Giovanni Cobolli Gigli

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Inviato da gort 06/03/2009 @ 23:13

Tags : giovanni cobolli gigli, dirigenti calcistici, calcio, sport

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Giovanni Cobolli Gigli

Giovanni Cobolli Gigli (Albese con Cassano, 4 gennaio 1945) è un dirigente d'azienda italiano.

Allievo del Liceo Scientifico Vittorio Veneto di Milano e laureato in Economia e Commercio presso l'Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano è l'attuale Presidente della Juventus, nominato il 29 giugno 2006 presidente dal Consiglio di Amministrazione della Vecchia Signora. Le sue prime parole da presidente della società torinese sono state: "Noi ci diamo l'obiettivo di essere vincenti, simpatici, trasparenti"; il tutto fa riferimento allo scandalo del calcio che vedeva la società bianconera coinvolta, tuttavia ha deciso di non tutelare gli azionisti della società non dichiarandosi parte civile nel processo alla Gea e Luciano Moggi.

Ad del Gruppo editoriale Fabbri nel 1980, Cobolli Gigli è stato anche direttore generale del Gruppo Editoriale Fabbri Bompiani Sonzogno Etas nel 1984 e Ad della Arnoldo Mondadori editore nel 1993.

È figlio di Giuseppe Cobolli Gigli, che fu Ministro del Lavoro del governo Mussolini.

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Juventus Football Club

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La Juventus Football Club S.p.A. (dal lat. iuventus, gioventù), nota anche come Juventus o, più semplicemente, Juve, è una società calcistica italiana per azioni con sede a Torino. Fondata nel 1897 come Sport Club Juventus da giovani studenti liceali torinesi, ha sempre militato nella massima categoria del campionato italiano di calcio (dal 1929 denominata Serie A) sin dalla sua fondazione, eccezion fatta per la stagione 2006-07. La Juventus è uno dei due club che rappresentano nel calcio ad alto livello il capoluogo piemontese, l’altro essendo il Torino, fondato nel 1906 da soci dissidenti della formazione bianconera.

Le origini della Juventus non sono ben documentate, in ragione del fatto che al termine del XIX secolo lo sport in Italia non era talmente diffuso da giustificarne l’interesse da parte della stampa. L’unico scritto con caratteristiche di “ufficialità” attestante con sufficiente certezza la nascita della Juventus fu redatto da uno dei suoi fondatori, Enrico Canfari, e pubblicato sulla rivista istituzionale del club sul finire del 1915.

Terzo club calcistico italiano per anzianità tra quelli tuttora attivi - dopo Genoa (1893) e Udinese (1896) - la Juventus, vincitrice del suo primo campionato nel 1905, vanta 27 titoli di campione d’Italia (record nazionale), 9 Coppe Italia (anch’esso record nazionale, condiviso con la Roma) e 4 Supercoppe d’Italia, per un totale di 40 vittorie in competizioni nazionali, cui vanno sommate 11 vittorie in tornei internazionali, tra le quali due titoli di campione d’Europa (1985 e 1996) e due di campione del mondo per club (idem), che ne fanno complessivamente il club italiano con il maggior numero di titoli ufficiali vinti, 51; limitatamente ai titoli internazionali, inoltre, è il secondo club italiano per vittorie alle spalle del Milan (18), il terzo in Europa insieme al Liverpool e alle spalle del citato Milan e del Real Madrid (15), e il sesto nel mondo ex æquo con il citato Liverpool e il San Paolo e alle spalle, oltre ai già citati, di Boca Juniors (18), Independiente (15) e gli egiziani dell’Al-Ahly (14).

Vincitrice del suo primo trofeo internazionale ufficiale nel 1977 (Coppa UEFA, nella circostanza vinta per la prima volta da un club italiano), nel 1987 la Juventus fu insignita della Targa UEFA come prima squadra ad avere vinto tutte e tre le maggiori competizioni europee dell’epoca, la Coppa dei Campioni (oggi Champions’ League), la Coppa delle Coppe (soppressa dal 1999) e la Coppa UEFA, traguardo in seguito eguagliato solo dall'Ajax nel 1992 e dal Bayern Monaco nel 1996. Con la vittoria nella Coppa Intercontinentale 1985, infine, la Juventus divenne il primo - e rimane tuttora l’unico - club al mondo ad avere conquistato almeno una volta tutti i titoli ufficiali a livello internazionale.

In base a quanto emerge da un sondaggio della società Demos (agosto 2008), la Juventus risulta essere la squadra con il più alto numero di sostenitori in Italia, avendo riscosso la preferenza del 32,5% del campione, a fronte di un 14% di sostenitori dell’Internazionale e del 13,6% del Milan, rispettivamente seconda e terza nella graduatoria di preferenze. Da un’indagine del 2002 risulta che, analogamente a quelli dell’Internazionale, i sostenitori della Juventus sono distribuiti in maniera pressoché uniforme su tutto il territorio nazionale. In 12 regioni su 20 la Juventus è il club con il più grosso seguito di sostenitori. Nelle altre 8, in 7 di esse è il secondo club per seguito, e in una, la Liguria, è il terzo club dopo Genoa e Sampdoria.

A livello internazionale, inoltre, la società dichiara di vantare un seguito di circa 170 milioni di sostenitori, di cui circa 43 in Europa e 100 in Asia in base a un rapporto della società tedesca di indagini sul mercato sportivo Sport+Markt AG dell’agosto 2005, citato nel prospetto informativo che la Juventus presentò nel 2007 alla Consob in occasione dell’OPV agli azionisti di circa 90 milioni di titoli della società. Secondo un rapporto della stessa società del 2008, la Juventus potrebbe altresì contare su un bacino potenziale di circa 17,7 milioni di sostenitori in Europa e di 9,6 milioni di simpatizzanti in Sudamerica.

Legata fin dagli anni venti alla famiglia Agnelli, la Juventus è anche uno dei membri fondatori dell’ECA - Associazione dei Club Europei, organizzazione internazionale che ha preso il posto del soppresso G-14, e composta dai principali club calcistici riuniti in consorzio al fine di ottenere una tutela comune dei diritti sportivi, legali e televisivi di fronte alla FIFA.

Il centro di allenamento delle squadre di ogni categoria del club è lo Juventus Center di Vinovo, località poco distante da Torino.

Il 1º novembre 1897 vide la luce a Torino lo Sport Club Juventus per iniziativa di un gruppo di studenti del liceo classico “Massimo d’Azeglio”, che erano soliti ritrovarsi in corso Re Umberto su una panchina oggi custodita nell’attuale sede del club. La prima maglia della squadra fu rosa, con cravatta o papillon nero. Nel 1903 divenne bianconera.

Nel 1900, con il nome di Foot-Ball Club Juventus, la società si iscrisse al suo primo campionato nazionale, ma fu eliminata dal Foot-Ball Club Torinese. Il primo titolo nazionale arrivò nel 1905, all’epoca in cui la squadra giocava allo Stadio Velodromo Umberto I. Il presidente della società era l’imprenditore svizzero Alfred Dick il quale, a seguito di accese discussioni di spogliatoio, decise di lasciare la Juventus e di fondare, assieme a un gruppo di soci dissidenti, il Foot-Ball Club Torino, segnando così l’origine della più antica rivalità del calcio italiano e l’inizio di una serie di problemi finanziari e sportivi che condussero la squadra bianconera alle soglie della retrocessione in Promozione nel 1913.

Dopo la Grande Guerra la Juventus, risollevatasi con la presidenza di Giuseppe Hess e Corrado Corradini, riuscì a migliorare il suo piazzamento in campionato e a fornire alcuni giocatori, tra cui il portiere Giovanni Giacone, alla Nazionale.

Il proprietario della FIAT Edoardo Agnelli assunse il controllo della società nel 1923; nello stesso anno fece costruire un nuovo stadio, in Corso Marsiglia, primo impianto sportivo italiano realizzato interamente in cemento armato. L’arrivo del primo allenatore della storia del club, l’ungherese Jenő Károly, e di giocatori come Férénc Hirzer e Carlo Bigatto I – il primo capitano della storia bianconera – coincise con la vittoria del secondo tricolore nella stagione 1925/26. Poco dopo l’istituzione del campionato a girone unico, la squadra, già rinforzata dagli innesti di giocatori come Giovanni Ferrari e gli oriundi Raimundo Orsi e Luisito Monti, e del celebre trio difensivo Combi - Rosetta - Caligaris, vinse cinque scudetti consecutivi (primato nazionale) tra il 1930/31 e il 1934/35. Contemporaneamente raggiunse le semifinali della Coppa dell'Europa Centrale per quattro anni consecutivi. Allenatore della squadra in quattro delle cinque vittoriose stagioni fu Carlo Carcano, uno dei precursori del Metodo, mentre molti giocatori di quella compagine andarono a formare il nucleo della Nazionale italiana che si aggiudicò le vittorie nella Coppa Internazionale, progenitrice dell’attuale campionato d’Europa e, soprattutto, nel campionato del mondo 1934 (cui la Juventus contribuì con 9 giocatori). Nel pieno di tale periodo d’oro la Juventus inaugurò nel 1933 lo Stadio Comunale (oggi Stadio Olimpico). Fu il 29 giugno, in occasione di un quarto di finale di Coppa dell’Europa centrale contro gli ungheresi dell’Újpest, battuti 6-2.

La prematura morte di Edoardo Agnelli, avvenuta nel 1935, coincise con la fine del c.d. “Quinquennio d'Oro”. Per il resto del decennio e per la maggior parte degli anni quaranta – anche dopo il secondo conflitto mondiale – la squadra bianconera non riuscì più a riconquistare lo scudetto nonostante il contributo di calciatori come Alfredo Foni e Pietro Rava (olimpionici del calcio a Berlino nel 1936), dell’albanese Riza Lushta, di Pietro Magni e di Teobaldo Depetrini, atleti che comunque contribuirono a dare alla Juventus nel 1937/38 e nel 1941/42 le prime due delle sue attuali 9 Coppe Italia.

Tra il 1943 e il 1945 la società, che già aveva dovuto rinunciare alla ragione sociale Football Club a seguito dell’italianizzazione imposta dal fascismo, assunse il nome di Juventus-Cisitalia, in abbinamento con la Casa automobilistica omonima, la Cisitalia appunto, il cui proprietario era Pietro Dusio, all’epoca presidente del club bianconero.

Singolarmente il marchio FIAT, di proprietà della famiglia Agnelli, fu abbinato al Torino che, infatti, negli stessi anni, si chiamava Torino-FIAT.

Alla fine della guerra il club tornò al nome originario di Juventus Football Club. Nel 1947 l’allora ventiseienne Gianni Agnelli ne divenne presidente e, dopo una serie di riforme interne, la squadra, guidata in campo da giocatori come Carlo Parola e Giampiero Boniperti, aggiunse altri due scudetti al suo palmarès (1949/50 e 1951/52), il secondo dei quali sotto la guida dell’inglese Jesse Carver.

A Gianni Agnelli successe nel 1955 suo fratello Umberto, salito alla massima carica del club poco più che ventenne (essendo nato nel 1934). Tra le operazioni di mercato più importanti del nuovo presidente vi furono gli acquisti dal River Plate dell’argentino Omar Sivori e dal Leeds Utd. del gallese John Charles che, insieme al talento casalingo, e capitano della squadra, Giampiero Boniperti, formarono quello che la stampa non tardò a denominare “Trio magico”: grazie a tali innesti, nella stagione 1957/58 la Juventus vinse il suo 10° scudetto e divenne in tal modo il primo club italiano a poter esporre sulle maglie la Stella d’Oro al Merito Sportivo, a simboleggiare la conquista di dieci campionati nazionali. Altri due titoli giunsero al termine dei campionati 1959/60 e 1960/61, cui si aggiunsero anche due Coppe Italia consecutive (1958/59 e 1959/60). Omar Sivori divenne nel 1961 il primo calciatore proveniente dalla Serie A a vincere il Pallone d'oro.

Nel resto del decennio, dopo il ritiro (Boniperti) e la cessione (Sivori, Charles) dei migliori giocatori, la Juventus vinse solo un altro scudetto, nel 1966/67, superando all’ultima giornata l’Internazionale sconfitta sul campo del Mantova, e un’altra Coppa Italia, nel 1964/65, sotto la guida tecnica del paraguaiano Heriberto Herrera, uno dei precursori in Italia del Movimiento, schema tattico predecessore del calcio totale olandese, che applicò nella cosidetta Juve Operaia.

Il 13 luglio 1971 Giampiero Boniperti diventò presidente del club. Sotto la conduzione tecnica dell’ex giocatore cecoslovacco Čestmír Vycpálek la Juventus, grazie all’apporto di alcuni consolidati elementi come Sandro Salvadore e la valorizzazione di giovani calciatori come Franco Causio (proveniente dal Lecce), Giuseppe Furino (dal Palermo), Fabio Capello (dalla Roma e, prima ancora, dalla SPAL) e soprattutto di Roberto Bettega, torinese prodotto del vivaio bianconero, conquistò nelle stagioni 1971/72 e 1972/73 due scudetti consecutivi, rispettivamente il 14° e il 15°, quest’ultimo in maniera rocambolesca: seconda in classifica a 43 punti a pari merito della Lazio e un punto dietro al Milan capolista all’inizio dell'ultima giornata di campionato, la Juventus riuscì a vincere fuori casa negli ultimi minuti per 2-1 un incontro che stava perdendo allo Stadio Olimpico contro la Roma, mentre la Lazio fu sconfitta 0-1 a Napoli e il Milan, già sotto 1-3 alla fine del primo tempo, uscì battuto per 3-5 dal campo del Verona. Sempre nel 1973 la Juventus giunse al suo primo appuntamento internazionale di rilievo, la finale di Coppa dei Campioni, da disputarsi a Belgrado contro la squadra probabilmente più spettacolare del decennio, l’Ajax, guidata dalla panchina dal rumeno-ungherese Ştefan Kovács e in campo da talenti come Ruud Krol, Johan Neeskens e soprattutto Johan Cruijff. Gli olandesi vinsero 1-0 con un goal di Johnny Rep.

La squadra, passata nel frattempo all’ex giocatore Carlo Parola, vinse il campionato 1974/75; l’anno seguente, dopo essere giunto secondo alle spalle dei rivali cittadini del Torino, Parola fu sostituito dall’emergente Giovanni Trapattoni, all’epoca trentasettenne e con alle spalle solo un biennio di conduzione tecnica, nel Milan nel quale, da giocatore, aveva vinto sia in Italia che in Europa.

Al primo anno di Trapattoni alla Juventus è legato uno degli scudetti probabilmente più combattuti e spettacolari del calcio italiano, quello del 1976/77, conteso ai campioni uscenti del Torino fino all’ultima giornata: le due squadre, appaiate in cima alla classifica alla fine del girone d’andata con una media-punti insostenibile per le altre contendenti, continuarono il testa-a-testa per tutto il girone di ritorno. La Juventus prevalse alla fine con 51 punti, frutto di 23 vittorie, 5 pareggi e 2 sole sconfitte (record per la serie A a 16 squadre), contro i 50 del Torino, e la Gazzetta parlò di «lungo e affascinante duello». Per avere un’idea del ritmo impresso dalle due compagini torinesi a quell’edizione del campionato, basti notare che la terza classificata, la Fiorentina, si fermò a 35 punti. Quattro giorni prima di vincere il suo 17° scudetto la Juventus si aggiudicò anche la sua prima competizione internazionale, la Coppa UEFA, al termine di una durissima doppia finale disputata contro gli spagnoli dell’Athletic di Bilbao. All’andata la Juventus vinse 1-0 con un goal di Marco Tardelli, al ritorno passò subito in vantaggio con un goal di Roberto Bettega e, pur perdendo alla fine per 1-2, riuscì a vincere il doppio confronto contro i baschi e a portare a casa la Coppa. Fu, quella, l’unica affermazione internazionale che la Juventus, e più in generale una qualsiasi squadra di club, conseguì con un organico composto esclusivamente da giocatori italiani: di essi, quelli schierati in campo nella circostanza furono Zoff, Cuccureddu, Gentile; Furino, F. Morini, Scirea; Causio, Tardelli, Boninsegna (sostituito al 59’ dell’incontro da Spinosi), Benetti e Bettega.

Tra il 1977 e il 1986 la Juventus vinse sei scudetti; nel 1980 la squadra giunse fino alla semifinale di Coppa delle Coppe, sconfitta nel doppio confronto dai londinesi dell’Arsenal (1-1 e 0-1); nella squadra inglese si mise in luce un giovane calciatore irlandese, Liam Brady, che nel mercato estivo di quell'anno, il primo aperto dopo molti anni ai calciatori stranieri, fu acquistato proprio dal club bianconero e divenne, nel biennio successivo, tra i protagonisti dei due scudetti consecutivi vinti dalla Juventus, quello del 1980/81, il 19°, e quello del 1981/82, il 20°, che diede alla squadra il diritto a fregiarsi della seconda Stella d’Oro.

Nella primavera del 1982 fu acquistato Michel Platini, all’epoca in scadenza di contratto presso il suo club in Francia, il Saint-Étienne; dall’estate del 1982 fu possibile acquistare due stranieri per club, e la Juventus ingaggiò, dal Widzew Łódź (altra squadra incontrata dalla Juventus, durante la Coppa UEFA 1980/81), il polacco Zbigniew Boniek: entrambi furono fondamentali per il salto di qualità internazionale del club. Nel 1983 la Juventus giunse alla sua seconda finale di Coppa dei Campioni da favorita, avversario l’Amburgo: ma un goal di Felix Magath fu sufficiente a far svanire il sogno di laurearsi campione d’Europa per la prima volta; dopo tale incontro Magath rimase a lungo nell’immaginario dei sostenitori juventini come una c.d. “bestia nera”.

Dopo un interregno della Roma (campione d’Italia 1982/83), la Juventus vinse nel 1984 il suo 21° scudetto e colse la sua seconda affermazione internazionale ufficiale: a Basilea, nella finale di Coppa delle Coppe, i bianconeri sconfissero il Porto per 2-1 con goal di Beniamino Vignola e Zbigniew Boniek; la vittoria in tale competizione diede alla Juventus il diritto di sfidare il Liverpool vincitore della Coppa dei Campioni nella Supercoppa UEFA, che fu disputata in gara unica a Torino nel gennaio 1985, e che vide i bianconeri prevalere per 2-0; a Bruxelles, il 29 maggio 1985, infine, la Juventus si laureò campione d’Europa, ancora di fronte al Liverpool, al termine di un incontro vinto per 1-0 (Platini su rigore) ma che fu preceduto da gravissimi incidenti causati da scontri tra la tifoseria italiana e quella inglese, e che portarono alla morte di 39 spettatori.

Con la vittoria in Coppa dei Campioni, la Juventus divenne il primo club europeo a vincere tutte le tre maggiori manifestazioni dell’UEFA, più la Supercoppa; nel dicembre successivo, a Tokyo, vinse la Coppa Intercontinentale battendo ai calci di rigore i campioni sudamericani dell’Argentinos Juniors, divenendo così il primo - e, a tutt’oggi, l’unico - club a vincere tutte le competizioni ufficiali internazionali organizzate dall’UEFA e dalla FIFA. In ragione del primato conseguito in campo continentale, la confederazione calcistica europea insignì nel 1987 la Juventus della Targa UEFA.

Lo scudetto vinto nel 1986 chiuse il decennio di Trapattoni: durante la sua gestione, complessivamente 9 elementi della Juventus giocarono nella Nazionale italiana al Campionato del mondo 1978 in Argentina (dove gli Azzurri giunsero quarti) e 6 in quella che si laureò campione del mondo 1982 in Spagna. I 5 juventini agli ordini del C.T. Enzo Bearzot in entrambe le edizioni furono Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea e Tardelli; a essi si aggiunsero, nell’edizione 1978, Benetti, Causio (presente anche nel 1982 ma nel frattempo trasferito all’Udinese), Cuccureddu e Bettega (indisponibile nel 1982 in quanto infortunatosi nel novembre 1981 al ginocchio in un incontro di Coppa dei Campioni a Torino contro l’Anderlecht); nel 1982 si aggiunse ai 5 citati anche Paolo Rossi, già presente nel 1978 ma all’epoca nelle file del Lanerossi Vicenza. Inoltre Antonio Cabrini, Gaetano Scirea e Marco Tardelli divennero i primi giocatori al mondo ad avere vinto sia tutte le competizioni per club cui presero parte sia la Coppa FIFA.

L’ultimo anno di attività di Michel Platini coincise anche con il tramonto della generazione di giocatori che avevano costituito l’asse portante della squadra: con Rino Marchesi alla guida la Juventus giunse seconda alle spalle del Napoli di Maradona e non bastò l’anno successivo l'arrivo del gallese Ian Rush dal Liverpool a far fare alla squadra il salto di qualità: la Juventus nel campionato 1987-88 dovette affrontare uno spareggio contro il Torino, poi vinto ai calci di rigore, per l'accesso all’ultimo posto disponibile di Coppa UEFA. Giunse poi un biennio con l’ex Dino Zoff alla guida, nel quale la squadra si classificò rispettivamente quarta e terza; tuttavia nel 1990 Zoff riuscì a far conquistare alla Juventus la Coppa Italia battendo nella doppia finale il Milan con un 1-0 complessivo, realizzato da Roberto Galia al “Meazza”, e la Coppa UEFA, al termine di una doppia finale tutta italiana contro la Fiorentina, vinta con un 3-1 complessivo, interamente maturato nella finale d’andata al Comunale, per l'ultima volta teatro di una vittoria bianconera, stante l'imminente passaggio al “delle Alpi”.

La stagione successiva la Juventus vide un deciso cambio di dirigenza: alla presidenza andò Luca Cordero di Montezemolo, arrivarono dalla Fiorentina Roberto Baggio e dalla Lazio Paolo Di Canio; dall’estero giunse il brasiliano Júlio César e sulla panchina fu chiamato il tecnico emergente Luigi Maifredi, che nella stagione precedente aveva portato il Bologna in Coppa UEFA; nonostante le premesse, la Juventus a inizio stagione perse la Supercoppa italiana 1-5 contro il Napoli e, a dispetto del buon girone d’andata che aveva portato la squadra a chiudere a metà campionato seconda a due punti dalla Sampdoria capolista, nel girone di ritorno emersero tutti i limiti di squadra che fecero cadere la Juventus fino al settimo posto e fuori da qualsiasi competizione europea (ufficiale o meno) per la prima volta dal 1962.

Alla fine della stagione tornò Giovanni Trapattoni, con il quale la Juventus, grazie ai rinforzi provenienti dalla Germania di Andreas Möller e di Jürgen Kohler, chiuse al secondo posto nel 1992 e vinse la Coppa UEFA l’anno successivo. Dopo un altro anno senza vittorie, comunque chiuso di nuovo al secondo posto, Trapattoni lasciò il posto a un altro promettente tecnico, l’allora quarantaseienne Marcello Lippi, in carriera difensore della Sampdoria, di cui era divenuto capitano, e che da allenatore aveva gestito il Napoli post-Maradona riuscendo a qualificarlo per la Coppa UEFA.

L’arrivo di Lippi coincise con il ritorno allo scudetto, mancante da nove stagioni: all’impianto di squadra, che già poteva vantare giocatori di spessore come Antonio Conte, Giancarlo Marocchi, Angelo Peruzzi tra i pali e i citati Baggio e Kohler, si aggiunsero i nuovi arrivi Ciro Ferrara (portato da Napoli dallo stesso Lippi), Alessio Tacchinardi, il portoghese Paulo Sousa, il francese Didier Deschamps e il giovane talento Alessandro Del Piero, già da un anno alla Juventus ed esordiente nel finale della stagione precedente con Trapattoni, ma che con Lippi fu utilizzato in maniera sempre più costante. In tale stagione, di fatto la squadra ebbe come unico contendente il Parma, che giunse secondo in campionato (e che fu battuto in entrambi gli incontri diretti, 1-3 e 0-4) e affrontò la Juventus nella finale di Coppa UEFA (vittoria degli emiliani 1-0, 1-1) e di Coppa Italia (vittoria bianconera 1-0 e 2-0).

All’inizio della stagione successiva giunse la prima Supercoppa d’Italia, vinta ancora una volta sul Parma, e, 11 anni dopo Bruxelles, anche la vittoria in Champions’ League, conquistata allo Stadio Olimpico di Roma battendo i campioni uscenti dell’Ajax; nell’estate del 1996 fu acquistato dal Bordeaux un giovane talento francese, Zinédine Zidane, determinante nei futuri successi della squadra. Più tardi nel corso del 1996 arrivò la seconda Coppa Intercontinentale, vinta battendo gli argentini del River Plate con un goal di Del Piero a pochi minuti dal termine dei tempi regolamentari; poche settimane dopo giunse anche la vittoria in Supercoppa UEFA con un perentorio 9-2 complessivo sul Paris Saint-Germain, frutto di un 6-1 realizzato a Parigi e un 3-1 nella gara di ritorno alla “Favorita” di Palermo, scelto come stadio di casa per tale competizione.

Tra il 1996 e il 1998 la Juventus vinse due ulteriori scudetti e raggiunse altrettante finali di Champions’ League. La stagione 1998-99 non fu all’altezza delle precedenti e Lippi lasciò l'incarico a febbraio 1999, dopo una sconfitta interna (2-4) contro il Parma. La panchina fu affidata a Carlo Ancelotti in corso d’opera, e il tecnico emiliano portò la squadra allo spareggio per la Coppa UEFA, perso contro l’Udinese; in estate vinse la Coppa Intertoto e si qualificò per la successiva Coppa UEFA; nelle due stagioni successive si piazzò per due volte consecutive al secondo posto, la prima volta dietro la Lazio cui cedette il primato proprio all’ultima giornata, e la seconda dietro la Roma.

Nell’estate del 2001 Lippi fece ritorno al club; grazie alla cessione di Zidane al Real Madrid fu possibile acquistare alcuni elementi fondamentali per la difesa e il centrocampo della squadra quali il portiere Gianluigi Buffon e il difensore Lilian Thuram dal Parma e il centrocampista ceco Pavel Nedvěd dalla Lazio; alla prima stagione con Lippi la Juventus tornò allo scudetto, bissandolo l’anno successivo, e arricchendolo di due Supercoppe italiane consecutive e una finale di Champions’ League raggiunta eliminando dapprima il Barcellona nei quarti di finale e poi il Real Madrid in semifinale, e persa ai calci di rigore contro il Milan per quella che fu la prima e - a tutt’oggi - unica finale tra due squadre italiane a contendersi il titolo di campione d’Europa. Nella stagione successiva, l’ultima di Lippi prima che questi assumesse la conduzione della Nazionale, la Juventus concluse al terzo posto senza mai entrare in lizza per il titolo, e giunse fino alla finale di Coppa Italia, perdendo contro la Lazio.

A Lippi seguì Fabio Capello, fino a quella stagione allenatore della Roma: nei due anni di gestione del tecnico friulano, grazie anche agli arrivi di giocatori come il difensore napoletano Fabio Cannavaro (dall’Inter), il centrocampista brasiliano Emerson, già uomo di fiducia alla Roma dello stesso Capello, e lo svedese Zlatan Ibrahimović dall’Ajax, la Juventus vinse due campionati consecutivi, nel 2004-05 e 2005-06, che nel computo generale del club sarebbero stati rispettivamente il 28° e il 29°; tuttavia, a causa del caso giudiziario giornalisticamente definito Calciopoli a seguito del quale alcuni club di serie A vennero penalizzati, lo scudetto del 2005 fu revocato e non assegnato; quanto a quello del 2006, la Juventus fu retrocessa per illeciti sportivi all’ultimo posto della classifica e, stante la contemporanea penalizzazione in punti del Milan giunto secondo alle sue spalle, il titolo fu assegnato all'Internazionale, terza prima delle sentenze della magistratura sportiva.

Vi fu un cambio di dirigenza al vertice del club la proprietà nominò presidente Giovanni Cobolli Gigli e amministratore delegato Jean-Claude Blanc; al posto di Capello, dimessosi per andare in Spagna ad allenare il Real Madrid, fu chiamato l’ex giocatore bianconero Didier Deschamps, che dovette guidare in serie B la squadra per la stagione 2006-07 con 17 punti aggiuntivi di penalizzazione; appoggiandosi ad alcuni punti fermi della squadra, in primis il capitano e fresco campione del mondo Del Piero insieme ai suoi compagni di Nazionale Buffon e Camoranesi, il ceco Nedvěd e l’innesto di giocatori di esperienza (Cristiano Zanetti) e di alcuni giovani del vivaio (Raffaele Palladino, Matteo Paro e, più avanti nella stagione, Sebastian Giovinco), la Juventus riuscì a circa metà torneo a portarsi nelle posizioni di testa; la penalizzazione fu nel frattempo, in appello, ridotta a 9 punti e a fine stagione, con 28 vittorie e 10 pareggi su 42 incontri (pari a 85 punti al netto delle penalità), la Juventus risultò prima con largo margine sulle altre due promosse in serie A, Napoli e Genoa. Deschamps si dimise prima della fine del campionato, dopo la promozione matematica, e nell’estate del 2007 fu scelto di affidare la squadra al tecnico romano Claudio Ranieri.

Nella stagione 2007-08 la Juventus si è classificata al terzo posto finale in campionato guadagnando così l’accesso al terzo turno preliminare di Champions’ League, vinto contro il club slovacco dell’Artmedia. A tutto febbraio 2009 la squadra è seconda in campionato e in procinto di disputare gli ottavi di finale di Champions’ League (contro il Chelsea) nonché la semifinale di Coppa Italia (contro la Lazio).

Dal 1903 l’uniforme di gioco della Juventus è una maglia a strisce verticali bianche e nere. I pantaloncini sono normalmente bianchi, talora neri.

La maglia originale era di colore rosa con cravatta nera: tale scelta cromatica fu dovuta a un errore nella spedizione nei corredi ordinati per il club. In seguito, a causa dei frequenti lavaggi, la maglie si scolorirono in maniera talmente evidente che il club ne decise un cambio.

Fu così chiesto all’inglese John Savage, uno dei membri della società, di cercare nel suo Paese un kit da gioco più consono e resistente all’usura; Savage aveva un amico di Nottingham tifoso del Notts County, il club calcistico più antico del mondo (fu fondato nel 1862, prima ancora della nascita della Football Association), la cui maglia è a strisce bianconere; per tale ragione fu spedito a Torino un set di uniformi analogo a quello usato dal Notts County.

Eccezion fatta per un logo in uso a cavallo tra gli anni ottanta e novanta, una zebra con due stelle a simboleggiare i venti scudetti raggiunti, fin dagli anni venti l’emblema della Juventus è rimasto sostanzialmente invariato, essendo stato soggetto solamente a moderati restyling, il più recente dei quali risalente al 2004.

Esso raffigura uno scudo ovale a strisce verticali bianche e nere, che nella versione più recente sono sette, quattro bianche e tre nere. Il nome del club è impresso in caratteri neri e sottolineato in oro su di un’area bianca convessa. Il gioco di ombreggiature del logo ha lo scopo di conferire ad esso un’apparenza di tridimensionalità. Nella parte inferiore dello stemma, in bianco su sfondo nero, è rappresentato il toro, simbolo civico di Torino.

In passato lo sfondo del nome del club fu anche di colore blu Savoia, omaggio alla tradizione sabauda di Torino, e di forma concava. Anche lo sfondo dello stemma civico fu blu Savoia, mentre il toro e il nome del club erano di colore giallo-oro.

Dal logo attuale sono state eliminate le due stelle, presenti fin dal 1982, in quanto ritenute di rilevanza puramente domestica e in contrasto con l’immagine internazionale che la società ha inteso assumere con l'adozione di tale logo.

L’inno ufficiale della Juventus è Juve, storia di un grande amore, composto dal cantante e musicista emiliano Paolo Belli nel 2006. Vi sono altre canzoni scritte in omaggio alla squadra come Il cielo è bianconero, Vecchia Signora, Juve facci sognare e Magica Juve, tutte a opera del compositore Francesco De Felice. Tra quelle composte dagli artisti più noti, figura Juvecentus, opera di Pierangelo Bertoli nel 1997, in occasione del centesimo anniversario della fondazione del club.

Dalla stagione 2006-07 la Juventus disputa i suoi incontri interni nello Stadio Olimpico, impianto in passato noto come Stadio Comunale, e già terreno casalingo della squadra dal 1933 al 1990. Lo Stadio Olimpico ha una capacità massima di 27.500 posti a sedere, dopo la ristrutturazione avvenuta in occasione dei Giochi Olimpici invernali che Torino ospitò nel 2006. Nato come Stadio “Benito Mussolini” per dotare la città di un impianto che potesse ospitare le gare del campionato del mondo 1934, ribattezzato dopo la guerra Stadio Comunale e, in seguito, Stadio Comunale “Vittorio Pozzo”, esso ospitò 890 incontri di campionato della Juventus e, dal 1963, dopo la definitiva dismissione del “Filadelfia”, fu condiviso con il Torino; capace di circa 65.000 posti in piedi, fu utilizzato fino al 1990, anno in cui le due compagini cittadine si trasferirono al “delle Alpi”, riservando il Comunale solo agli allenamenti della Juventus.

Il 18 giugno 2002 il Comune cedette l’impianto a titolo gratuito al Torino in cambio dell’impegno del club granata a ristrutturarlo in tempo per i Giochi Olimpici (tale impegno non fu rispettato per sopravvenuto fallimento societario nel 2005 a seguito del quale il Comune riacquisì la titolarità della concessione dell’impianto) e, nel contempo, concesse lo sfruttamento dell’area dello Stadio delle Alpi alla Juventus per 99 anni. Lo Stadio Olimpico è destinato a rimanere l’impianto interno della Juventus fino al completamento dei lavori del nuovo stadio di proprietà, che sorgerà sull’area dell’attuale “delle Alpi”.

Il citato Stadio delle Alpi, costruito dal consorzio Acqua Marcia di Roma in occasione del campionato del mondo 1990, fu l’impianto interno dal campionato 1990-91 a tutto il 2005-06; situato nel quartiere di Vallette, nella periferia nord-occidentale di Torino, era capace di poco più di 69.000 posti ed era dotato di un impianto di diffusione acustica che lo rendeva idoneo anche all’esecuzione di concerti. Nel periodo di utilizzo del delle Alpi, comunque, la Juventus scelse di disputare le proprie gare interne in stadi di altre città, quali ad esempio il Manuzzi di Cesena (Coppa Italia), il Meazza di Milano (semifinale e finale di Coppa UEFA 1994-95 oppure la Favorita di Palermo (Supercoppa UEFA 1996).

In assoluto, i primi impianti utilizzati dal club furono il Parco del Valentino e il Cittadella, nel biennio 1897-1898. Dal 1898 al 1908 fu utilizzato lo Stadio Piazza d’Armi, tranne il biennio 1905-1906, durante il quale il terreno di casa fu il velodromo Umberto I.

Dal 1909 al 1922 l’impianto utilizzato fu quello di Corso Sebastopoli e, dal 1922 al 1933, quello di Corso Marsiglia, che fu teatro della conquista di 4 campionati, tre dei quali consecutivi.

È del 18 marzo 2008 la decisione del consiglio di amministrazione della Juventus F.C. SpA di approvare il progetto per il nuovo stadio, destinato a sorgere sull’area dell’attuale “delle Alpi”; l'investimento complessivo per la realizzazione del nuovo impianto ammonta a 105 milioni di euro.

L’opera, progettata dagli studi GAU e Shesa sotto il coordinamento degli architetti Gino Zavanella ed Eloy Suarez e dell’ingegnere Massimo Majowecki, è stata ufficialmente presentata il 20 novembre 2008 al Lingotto: prevista su un’area totale di 355.000 m² (di cui 45.000 destinati allo stadio, 155.000 ai servizi, 34.000 alle attività commerciali e 30.000 ad aree verdi e piazze), tutta la costruzione è a pianta rettangolare, circondata da due strutture semi-ellittiche destinate a ospitare le attività commerciali, i ristoranti e i bar: l’accesso alle tribune sarà garantito da specifiche passerelle inserite nei diversi settori dello stadio. Sono previsti anche palchi c.d. VIP, affacciati direttamente sul prato.

Lo stadio, definito all’avanguardia nei criteri di sicurezza per esso previsti e nell’abbattimento delle barriere architettoniche, prevede 40.200 spettatori seduti, ed è concepito solo per il calcio, non avendo pista d’atletica intorno al campo; il terreno di gioco sarà ribassato di circa un metro e mezzo rispetto alle gradinate più basse, e non sono previste barriere né separazioni fisiche tra spalti e terreno.

Esternamente allo stadio, e tutto intorno ad esso, è prevista una struttura realizzata da una rete microforata idonea a fare da schermo per videoproiezioni e assumere colori diverse durante le varie ore del giorno; la copertura delle gradinate verrà effettuata in teflon trasparente e lascerà filtrare la luce all'interno dello stadio. L’inaugurazione è prevista per luglio 2011, in concomitanza con il 150° anniversario dell’Unità d’Italia e il pieno utilizzo per la stagione 2011-12.

Nel corso degli anni la Juventus, oltre a imporsi come realtà sportiva nazionale e internazionale, ha acquisito un posto di rilievo nella cultura del suo Paese. Essa fu la prima, al pari del Genoa, ad avere al seguito un “treno speciale” di tifosi: accadde il 1° aprile 1906 in occasione dell’incontro di campionato tra dette due squadre in campo neutro a Milano, ripetizione di quello, disputato a Torino, interrotto il 18 marzo precedente a causa della prima invasione di campo della storia del calcio italiano.

Il 29° derby della Mole disputatosi allo stadio di Corso Marsiglia il 15 maggio 1932 fu il primo evento calcistico trasmesso in diretta radiofonica nazionale dall’EIAR, con la voce di Nicolò Carosio. Inoltre, nel quadro delle trasmissioni sperimentali della RAI (quelle ufficiali, anche sportive, ebbero inizio nel gennaio 1954) l’incontro di serie A Juventus - Milan del 5 febbraio 1950 fu oggetto della prima diretta televisiva nazionale, per la voce di Carlo Balilla Bacarelli.

A uno storico 0-5, subìto il 15 marzo 1931 al Campo Testaccio della Capitale a opera della Roma di Fulvio Bernardini, sono ispirati sia il primo fonofilm italiano relativo al calcio: Cinque a zero (1932), per la regia di Mario Bonnard che il romanzo di Mario Soldati Le due città (1964).

Altri riferimenti alla Juventus si trovano in Vacanze in America di Carlo Vanzina (1984), dove si assiste a una partita tra studenti juventini e romanisti a Zabriskie Point, nella Valle della Morte e in Santa Maradona di Marco Ponti (2001), nel quale si trova una scena ambientata allo Stadio delle Alpi durante l’incontro di campionato tra i bianconeri e l’Atalanta. Per quanto riguarda i film di argomento più legato al calcio e al tifo, in Ultrà di Ricky Tognazzi (1990) un capotifoso della Roma, interpretato da Claudio Amendola, si reca con il suo gruppo in trasferta a Torino, dove ingaggia violenti scontri con i Drughi, frangia di ultras bianconeri.

La poesia-tributo Madama Juve, scritta in piemontese dallo scrittore e giornalista Giovanni Arpino, fu inclusa nel libro Opere (1992), antologia a cura dei poeti Giorgio Bàrberi Squarotti e Massimo Romano. Tale poesia, insieme ad altri omaggi alla Juventus composti da Arpino, è stata tradotta in italiano dal critico letterario torinese Bruno Quaranta e pubblicata nella sua opera Stile e stiletto (1997) . Sempre in ambito letterario, la Juventus fa da sfondo, come punto di riferimento della vita del protagonista, nel romanzo di Aldo Nove Puerto Plata Market (1997). Più recentemente, nel 2003, i giornalisti Mario e Andrea Parodi hanno citato la Juventus di Trapattoni campione d’Italia nel 1977 e 1978 all’interno del contesto storico e sociale della crisi politico-istituzionale dell’Italia di quegli anni, nel loro libro In bianco e nero.

La Juventus compare anche nel video di presentazione della città di Torino trasmesso a livello internazionale dalla NBC in occasione dei XX Giochi olimpici invernali (2006).

Fuori dall’Italia la Juventus è citata come F.C. Piemonte nell’anime giapponese Captain Tsubasa Road to 2002 (2001) e con il suo nome vero nel manga omonimo. In Inghilterra i tifosi del Notts County sono usi intonare il loro coro da stadio It’s just like watching Juve (È proprio come guardare la Juve ), in riferimento alla comunanza cromatica delle uniformi dei due club, ogni volta che la loro squadra realizza una grande prestazione.

La Juventus è attiva nel campo sociale e umanitario. Tra i programmi sociali intrapresi, figurano Fatti e Progetti per i Giovani, orientato al miglioramento della qualità di vita e a favorire l'accesso all'istruzione ai giovani extracomunitari minorenni tramite un centro di accoglienza, e la realizzazione – in collaborazione con la facoltà di Economia dell’Università di Torino – di un corso di formazione allo studio del management sportivo.

In ambito sanitario, in collaborazione con l’Azienda Ospedaliera Regina Margherita-Sant’Anna di Torino partecipa al progetto Crescere insieme al Sant’Anna, programma di ristrutturazione del reparto di Neonatologia Ospedaliera dell’ospedale “Sant’Anna” e sostiene le attività della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro.

Altro progetto comunitario della società bianconera è il “Centro di accoglienza” intitolato a Edoardo Agnelli e realizzato in collaborazione con l’Associazione Gruppi di Volontariato Vincenziano al fine di dare ospitalità a madri in condizioni disagiate.

Nel 2000, inoltre, la Juventus intraprese il progetto Un sogno per il Gaslini, allo scopo di dotare l’istituto pediatrico “G. Gaslini” di Genova di una dépendance da adibire a luogo di studio e svago per i bambini ivi ricoverati, da realizzarsi tramite il recupero edilizio dell’abbazia di san Gerolamo, che si trova all’interno della struttura dell’ospedale. Per il raggiungimento dello scopo furono necessari 4,5 milioni di euro, dei quali 2 donati dalla famiglia Gaslini, e i rimanenti raccolti dalla Juventus attraverso donazioni e iniziative di beneficenza organizzate dai propri giocatori, come la partecipazione in qualità di ospiti al festival di Sanremo 2003, la realizzazione e vendita di libri libri fotografici e CD, il più famoso dei quali fu, nel 2003, una versione del successo di Lucio Battisti Il mio canto libero.

Il settore giovanile della Juventus Football Club è composto di 17 squadre maschili che competono a livello nazionale ed eventualmente internazionale nei vari tornei di categoria. Per tutte, il proprio campo di allenamento è lo Juventus Center, centro sportivo di proprietà della società bianconera con sede a Vinovo (TO).

Analogamente a quanto già intrapreso dagli olandesi dell’Ajax, la Juventus ha istituito alcune scuole calcio sotto forma di club-satellite e campi (Summer Camps) in tutta Italia (riservati ai giovani dagli 8 ai 16 anni) e all'estero, precisamente negli Stati Uniti, in Messico e in Inghilterra (dagli 11 ai 16 anni).

Porta inoltre avanti progetti come Juventus University, la prima università del calcio al mondo (con il supporto dell’Università di Torino), e Juventus National Academy che si rivolge, attraverso la creazione di una rete di scuole calcio dislocate sul territorio nazionale, ai ragazzi dai 6 ai 12 anni.

Storicamente la Juventus ha sempre avuto una rete di osservatori giovanili su tutto il territorio nazionale, e anche all’estero. A titolo di esempio, limitatamente ai giocatori che hanno iniziato a militare in giovane età nella Juventus a partire dagli anni sessanta, figurano Pietro Anastasi (classe 1948, giunto a 20 anni da Catania), Franco Causio (1949, nel 1966 giunto alla Juventus da Lecce), Giuseppe Furino (1946, proveniente da Palermo e alla Juventus dal 1965), Roberto Bettega (1950, torinese e cresciuto nella società), Paolo Rossi (1956, da Prato, che dal 1972 al 1975 militò nelle giovanili della società prima di tornarvi da professionista nel 1981).

Di essi, Furino fu convocato per il campionato del mondo 1970 (unico giocatore della Juventus a prendere parte a tale edizione del torneo), Anastasi per quello del 1974, Causio per quelli del 1974 e 1978 (nonché quello del 1982, quando già tuttavia militava nell’Udinese) così come Bettega (che non prese parte al campionato del 1982 causa infortunio), nonché Rossi, presente nel 1982 (e che nel 1978 partecipò da giocatore in comproprietà con il Lanerossi Vicenza e con la maglia di quest’ultimo). Il citato Rossi, inoltre, grazie alla vittoria nel campionato del mondo 1982, oltre a laurearsi campione del mondo, vinse anche il Pallone d'Oro di quell’anno nonché la Scarpa d’Oro quale miglior marcatore di quell’edizione del torneo, con 6 goal, di cui 3 nel girone sostitutivo dei quarti di finale contro il Brasile, sconfitto 3-2.

Tra gli altri calciatori di prestigio cresciuti nel vivaio della Juventus si segnalano Carlo Bigatto I, Gianpiero Combi (campione del mondo nel 1934), Pietro Rava (campione del mondo nel 1938), Carlo Parola, Giovanni Viola e, soprattutto, Giampiero Boniperti, tuttora recordman di presenze bianconere in campionato (444), da sempre legato alla Juventus, dalle giovanili alla carica di presidente e, attualmente, a quella di presidente onorario del club.

Più recentemente, dal settore giovanile della Juventus si sono messi in evidenza giocatori come Raffaele Palladino, Antonio Nocerino, Sebastian Giovinco, Claudio Marchisio, Paolo De Ceglie, Antonio Mirante, Domenico Criscito e Matteo Paro, tutti militanti in Serie A. Di essi, i citati Giovinco, Nocerino, Marchisio, De Ceglie e Criscito sono stati membri della Nazionale che ha partecipato al torneo olimpico di calcio 2008 a Pechino.

In più di 110 anni di storia hanno vestito la maglia della Juventus oltre 700 calciatori, in gran parte italiani; alcuni di questi ultimi hanno anche militato nella Nazionale italiana.

Tra i calciatori italiani di rilievo che hanno militato nella Juventus figurano i già citati Carlo Bigatto I, considerato il primo calciatore-simbolo della Juventus, Giampiero Boniperti, riconosciuto come il calciatore più rappresentativo della storia della società, Carlo Parola (autore della più famosa rovesciata del calcio italiano, il cui gesto atletico ha ispirato l’inconfondibile marchio dell’album Panini dei calciatori), Dino Zoff (vincitore di sei scudetti con la Juventus, della quale difese la porta per 330 partite consecutive di campionato tra il 1972 e il 1983 e a tutt’oggi unico calciatore italiano ad avere vinto sia il campionato d'Europa che quello del mondo con l'Italia, nominato dalla FIGC nel 2004 UEFA Golden Player italiano), Gaetano Scirea, Sergio Brio, Antonio Cabrini e Stefano Tacconi, quattro dei cinque soli calciatori ad aver vinto tutte le competizioni ufficiali UEFA per club (il quinto essendo l’olandese Danny Blind), Roberto Baggio, Pallone d’oro 1993 e Alessandro Del Piero, attuale capitano e giocatore simbolo della squadra, cinque volte campione d’Italia e, nel 1996, campione d’Europa e del mondo con la Juventus, nonché campione del mondo 2006 con la Nazionale.

Tra i giocatori non italiani ad aver vestito la maglia della Juventus, inoltre, si segnalano negli anni cinquanta e sessanta l’argentino Omar Sivori (che, oriundo, in seguito militò anche in Nazionale italiana), il gallese John Charles, soprannominato per la sua stazza il gigante buono, centravanti di sicuro rendimento, che insieme al citato Sivori e a Boniperti formò un trio d’attacco che portò alla Juventus 3 scudetti; negli anni settanta il tedesco Helmut Haller, già campione d’Italia con il Bologna, che alla Juventus vinse due titoli; fino al 1980 non fu più possibile ingaggiare calciatori non italiani; tra i più rappresentativi giunti in Italia dagli anni ottanta in avanti, figurano i francesi Michel Platini, soprannominato in patria le Roi (il re), campione d’Europa nel 1984 con la sua Nazionale e nel 1985 con la Juventus, e Zinédine Zidane, campione del mondo nel 1998 e d’Europa nel 2000 con la Francia, campione del mondo di club con la Juventus e, con essa, vincitrice di due scudetti.

In più di 110 anni di storia societaria, alla guida della Juventus si sono avvicendati 21 presidenti e 2 comitati di gestione. Il primo presidente della società bianconera fu Eugenio Canfari, uno dei soci fondatori.

Il periodo più lungo in carica è appannaggio di Giampiero Boniperti, alla guida della Juventus per 19 anni dal 1971 al 1990; Boniperti, al pari del suo successore Vittorio Chiusano, presidente dal 1990 al 2003, vanta il palmarès più ampio della storia del club.

L’imprenditore Umberto Agnelli, divenuto presidente a meno di 21 anni d’età, nel 1955, fu il più giovane a ricoprire tale carica. Da citare anche le presidenze degli svizzeri Alfred Dick e Giuseppe Hess, gli unici non italiani a divenire presidenti del club. In particolare, Dick fu il presidente del primo scudetto bianconero (1905).

Attualmente in carica è il dirigente aziendale Giovanni Cobolli Gigli, eletto presidente il 29 giugno 2006 dall’assemblea degli azionisti del club.

Sono 39 gli allenatori ad avere avuto a tutt’oggi la conduzione tecnica della Juventus; 11 di essi hanno ricoperto l’incarico ad interim.

Fino a tutto il secondo decennio del XX secolo non esisteva un sistema dettagliato di allenamento in preparazione degli incontri di campionato. In pratica i giocatori - studenti e lavoratori – avevano l’abitudine di ritrovarsi un paio di volte alla settimana al velodromo di Corso Re Umberto per gli allenamenti, consistenti in partitelle e corse di velocità e/o resistenza, sempre sotto il coordinamento del capitano della squadra.

Il primo allenatore della storia bianconera fu l’ungherese Jenő Károly, scelto dal presidente Edoardo Agnelli nel 1923 al fine di introdurre innovazioni dal punto di vista tattico e strategico nel gioco della squadra. Károly allenò la squadra per 70 incontri fino alla morte, avvenuta nel 1926.

A vantare il mandato tecnico più lungo è tuttora Giovanni Trapattoni, detto il Trap, rimasto alla guida della squadra per tredici stagioni, di cui dieci consecutive, dal 1976-77 al 1985-86 e poi dal 1991-92 al 1993-94. Sia il numero di stagioni consecutive che quello totale sono record per tecnici di club italiani. Il Trap vanta anche il primato complessivo di panchine (596) e di trofei vinti con il club (14, record tra gli allenatori italiani).

Da menzionare anche Carlo Carcano, tecnico negli anni trenta e unico allenatore in Italia ad avere vinto quattro scudetti consecutivi.

L’attuale allenatore della prima squadra è Claudio Ranieri, romano, nato nel 1951, che ricopre l’incarico dall’estate del 2007.

La sezione giovanile della Juventus è una delle più vittoriose della sua categoria sia a livello nazionale, potendo vantare 9 titoli di campione d’Italia, sia internazionale, con 59 trofei ufficiali, tra i quali alcuni relativi alle competizioni più importanti al mondo nella categoria come per esempio il torneo di Viareggio, vinto 6 volte, la più recente delle quali nel 2009.

Nell’agosto 2007 la squadra Under-19 della Juventus partecipò all’edizione inaugurale della Champions Youth Cup in Malesia, sorta di campionato mondiale per club giovanili organizzato dal G-14, classificandosi al secondo posto finale con la miglior difesa del torneo.

La Juventus esordì nel campionato federale l’11 marzo 1900. Quella attuale (2008-09) è dunque la sua la 105ª stagione sportiva; nelle 104 precedenti, ha partecipato a 96 campionati di massima serie (11 di Prima Categoria Nazionale, 5 di Prima Divisione, 4 di Divisione Nazionale e 76 di serie A propriamente detta) e uno di serie B (nel 2006-07), mentre in altre 7 occasioni non superò le eliminatorie del Comitato Regionale Piemontese. Nel corso delle 103 stagioni in massima serie la Juventus ha vinto 27 volte il campionato (record italiano), giungendo seconda in 20 tornei e terza in 14 (60,2% di di piazzamenti nelle prime tre rispetto alle partecipazioni).

La vittoria in gara ufficiale con il maggior scarto fu un 15-0 a casa del Cento, secondo turno di Coppa Italia 1926-1927. Limitatamente al campionato, il record fu invece un 11-0 realizzato due volte, nel torneo 1928-29, contro Fiorentina e Fiumana, rispettivamente nella 2ª e 6ª giornata.

La sconfitta con il maggior scarto fu invece uno 0-8 subìto dal Torino nel campionato federale 1912-13.

A fronte delle 9 vittorie in Coppa Italia (record, detenuto a pari merito della Roma) la Juventus ha disputato 13 finali di tale torneo, che costituisce anch’esso un record. Singolarmente, pur essendo i due club che vantano il maggior numero di trofei vinti, Juventus e Roma non si sono mai affrontate direttamente in finale di tale competizione.

La Juventus vanta anche, tra tutti i club italiani, il maggior numero di stagioni disputate nelle coppe europee, 46 (inclusa la stagione 2008-09 in corso). Di esse, 40 sono relative a partecipazioni a tornei ufficiali dell’UEFA (25 Coppe dei Campioni / Champions’ League, 4 Coppe delle Coppe e 11 Coppe UEFA) e 6 alla Coppa delle Fiere; è anche l’unico club italiano ad aver vinto una manifestazione internazionale ufficiale con una rosa composta esclusivamente da calciatori provenienti da un solo Paese (Coppa UEFA 1976-1977).

Sempre in ambito internazionale, la Juventus è l’unico club del mondo ad avere vinto tutte le competizioni internazionali per club e uno dei tre club europei ad avere vinto tutte le tre principali competizioni dell’UEFA. La Juventus fu la prima a raggiungere tale traguardo nel 1985, seguita dall'Ajax nel 1992 e dal Bayern Monaco nel 1996 e, per tale ragione, le fu riconosciuta la Targa UEFA.

Il giocatore che detiene il record di presenze in campionato, a tutto il 27 febbraio 2009, è Giampiero Boniperti che, dal 1946 al 1961, scese in campo in serie A 444 volte.

Dietro di lui Alessandro Del Piero con 422 (di cui 388 in serie A e 35 in serie B); Del Piero detiene, tuttavia, il record assoluto di presenze ufficiali con la maglia bianconera, 589, nonché quello di goal, 254 (altro record), così ripartiti: 162 in serie A, 20 in serie B, 23 nelle Coppe nazionali, 48 nelle competizioni europee e 1 in Coppa Intercontinentale. Il precedente record di goal, superato nel gennaio 2006, apparteneva al citato Boniperti con 182.

Il miglior marcatore della Juventus in un campionato a girone unico fu Borel II, con 32 goal in 34 gare) nel campionato 1933-34.

L’ungherese Férénc Hirzer, invece, detiene il record di goal segnati in un campionato di prima divisione, 35 in 26 incontri nel Campionato Federale 1925-26. Analogo numero di reti segnò lo svedese Gunnar Nordahl del Milan, ma in un campionato a girone unico.

Infine, Omar Sivori detiene, insieme a Silvio Piola, il record di marcature in una singola partita: 6 goal, segnati all’Internazionale nella 28ª giornata del campionato 1960-61.

In 97 stagioni sportive a partire dall'esordio a livello nazionale il 14 aprile 1901, inclusi 20 campionati di Prima Categoria Nazionale e Prima Divisione e Divisione Nazionale (A). Sono escluse le stagioni 1899-1900, 1901-1902, 1906-1907, 1907-1908, 1908-1909, 1912-1913 e 1920-1921, nelle quali la Juventus non superò le eliminatorie regionali; la Coppa Federale 1915-1916 e il Campionato Alta Italia 1944.

Al 1° settembre 2008 la Juventus è il club che ha fornito il maggior numero di giocatori alla Nazionale italiana: a tale data, infatti, 122 elementi hanno vestito la maglia azzurra all’epoca della loro militanza juventina (a fronte dei 100 dell’Internazionale e degli 86 del Milan).

Sono 22 in totale i giocatori della Juventus militanti nelle selezioni nazionali italiane campioni del mondo: 9 nel 1934 (Bertolini, Borel II, Caligaris, Combi, Ferrari, Monti, Orsi, Rosetta e Varglien), 2 nel 1938 (Foni e Rava), 6 nel 1982 (Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli e P. Rossi) e 5 nel 2006 (Buffon, F. Cannavaro, Camoranesi, Zambrotta e Del Piero). Tre sono, invece, i calciatori della Juventus laureatisi campioni d’Europa con la Nazionale, nel 1968 (Bercellino, Càstano e Salvadore).

Il contributo maggiore in elementi prestati alla Nazionale risale al campionato del mondo 1978, edizione in cui il club bianconero schierò in maglia azzurra nove uomini, dei quali otto titolari; in un’occasione, l’incontro di prima fase contro i padroni di casa dell’Argentina del 10 giugno, tutti i nove giocatori juventini furono schierati in campo: Zoff, Gentile, Cabrini, Benetti, Scirea, Causio, Tardelli e Bettega dal primo minuto, poi dal 6’ Cuccureddu subentrato al bolognese Bellugi.

La Juventus guida la particolare classifica dei club che vantano giocatori campioni del mondo con la propria Nazionale, con 24: ai 22 citati vanno infatti aggiunti Didier Deschamps e Zinédine Zidane, campioni nel 1998 con la Francia: precede in tale graduatoria il Bayern Monaco (15, di cui 13 tedeschi) e la coppia Santos - San Paolo (12 a testa, tutti brasiliani).

Quanto al campionato d’Europa, oltre ai tre citati, altri tre giocatori sono vincitori del torneo con Nazionali diverse da quella italiana: Luis del Sol (Spagna, 1964), Michel Platini (Francia, 1984) e il già menzionato Zinédine Zidane (idem, 2000).

Ancora, in occasione della finale del citato campionato del mondo 2006, la Juventus ha stabilito un ulteriore record internazionale in quanto, oltre ai cinque Nazionali italiani dei quali si è fatta menzione, scesero in campo tre bianconeri con la maglia francese: Lilian Thuram, Patrick Vieira e David Trézéguet, per un totale di otto finalisti di uno stesso club sul terreno di gioco.

La Juventus Football Club è, dal 27 giugno 1967, una società per azioni a capitale interamente privato. Attualmente il 60% del pacchetto azionario è detenuto dalla finanziaria IFIL Investment SpA, holding di proprietà della famiglia Agnelli, nella quale il club fu integrato nel 2003 a seguito di una riorganizzazione societaria. A sua volta l’IFIL è controllata al 67% dalla società Giovanni Agnelli e C. S.a.p.a, per il 7,5% dalla Libyan Arab Foreign Investment Company (LAFICO) e da azionisti diffusi al 32,5%.

Il campo d’allenamento della Juventus è di proprietà dell’azienda Campi di Vinovo Spa, controllata al 71,3% dal club.

Secondo l’attuale organigramma societario, la Juventus è articolata su 7 aree interne: Amministrazione e Finanza, Risorse umane, Informazione tecnologica, Area commerciale, Pianificazione, Controllo e progetti speciali, Area comunicazione e Area sportiva. La società è guidata da un consiglio di amministrazione composto da otto membri eletti dalla proprietà tra cui il presidente Giovanni Cobolli Gigli e l’amministratore delegato Jean-Claude Blanc.

Dal 3 dicembre 2001 la Juventus è quotata alla Borsa italiana nel segmento STAR.

Dal 1º luglio 2008 la società bianconera ha implementato un sistema di gestione della sicurezza per i lavoratori e gli atleti in conformità ai requisiti previsti dalla norma internazionale OHSAS 18001:2007 e un sistema di gestione della qualità del settore medico secondo la norma internazionale ISO 9001:2000.

I sostenitori della Juventus sono quantificabili in circa 12 milioni in Italia secondo il più recente sondaggio di settore condotto dall’istituto Demos e pubblicato nell’agosto 2008 sul quotidiano la Repubblica: con il 32,5% di preferenze da parte del campione esaminato, il club torinese risulta essere il più sostenuto in Italia. La società dichiara inoltre, nel suo profilo, 170 millioni di simpatizzanti in tutto il mondo, di cui 43 nella sola Europa. Numerosi sono anche i fan club sparsi per tutto il mondo, in particolare nei Paesi a forte emigrazione italiana.

Il tifo per la Juventus, tradizionalmente eterogeneo dal punto di vista sociologico e geograficamente uniforme in tutto il Paese, è molto marcato anche nel Mezzogiorno d’Italia e nelle isole, il che garantisce un seguito rilevante alla squadra anche durante gli incontri esterni. Tale caratteristica di diffusione del tifo fa della Juventus, dal punto di vista sociologico, una squadra «nazionale». Frequente è anche il caso di tifosi organizzati che, anche da luoghi geograficamente lontani del Paese, raggiungono con regolarità Torino per gli incontri interni della squadra.

Per quanto riguarda gli orientamenti politici delle tifoserie organizzate, in base a un rapporto della Polizia di Stato del 2003 quello della Juventus risultava prevalentemente attestato su posizioni di destra; tuttavia, fuori dalle frange organizzate, l’orientamento politico della tifoseria, in ragione della sua eterogeneità sociale e territoriale, risulta non discostarsi in misura significativa da quelli più diffusi genericamente a livello di popolazione nazionale: è quanto emerse da un sondaggio condotto da ACNielsen citato nel 2004 dalla rivista Diario, in cui si stabilì che quella della Juventus è una tra le poche tifoserie a esprimersi elettoralmente in maniera pressoché equanime tra destra e sinistra.

Il pensiero comune d’inizio XX secolo voleva che il tifo per la Juventus fosse appannaggio delle classi borghesi, laddove quello per la sua rivale cittadina, il Torino, traesse linfa dalle classi popolari e proletarie. Qualche decennio dopo, con l’ingresso degli Agnelli nel capitale societario della c.d. Vecchia Signora (1923), il tifo per la squadra si diffuse anche tra gli operai meccanici dell’industria di proprietà della famiglia, la FIAT. Essendo iniziato un fenomeno migratorio - poi divenuto massiccio nel secondo dopoguerra - verso Torino e gli altri grandi poli industriali del Settentrione da parte dei lavoratori meridionali in cerca di impiego, la Juventus, già dagli anni trenta, divenne il primo club italiano ad avere una tifoseria non più connotata campanilisticamente o, al più, regionalmente, ma a carattere nazionale.

Con il consolidamento dei flussi migratori interni avvenuti tra gli anni cinquanta e i primi settanta la Juventus sembrò rappresentare, attraverso i suoi tifosi, lo spirito del nuovo lavoratore immigrato piemontese, mentre la tifoseria del Torino rimase legata all'ambiente culturale di marca prettamente torinese e cittadina. In anni più recenti, comunque, le differenze sociali e culturali fra le due opposte tifoserie si sono sempre più affievolite fino ad essere oramai, di fatto, nulle.

In Italia la tifoseria della Juventus è gemellata con quella dell’Avellino; fuori dal Paese esistono accordi di gemellaggio con i tifosi organizzati dell’ADO Den Haag, compagine olandese dell’Aia, e con quelli del Legia Varsavia, polacca.

La tifoseria rivale d’elezione è, come per tutti i casi di avversarie della stessa città, quella del Torino. A seguire, quella dell’Internazionale, fin dagli anni sessanta, e quella del Milan, nonostante per lungo tempo le due società abbiano tenuto buoni rapporti sportivo-commerciali con reciproci scambi di giocatori.

Più recenti, e legate all’imporsi alla ribalta negli anni ottanta delle loro squadre con conseguente lotta sportiva per la conquista del primato nazionale, le rivalità con la tifoseria della Fiorentina, legata principalmente alla lotta-scudetto del campionato 1981-82, e con quella della Roma, che fino alla metà di quel decennio fu la più valida contendente dei bianconeri al titolo.

La Curva Scirea allo Stadio delle Alpi è sempre stata il settore occupato durante le gare casalinghe dai nuclei più accesi della tifoseria organizzata. Attualmente, allo stadio Olimpico, i tifosi occupano la Curva Filadelfia.

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Storia della Juventus Football Club

I giocatori juventini nel Campionato di calcio italiano 1903.

Voce principale: Juventus Football Club.

La Storia della Juventus Football Club, squadra professionistica di calcio con sede a Torino (Italia), si estende per più di un secolo. Fondata da giovani studenti torinesi alla fine dell'Ottocento, la sua prima sede societaria venne stabilita presso la Via Montevecchio a Torino, nel 1898. Il club venne affiliato alla Federazione Italiana Foot-Ball nel 1900, partecipando così nel Campionato Federale dello stesso anno. Nel 1906, poco tempo dopo la vittoria del suo primo campionato, la società bianconera soffrì uno scisma che provocò la fondazione istituzionale del Foot-Ball Club Torino, dando così origine alla più antica rivalità del calcio italiano e ad una serie di problemi finanziari e, in seguito, sportivi che condussero la squadra quasi alla retrocessione in Promozione nel 1913, un periodo critico tra i più neri della storia del club bianconero. Fu l'avvocato ed ex giocatore bianconero Giuseppe Hess, presidente della Juventus a partire dalla seconda metà dello stesso anno, a farla uscire dalla crisi, migliorando la situazione economica del club e riformando le sue strutture interne con una direzione manageriale.

L'arrivo dell'imprenditore Edoardo Agnelli (presidente anche della FIAT) alla presidenza della società nel 1923 diede inizio a una lunga serie di grandi vittorie a livello nazionale ed internazionale che resero la Juventus la società italiana più blasonata ed una delle più vincenti del mondo, essendo finora l'unica squadra di club a livello pianetario ad avere vinto tutte le competizioni ufficiali a livello internazionale. Inoltre i numerosi giocatori bianconeri chiamati in nazionale diedero un enorme contributo ai successi della nazionale di calcio.

La Juventus nacque nell'autunno del 1897 a Torino come società civile «per gioco, per divertimento, per voglia di novità» su iniziativa di alcuni giovani studenti della terza e quarta classe del Liceo classico "Massimo d'Azeglio" che si ritrovavano nella vicina Piazza d'Armi per giocare a foot-ball.

Inizialmente i soci fondatori dovettero affrontare il problema della sede, risolto dai fratelli Canfari che offrirono la loro officina in Corso Re Umberto 42, dove ebbe luogo la prima riunione. Al momento di scegliere il nome della neonata società furono lanciate svariate proposte, tra cui Società Polisportiva Augusta Taurinorum, Iris Club, Forza e Salute e Vigor e Robur (tutte scartate); rimasero le denominazioni Società Via Fort, Società Sportiva Massimo D'Azeglio e Sport Club Juventus. Dopo un'opportuna votazione, i soci, sebbene la maggioranza propendesse per i primi due nomi, scelsero invece quello meno votato, Sport Club Juventus (che, tra l'altro, suonava come un compromesso tra un nome anglosassone ed uno latineggiante) per favorire la diffusione del nuovo sport e la passione per la squadra anche fuori del ambito cittadino o regionale.

Nel 1898 il club vide un significativo incremento dei soci e dei giocatori, cosa che richiese lo spostamento della sede presso un locale di via Piazzi 4. Quello fu il momento da cui si può iniziare a parlare di Juventus come squadra di calcio a tutti gli effetti. Il 15 marzo dello stesso anno fu fondata la F.I.F. (Federazione Italiana Foot-Ball, con Edoardo Bosio come primo presidente) in seguito divenuta Federazione Italiana Giuoco Calcio. Per ragioni sconosciute la Juventus non si iscrisse all'associazione e quindi non poté partecipare al primo campionato italiano di calcio che si svolse l'8 maggio di quello stesso anno a Torino tra quattro squadre: Foot-Ball Club Torinese, Genoa, Società Ginnastica e International Foot-Ball Club Torino.

Nel 1899 la società assunse il nome di Foot-Ball Club Juventus. Gli incontri di quell'anno si svolsero in prevalenza in Piazza D'Armi, località Crocetta. La squadra ricevette anche i primi inviti da Alessandria, Milano e Genova, e fu la prima squadra ad ospitare a Torino una squadra straniera: il Montriond di Losanna. Ben presto il prestigio della società crebbe e la squadra acquisì il diritto di giocare al Velodromo Umberto I (all'epoca uno dei più prestigiosi campi sportivi di Torino).

La sua prima divisa sociale, nel 1897, prevedeva una camicia bianca e pantaloni «alla zuava», sostituita due anni dopo da una curiosa camicia rosa con papillon, colletto bianco, cravattino e berretto nero.

La Juventus, con Enrico Canfari presidente, dopo essersi iscritta nel consiglio della FIF, partecipò per la prima volta al Campionato Federale di Prima Categoria - il terzo nella storia del calcio italiano - l'11 maggio 1900, ma non superò nemmeno le eliminatorie in Piazza D'Armi, perdendo 0-1 contro il F.C. Torinese. Nel frattempo conquistò, per la prima volta, la Coppa del Ministero della Pubblica Istruzione.

Nel suo secondo Campionato Federale, giocato tra cinque squadre, la Juventus vinse la prima eliminatoria contro la Società Ginnastica per 5-0 e giunse fino alle semifinali, battuta dal Milan Cricket. Conquistò, per la seconda volta, la Coppa del Ministero della Pubblica Istruzione e si aggiudicò il Gonfalone e la Medaglia del Municipio della Città di Torino, in un torneo tra squadre liguri e piemontesi.

Il 1902 segnò l'ingresso nella squadra juventina, composta quasi totalmente da studenti universitari, dei primi giocatori stranieri e di Carlo Favale come nuovo presidente. La Juventus disputò quella stagione con altre tre squadre torinesi, F.C. Torinese, Audace Torino e Società Ginnastica, il girone eliminatorio del quinto campionato de calcio ma, alla fine, dovette cedere il passo all'F.C. Torinese. Per la terza volta consecutiva gli juventini vinsero la Coppa del Ministero della Pubblica Istruzione.

Nel autunno dello stesso anno la Juventus partecipò nella Coppa Città di Torino, un importante torneo dell'epoca che si disputò al Velodromo Umberto I. Il presidente era a quel tempo Giacomo Parvopassu ed in rosa si cominciavano a vedere i ragazzi che conquisteranno il primo scudetto del club. Il 24 ottobre ci fu la semifinale contro l'Audace: nel primo tempo la Juventus andò a segno tre volte ma, secondo le cronache giornalistiche dell'epoca, la superiorità fu tanto netta che gli avversari (memori anche di uno 6 a 0 subito otto mesi prima in campionato) decisero nell'intervallo di ritirarsi, dando così via libera agli juventini per la finale. Questa si giocò il 2 novembre successivo contro il Milan. Agli ordini del doriano Francesco Calì, i bianconeri che scesero in campo furono: Domenico Durante, Gioacchino Armano I, Hugo Muetzell, Carlo Vittorio Varetti, Giovanni Goccione, Domenico Donna, Alfredo Ferraris, Giovanni Vigo, Luigi Forlano, Enrico Canfari ed Umberto Malvano. Al 90' il punteggio era di 2-2 e nei supplementari entrambe segnarono ancora una rete, portandosi sul 3-3. A questo punto l'arbitro decise di continuare ad oltranza, applicando una sorta di golden gol, ma i rossoneri in disaccordo decisero di non proseguire l'incontro lasciando campo libero alla Juventus, che venne così proclamata vincitrice dell'edizione.

Nel 1903 la Juventus abbandonò la maglia rosa ed adottò la maglia a strisce bianche e nere come un simbolo di «semplicità, austerità, aggressività e soprattutto, potere». La sede sociale venne trasferita da Via Gasometro 14 a Via Pastrengo.

Nel campionato nazionale di quell'anno la squadra torinese arrivò, per la prima volta, alla finale, perdendo però per 0-3 contro il Genoa, una dei principali formazioni del calcio pioneristico.

La Juventus vicecampione d'Italia venne invitata a Trino, presso Vercelli, a disputare un torneo triangolare. Gli incontri si giocarono nella stessa giornata, l'11 ottobre dello stesso anno. La finale del pomeriggio si giocò tra una compagine novarese chiamata Forza e Costanza e gli juventini. Quest'ultimi, con Mattioli, Carlo Vittorio Varetti, Heinrich Hess, Dalle Case, Giovanni Goccione, Fernando Nizza, Alfredo Armano, Frédéric Dick, Ugo Rolandi, lo svizzero Walter Streule ed Umberto Malvano in campo, vinsero per 15 reti a 0, conquistando così il Torneo di Trino Vercellese.

I bianconeri partecipano anche alla Coppa Città di Torino - stavolta un quadrangolare con Audace, Doria e Milan Cricket - un mese dopo la vittoria a Trino. La Juventus lo fece suo per la seconda volta, dopo avere vinto per 2-0 contro l'Audace e per 1-0 contro i rossoneri del Milan Cricket in finale.

Il 1904 fu l'anno in cui nuovi soci arrivarono alla Juventus e, con questi, anche nuovi soldi che rafforzarono le fondamenta della società. Dalla Svizzera arrivarono i tre fratelli Ajmone Marsan ed il campo di gioco ufficiale si spostò dalla Piazza D'Armi al Velodromo Umberto I, dotato finalmente di tribune. Inoltre, fu l'anno in cui si disputarono le prime trasferte internazionali tra clubs e la Juventus venne invitata a Losanna (Svizzera), in rappresentanza del calcio italiano, per disputare un torneo. Nel campionato italiano, dopo aver vinto le eliminatorie nazionali per la seconda volta consecutiva, arrivò nuovamente in finale contro il Genoa, ma perse nuovamente, sul campo di Ponte Carrega a Genova, con il risultato di 0-1.

Al termine della stagione 1903-1904 al Velodromo Umberto I si giocò la Coppa Universitaria, un torneo pioneristico di prestigio internazionale, in cui la Juventus travolse, in partita secca, l'Olympique Lyonnais Universitarie per 9 reti ad una.

Nel 1905 divenne presidente della società lo svizzero Alfred Dick, proprietario di un'industria tessile, che rinforzò la squadra inserendo alcuni suoi dipendenti, come gli svizzeri Frédéric Dick (il suo figlio), Paul Arnold Walty e Ludwig Weber, gli scozzesi Jack Diment ed Helscot, nonché gli inglesi James Squire e Goodley. In quella stagione la società spostò la sua sede a Via Donati 1 ed il presidente firmò un lungo contratto di affitto per l'utilizzo del Velodromo di Corso Re Umberto.

Il Campionato Federale dello stesso anno si giocò con una nuova formula rispetto ai campionati precedenti e fu composto di tre gironi regionali, con un girone finale - e non una sola partita - per l'assegnazione del titolo composto dai tre campioni regionali con partite d'andata e ritorno. La Juventus aveva superato il girone eliminatorio vincendo la partita per forfait 3-0 contro il F.C. Torinese, ritiratosi dalle eliminatorie regionali. Nel girone finale del campionato italiano, gli juventini batterono, con reti di Donna in due occasioni e Varetti, l'U.S. Milanese 3-0, pareggiano a Genova 1-1 con il Genoa (reti di Pollack per i genovesi e Forlano per i torinesi) e batterono di nuovo la Milanese a Milano 4-1 (reti di Varisco per i milanesi e Donna, Forlano, Squair e Varetti per la Juventus). Un nuovo pareggio 1-1 contro il Genoa (le cronache riportano le reti di Donna per le zebre e Meyer per i grifoni ed una grande performance del portiere juventino Durante) nella sfida decisiva del girone finale, giocata a Torino il 2 aprile dello stesso anno. Fu il primo grande successo del club, il suo primo titolo di Campione d'Italia, chiudendo il girone finale al primo posto a 6 punti, contro i 5 dei genovesi. Gli undici juventini che vinsero il campionato italiano per la prima volta, secondo le cronache dell'epoca, furono: il pittore Domenico Durante; Gioacchino Armano ed Oreste Mazzia (studenti al Politecnico); lo svizzero Paul Arnold Walty, Giovanni Goccione (capitano) e lo scozzese Jack Diment (tutti e tre impiegati); Alberto Barberis (studente in giurisprudenza), Carlo Vittorio Varetti (studente in ingegneria) e Luigi Forlano (geometra); l'inglese James Squair (impiegato) e Domenico Donna (un studente in giurisprudenza), che fungeva da allenatore della squadra dal 1900.

In quell'anno la Juventus si aggiudicò anche il Torneo di Seconda Categoria, a cui partecipavano sia squadre riserve sia le prime squadre di club non iscritte alla Prima Categoria. La Juventus “B” fu ammessa di diritto al girone finale, in quanto unica iscritta dell'eliminatoria piemontese, in compagnia di Genoa e Milan. I bianconeri vinsero per 1-0 al Milan in casa, 2-0 a Genova, 3-0 a Milano (con titolo matematico) e 3-0 a tavolino con il Genoa per forfait. I giornali dell'epoca tramandano gli artefici di questa vittoria: Francesco Longo, Giuseppe Servetto, Lorenzo Barberis, Fernando Nizza, Ettore Corbelli, Alessandro Ajmone Marsan, Ugo Mario, Frédéric Dick, Heinrich Hess, Marcello Bertinetti e Riccardo Ajmone Marsan.

A coronamento della stagione il successo per 2-1 sui titolari nella partitella in famiglia al termine del campionato.

Il Milan fu dichiarato vincitore di quella partita per 2-0 grazie alla deliberazione dalla Federazione Italiana Foot-Ball e quindi del titolo del IX Campionato Federale. Nel autunno del 1906 la Juventus vinse per la seconda volta la Coppa Luigi Bozino dopo le vittorie contro F.C. Torinese (8-0) e Milan (1-0) e raggiunse il terzo posto del Campionato di Seconda Categoria.

Nello stesso 1906 il presidente della società vicecampione d'Italia, Alfred Dick, che stava meditando di voler portare all'estero la squadra cambiandole perfino il nome in Jugend Fussballverein, decise, dopo alcune discussioni con i soci juventini, di rinunciare alla Juventus per fondare «per dispetto» ad alcuni giocatori importanti come Diment, Ballinger, Mazzia e Squair (tutti dipendenti della sua industria tessile), il Foot-Ball Club Torino (oggi, Torino F.C. 1906) unendosi al Torinese - una delle principali squadre dei primi anni del calcio italiano - che aveva già assorbito l'Internazionale Torino (un'altra squadra prestigiosa dall'epoca) qualche anno prima. In seguito all'abbandono del presidente svizzero la squadra bianconera rimase per due anni a corto di risorse finanziarie e di giocatori, senza più neanche il contratto d'affitto del Velodromo Umberto I. La presidenza della società fu assegnata a Carlo Vittorio Varetti.

Come conseguenza della partenza di Alfred Dick, la squadra juventina venne privata di alcuni fra i suoi migliori elementi e ritornò al campo di Piazza D'Armi, quello dei primi anni societari. In campionato, eliminati per opera proprio del Foot-Ball Club Torino il 13 gennaio 1907 (1-2 all'andata e 1-4 al ritorno), chiusero il campionato a gironi nel secondo posto delle eliminatorie Piemontesi.

Nell'ottobre dello stesso anno in una seduta straordinaria della Federazione Italiana Foot-Ball fu presa la decisione di "sdoppiare" il campionato. I motivi erano da ricondursi alla sempre crescente presenza di calciatori stranieri nelle squadre italiane. L'accordo di massima sembrava coinvolgere tutte le società ma, al momento delle votazioni, i delegati di Milan, Torino, Libertas, Genoa e Naples lasciarono la seduta per protesta. Si decise di disputare due campionati egualmente importanti: il primo, cosiddetto "Campionato Federale F.I.F.", era aperto anche a squadre con giocatori stranieri. Il secondo venne denominato "Campionato italiano" (o Coppa Romolo Buni), riservato solo a squadre composte interamente di calciatori di origine italiana.

Nel gennaio dell'anno successivo si giocò la gara di andata del primo torneo calcistico a Genova contro l'Andrea Doria, dove la Signora vinse per 3-0. Un mese dopo si rigiocò, a Torino, ma i doriani uscirono vincitori. Fu dunque necessario uno spareggio, da giocarsi a Torino per la maggior differenza reti bianconera nel doppio confronto. Si giocò a marzo e successe di tutto: bella partita e a pochi minuti dalla fine, con la Juventus in vantaggio per 2-1, il doriano Sardi colpì di testa, e il barone Mazzonis, allora giocatore bianconero, per respingere il pallone infilò Durante di testa: 2-2, ma l'incontro fu successivamente annullato per un errore tecnico arbitrale. Passarono due mesi e si potè rigiocare lo spareggio, sempre in Corso Sebastopoli - campo juventino fino a 1922 - e la Juventus vinse per 5-1 con Ernesto Borel (padre di Aldo, il Borel I, e Felice, il Borel II, entrambi futuri calciatori bianconeri) mattatore dell'incontro e del Campionato F.I.F. 1908.

Nello stesso anno la società juventina, dopo la conquista di due Palle d'Argento Henry Dapples - un'altra prestigiosa competizione pioneristica - nelle finali disputate il 22 novembre ed il 13 dicembre, festeggiò il suo decimo anniversario di fondazione con un banchetto ai suoi tifosi presso il Ristorante Della Pace di Torino.

La Juventus giocò, in qualità di campione federale d'Italia, il campionato italiano, Coppa Romolo Buni, iniziato a marzo dello stesso anno, con altre tre squadre. Il 1° marzo i bianconeri pareggiarono 1-1 a Vercelli contro la Pro, poi vincitrice del torneo, nella gara d'andata delle eliminatorie regionali, rinunciando in seguito di giocare la gara di ritorno a Torino il 8 marzo per protesta contro il divieto di impiego di giocatori stranieri, che all'epoca erano l'ossatura delle squadre italiane, ancora alle prime armi.

Nel 1909, con la seconda vittoria consecutiva degli juventini nel Campionato F.I.F. ed il terzo posto nell'eliminatoria piemontese del campionato italiano (che segnò il ritorno dei calciatori stranieri nelle squadre), si chiuse il ciclo dei giocatori-pionieri come Umberto Malvano e Domenico Donna.

Nel campionato italiano 1912–1913, il primo in cui venne stabilita la retrocessione, la Juventus si classificò all'ultimo posto del suo girone, il piemontese, con 3 punti in 10 giornate, al pari dell'Internazionale Napoli nel girone meridionale (con zero punti), dell'Alba Roma nel girone laziale (anch'essa a zero punti), del Pisa nel girone toscano (con 4 punti), del Racing Libertas nel girone lombardo-ligure (1 punto in 10 giornate) e del Modena nel girone veneto-emiliano (1 punto in 10 giornate), queste ultime iscritte nel cosidetto Torneo Maggiore all'inizio della stagione. Tutte queste squadre - compresi i bianconeri - sarebbero dovute retrocedere ma, in seguito alle loro proteste, durante l'Assemblea FIGC di preparazione della nuova stagione, si decise di riformare i tornei, allargando il numero delle squadre partecipanti e, di conseguenza, ripescare tutte le squadre retrocesse in quella stagione. Per il campionato successivo si stabilì che le squadre liguri, che nella stagione precedente avevano giocato con le lombarde, sarebbero state aggregate al girone piemontese, scelta che ne causò la saturazione. Di conseguenza il Novara, penultimo nel campionato, fu ammesso al girone lombardo mentre la Juventus fu ammessa in tale girone con una clausola particolare: essendo state promosse in I Categoria troppe squadre lombarde (Nazionale Lombardia, Juventus Italia, l'Associazione Milanese Calcio e, d'ufficio, il Como) si decise togliere una lombarda (il Brescia, settima nel Campionato di Promozione 1912–1913 e promossa d'ufficio nella massima categoria) spostandola nel raggruppamento veneto, lasciando libero un posto per la compagine torinese. Di fatto tutte le squadre che dovevano retrocedere in Promozione alla fine della stagione 1913–1914 (Prato, Pro Roma, Liguria, Ass. Milanese Calcio ed Udinese) furono riammesse.

Il tredicesimo campionato italiano di calcio, disputatosi nella stagione 1909-1910, fu il primo nella storia del calcio italiano in cui venne introdotto, ispirandosi al modello della First Division britannica, il girone unico con partite di andata e di ritorno. Come risultato di tale rivoluzione il torneo iniziò nell'autunno del 1909 e si giocarono un maggior numero di gare. Quell'anno la Juventus si classificò al terzo posto.

Il quattordicesimo campionato di calcio fu il primo in cui furono ammesse squadre della regione nord-orientale d'Italia (Veneto ed Emilia) ed anche il primo dove fu introdotto il calendario dalla Federazione di calcio. La Juventus finì nona ed ultima nella classifica del cosidetto Torneo Maggiore a dieci squadre.

La Juventus si presentò al campionato successivo, iniziato ad ottobre del 1911, con un organico composto da soli dieci giocatori, finendo terz'ultima con soli 9 punti.

Nella stagione 1912-13 il girone unico fu abolito ed il campionato nazionale venne esteso anche alla regione centro-meridionale della penisola italiana con formazioni toscane, laziali e campane in uno dei due tronconi del campionato, i cui vincitori accedevano direttamente alla finale del campionato. La società bianconera si classificò all'ultimo posto nel girone Ligure-Piemontese nel primo anno in cui vennero introdotte le retrocessioni in Promozione (i campionati regionali, in quanto l'attuale Serie B esiste solo dal 1930) come conseguenza di un periodo critico a livello economico per la grande difficoltà della società a reclutare nuovi giocatori nelle ultimi tre stagioni ma, al pari di tutte le squadre classificate al'ultimo posto nei loro gironi, fu ripescata e, insieme ai piemontesi del Novara, ammessa nel girone lombardo del campionato successivo (vedi quadro).

Con la presidenza dell'avvocato Giuseppe "Bino" Hess, ex giocatore juventino e poi dirigente della società bianconera, nel 1913, la Juventus (considerata ormai dopo la crisi come una squadra di secondo piano rispetto alle potenze calcistiche dell'epoca come la Pro Vercelli ed il Casale), aprì un nuovo ciclo con un tipo di mentalità manageriale diversa rispetto al periodo precedente: dopo il citato "ripescaggio", la squadra torinese disputò un campionato sorprendente, piazzandosi seconda dietro l'Inter nel girone lombardo e finendo quarta nella fase finale del Campionato Alta Italia (uno dei due gruppi del campionato nazionale), prendendosi lo sfizio di battere il Casale (poi Campione d'Italia) per 1-0.

Nel 1914 il Campionato iniziò ad ottobre, quando la Prima Guerra Mondiale non aveva ancora coinvolto l'Italia, ma il precipitare degli eventi e la decisione (presa il 22 maggio 1915) del Governo italiano di entrare in guerra a fianco delle potenze dell'Intesa, costrinse la Federazione alla sua sospensione. Nel settembre 1919 la vittoria venne assegnata al Genoa in quanto squadra capolista ad una giornata dal termine, mentre la Juventus terminò seconda nel gruppo semifinale.

Gli anni della Prima Grande Guerra portarono lutti in casa bianconera e delle altre società sportive italiane. All'inizio di quel conflitto furono 24 gli juventini sotto le armi: 6 soldati semplici e 18 tra allievi ufficiali, sottufficiali o addetti sanitari. La presidenza della società torinese fu così assegnata, provvisoriamente in primis e poi, fino a 1918, al Comitato Presidenziale di Guerra: il triumvirato composto dal pionere Gioacchino Armano, il dirigente Sandro Zambelli e l'ex calciatore Fernando Nizza. Nel 1916 saranno ben 170 i soci e giocatori della Juventus a prendere parte al conflitto bellico, con varie mansioni che partivano dal soldato semplice fino all'ufficiale.

Allo scopo di mantenere saldi i contatti con i propri associati e con i tifosi bianconeri lontani a causa della guerra, il 10 giugno 1915, venne pubblicato per la prima volta il giornale ufficiale della società, intitolato Hurrà Juventus, il primo del suo genero in patria.

Il 26 dicembre di quell'anno, sulla neonata rivista venne pubblicata la memoria autografa di Enrico Canfari, caduto nella Terza battaglia dell'Isonzo insieme a Giuseppe Hess e molti altri componenti della Juventus il precedente 23 ottobre 1915. Questo testo rappresenta tutt'oggi, nella storia bianconera, l'unica testimonianza scritta delle sue origini.

Gli juventini parteciparono, durante la Prima Grande Guerra, alla Coppa Mauro ed alla Coppa Federale di calcio. In quest'ultima competizione in particolare, dopo la vittoria nel girone eliminatorio, arrivarono fino alle finali con il Genoa, il Milan, il Casale (poi ritirata per gravissimi problemi finanziari) ed il Modena e terminò al secondo posto della classifica con 10 punti, uno di meno rispetto ai rossoneri, vincitori del torneo.

Finito il primo conflitto mondiale, il calcio ripartì in Italia con la stagione 1919-1920. Al Campionato si iscrissero 67 squadre ed il torneo venne diviso in gironi e campionati interregionali (come i Gironi Piemontese o Lombardo, con ogni girone diviso in gruppi). La Juventus, campione della Regione Piemonte, concluse quel campionato al secondo posto nel girone finale, grazie soprattutto al portiere Giovanni Giacone ed ai terzini Oswaldo Novo e Antonio Bruna, i primi calciatori della società bianconera a giocare in Nazionale (Italia-Svizzera 0-3 del 28 marzo 1920 disputatasi a Roma) e chi diedero il via alla tradizionale coppia di terzini di primo ordine che sarebbe diventata una caratteristica della Juventus.

Con il poeta e letterato Corrado Corradini (autore, tra l'altro, dell'Inno Ufficiale della Società utilizzato fino agli anni Sessanta) eletto nuovo presidente del club nel 1919, nella stagione 1921-1922 i bianconeri si iscrissero al Campionato della Confederazione Calcistica Italiana (C.C.I.), un settore dissidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), con sede a Milano. La scissione fu il risultato delle proteste delle squadre più rinomate che mal digerivano l'eccessivo affollamento dei tornei (al campionato precedente, dove la Juventus si classificò al quarto posto del Gruppo A del Girone Piemontese, parteciparono ben ottantotto squadre, un record). La squadra torinese chiuse la stagione al quarto posto del Girone A della Lega Nord.

Il numero dei tifosi, nel frattempo, crebbe: il 19 ottobre 1922, con Gino Olivetti a capo della Juventus dall'anno precedente, venne inaugurato lo Stadio di Corso Marsiglia (situato nell'attuale Corso Tirreno a Torino), con 15.000 posti: fu il primo stadio d'Italia costruito in cemento armato e venne considerato all'epoca un «gioiello di ingegneria». Nella gara inaugurale dello stadio la Juventus vinse 4-0 al Modena.

Il 24 luglio 1923, anno della riunificazione del campionato, la famiglia Agnelli, una delle più potenti dell'intera nazione, entrò a far parte della società bianconera con Edoardo, figlio di Giovanni Agnelli, fondatore dell'azienda automobilistica FIAT, eletto nuovo presidente del club in sostituzione di Olivetti, che diede subito il via ad un'intensa campagna di rafforzamento della squadra. Quella data rappresentò sia l'inizio del famoso legame tra la società torinese e la celebre famiglia industriale, il più antico del panorama calcistico italiano e vigente tutt'oggi, che la nascita del cosiddetto Stile Juve: «eleganza, professionalità e mentalità vincente». In tale anno la squadra raggiunse il quinto posto del Girone B della Lega Nord.

Nella stagione 1923-1924, come conseguenza dell'introduzione del Progetto Pozzo due anni prima, il torneo fu diviso in due grande gironi coordinati uno dalla Lega Nord e l'altro dalla Lega Sud. Quella fu anche la stagione in cui venne introdotto per la prima volta nel calcio italiano lo scudetto, come stemma onorifico assegnato alle squadre vincitrici del campionato federale. Durante il torneo, l'affaire Rosetta, sollevato dalla dirigenza genoana (campione d'Italia la stagione precedente), costò alla squadra bianconera le sconfitte a tavolino di tutte e tre le partite disputate dal suo difensore Virginio Rosetta, il primo giocatore italiano ufficialmente ceduto dietro contropartita economica (50.000 lire di contratto ed un mensile di 6.000 lire), arrivato a Torino dalla Pro Vercelli in quella stagione, ma squalificato dal campionato.Come conseguenza della penalizzazione, la Juventus si classificò in quinta posizione del primo raggruppamento della Lega Nord, a pari merito con l'Alessandria, con 26 punti, sette in meno rispetto ai liguri, vincitore del gruppo e poi, del tricolore.

Quello fu l'anno di debutto in campionato per Gianpiero Combi (cresciuto nel vivaio bianconero e, in seguito, grande protagonista dei successi juventini e della Nazionale A negli anni a venire) e dell'arrivo a Torino del primo allenatore della storia bianconera, Jenő Károly (che ebbe un contratto in base al quale avrebbe percepito 2.500 lire come anticipo, una settimana di vacanze pagate ed un premio di 10.000 lire in caso di vittoria dello scudetto), e la mezz'ala sinistra Ferenc Hirzer, entrambi ungheresi.

All'inizio della stagione 1924-1925, la Juventus venne rafforzata con l'arrivo del giocatore ungherese József Viola e dell'attacante Pietro Pastore che, con quindici anni d'età, è il debutante più giovane della storia bianconera. La squadra, nonostante le 14 reti dell'ala destra Federico Munerati, raggiunse solo il terzo posto del secondo raggruppamento del campionato, con due punti in meno sul Bologna, poi vincitore del campionato. La scomparsa del mediano Monticone, causata da un'aneurisma, segnò dolorosamente la società bianconera in quella stagione.

A livello societario, la società torinese organizzò i quadri manageriali assegnando precisi compiti ai vari dirigenti.

Nella stagione 1925-1926 la federazione di calcio autorizzò l'apertura ai calciatori stranieri e le zebre torinesi - che rappresentavano, per il rinnovamento societario ad opera degli Agnelli, «il futuro del calcio piemontese», in campionato raggiunsero il primo posto grazie alle nove vittorie consecutive, per un totale di 17 partite di fila senza soffrire sconfitte nel secondo raggruppamento della Lega Nord a 12 squadre, con nove partite (934 minuti) con la porta inviolata (record del calcio pioneristico), grazie anche alle prestazioni del famoso trio difesivo composto dal portiere Gianpiero Combi ed i terzini Virginio Rosetta e Luigi Allemandi. Con 17 vittorie, 3 pareggi e 2 sconfitte, si qualificò, per la prima volta in cinque anni, alla finale della Lega Nord contro il Bologna, rinnovato un anno prima da Leandro Arpinati, vicesegretario nazionale del PNF. Nella gara d'andata, giocata nel 11 luglio 1926 al campo Sterllino di Bologna, le due squadre pareggiarono 2-2 (due reti di Hirzer, capocannoniere di quella stagione con 35 reti in un totale di 26 partite). La gara di ritorno, giocata in Corso Marsiglia a Torino il 25 luglio dello stesso anno, finì 0 a 0. L'allenatore juventino Károly morì di infarto il 28 luglio, appena cinque giorni prima della partita di spareggio. In questa gara, disputata a Milano il 1° agosto, la Juventus vinse 2-1 con reti di Pietro Pastore - terzo posto della classifica finale dei marcatori in campionato durante quella stagione con 26 reti - ed Antonio Vojak I.

La Juventus, in qualità di campione del Nord, affrontò la finale contro l'Alba Roma, campione del Sud, vincendo sia all'andata per 7-1 a Torino l'8 agosto, che al ritorno per 5-0 a Roma il 22 agosto 1926. Così, con 37 punti (per un totale di 45 punti a fine del torneo) ed il migliore attaco e difesa del torneo, 68 reti a favore (per un totale di 84 a fine del campionato) e solo 14 in contro (per un totale di 18 a fine dello stesso torneo), si aggiudicò il suo secondo titolo federale, ventuno anni dopo il primo scudetto vinto nel 1905. Indossò così sulla maglia, per la prima volta, il simbolo di campione d'Italia, composto all'epoca da uno scudo sabaudo rosso con una croce bianca all'interno ed un fascio littorio - simbolo della Roma imperiale -, lo stesso utilizzato dalla nazionale italiana dall'incontro con l'Ungheria del 6 gennaio 1911. La vittoria contro l'Alba diventò storica anche per l'impatto popolare che scatenò soprattutto nella Città di Torino.

La Carta di Viareggio del 2 agosto 1926 portò all fusione della Lega Nord e della Lega Sud nella cossidetta Divisione Nazionale, prima dell'inizio del ventisettesimo campionato a gironi.

Nel campionato nazionale 1926-1927, la vecchia Signora, squadra campione in carica e, fino al 1930, sotto la guida tennica delllo scozzese George Aitken in sostituzione del ungherese Jenő Károly, si classificò nel primo posto del suo girone con 27 punti, 44 reti a favore e 10 contro. Nel girone finale della Divisione Nazionale a sei squadre, i bianconeri si classificarono al terzo posto con 11 punti, 24 reti a favore e 13 contro, dopo le vittorie storiche contro il Genoa (6-0 a Torino; 3-2 a Genova) e contro il Milan (8-2 a Torino il 10 luglio 1927) ed anche un derby con un precedente polemico: un dirigente granata, il dottor Nani, secondo le cronache, avrebbe corrotto il terzino della Juventus Luigi Allemandi con 50.000 lire, affinché questi addomesticasse il derby del 5 giugno 1927. Il risultato finale di quel derby fu di 2 reti a 1 a favore del Toro di Libonatti, Baloncieri e Rossetti, squadra capolista di quel girone finale. Alla fine del campionato, Allemandi - in primis squalificato a vita secondo sentenza della FIGC, ma poi amnistiato dopo il meritato terzo posto della Squadra Azzurra alle Olimpiadi del 1928 - fu ceduto all'Inter. La Juventus partecipò anche alla prima edizione della Coppa Italia e raggiunse la quarta fase eliminatoria, dopo le vittorie in trasferta contro il Cento per 15 a 0 il 6 gennaio - vittoria col maggior differenza reti della storia bianconera -, e contro il Parma per 2 a 0 il 27 febbraio dello stesso anno. La gara del quarto turno contro il Milan non fu disputata, al pari di altre otto partite, per l'interruzione del torneo per mancanza di date disponibili tra le formazioni classificate.

Nel 1928, le nuove leggi fasciste vietarono l'impiego di calciatori stranieri nel campionato italiano, per questo la Juventus fu costretta a cedere Hirzer, che tornò in Ungheria e fu sostituito dal attacante Luigi Cevenini III, proveniente dall'Inter. I bianconeri chiusero il campionato 1927-1928 al secondo posto nel gruppo B della Divisione Nazionale e raggiungono in seguito il terzo posto nel gruppo finale del torneo. Dopo le Olimpiade di Amsterdam di quello anno, vennero acquistati due giocatori argentini, messisi in luce durante il torneo olimpico: l'ala sinistra Raimundo Orsi ed il centromediano Luis Monti, poi membri della nazionale argentina vicecampione del mondo in Uruguay. Approdarono al club torinese anche il mediano Mario Varglien I ed il terzino sinistro Umberto Caligaris che, insieme a Combi e Rosetta, formò il trio difesivo della Juventus e della nazionale di calcio italiana negli anni Trenta del secolo scorso, una delle migliori linee difensive di tutti i tempi.

Il campionato 1928-1929 fu l'ultimo con il format a gironi e, per la Juventus, un torneo di transizione. La squadra torinese giunse il secondo posto del Gruppo B con 76 reti a favore e 25 contro. Da notare le due vittorie per 11 reti a 0, contro la Fiorentina il 7 ottobre e contro la Fiumana il 4 novembre 1928, e la serie di 12 vittorie consecutive.

Dopo il termine del campionato, la Juventus partecipò per la prima volta ad una competizione internazionale per club a livello professionistico: la Coppa dell'Europa Centrale, arrivando fino ai quarti di finale del torneo.

La seconda metà del anno 1929 registrò l'istituzione del Campionato a Girone Unico, ovvero la nascita della Serie A e della Serie B a 18 squadre.

Gli juventini, rafforzati dal oriundo argentino Renato Cesarini, chiusero il primo campionato di Serie A al terzo posto segnando 78 reti, con 5 punti di meno rispetto all'Ambrosiana-Inter, campione d'Italia.

Con l'imprenditore Edoardo Agnelli ancora alla presidenza della società bianconera, si aprì un ciclo che portò la squadra a conquistare cinque titoli nazionali consecutivi – record eguagliato nel calcio italiano solo dal "Grande Torino" nel corso degli anni quaranta del secolo scorso – tra la stagione 1930-1931 e la stagione 1934-1935. La squadra si dimostrò una delle migliori del tempo in Europa, avendo raggiunto in quattro stagioni consecutive le semifinali della Coppa dell'Europa Centrale, una sorta di "antenata" della Coppa dei Campioni, tra la stagione 1931-1932 (seconda partecipazione dei bianconeri alla Coppa) e la stagione 1934-1935. La squadra costituì anche il nucleo della Nazionale italiana durante la prima metà degli anni trenta, periodo durante il quale gli Azzurri si aggiudicarono il campionato del mondo 1934. Per tali successi, questo periodo passò alla storia come il Quinquennio d'oro e il gruppo di calciatori juventini convocati in Nazionale come la Nazio-Juve.

La Juventus della prima metà degli anni trenta del ventesimo secolo utilizzava il metodo, lo stesso schema applicato dalla Nazionale italiana: tale schema di gioco era il risultato di un'evoluzione delle tattiche applicate dalla scuola danubiana durante gli anni 1920 e 1930. Attraverso il suo innovativo modulo 2-3-2-3 o "WW" (vedi disposizione dei giocatori nell'immagine), derivato invece del modulo tattico noto come "Piramide di Cambridge" (2-3-5), gli attaccanti interni della squadra, Cesarini e Ferrari, potevano dare supporto al «centromediano metodista» Monti, giocatore con il compito di costruire il gioco, mentre i due mediani laterali, Varglien I e Bertolini, affrontavano le ali delle squadre avversarie; la linea difensiva, guidata dal trio Combi-Rosetta-Caligaris, poté acquisire maggior sicurezza mentre il centrocampo riusciva a sfruttare una maggior superiorità numerica. Tale schema rese possibile costruire una serie di attachi e contropiedi più veloci ed efficaci rispetto agli schemi tattici del decennio scorso. La linea offensiva bianconera, con calciatori come le ali Sernagiotto ed Orsi, ed il centravanti Vecchina, sostituito poi da Borel II – con il supporto delle mezzeali prima nominate –, fu la principale artefice delle 434 reti realizzate dalla squadra in partite ufficiali durante il "Quinquennio d'oro" (384 in tornei nazionali e 50 nelle coppe).

Il 14 luglio 1935 morì in un incidente aereo, davanti al porto di Genova, il presidente bianconero Edoardo Agnelli. Questo avvenimento, con la partenza di alcuni campioni come Cesarini e Ferrari, influì negativamente sul rendimento della squadra, che chiuse il campionato 1935-1936 al 5° posto, con Virginio Rosetta come giocatore-allenatore.

Sul finire degli anni 1930, la società bianconera riuscì ad aggiungere alla propria bacheca soltanto due Coppe Italia: la prima fu ottenuta al termine della stagione 1937-1938, dopo la vittoria in finale sul Torino (3-1 per i bianconeri all'andata e 2-1 al ritorno); la seconda arrivò durante la stagione 1941-1942 quando, nella doppia finale, la Juventus sconfisse il Milan (pareggio per 1-1 a Milano e vittoria per 4-1 a Torino, con tre reti della stella albanese Riza Lushta). Nel 1938, i bianconeri si classificarono secondi in campionato a due punti dall'Ambrosiana Campione d'Italia.

All'indomani della Seconda Guerra Mondiale, la società trascorse diverse stagioni nelle prime posizioni della Serie A. Nel 1947, Gianni Agnelli (detto "L'Avvocato") diventò presidente della Juventus. La Signora vinse lo scudetto al termine della stagione 1949-50, a 15 anni dall'ultimo successo, con 100 reti in campionato e 62 punti, grazie al supporto dal nuovo allenatore, l'inglese Jesse Carver, e di nuovi campioni come Carlo Parola, Ermes Muccinelli, i danesi Karl Aage Præst e John Hansen, ed in particolar modo Giampiero Boniperti, bandiera bianconera che smetterà di giocare alla fine della stagione 1960-61, dopo 444 presenze in Serie A e 182 reti, che ne fanno oggi il secondo miglior cannoniere della storia della società.

Nella stagione successiva, la 1950-1951, la Juventus arrivò terza in Serie A realizzando 103 reti. Nel 1951-1952, sotto la guida dell'ex giocatore ungherese György Sárosi, vinse ancora lo scudetto, grazie al trio d'attacco formato da Muccinelli, Boniperti e Hansen: le reti realizzate in campionato furono 98 (19 quelle di Boniperti, il capocannoniere della squadra) e i punti 60. Quel nono scudetto consentì ai bianconeri di raggiungere il Genoa, che aveva da sempre dominato la classifica per numero di tornei vinti. Nella stagione successiva, la squadra giunse seconda, dopo la storica vittoria per 8-0 sulla Fiorentina.

Nel 1955, per impegni di lavoro, Gianni Agnelli lasciò la presidenza che, due anni più tardi, passò a suo fratello minore Umberto (detto "Il Dottore"): a 22 anni Umberto divenne il più giovane presidente della storia della società bianconera. Con lui si aprì un nuovo trionfale ciclo di vittorie, con la società bianconera vincitrice dello scudetto nella stagione 1957-58 grazie anche a nuovi campioni come il gallese John Charles, l'argentino di origini italiane Omar Sivori (premiato con il Pallone d'oro nel 1961), e a campioni affermati come Boniperti. I tre saranno ricordati come il Trio Magico, uno degli attacchi più forti di tutti i tempi: 235 reti nel competizioni ufficiali (95 di Charles, 113 di Sivori e 27 di Boniperti), di cui 201 in Serie A, dalla stagione 1957-1958 alla stagione 1960-1961).

Per la prima volta, una società italiana di calcio conquistò la Stella d'Oro al Merito Sportivo, attribuita dalla FIGC per avere vinto dieci titoli nazionali.

Nella stagione 1958-1959 la Juve finì terza in campionato, ma vinse la Coppa Italia battendo in finale l'Inter per 4-1. Nel 1960 conquistò un altro scudetto (l'undicesimo) e un'altra Coppa Italia (la quarta): fu la prima "doppietta" della storia bianconera, un record eguagliato solo dal Grande Torino, dal Napoli e dalla Lazio in tutta la storia del calcio italiano. La vecchia Signora conquistò ancora uno scudetto nel 1960-1961 (con il record di Sivori, che segnò ben 6 reti nella storica vittoria per 9-1 contro l'Inter, in cui i nerazzurri schierarono per protesta la formazione Primavera), ricevendo per prima volta la Coppa campioni d'Italia.

Alla loro terza partecipazione europea, i bianconeri arrivarono ai quarti di finale della Coppa dei Campioni 1961-1962 contro il Real Madrid Ye-Yé di Alfredo Di Stéfano, Ferenc Puskás e Francisco Gento: vittoria madridista per 1-0 a Torino e vittoria della Juve per 1-0, con rete di Sivori, a Madrid (prima vittoria di una squadra italiana nella capitale spagnola). Lo spareggio venne giocato a Parigi e il Real vinse per 3-1.

Ma i successi in casa bianconera non si limitarono agli scudetti. Nel 1962-1963 i bianconeri vinsero la Coppa delle Alpi, loro primo successo internazionale, con quattro vittorie in altrettante partite (in finale batterono l'Atalanta 3-2) e, nel 1964-1965, la Coppa Italia, battendo l'Inter in finale per 1-0; tuttavia in quella stagione la Juventus perse la Coppa delle Fiere (antenata della Coppa UEFA) contro il Ferencváros (finale unica, 0-1 a Torino). Analoga conclusione si ebbe nella stagione 1970-71, ultima edizione della Coppa delle Fiere, contro il Leeds United, nonostante il doppio pareggio in finale: 2-2 a Torino e 1-1 a Leeds (questa fu la prima volta che il trofeo venne assegnato sulla base dei gol segnati in trasferta).

Nella stagione 1966-1967 la Juventus, trasformata quell'anno in società per azioni conquistò il suo tredicesimo scudetto all'ultima giornata e ai danni dell'Inter. La cossidetta Juve Operaia Alla vigilia dell'ultimo incontro l'Inter precedeva la Juventus di un solo punto: i nerazzurri persero per 1-0 a Mantova (con errore del portiere Giuliano Sarti), mentre i bianconeri batterono in casa la Lazio per 2-0. Il presidente della società era Vittore Catella e l'allenatore era Heriberto Herrera, tecnico paraguayano precursore del movimiento, primo esempio di calcio totale, poi sviluppato e perfezionato negli Anni 1970 dalla Nazionale olandese di Johan Cruijff.

Nella Coppa dei Campioni della stagione successiva la Juventus, rafforzata dall'arrivo del tedesco Helmut Haller, arrivò ai semifinali del torneo, ma perse contro il Benfica di Eusébio (0-2 a Lisbona e 0-1 a Torino). Nella stagione 1969-70 debuttò in prima squadra il giovane Giuseppe Furino, che giocherà con i bianconeri fino al 1983-84, vincendo otto scudetti e risultando, assieme a Giovanni Ferrari, il calciatore italiano che ha tutt'ora vinto più tricolori.

Il 13 luglio 1971 Giampiero Boniperti, dopo il lungo periodo trascorso in veste di giocatore, diventò presidente del club. Con Boniperti si aprì un lungo ciclo trionfale che coincise, come negli anni trenta, con i grandi successi della Nazionale italiana, guidata in questi anni da Enzo Bearzot.

Sotto la sua gestione dirigenziale, la società vinse nove scudetti in quindici anni (1971-1972, 1972-1973, 1974-1975, 1976-1977, 1977-1978, 1980-1981, 1981-1982, 1983-1984 e 1985-1986), tre Coppe Italia (1978-1979, 1982-1983 e 1989-1990) ed un totale di sei trofei a livello internazionale, tra loro tutte le competizioni a livello di club, sia europee che intercontinentali.

La Juventus si classificò quarta nel campionato nazionale della stagione 1970-1971. Il 26 maggio di quell'anno morì a soli 36 anni, per un male incurabile, Armando Picchi, allenatore dei bianconeri da appena un anno. Nella stagione successiva la Juventus, già sotto la conduzione tecnica dell’ex giocatore cecoslovacco Čestmír Vycpálek e con l'apporto di di alcuni consolidati elementi come Sandro Salvadore e la valorizzazione di giovani calciatori come Franco Causio (proveniente dal Lecce), Giuseppe Furino (crescikuto nelle divisioni minori bianconere, dal Palermo), Fabio Capello (dalla Roma e, prima ancora, dalla SPAL), del libero (poi capitano bianconero) Gaetano Scirea e soprattutto di Roberto Bettega, torinese prodotto del vivaio bianconero, vinse lo scudetto della stagione 1971-1972, in cui il girone d' andata fu un continuo alternarsi di squadre nelle prime posizioni, con un punto di vantaggio sul Milan.

Al termine della stagione 1972-1973 il club torinese vinse il suo 15º scudetto, questa volta in maniera rocambolesca: seconda in classifica a 43 punti a pari merito della Lazio e con un punto di svantaggio rispetto al Milan capolista all’inizio dell'ultima giornata di campionato, la Juventus riuscì a vincere fuori casa negli ultimi minuti per due reti contro uno - rete a 3 minuti dalla fine di Cuccureddu - un incontro che stava perdendo allo Stadio Olimpico contro la Roma, mentre la Lazio fu sconfitta 0-1 a Napoli e il Milan, già sotto 1-3 alla fine del primo tempo, uscì battuto per 3-5 dal campo del Verona. La società lombarda si prese la rivincita in Coppa Italia battendo i bianconeri in finale ai calci di rigore. Nella stessa stagione i bianconeri, senza giocatori stranieri in rosa (per via del divieto di ingaggiare calciatori stranieri imposto dopo la sconfitta dell'Italia contro la Corea del Nord ai Mondiali inglesi del 1966), raggiunsero per la prima volta nella loro storia la finale di Coppa dei Campioni, ma persero a Belgrado contro l'Ajax - guidata dalla panchina dal rumeno-ungherese Ştefan Kovács - per 1-0, con gol al 4' dell'attacante Johnny Rep.

Il 28 novembre di quell'anno la Juventus (che prese il posto del rinunciatario Ajax) perse a Roma anche la Coppa Intercontinentale contro l'Independiente: 0-1 contro i "diavoli rossi" di Avellaneda, con rigore fallito da Cuccureddu quando la gara era ancora sullo 0-0. Per di più, i dirigenti bianconeri avevano trovato l'accordo con gli argentini per disputare la finale in un'unica partita allo Stadio Olimpico di Roma.

Nel 1974, dopo il Mondiale in Germania, iniziò un nuovo ciclo di grandi risultati per la Nazionale del C.T. Enzo Bearzot: quattro anni dopo, al Campionato del mondo 1978 in Argentina, l'Italia arrivò quarta, avendo nelle file complessivamente nove giocatori bianconeri: Dino Zoff, Antonio Cabrini, Claudio Gentile, Gaetano Scirea, Romeo Benetti, Antonello Cuccureddu, Franco Causio, Marco Tardelli e Roberto Bettega. In seguito, al campionato mondiale in Spagna, sei giocatori bianconeri del cosiddetto Blocco-Juve, si laureano campioni del mondo.

Allenata dall'ex-campione bianconero Carlo Parola, nella stagione 1973-1974 la Juve si classificò seconda in Serie A, alle spalle dei rivali cittadini del Torino, e raggiunse il Girone finale di Coppa Italia. Nella stagione successiva, il club vinse lo scudetto, al termine di un duello appassionante con il Napoli, e arrivò fino alle semifinali della Coppa UEFA. Nel 1975-1976, invece, non fu sufficiente un girone di andata da record (26 punti su 30 ottenuti), poiché lo scudetto finì nelle mani del Torino. In quell'anno vennero ingaggiati altri giocatori, come Marco Tardelli, Antonio Cabrini, Romeo Benetti e Roberto Boninsegna.

L’anno seguente, Parola fu sostituito dall’emergente Giovanni Trapattoni, all’epoca trentasettenne e con alle spalle solo un biennio di conduzione tecnica, nel Milan, club nel quale è stato anche giocatore.

Al primo anno di Trapattoni alla Juventus è legato uno degli scudetti probabilmente più combattuti e spettacolari del calcio italiano, quello della stagione 1976-1977, conteso ai campioni uscenti del Torino fino all’ultima giornata: le due squadre, appaiate in cima alla classifica alla fine del girone d’andata con una media-punti insostenibile per le altre contendenti, continuarono il testa-a-testa per tutto il girone di ritorno. La Juventus prevalse alla fine con 51 punti, frutto di 23 vittorie, 5 pareggi e 2 sole sconfitte (record per la Serie A a 16 squadre), contro i 50 del Torino, un «lungo e affascinante duello». Per avere un’idea del ritmo impresso dalle due compagini torinesi a quell’edizione del campionato, basti notare che la terza classificata, la Fiorentina, si fermò a 35 punti. Quattro giorni prima di vincere il suo 17° scudetto la Juventus si aggiudicò anche la sua prima competizione internazionale, la Coppa UEFA, al termine di una durissima doppia finale disputata contro gli spagnoli dell’Athletic di Bilbao. All’andata la Juventus vinse 1-0 con un goal di Marco Tardelli, al ritorno passò subito in vantaggio con un goal di Roberto Bettega e, pur perdendo alla fine per 1-2, riuscì a vincere il doppio confronto contro i baschi e a portare a casa la Coppa. Fu, quella, l’unica affermazione internazionale che la Juventus, e più in generale una qualsiasi squadra di club, conseguì con un organico composto esclusivamente da giocatori italiani: di essi, quelli schierati in campo nella circostanza furono Zoff, Cuccureddu, Gentile; Furino, F. Morini, Scirea; Causio, Tardelli, Boninsegna (sostituito al 59’ dell’incontro da Spinosi), Benetti e Bettega.

Con il supporto di Pietro Paolo Virdis, adquistato dal Cagliari, la Juventus conquistò il suo secondo tricolore con­secutivo con cinque punti di vantaggio sul Lanerossi Vicenza del centravante Paolo Rossi, squadra-rivelazione del torneo. nel frattempo i bianconeri arrivarono fino alle semifinali di Coppa dei Campioni, perdendo ai supplementari con il Club Brugge.

Gli anni settanta si chiusero con un'altra Coppa Italia, la sesta, nel 1978-1979, con la vittoria in finale sul Palermo per 2-1 dopo i tempi supplementari.

Nella stagione successiva, la squadra giunse fino alla semifinale di Coppa delle Coppe, sconfitta nel doppio confronto dai londinesi dell’Arsenal (1-1 e 0-1); nella squadra inglese si mise in luce un giovane calciatore irlandese, Liam Brady, che nel mercato estivo di quell'anno, il primo aperto dopo molti anni ai calciatori stranieri, fu acquistato proprio dal club bianconero e divenne, nel biennio successivo, tra i protagonisti dei due scudetti consecutivi vinti dalla Juventus, quello del 1980-1981, il 19°.

In quegli anni giunsero alla corte della società nuovi giocatori, come i giovani Paolo Rossi (capocannoniere del Mundial spagnolo con 6 reti e Pallone d'oro 1982), Domenico Marocchino e Giuseppe Galderisi.

Durante il campionato del mondo in Spagna si distinsero altri due giocatori che proprio quell'estate erano arrivati alla Juventus, ovvero il polacco Zbigniew Boniek, ingaggiato dal Widzew Łódź, ed il francese Michel Platini, all’epoca in scadenza di contratto presso il suo club in Francia, il Saint-Étienne, che sarebbero stati tra i principali protagonisti della Juventus negli anni successivi e le cui nazionali erano giunte rispettivamente al terzo e quarto posto di quel mondiale.

Con queste premesse la serie di trionfi della Juventus si allungò: nella stagione 1982-1983 ottenne un sofferto successo in Coppa Italia (per la settima volta) battendo in finale l'Hellas Verona: all'andata, a Verona, gli scaligeri si aggiudicarono l'incontro per 2-0, mentre nella gara di ritorno la Juventus riuscì a ribaltare il risultato vincendo 3-0 dopo i tempi supplementari. Nella stessa stagione la squadra vinse anche il Mundialito Clubs e giunse alla sua seconda finale di Coppa dei Campioni, questa volta da favorita, avversario l’Amburgo: ma un goal di Felix Magath fu sufficiente a far svanire il sogno di laurearsi campione d’Europa per la prima volta; dopo tale incontro Magath rimase a lungo nell’immaginario dei sostenitori juventini come una c.d. “bestia nera”. Quella finale costituì l'ultima esibizione in campo con i colori bianconeri di due giocatori che hanno fatto la storia del club: il portiere Dino Zoff e l'attaccante Roberto Bettega. Il primo si ritirò dall'attività poche settimane dopo, il secondo concluse la sua carriera in Canada.

Dopo un interregno della Roma (campione d’Italia 1982-1983), la Juventus vinse nel 1984 lo scudetto e colse la sua seconda affermazione internazionale ufficiale: a Basilea, nella finale di Coppa delle Coppe, i bianconeri sconfissero il Porto per 2-1 con goal di Beniamino Vignola e Zbigniew Boniek.

La vittoria in Coppa delle Coppe diede alla Juventus il diritto di sfidare il Liverpool vincitore della Coppa dei Campioni nella Supercoppa UEFA, che fu disputata in gara unica a Torino nel gennaio 1985, e che vide i bianconeri prevalere per 2-0; a Bruxelles, il 29 maggio 1985, infine, la Juventus si laureò campione d’Europa, ancora di fronte al Liverpool, al termine di un incontro vinto per 1-0 (Platini su rigore). Circa un'ora prima dell'inizio della partita, improvvisamente un gruppo di sostenitori del Liverpool scavalcò la rete che divideva il loro settore da quello limitrofo per aggredire un gruppo di tifosi della Juventus, sembra per reagire a delle provocazioni verbali. Questo suscitò il panico degli altri sostenitori juventini che occupavano il settore Z dello stadio, che cominciarono ad arretrare. La calca che seguì fu drammatica e, complice anche il crollo del muro che delimitava il settore, che portò alla morte di 39 spettatori, 32 delle quali italiane. Molti tifosi vennero soccorsi sul campo, mentre altri corpi senza vita vennero sistemati a bordo campo.

Con la vittoria in Coppa dei Campioni, la Juventus divenne il primo club europeo a vincere tutte le tre maggiori manifestazioni organizzate dall’UEFA ed, in ragione del primato conseguito in campo continentale, la confederazione calcistica europea insignì nel 1987 la Juventus della Targa UEFA (en. The UEFA Plaque).

Dopo le cessioni di Zbigniew Boniek, venduto alla Roma, e Paolo Rossi, ceduto al Milan, ma con nuovi adquisti come quelli del danese Michael Laudrup, Lionello Manfredonia e Aldo Serena, i bianconeri conquistarono un altro scudetto nella stagione 1985-1986, grazie ad un iniziale sequenza di 8 vittorie consecutive e 26 punti su 30 ottenuti nel girone di andata. Conquistarono anche la sua prima Coppa Intercontinentale, l'8 dicembre 1985 a Tōkyō (Giappone) battendo ai calci di rigore i campioni sudamericani dell’Argentinos Juniors, divenendo così il primo - e, a tutt’oggi, l’unico - club a vincere tutte le competizioni ufficiali a livello internazionale.

Sulla fine della stagione 1985-1986 chiuse il decennio di Trapattoni: durante la sua gestione, la società vinse un totale di sei scudetti anni, due Coppe Italia e tutte le coppe internazionali. Inoltre Antonio Cabrini, Gaetano Scirea e Marco Tardelli divennero i primi calciatori europei ad avere vinto tutte e tre le principali competizioni UEFA per club ed, ulteriormente, i primi giocatori al mondo ad avere vinto sia tutte le competizioni internazionali a livello di club cui presero parte sia la Coppa FIFA e l'allenatore Trapattoni, chi nel frattempo passò ad allenare l'Internazionale, il primo a livello mondiale - e, a tutt’oggi, l’unico - ad avere vinto sia tutte le competizioni a livelllo di club in cui ha partecipato che unico in Europa ad avere vinto le tre principali competizioni UEFA con la stessa squadra.

Tra il 1987 ed il 1990, la vecchia Signora conobbe quattro anni difficili. Con Rino Marchesi sulla panchina, iniziò la stagione 1986-1987 con una vittoria 2-0 ad Udine contro l'Udinese: la stagione terminò con il sorpasso all'Inter, in extremis, per il secondo posto, con 39 punti, 3 in meno della capolista Napoli di Diego Armando Maradona e del ritrovato Bruno Giordano, vincitrice dello scudetto.

La stagione successiva ebbe un andamento molto irregolare: la Juventus concluse sesta in classifica con 31 punti, e poté accedere alla Coppa UEFA solo dopo lo spareggio contro il Torino (0-0 dopo i tempi supplementari, 4-2 ai rigori).

Il 3 settembre 1989 perì in un incidente stradale a Skiernewice, in Polonia, Gaetano Scirea, per anni libero, capitano e simbolo della squadra, recordman di presenze in maglia bianconera fino al 2008, diventato poi osservatore per la società. La squadra bianconera, sotto la guida di Dino Zoff, finì il campionato di quell'anno al 4° posto, così come nella stagione successiva.

Il 5 febbraio 1990, mentre s'inaugurava lo Stadio "delle Alpi", costruito per ospitare il Campionato mondiale di calcio 1990, l'avvocato Vittorio Caissotti di Chiusano prese il posto di Giampiero Boniperti alla presidenza della società. La squadra, ancora con Dino Zoff in panchina, conquistò l'ottava Coppa Italia battendo in finale il Milan di Sacchi, dopo un pareggio per 0-0 a Torino e la vittoria per 1-0 a Milano. Sempre in quell'anno vinse la Coppa UEFA, in una doppia finale tutta italiana contro una delle più acerrime squadre rivali, la Fiorentina (3-1 a Torino e 0-0 sul campo neutro di Avellino). Questi furono i primi trofei vinti dopo quattro stagioni senza titoli.

Nella stagione successiva, Zoff lasciò il posto all'allora emergente allenatore Gigi Maifredi, il quale, nonostante l'arrivo di nuovi campioni del calibro di Roberto Baggio (Pallone d'oro nel 1993), Júlio César da Silva, Paolo Di Canio e Jürgen Kohler, non solo non vinse nulla, ma non riuscì neanche a portare la squadra oltre il settimo posto in campionato: dopo ventinove anni, la Juventus non si qualificò per nessuna competizione europea.

Nella stagione 1991-1992 Trapattoni tornò ad allenare i bianconeri. Con lui in panchina, il club ritornò competitivo, ma le amarezze continuarono: la squadra perse la finale di Coppa Italia contro il Parma e si piazzò seconda in campionato. Nella stagione 1992-1993, rafforzata da giocatori come Andreas Möller e Gianluca Vialli, vinse per la terza volta la Coppa UEFA battendo per 3-1 in Germania e per 3-0 a Torino il Borussia Dortmund. In quel torneo la squadra segnò 32 reti, per un totale di 106 nell'intera stagione. In campionato, invece, si classificò al quarto posto.

Con l'avvento della cosiddetta "Triade", composta dal direttore generale Luciano Moggi, dall'amministratore delegato Antonio Giraudo e dal vicepresidente, ed ex giocatore juventino, Roberto Bettega alla guida della dirigenza sportiva ed economico-finanziaria dal 1994 fino al 2006, la Juve diede una scossa all'ambiente. Il primo passo della società per ritornare ai massimi livelli fu la scelta dell'allenatore, Marcello Lippi, che sedette sulla panchina bianconera a partire dalla stagione 1994-1995.

La vecchia Signora, dopo nove anni senza vittorie in campionato, tornò alla conquista del titolo. Oltre a vincere il suo 23° scudetto (con 96 reti e dieci punti di vantaggio sulla Lazio e sul Parma), ottenne la sua nona Coppa Italia (contro il Parma, vinse 1-0 a Torino e 2-0 a Parma), realizzando così la seconda "doppietta" della sua storia. L'unica nota stonata della stagione fu la sconfitta nella finale di Coppa UEFA, ad opera del Parma (1-0 al Tardini per gli emiliani, goal di Dino Baggio, 1-1 nel ritorno giocato a Milano, gol di Vialli e pareggio ancora dell'ex bianconero Dino Baggio), divenuto in quel periodo un aspro avversario per i bianconeri.

L'anno successivo la Juventus, che annoverava ormai in squadra giocatori come Vialli, Fabrizio Ravanelli, Paulo Sousa, Alessandro Del Piero, Angelo Peruzzi, Didier Deschamps, Antonio Conte, Ciro Ferrara e Gianluca Pessotto, conquistò l'ultimo trofeo mancante nella bacheca societaria: la Supercoppa Italiana, un trofeo creato dalla FIGC nel 1988 sul modello della Supercoppa UEFA. Anche in questo caso si trattò di una vittoria contro il Parma, per 1-0 al "delle Alpi".

Le energie vennero poi concentrate sulla Champions League (ex Coppa dei Campioni), che venne vinta il 22 maggio 1996, ad undici anni di distanza dalla vittoria dell'Heysel. La Juventus affrontò nella finale di Roma l'Ajax, battendolo 5-3 ai calci di rigore dopo che i tempi supplementari si erano conclusi sul 1-1: Jari Litmanen rispose sul finire del primo tempo regolamentare al gol del bianconero Ravanelli e, nella lotteria dei rigori, dopo le parate di Angelo Peruzzi sui tiri di Sonny Silooy e Edgar Davids per gli olandesi, fu decisivo il rigore messo a segno da Vladimir Jugović.

La Juventus Football Club festeggò nel 1997 i cento anni della sua fondazione istituzionale: allo scopo di celebrare questa ricorrenza la società e le autorità della città di Torino organizzarono una serie di manifestazioni denominate Juvecentus (1897-1997; Cento anni di Juve). Dal 22 al 27 maggio 1997 venne presentata al Lingotto l'attività editoriale, multimediale e filatelica della società bianconera. In occasione del centenario della Juventus fu programmata la Coppa del Centenario-Trofeo Repubblica di San Marino contro gli inglesi del Newcastle (la Juventus indossò una divisa che ricordava il colore della divisa storica della società), disputata allo Stadio Comunale La Fiorita di Cesena il 3 agosto. A fianco di questa iniziativa venne realizzata la Mostra del Centenario, ad illustrare l'origine e l'evoluzione del club, e creato un fanclub con più di 10 mila membri.

Dopo una campagna acquisti faraonica che vide arrivare campioni del calibro di Zinédine Zidane, Christian Vieri ed Alen Bokšić la stagione 1996-97 fu inaugurata con una nuova vittoria, nella doppia finale di Supercoppa UEFA contro il club vincitore della Coppa delle Coppe, il Paris Saint-Germain. Si trattò di una sfida storica, vista la vittoria per 6-1 al "Parco dei Principi" di Parigi all'andata ed il 3-1 inflitto dai bianconeri a Palermo al ritorno. In seguito, il 26 novembre 1996 a Tokyo, la squadra conquistò anche la seconda Coppa Intercontinentale grazie ad un gol di Alessandro Del Piero all'81' contro i campioni sudamericani del River Plate. Queste vittorie vennero dedicate ad un giovane campione juventino prematuramente scomparso, Andrea Fortunato, terzino sinistro morto per una grave forma di leucemia il 25 aprile 1995.

In quella stagione erano presenti giocatori come Edgar Davids (acquistato a dicembre dal Milan), Christian Vieri (ceduto l'anno successivo all'Atlético Madrid), Zinédine Zidane e Paolo Montero. Il 24°, contestato, scudetto della storia bianconera venne conquistato con 65 punti, dopo un finale palpitante a causa della rincorsa del Parma. La Juve, reduce dallo storico 6-1 inflitto a San Siro al Milan in campionato, sconfisse l'Ajax in semifinale vincendo 2-1 all'Amsterdam Arena e 4-1 nel ritorno a Torino; perse poi per 1-3 la finale di Champions League giocata a Monaco di Baviera, il 25 maggio 1997, contro il Borussia Dortmund (in cui militavano anche ex calciatori juventini, tra cui Möller e Paulo Sousa).

Nell'estate del 1998 Zdeněk Zeman, all'epoca allenatore della Roma, lanciò un allarme a proposito di un supposto eccessivo ricorso ai farmaci da parte delle società di calcio. Incalzato dalla stampa, l'allenatore boemo citò ad esempio i giocatori juventini Gianluca Vialli ed Alessandro Del Piero. Sulla base di queste dichiarazioni, il procuratore di Torino Raffaele Guariniello aprì un'inchiesta che portò ad un lungo procedimento processuale a carico della Juventus e che vedrà imputati Riccardo Agricola (medico sociale) ed Antonio Giraudo (amministratore delegato). Nella sentenza di primo grado venne ravvisato il comportamento irregolare del medico Riccardo Agricola, che venne condannato ad un anno e 10 mesi, sospesi condizionalmente, per frode sportiva e somministrazione di farmaci in modo pericoloso per la salute (compresa la somministrazione di Eritropoietina) mentre non si ravvisarono reati per Antonio Giraudo, che venne assolto. I legali della Juventus ricorsero contro la sentenza di primo grado, che venne ribaltata in secondo grado. Sulla base della delibera della CAS, Camera di Arbitraggio dello Sport, nell'aprile 2005, alla richiesta presentata dalla Commissione Scientifica Antidoping del Comitato Olimpico Nazionale Italiano alcuni mesi prima, la Corte d'Appello di Torino assolse pienamente gli imputati «perché il fatto non costituisce reato» argomentando che i farmaci somministrati ai calciatori della Juventus non rappresentavano doping e che la somministrazione di sostanze lecite atta a migliorare le prestazioni sportive non poteva (in generale, e quindi a prescindere dalla Juventus ed il suo medico), essere considerata doping, sulla base della legislazione in vigore all'epoca dei fatti oggetto del giudizio e che la somministrazione di EPO non era stata provata. La procura di Torino ricorse allora in cassazione contro la sentenza di secondo grado, ritenendo erronea l'interpretazione e l'applicazione delle norme di diritto che motivarono la sentenza di assoluzione. Il 30 marzo 2007, infine, la Corte di Cassazione confermò la sentenza di assoluzione del secondo grado di giudizio a carico della società, cioè per quel che riguardava la somministrazione di EPO, che non era stata ritenuta provata.

De facto, l'EPO fu considerata sostanza illegale dall'Agenzia Mondiale Antidoping solo a partire dalla stagione 2000-2001, in seguito ai casi riscontrati nel ciclismo. Venne dichiarata invece l'inammissibilità del ricorso del Procuratore Generale, ma accolto il ricorso della procura, che annullò la sentenza di secondo grado per la somministrazione di medicinali diversi dall'EPO - a carico del medico sociale -, non entrando nuovamente nel merito delle posizioni degli imputati in quanto i reati loro contestati erano nel frattempo (dal 1 aprile 2007) andati in prescrizione. Si aprì a quel punto, nell'opinione pubblica e sui media, il dibattito sul significato della sentenza della Corte di Cassazione; in particolare, secondo alcuni giornalisti, con le motivazioni pubblicate nel maggio del 2007 si getterebbe un'ombra sul comportamento tenuto dagli imputati laddove veniva affermato che «questo collegio ha ritenuto che la condotta degli imputati integri il delitto di cui all'articolo 1 della legge 401/89, apparendo condivisibili quanto al resto le affermazioni della Corte territoriale con riferimento all'equiparazione della posizione degli imputati».

Anche sul piano sportivo il procedimento disciplinare a suo tempo instaurato dalla Procura Antidoping nei confronti al dott. Agricola per la somministrazione di farmaci si concluse con la prescrizione emessa in primo grado dalla Commisione Disciplinare, decisione confermata ulteriormente dalla Commissione di Appello Federale (CAF) e dal Giudice di Ultima Istanza in materia di doping (GUI) nel 19 gennaio 2007.

L'anno successivo la squadra vinse la Supercoppa Italiana. Arrivò poi il 25° scudetto con 5 punti di vantaggio sull'Inter: il tandem d'attacco in quella stagione era composto da Del Piero e Inzaghi, acquistato dall'Atalanta al posto di Vieri. Nella terza finale consecutiva di Champions League, giocata ad Amsterdam il 25 maggio 1998, la Juve cedette per 0-1 al Real Madrid a causa di un gol di Predrag Mijatović.

Nella stagione 1998-1999, proprio quando la Juventus era in testa alla classifica, Alessandro Del Piero si infortunò nella partita di campionato contro l'Udinese, dando il via ad una serie di episodi sfortunati che accompagnarono la squadra per tutta la stagione, culminata con le dimissioni di Lippi. Al suo posto subentrò Carlo Ancelotti, che condusse la Juventus al sesto posto in campionato ed alle semifinali di Champions League contro il Manchester United, che eliminò i bianconeri con una vittoria in rimonta al Delle Alpi (da 2-0 a 2-3), dopo il pareggio all'Old Trafford per 1-1. I Red Devils vinceranno poi la coppa.

Nell'estate del 1999, sotto la guida di Ancelotti, i bianconeri vinsero la Coppa Intertoto, che garantì il diritto alla partecipazione alla Coppa UEFA (dove la Juve non andò oltre gli ottavi, uscendo sconfitta contro il Celta de Vigo), ma lo scudetto sfuggì all'ultima giornata, a causa della sconfitta arrivata per mano del Perugia di Carlo Mazzone su un campo allagato da un violento nubifragio abbattutosi sul capoluogo umbro nell'intervallo tra il primo ed il secondo tempo. La Lazio si laureò campione d'Italia sorpassando inaspettatamente gli juventini. Nella stagione successiva (2000-01), non riuscì a sostenere il ritmo della Roma e concluse il campionato alle sue spalle.

Il 2001-02 fu una stagione di grossi cambiamenti in casa juventina. Nell'estate del 2001 si ebbero due importanti addii: quelli del fantasista francese Zidane, che fu ceduto al Real Madrid per 70 milioni di euro (record assoluto nelle trattative di calciomercato), e di Inzaghi, ceduto al Milan. Fu sostituito Ancelotti con Marcello Lippi, che ritornò ad allenare il club bianconero, dopo uno sfortunato periodo all'Inter. La Juventus, grazie anche all'apporto dei neo-acquisti Pavel Nedvěd (Pallone d'oro nel 2003), Lilian Thuram, David Trézéguet (giustiziere dell'Italia all'Europeo del 2000) e Gianluigi Buffon, vinse il suo 26° scudetto all'ultima giornata il 5 maggio 2002 - che i tifosi bianconeri ricordano come il Cinque Maggio -, ai danni dell'Inter di Héctor Cúper, che perse all'Olimpico contro la Lazio per 4-2, facendosi in questo modo superare in classifica dai bianconeri.

Il 20 dicembre 2001 la Juventus entrò in Borsa, compiendo un nuovo importante passo nell'evoluzione da società calcistica civile a "entertainment and leisure group": nei primi anni del XXI secolo, con oltre duecento milioni di euro di fatturato, la Juventus era la terza società calcistica per ricavi in Europa, dopo Manchester United e Real Madrid. Negli anni successivi è riuscita a realizzare in diverse occasioni utili di bilancio, anche grazie a scelte non sempre popolari verso tifosi e giornalisti, ma che hanno privilegiato la crescita dei ricavi, il contenimento dei costi e dei debiti attraverso la decisione di spendere, per l'acquisto di calciatori, solo il denaro incassato attraverso la vendita di altri giocatori. In questo modo si è potuta finanziare l'apertura di un centro sportivo a Vinovo, nei pressi di Torino, e la ristrutturazione dello Stadio delle Alpi.

Nella stagione 2002-03, dopo la vittoria della terza Supercoppa Italiana contro il Parma, disputatasi a Tripoli, i bianconeri si aggiudicarono il 27° scudetto con due giornate d'anticipo e raggiunsero la settima finale di Champions League della storia juventina eliminando avversari blasonati come il Barcellona nei quarti di finale (decisivo un gol nei tempi supplementari di Marcelo Zalayeta) e, soprattutto, i galácticos del Real Madrid in semifinale. Nella finale tutta italiana contro il Milan, giocata a Manchester il 28 maggio, la Juventus, senza Nedvěd squalificato, cedette ai tiri di rigore per 2-3, dopo che la partita si era conclusa a reti bianche. A decidere la sfida fu il rigore realizzato da Andriy Shevchenko per i rossoneri, mentre per i bianconeri andarono in gol Birindelli e Del Piero, ma sia Trézéguet, sia Montero, sia Zalayeta fallirono il loro penalty, rendendo inifluenti gli errori rossoneri di Kaladze e Seedorf. La squadra bianconera non poté così dedicare la Coppa alla memoria dell'Avvocato Gianni Agnelli, scomparso a causa di un cancro alla prostata il 24 gennaio di quell'anno.

L'estate del 2003 iniziò con un evento particolarmente significativo: il 15 luglio venne siglato l'accordo con il Comune di Torino per l'acquisizione del diritto di superficie per 99 anni dello Stadio delle Alpi, in modo che la società lo potesse gestire direttamente. In agosto la squadra si recò negli Stati Uniti d'America per giocare la Supercoppa italiana (che inaugurò la stagione 2003-04) contro il Milan. La Juventus si prese la rivincita contro i Diavoli rossoneri ai tiri di rigore, al Giants Stadium di New York, dopo un rocambolesco 1-1 maturato negli ultimi minuti dei tempi supplementari. Durante la trasferta americana, un altro lutto colpì la società: la scomparsa del presidente Vittorio Caissotti di Chiusano. Al suo posto venne nominato Franzo Grande Stevens, vicepresidente FIAT, che restò in carica per due anni.

Dopo quella vittoria, il resto della stagione si rivelò avaro di soddisfazioni per i bianconeri. Eliminati dal Deportivo La Coruña negli ottavi di finale della Champions League, perse la finale di Coppa Italia contro la Lazio di Roberto Mancini e, dopo aver tenuto la testa della classifica per la prima parte della stagione, crollò a vantaggio di Milan e Roma, finendo terza in Serie A, a due punti dai giallorossi ed a tredici dai rossoneri. Alla fine dell'annata la società fu colpita da un altro lutto: il 27 maggio 2004 morì di cancro ai polmoni Umberto Agnelli, già presidente del club juventino.

Nell'estate del 2004 avvenne un nuovo cambiamento: la squadra venne affidata, a sorpresa, a Fabio Capello. Fu un arrivo tra le polemiche: nel mese di aprile dello stesso anno infatti, il tecnico di Pieris, in quel momento allenatore della Roma, aveva dichiarato di non aver alcun interesse ad allenare i bianconeri. Arrivarono anche nuovi giocatori come il brasiliano Emerson ed il francese Jonathan Zebina (dalla Roma), Fabio Cannavaro (dall'Inter), Manuele Blasi (dal Parma) ed una nuova punta, lo svedese Zlatan Ibrahimović (dall'Ajax).

Dopo un lungo testa a testa con il Milan nel campionato 2004-05, nello scontro diretto per lo scudetto l'8 maggio 2005, le Zebre batterono 1-0 la squadra di Ancelotti a San Siro. Il 21 maggio successivo, grazie al pareggio nell'anticipo tra Milan e Palermo, la Juventus si laureò campione d'Italia, conquistando alla fine del torneo 86 punti, sette in più del Milan. Venne però eliminata nei quarti di finale della Champions League ad opera del Liverpool (sconfitta per 2-1 in Inghilterra e pareggio 0-0 al Delle Alpi), che poi avrebbe vinto la coppa, in finale contro il Milan.

Rafforzata dal francese Patrick Vieira (dall'Arsenal) nel campionato 2005-06 batté il record storico di vittorie consecutive all'inizio del campionato: nove, dal 28 agosto 2005 con la vittoria 1-0 contro il Chievo, al 26 ottobre successivo, Juventus 2-0 Sampdoria.

Il 7 marzo 2006 la Juventus sconfisse il Werder Brema per 2-1, nel ritorno degli ottavi di finale di Coppa dei Campioni, eliminandolo dopo il 2-3 del Weser Stadion di Brema, ma fu eliminata nei quarti di finale dagli inglesi dell'Arsenal (0-2 all'andata e 0-0 al ritorno).

Vincendo 2-0 sul campo neutro di Bari contro la Reggina il 14 maggio, conquistò lo scudetto per la seconda volta consecutiva, con 91 punti e tre di vantaggio rispetto al Milan. Per tutta l'"era Capello" la Juventus fu sempre capolista della Serie A (76 giornate, record nazionale).

Alla fine dello stesso anno, la società rimase invischiata in un'inchiesta nata da alcune intercettazioni telefoniche a carico dei dirigenti bianconeri Luciano Moggi e Antonio Giraudo. Lo scandalo, noto col nome di Calciopoli, culminò in un procedimento della giustizia sportiva: a seguito della richiesta della Procura Federale di retrocessione della Juventus in serie inferiori alla B, la sentenza di primo grado costò la revoca dello scudetto 2004-2005, la non assegnazione dello scudetto 2005-2006 (in seguito assegnato all'Inter) e la retrocessione in Serie B, con una penalizzazione di 30 punti - successivamente ridotti a 17 in Corte Federale e, dopo l'arbitrato del Coni, a 9 - da scontare nel campionato 2006-2007, insieme ad un'ammenda e la squalifica del campo per 3 turni, anche questa annullata dopo l'arbitrato. In aggiunta a ciò, i due dirigenti della "Triade" più coinvolti nell'inchiesta, Luciano Moggi e Antonio Giraudo, vennero condannati a cinque anni di inibizione con annessa proposta di radiazione per tentato illecito sportivo. La squadra, dopo la fallita conciliazione al CONI, tentò di ricorrere al TAR del Lazio, ma abbandonò tale ipotesi in quanto rischiosa: dopo il Caso Catania del 2003, infatti, il codice di giustizia sportiva era stato cambiato, costringendo le società a non ricorrere per fatti sportivi al TAR, pena la possibile radiazione della società stessa.

Moggi presentò le sue dimissioni alla Juventus subito dopo l'ultima giornata del campionato, seguito pochi giorni dopo da Giraudo e dal presidente Grande Stevens. Per porre riparo alla grave situazione creatasi, il consiglio d'amministrazione della società venne sciolto e ricomposto a fine giugno con nuovi elementi scelti dagli azionisti, tra cui l'ex calciatore bianconero Marco Tardelli e l'allenatore della Nazionale italiana di pallavolo Gian Paolo Montali; vennero nominati presidente Giovanni Cobolli Gigli ed amministratore delegato Jean-Claude Blanc.

A seguito del processo, molte stelle della formazione bianconera preferirono passare ad altre squadre di alto livello (è il caso di Emerson e Cannavaro ceduti al Real Madrid, Zambrotta e Thuram ingaggiati dal Barcellona, e Vieira ed Ibrahimović acquistati dall'Inter).

Il 10 luglio arrivò sulla panchina bianconera Didier Deschamps, già centrocampista della Juve nella seconda metà degli anni novanta: fu il primo allenatore non italiano in 33 anni, dopo Vycpálek.

Dopo 36 partite del campionato cadetto, nonostante la penalizzazione di 9 punti, si trovò in testa alla classifica di B, trascinata dai campioni rimasti in bianconero come Del Piero, Trézéguet, Camoranesi, Buffon e Nedvěd e dai numerossimi giovani del suo vivaio lanciati dall'allenatore, come Matteo Paro, Claudio Marchisio, Sebastian Giovinco e Raffaele Palladino.

Il 15 dicembre 2006, poco prima dell'inizio della gara con il Cesena, un tragico incidente si verificò nel centro sportivo del club bianconero, Juventus Center, dove due ragazzi della formazione Berretti, il centrocampista Alessio Ferramosca ed il portiere Riccardo Neri, persero la vita anneggando in un laghetto artificiale. Quella gara non venne giocata, insieme a tutte le partite della società a livello giovanile.

La Juventus fu l'unica squadra professionistica in Europa ad aver concluso l'anno solare 2006 senza alcuna sconfitta in campionato.

Rimanendo sempre tra le prime posizioni della serie cadetta, la Juventus collezionò appena tre sconfitte ed il 19 maggio 2007, dopo la vittoria per 5-1 in trasferta ad Arezzo, raggiunse la matematica promozione in Serie A, con tre giornate di anticipo rispetto alla fine del campionato. Il 26 maggio, vincendo in casa per 2-0 contro il Mantova, ottenne matematicamente il primo posto nella serie cadetta. La stessa sera Deschamps risolse consensualmente il contratto con la società. La panchina venne affidata fino al termine del campionato all'allenatore in seconda Giancarlo Corradini. Il 4 giugno venne ufficializzato il nome del nuovo allenatore, Claudio Ranieri, che iniziò la sua avventura sulla panchina bianconera il 1° luglio 2007.

Con il nuovo tecnico Claudio Ranieri, la Juventus punta a tornare nel più breve tempo possibile al calcio che conta e che da sempre l'ha vista protagonista. Per raggiungere quest'obiettivo il direttore sportivo Alessio Secco e l'amministratore delegato Blanc si sono assicurati le prestazioni di diversi calciatori: Vincenzo Iaquinta, Domenico Criscito, l'argentino Sergio Almirón, i portoghesi Tiago Mendes e Jorge Andrade, il ceco Zdeněk Grygera ed il bosniaco Hasan Salihamidžić e riscattato alcuni giovani in comproprietà con altre squadre, come Cristian Molinaro ed Antonio Nocerino (quest'ultimo proveniente dal vivaio juventino).

Il ritorno della Juventus in Serie A avviene ufficialmente sabato 25 agosto 2007 contro il Livorno (partita terminata con risultato di 5-1 in favore dei bianconeri). A fine stagione arriva terza in campionato e si ferma ai quarti di Coppa Italia, eliminata dall'Inter, campione d'Italia. Nella seconda parte del campionato, comunque, riesce a levarsi pesanti soddisfazioni come le vittorie con Inter, Milan e Roma per finire al terzo posto in classifica.

Il 5 luglio 2008 comincia a Pinzolo la nuova stagione per la squadra guidata, per il secondo anno consecutivo, da Claudio Ranieri. Diversi sono i volti nuovi: gli svedesi Mellberg ed Ekdal, il difensore croato Knežević, l'attaccante brasiliano proveniente dal Palermo Amauri ed il centrocampista danese Poulsen.

A vestire nuovamente la casacca bianconera ci sono inoltre Giovinco, Marchisio e De Ceglie, di ritorno dai prestiti ed impegnati con la nazionale olimpica ai giochi di Pechino 2008.

La Juventus affronta nel premilinare di Champions League gli slovacchi dell'Artmedia Bratislava. Il 13 agosto all'Olimpico di Torino i bianconeri superano per 4 a 0 gli avversari, mentre nel ritorno pareggiano per 1-1: la Juventus ritorna così a partecipare, dopo due anni di assenza, nelle competizioni UEFA per club, particolaremente nella manifestazione calcistica già citata.

Il 28 agosto si svolge a Montecarlo il sorteggio dei gironi della Champions League ed i bianconeri, in seconda fascia, vengono inseriti nel girone H insieme a Real Madrid, Zenit San Pietroburgo e FC BATE. L'esordio, il 17 settembre a Torino contro lo Zenit, vede i torinesi vincere 1-0 con gol di Del Piero su punizione. Il 30 settembre la squadra coglie un pareggio in rimonta per 2-2 sul campo dei bielorussi del BATE grazie ad una doppietta di Iaquinta, mentre il 21 ottobre, dopo un mese senza vittorie, riesce a battere il Real Madrid per 2-1 con le reti di Del Piero ed Amauri. Il 5 novembre è Del Piero, autore di una doppietta, a decidere la gara di ritorno valida per il quarto turno della fase a gironi e chiusasi 2-0, regalando ai bianconeri la qualificazione agli ottavi. Le ultime due partite del girone, contro Zenit e BATE, terminano entrambe con il risultato di 0-0. In ogni caso la Juve con 12 punti (in vantaggio sui merengues per gli scontri diretti) si qualifica come prima del girone e chiude la prima fase con soli tre gol subiti, miglior difesa della fase a gironi insieme al Manchester United. Il 19 dicembre vengono effettuati i sorteggi per le gare degli ottavi di finale, in cui la Juventus dovrà affrontare il Chelsea di Guus Hiddink.

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Serie A 2007-2008

Il Campionato di Serie A 2007-2008 è stato il centoseiesimo campionato italiano di calcio e il settantaseiesimo a girone unico.

Il campionato ha visto nuovamente la partecipazione della Juventus, dopo la sua 1ª retrocessione in Serie B decretata nel 2006 dai tribunali sportivi, del Napoli, tornato in massima divisione dopo un'assenza di 6 anni, e del Genoa, tornato in Serie A dopo 12 anni.

All'esordio l'Inter pareggia in casa contro l'Udinese, mentre nelle prime giornate la Roma colleziona un cospicuo numero di punti, senza subire gol nelle prime 3 giornate. Alla sesta giornata i nerazzurri battono i capitolini all'Olimpico per 4-1 e tornano ad occupare da soli la testa della classifica. Da qui in poi la squadra nerazzurra non sarà più ripresa dalla sua valida antagonista giallorossa. Ripercorrendo la cavalcata simile alla stagione precedente, l'Inter chiude il girone di andata a quota 49 punti (15 vittorie e 4 pareggi), laureandosi campione d'inverno con due giornate d'anticipo il 23 dicembre, in occasione del derby contro il Milan neo-campione del mondo, vinto per 2-1.

Il girone si conclude con l'Inter al primo posto, seguita da Roma, Juventus, Udinese e Fiorentina. Le altre due neopromosse oltre ai bianconeri, il Napoli e il Genoa, sono artefici di una buona prima parte di torneo, mentre il Milan e la Lazio restano lontane dai primi posti, rischiando di non raggiungere il quarto posto, l'ultimo posto utile per la qualificazione alla UEFA Champions League. Il Milan riuscirà a risollevarsi fino a giungere ad un punto di distacco dalla quarta piazza occupato dalla Fiorentina (9 marzo).

Il campionato sembra riaprirsi la prima giornata, con la Roma che si riporta a -5. Ma nelle giornate successive, in seguito alle sconfitte dei giallorossi a Siena e a Torino, l'Inter si porta a +11. Nel frattempo, con la Juventus stabile al terzo posto, si riapre la lotta per il quarto posto tra Fiorentina e Milan. Il 27 febbraio, lo scontro diretto tra le due prime della classe termina 1-1 e il risultato resta invariato. Ma l'Inter incappa in una serie di risultati negativi (sconfitte con Napoli e Juventus), grazie ai quali la Roma si riporta a -4, nonostante non avesse approfittato in precedenza di un passo falso dei nerazzurri a Genova contro il Genoa, perdendo il derby con la Lazio.

Il campionato sembra arrivare ad una svolta quando, il 20 aprile, la Roma pareggia in casa col Livorno ultimo in classifica, mentre nel posticipo serale l'Inter vince in trasferta col Torino, portandosi a +6. La settimana dopo la Juventus conquista la matematica Champions League dopo la vittoria sulla Lazio. Il 4 maggio, anniversario della tragedia di Superga, l'Inter potrebbe chiudere il discorso scudetto, ma un Milan a caccia di punti per il quarto posto vince il derby e, oltre a scavalcare la Fiorentina che nel frattempo perdeva a Cagliari, permette alla Roma di sperare ancora portandosi a -3. La penultima giornata vede un'Inter che deve giocare in casa con un Siena già salvo.

Ciononostante il Siena strappa un pareggio, mentre la Roma supera l'Atalanta e si porta ad un solo punto dalla capolista. La stessa giornata il Milan perde a Napoli e viene scavalcato dalla Fiorentina che si riporta al quarto posto battendo un Parma in crisi. Per l’assegnazione del tricolore bisogna attendere l’ultima giornata con l’Inter, impegnata contro il Parma immischiato nella lotta per non retrocedere, e la Roma impegnata a Catania con i siciliani in lotta anch'essi per evitare la retrocessione con gli emiliani. Sono i giallorossi a passare per primi in vantaggio (al 8° con Vučinić) portandosi in testa alla classifica e virtualmente campioni d'Italia fino al 62° minuto della sfida del Tardini quando Ibrahimović porta in vantaggio i nerazzurri. Nel frattempo l’Empoli era in vantaggio sul Livorno raggiungendo la formazione catanese in classifica. In virtù degli scontri diretti e grazie alla vittoria della Roma contro il Catania i toscani si salverebbero, condannando il Catania in Serie B, ma il club siciliano trova il pareggio nei minuti finali conquistando il punto necessario per la sua permanenza nella massima divisione.

I nerazzurri vincono così il terzo scudetto consecutivo (il secondo sul campo più quello a tavolino del 2006). La Fiorentina batte il Torino già salvo e conquista la Champions; a nulla serve la netta vittoria del Milan sull'Udinese. In coda retrocedono il Livorno alla penultima giornata, dopo un campionato molto deludente, l'Empoli e il Parma, che invece hanno lottato fino all'ultima giornata. Va segnalata l'impresa del Cagliari, che dall'ultimo posto del girone d'andata arriva addirittura alla salvezza nel girone di ritorno: l'evento costituisce un record, non essendo mai avvenuto nelle precedenti 75 edizioni della Serie A. Anche il Torino, dopo una stagione comunque deludente, e la Reggina si salvano alla penultima giornata. Ottimo campionato anche delle altre due neopromosse, infatti il Genoa non è stato mai invischiato nella lotta per la retrocessione, mentre il Napoli riesce a raggiungere addirittura l'ottavo posto e a qualificarsi per l'Intertoto.

La classifica marcatori è vinta da Del Piero con 21 reti, una in più del suo compagno di squadra Trézéguet. I due bianconeri, con 41 gol, diventano la coppia più prolifica in una stagione da quando ci sono i 3 punti (campionato 1994-1995) superando il primato precedente di 40 gol ottenuto dagli stessi attaccanti nel campionato 2001-2002. Inoltre Del Piero, vincendo consecutivamente la classifica marcatori in Serie B ed in Serie A, eguaglia il record di Paolo Rossi.

L'11 novembre 2007, dodicesima giornata di campionato, un nuovo grave lutto colpisce il calcio italiano: Gabriele Sandri, un tifoso della Lazio, viene ucciso in una stazione di servizio nei pressi dello svincolo autostradale di Arezzo da un colpo di pistola sparato dall'agente di polizia Luigi Spaccarotella.

Il colpo sarebbe stato esploso dall'agente in conseguenza della accesa confusione generata da un'aggressione, con sassi e coltelli, di un gruppo di tifosi laziali (tra cui Sandri) ai danni di alcuni tifosi juventini (i primi stavano andando in direzione Milano, i secondi verso Parma), ipotesi avvalorata da numerose testimonianze; successive indagini hanno anche ipotizzato che l'agente abbia esploso il colpo supponendo che fosse in corso una rapina. Gabriele Sandri però muore colpito dal proiettile al capo mentre era in automobile, forse dormendo, poiché aveva lavorato come disk-jokey quella notte stessa. Molti testimoni riferiscono che l'agente abbia esploso i colpi imbracciando la pistola con entrambi le mani e le braccia tese ad altezza uomo. La notizia si diffonde immediatamente, e durante la stessa giornata cominciano a scatenarsi violenze ultras in tutta Italia: rinviata immediatamente Inter-Lazio per motivi di ordine pubblico; a Bergamo, viene sfondato un vetro divisore a colpi di tombino, ed i giocatori in campo vengono minacciati di ritorsioni se la gara non venisse sospesa, obbligando l'arbitro ad ordinare il "tutti a casa" dopo pochi minuti di gioco; a Taranto, parte una fitta sassaiola in campo che costringe l'arbitro a seguire l'esempio di Bergamo. In tutti gli altri campi viene osservato un minuto di silenzio, ma molti ultras protestano e chiedono le sospensione delle gare, che però vengono giocate.

Il peggio però avviene a gare finite, quando la violenza ultras dilaga. Per il pericolo di rappresaglie, viene rinviato il posticipo Roma-Cagliari, ma il provvedimento è inutile: in serata centinaia di ultras laziali e romanisti si uniscono in una violenta guerriglia urbana contro le forze dell'ordine. Vengono attaccate la stazione polizia di via Guido Reni, il Commissariato in via Fuga (a Porta del Popolo), gli uffici del CONI e tutta la zona intorno allo stadio viene messa a ferro e fuoco, con l'incendio di cassonetti, la devastazione di fioriere ed i continui scontri tra ultras e poliziotti. L'ultimo assalto è quello alla caserma dei carabinieri di Ponte Milvio. Solo un massiccio intervento delle forze dell'ordine evita il peggio, e la situazione si normalizza intorno a mezzanotte. Per gli ultras arrestati viene in seguito formulata anche l'accusa di terrorismo. Viene poi deciso lo stop per una giornata di tutti i campionati, tranne la A, che lascia spazio al doppio impegno della nazionale alle qualificazioni europee.

Sempre nella dodicesima giornata, questa volta di ritorno, un altro evento drammatico colpisce il calcio italiano. Il 30 marzo 2008 Matteo Bagnaresi, tifoso del Parma, muore investito da un pullman di tifosi juventini che si stanno recando a Torino per assistere alla partita Juventus-Parma. Il tragico fatto accade intorno alle 13 in un autogrill dell'A21 Piacenza-Torino, nei pressi di Asti. I presidenti delle due società, Giovanni Cobolli Gigli e Tommaso Ghirardi, prendono di comune accordo la decisione di rinviare la partita, con recupero mercoledì 16 aprile (finita poi 3-0 per i bianconeri).

Domenica 2 dicembre 2007, al termine di Fiorentina-Inter (terminata 2-0 per i nerazzurri) i giocatori viola si sono schierati in fila all'ingresso del tunnel degli spogliatoi e hanno stretto la mano in segno di fair-play ai giocatori nerazzurri.

Subito ci sono stati numerosi apprezzamenti dall'esterno, tanto che il presidente della Lega Calcio Antonio Matarrese ha imposto questa regola a partire da gennaio 2008 in tutti i campi di Serie A e di Serie B. Non sono mancate però le critiche, che ritengono che l'obbligatorietà del gesto ne sminuisca il valore, nonché qualche rissa fra giocatori nervosi alla fine delle partite.

L'ultima giornata di campionato vede l'Inter ad un solo punto di distanza dalla Roma: le due squadre dovranno rispettivamente affrontare in trasferta Parma e Catania. Il ministero dell'interno da Roma aveva permesso la trasferta dei tifosi interisti a Parma mentre aveva vietato ai tifosi della Roma di seguire la propria squadra in Sicilia, vista la rivalità esasperata tra le frange estreme del tifo romanista e di quello catanese, che aveva portato ad alcuni scontri nella sfida di andata allo Stadio Olimpico di Roma: questa scelta scatenò subito, soprattutto a Roma, una violenta contestazione che secondo molti era un semplice motivo per avvantaggiare la squadra milanese. Allora si decise per par condicio, di vietare la trasferta di Parma ai tifosi dell'Inter. Ma la decisione arrivò ormai a settimana inoltrata, a pochi giorni dalle due sfide: in questo modo, non si potè vietare l'ingresso allo Stadio Tardini a numerosi supporters nerazzurri, che avevano già acquistato e pagato regolarmente il biglietto nei giorni precedenti al divieto del Ministero. In questo marasma, alcune migliaia di tifosi dell'Inter riuscirono ad entrare con i biglietti acquistati in tempo, mentre altri rimasero fuori, creando disordini con le Forze dell'Ordine.

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Tommaso Ghirardi

Tommaso Ghirardi (Brescia, 10 maggio 1975) è un imprenditore e dirigente sportivo italiano. Attualmente è presidente del Parma FC.

Ha incominciato ha lavorare nella azienda di famiglia: "La leonessa".

Tommaso Ghirardi entra nel mondo del calcio nel 1998, quando decide di acquistare l'Associazione Calcio Carpenedolo, piccola società sportiva nei dintorni di Brescia nata nel 1957 che al momento dell'ingaggio militava in terza categoria. Sotto la sua presidenza il Carpenedolo nel 2004 entra per la prima volta nel calcio professionistico, con la promozione in C2 in seguito ad un esaltante campionato vinto con 68 punti in serie D. I rossoneri bresciani sfiorano lo storico colpaccio della promozione in C1 nel campionato 2005/2006, dove la squadra viene allestita per puntare al salto di categoria. L'undici allenato da Gianluca Gaudenzi (subentrato a Mauro Melotti), raggiunge la finale play-off contro l'Ivrea, ma perde la possibilità del salto di categoria sul campo dei piemontesi dopo un rigore di Bertani nei supplementari che risponde alla rete del 1-1 di Zubin.

La possibilità di entrare nel calcio che conta si presenta per Ghirardi nella primavera del 2006: il Parma FC, che da ormai due anni è controllato dall'amministratore straordinario Enrico Bondi, ha bisogno di un acquirente: i falliti tentativi di acquisto da parte di Lorenzo Sanz e Gaetano Valenza aprono la strada al giovane imprenditore, che però ci ripensa dopo l'esplosione del caso Calciopoli. Il 3 gennaio 2007 però il Parma viene messo all'asta: Ghirardi, anche grazie ai consigli di Cesare Prandelli non resiste alla tentazione ed acquista la società in compartecipazione con Angelo Medeghini e banca Monte Parma. Il presidente, acclamato dai tifosi, parte però male: nelle prime due partite da massimo dirigente arrivano due sconfitte contro Milan e Roma, a seguito delle quali esonera Stefano Pioli e porta in casa ducale un allenatore esperto come Claudio Ranieri, per tentare di risolvere la complicata situazione di classifica; le cose però inizialmente non cambiano: nelle prime cinque partite di campionato Ranieri non riesce mai a vincere (quattro pareggi e una sconfitta), e per il Parma la retrocessione sembra inevitabile; la squadra emiliana comincia ad ottenere risultati dalla vittoria per 1-0 contro il Siena; i gialloblù si risollevano, e Ghirardi, più per un'operazione simpatia che per altro, acquista anche Gene Gnocchi, il comico (tifoso del Parma, del Milan e della Reggiana) che aveva chiesto di poter giocare in serie A. La squadra compie una scalata incredibile, suggellata da tre vittorie consecutive contro Fiorentina, Palermo e Cagliari; questi risultati portano ad una salvezza che sembrava impossibile: il 27 maggio 2007 battendo l'Empoli per 3-1 Parma ottiene la possibilità di restare in serie A per la 18° volta consecutiva, a scapito del Chievo. Le prime dichiarazioni di Ghirardi dopo la salvezza sono: "Finalmente mi sento un presidente di serie A".

Nel suo primo mercato estivo, Tommaso Ghirardi ha investito molto, con un passivo di circa 11 milioni di euro; infatti ha prima riscattato tutti i giocatori che nella passata stagione erano in prestito o comproprietà, su tutti Igor Budan, Andrea Gasbarroni e Francesco Parravicini, per poi compiere acquisti di grande valore come Reginaldo, per cui sono stati versati 4,5 milioni di euro alla Fiorentina, e Stefano Morrone, pagato invece 2 milioni più la contropartita tecnica del portiere Alfonso De Lucia. Inoltre il presidente acquista Damiano Zenoni dall'Udinese (scambio con Damiano Ferronetti più la somma di 800.000 euro), il giovane portiere ceco Radek Petr, il più anziano poritere Nicola Pavarini; acquista a parametro zero l'esperto difensore Giulio Falcone dalla Sampdoria e fa arrivare in prestito il promettente kenyota Mcdonald Mariga dalgli svedesi dell'Helsingborgs e Bernardo Corradi dal Manchester City. Nel successivo mercato di Gennaio, precisamente alle ore 19:00 del 15/01/2008 il Parma presenta Cristiano Lucarelli, pagato, tra prestito e successiva cifra di riscatto, circa 5,7 milioni. Nonostante lo sforzo economico però il Parma retrocede in B per la prima volta da quando raggiunse la serie A.

Il 4 settembre 2007 nell'assemblea straordinaria di Lega Calcio viene scelto al posto dell'altro candidato Giovanni Cobolli Gigli come sesto consigliere di serie A, suscitando la protesta dei dirigenti di Inter, Milan, Napoli, Roma e Juventus, che hanno abbandonato l'aula sentendosi poco rappresentati. Dopo la retrocessione in serie B, e la conseguente caduta del suo ruolo di Consigliere di Serie A, viene prontamente rieletto come Consigliere di serie B al posto di Alfredo Cazzola, appena promosso con il suo Bologna in Serie A.

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Giuseppe Cobolli Gigli

Giuseppe Cobolli Gigli (Trieste, 1892 – ...) è stato un politico italiano.

Ingegnere, figlio del maestro elementare sloveno Nikolaus Kobolj, iniziò la carriera politica nel Partito Nazionale Fascista nel 1919 con lo pseudonimo patriottico Giulio Italico. Nel 1928 italianizzò il cognome in Cobolli, a cui dopo esser diventato gerarca aggiunse un secondo cognome, Gigli.

Dal 5 settembre 1935 al 31 ottobre 1939 è stato Ministro del Lavoro nel Governo Mussolini, sovrintendendo alle grandi opere svolte nelle colonie italiane, argomento su cui poi scriverà il libro Strade imperiali, pubblicato nel 1938.

È padre di Giovanni Cobolli Gigli presidente della Juventus.

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Source : Wikipedia