Gela

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Inviato da maria 23/03/2009 @ 04:13

Tags : gela, sicilia, italia

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Gela

Panorama di Gela

Gela è un comune di 77.178 abitanti (fonte ISTAT, agosto 2008), in provincia di Caltanissetta si trova sulla costa meridionale della Sicilia; è, per numero di abitanti, il sesto comune siciliano, la settantaduesima città più grande d'Italia , nonché il maggior centro agricolo, industriale e commerciale della provincia di Caltanissetta. Punto di riferimento per un vasto comprensorio di quasi 250.000 abitanti, Gela attende da decenni l'elevazione a capoluogo di provincia (vedi Progetto provincia di Gela).

Il territorio di Gela è per metà pianeggiante e per metà collinare ed è compreso tra la fascia costiera meridionale e i territori di Butera, Mazzarino, Niscemi ed Acate. La costa, bassa e sabbiosa, presenta a tratti delle pareti e rocce di formazione argillosa o calcarea sempre precedute dall'arenile. Alle spalle della città si estende la seconda pianura dell'isola per estensione. Il Golfo di Gela, ampio e poco pronunziato, è il più vasto della Sicilia. Lungo la costa sono presenti tre formazioni collinari di un certo rilievo di cui le prime due sono quasi "gemelle": quella su cui sorge la città storica, quella di Montelunungo e quella di Manfria. La prima è quasi completamente invasa dalle costruzioni mentre le altre due soltanto parzialmente.

Per quanto riguarda i laghi, l'unico naturale è il Biviere (riserva naturale) mentre sono stati creati a servizio della piana ben tre grandi bacini artificiali: la diga Comunelli, la diga Disueri e la diga Cimia. Gli ultimi due dal 2008 oltre ad essere sfrutatti per l'irrigazione lo sono anche per gli usi civili della città di Gela. Piccoli stagni ed acquitrini si formano inoltre alla foce dei torrenti e in località Piana del Signore.

La città e la corrispondente fascia costiera godono del tipico clima mediterraneo, con inverno piuttosto mite ed estate calda ma non afosa (tranne in qualche caso) e ventilata grazie alle brezze marine. Le precipitazioni sono piuttosto scarse (circa 350 mm annui), in gran parte concentrate tra l'autunno e l'inverno e sono frequenti lunghi periodi di siccità estiva. Il territorio gelese è molto ventilato e risulta quello con il più alto tasso di giornate soleggiate in Europa.

La città si raggiunge principalmente attraverso strade nazionali a scorrimento veloce o tramite ferrovie.

Gela occupa una posizione baricentrica rispetto a numerose trafficate strade statali siciliane. È attraversata dalla statale 115 che unisce Siracusa a Trapani attraverso Ragusa ed Agrigento. Inoltre si raggiunge da: Catania tramite la SS 417 di Caltagirone; da Enna e Piazza Armerina attraverso la SS 117 bis "nord-sud" (che dovrà collegarsi a Santo Stefano di Camastra); da Caltanissetta seguendo la SS 626 "della Valle del Salso" che sbocca sulla SS 115 Licata-Gela in contrada Burgio (Butera); da Riesi e Mazzarino prendendo la statale 190. Infine tramite strade provinciali è raggiungibile da: Niscemi, Scoglitti e Butera. Gela è capolinea della strada europea E45 ed è inoltre prevista come punto d'arrivo dell'autostrada A18 Messina-Siracusa-Gela. La Tangenziale cittadina è stata costruita soltanto per un breve tratto di circa 6 chilometri nelle contrade Farello e Piana del Signore e, nei progetti, dovrebbe bypassare la città evitando così il traffico urbano e collegando meglio le zone est, ovest e le varie strade statali e provinciali.

La città è collegata attraverso moderni servizi di autolinea a tutti i capoluoghi siciliani (ad esclusione di Trapani e Messina) e con le principali località delle province limitrofe e dell'hinterland. I collegamenti più assidui sono quelli con Catania, Palermo, Caltanissetta, Enna ed Agrigento. I capolinea della città, in assenza di una vera e propria stazione degli autobus, sono: il piazzale della stazione ferroviaria (attrezzato con pensiline e biglietteria); via Palazzi di fronte l'ingresso dell'Ospedale Vittorio Emanuele; viale Cortemaggiore nei pressi dei "muretti" (quartiere Macchitella). Qualche anno addietro è stata creata una stazione degli autobus in contrada Cantina Sociale ma, inutilizzata, è stata distrutta dai vandali.

Gela è dotata di una stazione ferroviaria raggiunta da treni regionali. È stazione intermedia della linea ad unico binario ferrovia Siracusa-Canicattì nonché stazione di punta della ferrovia Catania-Caltagirone-Gela. A causa della lentezza delle linee il mezzo ferroviario è poco utilizzato dai gelesi.

Gela è dotata di ben due strutture portuali ed una terza risulta abbandonata da decenni (il pontile sbarcatoio): il porto-isola e il porto rifugio (rispettivamente porto mercantile e porto turistico-peschereccio). Il porto-isola è attrezzato per accogliere navi mercantili di grossa stazza e altre categorie di mezzi navali solamente in casi di emergenza con esplicita autorizzazione della locale Capitaneria di Porto. Il porto rifugio presenta un'imboccatura con fondali eccessivamente ridotti (meno di 2 metri) tanto da compromettere il traffico delle più piccole imbarcazioni. È comunque discretamente attrezzato per accogliere piccole imbarcazioni di passaggio (Cantiere navale). Negli ultimi anni è stato oggetto di investimenti pubblici e privati con la riqualificazione del molo e la creazione di numerosi pontili d'ormeggio privati incentivati dall'esponenziale crescita dei proprietari di barche da diporto. Un finanziamento del 1985 di ben 67 milioni di euro dovrebbe servire al suo ampliamento e al miglioramento dei servizi e delle attrezzature portuali.

Gli aeroporti più vicini alla città di Gela sono quello di Catania (110 km) e quello di Palermo (220 km). Quando verrà attivato l'aeroporto di Comiso (45 km) è probabile che parte dei viaggiatori gelesi troverà più conveniente utilizzare quest'ultimo.

È in progetto da diverso tempo un aeroporto da realizzare nella Piana di Gela, in contrada Ponte Olivo dove peraltro esiste già una pista aerea creata durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il territorio è dotato di un'elipista (centro direzionale Enimed di contrada Ponte Olivo) e di un Campo di Volo in contrada Femmina Morta.

Il servizio di trasporto urbano in città è gestito dall’AST (Azienda siciliana trasporti). La linea più frequentata è la n. 1 che collega la stazione ferroviaria al centro, Caposoprano (Ospedale) e Macchitella. I vari rioni cittadini sono poi raggiunti dalle cosiddette “navette” (12 linee), autobus di piccole dimensioni più adatti alle dimensioni delle arterie gelesi. Il collegamento con la frazione di Manfria è gestito da una ditta locale. Per le festività vengono istituite delle corse straordinarie per meglio collegare la città al centro e al cimitero extra-urbano di Farello. Nei mesi estivi alcuni autobus servono il Lungomare cittadino.

Nonostante l'attivazione nei primissimi anni '60 del Petrolchimico che provocò l'arrivo in città di numerossimi lavoratori forestieri, sin dai primi anni del 1900 numerosissimi sono stati i gelesi che, per motivi di lavoro, sono stati costretti a trasferirsi fuori città. Come per gli altri emigrati meridionali le mete principali sono state tre: l'Italia settentrionale, la Germania e l'America.

Parlando in cifre si tratta di diverse decine di migliaia di persone che hanno cambiato residenza e hanno creato la loro famiglia altrove. Il desiderio di continuare a vivere accanto agli altri gelesi nonostante la distanza dalla patria ha portato alla nascita di vere e proprie comunità gelesi in giro per l'Italia e per il mondo. Basti pensare alla città di Busto Arsizio in Lombardia dove su circa 80.000 abitanti oltre 20.000 sono di origine gelese. Altre comunità folte di gelesi si trovano a: Verona, Parma, Bergamo, Sannazzaro de' Burgondi, Torino, Alessandria, Mestre.

Fuori dall'Italia, numerosi gruppi di gelesi si trovano in Germania, Belgio, Francia e negli Stati Uniti. In America meridionale esiste addirittura una cittadina dove sono residenti moltissimi gelesi che, in ricordo della loro città, hanno costruito una chiesetta in legno che ricorda il duomo di Gela e dove festeggiano ogni anno la sentita festa della Madonna delle Grazie.

La città di Gela possiede un vasto bacino di studenti universitari che, per l'assenza di un Ateneo, sono distribuiti nei quattro poli universitari siciliani (Catania, Palermo, Enna e Messina) nonché in tutto il resto d'Italia. La Provincia Regionale di Caltanissetta nel 1999 era riuscita ad attivare ben tre corsi di laurea (facoltà di Economia) e nel 2002 un corso di Scienze della Comunicazione (facoltà di Lettere e Filosofia), con polo didattico in città, dipendente dall'Università degli Studi di Catania. L'inziativa ha riscosso grande successo attirando studenti anche dai comuni limitrofi, ma nel 2007 il nuovo rettore dell'ateneo catanese Antonino Recca (succeduto a Ferdinando Latteri) ha decretato la chiusura del polo gelese a nuove iscrizioni. Altri progetti universitari tentati dall'Amministrazione comunale nel territorio gelese non sono andati a buon fine. In città hanno anche operato sedi di corsi di laurea a distanza, tutti chiusi. Recentemente, il nuovo presidente della Provincia, on. Pino Federico (Mpa), succeduto a Filippo Collura nella primavera scorsa, ha annunciato che intende favorire l'apertura di nuovi corsi di eccellenza, in convenzione con le maggiori università siciliane.

La Biblioteca Comunale di Gela è una delle più ricche tra quelle minori della Sicilia. Vanta quasi 30.000 testi, fra i quali si distinguono oltre mille manoscritti risalenti al 1500 e al 1600. Essa è dotata di: aula informatica, spazio giornali e riviste, archivio (molto grande), sala lettura e conferenze. La sede, in via Butera angolo largo San Biagio, è ospitata presso un ex Monastero del XI secolo utilizzato nei secoli come ospitium (centro di accoglienza per pellegrini).

Il Comune di Gela inoltre possiede un ricco Archivio storico che, a quanto pare, risulta chiuso al pubblico. In tale archivio sono contenuti interessanti pubblicazioni e ricerche riguardanti la millenaria storia della città.

Altre biblioteche ben fornite sono: quella del Liceo Ginnasio “Eschilo” e quella della scuola media “Ettore Romagnoli”, entrambe con testi anche ottocenteschi e novecenteschi.

Per quanto riguarda le librerie private, la città di Gela presenta due librerie di nuova apertura e diverse cartolibrerie che presentano un discreto assortimento di best-seller e testi di vario genere.

Gela assieme ad altre località siciliane presenta una delle più antiche e caratteristiche manifestazioni inerenti la Settimana Santa con particolar riguardo al Venerdì. Elemento tipico gelese è “u lamentu”, un triste canto dialettale eseguito da anziane donne e accompagnato dal suono di un tamburo nella quiete della via Crucis seguita da una moltitudine di fedeli. Nella tarda mattinata l’antico simulacro ligneo del Cristo viene posto sulla croce del Calvario dove rimane sino al tardo pomeriggio essendo venerato da migliaia e migliaia di fedeli che riempiono la piazza. Dunque viene sceso e posto nell’urna (in legno decorato d’oro zecchino). In processione rientra in Chiesa Madre. La Settimana Santa di Gela è unica per due motivi: la rappresentazione è tanto semplice da rievocare perfettamente la Passione di Cristo; ogni anno durante la giornata del venerdì Santo il cielo sopra la città diventa plumbeo come se piangesse assieme alla popolazione gelese. Seguire la Settimana Santa Gelese significa cogliere pienamente il significato più profondo della Pasqua e assistere ad una delle manifestazioni più partecipate, sentite e ricche di folclore in Sicilia.

La festa patronale di Gela vanta origini antiche legate al ritrovamento della tavola bizantina raffigurante la Madonna dell’Alemanna da parte di un contadino nella zona della collinetta di Betlemme (dov’è un piccolo santuario meta di devoti).

Altre antiche tradizioni religiose (San Rocco, San Francesco di Paola, ecc…) sono quasi del tutto scomparse dal panorama gelese.

È il cartellone promosso dall'Amministrazione Comunale che ogni anno prevede tutta una serie di iniziative culturali tese ad allietare la stagione estiva in città. Sin dagli anni '80 grazie alle rappresentazioni teatrali (e classiche) presso il parco archeologico di Capo Soprano (Mura Timoleontee), la città di Gela è diventata punto di riferimento per l'hinterland per le manifestazioni culturali estive. Le ultime rappresentazioni si sono tenute nel 2002. Pare che dall'estate 2008 la stagione "alle Mura" verrà riorganizzata. Gli spettacoli si tengono solitamente in un ampio piazzale attrezzato con un vasto ponteggio sopraelevato che può ospitare un migliaio di spettatori. In altre occasioni gli spettacoli si sono tenuti accanto alle fortificazioni greche valorizzate con un impianto di illuminazione artistica che ne esalta il valore storico e l'atmosfera mitologica.

Inoltre Gela fu meta dei più grandi filosofi, letterati e retori greci, fra i quali Pindaro, Bacchilide e Simonide. Eschilo, il più grande tra i drammaturghi classici, si stabilì a Gela intorno al 460 a.C. dove probabilmente scrisse e rappresentò alcune delle sue opere (il teatro greco non si è ancora trovato) per poi morirvi nel 456 a.C. Sulla sua tomba, scomparsa, pare che si ricordassero le sue doti militari (stranamente non quelle drammaturgiche) e che egli morì colpito da una testuggine lanciata in volo da un’aquila che scambiò la sua testa (calva) per un masso!

Da ricordare inoltre che a Terranova, dal 1927 Gela, vissero seppur per brevi periodi, altre grandi personalità quali: Elio Vittorini, Salvatore Quasimodo, Ettore Romagnoli, Paolo Emiliani Giudici, Enrico Mattei, Giovanni Falcone.

Gela, dopo le tre aree metropolitane siciliane, è uno dei più estesi centri urbani siciliani a livello demografico. Il compatto tessuto urbano presenta un impianto a scacchiera di derivazione ippodamea che ricalca il sottostante impianto della polis greca. I nuovi quartieri residenziali sorti ad ovest della collina (Macchitella e Scavone) presentano invece lo schema urbano della “città-giardino”. La cittadina arabo-medievale di Eraclea (o Heraclea) costituì il primo nucleo urbano ad essere fondato dopo la distruzione greca del 282 a.C. Posizionata nella zona compresa tra il cimitero Monumentale e la chiesa di S. Giacomo Maggiore, pare che fosse dotata di numerose chiese e perfino di rete fognaria. Nel 1233 il re Federico II di Svevia decise di fondare sui ruderi della città greca un nuovo centro che sarebbe diventato punto di riferimento per l’economia circostante: Terranova. Il primo nucleo terranovese, di forma quadrata, presentava un’estensione di oltre 20 ettari, un possente sistema di fortificazioni con castello all’angolo sud-est ed un porto caricatore. Lo schema urbano si rifaceva a quello romano in quanto incentrato su due assi principali ortogonali (il corso e l’attuale via Marconi) che collegavano le quattro porte (più una quinta verso il mare) e dividevano la città in quattro rioni. Tra la fine del 1500 e gli inizi del 1600 Terranova vide raddoppiare la propria estensione, espandendosi verso ovest con uno schema urbano conforme al precedente e mura. Infatti il corso principale venne prolungato mentre l’asse nord-sud venne sostituito dall’attuale via Bresmes (già Marina). La città contava ben 22 chiese e perciò appariva dall’alto ricca di campanili e cupole, come emerge chiaramente dalle raffigurazioni dell’epoca. Sino al 1800 la città rimase dentro le mura. L’esigenza di nuove abitazioni portò all’espansione verso ovest con la creazione del “Borgo” e del “Rabatello”. Più tardi vennero creati i quartieri “Orto Buget” (sud-est), “Mulino a vento” (est) e “Stazione” (nord-est). Fino alla prima metà del ‘900 vennero creati ulteriori quartieri verso ovest (San Giacomo, Pignatelli, Loco Barone), verso sud (Bastione, Toselli e Ospizio Marino), lungo la via Nazionale (oggi G. Cascino), la via Verga e la via Tevere. A partire dagli anni ’60, in corrispondenza dell’attivazione del Petrolchimico, la città venne sconvolta da una disordinata e abnorme espansione urbana in tutte le direzioni che minacciò perfino la parte storica. I quartieri più grandi oggi sono: Caposoprano (zona occidentale della collina), Macchitella e Scavone, Fondo Iozza, villaggio Aldisio e la grande periferia abusiva di Margi e Settefarine (nord).

Al di fuori del centro urbano di una certa dimensione sono gli insediamenti urbani sulla costa occidentale compresa tra la collina di Montelungo e la foce del Comunelli, e la zona industriale col Petrolchimico e i due nuclei dell’Asi (Azienda di Sviluppo Industriale).

Gela è uno dei più importanti siti storici, archeologici e culturali del Mediterraneo, essendo stata tra VI e V secolo a.C. la maggiore città-stato siceliota e vantando un patrimonio unico al mondo. Infatti basta scavare qualche metro per trovare ruderi e reperti di ogni epoca e frequenti sono le interruzioni di lavori pubblici per tale motivo. In epoca medievale per l’edificazione della città vennero sfruttati i maestosi ruderi della polis, eliminando fra le altre cose numerosi templi e lunghi tratti delle possenti fortificazioni greche. Già durante il XVIII secolo. Terranova divenne meta dei tombaroli più famosi al mondo che, attirati dalla fama del sito, molto spesso compravano a basso prezzo un terreno, eseguivano le loro indagini (clandestine) per poi rivenderlo e fuggire via con reperti inestimabili che sistematicamente finivano nelle vetrine dei più prestigiosi musei del mondo. Lo stesso Evans fu a Terranova. Le prime indagini legali risalgono al 1900, le quali furono condotte dal celebre archeologo Paolo Orsi sotto incarico della Sovrintendenza di Siracusa. Egli individuò l’Athenaion presso l’Acropoli ed eseguì indagini sulla vastissima necropoli greca compresa tra l’Orto Pasqualello e il Cimitero Monumentale, dalla quale provengono alcune fra le più raffinate ceramiche al mondo classico. La grande stagione dell’archeologia gelese è comunque quella compresa tra il 1948 e tutti gli anni ’60 durante la quale ritornarono alla luce numerosissime e importantissime testimonianze greche ma non solo.

La città e il territorio sono costellati di siti archeologici che, nella maggioranza dei casi, sono stati esplorati e nuovamente interrati. Le zone oggi visitabili sono tre: Capo Soprano, l’Acropoli e il sito di Bosco Littorio. Presso il parco archeologico di Capo Soprano si ammira l’esempio meglio conservato al mondo di architettura militare greca: le fortificazioni greche (Mura Timoleontee) di Gela. Il tratto messo in luce (quasi 400 m.) risale al IV secolo a.C. Dell’originario complesso sono ancora visibili: il basamento di un torrione d’avvistamento, le gradinate d’accesso ai camminamenti di ronda, l’impianto di scolo delle acque meteoriche, i possenti contrafforti della fiancata sud-est. Ma la particolarità che rende unico il monumento è il materiale utilizzato per la sua costruzione: grossi blocchi squadrati di pietra arenaria nella parte inferiore e uno spesso strato di mattoni d’argilla crudi o “cotti al sole” che si sono perfettamente conservati e necessitano di un’adeguata protezione dall’azione delle intemperie e del tempo. Sempre nel parco si possono visitare: due forni di epoca medievale, i ruderi di un accampamento militare e quelli di un vasto quartiere residenziale del IV secolo a.C. Poco distante dal parco, alle spalle dell’ospedale Vittorio Emanuele, si trovano i resti del complesso delle Terme Ellenistiche (IV secolo a.C.), l’impianto termale più antico finora scoperto in Italia. Questo era composto da una quarantina di vasche ed era dotato di un sofisticato impianto di riscaldamento sotterraneo e di scarico delle acque. Le terme andarono probabilmente distrutte in un incendio durante la distruzione del 282 a.C. Nella parte opposta della città, in località Mulino a Vento e adiacente alla sede del Museo Archeologico, si estendono gli scavi dell’Acropoli arcaica. La parte scavata rappresenta una minima porzione della città arcaica, estesa tra la foce del Gela e il vallone Pasqualello. Dalla passeggiata archeologica si ammirano verso nord ruderi di case, sacelli, botteghe e mura, con chiare tracce del sistema viario ippodameo (con la plateia e gli stenopoi). Purtoppo attualmente gli scavi non sono accessibili al pubblico, come accadeva in passato, e sono in evidente stato di abbandono.

Verso nord si estendeva la zona sacra: oggi sono visibili solamente i basamenti di tre templi. Del più grande, il tempio C o Athenaion, è rimasta in piedi una colonna in stile dorico (alta quasi 8 m) che è uno dei simboli cittadini. A sud dell’Acropoli, all’interno del Bosco Littorio, è stato rimesso in luce e restaurato recentemente il complesso dell’Emporio Greco Arcaico (VII-VI secolo a.C.). Molto esteso e collocato nei pressi del sito portuale (foce del Gela), l’Emporio cittadino comprendeva officine, magazzini e botteghe. Anche in quest’ultimo monumento è riscontrabile la particolare tecnica costruttiva a mattoni crudi. Numerosi altri siti sono chiusi al pubblico ma interessantissimi per lo storico e l’archeologo; tra questi si ricordano: il Tesmophorion di contrada Betlemme; il quartiere residenziale ellenistico della Stazione vecchia; i quartieri ellenistici di Capo Soprano (via Meli); la necropoli di Piano Notaro; il santuario di via Istria; la necropoli di Mànfria; la grandiosa villa ellenistica di via Romagnoli (predio Iacona). Gli scavi continuano anche all’interno dei tre siti archeologici aperti.

Tra le ultime scoperte nel territorio gelese si segnalano: il completamento del recupero del relitto greco più antico (500 a.C.) che dopo il restauro a Portsmouth verrà esposto nel Museo della Navigazione Greca di Gela, unico nel suo genere; la scoperta delle fondazioni di altri due templi greci: il primo, molto grande, accanto alle cripte della Chiesa Madre; il secondo nei pressi del nuovo parcheggio multipiano di via Istria.

Gela è sede di uno dei musei più interessanti d’Italia per ciò che concerne l’arte greca, quella preistorica, la ceramica normanna (“tipo Gela”) e la numismatica antica: il Museo Archeologico Regionale di Gela sito in corso Vittorio Emanuele 1. Il Museo ha sede in un edificio razionalista del 1958, ampliato nel corso dei decenni. Nelle sue vetrine sono custoditi numerosi reperti preziosissimi, tra i quali: le antefisse di Sileno e di Gorgone, le ceramiche della collezione Navarra, i reperti recuperati nelle tre navi greche affondate nel V secolo a.C. sulla costa gelese, i reperti scoperti nelle necropoli preistoriche e greche di Gela ed hinterland.

Pezzi unici al mondo sono: le tre arule fittili scoperte presso il sito di bosco littorio e le quasi 1000 monete del Monetiere di Gela, il più ricco del mondo greco occidentale.

In attesa del ritorno della prima nave greca di Gela, dal 2003 in Inghilterra per il complesso lavoro di restauro che la sta interessando, è in corso di realizzazione a bosco littorio il Museo della Navigazione Antica che esporrà in maniera adeguata le tre navi greche gelesi, uniche al mondo anche per datazione, dimensioni, tecnica costruttiva e per l’eccezionale stato di conservazione. Da ricordare, infatti, che il Golfo di Gela è pieno di relitti antichi in quanto sede sin dall’antichità di intensi traffici commerciali e di grandi battaglie.

In città sono attivi altri piccoli musei di livello scolastico o amatoriale: il museo dell’arte contadina presso la scuola di 1° grado “Enrico Solito” e il museo mondiale della scarpa in miniatura.

Il centro storico di Gela, seppur vittima della caotica espansione edilizia dell’ultimo cinquantennio, è ricchissimo di monumenti e testimonianze storiche.

In piazza San Giacomo è esposto il portale con arco ogivale dell’antica chiesetta di S. Giacomo (XIV secolo). Lungo corso Aldisio prospetta il neoclassico Ex Convitto Pignatelli (1878). A sud della Villa Garibaldi (1878) si trova la Chiesa dei Cappuccini, risalente al 1300 ma rimodulata e ampliata nel corso del 1900. Presenta un prospetto in stile neo-gotico e, al suo interno, un pregiato polittico in legno intarsiato. Tutt’attorno il centro storico federiciano e secentesco (1233-1578) sopravvivono le vestigia dell’antico sistema difensivo con tratti di mura, torrioni e porte incastonati nei prospetti delle moderne abitazioni. In particolare risultano interessanti: i tratti di mura cinquecentesche di via Matteotti angolo via Verga (ex carcere) e via Miramare con tre torrioni (di cui uno in via Colombo); il tratto duecentesco di viale Mediterraneo con il bastione di Porta Marina e almeno due torrioni; i ruderi del Castello federiciano o Palazzo ducale in piazza Calvario (coi ex granai); altri tratti di mura in via Porta Vittoria. In piazza Roma è sita la Chiesa del Carmine risalente al ‘700 che custodisce un crocifisso ligneo quattrocentesco ritenuto miracoloso dai gelesi. Sul corso Vittorio Emanuele, la via più elegante della città, si erge la Chiesa del Rosario (1796-1838) che esternamente presenta un’alta torre campanaria con cuspide maiolicata e tre bei portali, mentre l’interno si presenta in linee tardo-barocche. Nel cuore cittadino, piazza Umberto I°, spicca con la sua imponente ed elegante mole la Chiesa Madre (1766-1844), bellissimo esempio di neoclassico. Il prospetto è caratterizzato dai due ordini di colonne doriche e ioniche (due delle quali provenienti dall’Athenaion). Interessanti anche la torre campanaria e la cupola. L’elegante interno a schema basilicale con croce latina, conserva bei dipinti, tra cui: quello bizantino che ritrae la patrona Maria SS. dell’Alemanna, e poi il Transito di Maria e l’Assunzione della Madonna, opere rispettivamente di Deodato Guinaccia e del Tresca. Elementi degni di nota sono anche il prezioso altare principale in marmo policromo misto a vetro e il monumento funerario marmoreo al Mallia, opera di Filippo Pennino. Sotto la chiesa è stata scoperta la cripta trecentesca appartenente alla precedente chiesetta di S. Maria dè Platea.

Alle spalle della chiesa Madre è ubicato l’ex Monastero di clausura femminile con annessa chiesa di S. Benedetto (XV secolo). Il complesso ha ospitato sino al 1969 l’Ospedale civile. La chiesa prima di essere parzialmente distrutta da un incendio conservava una stupenda cantoria lignea ornata d’oro zecchino e recante l’aquila sveva, stemma di Gela. Il Monastero è sorto sul sito di un antichissimo palazzo nobiliare di cui rimane un grande torrione con stemma nobiliare all’angolo sud-est. Accanto al moderno Palazzo di Città (1951), sorto dove un tempo vi era il convento quattrocentesco dei padri Francescani, c’è la chiesa di San Francesco d’Assisi (1659) che vanta nell’interno un ricchissimo soffitto a cassettoni lignei ornati d’oro zecchino e dipinti. Nella piazza S. Agostino, la più bella della città e un tempo ornata da ben cinque chiese d’epoche diverse, si possono oggi ammirare: la chiesa e il convento di S. Agostino (1439-1783); il Teatro Eschilo (1931); la chiesa di San Francesco di Paola con l’annesso convento dei padri Minimi poi divenuto Educatorio, entrambi in stile tardo-barocco. Infine, poco distante dal centro, si può visitare un esempio d’arte medioevale: la chiesetta di San Biagio (1099) con l'annessa ex Commenda dei Templari, la più antica rimasta in città dopo la distruzione della vicina chiesetta di S. Ippolito sempre dell'XI secolo. Alle spalle di San Biagio si trova un'altra piccola chiesa, San Nicola da Tolentino (XIX secolo), il cui campanile neoclassico è crollato alcuni anni addietro. Nelle adiacenze si trova l'ingresso del Cimitero Monumentale nel cui viale principale si possono ammirare diverse cappelle e mausolei ottocenteschi e novecenteschi negli stili neoclassico, barocco, gotico e liberty.

Un aspetto caratteristico dell’assetto urbanistico ed architettonico della vecchia Gela fu l’ampia diffusione dello stile liberty o “floreal” protagonista nella progettazione dei più importanti palazzi signorili della città. Infatti sino ai primi anni ’60 dello scorso secolo tutte le principali piazze e vie cittadine erano adornate da queste architetture semplici e al contempo eleganti che donavano alla cittadina del Golfo un aspetto civile ed ordinato, oggi purtroppo andato perduto.

Se a Palermo e in altre realtà dell’Isola primeggiava l'opera l’architetto Ernesto Basile, a Gela viene ricordato Giuseppe Di Bartolo, docente in Architettura presso l’Università di Torino.

Altre facciate molto belle si possono notare lungo la via Aretusa, in via Navarra, in via Rossini, in via Ventura, in via Pisa angolo via Morello, in via Colombo, ecc…

Questo patrimonio poco conosciuto della città, spesso e volentieri degradato o distrutto, andrebbe recuperato e valorizzato, anche con la realizzazione di un possibile itinerario delle città liberty che potrebbe includere oltre che Gela anche le vicine cittadine di Licata, Vittoria e Niscemi.

Il territorio gelese oltre ad essere costellato di siti archeologici, lo è anche di torri, castelli e altri monumenti. In località Manfria, zona balneare della costa occidentale ad 8 km da Gela, sorge sulla cima dell’omonima collina, la torre d’avvistamento risalente al XVI secolo e progettata da Camillo Camilliani.

Su uno sperone roccioso notabile dalla statale Gela-Catania si erge il Castelluccio di Gela, maniero risalente al XII secolo e rimaneggiato nel 1230 e ancora dopo. Nelle vicinanze del Castelluccio si trovano in contrada Grotticelle due interessantissimi monumenti: la diga delle Grotticelle (XVI secolo) che coi suoi contrafforti rappresenta la prima opera d’ingegneria idraulica in Sicilia; la Catacomba paleocristiana con tombe poste in un ambiente a raggiera scavato nella roccia calcarea di una grotta. Interessanti infine risultano i casali sparsi nelle zone adiacenti la città, come: quello dei Principi Pignatelli sulle rive del lago Biviere e quello dei Mattina presso il parco di Montelungo.

Gela è sede del più grande mercato all’aperto della Sicilia: quasi mille bancarelle che formano un serpentone lungo oltre un chilometro. Il giorno di mercato è il martedì e le bancarelle vengono allestite lungo la via Recanati e parte della via Pozzillo. Il mercato attira gente anche dai comuni limitrofi, rappresentando un possibilità di risparmio e assortimento maggiori. L’amministrazione comunale pensa da diverso tempo di spostare l’area mercatale in una zona più adeguata dotata di tutti i servizi (compreso il parcheggio) fuori dal centro urbano.

Il territorio di Gela dal punto di vista ambientale è molto variegato e va comunque considerato come parte di una più vasta regione coincidente con la Piana di Gela, seconda per estensione nell’isola. Di estrema importanza ed interesse, la zona gelese è pesantemente minacciata da un industria invasiva ed inquinante, dal carattere caotico dell’espansione edilizia degli ultimi decenni, da diffuse discariche abusive di rifiuti di ogni genere. Le maggiori emergenze naturalistiche del territorio sono da individuare nelle zone umide costiere tra le formazioni dunali, e nei paesaggi dei dintorni tutelati da vincoli Sic e Zps che in questo territorio hanno la loro maggiore estensione nel quadro della regione siciliana.

Durante le migrazioni tra il continente africano e quello europeo, milioni di volatili si spostano cercando durante il loro lungo viaggio dei luoghi in cui possano riposarsi trovando al contempo cibo e acqua a sufficienza. Quale migliore sito di uno stagno tra dune ricoperte di macchia mediterranea con un micro-clima eccezionale come quello della fascia costiera di Gela? Ed infatti la Convenzione di Rasmar ha dichiarato il Lago Biviere di Gela sito di interesse comunitario e nel 1997 la LIPU, per tutelare questo eccezionale patrimonio naturale, ha istituito la Riserva naturale orientata Biviere di Gela. In questo sito, piccolo ma importante, sono state registrate ben oltre 200 specie diverse di volatili, molte delle quali in via di estinzione, nonché numerose specie vegetali molto rare. Stretto e lungo, il lago Biviere si dispone parallelamente alla costa sabbiosa ed è separato da questa da una fascia di dune ricoperte di macchia mediterranea. E’ alimentato dal torrente Valletorta Monacella e, attraverso uno sbarramento mobile, dal fiume Dirillo che permette nel suo tratto finale, quando rimane asciutto, l’ingresso di acqua marina nel lago. Piccole formazioni lacustri si formano alla foce di altri torrenti che sfociano nel Golfo di Gela come il Comunelli e il Rabbìto: anche in questi siti molti volatili trovano ristoro. Accanto alla foce del Rabbito, ad esempio, si trova una collinetta (Poggio Arena) interamente ricoperta di vegetazione che costituisce un vero e proprio paradiso per volatili, insetti e altri tipi di animali. La collina di Manfria, a poca distanza dalla foce del Comunelli, invece, costituisce un sito dalle peculiari caratteristiche climatiche e geo-morfologiche tanto che nel 2007 il Dipartimento di Botanica dell’Università degli Studi di Catania vi ha scoperto una nuova specie vegetale non riscontrabile in nessuna altra parte del pianeta e altre specie rarissime. Altra zona interessante sono gli acquitrini di Piana del Signore, a nord della SS 115 per Vittoria. Questi si formano durante la stagione delle piogge e costituiscono un importante zona non solo per la sosta di volatili ma soprattutto perché costituiscono un vero e proprio nido per vari tipi di insetti e anfibi. Lungo la costa gelese sono da notare i cosiddetti “macconi”, cioè le dune di sabbia . Queste, alte sino a circa 5 metri e sempre più rare, sono ricoperte dalla tipica vegetazione appartenente alla macchia mediterranea. Di particolare bellezza alcune piante che producono dei fiori veramente belli di varie tonalità (fuxia, viola, bianco), il che colpisce visto l’ambiente arido e salmastro.

Quando si pensa al paesaggio di Gela vengono subito in mente le ciminiere del petrolchimico o l’enorme distesa di case incomplete della periferia. Che questi due elementi offuschino e caratterizzino il paesaggio cittadino non c’è dubbio, ma dimenticare ciò che sta attorno è sbagliato! Ad esempio, prima che la città si espandesse verso nord, dai due belvedere cittadini (piazza Mercato e Parco delle Rimembranze) si ammiravano gli estesi Campi Geloi intensamente coltivati soprattutto a grano e cotone, e, alle spalle, la caratteristica corona di monti che la precede coi paesi di Butera e Niscemi sullo sfondo. Questo panorama è ancora oggi godibile dalle zone più elevate della città (come Piano Notaro) o dai piani alti degli edifici. Ma il panorama gelese che più colpisce per la sua straordinaria bellezza è quello costiero. Ammirare il tramonto da Gela è un’esperienza indimenticabile descrivibile con queste parole: “una palla di fuoco che coi suoi infiniti raggi fa splendere le onde spumeggianti del golfo, dipinge d’arancio ogni contrada apprestandosi a svanire infondendo calma e meraviglia col misterioso fascino della natura”.

Sorvolando la costa con un aeroplano si incontrano ambienti diversi (e a volte stridenti fra loro) che rendono questo lembo di Sicilia ricco e variegato paesaggsiticamente: dapprima un grande stagno circondato da canneti e protetto da una fascia di dune che precedono la spiaggia, è seguito da un’enorme sito industriale che preclude alle attività turistiche un lungo tratto di fascia costiera, a sua volta seguito dalla foce del mitico fiume Gela e da un boschetto di eucalipto che nasconde la città, grande e urbanisticamente compatta, le cui case si allontanano dalla battigia proseguendo verso un porticciolo turistico. Da qui in poi la costa ritorna bella e selvaggia, con un Lungomare che attraversa una spiaggia ricca di dune naturali con alle spalle il parco archeologico di Capo Soprano occupato da un altro boschetto di eucalipto e poi il moderno e verdeggiante quartiere residenziale di Macchitella con le sue casette basse lontane dalla battigia. Poi la gemella collina di Montelungo che, con le sue alte pareti argillose che sovrastano una sottile lingua di sabbia, scivola sino alla pianura sottostante con la laguna del torrente Rabbito e l’adiacente collinetta di Poggio dell’Arena ricca di vegetazione. Poi Roccazzelle, tante case alle spalle della spiaggia, e, oltre, la collina di Manfria con la torre circondata da arse terre che celano tesori millenari. Oltrepassata la collina, ancora la pianura con tante case sparse e la foce del Comunelli che segna il confine comunale a poca distanza da moderni villaggi turistici rispettosi dell’ambiente circostante.

Il territorio ricadente nei comuni di Gela, Butera e Niscemi è stato dichiarato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come “ad alto rischio di crisi ambientale” per la presenza del Polo petrolchimico di Gela. Quest’ultimo, dal punto di vista ambientale, ha arrecato al territorio gravi guasti compromettendone gravemente l’immagine, l’economia e soprattutto la salute degli abitanti. Chi entra a Gela non può fare a meno di notare le enormi ciminiere fumanti che, quando il vento soffia verso occidente, ammorbano l’aria rendendola irrespirabile. Gela, prima che arrivasse l’industria, era una graziosa cittadina che si stava sviluppando grandemente nel settore turistico come centro balneare ed archeologico. Oggi il tasso di tumori e malformazioni tra gli abitanti di Gela presenta un tasso molto più elevato rispetto a quello dei comuni viciniori e del resto d’Italia. Ricerche e studi promossi dalla locale Procura della Repubblica stanno da anni cercando le connessioni tra industria ed inquinamento del territorio. A tal proposito risulta utile l’arrivo in città di alcune unità mobili di rilevamento dei gas nell’atmosfera ad opera dell’Arpa (Agenzia regionale protezione ambiente) e il lavoro di attenta osservazione e denuncia delle numerose associazioni ambientali locali. I primi dati derivanti dalle misurazioni non sono certo confortanti: emissioni che superano spesso i limiti massimi di legge, elementi chimici presenti nelle falde acquifere per un milione di volte in più rispetto al limite di legge, il fondale marino antistante il petrolchimico con un altissimo tasso di ferro, (CNR). Da sottolineare che le aziende operanti nel Polo petrolchimico negli ultimi anni si sono caratterizzate per una maggiore attenzione nei confronti del problema ambientale con la realizzazione dei doppifondi nei serbatoi e l’attivazione di un impianto di trattamento delle acque di falda. Ma ciò non basta. Le bonifiche delle aree fuori dal petrolchimico e dei fondali antistanti lo stesso non sono ancora partite nonostante le cospicue somme disponibili. Inoltre non esiste né un efficiente sistema di rilevamento stabile dei gas nell’atmosfera, né un piano di evacuazione che permetta celermente di far affluire il traffico fuori dalla città in occasione di gravi incidenti alla zona industriale, né un registro dei tumori e delle malformazioni neonatali.

Per quanto riguarda l'inquinamento da traffico, Gela non è certamente una grande città ma negli orari di punta la più trafficata arteria cittadina (via Venezia, attraversamento urbano della SS 115) e altre strade principali della città presentano dei tassi di inquinamento che superano la soglia massima prevista dalla legge. A questo problema si sta cercando di ovviare con la creazione di rotatorie nei principali incroci per snellire il traffico veicolare. Ma un importante soluzione sarebbe la realizzazione della tangenziale cittadina, la quale permetterebbe di far defluire il traffico pesante ed extraurbano fuori dal centro abitato collegando meglio i punti produttivi del territorio con gli assi stradali. Il progetto è ancora privo di finanziamento e nell’attesa si è pensato di sistemare una strada provinciale che mette in collegamento la SS 117 bis con la zona sud-ovest del territorio comunale di Butera, evitando la città .

Infine per quanto riguarda l’inquinamento delle acque, la situazione risulta decisamente migliorata rispetto ad una dozzina d’anni fa. Il petrolchimico è dotato di un grande impianto di depurazione che tratta le acque derivanti dai processi di raffreddamento degli impianti. Le acque tiepide vengono scaricate nel fiume Gela. I reflui fognari della città vengono invece depurati in due distinti impianti, che attendono da anni un potenziamento, i due impianti infatti sono sottodimensionati e non permettono di trattare tutto il refluo proveniente dal collettore fognario. Sarebbe quindi determinande per la costa di Gela avere degli impianti capaci di trattare tutto il refluo prodotto.

L’economia gelese prima dell’avvento dell’industria pesante era basata principalmente su agricoltura e pesca. Attive erano anche le attività artigianali e il turismo balneare. Gela infatti possedeva la seconda flotta peschereccia d’Italia dopo quella di Mazara del Vallo; era la zona di maggiore produzione di grano e cotone in Europa; era un attivissimo porto caricatore per l’esportazione di prodotti agricoli, artigianali e minerari tanto da essere sede di quasi venti Consolati stranieri; era sede di una delle più grandi cantine vitivinicole siciliane che esportava vini in tutto il mondo (le cantine Bruccoleri, chiuse da decenni); fu scelta come sede del primo villaggio turistico Mediterranèe in Sicilia, ubicato dov’è oggi il Petrolchimico (!). Antiche produzioni artigianali (scope di palma nana, tegole in terracotta, lavorazione della liquirizia e della soda, etc…) e industrie “leggere” (cotonifici, oleifici, mulini, pastifici, la cartiera di Piana del Signore, etc…) che esportavano i propri prodotti via mare nel Mediterraneo, sono oggi letteralmente scomparse.

In seguito alla sempre meno numerosa manodopera del complesso petrolchimico, l’Agricoltura ha riacquisito il primato per numero di addetti nel quadro dell’economia gelese. La realtà produttiva agricola più vivace riguarda la cosiddetta “fascia trasformata” compresa tra Gela e Vittoria (piana di Gela) ricca di impianti serricoli dove si producono primariamente ortaggi (carciofi, peperoni, pomodori, etc…) e verdure. Negli ultimi anni sono sorte delle cooperative di produzione, confezionamento e commercializzazione dei prodotti agricoli. La maggiore produzione di carciofi al mondo proviene proprio dalla Piana di Gela, particolarmente presente nei territori comunali di Niscemi e Gela. Antichissima tradizione gelese è la produzione di vino, corposo e ricco di sostanze. Nella zona di Gela si producono: Nero d'Avola ("u calabrisi"), Cersauolo di Vittoria, Chardonay e altri vitigni. La produzione vinicola gelese risente fortemente della posizione geografica e dunque del clima, e inoltre dipende dal particolare tipo di vite coltivata: quella ad alberello. Significativa anche la produzione di grano, olive e frutta in genere.

Gela è uno dei più importanti centri industriali siciliani. La realtà produttiva gelese è da dividere in due categorie: il Petrolchimico col suo indotto; la zona industriale Asi. Il petrolchimico di Gela, attivato nel 1963 e gestito dall’ENI, è uno dei più grandi d’Europa. La forza lavoro è andata riducendosi nei decenni ed oggi conta circa 1500 dipendenti. Le produzioni oggi attive riguardano: la raffinazione del petrolio, la produzione di benzine e gasoli, l’imbottigliamento di gas metano, la dissalazione per usi civili e industriali, la produzione energetica per fini industriali, la produzione di materie plastiche (Polimeri Europa) e l'imbottigliamento del gas metano. La zona industriale ASI (azienda di sviluppo industriale) di Gela conta numerose aziende di piccole e medie dimensioni che si occupano di vari settori della produzione: alimentari, edilizia, riciclaggio dei rifiuti, elettronica, chimica, metalmeccanica, cantieristica navale, falegnameria, ecc...

Il settore terziario nella città di Gela vede un considerevole numero di piccole aziende di carattere familiare (attività commerciali) e un numero di addetti ai servizi pubblici (uffici) e privati (uffici, alberghi, etc…) non eccezionale che ha comunque dimostrato tendenze positive negli ultimi anni.

Il tasso di disoccupazione nel comune di Gela si aggira attorno al 25% della forza lavoro totale. Risulta una delle città italiane con il tasso più alto di disoccupazione e uno dei più bassi per tenore di vita.La maggiore realtà economica cittadina risulta essere il petrolchimico con circa 1500 addetti. Altre significative realtà sono l’Azienda Ospedaliera e l’ente comunale. Il tasso di disoccupazione è migliore rispetto a quello dei centri circostanti, eccezion fatta per la provincia di Ragusa, ma è destinato ad un peggioramento se la realtà economica cittadina non offrirà spazi per nuove attività ed iniziative pubbliche e private capaci di risollevarne le condizioni. In tal senso grandi potenzialità sono offerte dal territorio per lo sviluppo in settori quali l’agricoltura, il commercio e il turismo.

Gela è un interessante centro archeologico nonché unico accesso marittimo della provincia di Caltanissetta.

Gela è uno tra i più interessanti siti archeologici siciliani vantando un museo e numerose e importanti aree archeologiche. La presenza annua registrata dagli uffici regionali presso i botteghini del museo e dei parchi si aggira attorno alle 25.000 unità. Frequenti sono le scoperte, i convegni e le esposizioni che attirano storici, archeologi o semplici appassionati da ogni dove.

Il territorio gelese risulta quello con la maggiore estensione di zone sottoposte a vincoli naturalistici e paesaggistici nell’intera regione Sicilia. Ciò è da ascrivere soprattutto alla posizione geografica di Gela: il centro del Mediterraneo.

La zona di maggiore interesse naturalistico è la Riserva Naturale Orientata Biviere di Gela, gestita dalla LIPU. Numerosi sono gli amanti della natura che si recano in questa importante riserva per l’attività di birdwatching. Altre zone d’interesse sono: gli acquitrini di Piana del Signore, Poggio Arena e le colline che orlano la Piana di Gela.

Negli ultimi 4 anni la città di Gela ha registrato un incremento superiore al 150% circa del numero di posti letto alberghieri ed extra-alberghieri. Sino al 2004 infatti, Gela presentava solamente 230 posti letto distribuiti in due strutture alberghiere. Oggi in città sono attivi ben cinque alberghi, di cui tre di categoria 4 stelle, e diversi sono di prossima apertura. Oltre ai nuovi hotel e a quelli recuperati, numerosi sono gli esercizi extra-alberghieri (bed&breakfast, affittacamere, residence, camping) di nuova apertura. Il numero complessivo di posti letto che attualmente Gela è in grado di offrire è di quasi 600 unità.

Lo sport ha sempre giocato un ruolo fondamentale all'interno della società gelese. Basti pensare agli atleti dell'antica Gela che più volte hanno vinto le Olimpiadi. Oggi lo sport risulta un importantissimo elemento di convivenza e ricreazione per giovani e meno giovani della città che si dilettano in ogni sorta di attività agonistica: calcio, basket, pallavolo, tiro al piattello, canoa, surf, vela, tennis, nuoto, kart, ginnastica artistica, spinning, aerobica, attrezzi, ciclismo, atletica, deltaplano, bocce, beanch volley, beach soccer, danza e ballo, ecc... Gli ultimi anni hanno visto un miglioramento considerevole delle strutture sportive pubbliche e private a disposizione della collettività. Basti ricordare tra le nuove realizzazioni: i diversi campi di calcetto in quasi tutti i rioni cittadini, il Kartodoromo internazionale, i due palazzetti dello sport in corso di collaudo, due nuove piscine private, il Campo di volo, il nuovo club velistico, la nuova palestra presso l'O.P. Pignatelli, due nuovi maneggi, ecc... Sono inoltre in progetto il nuovo stadio comunale e la piscina semi-olimpionica.

Parlando di associazioni, squadre e atleti, la città di Gela si attesta come una delle realtà più dinamiche in Sicilia anche sotto questo aspetto. La realtà più importante in assoluto nel panorama sportivo gelese e provinciale è senza dubbio la squadra calcistica locale, il Gela Calcio Spa, sorta nella prima metà del 1900 col nome di Terranova. Dopo il posizionamento del Messina Calcio in serie D, il Gela Calcio rappresenta la terza realtà calcistica siciliana. Ma negli ultimi anni la città di Gela ha visto crescere un interesse sempre maggiore anche verso altri sport, come: la pallavolo, il basket, il kart, l'equitazione, il ciclismo e la vela. Gela è stata più volte attraversata dal Giro d'Italia (l'ultima volta nel 1999 lungo la tappa Agrigento-Modica) e della Targa Florio, è stata sede delle tappe provinciali e regionali della Festa regionale dello Sport, dei Campionati di mountain bike, di corsa campestre, di tiro al piattello, ecc...Inoltre è sede di gare nazionali di Kart, di raduni regionali di ciclismo, moto e autoturismo (mezzi d'epoca).

La popolazione gelese risiede quasi totalmente nel centro urbano (capoluogo comunale). Sparute minoranze di cittadini (nell’ordine di circa 1000 persone) vivono in località distanti dal centro, peraltro prive di alcuni dei servizi fondamentali (poste, rete idrica). Nel 2006 è iniziato l’iter per l’istituzione della frazione comunale di Manfria, località balneare di villeggiatura distante circa 8 chilometri dal perimetro urbano. Per quanto riguarda le circoscrizioni comunali, previste dalla legislazione nei comuni con una popolazione di oltre 40.000 abitanti (e Gela ne conta il doppio), queste sono oggetto di discussione da diverso tempo ma non si è mai arrivati ad atti concreti per la loro attivazione a servizio dei vasti e poco curati quartieri cittadini. Pare che le circoscrizioni previste siano tre.

È la principale località al di fuori del centro urbano. Durante l'anno conta meno di 1000 abitanti ma nei mesi estivi arriva ad ospitare circa 20.000 persone. È una stazione balneare con interessanti siti archeologici, scorci panoramici ed una caratteristica torre del XVI secolo.

Gela dal dicembre del 2000 è gemellata con la città greca di Eleusi. È stata scelta la città di Eleusi per il personaggio storico di Eschilo, che ivi nacque ma morì a Gela. Dal 2004 una statua bronzea di Eschilo, scolpita dallo scultore greco Takis Parlavanzas, è collocata all'ingresso del museo archeologico di Gela.

Gela da alcuni anni a questa parte è la città del Sud Italia dove si denuncia maggiormente il racket del pizzo. Basti pensare che ci sono più denuncie a Gela che in una metropoli come Palermo. Questo grosso passo in avanti compiuto dalla comunità civile tutta è stato possibile grazie all'attività dell’amministrazione comunale con a capo il sindaco Rosario Crocetta che da diversi anni è impegnata nella lotta all’illegalità promuovendo, ad esempio, la nascita e il successo nel territorio dell’associazione antiracket “Giordano” e controllando tutti gli appalti pubblici in modo che questi non vengano affidati nelle mani sbagliate. Negli ultimi anni le forze dell’ordine hanno portato a termine brillanti operazioni con le quali sono finiti in galera diverse centinaia di esponenti mafiosi.

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Riserva naturale orientata Biviere di Gela

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La riserva naturale orientata Biviere di Gela è una riserva naturale regionale della Sicilia, istituita nel 1997.

L’area su cui sorge la Riserva era, fino al 1500, un ambiente salmastro paludoso. All’inizio del '600 il Duca Giovanni di Aragona la trasformò in un lago di acqua dolce colegandolo con un canale sotterraneo al fiume Dirillo. Fino alla metà del '900 il lago era una Riserva di caccia e pesca. Nel 1991 è stata dichiarata zona umida di importanza internazionale riconosciuta dalla Convenzione di Ramsar.

La riserva comprende la zona strettamente circostante il lago Biviere, un lago relitto incassato tra le dune del golfo di Gela, ad appena un chilometro e mezzo dal mare, dal quale, in passato, era in gran parte alimentato. Si trova interamente nel territorio del comune di Gela.

La vegetazione dell'area circostante il lago è caratterizzata da diverse specie idrofile quali il Potamogeton pectinatus, il Ceratophyllum demersum, lo Scirpus maritimus, lo Scirpus lacustris e la Phragmites australis.

I prati circostanti ospitano specie quali il timo ed il rosmarino nonché, in primavera, diverse orchidee selvatiche fra cui la Ophrys oxyrrhynchos, raro endemismo siciliano.

Nella fascia dunale che separa il lago dal mare prosperano la ginestra bianca (Retama raetam), il fiordaliso delle spiagge (Centaurea sphaerocephala) e la rara Leopoldia gussonei, endemismo puntiforme del litorale del golfo di Gela.

Il Biviere di Gela è il più grande lago costiero della Sicilia e costituisce una delle più importanti zone di sosta e svernamento per numerose specie di uccelli migratori. L'avifauna, rappresentata da oltre 200 specie, costituisce pertanto l'elemento di maggiore rilievo naturalistico della Riserva.

Tra gli Anatidi è facile osservare il Fischione (Anas penelope), il Codone (Anas acuta), il Mestolone (Anas clypeata), la Marzaiola (Anas querquedula) ed il Moriglione (Aythya ferina); segnalata sporadicamente anche la Moretta tabaccata (Aythya nyroca), una delle quattro specie italiane maggiormente minacciate di estinzione. Numerose anche le specie di limicoli presenti tra cui il Cavaliere d'Italia (Himantopus himantopus), la Pittima reale (Limosa limosa), il Chiurlo (Numenius arquata) e il Corriere piccolo (Charadrius dubius). Non è infrequente incontrare numerose specie di aironi tra cui l'Airone cenerino (Ardea cinerea), l'Airone bianco maggiore (Casmerodius albus), la Garzetta (Egretta garzetta), la Sgarza ciuffetto (Ardeola ralloides) e, più sporadicamente, il raro Airone rosso (Ardea purpurea). Presenti, ma di più difficile osservazione, anche il Tarabuso (Botaurus stellaris) e la Nitticora (Nycticorax nycticorax), dalle abitudine notturne. Tra le altre specie presenti meritano una menzione il Mignattaio (Plegadis falcinellus), diventato il simbolo della Riserva, la Spatola (Platalea leucorodia), il Martin pescatore (Alcedo atthis), l'Upupa (Upupa epops) e, tra i rapaci, il Falco di palude (Circus aeruginosus), il Gheppio (Falco tinnunculus) ed il raro Falco pescatore (Pandion haliaetus).

In questi anni l’ente gestore ha realizzato un gazebo con ufficio informazione per l'accoglienza dei visitatori, una piccola area attrezzata con un capanno di osservazione in legno ed una rete di sentieri con schermature di canne per l'osservazione dell'avifauna; è inoltre in ristrutturazione un fabbricato demaniale ricadente all'interno della Riserva, destinato ad ospitare alcuni servizi di accoglienza.

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Stazione meteorologica di Gela

Stazione meteorologica di Gela (Italia)

Coordinate: 37°05′N 14°13′E / 37.08, 14.22 La stazione meteorologica di Gela è la stazione meteorologica di riferimento per il Servizio Meteorologico dell'Aeronautica Militare e per l'Organizzazione Mondiale della Meteorologia, relativa alla città di Gela e alla corrispondente fascia costiera.

La stazione meteorologica entrò in funzione in data 1 agosto 1965, con lo scopo di studiare e monitorare il clima della costa meridionale della Sicilia e di svolgere assistenza alla navigazione aerea e marittima, dopo la definitiva chiusura e soppressione del preesistente osservatorio meteorologico di Licata, anch'esso dell'Aeronautica Militare, avvenuta il 1 settembre 1959.

Originariamente, la stazione meteorologica si trovava sul tetto di un edificio residenziale di sette piani situato lungo l'attuale via Tresigallo (già via Romagnoli n. 3); l'appartamento sul cui attico si trovavano le strumentazioni era stato preso in affitto dall'Aeronautica Militare stessa.

La stazione meteorologica fu trasferita presso l'attuale sede nel 1997, iniziando ad operare presso la nuova ubicazione a partire dal 19 marzo di quell'anno.

La stazione meteorologica si trova nell'Italia insulare, in Sicilia, in provincia di Caltanissetta, nel comune di Gela, a 33 metri s.l.m. e alle coordinate geografiche 37°05′N 14°13′E / 37.083, 14.217Coordinate: 37°05′N 14°13′E / 37.083, 14.217. L'esatta ubicazione è sul tetto di una palazzina di proprietà della Provincia di Caltanissetta, che occupa un'ala dell'auditorium dell'Istituto Emanuele Morselli.

Oltre a rilevare i dati relativi a temperatura, precipitazioni, pressione atmosferica, umidità relativa, eliofania, direzione e velocità del vento, la stazione è collegata ad una boa situata nell'antistante Stretto di Sicilia, grazie alla quale è possibile osservare lo stato del mare, l'altezza dell'onda marina, la direzione dell'onda stessa, oltre alla lunghezza e all'altezza dell'onda morta.

In base alla media trentennale di riferimento (1961-1990) per l'Organizzazione Mondiale della Meteorologia, la temperatura media dei mesi più freddi, gennaio e febbraio, si attesta attorno ai +12 °C; quella del mese più caldo, agosto, è di circa +24 °C.

La nuvolosità media annua si attesta a 2,7 okta giornalieri, con minimo di 0,8 okta giornalieri a luglio e massimi di 3,7 okta giornalieri a gennaio e a febbraio.

Le precipitazioni medie annue sono scarse, attorno ai 350 mm, distribuite mediamente in 44 giorni, con marcato minimo estivo e picco in autunno-inverno molto contenuto.

L'umidità relativa media annua fa registrare il valore di 75,6% con minimo di 72% a maggio e massimo di 79% a dicembre.

L'eliofania assoluta media annua si attesta a 7,3 ore giornaliere, con massimo di 10,5 ore giornaliere a luglio e minimo di 4,5 ore giornaliere a dicembre.

Il vento presenta una velocità media annua di 4,8 m/sec, con minimo di 4,3 m/sec ad ottobre e massimo di 5,3 m/sec ad aprile; le direzioni prevalenti sono di ponente tra novembre e maggio, di libeccio tra giugno e settembre, di grecale ad ottobre.

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Source : Wikipedia