Gerico

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Tags : gerico, autorità palestinese, medioriente, esteri

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Gerico

Panorama di Gerico

Gerico (arabo أريحا; ebraico יְרִיחוֹ o Yəriḥo o Yərîḫô, Yərîḥô) è una città della Cisgiordania (distretto di al-Quds), situata in prossimità del fiume Giordano, con una popolazione di circa 19.000 abitanti.

È situata a -240 m s.l.m. nella depressione del Mar Morto, in una zona fertile, circondata dal deserto di Giuda.

Almeno tre distinti insediamenti sono esistiti in prossimità della collocazione attuale per più di 11.000 anni. Si tratta infatti di una posizione favorevole, sia per la disponibilità di acqua, sia per la sua collocazione sulla via est-ovest che passa a nord del Mar Morto. La datazione compiuta dagli studiosi sulle rovine trovate, fa ipotizzare che Gerico sia la città più antica del mondo.

Nell'antico testamento la città di Gerico viene citata nel libro di Giosuè, è la città che israeliti cingono d'assedio e poi distruggono con l'aiuto di Dio, quando arrivano nella terra promessa.

L'attuale città fu conquistata dallo Stato di Israele durante la Guerra dei Sei Giorni nel 1967. Nel 1994 fu la prima città a passare sotto il controllo dell'Autorità Palestinese secondo gli accordi di Oslo. Dopo una nuova occupazione israeliana è nuovamente tornata sotto il controllo palestinese nel marzo del 2005.

Nel 1998 vi fu aperto un grande hotel con un casinò, l'hotel Intecontinental, l'obiettivo era creare un polo per il turismo di giocatori, una sorta di Las Vegas nella zona. L'esperimento è sostanzialmente fallito a causa dei conflitti tra palestinesi e Israeliani, il casinò è stato chiuso, l'albergo comunque continua a funzionare generando buone opporunità lavorative nella zona.

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Tolomeo di Gerico

Tolomeo di Gerico era governatore della città citato nel Primo libro dei Maccabei.

Egli uccise a tradimento Simone Maccabeo e i suoi figli dopo averli invitati ad un banchetto (1 Maccabei 16,11-16).

Dante forse lo citò indirettamente nell'Inferno chiamando la zona del nono cerchio dei traditori, quella dei traditori degli ospiti, Tolomea.

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Gerusalemme

Gerusalemme - Bandiera

Gerusalemme (in ebraico: ירושלים, Yerushalayim ; in arabo: القُدس, al-Quds, "la (città) santa", arabo: أُورْشَلِيم, Ūrshalīm), antichissima città di grande importanza storica e geopolitica nonché città santa per le tre principali religioni monoteistiche (Ebraismo, Cristianesimo e Islam), è sin dal 1949 la capitale dello Stato di Israele, sebbene lo status internazionale della città sia oggetto di una complessa controversia internazionale. Si trova sull'altopiano che separa la costa orientale del Mediterraneo dal Mar Morto, a est di Tel Aviv, a sud di Ramallah, a ovest di Gerico e a nord di Betlemme.

La Città Vecchia e le sue mura, considerate patrimonio dell'umanità dall'UNESCO, racchiudono in meno di un chilometro quadrato luoghi di grande significato religioso come il Monte del Tempio, il Muro del pianto, il Santo Sepolcro, la Cupola della Roccia, la Moschea al-Aqsa. Nel corso della storia Gerusalemme è stata distrutta e ricostruita due volte, e fu assediata, conquistata e riconquistata in decine di occasioni.

Considerata già in epoca antica cuore religioso e culturale della nazione ebraica e, sin dal sorgere del movimento sionista, quale capitale dello Stato di Israele, fu così proclamata nel 1950 e designata come tale, completa e indivisa, nella legislazione israeliana il 30 luglio 1980. I Palestinesi, di contro, rivendicano Gerusalemme Est quale propria capitale. Attualmente le maggiori autorità giuridiche e diplomatiche internazionali considerano Gerusalemme Est quale territorio occupato.

Gerusalemme è sita a 31°47′N, 35°13′E sull'estremità meridionale di un altopiano dei monti di Giudea, che include il Monte degli Olivi (Har HaZeitim) a est e il Monte Scopus (Har HaTzofim) a nord-est; l'altitudine (della città antica) è circa 760 m. s.l.m. (la moderna è percorsa da continui saliscendi), la sua superficie è 125 km².

Gerusalemme dista 60 km a est di Tel Aviv e del mar Mediterraneo e 35 km a ovest del Mar Morto. Le città vicine sono Betlemme e Beit Jala a sud, Abu Dis e Maale Adumim a est, Ramallah e Givat Zeev a nord e Mevaseret Zion a ovest.

Sebbene Sion e Ophel costituissero il nucleo originario, attualmente si trovano al di fuori delle mura che individuano la cosiddetta città vecchia.

Gerusalemme gode di un clima Mediterraneo, con estati calde e secche e inverni freschi e umidi (anche con innevamento sporadico tra gennaio e marzo). Il mese più freddo è gennaio secondo le serie storiche (temperatura media: 8 °C) ma con deciso e costante spostamento negli ultimi anni verso febbraio o addirittura la prima decade di marzo, i più caldi luglio e agosto (temperatura media: 23 °C); l'escursione termica tra giorno e notte è notevole: le sere sono tipicamente fresche anche in estate. Le precipitazioni annue medie toccano i 590 millimetri, concentrandosi tra ottobre e maggio (particolarmente tra gennaio e marzo). Nei restanti mesi non è raro avere completa assenza di pioggia. Una grande percentuale delle case antiche è dotata di reservoirs (cisterne sotterranee) per la raccolta e conservazione dell'acqua e la quasi totalità è dotata di serbatoi esterni sui tetti. La città pesca inoltre acqua fino a 2000 mt di profondità. Diffusa la tecnologia del solare, in espansione il fotovoltaico. L'inquinamento dell'aria, ampiamente mitigato dal clima collinare e dal vento costante, deriva principalmente dal traffico automobilistico (responsabile del pesante inquinamento acustico), indiscipliato ed eccessivo rispetto alla capacità di strade costruite in tempi antichi, e non tanto dall'industria.

Le origini di Gerusalemme risalgono all'età della pietra, ma viene menzionata in alcuni testi egiziani del II millennio a.C. e in alcune lettere risalenti al 1400 a.C. .

La città rimase occupata dal clan amorrita dei Gebusei (1000 a.C. circa) fino alla conquista di David, il quale fece di Gerusalemme la capitale del suo regno; David inoltre fece costruire sull’acropoli una reggia assieme a molti altri edifici e ordinò la ricostruzione delle mura di cinta. Successivamente Salomone fece erigere al posto della reggia il tempio di Dio; quest’ultimo fu distrutto nel 587 a.C. a seguito della violenta invasione dei Babilonesi guidati dal re Nabucodonosor che saccheggiarono la città e deportarono la popolazione a Babilonia. Rientrati i Giudei in patria dopo l'editto di Ciro del 538 a.C., costruirono il Secondo Tempio; più tardi Neemia elevò nuovamente le mura.

Nel 331 a.C. Gerusalemme venne occupata da Alessandro Magno e in seguito occupata dai Tolomei d'Egitto sino al 198 a.C., quando cadde sotto il dominio dei Seleucidi di Siria. Questi ultimi invano cercarono di ellenizzare la città, anzi provocarono la famosa rivolta dei Maccabei che, nel 165 a.C., si risolse con la loro vittoria e l'instaurazione della dinastia degli Asmonei, la quale durò fino a quando Gerusalemme (63 a.C.) fu conquistata da Gneo Pompeo. Con la conquista romana Gerusalemme fu consegnata ad Erode che la ricostruì secondo i criteri urbanistici greco-romani e vi fece ampliare il Tempio. Probabilmente sotto il governatorato di Ponzio Pilato, Gesù fu crocifisso sul monte Golgota.

Il malgoverno romano e i fermenti religiosi tuttavia provocarono due gravissime rivolte nella città; la prima che si protrasse dal 66 al 70 per la quale fu necessario l’intervento delle legioni romane comandate da Tito; quest'ultimo sedata la rivolta distrusse la città e il tempio; la seconda insurrezione comandata da Simon Bar Kokheba nel 132 permise agli Ebrei la riconquista di Gerusalemme (l'imperatore Adriano voleva infatti trasformarla in colonia romana), ma per breve tempo; i Romani difatti rapidamente mobilitarono le truppe al confine ed eliminarono ogni resistenza ribattezzando la città con il nome di Aelia Capitolina e trasformandola in colonia romana. L’imperatore Costantino e i suoi successori fecero restaurare ed abbellire i luoghi legati alle storie evangeliche e ad erigere la prima chiesa cristiana, quella del Santo Sepolcro.

Nel 614 Gerusalemme fu conquistata dai Persiani sasanidi di Cosroe II, che fecero strage della popolazione e s'impadronirono della reliquia della Vera Croce; la città fu riconquistata da Eraclio I di Bisanzio nel 629. Nel 637 si arrese al califfo ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb e restò amministrata dai califfi omayyadi di Damasco e da quelli abbasidi di Baghdad. Nel 972 fu presa dagli Imām/califfi ismailiti Fatimidi e nel 1076 passò ai Turchi selgiuchidi. Nel 1099, dopo essere stata occupata dai crociati, divenne capitale del Regno Latino di Gerusalemme. Nel 1187 fu riconquistata dai musulmani di Saladino e da quel momento fu sotto la dominazione musulmana degli Ayyubidi e quindi dei Mamelucchi.

Gerusalemme rimase mamelucca fino al 1517, anno in cui l'Egitto e la Siria furono occupate dal Sultano ottomano Selim I; il dominio ottomano vi durò fino al novembre del 1917, allorquando fu occupata dai britannici comandati dal generale Edmund Allenby. Con il trattato di Versailles, la città fu dichiarata capitale del Mandato britannico della Palestina. Nel 1949, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite proclamò l’internazionalizzazione di Gerusalemme, sotto il controllo dell'ONU per favorire la convivenza di cristiani, musulmani ed ebrei. La componente ebraica pre-israeliana accettò il piano generale di partizione della Palestina in due Stati, uno ebraico ed uno arabo, mentre la componente araba palestinese e il resto del mondo arabo e islamico lo respinsero. Entrambe le parti non erano tuttavia disposte in alcun modo a rinunciare alla Città Santa e per questo le forze ebraiche e quelle arabe giordane della Legione Araba occuparono Gerusalemme: le prime occuparono il settore occidentale della città e le seconde la sua parte orientale. Nel 1950 Gerusalemme fu scelta quale capitale del nuovo Stato israeliano.

Nel corso della guerra dei sei giorni gli israeliani occuparono il settore giordano, suscitando la condanna da parte dell'Assemblea generale dell'ONU. Con un decreto approvato dal Parlamento israeliano (Knesset) si dichiarò, il 30 luglio del 1980, l'ufficiale annessione del settore giordano e la proclamazione di Gerusalemme capitale "unita e indivisibile" di Israele. Tale proclamazione tuttavia suscitò il malcontento non solo degli arabi, ma anche della gran parte delle diplomazie mondiali, a causa del timore che il riconoscimento di tale status legittimasse l'uso della forza nella soluzione delle controversie internazionali.

Lo status internazionale di Gerusalemme rappresenta un problema nodale complesso e di difficile risoluzione nel quadro dei conflitti arabo-israeliani. Svariati tentativi sono stati fatti negli ultimi decenni per definirne lo status giuridico internazionale, tramite risoluzioni ONU e negoziazioni fra le parti, nessuno dei quali ha portato finora ad alcun esito definitivo. La sovranità territoriale di Gerusalemme è attualmente rivendicata sia da Israele che dal popolo palestinese in modalità finora inconciliabili. La varietà di composizione della popolazione della città, luogo di culto delle tre religioni abramitiche, la sua peculiarità storica e l'importanza di luoghi considerati patrimonio dell'umanità rendono la ricerca di una soluzione ancora più complessa, chiamando in causa, oltre ai leader dei due popoli e agli organi internazionali, anche altri soggetti tra cui la Santa Sede.

Israele, dal 1967, ha il controllo de facto dell'intera Gerusalemme, includendovi Gerusalemme Est - il cui territorio ha annesso e di cui rivendica la piena sovranità - e ne ha affermato per legge costituzionale lo status di capitale "completa e indivisa". Il popolo palestinese, tramite i suoi rappresentanti, rivendica una parte o la totalità di Gerusalemme (in arabo al-Quds, ossia "la Santa") come capitale del futuro stato palestinese. La maggior parte dei membri dell'ONU e delle organizzazioni internazionali non accetta né che Gerusalemme sia capitale di Israele, né l'annessione ad Israele di Gerusalemme Est. La maggior parte delle ambasciate si trova nel distretto di Tel Aviv.

Secondo lo studioso Stephen Zunes la "comunità internazionale" in generale non avrebbe accettato di riconoscere Gerusalemme come capitale di israele. Il ministero degli esteri israeliano in proposito afferma come sia "la maggioranza degli stati" a non aver accettato di riconoscere a Gerusalemme lo status di capitale.

Recentemente (maggio 2007), in occasione dei festeggiamenti per il quarantesimo anniversario della riunificazione della città, ha creato sconcerto nel mondo politico israeliano l'assenza di rappresentanze diplomatiche alla cerimonia di Stato. Il primo a declinare l'invito fu l'ambasciatore tedesco, seguito da quello statunitense. Il sindaco Lupolianski reagì rifiutando la necessità di un riconoscimento internazionale , mentre membri della Knesset auspicarono che lo status di capitale potesse essere riconosciuto in futuro.

I tentativi di dare uno status definito alla città risalgono al periodo che seguì la fine del mandato britannico della Palestina. Il regime internazionale originariamente previsto dall'ONU per la città di Gerusalemme (corpus separatum), ideato nel quadro del Piano di partizione della Palestina del 1947, non fu mai realizzato e venne abbandonato negli anni seguenti. Dal 1948 al 1967, a seguito dell'assedio della città vecchia da parte della Legione Araba, sfociato nell'espulsione della popolazione ebraica dalla stessa, la città fu separata tra Gerusalemme Est, inclusa la città vecchia più alcuni quartieri orientali minori con sovranità giordana, e Gerusalemme Nuova con sovranità israeliana. Israele acquisì il controllo dell'intera città in seguito alla guerra dei sei giorni del 1967. La città fu proclamata capitale di Israele nel 1950 e designata in seguito come tale nella legislazione israeliana il 30 luglio 1980, data di promulgazione della Jerusalem Law.

Tali proclamazioni sono state condannate da Risoluzioni ONU e sentenze di corti internazionali, poiché la città di Gerusalemme comprende territori non riconosciuti come israeliani dal diritto internazionale. La Corte Internazionale di Giustizia ha confermato nel 2004 che i territori occupati dallo Stato di Israele oltre la "Linea Verde" del 1967 continuano ad essere "territori occupati" e dunque con essi anche la parte est di Gerusalemme.

Il 7 ottobre 2002 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la Risoluzione 1322 (2002) confermando le precedenti Risoluzioni 476 e 478 del 1980, 672 del 1990 e 1073 del 1996 e "tutte le proprie altre Risoluzioni rilevanti".

La Corte Internazionale di Giustizia in una sua opinione ufficialmente espressa nel 2004 ha confermato la validità di tali risoluzioni, in particolare della Risoluzione 478, affermando come sia (Ris. CdS 476) "inammissibile l'acquisizione di territorio con la forza" e che tutte le misure amministrative e legislative intraprese da Israele e volte ad alterare lo status di Gerusalemme, inclusa la "legge base" Israeliana che dichiara Gerusalemme quale propria capitale, costituiscono una "violazione del Diritto internazionale".

Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha richiamato tutti i membri ONU a "(a) accettare tale decisione e (b) a ritirare le proprie missioni diplomatiche presso Israele che fossero presenti a Gerusalemme". Tale ritiro è effettivamente avvenuto, anche di quegli Stati che avevano proprie ambasciate presso Israele a Gerusalemme. Nella cartografia ONU, non è attualmente indicato alcun centro quale capitale d'Israele (Vedi: mappa di Israele, mappa del Mediterraneo sudorientale, mappa del Medio Oriente).

Tutti gli Stati che hanno rapporti diplomatici con Israele mantengono le proprie ambasciate fuori da Gerusalemme, in genere a Tel Aviv o nelle immediate vicinanze. Nel 2006 gli unici due Stati che avevano l'ambasciata a Gerusalemme, il Salvador e la Costa Rica, hanno notificato al governo israeliano la decisione di spostare le proprie rappresentanze diplomatiche verso Tel Aviv. Successivamente a tale notifica il Salvador l'ha spostata a Herzliya Pituach (un sobborgo di Herzliya che prende il nome da Theodor Herzl) e la Costa Rica a Ramat Gan (un sobborgo di Tel Aviv). Il Congresso degli Stati Uniti ha richiesto da diversi anni lo spostamento dell'ambasciata USA da Tel Aviv a Gerusalemme, ma nessuno dei governi succedutisi ha messo in atto la decisione. Su 83 ambasciate presenti nel 2008 in Israele, 64 (77%) si trovano a Tel Aviv, 10 (12%) a Ramat Gan (città presso Tel Aviv), 5 (6%) a Herzliya (città presso Tel Aviv), 2 (2,4%) a Herzliya Pituah (sobborgo marino di Herzliya), 2 (2,4%) a Mevaseret Zion (un insediamento israeliano retto da un Local council, ente amministrativo territoriale - ve ne sono 144 in Israele - simile in struttura a un municipio, ma non ancora tale, non raggiungendo la popolazione minima necessaria per esserlo secondo la legge israeliana; si trova nel Distretto di Gerusalemme, a circa 10 km dalla città di Gerusalemme, lungo l'autostrada che la collega a Tel Aviv). In totale, 81 ambasciate su 83 (97,6%) si trovano nel Distretto di Tel Aviv e solo due (Paraguay e Bolivia) in quello di Gerusalemme, ma fuori dalla città di Gerusalemme. (Fonte).

Oltre ai pronunciamenti in sede internazionale, particolarmente esplicita è la posizione ufficiale britannica su Gerusalemme, che in proposito afferma come non sia possibile nessun riconoscimento, e che lo status definitivo della città sarà oggetto di negoziati.

Il congresso statunitense, nel 1995, tentò di imporre all'amministrazione un riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele, cosa non ancora avvenuta. . Rimane in ogni caso evidente alla quasi totalità dei paesi stranieri e dell'opinione pubblica lo status de facto di capitale di Israele.

I gerosolimitani sono 743.000 (maggio 2007), di cui 68% ebrei, 30% musulmani, e 2% cristiani; la densità è 5.750,4 abitanti per km². Benché riceva dall'estero alcune migliaia di immigranti ebrei l'anno, lasciano la città più persone di quante vi arrivino; tuttavia l'alta natalità degli arabi e degli ebrei ultra-ortodossi (Haredi) continua a far crescere la popolazione in linea con la media nazionale. Il tasso di fertilità (4,02) e la dimensione familiare (3,8) sono quindi assai superiori alle medie nazionali.

Di conseguenza, cambia la composizione religiosa ed etnica della città: ampia maggioranza, gli ebrei hanno solo il 31% dei bambini sotto i 15 anni, e infatti la quota di ebrei declina dal tempo della riunificazione della città (1967), quando era pari al 74%. Peraltro, fra gli ebrei cresce la quota degli Haredi (ormai più di un terzo degli ebrei locali), che non sono sionisti e il cui stile di vita spinge i giovani ebrei laici a trasferirsi sulla costa mediterranea. Il tema della composizione è politicamente molto sensibile e oggetto di dibattito.

La presente tabella mostra l'evoluzione demografica, con attenzione a quella ebraica. Confronti fra anni vanno effettuati con cautela perché le aree coperte variano con il variare dei confini della città e del distretto.

Tradizionalmente chiuse all'interno dei propri quartieri abitano le quattro maggiori comunità etnico-religiose che popolano la capitale: l’ebraica, la musulmana, la cristiana e l'armena. Le prime due comunità costituiscono oggi la stragrande maggioranza della popolazione cittadina; gli ebrei israeliani rappresentano il 74% del totale, mentre gli arabi palestinesi circa il 25%.

Ciò che rende davvero unica Gerusalemme è l’essere città santa per le tre più grandi religioni monoteiste del mondo. La città è sacra infatti per gli ebrei, in quanto storico simbolo della patria ebraica nonché capitale della stessa, sebbene perennemente contestata, sin dal primo regno ebraico; allo stesso modo sacra per i cristiani poiché luogo in cui Gesù Cristo ha vissuto e sofferto gli ultimi momenti della propria vita terrena, è stato sepolto e poi, secondo i cristiani, è risorto; altrettanto sacra per i musulmani in quanto essi sostengono che Maometto vi sia giunto al termine d'un miracoloso viaggio notturno (isrāʾ) per ascendere poi al cielo pur rimanendo vivo (miʿraj).

Dunque Gerusalemme è da considerarsi uno dei luoghi più affascinanti e ricchi di storia del mondo. Il fatto stesso che da un'unica città siano nate le tre più grandi religioni monoteiste del pianeta è un evento assolutamente straordinario. Gerusalemme in poche parole è luogo simbolo dei più sottili equilibri teologici, religiosi e sociali del globo.

Tra il 1559 e il 1575 Torquato Tasso scrisse la "Gerusalemme liberata", un poema ambientato all'epoca delle Crociate in ottave e in 20 canti (raggruppati in 5 parti corrispondenti ai 5 atti della tragedia classica).

Nel 1931 Marc Chagall ha dipinto a olio un quadro intitolato a Gerusalemme.

Nel 1967 Naomi Shemer ha scritto e musicato la canzone "Gerusalemme d'oro" (in ebraico ירושלים של זהב, Yerushalayim shel zahav, /jəʀuʃa'lajim ʃɛlza'hav/ ), il cui ritornello è uno dei più famosi in Israele e nel mondo ("Jerusalem of Gold") e compare, incongruamente, alla fine del film Schindler's List.

Nel 2002 Amos Oz ha pubblicato il romanzo autobiografico Una storia di amore e di tenebra, in gran parte ambientato nella Gerusalemme degli anni 30 e 40. Anche vari romanzi di Abraham B. Yehoshua sono almeno in parte ambientati a Gerusalemme.

Il sistema di istruzione pubblica è separato fra ebraico e arabo. Nel settore ebraico le scuole pubbliche sono affiancate da numerose scuole religiose (con materie laiche ed ebraiche), incluse quelle ultra-ortodosse (Haredi) che in genere non hanno materie laiche e quindi non consentono di sostenere l'esame di maturità (Bagrut) né quindi di accedere all'università. Nel settore arabo, che si lamenta di essere sotto-finanziato, le scuole offrono un'istruzione di qualità inferiore, come sembrerebbero dimostrare gli esiti della Bagrut (indispensabile per alcune facoltà universitarie); per contrastare il sovraffollamento sono in costruzione nuove scuole e nel 2007 il governo ha approvato un piano quinquennale.

La grandissima importanza storica di Gerusalemme, la rende una delle città medio-orientali più interessanti dal punto di vista dei luoghi storicamente rilevanti. La concentrazione maggiore di siti storici e religiosi ha sede nella Città Vecchia di Gerusalemme, Patrimonio dell'Umanità dal 1981, circondata dalle mura costruite nel 1538 durante il regno del sultano ottomano Solimano I il Magnifico.

Il quartiere cristiano, situato nella zona nord-occidentale, è confinante a sud-ovest con il quartiere armeno, che sorge oltre la porta di Giaffa; il quartiere cristiano inoltre confina a nord con quello musulmano, il quale si estende in un'area compresa tra la porta di Damasco, la porta di Santo Stefano e la Porta Dorata (oggi murata), a est della quale si trovano il Monte degli Ulivi e l’orto del Getsemani. Il quartiere ebraico, compreso tra le sezioni musulmana e armena, occupa il quadrante sud-orientale della Città Vecchia.

Numerosi sono i monumenti di Gerusalemme, tra questi: la moschea islamica della Cupola della Roccia, che rappresenta il simbolo della città, costruita in età omayyade sul luogo che, secondo il Corano, è quello da cui il profeta islamico Maometto ascese da vivo al Cielo per grazia divina; il secondo è la basilica cristiana del Santo Sepolcro, costruita su una preesistente basilica del IV secolo, a sua volta eretta sul luogo tradizionalmente considerato la tomba di Cristo; il terzo è l’emblematico Muro Occidentale o Muro del Pianto, luogo sacro per eccellenza degli ebrei, residuo del Tempio costruito da Erode il Grande, re di Giudea.

Si segnala inoltre la Chiesa di San Salvatore, fondata nel 1559 dai Francescani, all'interno del complesso ancora oggi sede della Custodia di Terra Santa, dell'archivio storico, della biblioteca, delle edizioni Franciscan Printing Press. Dal 2008 è dotata del più importante organo a canne della città, opera di artigiani austriaci e dono della diocesi di Innsbruck. Nella struttura opera l'Istituto Magnificat, dedicato all'insegnamento musicale (canto, coro, pianoforte, archi, fiati) in collegamento con il Conservatorio di Vicenza, con docenti e studenti ebrei e cristiani, israeliani e palestinesi. Il coro del Magnificat accompagna le celebrazioni cattoliche solenni del Santo Sepolcro e delle altre Basiliche e Santuari.

Nella Città Nuova sono situati il Museo d'Israele (con l'esposizione di alcuni rotoli originali od in riproduzione del Mar Morto), l'Università Ebraica (1918, tra le migliori al mondo, un campus della quale è nella parte araba), il Museo dell'Olocausto o “Yad Veshem”, il Cimitero nazionale del monte Herzl, sede inoltre del Centro Sionistico Internazionale, la Biblioteca nazionale e universitaria ebraica e il Palazzo del parlamento israeliano (Knesset), sia la sede precedente che quella attuale. Pregevoli la Sinagoga di rito italiano, trasportata e riassemblata qui da Conegliano Veneto, la parte più antica dei quartieri di Rehavia e Morasha composte da vicoli stretti e silenziosi. Diverse comunità nazionali (Russia, Francia, Spagna, Italia, Olanda...) hanno ricostruito nella città nuova simboli architettonici dei loro paesi (ad esempio Piazza della Signoria di Firenze nello spiazzo del servizio dell'educazione municipale, chiese ortodosse nel Russian Compound vicino al carcere centrale cittadino, un mulino a vento a Rechavia...). Il passeggio e lo shopping si praticano soprattutto nel trangolo tra Jaffa road, King George street e rechov Ben Jehuda (l'artefice della lingua ebraica moderna) oppure in Salach-Din street, la via principale del quartiere arabo ad Est. Un intero quartiere quasi è dedicato al terziario ed allo shopping (Talpiot) oltre al grande Mall "Malha" (Regina), nei pressi dell'omonima stazione ferroviaria. Il mercato popolare ebraico è in Mahanè benJehuda, il suk da Porta Damasco verso Nord. La parte moderna di Gerusalemme si è sviluppata attorno alla Città Vecchia anche con insediamenti di grandi dimensioni (quartiere di Ghilo).

Dal 1981 la Città Vecchia di Gerusalemme è inserita tra i patrimoni dell'umanità dell'UNESCO. L'anno seguente viene elencata tra i "patrimoni in pericolo" in seguito alla richiesta avanzata dalla Giordania.

Storicamente, l'economia di Gerusalemme, città lontana dai porti e dalle vie commerciali (Giaffa, Gaza), dipendeva dai pellegrini, ossia, come diciamo oggi, dal turismo religioso internazionale. Il turismo culturale e religioso, oltre alla consistente presenza di studenti stranieri presso le università civile e le facoltà ecclesiastiche(Studium Biblicum Franciscanum dei Frati Minori, Ecole Biblique et Archeologique Francais dei Domenicani, S. Paul Theological Institute dei Salesiani ed altri centri ecumenici e riformati), è ancor oggi il volano principale (6,1% degli addetti solo in alberghi e ristoranti), ma da 40 anni è sempre più chiaro che il benessere della città non può affidarsi solo ad esso.

L'urbanistica favorisce il turismo ma scoraggia lo sviluppo economico: una legge approvata durante il Mandato britannico per conservare l'estetica della città impone che ogni edificio sia costruito in pietra di Gerusalemme; inoltre, solo il 2,2% della superficie della città è destinabile a industria e infrastrutture (la metà di Tel Aviv, un settimo di Haifa), in gran parte ad Atarot.

Di conseguenza, solo l'8,5% della forza lavoro è impiegata nell'industria manifatturiera (in Israele 15,8%), anche se un numero crescente di imprese high-tech internazionali si sta localizzando nel parco industriale di Har Hotzvim, periferia nord della città.

In quanto polo religioso e culturale, ma anche in quanto città afflitta da una non trascurabile povertà (vedi sotto), la quota di addetti nell'istruzione (17,9%), nella sanità (12,6%), nei servizi sociali (6,4%), è ampiamente superiore alla media nazionale.

In quanto capitale dello Stato di Israele, Gerusalemme è sede anche di una quota importante di posti di lavoro pubblici (8,2% del totale, contro una media nazionale del 4,7%), in misura crescente dopo l'unificazione della città sotto controllo israeliano in seguito alla guerra dei sei giorni (1967); inoltre da allora il governo offre sussidi e incentivi alle nuove imprese che si localizzano in città.

Dal 1967 (ma in realtà già dalla divisione del 1948) la parte araba fino al 1967 (Gerusalemme Est) si è sviluppata a ritmi più lenti della parte israeliana dal 1948 (Gerusalemme Ovest). Ciononostante, le famiglie con persone occupate sono il 76% a est e solo il 67% a ovest, a causa del gran numero di ebrei ultra-ortodossi (Haredi) maschi che non entrano nella forza lavoro. Il tasso di disoccupazione (2007) è leggermente migliore a Gerusalemme (8,3%) che nel resto di Israele (9,0%), anche se in gran parte a causa del relativamente basso tasso di attività. Per queste ragioni, oltre che per la seconda Intifada, la quota di abitanti sotto la soglia di povertà è cresciuta in entrambe le parti della città fra il 2001 e il 2007 (+40%). Nel 2006, il reddito mensile medio per occupato era a Gerusalemme NIS 5.940 (1.080 euro), NIS 1.350 (245 euro) sotto alla media di Tel Aviv.

L'aeroporto più vicino è Atarot (IATA: JRS, ICAO: LLJR), a nord della città e incluso nei suoi confini dal 1967, in seguito alla guerra dei sei giorni. Impiegato solo per voli interni, è stato chiuso e affidato alle Forze Armate nel 2001 a causa della seconda Intifada. Da allora tutto il traffico aereo per Gerusalemme passa dall'Aeroporto Internazionale Ben Gurion, a Lod.

L'unica linea ferroviaria è la Tel Aviv - Bet Shemesh - Gerusalemme (stazione di Malha), tortuosa e con scarse frequenze, con prezzi e tempi non concorrenziali con i taxi collettivi. È in costruzione una linea ad alta velocità da Tel Aviv a Gerusalemme, di cui si prevede il completamento nel 2011 ma che oggi è in forse per motivi di bilancio.

La cooperativa Egged, la seconda più grande società di trasporto pubblico del mondo, gestisce dal 1948 quasi tutto il trasporto pubblico urbano e inter-urbano in Israele, quest'ultimo dalla stazione centrale degli autobus a Rechov Yafo (ingresso ovest alla città, dall'autostrada 1).

Ancora nel 2007 il trasporto pubblico locale offre la scelta di autobus (Egged), o taxi anche collettivi (Sherut). Il sistema ostacola la continuità di spostamento tra la zona araba e quella israeliana. Per gennaio 2010 è previsto il completamento della metropolitana di superficie di Gerusalemme (Jerusalem Light Rail), dotata di 24 fermate ed esteso fino ad alcuni quartieri arabi della cintura metropolitana. I lavori di posa delle rotaie e cementificazione, in forte ritardo, stanno ormai procedendo celermente anche nel cuore della città.

La municipalità di Gerusalemme fu istituita sotto l'Impero Ottomano nel 1863.

Dal 1948 al 1967 sono esistite due diverse amministrazioni per la città, una israeliana e una giordana (Amanat al-Quds o Gerusalemme Est).

La città, divisa in seguito alla guerra arabo-israeliana del 1948, è stata riunificata nel 1967, dopo la guerra dei sei giorni e l'azione dei paracadutisti israeliani in Città Vecchia. Il camminamento delle mura conserva alcune indicazioni delle postazioni giordane durante il conflitto.

Il consiglio comunale conta 31 consiglieri eletti, uno dei quali è il sindaco, che ha un mandato quinquennale e può nominare sei delegati (assessori). Solo il sindaco e i delegati sono remunerati. Le riunioni del consiglio sono pubbliche almeno una volta al mese. La municipalità ha sede a Piazza Safra (Kikar Safra) che si affaccia sulla parte di Jaffa Road vicina alla Città Vecchia e nelle vicinanze del palazzo della Posta Centrale e della Banca Nazionale (Bank Leumì).

La città è anche la capitale dell'omonimo distretto israeliano (prefisso telefonico distrettuale 02).

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Neolitico

Ricostruzione di un'abitazione del villaggio neolitico di Çatal Hüyük

Il neolitico è un periodo della preistoria, l'ultimo dei tre che costituiscono l'età della pietra.

Etimologicamente il termine "neolitico" deriva dalle due parole greche νέος neos, "nuovo" e λίθος lithos, "pietra": fu infatti contraddistinto da notevoli innovazioni nella litotecnica, tra le quali la principale è rappresentata dall'uso della levigatura. Altre innovazioni furono l'introduzione dell'uso della ceramica, dell'agricoltura e dell'allevamento.

Dopo la periodizzazione della preistoria nelle tre età, della pietra, del bronzo e del ferro, elaborata dal danese Christian Thomsen nella prima metà dell'Ottocento, la suddivisione tra paleolitico e neolitico nell'ambito dell'età della pietra fu introdotta nel 1865 da sir John Lubbock: carattere distintivo venne considerata l'introduzione della lavorazione della pietra tramite levigatura e il mutamento venne ricollegato al passaggio tra pleistocene ed olocene e ai relativi cambiamenti climatici.

Negli anni '20 Vere Gordon Childe definì la "rivoluzione neolitica" come caratterizzata, oltre che dall'introduzione della pietra levigata e della ceramica, dalla sostituzione di un'economia di agricoltura e allevamento (produzione del cibo) a quella precedente di caccia e raccolta. Tale cambiamento, secondo la sua ricostruzione, era collegato ai primi insediamenti stabili e ad un abbozzo di stratificazione sociale.

Il generale dibattito antropologico riguardante le modalità di trasmissione e diffusione delle forme di civiltà vide prevalere prima l'ipotesi diffusionista (origine da un unico centro), in particolare nel periodo tra le due guerre mondiali. A partire dal secondo dopoguerra, si diffuse invece l'ipotesi di una progressiva assimilazione culturale. In quest'ambito sono state elaborate diverse ipotesi interpretative anche riguardo alla diffusione della cultura neolitica.

Gordon Childe aveva riconosciuto l'epicentro della "rivoluzione neolitica" nella zona della cosiddetta Mezzaluna fertile, da dove in seguito le novità si sarebbero trasmesse in Europa. La domesticazione dei cereali doveva infatti essere avvenuta dove erano presenti le specie selvatiche, e lo stesso per l'allevamento iniziale di capre e/o pecore. Le pratiche agricole adottate inizialmente avrebbero tuttavia comportato un rapido esaurimento del terreno, costringendo le comunità di coltivatori a spostarsi periodicamente: a questi spostamenti, oltre che all'adozione delle nuove pratiche da parte di comunità di cacciatori e raccoglitori, si sarebbe dovuta la diffusione della cultura neolitica.

Le ragioni di tale passaggio rimanevano tuttavia controverse. Venivano chiamate in causa alcune variazioni climatiche post-glaciali, che potevano aver reso più fertili delle zone desertiche della Turchia meridionale, aumentandone la piovosità; oppure una forte crescita demografica, sempre conseguenza del miglioramento del clima dopo la fine dell'ultima glaciazione, che aveva reso necessario aumentare la disponibiltà di risorse alimentari; oppure ancora la crescita della foresta, che aveva reso impossibile la caccia ai grandi branchi di selvaggina.

La teoria elaborata da Gordon Childe fu messa alla prova dagli scavi condotti nell'area indicata come epicentro della trasformazione, nei quali si raccolsero anche i resti botanici e faunistici, che contribuirono ad una ricostruzione del clima e degli usi alimentari delle popolazioni: Robert Braidwood scavò il sito di Qal'at Jarmo (nell'Iraq settentrionale, ai piedi dei monti Zagros), Dorothy Garrod scoprì nel Vicino Oriente la cultura natufiana, con villaggi sedentari che avevano preceduto l'introduzione dell'agricoltura e dell'allevamento, e Kathleen Kenyon identificò nel sito di Gerico (Tell es-Sultan), nella valle del Giordano, le due fasi del neolitico preceramico (Pre Pottery Neolitchic o PPN) A e B.

Le datazioni mediante l'utilizzo della tecnica del radiocarbonio, elaborata nel secondo dopoguerra, permisero di riconoscere il graduale e scaglionato apparire dei diversi elementi che caratterizzavano la trasformazione neolitica e al concetto di "rivoluzione neolitica" si andò sostituendo quello di una lenta e progressiva "neolitizzazione".

Nella cultura natufiana (12000-10000 a.C.), ancora nell'ambito del mesolitico, si introdussero i primi villaggi sedentari e la raccolta di cereali venne intensificata. La sedentarizzazione sarebbe tuttavia stata favorita non dall'introduzione di pratiche agricole, ma dalla ricchezza delle risorse ambientali presenti nel territorio, in seguito all'innalzamento della temperatura. Nei siti natufiani sono state rinvenute prove della domesticazione del cane.

Nella sequenza stratigrafica del sito di Gerico si erano individuati due livelli neolitici privi di ceramica (Gerico I e Gerico II), che portarono all'identificazione delle due fasi A e B del neolitico preceramico. È in questo periodo che si svilupparono prima la coltivazione di specie selvatiche di cereali (preparazione del terreno, drenaggio, estirpazione delle malerbe) e quindi la loro domesticazione (selezione e introduzione delle specie domestiche).

Nella fase del neolitico preceramico A (9500-8700 a.C.) le contemporanee culture mureybetiana (sito di Mureybet, sul medio corso dell'Eufrate nell'attuale Siria), aswadiana (sito di Tell Aswad, nel bacino di Damasco, ancora nell'odierna Siria) e sultaniana (sito già citato di Tell es-Sultan/Gerico, Gerico I, 8350-7370 a.C.), eredi della cultura natufiana, introdussero le prime pratiche di coltivazione delle specie selvatiche. In questa fase l'industria litica abbandonò progressivamente la tecnica mesolitica dei microliti; le abitazioni nei villaggi erano a pianta circolare ed erano presenti pratiche funerarie e figurine femminili. A Gerico le case erano costruite con mattoni di fango di forma piano-convessa e venne realizzato uno spesso muro di cinta in pietra con una torre circolare, probabilmente utilizzato a protezione dalle inondazioni del vicino torrente, più che come difesa militare.

Nella successiva fase del neolitico preceramico B (8700-7000 a.C.) a Gerico (Gerico II) si ebbe il consolidamento dell'economia agricola e probabilmente l'inizio della domesticazione animale. Le case avevano piante rettangolari ed erano costruite con mattoni di fango parallelepipedi. Un edificio con nicchia è stato interpretato ipoteticamente come tempio e sono attestate pratiche funerarie elaborate (modellazione in gesso delle fattezze del defunto sul cranio) e figurine antropomorfe.

Nel neolitico preceramico B medio, prima del 7500 a.C. circa, si ebbe una rapida diffusione dell'economia agricola in tutta l'Anatolia e il Vicino Oriente, arrivando fino a Cipro. Nel sito di Qal'at Jarmo (Iraq settentrionale, ai piedi dei monti Zagros) gli undici livelli più antichi appartengono al neolitico preceramico B, con abitazioni a pianta rettangolare e coltivazioni di specie domesticate di orzo e farro.

La selezione avvenne probabilmente inizialmente in forma inconsapevole, con la raccolta preferenziale di esemplari che presentavano caratteristiche vantaggiose (semi più grandi e spighe ancora intere nei cereali, ad esempio) e per mezzo della scelta del momento della mietitura o raccolta (germinazione più rapida e contemporanea). Le mutazioni erano favorite dal fatto che si trattasse di specie autoimpollinanti e si diffusero grazie alla protezione degli esemplari mutati per mezzo delle pratiche di coltivazione, che ne annullavano lo svantaggio evolutivo. Le specie domestiche furono quindi diffuse anche in zone dove mancavano i loro progenitori selvatici.

L'usanza di macinare i semi delle piante selvatiche risale addirittura al Paleolitico inferiore; dopo un lungo periodo di "manipolazione" delle piante selvatiche, consistente nella loro raccolta e nell'immagazzinamento, si arrivò, intorno alla metà dell'VIII millennio a.C., alla domesticazione di cereali (soprattutto il farro) e leguminose, in una vasta area compresa tra l'Anatolia orientale, l'Iraq settentrionale, la Palestina e l'Iran occidentale.

Per quanto riguarda i primi animali domestici, la pecora sembra attestata già nel IX millennio a.C., il maiale agli inizi del VII millennio a.C., il bue sembra invece presente alla metà del VII millennio, in Tessaglia. Tra il VII e il VI millennio a.C. le stesse innovazioni compaiono nell'Africa settentrionale e iniziano a diffondersi nel continente europeo. Nell'Asia sudorientale, la coltivazione del riso compare in un'area compresa tra la Cina e la Thailandia, nel IV millennio a.C.; scavi condotti nella seconda metà del XX secolo hanno inoltre permesso di datare la comparsa del maiale domestico e le prime opere di irrigazione in Nuova Guinea allo stesso periodo. Nel Nuovo Mondo il passaggio a un'economia di produzione sembra compiersi, in alcune aree del Messico e del Perù, tra il VII e il IV millennio a.C.

L'invenzione della ceramica nei siti del Vicino Oriente dovette probabilmente determinarsi in base all'osservazione dell'indurimento in seguito all'azione del fuoco delle superfici in terra battuta o degli intonaci argillosi, spesso adoperati come rivestimento interno delle abitazioni.

L'adozione di recipienti in terracotta venne preceduta dalla produzione di figurine in argilla, già documentate nel X millennio a.C. nel sito di Mureybet. Un altro precedente è attestato con la modellazione di recipienti in calce, non cotta (vaisselle blanche) e sono conosciuti anche vasetti cilindrici in terracotta con decorazione incisa che però non ebbero né seguito, né diffusione, nel sito di Mureybet, con livelli successivi ancora aceramici.

Nel sito di Çatal Hüyük (Turchia meridionale) è attestata la presenza di ceramica in tutti i livelli, tra la fine dell'VIII millennio a.C. e tutto il VII millennio a.C. L'alimentazione si basava su cereali e leguminose coltivati, sull'allevamento di capre e sulla caccia di alcune specie selvatiche. Il sito sfruttava i giacimenti di ossidiana anatolica. Le case quadrangolari e costruite in mattoni crudi erano tutte addossate le une alle altre senza strade intermedie e con ingresso probabilmente dal tetto. Alcuni spazi con pitture e rilievi o statuette sono stati interpretati come ambienti di culto.

Nell'isola di Cipro la cultura neolitica si diffuse con la prima occupazione, risalente al neolitico preceramico B. In epoca successiva si mantennero forme attardate, come le abitazioni a pianta circolare di Choirokoitia (VII millennio a.C.) ed anche la ceramica comparve tardivamente. Nel sito di Shilourokambos è tuttavia attestata già alla fine del IX millennio a.C. la presenza di specie animali importate, che venivano allevate.

La diffusione in Europa della cultura neolitica che si era sviluppata nel Vicino Oriente, e in particolare il passaggio dall'economia di caccia e raccolta alla pratica dell'agricoltura e dell'allevamento, sono avvenuti con modalità e tempi tuttora discussi.

Vere Gordon Childe aveva ipotizzato già negli anni '20 che le comunità autoctone di cacciatori e raccoglitori delle culture mesolitiche europee, fossero state sostituite da comunità di agricoltori migrate più a nord dal Vicino Oriente, con un processo durato per più generazioni. Una prima corrente migratoria avrebbe seguito la via continentale lungo la penisola balcanica e il corso del Danubio, mentre un'altra, leggermente più tarda, si sarebbe diffusa attraverso la navigazione marittima lungo le coste del mar Mediterraneo da est ad ovest.

L'affermazione delle tecniche di coltivazione e allevamento procedette per via continentale anzitutto lungo direttrici che attraversavano terreni particolarmente favorevoli, come quelli formatisi per deposito di polveri portate dal vento (loess) nell'Europa centrale. Seguì il corso di grandi vie fluviali, come il Danubio, ed ebbe successo nelle ampie vallate dei Balcani e della Grecia orientale, con inverni freddi e piovosi e con lunghe estati, ambiente ideale per la pastorizia e la transumanza; penetrò invece con difficoltà nelle fredde foreste del Nord Europa e nelle regioni poste ai bordi della catena alpina.

A partire dagli anni '70 e '80, Albert Ammerman e Luigi Cavalli-Sforza sulla base dei loro studi di genetica, hanno ipotizzato una massiccia migrazione di agricoltori, spinti dalla crescita demografica e dalla ricerca di nuove terre coltivabili, che avrebbe respinto e cancellato le precedenti comunità locali di cacciatori e raccoglitori mesolitiche.

Colin Renfrew, sulla base dei suoi studi archeologici e linguistici ha ipotizzato inoltre che la diffusione della cultura neolitica in Europa sia avvenuta parallelamente a quella dell'indoeuropeo, differenziatosi nell'Anatolia neolitica del VII millennio a.C., in opposizione alla teoria di Maria Gimbutas di una più tarda indoeuropeizzazione nel corso del calcolitico.

Un modello alternativo ipotizza invece una trasmissione delle nuove conoscenze per diffusione culturale, in seguito allo spostamento di piccoli gruppi, per la ricerca di materie prime o per i commerci, e che la cultura neolitica sia stata gradualmente adottata dalle locali comunità mesolitiche di cacciatori e raccoglitori, le quali utilizzavano già pratiche di sfruttamento e selezione nel procacciamento del cibo e avevano conosciuto forme precoci di insediamenti stabili.

La cultura neolitica si diffuse precocemente nella penisola balcanica, ma è tuttora discusso se si sia trattato di spostamenti di comunità che arrivarono a colonizzare zone precedentemente in gran parte disabitate, ovvero di una precoce adozione da parte delle comunità indigene mesolitiche delle diverse innovazioni della cultura neolitica, in modo a volte scaglionato nel tempo. Il processo di "neotilizzazione" potrebbe anche essersi verificato con modalità miste.

Lungo le coste del mar Mediterraneo si ebbe una rapida diffusione della cultura neolitica (agricoltura e allevamento, ceramica), che ha fatto supporre ad una colonizzazione da oriente su rotte commerciali marittime già conosciute. In tutta quest'area sono note solo poche località mesolitiche.

La cultura della ceramica impressa si diffuse nella prima metà del VI millennio a.C. dalle coste occidentali della penisola balcanica verso le coste adriatiche dell'Italia meridionale, espandendosi fino alla Sicilia e lungo le coste tirreniche. Una variante è la ceramica impressa detta "ligure", diffusa nell'Italia nord-occidentale e sulle coste francesi, con occupazione di aree differenti da quelle con tracce di frequentazione mesolitica.

Nella seconda metà del VI millennio a.C., all'incirca a partire dal 5400 a.C., si diffuse sulle coste mediterranee della penisola iberica e fino all'odierno Portogallo, la cultura della ceramica cardiale, nella quale la decorazione a impressione era ottenuta mediante l'impressione del margine della conchiglia di Cardium. In generale rimasero numerosi gli insediamenti in grotta e le testimonianze di uno stile di vita forse seminomade, che induce ad ipotizzare una diffusione attraverso piccole comunità neolitiche di agricoltori provenienti dal mare che andarono ad occupare le aree lasciate libere dalle comunità mesolitiche locali di cacciatori e raccoglitori, le quali vennero progressivamente, ma lentamente assimilate. Dalle coste si ebbe inoltre una lenta penetrazione verso l'interno (valle del Rodano, valle dell'Ebro).

Nella penisola iberica, sulle coste meridionali della Francia e in alcune aree della Sicilia e della Sardegna si diffuse nel tardo neolitico (2800-1900 a.C. circa) la cultura del vaso campaniforme.

In Italia meridionale la cultura neolitica della ceramica impressa si diffuse, tra la seconda metà del VI millennio a.C. e gli inizi del V, soprattutto nella regione del Tavoliere e nella valle dell'Ofanto, in Puglia, e in Basilicata, da dove si diffuse verso nord e verso l'interno e la costa tirrenica. Sono presenti insediamenti all'aperto lungo le coste e le valli dei fiumi ed è attestata un'economia basata sulla cerealicoltura e sull'allevamento, integrata dallo sfruttamento delle risorse spontanee. Si tratta di zone dove le comunità locali mesolitiche erano state probabilmente poco consistenti, in modo analogo a quanto sembra sia avvenuto in Grecia. Si susseguirono in quest'ambito varie facies, caratterizzate dallo stile della decorazione ceramica, prima impressa e incisa e poi dipinta.

In Sicilia è presente una maggiore continuità rispetto alle locali comunità mesolitiche, in analogia a quanto si riscontra nell'area di diffusione della ceramica cardiale: il sito della grotta dell'Uzzo ha restituito stratigrafie che proseguono senza interruzione dal mesolitico, evidenziando una transizione più graduale, con un'accentuazione delle attività di pesca e raccolta di frutti spontanei nei livelli immediatamente precedenti a quelli neolitici. Anche in quest'area si svilupparono una serie di culture locali nell'ambito della ceramica impressa. L'isola di Lipari venne colonizzata all'inizio del V millennio a.C. da genti provenienti dalla Sicilia per lo sfruttamento dei suoi giacimenti di ossidiana.

In Italia centrale la presenza dell'Appennino determinò la formazione di aree culturali differenziate sul versante tirrenico e su quello adriatico, con diverse facies culturali che si susseguirono l'una all'altra, con parziali sovrapposizioni.

In Italia settentrionale la variante della cultura della ceramica impressa ligure, si affermò sulla costa della Liguria nella prima metà del VI millennio a.C. Alla fine del millennio l'area della pianura padana era interessata da un mosaico di culture accomunate dalla decorazione ceramica. Alla colonizzazione degli agricoltori neolitici, che avevano probabilmente seguito percorsi commerciali già solidamente stabiliti in precedenza, si mescolò l'assimilazione delle pratiche neolitiche da parte delle comunità locali mesolitiche, portando ad attardamenti nell'industria litica e nel mantenimento degli usi di caccia e raccolta. All'inizio de V millennio a.C. il precedente mosaico culturale venne sostituito dall'unitaria cultura dei vasi a bocca quadrata, diffusa dalla Liguria al Veneto. Alla fine del millennio l'area venne progressivamente influenzata dalla cultura di Chassey (in Italia anche detta cultura di Lagozza), originaria dalla Francia, che finì con il sostituire la cultura precedente.

In Sardegna lo sfruttamento dei giacimenti di ossidiana del Monte Arci portò al precoce sviluppo delle culture neolitiche, introdotte con la cultura della ceramica impressa agli inizi del VI millennio a.C. Vi eramo largamente diffusi diversi tipi di monumenti megalitici e si manifestarono diverse culture locali Nell'ultima fase si introdusse nella parte nord-occidentale dell'isola la cultura del vaso campaniforme.

La diffusione della cultura della ceramica lineare si era arrestata prima di raggiungere le coste dell'Atlantico e del Baltico, probabilmente a causa della presenza di comunità di cacciatori e raccoglitori mesolitiche che si limitarono a scambiare con le comunità neolitiche oggetti, materie prime e specie domestiche.

Nelle isole britanniche si ebbe probabilmente una lunga coesistenza di entrambe le culture (comunità di colonizzatori agricoltori neolitici e gruppi locali di cacciatori e raccoglitori di cultura mesolitica).

In queste zone ebbero particolare sviluppo i monumenti megalitici di cui l'esempio più celebre è il sito di Stonehenge.

La cultura del vaso campaniforme (in inglese Bell-Beaker culture o Beaker culture e in tedesco Glockenbecherkultur) si diffuse tra il 2800 e il 1900 a.C. circa dal Portogallo alle regioni della Germania fino al fiume Elba, all'alto corso del Danubio e in Ungheria e ancora nelle isole britanniche, in Sardegna e Sicilia. La sua origine è stata riconosciuta nei Paesi Bassi e nella regione renana.

Nell'Africa settentrionale tra l'8500 e il 3500 a.C. circa l'area sahariana attraversò una delle fasi umide della sua storia, con formazione di una savana. Le locali culture di cacciatori e raccoglitori adottarono precocemente la ceramica, che sembra essere stata inventata indipendentemente e in epoca più antica rispetto alla sua introduzione nel Vicino Oriente e precedentemente all'introduzione di sistemi di produzione del cibo. Le popolazioni dovevano avere uno stile di vita parzialmente sedentario sulle rive di laghi ora scomparsi. L'industria litica era costituita da microliti e da arpioni e ami in osso. Queste popolazioni adottarono forme di accumulazione delle risorse alimentari in risposta alle prime difficoltà climatiche.

Nella prima metà del VI millennio a.C. venne introdotto, probabilmente in modo indipendente dal Vicino Oriente, l'allevamento dei bovini, che divenne di grande importanza già a partire dalla metà del V millennio a.C. Queste popolazioni produssero l'arte rupestre sahariana: tra i siti più noti Tassili-n-Ajjer in Algeria e Tadrart Akakus in Libia; nella regione dell'Ennedi in Ciad sono state individuate incisioni rupestri datate al VII millennio a.C..

Nella località di Nabta Playa nel Sahara dell'odierno Egitto sud-occidentale, sono stati rinvenuti numerosi siti archeologici intorno ad una depressione che durante i periodi umidi doveva formare un lago. Dopo i primi accampamenti temporanei di popolazioni nomadi, che già utilizzavano la ceramica, decorata a impressione, insediamenti stabili furono resi possibili dallo scavo di pozzi (intorno al 6000 a.C.). Intorno alla metà del V millennio a.C. il sito sembra fosse divenuto un centro di incontri cerimoniali per le popolazioni nomadi dei pastori sahariani. Vi sono state rinvenute numerose strutture megalitiche, tra cui un cerchio di lastre di pietra di circa 4 m di diametro, interrotto da aperture allineate in direzione nord-sud e sulla direttrice del sorgere del sole al solstizio d'estate, che annunciava probabilmente l'arrivo dei monsoni estivi e la stagione delle piogge..

Con il progredire della desertificazione le popolazioni sahariane si dovettero spostare verso la valle del Nilo ed è discussa la loro influenza sulla formazione della civiltà egizia.

Nella Nubia (alta valle del Nilo, attuale Sudan) era presente agli inizi del VI millennio a.C. la cultura mesolitica di Khartoum, costituita da cacciatori-raccoglitori e pescatori che probabilmente abitavano per gran parte dell'anno in accampamenti stabili, utilizzavano i cereali selvatici e conoscevano la ceramica, decorata con linee ondulate parallele (wavy line), diffusa più tardi (intorno alla metà del V millennio a.C.) anche più a nord e più a sud fino in Kenya e ad ovest fino in Mali in una variante con linee realizzate con serie di punti (dotted wavy line). La domesticazione dei bovini, introdotta nelle culture sahariane, passò quasi contemporaneamente anche in Nubia, dove le già sofisticate culture mesolitiche locali passarono rapidamente al pastoralismo e ad insediamenti meno stabili che in precedenza.

Nel VI-V millennio a.C. si svilupparono nell'area nubiana diverse culture con varianti regionali e diverse forme di decorazione della ceramica, che passarono progressivamente dallo sfruttamento specializzato delle risorse disponibili, alla pratica dell'agricoltura e dell'allevamento associata ad insediamenti stabili.

Nella valle del Nilo in Egitto nel corso del VI millennio a.C. si sviluppò la neolitica cultura del Fayyum (oasi di El Fayum), le cui origini sono tuttora discusse (le principali ipotesi sostengono un'introduzione di specie coltivate e bestiame domestico dal Vicino Oriente, ovvero una locale evoluzione delle culture sahariane con influssi da altre culture neolitiche africane). Il primo insediamento stabile è documentato nella regione del Delta, nel sito di Merimda Beni-Salamé, con cinque strati archeologici tra il VI e il V millennio a.C.

In Alto Egitto intorno alla metà del V millennio si sviluppò la cultura tasiana (dal sito di Deir Tasa), nell'ambito della quale si ebbe il passaggio al calcolitico (contemporanea cultura badariana, dal sito di El-Badari), ma che non sembra aver utilizzato insediamenti stabili.

La neolitizzazione nel IV millennio a.C. raggiunse le regioni del Maghreb con l'introduzione delle pratiche agricole e di allevamento e dell'uso della ceramica sul substrato della locale cultura mesolitica capsiana.

In seguito all'instaurarsi di un clima più secco tra il VI e il V millennio a.C. altri gruppi umani si spostarono dal Sahara verso l'area tra la costa atlantica e il fiume Niger, dove si praticava l'allevamento e l'agricoltura (miglio, sorgo, sesamo e altre piante locali) e l'alimentazione era integrata dalla raccolta di molluschi. In Senegal sono stati indagati diversi siti costieri (Cap Manuel, presso Dakar, Bel Air, nella penisola di Cap Vert, che ha restituito una statuetta detta Venere di Thiaroye, industria litica microlitica e ceramica), mentre altri situati lungo la valle del fiume Senegal sono meno conosciuti.

Lo stile di vita caratterizzato delle popolazioni seminomadi di pastori che sfruttavano il bestiame bovino per la produzione di cibo (latte) e coltivavano il miglio si prolungò a lungo, sebbene le condizioni climatiche dovettero far spostare queste popolazioni verso sud nel Sahel dell'Africa occidentale. Intorno al 2000 a.C. sono datati alcuni siti nella zona.

Gajiganna (presso la città di Maiduguri in Nigeria) ha restituito in nove siti quattro fasi di occupazione tra il 2200 e il 400 a.C., situati presso una laguna lasciata dal progressivo prosciugamento del lago Chad. La sussistenza era basata sullo sfruttamento delle risorse acquatiche e sull'allevamento, non solo di bovini, ma anche di capre e pecore, integrato con la caccia e la raccolta di cereali selvatici, a cui solo successivamente si aggiunsero le specie coltivate. Anche nella parte nord del Burkina Faso sono state rinvenute testimonianze archeologiche di coltivazione senza tracce invece di specie domestiche allevate.

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Neolitico preceramico

Il neolitico preceramico (A e B) rappresenta le culture archeologiche neolitiche che si svilupparono nelle regioni mediorientali e altomesopotamiche della cosiddetta Mezzaluna fertile.

Succedette intorno a 10.200 - 9.200 anni fa alla cultura natufiana del mesolitico e le sue due fasi furono definite dall'archeologa Kathleen Kenyon nel sito archeologico di Gerico (Palestina) e sono caratterizzate dall'assenza di ceramica. La fase climatica era di clima arido (Dryas II). La fase B è datata intorno a 9.600-8.000 anni fa ovvero tra il 7500 e il 6000 a.C. e sembra sia terminata intorno a 8200 anni fa (circa il 6.200 a.C.), in corrispondenza di un brusco calo delle temperature, durato circa due secoli.

Nella fase A si utilizzavano frumento, orzo e legumi, ma non ci sono prove che indichino che fossero coltivati anziché semplicemente raccolti. Tra gli strumenti sono conosciute sia lame a forma di falce, sia pietre da macina, che confermano l'utilizzo di cereali. Nella fase B le popolazioni sembrano essere maggiormente dipese dall'allevamento, che integrò la precedente economia (agricoltura e/o caccia e raccolta).

Gli insediamenti consistevano di abitazioni rotonde semisotterranee, con fondazioni in pietra e muri in mattoni di fango crudi con sezione a croce piano convessa; le costruzioni erano coperte da tetti a terrazza. Come focolari venivano utilizzate pietre, il che conduceva all'accumulo di pietre spezzate dal fuoco negli edifici.

All'interno degli insediamenti erano presenti magazzini in pietra o in mattoni di fango, di maggiori dimensioni rispetto ai precedenti natufiani. Gli insediamenti presentano tracce di strutture comunitarie.

Tra gli insediamenti spicca la città di Gerico, dotata di una cinta di mura in pietra e di una massiccia torre intorno all'8.000 a.C,. e ospitante una popolazione di 2000 o 3000 persone. La funzione delle mura e della torre è discussa: non ci sono evidenze di attività militari e forse si trattava di una difesa dalle inondazioni, volta a proteggere le risorse di sale.

Nella fase A la fabbricazione degli strumenti in pietra era basata su schegge staccate da nuclei regolari. Le lame a forma di falce e le punte di freccia continuano la precedente tradizione natufiana, ma vi si aggiungono asce e zappe.

Nella fase successiva il repertorio degli strumenti si rinnova ed essi vengono per lo più realizzati da nuclei naviformi.

Dopo Gerico sono stati scoperti altri siti dello stesso periodo e definite alcune varianti regionali. La stessa cultura di Gerico era diffusa nella valle del Giordano e nel Medio Oriente meridionale, comprendendo anche i siti di Netiv HaGdud, di El-Khiam, di Hatoula e di Nahal Oren.

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Erode il Grande

Erode il Grande

Erode il Grande (73 a.C. – 4 a.C.) fu re di Giuda sotto il protettorato romano dal 37 a.C. alla morte.

Governò tutta la Giudea dopo la morte del padre, prima per incarico di Marco Antonio e poi di Ottaviano Augusto dalla parte del quale era prontamente passato dopo la sconfitta di Antonio ad Azio.

Era di carattere estremamente diffidente e sospettoso, dotato di notevole spietatezza e crudeltà; spesso angosciato da timori di complotti e cospirazioni; fece uccidere la moglie ed alcuni dei suoi figli temendo che complottassero per spodestarlo. Alla sua morte il regno fu diviso fra i tre figli rimasti: Archelao governò la Giudea, Erode Antipa la Galilea, Erode Filippo la Batanea, l'Iturea e l'Abilene.

Dotato di spiccato senso ambizioso fece costruire le città di Cesarea marittima, di Sebaste e le possenti fortezze di Masada, Macheronte e l'Herodion, oltre all'ingrandimento ed all'abbellimento della stessa città di Gerusalemme. In questo ultimo aspetto rientra il rifacimento e l'ampliamento del Tempio di Gerusalemme, che viene perciò chiamato Tempio di Erode.

Quasi tutte le notizie sulla sua vita sono desunte da Flavio Giuseppe che, a sua volta, le attinse da scritti perduti di un tale Nicola di Damasco, ministro di Erode. Secondo le Antichità giudaiche, Erode il Grande scrisse le proprie Memorie, ma è assai incerto se Flavio Giuseppe le abbia consultate direttamente.

Erode il Grande non era di sangue reale e non era di origine giudea. Suo padre era Erode Antipatro, un idumeo, e sua madre Cipro, era nabatea cioè di origine semitica araba. Il suo popolo, biblico discendente di Esaù fratello di Giacobbe, aveva a lungo guerreggiato con i giudeo-israeliti, fino a quando Giovanni Ircano I nel 110 a.C. non li aveva convertiti con la forza, costringendoli a circoncidere i figli e a praticare i riti ebraici. Benché incorporati ufficialmente nella nazione giudaica, gli Idumei erano considerati comunque inferiori dagli israeliti ed erano pertanto disprezzati e descritti come razza turbolenta e disordinata, sempre proclive a sommosse e lieta di sconvolgimenti .

Lo stesso nome "Erode", ha origine greca e significa "discendente da eroi", e dimostra quanto poco fosse lo spirito del giudaismo in suo padre, che mise un nome da mitologia greca a suo figlio circonciso.

Erode divenne governatore della Galilea a soli 25 anni d'età. Il giovane, benché ancora inesperto, dimostrò un'abilità politica che stupì persino i comandanti romani. In poco tempo si sbarazzò di Ezechia, un suo avversario, e di tutti i suoi seguaci, causando così l'ira degli israeliti che vedevano in quella condanna sommaria l'infrangimento delle leggi mosaiche. Il sommo sacerdote decise dunque di processarlo nel 47 a.C., anche perché il suo potere stava ormai divenendo notevole. Quando però il procuratore della Siria ordinò ai membri del Sinedrio di assolverlo, questi furono costretti ad obbedire. Erode decise di vendicarsi ma venne trattenuto dal padre e dal fratello.

In quel periodo Cecilio Basso, nemico di Gaio Giulio Cesare decise di divenire governatore della Siria. Antipatro, sicuro che, combattendo il nuovo arrivato, avrebbe senza dubbio ottenuto il ringraziamento da parte di Cesare, decise di mandare Erode e suo fratello in Siria per sconfiggerlo. Questa guerra durò circa tre anni. Durante questo periodo Giulio Cesare morì assassinato e Cassio, capo dei cesaricidi, fuggito proprio nei territori siriani, conobbe Erode e ne divenne suo amico, nominandolo governatore della Celesiria e affidandogli un'intera flotta ed un reparto di cavalleria e fanteria. Il nobile romano gli permise inoltre di punire Malico, assassino di Antipatro, padre di Erode, che era stato avvelenato durante un convito. Malico fu pugnalato da alcuni sicari inviati da Cassio. Non appena Cassio fu sconfitto nella battaglia di Filippi, Erode da accorto politico qual'era, gli voltò le spalle, preferendogli i vincitori Ottaviano Augusto e Marco Antonio.

In quel periodo Erode era fidanzato con Mariamne, diretta discendente del casato degli Asmonei, un ramo dell'eroica famiglia dei Maccabei, allora sovrani della Giudea, ma ormai in rovina. Sposandosi con una donna di stirpe reale, Erode si assicurava il trono. Marco Antonio, giunto in quei territori, conobbe di persona il giovane Erode e, affascinato dalla sua abilità di fare politica, decise di nominarlo governatore della Giudea, nel 41 a.C.

Non era ancora da molto salito al ruolo di tetrarca che Erode dovette già affrontare un primo grande pericolo. I Parti, guidati dal loro principe Pacoro, mossero guerra contro la Giudea, decisi a nominare re di quei luoghi Antigono, uno degli ultimi discendenti degli Asmonei. Il principe mandò dunque un messaggio al re Ircano II, chiedendogli di incontrarsi in territorio galileo. Erode, diffidente, consigliò al re di non recarsi da lui ma questi non lo ascoltò e accompagnato da Fasaele, fratello di Erode, partì verso la Galilea. Lì però Antigono e i suoi alleati si dimostrarono tutt'altro che diplomatici: tagliarono le orecchie a Ircano e uccisero Fasaele. Erode fu costretto a fuggire con la moglie e le sue truppe, rifugiandosi a Masada. In cerca di alleati chiese aiuto al re dei Nabatei, ma questi lo cacciò via. Si recò dunque in Egitto, a Rodi, a Brindisi e infine a Roma dove venne a contatto con Marco Antonio e Ottaviano. Questi convinsero il Senato a nominare Erode re di Giudea. Era la fine del 40 a.C. In solenne processione salì al Campidoglio con i due triumviri, suoi protettori, offrendo a Giove Capitolino i sacrifici rituali di ringraziamento, in spregio alla religione ebraica.

Tornato in Galilea, liberò i familiari sotto assedio a Masada e cominciò un vero e proprio scontro con Antigono e i suoi alleati Parti. Marco Antonio, grato ad Erode per il suo aiuto nella guerra contro Antioco, ordinò al legato Sosio di inviare le sue truppe in Giudea per sconfiggere gli usurpatori. La Galilea venne ben presto liberata. A Gerico egli perse il fratello Giuseppe, che aveva fieramente difeso in precedenza la rocca di Masada. Nella primavera del 37 a.C. Gerusalemme fu costretta alla resa, Antigono, catturato dai romani, venne decapitato. Erode divenne quindi il nuovo re della Giudea.

Erode, divenuto re di Giudea, conobbe sin da principio diverse difficoltà. I primi a criticare la sua condotta furono i farisei che non volevano essere governati da un re idumeo amico dei romani, ma ogni loro rivolta venne subito soffocata nel sangue. Stessa sorte toccò agli aristocratici, ancora fedeli ad Antìgono: ben quarantacinque di loro vennero condannati a morte; i loro beni confiscati entrarono nelle casse di Erode. Anche i membri della famiglia di sua moglie, gli ultimi Asmonei, erano per lui un grosso problema. Essendo ormai Ircano mutilo, non poteva perseguire la carica di sommo sacerdote. Erode decise dunque di nominare sommo pontefice tale Ananiele, discendente dal casato di Aronne. Questo gesto fece adirare Alessandra, madre di Mariamne, che ordinò al genero di eleggere suo figlio Aristobulo, benché sedicenne, perché discendente degli Asmonei e quindi unico degno di salire al grado di sommo sacerdote. Scrisse così una lettera alla regina Cleopatra affinché convincesse Marco Antonio a ordinare la nomina di Aristobulo. Erode rimosse dunque Ananiele e fece quanto era secondo il volere della suocera.

Il re di Giudea non dimenticò però mai questa costrinzione e decise di spiare la suocera per trovare così un minimo pretesto per ucciderla. Un giorno venne invitato ad una festa a Gerico. Lì Erode si dimostrò piuttosto amichevole nei confronti di Aristobulo e lo convinse a fare con lui una nuotata in piscina. Poco dopo ordinò ai suoi uomini di fare la stessa cosa e di annegare il giovane sommo sacerdote senza che nessuno se ne accorgesse, facendo credere che la sua morte fosse stata causata da un banale incidente. Il piano andò come previsto. In onore del cognato defunto Erode fece celebrare solenni esequie, rendendosi così innocente agli occhi degli astanti. Solo Alessandra non era certa delle sue buone intenzioni.

Questa dunque scrisse una lettera a Cleopatra, per chiedere così a Marco Antonio di processare Erode per questo omicidio. Prima di partire il re affidò la moglie al cognato Giuseppe e gli ordinò che, se l'unico responso di Antonio fosse stata la condanna a morte, avrebbe dovuto uccidere Mariamne. In presenza del triumviro Erode dimostrò di sapersi difendere in maniera eccellente, rendendo il comandante romano sicuro della propria innocenza. Tornato incolume Erode venne richiamato dalla sorella Salomè che accusava Mariamne di rapporto incestuoso col cognato Giuseppe. Il re, dopo aver parlato con la moglie, credette alla sua innocenza ma, per togliersi ogni dubbio, fece uccidere il cognato. Deciso a vendicarsi anche di Alessandra, ordinò che venisse rinchiusa in prigione.

Marco Antonio, sin da principio protettore della causa di Erode, era però avvinghiato nella tela di Cleopatra, sua amante. Questa, decisa ad ampliare di gran lunga il proprio regno, aveva chiesto al triumviro i territori della Fenicia, dell'Arabia e della zona di Gerico. Gerico era il territorio più fertile nel regno di Erode e questo Cleopatra lo sapeva bene, dato che diverse volte aveva visitato la Giudea, ricevendo grandi benvenuti dal re, che nascondeva con un velo di ipocrisia il suo odio per lei. Quando scoppiò dunque il conflitto fra Marco Antonio e Ottaviano, Erode decise di servire la causa del primo, da sempre suo alleato. Cleopatra convinse allora l'amante a mandare Erode a combattere contro Malco, re dei Nabatei, che un tempo aveva rifiutato di soccorrerlo. La regina sperava di indebolire il sovrano giudeo per poter così accaparrarsi i suoi territori. Fu proprio per suo aiuto che i Nabatei vinsero la guerra, sconfitta accentuata per Erode da un contemporaneo terribile terremoto che decimò la popolazione del suo regno. Sicuro di aver perso, l'idumeo decise di tentare con dei negoziati di pace. Malco fece uccidere gli ambasciatori, attirandosi così l'ira di Erode che, grazie alle sue abilità strategiche, riuscì a sconfiggere il nemico.

Nel 31 a.C. Marco Antonio venne sconfitto da Ottaviano nella celebre battaglia di Azio. Essendo alleato dello sconfitto, Erode era ormai certo di perdere tutto il proprio potere. Decise dunque di aiutare il governatore di Siria, sopprimendo una rivolta causata da alcuni sostenitori del defunto Antonio. Nel 30 a.C. Erode si recò a Rodi per chiedere udienza a Ottaviano. Usando il suo scaltro ingegno riuscì a dimostrare come avrebbe appoggiato il nuovo arrivato, essendo stato alleato di Marco Antonio solo perché questi l'aveva fatto salire sul trono. Ottaviano decise di fidarsi del re e lo lasciò al suo posto. Anzi, avendo molto apprezzato il suo soggiorno in Giudea, il princeps affidò ad Erode i territori che un tempo aveva occupato Cleopatra, quali ad esempio la Samaria, Gadara e Gaza.

Mentre il marito si trovava a Rodi, Mariamne aveva saputo da un fedelissimo di Erode come questi aveva ordinato di ucciderla se non fosse riuscito a tornare vivo. Amareggiata si lamentò davanti a lui. Salomè, sorella del sovrano, e sua madre Cypro iniziarono così a calunniare Mariamne, decisi a farla uccidere una volta per tutte, avendola sempre avuta in odio. Erode non intendeva ascoltare le loro parole ma, dubitando di un possibile avvelenamento, fece giustiziare il coppiere di corte. Questi gli rivelò che Mariamne sapeva bene che lui l'avrebbe fatta uccidere se non sarebbe tornato da Rodi. Erode, frastornato dagli avvenimenti, divenne facile burattino nelle mani della sorella che lo costrinse ad uccidere la moglie. Quell'evento avrebbe cambiato la sua vita perché, come lo stesso Flavio Giuseppe testimonierà in seguito, Erode non avrebbe voluto ucciderla. Secondo lo storiografico infatti il re venne talmente colpito da questo avvenimento da chiamarla di notte ad alta voce come se fosse ancora viva. Alessandra decise di sfruttare questo momento di depressione per distruggerlo ma Erode, venuto a sapere del suo tradimento, la fece giustiziare.

Il periodo di regno che va dal 24 a.C. al 14 a.C. fu un periodo di momentanea tranquillità nel regno di Erode. In questi anni egli fece costruire un gigantesco palazzo reale, molte fortezze distrutte durante la guerra. Fece riedificare la città di Straton, denominandola Cesarea, in onore di Cesare Augusto. Ma è nel 20 a.C. che egli cominciò l'edificazione del monumento che più l'avrebbe reso famoso fra i suoi sudditi: il magnifico tempio di Gerusalemme. In questo periodo il sovrano si fece circondare da uomini di cultura, retori greci, fra cui ad esempio Nicola di Damasco (ricordato in precedenza) che gli diede lezioni di storia e filosofia.

In quegli anni sposò un'altra Mariamne, figlia di un sacerdote e spedì a Roma due dei suoi figli, Aristobulo e Alessandro. I due giovani principi vennero accolti persino dallo stesso Augusto, che si affezionò a loro. L'imperatore, grato ad Erode, perché questi era in grado di tenere a bada uno dei cosiddetti "focolai dell'impero", decise di donargli altri territori, così da allargare i suoi possedimenti. In onore a Cesare Augusto, Erode fece costruire alcuni templi pagani in Samaria e a Cesarea. Nel 17 a.C. si recò a Roma per far visita all'imperatore e tornò in Giudea insieme ad Aristobulo e Alessandro che avevano intanto concluso la loro istruzione. Questo momento aureo del periodo erodiano sarebbe presto seguito da nuovi delitti e nuove rivolte.

Erode sposò dopo la seconda Mariamne altre cinque donne, di non molta importanza politica. Da queste il re giudeo ebbe molti figli ma due erano i suoi prediletti: Aristobulo e Alessandro, figli dell'amata Mariamne I. Salomè, sorella di Erode, ancora carica di odio nei confronti della cognata, non voleva che i due figli salissero al trono e calunniò anche loro in presenza del fratello, accusandoli di volerlo uccidere in una congiura. Antipatro III, altro figlio del re, anche lui partito per Roma (in un secondo momento però), cominciò a calunniare anche lui i fratelli. Il suo vero scopo era quello di impossessarsi lui stesso del trono. Erode chiese udienza all'imperatore che, nel 12 a.C., dopo aver giudicato i due principi, comprese quanto loro fossero innocenti e tolse i dubbi dall'animo del loro sempre guardingo padre. Questi, reso continuamente diffidente dalle calunnie di Salomè ed Antipatro, decise di torturare alcuni amici di Alessandro per farli confessare. Uno di questi, soffrendo per la pena, preferì mentire piuttosto che continuare a subire quel supplizio. Alessandro venne così rinchiuso in prigione. Il re di Cappadoccia, suocero del giovane principe, decise di recarsi da Erode per discutere sull'accaduto. Alla fine la famiglia poté riconciliarsi e Alessandro venne così liberato.

Intanto, il re degli Arabi, Sileo, sfruttando questo momento di debolezza, decise di istigare Erode ad attaccarlo. Questi con l'aiuto del governatore di Siria, Saturnino, rispose al suo affronto cadendo però nella sua trappola. Sileo voleva infatti screditare Erode agli occhi di Ottaviano, facendogli credere che questi volesse ampliare il proprio territorio. L'imperatore si offese enormemente e solo un'ambasceria, con a capo Nicola di Damasco, riuscì ad alleviare la sua collera.

Tornarono però alle orecchie di Erode le accuse contro i suoi figli. Questi decise dunque di provvedere e mandò messaggeri presso Augusto, affinché desse responso. L'imperatore diede la possibilità all'alleato giudeo di processare i figli purché vi fossero presenti alcuni rappresentanti di Roma. Saturnino, governatore di Siria e gli altri romani presenti, decretarono la colpevolezza dei due principi, che furono dunque condannati a morte per strangolamento. Era il 7 a.C.

Antipatro III, rimasto indiscusso successore, (benché Erode avesse ancora altri figli) si recò a Roma quale principe ereditario di Giudea. Erode designò comunque Erode Filippo, figlio di Mariamne II, come successore nel caso accadesse qualche sciagura ad Antipatro. Quest'ultimo aveva organizzato un piano con lo zio Peroras, allo scopo di uccidere il re. Peroras avrebbe dovuto far morire Erode mentre Antipatro era a Roma e dunque senza colpa ufficiale. Le cose però non andarono come questi aveva progettato. Peroras, per un futile errore, aveva bevuto la coppa avvelenata ed Erode aveva scoperto il piano del figlio. Al suo ritorno Antipatro venne prima imprigionato e poi ucciso.

A questo ultimo periodo della sua vita risale, secondo in vangeli, la visita dei tre re magi, venuti per adorare il neonato re dei Giudei, cioé il messia. Spaventato per l'arrivo di un nuovo usurpatore Erode chiese ai suoi sacerdoti quale fosse, secondo le scritture il luogo di nascita del futuro redentore. Quando i magi partirono verso Betlemme Erode chiese ai tre di tornare da lui dopo averlo adorato, affinché anche lui venisse ad omaggiarlo. Il suo animo così diffidente e deciso a mantenere a tutti i costi il trono, preferiva però eliminare quel bambino così scomodo. I magi però non tornarono a Gerusalemme ed Erode, su tutte le furie, ordinò che venissero trucidati tutti i bambini ebrei dai due anni in giù, un crimine da nulla rispetto a quelli commessi in precedenza. È la famosa "strage degli innocenti".

Colpito da una gravissima malattia, Erode decise di fare suoi successori i tre figli più anziani, Archelao, sarebbe divenuto re, Erode Antipa tetrarca di Galilea, Erode Filippo tetrarca di Batanea, Penea e altri territori. Agli estremi volle concludere la propria vita con un atto che ne fu degno riassunto. Egli prevedeva che la sua morte avrebbe provocato grande gioia fra i suoi sudditi, mentre lui desiderava invece essere accompagnato alla tomba fra abbondanti lacrime. Chiamò così da tutte le parti del regno, a Gerico, molti insigni Giudei, e non appena essi giunsero a destinazione vennero rinchiusi nell'ippodromo. Erode raccomandò dunque che subito dopo la sua morte se ne facesse strage: così le desiderate lacrime sarebbero state assicurate, almeno da parte dei familiari degli uccisi. Dopo alcuni mesi di atroci sofferenze, Erode il Grande morì a Gerico a settantasette anni circa d'età, trentasette anni di regno. Era l'anno 750 di Roma, 4 a.C. La sua salma, con solennissima pompa, venne trasportata a Gerico all'Herodium, dove Erode aveva ordinato che venisse costruita la sua tomba. Lo storico Flavio Giuseppe riferisce di un'eclisse lunare che si osservò nel giorno della morte di Erode. Tale elemento riduce considerevolmente le date possibili per tale evento, limitandole al 13 marzo del 4 a.C., data considerata più probabile dagli studiosi e che sconfessa, quindi, il calcolo della data di nascita di Gesù di Dionigi il Piccolo. Le altre date di morte possibili sono 9 gennaio dell'1 a.C., 8 novembre del 2 d.C., e infine 4 maggio o 28 ottobre del 3 d.C.

Alla morte di Erode bisognava dunque far rispettare l'ultimo dei suoi tre testamenti che designava Archelao come principe ereditario di Giudea e Samaria, Erode Antipa come tetrarca di Galilea e Perea ed Erode Filippo come tetrarca di Iturea, Batanea e altri territori adiacenti. Il testamento però non poteva essere eseguito senza l'approvazione di Augusto. Ad esso erano contrari in molti, primo fra tutti Erode Antipa, che nel precedente testamento doveva divenire re di Giudea, e inoltre anche alcuni esponenti del clero giudaico.

Per perorare la propria causa, si recarono a Roma prima Archelao e poi il suo avversario Antipa. I Giudei, avversi da sempre alla dinastia erodiana, non rimasero però con le mani in mano e decisero di inviare una delegazione di cinquanta membri per richiedere all'imperatore la cancellazione della stirpe regale e l'annessione della Palestina al consolato di Siria. Augusto non ascoltò questi ultimi ma cercò di risanare i conflitti della famiglia del defunto Erode. Diede dunque ad Archelao il governo dei territori stabiliti dal padre, nominandolo però solo etnarca e non re. Ad Antipa e Filippo, rimasti tetrarchi, rimasero i domini assegnati, ma il piacere di aver cancellato le speranze del fratello. La mossa politica di Augusto fu molto sagace, sicuro com'era di imperare sul regno affidandosi ai nuovi sovrani, come un tempo aveva fatto col vecchio Erode, o eliminandoli se avessero fallito.

Archelao non resse a lungo alla prova. Tirannico e spietato come il padre, non possedeva però la sua fine astuzia. Nel 6 d.C. una nuova delegazione, formata stavolta da Giudei e Samaritani, si recarono dall'imperatore per chiedere la destituzione di Archelao. Augusto lo processò e, non convinto dai suoi propositi, lo mandò in esilio nelle Gallie e diede il dominio dei suoi territori al consolato di Siria.

Erode Filippo dimostrò di essere un sovrano accorto e di indole tranquilla. Ricostruì alcune città antiche, come ad esempio Panion, che egli riedificò e dedicò all'imperatore, chiamandola Cesarea di Filippo, per distinguerla da quella costruita dal padre. Rimase sul trono fino alla morte, avvenuta nel 34 d.C.

Erode Antipa, che alla morte del padre aveva solo diciasette anni, si dimostrò furbo e accorto come lui, riuscendo a regnare per ben quarantaquattro anni. Anche lui però fece la fine di Archelao. Dopo aver abbandonato la prima moglie per sposarsi con la cognata Erodiade, moglie di Filippo, Antipa si attirò le ire del padre della prima, Areta re dei Nabatei, che decise di muovere guerra contro di lui. Il tetrarca ne rimase sconfitto ma riuscì a mantenere il trono. Durante il regno di Caligola venne però condannato, come il fratello, all'esilio nelle Gallie. I suoi domini furono posti nelle mani di Erode Agrippa I, che aveva causato la sua condanna.

Erode, oltre ad essere un monarca tirannico e sanguinario, era anche un grande costruttore, speranzoso di poter ellenizzare i suoi domini, caratterizzati principalmente dalle usanze ebraico-giudaiche. Con questa speranza egli costruì un ippodromo e un anfiteatro a Gerusalemme, che attirò nella capitale molti viaggiatori stranieri.

Fece ricostruire inoltre alcune città ormai in rovina, come Cesarea ad esempio, che divenne grande centro portuale, rimodernizzò antichi territori, come la Samaria, che egli denominò Sebaste. Costruì templi ed arene non solo in Giudea ma anche in città straniere, quali ad esempio Atene. Fece molte offerte anche per la realizzazione delle Olimpiadi. Costruì molte fortezze per tutto il suo regno, dandogli il nome dei suoi familiari. Fra queste si può ricordare la fortezza Asmonea, a Gerusalemme, ricostruita e denominata Fortezza Antonia e la fortezza dell'Herodion in cui poi fu sppellito.

Costruì un magnifico palazzo reale nel quale alloggiava insieme alla sua corte, formata non solo da traditori e congiurati (come alcuni dei suoi figli) ma anche da grandi uomini di cultura, come il già nominato Nicola di Damasco, autore inoltre di una monumentale opera la "Storia universale" in 144 libri, oggi perduta, che Flavio Giuseppe utilizzò per le cronache del regno erodiano.

L'antico tempio, costruito in epoca babilonese, era senza alcun dubbio molto ampio ma di inferiore bellezza rispetto ai grandi santuari pagani. Erode cominciò i lavori nel suo 18° anno di regno, cioè fra il 20 o il 19 a.C. Già prima, per dimostrare al popolo le sue reali intenzioni, egli aveva accumulato materiali in quantità enormi, aveva impegnato ben diecimila operai che lavorassero nelle parti esterne, e aveva fatto imparare l'arte muraria a mille sacerdoti che lavorassero nelle parti interne del Tempio, inaccessibili ai laici. I lavori per le parti interne, costituenti il vero santuario, durarono un anno e mezzo; quelli per le parti esterne, costituenti gli atrii, durarono otto anni: durante i lavori il servizio liturgico non fu mai interrotto, perché man mano che si demoliva una parte dell'edificio interno si procedeva subito alla sua ricostruzione.

Dopo nove anni e mezzo dall'inizio dei lavori, Erode celebrò la dedicazione del Tempio ricostruito nell'anniversario della sua salita al trono; tuttavia i lavori di rifinitura si prolungarono ancora per molti anni e non terminarono del tutto se non nel 62-64 d.C. cioè pochi anni prima di essere distrutto.

Nel Tempio di Erode il santuario interno era in tutto analogo a quello del Tempio di Salomone, ma con un'elevazione maggiore; al contrario, le costruzioni esterne, che circondavano l'edificio, furono ampliate grandemente. Poiché l'antico Tempio sorgeva sulla collina orientale della città, il piano superiore della collina fu dilatato quasi del doppio per mezzo di costruzioni compiute ai suoi fianchi: sullo spazio così ottenuto sorsero tre portici o atrii, che erano uno più elevato dell'altro, procedendo dalla periferia verso il santuario interno. Il primo era accessibile a chiunque, e perciò era chiamato "atrio dei gentili", potendo essere frequentato anche da pagani; ma, procedendo verso l'interno, ad un certo punto quest'atrio era sbarrato da una balaustra di pietra che segnava il limite accessibile ai pagani: le iscrizioni greche e latine ricordavano a costoro la proibizione di passare oltre sotto pena di morte. Oltrepassata la balaustra e saliti più in là alcuni gradini, si entrava nell'"atrio interno", protetto da grossissimi muri e suddiviso in due parti: la parte più esterna era detto atrio delle donne, perché fin lì potevano penetrare le donne israelite, e la più interna era detta atrio degli Israeliti, accessibile ai soli uomini. Procedendo e salendo ancora, vi era l'atrio dei sacerdoti, dove stava l'altare degli olocausti, e infine, dopo altri gradini, il sancta sanctorum, riservato soltanto al sommo sacerdote.

All'angolo nord-ovest il Tempio era congiunto con la Fortezza Antonia, costruita dallo stesso Erode, dalla quale in seguito i Romani avrebbero sorvegliato il flusso dei pellegrini. Nella Fortezza Antonia, secondo i testi evangelici, Gesù venne condannato a morte da Ponzio Pilato.

È il Vangelo secondo Matteo a rendere Erode il barbaro protagonista di una delle pagine più crude delle Sacre Scritture, la cosiddetta strage degli innocenti. Nessuno degli altri vangeli canonici fa menzione di questo episodio, neanche il Vangelo secondo Luca, che pure narra la nascita di Gesù.

Il Vangelo secondo Matteo comincia dicendo che Gesù era nato sotto il dominio di Erode il Grande. Alcuni Magi giunsero a Gerusalemme chiedendo dove si trovasse il re dei Giudei, appena nato. Erode si turbò alla notizia e chiese ai sommi sacerdoti e agli scribi del popolo il luogo dove sarebbe dovuto nascere il messia e, avuta risposta che le profezie indicavano Betlemme, disse ai magi, convocati in segreto, di recarsi nella cittadina giudea e di tornare a riferirgli, affinché potesse adorarlo anche lui. Avvertiti in sogno da un angelo i magi decisero di non tornare a Gerusalemme. Avvertiti da un angelo, Giuseppe portò la sua famiglia in Egitto (fuga in Egitto); Erode, sentendosi preso in giro, ordinò l'uccisione di tutti i neonati maschi dai due anni in giù del territorio di Betlemme.

Il racconto non compare in altri vangeli canonici. Nel Vangelo secondo Luca, ad un mese circa dalla nascita, Gesù è portato al tempio e poi la famiglia ritorna a Nazaret. La storicità dell'episodio è messa in dubbio, in particolare, dalla mancanza di cenni alla strage in Flavio Giuseppe..

Secondo gli storici inoltre Erode era già morto nel 4a.C. rendendo quindi impossibile la contemporaneità dei due personaggi.

Gli archeologi dell'università ebraica di Gerusalemme avrebbero scoperto nell'Herodium, il palazzo che si era fatto costruire a 12 chilometri dalla città, il sepolcreto del re della Giudea. È stato ritrovato ridotto in frantumi, probabilmente dai sui detrattori.

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Monte Nebo

Dettaglio della scultura "I serpenti di rame", dell'artista italiano Giovanni Fantoni collocata sulla vetta del monte

Coordinate: 31°46′04″N 35°43′31″E / 31.76777, 35.72527 Il Monte Nebo, (ebraicoהַר נְבוֹ, Har Nəvō, arabo: جبل نيبو, Jabal Nībū , è una cresta montuosa alta circa 817 metri s.l.m., in quella che è attualmente la Giordania occidentale. La vista dalla sua sommità permette di godere del panorama della Terra Santa e, a settentrione, una più limitata visuale della valle del Giordano. La città cisgiordanica di Gerico è normalmente visibile dalla vetta, come pure Gerusalemme nelle giornate nitide.

Secondo il capitolo conclusivo del Deuteronomio, il Monte Nebo è quello sul quale il profeta ebraico Mosè ebbe la visione della Terra Promessa che Dio aveva destinato al Suo Popolo Eletto.

Secondo le tradizioni ebraico-cristiane, Mosè fu sepolto su questa montagna dallo stesso Dio, ma il sito rimase sconosciuto. Gli studiosi seguitano a discettare se la montagna attualmente nota come Nebo sia la stessa montagna cui ci si riferisce nella Torah.

Il 9 marzo 2000, Papa Giovanni Paolo II visitò il sito durante il suo pellegrinaggio in Terrasanta (il Monte Nebo è uno dei più importanti siti cristiani in Giordania). Durante la sua visita egli ha piantato un albero di ulivo a fianco della cappella bizantina come simbolo di pace.

Fonte battesimale, col nome del vescovo Sergios.

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Libro di Giosuè

Il libro di Giosuè (ebraico יהושע yehoshuà' ; greco Ιησούς iesús; latino Iosue) è un testo contenuto nella Bibbia ebraica (Tanakh) e cristiana.

È scritto in ebraico e, secondo l'ipotesi maggiormente condivisa dagli studiosi, la sua redazione definitiva, ad opera di autori ignoti, è collocata al VI-V secolo a.C. in Giudea, sulla base di precedenti tradizioni orali e scritte, in particolare della cosiddetta fonte deuteronomista del VII secolo a.C. (vedi Ipotesi documentale).

È composto da 24 capitoli descriventi la storia della conquista della terra di Canaan (Palestina) da parte delle dodici tribù guidate da Giosuè, successore di Mosè. Il periodo descritto è tradizionalmente riferito al 1200-1150 a.C. (vedi Storia degli Ebrei).

Giosuè invia due spie nel territorio di Gerico, città nemica. Come prima cosa essi passarono la notte a casa di una prostituta, Raab. Venutolo a sapere il re di Gerico, intima alla donna di consegnare i due uomini, ma Raab li nasconde e lo inganna dicendo che sono fuggiti. Passato Raab racconta ai due uomini che la fama dell'esodo degli ebrei, della loro protezione divina e dello sterminio degli Amorrei ha riempito di terrore gli abitanti e fa giurare ai due uomini che risparmieranno la sua vita e quella della sua famiglia, e in cambio li fa fuggire attraverso le mura della città.

Rientrati gli esploratori all'accampamento ebraico vengono compiuti diversi riti religiosi accompagnanti da miracoli: al passaggio dell'arca dell'alleanza le acque del Giordano si fermano e il popolo d'Israele può attraversare il fiume all'asciutto. L'arca viene fermata in mezzo al fiume e 12 uomini, uno per ciascuna tribù d'Israele, prende una pietra come memoriale del passaggio miracoloso. Terminato il passaggio le pietre vennero erette a Galgala, in prossimità di Gerico. Qui Giosuè fa circoncidere tutto il popolo di Israele, composto esclusivamente da persone della generazione successiva a quella che era stata schiava in Egitto. Dopo la circoncisione venne celebrata la pasqua ed ebbe termine la manna dal cielo. Giosuè fa un incontro misterioso: vede davanti a sé un uomo con la spada sguainata, che afferma di essere il capo dell'esercito del Signore, e Giosuè gli rende omaggio prostrandosi con la faccia a terra.

Gli israeliti cingono d'assedio la città di Gerico: ubbidendo all'ordine del Signore i soldati ebrei fanno per sei giorni un giro attorno alle mura della città. Al settimo giorno i soldati fanno sette giri e poi sette sacerdoti, con sette trombe di corno d'ariete davanti all'arca dell'alleanza, avanzano suonando con l'avanguardia che li precede e la retroguardia che segue l'Arca, facendo ancora una volta un giro delle mura con il popolo che assiste in silenzio. Questo rito viene ripetuto per sette giorni. Nell'ultimo giorno anche l'arca fa sette giri e, dato fiato alle trombe, il popolo lancia il grido di guerra e le mura di Gerico crollano. La popolazione è votata allo sterminio completo, tranne la casa di Raab, e gli oggetti preziosi sono consacrati al Signore.

Nel saccheggio alcuni israeliti si impossessano di oggetti. Il Signore si adira e gli ebrei vengono sconfitti in scontri con le popolazioni locali. Il Signore comunica a Giosuè che, per riavere il favore divino, dovrà sterminare i colpevoli fra il popolo. Scoperto il trasgressore attraverso sorteggi successivi egli viene lapidato e bruciato, assieme a tutta la sua famiglia.

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