Golf

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Tags : golf, sport

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Golf

Una giocatrice sul campo di golf

Il golf è uno sport nel quale un giocatore deve far entrare una pallina in una buca scavata nel terreno colpendola con differenti tipi di bastoni, nel rispetto delle 'Regole del Golf', partendo da un punto prestabilito ed impiegando il minor numero di colpi possibile. Il golf è uno dei pochi sport con una palla che non ha un'area di gioco standard: ogni 'campo da golf' ha un proprio unico design ed è generalmente composto da 9 o 18 buche di varie lunghezze.

L'origine del gioco è un argomento estremamente controverso. Si ritiene comunemente che il golf sia originario della Scozia da dove si è poi diffuso nelle isole britanniche e di lì nel resto del mondo, tuttavia alcuni appassionati e storici citano l'esistenza di documenti scritti, ordinanze e decreti emessi per proteggere il pubblico dai giocatori, la cui evidenza, incontrovertibile,(Steven van Hengel), storico olandese testimonia la pratica di un gioco chiamato "golf" in Olanda già dal 1297. L'opinione diffusa che il nome deriva dall'acronimo "Gentlemen Only Ladies Forbidden" è totalmente priva di fondamento. L'origine della parola va piuttosto ricercata, seguendo un approccio etimologico negli idiomi scozzesi ed olandesi medievali, nella parola "kolve" che significava mazza. Si veda, per maggiore chiarezza: .

È difficile in ogni caso dirimere la "diatriba" che si protrae da secoli, quel che è certo è che il gioco praticato dagli Olandesi risulta ben documentato sia da editti cittadini, che concedevano terreni per percorsi di "colf", sia da sentenze di tribunali che punirono con ammende i golfisti ante litteram che causarono danni e disturbarono la quiete arrivando a giocare entro le mura delle città.

Vi è da dire tuttavia che, sul finire del XIII secolo, l'alfabetizzazione non era diffusa in Europa ed in particolare in Scozia. Questo potrebbe spiegare l'assenza di documenti scritti in quanto è possibile che nessuno ritenesse necessario trascrivere riferimenti ad un passatempo praticato da pochi. La polemica su chi ha inventato il golf è esistita ed esisterà sempre. Alcuni accusano gli Scozzesi di aver falsato deliberatamente a proprio favore, per ragioni di patriottismo, l'origine di questo sport.

Illustri storici affermarono che il golf fu inventato dopo la fondazione dell'Università di Saint Andrews, nel 1413, ma a supporto di tale affermazione non portarono alcuna prova mentre esistono prove che a quel tempo il golf era praticato in Scozia da più di un secolo. Insomma quel che di certo si può documentare è che nel XIV secolo i traffici commerciali tra l'Olanda e la costa orientale della Scozia erano diffusissimi e fiorenti, quindi qualora un gioco un po' stravagante avesse preso piede in Scozia come in Olanda, la notizia avrebbe impiegato assai poco tempo a diffondersi in ambo le direzioni attraverso il Mare del Nord. Altro fatto certo fu l'importazione in Scozia di palline provenienti dall'Olanda ed il traffico in senso contrario di cleek scozzesi. In conclusione si può affermare che ci sono alte probabilità che il golf abbia avuto origine in Olanda. È inoltre documentato che quando il golf si diffuse in Scozia il gioco in Olanda non era più praticato. Le prime regole del golf furono codificate dai responsabili della Honourable Company of Edinburgh Golfers.

Questo sport fece parte del programma olimpico nel 1900 e 1904.

Il primo esempio di golf in Italia lo abbiamo con il Florence Golf Club fondato a Firenze dalla sua forte comunità inglese nel 1889.

Il golf è uno sport disciplinato ora da numerose regole, apparentemente complicate: dovendo prevedere varie situazioni di gioco (su cui influiscono morfologia dei campi, situazioni ambientali, vantaggi assegnati ai giocatori (i cosiddetti "handicap"), materiali a disposizione, tipi di competizione) le regole del golf sono aggiornate e pubblicate con cadenza quadriennale a cura di enti preposti ("Governing Body"): per l'Europa è il Royal & Ancient Golf Club of St. Andrews (R&A), in Scozia; per l'area americana la United States Golf Association (USGA).

L'importanza di conoscere le regole per un giocatore di golf è massima: si tratta probabilmente dell'unico sport in cui ognuno è arbitro di sé stesso, e quindi onestà e rispetto devono far parte del bagaglio di ogni golfista. Inoltre, esistono procedure da seguire per non incorrere in penalità o semplicemente per sfruttare a proprio favore determinate situazioni.

Ecco perché è richiesto un esame delle regole, da sostenere presso uno dei circoli riconosciuti dalla Federazione. Oltre a regole di gioco sono necessarie regole di etichetta.

Durante lo svolgimento delle gare ufficiali, più che dei veri e propri arbitri ci sono degli osservatori. Ogni concorrente è tenuto in pratica ad autocontrollarsi. In caso di controversie ci si appella ad un apposito comitato, il cui scopo principale è quello di far sapere ai giocatori cosa prevedono le regole nel caso specifico.

E non mancano regole destinate a scoraggiare il gioco lento, che anzi si vanno man mano inasprendo con l'aumentare dei praticanti: ad esempio giocare una palla "provvisoria" quando è probabile che si sia persa la propria, onde evitare di perdere tempo nella ricerca.

Principalmente si distinguono due tipi di gioco. Nel gioco "a buche" si assegna un punto al giocatore che conclude la buca nel minor numero di colpi (tenuto conto dell'handicap, delle penalità e degli abbuoni) e il vincitore è colui che al termine del percorso ha vinto più buche. Nel gioco "a colpi" il vincitore è il concorrente che ha percorso l'intero campo nel minor numero di colpi (sempre tenendo conto dell'handicap, delle penalità e degli abbuoni).

Il regolamento disciplina inoltre in modo abbastanza rigoroso gli attrezzi utilizzati dai giocatori: se da una parte le nuove tecnologie permettono di realizzare bastoni e palle sempre più sofisticate e performanti, dall'altra le regole imposte si fanno sempre più restrittive, ma sempre nello spirito di gareggiare in modo fair.

Ma non è stato sempre così, anzi è molto probabile che i golfisti per almeno 300 anni abbiano giocato praticamente senza regole scritte tanto semplice era il "loro" gioco che si distingueva da altri giochi di "mazze/bastoni e palle" solo per il fatto che si dovesse concludere con la palla infilata dentro una buca. L'introduzione delle regole scritte portò un minimo di ordine ma di certo tali regole furono mutuate da altre tra cui con ogni probabilità vi furono quelle di un gioco Francese detto jeu de mail.

Se la pallina esce dai confini del campo o finisce in acqua, si considera persa: il giocatore viene penalizzato di un colpo e riprende il gioco con una nuova pallina dal punto in cui aveva tirato, oppure si agisce in base a regole più complesse (se finisce in acqua). Lo stesso accade se la pallina dopo il colpo viene persa di vista (per esempio se finisce nell'erba alta o tra i cespugli) e non viene ritrovata entro il tempo stabilito dal regolamento (cinque minuti).

Un campo da golf comprende generalmente 18 buche (ma esistono anche campi con 3, 9 o addirittura 27 buche), ciascuna con il suo punto di partenza posto ad una distanza che varia, in genere, tra 100 e 500 metri circa. Dal punto di partenza alla buca corre una striscia di prato rasato (fairway) fiancheggiata ai lati da fasce di erba più alta (rough), inoltre vi possono essere ostacoli di vario tipo per rendere più difficile raggiungere la buca: alberi, fosse riempite di sabbia (bunkers), stagni o laghetti. La buca è contrassegnata da una bandierina, per essere facilmente individuabile da lontano, e circondata da una zona più o meno ampia di prato particolarmente liscio e curato (green).

Ogni buca ha un "numero di colpi previsto" chiamato par: si tratta del numero di colpi che un giocatore professionista impiega mediamente per terminare la buca. Questo numero dipende dalla lunghezza della buca (vale a dire la distanza dal punto di partenza alla buca) e va generalmente da 3 a 5. Quindi a seconda del suo valore si parla di buche "par 3", "par 4" o "par 5". La somma del par delle diverse buche dà il par del campo: per un percorso di 18 buche esso va normalmente da 69 a 72.

I tornei dei professionisti si svolgono di solito sulla distanza di quattro giri del campo da 18 buche, ossia 72 buche complessive. I giocatori vengono suddivisi in gruppi di due o tre che eseguono i loro colpi a turno; i gruppi iniziano il percorso uno dopo l'altro separati da alcuni minuti. La classifica viene compilata indicando il numero di colpi sotto il par (numeri negativi) o sopra (numeri positivi). Vince, ovviamente, chi totalizza il punteggio più basso; in caso di parità si disputano una o più buche di spareggio.

Il bastone da golf ha forma simile a una "L" e si compone di una sottile canna lunga circa un metro (il segmento lungo della L), che viene impugnata in cima con entrambe le mani, e di una testa larga alcuni centimetri (il segmento corto), che è la parte che colpisce la palla.

Per colpire la palla il giocatore si pone in piedi di fronte ad essa, solleva il bastone all'altezza più o meno delle spalle, a seconda della forza che vuole dare al colpo (fino a dietro la testa per i colpi più potenti), e quindi esegue con le braccia un movimento circolare chiamato swing. Frequentemente prima di eseguire il colpo vero e proprio il giocatore effettua uno o più swing di prova passando con la testa del bastone vicino alla palla senza colpirla(se la muove per sbaglio ha un colpo di penalità eccetto che sull'area di partenza).

Il Gap e il Lob assieme sono alternativi al Sand (che è una via di mezzo tra i due ed è quello solitamente usato dai giocatori dilettantistici per avere un solo bastone per tutti gli scopi). I Legni (Driver compreso) ed il Putter sono muniti di una specie di sacca di protezione sommitale che si toglie solo per l'uso. Il Sand, il gap, il Lob ed il Pich sono solitamente catalogati in una categoria propria a parte: i Wedge. Così che alla fine i bastoni vengono comunemente catalogiati in cinque categorie (anziché le due classiche): Ferri, Legni, Ibridi, Wedge e Putter.

Esso si riduce pertanto a soli dodici bastoni (ciò non toglie di poterne aggiungere altri due a proprio piacimento).

Ogni golfista solitamente porta con sé per ogni giro quattordici bastoni, il numero di bastoni è così elevato poiché ognuno di essi permette un colpo diverso e con varie distanze. Qui sotto segue una lista con le distanze medie per ogni bastone; questi dati sono solo indicativi.

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Beach golf

Golf in spiaggia durante l'evento Beach Golf '02

Il beach golf letteralmente è golf sulla sabbia. Nato da un obiettivo di marketing atto a sradicare il preconcetto che vede il golf come elitario e circoscritto, abbatte quelle che sono le regole ferree del golf.

Il gioco si snoda lungo un percorso di circa 2 Km sui quali i giocatori, in numero di 2 per squadra, con il minor numero di colpi possibile, devono raggiungere la buca finale, colpendo con un classico bastone da golf, una pallina di morbido poliuretano espanso. Il Beach Golf, per la sua doppia natura di sport e strumento di marketing, è usato anche per promuovere località turistiche e prodotti in generale.

Il Beach Golf, nasce in Italia nel 1999 a Pescara, ad opera di Mauro De Marco. La sua idea parte da uno studio di marketing secondo il quale il golf sarebbe circoscritto ad una nicchia ristretta di persone e quindi elitario e praticato da pochi.

Il suo intento è quello di sradicare gli elementi di nicchia e trasformarli in elementi coinvolgenti e di massa. Sceglie come location del suo svolgimento le spiagge affollate dell’estate e li trasforma in veri e propri percorsi itineranti tra ombrelloni, lettini, bagnanti o passeggianti, che diventano così gli ostacoli naturali del gioco.

Il suo svolgersi senza barriere fisiche, quali transenne o altro, inoltre, permette al pubblico presente di interagire con il gioco e di creare così un unico campo di gioco in cui gli spettatori sono interattivi e partecipanti.

Con il Beach Golf, tutte le inflessibili regole di gioco e di comportamento del golf tradizionale, lasciano spazio a situazioni più divertenti e libere da legami ferrei, pur mantenendone i principi base. Il percorso di gioco si svolge lungo 2 Km di litorale sabbioso all’interno delle spiagge, dove 40 squadre composte di due giocatori ciascuna (un professionista ed un principiante), si sfidano per arrivare alla buca finale con il minor numero possibile di colpi.

Il tragitto non è delimitato da nessun tipo di confine prestabilito ed è scandito da ombrelloni, lettini e bagnanti che diventano così gli ostacoli naturali di tutta la competizione.

La pallina Immagine:Pallina Beach Golf.jpg utilizzata, proprio per il luogo affollato in cui si svolge l’evento, è in morbido poliuretano espanso, in modo da non creare lesioni a chiunque ne sia colpito casualmente durante il gioco.

Il percorso è ritmato lungo tutta la sua percorrenza da musica e da numerose occasioni di divertimento che coinvolgono, in maniera originale, il pubblico presente che, per la prima volta in uno sport, entra attivamente nel campo di gioco.

Il raggio d’azione del beach-golfista è delimitato da una fascia di protezione di circa 5 metri retta da 3 splendide ragazze: la Caddy Girls che oltre ad accompagnare lungo il tragitto tutto il tour, fungono da affascinanti animatrici dell’evento e da giudici di gara.

Il regolamento è stato appositamente creato per l' Evento Beach Golf. Queste regole di gioco non lasciano nulla al caso contemplando situazioni di ogni tipo. Una delle regole create ad hoc per il Beach Golf prevede che persone e cose sul percorso costituiscano ostacoli naturali.

La squadra è composta da due giocatori, uno dall'handicap basso, l'altro dall'handicap più alto. La somma degli hcp diviso due approssimato all’intero inferiore (ad es: media 17.5, l'hcp della squadra è 17) è l'hcp della squadra ed indicherà di quanti miglioramenti della pallina la stessa può usufruire.

La partita è giocata con una sola pallina battuta a turno. Non è ammesso che all’uno si sostituisca l'altro; in questo caso verrà perso colpo e distanza. Penalità: perdita di colpo e distanza.

La partita è una gara a colpi svolta in due giri. Verranno usate due tipi di palline: una di gomma morbida Immagine:Pallina Beach Golf.jpg, totalmente innocua, di 69 mm di diametro la quale è usata lungo tutto il percorso, una regolamentare sul putting green. Non viene dato un limite di tempo.

Così ai giocatori è data la facoltà di fermarsi ai punti di ristoro. È fatto obbligo che ogni squadra parta all’ora ad essa assegnata.

Il percorso si sviluppa sulla battigia della qualunque spiaggia. Quando il Beach Golf viene organizzato a Pescara, si parte da Piazza Paolucci allo Stadio del Mare all’altezza della Nave di Cascella. Ha una lunghezza di 1600 metri lineari per una larghezza che prenderà tutta la spiaggia.

L'area di partenza è la zona dal quale si effettuerà il primo tiro. Consiste in un tappeto in sintetico di 1.50x1.50 m2 circa.. La pallina verrà posta sull'apposito tee. Entrambi i giocatori effettueranno un tee shot scegliendo, poi, la pallina meglio posizionata.

L'onore è dato (noblesse oblige) al giocatore di handicap più basso. L'eventuale colpo a vuoto oppure la pallina appena sfiorata che rotola in avanti sono considerati come colpo qui come lungo il percorso. Se la pallina dovesse cadere dal tee senza essere stata toccata può venire riposizionata per effettuare il colpo.

Ogni squadra partirà tre minuti dopo quella che la precede. Il ritardo consentito è di dieci minuti che trascorsi inutilmente vedranno la partenza della squadra successiva. La squadra ritardataria partirà per ultima con una penalità di cinque colpi. Penalità: cinque colpi e perdita del turno per ritardatari superiori a dieci minuti circa.

L'attrezzatura che viene utilizzata nel Beach Golf è composta da il classico bastone da golf, palline in spugna espansa e da una fascia di protezione.

I bastoni utilizzati nel Beach Golf sono i classici bastoni da golf, più precisamente i sand o i wedge.

La tipica pallina utilizzata nel Beach Golf è fatta di poliuretano espanso del diametro di 7cm circa e del peso di 35g. La sua composizione le rende innocue permettendo così di giocare ovunque (peculiarità questa propria del Beach Golf).

La fascia di protezione, sorretta dalle Caddy Girls, insieme alle palline, ha una funzione importantissima: garantire la sicurezza dei bagnanti e praticare il golf ovunque.È questo che fa del Beach Golf l'unico sport al mondo dove gli spettatori sono sul campo da gioco.

Le Caddy Girls sono le 120 hostess- giudici del Beach Golf. Il loro è un ruolo fondamentale, perché fanno in modo che il gioco si svolga in maniera corretta e sicura.

Le Caddy Girls, infatti, sorreggono una fascia di protezione che delimita l'area d'azione del golfista consentendo così di giocare in tutta tranquillità in mezzo ai bagnanti, sdraio e ombrelloni.

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Golf su pista

Il golf su pista, più diffusamente e comunemente conosciuto come minigolf, è uno sport analogo al golf ma praticato su piste realizzate con diversi tipi di materiali, opportunamente delimitate secondo fantasia o secondo standards codificati come ad es. quelli della W.M.F. (World Minigolfsport Federation).

Vede la propria nascita nei primi anni del XX secolo negli Stati Uniti d'America. L'evoluzione di questo gioco/sport prende il via ai primi del Novecento, suo progenitore il golf, del quale il "miniature golf" (così era originariamente denominato nei paesi anglosassoni) era solo una versione ridotta ma con parecchi aspetti comuni: i primi percorsi, rigorosamente in erba, erano chiamati "Garden golf" e altro non erano che piccoli putting green la cui ambientazione erano parchi o giardini pubblici.

Negli anni '20 e '30 fecero la loro comparsa ostacoli e sponde per racchiudere il gioco all'interno di un'area delimitata, la superficie di gioco cominciò a cambiare e dopo l'erba il materiale più usato divenne un tessuto pressato, molto simile al feltro o alla moderna moquette, che costituiva un fondo più duro e scorrevole dell'erba. Le caratteristiche costruttive dei campi erano molto libere anche se i percorsi tendevano generalmente a ricalcare, nell'aspetto e nel disegno, i percorsi del golf, con fairways, bunkers, ostacoli d'acqua, vegetazione ecc.

La diffusione crebbe tra la gente di tutti i ceti sociali al punto che il miniature golf da semplice svago era divenuto un vero fenomeno di massa: le stelle del cinema e le celebrità ne aiutarono non poco la diffusione e si sviluppò in modo impressionante negli anni '30, periodo nel quale, negli USA, esistevano oltre 30.000 campi. Nella sola città di New York vi erano oltre 150 campi, alcuni realizzati addirittura sulle terrazze dei palazzi. Costituì un fenomeno di costume al punto che fu uno dei primi sport che si potevano praticare anche la notte, insieme al football ed al baseball. Si giocava ad ogni ora, addirittura la sera, dopo il teatro, era abitudine trascorrere qualche ora al miniature golf. Alcuni impianti chiudevano alle 4 del mattino e in molte città vennero emesse ordinanze che vietavano di protrarre l'ora di chiusura oltre l'una di notte. La gente era affascinata dal miniature golf non solo come svago per il tempo libero ma come sport vero e proprio nel quale ogni persona, indipendentemente dall'età, dal sesso o dalla prestanza atletica, poteva eccellere. Paradossalmente, il minigolf ebbe uno sviluppo significativo nel periodo che storicamente è riconosciuto tra i più cupi dal punto di vista economico: la crisi economica che nel 1929 colpì gli Stati Uniti d'America, detta "Grande depressione". Quella gravissima crisi economica rappresentò per l'evoluzione del miniature golf un momento molto significativo: la realizzazione di un campo "regolare" costituiva per molti una spesa proibitiva da affrontare ma la passione che il miniature golf aveva scatenato continuava a fiorire e così pure la fantasia di giocatori entusiasti i quali, facendo di necessità virtù, inventarono (è il caso di dirlo) un nuovo modo di costruire i campi: anzitutto cambiò la superficie di gioco, l'erba o la moquette vennero sostituite generalmente dall'argilla o dalla terra battuta ed indurita, gli ostacoli e gli arredi erano costituiti da vecchi pneumatici, tubi, grondaie, materiali di scarto di ogni tipo che divennero la materia prima di questi bizzarri campi chiamati con un termine assai poco traducibile "Rinkiedink golf". Molte di queste nuove creazioni in materia di ostacoli e di piste, divennero dei veri "classici" e furono copiate su molti campi tanto da essere codificate per quello che sarebbe divenuto il "percorso tipo" di miniature golf. I progettisti di questi campi divennero famosi e la depressione accrebbe la popolarità del miniature golf che rimaneva uno svago ancora alla portata di molti.

Proprio nel 1929 il primo percorso con "nome commerciale" venne depositato e registrato come "Tom Thumb Golf". Questo percorso codificato con precise specifiche fu il primo di una serie di percorsi che vennero da allora definiti ufficialmente "minigolf" distinguendoli da quelli che si potrebbero definire "classici" che mantennero la denominazione di "miniature golf". Il primo stabilimento della Tom Thumb Golf impiegava 200 operai e produceva ostacoli e percorsi in genere. Ben presto gli stabilimenti divennero tre e la produzione crebbe al punto che, nel 1930 vennero ordinati ben 3.000 impianti ognuno al prezzo di 4.500 dollari (di allora!). Era un affare colossale per quei tempi se si pensa che negli anni '30 vennero venduti oltre 50.000 campi di quel tipo che rappresentavano un investimento di oltre 325 milioni di dollari! In quegli anni si stima che oltre quattro milioni di americani giocassero a minigolf e il giro di affari attorno al fenomeno era in continua crescita, la pubblicità ed il fenomeno che da non più di una ventina d'anni, in Italia, chiamiamo "merchandising" era già allora più fiorente che mai attorno al minigolf. Alla fine del 1930, a Lookout Mountain, Chattanooga, Tennessee si disputò il primo National Tom Thumb Open Miniature Golf Tournament al quale ebbero accesso i giocatori qualificatisi nei play-off disputati in tutti gli stati dell'Unione e in tutto parteciparono 200 concorrenti. Il monte premi ammontava a 10.000 dollari e al vincitore ne andarono 2.000.

Dopo il crollo delle borse del '29, il minigolf era divenuto un fenomeno sociale e i campi ambientati come dei Country Club erano un modo per mantenere l'illusione della "bella vita". I campi, sia all'aperto che indoor, erano realizzati in modo da simulare l'atmosfera di un Country Club, gli arredi erano curati, la vegetazione, i fiori, le fontane e i giardini si sprecavano, all'interno si ricorreva a mascherare le colonne con piante artificiali, i soffitti erano dipinti d'azzurro, e le pareti mostravano paesaggi di aperta campagna o famosi fairways. Il tutto con l'aggiunta di bar e sale per il bridge. Alcuni campi erano addirittura provvisti di caddy. La fantasia sembrava non avere limiti nell'inventarsi soluzioni che fondessero più interessi del pubblico, così si realizzarono locali che erano insieme minigolf e sale da ballo.

Sorse un problema non indifferente: la superficie di cui erano fatti i percorsi di minigolf, mal sopportava le sollecitazioni dei ballerini indiavolati e questo provocò non pochi problemi (soprattutto economici) nel rimpiazzare il materiale usato con qualcosa di più durevole ma anzitutto poco costoso, si tentarono ogni sorta di esperimenti ma quello che veramente costituì un cambiamento radicale fu la scoperta fatta da un'azienda di uno stato della costa orientale che inventò una combinazione, a dir poco singolare, di peli di capra e gomma che costituì la più popolare superficie di gioco per minigolf negli anni '40 e '50.

La standardizzazione del materiale per la superficie di gioco fece si che col passar del tempo si cercasse anche la standardizzazione di ostacoli e difficoltà, unico aspetto che non si rinnegava era la ricerca di un'ambietazione curata, sovente tematizzata (l'Africa nera, il Far West, i Pionieri). Nel 1953, Don Clayton, fondatore della Putt-Putt Golf and Games, iniziò la sua crociata per imporre il minigolf come uno sport serio. Disgustato da quelli che considerava "trick shots", (letteralmente "tiri ingannevoli") volle realizzare un nuovo e perfezionato tipo di campo, dove invece, i tiri fossero "calcolati" e non ci fosse spazio per "trucchi" o casualità. Il nuovo percorso consentiva al giocatore di effettuare tiri diretti alla buca così da poter imbucare anche in un solo colpo. In questo modo Putt-Putt andò a divenire, con McDonald's e Holiday Inn, una delle attività imprenditoriali più diffuse negli Stati Uniti.

Nonostante tutto i campi del tipo Putt-Putt non riuscirono a prendere il sopravvento e la risposta venne dalla Lomma Enterprises, Inc., fondata nel 1955 da Al Lomma che guidò il revival dei campi eccentrici con ostacoli animati e aleatori, nei quali il giocatore deve, ad esempio, calcolare il tempo per far passare la pallina attraverso le pale di un mulino a vento o per evitare statue in movimento etc.. Questi campi, ritenuti più attraenti e intriganti che non i campi nei quali si privilegiava la precisione del colpo, visti nell'ottica del business risultavano più graditi al pubblico di tutti giorni e, considerando che l'aspetto principe del minigolf era, ed è tuttora, il business, la logica di una scelta simile è assolutamente giustificabile. Unita a questa nuova rivoluzione si verificò anche quella del materiale con il quale realizzare le superfici di gioco, negli anni '60 a partire dal football, molti sport utilizzarono una nuova superficie di gioco l'astroturf, un materiale sintetico che venne ben presto utilizzato per realizzare i minigolf. Assieme al cambiamento del materiale prese piede il cambiamento dei campi, i "Fantasy courses", con animali immaginari animati sui percorsi, casette e strane combinazioni di buche multiple ed altro ancora colpirono nel segno ed ottennero il gradimento dei giocatori fino alla fine degli anni '70.

A partire dagli anni '80 assieme alla diffusione di impianti tematizzati e sempre più attrezzati ad accogliere il pubblico si è diffuso il concetto di FEC (Family Entertainment Center) un luogo, cioè, in grado di accogliere le famiglie per intere giornate offrendo una vasta gamma di svaghi per tutte le età (quello che in Italia sono Gardaland e strutture similari) incentrati sul minigolf. La capitale di questo fenomeno è senz'altro Myrtle Beach, South Carolina, dove sorgono oltre 50 campi tematici che costituiscono un polo d'attrazione per i turisti che frequentano questa località, situazione simile in Florida ed in altre aree turistiche degli Stati Uniti.

Lo sviluppo del golf su pista in Europa ha seguito, almeno dal punto di vista temporale, quello Nord Americano. I primi impianti sorsero in Gran Bretagna intorno al 1920; si trattava di campi con superficie di scorrimento in linoleum con ostacoli e figure di fantasia. Qualche anno dopo, nel 1926 ad Amburgo, in Germania, ed in Svezia intorno al 1930 apparvero impianti di spiccata derivazione americana. Questi primi impianti copiavano quelli Statunitensi, sovente importati e poi prodotti in loco, seguendo i progetti Americani. Nello stesso periodo in quei paesi presero il via alcune attività, prettamente artigiane, per la produzione di piste di minigolf. Nel 1937 in Svezia nasceva la prima Federazione Europea di Golf su pista. La guerra, per oltre 10 anni, non lasciava tracce tangibili e documentate; arriviamo al 1951, in Svizzera, dove un architetto, Paul Bongni, progettò e brevettò un impianto di 18 buche, in cemento, che sarebbe stato poi definito universalmente con il termine minigolf. Il primo campo secondo il progetto Bongni fu realizzato nel 1954 a Ascona, nel Canton Ticino, a poche decine di metri dalla riva del Lago Maggiore. Oggi il campo di Ascona e quello di Locarno (realizzato anche nel 1954) sorgiono ancora nello stesso luogo e nonostante le necessarie migliorie che il tempo ha richiesto, sono rimasti fedele alla "versione originale" di oltre 50 anni fa. La costruzione di campi in cemento secondo il progetto di Bongni prese piede e si diffuse negli anni '50 e '60 in Italia, Svizzera e Germania, principalmente nelle località turistiche e riscosse un certo interesse tra i turisti coinvolgendo nel contempo i primi pionieri della pratica sportiva, specialmente in Germania e Svizzera. Nel nord Europa, in Scandinavia, si sviluppò la produzione di un altro genere di campi, realizzati in legno con la superficie di gioco in tessuto (generalmente feltro da cui il nome: filz) che oggi costituiscono una delle tre specialità di gioco riconosciute dalla WMF (Federazione Mondiale di Golf su pista). Il Golf su pista si sviluppò, a livello agonistico, abbastanza rapidamente nei paesi del centro nord Europa a partire dagli anni 50, i costi erano ridotti, si giocava con una sola pallina, contrariamente a quanto avviene oggi.

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Source : Wikipedia