Democratici di Sinistra.

Alle elezioni regionali del 1995, Rifondazione sale all'8% grazie alla battaglia contro la riforma delle pensioni voluta dal governo Dini. Di conseguenza il centrosinistra si rende disponibile ad un accordo elettorale con il PRC per le politiche dell'anno successivo, a ciò si oppone la minoranza trotzkista guidata da Marco Ferrando.

Il 25 ottobre il centrodestra propone una mozione di sfiducia al governo, che passa per 9 voti grazie all'astensione del PRC, che aveva strappato al governo le dimissioni per il successivo dicembre. Il 6 dicembre Romano Prodi presenta il programma di governo della nuova coalizione di centrosinistra, denominata L'Ulivo: il PRC boccia il documento insieme ai Verdi. Nel febbraio del 1996, però, il Comitato politico nazionale del PRC approva un «patto di desistenza» con l'Ulivo: l'Ulivo rinuncia a presentarsi in 45 collegi maggioritari "sicuri", lasciandoli al PRC che però dovrà presentarsi col vecchio simbolo dell'Alleanza dei Progressisti.

Il 21 aprile il PRC ottiene il suo massimo storico (fino ad allora) e risulta decisivo alla Camera per dare una maggioranza al centrosinistra. Il PRC decide di dare un appoggio esterno (dunque senza ministri e sottosegretari) al neonato primo governo Prodi, solo la deputata Mara Malavenda vota contro il governo ed esce dal partito fondando i Cobas per l'Autorganizzazione.

Al III congresso del Prc, avvenuto nel dicembre del 1996, la mozione di Cossutta-Bertinotti favorevole a «influenzare l'esperienza del governo Prodi» ottiene l'85,48% dei consensi. Nel gennaio del 1997 Bertinotti, però, comincia a criticare l'operato del governo, in particolare sulle politiche per i metalmeccanici. Il 9 ottobre Diliberto presenta una risoluzione firmata anche da Bertinotti e Cossutta che boccia la finanziaria presentata dal governo. Prodi non aspetta il voto e va a rassegnare le dimissioni. La crisi di governo è formalmente aperta ma il 13 ottobre il PRC e Prodi fanno pace grazie alla mediazione del Presidente della Repubblica Scalfaro. Il PRC accetta le modifiche avanzate dal governo e l'esecutivo si impegna a varare una legge che riduca le ore settimanali di lavoro a 35 entro il 2001 e a garantire adeguate pensioni a chi ha svolto lavori usuranti. Tuttavia Bertinotti non è soddisfatto e Cossutta inizia a temere che il segretario voglia far cadere il governo e imprimere una svolta massimalista al partito.

Tra il dicembre del 1997 ed il gennaio del 1998 Rifondazione, il mensile del partito, diviene così luogo dello scontro tra la linea del presidente Cossutta e quella del segretario Bertinotti. La maggioranza del partito si divide tra cossuttiani, soprattutto militanti dell'ex PCI, e bertinottiani, prevalentemente ex militanti della cosiddetta "nuova sinistra" e del socialismo radicale (Dp, Psiup, ecc...). L'opposizione verte sia sul modo di gestire il partito, sia sul rapporto col governo, sia sulla linea politica. Il 3 settembre si decide di tenere il IV congresso nei primi mesi del 1999, per una trasparente resa dei conti fra le due sottocorrenti.

Il 16 settembre il governo presenta la finanziaria 1999. Bertinotti vuole chiudere col governo, Cossutta è per la trattativa. Nel Cpn del Prc del 3 e 4 ottobre, prevale la mozione anti-governativa di Bertinotti (188 voti), sostenuta anche da cossuttiani dissidenti e dai neotrotzkisti di Bandiera Rossa. La mozione Cossutta ottiene 112 voti, quella Ferrando, anch'essa anti-governativa, ottiene 24 voti. Il 5 ottobre Armando Cossutta si dimette da presidente del partito. Molti iscritti al partito si autoconvocarono, allora, presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma per impedire la rottura con il governo, ma Bertinotti è irremovibile.

Il 9 ottobre il capogruppo alla Camera, Oliviero Diliberto, annuncia che la maggioranza assoluta del Gruppo parlamentare comunista avrebbe votato a favore del governo Prodi. Bertinotti si dichiara invece per la sfiducia e Diliberto ha il compito di spiegare a Montecitorio i motivi per cui Rifondazione non rinnova la fiducia all'esecutivo, scelta che lui per primo non condivide. Al termine delle dichiarazioni di voto e delle operazioni di conta, il governo cade per un solo voto. Due giorni dopo i sostenitori della mozione di Cossutta abbandonarono il PRC per dare vita al Partito dei Comunisti Italiani. Si procedette così alla costituzione di nuovi governi di centro-sinistra, prima a guida di Massimo D'Alema poi di Giuliano Amato, sostenuti organicamente dal PdCI, ma non dal PRC.

La fuoriuscita dei Comunisti Italiani spinge Rifondazione a sviluppare un nuovo corso più movimentista secondo le idee ingraiane e massimaliste del suo leader. La scissione cossuttiana indebolì il partito di voti, iscritti e risorse economiche, tanto che viene sospesa la pubblicazione di Rifondazione.

Nel 1999 si svolge il IV congresso del Prc che vede presentate due mozioni: quella del segretario, sostenuta da bertinottiani, ex-cossuttiani e maitaniani (Bandiera Rossa), e quella trotzkista radicale di Ferrando, Grisolia e Ricci. La prima mozione passa con l'84% dei voti. Per la prima volta la parola "Rifondazione" fa ingresso nel simbolo del partito. Bertinotti non chiude però del tutto le porte al centro-sinistra, soprattutto a livello locale. A giugno le elezioni europee del 1999 sono un fiasco, il PRC ottiene il 4% dei voti (contro l'8% delle politiche). Il calo è solo in parte spiegato dal 2% del Pdci. Nel Cpn del 4 luglio, Bertinotti avanza l'idea di un «forum» aperto alla «sinistra antagonista ed ai movimenti anti-liberisti».

Il PRC non riesce, però, a cogliere l'ampiezza del "fenomeno movimenti", tanto che a Seattle per protestare contro il terzo meeting dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, sarà presente la sola presidente dei Verdi, Grazia Francescato. Il Prc non parteciperà, del resto, ad analoghi momenti organizzati dal "popolo di Seattle" durante il 2000. Il Prc preferisce puntare molto sulla Conferenza intergovernativa dell'Unione Europea di Nizza del dicembre 2000. Il successo dell'iniziativa, alla quale partecipano solo PRC e Verdi, permise al partito di guardare in modo nuovo al rapporto con i movimenti.

In aprile, alle elezioni regionali il PRC preferisce fare accordi di desistenza con il centrosinistra in tutte le regioni tranne che in Toscana, ma in Lombardia molti dirigenti locali di Rifondazione non sostengono il candidato dell'Ulivo Mino Martinazzoli e preferiscono schierarsi con Nerio Nesi del Pdci; cosa analoga accade in Piemonte dove alcuni rifondini votano la verde Francesca Calvo e non l'ulivista Livia Turco). Ciò nonostante la Casa delle Libertà, la nuova coalizione del centrodestra, vince in ben 8 regioni su 15.

Dopo la contestazione di Nizza e con l'avvicinarsi del ritorno del centrodestra al governo, Bertinotti decide di puntare ideologicamente verso un partito più marxista e meno leninista, più movimentista e di opposizione. Si va quindi verso una rifondazione del partito su basi totalmente nuove. Il disegno del segretario non è esplicitato subito e si concretizza per tappe. A prima tappa è il 21 gennaio del 2001, quando in occasione degli ottant'anni dalla fondazione del Pci, a Livorno Bertinotti chiede ai militanti di riscoprire la radice marxista, ma di sradicare dal partito qualsiasi residuo di stalinismo.

Il 13 maggio dello stesso anno sono previste le elezioni politiche: dopo una lunga trattativa tra Ulivo e PRC, Rifondazione decide alla Camera di concorrere solo nella quota proporzionale (patto di "non belligeranza"), e di presentarsi al Senato come forza indipendente. I risultati non sono dei migliori, anche se il Prc risulta l'unico partito fuori dai poli a superare lo sbarramento del 4% (ottenne infatti il 5%), ma al Senato il mancato accordo tra Ulivo e Prc permette ai conservatori di conquistare ben 40 seggi. Per questo motivo il Prc sarà oggetto di durissime critiche da parte del centrosinistra.

Il Prc continua nel dialogo con i movimenti e si rende tra i principali protagonisti del del Genoa Social Forum (vedi Fatti del G8 di Genova), aggregazione di associazioni anti-G8, il cui portavoce è Vittorio Agnoletto, già candidato dal Prc alla Camera e proveniente da Dp. Gli scontri di Genova e i suoi giovani anticapitalisti sembrano indicare definitivamente al gruppo dirigente del Prc lo sbocco naturale del bertinottismo: i movimenti no-global.

Più tardi la stagione delle guerre Usa (Afghanistan, Iraq) accentua nel PRC l'antimilitarismo e il pacifismo, tanto che il 5 marzo 2003, Bertinotti aderisce, con altri esponenti politici e sindacali, a una giornata di digiuno indetta dal Vaticano «contro la guerra e il terrorismo». Dal 14 ottobre 2001 il PRC partecipa stabilmente alla tradizionale Marcia per la pace Perugia-Assisi e Bertinotti spinge affinché il pacifismo di Rifondazione approdi alla vera e propria nonviolenza.

Al Cpn del 15 e 16 dicembre 2001 vengono intanto approvate le 63 tesi su cui verterà il successivo V congresso del partito. A redigerle è Paolo Ferrero, già trotzkista all'opposizione nel partito, e ora l'uomo che Bertinotti ha voluto per far svoltare il partito.

Il 4 aprile del 2002 si apre così il V congresso del Prc. Nella sua relazione introduttiva, Fausto Bertinotti pone subito «il problema della costruzione di un nuovo progetto politico», per «costruire un'alternativa di modello sociale e di democrazia, che può diventare anche alternativa di governo, fondata sulla duplice discriminante del no alla guerra e alle politiche neo-liberiste. E, contestualmente, si propone di rifondare la politica, a partire dalla ripresa della sua ambizione più alta, quella di trasformare la società capitalistica», Bertinotti ribadisce anche che «lo stalinismo è incompatibile col comunismo» e pone come alternativa il modello proposto da Frei Betto.

Sul fronte lavoro, il Prc si impegna per la difesa dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che dal 17 agosto 2001 Banca d'Italia, Confindustria e Governo spingono per l'abrogazione. Bertinotti lancia la proposta di un referendum che estenda le tutele dell'articolo 18 anche alle aziende sotto i 15 dipendenti. La proposta referendaria è accolta favorevolmente dai Verdi, dalla corrente Ds Socialismo 2000 di Cesare Salvi, dalla Fiom e da parte della Cgil. Nel frattempo, dopo la grande mobilitazione sindacale guidata dalla Cgil del marzo 2002, il governo Berlusconi rinuncia a modificare l'articolo 18. Tuttavia la consultazione referendaria si terrà comunque nel giugno 2003 risultando però nulla data la scarsa aflfuenza alle urne (25,5% degli aventi diritto, 10.572.538 i "sì").

Nel medesimo periodo nel PRC nascono prese di posizione contro Cuba: il 29 aprile del 2003 alla Camera si vota sulle misure da prendere contro lo stato caraibico che in quei giorni aveva incarcerato 75 oppositori di destra e ne aveva fucilato altri 3, rei di aver dirottato un traghetto nel porto de L'Avana.

Vengono approntate 4 distinte mozioni dalla CdL, dall'Ulivo, dal Prc e dal Pdci. Solo quella del Pdci non condanna Cuba. Le risoluzioni dell'Ulivo e di Rifondazione, pur non invocando le sanzioni, condannano entrambe il regime castrista. Il Prc, in tal modo, inizia l'allontanamento dal governo di Fidel Castro.

Nel Cpn del 3 e 4 maggio, Bertinotti viene bersagliato da forti critiche per la scelta su Cuba. Il segretario chiarisce che «la questione sulla pena di morte non è solo una questione etica, ma anche politica. La pena di morte va rifiutata hic et nunc, senza se e senza ma. Non credo che la divergenza verta sulla storia di Cuba».

Il 9 maggio esce su Liberazione un articolo di Fulvio Grimaldi (già giornalista del Tg3) in difesa di Fidel Castro. Il giorno dopo Grimaldi viene sostituito con Fabrizio Giovenale. Il caso Castro si riaprirà nel Prc in occasione della convocazione a L'Avana di più di 600 personalità di 70 paesi per un "Incontro Internazionale contro il terrorismo, per la verità e la giustizia" da tenersi nel giugno del 2005. A rappresentare l'Italia, Cuba invita solo il Pdci ed esclude il Prc, ma accetta comunque una delegazione della corrente L'Ernesto, guidata da Claudio Grassi. Il responsabile esteri Gennaro Migliore afferma: «È un fatto singolare, grave e incongruo nei rapporti tra i nostri partiti, che sono stati sempre corretti. Rifondazione è solidale con le lotte del popolo cubano, ma rivendica la possibilità di criticare quanto non va in quella esperienza».

Verso l'Ulivo invece è disgelo: il 6 marzo 2003 a Montecitorio tutti i leader de L'Ulivo tornano a sedersi a un tavolo con Bertinotti. Alla fine dell'incontro con L'Ulivo, vengono anche costituite tre commissioni paritetiche per creare delle prime convergenze di programma. Il 16 maggio Bertinotti precisa la sua idea di accordo organico con L'Ulivo: «Siamo disponibili solo a un accordo di programma, non a riesumare vecchie formule come la desistenza».

Il 17 giugno la Direzione Nazionale del Partito, riunita per analizzare il risultato referendario, dà il via libera alla ricerca di nuove intese con l'Ulivo, con 21 voti favorevoli, 5 contrari (tutti della corrente Ferrando), e 10 astenuti. Ferrando è contrario e chiede di «avviare immediatamente un congresso straordinario». Anche il Cpn del 28 e 29 giugno sarà d'accordo, e stavolta il documento sarà votato da tutta la maggioranza uscita dall'ultimo congresso (68 sì, 14 no, 1 astensione). Viene così definitivamente abbandonata l'idea lanciata nel 2000 di «rompere la gabbia del centrosinistra». Secondo i bertinottiani perché questa è stata rotta, mentre per le opposizioni interne così facendo il Prc accetta di entrare nella gabbia e in modo docile.

Pochi mesi dopo Bertinotti imprime l'accelerazione sulla rifondazione del partito e fa definitivamente sterzare il partito verso la nonviolenza, generando lacerazioni consistenti nel Partito.

Dalla fine del 2002, Bertinotti intesse dialoghi coi leader europei dei partiti antiliberisti di varia estrazione. L'obiettivo è quello di fondare «un partito europeo di sinistra alternativa». Non è una nuova internazionale "europea" di partiti comunisti, visto che è aperto anche a partiti socialisti massimalisti. Del progetto il Partito è pressoché all'oscuro e ne avrà piena conoscenza solo il giorno della fondazione del Partito della Sinistra Europea, il 10 gennaio del 2004 a Berlino, nella stessa stanza dove nella notte di capodanno del 1918 Rosa Luxemburg fondò con Karl Liebknecht il Partito Comunista Tedesco.

A firmare l'appello fondativo saranno 11 partiti su 19 presenti, compreso Bertinotti per il Prc perché è «una rottura di continuità con il passato, che non può limitarsi a rinnegare stalinismo e leninismo, ma che introduce la nonviolenza come elemento di riforma del comunismo medesimo». Si decide altresì, su idea di Bertinotti, di recarsi ad omaggiare la tomba della Luxemburg e di ripetere l'iniziativa ogni anno nella seconda settimana di gennaio.

La fondazione della SE lascia buona parte del Partito contrariata, prevalentemente perché l'adesione non è preventivamente passata per gli organi decisionali del Partito (in primo luogo il CPN). Il malumore emergerà nella Direzione Nazionale del 28 gennaio, dove l'adesione alla SE passa con appena 21 sì, 17 no (tra cui due "bertinottiani") e un'astensione. Il 6 e 7 marzo tocca al Cpn la decisione definitiva. La maggioranza si sfalda e vengono presentati 5 documenti. Il documento del segretario passa comunque con 67 sì e 53 no. Viene così modificato anche il simbolo del Prc, dove viene aggiunta un'"unghia" rossa con scritto Sinistra Europea. Nello stesso Cpn passa anche la linea di proseguire l'unità d'azione col centrosinistra con 82 sì ("bertinottiani" e "grassiani").

Con questo voto positivo, il Prc può partecipare l'8 e 9 maggio a Roma al Congresso fondativo della SE, dove Fausto Bertinotti viene eletto presidente all'unanimità.

L'11 ottobre del 2004 tutti i partiti dell'Ulivo decidono di allargare la coalizione all'Italia dei Valori e a Rifondazione Comunista e danno vita alla Grande Alleanza Democratica (Gad).

Contestualmente la neonata Gad decide di tenere delle elezioni primarie per trovare un proprio leader «entro febbraio» 2005.

Durante l'autunno 2004, Bertinotti incomincia un duro braccio di ferro con la Gad per imporre la candidatura di Nichi Vendola a Presidente della Regione Puglia, in alternativa a quella dell'esponente della Margherita Francesco Boccia. Il 20 dicembre si arriva al compromesso di organizzare delle elezioni primarie in Puglia tra Boccia e Vendola per il 16 gennaio 2005. A sorpresa vince Vendola, seppur di strettissima misura e nonostante il fatto che tutti gli altri partiti del centrosinistra, compreso il Pdci, si fossero schierati col suo rivale.

Due giorni dopo, 18 gennaio, la Gad a Roma decide di rinviare le primarie nazionali a maggio. Bertinotti lancia con decisione la sua candidatura, mentre si aggiungono anche quelle di Alfonso Pecoraro Scanio e di Antonio Di Pietro.

Nel mezzo si svolgono le regionali in 14 regioni il 3 e il 4 aprile e un nuovo cambio di nome: la Gad diventa l'Unione. L'Unione vince in 12 regioni su 14, compresa la Puglia con Vendola, che diventa il primo presidente di regione della storia del Prc.

In ottobre la partecipazione alle elezioni primarie per il candidato dell'Unione alla presidenza del Consiglio sarà superiore di sette volte rispetto ai pronostici, ma Bertinotti arriva secondo dietro Prodi, raccogliendo 631.592 voti ovvero il 14,7% dei votanti, un risultato che viene giudicato dagli analisti leggermente negativo, creando ulteriori malumori nell'opposizione del partito.

Dal 2004 il Prc si ritrova diviso in due su moltissime questioni e Bertinotti riesce a far passare le sue proposte in Dn e Cpn con margini molto ristretti. In un simile clima, il VI congresso si pone come un vero e proprio regolamento di conti fra correnti. Nel Cpn del 30 e 31 ottobre la maggioranza decide di andare a un congresso a mozioni contrapposte, scontentando l'Ernesto che chiedeva un congresso a tesi emendabili.

Il Cpn del 20 e 21 novembre licenzia ben 5 documenti congressuali, rappresentativi delle 5 anime del partito. La mozione congressuale ("L'alternativa di società") di Bertinotti ottengono il 59% dei voti. La tesi vincente dei bertinottiani si presenta in forma molto snella e conferma tutte le svolte degli ultimi anni. I congressi di circolo si giocano in un clima teso e di sospetto, perché le minoranze denunciano un aumento imprevisto e eccessivo di tesserati che, a loro dire, servono a far vincere agilmente il congresso a Bertinotti.

Il 3 marzo al Palazzo del Cinema del Lido di Venezia, si apre quello che verrà da molti ricordato come il congresso più violento del Prc. Bertinotti può contare su 409 delegati, Grassi su 181, Ferrando e Malabarba su 45 ciascuno e Bellotti su 11. Bertinotti apre assicurando che è l'ultima volta che si fa eleggere segretario e che punta a un «ricambio generazionale» con i giovani che non hanno conosciuto il Partito Comunista Italiano o Democrazia Proletaria. Negli stessi giorni del congresso, Pietro Ingrao e Pietro Folena (Ds) si avvicinano a Rifondazione, il primo aderendovi. Bertinotti viene rieletto dal Cpn con 143 sì, 85 no e 2 astenuti (30 i non partecipanti al voto), nonostante le 4 minoranze abbiano poi deciso di coalizzarsi quando hanno saputo che la segreteria non sarebbe stata più unitaria (cioè rappresentativa di tutte e 5 le mozioni), ma solo di esponenti vicini al nuovo segretario. In ogni caso il congresso dà il via libero definitivo al Prc di essere forza di governo in caso di vittoria de l'Unione nel 2006.

Alla fine del 2005, dopo tre legislature, viene ripristinata una legge elettorale proporzionale, da sempre gradita al Prc, ma stavolta con liste bloccate. Il Cpn del Prc, a maggioranza, approva le candidature del partito, tra cui vari indipendenti, come Francesco Caruso, noto leader no-global, e la transgender Vladimiro Guadagno in arte Vladimir Luxuria. Alle minoranze (rappresentative di oltre il 40,5 del partito) vengono anche assicurati 9 candidati sicuramente vittoriosi pari al 14% degli eletti totali. Trova posto in Senato anche Marco Ferrando, capofila della minoranza troskista. La candidatura di Ferrando farà più discutere, perché questi dichiarerà - in una intervista al Corriere della Sera - di stare dalla parte dei resistenti iracheni anche quando sparano contro gli italiani. La segreteria nazionale escluderà allora Ferrando dalle elezioni, sostituendolo con la pacifista Lidia Menapace.

Alle elezioni politiche del 9 e 10 aprile 2006, l'Unione ottiene una vittoria di misura e Rifondazione Comunista ottiene un grande successo al Senato della Repubblica con il 7,4%, mentre alla Camera dei Deputati conferma la sua forza con il 5,8%.

Grazie alla nuova legge elettorale, Rifondazione è la lista che più ha guadagnato in termini di seggi: 52 in più rispetto al 2001, (41 deputati e 27 senatori). In Basilicata, per la prima volta, il Prc elegge un senatore ed in Sardegna passa dal 4% all'8,2%. Nelle aree metropolitane ottiene risultati migliori che in quelle rurali, ad esempio a Napoli il Prc ha ottenuto il 9,7%. In alcune province il Prc si posiziona come secondo partito dell'Unione, sorpassando la Margherita: è successo a Roma, con il 9,4% di preferenze al Senato (7,9% alla Camera), a Livorno che supera il 18%, a Massa con il 15%, a Firenze con l'11%, a Pisa con il 12%, a Perugia e a Lucca con il 10%.

Fausto Bertinotti il 29 aprile viene eletto Presidente della Camera dei deputati alla quarta votazione. A seguito della sua elezione, il Cpn del 7 maggio elegge Franco Giordano nuovo Segretario Nazionale del Partito.

L'entrata al governo non piace alla sinistra del Prc in particolare a Progetto Comunista, la corrente del partito con le posizioni più estreme, contraria alla coalizione de L'Unione e trotskista, il suo portavoce era Marco Ferrando. Nel congresso del 2002 raccolse oltre l'11% dei consensi presentandosi insieme con il gruppo denominato FalceMartello. Riferimento internazionale dell'area era il Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale, organizzazione trotzkista scissasi dal Segretariato Unificato nel 1997 con sede a Buenos Aires. Al sesto congresso ha ottenuto il 6,5% dei voti. Con la candidatura a parlamentare (poi ritirata dagli organismi dirigenti nazionali del PRC) di Marco Ferrando, l'area si divise. Alcuni, infatti, capeggiati da Francesco Ricci fondarono un nuovo gruppo: PC-ROL.

Il 22 aprile 2006 il PRC perderà l'area PC-ROL (poi Partito di Alternativa Comunista), quindi il 18 giugno fuoriesce il gruppo fedele a Ferrando che darà vita al Partito Comunista dei Lavoratori, infine nel dicembre 2006 il Partito perde il gruppo guidato da Luigi Izzo (Progetto Comunista -Area Programmatica, scissosi da Progetto Comunista nel 2003) che prenderà il nome di Associazione Unità Comunista; della terza mozione del VI Congresso rimarrà nel Partito solo il gruppo guidato da Marco Veruggio, Alì Ghaderi e Bruno Manganaro che non condividendo la scissione si costituiscono nell'area Controcorrente.

Il 17 maggio 2006 nasce il governo Prodi II e, per la prima volta in 15 anni di vita, Rifondazione aderisce direttamente con una sua delegazione ad un esecutivo.

Unico ministro di Rifondazione è Paolo Ferrero, con delega alla Solidarietà Sociale. Patrizia Sentinelli è viceministro agli Esteri; mentre i 6 sottosegretari sono Alfonso Gianni (Attività Produttive), Franco Bonato (Interno), Danielle Mazzonis (Beni Culturali), Donatella Linguiti (Pari Opportunità), Laura Marchetti (Ambiente) e Rosa Rinaldi (Lavoro). Il nuovo presidente del gruppo alla Camera è Gennaro Migliore. Al Senato capogruppo è Giovanni Russo Spena.

Il PRC non vive una fase serena. Da subito, infatti, vengono al pettine i nodi della difficile convivenza tra le istanze di chi come il Prc si fa portatore di politiche di marcata discontinuità col passato, e chi invece preferisce attuare politiche più moderate. Malgrado il programma comune de l'Unione, il Prc percepisce ben presto di essere in difficoltà, stritolata tra lealtà istituzionale (rafforzata dalla delicata presenza di Bertinotti alla presidenza della Camera) e di coalizione, e lealtà verso il proprio elettorato di riferimento.

Chi maldigerisce la situazione lo manifesta subito: il 19 luglio si dimette da deputato Paolo Cacciari che, insieme ad altri rifondaroli di minoranza, aveva dichiarato di essere pronto a votare contro il rifinanziamento delle missioni all'estero. Nascono i cosiddetti "senatori dissidenti" che sarebbero poi stati minacciati di espulsione dal segretario Giordano. Le dimissioni di Cacciari vengono però respinte dai suoi colleghi.

Poco dopo tornano le manifestazioni di piazza contro la legge finanziaria del 2007. Vi partecipano, non senza polemiche, esponenti di Rifondazione.

Per riportare la quiete nel partito, a dicembre viene lanciata l'idea di una "Conferenza Nazionale di Organizzazione" per la fine di marzo del 2007, nell'intento di svolgere delle assemblee di partito di ogni grado come in un congresso, dove poter però verificare lo stato di salute del partito stesso.

Il 21 febbraio 2007 Prodi si dimette e segue una crisi di una settimana, causata dalla mancata approvazione al Senato dell'ordine del giorno sulla politica estera. La bocciatura avviene sostanzialmente per il mancato appoggio di tre senatori a vita, ma non erano mancate le strumentalizzazioni per la non partecipazione al voto del senatore di Rifondazione e storico esponente dell'area Sinistra Critica Franco Turigliatto, uscito polemicamente dall'Aula insieme al senatore Fernando Rossi. Il senatore viene quindi sanzionato con la pena massima dell'allontanamento dal Partito per due anni (art. 52 dello Statuto del Prc) (viene dunque espulso) dal partito. Il senatore Turigliatto decide dunque le sue dimissioni da senatore inviando una lettera al Presidente Marini, poco tempo dopo però ritira le sue dimissioni (dopo che un'assemblea della sua corrente glielo aveva richiesto) e conserva dunque il seggio in Senato.

È comunque una svolta. Da un lato la parte più radicale del Prc solidarizza con Turigliatto ritenendo eccessivo il ricorso all'allontamento e allargando il divario con la maggioranza bertinottiana, dall'altra quest'ultima capisce che sarà dura se non impossibile continuare a stare al governo (nel frattempo ripresosi) con tali fibrillazioni interne ed esterne. Così, dopo 10 mesi di silenzio, Bertinotti decide di riprendere in mano la situazione e di proporre una soluzione.

Il 25 febbraio Bertinotti lancia infatti dalla prima pagina di Liberazione l'idea di riunire la sinistra per rafforzarla, cosa che Rifondazione voleva in verità già concretizzare con la fondazione della sezione italiana della Sinistra Europea. La novità consiste però nel non escludere il Pdci, come finora era accaduto, ponendo l'idea di un'unità generica, che non implichi la Se, come da anni chiedeva il partito di Diliberto.

Alla Conferenza di organizzazione le minoranze interne al partito pongono alcune questioni critiche: Essere Comunisti si spacca e l'area de "L'Ernesto" (dal nome della rivista, erede dell'esperienza di "Interstampa") si organizza autonomamente. Sinistra Critica, chiamata anche Erre (dalla rivista), che aveva come leader l'ex - senatore Luigi Malabarba ed erede della corrente fondata da Livio Maitan Bandiera rossa (dal nome della rivista), e contraria già nel 2004 all'entrata del PRC in un possibile governo di centrosinistra l'(11 giugno) inizia il percorso politico che porterà alla fuoriuscita dal partito. Il riferimento internazionale della corrente (che sostiene la scissione dal PRC) è il Segretariato Unificato della Quarta Internazionale, una delle maggiori organizzazioni internazionali trotzkiste. Nell'ultimo congresso a cui si era presentata si era attestata al 6,5%.

Si vanno delineando due tendenze, una legata alla volontà di Fausto Bertinotti di lavorare per un nuovo partito di sinistra che nasca dalla fusione dei partiti a sinistra del costituendo Partito Democratico, superando così il Prc, ma anche la stessa sezione italiana della Sinistra Europea, la quale finalmente vede la luce il 17 giugno e altri esponenti della maggioranza interna, più vicini al segretario Giordano, e le minoranze seppur con diversi accenti, che preferiscono una prospettiva di confederazione che concretizzi l'unità a sinistra, ma senza arrivare a uno scioglimento dei partiti esistenti.

Alle amministrative 2007, Rifondazione subisce varie sconfitte passando mediamente dal 6% al 4% e perdendo alle provinciali circa 30.000 voti; il 9 giugno fallisce il sit-in a Roma, insieme alle altre forze della sinistra di governo, contro la visita del Presidente degli Stati Uniti Bush. Tale destino non coglie invece un'analoga manifestazione cui partecipa la maggior parte dei militanti del PRC. I due episodi rafforzano gli antigovernativi di Rifondazione, mettendo a dura prova la linea di maggioranza.

L'annuncio della nascita del Partito Democratico (PD), per il mese di ottobre 2007, favorisce un nuovo avvicinamento tra le formazioni a sinistra dei Ds, Rifondazione innanzitutto, ma anche il Pdci, i Verdi e Sinistra Democratica. La necessità di costituire un'azione politica unitaria che raccolga le istanze della sinistra italiana approda nella creazione di un «cantiere per l'unità a sinistra».

Il partito, dai vertici fino a un gran numero di strutture e militanti di base, aderisce alla manifestazione nazionale, convocata dai giornali Liberazione, Il Manifesto, Carta e da 15 personalità della sinistra, che si svolge a Roma il 20 ottobre 2007. All'iniziativa, appoggiata da Rifondazione e dal Pdci, partecipano all'incirca un milione di persone, unite nella richiesta di una svolta a sinistra da parte del governo Prodi, soprattutto sul tema del lavoro e delle pensioni.

Dopo alcuni mesi il cantiere della sinistra, definito giornalisticamente "Cosa Rossa", ha una forte accelerazione e culmina l'8 e 9 dicembre 2007 con l'Assemblea della Sinistra e degli Ecologisti, durante la quale viene varata la nuova federazione La Sinistra - l'Arcobaleno che vede uniti sotto un unico simbolo i quattro partiti di Prc, Pdci, Sd e Verdi.

A gennaio 2008 cade il Governo Prodi, in seguito al mancato ottenimento della fiducia in Senato, per il voto contrario dell'UDEUR e di altri senatori. Il Prc si dichiara disponibile alla formazione di un governo istituzionale che possa modificare la legge elettorale vigente, pur affermando la propria contrarietà alla formazione di nuove maggioranze che includano i partiti della Casa delle Libertà. In un'intervista, Franco Giordano dichiara che non sarebbero state più possibili alleanze con il centro moderato, definito trasformista.

La campagna elettorale parte il 9 febbraio in corrispondenza dell'Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori tenutasi a Torino presso il Parco della Pellerina.

Il PRC si presenta nel cartello della Sinistra Arcobaleno, guidato da Fausto Bertinotti come "candidato premier", per la prima volta senza la falce e il martello. Ma il progetto registra un clamoroso insuccesso, travolto dal bipolarismo accentuato fra il Partito Democratico e il Popolo della Libertà, da un marcato astensionismo e da un'emorragia di voti verso formazioni di diversa natura. Ottiene soltanto il 3% dei voti, insufficienti a superare la soglia di sbarramento e lasciando così PRC, PdCI, Verdi e SD senza alcuna rappresentanza parlamentare nazionale. Bertinotti, come annunciato già in apertura di campagna elettorale, dichiara la sua indisponibilità ad assumere altri incarichi di direzione politica. Il 19 aprile il segretario Giordano si presenta dimissionario rimettendo il proprio mandato al Cpn che affida la guida del PRC a un Comitato di Gestione composto da 12 persone (il portavoce è individuato in Maurizio Acerbo), incaricato di traghettare il partito verso il VII Congresso. L'ex maggioranza bertinottiana di Venezia si presenta divisa su tre documenti distinti, di cui uno, Disarmare Innovare Rifondare Sito ufficiale, non darà mai vita ad una corrente per bocca del suo stesso promotore Walter De Cesaris, ex coordinatore della segreteria uscita dal Congresso di Venezia. Altro esponente di spicco del documento congressuale era Franco Russo, che aveva presentato un documento analogo al Cpn del 20 aprile 2008. L'area proponeva di celebrare un congresso non deliberativo ma di riflessione sulla sconfitta e che attraverso una gestione collegiale eviti spaccature e frazionismi. Ha raccolto appena l'1,52% dei voti congressuali contribuendo all'approvazione del documento finale del Congresso (pro-Ferrero), ma non votando per l'elezione del segetario in CPN.

Il VII congresso si svolge a Chianciano Terme dal 24 al 27 luglio 2008 con cinque mozioni che dimostrano l'esistenza di un forte dibattito interno, alla luce delle scelte maturate negli ultimi anni dal partito. Lo scontro per la segreteria è tra Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, sostenuto dalla parte più consistente della vecchia dirigenza del partito, la maggior parte dei cosiddetti ex bertinottiani, e l'ex ministro Paolo Ferrero (anche lui sostenuto, in parte, da alcuni ex bertinottiani, favorevoli però ad una profonda autocritica rispetto alla passata gestione del partito). Il primo ritiene che si debba proseguire con gli sforzi per costruire un nuovo soggetto politico della sinistra. Il secondo sostiene che bisogna ripartire dalla difesa del PRC e del suo progetto originario.

All'inizio del congresso la mozione Vendola si presenta con la maggioranza relativa, ma lo scontro si acuisce nei giorni di dibattito mentre le minoranze si coalizzano attorno alla linea di Ferrero che, il 27 luglio, viene approvata con il 53% dei voti (342 delegati su 646). Lo stesso giorno Ferrero viene proclamato segretario con il 51% dei voti (142 su 280). Il risultato viene raggiunto a seguito di un accordo fra la mozione Ferrero-Grassi, (che da sola si presentava con il 40,3%), l'Ernesto di Fosco Giannini (7,7%) e i trotskisti di FalceMartello (3,2%) guidati da Claudio Bellotti. Il neo-segretario Ferrero spiegherà che l'accordo è fondato su tre elementi: «Rifondazione c'è oggi e domani; rilancio di un'opposizione sociale al governo Berlusconi; maggiore autonomia dal Partito Democratico». Per la prima volta la dirigenza bertinottiana è in minoranza.

Il 13 settembre 2008 vengono eletti i nuovi organismi dirigenti del partito.

La nuova gestione del partito si propone di dar vita ad una stagione di lotta che porti di nuovo il Partito della Rifondazione Comunista nelle strade e nelle piazze: il PRC si schiera a fianco delle rivendicazioni studentesche contro i provvedimenti del Ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini e delle lotte sindacali come lo sciopero generale indetto dalla sola CGIL il 12 dicembre 2008. Significativo è stato anche l'apporto dato alla raccolta firme per il referendum sul Lodo Alfano.

Nonostante gli inviti a una gestione unitaria del partito, la neonata minoranza vendoliana Rifondazione per la Sinistra (RPS), entra in conflitto con la maggioranza accusata di voler fare tabula rasa delle rielaborazioni attuate durante la segreteria di Bertinotti. In modo particolare da settembre si apre un conflitto molto duro intorno a Liberazione che secondo la maggioranza non corrisponde minimamente alla linea del partito, configurandosi come voce della minoranza vendoliana. Motivando il provvedimento con la crisi di vendite, la dirigenza del partito sostituisce il direttore Piero Sansonetti durante la Direzione Nazionale del 12 gennaio 2009. La risposta della minoranza è immediata: 25 memdri su 28 di RPS si dimettono dalla Dn e inizia il percorso, più volte rallentato o negato, di una scissione per perseguire il progetto della costituente della sinistra, in sintonia con Sinistra Democratica.

Il 21 gennaio 2009 Vendola annuncia, a titolo personale, la sua uscita da Rifondazione, in attesa che altri facciano altrettanto durante il seminario di RPS a Chianciano il 24 e 25 gennaio.

Il 24 gennaio infatti si ufficializza la scissione dal PRC. I principali esponenti della Rifondazione per la Sinistra che aderiscono al neo Movimento per la Sinistra sono Franco Giordano, Gennaro Migliore, Alfonso Gianni ed il leader Nichi Vendola. Come preannunciato i principali esponenti che avevano aderito alla mozione di Vendola che rimangono invece all'interno di Rifondazione sono l'ex vice-presidente del Senato Milziade Caprili, l'europarlamentare Giusto Catania e Augusto Rocchi con lo scopo proseguire le battaglie di RPS. Fausto Bertinotti ha annunciato che non rinnoverà la propria iscrizione al PRC ma che non aderirà al Movimento per la Sinistra, dando comunque l'appoggio a questo soggetto.

In seguito all'approvazione dello sbarramento al 4% per l'elezione al Parlamento europeo, il PRC ha intensificato i contatti per la creazione di una lista "anticapitalista e comunista", proponendo l'apertura delle liste di Rifondazione Comunista ad altre soggettività facenti riferimento al gruppo GUE-NGL. L'intesa sembra essere stata raggiunta con i Comunisti Italiani, da tempo fautori di un'unità dei comunisti, e con Sinistra Critica. Il 7 marzo 2009 al Teatro Carcano di Milano viene organizzata un'assemblea alla presenza di Lothar Bisky e di Alexis Tsipras, con la presenza dell'eurodeputato Vittorio Agnoletto, per lanciare la lista di sinistra in Italia.

Rifondazione nasceva con l'intento di proseguire l'attività del disciolto Pci, ma voleva altresì raccogliere gli eredi della tradizione politica della sinistra alternativa. Col tempo sono nati scontri sul profilo politico e culturale da dare al nuovo partito e da ciò sono spesso nate scissioni e miniscissioni. Le più sostanziose sono state quelle dei Comunisti Unitari (poi confluiti nei DS), del Pdci, quest'ultima ha dato vita a un partito realmente duraturo e concorrenziale per il Prc.

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Lega Nord

Umberto Bossi

La Lega Nord, il cui nome ufficiale è Lega Nord per l'indipendenza della Padania, è una federazione di movimenti politici autonomisti regionali attiva soprattutto nell'Italia settentrionale, ma presente anche in alcune regioni dell'Italia centrale; il segretario federale e leader del partito è Umberto Bossi.

Dal 1996 la Lega Nord ha proposto la secessione delle regioni settentrionali, indicate collettivamente come Padania. Attualmente ripropone il progetto di uno Stato federale, attraverso il federalismo fiscale e la devoluzione alle regioni di alcune funzioni esercitate dallo Stato. Tale progetto ha tuttavia subito una obiettiva battuta di arresto in seguito ai risultati del referendum costituzionale del 25 e 26 giugno 2006. La Lega Nord propone altresì di aumentare il peso politico delle regioni del Nord Italia, ritenuto non adeguato al peso demografico e economico delle stesse.

La Lega Nord si batte per l'attuazione di norme più severe, rispetto a quelle vigenti, al fine di contrastare l'integralismo islamico; è contraria all'ingresso della Turchia nell'Unione europea ed è considerata tra i movimenti euroscettici. Enfatizza anche la lotta all'immigrazione clandestina, la promozione delle culture regionali italiane e l'eliminazione degli sprechi nella gestione statale.

L'Atto Costitutivo ed il testo dello Statuto del Movimento Lega Nord sono stati sottoscritti il giorno 22 novembre 1989 davanti ad un notaio nella città di Bergamo. Il giorno 4 dicembre 1989 nasce il Movimento Lega Nord.

Nei giorni 8-9-10 febbraio 1991 Atto e Statuto vengono approvati all'unanimità dal primo Congresso Federale della Lega Nord svoltosi a Pieve Emanuele (MI). Secondo lo Statuto approvato, nel Movimento Lega Nord vengono a confluirsi i Movimenti denominati Liga Veneta, Lega Lombarda, Piemont Autonomista, Uniun Ligure, Alleanza Toscana - Lega Toscana - Movimento per la Toscana, Lega Emiliano-Romagnola. In seguito aderiscono alla federazione movimenti e partiti autonomisti anche di altre Regioni e Province autonome (Trentino, Alto Adige/Südtirol, Friuli-Venezia Giulia, Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste, Umbria e Marche).

Il giorno della fondazione, a Pieve Emanuele (MI), con il primo Congresso federale viene eletto all'unanimità segretario federale del Movimento Lega Nord Umberto Bossi.

Il movimento si conferma negli anni successivi come una delle forze politiche più significative del nord Italia, portando i suoi candidati alla vittoria in diverse amministrazioni locali, tra le quali spicca il Comune di Milano.

Nel elezioni politiche 1992: la Lega Nord, con l'8.6% (Camera) e l'8,2% (Senato) dei voti a livello nazionale, ottiene 80 parlamentari; 25 senatori e 55 deputati. Bossi e i suoi parlamentari festeggeranno il successo elettorale a Pontida.

In occasione delle elezioni politiche 1994, quando ancora il Paese vive una situazione di transizione dal sistema della Prima Repubblica a quello del bipolarismo, la Lega scende in campo accanto all'imprenditore Silvio Berlusconi che entra in politica fondando il movimento di Forza Italia e organizzando in breve tempo una coalizione di centrodestra.

Berlusconi guida due diversi schieramenti, vista la reciproca disaccettazione fra la Lega e la nascente Alleanza Nazionale (reduce del Movimento Sociale Italiano): al nord Forza Italia, CCD e Lega si presentano con il Polo delle Libertà, mentre al sud c'è il Polo del Buon Governo con AN e senza la Lega.

Nel 1994, pur con un leggero calo percentuale con l'8,4% dei voti alla Camera, i parlamentari salgono a 180 grazie alla presenza di candidati leghisti nei collegi uninominali come rappresentanti di tutta la coalizione. La Lega diviene il più grande raggruppamento parlamentare.

Il Polo vince le elezioni e viene costituito il primo governo Berlusconi, destinato a durare in carica soltanto pochi mesi, proprio a causa della sottrazione dell'appoggio da parte della Lega: in un primo momento l'Assemblea federale leghista (6 novembre 1994) presenta un progetto di Costituzione che divide l'Italia in 9 macroregioni o macroaree, riferibili agli stati preesistenti all'unità d'Italia; lo scontro scoppia alcuni giorni dopo sul tema delle pensioni: Berlusconi afferma che non si può governare con un alleato come Bossi e che non rimane altro da fare che ritornare alle urne. Sul tema i rapporti si alterano, e anche il ministro dell'Interno Roberto Maroni, vicepresidente del Consiglio, accusa la maggioranza per la mancanza di accordi con i sindacati.

Lo scontro diretto arriva alla vigilia delle vacanze natalizie, fra il 21 e il 22 dicembre: in diretta televisiva Silvio Berlusconi, con un discorso duro nei confronti dell'alleato Bossi, dichiara che il patto sancito con lui il 27 marzo è stato tradito e chiede di ritornare immediatamente alle urne. Bossi, dal canto suo, ricambia le accuse, affermando che l'accordo sul federalismo è stato ampiamente disatteso dal governo. Così si apre la crisi: Berlusconi rassegna le proprie dimissioni ed invita i suoi militanti a manifestare in piazza contro il "tradimento".

Si costituisce un governo tecnico, guidato da Lamberto Dini, al quale i leghisti decidono di garantire l'appoggio esterno.

Si arriva allo svolgimento di nuove elezioni, e stavolta la Lega non stringe alleanze. Si presenta da sola e conquista il 10,4% dei voti a livello nazionale e 87 parlamentari. Questa decisione penalizza il Polo di centrodestra e favorisce la nuova coalizione dell'Ulivo, guidata da Romano Prodi.

Forte del consenso elettorale (30% in Veneto, 25% in Lombardia), il 15 settembre la Lega Nord, radicalizzando la propria politica, annuncia di voler perseguire il progetto della secessione delle regioni dell'Italia settentrionale (indipendenza della Padania). A tal fine organizza una manifestazione lungo il fiume Po il cui culmine si tiene a Venezia, in Riva degli schiavoni, dove Umberto Bossi, dopo aver ammainato la bandiera tricolore italiana, fa issare quella col sole delle Alpi verde in campo bianco, e proclama provocatoriamente l'indipendenza della Padania. A seguito di questa svolta secessionista, alcuni importanti esponenti del Carroccio (tra cui l'ex Ministro Vito Gnutti e l'ex Presidente della Camera dei Deputati Irene Pivetti) abbandonano il partito.

Nel frattempo, il Parlamento, attraverso i decreti legislativi noti come leggi Bassanini, attribuisce numerose funzioni amministrative agli enti locali, e in particolar modo ai Comuni.

Pochi giorni dopo la simbolica dichiarazione d'indipendenza della Padania del 15 settembre 1996, in via Bellerio a Milano, presso la sede federale della Lega Nord, ebbero luogo alcuni scontri tra la Polizia di Stato, inviata per svolgere alcune perquisizioni negli uffici, e i militanti leghisti che si opponevano a tale intervento anche chiamando in proprio soccorso i carabinieri. La perquisizione avvene su richiesta dal procuratore Guido Papalia. L'ordine di perquisizione successivamente venne dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale per violazione dell'articolo 68 della Carta. Alcuni esponenti del partito vennero denunciati. Roberto Maroni e Piergiorgio Martinelli vennero condannati in cassazione il 9 febbraio 2004 a 4 mesi e 20 giorni per resistenza a pubblico ufficiale. La pena poi convertita in una multa di 5.320 Euro. Umberto Bossi venne assolto in appello il 22 giugno 2007, dopo avere chiesto precedentemente l'immunità al Parlamento Europeo.

La Lega mostra, fin dalla legge di delegazione (legge 15 marzo 1997 n. 59), di non accontentarsi di queste riforme e decide di proseguire nella sua battaglia secessionista, creando le Camicie verdi e un Governo padano.

Il programma secessionista subisce poi una battuta d'arresto e determina un calo di consensi, in considerazione anche dei tentativi di federalizzazione espressi dal legislatore costituzionale (la riforma del Titolo V della Parte II della Costituzione modifica profondamente il regionalismo italiano, che si fonda ora sui principi di sussidiarietà - art. 118 - e di leale collaborazione - art. 120 -, indicando espressamente le materie di competenza legislativa esclusiva dello Stato e concorrente tra Stato e Regioni, e attribuendo invece alla competenza legislativa esclusiva delle Regioni tutte le altre materie).

Nel frattempo a partire dall'autunno 1998 si staccano dalla Lega diversi dirigenti e militanti che fondano movimenti regionali autonomi: in Veneto movimenti come la Liga Veneta Repubblica, che nelle tornate elettorali ha raccolto un consenso tra il 1.3% (2005) ed il 2.3% (2000) a livello regionale con un piccolo exploit nelle elezioni per il Senato nel 2001 dove ha raggiunto il 5%, sfiorando l'elezione di un senatore, nel 2000 diversi gruppi regionali staccatisi dalla Lega fondano Autonomisti per l'Europa, nel 2001 nasce in Liguria il Movimento Indipendentista Ligure e nel 2006 in Lombardia Max Ferrari, ex direttore di TelePadania, dopo essere stato espulso dalla Lega fonda il movimento autonomista Fronte Indipendentista Lombardia raccogliendo però pochi consensi a livello regionale, provinciale e comunale.

Accantonato il progetto secessionista e modificata la linea politica di fondo in favore di un più "abbordabile" federalismo, la Lega si avvicina nuovamente alla coalizione di centrodestra, rinsaldando i rapporti con Berlusconi e Forza Italia. A fare da tramite della nuova alleanza Lega-Forza Italia-An e guidare tutta l'operazione il futuro sottosegretario alle riforme Aldo Brancher (Forza Italia). Tale avvicinamento muove i primi passi già alle elezioni regionali del 2000, quando la Lega, alleandosi nelle regioni settentrionali con il Polo, conquista posizioni di rilievo negli esecutivi locali.

Nasce così la coalizione della Casa delle Libertà, fondata nel 2001 insieme a FI, AN, CCD, CDU, Nuovo PSI e PRI. La CdL vince le elezioni e Berlusconi torna presidente del Consiglio.

I risultati elettorali, che vedono la Lega in forte calo rispetto al passato (3,9% dei consensi nella quota proporzionale), permettono al partito di contare 47 parlamentari e di entrare nell'esecutivo, con Umberto Bossi che viene nominato Ministro delle Riforme e della Devoluzione, Roberto Castelli Ministro della Giustizia, Roberto Maroni Ministro del Welfare, e negli uffici di presidenza delle assemblee legislative, con Roberto Calderoli, che viene eletto vicepresidente del Senato.

Nel governo la Lega spinge per la realizzazione delle riforme costituzionali, in particolare di quella federalista chiamata "devolution" che valorizza il ruolo delle autonomie regionali, attraverso l’attribuzione di competenze esclusive attinenti alla sanità, alla scuola ed alla sicurezza pubblica.

Intanto, l'11 marzo 2004 il leader del movimento Umberto Bossi viene colpito da un ictus, rimanendo per circa un anno lontano da ogni apparizione pubblica. Al suo posto, a capo del dicastero delle Riforme istituzionali viene nominato il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli. Il "Senatùr" riapparirà in pubblico a Lugano (Ticino) nel mese di marzo del 2005 per una manifestazione da lui stesso voluta presso l'ultima dimora del federalista lombardo Carlo Cattaneo. Alla manifestazione prende parte anche il ministro forzista Giulio Tremonti (col quale Bossi aveva stretto verbalmente un patto di leale collaborazione chiamato dai media "Asse del Nord") e una delegazione della Lega dei Ticinesi (un movimento politico localista ad ispirazione cantonale elvetico) guidata dall'editore locale Giuliano Bignasca. In questo incontro Bossi si schiera contro "L'Europa dei Massoni".

Nelle elezioni europee del 2004 e nelle elezioni regionali del 2005, la Lega Nord recupera parte dei consensi persi in precedenza, ricevendo rispettivamente il 5,1% e il 5,6% dei suffragi a livello nazionale.

In vista delle elezioni politiche del 2006, la Lega, per la prima volta, si apre anche alle energie provenienti dal Sud Italia, stipulando un accordo con il Movimento per l'Autonomia guidato da Raffaele Lombardo, eurodeputato eletto nelle file dell'UDC e proveniente dalla corrente di pensiero di Calogero Mannino. L'MpA è un movimento composto da esponenti politici proveniente in maggior parte dalla ex Democrazia Cristiana del Sud che ha il suo radicamento in Sicilia e che sostiene politiche in favore del Mezzogiorno come la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina, e sostiene di condividere con la Lega il fattore dell'autonomismo regionale. L'MpA contesta però un federalismo fiscale a favore esclusivo delle Regioni. L'obiettivo dei due partiti alleati è quello di "porre fine alla conflittualità tra autonomia e federalismo" e "trasformare i conflitti in sinergie e collaborazione tra Nord e Sud del Paese".

In occasione del secondo Referendum costituzionale svolto in Italia (il primo si era tenuto il 7 ottobre 2001 sulla riforma del Titolo V della Costituzione), la maggioranza dei votanti ha espresso parere contrario alla riforma costituzionale varata nella XIV legislatura (governi Berlusconi II e III) relativa ai cambiamenti nell'assetto istituzionale nazionale della seconda parte della Costituzione italiana. Fra i provvedimenti bocciati, in questo contesto va menzionata, in particolare, la devoluzione alle regioni della potestà legislativa esclusiva in materia di organizzazione scolastica, polizia amministrativa regionale e locale, assistenza e organizzazione sanitaria.

Alle elezioni politiche del 2008 la Lega si è presentata in coalizione con Il Popolo della Libertà e il Movimento per l'Autonomia. Il partito ha presentato le proprie liste e il proprio simbolo esclusivamente nelle regioni del Centro-Nord: Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Liguria, Toscana, Marche e Umbria.

Al voto, la Lega ha ottenuto un risultato di rilievo, partecipando in maniera decisiva alla vittoria del centro-destra e ottenendo l'8.30% alla Camera e l'8.06% al Senato, in netto rialzo rispetto alle precedenti votazioni.

La Lega Nord vuole unire tutti quei cittadini delle regioni settentrionali italiane i quali domandano l'autonomia e il federalismo. Per questa ragione tende ad essere un partito pragmatico e non ideologico. Non è quindi presente alcuna corrente organizzata, fatta eccezione per alcune piccole associazioni (ad esempio "Cattolici Padani", "Padania Cristiana", "Nucleo Indipendentista Padano"). Si ravvisano tuttavia diverse sensibilità fra i vari esponenti del partito.

Nella Lega Nord sono sempre esistite diversità di opinioni circa le alleanze nazionali. Nel 1994, qualche giorno prima dell'annuncio del patto Bossi-Berlusconi che portò alla formazione del Polo delle Libertà, Roberto Maroni firmò un patto, poi annullato, con il Patto per l'Italia di Mario Segni. Quando Bossi decise di togliere l'appoggio al primo Governo Berlusconi alla fine dello stesso anno, Maroni, all'epoca Ministro dell'Interno, e molti altri membri del Partito presero le distanze dal segretario. Molti lasciarono il partito (40 deputati su 117 e 17 senatori su 60) e altri, fra cui Lucio Malan, passarono a Forza Italia. Maroni, dopo alcuni mesi di freddezza con Bossi, tornò ad essere membro attivo della Lega.

Dopo le elezioni politiche del 1996, a cui la Lega Nord partecipò fuori dalle due principali coalizioni, i sostenitori di un'alleanza con Berlusconi (Vito Gnutti, Domenico Comino, Fabrizio Comencini ed altri) e coloro che preferivano entrare nella coalizione guidata da Romano Prodi non scomparvero. Alcuni di loro (15 deputati su 59 e 9 senatori su 27) lasciarono il Partito per passare al centro-destra o al centro-sinistra, come fecero Marco Formentini ed Irene Pivetti. Il gruppo di Gnutti e Comino fu espulso nel 1999, dopodiché si alleò localmente con il centro-destra, mentre Comencini aveva lasciato il Partito nel 1998 per lanciare la Liga Veneta Repubblica con l'obiettivo di entrare in coalizione regionale con Forza Italia.

Dopo il declino della Lega Nord alle elezioni europee del 1999, i membri anziani del Partito decisero che non era possibile ottenere gli obiettivi prefissi se continuavano a rifiutare un'alleanza con una delle due coalizioni. Alcuni, fra cui Maroni, nonostante la sua difesa di Berlusconi nel 1994, preferivano un'alleanza col centro-sinistra. Maroni stesso raggiunse un accordo, stavolta col centro-sinistra, poi rifiutato da Bossi, che lo aveva in precedenza invitato a trattare con Massimo D'Alema, come nel 1994 con Segni. Queste trattative ebbero successo, così che in Lombardia il candidato del centro-sinistra alle elezioni regionali del 2000 avrebbe dovuto essere Maroni stesso, ma Bossi decise di tornare all'alleanza con Berlusconi in vista delle elezioni del 2001. La Lega, insieme agli altri partiti della Casa delle Libertà, vinse sia le elezioni regionali del 2000 sia le politiche del 2001, e ritornò al governo nazionale.

Durante gli anni di governo a Roma (2001-2006) il Partito vide emergere due diverse opinioni sulle alleanze: alcuni, guidati da Roberto Calderoli e Roberto Castelli (con la benedizione del malato Umberto Bossi), supportavano fortemente la partecipazione nel centro-destra, mentre altri, rappresentati da Roberto Maroni e Giancarlo Giorgetti, erano più tiepidi in proposito. Alcuni di questi parlarono di una possibile adesione al centro-sinistra dopo le elezioni politiche del 2006, che erano certi di perdere. Questa idea fu ascritta al fatto che, senza alcun supporto dalla sinistra, sembrava sempre più difficile vincere il referendum costituzionale sulla riforma federale dello Stato. Il centro-sinistra non cambiò la propria posizione e il referendum fu perduto, generando nella Lega ostilità verso il secondo Governo Prodi e minore volontà di allearsi con chi si era opposto alla riforma costituzionale.

Numerosi dirigenti della prima ora del movimento politico hanno alle spalle una militanza giovanile nelle file della sinistra e dell'estrema sinistra. Qualcuno sostiene, ma senza riscontri, che il leader Umberto Bossi fu iscritto alla sezione di Samarate del Partito Comunista Italiano, mentre il più volte ministro Roberto Maroni fu membro di Democrazia Proletaria. Non mancano poi ex-Socialisti, come Ettore Albertoni e Giovanni Meo Zilio. In realtà, non tutti gli esponenti del partito provengono dalla sinistra. Ad esempio Mario Borghezio ha avuto esperienza nell'estrema destra extraparlamentare ed ha militato anche in Jeune Europe, movimento estremista di destra, antagonista di Ordine Nuovo, altri sono di origini democristiane e liberali.

La Lega conobbe le sue prime esperienze di amministrazione locali in alleanza con le forze della sinistra, in particolare col PDS, con cui resse vari Comuni tra cui Varese, e nel 1992 pose fine a ventidue anni di dominio democristiano in Lombardia, favorendo l'elezione a Presidente della post-comunista Fiorella Ghilardotti, e in Veneto.

La Lega è stata accusata più volte di razzismo e demagogia, ed è talvolta considerata un partito di estrema destra da osservatori internazionali .

I sostenitori della Lega considerano queste posizioni legittime nel quadro della lotta contro l'immigrazione e una asserita "islamizzazione" della cultura europea (vedi Padania, Identità e Società Multirazziale degli Enti Locali Padani Federali del 1998) e per la promozione delle culture e delle tradizioni locali e contro gli aiuti statali di tipo "assistenzialista" al meridione d'Italia.

Secondo un sondaggio pubblicato sul Corriere della Sera relativo alla popolazione italiana, la Lega Nord viene percepita ideologicamente più al centro rispetto al Popolo della Libertà e, tra l'altro, siede al centro dell'emiciclo in Parlamento.

La base sociale del movimento verte sul ceto medio, spaziando dall'alto proletariato e passando dall'artigianato e dal mondo del commercio, fino ad arrivare alla piccola borghesia.

Un'attenta analisi dei flussi elettorali evidenzia una netta correlazione fra le attuali province a rilevante presenza leghista, e le antiche roccaforti della scomparsa DC, mentre assai meno significativi sono i risultati ottenuti dalla Lega nelle tradizionali zone rosse e di corposo attivismo missino. Le caratteristiche centriste della Lega Nord si evidenziano nelle elezioni per le amministrazioni locali, dove in svariati casi di ballottaggi fra candidati leghisti e di Forza Italia, si nota una spiccata tendenza degli elettori di sinistra a recarsi alle urne per sostenere il rappresentante della Lega contro quello delle destre.

Quarantacinque membri del partito, tra cui il segretario federale Umberto Bossi, sono stati reintrodotti nel registro degli indagati per attentato all'unità dello Stato; il reato era punibile con l'ergastolo secondo quanto prescriveva una norma del vigente Codice penale (1930) chiamato anche codice Rocco; il processo era stato sospeso nel 1996. Tuttavia nel frattempo è stato approvato un provvedimento che cancella il reato se non accompagnato da violenze.

La Lega Nord conta all'interno della propria organizzazione diverse associazioni di volontariato.

Tra le associazioni figurano i Padani nel Mondo, la Guardia Nazionale Padana, SportPadania, Padania Calcio, Associazione Liberi Padani Escursionisti, Padas, Automobil Club Padano, Autisti Padani, Eurocamp, Professionisti-Imprenditori Uniti, Collezionisti Padani, Arte Nord, Cattolici Padani, Centro Culturale "Roberto Ronchi"..

Alcune come la Onlus Copam, l'Umanitaria Padana, i Medici Padani sono impegnate a portare aiuto alle popolazioni bisognose del terzo mondo; le campagne sono svolte in modo particolare nei paesi in via di sviluppo e in quelli colpiti da eventi bellici e catastrofi naturali.

Altre associazioni si occupano di assistenza alle famiglie in disagio sociale, agli anziani, ai disabili (Padaniassistenza, Insieme nel Futuro), altre della difesa degli interessi morali ed economici delle donne padane e della tutela della famiglia (Donne Padane), altre sono dedicate alle iniziative a favore di bambini e genitori (Orsetti Padani, Scuola Bosina), alcune si occupano di ambiente (Padania Bella, Volontari Verdi, Padania Ambiente, Il Collare verde).

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Source : Wikipedia