George W. Bush

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Inviato da murphy 25/02/2009 @ 18:08

Tags : george w. bush, stati uniti d'america, nord america, esteri

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George W. Bush

George W. Bush e Laura Bush con le loro figlie Jenna e Barbara, 1990

George Walker Bush (New Haven, 6 luglio 1946) è un politico statunitense.

È stato il 43esimo Presidente degli Stati Uniti d'America. Il suo primo mandato quadriennale come presidente è cominciato il 20 gennaio 2001, in seguito alle elezioni presidenziali del 2000. Le elezioni presidenziali successive tenutesi il 2 novembre 2004 lo hanno riconfermato per un secondo mandato, che ha avuto inizio il 20 gennaio 2005 ed è scaduto il 20 gennaio 2009.

Prima di diventare presidente, Bush è stato uomo d'affari e governatore del Texas dal 1995 al 2000. È figlio dell'ex presidente George H. W. Bush e fratello dell'ex governatore della Florida, Jeb Bush.

Nato a New Haven nel Connecticut, cresciuto a Midland e Houston (Texas), dove la famiglia si trasferì quando lui aveva due anni. È figlio di Barbara e George Bush, primo di sei fratelli e sorelle: Jeb, Neil, Marvin, Dorothy e Robin (morto di leucemia nel 1953, all'età di tre anni).

Come il padre, studiò alla Phillips Academy di Andover, Massachussets (settembre 1961–giugno 1964) e poi presso l'Università di Yale (settembre 1964–maggio 1968), dove si iscrisse alla confraternita (in inglese fraternity) Delta Kappa Epsilon (di cui rivestì pure la carica di presidente dall'ottobre 1965 fino alla laurea) e dove entrò a far parte della "società segreta" Skull and Bones. In quegli anni praticò il baseball e il rugby. Nel 1968 ottenne il bachelor's degree, ovvero il diploma universitario, in storia.

Dopo la laurea a Yale, il 27 maggio 1968, mentre era in corso la Guerra del Vietnam, venne chiamato alle armi nella Guardia aerea del Texas con l'obbligo di servire fino al 26 maggio 1974. Dopo un addestramento di due anni al pilotaggio nel novembre 1970, ricevette il grado di tenente. Jerry B. Killian, comandante della Guardia aerea del Texas e sponsor della sua promozione, lo descrive come un "giovane ufficiale dinamico", "pilota di caccia da intercettazione di prima qualità" e dalle capacità che "superano di gran lunga quelle dei suoi compagni", "un leader naturale che i suoi compagni considerano una guida", "un buon sottufficiale con eccezionali tratti disciplinari ed impeccabile portamento militare". Fino al 1972 pilotò i caccia F-102 Delta Dagger. Si dice che il padre, all'epoca membro del Congresso per il Texas, aiutò molto il giovane George nella carriera militare.

Nel settembre 1973, grazie ad un permesso per frequentare l'Università di Harvard, termina la carriera militare con sei mesi di anticipo rispetto alla scadenza della ferma, passando alla riserva.

Nel 1973 entrò all'università di Harvard e nel 1975 portò a termine il Master in Business Administration. Bush è il primo presidente degli Stati Uniti ad aver conseguito un MBA.

Nel 1977 sposò Laura Welch. Nel 1986, all'età di 40 anni, divenne "cristiano rinato", cambiando gruppo dall'Episcopale al Metodista, cui già aderiva la moglie. Nel 1981 ha due figlie gemelle: Barbara e Jenna.

Nel weekend della Festa del lavoro USA, il 4 settembre 1976, sorpreso alla guida in stato di ebbrezza presso la residenza estiva di famiglia a Kennebunkport, nel Maine, viene arrestato e multato dalla polizia con sospensione della patente. La notizia sarà resa nota cinque giorni dopo l'elezione presidenziale del 2000 dallo stesso dipartimento di polizia di Kennebunkport.

Bush descrive la sua vita prima della conversione religiosa come un periodo "nomade" e di "gioventù irresponsabile", anche per il "troppo" bere ("Ho smesso di bere nel 1986 e non ho bevuto nemmeno una goccia da allora") a cui rinuncia dopo il suo quarantesimo compleanno. Il suo cambiamento comportamentale e religioso è attribuito anche all'incontro, nel 1985, con il parroco Padre Billy Graham.

Bush è talvolta chiamato Dubya (variante di double-u, dato che nella conversazione you, che equivale foneticamente a U è sostituito da ya, come in how'd ya, "how did you ...?", come in "how'd ya make the cake?" / "come hai fatto la torta?"). Dubya è una variante texana di "W"), che sta per Walker. La pronuncia non segue lo standard nazionale modellato secondo la parlata del Midwest, regione che comprende gli stati centro-settentrionali. È piuttosto vicina a quello che negli USA è chiamato colloquialmente southern drawl, la cadenza meridionale.

Uno tra i neologismi più noti coniati da Bush è misunderestimate (al posto di underestimate - sottovalutare, fuso con misunderstand - fraintendere) che pronunciò dopo le elezioni in un discorso rivolto ai democratici ("you misunderestimated me", cioè "voi mi avete sottovalutato").

Nel 1978, Bush si candidò alla Camera dei Rappresentanti, ma venne sconfitto dal senatore democratico Kent Hance.

Bush iniziò la sua carriera nell'industria del petrolio nel 1979, quando fondò la "Arbusto Energy" ("arbusto" è la traduzione spagnola del sostantivo anglo-americano "bush"), una società di prospezione petrolifera e gas che formò nel 1977 grazie a quanto gli rimaneva della sua borsa di studio e, in massima parte, grazie ai fondi messi a sua disposizione da altri investitori, in primo luogo dal suo socio Salim Bin Laden, fratello del miliardario saudita Osama Bin Laden. La crisi energetica del 1979 colpì anche la Arbusto Energy e, dopo averne cambiato il nome in "Bush Exploration Oil & Gas Co.", Bush la vendette nel 1984 a Spectrum 7, un'altra compagnia texana di ricerca di petrolio e gas per circa 1 miliardo di dollari. Secondo i termini della vendita, Bush divenne amministratore delegato di Spectrum 7. La storia si ripeté quando durante la crisi del 1985-1986 Spectrum 7 fece bancarotta. Spectrum 7 fu infatti salvata dall'acquisto deciso dalla "Harken Energy Corporation" nel 1986 e Bush entrò nel Consiglio di amministrazione della Harken.

Bush fu accusato di insider trading (sfruttamento indebito di informazioni riservate) per aver venduto le azioni mentre era nel consiglio di amministrazione di Harken Energy Corporation nel 1990. La Commissione di controllo della Borsa USA (SEC) ha terminato nel 1992 un'investigazione con un documento in cui si legge che: "Sembra che Bush non sia implicato in commerci interni illegali", aggiungendo che il memoriale "non deve in alcuno modo essere considerato come indicativo che la parte è stata assolta o che nessuna azione legale possa derivarne". I suoi detrattori affermano che l'investigazione è stata influenzata dal fatto che il padre di Bush era al momento Presidente degli USA, sebbene nessuna azione fosse avviata nemmeno durante la presidenza di Bill Clinton. Da presidente, Bush ha rifiutato di autorizzare la SEC a divulgare il rapporto intero dell'indagine.

Dopo aver lavorato alla campagna presidenziale di suo padre, Bush jr ha riunito un gruppo di partner tra gli stretti amici di suo padre e nel 1989 acquistò i Texas Rangers, una squadra di baseball della Major League Baseball con sede ad Arlington, in Texas (in seguito Bush nominò uno di questi partner, Tom Schieffer, ambasciatore in Australia). I critici espressero dubbi sulla trasparenza di questo acquisto, indicando l'uso dell'influenza politica ed il favoritismo nei confronti di un amico di famiglia. Bush guadagnò personalmente 14,9 milioni di dollari nella vendita della squadra nel 1998 (il guadagno totale della vendita fu di 170 milioni di dollari).

George W. Bush ha svolto la funzione di partner amministrativo generale dei Rangers fino a quando fu eletto Governatore del Texas l'8 novembre 1994, sconfiggendo il candidato democratico Ann Richards grazie ad una campagna elettorale spregiudicata. Nel 1998 divenne il primo governatore texano ad essere eletto per due volte consecutive e il suo comportamento durante lo svolgimento di questo compito gli fece guadagnare una buona immagine di leader. Tra le questioni che durante i suoi mandati, attirarono l'attenzione nazionale ed internazionale sullo stato di cui era governatore, ci fu l'uso nel Texas della pena di morte: Bush autorizzò l'uso della pena capitale per 152 criminali, ivi inclusa quella di Karla Faye Tucker.

Nella campagna presidenziale per le elezioni del novembre 2000, Bush promise, tra le altre cose, che gli organismi religiosi di beneficenza avrebbero potuto usufruire, su un piano di parità, di alcuni benefici: a) programmi federali di distribuzione di fondi; b) sconti sulle tasse; c) uso di buoni scuola; d) attività di prospezione petrolifera nel Rifugio Nazionale della Fauna Artica (ANWR, un'area protetta di inestimabile valore conservazionistico) e degli approvvigionamenti per l'esercito degli Stati Uniti. In politica estera ha asserito di essere contrario all'uso delle forze armate statunitensi per esportare la democrazia all'estero .

Bush è divenuto presidente degli Stati Uniti d'America il 20 gennaio 2001 come vincitore di una delle più indecise elezioni nella storia statunitense, sconfiggendo il democratico vicepresidente Al Gore in 30 dei 50 Stati con una vittoria per poco in cinque collegi elettorali. Gore ha conseguito la maggioranza dei voti popolari con circa 51 milioni di preferenze su un totale di 105 milioni di votanti: un margine quindi di mezzo punto percentuale. Era dal 1888 che un candidato alla presidenza, sconfitto in quanto a preferenze, risultasse eletto grazie ai voti dei grandi elettori. Fu decisivo per Bush il vantaggio di circa 600 voti conseguito in Florida, stato del quale era governatore suo fratello Jeb Bush.

Il voto della Florida, che Bush conquistò per un distacco mai superiore ai 2000 voti circa (nei numerosi riconteggi, ufficiali o meno, effettuati in seguito), fu contestato aspramente dopo che furono espresse preoccupazioni riguardo a fughe ed irregolarità nel processo di voto e divenne oggetto di una serie di processi giudiziari; in particolare furono sollevate contestazioni sull'esclusione di numerosi cittadini dalle liste elettorali in quanto privati dei diritti politici in seguito a crimini commessi (eliminazione avvenuta in un modo tale da provocare numerosi falsi positivi) e sulla legittimità dei voti arrivati dall'estero, sopratutto dalle basi militari. Dopo una decisione a maggioranza di 5-4 della Corte Suprema degli Stati Uniti il 12 dicembre il riconteggio dei voti (in origine autorizzato dalla corte suprema della Florida) fù interrotto in quanto era impossibile effettuarlo in tempo tale da rispettare le scadenze legali, attribuendo quindi la presidenza a G.W.Bush; ciò naturalmente non placò le contestazioni (si notino in particolare quelle effettuate dai deputati di colore), ma le elezioni si possono sommariamente ritenere concluse dalla dichiarazione di Gore il quale disse che "nonostante io sia fortemente in disaccordo con la decisione della corte, ciò nonostante la rispetto". I risultati dell'elezione sono ancora contestati da molti osservatori, e i numerosi conteggi non ufficiali effettuati dai media americani hanno attribuito la vittoria ora a uno, ora all'altro dei candidati e sempre con scarti di risultati minimi, nell'ordine di poche centinaia.

In campagna elettorale, il programma di politica estera di Bush prevedeva un forte sostegno economico e politico all'America Latina, specialmente al Messico, e una riduzione dei coinvolgimenti statunitensi in azioni militari di esportazione della democrazia e di altre attività militari; i suoi primi provvedimenti, infatti, sembravano prospettare uno scenario quasi isolazionista per gli Stati Uniti, col disimpegno da alcuni importanti trattati internazionali.

Durante la sua prima visita presidenziale in Europa nel giugno 2001, Bush è stato fortemente criticato dai leader europei per il suo rifiuto di aderire al protocollo di Kyōto, che prevede la riduzione nelle emissioni di anidride carbonica nell'atmosfera, che contribuiscono al riscaldamento globale del pianeta. Il trattato è stato respinto dal Senato con la motivazione che esso avrebbe risparmiato paesi in via di sviluppo, come la Cina. Il Trattato è stato ratificato nel 2005, quando la Russia lo ha ratificato consentendone l' entrata in vigore. Ciò lascia gli Stati Uniti, paese al mondo col più alto grado di emissioni nocive nell'atmosfera, in una posizione politica sfavorevole al momento dell'applicazione del Trattato stesso.

Nello stesso periodo, Bush aveva manifestato l'intenzione di ritirarsi dal Trattato anti missili balistici (ABM) del 1972 che era stato una roccaforte della stabilità nucleare sovietico-statunitense durante la Guerra Fredda, ritenendo non fosse più rilevante (il ritiro ufficiale è avvenuto il 14 dicembre 2001). Al suo posto Bush aveva programmato di impegnare risorse necessarie a dar vita a un nuovo sistema di difesa dai missili balistici intercontinentali. Il sistema è stato oggetto di vivace critica da parte degli ambienti scientifici e gli esperimenti sul campo sono stati costellati sia di successi che di fallimenti. Il progetto dovrebbe cominciare ad essere attuato nel 2005 e in proposito Bush ha incrementato i finanziamenti per sistemi di armamento militare.

Un altro aspetto controverso è stato la decisione di Bush di non ratificare il trattato che istituisce la Corte penale internazionale.

Dopo gli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001, l'amministrazione ha cambiato registro e si è concentrata soprattutto sulla questione mediorientale. Da subito Bush si è reso conto che un atto simile doveva essere punito, il che necessitava l'utilizzo dell'esercito: nell'ottobre 2001, da parte della NATO e su autorizzazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (anche se l'autorizzazione è stata successiva all'inizio delle ostilità), è stato avviato l'intervento contro l'Afghanistan per abbattere il regime talebano, accusato di ospitare il quartier generale di Al-Qa'ida, il gruppo terroristico, capeggiato da Osama bin Laden, accusato di aver realizzato l'attentato. L'azione ha avuto un forte appoggio internazionale e il governo talebano è caduto poco dopo l'invasione. Tuttavia i successivi tentativi di ricostruzione del paese, in collaborazione con le Nazioni Unite, sotto la direzione di Hamid Karzai si sono rivelati problematici: Bin Laden non è mai stato catturato e i talebani non sono mai stati completamente neutralizzati. Un ampio contingente di truppe e di osservatori rimane tutt'oggi in Afghanistan nella speranza di formare un governo democratico, obiettivo più volte proclamato essenziale da parte dell'amministrazione Bush.

Forte opposizione ha incontrato la chiusura in via semi-permanente dei presunti terroristi (catturati dalle truppe americane) nella base militare di Guantanamo; essa, a detta dei suoi critici, viola la Convenzione di Ginevra.

Da questa interpretazione della situazione mondiale ne nasce la cosiddetta dottrina Bush, fondata sull'uso della guerra preventiva come risposta ai possibili attacchi da parte degli Stati canaglia (la legittimità di questa concezione non è riconosciuta dal diritto internazionale).

La politica estera di Bush, compresa la dottrina Bush, è stata influenzata parecchio dal movimento neoconservatore Project for the New American Century, molti dei cui membri hanno incarichi importanti nell'amministrazione Bush (molti ritengono invece che l'amministrazione sia molto più ispirata dalla Heritage Foundation e in maniera minore dall'Istituto Cato, anche se queste organizzazioni non hanno rappresentanti nella sua amministrazione).

Nel marzo 2003, dopo una lunghissima contesa circa la necessità di procedere al disarmo del regime iracheno, gli USA hanno dichiarato guerra all'Iraq per spodestare il dittatore Saddam Hussein, accusato di possedere armi di distruzione di massa e di appoggiare il terrorismo internazionale. La guerra ha scatenato un'infinità di polemiche, con alcuni degli alleati europei - come Francia, Germania e Russia - fortemente contrari, ed è stata oggetto di numerose proteste in tutto il mondo. Non riuscendo ad ottenere l'approvazione di un intervento militare da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, fortemente voluta dal Segretario di Stato Colin Powell, Bush era riuscito a raccogliere una "coalizione di volenterosi" che includeva paesi come la Spagna, la Polonia e la Gran Bretagna (l'Italia ha inviato le sue truppe, in qualità force di peacekeeping quando il governo di Hussein era già stato spodestato). Già subito dopo l'occupazione del Paese, l'impossibilità di ritrovare la benché minima traccia delle armi di distruzione di massa di Saddam e le accuse di aver falsificato le informazioni necessarie per convincere l'opinione pubblica statunitense e quella internazionale della necessità assoluta di entrare in guerra, hanno fatto perdere una parte del sostegno all'amministrazione Bush, sia all'interno del Paese che all'estero. Queste accuse sono state sostenute dalle investigazioni e rapporti della commissione d'inchiesta appositamente costituita dal Senato. Nonostante ciò, Bush sostiene che entrare in guerra è stata comunque una buona decisione e che un brutale tiranno è stato comunque spodestato, così da non poter più minacciare il mondo libero. Inoltre, già dal 2004 la situazione irachena è diventata ingestibile per la coalizione, a causa della recrudescenza della guerriglia interna, prima diretta contro le truppe di occupazione e gli apparati iracheni alleati, poi anche interna ai vari gruppi etnici e religiosi dell'Iraq; nonostante la decisione, presa nei primi mesi del 2007, di inviare nuove truppe per la stabilizzazione del paese, la situazione resta tutt'ora irrisolta. Per questo e per gli spettri evocati dalla guerra (il supposto parallelismo con la Guerra del Vietnam), la popolarità del presidente è precipitata ben sotto il 40% (almeno secondo i sondaggi).

Tali rapporti sono ulteriormente peggiorati in seguito ai combattimenti tra le forze armate della Georgia e della Russia nell'agosto del 2008; un acceso dibattito politico è tutt'ora in corso sull'opportunità di concedere alla Georgia l'ingresso della Nato, evento favorito dal governo Bush e osteggiato da molti paesi europei.

Il presidente ha sostenuto la necessità di approvare un emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti in favore del solo matrimonio tra uomo e donna, cosa che bandirebbe i matrimoni gay ma lascerebbe la possibilità di unioni civili. Bush tende ad opporsi alla discriminazione dell'omosessualità, ma ha espresso il suo apprezzamento sul giudizio della Corte Suprema di controllare la selezione dei candidati ai college per mantenere la diversificazione fra i sessi. Sebbene Bush abbia già incontrato la National Urban League, una delle più famose organizzazioni americane per i diritti civili, egli è il primo presidente a non aver incontrato l'Associazione Nazionale per l'Avanzamento della Gente di Colore (NAACP) dai tempi di Herbert Hoover.

La politica economica del governo Bush è stata molto ampia e varia, con numerose riforme; in particolare nel primo mandato quadriennale ha emanato tre differenti "act" nel 2001, 2002 e 2003 riducendo il livello generale di tassazione, le tasse sui "capital gains" (sostanzialmente, i redditi da azioni o simili), eliminando le cosiddette "penalità per il matrimonio" e aumentando il credito fiscale per i figli. Al di là degli eventuali risultati di lungo-lunghissimo termine è innegabile come tale politica fiscale abbia creato un notevole deficit del bilancio Usa (annullando il surplus creato dal governo Clinton) e aumentato in modo notevole il debito pubblico americano. Il PIL Usa sotto Bush è cresciuto a una media annuale del 2.5%, mentre la disoccupazione è leggermente aumentata, nell'ordine di un punto percentuale. Negli 8 anni di governo Bush si è assistito a due "crisi" economiche, la prima nel 2000/2001 (attribuibile sia allo scoppio della bolla dot.com, cioè del mercato azionario tecnologico, e ai noti fatti dell'11 settembre) e la seconda nella 2a metà del 2007 in seguito allo scoppio della bolla nel mercato immobiliare Usa. In particolare quest'ultima, tutt'ora in corso, sta estendendo i suoi effetti nel mondo finanziario con numerose banche, d'investimento e non, sostenute dalla FED o direttamente fallite. Un evento significativo, anche se relativamente meno importante sul medio-lungo periodo, è il noto fallimento della Enron nel 2002 dovuto a pratiche commerciali scorrette; le eventuali responsabilità del governo Bush nelle azioni della Enron sono ancora discusse.

Nel 2006 Bush ha firmato il "Medicare Act", una legge che ha introdotto un programma di prescrizione di medicinali in base al sistema Medicare, oltre a elargire sussidi a compagnie farmaceutiche che vendono queste medicine e contemporaneamente a vietare ai governi federali di negoziare sconti con le industrie farmaceutiche.

Dei 2400 miliardi di dollari di budget del 2005, circa 401 miliardi sono destinati alla difesa. Tale livello è in linea di massima paragonabile alle spese di difesa durante la guerra fredda.

Nel gennaio 2003 Bush ha firmato il "No Child Left Behind" Act, una legge che si concentra sul sostegno all'apprendimento dei giovani, misura il rendimento degli studenti, rifinanzia le scuole in difficoltà ed assicura più risorse per le scuole. I critici dicono che alle scuole non sono state date risorse la legge fino a che non saranno sufficientemente finanziati.

Gli scienziati hanno ripetutamente criticato l'amministrazione Bush per la riduzione di fondi per la ricerca scientifica, le restrizioni nella ricerca sulle cellule staminali, l'ignorare l'opinione scientifica su problemi critici come il riscaldamento globale (rifiuta costantemente di firmare il protocollo di Kyōto) e l'ostacolo alla cooperazione con scienziati stranieri mediante l'applicazione deterrente di pratiche burocratiche di immigrazione e la concessione di visti. Nel febbraio 2004, circa 5000 scienziati (compresi 48 premi Nobel) hanno firmato una petizione contraria all'uso fatto dall'amministrazione Bush dei consigli scientifici. Hanno sostenuto che "l'amministrazione Bush ha ignorato i pareri imparziali espressi dai consigli scientifici su tematiche importanti per il nostro benessere comune". La politica ambientale di Bush è stata largamente criticata dagli ambientalisti, secondo i quali la sua politica agevola le richieste dell'industria di diminuire le protezioni ambientali.

Il gabinetto ministeriale di Bush comprende il più grande numero di minoranze etniche di tutti i gabinetti federali fino ad oggi ed include i primi due segretari di gabinetto di origine asiatica. Secondo il Guinness dei primati, è anche il più opulento gabinetto di tutti i tempi. Il Ministro dei Trasporti Norman Mineta, il primo segretario di gabinetto asiatico-americano, è stato in precedenza Ministro del Commercio sotto Bill Clinton; è l'unico democratico nel gabinetto Bush.

Il governo include (o ha incluso) figure molto in vista nelle passate amministrazioni repubblicane, in particolare Colin Powell che era Consigliere per la Sicurezza nazionale sotto Ronald Reagan e Capo di Stato maggiore dell'esercito sotto George H. W. Bush, e il Ministro della Difesa Donald Rumsfeld, che ha avuto lo stesso incarico sotto Gerald Ford.

Tra le nomine più criticate troviamo quelle di John Negroponte, Elliott Abrams, Otto Reich e John Poindexter per i loro ruoli nello scandalo "Iran Contra Connection" e per le accuse di aver occultato gli abusi ai diritti umani in America centrale e meridionale. In più alcune nomine sono state sospettate di nepotismo, inclusa quella di Micheal Powell (figlio del segretario di Stato Colin Powell) come presidente della FCC, il ventottenne J. Strom Thurmond Jr (figlio del senatore Strom Thurmond) come procuratore della Carolina del Sud, Eugene Scalia (figlio di Antonin Scalia della Suprema Corte di Giustizia) come procuratore del Dipartimento del Lavoro, Janet Rehnquist (figlia del Capo della Suprema Corte di Giustizia William Rehnquist) come Ispettore Generale del Dipartimento della Salute e Servizi Umani (in seguito licenziata per vicende relative tra l'altro ad armi da fuoco), e Elizabeth Cheney (figlia del vicepresidente Dick Cheney) alla nuova posizione di Vice Assistente Segretario di Stato per gli affari del Vicino Oriente.

Nel periodo di crisi nazionale seguito agli attacchi dell'11 settembre 2001, Bush godette per un breve periodo di consensi superiori all'85 per cento. Per alcuni mesi dopo l'attacco, Bush mantenne questi risultati eccezionali (i consensi più alti per un presidente da quando sondaggi regolari cominciarono ad essere effettuati nel 1938), ma gradualmente essi scesero a livelli sempre più bassi.

Durante le elezioni per il Congresso tenutesi a metà del mandato presidenziale, nel 2002, Bush ottenne il più alto livello di consensi in elezioni di mezzo termine dai tempi di Dwight Eisenhower e di conseguenza il Partito Repubblicano riprese il controllo del Senato e aumentò la sua maggioranza nella Camera dei Rappresentanti. Questi risultati hanno segnato una deviazione insolita rispetto alla tendenza per il partito del Presidente di perdere seggi al Senato durante elezioni di metà mandato, e fu solo la terza volta dalla Guerra di secessione americana che il partito che controllava la Casa Bianca ha guadagnato seggi in entrambi i rami del parlamento statunitense (le altre occasioni furono nel 1902 e nel 1934). Una spiegazione di questo evento storico è che la popolarità di Bush nel periodo di guerra ha giovato anche agli altri repubblicani candidati alle elezioni. Un'altra è che i risultati straordinariamente vicini al pareggio nell'elezione del 2000 hanno complicato le aspettative rispetto alle linee tendenziali storiche.

Nel 2003, i consensi per Bush continuarono la loro lenta discesa dalle vette raggiunte nel 2001: i risultati di 13 sondaggi principali erano concordi nell'indicare un calo decisamente costante dell'1,7% al mese per l'intera durata della sua presidenza, con l'eccezione di tre significativi momenti di crescita: subito dopo l'11 settembre, durante la guerra in Iraq, e dopo la cattura di Saddam Hussein. Verso la fine del 2003, le percentuali dei consensi si aggiravano intorno al 50-55%. Tuttavia, i consensi rimasero ancora solidi durante il terzo anno della Presidenza, quando, come di norma, gli avversari del Presidente iniziarono sul serio ad effettuare le loro campagne di critica. La maggior parte dei sondaggi mostrava una correlazione tra il calo dei consensi e una crescente preoccupazione sull'andamento dell'occupazione dell'Iraq guidata dagli USA, oltre al lento recupero dell'economia dalla recessione del 2001. Verso la fine delle primarie dei Democratici, la maggior parte dei sondaggi principali mostrava Bush sconfitto per un leggero margine dai vari sfidanti democratici. I sondaggi del maggio 2004 mostravano risultati incerti - dal 53 per cento di consensi al 46 per cento . Grafici compositi e datati dei consensi per Bush dal gennaio 2001 al maggio 2004 sono disponibili a e , mentre un'analisi della popolarità di G. W. Bush's nel corso degli anni è disponibile a .

George W. Bush è stato oggetto sia di grande apprezzamento che di forti critiche ed è stato chiamato il presidente "love him or hate him" ("o lo ami o lo odi" — ossia, senza vie di mezzo). Le lodi nei suoi confronti si sono concentrate su materie come l'economia, la sicurezza interna e specialmente la sua leadership dopo gli attacchi dell'11 settembre; le critiche vertono invece sull'economia, le controverse elezioni presidenziali del 2000 e l'occupazione dell'Iraq.

I suoi detrattori, oltre ad attaccarlo sul piano politico, sono non raramente arrivati a metterne in dubbio la salute mentale. I documentari di Michael Moore rappresentano spesso Bush come una persona con la psicologia di un adolescente o di un bambino, incapace di prendere decisioni in modo autonomo e di decifrare correttamente il mondo intorno a sé. Molto diffuse su Internet e altri media sono anche le raccolte di "bushismi", frasi di Bush che dimostrerebbero problemi nell'uso del linguaggio o gravi lacune culturali.

La popolarità di Bush al di fuori degli Stati Uniti è solitamente più bassa. È decisamente impopolare in molte parti del mondo, dove molti criticano la sua personalità e politica estera. L'invasione dell'Iraq gli attirò in particolare accuse di unilateralismo. Sondaggi recenti indicano un'erosione del sostegno per Bush tra gli europei, per esempio una caduta di consenso dal 36% al 16% nel corso dello scorso anno in Germania.

Secondo un sondaggio più ampio condotto da Associated Press/Ipsos nei paesi industrializzati, la maggioranza delle persone in Francia, Italia, Germania, Messico, Spagna - oltre a Canada e Gran Bretagna, dove esiste ancora una tradizione di cooperazione anglo-americana - ha un'opinione sfavorevole di Bush e della sua politica estera, sebbene delle minoranze mantengano opinioni favorevoli.

Nei Paesi musulmani la percentuale di opinioni sfavorevoli a Bush è particolarmente alta, spesso sopra il 90%. Tra le nazioni non-statunitensi sondate in una ricerca mondiale, la popolarità di Bush raggiunge i livelli più alti in Israele, dove il 62% esprime opinioni a lui favorevoli.

Secondo un sondaggio condotto in luglio e agosto del 2004 dall'University of Maryland e da GlobeScan su 34.330 persone in 35 nazioni, in 30 di questi 35 paesi, una maggioranza relativa o assoluta avrebbe preferito che il candidato democratico John Kerry vincesse le elezioni del 2004. Kerry è stato nettamente preferito a Bush nelle nazioni europee tradizionalmente alleate degli Stati Uniti come la Norvegia (74% per Kerry, 7% per Bush), la Germania (74% contro 10%), la Francia (64% contro 5%), i Paesi Bassi (63% contro 6%), l'Italia (58% contro 14%), la Spagna (45% contro 7%) e la Gran Bretagna (47% contro 16%). Risultati simili anche per altri alleati come il Giappone (43% contro 23%), il Messico (38% contro 18%), la Turchia (40% contro 25%) e il Sudafrica (43% contro 29%). Le uniche nazioni in cui il presidente Bush otteneva le preferenze della maggioranza erano le Filippine, la Nigeria e la Polonia. L'India e la Thailandia erano divise. Un sondaggio condotto nell'ottobre del 2004 da un gruppo di testate giornalistiche internazionali indica che in Australia, Gran Bretagna, Canada, Francia, Giappone, Spagna e Corea del Sud, una maggioranza di elettori esprime opposizione all'invasione dell'Iraq, dissenso verso l'amministrazione Bush e una crescente ostilità verso gli Stati Uniti; tuttavia, anche chi si oppone apertamente alla politica del governo Bush non esprime antipatia per il popolo americano.

Nel 2008, durante un giro di conferenze per l'addio alla carica, venne fatto bersaglio di un lancio di scarpe in Iraq dal giornalista Muntazer al-Zaidi.

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Stati Uniti d'America

Stati Uniti d'America - Stemma

Gli Stati Uniti d'America, comunemente abbreviati in Stati Uniti, anche conosciuti con l'acronimo USA (United States of America) (in inglese viene usata anche l'abbreviazione The States dell'originale denominazione ufficiale in lingua inglese United States of America), sono una repubblica federale democratica dell'America settentrionale composta da 50 stati e un distretto federale. Confinano a nord con il Canada e a sud con il Messico, mentre ad est e ad ovest sono bagnati rispettivamente dall'oceano Atlantico e dall'oceano Pacifico. Le acque territoriali dell'Alaska - lo stato più vasto - confinano con la Russia (Stretto di Bering). Lo stato delle Hawaii è formato da un arcipelago localizzato nel centro dell’oceano Pacifico. Il paese possiede anche alcuni territori e zone insulari, sparsi tra il mar dei Caraibi e il Pacifico.

Con una superficie di oltre 9,83 milioni di km² e con più di 300 milioni di abitanti, gli Stati Uniti sono il terzo paese più esteso al mondo, e il terzo più popolato. Gli Stati Uniti sono uno dei paesi con la maggior diversità etnica e la sua multiculturalità è il prodotto di un’immigrazione su larga scala dai più svariati paesi dei diversi continenti. L'economia statunitense è la più grande del mondo, con una stima del prodotto interno lordo (PIL) nel 2008 di 14.300 milioni di $ (che rappresenta il 23% del totale mondiale basato sul PIL nominale e quasi il 21% del PIL calcolato a parità di potere d'acquisto).

La federazione è stata fondata da tredici colonie del Regno Unito situate lungo la costa atlantica. Il 4 luglio 1776, con la Dichiarazione di indipendenza, hanno proclamato la loro indipendenza dalla Gran Bretagna. Gli stati si ribellarono e sconfissero i britannici nella guerra di indipendenza americana, prima grande colonia a rivoltarsi con successo contro le leggi coloniali. Una Convenzione Federale (Convenzione di Filadelfia) adottò l'attuale Costituzione degli Stati Uniti d'America il 17 settembre 1787; con la ratifica, l'anno successivo nasceva una repubblica con un forte governo centrale. La Carta dei Diritti, che comprendeva dieci emendamenti costituzionali per garantire molti diritti civili fondamentali e libertà, venne ratificata nel 1791.

Nel corso del XIX secolo gli Stati Uniti acquisirono nuovi territori da Francia, Spagna, Regno Unito, Messico e Russia, annettendo la Repubblica del Texas e la Repubblica di Hawaii. Le controversie tra il Sud agrario e il Nord industriale sull’affermazione dei diritti e l'espansione dell’istituzione della schiavitù provocò la guerra di secessione americana del 1860. Il Nord impedì una scissione del paese e portò la fine della schiavitù legale negli Stati Uniti. La guerra ispano-americana e la prima guerra mondiale confermarono lo status di potenza militare. Nel 1945 gli Stati Uniti emersero dalla seconda guerra mondiale come il primo paese dotato di armi nucleari, membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, e un membro fondatore della NATO. La fine della guerra fredda lasciò gli Stati Uniti come unica superpotenza.

Il sostantivo America deriva dal nome dell'esploratore fiorentino Amerigo Vespucci, che per primo riconobbe di essere di fronte a un nuovo continente, e non, come si credeva, ad alcune isole asiatiche. La prima volta che comparve il nome America fu nel libro Cosmographiae Introductio, pubblicato nel 1507 dal cartografo tedesco Martin Waldseemüller, che propose di dare al "nuovo continente" il nome di Vespucci.

Il nome completo del paese è stato utilizzato per la prima volta ufficialmente nella Dichiarazione d'indipendenza, con la dicitura di "unanime Dichiarazione dei tredici Stati Uniti d'America", adottata dai "Rappresentanti degli Stati Uniti d'America" il 4 luglio 1776. L'attuale nome (sensibilmente corretto) risale al 15 novembre 1777, quando il secondo Congresso Continentale adottò gli articoli della Confederazione, utilizzando The United States of America (Gli Stati Uniti d'America). La forma più breve, Stati Uniti è normalmente utilizzata. Altre forme comuni includono gli U.S, U.S.A., o semplicemente America. Il nome Columbia, un tempo nome popolare per le Americhe e per gli Stati Uniti (in onore di Cristoforo Colombo), permane nel nome Distretto di Columbia.

Il modo standard per fare riferimento a un cittadino degli Stati Uniti è con il termine americano o statunitense. L’aggettivo americano è il più comune adottato per riferirsi al paese ("valori americani", "le forze americane"). Americano è raramente usato nella lingua inglese per riferirsi a persone che non sono in riferimento agli Stati Uniti.

Le popolazioni indigene del continente americano, tra cui i nativi dell'Alaska, migrarono dall'Asia in una data variabile, a secondo della ricerca, tra i 12.000 e i 40.000 anni fa. Alcune civiltà precolombiane svilupparono un’avanzata agricoltura, una grande architettura, ed un alto livello di società. Nel 1492, l’esploratore genovese Cristoforo Colombo, sotto la corona spagnola, raggiunse diversi isole dei Caraibi, contribuendo al primo contatto dell’uomo bianco con le popolazioni indigene. Milioni di indigeni americani morirono in seguito a causa delle epidemie portate dagli europei.

Il 2 aprile 1513 il conquistatore spagnolo Juan Ponce de León sbarcò in una regione che chiamò "La Florida", il primo contatto europeo documentato su quello che sarebbero diventati gli Stati Uniti. Degli insediamenti spagnoli nella regione, rimane solo St. Augustine, fondata nel 1565. Altri insediamenti spagnoli vennero creati nell’odierno sud degli Stati Uniti, attirando migliaia di persone attraverso il Messico. I commercianti di pellicce francesi stabilirono avamposti nella Nuova Francia nella regione dei Grandi Laghi; successivamente la Francia si impadronì di gran parte del Nord America, penetrando fino al Golfo del Messico. La prima colonia inglese di una certa entità fu Jamestown, Virginia, fondata nel 1607. Il 1628 venne fondata la Massachusetts Bay Colony da parte dei Puritani che portò ad un’ondata migratoria; nel 1634 nella Nuova Inghilterra erano insediati circa 10.000 Puritani. Tra la fine degli anni ’10 del 1600 e la Rivoluzione Americana, vennero spediti circa 50.000 detenuti nelle colonie americane britanniche. Nel 1614 venne fondato un insediamento olandese lungo il fiume Hudson inferiore, includendo New Amsterdam sull’isola di Manhattan.

Nel 1674 gli olandesi cedettero il loro territorio americano all'Inghilterra, la provincia della Nuova Olanda venne ribattezzata New York. Molti dei nuovi immigrati, soprattutto nel Sud, erano schiavi (circa due terzi di tutti gli immigrati della Virginia tra il 1630 e 1680). Con la fine del secolo, furono gli schiavi africani a diventare la fonte primaria di lavoro. Nel 1729 con la divisione della Carolina, e la colonizzazione della Georgia del 1732, si completava il cerchio delle tredici colonie britanniche che sarebbero diventate gli Stati Uniti d'America. Con tassi di natalità elevati, bassi tassi di mortalità, e una costante immigrazione, la popolazione coloniale crebbe rapidamente. Nella Guerra franco-indiana le forze britanniche si impadronirono dal Canada francese. Esclusi i nativi americani, le tredici colonie avevano una popolazione di 2,6 milioni di abitanti nel 1770, circa un terzo della Gran Bretagna, e quasi uno su cinque erano schiavi neri. Anche se soggetti alla tassazione britannica, le colonie americane non avevano rappresentanza nel Parlamento della Gran Bretagna.

Tensioni crescenti tra i coloni americani e gli inglesi durante gli anni sessanta e settanta del 1700 portarono alla Guerra di indipendenza americana, combattuta dal 1775 al 1781. Il 14 giugno 1775, il Congresso continentale, tenutosi a Filadelfia, istituì un esercito continentale sotto il comando di George Washington. Annunciando che "tutti gli uomini sono creati uguali" e dotati di "diritti inalienabili", il Congresso adottò la Dichiarazione d'Indipendenza, redatta in gran parte da Thomas Jefferson, il 4 luglio 1776. Tale data celebrata ogni anno come il “giorno dell’Indipendenza”.

Dopo la sconfitta dell’esercito britannico da parte delle forze americane assistite dai francesi, la Gran Bretagna riconobbe l'indipendenza degli Stati Uniti la sovranità sul territorio americano fino al fiume Mississippi. La Costituzione degli Stati Uniti d'America venne ratificato nel 1788, e il primo presidente, George Washington, entrò in carica nel 1789.

Gli atteggiamenti verso la schiavitù mutarono; una clausola nella Costituzione protesse il commercio di schiavi africani solo fino al 1808. Il Nord abolì la schiavitù tra il 1780 e il 1804.

Acquisizioni territoriali aumentarono il desiderio americano di espansione verso l’Ovest, richiedendo una lunga serie di guerre indiane e politica volte a spogliare i popoli indigeni delle loro terre. L'acquisto della Louisiana francese, sotto la guida del Presidente Thomas Jefferson nel 1803, raddoppiò quasi la dimensione della federazione. La guerra del 1812 contro la Gran Bretagna rafforzò il nazionalismo. Una serie di incursioni militari statunitensi in Florida portarono la Spagna a cedere altro territorio lungo la costa del Golfo del Messico nel 1819. Ci fu l’annessione della Repubblica del Texas nel 1845. Nel 1846 fu siglato il trattato dell'Oregon con la Gran Bretagna, portando al controllo da parte statunitense sul Nord-Ovest americano. La vittoria degli Stati Uniti nella guerra contro il Messico nel 1848 portò all’annessione della California e di gran parte dell’odierno Sud-ovest americano. La corsa all'oro tra il 1848 e 1849 portarono ad un’ulteriore migrazione verso occidente. La nuova rete ferroviaria rese più facile il trasferimento di coloni e l'aumento dei conflitti con i nativi americani. In mezzo secolo vennero abbattuti fino a 40 milioni di bisonti americani per le pelli e la carne. Una risorsa primaria che scompariva dalle pianure, causando un grave contraccolpo in molte culture native.

Le tensioni tra gli Stati del Nord e quelli del Sud aumentarono su argomenti quali il rapporto tra lo Stato e i governi federali, come pure la diffusione della schiavitù nei nuovi Stati membri. Abraham Lincoln fu eletto presidente nel 1860. Poco prima sette Stati schiavisti dichiararono la loro secessione. Si arrivò alla Guerra di secessione americana iniziata con l’attacco a Fort Sumter. Dopo la vittoria dell'Unione nel 1865, tre emendamenti alla Costituzione degli Stati Uniti d'America garantirono la libertà a quasi quattro milioni di africani americani un tempo schiavi, rendendoli cittadini, e donando loro il diritto di voto. La guerra e la sua risoluzione portarono ad un aumento sostanziale del potere federale.

Nel Nord, l'urbanizzazione e un afflusso senza precedenti di immigrati provenienti dagli stati meridionali e orientali affrettò il processo di industrializzazione. L'ondata di immigrazione durò fino al 1929. Massicce protezioni tariffarie, la costruzione di infrastrutture, e nuovi regolamenti bancari, incoraggiarono la crescita economica. Nel 1867 gli Stati Uniti acquistarono l’Alaska dalla Russia completando l’espansione continentale. Il Massacro di Wounded Knee nel 1890 fu l'ultimo grande conflitto armato delle Guerre Indiane. Nel 1893, la monarchia indigena del Regno di Hawaii venne rovesciato in un colpo di stato portato avanti dagli americani residenti; gli Stati Uniti annessero l'arcipelago nel 1898. La vittoria nella Guerra ispano-americana dello stesso anno dimostrò che gli Stati Uniti erano oramai una potenza mondiale e portò all’annessione di Porto Rico, Guam e delle Filippine. Le Filippine ottennero l'indipendenza solo mezzo secolo più tardi; Porto Rico e Guam rimangono ancora territori degli Stati Uniti.

Allo scoppio della Prima guerra mondiale nel 1914, gli Stati Uniti rimasero neutrali. La maggior parte degli americani simpatizzava per i britannici e i francesi, anche se molti erano contrari all’intervento. Nel 1917 gli Stati Uniti si unirono agli alleati, contro gli Imperi Centrali. Dopo la guerra il Senato non ratificò il trattato di Versailles, che istituiva la Lega delle Nazioni. Il paese perseguì una politica unilaterale di quasi isolazionismo. Negli anni ‘20 un emendamento costituzionale concesse il suffragio alle donne. La prosperità dei ruggenti anni Venti si concluse con il crollo di Wall Street del 1929 che diede inizio alla Grande Depressione. Dopo la sua elezione a presidente nel 1932, Franklin Delano Roosevelt diede inizio al New Deal, una serie crescente di politiche di intervento del governo nell'economia. Il Dust Bowl a metà degli anni ’30 impoverì molte comunità agricole e stimolò una nuova ondata migratoria verso occidente.

Gli Stati Uniti, effettivamente neutrali durante la Seconda Guerra Mondiale dopo l'invasione nazista della Polonia nel settembre 1939, iniziarono la fornitura di materiali agli Alleati nel marzo 1941 tramite il programma Lend-Lease. Il 7 dicembre 1941 gli Stati Uniti entrarono in guerra con gli Alleati contro le potenze dell’Asse in seguito ad un attacco a sorpresa su Pearl Harbor da parte del Giappone. La Seconda Guerra Mondiale ebbe un costo economico superiore a qualsiasi altra guerra nella storia americana, ma favorì l'economia, fornendo capitali e garantendo l’occupazione.

Tra i grandi paesi combattenti, la federazione è stata l'unica a diventare più ricca (di gran lunga) in conseguenza alla guerra. Le conferenze di Bretton Woods e Yalta delinearono un nuovo sistema nelle organizzazioni internazionali, ponendo gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica al centro del mondo. Con la vittoria in Europa, nel 1945 venne tenuta una conferenza internazionale a San Francisco che portò alla Carta delle Nazioni Unite, divenuta attiva dopo la guerra .

Gli Stati Uniti, dopo aver sviluppato le prime armi nucleari, sganciarono la bomba atomica sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki nell’agosto del 1945. Il Giappone si arrese il 2 settembre, ponendo fine alla guerra .

Gli Stati Uniti e Unione Sovietica si spartirono il potere dopo la Seconda Guerra Mondiale, durante la Guerra Fredda, e dominarono gli affari militari dell'Europa attraverso la NATO e il Patto di Varsavia. Gli Stati Uniti promossero la democrazia liberale e il capitalismo, mentre l'Unione Sovietica promosse il comunismo e un’economia pianificata a livello centrale. Le truppe americane combatterono le forze comuniste nella Guerra di Corea del 1950-1953, e si sperimentò la crisi missilistica di Cuba.

Al lancio sovietico del primo equipaggio umano nello spazio nel 1961 risposero gli Stati Uniti con il primo uomo sulla Luna nel 1969. Il paese conobbe una forte espansione economica. Un crescente movimento dei diritti civili, guidata da africani americani, come Martin Luther King, combatterono la segregazione e la discriminazione razziale. Dopo l'assassinio di Kennedy nel 1963 vennero approvati il Civil Rights Act del 1964 e il Voting Rights Act del 1965 dal Presidente Lyndon B. Johnson. Johnson e il suo successore, Richard Nixon, portarono il paese ad una nuova guerra nel Sud-Est asiatico, la Guerra del Vietnam. In questi anni furono grandi le riforme sociali, nacque il movimento femminista e si sviluppò il dibattito sui problemi ambientali e sui diritti civili, e l’opposizione alla guerra.

Come risultato dello scandalo Watergate, Nixon divenne il primo presidente degli Stati Uniti a dimettersi nel 1974. Durante il governo di Jimmy Carter alla fine degli anni settanta, l'economia degli Stati Uniti sperimentò la stagflazione. L'elezione di Ronald Reagan come presidente nel 1980 segnò un significativo spostamento verso destra della politica americana, che si riflesse nelle principali modifiche in materia fiscale e nelle priorità di spesa. Tra la fine degli anni ottanta e l'inizio degli anni novanta, l'Unione Sovietica crollò, ponendo fine alla Guerra Fredda.

Il ruolo di leadership assunto dagli Stati Uniti e dei suoi alleati -la Guerra del Golfo sotto la guida del Presidente George H.W. Bush, e la guerra in Jugoslavia sotto la guida del Presidente Bill Clinton- contribuì a preservare la propria posizione di superpotenza. La più lunga espansione economica nella storia moderna degli Stati Uniti coprì il periodo tra marzo 1991 e marzo 2001, prevalentemente sotto l'amministrazione Clinton.

Gli attentati dell'11 settembre 2001 che colpirono il World Trade Center di New York e il Pentagono uccisero quasi tremila persone. In risposta, il Presidente George W. Bush lanciò la guerra contro il terrorismo. Alla fine del 2001 le forze americane invasero l'Afghanistan, rovesciando il governo dei talebani che però continuarono le operazioni di guerriglia. Nel 2002 l'amministrazione Bush iniziò a premere per il cambiamento del regime in Iraq. Sebbene senza il sostegno della NATO o di un esplicito mandato delle Nazioni Unite si arrivò all’invasione dell'Iraq nel 2003 che portò alla cattura del presidente Saddam Hussein. La guerra in Iraq, non ancora conclusa, vede l’opposizione dalla maggior parte degli americani. Il 4 novembre 2008 il senatore democratico Barack Obama è stato eletto presidente (il suo mandato è iniziato il 20 gennaio 2009), primo afro-americano nella storia degli USA, battendo il senatore repubblicano John McCain.

Gli Stati Uniti si trovano quasi interamente nell’emisfero occidentale: gli Stati Uniti continentali sono bagnati dall’Oceano Pacifico a ovest, dall'Oceano Atlantico a est, e a sud-est dal Golfo del Messico. I paesi confinanti sono il Canada a nord e il Messico a sud. L’Alaska è lo stato più vasto, mentre le Hawaii occupano un arcipelago nel Pacifico centrale. Dopo la Russia e il Canada, gli Stati Uniti contendono con la Cina il terzo posto come paese più esteso del mondo. La classifica varia a seconda di come vengono conteggiati i due territori contestati dalla Cina con l'India e la superficie stessa degli Stati Uniti: il CIA World Factbook segnala 9.826.630 km², lo United Nations Statistics Division fornisce 9.629.091 km², l'Enciclopedia Britannica 9.522.055 km². Gli Stati Uniti possiedono anche diversi territori insulari sparsi tra l'Oceano Pacifico (ad esempio Guam) e i Caraibi (compreso Porto Rico, che è legato agli Stati Uniti in un'associazione chiamata Commonwealth).

Dalle pianura costiera dell’atlantico spostandosi verso l’interno si incontrano i boschi decidui e le dolci colline del Piedmont. I monti Appalachi dividono la costa orientale dai Grandi Laghi alle praterie del Midwest. Il Mississippi-Missouri, il quarto sistema fluviale più lungo del mondo, attraversa da nord verso sud il centro del paese. Le piatte e fertili praterie delle Grandi Pianure si estende ad ovest, interrotte da un altopiano nella regione sud-est. Le Montagne Rocciose, al margine occidentale delle Grandi Pianure si estendono da nord a sud attraverso tutto il paese, raggiungendo altitudini superiori ai 4.300 metri in Colorado. Più ad ovest sono si incontrano le rocce del Gran Bacino e deserti come il Mojave. Le catene montuose della Sierra Nevada e la Catena delle Cascate si snodano prossimi oramai alla costa del Pacifico. Con i suoi 6.194 metri sul livello del mare, il Monte McKinley, in Alaska è la vetta più elevata del paese. Vulcani attivi sono comuni e presenti in tutta la regione costiera che va dall’Arcipelago Alexander alle Isole Aleutine, attraversando la Penisola di Alaska, oltre che nell’arcipelago delle Hawaii. Il supervulcano presente nel Parco Nazionale di Yellowstone nelle Montagne Rocciose è più grande vulcano presente all’interno della parte continentale degli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti, con la loro grande dimensione e varietà geografica, comprendono al loro interno la maggior parte dei vari tipi di clima. Ad est del 100° meridiano il clima varia da umido continentale nel nord fino a subtropicale umido a sud. Nella punta meridionale della Florida è presente un clima tropicale, così come alle Hawaii. Le Grandi Pianure ad ovest del 100° meridiano sono generalmente semi-aride. In gran parte delle regioni montane dell’Ovest sono caratterizzate da un clima alpino. Il clima è arido nel Gran Bacino, desertico nel Sud-Ovest, mediterraneo lungo la costa californiana, oceanico lungo la costiere di Oregon, Washington e Alaska meridionale. La maggior parte dell’Alaska rientra però nel clima subartico o polare. Fenomeni meteorologici estremi non sono rari, con le regioni costiere lungo il Golfo del Messico soggette al rischio uragani.

L’ecologia degli Stati Uniti è molto varia: circa 17.000 specie di piante vascolari sono presenti negli Stati Uniti contigui e nell'Alaska, e oltre 1800 specie di piante fiorite si trovano nelle isole Hawaii, alcune delle quali presenti anche nel continente. Gli Stati Uniti sono la patria di più oltre 400 specie di mammiferi, 700 specie di uccelli, 500 specie di rettili e anfibi, e 90.000 specie di insetti. La specie minacciate di estinzione legge del 1973 protegge minacciate e di specie minacciate e dei loro habitat, che sono monitorati da parte degli Stati Uniti di pesce e della fauna selvatica del servizio. Sono presenti 58 parchi nazionali e centinaia di altri parchi, foreste e zone desertiche protette a livello federale. Nel complesso il governo gestisce il 28,8% del territorio, buona parte del quale è protetta.

Gli stati principali sono suddivisi in quelli della costa orientale (East Coast), il sud (South), il Midwest, la zona montana (Mountain states, compreso il Southwest), e la costa occidentale (West Coast). Gli stati della costa orientale sono, da nord a sud, Maine, New Hampshire, Vermont (che non è sulla costa), Massachusetts, Rhode Island (il più piccolo degli stati), Connecticut, New York, Pennsylvania (che è vicino alla costa e la cui metà occidentale è spesso considerata parte del Midwest), New Jersey, Delaware, Maryland, Virginia, Carolina del Nord, Carolina del Sud, Georgia, Florida. Gli ultimi 5 (dalla Virginia) vengono anche contati come stati del Sud.

Geograficamente questa zona comprende montagne basse e molto antiche, gli Appalachi, con un andamento generalmente da nord-est a sud-ovest, oltre a molti fenomeni locali, compresi i fenomeni glaciali a nord, le faglie tettoniche della valle dell'Hudson, e la zona di origine calcarea (corallina) della Florida. Il corso dei fiumi è generalmente da ovest verso est. I fiumi tendono ad essere di lunghezza limitata ma ampi e dal flusso regolare. Le maree sono spesso forti, soprattutto al nord. Gli inverni sono freddi (nel nord) o moderati (al sud) e umidi, le estati ugualmente umide.

Gli stati del Sud comprendono i summenzionati Virginia, Carolina del Nord/Sud, Georgia, Florida, e anche Virginia Occidentale (spesso considerato parte del Midwest, dato che era dalla parte del nord nella guerra civile), Kentucky, Tennessee, Alabama, Louisiana, Arkansas, Oklahoma, Texas (spesso considerato fra gli stati del sud-ovest). Questa zona comprende la parte meridionale (e le cime più elevate) degli Appalachi, e più a ovest l'altopiano d'Ozark. I fiumi comprendono le foci del Mississippi e del Río Grande. La più grande influenza climatica viene dal Golfo del Messico, e comprende inverni miti, umidità, e di tanto in tanto uragani.

Gli stati del Midwest comprendono Ohio, Michigan, Indiana, Wisconsin, Illinois, Missouri, Minnesota, Iowa, Dakota del Nord, Dakota del Sud, Nebraska e Kansas. Sono in gran parte stati agricoli e industriali (compresa la "rust belt", la zona industriale "arrugginita" negli anni settanta e ottanta dalla concorrenza, soprattutto giapponese), freddi d'inverno, caldi d'estate, con clima da umido (verso est) a secco (verso ovest). È qui che si trova il "cuore" ("heartland") degli Stati Uniti, ed è considerato un centro di valori morali (lavoro serio, casa e famiglia, i pionieri sulla prateria, e così via) per il resto del paese.

Gli stati della zona montana comprendono Montana, Idaho, Wyoming, Nevada, Utah, Colorado, Arizona, Nuovo Messico. Gli ultimi quattro spesso anche considerati gli stati del sud-ovest. Soprattutto a sud la zona è secca, con molti deserti (deserto Sonorano) e le Montagne Rocciose. A nord ci sono inverni molto freddi ed estati miti, mentre a sud gli inverni sono miti e le estati calde. Questa è la zona meno abitata del paese, ed è dove si trovano molte delle destinazioni sceniche degli Stati Uniti, per esempio il Grand Canyon (Arizona) e Yellowstone (Wyoming). La geografia della costa occidentale (Washington, Oregon, California) comprende montagne elevate (Sierra Nevada), vari vulcani, deserti (Death Valley), e zone molto umide (la costa, soprattutto a nord).

L'immigrazione negli Stati Uniti fu sempre molto intensa nel corso della storia, specialmente dall'Europa, la parte meridionale fu interessata dall'immigrazione dalla Spagna, tranne la zona della Louisiana che al tempo si estendeva fino al Canada. I primi immigrati nelle 13 colonie provenivano dal Regno Unito ma in seguito fu fortissima l'immigrazione dalla Germania dove il numero degli abitanti era quasi pari a quello degli immigrati britannici, mentre nella zona dell'attuale stato del New York erano presenti immigrati dai Paesi Bassi. L'immigrazione dalla Francia fu frequente dopo il cedimento della Louisiana agli Stati Uniti da parte di Napoleone Bonaparte. Nell'ottocento fu enorme l'immigrazione dall'Irlanda, ed altrettanto forte quella dall'Italia, specie a cavallo tra l'800 ed il '900. L'immigrazione proseguì nel novecento con l'arrivo di immigrati dai paesi scandinavi, e durante la seconda guerra mondiale di Ebrei (circa 6 milioni) specialmente dalla Russia, dalla Polonia e dall'Ungheria.

Con più di 305 milioni di abitanti (fine 2008), gli Stati Uniti sono il terzo paese al mondo per popolazione, dopo Cina ed India.

La zona più popolata del Paese è quella nordorientale, di antica urbanizzazione. Di recente si sono espanse anche le zone urbane della costa pacifica, specie in California.

Secondo l'ultimo censimento ufficiale (2000), il 75,1% della popolazione è bianca, il 12,3% nera o di origine afroamericana, il 3,6% asiatica, e solo lo 0,9% di origine amerindia. Va notato che il 5,5% si è dichiarato di altre etnie, mentre il 2,4% di origine mista.

I latinoamericani di ogni etnia costituiscono, sempre secondo l'ultimo censimento, il 12,5% della popolazione. Percentualmente vengono subito dopo i residenti di ascendenza tedesca (15,2%), ma prima di quelli di origine irlandese (10,9%) ed inglese (8,7%). Consistenti sono anche le minoranze asiatiche, soprattutto cinesi. I residenti di ascendenza italiana rappresentano il 5,6% della popolazione totale. Il gruppo comunemente identificato come WASP, Bianco, Anglosassone, Anglicana, pur detenendo ancora le leve del potere politico ed economico, non costituisce più la maggioranza della popolazione del paese.

La popolazione è generalmente in crescita, specie grazie ad una forte immigrazione, proveniente in buona parte dall'America Latina e dall'Asia sudorientale. La presenza di immigrati - o di loro discendenti diretti - è molto rilevante nella parte sud occidentale del paese. Più di 37 milioni di cittadini sono nati all'estero e circa 15 milioni di questi sono stati naturalizzati cittadini statunitensi.

L'Affirmative Action, una politica a favore dei gruppi minoritari, ha permesso negli ultimi decenni agli appartenenti alle minoranze etniche un più facile accesso alle Università, a molti posti di lavoro che precedentemente erano loro preclusi e ad incarichi di grande responsabilità nel mondo politico e nell'alta finanza.Questo però da qualcuno è visto come una sorta di razzismo al contrario nei confronti di una parte di popolazione.

Circa 36,6 milioni sono afroamericani.

Circa 198 milioni sono bianchi non ispanici così suddivisi: 50,7 milioni sono originari della Germania, 36,5 milioni del Regno Unito, 36,5 milioni dell'Irlanda, 17,8 milioni dell'Italia, 11,8 milioni della Francia (compresi franco-canadesi), 10 milioni della Polonia, 5 milioni dei Paesi Bassi, 4,6 della Norvegia , 4,4 milioni della Svezia, 3 milioni della Russia, 1,5 milioni dell'Ungheria, 1,5 milioni della Danimarca, 1,4 milioni della Grecia e altrettanti dell'Armenia e del Portogallo. Di minore consistenza qualche altro milione rappresentato dai paesi europei non elencati sopra.

Circa 15 milioni di persone sono di origine asiatica, soprattutto Filippine (4 milioni), Cina (3,5 milioni), India (2,7 milioni), Vietnam (1,6 milioni), Corea (1,5 milioni) e Giappone (1,2 milioni).

Da una stima fatta nel 2007 risulta che 45,5 milioni di cittadini statunitensi sono di origine ispanica ( di qualsiasi razza ) in particolare dal Messico (28 milioni), da Porto Rico (4 milioni), da Cuba (1,5 milioni), da El Salvador (1,4 milioni).

I nativi americani sono circa 2,5 milioni.

L'immigrazione ispanica è tutt'oggi la più numerosa (molti sono i clandestini entrati illegalmente dal Messico) e si dice che tra qualche decennio il numero degli ispanici supererà quello degli americani di lingua inglese.

È stato inoltre calcolato che negli Stati Uniti vivano approssimativamente 12 milioni di clandestini (unauthorized immigrants), principalmente messicani, salvadoregni, guatemaltechi, filippini.

Gli Stati Uniti hanno un sistema economico capitalista di tipo misto, con un grande contributo delle imprese private nelle decisioni microeconomiche, regolate però dalle scelte del governo. Caratterizzata da alta produttività, alimentata da abbondanti risorse naturali, e da una sviluppata rete di infrastrutture, secondo il Fondo Monetario Internazionale, l’economia degli Stati Uniti genera un PIL annuo di 14.300 miliardi di $, che costituisce il 23% del prodotto interno lordo mondiale lordo ai prezzi di mercato, e quasi il 21% del prodotto mondiale lordo a parità di potere d'acquisto (PPA). È la più grande economia nazionale del pianeta in termini di PIL, solo il 4% in meno circa rispetto al PIL combinato di tutti i paesi dell'Unione europea a PPA generato nel 2007. Il PIL pro capite l’ottavo in termini nominali e il quarto in termini di parità di potere d'acquisto. GLi Stati Uniti sono il più grande importatore di merci e il terzo maggiore esportatore, anche se le esportazioni pro capite sono relativamente basse. Canada, Cina, Messico, Giappone e Germania sono i principali partner commerciali. Le principali merci di esportazione sono macchinari elettrici, mentre i veicoli costituiscono la principale voce delle importazioni.

Il settore privato costituisce la maggior parte dell'economia, mentre le attività governative partecipano al 12,4% del PIL. L'economia è prevalentemente postindustriale, con il settore dei servizi che contribuisce al 67,8% del PIL. Il principale settore in termini di giro d’affari è quello del commercio all'ingrosso e al dettaglio; in termini di reddito netto è quello della finanza e assicurazioni. Gli Stati Uniti restano una potenza industriale, con produzioni nell’industria chimica e manifatturiera leader nei rispettivi settori. Gli Stati Uniti sono il terzo più grande produttore di petrolio del mondo, così come il più grande importatore di questa materia prima. E’ leader nella produzione di energia elettrica e nucleare, come pure come per l’estrazione di gas naturale, zolfo, fosfati, e sale. Sebbene l'agricoltura rappresenti poco meno dell’1% del PIL, gli Stati Uniti sono i migliori produttori mondiali di mais e soia. Il New York Stock Exchange è la più grande borsa valori del mondo. Coca-Cola e McDonald's sono i due marchi più riconosciuti a livello globale.

Nel 2005 la forza lavoro retribuita era pari a 155 milioni di persone, di cui l’80% a tempo pieno. La maggioranza, il 79%, era impiegate nel settore dei servizi. Con circa 15,5 milioni di persone, il settore dell’assistenza sanitaria e assistenza sociale rappresentava il principale settore di occupazione. Circa il 12% dei lavoratori è sindacalizzato, contro il 30% dell’Europa occidentale. La Banca Mondiale classifica gli Stati Uniti nel primo posto per facilità nell'assunzione dei lavoratori. Tra il 1973 e il 2003, le ore lavorative medie per un lavoratore americano è cresciuto di 199 ore. Come risultato, gli Stati Uniti mantengono la più alta produttività del lavoro del mondo, sebbene non in termini di produttività per ora lavorata come fino ai primi anni ’90: i lavoratori di Norvegia, Francia, Belgio e Lussemburgo si trovano meglio piazzati in questo indicatore. Rispetto all'Europa, negli Stati Uniti le tasse su proprietà e reddito delle società sono in genere più elevate, mentre il lavoro sconta in genere aliquote fiscali più basse.

Secondo lo United States Census Bureau, il reddito medio lordo delle famiglie americane nel 2007 è stato di 50.233 $, con medie che variano dai 68.080 $ nel Maryland ai 36.338 $ del Mississipi. A parità di potere d'acquisto la media è simile ai quella delle maggiori nazioni sviluppate. I tassi di povertà, dopo essere scesi bruscamente durante la metà del XX secolo, si sono stabilizzati dai primi anni ‘70, con l’11,15% degli americani al di sotto della soglia di povertà, e il 58,5% che ha sperimentato almeno un anno in condizioni di povertà tra i 25 e i 75 anni di età. Nel 2007 ben 37,3 milioni di americani vivevano in condizioni di povertà. Lo stato sociale è ormai tra i più austeri nel mondo sviluppato, e tende a ridurre sia la povertà relativa che assoluta, inferiore alla media delle nazioni ricche. Ma mentre lo stato sociale tutela e riduce la fascia debole tra la popolazione anziana, in proporzione poco è fatto per la fascia più giovane. Uno studio 2007 dell’UNICEF sul benessere dei bambini tra le 21 nazioni più industrializzate, pone gli Stati Uniti tra gli ultimi posti.

Nonostante i forti aumenti di produttività, la bassa disoccupazione e la bassa inflazione, gli incrementi di reddito a partire dagli anni ‘80 hanno avuto una crescita lenta rispetto ai precedenti decenni, oltre ad essere stato meno ampliamente condivisi, e accompagnati da una maggiore insicurezza economica.

Tra il 1947 e il 1979 il reddito medio è aumentato di oltre l’80% nell’insieme di tutte le classi di reddito, con i redditi più bassi cresciuti ad un ritmo più elevato rispetto a quelli elevati. Il reddito familiare medio è aumentato dal 1980 in gran parte a causa di un doppio reddito all’interno delle famiglie, la riduzione del divario tra i sessi, e per il maggior numero di ore lavorate, ma la crescita è stata più lenta e maggiormente concentrata nei redditi più elevati. Di conseguenza, i redditi di gran lunga più elevati, che corrispondono all’1% dei redditi, hanno generato il 21,8% del reddito totale prodotto nel paese nel 2005, cifra che è più che raddoppiato dal 1980, rendendo gli Stati Uniti uno dei paesi con la maggiore disparità di reddito tra nazioni sviluppate. La ricchezza, come reddito, è estremamente concentrata: il 10% della popolazione, la fascia più ricca, possiede il 69,8% della ricchezza del paese, la seconda quota più elevata tra le nazioni sviluppate. Il 1% posto al vertice possiede il 33,4% del patrimonio netto.

Il sistema politico degli Stati Uniti d'America comprende il sistema federale che unisce gli stati, e il sistema di ciascun stato.

Nonostante la possibilità teorica di ampia indipendenza, gli stati tendono ad assomigliarsi nei sistemi di governo, e generalmente sono basati sul sistema federale con un capo dello stato (il presidente degli Stati Uniti, o il governatore di ciascun Stato), un'assemblea legislativa (di solito bicamerale, con un Senato e una Camera dei Rappresentanti - "House" o "House of Representatives") e un sistema di giudici e tribunali, federali e statali, ciascuno con una propria giurisdizione.

Il rapporto fra il governo federale e gli stati è regolato dalla costituzione americana, interpretata dalla Corte Suprema.

Il governo federale, per Costituzione, ha il solo potere di regolare il commercio fra gli stati, di proteggere i diritti dei cittadini, e di difendere il paese. Di fatto e con l'avallo della Corte Suprema, col tempo ha acquisito grandi poteri, che esercita attraverso organismi federali i quali, ad esempio, regolamentano la circolazione delle droghe o la cattura dei criminali, ma anche l'educazione e i diritti dei disabili.

Ogni stato elegge al congresso due senatori e un numero di rappresentanti proporzionale alla popolazione (almeno uno), un sistema che offre un maggiore peso agli stati più piccoli.

Il sistema politico statunitense è bipolare e assegna il potere a chi ha ricevuto più voti tra i due grandi partiti, il partito Democratico (generalmente più vicino alla sinistra) e il partito Repubblicano (generalmente più vicina alla destra).

L'elezione del presidente avviene ogni quattro anni, il primo martedì dopo il primo lunedì di novembre. L'elezione del Presidente avviene in modo indiretto. I cittadini eleggono i grandi elettori che a loro volta si riuniscono ed eleggono il Presidente. Ogni stato possiede un numero di grandi elettori pari al numero di deputati e di senatori che lo stato esprime.

Con rare eccezioni in ciascuno stato i grandi elettori vengono assegnati alla lista che prende il maggior numero di voti (the winner takes all). Il meccanismo elettorale spinge i candidati a concentrare i propri sforzi per ottenere i voti di pochi decisivi stati nei quali il risultato è incerto, trascurando invece gli stati nei quali con ragionevole certezza il risultato finale è scontato. La scelta del candidato alla presidenza avviene attraverso elezioni primarie che avvengono nel corso di diverse settimane, secondo un calendario che rispecchia la tradizione e vede nell'Iowa e nel New Hampshire i primi stati interessati da questo tipo di voto.

Nel senato una maggioranza di tre quinti è necessaria per porre fine al dibattito. Questo permette a una sostanziale minoranza di bloccare leggi particolarmente sfavorevoli, con un processo chiamato "filibuster". Inoltre, se il presidente si rifiuta di firmare una legge (ponendo il suo diritto di "veto"), maggioranze di due terzi sia nella Camera sia nel Senato possono approvare una legge senza la firma del presidente, superandone il suo "veto". Talvolta, le leggi passate dal Senato e dalla Camera sono diverse. In tal caso, un comitato formato da senatori e rappresentanti ("conference committee") si riunisce per cercare un compromesso accettabile ad entrambe le camere: compromesso che spesso esprime più le preferenze del comitato che delle due camere. Ciononostante le leggi, molto spesso, vengono approvate comunque. In tali battaglie politiche spesso il conflitto non è a viso aperto: infatti, spesso il presidente firma una legge approvata dai due terzi di ciascuna delle due camere ("a veto-proof majority") pur dichiarandosi contrario.

A questo punto, in entrambi i casi, è necessario che tre quarti degli Stati approvino l'emendamento. Questa approvazione può essere opera dell'assemblea legislativa dello Stato, o di una apposita convenzione. Tranne in un caso, l'approvazione degli emendamenti è sempre stata opera delle assemblee legislative degli stati.

Vari emendamenti si sono succeduti nella storia statunitense. Sono famose le modifiche dopo la guerra civile intese a proibire la schiavitù. Clamoroso l'XVIII emendamento che proibisce il consumo dell'alcool, successivamente abrogato dall'XXI, emendamento che è stato l'unico ad essere approvato mediante convenzioni statali, e l'unico ad abrogare un precedente emendamento (il XVIII, appunto).

Gli Stati Uniti esercitano a livello globale una grande influenza economica, politica e militare. Sono membro permanente delle Nazioni Unite e del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, e la città di New York ospita la sede dell’ONU. Quasi tutti i paesi hanno ambasciate a Washington e numerosi consolati sono presenti in tutto il paese. Allo stesso modo quasi tutte le nazioni ospitanti missioni diplomatiche americane. Tuttavia Cuba, Iran, Corea del Nord, Bhutan, Sudan e Taiwan non hanno formali relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti godono di un rapporto speciale con il Regno Unito e mantengono forti legami con Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Israele, e tutti i membri della NATO. Lavorano inoltre a stretto contatto con i vicini continentali tramite l'Organizzazione degli Stati Americani e accordi di libero scambio come il NAFTA con Canada e Messico. Nel 2005 gli Stati Uniti hanno speso 27 miliardi di $ in aiuti pubblici allo sviluppo, il maggior paese contributore del mondo. Tuttavia, relativamente al reddito nazionale lordo, gli Stati Uniti contribuiscono con il 0,22%, classificandosi al ventesimo posto tra i ventidue principali stati donatori. Enti non governativi, come fondazioni private, imprese e istituzioni religiose donano 96 miliardi di dollari. Il totale complessivo sale così a 123 miliardi di $, il settimo in percentuale del reddito nazionale lordo.

Il presidente detiene il titolo di comandante in capo della forze armate e nomina i suoi leader, il Segretario della Difesa e i comandi congiunti del personale. Il Dipartimento della Difesa gestisce le forze armate, compresa Esercito, Marina, Corpo dei Marines, e l’Air Force. La Guardia Costiera è gestito dal Dipartimento di Sicurezza della Patria in tempo di pace e dal Dipartimento della Marina in tempo di guerra. Nel 2005 i militari erano 1,38 milioni di personale in servizio attivo, insieme a diverse centinaia di migliaia di riserva, oltre alla Guardia Nazionale, per un totale di 2,3 milioni di soldati. Il Dipartimento della Difesa impiega inoltre circa 700.000 civili. Il servizio militare è volontario, anche se la coscrizione può verificarsi in tempo di guerra. Le forze americane possono essere impiegate rapidamente grazie alla grande flotta di aerei da trasporto e aerei cisterna di rifornimento dell’Air Force, e alle undici portaerei attive nelle flotte dislocate nell’oceano Atlantico e Pacifico. Al di fuori degli Stati Uniti, i militari americani sono schierati su 770 basi e strutture presenti in ogni continente, tranne l'Antartide. La spesa totale in campo militare nel 2006 ammontava a più di 528 miliardi di $, cioè quasi il 46% della spesa militare globale. La spesa pro capite è di 1.756 $, circa dieci volte la media mondiale. Con il 4,06% del PIL, la spesa militare degli Stati Uniti è classificata al 27° posto su 172 nazioni.

Sebbene la classe dirigente abbia in maggioranza origini inglesi (i primi coloni giunsero sulla costa Est degli attuali Stati Uniti a seguito della repressione dei Puritani dopo la restaurazione stuartiana), la maggior parte degli americani ha origini tedesche. La composizione etnica della federazione varia molto a seconda della regione. La cultura statunitense nasce dalla fusione di numerose culture: europei, neri africani, ispanoparlanti e nativi americani.

Importanti da segnalare - cosa spesso poco capita dagli stranieri - sono le grosse differenze culturali e filosofiche fra le diverse regioni americane. Spesso visti dall'estero come una entità unica e "unita", la realtà degli USA è tutt'altro. Sulle coste prevalgono gli americani "progressisti", mentre nel grande centro (con l'eccezione delle grandi città come Chicago e Denver) rimane una visione più tradizionale, più legata alla religione, che fanno parte della cosiddetta "Bible Belt" o cintura della bibbia, forse la regione meno accessibile all'attuale mentalità filosofica prevalente in Europa.

Si usa l'acronimo WASP (White Anglo-Saxon-Protestant) per indicare una tipologia di americano specifica, senza ambiguità: Bianco, Anglosassone, Protestante. Nonostante ciò la percentuale di americani cattolici è massiccia, composta da irlandesi, italiani e polacchi nel contesto europeo e di latinoamericani (principalmente dal Messico al primo posto seguito dalla Colombia e la Repubblica Dominicana).

Al momento della Rivoluzione americana (1775) oltre al rifiuto alle tasse imposte dal regime, la nuova federazione si pone il problema di avere una propria cultura distinta da quella dell'Inghilterra, che fino ad allora aveva governato quei territori. Questo problema è affrontato da Ralph Waldo Emerson in uno dei saggi cruciali della letteratura americana, "Lo studioso americano", che O. W. Holmes definì "la Dichiarazione d'Indipendenza intellettuale americana". Lo stesso problema è affrontato in tutta l'opera di Emerson, tanto che oggi Harold Bloom lo definisce "la figura centrale nella cultura americana".

Nel corso dei decenni gli apporti di altre culture si sono fatti sentire, a seconda dei flussi migratori che si sono succeduti: hanno contribuito l'Irlanda, l'Italia, l'Europa orientale (soprattutto a seguito della forte immigrazione ebraica dalla Russia, Polonia, Ucraina, Bielorussia, ecc.), e in minor proporzione ma non di minor importanza- la Grecia.

Nel frattempo si è sviluppata in territorio statunitense, tra mille contraddizioni e lacerazioni, una cultura afro-americana, legata alla peculiare e travagliata storia degli americani discendenti degli schiavi. Una delle realizzazioni più rappresentative di questa cultura è il jazz, il più grande ed innovativo contributo statunitense nel campo musicale. E in modo ancor più faticoso e drammatico, comincia a uscire dall'isolamento la cultura dei Nativi Americani, ridotti allo 0,8% della popolazione e confinati nelle riserve dove però hanno la possibilità di professare la loro religione e continuare a vivere secondo le proprie tradizioni.

L'immigrazione dal Messico soprattutto, e secondariamente dagli altri paesi latino-americani ispanofoni, quella dell'est asiatico e dell'India contribuiscono a far sì che la cultura americana assuma (non senza resistenze e incomprensioni) anche caratteri non-europei.

La più recente ondata immigratoria è quella dai paesi latinoamericani e islamici, che ancora non si può dire abbia segnato la cultura statunitense nel suo complesso (per quanto l'islam si sia diffuso in maniera ribelle già a partire dagli anni 1930 tra gli afro-americani). Nonostante l'origine, però, è poco saputo che ben il 55% degli immigrati dai paesi arabi sono di fede cristiana.

Per quanto riguarda la cultura degli USA ciò che subito salta all'occhio è lo smodato utilizzo dell'entertainment (ovvero l'intrattenimento), la spettacolarizzazione degli eventi. Tutto, o quasi, negli USA è reso pubblico sotto forma di spettacolo. Anche le recenti elezioni sono state estremamente spettacolarizzate, con fastose convention e raduni che sembravano più degli show televisivi.

Un importante componente della cultura americana si sta ponendo in questione tra i progressisti nel film e il sogno americano dove l'idea che con il duro lavoro, il coraggio e l'autodeterminazione una persona possa guadagnarsi una vita migliore.

L'inglese è adottato in tutti gli atti pubblici formali ma non è ufficiale a livello federale. È ufficiale in 28 dei 50 Stati dell'Unione. Il 18 maggio 2006 il Senato ha approvato una risoluzione, proposta dal repubblicano James Inhofe, con cui si stabilisce che l'inglese è la lingua "comune e unificatrice degli Stati Uniti". Per entrare in vigore deve però essere votata anche dalla Camera dei Rappresentanti e anche essere approvata dal Presidente, che ha il diritto di veto.

Lo sport è importantissimo nella cultura statunitense. Nei college è possibile avanzare negli studi in base ai risultati sportivi, come fecero il cestista Michael Jordan (North Carolina) ed il lottatore di wrestling Brock Lesnar (Minnesota).

Il calcio (noto negli USA come soccer) è molto praticato dai giovani ed è lo sport più praticato dalle ragazze (la nazionale statunitense ha anche vinto 2 dei 5 campionati del mondo femminili finora disputati), ma non conta molti spettatori. Nonostante ciò, l'organizzazione da parte degli USA del Mondiale 1994 ha suscitato un discreto interesse per lo sport e per il locale campionato, la Major League Soccer, fondata nel 1993. La nazionale di calcio statunitense negli ultimi anni è diventata assai più competitiva, pur con andamenti altalenanti (ad esempio raggiunse i quarti di finale nel 2002, ma 4 anni dopo uscì al primo turno).

Otto Olimpiadi si sono svolte negli USA (4 olimpiadi estive e 4 olimpiadi invernali); gli Stati Uniti sono secondi nel medagliere di tutti i tempi ai Giochi olimpici invernali (prima è la Norvegia con 280 medaglie) con 216 medaglie vinte (78 d'oro, 80 d'argento e 58 di bronzo), e primi nel medagliere di tutti i tempi ai Giochi olimpici estivi, con 2321 medaglie vinte (943 d'oro, 736 d'argento e 642 di bronzo).

Ampie possono essere le considerazioni sulla religione. Gli USA sono contraddistinti da un tanto forte quanto variegato spirito religioso che si spiega facendo riferimento alla storia e alla costituzione materiale del Paese. Di fatto si osserva che nascono continuamente moltissime confessioni religiose. I valori religiosi sono una parte importantissima della vita degli statunitensi, come dimostrano le elezioni vinte dal candidato repubblicano George Bush, puntando sui valori familiari della società.

Il Cristianesimo è presente in tutte le sue grandi derivazioni: in maggioranza protestanti (49,1%), seguiti dai cattolici (25,9%), mormoni (1,4%), e cristiani ortodossi (0,3%).

Le confessioni protestanti di maggiori tradizioni sono quelle della tradizione calvinista-riformata (presbiteriana, congregazionalista, nonché i battisti) e gli episcopali, questi ultimi ramo americano dell'Anglicanesimo, cui tradizionalmente fanno riferimento le classi alte (è la confessione della famiglia Bush). Le confessioni più diffuse sono nell'ordine la battista (17.2%), la metodista (7.2%), fede abbracciata dal presidente George W. Bush dopo il matrimonio, la luterana (4.9%), la presbiteriana (2.8%) e la episcopale (1.8%), oltre ad una miriade di Chiese evangeliche, pentecostali e minori. La singola chiesa più diffusa è quella cattolica, rafforzata dall'immigrazione ispanica degli ultimi 30 anni.

Vi sono anche presenze ebraiche (1.4%), islamiche (0,6%), Testimoni di Geova (0,7%), buddisti (0,5%), induisti (0,4%), sikh, caodaisti, shintoisti, e bahai, grazie all'enorme varietà di etnie presenti ogni religione è rappresentata.

Negli ultimi decenni si è sviluppato il fenomeno delle TV and Web Churches, guidate dei cosiddetti tele-predicatori, tra i quali vano ricordati Pat Robertson e Jerry Falwell, animatori della Destra Cristiana, fondamentale per le vittorie elettorali di Ronald Reagan nel 1980 e 1984, nonché per quelle di George W. Bush nel 2000 e 2004. Parallelamente sono nate e cresciute le cosiddette megachurches, grandissime chiese evangeliche non-denominazionali.

Spesso la religione è dietro a molte questioni e controversie politiche riguardanti il razzismo (il movimento per la desegregazione dei neri era guidato da Martin Luther King), il pacifismo (la stessa guerra in Iraq ha diviso il panorama religioso tra favorevoli e contrari), la pena di morte (sostenuta dalle chiese protestanti di stampo evangelical e fermamente contestata dai cattolici), la bioetica, l'omosessualità, l'insegnamento della teoria dell'evoluzione delle specie e il Neodarwinismo.

Fenomeno minoritario anche se in forte crescita è il Neopaganesimo , le cui numerose religioni sono tutte presenti negli Stati Uniti. I neopagani statunitensi sono in maggioranza wiccani, ma sono presenti anche ampie comunità di eteni, celtisti e dodecateici. In netta minoranza sono i neopagani romani. Le religioni neopagane hanno trovato, negli Stati Uniti, terreno fertile per l'istituzione di innumerevoli organizzazioni, chiamate Chiese nella maggior parte dei casi, come previsto dalla politica religiosa.

Anche se gli USA non hanno una lingua ufficiale, l'inglese è di fatto la lingua nazionale. Nel 2003, circa 215 milioni, ovverosia l'82%, della popolazione in età scolare, parlava a casa solo inglese. Oltre all'inglese le lingue parlate in casa più diffuse sono: lo spagnolo, utilizzato da 29,7 milioni; il cinese, da 2,2 milioni; il francese, da 1,4 milioni (con il creolo-francese 1,9 milioni); il tagalog, da 1,3 milioni; il vietnamita, da 1,1 milioni; il tedesco, da 1 milione; l'italiano, da 0,8 milioni. Le lingue autoctone (indiane d'America e Inuit) sono parlate da meno dello 0,5% della popolazione.

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Saddam Hussein

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Saddām Hussein Abd al-Majīd al-Tikrītī Hussein (arabo: صدام حسين عبد المجيد التكريتي, Ṣaddām Ḥusayn ‘Abd al-Majīd al-Tikrītī ; Tikrit, 28 aprile 1937 – Baghdad, 30 dicembre 2006) è stato un politico iracheno, presidente dell'Iraq dal 1979 al 2003, quando venne destituito in seguito all'invasione anglo-americana in quella che è conosciuta come la seconda guerra del Golfo. La data di nascita è incerta.

È stato giustiziato per impiccagione il 30 dicembre 2006, in esecuzione di una sentenza di condanna a morte pronunziata da un tribunale speciale iracheno - confermata in appello - per crimini contro l'umanità. La sua esecuzione ha destato scalpore e polemiche in tutto il mondo.

Saddam Hussein nacque nel villaggio di al-Awja, nel distretto iracheno di Tikrīt, da una famiglia di pastori di ovini. Il padre, Husayn Abd al-Majīd, sparì sei mesi prima della sua nascita lasciando la madre, Ṣubḥa Tulfāh al-Mussallat, sola con un figlio tredicenne malato e il nascituro Saddam in grembo. Dopo la morte del figlio tredicenne, la madre cercò, in piena crisi depressiva, un'altra famiglia in cui far crescere il neonato, trasferendolo dallo zio Khayr Allāh Tulfāh. Dopo il nuovo matrimonio della madre con Ibrāhīm al-Ḥasan, che mise al mondo altri suoi fratellastri, Saddam tornò a vivere con la madre ed il patrigno, la cui rigidità fu motivo principale per cui all'età di dieci anni si trasferì nuovamente a Baghdad per vivere con lo zio, Khayr Allāh Tulfāh, padre della sua futura sposa.

Si iscrisse al Partito Ba'th (Partito della Risurrezione, di tendenze socialiste) e nel 1956, prese parte al fallito tentativo di colpo di Stato contro Re Faysal II. Il 14 luglio 1958, un gruppo nazionalista non-baʿthista d'idee repubblicane, condotto dal Generale Abd al-Karīm Qāsim (Abd el-Karim Kassem), abbatté la monarchia e uccise il re e il Primo Ministro Nūrī Āl Sa‘īd. Nel 1959, dopo un tentativo fallito (pare finanziato dalla CIA ) di assassinare Kassem, Saddam Hussein fuggì in Egitto attraverso la Siria ed il Libano e fu condannato a morte in contumacia.

In Egitto conseguì un titolo di studio nella Facoltà di legge dell'Università del Cairo.

Saddam Hussein tornò in Iraq a seguito del colpo di Stato militare del mese di ramadan (8 febbraio 1963) che aveva abbattuto e ucciso Qāsim, ma fu imprigionato nel 1964 a causa di un nuovo mutamento al vertice dello Stato iracheno causato dalla morte violenta del gen. ‘Abd al-Salām ʿĀref. Nel 1967 riuscì ad evadere e nel 1968 contribuì al colpo di Stato non violento realizzato dal partito Baʿth ai danni del regime militare filo-nasseriano di ʿAbd al-Rahmān ʿĀref, fratello del precedente Presidente iracheno.

Nel 1968 Saddam ottenne anche la laurea in giurisprudenza conferitagli dall'università di Baghdad.

A partire da quell'anno Saddam Hussein rivestì il ruolo di vicepresidente del Consiglio del Comando Rivoluzionario; nel 1973 fu promosso al grado di Generale dell'esercito iracheno, malgrado facesse parte dell'ala cosiddetta "civile" del partito Baʿth.

Nel 1979 il Presidente della Repubblica Ahmad Hasan Al Bakr annunciò il suo ritiro e Saddam Hussein - imparentato con Āl Bakr - lo sostituì nella carica.

Il partito Baath aveva un programma progressista e socialista che puntava alla modernizzazione e secolarizzazione dell'Iraq. Saddam Hussein si attenne alla linea del suo partito e proseguì le riforme modernizzatrici iniziate dai suoi predecessori, completando riforme quali la concessione alle donne di diritti pari a quelli degli uomini, l'introduzione di un codice civile modellato su quelli dei paesi occidentali (che sostituì la Sharīʿa) e la creazione di un apparato giudiziario laico (che comportò l'abolizione delle corti islamiche, anche se alcuni sostengono che vennero conservate per casi particolari).

Dopo essere stato incaricato di sovrintendere alla nazionalizzazione dell'industria petrolifera irachena (1972), Saddam utilizzò una parte consistente dei profitti petroliferi per programmi di welfare (istruzione gratuita ed obbligatoria; sanità pubblica gratuita) o per modernizzare le infrastrutture e l'economia dell'Iraq, ad es. portando l'elettricità in tutto il Paese.

Tuttavia gran parte dei proventi petroliferi andarono negli apparati di sicurezza iracheni (responsabili di reprimere ogni opposizione interna) e nell'esercito. Saddam desiderava ottenere la leadership dell'area vicino-orientale, il che lo pose in conflitto con l'Iran dove nel 1979 era salito al potere l'ayatollah Khomeyni (1900 - 1989), cacciando dal trono lo scià Mohammad Reza Pahlavi (1919 - 1980).

Entrambi gli Stati ambivano a un ruolo egemonico nell'area del Golfo Persico e del Vicino Oriente. Prendendo a pretesto la questione delle frontiere fra i due Paesi (specie la discussa linea di confine che correva nello Shatt al-Arab, fino ad allora regolamentata dall'accordo bilaterale di Algeri) l'Iraq attuò una serie di misure contro l'Iran, tra cui l'espulsione di 30.000 iracheni di origine iraniana. La crescente tensione sfociò in in conflitto armato: l'Iraq attaccò l'Iran nel 1980 in quella che fu allora definita la "Guerra del Golfo" (oggi più nota come guerra Iran-Iraq), durata dal 1980 al 1988, anche se solo nel 1990 le operazioni belliche cessarono del tutto.

L'Iraq fu appoggiato sia dagli Stati Uniti - perché Khomeyni era loro notoriamente avverso - sia, ma solo parzialmente, dall'URSS che preferiva un governo laico a uno di matrice islamica. Le truppe irachene nel periodo 1980 - 1986 avanzarono celermente nel territorio iraniano grazie agli aiuti militari ricevuti e a una discreta assistenza degli USA che permisero all'Iraq di usufruire delle fotografie del teatro bellico prese dai loro satelliti militari, ma dal 1986 l'Iran riuscì a organizzare un'accanita resistenza richiamando gli Iraniani ai loro più profondi sentimenti patriottici contro quello che ritenevano un aggressore. Gli iracheni nel 1988 furono ricacciati quasi interamente dal territorio iraniano anche se il restante territorio occupato fu sgomberato solo dopo la fine del conflitto, a seguito di appositi accordi bilaterali.

I due paesi si fronteggiarono per 8 anni: l'Iraq poteva contare su armi tecnologicamente superiori, alle quali pero' l'Iran rispondeva con un superiore numero di soldati, che andavano all'attacco dei carri armati nemici in vere e proprie azioni suicide. Furono impiegati anche armi chimiche contro la fanteria iraniana, sprovvista di maschere antigas. Saddam Hussein accettò una tregua e la pace fu stipulata nel 1990, anno in cui entrambi i paesi erano ormai stremati per la lunghissima guerra.

Saddam non rinunciò però a svolgere un ruolo egemonico nella regione e, riprendendo le mai accantonate pretese di sovranità irachena sul territorio dell'emirato, nell'agosto 1990 invase il Kuwait, che si arrese rapidamente.

È possibile che alcune allusioni dell'ambasciatrice statunitense in Iraq avessero convinto Saddam che gli Stati Uniti non sarebbero venuti in aiuto dell'Emirato.

In realtà le Nazioni Unite si affrettarono a condannare l'aggressione mentre il presidente degli Stati Uniti d'America George Bush veniva autorizzato dal Congresso degli Stati Uniti ad utilizzare la forza militare contro le truppe irachene in Kuwait. L'ONU impose all'Iraq il 15 gennaio come data ultima per il ritiro, dopodiché autorizzava i suoi membri ad utilizzare ogni mezzo possibile per cacciare dall'emirato le truppe di Saddam. Dopo mesi di negoziati infruttuosi, il 16 gennaio una coalizione guidata dagli Stati Uniti (della coalizione facevano parte, fra gli altri, Gran Bretagna, Francia, Egitto, Siria, Arabia Saudita, Italia, Canada) cominciò una devastante campagna aerea contro l'Iraq e le truppe irachene nel Kuwait.

Il ra‘īs rispose lanciando missili balistici Scud-B contro città israeliane e saudite; tuttavia Israele, che non faceva parte della coalizione, non entrò nel conflitto per esplicita richiesta dell'ONU e degli USA (azioni israeliane avrebbero provocato l'uscita dei Paesi arabi dalla coalizione e forse anche un allargamento del conflitto). Dopo quattro settimane di bombardamenti, cominciò la fase terrestre della campagna Desert Storm: unità arabe e dei Marines sfondarono le difese irachene nel sud del Kuwait e liberarono la capitale dopo cento ore di battaglia, mentre divisioni corazzate americane penetrarono in Iraq da occidente ed effettuarono una manovra a tenaglia che impedì all'esercito e alla Guardia Repubblicana irachena di ripiegare verso Baghdad. Delle 40 divisioni presenti in Kuwait, solo 4 se ne salvarono dall'accerchiamento ed erano divisioni della Guardia Repubblicana, l'élite delle forze armate irachene. L'offensiva venne sospesa il 2 marzo a soli 60 km da Baghdad perché George H. W. Bush si rese conto della pericolosità di un vuoto di potere in Iraq (la successiva invasione del 2003 ha dimostrato la validità di questo timore). Mentre in Iraq infuriavano le rivolte della popolazione sciita nel sud, e di quella curda nel nord, il 3 marzo 1991 fu firmato a Ṣafwān un armistizio tra i generali alleati e iracheni che sanciva di fatto la fine della guerra. Questo armistizio consentì al regime di domare le insurrezioni e di riprendere il controllo del Paese. Ciononostante, l'Iraq uscì molto indebolito dalla guerra: le strutture militari e governative erano devastate dai bombardamenti, buona parte dell'esercito era stata distrutta e si stima che le perdite irachene (civili e militari) superassero i 100.000 morti; invece le perdite della coalizione erano state molto ridotte (circa 230 morti).

Saddam è sopravvissuto a numerosi colpi di Stato, tentativi di assassinio e complotti.

Il 1 giugno 1972, portò a compimento il processo di nazionalizzazione delle compagnie petrolifere occidentali che avevano il monopolio sul petrolio iracheno. Saddam favorì la modernizzazione dell'economia irachena, affrettando la costruzione di industrie e seguendone il loro sviluppo. Supervisionò anche la modernizzazione dell'agricoltura conseguita con una massiccia meccanizzazione agricola e corroborata da un'ampia distribuzione di terre ai contadini.

Favorì una rivoluzione globale delle industrie energetiche, così come lo sviluppo dei servizi pubblici, dal trasporto all'educazione. Avviò e perfezionò una campagna nazionale per lo sradicamento dell'analfabetismo e a favore dell'istruzione obbligatoria gratuita.

Nel novembre del 2000 Saddam iniziò a richiedere che il petrolio iracheno fosse pagato in euro anziché in dollari, forse perché gran parte delle importazioni irachene avvenivano dai paesi europei, ma più probabilmente per tentare di indebolire la moneta statunitense: infatti secondo alcuni la domanda di dollari sarebbe dovuta soprattutto alla compravendita del greggio in quella valuta, il che sosterrebbe il suo cambio, proteggendolo dalla svalutazione; secondo costoro l'invasione statunitense del 2003 può essere interpretata anche come uno scontro fra petro-dollaro e petro-euro.

L'embargo proclamato dalle Nazioni Unite a seguito della guerra ha pesato fortemente sull'economia irachena, vista la difficoltà per l'apposito Ufficio dell'ONU incaricato di vagliare la rilevanza militare di ogni componente elettronico e ad alto contenuto tecnologico la cui importazione veniva sollecitata dall'Iraq e che, tra l'altro, ha a lungo impedito al Paese di sfruttare appieno la sua potenzialità energetica e idrica che in forte misura dipendevano proprio da un corretto impiego e da un'utilizzazione appropriata di tali apparecchiature.

Il degrado dell'efficienza industriale fu notevole e di questo pagò le conseguenze la popolazione civile, anche se la componente militare del regime iracheno fu messa al riparo col massimo dell'impegno possibile.

Nel 1996 il parlamento iracheno ha accettato un piano del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che autorizzava la vendita di quantità limitate di petrolio per far fronte alle necessità primarie alimentari e farmaceutiche del Paese (cosiddetto piano Oil for food ovvero petrolio in cambio di cibo).

In base ai rapporti ufficiali, la popolarità di Saddam Hussein sarebbe rimasta anche in tali momenti molto alta tra la popolazione irachena che veniva convinta dagli strumenti della propaganda del regime che le difficoltà patite scaturivano dalle decisioni vessatorie assunte dalle Nazioni Unite. Nel 2002 un referendum, che chiedeva la riconferma di Saddam Hussein come leader dello Stato iracheno, ottenne il 100% di voti favorevoli. D'altra parte, Saddam era l'unico candidato e il voto era obbligatorio.

Saddam aveva tre figlie e due figli, ʿUdayy Saddam Hussein e Qusayy Hussein, entrambi uccisi a Mossul dai militari statunitensi in Iraq: il figlioletto quattordicenne di quest'ultimo, Muṣṭafà, fu anch'esso ucciso nel raid di Mossul, con un accanimento - il ragazzo era già ferito e si nascondeva sotto un letto - inspiegato dalle ancora oscure modalità dell'operazione militare, ammesso che queste possano giustificare la messa in conto di uccidere civili minori.

Accusato di non aver adempiuto agli obblighi imposti dalla comunità internazionale e di possedere ancora armi nucleari, chimiche e biologiche, mai trovate però dagli ispettori dell'ONU, l'Iraq venne nuovamente attaccato. Il 19 marzo 2003, 300.000 soldati statunitensi e britannici invasero da sud l'Iraq dando il via all'operazione Iraqi Freedom con l'obiettivo di disarmare e distruggere il regime di Saddam, accusato di collusione con il terrorismo internazionale. Dopo pochi giorni di guerra le truppe britanniche conquistarono la penisola di al-Faw e Umm Qaṣr; la 3a Divisione di Fanteria e la 2a Divisione dei Marines arrivano alle porte di Baghdad il 2 aprile. Il 3 aprile comincia la battaglia per la conquista dell'Aeroporto Internazionale 'Saddam' a sud-ovest della capitale irachena; il 5 aprile lo scalo è totalmente sotto il controllo americano; nella stessa giornata, unità da ricognizione entrano per la prima volta a Baghdad incontrando scarsa resistenza; il 6 aprile comincia la battaglia di Baghdad con violenti scontri tra Fedayn e Statunitensi. Il 9 aprile, la capitale irachena cade e i Marines entrano vittoriosi nella piazza del Paradiso dove viene abbattuta, in diretta mondiale, la statua di Saddam Hussein. Il 15 aprile, le truppe statunitensi attaccano e conquistano Tikrīt, ultimo bastione di Saddam. Il 1° maggio 2003, il presidente George W. Bush proclama la fine dei combattimenti in Iraq: "Nella guerra contro l'Iraq, gli Stati Uniti d'America e i suoi alleati hanno prevalso". Nonostante l'emergere di una violenta e sanguinosa insurrezione portata avanti dalla resistenza irachena (a seconda dei punti di vista anche definita gruppi terroristici) con azioni di guerriglia (anche qui un altro punto di vista le definisce azioni terroristiche) e dagli uomini di Abū Musʿab al-Zarqāwī, leader di al-Qāʿida in Iraq, l'ex presidente iracheno viene catturato dai soldati americani in un villaggio nelle vicinanze di Tikrīt il 14 dicembre (fu trovato in un piccolo bunker scavato sottoterra).

Sottoposto a processo da un tribunale iracheno assieme ad altri sette imputati, fra cui il fratellastro, tutti gerarchi del suo regime, per crimini contro l'umanità, in relazione alla strage di Dujayl del 1982 (148 sciiti uccisi), il 5 novembre 2006 è stato condannato a morte per impiccagione (Saddam aveva richiesto la fucilazione) e il 26 dicembre 2006 la condanna è stata confermata dalla Corte d'appello. Con lui è stato condannato a morte per impiccagione anche Awwad al-Bandar, presidente del tribunale rivoluzionario, mentre Ṭāhā Yāsīn Ramaḍān, vice presidente, è stato condannato all'ergastolo. L'esecuzione per impiccagione è avvenuta alle 6 del mattino (ora irachena) del 30 dicembre 2006, data che coincideva con la festa del sacrificio, la maggiore solennità islamica.

In Iraq la sentenza ha provocato reazioni contrastanti: curdi e sciiti si sono rallegrati (il primo ministro Nūrī al-Mālikī avrebbe dichiarato che "La condanna a morte segna la fine di un periodo nero della storia di questo paese e ne apre un altro, quello di un Iraq democratico e libero"), mentre i sunniti hanno reagito manifestando contro il verdetto. Anche in Vicino Oriente le reazioni sono state contrastanti: i tradizionali nemici di Saddam (Iran e Kuwait) hanno accolto la sentenza con favore, mentre i governi del mondo sunnita hanno tenuto un basso profilo, cercando di non dispiacere né agli Stati Uniti, né alle proprie opinioni pubbliche, eccezion fatta per la Libia.

In Occidente la notizia della condanna a morte dell'ex-raʿīs di Baghdad è stata oggetto di giudizi fortemente contrastanti. L'Amministrazione degli Stati Uniti ha espresso la sua completa soddisfazione (Una pietra miliare sulla strada della democrazia, G.W. Bush). Invece i governi dei Paesi dell'Unione Europea, incluso quello italiano (siamo contro la pena di morte sia come italiani che come europei, Massimo D'Alema), pur approvando il verdetto di colpevolezza, hanno ribadito la loro contrarietà di principio alla pena capitale. Molti di essi si sono spinti a suggerire all'Iraq di non eseguire la sentenza, una posizione non lontana da quella russa.

Numerose e autorevoli organizzazioni umanitarie (tra le quali Amnesty International e Human Rights Watch) hanno criticato non solo la condanna a morte, ma anche lo svolgimento del processo, in cui non sarebbero stati sufficientemente tutelati i diritti della difesa e che sarebbe stato sottoposto a forti pressioni da parte del governo iracheno e indirettamente dell'Amministrazione statunitense.

Secondo l'agenzia di stampa Reuters l'impiccagione di Saddam Hussein è stata eseguita alle 4:00 italiane (le 6:00 ora locale) del 30 dicembre 2006. La trasmissione del video dell'impiccagione, in parte, è stata oggetto di dure critiche da parte di molte forze politiche.

Nelle ore successive alla morte, i media di tutto il mondo, a cominciare dalla televisione di Stato dell'Iraq, al-ʿIrāqiyya, hanno trasmesso un filmato relativo ai momenti immediatamente precedenti al momento dell'esecuzione, dove si vede Saddam Hussein giungere, apparentemente tranquillo, al patibolo e gli viene applicato il grosso cappio intorno al collo. Il video si interrompe poco prima che la botola sotto i piedi di Ṣaddām Ḥusayn venga aperta. Più tardi sono stati diffusi altri due filmati, di cattiva qualità, il primo che mostrava il cadavere del condannato avvolto parzialmente in un lenzuolo bianco - ma con il volto visibile, livido e sanguinante - mentre veniva portato via dal luogo dell'esecuzione e il secondo (l'unico dotato di traccia audio), ripreso verosimilmente con un telefono cellulare dai piedi del patibolo, che mostra l'intera sequenza dell'esecuzione. In quest'ultimo video è possibile seguire, con angolazione dal basso, gli stessi eventi ripresi nel primo video; di seguito si odono chiaramente i presenti inneggiare a Muqtadà al-Ṣadr non appena il condannato viene lasciato solo dal boia in piedi sulla botola chiusa e con il cappio già stretto al collo, il quale replica pronunciando a propria volta il nome Muqtadà con aria e tono ironico e chiedendo con aria di sfida a chi lo insulta se creda in tal modo di comportarsi da uomo. Alcuni secondi dopo Ṣaddām inizia, nel silenzio, a pronunciare ad alta voce la professione di fede islamica quando, dopo pochi secondi, viene interrotto all'incipit del secondo versetto dall'apertura della botola che, con uno stridore metallico, fa precipitare il suo corpo e tendere la corda. Seguono alcuni confusi fotogrammi accompagnati dall'inneggiare dei presenti all'avvenuta esecuzione dell'ex presidente iracheno e, poco dopo, le immagini ne inquadrano il volto, mentre, ormai morto, pende appeso al cappio.

La diffusione dei due filmati, in particolare quello nel quale è evidente lo scherno e l'oltraggio cui venne sottoposto il condannato poco prima dell'esecuzione, ha provocato notevole scandalo internazionale, profondo risentimento tra gli arabi sunniti e grave imbarazzo al governo iracheno, che ha annunciato di aver arrestato due persone come responsabili della sua esecuzione e diffusione. Ciò nonostante, dopo qualche giorno è emerso ed è stato diffuso via Internet un terzo filmato simile al primo, ancora una volta di cattiva qualità, che mostra il cadavere di Ṣaddām poco dopo l'esecuzione avvolto in un sudario, che viene scostato per mostrare la testa del giustiziato innaturalmente piegata a destra e il collo con un'ampia e profonda ferita sanguinolenta.

A seguito dell'impiccagione del fratellastro di Saddam Hussein, Barzān Ibrāhīm al-Tikrītī, e dell'ex-presidente del tribunale rivoluzionario iracheno, Awad al-Bandar (coimputati nella stesso processo conclusosi con la condanna capitale ai danni di Ṣaddām Ḥusayn), originariamente previste per la stessa notte nella quale fu eseguita quella di Saddām, poi rinviate ed effettuate alle 03:00 locali del 15 gennaio 2007, si è nuovamente diffuso orrore nel mondo alla notizia che la corda ha decapitato di netto il primo, facendo schiantare il corpo al suolo e rotolare la testa a diversi metri di distanza, come riferito dai giornalisti che hanno potuto visionare il video dell'esecuzione, rimasto questa volta riservato. Anche queste esecuzioni hanno attratto riprovazione da parte della comunità internazionale.

Il 16 gennaio 2007, in un'intervista senza precedenti, persino il presidente degli Stati Uniti d'America, George W. Bush, la cui Amministrazione aveva in precedenza difeso senza riserve la condanna morte e l'esecuzione di Saddam Hussein, ha condannato con parole molto forti le modalità di impiccagione ("L'esecuzione di Ṣaddām è sembrata come una vendetta", ha dichiarato Bush e il governo iracheno presieduto da Nūrī al-Mālikī che, ha spiegato ancora il presidente, "deve ancora maturare" e "rende difficile far passare presso il popolo americano l'idea che si tratti di un governo che voglia unificare il Paese"..

Tali dichiarazioni di George Bush sono state accolte con scetticismo da alcuni osservatori internazionali che, come Feurat Alani, inviato a Baghdad per il giornale svizzero Le Temps, hanno sollevato il sospetto che la fretta nel liberarsi di Ṣaddām e dei suoi più prossimi complici sia in realtà stata originata dal desiderio di metter a tacere per sempre la delicata questione costituita dai considerevoli aiuti - anche militari ed in termini di armi di distruzione di massa - forniti da Stati Uniti d'America, Francia e Gran Bretagna al regime di Ṣaddām Ḥusayn durante gli anni '80.

Il 31 dicembre, giorno successivo all'esecuzione, il corpo di Saddam Hussein è stato consegnato al capo della tribù cui apparteneva e il suo cadavere, lavato ritualmente da un imam sunnita ed avvolto nel sudario e deposto in una bara coperta dalla bandiera irachena, è stato sepolto nella tomba di famiglia nei pressi del villaggio natale, accanto ai figli dell'ex dittatore, ʿUdayy e Qusay e al nipote quattordicenne Muṣṭafà (figlio di Qusay), uccisi dalle forze americane il 22 luglio del 2003 a Mosul.

Per la parte superiore



Neoconservatorismo

Senatore Henry M. Jackson, influente precursore del neoconservatorismo.

Il termine Neoconservatorismo si riferisce al movimento politico, all'ideologia, agli scopi politici dei "nuovi conservatori" negli Stati Uniti d'America. Riguardo alle tematiche sociali, i neoconservatori (detti anche neocon, sia dagli ammiratori che dai critici) non si oppongono più di tanto ai principi del "big government" e propongono solo limitate restrizioni alla spesa sociale.

Dal punto di vista della politica estera, il movimento sostiene l'utilizzo della forza militare, se necessario in maniera unilaterale, per sostituire regimi dittatoriali avversi con democrazie o dittature amiche.

Questa visione è contraria all'internazionalismo, al realismo e all'isolazionismo.

Il prefisso "neo" assume una pluralità di significati. In primo luogo denota la "novità" dell'approdo ad idee conservatrici di gran parte dei primi neocon, che provenivano in genere da culture politiche di sinistra, erano liberal (se non socialisti o trotzkisti) e simpatizzanti del Partito Democratico. Sotto un altro profilo, indica la relativa "novità" del movimento, consolidatosi solo negli anni '70, rispetto ai più consolidati e tradizionali orientamenenti del conservatorismo nordamericano (esistono intellettuali neocon anche in Canada). Infine, ma non meno importante, serve a distinguere le tematiche di questa scuola da quelle portate avanti dai conservatori "tradizionali" oppure dai cosiddetti "paleoconservatori", altre figure piuttosto recenti (nonostante il nome) nell'ambito della cultura conservatrice statunitense.

Il neoconservatorismo moderno è spesso associato a riviste come Commentary e The Weekly Standard, oppure all'attività di think tank come l'American Enterprise Institute (AEI) e Project for the New American Century (PNAC). Ai neoconservatori è stato spesso attribuita una grande influenza sulla politica estera degli Stati Uniti, soprattutto in quella svolta dalle amministrazioni repubblicane di Ronald Reagan (1981-1989) e di George W. Bush (a partire dagli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001).

Il termine "neocon", diventato molto popolare negli ultimi anni, in realtà è piuttosto evanescente e viene rifiutato da molti che vengono inseriti all'interno del movimento dalle semplificazioni giornalistiche.

Il significato del termine è notevolmente cambiato nel tempo. James Bryce lo presentava come un neologismo nel suo Modern Democracies (1921). In "The Future of Democratic Values" pubblicato sul numero di Partisan Review, di luglio e agosto 1943, Dwight MacDonald si lamentava dei "neoconservatori della nostra epoca, che rifiutano gli assunti del materialismo, la Natura Umana e il Progresso". Citava ad esempio Jacques Barzun, che stava cercando "di combinare valori progressisti e concetti conservatori".

Nei primi anni '70 lo scrittore e attivista socialista Michael Harrington usò il termine in una maniera simile a quella di MacDonald, per connotare ex membri della sinistra che si erano spostati sensibilmente a destra – e che Harrington definiva sarcasticamente "socialisti per Nixon". In queste prime accezioni, i neoconservatori rimanevano sostenitori del welfare state, ma si distinguevano dal resto della sinistra per la loro alleanza con la politica estera dell'amministrazione Nixon, specialmente riguardo all'anticomunismo, al sostegno della Guerra nel sud est asiatico e alla forte avversione nei confronti dell'Unione Sovietica. L'appoggio al welfare state non è, peraltro, connesso all'uso moderno del termine.

Accademicamente, il termine "neoconservatore" è più spesso riferito a giornalisti, consiglieri politici, analisti e istituzioni collegati alla fondazione Project for the New American Century (PNAC) e alle riviste Commentary e The Weekly Standard più che con tradizionali istituzioni conservatrici, come la Heritage Foundation o periodici come Policy Review o National Review.

Secondo Irving Kristol, precedente caporedattore del Commentary e adesso membro anziano dell'istituto conservatore American Enterprise Institute di Washington ed editore della rivista dei "falchi" The National Interest, un neoconservatore è un "liberal colpito dalla realtà" ossia una persona con idee progressiste passata al conservatorismo dopo aver visto l'impatto pratico delle politiche liberal, sia all'estero che all'interno del paese.

Per alcuni i precedenti intellettuali del neoconservatorismo possono essere ricercati nei lavori del filosofo politico Leo Strauss. Anche se Strauss ha raramente sostenuto argomenti di politica estera, ad opinione di alcuni Strauss ha influenzato la visione di politica estera dei governi neo-conservatori, soprattutto riguardo l'applicazione del diritto internazionale in situazioni in cui è implicato il terrorismo. Inoltre gli studi di Strauss sulla scrittura reticente secondo alcuni spiegherebbero alcune posizioni del movimento neoconservatore in tema di etica sociale e di tutela dei valori tradizionali come applicazione concreta dell'idea che anche se cultura e moralità sono solo una invenzione dell'autorità dei filosofi/profeti, sono tuttavia elemento indispensabile di ogni società umana.

I neoconservatori, durante la guerra fredda, hanno sostenuto un energico anticomunismo. Riguardo a questioni di politica interna, il movimento ha propuganto una spesa sociale superiore a quella solitamente ritenuta accettabile dai libertari e dai conservatori tradizionali e simpatizzato per il movimento dei diritti civili a favore dei neri e delle altre minoranze. Dal punto di vista della politica estera (quella più importante nell'identificazione delle teorie neoconservatrici), l'agenda ritenuta auspicabile è meno deferente alle concezioni tradizionali della diplomazia e del diritto internazionale, oltre che meno incline ai compromessi sulle questioni di principio, anche se ciò porta ad agire unilateralmente. Altre caratteristiche che in genere accomunano i neoconservatori sono la preferenza per il libero commercio internazionale, il sostegno ad Israele e a Taiwan, l'opposizione ai regimi del Medio Oriente sospettati di collusioni col terrorismo.

Il movimento simpatizza per la concezione del presidente democratico Woodrow Wilson, diretta a diffondere all'estero gli ideali americani riguardo al governo, all'economia e alla cultura politica, anche se tende a rigettare la tipica fede wilsoniana, secondo cui questi risultati sarebbero raggiunti attraverso le organizzazioni internazionali ed i trattati.

Nella concezione della politica estera, il movimento si allontana anche dall'interventismo di Theodore Roosevelt. Per Roosevelt, gli strumenti del diritto internazionale erano inefficaci e solo l'equilibrio delle forze garantiva gli interessi del paese. Gli Stati Uniti avrebbero dovuto intervenire soltanto quando l'equilibrio delle forze fosse stato minacciato da una nuova minacciosa potenza. I neoconservatori vanno oltre, sostenendo la prevenzione, ovvero la necessità di colpire il nemico prima che questo colpisca noi. Le minacce di oggi sono, oltre al terrorismo internazionale, i regimi tirannici che, per rendersi credibili, devono dimostrare necessariamente la vulnerabilità del nemico: di qui la risposta neoconservatori che giustifica l'uso della forza per provocare i cambiamenti di regime.

Comparati con le altre tendenze del conservatorismo statunitense, i neoconservatives sono caratterizzati, come si è visto, da una maggiore spinta interventista in politica estera, spinta da motivazioni morali. Dal punto di vista della politica interna, la teoria neocon è meno attenta alle istanze tradizionali del "conservatorismo sociale" (aborto, religione, valori etici) e a quelle libertarie e neoliberiste tendenti ad un "governo minimo".

La maggioranza di coloro attualmente considerati "neoconservatori" sono membri del Partito Repubblicano (Republican Party). Mentre i neoconservatori sono sempre stati sulla stessa linea elettorale degli altri conservatori, hanno sostenuto le stesse Aministrazioni Presidenziali , e hanno spesso ignorato le differenze ideologiche fra i conservatori e i politici di Sinistra, ci sono evidenti differenze tra i neocons e le visioni tradizionali o "paleoconservative". In particolare, i neoconservatori discordano sulla visione nativista e protezionista, e sull' isolazionismo del Conservatorismo Americano una volta impersonificato dall'ex-Repubblicano "paleoconservatore" Pat Buchanan, e sul tradizionale approccio Pragmatico alla politica estera spesso associato a Richard Nixon, che in genere mantenne una politica di pragmatica alleanza coi dittatori; una politica di pace attraverso la negoziazione, di diplomazia, e di controllo " détente and containment " — piuttosto che di "rollback" con l' Unione Sovietica; e l'inizio del progetto che porto'a legami fra la Repubblica Popolare Cinese (RPC) e gli Stati Uniti.

Gli scrittori Neoconservatori hanno frequestemente espresso ammirazione per la politica estera interventista di Theodore Roosevelt. La politica estera Neoconservatrice viene definita un "rollback del Comunismo" (defined by advocacy of a "rollback" of Communism ), un'idea scaturita sotto la presidenza Eisenhower daJohn Foster Dulles), ad opposizione della politica di contenimento,dominante negli Stati Uniti dall'inizio della Guerra Fredda e durante l'amministratzione Carter. Periodici influenti come il Commentary, The New Republic, The Public Interest, e The American Spectator, e successivamente The Weekly Standard sono nati da importanti neoconservatori o in ogni caso ospitano gli articoli di scrittori neoconservatori. In politica estera, secondo i critici i neoconservatori hanno una visione del mondo in termini di 1939, paragonando l'azione di avversari diversi come l' Unione Sovietica e Osama bin Laden (e, ancora, l'estremismo Islamico, definito anche Islamofascismo da molti neoconservatori), e la Cina ai Nazisti tedeschi e al Giappone.

Relativamente pochi tra coloro che vengono identificati come neoconservatori accettano l'etichetta.

I critici del termine sostengono che manca di una definizione coerente, o che è coerente solo nel contesto della Guerra fredda.

Jonah Goldberg ed altri hanno respinto l'etichetta in quanto trita e troppo usata, affermando che "non c'è niente di 'nuovo' in me: non sono mai stato altro che conservatore." Altri critici hanno sostenuto analogamente che il termine è diventato senza senso a causa di un uso eccessivo ed inconsistente. Ad esempio, Dick Cheney e Donald Rumsfeld sono spesso identificati come leader neocon nonostante il fatto che entrambi siano stati per tutta la vita dei conservatori repubblicani (anche se Cheney ha dato a voce il proprio appoggio alle idee di Irving Kristol). Così, simili critici rigettano la pretesa per la quale esiste un movimento neocon separato dal tradizionale conservatorismo americano.

Durante gli anni '70, ad esempio, in un libro scritto da Peter Steinfels sul movimento, l'uso del termine neoconservatore non è mai stato identificato con le opere di Leo Strauss. La quasi sinonimia, in alcuni ambienti, tra neoconeservatorismo e straussianismo è un fenomeno molto più recente, il quale suggerisce che forse i due movimenti piuttosto distinti si sono fusi in uno, nei fatti o negli occhi di alcuni spettatori.

Questo termine è spesso usato in modo dispregiativo da parte dei paleoconservatori (che oppongono il neoconservatorismo alla visione politica di Destra ) e dai rappresentanti del Partito Democratico degli Stati Uniti (che lo oppongono invece alla visione politica di Sinistra ). Negli ultimi tempi, il termine Neocon è stato utilizzato dai Democratici per criticare l'azione del Partito Repubblicano e i leaders dell'attuale amministrazione Bush.

I "nuovi" conservatori inizialmente arrivarono a questa visione partendo dalla sinistra politica, specialmente come risposta a sviluppi chiave nella moderna storia americana.

I precursori del neoconservatorismo erano generalmente dei liberal o dei socialisti che supportavano fortemente la Seconda Guerra mondiale, e che negli anni '30 erano influenzati dalle idee di newdealisti, sindacalisti e trotskysti, in particolare quelli che in politica seguivano le idee di Max Shachtman. Un numero di futuri conservatori come Jeane Kirkpatrick e Ken Adelman in gioventù erano shachtmaniti, mentre altri in seguito fecero parte dei Socialdemocratici americani (SDUSA). Gran parte dei neoconservatori, comunque, negheranno strenuamente, anche contro l'evidenza, di essere mai stati Shachtmaniti.

L'opposizione alla strategia di deterrenza nei confronti dell'Unione sovietica ed alle visioni dell'antisovietica ed anticapitalista Nuova Sinistra, che emerse negli anni '50, avrebbero causato lo strappo dei neoconservatori con il "liberal consensus" del primo dopoguerra. I primi teorici "neoconservatori", come Irving Kristol e Norman Podhoretz, furono spesso associati con Commentary, una rivista all'interno della quale la loro evoluzione intellettuale è piuttosto evidente nel corso di quegli anni. Durante gli anni '50 ed i primi anni '60 i primi neoconservatori erano dei socialisti anticomunisti che sostenevano fortemente l' American Civil Rights Movement, l'integrazione razziale, e Martin Luther King.

Se inizialmente le visioni della Nuova Sinistra erano diventate molto popolari tra i figli di comunisti ortodossi - spesso erano famiglie ebree immigrate e povere -, compresi alcuni degli odierni neocon più famosi, alcuni neoconservatori arrivarono a disprezzare la controcultura degli anni '60 e ciò che sentivano come un crescente antiamericanismo tra molti dei baby boomers, esemplificato dall'emergente Nuova Sinistra e dal movimento contro la Guerra del Vietnam.

La radicalizzazione della Nuova Sinistra spinse questi intellettuali più decisamente a destra; infatti, essi si schierarono verso un più aggressivo militarismo, e si mostrarono delusi dalla Great Society dell'amministrazione Johnson.

Gli accademici di questi circoli, molti dei quali erano ancora democratici, si ribellarono contro lo spostamento a sinistra del Partito Democratico per quanto riguardava la difesa, specialmente dopo la nomination di George McGovern nel 1972. Molte delle loro preoccupazioni vennero esplicate nel bestseller The Real Majority, scritto dal futuro neocon Ben Wattenberg. Molti di essi si raggrupparono attorno al senatore democratico Henry Jackson, ma in seguito si allinearono con Ronald Reagan ed i repubblicani, che promisero di affrontare l' "espansionismo" sovietico.

Nel suo libro semi-autobiografico, Neoconservatism: The Autobiography of an Idea, Irving Kristol cita una serie di influenze al suo pensiero, che comprendono non solo Max Shachtman e Leo Strauss, ma anche la critica letteraria scetticamente liberale Lionel Trilling. L'influenza di Leo Strauss e dei suoi seguaci su alcuni neocons ha causato qualche controversia. Alcuni affermano che l'influenza di Strauss abbia creato una visione machiavellica della politica in alcuni neocons. Vedi Leo Strauss per approfondire l'argomento.

Le più comune critiche a Lind arguiscono che non c'è nessuna connessione teorica tra il concetto di rivoluzione permanente, la quale è basata sulle diverse fasi graduali tipiche del comunismo ossia: Prima fase democrazia, Seconda fase socialismo e terza comunismo. Questa idea non ha niente a che fare con la radice Wilsoniana del movimento neocon.

Negli anni '70 lo scienziato politico Jeane Kirkpatrick iniziò a criticare il Partito Democratico, di cui faceva ancora parte, a partire dalla nomination presidenziale del pacifista George McGovern; Kirkpatrick si convertì alle idee del neoconservatorismo propugnate da accademici che una volta erano di sinistra.

Durante la campagna elettorale di Ronald Reagan del 1980, questi la arruolò come consigliere per la politica estera e, una volta eletto, la nominò rappresentante degli Stati Uniti all'ONU, posizione che mantenne per quattro anni. Conosciuta per la sua visione anticomunista e per la sua tolleranza verso le dittature di destra (da lei considerati "regimi moderatamente repressivi" e quindi criticati meno), sostenne che gli USA non avrebbero dovuto aiutare il rovesciamento di tali regimi se questi avrebbero solo potuto essere sostituiti con regimi di sinistra ancora meno democratici. Il rovesciamento dei regimi di sinistra era accettabile ed a volte essenziale in quanto essi servivano da baluardo contro l'espansione degli interessi dei sovietici.

Sotto questa dottrina, conosciuta come Dottrina Kirkpatrick, l'amministrazione Reagan all'inizio tollerò leader come Augusto Pinochet in Cile e Ferdinand Marcos nelle Filippine. Verso la fine degli anni '80, comunque, una seconda generazione di neocon, come Elliot Abrams, spinse per una chiara politica di supporto alla democrazia contro i dittatori a prescindere dal loro orientamento politico. Così, mentre il sostegno americano a Marcos continuò anche dopo le fraudolente elezioni del 7 febbraio 1986, iniziò un dibattito dentro l'amministrazione riguardante come e quando opporsi a Marcos.

Nei giorni seguenti, a causa del rifiuto popolare ad accettare Marcos come vincitore, crebbe l'agitazione nelle Filippine. L'amministrazione Reagan allora raccomandò a Marcos di accettare la sconfitta e lesciare il paese, cosa che fece. Il team di Reagan, ed in particolare l'Assistente Segretario di Stato per gli Affari Interamericani, Elliot Abrams, supportò anche il plebiscito cileno che nel 1988 portò il Paese alla democrazia ed alla rimozione del dittatore Pinochet. Attraverso il National Endowment for Democracy, guidato da un altro neocon, Carl Gershman, furono donati dei fondi all'opposizione di Pinochet al fine di assicurare delle elezioni equilibrate.

In questo senso, i responsabili di politica estera neoconservatori dell'era Reagan erano differenti da alcuni dei loro predecessori conservatori più tradizionalisti, così come dalla vecchia generazione di neocon. Mentre molti di questi ultimi pensavano che gli alleati dell'America dovevano essere difesi a tutti i costi, qualsiasi fosse la natura del loro regime, molti neocon più giovani supportavano di più l'idea di cambiarli per renderli più compatibili ed in linea con i valori statunitensi.

La fede nell'universalità della democrazia sarebbe stato un valore-chiave dei neocon, che avrebbe continuato a giocare un ruolo più esteso nel periodo dopo la Guerra fredda. Comunque, alcuni critici avrebbero detto che la loro enfasi sul bisogno di imporre dall'esterno un "cambio di regime" per le nazioni "canaglia" come l'Iraq era in contrasto col principio democratico di autodeterminazione. Gran parte dei neocon hanno considerato invalido questo argomento perché, per loro, solo un Paese con un governo democratico è in grado di esprimere una vera determinazione per il suo popolo.

Da parte sua, il Presidente Reagan non intraprese interventi a lungo termine per dirigere la rivoluzione sociale nel Terzo Mondo che molti dei suoi consiglieri avrebbero voluto. Invece, favorì soprattutto interventi veloci per attaccare o rovesciare gruppi terroristi o governi di sinistra, interventi che aumentarono un senso di trionfalismo post-Guerra del Vietnam tra gli Americani, come gli attacchi a Grenada e in Libia, e finanziamenti a milizie di destra del Centro America, inclusi i Contras che cercavano di rovesciare il governo sandinista del Nicaragua.

Cosa più importante, Reagan si distanziò nettamente dai neocon per quanto riguarda l'Unione Sovietica di Mikhail Gorbachev, intraprendendo una strategia conciliatoria incentrata sul disarmo e sulla democratizzazione invece che sullo scontro e sul riarmo. Comunque, Reagan aveva compiuto il suo strappo più decisivo con i neocon nel 1983 quando aveva rifiutato di rimanere impegnato nella guerra civile in Libano e si era mostrato piuttosto indifferente nei confronti di Israele. Molti neocon s'infuriarono con Reagan per tutte queste ragioni; Norman Podhoretz arrivò addirittura a paragonarlo a Neville Chamberlain.

In generale, molti neocon pensano che il collasso dell'Unione Sovietica sia direttamente dovuto alla linea dura di Reagan, ed alla bancarotta dovuta al tentativo di tenere il passo della corsa al riarmo. Quindi, vedono ciò come una forte conferma della loro visione del mondo, nonostante l'accusa per la quale essi avrebbero largamente riscritto questa storia.

Durante gli anni '90, i neocon erano ancora una volta al lato opposto rispetto alla visione di politica estera della classe dirigente, sia sotto l'amministrazione repubblicana di George H. W. Bush sia sotto quella democratica del suo successore, il Presidente Bill Clinton. Molti critici accusarono i neoconservatori di aver perso la loro ragion d'essere ed influenza in seguito al collasso dell'Unione Sovietica. Altri sostengono che essi hanno perso il loro status a causa del loro coinvolgimento nell'Irangate durante l'amministrazione Reagan.

Gli scrittori neocon erano critici nei confronti della politica estera post-Guerra fredda di George H. W. Bush e di Bill Clinton, che attaccavano per aver ridotto le spese militari e in quanto agivano senza un senso di idealismo nella promozione degli interessi americani. Essi accusarono queste amministrazioni ritenendo che mancavano di "chiarezza morale" e della convinzione di intraprendere gli interessi strategici americani in modo unilaterale.

Particolarmente stimolante per il movimento fu la decisione di George H. W. Bush e del Generale Colin Powell di lasciare Saddam Hussein al potere dopo la prima Guerra del Golfo nel 1991. Alcuni neoconservatori videro questa politica, e la decisione di non aiutare i gruppi dissidenti indigeni come i Curdi e gli Sciiti nella loro resistenza ad Hussein nel biennio 1991-1992, come un tradimento dei principi democratici.

Negli anni seguenti alla Guerra del Golfo in Iraq, molti neoconservatori fecero pressioni per destituire Saddam Hussein. Il 19 febbraio 1998, una lettera aperta per il Presidente Clinton fu firmata da dozzine di intellettuali, molti dei quali si identificavano sia con il neoconservatorismo sia, successivamente, con gruppi ad esso collegati come il PNAC, raccomandando un'azione decisiva per rimuovere Saddam dal potere.

I neoconservatori parteciparono anche alla blue team, che premeva per una politica di scontro con la Cina e un forte supporto militare e diplomatico per Taiwan.

I sostenitori del neoconservatorismo spinsero per apportare un cambiamento alla politica estera nel passaggio dall'amministrazione Clinton a quella di George W. Bush. Nonostante cio', la campagna politica di Bush, e in seguito i primi tempi dell'Amministrazione Bush, non sembrarono esibire un forte sostegno nei confronti dei prinicipi neoconservatori, in quanto Bush mantenne la sua idea di opposizione all'idea di "nation-building" e i primi rapporti di confronto sulla politica estera con la Cina furono intrattenuti senza i metodi "rumorosi" supportati da alcuni pensatori neoconservativi. Inoltre nei primi tempi dell'amministrazione alcuni neoconservatori criticarono l'amministrazione Bush perché ritenevano fosse troppo poco a favore dello Stato di Israele, e affermavano che la sua politica estera fosse nella sostanza troppo simile a quella di Clinton.

L'amministrazione Bush fu criticata da alcuni neoconservatori per la reazione conciliante tenuta durante l'incidente dell'aereo spia. Il 1 aprile 2001 un aereo spia EP-3E della Marina militare si scontrò con un caccia J-8 cinese sul Mar Cinese meridionale, uccidendo il pilota cinese e costringendo l'EP-3E a compiere un atterraggio d'emergenza sull'isola cinese di Hainan, dove i 24 membri americani dell'equipaggio furono trattenuti ed interrogati per undici giorni mentre il loro aereo fu perquisito e fotografato dai Cinesi. L'amministrazione Bush si attivò per vie diplomatiche ed in seguito inviò una lettera di scuse al Ministro degli Esteri Cinese . L'ex-Assistente Segratario alla Difesa del Presidente Reagan, Frank Gaffney, scrisse in un articolo nella National Review Online: il Presidente Bush "dovrebbe usare questa occasione per render chiaro al popolo americano che la Repubblica Popolare Cinese si sta comportando in un modo sempre più bellicoso. Bush ha bisogno di parlare di queste minacce secondo il suo impegno di difendere l'America, le sue forze d'oltremare ed i suoi alleati.".

In seguito agli attentati dell'11 settembre 2001 al World Trade Center e al Pentagono, comunque, l'influenza dei neoconservatori aumentò, almeno se con questo si intende una presa di posizione muscolare riguardo alla politica estera; l'amministrazione Bush sembrò aver trovato la sua missione spostando la minaccia dal comunismo al terrorismo islamico.

Gli attacchi del 9/11 favorirono anche l'identificazione dei neoconservatori con la lotta dello Stato di Israele contro il terrorismo; ciò servì a far percepire un parallelo tra gli USA ed Israele come nazioni democratiche sotto la minaccia di attacchi terroristici. Inoltre, alcuni neoconservatori hanno a lungo sostenuto che gli Stati Uniti avrebbero dovuto emulare le tattiche israeliane riguardanti gli attacchi preventivi, specialmente le azioni compiute negli anni '80 contro le strutture nucleari in Libia e ad Osirak, in Iraq.

La dottrina Bush, enunciata dopo l'11 settembre, include il concetto secondo il quale le nazioni che ospitano dei terroristi vanno considerate nemiche degli Stati Uniti. Questo concetto abbraccia anche la dottrina Clinton, secondo la cui visione l'azione militare preventiva è giustificata per proteggere gli Stati Uniti dalla minaccia di terrorismo o di attacchi. Entrambe le dottrine stabiliscono che gli Stati Uniti dovranno essere abbastanza forti da dissuadere potenziali avversari dal perseguire uno sviluppo militare nella speranza di superare o eguagliare il potere statunitense.

Questa dottrina può esser considerata l'abbandono della dottrina della deterrenza (nella Guerra fredda attraverso la distruzione reciprocamente assicurata) come mezzo primario di autodifesa. Mentre ci sono stati attacchi preventivi occasionali da parte delle forze statunitensi, solo recentemente gli attacchi preventivi sono diventati la politica ufficiale degli Stati Uniti.

I più prominenti sostenitori della visione neoconservatrice dentro l'amministrazione sono il Vicepresidente Dick Cheney, il Segretario di Stato Condoleezza Rice e, fino al 2006 (anno in cui ha lasciato l'incarico), il Segretario della Difesa Donald Rumsfeld.

Allo stesso tempo, ci sono stati limiti al potere dei neoconservatori nell'amministrazione Bush. L'ex-Segretario di Stato Colin Powell (così come l'intero Dipartimento di Stato) è stato spesso visto come un avversario delle idee neoconservatrici. Comunque, con le sue dimissioni e con la promozione di Condoleezza Rice, insieme alle diffuse dimissioni all'interno del Dipartimento di Stato, dentro l'amministrazione Bush il punto di vista neoconservatore si è solidificato. Se la nozione dei neocon di azione dura e decisiva è stata evidente nella politica statunitense riguardo al Medio Oriente, essa non si è vista nella politica nei confronti della Cina e della Russia o nel gestire la crisi nucleare nordcoreana.

Negli scritti di Paul Wolfowitz, Norman Podhoretz, Elliott Abrams, Richard Perle, Jeane Kirkpatrick, Max Boot, William Kristol, Robert Kagan, William Bennett, Peter Rodman ed altri neoconservatori influenti nel forgiare le dottrine di politica estera dell'amministrazione Bush, ci sono frequenti riferimenti alla politica di appeasement condotta nei confronti di Hitler a Monaco nel 1938, alla quale sono paragonate le politiche di deterrenza e contenimento (invece di rollback) applicate durante la Guerra fredda nei confronti dell'Unione sovietica e della Cina.

Mentre alcuni più convenzionali esperti di politica estera sostenevano che l'Iraq poteva essere controllato rafforzando le No-Fly Zone e con le ispezioni da parte delle Nazioni Unite per ridurre la sua capacità di possedere armi chimiche o nucleari, i neoconservatori considerarono questa politica inefficace e la etichettarono come appeasement.

La guerra che l'amministrazione Bush continua a combattere in Iraq può essere considerata come un test della validità pratica del pensiero e dei principi neocon. Se la Guerra in Iraq ha successo nello stabilizzare l'Iraq ed il Medio Oriente, allora le idee neoconservbatrici avranno realizzato un successo. Se, però, la guerra in Iraq destabilizza ancora di più il Medio Oriente o porta ad un nuovo regime che dà adito a terroristi e criminali, in questo caso le idee neoconservatrici avranno subito un duro colpo.

Inoltre, se la Guerra in Iraq ha successo nel fondare una democrazia robusta ed autosufficiente, l'influenza del pensiero neoconservatore sul Partito Repubblicano probabilmente si consoliderà o potrebbe addirittura aumentare. Ma se la Guerra si prolunga, richiedendo una spesa eccessiva in termini di perdite americane e di denaro, e fonda in Iraq un governo debole o inefficace, incapace di controllare il terrorismo ed il crimine, allora l'influenza dei neocon dentro il Partito Repubblicano probabilmente diminuirà.

I neoconservatori sono stati spesso criticati dagli oppositori per l'invasione americana in Iraq, vista da molti di loro come una iniziativa unilaterale neoconservatrice.

C'è anche un conflitto tra neoconservatori e conservatori libertari. I conservatori libertari sono ideologicalmente opposti a governi liberali e guardano alle ambizioni in politica estera dei neoconservatori con sfiducia. Ron Paul, un repubblicano libertario che ha un distretto in Texas, ha alzato la voce più volte contro l'amministrazione Bush sia per ciò che riguarda la politica estera che per quanto riguarda il fisco, asserendo come principio morale guida quello del non-intervento.

Ci sono stati numerosi conflitti tra neoconservatori e business consevatori in diverse aree. L'esempio senza dubbio più lampante è quello riguardante la questione cinese: i neoconservatori tendono a vedere la Repubblica popolare cinese come una minaccia incombente per gli Stati Uniti e propendono per aspre politiche al fine di contenere questa minaccia. I Business conservatori invece vedono la Cina come un'immensa opportunità economica e guardano ad una forte politica contro la Cina come ad un'opposizione ai loro desideri commerciali e di progresso economico. I business-men conservatori appaiono inoltre molto meno fiduciosi riguardo alle instituzioni internazionali. Infatti, dove la Cina è coinvolta i neoconsevatori tendono a trovarsi molto più d'accordo con i Liberal-democratici che con i business-men conservatori.

La disputa su Israele e polizia domestica ha contribuito ad accrescere negli anni il conflitto con i paleoconservatori, il cui specifico nome fu composto come un rimprovero ai loro fratelli "neocon". Ci sono molte questioni personali ma effettivamente il punto di vista paleoconservatore e quello neoconservatore sono in contrasto in numerosi punti: libero commercio, immigrazione, isolazionismo, welfare state. E in qualche caso riguardo all'aborto e l'omessualità.

Alcuni oppositori dei neoconservatori hanno cercato di enfatizzare la loro attenzione alla politica di Israele, evidenziando la presenza di un certo numero di ebrei nelle file del movimento neoconservatore per sollevare la questione della doppia lealtà (agli USA e a Israele). Un certo numero di oppositori come Pat Buchanan e Juan Cole hanno accusato i neoconservatori di mettere gli interessi di Israele prima di quelli dell'America. Per contro questi critici sono stati accusati di antisemitismo.

Diversi teorici del complotto neonazisti come David Duke hanno attaccato il neoconservatorismo come un agente degli "interessi ebraici". Per elaborare questa idea, sono stati usati spesso classici luoghi comuni antisemiti, come quello per cui gli ebrei raggiungono il potere mettendo sotto controllo le idee dei dirigenti politici. Similmente, durante l'invasione dell'Iraq guidata dagli Stati Uniti, la rivista di sinistra AdBusters pubblicò una lista dei "50 neocons più influenti negli Stati Uniti", facendo notare che metà di loro è ebrea (). Peraltro, molti neoconservatori di spicco, come Michael Novak, Jeane Kirkpatrick, Frank Gaffney e Max Boot non sono ebrei.

Rispetto a questo tema è interessante rilevare che negli USA esiste da tempo un movimento religioso protestante che viene definito sionismo cristiano. I sionisti cristiani credono che il ritorno degli ebrei nella Terra Santa e la fondazione dello stato di Israele nel 1948 sia il compimento delle profezie bibliche.

In Italia vi sono personalità pubbliche che si ispirano ai neoconservatori. Va precisato che nel caso dell'Italia c'è una notevole affinità tra il pensiero neoconservatore e la cosiddetta ideologia cristianista propugnata da Marcello Pera e Giuliano Ferrara. Nel caso degli USA invece i neoconservatori si possono considerare abbastanza distinguibili dai teocon del movimento Christian Right.

La fonte per il pensiero neoconservatore italiano è il quotidiano Il Foglio, diretto da Giuliano Ferrara, mentre il più autorevole estimatore del pensiero neo-con nel centro-sinistra è stato Daniele Capezzone, segretario dei Radicali Italiani, il quale ha più volte ricordato di essere "il perfido amico dei perfidi neo-con" (nel 2008 Capezzone ha lasciato sia i Radicali Italiani, sia l'alleanza di centro-sinistra).

Libri sul neoconsrevatorismo sono, la lettura della trilogia sul neoconservatorismo di Flavio Felice: "Prospettiva neocon. Capitalismo, democrazia, valore nel mondo unipolare", Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 2005; "Teocon e neocon. Il ruolo della religione nella vita pubblica statunitense", Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 2006; "Welfare society. Dal paternalismo di stato alla sussidiarietà orizzontale", Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 2007.

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Eminem

Eminem in concerto a New York nel 2005

Eminem, nome d'arte di Marshall Bruce Mathers III, detto anche Slim Shady (St. Joseph, Missouri, 17 ottobre 1972), è un rapper, attore e produttore discografico statunitense.

Con oltre 70 milioni di dischi venduti, di cui 27 milioni nei soli Stati Uniti, è annoverato tra gli artisti di maggior successo della scena hip hop e rap. è stato il miglior rapper dal 1997 al 2000 Si fa notare per i cambi di stile vocale nella stessa canzone, e per l'uso frequente di allitterazioni ed assonanze. I brani del rapper criticano in primo luogo le sue difficoltà familiari e il costume del suo paese, ma sono anche a connotazione omofobica e misogina.

Il premio Nobel Séamus Heaney ha lodato Eminem per l'"energia retorica" e per l'interesse suscitato dai testi delle sue canzoni, mentre Elton John lo ha paragonato, per i successi conseguiti, ad altri musicisti celebri quali Mick Jagger e Jimi Hendrix. Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha piazzato Eminem al numero 82 nella sua lista dei 200 migliori artisti di tutti i tempi, e secondo il sito About.com è al 13esimo posto tra i rapper più importanti di sempre.

Cresciuto a Detroit (Michigan), è stato scoperto nel 1997 dal noto gangsta rapper e produttore Dr. Dre. A lanciarlo è stato il singolo My Name Is, pubblicato due anni dopo. A sua volta Eminem si è anche affermato come produttore di album hip hop, producendo con la sua etichetta discografica, la Shady Records, i lavori di colleghi come Obie Trice, Bobby Creekwater, Stat Quo e 50 Cent.

Marshall Mathers,alto 1,73 m,è mancino, è di origini inglesi, scozzesi e tedesche.I suoi genitori, Marshall Bruce Mathers II e Debbie Mae Nelson, erano due musicisti rock piuttosto poveri e per questo costretti a trasferirsi da una parte all'altra degli Stati Uniti, in condomini e roulotte. Quando Marshall aveva appena 6 mesi, il padre abbandonò lui e la madre. A 12 anni, insieme a sua madre, si stabilì definitivamente a Detroit. Veniva spesso malmenato dai compagni di scuola, ed uno in particolare lo mandò in coma per 10 giorni. Appassionato di musica hip hop, iniziò a dedicarsi ad essa a soli 13 anni.

Alla Lincoln High School, a Warren, conobbe il rapper Proof e la futura moglie Kimberley Anne Scott. A 17 anni abbandonò il liceo, dopo esser stato bocciato tre volte per assenze ingiustificate, e iniziò una relazione di lunga durata con Kim. Il giovane rapper iniziò la sua carriera musicale ancora prima che Kim rimanesse incinta, anche se per sostenere la famiglia fu costretto a fare altri lavori; in particolare, lavorò a lungo come cuoco e lavapiatti per il locale "Gilbert's Lodge", a St. Clair Shores, Michigan.

In quel periodo sua madre assumeva farmaci come Vicodin e Valium; suo figlio l'ha rimproverata a più riprese di farmacodipendenza, ma la madre ha più volte cercato di smentire, arrivando anche a denunciare il figlio per diffamazione.

All'inizio degli anni novanta Mathers adottò il nome d'arte "M&M" (dalle sue iniziali con il nome di battesimo: Marshall Mathers), ed insieme a Proof fondò i Soul Intent. Nel 1995 il gruppo pubblicò il singolo Fuckin' Backstabber.

Nel 1996 pubblicò da solista Infinite, per la prima volta con lo pseudonimo "Eminem", pronuncia del suo precedente nome d'arte, M&M. L'album circolò in sole 500 copie, e i suoi brani non ebbero seguito sulle radio né ebbero critiche entusiaste: molti insinuarono che il rapper traesse troppa ispirazione dai colleghi Nas ed AZ. Dopo il flop dell'album la fidanzata lo lasciò, e gli impedì di vedere la loro figlia Hailie Jade Scott (nata il 25 dicembre 1995). Come reazione a tutti questi avvenimenti negativi, Mathers tentò il suicidio con un'overdose di Tylenol. Superata la crisi, rispolverò i suoi lavori per rilanciare la propria carriera musicale e per riconciliarsi con l'ex fidanzata.

Nello stesso anno un assistente sociale chiese di avviare indagini contro la madre di Eminem, accusandola di maltrattare anche l'altro figlio Nathan, nato nel 1986.

Al 1997 risale The Slim Shady EP, con testi più cupi ed introspettivi (come Murder Murder, in cui dichiarava di essere disposto a commettere crimini pur di allevare la figlia, e No One's Iller). Nell'ambiente underground si distinse per il suo stile umoristico, ma anche per essere, insieme ai Beastie Boys, uno dei pochi artisti bianchi nel suo genere.

Dr. Dre trovò il demo di Eminem nel garage di Jimmy Iovine, presidente della Interscope Records. In seguito decise di far assumere Mathers dall'etichetta e dalla sussidiaria Aftermath Entertainment, nonostante Mathers fosse stato sconfitto da Otherwize al battling delle Rap Olympics di Los Angeles, arrivando al secondo posto.

Il 23 febbraio 1999 Mathers pubblicò per la Interscope l'album The Slim Shady LP. Le vendite arrivarono a 480.000 copie nelle sole prime due settimane. Il disco raggiunse la posizione numero 2 negli USA e vinse 4 dischi di platino ma con l'arrivo della popolarità iniziarono le prime polemiche per i contenuti violenti delle sue canzoni. Nel brano '97 Bonnie and Clyde, ad esempio, parla di un viaggio in auto con la figlia, per disfarsi del cadavere della moglie; mentre in Guilty Conscience incoraggia un uomo ad uccidere la moglie e il suo amante. Il 14 giugno 1999 si sposò con Kim, la storica fidanzata, a St. Joseph, Missouri, sua città natale. Inoltre in quell'anno duettò con Kid Rock in Fuck Off, contenuta nell'album Devil Without a Cause.

Il 23 maggio 2000 uscì The Marshall Mathers LP, che nella prima settimana vendette subito 1,7 milioni di copie, record tuttora imbattuto per un album rap. The Marshall Mathers LP è a tutt'oggi l'album di maggior successo della sua carriera, avendo venduto 22 milioni di copie nel mondo e 10 milioni solo negli USA, e ha reso Eminem una star anche fuori dagli USA dove era ancora poco noto. Il suo singolo di lancio fu The Real Slim Shady, che ottenne un successo notevole, raggiungendo la posizione numero 5 negli USA e la numero 1 in Gran Bretagna, grazie al ritmo orecchiabile e alla comicità del ritornello «Potrebbe alzarsi il vero Slim Shady, per favore?» ; il suo testo contiene anche insulti ad alcuni cantanti pop americani: ad esempio accusa Christina Aguilera di praticare sesso orale con Fred Durst dei Limp Bizkit e con il video jockey di MTV Carson Daly. Nel secondo singolo The Way I Am Marshall abbandona i toni goliardici del precedente e racconta le pressioni della sua etichetta discografica, la Interscope, perché uguagliasse il successo di My Name Is e vendesse più dischi; inoltre cerca di difendere musicisti come Marilyn Manson. In Stan, che campiona Thank You di Dido, dichiara di voler far pace con la fama raggiunta, dal punto di vista di un fan che si suicida uccidendo anche la fidanzata incinta (rifacendosi a '97 Bonnie & Clyde, da The Slim Shady LP). Stan diventò la seconda hit numero 1 di Eminem in Gran Bretagna e la sua prima numero 1 in Italia.

Il 4 giugno 2000 rimase coinvolto in un diverbio a Royal Oak, Michigan con il manager dei suoi rivali Insane Clown Posse Douglas Dail. Su The Marshall Mathers LP, nella traccia Marshall Mathers, Eminem chiama Shaggy 2 Dope e Violent Jay degli Insane "Finocchio drogato" e "Gay non dichiarato", ed esclama che sono "due gay rompiscatole", inoltre in questo album è rappresentato uno schizzo di "Ken Keniff", una caricatura gay, che pratica sesso orale con i due membri degli ICP. Durante il litigio, Mathers fu notato con in mano una pistola, che mantenne puntata a terra. Il giorno dopo il rapper scoprì sua moglie Kim mentre baciava tale John Guerrera, fuori l'Hot Rocks Café, e Mathers lo minacciò con una 9 mm scarica e la usò per trattenerlo. Consegnato alla polizia dopo l'incidente dell'Hot Rocks Cafè, fu accusato di aver minacciato Guerrera usando un'arma da fuoco in pubblico, di averlo assalito con un'arma pericolosa e di averne nascosto il possesso, in due processi separati.

Con un patteggiamento per il caso con gli Insane Clown Posse, conclusosi il 10 aprile 2001, si dichiarò colpevole di possesso d'arma da fuoco. In cambio del ritiro delle accuse, gli furono comminati due anni di libertà vigilata, gli fu anche imposto di pagare 100 000 dollari di danni, secondo la valutazione del tribunale nel 2002. Nel caso di Guerrera, dichiarò "di non voler discutere" circa le accuse di uso e possesso di arma da fuoco, subendo una condanna a un anno di libertà vigilata, in concordanza con la sentenza per il primo caso. Avrebbe poi raccontato la vicenda nelle canzoni Say Goodbye Hollywood, Soldier (The Eminem Show, 2002) e The Kiss.

Nel settembre del 2000 sua madre Debbie Mathers lo accusò di aver mentito in My Name Is (nello spezzone "ho appena scoperto che mia madre si fa più di me") e anche in alcune interviste. La madre di Eminem negava ciò che il figlio sosteneva, e chiese 10 milioni di dollari di danni per diffamazione. Eminem e sua madre giunsero nel 2001 ad un accordo, per un risarcimento di 25.000 dollari, di cui oltre 23.000 all'avvocato Fred Gibson (difensore di Debbie).

Dopo l'ascesa al successo di Eminem, cominciarono contrasti anche tra lui e la moglie, disgustata dal testo di Kim (The Marshall Mathers LP, 2000) e da quello di '97 Bonnie & Clyde. In entrambi Mathers dichiarava di aver ucciso la moglie e di averne gettato il cadavere in un lago. Il 7 luglio 2000, dopo aver visto il marito cantare dal vivo la canzone "Kim", Kim tentò di suicidarsi nella sua casa di Clinton Township (Michigan), tagliandosi le vene dei polsi (Mathers lo racconta dal punto di vista di Hailie in When I'm Gone). Ciò indusse Marshall ad avviare la procedura di divorzio, pochi mesi dopo, e ciò fu prontamente contrastato da Kim, con un'azione legale per sottrargli la custodia di Hailie, e per ottenere 10 milioni di dollari di danni per diffamazione. Tuttavia, nel giro di alcune settimane, tale operazione fu risolta con un compromesso: Kim avrebbe avuto la custodia della figlia, e ad Eminem fu concesso il diritto di visitarla. Alla fine dell'anno la coppia si riconciliò per un breve periodo, stabilendo di mettere da parte il divorzio e di tornare insieme.

Tuttavia, Kim Mathers avviò nel marzo 2001 la procedura di divorzio, che si concluse nell'ottobre di quell'anno. La custodia di Hailie fu affidata ad entrambi gli ex coniugi, mentre Eminem avrebbe dovuto pagare gli alimenti.

Mathers non è rimasto immune alla dipendenza da alcool e droga. Nel 2001, quando doveva scontare due anni di libertà vigilata, sottoposto al test antidroga fu costretto a disintossicarsi. Della propria tossicodipendenza parla in alcuni brani di quel periodo, e Proof dichiarò anche che il suo amico era divenuto sobrio e libero dalla droga.

Tuttavia l'aumento della tensione e del carico di lavoro nella sua carriera professionale lo portarono a trovare sollievo nei sedativi Zolpidem.

A metà del 2002 fu pubblicato The Eminem Show, che divenne il disco più venduto dell'anno e fu premiato ai Grammy Awards come miglior album. Il suo singolo più celebre è l'umoristico Without Me; il clip, che parodia Batman, è stato anch'esso premiato con un Grammy come miglior video di breve durata. Nel 2003 il singolo Lose Yourself (dal film 8 Mile a cui partecipa anche il rapper Xzibit, uscito l'anno precedente) fu premiato con un Oscar, come "Miglior Canzone Originale"; altri singoli trainanti sono Cleanin' out my closet e Sing for the moment. Inoltre The Slim Shady LP, The Marshall Mathers LP e The Eminem Show entrarono nella lista dei 500 migliori album secondo Rolling Stone, rispettivamente ai numeri 273, 302 e 317. Intanto la relazione tra Eminem e l'ex moglie continuò ad incrinarsi, quando Kim dovette scontare due anni di libertà vigilata per possesso illegale di cocaina.

Un anno dopo uscì Encore, trainato soprattutto dai singoli Just Lose It (che prende in giro Michael Jackson) e Like Toy Soldiers. All'epoca Kim Scott dovette anche scontare 30 giorni in carcere, dopo aver fallito un test da dipendenza da coca; dopo il divorzio la sua relazione con Eminem rimase a lungo altalenante. Il giovane rapper fu anche assoldato dal collega e beatmaker di Atlanta Lil Jon, per partecipare al remix del brano della Terror Squad "Lean Back", assieme a Ma$e, Remy Martin, Fat Joe e lo stesso Lil Jon.

All'inizio del 2005 alcuni esperti musicali ritenevano che Eminem avesse già concluso la sua carriera. Le voci cominciarono a girare riguardo a Curtain Call: The Hits (in origine doveva intitolarsi The Funeral), poi rilasciato il 6 dicembre dello stesso anno. A luglio il Detroit Free Press riportò la notizia di un possibile finale di carriera per Mathers, e citò alcune voci dei suoi collaboratori, secondo cui Eminem sarebbe divenuto produttore a tempo pieno; inoltre scrisse che Encore (2004) sarebbe stato il suo ultimo album in studio. Ad MTV News Eminem rispose che non si sarebbe ritirato presto, malgrado la carriera di produttore.

Il suo uso di pillole Zolpidem aumentò a tal punto che, nell'agosto del 2005, cancellò la tappa in Europa dell'"Anger Management Tour" e dovette curarsi in un centro di riabilitazione.

Alla tappa del tour presso il Madison Square Garden e all'Atlanta's HiFi Buys Amphitheater, ha apertamente annunciato che non si ritirerà, dicendo anche che "è più credibile che la Luna esploda", anche se molti hanno ipotizzato il suo abbandono e che le sue dichiarazioni siano servite solo a distrarre i fans. Mathers ha anche rilasciato un singolo da Curtain Call, intitolato When I'm Gone. Il suo testo parla "del peso di Slim Shady, il suo alter ego musicale, sulla vita di Marshall Mathers", e dice di voler far riposare il suo doppione, dicendo: "Guarda a terra, cerca una pistola, afferrala/ Puntala al mio cervello, urla 'Muori, Shady!', e spara!".

Il 6 dicembre 2005 - stesso giorno dell'uscita di Curtain Call - ha continuato a smentire la notizia del suo ritiro al programma radiofonico Mojo in the Mornin', ma ha pure sostenuto che da rapper avrebbe preso una pausa. Queste sono le sue parole: "Proprio adesso, sono ad un punto della vita in cui non so come andrà avanti la mia carriera... La mia raccolta s'intitola Curtain Call (cioè 'Cala il sipario') proprio perché potrebbe essere il mio ultimo lavoro.”.

Il 15 agosto dell'anno seguente Obie Trice ha rilasciato l'album Second Round's on Me. Eminem ne ha prodotto 8 tracce e con Obie ha collaborato in There They Go, e ha inoltre cantato con Akon in Smack That, brano dal suo disco Konvicted.

Mathers e Kim si sono risposati il 14 gennaio 2006, nel Michigan. Testimoni di nozze furono l'amico e componente dei D12 Proof, ucciso a colpi di pistola in un night club di Detroit tre mesi dopo e la figlia Hailie. I due coniugi percorsero la navata al suono di Mockingbird. Tra gli ospiti del matrimonio, c'erano gli altri D12 e la G-Unit. La madre di Kim vi partecipò, ma non quella di Eminem.

Tuttavia, meno di 3 mesi dopo il rapper avviò la procedura di divorzio presso la corte della Contea di Macomb, citando come motivo "la rottura del rapporto matrimoniale" (che nel Michigan è l'unica ragione per cui un divorzio può essere approvato). Il 5 aprile 2006 la notizia venne diffusa dal Detroit Free Press e da Total Request Live, noto programma di MTV. Il divorzio divenne definitivo il 19 dicembre dello stesso anno.

Il 5 dicembre 2006 Eminem ha pubblicato Eminem Presents the Re-Up, originariamente pensato come una raccolta di mix ma infine uscito come vero e proprio album. Ad esso hanno lavorato anche Obie Trice, Ca$his, Stat Quo e Bobby Creekwater, tutti sotto contratto con la Shady Records, e il primo singolo estratto è You Don't Know, cantato da Mathers, 50 Cent, Lloyd Banks e Ca$his. Eminem ha cantato anche No Apologies, mentre Bizarre e Kuniva dei D12 hanno lavorato a Murder. Il rapper ha detto che il disco non è dedicato allo scomparso collega Proof, come si pensava più volte, ma è servito a promuovere i musicisti sotto la sua etichetta.

Relapse è il sesto album in studio di Eminem.L'album dovrebbe uscire nella primavera 2009. Prima ancora dell'uscita dell'album il pezzo Crack a Bottle raggiunge la posizione numero uno della Billboard Hot 100 americana dei singoli più venduti on-line, si piazza alla posizione 15 in Nuova Zelanda e alla 4 in Inghilterra stabilendo il record di vendite nella prima settimana d'uscita. Eminem stesso ha però dichiarato che il singolo non anticipa ancora l'uscita di "Relapse" in quanto il disco vedrà la luce molto più tardi. Al contrario 50 Cent sembra aver affermato che l'attesissimo nuovo album è quasi ultimato. Sta a voi scegliere a chi credere.

Nel 2007,in diretta su Shade 45,ovvero la radio ufficiale di Eminem,il rapper si congratulò con 50 Cent per il successo del album Curtis.Eminem annunciò che si stava preparando per un nuovo album.Cashis disse che l'album si sarebbe chiamato King Mathers.Dopo quella frase,su Internet cominciarono a diffondersi dei falsi.Eminem,nel settembre 2008,ovvero in occasione dell'uscita del suo libro The Way I Am annunciò che l'album si sarebbe chiamato Relapse,mettendo fine a una serie di falsi su Internet.Sempre a settembre,Eminem fece sentire sulla sua radio 'Im Having A Relapse',un suo freestyle. A dicembre 2008 fu inviata su Internet come leak la canzone Number 1.Il mese dopo uscì la versione completa di Number 1,Crack a Bottle,in collaborazione con 50 Cent e Dr. Dre .Secondo molti questo sarà il primo singolo dall'album.Nonostante non fosse un singolo ufficiale,Crack a Bottle ha raggiunto la posizione numero nove nelle Hot Top Rap Chart .Solo successivamente è stato rilasciato come singolo.

Hailie Jade Scott Mathers, nata il 25 dicembre 1995, è la figlia di Eminem e Kimberly Anne Scott.

Il doppio cognome è dovuto al fatto che la figlia è nata fuori dal matrimonio. Il rapper ha ripetuto più volte che sua figlia è la persona più importante della sua vita, e sembra essere lo stesso anche per lei. Hailie vive attualmente con il padre, a Detroit.

Le canzoni di Eminem dedicate alla figlia sono: When I'm Gone, Mockingbird ed infine c'è My dad's Gone Crazy famosa più che altro per il fatto che ella canta con Eminem nella canzone.

Nel video del singolo Mockingbird, appaiono immagini di Hailie Jade e sua cugina Alaina (chiamata Lainy nella canzone). Alaina è stata recentemente adottata da Eminem, e adesso è legalmente sorella di Hailie Jade. Nel album The Eminem Show (2002) è compresa la canzone My Dad's Gone Crazy, dove Hailie canta con il padre.

Eminem ha un tatuaggio sull'avambraccio destro raffigurante il volto di Hailie Jade. Il suo soprannome è "Hay-Hay".

Nel video del singolo When I'm Gone, Hailie compare più volte.

Tuttavia Eminem ha tratto ispirazione non solo da artisti hip hop ma anche rock e pop. Queste influenze si possono notare in particolar modo nell'album The Eminem Show, nel quale vi sono numerosi campionamenti di riff di chitarra elettrica e influenze di Led Zeppelin, Aerosmith e Jimi Hendrix che spiccano nel brano Sing for the Moment che contiene un campionamento da Dream On, dal quale sono ripresi il ritornello di Steven Tyler e l'assolo di Joe Perry.

Eminem ha inoltre influenzato tutto il mondo dell'hip hop e in particolar modo l'hardcore hip hop di artisti quali Dark Lotus, Porta, Sullee, Sinik, Plan B, Cass Fox, Mayday!, Collie, Brandhärd, Asher Roth, Kaex, PJo, Randam Luck, ma persino il pop di Simone Cristicchi.

I testi di Eminem contengono argomenti tipici della cultura hip hop, quali la rabbia verso la società che spesso ghettizza la popolazione nera, ossia quella che maggiormente supporta questo stile musicale, e la politica: non sono infatti rari gli attacchi verso l'ex Presidente degli Stati Uniti George W. Bush con canzoni estremamente politicizzate, come ad esempio Mosh o We As Americans. A questi argomenti generali spesso se ne affiancano altri più introspettivi, che trattano del pessimo rapporto dell'artista con la madre, testimoniato da canzoni come Cleanin' Out My Closet, l'ex moglie Kim a cui dedica, tra le altre, canzoni come Kim e Puke e la figlia Hailie, che porta tatuata sulla spalla destra. La figlia avuta con Kim è l'unica persona nell'ambito familiare di cui parla in modo positivo, dimostrando l'affetto che prova per lei in canzoni come Mockingbird, When I'm Gone o le meno famose Hailie's Song e My Dad's Gone Crazy contenute nell'album The Eminem Show.

Accanto a questi argomenti spesso se ne affiancano altri più leggeri come le parodie alla musica pop americana, nei testi e nei video Eminem si prende spesso gioco di artisti come Paris Hilton, Christina Aguilera, Britney Spears, Micheal Jacksonma soprattutto Moby. Le canzoni incriminate in questo senso sono soprattutto The Real Slim Shady, Ass Like That e Just Lose It.

Con l'enorme popolarità di The Marshall Mathers LP le polemiche su Eminem sono ulteriormente aumentate, soprattutto dopo la nomina dell'album ai Grammy Awards. Anche se Mathers ha sempre dichiarato che i suoi testi non devono mai essere presi sul serio, e di non avere nulla in contrario verso omosessuali e donne, l'associazione statunitense per i diritti dei gay boicottò all'epoca i Grammy. Eminem rispose rappando dal vivo Stan insieme ad Elton John, che ne cantò la parte affidata originariamente a Dido, la versione dal vivo diverrà prima un singolo, che verrà poi inserito nell'album Curtain Call: The Hits. I ricavati della vendita del singolo sono stati devoluti in bebeficienza all'associazione MusiCareer Foundation. In un'intervista ad MTV lo stilista Stefano Gabbana (Dolce e Gabbana), ha dichiarato che per lui il rapper bianco sarebbe proprio una figura da "eliminare".

Durante i contrasti con Eminem, Benzino trovò due vecchie cassette del suo collega che rappava frasi ritenute razziste. Nelle due canzoni Eminem diceva "Non mi piace la feccia negra" e "le donne di colore vanno solo a caccia di soldi dai loro partner". Quando le canzoni divennero di pubblico dominio, il rapper pubblicò immediatamente una scusa per le polemiche scatenate da quelle frasi. Per quelle canzoni si scusò anche su Yellow Brick Road, dall'album Encore. Eminem cercò di spiegare come le canzoni fossero venute fuori: nella prima voleva essere più "incisivo", nella seconda si lamentava della sua rottura con una ragazza di colore.

Subito dopo l'arrivo delle sue prime risposte, l'amministratore delegato della Def Jam Russell Simmons lo appoggiò e accettò le scuse. Da allora altri rapper, tranne il rivale Benzino, hanno dimenticato o semplicemente messo da parte la discussione.

Eminem è stato accusato spesso anche di misoginia, soprattutto per le canzoni Kill You e Kim, da The Marshall Mathers LP.

I critici hanno sostenuto che la prima canzone ritraesse una forma estremamente violenta di abuso sulle donne, e che uno dei versi parlava addirittura del rapper che violentava sua madre. La seconda non è altro che una delle tante risse immaginarie tra Eminem e l'ex moglie Kim, con rime urlate e rauche. Malgrado le sue espressioni contrastanti di amore ed odio, alla fine della canzone Eminem è mostrato mentre afferra alla gola Kim e grida in lacrime "Sanguina, sgualdrina, sanguina!". Molti hanno considerato la canzone come la descrizione di una scena di violenza domestica. Sull'edizione censurata del CD, la traccia fu sostituita con un'altra quasi del tutto priva di riferimenti simili, intitolata The Kids.

Lo stile provocatorio di Eminem lo ha condotto a feroci diverbi con alcuni suoi colleghi. Si è scontrato in varie occasioni con Ja Rule, Benzino, Everlast, Royce Da 5'9", Canibus, gli Insane Clown Posse, Vanilla Ice, Madonna, Michael Jackson, Will Smith, Britney Spears, Mariah Carey, Fred Durst dei Limp Bizkit, DJ Lethal, Jermaine Dupri, Moby, Nelly e Christina Aguilera. Eminem ha avuto diverbi anche con gli attori Christopher Reeve e Richard Gere.

Benzino accusa Eminem di essere il simbolo del razzismo mai morto negli USA. Benzino ha subito dichiarato nella sua prima intervista su MTV tutto il suo disprezzo nei confronti di Mathers, definendo Eminem un elemento folkloristico della scena hip hop e sostenendo che se Eminem non fosse stato bianco non avrebbe venduto milioni di dischi. Inoltre, quest'ultima affermazione venne condivisa anche da Fedro Starr degli Onyx, il quale in un verso della canzone What If disse che il rapper di Detroit non avrebbe ottenuto un contratto se fosse stato un nero. Poco tempo dopo l'intervista Benzino realizzò un freestyle dedicato interamente a Eminem, il quale rispose alle provocazioni non con un dissing ma partecipando ad uno show radiofonico dell'emittente newyorkese Hot 97, chiamato Take Over Show. La faida tra Eminem e il rapper Benzino è stata acuita da alcuni testi razzisti del rapper bianco (canzoni di riferimento alla faida: The Sauce e Nail in the coffin).

L'8 dicembre 2003 i servizi segreti USA ammisero di essere alla ricerca di prove per cui Mathers avrebbe minacciato il presidente George W. Bush con la canzone We As Americans, diffusa su Internet come leak. Nei testi è scritto: "Al diavolo il denaro / Non rappo per i presidenti morti / Piuttosto vorrei vedere il presidente morto". We As Americans fu inserita in un disco bonus, sull'album Encore, ma con la parola "dead" (morto) oscurata. "Presidenti morti" è un'espressione gergale per indicare il denaro: sulle banconote statunitensi sono raffigurati alcuni importanti presidenti.

Il 26 ottobre 2004, un mese prima delle elezioni presidenziali, Eminem pubblicò su Internet il video per la canzone Mosh. Essa contiene un messaggio di attacco a Bush junior, con testi che dicono "fottiti, Bush" e "quell'arma di distruzione di massa che chiamiamo il nostro presidente". Il video mostra Mathers che raccoglie un'armata di persone, "vittime" dell'amministrazione Bush, e le guida verso la Casa Bianca. Tuttavia, una volta entrate, si scopre che si trovano lì semplicemente per votare.

Alla fine appare sullo schermo la scritta "VOTATE giovedì 2 novembre". Dopo la vittoria elettorale di Bush, il finale fu sostituito da una scena in cui Eminem e i contestatori attaccano il presidente mentre tiene un discorso ufficiale.

Il 12 ottobre 2004, una settimana dopo la pubblicazione del singolo Just Lose It, Michael Jackson chiamò uno show radiofonico di Los Angeles condotto da Steve Harvey e dichiarò il suo disappunto per il modo in cui è stato preso in giro nel video, che fa la parodia del suo processo per molestie a minori, la presunta operazione di chirurgia plastica che aveva subito, e un incidente in cui i suoi capelli avevano preso fuoco nel 1984 in uno spot per la Pepsi Cola. Il testo di "Just Lose It" parla anche dei problemi legali di Jackson, anche se in un verso della canzone Eminem dice: "...non punto il dito contro Michael/è semplicemente una metafora/sono solo pazzo...". Molti fan ed amici di Jackson criticarono il video, tra cui Stevie Wonder, che disse che era "una sciocchezza che rideva delle disgrazie di un uomo a pezzi". Nel video Eminem prese in giro anche Paul Reubens, MC Hammer e Madonna.

Black Entertainment Television è stato l'unico canale televisivo a sospendere la programmazione del video. Invece MTV annunciò che avrebbe continuato a trasmetterlo, e Just Lose It diventò il video più richiesto su Total Request Live fino al 22 ottobre dello stesso anno. La rivista The Source, per decisione del suo amministratore Benzino, chiese che il video di Just Lose It venisse ritirato. Inoltre chiese che la canzone fosse tolta dalla lista tracce dell'album Encore, e che Mathers si scusasse pubblicamente con Jackson.

Altri hanno ritenuto Just Lose It come una versione amatoriale delle parodie di Weird Al Yankovic, uno dei comici che imitano Michael Jackson. Riguardo alla protesta di Jackson, Yankovic, che di Eminem aveva già preso in giro Lose Yourself nella canzone Couch Potato (Poodle Hat, album del 2003), disse al giornale Chicago Sun-Times: "Un anno fa Eminem mi aveva forzato a non girare la videoparodia di "Lose Yourself", perché in qualche modo pensava che sarebbe stato dannoso per immagine e carriera. Perciò l'ironia di questa situazione con Michael non mi stupisce".

Mathers ha debuttato ufficialmente nel mondo di Hollywood con la pellicola 8 Mile uscita nel 2002 e dedicato alla sua vita e alla sua carriera. Ha registrato alcuni brani per la colonna sonora del film, tra cui Lose Yourself, premiato con un Oscar; non fu eseguito durante la cerimonia, perché rifiutò di cantarne la versione censurata, come chiestogli dall'emittente ABC. Eminem non era neppure presente alla cerimonia e la statuetta del premio venne ritirata dal suo collaboratore di lunga data, e co-autore della canzone, Luis Resto.

Ha lavorato anche come doppiatore, per il telefilm Crank Yankers e per il cartone animato web The Slim Shady Show. Quest'ultimo è stato in seguito distribuito solo su DVD.

Anche grazie ai notevoli successi di vendite, Mathers ha potuto fondare una propria etichetta discografica, divisione della Aftermath Entertainment: con il suo manager Paul Rosenberg ha creato, a fine 2000, la Shady Records. Mathers e Dr. Dre hanno scritturato 50 Cent per una joint venture, tra la Shady Records e la Aftermath. Per la sua etichetta, hanno firmato anche i D12 ed Obie Trice.

Nel 2003 è stato assunto alla Shady Records Stat Quo, rapper di Atlanta. DJ Green Lantern, ex dj per Eminem, ha lavorato per la sua etichetta fino ad alcuni screzi con 50 Cent; attualmente il suo sostituto è The Alchemist. Nel 2005 ha scritturato Ca$his e un altro rapper di Atlanta, Bobby Creekwater.

All'Anger Management Tour del 2003, The Alchemist ha subito alcuni danni al polso ed ha sospeso la sua attività, venendo temporaneamente sostituito da Clinton Sparks.

A fine giugno 2008, è stato annunciata la decisione di Obie Trice lasciare la Shady Records. Tuttavia, è stato confermato che egli lavorerà ancora in futuro con Eminem e gli altri artisti dell'etichetta.

Eminem è anche un attivo produttore di album hip hop. In un intevista Eminem ha ammesso: "Non voglio rappare per tutta la vita, voglio produrre per tutta la vita".

È stato produttore esecutivo di due album dei D12, Devil's Night e D12 World (in cui ha anche rappato alcuni pezzi); ha inoltre prodotto numerose tracce per Cheers e Second Round's On Me di Obie Trice, e per Get Rich or Die Tryin' e The Massacre, entrambi di 50 Cent.

Ha prodotto la canzone "Runnin", tratta dall'album postumo Tupac Resurrection OST (2003) di Tupac Shakur, nonché 13 tracce su 17 del quinto album dello scomparso rapper, Loyal to the Game (2004), in cui ha collaborato con la madre del rapper losangelino, Afeni Shakur.

Successivamente Mathers ha prodotto The People vs. del concittadino Trick-Trick, e ha collaborato con Akon nell'album Konvicted (2006), con il brano Smack That.

I D12 nascono nel 1990 grazie ad Eminem, Proof ed altri rapper che poi hanno lasciato il gruppo. Nel 2001 Mathers ha portato al successo il gruppo, di cui fa anche parte, con il loro album d'esordio Devil's Night. Il primo singolo estratto dal disco è stato Purple Pills, un inno all'uso della droga (preceduto da Shit On You, incluso nell'edizione speciale dell'album). La versione ufficiale della canzone fu riscritta e privata di molte volgarità, sotto il titolo Purple Hills; nonostante questo ottenne un successo rilevante, che non fu però eguagliato dal secondo singolo, Fight Music, in parte a causa degli attentati terroristici dell'11 settembre 2001.

La band ha successivamente collaborato a due album di Eminem: in The Eminem Show sono presenti con When the Music Stops, in Encore collaborano al brano One Shot 2 Shot; nel 2004 sono tornati in scena con l'album D12 World, trainato soprattutto dal singolo My Band, il cui video venne trasmesso in rotazione su MTV.

Il rapper Bizarre, membro dei D12, ha detto che il loro terzo lavoro è ancora in produzione. La sua pubblicazione è stata posticipata a causa della morte di Proof, ucciso con un colpo di pistola nel 2006.

Agli esordi Eminem collaborò con un altro rapper di Detroit, Royce da 5'9".

I due divennero all'epoca molto apprezzati a Detroit, soprattutto per la loro abilità nel battling. Eminem e Royce da 5'9" si autoproclamarono Bad Meets Evil, con il primo nei panni del "male" (Evil) e il secondo in quelli del "cattivo" (Bad), nel brano omonimo da The Slim Shady LP.

L'amicizia e la collaborazione tra Marshall e Royce terminarono ben presto. Royce ebbe uno screzio con i D12, e li insultò in alcune sue rime (anche se diverse volte risparmiò Eminem).

Nonostante questo, Royce ha dichiarato di aver superato queste incomprensioni e di aver parlato con Eminem del suo probabile sesto album in studio. Royce ha dichiarato che Marshall gli ha detto che l'album sarà una delle cose piu belle mai registrato dal rapper.

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Source : Wikipedia