Genova

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Inviato da maria 24/03/2009 @ 08:16

Tags : genova, liguria, italia, film, cinema, cultura

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Genova

Panorama di Genova

Genova (in lingua ligure Zena, pronuncia /'zena/) è una città italiana situata nel Nord-Ovest della penisola, capoluogo dell'omonima provincia e della regione Liguria, nonché cuore di una vasta area metropolitana.

Per oltre sette secoli capitale dell'omonima repubblica, Genova è conosciuta con gli appellativi di Superba e Dominante dei mari. Affacciata sul Mar Ligure, la sua storia è legata alla marineria e al commercio. Il suo porto è tutt'ora il più importante d'Italia, nonché uno dei più grandi del Mediterraneo e d'Europa. Simbolo della città è proprio il suo faro, situato a fianco del porto antico e conosciuto come la Lanterna .

Sede dell'industria pesante, in particolare navale, Genova era considerata parte del cosiddetto triangolo industriale. Oggi si sta affermando come importante centro turistico, scientifico e universitario. Nel 2006, una porzione del suo centro storico è stata inclusa nel Patrimonio dell'umanità UNESCO. Nel 2004 è stata Capitale europea della cultura.

Il territorio del Comune di Genova misura 243 km², ed è composto da una sottile fascia costiera alle cui spalle si ergono colline e monti anche di notevole altezza (il punto più alto del territorio comunale è la vetta del monte Reixa, posta a 1.183 metri sul livello del mare. Il territorio comunale, nella sua porzione occidentale, raggiunge ed in alcuni punti oltrepassa lo spartiacque appenninico (in corrispondenza dell'alto corso del torrente Stura), ed arriva a confinare direttamente con la regione geografica del Basso Piemonte (comune di Bosio).

La fascia costiera, da Vesima a Capolungo di Nervi, è lunga circa 42 km, ed è orientata da O-NO verso E-SE. Ad esclusione delle frazioni di Vesima e Crevari, Genova appartiene geograficamente alla Riviera di Levante (considerando come confine convenzionale la foce del torrente Cerusa, nella delegazione di Voltri, che corrisponde al punto più settentrionale del mar Ligure).

A metà strada tra Vesima e Capolungo si apre l'anfiteatro del Porto di Genova, racchiuso a ponente dalla collina di San Benigno (parzialmente spianata durante il fascismo per le esigenze portuali), a levante dalla collina che da Carignano sale al Righi fino a congiungersi, all'altezza del Forte Sperone, con quella di San Benigno.

All'esterno dei due contrafforti scorrono i due torrenti principali della città: a levante il Bisagno, che termina la sua corsa nel quartiere della Foce; a ponente il Polcevera, che divide Sampierdarena da Cornigliano. Si delineano così cinque zone principali: il centro; la Valpolcevera; la Valbisagno; il ponente; il levante.

Il clima di Genova è complessivamente temperato marittimo, mediterraneo di transizione, influenzato sovente da influssi atlantici. Si caratterizza per scarse escursioni termiche giornaliere, in media di circa 6/7 °C in tutte le stagioni, ed escursioni termiche annue abbastanza contenute (16 °C di differenza tra mese più freddo e mese più caldo).

Gennaio, con una temperatura media di +8,0 °C, è il mese più freddo. Le notti possono essere abbastanza fredde nei quartieri più interni dell'area urbana, mentre nella fascia costiera la temperatura è più mite e le gelate risultano rare (in media poco più 3 giorni di gelo all'anno e non sono inusuali inverni del tutto privi di gelate); la temperatura più bassa di sempre registrata in città è stata di -8,0 °C (13 febbraio 1929), mentre nel gennaio del 1985 la minima più bassa fu di -6,8 °C (7 gennaio). Le nevicate sono rare ma non eccezionali, talvolta gli accumuli possono essere abbastanza importanti (il 3 marzo 2005 e il 26/27 gennaio 2006 si ebbero accumuli definitivi attorno ai 30 cm nell'area costiera urbana). L'inverno genovese risulta essere piovoso nella sua fase iniziale (soprattutto durante la terza decade di dicembre e le prime due di gennaio), tuttavia le precipitazioni tendono lievemente ad attenuarsi nella seconda parte della stagione (febbraio è l'unico mese del semestre freddo ad avere una media pluviometrica inferiore ai 100 mm) per riprendere in marzo e aprile in modo consistente (massimo pluviometrico secondario), a partire dal mese di maggio invece si ha una certa attenuazione della piovosità, riduzione che si accentuerà nei mesi estivi.

L'estate, a Genova, è relativamente poco piovosa, a giugno le precipitazioni tendono a diminuire e a farsi più irregolari (medie pluviometriche quasi ovunque comprese tra i 50 e i 60 mm), ma il mese complessivamente più asciutto è luglio (con una media pluviometrica inferiore ai 30 mm), una relativa ripresa delle precipitazioni si ha invece in agosto (media pluviometrica che sale a 75/80 mm). Se la prima parte del mese di giugno raramente è interessata da periodi prolungati di calura, questi diventano statisticamente più probabili verso la fine del mese e nel bimestre luglio-agosto; le temperature medie in luglio e agosto sono comunque comprese tra i 20-21 °C della notte e i 27-28 °C del giorno. Le temperature diurne nei mesi centrali dell'estate superano solo saltuariamente i 30 °C, mentre la massima assoluta storica (risalente al 3 luglio 1952) è di +36,6 °C, tuttavia, seppure in genere moderato, il caldo estivo tende a essere abbastanza afoso in ragione degli elevati tassi di umidità relativa, ad attenuare la sensazione di calura concorrono comunque le brezze diurne, tipiche dei climi marittimi.

Seppure coincida con il periodo meno piovoso dell'anno l'estate genovese si presenta piuttosto dinamica sotto il profilo meteorologico, a luglio infatti non sono eccezionali né forti temporali né intensi e localizzati rovesci, mentre le precipitazioni medie tendono ad aumentare nel mese di agosto per portarsi attorno ai 100 mm già a settembre (tipico mese di transizione tra estate e autunno).

L'autunno è una stagione molto piovosa, le precipitazioni medie si attestano sui 160 mm in ottobre (mese mediamente più piovoso dell'anno), mantenendosi poi ben al di sopra dei 100 mm anche nei mesi di novembre e dicembre. Tra fine agosto e inizio settembre le temperature medie giornaliere cominciano a scendere progressivamente, in autunno il decremento termico si fa consistente (il mese di settembre registra una media giornaliera delle temperature di circa 21 °C, che scende attorno ai 17 °C in ottobre e a circa 12 °C in novembre). Dicembre è già un mese invernale sotto il profilo termico (media giornaliera 1961-1990: +9,2 °C) mentre, per quanto riguarda le configurazioni bariche, presenta aspetti di transizione tra autunno e inverno (prime consistenti avvezioni di aria fredda artico-marittima o continentale, alternate a fasi di tempo più mite dominato da correnti meridionali od occidentali). Genova è una città complessivamente piovosa, che registra accumuli medi annuali che possono variare in maniera consistente anche all'interno dello stesso perimetro urbano (dai 1077 mm/anno dell'Aeroporto C. Colombo di Genova Sestri ai 1250-1300 mm di alcuni quartieri orientali della città), la distribuzione delle precipitazioni avviene su un numero relativamente contenuto di giorni (di norma circa 70/anno), per cui non sono rari fenomeni particolarmente violenti, soprattutto ad inizio autunno (basti pensare all'alluvione dell'8-9 ottobre 1970 o a quelle del 27 settembre 1992 e 23 settembre 1993) o in primavera, si tratta di nubifragi eccezionalmente violenti per un'area collocata alle medie latitudini, e in cui possono cadere ingentissimi quantitativi di precipitazioni (anche alcune centinaia di mm) nell'arco di sole 12 o 24 ore. A determinare questa peculiare pluviometria è infatti la particolare geografia genovese, che vede la città sorgere al centro di un arco montuoso, le cui pendici si insinuano direttamente nel mare e in cui, la completa apertura delle vallate rispetto ai venti meridionali, favorisce la condensazione delle masse d'area provenienti da Sud, masse d'aria già di per sé cariche di umidità, acquisita scorrendo al di sopra delle acque del Mar Mediterraneo.

L'origine del nome Genova viene fatto risalire ad una radice indoeuropea *geneu- ("ginocchio") oppure *genu- ("mascella, bocca"); genu- sarebbe un'allusione alla foce ("bocca") di uno degli antichi corsi d'acqua del sito o la forma dell'insediamento sul mare; a corroborare questa evidenza è il fatto che la maggioranza dei linguisti considerino Genua e Genaua (Ginevra) varianti dello stesso nome (la posizione geografica e la forma di Ginevra, posta all'estremità del Lemano, ricordano non a caso quella di Genova).

Secondo altre ipotesi il nome viene fatto risalire da "ianua", che in latino significa "porta". Infatti Genova, Genua per gli antichi Romani, era la "porta", il confine tra la Gallia Cisalpina e la Provenza. Il toponimo potrebbe anche riferirsi ad una qualche caratteristica fisica del sito sul quale sorse il primitivo oppidum di Genova: nel caso di *geneu potrebbe indicare l'insenatura del Porto Vecchio, simile alla curvatura interna del ginocchio. Secondo una recente teoria l'origine del nome potrebbe essere riportata ad un coccio di vaso, riportante la scritta Kainua che in lingua etrusca significherebbe "Città nuova".

La leggenda vuole invece che derivi dal nome del dio romano Giano, perché, proprio come il Giano bifronte, Genova ha due facce: una rivolta verso il mare, l'altra oltre i monti che la circondano. La tradizionale fedeltà della popolazione Genuate a Roma, risalente alle guerre puniche, ha reso inevitabile che successivamente, in epoca medievale, la tesi romana venisse presa in maggiore considerazione e che la città assumesse il nome latino di Ianua, derivandolo direttamente da Janus, ovvero Giano.

Una ulteriore teoria vorrebbe il termine derivante dal greco Xenos, straniero.

Gli antichi romani consideravano Giano come l'iniziatore dell'uso della moneta nella società ed il protettore di tutti i passaggi: della porta di casa, delle Porte di accesso alle città, dei porti e dei valichi (denominati appunto anche porte). Ciò trova un solido riscontro tutt'oggi nel fatto che Genova sia considerata e spesso chiamata "la porta d'Europa sul Mediterraneo".

L'immagine ambivalente del Giano bifronte, che guarda al passato e vede il futuro, Genova - città proiettata al futuro ma che sa guardare al proprio passato - la rispecchierà sempre, anche nei suoi simboli, in particolare nel Grifone (con la fierezza del leone e la nobiltà dell'aquila, vicino a Dio e forte in terra), nella propria vocazione di luogo di servizi, nelle sue istituzioni, nelle sue tradizioni.

Il nome della città in lingua genovese ha subito una contrazione: in passato veniva chiamata Zénoa (pronuncia SAMPA ), mentre oggi viene chiamata Zêna.

Genova, assieme a Venezia, Pisa ed Amalfi, fu una delle Repubbliche marinare che dominarono la scena mediterranea ed europea durante il basso medioevo e il rinascimento.

In quest'epoca Genova era conosciuta anche come "La Dominante dei mari", questo grazie alla posizione di predominanza che raggiunse a livello internazionale, soprattutto in campo economico e commerciale oltre che - nella sua prima fase - in quello militare.

La storia di Genova è la storia dei suoi abitanti che furono (o furono definiti), al tempo stesso, signori del mare, mercanti e guerrieri capaci, se del caso, di inaudita ferocia. Seppero dare vita, in epoca di dominanze, ad una propria repubblica, la Repubblica di Genova, nata dal libero comune, che si resse in otto secoli su diverse forme di governo: dalla forma consolare a quella dogale a quella, infine, oligarchica. La sua politica si fondò comunque sempre su di un disegno di dominio regionale, studiato e portato avanti sin dagli albori.

Il dominio sulla riviera ligure e la costruzione di un'imponente flotta, al tempo stesso militare e mercantile fu di vitale importanza per dare impulso alla nascita di uno stato che per oltre quattrocento anni basò la propria esistenza sulla diplomazia e sulla neutralità, oltre che sul commercio.

Il detto - di un poeta anonimo - "Genuensis, ergo mercator", ossia "Genovese quindi mercante" - fu mirabile sintesi di quel mercanteggiare così famoso nel mondo sul quale i genovesi basarono un impero coloniale fondato su colonie oltremarine che andava dall'Iraq alle Canarie, dall'Inghilterra alla Palestina (raggiunta fin dalla prima crociata), racchiudendo nel proprio pugno tutto il mar Mediterraneo occidentale e il mar Nero, definito il Lago genovese, e tenendo testa quando non ponendo sotto il proprio controllo tre imperi: quello Svevo, quello Bizantino e quello Asburgico, del quale ultimo i genovesi controllavano l'economia ed il commercio. Caffa, Solcati, Tana, Chio, Focea, Metelino, Pera non sono che alcune fra le tante Genova che i mercanti della Superba fecero risplendere nei commerci.

Perso il proprio potere sui mari, ma non sui mercati del mondo, nel 1797 l'onda lunga della rivoluzione francese investì anche la repubblica che pagò la sua condizione di neutralità con insostenibili pressioni esterne che la portarono all'occupazione nel 1805 ed alla successiva annessione all'impero napoleonico.

Nel 1814, a seguito della capitolazione di Parigi, Genova fu occupata dalla marina inglese che formò un Governo provvisorio, paventando un ritorno allo status quo ante. Nel 1815, invece, le potenze europee, in gran parte debitrici dell'antico Banco di San Giorgio decisero la soppressione della repubblica e l'annessione al Regno di Sardegna, malgrado i disperati tentativi del doge a Vienna per mantenere l'indipendenza e la reciproca antipatia - per dir così - con i monarchi sabaudi.

L'area di influenza di Genova, pur non essendo istituzionalizzata ufficialmente, si estende, per ragioni storiche, culturali, economiche ed infrastrutturali, oltre che a tutta la provincia di Genova e a parte di quelle liguri limitrofe di la Spezia e Savona, alla pianura alessandrina, alle aree dell'Oltregiogo, del Basso Piemonte e al circondario di Bobbio (in provincia di Piacenza).

La bandiera di Genova è costituita da una croce rossa su campo bianco: è detta anche croce di San Giorgio e nell'antichità era simbolo dei pellegrini che si recavano presso i luoghi santi del Cristianesimo e che dopo il 1095, anno di conquista di Gerusalemme da parte dei Turchi selgiuchidi, mossi in gran parte (in un primo momento) da spirito sincero di missione, decisero di prendere la croce ed armarsi per liberare la terra ove nacque e visse Gesù Cristo, in risposta ai ripetuti attacchi subiti dai Turchi, decisi - soverchiati gli Arabi - a spingersi alla conquista dell'impero Bizantino.

La simbologia del Salvifico vessillo della vera croce - come Jacopo da Varagine indicò la croce di San Giorgio - determinò in epoca contemporanea, per i pellegrinaggi armati, l'appellativo di cociate.

L'uso del vessillo da parte dei Genovesi pare risalire ad epoche remote, quando l'esercito bizantino stanziava nella città ed il vessillo della guarnigione (una croce rossa in campo bianco) veniva portata in omaggio nella piccola chiesa di San Giorgio, prospiciente l'antica piazza del mercato, di origine romana.

Nel 1190 Londra e l'Inghilterra chiesero e ottennero la possibilità di utilizzo della bandiera crociata per avere le loro navi protette dalla flotta genovese nel Mar Mediterraneo e in parte del Mar Nero dai numerosi attacchi di pirateria; per questo privilegio il monarca inglese corrispondeva al Doge della Repubblica di Genova un tributo annuale. L'Inghilterra, la città di Londra e la Royal Navy issano tutt'oggi la bandiera di San Giorgio ed è la loro bandiera nazionale.

Erroneamente lo storico Francesco Maria Accinelli indica lo stemma milanese come derivazione di quello genovese ("E mandati dalla Repubblica 500 balestrieri con la suddetta insegna in soccorso dei Milanesi nel 1247, espugnata col loro valore la città Vittoria nuovamente fabbricata da Federico II vicino a Parma, vollero i Milanesi per maggiore onore assumersi dello stendardo de' Genovesi l'insegna"), che invece risale al 1066, quando l'effige venne consegnata ufficialmente dal papa Alessandro II (il milanese Anselmo da Baggio) ad Erembaldo, capitano del popolo di Milano in rivolta contro l'Impero.

Genova è tra le città decorate al valor militare per la guerra di liberazione perché è stata insignita della medaglia d'oro al valor militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale.

Grifo d'Oro: il comune di Genova assegna tale onorificenza alle persone che hanno reso famoso il nome di Genova nel mondo.

La nuova Genova ha basato la sua rinascita soprattutto sul recupero delle aree verdi dell'immediato entroterra (fra cui quella del Parco naturale regionale del Beigua) e sulla realizzazione di opere infrastrutturali come l'Acquario al porto antico - il più grande d'Italia ed uno dei maggiori in Europa - e la relativa Marina (il porticciolo turistico in grado di accogliere centinaia di imbarcazioni da diporto). Tutto questo all'interno della ristrutturata Area Expo predisposta per le Celebrazioni colombiane del 1992.

Il ritrovato orgoglio ha restituito alla città la consapevolezza di essere una città in grado di guardare al futuro senza scordare il proprio passato. E la ripresa di numerose e rigogliose attività artigianali, da tempo assenti dai caruggi del centro storico, ne è una testimonianza diretta.

A contribuire a tutto questo sono state anche le opere di restauro compiute fra gli anni ottanta e novanta su numerose chiese e palazzi cittadini, fra cui, sulla collina di Carignano, visibile quasi da ogni parte della città, la rinascimentale Basilica di Santa Maria Assunta.

Il totale recupero del Palazzo Ducale - un tempo sede di dogi e senatori e ora luogo di eventi culturali - e del porto antico e la riedificazione del Teatro Carlo Felice, distrutto dai bombardamenti del secondo conflitto mondiale che risparmiarono solo il pronao neoclassico dell'architetto Carlo Barabino, sono stati altri due punti di forza per la realizzazione di una nuova Genova.

Un altro monumento di rilevante importanza riportato a nuovo splendore è il Cimitero monumentale di Staglieno, nel quale riposano le spoglie di molti personaggi noti, fra i quali Giuseppe Mazzini, Fabrizio De André e la moglie di Oscar Wilde.

Il centro storico di Genova è uno tra i più grandi d'Europa (misura circa quattrocentomila metri quadri), e per molti aspetti anche uno fra i più decadenti a causa dell'incuria e del forte tasso di inquinamento, sebbene sia attualmente in corso una lenta ma importante opera di bonifica.

La sua struttura urbanistica, nella parte più antica, articolata com'è in un dedalo di piazzette e stretti caruggi, unisce una dimensione medioevale a successivi interventi cinquecenteschi e barocchi (piazza San Matteo e la vecchia via Aurea, oggi via Garibaldi).

Resti delle antiche mura secentesche sono visibili tuttora nei pressi della cattedrale di San Lorenzo, luogo di culto per eccellenza dei genovesi.

Simboli della città sono la Lanterna (alta 117 m) antico e svettante faro visibile in distanza dal mare (oltre 30 km), e la monumentale fontana di piazza De Ferrari, recentemente restaurata, cuore pulsante e vera e propria agorà cittadina.

Meta turistica per eccellenza è anche l'antico borgo marinaro di Boccadasse, con le pittoresche barche multicolori, posto come a sigillo della elegante passeggiata che costeggia il Lido d'Albaro, e rinomato per i suoi famosi gelati.

Appena fuori dal centro, ma ancora parte dei trentatré chilometri di costa compresi nel territorio comunale, si trovano Nervi, naturale porta d'accesso alla Riviera ligure di levante e Pegli, naturale porta d'accesso alla Riviera ligure di ponente.

Con la sua caratteristica skyline che ancor oggi per chi proviene dal mare la fa apparire come una insormontabile fortezza, contraddistinta com'è dalla sua fitta rete di fortificazioni collinari su ampie mura che in antiche epoche belliche l'hanno resa inespugnabile sia agli attacchi dal mare quanto da quelli via terra - Genova non poteva rinunciare, specialmente a partire dagli anni sessanta, ad un proprio rinnovamento e ammodernamento, che doveva necessariamente passare, al pari di quanto avvenuto in tante altre metropoli, attraverso la realizzazione di grandi complessi abitativi di tipo popolare, la cui qualità, utilità e funzionalità è stata ed è peraltro ancora oggetto di discussione (e talvolta di contestazione) da parte dei cittadini residenti.

A tal proposito, si citano ad esempio i casi rappresentato dal cosiddetto "Biscione", complesso edilizio a forma, appunto, di lungo serpentone, situato sulle alture del popoloso quartiere di Marassi, e dal gruppo di case dette le Lavatrici, a ponente di Pegli.

Per altre soluzioni architettoniche che l'hanno contraddistinta, Genova è peraltro diventata da qualche decennio una sorta di capitale dell'architettura moderna italiana, se non europea. Questo si deve principalmente all'opera all'architetto Renzo Piano che dalla fine degli anni sessanta si è occupato della ristrutturazione di alcune fra le più conosciute città del mondo.

Il nome di Piano ha acquisito notorietà a partire soprattutto dal 1992, quando Genova accolse per le Celebrazioni colombiane del 1992 (Colombiadi) i visitatori nel porto antico, il waterfront dell'angiporto completamente restaurato per l'occasione e simbolizzato dal Grande Bigo stilizzato (sorta di marchio di fabbrica dell'attività portuale genovese).

Oltre ad un completo restyling dell'area, l'antica zona portuale situata nei pressi del varco del Mandraccio, a Porta Siberia, è stata arricchita scenograficamente dallo stesso Piano con una grande sfera in metallo e vetro installata nelle acque del porto, non lontano dall'Acquario e inaugurata nel 2001 in occasione del Vertice del G8 tenutosi a Genova. La sfera (chiamata dai genovesi anche "Bolla di Piano"), dopo essere stata impiegata per un'esposizione di felci da parte dell'Orto Botanico di Genova, ospita ora al suo interno la ricostruzione di un ambiente tropicale, con numerose piante, piccoli animali e farfalle.

Piano ha inoltre progettato per la Superba anche le stazioni della metropolitana e, nella zona collinare della città, progettato e iniziato la costruzione - in collaborazione con l'UNESCO - di Punta Nave, sede del "Renzo Piano Building Workshop".

Soprattutto per chi transita per il centro di Genova lungo la strada sopraelevata, magari per imbarcarsi al vicino terminal traghetti, è visibile nelle vicinanze del porto antico il cosiddetto Matitone, controverso quanto singolare grattacielo a forma di lapis, che affianca il gruppo di torri del WTC, cuore del complesso edilizio di San Benigno, oggi sede anche di parte dell'amministrazione comunale e di numerose aziende.

Antichi presidi fortificati, posti nei parchi collinari, subito a ridosso della città. Oltre a dare un importante testimonianza della potente storia della "Dominante dei Mari", alcuni di essi vengono oggi utilizzati anche per concerti, feste e ritrovi giovanili, soprattutto per quanto concerne la vita notturna.

Il più grande complesso naturale di Genova, con 611,69 ettari.

Il più rinomato complesso naturale della città, sito nell'estremo levante.

Al 30 giugno 2008 Genova contava 611.683 abitanti, di cui 287.362 uomini e 324.321 donne. La popolazione è oggi prevalentemente di origine italiana; tuttavia è in netta crescita la presenza di immigrati (nel 2003 il numero di immigrati è tornato ad essere maggiore rispetto a quello degli emigrati, mantenendosi tale fino al 2005, e un ulteriore valore positivo del saldo migratorio si è verificato tra il 2007 e il 2008), in particolare ecuadoriani (il gruppo maggioritario, passati dai 3.048 del 2000 ai 13.287 del 2007, anno in cui rappresentano il 35,76% degli stranieri residenti) con diverse migliaia di nuovi immigrati all'anno, seguito da albanesi, marocchini, peruviani, nigeriani, rumeni e cinesi.

Dopo una crescita contenuta nella seconda metà del XIX secolo, periodo in cui moltissimi genovesi emigrarono verso le Americhe, la città ha vissuto per buona parte del XX secolo un'esplosione demografica legata alla crescente espansione del porto e dell'industria pesante. Ad una prima fase di immigrazione dalle vallate del genovese e del basso Piemonte, seguì, dopo la I guerra mondiale, un afflusso considerevole di veneti e friulani.

Negli anni cinquanta, sessanta e settanta l'esplosione demografica è stata enfatizzata dall'immigrazione interna prevalentemente dal meridione d'Italia (in particolari di residenti della Sicilia e della Sardegna), che ha provocato problemi di natura logistica e soprattutto urbanistica a causa della mancanza di spazi edificabili pianeggianti, con la conseguente urbanizzazione massiccia delle aree collinari alle spalle del centro cittadino e degli sbocchi litoranei.

La crescita demografica si è progressivamente arrestata sino a diventare una vera e propria "implosione". Gli abitanti sono infatti passati dagli oltre 816 mila del 1971 ai circa 610 mila del 2001: Genova ha perso un quarto della popolazione in 30 anni. Complice di tale situazione è anche l'età media dei residenti, che soprattutto in alcuni quartieri è decisamente elevata, il che comporta un numero di morti superiore a quelle delle nascite (nel 2006 si sono registrate 4680 nascite contro 8158 decessi).

Confrontando i dati della popolazione del censimento del 1981 con quello del 2001, la popolazione di Genova è variata da 762.895 a 610.307 abitanti, per un decremento di 152.588 unità, pari ad una variazione negativa di circa il 20%. Al contrario della maggior parte delle altre città densamente popolate che hanno avuto una diminuzione dei residenti negli stessi anni, dove ad una perdita di popolazione del capoluogo è corrisposto un aumento medio della popolazione dei comuni della stessa provincia, in grado di compensare la prima se non addirittura superarla, nel caso di Genova anche la somma della popolazione degli altri 66 comuni della provincia è diminuita, passando dai 282.214 abitanti del 1981 ai 267.775 abitanti del 2001, per un decremento di 14.439 unità, pari ad una variazione negativa di circa il 5,1%.

L'età media dei genovesi (al 31/12/2007) è di 47,1 anni, con un picco di 48,7 anni nel municipio (x circoscrizione) Medio levante. L'indice di vecchiaia (rapporto tra gli over 65 e gli under 15) cittadino è di 242,5 (ovvero vi sono 242,5 persone di 65 anni e oltre per ogni 100 giovani sotto i 15 anni), con come estremi la circoscrizione Centro est (209,1) e il Medio levante (271,3); nel 2001 l'indice di vecchiaia cittadino era di 245,1. Nel marzo 2008 vi sono in città 286.961 residenti di sesso maschile (il 47% della popolazione) e 323.902 di sesso femminile (53%).

Nel 2007 vi sono stati 2087 matrimoni, di cui 1199 civili (476 in cui almeno uno degli sposi era divorziato) e 888 religiosi. Gli scioglimenti di matrimonio, sempre nel 2007, sono stati 721. Dei 2087 matrimoni 1579 sono stati tra italiani, 199 tra stranieri e 309 misti. Dal 2004 il numero di matrimoni civili è superiore a quello dei matrimoni religiosi (principalmente per via dell'aumento di matrimoni in cui almeno uno dei due coniugi è divorziato).

Al 31 dicembre 2007 il municipio più popoloso risultava essere Il Centro Est, con 91.402 residenti ed una densità di popolazione di 12.915 abitanti per Km2, mentre quello a maggiore densità di popolazione risulta essere II Centro Ovest, con 13.732 abitanti per Km2, per un totale di 66.626 residenti.

Il territorio del comune di Genova assunse l'attuale estensione nel 1926 con 'accorpamento di 19 comuni circonvicini. Sbalordisce il dato che al primo censimento sucessivo l'annessione la popolazione fosse di circa 590.000 unità, solo 20.000 in meno dell'ultimo censimento del 2001 (rispetto al quale la popolazione è ancora diminuita), alla presentazione del quale la popolazione risultava di circa 610.000 abitanti. Sconcertante sotto il profilo sociale e ambientale il volume di costruito ed il numero di alloggi allo stato attuale (2008) rispetto ad allora nonostante la sostanzialmente irrisoria differenza di popolazione ed inspiegabili le politiche edilizie che tendono alla concessione di nuovo cotruito anziché alla conservazione e erecupero e, talvolta nececessaria, demolizione dell'esistente.

Genova ha sempre avuto un rapporto saldo con la fede cattolica. Sebbene la città sia nota per le sue simpatie socialiste e comuniste e per essere una città "rossa" (fu a Genova che nacque il Partito Socialista Italiano nel 1892), è sempre esistito un gran equilibrio tra poteri locali e Curia che, dal canto suo, ha sempre espresso personalità forti (e a volte controverse) come il cardinale Giuseppe Siri.

La stessa sinistra genovese ha raramente assunto posizioni anticlericali e la convivenza tra queste due anime ha talvolta portato a compromessi e risultati soddisfacenti per entrambe le parti, come nel caso delle mediazioni del cardinale Giuseppe Siri tra i camalli e l'Autorità Portuale Genovese.

Notevole risonanza ha avuto la difesa dell'ex Arcivescovo Tarcisio Bertone (ora Segretario di Stato Vaticano e Camerlengo di Santa Romana Chiesa) rispetto alla legge regionale che promuoveva i buoni scuola a favore di famiglie meno abbienti per l'iscrizione dei propri figli in scuole private (in maggioranza gestite da enti religiosi). L'allora Arcivescovo consigliò ai Liguri di disertare le urne allorquando furono chiamati a esprimersi sulla abolizione della legge in un referendum regionale. Il referendum non raggiunse, in effetti, il quorum e la legge rimase inalterata.

Genovesi erano papa Benedetto XV, il cardinale Siri, il presidente della CEI e attuale Arcivescovo Angelo Bagnasco. Molto conosciuti a livello nazionale sono anche i sacerdoti Gianni Baget Bozzo, politologo in passato vicino alla corrente craxiana del Partito Socialista Italiano (per il quale fu europarlamentare dal 1989 al 1994) e tra i fondatori di Forza Italia, e don Andrea Gallo, fondatore della Comunità di San Benedetto al Porto, vicino ai movimenti No global.

La devozione è comunque ancora presente a Genova, soprattutto nel suo entroterra. Il Santuario di Nostra Signora della Guardia - sul monte Figogna, nel vicino comune di Ceranesi - è meta di numerosi pellegrinaggi e numerosi sono i santuari mariani presenti sul territorio municipale. Infine va anche menzionato il Santuario di Nostra Signora della Vittoria che fu eretto dalla Repubblica di Genova in ricordo della vittoria del 10 maggio 1625 contro i Savoia di carlo Emanuele I. Le cronache raccontano che la folla di contadini che scacciò l'esercito sabaudo fosse stata aiutata dall'Esercito Celeste e quindi attribuirono alla Madonna l'intercessione che portò alla vittoria.

Conosciuta anche all'estero per il pesto (salsa per condimento a base di basilico locale, pinoli, aglio, formaggio pecorino e olio di oliva), la "Superba" vanta il primato di essere stata la "culla del calcio italiano". Qui fu infatti tenuta a battesimo nel 1893 la prima società calcistica, il Genoa Cricket and Football Club, fondata dal medico inglese James Spensley che conquistò all'inizio del secolo ben 9 scudetti ed una coppa Italia.

A partire dal secondo dopoguerra, al Genoa Cricket and Football Club, prima storica e gloriosa squadra di calcio italiana fondata nel 1893 e vincitrice di ben 9 Scudetti e una Coppa Italia, si sono affiancate una seconda società calcistica, la Sampdoria, nata nel 1946 dalla fusione fra la Società Ginnastica Andrea Doria (fondata nel 1895) e la Ginnastica Sampierdarenese (fondata nel 1891 e che aprì la sezione calcio nel 1899), oltre a molte altre realtà calcistiche "di quartiere". Negli ottanta e novanta la Sampdoria ha vinto uno scudetto, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa italiana e quattro volte la Coppa Italia, disputando nel 1992 la finale di Champions League contro il Barcellona.

Fra gli altri primati cittadini figura quello del 1914 quando, in occasione dell'Expo Internazionale, fu costruita una metropolitana sopraelevata su piloni che collegava la zona del Porto Antico a Piazza della Vittoria, passando su quella che oggi è via dei Pescatori. La metropolitana costruita a tempo di record (non più di 2 mesi) con 2 carrozze che si interscambiavano a metà percorso, fu smantellata al termine della manifestazione. Oggi, Genova può contare su una linea metropolitana di tipo leggero in grado di congiungere i sobborghi nord-occidentali al centro cittadino.

Genova vanta infine un'altra importante primogenitura: quella di "patria" dei blue-jeans infatti, la parola jeans deriva da Gênes il nome francese per Genova.

Genova é sede di 18 istituti di studi superiori (sia pubblici che privati) e 15 centri linguistici (privati). Tra i principali enti spiccano per eccellenza l'Università degli Studi di Genova e l'Istituto Italiano di Tecnologia. Oltre all'Università che raccoglie undici facoltà, gli altri istituti sono perlopiù monofacoltà, e rispettivamente sono: gastronomico, architettonico, astronomico, tecnologico, idrografico, linguistico, medico, della Marina Mercantile, artistico, musicale, danza accademica.

Dal 1995, Genova è sede del Festival Internazionale di Poesia di Genova, uno dei principali festival di poesia e letteratura in Europa. Importante a Genova è anche la tradizione teatrale che ha formato diversi attori, registi e scenografi di fama nazionale ed internazionale. Da alcuni anni la città sta assumendo importanza anche in ambito scientifico. Vi si svolge infatti ogni anno in autunno il Festival della Scienza ed è sede dell'Istituto Italiano di Tecnologia.

La città dispone di un notevole patrimonio librario, ripartito in numerose raccolte librarie, le più importanti delle quali possono considerarsi la Biblioteca Universitaria, la Biblioteca Civica Berio, la Biblioteca Lercari, la Biblioteca De Amicis specializzata per l'infanzia.

Di notevole valore è il complesso museale cittadino articolato in diverse strutture e pinacoteche fra cui le gallerie di Palazzo Bianco, Palazzo Rosso e Palazzo Reale, il Palazzo del Principe, antica residenza di Andrea Doria, e il Palazzo Ducale.

Nel quartiere della Darsena è attivo dal 2004 un nuovo complesso museale edificato su un palazzo preesistente, il Galata - Museo del Mare, il maggiore museo dell'area del Mediterraneo nel genere delle comunicazioni marittime.

Il sistema-museo è arricchito, sempre al porto antico, dal Museo dell'Antartide e dai rinnovati Magazzini dell'Abbondanza e Magazzini del Cotone. Un museo a cielo aperto può essere considerato l'incontro delle Tall Ship che si tiene periodicamente alle calate del porto antico (vedi The Tall Ships' Races 2007 Mediterranea) e che raduna i più bei velieri-nave scuola del mondo.

Un Museo delle Culture del Mondo è allestito al Castello d'Albertis mentre sale con strumentazioni scientifiche sono visitabili al castello Mackenzie edificato ad inizio del XX secolo da Gino Coppedè. Numerose sono poi le ulteriori realtà museali dislocate nelle varie delegazioni comprese tra Voltri a Nervi.

A Villetta Dinegro si trova il Museo d'Arte Orientale intitolato ad Edoardo Chiossone, dove sono esposte pitture e sculture provenienti dal Giappone e dalla Cina, oltre ad una collezione di tremila stampe create tra il XVII e il XIX secolo.

Il Museo di storia naturale "Giacomo Doria", il Museo di Sant'Agostino e il Museo di Villa Croce ospitano rispettivamente reperti scientifici e storici e mostre di pittura; altre manifestazioni culturali - fra cui esposizioni e concerti di musica - sono organizzate poi in buona parte dell'anno a Villa Luxoro e a Villa Grimaldi Fassio, sede delle Raccolte Frugone, al Parco di Nervi.

Il Museo di Archeologia Ligure, dove si trovano numerosi reperti del passato genovese (tra cui la Tavola Bronzea di Polcevera, che riporta il primo atto giuridico della Liguria di cui si abbia traccia) si trova a Pegli, nella Villa Durazzo-Pallavicini, villa dotata di un vasto parco in stile romantico ottocentesco.

Una istituzione di notevole rilevanza è anche il Civico Museo Biblioteca dell'Attore, che comprende materiali di molti dei più importanti attori teatrali italiani.

Un punto di riferimento per la cultura musicale cittadina è il Teatro Carlo Felice mentre nuovi spazi e nuove strutture sono stati recuperati o sono sorti recentemente per soddisfare la richiesta di musica pop da parte di un'utenza prettamente giovanile. Il più importante teatro di prosa genovese è il Teatro Stabile di Genova.

Va ricordato che proprio a Genova nacque uno fra i maggiori violinisti di tutti i tempi, Niccolò Paganini. La città di Genova è proprietaria, per lascito testamentario anche del suo famoso violino, un Guarneri del Gesù, conosciuto come il Cannone di Paganini. Il violino è conservato presso il Comune, assieme ad un altro strumento, copia del Cannone, fatto costruire da Paganini e regalato al suo unico allievo Camillo Sivori.

Genova è la principale sede regionale della Televisione di Stato italiana (RAI). Inoltre sempre a Genova ha sede Primocanale, principale emittente della Liguria e della provincia di Massa-Carrara. L'emittente ha rinunciato all'utilizzo di televendite per favorire l'informazione capillare locale, ed è diventata una tra le principali emittenti televisive locali di tutta Italia, acquisendo recentemente l'emittente Telecittà.

Oltre alla Rai e Primocanale, a Genova hanno sede altre emittenti televisive minori, che poi sono le principali emittenti regionali: Telenord, Telecittà, Telegenova, Telecity. Numerose anche quelle radiofoniche.

A Genova - città nella quale è presente un Museo delle Musiche dei Popoli - hanno mosso i primi passi Fabrizio De André, Luigi Tenco, Gino Paoli, Umberto Bindi, Bruno Lauzi, Ivano Fossati, Francesco Baccini, i Matia Bazar, i New Trolls, i Ricchi e Poveri, alcuni dei quali hanno fatto parte della cosiddetta Scuola genovese dei cantautori. Fra gli artisti più apprezzati delle generazioni successive c'è il cantautore e scrittore Max Manfredi.

Sono inoltre attivi numerosi gruppi musicali e vocali la cui fama oltrepassa l'ambito locale. Sono da ricordare: il gruppo dei Buio Pesto - per la musica moderna e dialettale- il coro Monte Cauriol, il complesso vocale e strumentale de I Madrigalisti di Genova, il coro femminile del Genova Vocal Ensemble per la musica classica ed il gruppo vocale strumentale dei Folksingers per i gospel e gli spirituals. Numerose sono le rappresentazioni di musica sacra che si tengono in varie sedi, tra cui le principali chiese cittadine.

Ogni due anni, nel mese di ottobre si tiene a Genova il Premio internazionale di violino "Niccolò Paganini", forse il più prestigioso concorso mondiale per violinisti, tanto che al vincitore è concesso di suonare il celeberrimo "Cannone", il violino appartenuto allo stesso compositore genovese. Il concorso si tiene nel teatro lirico della città, il Teatro Carlo Felice.

Fu a Genova che nel 1574 si costituì la prima Corporazione dei Pastai con un proprio statuto (Capitoli dell'arte dei Fidelari).

Oltre alla rivendicata paternità della nascita del Blue-jeans e del gioco del Lotto, Genova lega il suo nome ad altre vicende curiose.

Una di queste la ricollega alla nascita del mito dell'aperitivo. È assodato come molti barman, non solo genovesi, riconducano a Genova e non alla città di Milano (v.: Aperitivo milanese) il culto dell'aperitivo; essendo una città di mare, nel suo movimentato porto sono sbarcati da sempre marinai provenienti da ogni parte del mondo, tra cui anche alcuni di nazionalità statunitense. Sarebbero stati questi ultimi a importare in città questo tipo di cultura enologica. Non a caso a Genova sono stati aperti nel tempo bar poi divenuti in un certo senso storici. Tra essi si ricordano in particolare il Bar Cavo, situato in pieno centro e famoso appunto per i suoi variegati aperitivi, il Le Corbusier che ha dato il via (nel 1991) alla movida della cosiddetta Rive Gauche dopo l'apertura della nuova sede della Facoltà di Architettura, il civettuolo ed intimistico Baretto in Albaro e il celebre Bar Sulfureus di Jonathan Loviselli.Genova è considerata da molti una delle storiche città del Gelato Italiano, se non addirittura la principale.

Eppure sono molti i personaggi storici ai quali la città vanta di aver dato i natali o il cui nome è ad essa sono strettamente legato per uno specifico motivo: fra essi sono da ricordare - oltre agli augusti dogi - ammiragli, esploratori e navigatori (su tutti il principe-ammiraglio Andrea Doria e Cristoforo Colombo).

Fra i patrioti il cui nome è legato a Genova per nascita o per storia si ricordano, oltre a Giuseppe Garibaldi, Goffredo Mameli, autore dell'inno nazionale italiano, Giuseppe Mazzini e Giovan Battista Perasso (il balilla icona dell'orgoglio cittadino); mentre fra gli artisti si annoverano i nomi del compositore e violinista Nicolò Paganini, del musicista Alessandro Stradella, ucciso da due sicari nel 1682, dei pittori Luca Cambiaso, iniziatore della scuola genovese, Bernardo Castello, Rubaldo Merello e il pittore di corte Giovanni Maria delle Piane (dalla famiglia Delle Piane), degli attori Vittorio Gassman e Lina Volonghi, dei poeti Camillo Sbarbaro (che nacque a Santa Margherita Ligure), Piero Jahier ed Eugenio Montale.

Genova ha ospitato nel tempo varie personalità del mondo dell'arte e della cultura, come ad esempio gli scrittori Oscar Wilde (la cui moglie, Constance Lloyd, è sepolta nel cimitero monumentale di Staglieno), Paul Valéry (francese di nascita, ma di madre genovese, del quale si conserva una targa in un palazzo di via San Francesco) e il filosofo Nietzsche che dimorò in salita delle Battistine.

La città ha avuto anche un proprio cantore storico medioevale (sorta di cronista ante litteram) nella persona di Caffaro di Rustico da Caschifellone (o semplicemente Caffaro), con i suoi Annali, memoria storica di un'epoca di grande fulgore per la città.

Sempre nell'ambito dello spettacolo, sono da ricordare l'attore teatrale Gilberto Govi, che ha portato il repertorio dialettale genovese e la maschera del Baciccia in tutto il mondo, i cantautori Fabrizio De André, Bruno Lauzi, Gino Paoli, Umberto Bindi, Ivano Fossati, Max Manfredi, l'attore Paolo Villaggio (uscito, al pari di Enzo Tortora dalle fila della Compagnia goliardica Mario Baistrocchi), il comico Beppe Grillo.

A Genova è nato anche il premio Nobel per la Fisica Riccardo Giacconi.

Genova, città che ha avuto da sempre una certa confidenza con la scienza e con la tecnica, non si è mai distinta per particolari affinità con l'occulto o con il paranormale, sebbene sia stata a fine anni settanta al centro di uno dei casi di "avvistamento" di UFO più eclatanti registrati in Italia e nel mondo intero, che ebbe come protagonista a Marzano, presso Torriglia, un metronotte, Fortunato Zanfretta. Le esperienze di Zanfretta furono pubblicate dalla casa editrice genovese Alkaest e pure riprese nel film commedia surreale InvaXön - Alieni in Liguria.

La leggenda metropolitana più famosa è quella che riguarda la cosiddetta vecchina di vico dei Librai, una anziana donna che rimase uccisa durante i bombardamenti sulla città della seconda guerra mondiale mentre si recava a fare la spesa. Vico dei Librai non esiste più, ma lo spirito della vecchina compare per chiedere ai passanti che incontra la direzione per tornare casa, scomparendo poi nel nulla. Altra versione della leggenda narra che un giovane chiese alla vecchina degli spiccioli in elemosina, trovandosi fra le mani una banconota da 1.000 lire, fuori corso da decenni. .

Tra le principali figure leggendarie cittadine occorre segnalare quelle di Pacciûgo e Pacciûga risalenti probabilmente al secolo XI.

Durante il periodo fascista, il genovesato conobbe un notevole sviluppo urbanistico: infatti nel 1926 i suoi confini vennero ridisegnati ed ampliati inglobando diversi comuni (ad ovest sino a Voltri, ad est sino a Nervi, a nord sino a Pontedecimo e Struppa), raggiungendo una notevole estensione con la creazione della cosiddetta Grande Genova.

Le delegazioni che fanno oggi parte del comune di Genova, attualmente suddiviso in nove municipi, conservano la struttura di piccole città, con propri centri e periferie, culture e tradizioni.

Durante il boom economico degli anni sessanta vennero costruiti nuovi quartieri popolari come il Cep ed il Biscione.

Non è difficile osservare come gli abitanti dei rioni periferici guardino al centro cittadino come ad un'altra città, usando la locuzione andare a Genova per riferire l'intenzione di recarsi al centro città. Tale insieme di località diverse, fuse in un'unica realtà urbana e suburbana, rende - per molti versi - l'attuale città affascinante e unica, simile per certi versi a certi agglomerati urbani industriali dell'Inghilterra, con i quali condivide molti usi e costumi.

Nel medioevo Genova vantava il primato di essere la prima città a rintrodurre in chiave moderna l'oro nella monetazione occidentale, coniando il Genovino, subito copiato da Firenze nel peso e nel titolo e, ancor più tardi da Venezia. Il primato economico genovese ha il suo apogeo sul finire del secolo XIII, quando Pisa è sconfitta e i commerci sono al massimo splendore.

La fierezza della genovesità è raffigurata graficamente sulle magliette confezionate da un'azienda genovese, il Gruppo Zena s.r.l., che nel 2001 ha brevettato un marchio registrato - ZENA - derivante dal termine dialettale che definisce il nome del capoluogo ligure. La scritta è accompagnata nel marchio dalla Croce di San Giorgio, bandiera dell'antica Repubblica di Genova e simbolo della città.

Il marchio richiama anche la bandiera inglese, comunemente conosciuta come 'Saint George's cross' o bandiera di bompresso. La griffe è fornitrice ufficiale della Guardia Costiera e sponsor tecnico della squadra genovese di pallavolo Igo Volley. Il marchio è stato ideato da Giancarlo Morgavi nel 1986 e sottoposto a un restyling nel 2001 da Giorgio Salomone.

Genova è stata sede dei primi movimenti operai e sindacali del Novecento e della cooperativa di lavoratori portuali dei camalli (diretta derivazione della Caravana).

La sua economia e il suo mondo del lavoro hanno subito negli ultimi decenni notevoli mutamenti, passando da una connotazione prettamente industriale fondata sull'industria principale, quella del porto, ad una più moderna basata sui servizi (terziario avanzato, turismo, commercio, ecc.).

In questo senso vanno considerati i recenti recuperi di aree degradate nelle valli dei due principali torrenti cittadini, Bisagno e Polcevera. Genova è anche sede del Salone nautico, che si svolge nella zona fieristica della città, la principale esposizione europea di nautica da diporto.

L'attività portuale è in netta ripresa, sebbene sia sempre frenata da un'insufficiente rete infrastrutturale di supporto, soprattutto ferroviaria. In questo senso si ritiene che la progettata linea ferroviaria ad Alta Velocità-Alta Capacità Tortona/Novi Ligure-Genova ("terzo valico dei Giovi"), che unirà Genova a Rotterdam), possa risolvere, se portato a compimento, parte di tali problemi.

Un altro fattore nuovo di Genova è la ricerca tecnologica. A fianco dei già presenti centri di ricerca (tra cui spicca l'ospedale pediatrico Gaslini) si è affiancato da poco l'Istituto Italiano di Tecnologia (IIT). Inoltre sulla collina degli Erzelli stanno per iniziare i lavori per la costruzione del progetto Leonardo che prevede il trasferimento sulla collina della Facoltà di Ingegneria oltre che alla costruzione di un villaggio high-tech.

Oggi Genova è città industriale in chiave moderna con importanti aziende e multinazionali quali "Porto di Genova" (che comprende al suo interno una ventina di aziende-terminal tra cui la "VTE") , "Finmeccanica", "Ansaldo", "Cantiere Navale di Genova Sestri Ponente", città di sviluppo scientifico e tecnologico, e città d'arte, cultura e turismo (Centro Storico ricco di monumenti, Porto Antico, Palazzo Imperiale, Palazzo Reale, Palazzo Ducale, Palazzo Rosso, Palazzo Bianco, Acquario, Fiera Internazionale, oltre a moltissimi musei, castelli, ville e palazzi nobiliari, parchi, borghi storici come Boccadasse e i Litorali balneari dell'estremo Ponente e del Levante cittadino ).

Genova è oggi una moderna metropoli cosmopolita al centro di un processo di profonda trasformazione - soprattutto sociale ma anche urbanistica - e alla ricerca di una identità tra i fasti di un passato ormai molto lontano e le sfide del III millennio, aperte in maniera anche drammatica con la riunione dei G8 nel luglio del 2001 che ha portato nella città ligure i grandi del mondo ma anche centinaia di migliaia di contestatori della moderna globalizzazione.

Una radicale trasformazione nella forma di regime (con la definitiva fine della storica Repubblica) si ebbe il 19 gennaio 1798 quando, con una sollevazione popolare, venne costituita la Repubblica Ligure, riconosciuta dai francesi che avevano nel frattempo occupato la città; il 9 giugno 1805, poi, la nuova entità statuale venne annessa all'impero francese.

Il nome di Genova è tutt'oggi legato a due settori in particolare: la nautica da diporto (incidentalmente va detto che il nome inglese della città corrisponde ad un tipo di vela, il Genoa appunto), e l'industria dell'abbigliamento.

La tela comunemente chiamata jeans proviene da un tipo di tessitura realizzata anticamente per confezionare le divise dei balestrieri genovesi che in epoca medievale erano l'unico corpo scelto organizzato d'Europa o per la copertura delle galee. Il tessuto blu, molto resistente ed economico veniva utilizzato come grembiule o sorta di gonnello dagli operai del porto, i camalli della Compagnia dei Caravana. Il nome Jeans deriva dalla storpiatura inglese del termine francese Gênes, Genova appunto.

Nel campo della moda Genova poi si distingue, seppur misconosciuta, come patria dell'English stile lo stile così chiamato perché utilizza colori inglesi ma che è stato fatto proprio dalla cultura di una città che è considerata la più inglese d'Italia, e non tanto per la piovosità autunnale che la contraddistingue ma anche per l'abbigliamento, appunto, e per lo stile riservato dei suoi abitanti.

Il 13 giugno 2009 la città di Genova ospiterà l'edizione nazionale del Gay Pride.

La confluenza di quattro diverse autostrade (A7, A10, A12 e A26) nell’area metropolitana genovese determina elevati livelli di congestionamento per la presenza di traffico cittadino e pendolare, di traffico merci al servizio del porto di Genova e di traffico turistico che, soprattutto nel periodo estivo, interessa molti tratti della riviera ligure. È stata pertanto individuata una configurazione di viabilità per la Gronda di Ponente che rappresenta l’intervento di maggior rilievo del nodo di Genova. Ad oggi, dopo anni di discussione, non esiste un progetto certo. La versione più recente si articola in diversi interventi: una nuova tratta autostradale (la cosiddetta Gronda di Ponente), a 2 corsie più emergenza per ogni senso di marcia, in aggiunta all’esistente tratto della A10 (che secondo alcune proposte dovrebbe essere riconvertita a tangenziale gratuita), tra l’interconnessione A10-A26 e il bivio con la A7 immediatamente a nord del casello di Genova Ovest. Tale nuova infrastruttura si dovrebbe sviluppare per oltre l’80% in galleria e dovrebbe prevedere la realizzazione di un moderno viadotto strallato a 4 corsie più emergenza per senso di marcia, destinato a sostituire lo storico viadotto Morandi di cui sarebbe prevista la demolizione; una nuova carreggiata nord della A7 dovrebbe sorgere nel tratto Genova Ovest - Bolzaneto; sono previsti anche il potenziamento del "Nodo di San Benigno", di connessione tra la viabilità locale e il casello di Genova Ovest ed un nuovo "Tunnel di Rapallo", per collegare lo svincolo di Rapallo sulla A12 ed il lungomare di Santa Margherita Ligure.

La città è servita da due importanti stazioni nazionali, Genova Brignole e Genova Piazza Principe, che fanno parte del circuito Grandi Stazioni e sono situate in centro alla città; ha inoltre rilevanza per il traffico pendolare la stazione di Genova Sampierdarena, inserita nel progetto Centostazioni.

Il tessuto urbano comprende anche 21 stazioni ferroviarie locali, che servono capillarmente i quartieri genovesi (per un totale di 24 stazioni RFI).

Da Genova si sviluppano cinque direttrici ferroviarie, verso Savona-Ventimiglia, La Spezia-Pisa-Roma, Ovada-Acqui Terme, Milano e Torino. Le due direttrici verso il Nord Italia sono vitali per lo smaltimento delle merci del porto di Genova. Entrambe le linee, risalendo al XIX secolo, risultano tuttavia obsolete e inadeguate a garantire un efficace smaltimento del crescente traffico del porto. Nei prossimi anni dovrebbero iniziare i lavori per la costruzione della linea ad Alta Velocità-Alta Capacità Tortona/Novi Ligure-Genova ("terzo valico dei Giovi"). Tale ferrovia dovrebbe smaltire e velocizzare lo spostamento delle merci in arrivo al porto di Genova e dirette a tutto il nord Italia e Europa centro-meridionale.

Sono allo studio alcuni raddoppi di linea al fine di separare il traffico dei treni a lunga percorrenza da quello dei treni regionali che servono la città e le località limitrofe, con la prospettiva futura di istituire sulla linea a mare tra Voltri e Nervi, anche grazie alla creazione di nuove fermate, un efficiente servizio ferroviario metropolitano.

Genova è collegata con la località di Casella con una ferrovia a carattere turistico, ma utilizzata come mezzo di locomozione per muoversi nell'area metropolitana.

L'aeroporto collega la città con molte città europee ed è il principale della regione ed uno tra i principai del paese supportando sia gli scali milanesi che quello torinese quando le condizioni di visibilità sono scarse sul versante padano a causa della nebbia. Lo scalo sestrese supporta i flussi turistici e l'attività del porto commerciale.

La società di gestione dei servizi pubblici della città è l'Azienda Mobilità e Trasporti S.p.A., AMT, la cui maggioranza è detenuta da una società francese.

Dal novembre 2006 il costo del biglietto di corsa semplice è di euro 1,20.

Dagli anni novanta del Novecento l'offerta tariffaria è contraddistinta dalla integrazione tra mezzi gestiti da AMT e dai treni che circolano nelle stazioni in ambito cittadino ciò permette l'utilizzo dei bus e dei treni del trasporto regionale utilizzando il medesimo biglietto.

A Genova è attivo inoltre un servizio di car sharing.

Dal 1990 è attiva nel capoluogo ligure una linea di metropolitana leggera in prevalenza sotterranea.

La linea è stata progressivamente allungata con grandi ritardi e vari aumenti della spesa preventivata. La Metropolitana di Genova conta oggi 7 stazioni e, sebbene colleghi il centro cittadino con il quartiere periferico di Certosa (stazione Brin), risulta ancora troppo corta e insufficiente in estensione per dare un valido contributo alla mobilità delle persone. La prossima tappa, Brignole, sarà derterminante per aumentare sensibilmente il volume di utenza.

Gli ampliamenti hanno comunque portato ad un progressivo e significativo aumento di passeggeri utenti della linea. Prossima l'apertura (prevista per il 2010) del tratto De Ferrari-Brignole, in grado di collegare il centro città, una parte di periferia (Valpolcevera) e le due stazioni ferroviarie principali di Piazza Principe e Brignole, importanti stazioni multimodali di interscambio ferrovia-metrò.

La progettazione di ulteriori prosecuzioni di linea, previste in un primo tempo, verso la Valpolcevera nel quartiere di Rivarolo (stazioni di Canepari con parcheggio di interscambio nell'area dell'ex-Fillea e Rivarolo interscambio con la stazione FS), verso ponente nel quartiere di Sampierdarena, verso la Valbisagno nei quartieri di Marassi-Staglieno e verso levante nel quartiere di San Martino e l'ospedale, è al momento ferma a causa degli indirizzi del Comune di Genova, condizionato dalla mancanza di finanziamenti per realizzare la prosecuzione dell'opera.

Il 1 agosto 2007 AMT ha inaugurato un servizio di nave-bus per collegare attraverso otto corse quotidiane (quattro nei week-end) il porto antico alla delegazione ponentina di Pegli (Molo Archetti). Il servizio si svolge compatibilmente con le condizioni meteorologiche e marine.

Genova è stata ed è sede di numerose manifestazioni sportive, in particolare in campo nautico, motoristico (al Palasport), di atletica indoor (sempre al Palasport).

Nella pallanuoto è rappresentata ai massimi livelli dalla Società Sportiva Nervi.

A Genova, e più esattamente nella delegazione di Pontedecimo, viene organizzato dal 1934 il Giro dell'Appennino, una delle classiche italiane.

Buona anche la tradizione nel rugby, con il CUS Genova Rugby che milita attualmente in Serie B, l'Amatori Rugby Genova e con l'ormai tradizionale ospitalità della nazionale italiana al Luigi Ferraris in occasione di numerosi test-match con le nazionali dell'emisfero sud (Nuova Zelanda, Australia, Sudafrica, Argentina). Possibile che in futuro la città possa essere sede di incontri del Sei Nazioni.

La pallavolo a Genova è dominata dalla società Igo Genova Volley che milita nel campionato B1 ma è attualmente in lotta per un posto in A.

Nell'hockey su prato Genova vanta un'ottima tradizione con numerosi scudetti vinti da GUF Genova (sciolto dopo la seconda guerra mondiale), CUS Genova e Hockey Club Genova dagli anni trenta agli anni cinquanta; attualmente il CUS Genova e l'HC Genova militano in serie B, mentre la squadra più giovane, l'Hockey Club Superba, milita in serie A2. Esiste anche una squadra di hockey su ghiaccio che nel periodo invernale si allena nella pista di ghiaccio del Porto Antico.

Nell' atletica leggera Genova può contare in particolare su due squadre, ossia il Cus Genova, stabilmente inserito tra le prime quaranta societa d'Italia e militante attualmente nel campionato A1, e il Trionfo Ligure, che milita invece nel campionato A2. Si tratta in entrambi i casi di squadre competitive, sia nell'ambito maschile che, soprattutto, in quello femminile.

Nel baseball la città è rappresentata dalla formazione dei Genova Gryphons.

Come città di mare Genova è un'importante attrativa per velisti sia a livello dilettantantistico che agonistico.

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Provincia di Genova

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La Provincia di Genova (Provinsa de Zena in lingua ligure) è una provincia della Liguria di 884.053 abitanti, con capoluogo a Genova. Confina a ovest con la Provincia di Savona, a nord con il Piemonte (Provincia di Alessandria), e con l' Emilia-Romagna (Provincia di Piacenza e Provincia di Parma), a est con la Provincia della Spezia, e a sud con il Mar Ligure.

La Provincia di Genova venne istituita, per Regio Decreto del re Vittorio Emanuele II, il 1° marzo 1860 con la nomina a presidente provinciale dell'avvocato Antonio Caveri. In quell'anno la Liguria venne divisa in due grandi province, quella di Genova appunto e la Provincia di Porto Maurizio (comune che successivamente si unirà ad Oneglia nel 1923 con il nome attuale di Imperia). L'area genovese fu divisa in cinque circondari: a ovest Albenga, Savona e Genova, Chiavari e La Spezia ad est. Più o meno la suddivisione del territorio corrispondeva a quella della Repubblica di Genova, decaduta dopo l'inglobamento dapprima in territorio francese e nel Regno di Sardegna poi. Il 27 aprile 1875 il re Vittorio Emanuele II, mediante decreto reale, ufficializzò il nuovo stemma provinciale. Lo stemma venne nuovamente modificato, nel 1933, con l'avvento del Fascismo aggiungendo a destra il fascio littorio, simbolo del neo stato fascista.

Nei nuovi confini provinciali rientrarono molti comuni che oggi fanno parte di altre province confinanti. Ad ovest Laigueglia e Andora rappresentavano il confine con la provincia di Porto Maurizio (oggi entrambi nella provincia di Savona), ad est Castelnuovo Magra, Sarzana e Santo Stefano di Magra confinavano con la provincia di Massa-Carrara, annessi poi nella provincia della Spezia. Molti comuni persero però ogni legame politico con la provincia genovese (Bosio, Carrosio, Fraconalto, Gavi Ligure, Novi Ligure, Rocchetta Ligure, Vignole Borbera, Voltaggio e tutto l'Oltregiogo e la val Borbera che formerà la provincia di Novi) a causa dell'istituzione della provincia di Alessandria per decreto legge del ministro Urbano Rattazzi (Decreto Rattazzi). Ciò causò un'aspra polemica tra le due amministrazioni provinciali, registrando anche tra gli abitanti dei comuni neo alessandrini malumori e scontenti. Secondo la provincia di Genova il passaggio di amministrazione fu una scelta sbagliata a causa dei legami ed eventi storici che hanno sempre legato i comuni confinanti dapprima con la Repubblica di Genova (Circondario di Novi) e con il capoluogo genovese poi.

Addirittura la stessa Deputazione di Alessandria nel 1909, sollecitata dal Mandamento di Gavi Ligure, espresse il suo parere favorevole alla ricongiunzione dei comuni nell'amministrazione provinciale genovese, ma una riunione provinciale smorzò la richiesta di Gavi Ligure e del suo circondario. Un decreto legge datato 8 luglio 1923 stabilì il passaggio dalla provincia di Pavia dei comuni di Rondanina, Fascia, Gorreto, Rovegno e Fontanigorda nella giurisdizione genovese. L'episodio alimentò la speranza dei comuni alessandrini di una rapida annessione alla provincia genovese. Su iniziativa dei deputati di Genova venne presentata al Parlamento una proposta di legge con oggetto la riannessione dei comuni perduti nella provincia di Alessandria. La legge venne giudicata favorevole dalle Camere, con larga maggioranza a votazione palese, ma giunti alle fasi finali della reale approvazione il segretario del Partito Fascista di Alessandria con il presidente provinciale e i podestà telegrafarono al segretario fascista della sezione di Roma per risolvere la questione in qualsiasi modo. La richiesta venne ben presto esaudita e, con mezzi poco democratici, le urne per la votazione della pratica sparirono dall'aula impedendone di fatto la votazione. I comuni alessandrini non presentarono in seguito altre obiezioni, scegliendo di restare sotto giurisdizione piemontese.

Ulteriori cambiamenti e passaggi di amministrazioni provinciali si ebbero sia nel levante ligure che nell'estremo ponente genovese. Il Regio Decreto del 2 settembre 1923 stabilì la cessione di 30 comuni del Mandamento di Chiavari nella nuova provincia della Spezia, mentre il 15 novembre dello stesso anno il comune di Capraia rientrò nei nuovi confini della provincia di Livorno.

Nel ponente ligure il D.R. del 2 gennaio 1927 decretò il passaggio degli 87 comuni dei Circondari di Savona ed Albenga nella neo costituita provincia di Savona. Nello stesso decreto si stabilì il passaggio di Cogoleto in quella genovese che risultò così, alla fine del 1927, dai nuovi ordinamenti, con una superficie di 1.787 km² ed una popolazione di 762.323 residenti in 85 comuni.

Nel 1928 l'unione territoriale dei comuni di Bogliasco con Pieve Ligure (ad oggi due comuni distinti), Sori con Canepa e il passaggio dei 19 comuni genovesi nella Grande Genova modificò ulteriormente l'ordinamento comunale della provincia in 64 comuni. Le ultime modifiche risalgono al 1932 (passaggio di Urbe in Provincia di Savona) e al 1946 (istituzione del comune di Pieve Ligure), lasciando i confini geografici - ad ovest da Cogoleto e ad est da Moneglia - definitivamente tracciati.

Genova è entrata a far parte ufficialmente dell'elenco delle città che diventeranno città metropolitana. L' Area Metropolitana di Genova, anche se non ancora costituita, è comunque storicamente rappresentata dal territorio che da Sestri Levante conduce fino a Savona e Vado Ligure. Le spinte autonomistiche di chi, nei decenni scorsi, si faceva promotore dell'istituzione della Provincia di Chiavari si sono ultimamente spente e, preso atto dei fortissimi legami storici, culturali ed economici del Tigullio con il Genovesato, logica comune di oggi vuole questo territorio entrare ufficialmente a far parte dell'Area Metropolitana di Genova, cercando eventualmente forme di governo unitarie che garantiscano comunque un certo livello di autonomia dei comuni rivieraschi.

La geografia della Liguria è divisa in tre fasce: il mare, la zona collinare e la montagna. Anche la provincia genovese è divisa in queste categorie territoriali, regalando talvolta panorami come scogliere a picco sul mare o piccoli paesini arroccati sui monti. Basti pensare a Genova, grande città marinara stretta e spinta dai monti circostanti. Nella provincia sono presenti otto comunità montane, quattro parchi regionali e un'area marina protetta (Riserva marina di Portofino).

Le zone geografiche che più richiamano turisti, oltre a Genova e il suo comprensorio, sono il Golfo Paradiso e il Tigullio. Ultimamente anche l'entroterra è diventata protagonista nel panorama turistico, grazie ad un'accurata pubblicità in ambito nazionale, e tanti sono i turisti italiani e stranieri che scelgono piccoli paesini montani per trascorrere le loro vacanze in Liguria.

La provincia è caratterizzata da corsi d'acqua a regime torrentizio e sovente, soprattutto nel periodo estivo, si presentano in stato di secca. Diversamente nella stagione autunnale o invernale una maggiore caduta di pioggia può dare origine a improvvise piene dei torrenti e fiumi, causando, in alcuni casi, lo straripamento del corso d'acqua stesso e quindi l'allagamento dei vicini centri urbani. Proprio per scongiurare tali avvenimenti sempre più frequentemente vengono stanziati fondi provinciali e regionali per la pulizia dei torrenti, progettando inoltre una conseguente rivisitazione delle misure di protezione (dragaggio, abbassamento del letto del corso d'acqua e innalzamento degli argini), specie in prossimità dei nuclei abitativi.

A Genova sono due i principali torrenti che scorrono nel territorio comunale: il Polcevera e il Bisagno. Il primo nasce dall'unione dei due torrenti Verde e Riccò presso il quartiere genovese di Pontedecimo e dopo un percorso di circa 11 km sfocia in mare tra i nuclei di Cornigliano e Sampierdarena dopo aver attraversato inoltre i quartieri di Bolzaneto e Rivarolo. Il Bisagno con una lunghezza di circa 30 km attraversa l'intera valle omonima e i centri di Bargagli, Davagna e Genova dove sfocia nel quartiere di Foce.

Sempre in area genovese sono presenti i torrenti Arrestra, che sfocia a Cogoleto segnando il confine tra la provincia di Genova e la provincia di Savona, lo Stura nella valle omonima tra Rossiglione, Campo Ligure e Masone, lo Scrivia dove all'altezza del comune di Casella incontra il Brevenna mentre vicino a Montoggio si divide per confluire nel lago di Val di Noci, la Trebbia dove nasce nel Genovesato presso il monte Prelà attraversando il Piacentino per poi sfociare nel Po ad ovest di Piacenza.

Nell'area del Tigullio - Val Fontanabuona - Val d'Aveto è presente il Lavagna che si sviluppa nell'area fontanina. A Carasco incontra altri fiumi (lo Sturla di Carasco, il Penna e il Graveglia) andando così a formare il fiume Entella sfociante in mare tra le due cittadine di Chiavari e Lavagna.

L'Aveto, lo Sturla e il Penna nascono entrambi dal lago di Giacopiane nel comune di Borzonasca per poi confluire nel Lavagna; il Graveglia nasce vicino al monte Zatta in val Graveglia per poi confluire nel Lavagna.

Altri torrenti sono il Boate, detto anche Bogo, originario dall'unione dalla confluenza di molti altri torrenti dell'entroterra rapallese, e scorrente lungo la cittadina di Rapallo per poi sfociare in mare.

Nella provincia sono presenti sei laghi, tutti artificiali, creati nel XX secolo per soddisfare le varie esigenze idriche delle sparse zone geografiche, soprattutto per i centri urbani della costa, e specialmente per il capoluogo ligure.

Tra la valle Stura e Orba, al confine tra le province di Alessandria e Genova, il lago di Ortiglieto è ubicato tra i comuni di Molare e Rossiglione. Sbarramento artificiale del fiume Orba il bacino fu realizzato tra il 1923 e il 1926. Sempre al confine tra Liguria e Piemonte, in val Polcevera, i laghi artificiali del Gorzente sono costituiti da tre invasi situati tra i comuni genovesi di Campomorone e Ceranesi e il comune alessandrino di Bosio.

In valle Scrivia è presente il lago della Busalletta costruito tra il 1970 e il 1977 tra i comuni di Fraconalto e Busalla; assieme ai laghi del Gorzente costituisce un'importante risorsa idrica per Genova. Sempre in valle Scrivia, nel comune di Montoggio, fu realizzato negli anni venti del XX secolo lo sbarramento artificiale sul rio delle Noci - affluente dello Scrivia, dando origine al lago omonimo.

Nella zona del levante genovese, in valle Sturla, è ubicato il lago di Giacopiane nel comune di Borzonasca; sottostante rispetto a questo lago se ne trova uno minore, denominato lago di Pian Sapeio. I due bacini costituiscono la primaria fonte acquifera per la zona geografica del Tigullio, e delle valli adiacenti dell'entroterra chiavarese, e talvolta anche per Genova; il lago è inserito nel territorio del Parco naturale regionale dell'Aveto.

I comuni della provincia che si affacciano direttamente sul mare sono 16 su 67 comuni totali. Due di questi, Arenzano e Cogoleto, sono collocati nella Riviera di Ponente mentre i restanti tredici sono compresi nella Riviera di Levante. Genova rimane incastonata tra le due riviere, dividendo di fatto le due riviere liguri.

Se le coste di Ponente risultano prevalentemente basse e sabbiose quelle del Levante ligure sono principalmente alte e frastagliate. Le località sulla costa hanno saputo negli anni sviluppare il loro turismo proprio grazie al rapporto con il mare, prendendosi cura di esso e delle sue spiagge. Nel 2005 un finanziamento dell'Assessorato al Turismo della provincia ha permesso l'acquisto di piccoli battelli per la pulizia estiva (rifiuti e sporcizia) delle acque del Golfo del Tigullio.

Nel periodo autunnale ed invernale le forti mareggiate erodono frequentemente i litorali, ma prontamente ricostituite nella stagione primaverile dai singoli comuni.

Il clima è tipico dell'area del mar Mediterraneo, come nel resto della regione e le sue temperature miti sono un forte richiamo turistico. Durante la stagione invernale le temperature, nei centri sulla costa, difficilmente scendono sotto lo zero assestandosi intorno ai 7°-8° gradi di media. Raramente la neve scende sulle cittadine costiere, molto più probabile nei paesi dell'entroterra come a Santo Stefano d'Aveto meta invernale degli sciatori liguri.

Nel periodo estivo solo nei casi più estremi si possono superare i 35°, ma la presenza di una forte umidità contribuisce a rendere il clima molto umido e quindi facendo percepire al corpo umano diversi gradi in più a quelli reali.

Nonostante tutto la regione e di conseguenza anche la provincia è meta di molti vacanzieri, specie quelli delle seconde case, che scelgono la Liguria e le sue riviere per svernare durante l'inverno o per refrigerarsi nel periodo estivo.

L'agricoltura della provincia genovese trova sviluppo soprattutto nelle vallate adiacenti alle grandi città costiere della riviera. Grazie all'abile arte della costruzione dei muri a secco, grazie ai quali si è costituito il tipico terrazzamento ligure, le colline vengono ampiamente sfruttate dai coltivatori genovesi.

L'agricoltura prevede per la maggior parte una produzione ortofrutticola (tradizionale), viticoltura (Moscato bianco, il Ciliegiolo , la Bianchetta Genovese e Vermentino), olivicoltura (specie nelle zone di Leivi, Lavagna e Sestri Levante) e alberi da frutta (limoni, pesche, albicocche).

L'attività della pesca è assai antica e molto radicata nel tempo, soprattutto nei borghi marinari. Se in passato era di consuetudine intraprendere la via marinara, la quale contribuiva molto all'economia del borgo, oggi è quasi del tutto scomparsa specie nei comuni costieri più grandi. Camogli, Santa Margherita Ligure e Sestri Levante sono tra le località dove l'attività è riuscita a mantenersi inalterata nel tempo, di fatti il maggiore traffico del pescato proviene da codeste città.

Tra i maggiori mercati ittici, oltre a quello nel capoluogo ligure, quelli di Camogli e Sestri Levante che con un efficiente sistema di scambi commerciali raggiungono ogni località costiera, ma soprattutto montana.

Le maggiori concentrazioni dell'allevamento del bestiame sono quasi esclusivamente in Val d'Aveto, dove è praticato il pascolo di bovini, caprini e ovini. Dall'attività vengono ricavati prodotti caseari o carne, esportati in tutta la provincia e oltre confine.

Si noti come la maggior parte degli approvvigionamenti provenga da pozzi e bacini, ad indicare la particolare ricchezza di falde sotterranee (non drenanti) di cui è dotato il territorio.

La qualità e la potabilità dell'acqua di tale provenienza è costantemente monitorata (ASL, ARPAL).

Le attività industriali sono per lo più concentrate a Genova, dove trovano spazio industrie come Ansaldo, Finmeccanica e cantieri navali come la Fincantieri. Nel resto della provincia sono diffusi, specie nel Tigullio, industrie nel settore navale (Sestri Levante e Riva Trigoso), anche se ultimamente una forte crisi commerciale (legata soprattutto alla notevole concorrenza europea) ha creato disagi e mobilitazioni nelle maggiori industrie del settore. Nei comuni montani, maggiormente in Val Fontanabuona, è molto fiorente e redditizia l'estrazione e la lavorazione dell'ardesia, chiamata la pietra nera, esportando prodotti (tra i più richiesti i biliardi) in tutta Italia ed in Europa conquistando quasi interamente il settore ardesiaco. Altre attività presenti nelle vallate genovesi sono dedite alle lavorazioni della plastica, del legno e della carta.

Il territorio genovese è dotato di un impianto di produzione di energia elettrica: la Centrale Elettrica dell'ENEL, adiacente la Lanterna di Genova.

Inoltre esiste una linea ferroviaria locale, la Genova-Casella a scartamento ridotto collegante, tramite un caratteristico trenino, la città di Genova con il comune di Casella. A Genova è presente la metropolitana.

La provincia è attraversata da quattro autostrade con notevole traffico, dovuto al turismo nelle riviere liguri, specie nei ponti festivi ed estivi. L'Autostrada A10 detta anche dei Fiori permette il collegamento diretto di Genova con Ventimiglia, quest'ultima città di confine e porta d'accesso tra Italia e Francia.

L'Autostrada A26 detta dei Trafori collega il capoluogo ligure con la provincia di Alessandria, dopo il raccordo con l'Autostrada A21 nello svincolo di Ovada. Importante tratto autostradale è sicuramente l'Autostrada A7 la Serravalle o detta anche la Camionale collegante le due regioni Lombardia e Liguria. Ha un notevole traffico viario, specie nel periodo estivo ed invernale, dovuto al forte turismo lombardo nelle due riviere liguri.

L'Autostrada A12 scorre nel tratto della riviera ligure di levante, collegando la città di Genova con Livorno (Rosignano Marittimo). Come le altre autostrade liguri è massicciamente trafficata nei ponti festivi, grazie alla presenza di molte località turistiche della fascia costiera.

Le strade della provincia permettono principalmente il collegamento dell'entroterra con i comuni costieri. Lo sviluppo complessivo della rete provinciale ammonta a 1125,265 km. Tra le città principali sono infatti Genova, Busalla, Chiavari porte di accesso dei piccoli comuni montani. L'unica strada di competenza statale è la Strada Statale 45 di Val Trebbia che partendo da Genova permette di raggiungere Piacenza.

Lo scalo marittimo commerciale più importante della provincia è senza dubbio il porto di Genova che, con i suoi moderni terminal (come il VTE-Voltri Terminal Europa, porto commerciale adibito alla movimentazione dei container), è uno dei più importanti del bacino del mar Mediterraneo.

Altri porti turistici di rilievo nazionale sono quelli di Arenzano, Camogli, Portofino, Santa Margherita Ligure, Rapallo, Chiavari e Sestri Levante.

Il principale scalo provinciale è il "Cristoforo Colombo" di Sestri Ponente, primo aeroporto della Liguria.

Arenzano, Bogliasco, Chiavari, Cogoleto, Moneglia, Rezzoaglio, Santo Stefano d'Aveto, Santa Margherita Ligure sono i comuni provinciali che hanno ottenuto, nel 2007, la certificazione ambientale ISO-14001, rilasciata dal Rina (Registro navale italiano) per gli accertamenti riguardanti la pianificazione, gestione e controllo del territorio comunale.

Tra le comunità montane genovesi l'unica ad aver ottenuto la certificazione ambientale è stata la Comunità Montana Valli Stura e Orba. Il riconoscimento è stato rilasciato nel 2007 grazie alla gestione del patrimonio idrogeologico, la tutela del patrimonio boschivo, la gestione del vivaio forestale regionale a Masone e per il forte impegno sulla raccolta differenziata.

Nel corso del 2006 sono state assegnate due Bandiere Blu alle cittadine di Lavagna e Moneglia per la qualità delle spiagge, mentre a Rapallo e Chiavari è andato il premio per i servizi degli approdi turistici. Santo Stefano d'Aveto è attualmente l'unica località della provincia che può vantare la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, assegnata nel 2007.

Diverse sono le caratteristiche delle sue città, sulla costa esistono comuni dove il tempo sembra non essere mai passato lasciando intatto la geografia e la qualità ambientale, mentre altre nuovi progetti costruttivi (specie i cosiddetti water front) proiettano le città verso il futuro.

Il fronte mare sono progetti ormai decollati in diverse città come Rapallo, Recco o Sestri Levante.

Altri comuni invece preferiscono attirare i turisti con la semplicità del loro borgo, esempio chiaro Portofino comune nato attorno ad una piazzetta, ma con una bellezza unica al mondo.

Queste le cinque città maggiormente abitate della provincia, dopo Genova.

Rondanina con i suoi 81 abitanti è il comune con il più basso dato di popolazione, sia nella provincia che del resto della Liguria.

Come ogni regione d'Italia anche la Liguria e quindi le sue province hanno adottato una propria lingua ed espressioni locali, regolate da ferree regole grammaticali. Nella provincia il dialetto principale è tipicamente quello genovese, con le sue innumerevoli varianti locali diffuse lungo tutto il tratto costiero che da Savona giunge ai dintorni di Rapallo e nell'alta Valle Scrivia, anche le parlate del Tigullio orientale e della Val Trebbia, pur presentando proprie peculiarità fonetiche e lessicali, appaiono ancora fortemente improntate al modello genovese. Una rilevante eccezione, rispetto a questo panorama linguistico-dialettologico, è quella che si riscontra nell'estremo nord-ovest della provincia (Valle Stura e versante sud-orientale della Val d'Orba), i cui dialetti si ricollegano a quelli dell'entroterra padano savonese e a quelli dell'Ovadese (dialetti bormidese, sassellese e dialetti orbaschi), ossia a quelle parlate, caratteristiche dell'"Oltregiogo" occidentale, che pur essendo di tipo prettamente ligure, presentano alcuni aspetti (soprattutto sotto il profilo sintattico-grammaticale) che le avvicinano ai dialetti di tipo piemontese delle Langhe e del Monferrato, mentre dal punto di vista fonetico e lessicale appaiono più prossime ai dialetti della media ed estrema Riviera di Ponente che a quelli del settore centrale e orientale del Golfo di Genova. Si tratta comunque di affinità dovute non a contatti o influenze dirette dell'area intemelia, imperiese ed ingauna, ma ad una serie di tratti "conservativi" che accomunano tutte le parlate della Liguria occidentale e dell'entroterra padano ligure, fino all'altezza del Passo del Turchino.

La cucina genovese prende spunto per la maggior parte delle sue ricette dalla cucina ligure, unione culinaria tra i piatti di mare con i prodotti della terra.

Tuttavia piatti apparentemente semplici sono esaltati nei loro sapori dall'uso delle numerose erbe aromatiche come rosmarino, timo, ecc., che crescono spontaneamente su tutto il territorio provinciale, tipiche della macchia mediterranea.

Tra i prodotti locali di grande pregio c'è sicuramente l'olio di oliva base e condimento dei principali piatti della gastronomia genovese. Nella tabella successiva troverete alcuni tra i piatti tipici della provincia.

La provincia di Genova ha un'antica tradizione vinicola, soprattutto nella zona di Sestri Levante e nel Tigullio.

Le principali produzioni vinicole della provincia sono il Bianchetta Genovese, il Moscato bianco, il Vermentino e il Ciliegiolo. Maggiormente diffusi tra il confine della Riviera di Ponente con la Riviera di Levante sono il Pigato e il Rossese.

Il nucleo provinciale basa principalmente la sua economia sul turismo nazionale e straniero. La provincia, con Genova in primis, offre al turista migliaia di opportunità e scelte con canali diversi. Durante la stagione estiva i comuni rivieraschi si alternano con spettacoli musicali, culturali e cabaret, registrando ogni anno ampi consensi dai turisti vacanzieri. Ultimamente anche i comuni dell'entroterra o montani stanno riscoprendo il turismo, grazie alle molteplici feste, fiere e sagre organizzate proprio durante la bella stagione, uscendo da una sorta di isolamento territoriale.

Anche la cultura è fonte di turismo: mostre, rassegne teatrali e convegni contribuiscono a valorizzare il territorio e le culture locali. Le seconde case sono, specie per le città sulla costa, un motivo diffuso di permanenza di turisti, specie italiani.

Genova, capoluogo regionale e provinciale, è una meta turistica molto importante per la sua provincia. Ha un grande porto, uno dei maggiori in Italia ed in Europa, con notevoli traffici, commerciali e turistici. Offre molte attrazioni, tra cui il famoso Acquario di Genova, dove ogni anno si registrano migliaia di presenze italiane e straniere. Il centro storico, uno dei più estesi d'Europa, attira molti turisti incuriositi da questa parte della città formata da stretti vicoli e carrugi. Eventi e manifestazioni si svolgono tutto l'anno, basti pensare ai suoi musei e alle gallerie d'arte, qualificando Genova una delle città più importanti del Nord d'Italia.

La provincia, oltre ai suoi comuni costieri del Golfo Paradiso e Tigullio, offre ampie opportunità turistiche anche nelle sue vallate collinari e montane. In Val d'Aveto, nel periodo invernale, impianti sciistici nel comune di Santo Stefano d'Aveto sono meta di turisti vacanzieri provenienti dal comprensorio genovese, piacentino e parmense. Le altre valli provinciali, come ad esempio la Val Fontanabuona, sono maggiormente dedite all'economia industriale. In zona sono presenti numerose cave di ardesia, che offrono nel lavoro di estrazione ancora oggi sostentamento alle famiglie della vallata. Nonostante la forte concorrenza degli ultimi anni, maggiormente dalla Cina, l'ardesia estratta dalle cave fontanine viene esportata nell'intero territorio nazionale ed europeo.

I comuni della provincia che si affacciano sulla costa della Riviera di Levante o in quella di Ponente (nel caso di Cogoleto ed Arenzano) sono sedici. Ovviamente tutti i comuni puntano la propria attività economica sul turismo vacanziero, specie nel periodo estivo, grazie alla presenza dei numerosi stabilimenti balneari. Tra le località maggiormente frequentate risultano Cogoleto ed Arenzano nella Riviera di Ponente; Recco e Camogli nel Golfo Paradiso; Portofino, Santa Margherita Ligure (suggestiva la baia di Paraggi), Rapallo (maggiormente nella frazione marinara di San Michele di Pagana) e Zoagli nel Tigullio Occidentale; Chiavari, Lavagna (soprattutto la località marina Cavi di Lavagna), Sestri Levante e Moneglia nel Tigullio Orientale.

Da molti anni è possibile sfruttare servizi di traghetto e motonave che trasportano i turisti dalla città capoluogo della riviera ligure alle altre località marinare del Golfo Paradiso e Tigullio.

Le principali società calcistiche della provincia sono il Genoa Cricket and Football Club e l'Unione Calcio Sampdoria. Entrambi simboli calcistici della città di Genova militano nel campionato di Serie A (Genoa CFC) e (Sampdoria). La prima, Genoa CFC, è stata la prima società sportiva del calcio italiano (fondata il 7 settembre del 1893) e nella sua storia calcistica tanti sono stati i primati ottenuti come i 9 scudetti - il primo scudetto nel 1898- e altri trofei. La seconda invece, Sampdoria, fu fondata il 12 agosto del 1946, dalla fusione delle società Sampierdarenese (1891) e Andrea Doria (1895). Nella sua storia ha ricoperto posizioni di primo piano nel calcio italiano, supportati dalla vittoria dell'unico scudetto nel 1991 e di altri ambiti trofei.

Le squadre genovesi giocano le loro partite casalinghe allo Stadio "Luigi Ferraris" di Genova.

Nel territorio provinciale militano attualmente nel campionato 2008-2009 di Serie D la Lavagnese, la Sestrese, il Sestri Levante, e la Virtus Entella.

Nel campionato di livello più alto su base regionale - l'Eccellenza - militano del circondario di Genova la Bolzanetese Virtus, la Corniglianese, e il Pontedecimo Polis; delle altre località della provincia il Bogliasco, il Borgorosso Arenzano, il Busalla, la Caperanese, il Fontanabuona, il Rapallo e il Rivasamba.

Una delle maggiori società provinciali è la Pro Recco, fondata nel 1913, campionessa d'Italia di Pallanuoto ventuno volte nella sua storia. Delle altre squadre del comprensorio del Campionato italiano maschile di Serie A1 maschile militano la Sportiva Nervi del 1932, squadra dell'omonimo quartiere di Genova, la Rari Nantes Bogliasco del 1948 e vincitrice di uno scudetto, la Rari Nantes Camogli del 1914 e la Chiavari Nuoto; della serie cadetta (Serie A2) l'unica squadra è la Rari Nantes Sori del 1956.

Altra società è la Sportiva Sturla, squadra di pallanuoto dell'omonimo quartiere di Genova. Nella sua storia ha vinto uno scudetto nel 1923. Nel Campionato italiano di Serie A1 femminile l'unica squadra provinciale è la Società Sportiva Rapallo Nuoto.

Di pregio anche la Polisports Pieve Ligure, nata nel 1969, si dedicò in origine alla pallanuoto, per poi dedicarsi ad altri sport come il calcio e lo Ju-Jitsu.

L'amministrazione provinciale ha sede a Genova in piazzale Giuseppe Mazzini 2 e condivide l'edificio con la Prefettura.

La giunta provinciale è attualmente governata da una coalizione di Centro-sinistra, eletta nelle elezioni provinciali del 13-14 maggio 2007, dove nei ballottaggi del 10 e 11 giugno vinse il candidato dell'Unione Alessandro Repetto (51,5%) contro la candidata della Casa delle Libertà Renata Oliveri (48,5%).

Presidente del Consiglio Provinciale è Agostino Barisione (L'Ulivo-Partito Democratico ) e i Vice Presidenti sono Claudio Villa (L'Ulivo-Partito Democratico) e Maurizio Barsotti (Forza Italia - Popolo della Libertà).

Lo stemma ufficiale è stato approvato con l'apposito Regio Decreto del re Vittorio Emanuele II di Savoia datato al 3 marzo del 1872.

Il gonfalone ufficiale è stato approvato con l'apposito Regio Decreto del re Vittorio Emanuele III di Savoia datato al 31 gennaio del 1929.

I parchi naturali regionali in Liguria sono nove in totale, di cui quattro nella sola provincia genovese. L'unico parco confinante direttamente con il mare è quello del Monte di Portofino che, dopo numerose proposte alla regione Liguria, potrebbe diventare presto parco nazionale italiano. I restanti parchi sono invece distribuiti lungo le vallate montane, ricalcando tra i loro percorsi naturalistici anche la famosa Alta Via dei Monti Liguri. Il Parco naturale regionale del Beigua, unico caso provinciale, confina con la provincia di Savona dato l'inserimento nel parco i comuni di Sassello, Stella e Varazze. Di fatti la sede dell'ente parco si trova a Savona.

I comuni della provincia decorati delle medaglie d'oro e di bronzo al valor militare sono quattro, assegnate dai presidenti della repubblica per le sofferenze e sacrifici subiti dalla Seconda guerra mondiale.

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Storia di Genova

Genova nel 1635 - anonimo, affresco nei Palazzi Vaticani, Loggia delle Carte Geografiche

Per circa otto secoli Genova fu sede dell'omonima Repubblica di Genova che comprendeva la quasi totalità della Liguria, la Corsica (poi ceduta alla Francia nel 1768), parte dell'oltregiogo piemontese e l'isola di Capraia.

Per circa cinque secoli fiorirono in tutto il bacino Mediterraneo i possedimenti genovesi, ora con carattere di empori o basi commerciali, ora vere e proprie colonie, dipendenti direttamente dalla Repubblica, dal Banco di San Giorgio o da privati cittadini.

Nonostante talune fonti storiche le attribuiscano una origine celtica, la nascita di Genova è certamente da attribuirsi a tribù liguri, visti anche l'incongruenza temporale fra la sua presunta fondazione e la presenza celtica nel Nord Italia. La città era allora definita "l'emporio dei liguri", e la sua popolazione autoctona affiancata da folte comunità straniere di fenici, greci, etruschi e latini che qui trovarono il luogo adatto per stabilire un importante scalo sulle rotte mediterranee.

A parere di alcuni storici che sostengono la tesi celtica, l'antico pagu di Genova fu fondato presumibilmente tra il 2500 a.C. ed il 2000 a.C. su un substrato di popolazioni celtoliguri (non si trattava dei Celti che occuparono l'Europa occidentale nel primo millennio a.C. e negli ultimi secoli prima di Cristo abitarono l'Italia settentrionale quando raggiunsero l'apogeo colonizzando gran parte dell'Europa).

Secondo tale teoria esse appartenevano alla cultura Halstattiana (sviluppatasi dal V secolo a.C. in poi) della cosiddetta coppa rovesciata: i Liguri della tribù Ambrones.

La zona di Genova è stata una delle più anticamente popolate da parte dell'homo sapiens come appare dalle evidenze nelle numerose grotte neolitiche presenti in liguria (ad esempio quelle di Toirano) e di menhir dalla testa umana; i primi ritrovamenti di una certa importanza nella zona risalgono al primo millennio a.C. e riguardano carri da battaglia usati come sepoltura (come quelli conservati nella collezione privata Bocconi) rinvenuti nella zona e facilmente databili a quell'epoca.

La più antica iscrizione ritrovata riporta la parola mezunemusu (ovvero santuario centrale) su di una stele rupestre vergata con caratteri cuneiformi verticali appartenenti alla famiglia indoeuropea più propriamente in uso a Tyrus (Tiro, attuale Libano); questo ed altri elementi fanno supporre che il primo insediamento autoctono sia stato contaminato, arricchito o addirittura realizzato da alcuni pionieri fenici in spedizione da Tiro.

Al suo apogeo il dominio dei Ligures, invece, si suppone raggiungesse le coste della Spagna meridionale, le isole del Tirreno e, sul continente la loro espansione si teorizza toccasse la zona dei Colli Euganei e la valle del Tevere. In seguito all'espansione di popoli come gli Etruschi e i Celti il loro territorio si restrinse fino a comprendere un'area grosso modo racchiusa fra il Rodano e il Ticino e fra l'Arno ed il Lago di Ginevra. L'origine del nome Genova viene fatto risalire ad una radice indoeuropea *geneu- ("ginocchio") oppure *genu-("mascella, bocca"); genu- sarebbe un'allusione alla foce ("bocca") di uno degli antichi corsi d'acqua del sito o la forma dell'insediamento sul mare; a corroborare questa evidenza è il fatto che la maggioranza dei linguisti considerino Genua e Genaua (Ginevra) varianti dello stesso nome (la posizione geografica e la forma di Ginevra, posta all'estremità del Lemano, ricordano non a caso quella di Genova). I Nomi Genua (Genova) e Genaua (Ginevra) sembrano infatti avere uguale origine.

Nell'epopea di Ercole (o Eracle), l'eroe di ritorno dalla sua missione alle colonne dovette affrontare due fratelli figli di Poseidone, Dio del mare: i loro nomi erano Albiones e Ligures. Questo sembra avere riscontro nella realtà dato che la civiltà ellenica fondò nel VII secolo a.C. Marsiglia (Massalia o Massilia) scontrandosi, e successivamente mescolandosi, con le popolazioni liguri.

In epoca preromana Genova si chiamava Stalia (Σταλìα): «Γενòα, πòλις τῶν Λιγυρῶν, Σταλìα καλουμένη νῦν,ὡς ‘Αρτεμίδωρος » («Genova, città dei Liguri, allora chiamata Stalia, secondo Artemidoro »). Questa frase greca è infatti riportata dal geografo del VI secolo d.C. Stefano di Bisanzio nell'opera (edita per la prima volta da Aldo Manuzio) Περὶ πολεῶν (Peri poleōn) De urbibus , Venetiis, apud Aldum,1502. Venne del resto, tale identità, ribadita da Pomponio Mela (nell'opera Pomponii Melae De sitv orbis libri tres additis suis a Carolo Henrico Tzschvckio , Lipsiae, 1806. Il suo territorio coincideva con l'attuale località di Staglieno.

Si tratta di un'identità assai importante in quanto è l'unico riferimento relativo a Genova nell'epoca preromana, specie se si tiene conto del fatto che, anche relativamente all'epoca romana, scarsissime sono le fonti storiche che a quest'ultima fanno riferimento, e solo a partire dai secoli III-II a.C. (le prime testimonianze menzionano l'oppidum ligure nell'ambito delle operazioni militari condotte al tempo della seconda guerra punica, con Genova, vincolata a Roma con un foedus aequum, considerata importante scalo per le navi militari romane nel conflitto contro Cartagine).

La maggioranza degli studiosi otto-novecenteschi (Alfredo D'Andrade, Orlando Grosso, Gaetano Poggi e Luigi Bernabò Brea e, soprattutto, Nino Lamboglia, antesignano dell'archeologia stratigrafica e toponomastica in Italia e conoscitore della Liguria preromana, accanto a specialisti in archeologia quali Gherardo Ghirardini e Giorgio Monaco, senz'escludere il cartografo Piero Barbieri e l'"anticologo" secentista Odoardo Ganduccio) ha nondimeno accettato come corretta l'identificazione della Genova preromana in Stalia, coincidente come sopra detto con l'attuale località di Staglieno che, nell'epoca preromana, era per l'appunto il nucleo originario di Genova, con il porto che in quei remoti anni si trovava circa 5 chilometri all'interno rispetto alla costa, sul torrente Bisagno, allora con un letto circa quattro volte più largo e profondo rispetto all'attuale, come mostra una cartina, pur non di assoluta veridicità scientifica, allegata al volume del suddetto Gaetano Poggi, Genova Preromana, Romana e Medioevale. Stalia - secondo il Dizionario etimologico di Ottorino Pianigiani (Albrighi & Segati,Milano 1907) - significa proprio «la dimora volontaria o forzata che si fa in un porto;ed anche il Tempo stabilito per lo scarico delle mercanzie».

Quanto ancòra a Thomas de Pinedo, egli non aveva del resto a disposizione alcuna fonte manoscritta, limitandosi a citare una fonte, spesso dubbia, qual è l'opera di Cluvio Rufo (ovvero Cluvius Rufus), senatore al tempo di Claudio e Nerone, autore anche di una Historia non pervenuta ma spesso criticata, pur citata da Tacito negli Annales -13.20 e 14.2 e da Plinio in Epistulae 9,19.

Al contrario è da valutare che Stefano di Bisanzio non poteva confondere Σταλìα con 'Ιανουα, proprio in quanto attento chiosatore di geografi dell'antichità, da Tolomeo a Strabone, da Pausania a Artemidoro di Efeso (del quale ultimo un presunto frammento della Geografia , un papiro, è al centro di controversie fra i filologi, opponendo Luciano Canfora che lo ritiene un falso a quanti ne sostengono l'autenticità).

Dello stesso avviso fu lo storico ottocentesco Cornelio Desimoni, per il quale Stalia corrispondeva per l'appunto toponomasticamente all'attuale Staglieno, anche per il riferimento che nella Tavola bronzea di Polcevera viene fatta alla stessa Stalia altresì intesa quale tassa sugli stipendi degli ufficiali in zona portuale.

La vicina "potenza", Marsiglia, fece ombra a Genova sino alla prima guerra punica, quando le due città entrarono nell'orbita politica e militare di Roma.

La seconda guerra punica vide Genova legata a Roma da un foedus aequum (patto alla pari), tanto che le truppe romane utilizzarono il caposaldo marittimo genovese per raggiungere la pianura padana e contrastare Annibale. In questo periodo Magone Barca, fratello di Annibale, sbarcò vicino Savona e di lì condusse una spedizione contro Genova, che devastò e saccheggiò. La ricostruzione avvenne nel 203 a.C. ad opera del proconsole Spurio Lucrezio.

Sconfitta Cartagine, Roma puntava ad espandersi verso nord, e si servì di Genova come base di appoggio per incursioni, tra il 191 e il 154 a.C., contro le tribù liguri dell'entroterra, da decenni alleate con Cartagine. Fu in questo periodo a che si percepì una primitiva vocazione dello scalo genovese come porto di scambio, grazie ai traffici che si svilupparono con le più importanti città romane dell'entroterra: Tortona (Derthona) e Piacenza (Placentia).

La romanizzazione si evidenziò con l'espandersi della città dal primitivo castrum della zona di Santa Maria di Castello e del promontorio del Molo, verso la zona dell'attuale San Lorenzo e del Mandraccio.

In età augustea Genova, con la Liguria, faceva parte della Regio IX, ma poco altro è degno di nota per questo periodo, che si pensa anzi abbia rappresentato per la città un'epoca di ridimensionamento, probabilmente per la mancanza di comunicazioni.

Con l'inizio del IV secolo Milano (Mediolanum), divenne una delle quattro capitali imperiali ricevendo un forte impulso economico e demografico. Per Genova fu l'inizio di un rapporto profittevole destinato a durare nei secoli. Il successivo trasferimento nella città lombarda della sede arcivescovile per l'Italia settentrionale dette un ulteriore spinta allo sviluppo urbano di Milano e di ciò Genova si giovò per incrementare i propri traffici ed il proprio ruolo strategico.

L'Alto Medio Evo è un periodo importante per Genova e la sua regione.

La parte di regione protetta dagli Appennini resta salva dalle invasioni e viene, per così dire, ristretta sulla fascia costiera, perdendo tutto l'oltregiogo e quindi "obbligata" al mare. In tal modo si delinea il suo futuro ed ad un ormai formale governo bizantino.

La provincia bizantina caddè nel 641 da parte dei Longobardi di re Rotari e diventò ducato ligure con Genova capitale e facente parte del grande Regno longobardo.

Rotari nel 643 attuò anche in Liguria il celebre editto e grazie anche alla collaborazione dei monaci di San Colombano, ebbe un espansione commerciale culturale e religiosa da parte dei monaci irlandesi dell'Ordine di San Colombano, che fecero di Genova una base religiosa dopo Bobbio; incentrata in numerosi possedimenti liguri ed avente come chiesa matrice l'Abbazia di Santo Stefano e la Chiesa di San Pietro in Banchi.

Essi fanno del porto di Genova un porto franco dove possono attraccare tutte le navi persino bizantine, sviluppano l'agricoltura con la diffusione di oliveti e frantoi e la coltivazione in terrazza e soprattutto aprendo una via commerciale con la Pianura padana attaverso le future varie vie commerciali e di comunicazione: olio, sale, legname, carne, ecc.

Esse originano il primissimo ceto nobiliare viscontile, e la successiva assegnazione alla Marca Marittima, con compiti di contenimento e vigilanza sull'alto tirreno da quello che era nel frattempo diventato un grande problema per la cristianità postcarolingia: i mori islamici.

Dopo la dominazione longobarda, durante il IX secolo, il territorio ligure passò sotto il dominio di Carlo Magno, mentre si consolidò nella città il potere clericale (fino all’arcivescovato creato nel 1100). Il territorio della futura Repubblica di Genova fu diviso sotto diversi nobili carolingi chiamati visconti, secondo il sistema feudale. Il controllo militare esercitato dal Regno d'Italia era minimo, e nel 935, Genova venne assalita via mare dai predoni del Califfo Muhamond, di provenienza nordafricana. Molti uomini furono uccisi, le donne rese concubine e i maschi forti schiavi. Le proteste al Re da parte dei visconti per la mancata protezione non si fecero attendere e Re Berengario II, concesse alla città e ai suoi territori limitrofi una parziale indipendenza, come il diritto di formare un esercito.

Tra le priorità iniziali vi fu la protezione del centro abitato: furono costruite torri e castelletti di osservazione sul mare, molti dei quali anche se sottoposti a varie ristrutturazioni nei secoli, rimangono ancora oggi. La minaccia venne nuovamente dal nordafrica, quando il predone Mugiahid, che viene italianizzato in “Musetto” tentò nel 1015 un nuovo saccheggio. Le flotte genovese e pisana, alleate per fronteggiare la minaccia comune (diverranno acerrime nemiche già alla fine del secolo), riuscirono ad allontanare le forze dei pirati, e garantire la sicurezza.

Le famiglie viscontili come quella dei Malaspina, svincolate parzialmente dal potere imperiale, spadroneggiavano nei territori rurali, imponendo dazi e privilegi feudali alla popolazione, e non riconoscendo l'autorità della città di Genova. Altro potere nascente fu quello ecclesiastico, dove il vescovo cittadino era visto come una autorità insuperabile nel delicato equilibrio di potere. Ciò che serviva alla fine dell'XI secolo era un ordinamento politico solido.

Durante l'XI secolo, Genova spazzò via con un certo anticipo il feudalesimo che così forte in questo periodo era presente in nazioni come Francia o Inghilterra: fu nel 1097 che il vescovo Arialdo riunendo i principali detentori del potere, i visconti (ovvero i signori feudali imperiali) e le Compagne Rionali (antica divisione dei quartieri cittadini), fondò un’associazione di tutti i cittadini, la Compagna Communis. Nel 1099 Genova viene retta da consoli, figure politiche dotate di tutti e tre i poteri, eletti tra le importanti famiglie. Qui iniziò il contrasto politico tra gli esclusi dalle famiglie elettrici, Nel 1060 Genova iniziò ufficialmente la lotta con Pisa, cosa che sarà la sua attività primaria per circa due secoli, assieme alle varie crociate e alla fondazione delle colonie. La scintilla del conflitto avvenne per il possesso della Corsica, più tardi anche della Sardegna. La fondazione della Compagna Communis, cioè del comune, sancì l'inizio della Repubblica vera e propria; essa fu retta da un numero variabile di Consoli, eletti da un Parlamento composto da tutti i cittadini maschi tra 16 e 70 anni, veri cittadini soldato in caso di guerra che dovevano provvedere al loro equipaggiamento tranne per le imprese in terre lontane, come le Crociate, o in mare aperto: essi si riunivano nella cattedrale di San Lorenzo per esercitare il voto. Il vincitore entrava in carica il 2 Febbraio. Gli ex-consoli e i cittadini illustri formavano il Consilium (cioè il Senato), che aveva diritto di veto sulle decisioni consolari, similmente a come accadeva nell’Antica Roma (per le votazioni usavano sassolini bianchi o neri). Esisteva all'interno del Consilium, il Consiglio di Credenza, formato dai silenziari, i quali votavano le questioni da tenere segrete come le regalie da dare alla Santa Sede per il suo sostegno (accade probabilmente per ottenere la Corsica contro Pisa, visto che il Papa la consegnò spiritualmente a Genova già nel 1123, cosa che porterà alla prima guerra contro Pisa). In tutto questo l’Arcivescovo esercitava una funzione solo rappresentativa, ma veniva ad ogni modo avvisato di ogni strategia messa in pratica dal consiglio.

Dopo la prima crociata l'ordinamento politico venne cambiato alcune volte: dapprima furono separati i consoli dei placiti da quelli del comune, variato il loro numero e abbassato il loro periodo di carica da 4 anni ad un solo anno. Fu inoltre separata l'amministrazione finanziara, affidata ai clavigeri, otto magistrati che possedevano le chiavi dell'erario. Tra i compiti dei consoli erano il comando delle flotte, dell'esercito e la convocazione del parlamento. Solo il Consilium poteva disporre la chiamata alle armi, tuttavia.

I placiti cioè i magistrati, amministravano la giustizia secondo tre elementi legislativi: la consuetudine, il breve e la legge, cioè rispettivamente le norme romano-bizantine del vivere comune (il codice civile), gli argomenti legali specifici (con attenzione alle nuove sentenze, proprio come oggi) e le questioni penali e di pubblica sicurezza.

Tra gli altri incarichi, si ricorda quello del cintraco, ovvero il banditore del comune, che poteva convocare i cittadini ed eseguiva le sentenze pubbliche, tra cui la flagellazione, e ammonire i cittadini sulla vigilanza contro gli incendi.

Le prime basi del colonialismo genovese furono poste con le crociate, durante le quali gli interessi, dal limitato orizzonte della riviera, si spostarono a Oriente. I più celebri e ricchi possedimenti furono Giaffa (oggi parte di Tel Aviv), Gibello, Cesarea di Antiochia e San Giovanni d'Acri in Terra Santa.

Fu determinate l'aiuto offerto dai genovesi per la conquista di numerose città della Terra Santa, prima fra tutte Gerusalemme, dove il capitano e ammiraglio Guglielmo Embriaco giunse con truppe fresche e rifornimenti in un momento di grande sconforto.

Ideate e costruite con le navi smontate furono alcune innovative armi d'assedio quali la torre mobile, con la quale Embriaco si arrampicò da solo sulle mura della città, incitando i soldati cristiani a fare altrettanto. Addirittura Baldovino, re della Gerusalemme conquistata, succeduto al fratello Goffredo di Buglione, fece incidere sull'architrave della chiesa del Santo Sepolcro la scritta a caratteri d'oro "Præpotens Genuensium præsidium" (rinforzato presidio genovese), cancellata alcuni anni dopo da un suo successore.

Nel 1147, Genova, non partecipando alla seconda crociata in terrasanta, intervenne invece nella cosiddetta "Crociata di Spagna", processo facente parte della Reconquista, con la quale la stirpe degli Almohadi di religione islamica, vennero cacciati dalla penisola iberica ( processo durato secoli, al quale partecipò il celebre El Cid Campeador, e che fu concluso da Ferdinando II di_Aragona). Uno dei Califfi tentò un'alleanza con Pisa, e Genova per risposta assalì una sua flotta, depredando ben 22 navi. L'impresa iberica venne guidata dal console Caffaro. Assieme ad Oberto della Torre, assediò Minorca. Durante la notte i genovesi furono assaliti dai mori: l'attacco, sventato, favorirà l'ingresso dei liguri in città, dove gli abitanti furono resti schiavi. Caffaro quindi mosse su Almeria (1148), con il placet del Re di Castiglia che intanto conquistò Cordoba. I saraceni di Almeria, timorosi di fare la stessa fine di Minorca, offrirono 113.000 marabottini ai genovesi per la pace. Caffaro rifiutò la pace, e concesse soltanto una tregua, cosicché i mori gli offrirono 25.000 marabottini più la consegna dell’emiro e di altri 8 ostaggi, come anticipo, ottenendo il consenso di Caffaro. Durante la notte l'emiro si diede alla fuga, e ai genovesi non restò che attaccare la città il giorno seguente con un assalto alle mura. Il Re di Castiglia chiese ai genovesi di attendere il suo arrivo prima di entrare in città, promettendo di arrivare con tutto il suo esercito. In cambio offrì ai genovesi 2/3 di Almeria per 30 anni, una chiesa ed un fondaco in tutte le città conquistate. Caffaro accettò la proposta del re e levò temporaneamente l’assedio.

I genovesi tornarono con una flotta di quasi 200 navi presso la città, ma i rinforzi del re non si videro, fu inviato solo il Conte di Barcellona con pochi armati. I genovesi, sentitisi traditi, diedero l’assalto in dodicimila alla città, e la conquistarono facendo ventimila morti e diecimila prigionieri, senza l’aiuto del Re di Castiglia che arrivò soltanto a conflitto quasi terminato in modo da onorare parzialmente l’accordo. Nel (1149) assieme ai Cavalieri Templari, al Signore di Montpellier, a crociati inglesi e soldati tedeschi e fiamminghi, i genovesi attaccano Tortosa. Gli ingegneri genovesi costruirono un castello mobile circondato da guarnizioni di reti, in modo da reggere l’urto dei proietti di catapulta nemici. I soldati del Conte di Barcellona intanto disertarono per non essere stati pagati. I genovesi, sempre più feroci e scontenti dei loro alleati, ottennero una tregua di 40 giorni dai saraceni: se alla fine di essi da parte saracena non fossero arrivati rinforzi, l'emiro avrebbe ceduto la città. Così accadde, ed anche Tortosa cedette allo lo stendardo di San Giorgio.

Stretti accordi commerciali con i monarchi spagnoli, i genovesi ottennero fondaci e colonie e consegnarono le città agli spagnoli.

Le imprese di Spagna saranno incise in latino sulle targhe ancora oggi presenti sul cancello della città di Porta Soprana: "Da guerra del mio popolo fu scossa finora l'Africa oltre le regioni dell'Asia da qui tutta la Spagna. Conquistai Almeria e soggiogai Tortosa, sette anni fa questa e otto anni fa quella".

Federico Barbarossa segnò senza dubbio la storia italiana: eletto come Sacro Romano Imperatore nella prima metà dell'XII Secolo, reclamò gran parte dell'Italia come dominio imperiale. Convocata la celebre "Dieta di Roncaglia" l'imperatore ricevette tra gli altri delegati anche Caffaro e Ugo della Volta, i quali gli manifestarono l'intenzione della Repubblica a restare indipendente dal dominio imperiale. I liguri avevano già ottenuto da un predecessore dell'imperatore nel 1139 il diritto di battere moneta, sempre tuttavia con effige imperiale, senza servirsi della zecca di Pavia, il primo passo verso una maggiore indipendenza. Ricevendo dagli italiani parecchie opposizioni, Federico passò alle minacce e sfogò la sua aggressività sul nord-Italia, attaccando città come Asti o Tortona. In principio non intervenne militarmente sulla principale oppositrice, Milano, nè tantomeno su Genova, ma giunse infine a Roma dove si fece incoronare, ed elesse un "antipapa". Appurata ancora l'opposizione dei comuni lombardi, attaccò ed espugnò infine Crema e Milano. In quel momento attese un segno di distensione dalla repubblica genovese. I consoli della repubblica, tra cui Guglielmo Porco, ordinarono di rinforzare le mura della città di Genova. La costruzione avvenne in tempi di record e impegnò l'intera cittadinanza. A testimonianza dell'esistenza di quelle mura resta ancora oggi Porta Soprana. Appurata l'inespugnabilità di una città costiera che poteva rifornirsi dal mare, Federico chiese un giuramento di fedeltà da parte della repubblica, al quale i consoli acconsentirono purché non dovessero versare tributo, ed ottennero la pace, la stessa pace che Milano dovrà ottenere con la forza a Legnano. In cambio della rottura dell'alleanza con il Regno Normanno di Sicilia, di orientamento guelfo, i genovesi ottennero inoltre dall'imperatore il diritto di eleggere i consoli e amministrare la giustizia senza influenza imperiale. Federico, sconfitto dalla Lega Lombarda, morì infine guadando un fiume durante la Terza Crociata.

I genovesi ottennero dal Re di Francia un lauto pagamento per il trasporto dei crociati francesi in terrasanta, dove il Saladino aveva riconquistato Gerusalemme. Riccardo Cuor di Leone rifiutò invece l'offerta genovese, ma si recò lo stesso in città per discutere la strategia di guerra con il monarca francese.

Quella con il Barbarossa, non fu l'unica tensione genovese contro la potenza che dominava allora sull'Europa: Federico II, con l'aiuto del fuoriuscito genovese Ansaldo De Mari, tentò di minacciare la città con una flotta da guerra. Anche allora i genovesi risposero con audacia, armando una loro propria flotta in tempi rapidissimi e costringendo quella imperiale a ripiegare. La morte dell'Imperatore impedì che il conflitto proseguisse.

Tale era comunque la potenza genovese sul Mediterraneo che proprio dalle navi genovesi gl'inglesi trassero la loro bandiera, usata dai convogli di Sua Maestà per navigarvi in sicurezza, per concessione del Doge e sotto pagamento di un'ammenda.

La concorrenza di Pisa e Venezia, nonché la rivincita musulmana sugli stati crociati sotto Saladino, posero termine ai domini in Medio Oriente e alle vivaci e ricchissime colonie là create dai Genovesi.

Seguì alla fortunata epopea mediorientale la fondazione le basi genovesi nel Mediterraneo centrale e orientale, nonché nel Mar Nero.

Aigues Mortes, principale porto francese, era di fatto proprietà di Guglielmo Boccanegra, nonno del più celebre Simone e grande amico del re Luigi IX il Santo: egli affidò al genovese la fortificazione della città, opera che tutt'oggi si può ammirare nella sua bellezza ed imponenza. Nelle isole spagnole sottratte agli Arabi e nella Spagna continentale i genovesi strutturarono un commercio secolare, con basi nelle grandi città riconquistate dai legittimi proprietari spagnoli.

In seguito alla definitiva vittoria su Pisa nel 1284 presso le secche della Meloria, il grifo genovese pose gli artigli su tutta la Corsica e nel Logudoro nel Nord della Sardegna. Pochi anni dopo alla Battaglia di Curzola, i genovesi vennero allo scontro diretto con Venezia, che culminerà nella guerra di Chioggia, senza che nessuna delle due repubbliche prevalesse sull'altra. Proprio in questi anni , inoltre, nasce la letteratura genovese vera e propria, con le poesie dell'Anonimo Genovese, alias Lucheto.

Un altro importante episodio bellico avvenuto nel 1261 schiuse ai genovesi le porte del Mar Nero e dell'Egeo, in seguito al trattato di Ninfeo stipulato con l'imperatore bizantino Michele VIII Paleologo che prevedeva un intervento navale genovese nelle acque di Costantinopoli per ripristinare il legittimo imperatore. Questi, infatti, era in esilio a causa della IV crociata condotta dai veneziani nel 1204, il cui scopo era stato la conquista dell'impero d'Oriente per controllarne così i commerci.

Il comune ottenne immensi privilegi oltre al monopolio degli stretti, indispensabile per controllare i commerci nel Mar Nero: il bacino fu infatti definito "lago genovese". Le opere realizzate dagli uomini della Superba (o Dominante come era definita allora Genova) su quelle coste furono così tante che in epoche recenti vennero spesso attribuite a loro anche opere realizzate dopo il periodo del dominio genovese. La presenza ligure in quel periodo arrivava fino ai più estremi confini orientali, lambendo perfino Iran e Iraq.

Poterono così fiorire e cresce oltre alle colonie di Famagosta e dell'isola di Cipro; il quartiere di Galata ad Istanbul nel quale si conserva ancora la torre del Cristo, ultimo baluardo della cristianità contro l'invasione turca; i possedimenti come Trebisonda, Sebastopoli, Teodosia (Caffa), Belgorod nel Mar Nero; le isole di Lesvos, Chio, Creta e Rodi nel Mar Egeo, Smirne, Efeso e Focea (che garantiva il monopolio sull'allume) sulle coste della Turchia.

Un secolo di congiure, lotte interne e dominazioni straniere fiaccarono la Repubblica, che seppe però generare il primo istituto di credito moderno al mondo, il Banco di San Giorgio, al quale venivano spesso affidati i domini d'oltremare e che divenne, in pratica, uno stato nello stato, anzi il vero stato dal quale Genova sarebbe risorta.

Il dominio sulla Sardegna, ottenuto dopo la sconfitta di Pisa, cessò per l'invasione dell'isola da parte del Regno di Aragona, nel XIV secolo.

Durante il 400 Genova fu soggetta per tre volte al dominio francese: la prima volta dal 1396 al 1406, in cui Carlo VI di Francia mise Jean Le Meingre de Boucicault come suo governatore. Fu proprio sotto l'egemonia francese che nacque il Banco di San Giorgio, dove si univano coloro che avevano prestato denaro allo stato e potevano ricevere quindi indietro titoli di governo delle colonie, e proventi delle entrate pubbliche. Il Banco di San Giorgio, fu detto varie volte, rappresentò per secoli il vero centro di stabilità della Repubblica. Esso derivò dal sistema delle "Compere", ovvero l'acquisizione di proventi statali dopo prestiti che il governo richiedeva alle famiglie nobiliari e mercantili. Questo sistema fu molto simile a quello delle moderne "Società per Azioni", ma senza un'organizzazione centrale, fu difficile mantenere un bilancio e quindi un debito pubblico stabile, perciò nacque questa istituzione. Il secondo dominio francese avvenne verso il 1460, ma non fu l'unico dominio straniero. I milanesi infatti (prima i Visconti nel 1421, poi gli Sforza nel 1463 e nel 1488), riuscirono per tre volte a governare come Signoria la città.

La conquista turca di Costantinopoli diede un altro scrollone alla politica estera della Superba. Nel 1453 la capitale dell'Impero Bizantino, ormai ridotto ad un fazzoletto di terra, cadde sotto le forze del nascente Impero Ottomano. Il contigente genovese della colonia di Galata ebbe un certo ruolo nella disperata difesa della città. Giovanni Giustiniani Longo, comandante dei genovesi, lottò assieme all'Imperatore stesso e fu infine ferito a morte. Molte colonie genovesi, dopo la sconfitta Bizantina, reggevano sotto la guida di consorzi familiari chiamati Maone e sarebbero andati avanti per circa altri due secoli. Gli interessi di Genova però erano destinati a cambiare e la svolta definitiva la diede Andrea Doria con la sua politica filospagnola.

Un terzo dominio francese si ebbe infine alla fine del quattrocento. nel secolo successivo Genova verrà coinvolta nel conflitto tra Francia e Spagna.

Gibilterra era popolata in gran parte da genovesi (ancor oggi l'elenco telefonico presenta numerosi cognomi genovesi), a Tabarka loro colonie continuarono a operare, così come al largo delle coste della Tunisia e i convogli della Repubblica continuarono e potenziarono i loro collegamenti con gli Stati del Nord Europa.

In Sicilia e nel sud Italia molti genovesi finanziatori della corona spagnola ricevevano feudi in pegno o come risarcimento, ne sono esempio Lercara Friddi (della famiglia Lercari) o il ducato di Tursi ed il principato di Melfi, dei Doria.

Perfino a Roma il porto di Ripa Grande era gestito dai genovesi, con un rione (Trastevere) interamente occupato dai marinai liguri per i quali fu costruito anche un ricovero, gestito dalla Confraternita di San Giovanni Battista dei Genovesi oppure dove famiglie come i Doria od i Giustiniani decisero di stabilire le proprie dimore; Matteo e Vincenzo Giustiniani erano due fratelli che grazie al loro mecenatismo divennero i più grandi collezionisti di Roma, il loro palazzo è oggi sede del Senato della Repubblica.

Ancora oggi a Milano si trovano palazzo Spinola e Palazzo Marino, sede del comune: entrambi sono intitolati a famiglie genovesi. Nel Nord Europa vennero poste basi finanziarie e commerciali in tutte le sedi delle principali fiere e in alcune città della lega anseatica, a Bruges esiste ancora oggi la "Genoese Lodge".

Nel XVI secolo, Genova come del resto gran parte dell'Europa, era contesa sotto le mire dell'Imperatore Carlo V e di Francesco I di Francia. La città si trovò ben presto occupata da forze dell'una e dell'altra fazione, e le famiglie genovesi, da secoli impegnate in scontri l'une contro le altre, si schierarono di conseguenza contribuendo a lotte e congiure. Dal caos di questo periodo uscì la figura di Andrea Doria, maggiore responsabile della rinascita della città. Dopo la partecipazione all'impresa della Briglia, nel quale al contingente francese insediato nella fortezza omonima, posta sotto la Lanterna, venne impedito l'arrivo di rifornimenti via mare, Andrea Doria divenne capitano di mare, e si schierò dapprima al comando dapprima dei francesi che combattè in gioventù, ed in seguito della flotta pontificia, contro Carlo V. Dopo il sacco di Roma da parte dei Lanzichenecchi di Georg Von Frundsberg, al quale vanamente si oppose anche Giovanni dalle Bande Nere, i risultati navali del Doria furono resi vani. Il Doria collaborò dunque di nuovo con i francesi per liberare Genova, stavolta sotto forze spagnole e imperiali (si ricordi che Carlo V, per discendenza era sia Re di Spagna che Imperatore del Sacro Romano Impero), ma allo scadere del contratto, passò dalla parte Asburgica. Questo gesto, che alcuni considerarono un tradimento, fu in realtà perfettamente lecito, in quanto il contratto del Doria era legalmente scaduto, e inoltre Genova era saldamente in mano francese, essendo passata da un tiranno all'altro. Per di più il monarca francese non intendeva rispettare alcuni patti presi prima della liberazione della città, come la cessione di Savona alla Repubblica. Questi motivi spinsero il Doria a unirsi alle forze Asburgiche. Carlo V promise ai genovesi la restaurazione della Repubblica, e nel 1528 Genova tornò indipendente e sovrana.

Il Doria rifiutò la Signoria della città, preferendo lasciare ad alcuni "Riformatori" la stesura di una nuova costituzione. Savona fu la prima vittima della rinata Repubblica: il suo porto fu distrutto ed interrato, ed i genovesi provvidero a potenziare la fortezza del Priamar per dominare la città, che non si riprese più. La Compagna Communis cessò di esistere e fu istituita la Repubblica di Genova con questo nome; furono resi ancora più importanti gli "Alberghi", liste di "iscrizione" alla nobiltà della Città, riconosciute dal governo.

La Repubblica dovette presto affrontare altre minacce dal mare: i pirati "barbareschi" di Ariadeno Barbarossa e di Dragut, provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente.

Nel 1547 tuttavia i Fieschi, principali avversari dei Doria, ordirono una congiura che fallì miseramente, costando alla famiglia la perdita di territori e possedimenti. Nella congiura fu ucciso anche Giannettino Doria, parente molto amato di Andrea, la cui vendetta contro la famiglia Fieschi fu implacabile.

Andrea Doria morì all'età veneranda di 84 anni, lasciando la sua eredità a Gianandrea Doria, suo nipote che fu ammiraglio della flotta genovese nella Battaglia di Lepanto del 1571.

Con l'appoggio dell'Imperatore che si rivelò un alleato ben più fedele del Re di Francia (soprattutto per via dei numerosi interessi economici che l'Impero di Carlo V contrasse con la Repubblica), i Genovesi poterono riacquistare parte dello splendore perduto durante il quattrocento e la prima metà del cinquecento. a partire dalla riconquista del Doria, il periodo che seguì di cento anni circa infatti fu detto "El Siglo de los genoveses", appunto "Il Secolo dei genovesi"; in questo periodo la città divenne ricca e sfarzosa come solo nell'epoca delle crociate era divenuta. Il destino della Repubblica si intrecciò inesorabilmente con quello spagnolo: gli iberici infatti richiedevano prestiti dai genovesi per finanziare i loro commerci e le campagne militari. Se questo fornì nuova linfa e ricchezza a Genova, nè sancì anche i motivi di declino a partire dalla metà del XVII secolo.

Nel 1580 la Repubblica viene definita "Serenissima" dall'Imperatore, al pari di Venezia. E' l'apogeo di Genova, che da questo punto in poi dovrà affrontare sfide sempre più impegnative. E' in questo periodo che inizia la costruzione di Palazzo Ducale ancora oggi monumento importante della città. Con l'impoverimento della Spagna, che spesso ritarderà nei pagamenti verso Genova, si compie inevitabilmente il secondo declino della Repubblica, declino dal quale essa non si tirerà più fuori col medesimo splendore. Eppure la Repubblica saprà resistere ancora due secoli.

Approfittando del graduale impoverimento della Repubblica, che seppe trovare nel Banco di San Giorgio forse l'unica stabilità, i Savoia attaccarono la Repubblica per due volte con scarsi risultati. Non mancarono figure genovesi che tentarono di aiutare i piemontesi, come Giulio Cesare Vachero, autore di una congiura sventata.

Due eventi importanti interessano la città nel seicento: la peste "manzoniana" del 1630 e il bombardamento di Genova da parte della flotta del Re Sole nel 1680. Quest'ultimo evento riporterà nuovamente Genova sotto l'influenza francese. Sulla città vengono riversate migliaia di bombe (almeno 8.000 colpirono la città), e solo l'esaurimento delle munizioni sancirà la fine di questo attacco. Il Doge dovette recarsi a Versailles seppur con gli onori riservati ad un capo di stato, a chiedere personalmente il cessate il fuoco adducendo le scuse della Repubblica, rea di avere condotto una politica antifrancese.

Le truppe della coalizione antifrancese assedieranno perciò Genova nel 1800, e la difesa della città sarà affidata al generale Massena, sotto il cui comando combattè anche Ugo Foscolo. Inglesi e Austriaci entrarono in città, ma giorni più tardi furono nuovamente respinti dalle forze napoleoniche che liberarono la città.

Nel 1805 la Repubblica Ligure viene inclusa nell'Impero francese. Poi, a seguito delle sconfitte di Napoleone del 1814-1815, il Congresso di Vienna stabilisce illegittimamente (e cioè senza aver fatto votare alcun plebiscito e contro la netta decisione della Repubblica) l'annessione dell'intera regione ligure al Regno di Sardegna. Da questo momento in poi i destini di Genova e della regione saranno legati a quelli dell'Italia.

L'epopea coloniale genovese si manifestò comunque nei secoli anche attraverso le esplorazioni, eseguite per conto della repubblica o spesso per altri sovrani, fu così che i fratelli Vivaldi si avventurarono nel 1291 a sud delle colonne d'Ercole e non fecero più ritorno, Lanzerotto Malocello scoprì le Canarie (1310-1339 ca), Antonio da Noli le isole di Capo Verde (1460-1462) e Antonio Malfante attraversò per primo il Sahara nel XV secolo, il più celebre fu poi Cristoforo Colombo, genovese che scoprì il "nuevo mundo" come lui stesso ad un certo punto lo definì.

In Europa e nel mondo i rapporti continuarono con le varie corti e dinastie. I Deferrari, cui è dedicata la piazza principale di Genova, furono proprietari dell'Hotel Matignon, ora residenza presidenziale francese, fondarono il Credito francese e finanziarono la costruzione delle ferrovie di mezza Europa.

Edoardo Chiossone fondò e diresse l'Officina Carte e Valori del Ministero delle Finanze Giapponese, su invito del governo stesso, dopo aver lavorato come incisore a Firenze presso la banca del regno nella seconda metà dell'ottocento.

Raffaele Deferrari, duca di Galliera e principe di Lucedio, fu munifico benefattore, finanziò la costruzione di molti tratti ferroviari in Europa, fondò il Credito Francese e con un ingente lascito consentì l'ammodernamento del porto di Genova: la sua opera si estese fino al cofinanziamento dell'opera di apertura del canale di Suez. Sua moglie, Maria Brignole Sale, Duchessa di Galliera oltre ad essere ispiratrice e finanziatrice di opere culturali in Francia, donò alla città di Genova l'Ospedale Galliera e magnifiche dimore come palazzo Rosso e Palazzo Bianco in Strada Nuova (già via Auria, ovvero dedicata a Andrea Doria, e oggi via Garibaldi) e la superba villa che porta il suo nome.

Genova era una repubblica sulla quale - considerata la posizione strategica di porta sull'Europa - molti governi limitrofi hanno posto via via gli occhi. La spuntò il regno di Sardegna, a causa del quale la città conobbe una grave crisi, poiché da molti secoli ormai Genova aveva basato la propria esistenza sulla neutralità e sugli affari, mentre la nuova dinastia amava la guerra e le tasse.

Molti genovesi emigrarono nel nuovo continente ma non (o non solo) per disperazione come si vuol far credere, soprattutto per affari, come sempre, ed infatti è ad opera dei genovesi che è nato il quartiere (barrìo) di "La Boca", a Buenos Aires in Argentina così come furono le maestranze genovesi a fondare il porto di Valparaiso in Cile, il più grande porto del Sud America, tappa obbligata prima dell'apertura di Panama, e la ferrovia che collega le due città è ancora opera dei migranti liguri. Fu un oriundo genovese, Amadeo Peter Giannini a fondare la Bank of America.

Oggi molti liguri e genovesi e loro discendenti occupano cariche importanti in tutti gli stati dove essi o i loro antenati sono emigrati. Una piccola curiosità: Andrea María Noceti Gómez è stata insignita del titolo di Miss Colombia 2001.

Il periodo forse più glorioso per Genova fu quello in cui essa fu una Repubblica. Nel 1815 venne annessa al Regno di Sardegna. Nel 1859 nacque l'odierna provincia di Genova che comprendeva anche anche le attuali province della Spezia e di Savona; più le isole di Gorgona e Capraia e, tranne alcuni paesi, l'alta val Trebbia.

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Source : Wikipedia