Giustizia

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Inviato da maria 05/03/2009 @ 06:09

Tags : giustizia, società

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Giustizia e Libertà

Giustizia e Libertà fu un movimento politico fondato a Parigi nel 1929 da un gruppo di esuli antifascisti, tra cui emerse come leader Carlo Rosselli.

Il movimento era vario per tendenze politiche e per provenienza dei componenti, ma era comune la volontà di organizzare un’opposizione attiva ed efficace al fascismo, in contrasto con l’atteggiamento dei vecchi partiti antifascisti uniti nella Concentrazione, giudicato debole e rinunciatario.

L’obiettivo di Giustizia e Libertà era quindi quello di preparare le condizioni per una rivoluzione antifascista in Italia che non si limitasse a restaurare il vecchio ordine liberale. ma in grado di creare un modello di democrazia avanzato e al passo con i tempi, aperto agli ideali di giustizia sociale, che sapesse inserirsi nella realtà nazionale e in particolare raccogliesse l’eredità del Risorgimento. Riprendendo le idee di Piero Gobetti, di cui era stato collaboratore, Rosselli considera il fascismo una manifestazione di antichi mali della società italiana e si propone quindi non solo di sradicare il regime mussoliniano, ma anche di rimuovere le condizioni politiche, sociali, economiche e culturali che lo avevano reso possibile.

Il movimento Giustizia e Libertà svolse anche un’importantissima funzione di informazione e sensibilizzazione nei confronti dell’opinione pubblica internazionale, svelando la realtà dell’Italia fascista che si nascondeva dietro la propaganda di regime, in particolare grazie all’azione di Gaetano Salvemini, che era stato l’ispiratore del gruppo e il maestro di Rosselli.

Carlo Rosselli viene arrestato e condotto prima nel carcere di Carrara e in seguito in quello di Como; nel dicembre 1926 viene deliberato nei suoi confronti il provvedimento di confino per 5 anni da scontare a Lipari. Tenta la fuga, più volte, senza successo. Solamente nel giugno del 1929, a bordo di un motoscafo assieme a Francesco Fausto Nitti e ad Emilio Lussu (avvocato e leader del Partito Sardo d'Azione), riesce nell'impresa e raggiunge Parigi, via Marsiglia, in agosto. Rosselli e Lussu si trasferiscono all'Hôtel du Nord de Champagne, a Montmartre, luogo in cui il movimento di Giustizia e Libertà vedrà i suoi natali, anche grazie al contributo di altri fuoriusciti tra cui proprio Salvemini, residente in Saint-Germain-en-Laye presso l'abitazione del liberale Alberto Tarchiani.

Giustizia e Libertà non nasce come partito, ma come movimento rivoluzionario ed insurrezionale in grado di riunire tutte le formazioni non comuniste che intendevano combattere e porre fine al regime fascista, cavalcando la pregiudiziale repubblicana. Come ricorda Giuseppe Fiori nella biografia dedicata ad Ernesto Rossi, il motto del movimento, coniato da Lussu, era «Insorgere! Risorgere!» e i triumviri incaricati di guidarlo erano il socialista Rosselli, il repubblicano Lussu e il liberale Tarchiani. Come recita il primo bollettino mensile di GL, «non vinceranno in un giorno, ma vinceranno», e anche se non saranno tutti loro i diretti testimoni di questa vittoria, lo sarà l'Italia repubblicana. Altri nuclei di combattenti, legati a GL, sono presenti soprattutto nel nord Italia: a Milano si trovano Ferruccio Parri, Riccardo Bauer e Carlo Del Re; a Bergamo Ernesto Rossi; a Firenze Nello Tarquandi; a Roma Francesco Fancello e Vincenzo Torraca. Nel 1930 Carlo Rosselli pubblica a Parigi, presso la Librairie Valois, il testo teorico del movimento, Socialisme Libéral, scritto l'anno precedente a Lipari; il testo fu ristampato in Italia per la prima volta nel 1945, a cura di Aldo Garosci. In una lettera a Garosci, Gaetano Salvemini stronca senza riserve il Socialismo Liberale che non si astiene dal definirlo come «l'eruzione vulcanica di un giovane entusiasta e non un'opera critica, equilibrata e sostanziosa in cui era incapsulata una idea fondamentale: la ricerca di un socialismo che facesse sua la dottrina liberale e non la ripudiasse o assumesse di fronte ad essa una posizione indifferente o equivoca». Secondo Norberto Bobbio, al contrario, gli intenti e le conclusioni a cui Carlo Rosselli vuole giungere sono ben altre: prima tra tutti s’impone la necessità di una «rottura tra marxismo e socialismo» e dunque la possibilità di essere socialisti senza essere marxisti. Se il socialismo era stato considerato, in modo peculiare dal movimento operaio italiano, inscindibile dal sistema marxista, era giunto il tempo di riconsiderare il suo ruolo alla luce di una compatibilità possibile con il liberalismo: «Il socialismo inteso come ideale di libertà non per pochi ma per i più, non solo non è incompatibile con il liberalismo, ma ne è teoricamente la logica conclusione, praticamente e storicamente la continuazione. Il marxismo, e ancora una volta bisogna intendere per marxismo una visione rigorosamente deterministica della storia, ha condotto il movimento operaio a subire l’iniziativa dell’avversario, e una sconfitta senza precedenti».

Nel febbraio 1936, dopo un periodo di grandi difficoltà politiche e sociali (moti rivoluzionari duramente repressi, sospensioni delle libertà civili, drammatiche condizioni sociali della popolazione nel quadro di un sistema economico ancora semi-feudale) in Spagna il Fronte popolare vinse le elezioni. Le forze reazionarie passarono presto al contrattacco: nel luglio i militari di stanza in Marocco, guidati dal generale Francisco Franco, attuarono un pronunciamiento (colpo di stato militare) contro il governo repubblicano. I militari, che speravano in una vittoria facile e breve, si trovarono contro una massiccia resistenza popolare che riuscì in poco tempo a fermare l’avanzata delle truppe ribelli e a riequilibrare la situazione. Anche una parte dello stesso esercito (marina e aviazione) si schierò con la Repubblica.

Mentre i governi democratici restavano indifferenti, furono gli intellettuali e i militanti antifascisti di tutta Europa che si sentirono in dovere di portare il loro contributo alla lotta dei repubblicani spagnoli. Tra questi ovviamente Giustizia e Libertà fu da subito in prima linea. Rosselli convocò tempestivamente una riunione dei gruppi antifascisti per organizzare un’azione comune. In un primo tempo però il partito comunista e il partito socialista decisero di non intervenire in Spagna per non creare problemi politici al governo repubblicano. Così Giustizia e Libertà decise di agire autonomamente insieme ad altri gruppi antifascisti minori (socialisti massimalisti, anarchici ) e, grazie alla disponibilità della CNT-FAI, il sindacato anarchico che organizzava la resistenza in Catalogna, venne creata una colonna italiana, sottoposta al comando anarchico ma aperta ad antifascisti di tutte le tendenze politiche. Carlo Rosselli se ne assunse la direzione.

Solo successivamente, dopo l’appoggio dell’URSS ai repubblicani spagnoli e la nascita delle Brigate internazionali, i partiti comunista, socialista e repubblicano si accordarono per formare una legione unitaria, la Brigata Garibaldi, che operava lontano dalla Catalogna. La formazione di Rosselli si trovò così isolata e, con la militarizzazione della resistenza popolare, si aprirono contrasti tra gli anarchici intransigenti, insofferenti a ogni disciplina, e lo stesso Rosselli. Quest’ultimo, che nel frattempo si era ammalato, decise di lasciare la Spagna temporaneamente per curarsi, ma, poco dopo il suo rientro in Francia, venne ucciso insieme al fratello Nello Rosselli da sicari fascisti.

Giustizia e Libertà fu attivissima nell'organizzare bande di partigiani (tra le quali si ricorda l'omonima brigata "Giustizia e Libertà" guidata dal partigiano Antonio Giuriolo) dopo l'8 settembre 1943. Numericamente, le bande di GL (dette "gielline" o "gielliste") furono seconde dietro alle bande che si chiamavano garibaldine, riconducibili al Partito Comunista. I partigiani giellini si riconoscevano per fazzoletti di colore verde. Tra i personaggi più importanti di GL durante la Resistenza si possono ricordare Ferruccio Parri, nominato dal Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) comandante militare unico della Resistenza, Ugo La Malfa, Emilio Lussu, Riccardo Lombardi, nominato nel 1945 prefetto di Milano dal CLN dell'Alta Italia (CLNAI). Nel gennaio 1943 fu costituito il Partito d'Azione, da componenti di GL e da altri uomini politici di orientamenti liberal-socialisti, repubblicani, socialisti e democratici. Durante la guerra partigiana, il Partito d'Azione rappresentò l'organizzazione politica a cui facevano riferimento i combattenti partigiani di GL.

Esso riuscì a presentarsi come un partito che lottava per un cambiamento radicale della società italiana, rompendo con intransigenza ovviamente con il fascismo ma anche con l'Italia pre-fascista, in questo contrapponendosi ai liberali, per una società laica e secolarizzata, contrapponendosi ai democristiani, e per una società democratica progressista ma pluralista e con ordinamenti politici liberali, in questo contrapponendosi ai comunisti in quel periodo ancora saldamente legati all'Unione Sovietica. Per questi motivi distintivi riuscì a raccogliere vasti consensi tra le persone desiderose di combattere contro il nazi-fascismo, caratterizzandosi comunque come un movimento piuttosto elitario. Tuttavia, in questi anni si manifestò sempre più l'eterogeneità ideologica del movimento che portò in seguito a divisioni e alla diaspora. All'interno di GL si possono ravvisare in quegli anni due maggiori correnti, una di sinistra, di idee molto vicine a quelle del Partito Socialista soprattutto in economia, in cui si possono includere Emilio Lussu, Riccardo Lombardi ed ex comunisti come Leo Valiani e Manlio Rossi Doria (usciti dal PCI nel 1939 in seguito al patto Molotov-Ribbentrop), e una, relativamente al movimento, di destra, con orientamento più moderato specialmente in economia, con Ugo La Malfa come personaggio più rappresentativo, insieme a Mario Paggi, Alessandro Galante Garrone e altri. Questa divisione interna si manifesterà insanabile a guerra terminata.

Mario Giovana, Giustizia e Libertà in Italia. Storia di una cospirazione antifascista. 1929-1937, Torino, Bollati Boringhieri, 2005, pp. 533.

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Diritto e Giustizia

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Diritto e Giustizia (Prawo i Sprawiedliwość, PiS) è un partito politico polacco.

Il PiS può essere considerato un partito nazional-conservatore. E', infatti, membro dell'Unione per l'Europa delle Nazioni.

Il PiS è stato fondato nel marzo 2001 da Lech Kaczyński, ministro della giustizia, dal 2000 al 2001, durante il governo dell' "Alleanza ellettorale solidarietà", coalizione creata nel 1996 e composta da 30 piccoli partiti di centro-destra.

Alle legislative del 2001, il PiS ottenne il 9,5% dei voti e 44 deputati (su 460). Nelle amministrative il partito si alleò formalmente con Piattaforma Civica, PO, liberal-conservatore, anche se sostenne indirettamente alcuni candidati della Lega della Famiglie Polacche, LPR, mente PO sostenne candidati dell' Unione Liberale (poi Partito Democratico), UW, e dell' Alleanza della Sinistra Democratica (SLD). Il PiS entrò a far parte di 4 governi regionali su sedici e Kaczyński fu eletto sindaco di Varsavia.

Nel 2004, alle elezioni europee, il PiS aumentò i suoi consensi passando al 12,7% dei voti ed ottenendo 7 seggi su 57. Il PiS, entrando per la prima volta la parlamento europeo, decise di aderire all' Unione per l'Europa delle nazioni, il gruppo politico europeo che raccoglie i partiti conservatori ed euroscettici.

Alle elezioni legislative del 2005, il PiS, puntando su un programma decisamente conservatore, ha raddoppiato i consensi delle europee ed è giunto al 27% dei voti, divenendo il primo partito politico polacco e determinando la caduta del governo socialdemocratico.

Il Po ottine anch'esso un buon risultato elettorale tanto che sembrava scontato un governo composto dai due partiti, però la vittoria di Lech Kaczyński alle presidenziali dell'ottobre 2005, ai danni di Donald Tusk, PO, rese impossibile l'accordo e costrinse il PiS a dar vita ad un governo di minoranza, sostenuto esternamente dai due partiti di destra LPR e SPR (Autodifesa della Repubblica Polacca). Il governo venne guidato dal fratello di Kaczyński. Il fatto suscitò vive polemiche, non tanto per l'inopportunità del fatto che due fratelli erano contemporaneamente Presidente della Repubblica e Presidente del Consiglio, ma perché i due fratelli durante la campagna elettorale avevano escluso il verificarsi di questa possibilità.

Alle politiche del 2007, elezioni anticipate per le divisioni nella maggioranza governativa, il PiS incrementò sia i seggi (166, 11 in più), che i voti (32,1%, 5,1% in più). Il risultato positivo dei nazionalisti, però, fu tutto a discapito degli alleati di Samobroma e della Lega delle famiglie polacche, che crollarono rispettivamente all'1,5 ed all'1,3%, non superando, così, lo sbarramento del 4%. La maggioranza governativa uscente, pertanto, si ritrovò priva dei 100 seggi assicuratigli dai nazionalisti agrari e dai nazionalisti cattolici. Vero vincitore delle elezioni, risultarono i liberali di PO, che con il 41% dei voti e 209 seggi divennero il primo partito ed ottennero di poter guidare il paese decidendo di allearsi con i centristi agrari del Partito del Popolo Polacco o con l'alleanza di centro-sinistra "Sinistra e Democratici".

Il PiS è particolarmente avverso alle politiche di liberalizzazione delle droghe, alle unioni omossessuali, è fautore di un marcato ruolo dello Stato nell'economia ed è avverso ad una maggiore integrazione europea.

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Corte Internazionale di Giustizia

Il Palazzo della Pace all'Aia, sede della CIG

La Corte Internazionale di Giustizia, conosciuta anche come Corte Mondiale (in inglese: International Court of Justice, ICJ), è il principale organo giudiziario delle Nazioni Unite.

Le sentenza ed i pareri della Corte sono uno dei principali strumenti con cui si accerta l'esistenza di norme internazionali.

La sede della Corte è nel Palazzo della Pace all'Aia, Paesi Bassi. L'ICJ non deve essere confusa con la Corte Penale Internazionale (International Criminal Court), recentemente istituita, il cui compito è invece quello di giudicare individui ritenuti colpevoli di crimini internazionali.

Il funzionamento e l'organizzazione della Corte sono disciplinati dallo Statuto della Corte Internazionale di Giustizia, annesso allo Statuto delle Nazioni Unite e dal Regolamento adottato dalla Corte stessa.

Il primo organo ad essere istituito per dirimere le controversie internazionali è stata la Corte Permanente di Arbitrato (CPA), creata nel 1899 con sede anch'essa all'Aia. La Corte, tuttora in vigoree, si limita a fornire agli stati un elenco di giudici e un'infrastruttura amministrativa se essi decidono di risolvere la loro controversia per via arbitrale. La CPA fornisce attualmente all'Assemblea Generale e al Consiglio di Sicurezza la lista di persone tra cui scegliere i giudici dell'ICJ.

La Corte Permanente di Giustizia Internazionale creata nel 1921 è invece il diretto precedente della Corte Internazionale di Giustizia, che ne ha preso il posto. Come suggerisce il nome l'aspetto più innovativo della Corte era il fatto di essere dotata di una struttura permanente; ha costituito il primo organo giudiziale per la risoluzione delle controversie internazionali.

La Corte è composta da quindici giudici di nazionalità diversa eletti dall'Assemblea Generale e dal Consiglio di Sicurezza. I giudici restano in carica per nove anni e possono essere rieletti. Nessun paese può avere più di un giudice. Ognuno dei paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza ha sempre avuto un giudice. I giudici non sono rappresentanti dei loro paesi ma siedono a titolo personale e non devono farsi condizionare dalle autorità dello Stato di cui sono cittadini. Le decisioni sono prese a maggioranza dei presenti.

La Corte può costituire in qualsiasi momento una o più sezioni composte di almeno tre giudici secondo quanto essa decida, per trattare particolari categorie di controversie: per esempio, controversie in materia di lavoro e controversie concernenti il transito e le comunicazioni. La Corte può in qualsiasi momento costituire una sezione per trattare una determinata controversia. Il numero dei giudici di tale sezione è deciso dalla Corte con l'assenso delle parti. Le controversie sono esaminate e decise dalle sezioni di cui sopra, qualora le parti ne facciano richiesta (art. 26 Statuto).

Al fine di un rapido espletamento dei processi, la Corte costituisce ogni anno una sezione composta di cinque giudici, per decidere con procedimento sommario, quando le parti lo domandino. Inoltre, due giudici saranno designati per sostituire i giudici che si trovino nell'impossibilità di partecipare alle sedute (art. 29 Statuto).

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Source : Wikipedia