Gazprom

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Tags : gazprom, energia, economia

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Gazprom

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Gazprom, talvolta trascritta come Gasprom, è la più grande compagnia russa ed il maggiore estrattore al mondo. Con vendite per 31 miliardi di dollari nel 2004, conta per circa il 93% della produzione russa di gas naturale e con riserve che ammontano a 28,800 km³, controlla il 16% delle riserve mondiali di gas (come nei numeri del 2004 , includendo il campo Shtokman.) Dopo l'acquisizione della compagnia petrolifera Sibneft, Gazprom, con riserve di 119 miliardi di barili, si pone subito dopo Arabia Saudita, con 263 miliardi di barili e Iran, con 133 miliardi di barili, come il maggior possessore mondiale di petrolio e petrolio equivalente in gas naturale.

Dalla fine del 2004 Gazprom è il solo fornitore di Bosnia-Erzegovina, Estonia, Finlandia, FYROM, Lettonia, Lituania, Moldavia e Slovacchia, oltre a fornire il 97% del gas della Bulgaria, 89% dell'Ungheria, l'86% della Polonia, quasi i tre quarti di quello della Repubblica Ceca, il 67% della Turchia, il 65% dell'Austria, circa il 40% della Romania, il 36% della Germania, il 27% dell'Italia e il 25% della Francia. L'Unione Europea ottiene circa il 25% delle sue forniture di gas da questa compagnia.

Oltre alle sue riserve di gas ed alla rete di condutture più lunga al mondo con i suoi 150 000 km, controlla anche società bancarie, di assicurazioni, mediatiche, di costruzioni ed agricole.

Con 270 miliardi di dollari statunitensi di capitalizzazione azionaria del maggio 2006, Gazprom è la terza compagnia al mondo seguendo quest'unità di misura.

Uno dei problemi maggiori della Gazprom sono le condutture per il trasporto estremamente antiquate e con limitate capacità tecniche e le sovvenzioni delle industrie nell'economia nazionale.

Gazprom è inoltre proprietaria (ed anche sponsor) della squadra di calcio dello FC Zenit San Pietroburgo, attualmente detentore della Coppa Uefa.

In seguito alla scoperta di enormi riserve di gas in Siberia, nella regione degli Urali e in quella del Volga tra gli anni Settanta ed Ottanta, l'Unione Sovietica divenne uno dei maggiori produttori di gas. Esplorazioni, sviluppo del settore e distribuzione erano governati da un apposito ministero. Nel luglio 1989 il Presidente Mikhail Gorbachev unì i ministeri del petrolio e del gas come parte delle sue riforme economiche, e più tardi nominò Gazprom ente responsabile per la produzione, la distribuzione e la vendita di gas. (Gazprom è la contrazione di 'Газовая промышленность' (Gazovaya Promyshlennost), che significa 'industria del gas'.) Viktor Chernomyrdin era a capo di Gazprom.

Dopo il crollo dell'Unione Sovietica nel 1991, Gazprom perse gran parte dei suoi possedimenti fuori dalla Russia - un terzo delle condutture e un quarto della sua capacità di compressione.

Dopo che il nuovo Presidente Boris Yeltsin ebbe nominato Chernomyrdin suo Primo Ministro nel dicembre 1992, l'influenza politica di Gazprom si accrebbe notevolmente.

Dal momento che il nuovo governo stava approntando riforme economiche, Gazprom iniziò a essere privatizzata, divenendo una joint-stock company in seguito al Decreto del Presidente della Federazione Russa del 5 novembre 1992 e la Risoluzione del Consiglio dei Ministri della Federazione Russa del 17 febbraio 1993, ed iniziando a distribuire azioni secondo il metodo dei buoni, in cui ciascun cittadino russo riceveva buoni per comprare azioni della vecchia azienda di Stato. Tuttavia, il commercio di tali azioni fu fortemente regolato, ed il regolamento interno della compagnia proibiva agli stranieri di possedere più del 9% delle azioni.

Gazprom conquistò lentamente credibilità presso il mercato azionario occidentale con un'offerta dell'1% del suo capitale azionario agli stranieri nell'ottobre 1996 e con un legame finanziario riuscito per un valore di US$ 2.5 miliardi nel 1997.

Nel secondo incontro annuale degli azionisti il 31 maggio 1996, Alexander Kazakov, il presidente del Comitato delle proprietà statali russe, fu nominato presidente del comitato direttivo, poiché la legge russa sul JSC richiedeva che tale posizione e quella analoga al collegio azionario fossero occupate da persone differenti.

Nel 1998 Chernomyrdin fu licenziato dalla carica di Primo Ministro dal Presidente Boris Yeltsin. Allo stesso tempo, il governo russo iniziò improvvisamente a richiedere il pagamento delle tasse arretrate da Gazprom. Quando i creditori iniziarono a sequestrare i possedimenti di Gazprom, la società si riebbe e pagò. I registri della società iniziarono mostrando inizialmente una perdita. Le ragioni sono poco chiare e possono essere spiegate dall'invecchiamento della rete di condutture, da una dirigenza che stava divenendo crescentemente corrotta, o da perdite preesistenti che comparvero per resoconti di polizza più trasparenti.

Gazprom condusse transazioni dubbie con la compagnia Itera e con una joint-venture Gazprom/Itera, Purgaz, negli ultimi anni Novanta, che a quanto si suppone andò a vantaggio di vari membri della dirigenza e dei loro parenti. In aggiunta, una asset-stripping of su larga scala di Gazprom andava avanti a corrompere la dirigenza e i membri del CdA attraverso varie transazioni che coinvolgevano una società figlia di Gazprom Stroitransgaz e la compagnia regionale del gas Sibneftegaz. L'auditor di Gazprom PwC ovviamente era a conoscenza e aveva coperto tali transazioni.

Il fondo di investimento Hermitage Capital Management, un azionista di minoranza di Gazprom, riportò riguardo agli scandali dell'Ottobre del 2000: "Gli investitori stanno valutando questa compagnia come se il 99% delle sue risorse sia stata rubata. La figura reale è di circa il 10%, per cui è una buona notizia".

Nel quarto meeting annuale degli azionisti il 26 giugno 1998, Farit Gazizullin, il nuovo Presidente del Comitato per le Proprietà di Stato della Russia, è stato eletto presidente del Consiglio di Amministrazione.

Nel quinto meeting annuale degli azionisti del 30 giugno 1998, Viktor Chernomyrdin lo sostituì in tale ruolo.

Nel settimo meeting degli azionisti, il 30 giugno 2000 (il sesto aveva avuto luogo il 26 agosto 1999), il capo deputato del Amministrazione Presidenziale Russa Dmitry Medvedev occupò tale posizione.

Il Presidente russo Vladimir Putin ha perseguito attivamente le riforme della dirigenza della compagnia negli anni successivi agli scandali, aiutato in questo dall'attivismo azionistico del CEO dell'Hermitage William Browder e dal ministro delle finanze Boris Fedorov.

Il 30 maggio 2001, il Consiglio di Direzione ha rimpiazzato Rem Vyakhirev, il cui contratto era scaduto, con Aleksej Miller come nuovo CEO per guidare le riforme; Rem Viakhirev fu spostato nella posizione di Presidente del Consiglio all'ottavo meeting degli azionisti del 29 giugno 2001, rimpiazzando temporaneamente Dmitry Medvedev che divenne suo vice.

Nell'aprile 2001 Gazprom acquistò la rete NTV, l'unica televisione indipendente Russa posseduta dalla holding Media Most di Vladimir Gusinsky, il che causò grandi cambiamenti nella sua politica editoriale. Il 8 novembre 2001 per decisione della corte di Mosca del 4 maggio2001 un pacchetto azionario comprendente il 25% del capitale complessivo della holding Media Most è stata trasferita alla Gazprom Media, una holding mediatica fondata nel 1998 e posseduta da Gazprom (Nel 2006 è stata trasferita a Gazprombank, una filiale di Gazprom). Nel luglio 2002 Gazprom Media acquisì tutte le azioni di Vladimir Gusinsky delle compagnie mediatiche della holding, che risultò nei cambiamenti drammatici delle loro politiche editoriali e la chiusura di alcune pubblicazioni. Nel giugno 2005 Gazprom Media acquistò anche l'influente quotidiano russo Izvestia.

Fino al 2004 il governo russo possedeva una quota del 38.37% dell'azienda, e manteneva la maggioranza nel consiglio direttivo. Gazprom forniva il 25% del gettito fiscale russo (più di 4 miliardi di US$ all'anno tra il 1993 e il 2003) e contava per l'8% del PNL della Russia. Gli investitori stranieri possono acquistare azioni Gazprom legalmente solo attraverso Azioni Depositarie, che costano di più delle azioni per gli investitori russi.

Nel 2004, il Presidente Putin annunciò che Gazprom stava per acquisire la compagnia petrolifera statale Rosneft e che questo avrebbe potuto "eventualmente portare al rafforzamento delle restrizioni al possesso di azioni Gazprom da parte di investitori stranieri", dal momento che la quota di Gazprom posseduta dal governo russo sarebbe cresciuto dal 38.37% ad una posizione di controllo.

Comunque, Gazprom è stata ostacolata sia nel suo intento di acquisire Rosneft, e nel suo precedente tentativo di acquistare un posto importante in Yukos, quando Yukos andò in bancarotta. Gazprom si ritirò dalla gara per l'acquisto di Yukos quando il governo russo lo mise all'asta nel dicembre 2004, lasciando alla maggiore gung-ho di Rosneft l'azienda. Dopo che Rosneft si fu appropriata di una tale e controversa posizione, le procedure per incorporarla in Gazprom divennero troppo complicate. Rosneft rimase quindi indipendente, per la gioia della sua dirigenza. Lo stato rafforzò la sua partecipazione in Gazprom ad oltre il 50% pagando per una quota del 10.4%, portando così avanti la principale pre-condizione per l'abolizione delle restrizioni della proprietà straniera delle azioni Gazprom. Attualmente, il mercato sta ancora attendendo questo sviluppo.

Il 26 luglio 2004, Gazprom vendette il 49.979 percento del suo pacchetto che ammontava al 100% delle azioni di SOGAZ Ltd. gruppo di assicurazioni, ad un acquirente anonimo per 1.69 miliardi di rubli, ed un ulteriore 26% di SOGAZ nell'agosto 2004 per 879.3 milioni di rubli. Nel gennaio 2005 si scoprì che ABRos, una filiale della banca di Russia, aveva acquistato il 49,97% delle azioni di SOGAZ.

Nel giugno 2005 la Gazprombank, la Gazpromivest Holding, la Gazfond e la Gazprom Finance B. V., filiali di Gazprom, concordarono nel vendere il 10.7399% delle azioni alla compagnia statale Rosneftegaz per 7 miliardi di dollari statunitensi, ritenuto un prezzo ampiamente inferiore a quello di mercato, dal 25 dicembre, che, combinato con il 38% delle azioni possedute dal Comitato di Proprietà Statale, avrebbe dato allo stato una posizione di controllo.

Nel settembre 2005, Gazprom acquistò il 72.633% della compagnia petrolifera Sibneft (ora Gazprom Neft) per 13.01 miliardi di US$, anche grazie ad un prestito di 12 miliardi di US$ dall'west, che consolida la posizione di Gazprom come gigante globale dell'energia e maggiore compagnia russa. Il giorno dell'accordo l'azienda fu valutata 69.7 miliardi di £/123.2 miliardi di US$, dal GDP d'Irlanda nel 2004.

Il 15 novembre 2005, il CEO di Gazprom Aleksej Miller ed il governatore di San Pietroburgo Valentina Matviyenko hanno annunciato che la Sibneft sta per costruire il Gazprom City business center che includerà grattacieli di 300 metri con il quartier generale dell'azienda situato sulla sponda destra del Fiume Neva davanti alla Cattedrale di Smolny a San Pietroburgo, nonostante gli attuali piani regolatori vietino la costruzione di edifici di altezza superiore a 42 metri (48 con apposita approvazione).

Il 1 gennaio 2006, alle 10:00 (fuso orario di Mosca), Gazprom bloccò le forniture di gas al mercato Ucraino, richiamando il governo di Kiev a pagare tariffe maggiorate che riflettono parzialmente la crescita globale dei prezzi di carburante.

Nella notte tra il 3 gennaio e il 4 gennaio 2006, Naftohaz Ukrainy e Gazprom negoziarono un accordo che ha risolto il conflitto sul prezzo del gas tra Russia e Ucraina, soddisfacendo entrambe le parti in causa.

Dal momento che lo Stato russo manteneva una posizione di controllo in Gazprom, all'inizio del 2006 la restrizione al 20% sugli investimenti stranieri fu abbandonata e Gazprom divenne totalmente aperta agli investitori stranieri.

Nell'aprile 2006, il valore di mercato di Gazprom era di 270 miliardi di US$. Il 20 luglio 2006, viene pubblicata la legge federale russa sull'esportazione di gas che garantisce a Gazprom il monopolio nelle esportazioni di gas naturale (testo completo in Russo). È stata approvata pressocché all'unanimità dalla Duma il 5 luglio, dal Consiglio federale della Federazione Russa il 7 luglio e firmata da Vladimir Putin il 18 luglio .

Il 3 aprile 2006, Gazprom annunciò che il prezzo del gas naturale erogato alla Bielorussia sarebbe triplicato dal 31 dicembre 2006. Nel dicembre 2006 Gazprom minacciò una sospensione delle forniture alla Bielorussia alle 10 a.m. ora di Mosca del 1 gennaio 2007, se questa non avesse acconsentito all'aumento quantificabile nel passaggio dai $47 ai $200 per 1,000 m3 oppure a cedere il controllo sulla sua rete di distribuzione. Gli analisti hanno suggerito che Mosca volesse penalizzare Alexander Lukashenko, Presidente della Bielorussia, per non aver rispettato i patti di un maggior legame con la Russia. Più tardi Gazprom ridimensionò l'aumento a $105 ma la Bielorussia rifiutò nuovamente l'accordo, affermando che in caso di interruzione delle forniture, avrebbe impedito a Gazprom l'accesso ai suoi gasdotti, il che avrebbe bloccato la fornitura di gas all'Europa. Comunque, il 1 gennaio 2007, appena poche ore prima dello scontro, Bielorussia e Gazprom siglarono un accordo dell'ultimo minuto. La Bielorussia accettò di pagare $100 per 1,000 m3 nel 2007. In compenso, Gazprom ottenne il 50% delle azioni di Beltransgaz, la rete di gasdotti bielorussa. Immediatamente dopo la sigla di tale accordo la Bielorussia dichiarò una tassa di trasporto di $42/tonnellata per il passaggio del petrolio russo che attraversava i suoi territori.

Il 21 dicembre 2006, Gazprom prese il controllo del 50%-più-uno del pacchetto azionario del progetto Sakhalin-II appartenente alla Royal Dutch Shell dopo che i responsabili russi ritirarono il permesso ambientale alla Sakhalin-II il 18 settembre 2006, citando danni ai banchi di salmone. L'evento successivo è stato ampiamente interpretato come una mossa del governo russo per obbligare ad una rinegoziazione dell'accordo Sakhalin-II..

Nel febbraio 2007 un gruppo di deputati della Duma propone di concedere alle compagnie statali Gazprom e Transneft il diritto di formare unità speciali armate. Il compito principale del nuovo corpo sarebbe stato proteggere le strutture di produzione e le infrastrutture per il trasporto. Se tale provvedimento sarà approvato, gli ufficiali di Gazprom e Transneft saranno autorizzati all'uso di armi per auto-protezione e per l'esecuzione degli "obblighi di servizio”.

Nel giugno 2007, la BP plc ha venduto il suo pacchetto di un giacimento di gas Siberiano a Gazprom dopo che le autorità russe avevano messo in dubbio il diritto di BP ad esportare gas in mercati esterni a quello russo. Il 23 giugno 2007, i governi di Russia e Italia hanno siglato un memorandum di intesa per cooperare in una joint venture tra Gazprom ed ENI per costruire un gasdotto lungo 900 km al fine di trasportare 1.05 Tcf (30 miliardi di m3) di gas all'anno dalla Russia all'Europa. Il gasdotto meridionale si estenderà sotto il Mar Nero fino alla Bulgaria con una successiva biforcazione, di cui quella meridionale giungerà in Italia e quella settentrionale in Ungheria.

Il 1 agosto la società ha annunciato una riduzione del 45% delle forniture verso la Bielorussa dal 3 agosto per inadempienza contrattuale. Secondo Gazprom la Bielorussa dovrebbe alla società 465 milioni di dollari per le forniture del primo semestre e dato che lo stato non avrebbe fornito garanzie certe sul pagamento del debito la società ha deciso di ridurre le forniture.

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Crisi del gas (2006)

La crisi del gas del 2006 indica la tensione sussistente fra Russia e Ucraina, vertente sul prezzo del gas che la prima vende alla seconda. La crisi ha importanti riflessi sull'economia europea, poiché attraverso l'Ucraina passa il gasdotto che alimenta, tra gli altri, Italia, Ungheria, Austria e Repubblica Ceca.

Già altre volte Russia e Ucraina hanno affrontato crisi simili, a partire dal 1993, quando l'Ucraina non pagò le forniture di gas. Negli anni successivi la questione del gas è sempre stata risolta a favore della Russia, che ha sempre ottenuto il denaro reclamato, anche perché appoggiava il governo ucraino in carica.

Tuttavia, con la vittoria di Viktor Juščenko, inviso al Cremlino durante le elezioni presidenziali del 26 dicembre 2004, dopo la rivoluzione arancione, il baricentro politico dell'Ucraina si è spostato sempre più verso l'Unione Europea, alienandosi dall'influenza russa. L'Ucraina, però, era da decenni nell'orbita di Mosca e dipende dalla Russia per quanto riguarda l'energia. La maggior parte del gas ucraino, infatti, proviene dalla Gazprom russa, che vendeva il gas agli ucraini ad un prezzo di favore (50 dollari ogni mille metri cubi). Nel frattempo, però, l'Ucraina aveva ottenuto dalla UE lo status di economia di mercato, pertanto la Gazprom ha iniziato a tariffare il gas a prezzi di mercato, dapprima a 160 dollari, poi, dopo il rifiuto ucraino, a 230 dollari ogni mille metri cubi di gas. Questo aumento è stato da molti osservatori giudicato più politico che economico, poiché si tratterebbe meramente di un tentativo di legare l'Ucraina alla Russia con una sorta di assedio. L'inverno ucraino, freddissimo, è infatti alle porte.

L'Unione Europea segue con attenzione l'evolversi della crisi: buona parte del gas importato in Europa dalla Russia, infatti, passa attraverso l'Ucraina, che ha minacciato di effettuare prelievi sul gas destinato all'Europa come pagamento dei diritti di transito (il 15% del totale). L'Ucraina si è inoltre appellata agli accordi di Budapest del 1994 e ai suoi garanti Gran Bretagna e Stati Uniti, con cui l'Ucraina cedeva alla Russia tutto il suo arsenale nucleare al fine di non subire pressioni politiche ed economiche da Mosca.

Il governo russo, tuttavia, ha tenuto a precisare che i diritti di transito sono già stati pagati dalla Gazprom, monopolista, e che gli accordi di Budapest riguardavano le minacce alla sovranità e alla integrità territoriale, e non gli accordi commerciali. Inoltre, alle voci che proponevano un aumento dell'affitto per le navi russe stanziate in Crimea, la Russia ha risposto che si metterebbero allora in discussione anche gli accordi territoriali con l'Ucraina.

La Russia, tuttavia, ha molto da perdere in una crisi con l'Ucraina, sia perché potrebbe alienarsi le simpatie anche della parte russofona, sia perché, se la crisi investisse l'Europa, ciò comporterebbe un irrigidimento dei rapporti, cosa che Mosca non vuole, soprattutto perché il 1º gennaio 2006 è iniziata la presidenza di turno del G8.

Anche la Gazprom subirebbe svantaggi: si vuole, infatti, che gli investitori europei entrino nell'azionariato della compagnia, ma queste possibili e ricche entrate potrebbero venire impedite dal blocco del gas in Ucraina.

Tuttavia, anche l'Ucraina non ha da guadagnare da questa crisi: solo Juščenko potrebbe ottenere un aumento dei consensi alle prossime elezioni politiche, mentre gli svantaggi graverebbero tutti sulle industrie, peraltro già in ginocchio e lontane dall'autarchia energetica.

Il 30 dicembre 2005 Vladimir Putin propone all'Ucraina un compromesso: si ai prezzi di mercato, ma soltanto a partire dal 1º aprile 2006. Il presidente Juščenko si è dichiarato possibilista, ma ha chiesto che i prezzi venissero prefissati. Tuttavia, Mosca ha interpretato questa richiesta come un tentativo di guadagnare tempo e ha dato via libera alla Gazprom per tagliare il rifornimento di gas agli ucraini. La mattina del 1º gennaio 2006 la Gazprom annuncia la chiusura dei rubinetti per Kiev, precisando che il gas europeo non avrebbe subito carenze. L'ente ucraino per l'energia ha però ribadito il contrario, sottolineando la possibilità, per l'Europa, di disagi nel rifornimento di gas. L'Europa, infatti, importa dalla Russia attraverso l'Ucraina il 25% del gas estero, e quasi l'80% delle importazioni dalla Russia.

Quello stesso giorno Juščenko afferma che il prezzo di 230 dollari è economicamente inammissibile, e poche ore più tardi la Gazprom annuncia la chiusura dei rubinetti.

Subito le forniture di gas in Europa, fuori dall'Ucraina, subiscono un brusco calo. Secondo la Mol, società del gas ungherese, la pressione sarebbe diminuita del 25%, spingendo i Paesi consumatori ad utilizzare le riserve di petrolio. La mossa di Juščenko appare ovvia: fare aumentare la pressione europea su Mosca, affinché riaprano costruttivamente le trattative e i rubinetti.

Sul fronte diplomatico, intanto, le potenze europee si muovono: già il 30 dicembre Austria, Francia, Germania e Italia avevano chiesto a Russia e Ucraina di non coinvolgere l'Europa nelle proprie divergenze. Il 1º gennaio, invece, l'Italia, insieme con altri Paesi europei, hanno richiesto formalmente all'Ucraina di non impedire il flusso del gas.

Il 2 gennaio 2006 la Gazprom annuncia che l'Ucraina ha prelevato abusivamente 100 milioni di metri cubi di gas destinato al mercato europeo: il governo ucraino ha però precisato che le forniture provengono da depositi sotterranei e dal Turkmenistan. Tuttavia non si esiterà a intervenire sul gas per l'Europa se le temperature scenderanno sotto lo zero. La crisi si allarga anche alla Moldavia, che non ha accettato i rincari proposti da Mosca, pari ad un aumento del 100%, e dal 1º gennaio il gas smette di arrivare.

Il 4 gennaio 2006 le compagnie ucraina Naftogaz e russa Gazprom annunciano di aver raggiuno una intesa. Secondo un compliacato schema di vendita, L'Ucraina acquisterà gas russo per i prossimi 5 anni al prezzo di 230 dollari ogni mille metri cubi, ma potrà acquistarne anche da altri Paesi, come Kazakhstan e Turkmenistan, a prezzi più bassi attraverso una compagnia svizzera a partecipazione russa e ucraina (chiamata Rosukrenergo) che venderà il gas al prezzo complessivo di 95 dollari ogni mille metri cubi.

Finisce per l'Europa il timore che la guerra del gas potesse scatenare una crisi energetica: il prezzo del petrolio, unica alternativa al gas per la produzione di energia, è ritornato ai livelli pre-crisi.

In Italia, la crisi ha lanciato il problema dell'energia elettrica, rilanciando la necessità di trovare soluzioni alternative ai combustibili fossili, prima fra tutte il nucleare, ritenuta molto più sicura rispetto a venti anni fa, e che l'Italia già acquista da centrali energetiche vicine al proprio confine. La maggioranza della sinistra, di cui fanno parte i Verdi, è tuttavia contraria alla creazione di centrali nucleari.

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Ucraina

Ucraina - Bandiera

L'Ucraina (in ucraino Україна, Ukrajina /ukraˈjina/; in russo Украина, Ukraina /ukrəˈjinə/; in italiano Ucraìna /ukraˈina/) è uno stato (603.700 km², 46.958.740 abitanti al 1º dicembre 2005, capitale Kiev) dell'Europa dell'Est. Ha uno sbocco sul Mar Nero a sud e confina con la Russia ad est, la Bielorussia a nord e con Polonia, Slovacchia, Ungheria, Romania e Moldavia ad ovest.

L'Ucraina è una repubblica, il Presidente della Repubblica attuale è Viktor Juščenko mentre il Primo Ministro è Julija Tymošenko.

La lingua ufficiale è l'ucraìno, molto diffuso nelle regioni orientali è il russo, che nella repubblica autonoma della Crimea è anche lingua ufficiale.

Il nome Ucraina deriva dallo Slavo Antico Orientale ukraina, formato da u cioè "vicino, presso" e la radice slava kraj, cioè "bordo, confine".

Una delle teorie dice che la parola Ucraina ha una radice indoeuropea (s)krei cioè tagliare, dividere - la terra "tagliata" per il knjaz. La parola Ucraina appare per la prima volta nel 1187 nelle "Cronache di Kiev". Questo fatto contraddice la teoria russa che afferma che la parola Ucraina significa "terra di confine" - окраїна - della Russia, poiché a quell'epoca la Russia non esisteva ancora e Mosca era solamente un piccolo villaggio a nord della Rus' di Kiev.

In Ucraino krayina significa semplicemente "paese, terra".

La storia d'Ucraina inizia dalla cultura di Trypillia (Трипільська культура) tra il 5400 e il 4000 a.C. Le città più grandi della cultura di Trypillia esistevano già più di 6000 anni fa e occupavano centinaia di ettari nella zona centrale dell'Ucraina. In queste città abitavano 10000-15000 persone. In epoca preistorica l'Ucraina appare già abitata da popolazioni di agricoltori che, grazie all'abbondanza d'acqua e al fertile terreno della regione, trovano condizioni favorevoli all'insediamento. Queste popolazioni furono soggiogate dagli Sciti, un popolo indoeuropeo seminomade originariamente stanziato a nord del Caucaso che, all'apice della sua potenza, occupò le coste del Mar Nero e la valle del fiume Dnipro tra il VII e il VI secolo a.C. Contemporaneamente la regione venne colonizzata dal mare da migranti Greci, che fondarono diverse colonie lungo la costa. L'interazione tra gli Sciti e i Greci delle colonie produsse una cultura propria con caratteristiche originali rispetto a quelle dei popoli confinanti. Nei lunghi secoli di vicinanza diverse comunità scite divennero in parte ellenizzate, e costruirono a loro volta delle città-stato improntate al modello greco.

Nel II secolo a.C. il territorio scita fu invaso da est dai Sarmati, una popolazione seminomade di etnia affine agli Sciti, originaria delle steppe del Volga. In origine i Sarmati si mescolarono pacificamente con gli Sciti, ma ben presto si rivoltarono contro di loro e li attaccarono, arrivando a conquistare quasi tutto il loro territorio intorno al 150 a.C. Solo alcune città-stato e la regione del Caucaso rimasero sotto il controllo scita. A differenza di quanto fecero gli Sciti con i Greci, i Sarmati non si mescolarono con i popoli invasi, mantenendo la propria identità per molti secoli.

I Sarmati si opposero efficacemente all'espansionismo romano fino al II secolo, quando furono assoggettati dagli Alani. Gli storici ritengono che gli Alani fossero anch'essi della stessa stirpe dei Sarmati, e che l'invasione in realtà fosse solo un rivolgimento di potere interno alle tribù di questo popolo.

Nonostante le guerre di confine che opponevano Romani e Sarmati, è accertata anche l'alleanza delle città-stato Scite dell'Ucraina con l'impero Romano. Pur senza entrare a far parte dei domini Romani le città-stato commerciarono abitualmente con i mercanti imperiali.

Intorno al 220 DC i Goti e i Gepidi, facenti parte della stessa famiglia e incalzati ad est dagli Unni, invasero le pianure ucraine mescolandosi con i discendenti degli Sciti e dei Sarmati. Alcune città furono conquistate mentre altre rimasero neutrali, agendo come mercati per lo scambio dei beni saccheggiati dagli invasori barbari durante le loro prime campagne contro i Romani (che durarono fino al 270). Contemporaneamente, i Goti affinarono le loro tecniche di combattimento grazie al prolungato contatto con i cavalieri Sarmati. Durante la loro permanenza in Ucraina i Goti si divisero in due gruppi principali, gli Ostrogoti (Goti di Oriente, la "gente delle campagne") e i Visigoti (Goti di Occidente, la "gente delle foreste").

Nel 375 DC l'Ucraina fu occupata dagli Unni stessi, che sterminarono gli Alani, assoggettarono gli Ostrogoti e sconfissero i Visigoti sul fiume Nistro spingendoli oltre il Danubio contro i confini Romani.

Alla morte di Attila, e alla conseguente dispersione degli Unni, gran parte degli Ostrogoti emigrò nelle terre dell'Impero Romano d'Occidente, ma una parte rimase in Crimea, fondandovi la cosiddetta Cultura di Černjachov.

Nel VI secolo l'Ucraina fu invasa dagli Avari provenienti dalla Mongolia che, incalzati dai turchi, furono fermati nel 550 dall'imperatore d'Oriente Giustiniano che li costrinse a stanziarsi temporaneamente nelle pianure a nord del Mar Nero.

Tra l'VII e il IX secolo la regione costiera del Mar Nero fu invasa da popoli di stirpe turca, come i Peceneghi e i Kazari.

La prima unificazione del territorio risale all'invasione di un popolo scandinavo, i Rus', appartenenti al grande gruppo dei Variaghi da cui discesero anche altri ceppi normanni. I Rus conquistarono la città di Kiev nel 882 e ne fecero il centro di un regno chiamato Rus' di Kiev la cui estensione andava dalle rive del Volga al Danubio fino al Mar Baltico. I Rus' formarono per lungo tempo l'élite militare e politica della regione, ma si slavizzarono velocemente, assumendo le stesse tradizioni del resto della popolazione. L'unificazione di un territorio così vasto sotto un'unica autorità conferì per due secoli una grande prosperità alla regione di Kiev, che divenne un punto di passaggio obbligato del commercio lungo il Dnipro, tra il Baltico e il Mar Nero. Lungo il fiume si trasportavano merci pregiate come pellicce, cera, miele, zanne di tricheco e schiavi provenienti dall'odierna Bielorussia.

Nel 988 il sovrano Vladimir I del regno del Rus' di Kiev si convertì con tutto il suo popolo al cristianesimo di Costantinopoli, sposò Anna, sorella dell'imperatore bizantino Basilio II e iniziò così un periodo di forte influenza bizantina sulla cultura del regno (già iniziata, probabilmente, nel 957). Per diverso tempo la conversione religiosa della popolazione fu solo di facciata, ma la chiesa ebbe l'opportunità di inserire i propri esponenti nell'amministrazione degli insediamenti del Rus di Kiev, e di condizionarne le vicende.

All'inizio del XII secolo la regione conobbe un periodo di decadenza: probabilmente a causa di tassazioni troppo elevate, di conflitti tra i nobili e di reiterati attacchi dei popoli nomadi confinanti, molti abitanti abbandonarono la regione per colonizzare le terre ancora selvagge che si trovavano a nord est, lungo il Volga. I tentativi dei sovrani di arginare il declino demografico introdussero nel territorio le popolazioni delle steppe circostanti che, precedentemente nomadi, iniziarono ad assumere uno stile di vita più stanziale.

In questo periodo si costituiscono i principati di Galizia e Volinia. Per la prima volta appare il nome di Ucraina.

Intorno alla fine del XV secolo vi fu un'imponente ondata immigratoria da parte di esuli e rifugiati ortodossi, genericamente definiti kozak, cosacchi (parola che in turco significava nomade, o libero) che si riunirono in un gruppo di tribù seminomadi lungo i fiumi Don e Dnepr.

In questo periodo il territorio è ripartito fra Granducato di Lituania, poi Confederazione polacco-lituana ed è chiamato a seconda delle zone Voivodato di Kiev, Voivodato di Czernihów e Voivodato di Bracław nella regione della Podolia. Altre zone dell'Ucraina nel corso della storia finiscono sotto il dominio della Moscovia, poi dell'Impero Russo.

Per la sua posizione geografica, l'Ucraina ha giocato un ruolo importante nelle guerre fra l'est-Europa e l'impero Ottomano, che a seguito dello scontro con l'Impero Russo dovette cedere i territori costieri lungo il Mar Nero.

Nonostante le promesse di autonomia contenute nel Trattato di Pereyaslav, l'élite ucraina e i cosacchi non ricevettero mai le libertà che attendevano dall'Impero Russo. Tuttavia, entro l'Impero, gli ucraini poterono arrivare ai gradi più alti della gerarchia e della Chiesa ortodossa russa.

Nell'ultimo periodo, il regime zarista portò avanti una politica di russificazione delle terre ucraine, sopprimendo l'uso della lingua ucraina nella stampa e in pubblico.

In seguito alla caduta dello zar, dopo la prima guerra mondiale, l'Ucraina perse l'occasione per ottenere l'autonomia, perché il vertice dello stato ucraino fu troppo debole nella lotta contro l'invasione della Russia bolscevica.

Vi fu un lungo periodo di guerra civile e di anarchia con continui cambi di fazioni al potere; questo periodo fu anche segnato dall'esistenza di più entità statali separate, come ad esempio la Repubblica Nazionale dell'Ucraina Occidentale e la Repubblica popolare ucraina. Ponendo termine ad un periodo di aspre lotte, la Pace di Riga assegnò la Galizia e la Volinia alla Polonia, i sovietici ottennero il resto del paese e nel 1922 l'Ucraina entrò ufficialmente a far parte dell'URSS come Repubblica socialista sovietica ucraina.

Stalin utilizzò in Ucraina una politica tesa a dimostrare i pericoli del nazionalismo e quindi a confermare la sua ideologia. A partire dal 1929 operò una sistematica nazionalizzazione delle piccole imprese agrarie che in Ucraina erano numerosissime (la cosiddetta dekurkulizzazione, dal termine Kurkuli, piccolo proprietario terriero) e una politica di collettivizzazione dei terreni. Sedò con numerose deportazioni la ribellione degli agricoltori e nel 1932 procedette ad un sistematico ammasso delle derrate e dei raccolti il cui risultato fu una carestia che costò al paese circa 10 milioni di morti (il cosiddetto holodomor ucraino). Ulteriori perdite avvennero in seguito a deportazioni ed esecuzioni. Vennero distrutte oltre 250 chiese e cattedrali. La seconda guerra mondiale fu causa di altre devastazioni e di morte (oltre 6 milioni di persone vi persero la vita, tra cui buona parte della comunità ebraica ivi residente), anche a causa del nazionalismo dell'Esercito Insurrezionale Ucraino.

A partire dal 1990 si diffuse nel paese un movimento nazionalista, il Movimento del Popolo Ucraino per la Ricostruzione e nel luglio del 1990 il parlamento proclamò la repubblica. Nel 1991 il partito comunista ucraino venne dichiarato fuorilegge. Il 24 agosto 1991 il Parlamento ucraino dichiarò l'indipendenza e indissee il referendum di conferma e le prime elezioni democratiche della storia dell'Ucraina: l' 1 dicembre 1991 il popolo ucraino decise la propria indipendenza ed elesse il primo presidente dell'Ucraina.

Il primo presidente fu Leonid Kravčuk. I rapporti con la Russia furono inizialmente molto tesi, restavano da risolvere la questione degli armamenti nucleari sul territorio ucraino e il controllo della flotta del Mar Nero ancorata a Sebastopoli.

L'economia del paese conobbe un periodo di crisi dovuto alla mancanza di riserve energetiche, si ebbero tassi elevatissimi di inflazione e le tensioni interne aumentarono. Kravčuk fu sconfitto nel 1994 da Leonid Kučma, riformatore filo-russo rieletto poi nel 1999. Nel 1995 divenne una repubblica autonoma. Alla fine degli anni '90 i rapporti fra Ucraina e NATO furono causa di nuove tensioni con la Russia.

Nel 2000 viene formato un governo riformista con a capo Viktor Juščenko‎.

Nell'aprile 2001 la maggioranza parlamentare si dissolse e il primo ministro Viktor Juščenko venne destituito, dando inizio a un periodo di instabilità. Dopo il breve mandato di Anatolij Kinakh, dal 21 novembre 2002 fu nominato primo ministro Viktor Janukovyč.

I risultati delle elezioni presidenziali dell'ottobre/novembre 2004, dopo proteste popolari per sospetti di brogli a favore del primo ministro Janukovyč (sostenuto dal presidente uscente Kučma) e la cosiddetta "Rivoluzione arancione" da parte dei sostenitori di Juščenko,‎ vevvero sospesi dalla Corte Suprema.

Le elezioni si sono ripetute il 26 dicembre 2004 e il nuovo presidente risultò Viktor Juščenko‎, entrato in carica il 23 gennaio 2005. Tale rivoluzione ha visto il forte sostegno degli Stati Uniti e dell'Unione Europea, che hanno salutato con favore la caduta di un'altra autocrazia post-sovietica. Con l'arrivo di Juščenko‎ ed il conseguente spostamento politico dell'Ucraina verso l'Unione Europea, Gazprom ha tuttavia iniziato a tariffare il gas all'Ucraina al prezzo di 230 dollari, aumentando considerevolmente la precedente tariffa di 50 dollari, da sempre un prezzo di favore della Russia verso l'Ucraina.

In seguito alle elezioni per la Verchovna Rada, il parlamento ucraino, tenutesi il 26 marzo 2006, la "coalizione arancione" presieduta da Juščenko‎ è uscita notevolmente ridimensionata a causa del voltafaccia di una parte della coalizione, il partito socialista. Attualmente la situazione politica all'interno del paese è molto difficile: la decisione del premier Janukovyč di modificare la Costituzione per via parlamentare allo scopo di ridurre i poteri del Presidente ha spinto Juščenko‎, il 2 aprile 2007, a firmare un decreto per sciogliere il parlamento e indire nuove elezioni legislative; il decreto è stato bocciato in parlamento ed ha scatenato le proteste del premier Janukovyč e dei suoi sostenitori in piazza.

Il 30 settembre 2007 la crisi è sfociata in elezioni parlamentari anticipate, frutto di un accordo tra Juščenko, Janukovič e il presidente del Parlamento, Oleksandr Moroz. L'esito è stato controverso: se il Partito delle Regioni di Janukovič è risultato essere il primo partito, la coalizione tra il Blocco Elettorale Julija Tymošenko di Julija Tymošenko e il Blocco Nostra Ucraina-Autodifesa Popolare di Juščenko ha ottenuto la maggioranza dei seggi; Julija Tymošenko è pertanto stata nominata Primo Ministro il 18 dicembre 2007.

Nel 2008 si è assistito ad un'altra crisi politica, causata dalle reazioni alla guerra in Ossezia del Sud; il Presidente Viktor Juščenko ha sciolto, dopo circa un anno dalle precedenti elezioni, la Verchovna Rada e ha indetto nuove elezioni, poi annullate a causa della formazione di una nuova coalizione di governo, sempre guidata da Julija Tymošenko.

Dal 21 dicembre 2007, in seguito all'estensione dell'area Schengen, arrivata fino alla Polonia, sono aumentate le pressioni ucraine sull'Unione europea per un'accelerazione del processo di integrazione. Schengen, infatti, comporta un notevole inasprimento del regime dei visti fra i paesi che vi aderiscono e gli altri, e ciò ha reso molto difficile i passaggi di frontiera dall'Ucraina alla Polonia, che erano prima circa 6,5 milioni l'anno. Questo è un problema soprattutto per le circa centomila persone che si stima vivessero di traffici transfrontalieri, e per gli abitanti della Galizia, inclusa nella Polonia dal XV al XVIII secolo, poi governata dall'Austria e di nuovo unita alla Polonia dal 1921 al 1941, dove pertanto molti abitanti hanno parenti oltreconfine. Per questo Polonia e Ucraina hanno sottoscritto un accordo secondo cui gli abitanti a meno di 50 km dal confine non avranno bisogno dei visti, se l'UE approverà.

L'Ucraina, come altri paesi dell'ex-URSS, sconta la tensione derivante dalla volontà della Russia di mantenere la propria influenza e in certi casi la sovranità su questi popoli ed il loro desiderio di affrancarsi da Mosca ed entrare a far parte, nel caso dell'Ucraina, di Unione Europea e Nato: le tensioni in Moldova/Transnistria e nell'area del Caucaso (Georgia, Ossezia, Inguscezia, Abkhazia) che da anni sono teatro di conflitti e cruente rappresaglie quando non di guerra vera e propria fra Russia e governi e/o indipendentisti locali (spesso sostenuti dagli USA), non di rado riguardano anche l'Ucraina in quanto le unità militari navali della Russia sono di stanza nel porto di Sebastopoli.

L'Ucraina è una repubblica semi-presidenziale con la classica tripartizione dei poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario. Il Presidente, eletto direttamente dal popolo, resta in carica 5 anni ed è formalmente il Capo dello Stato.

Il Parlamento ucraino, la Verchovna Rada è mono-camerale e conta 450 seggi. È il primo responsabile della formazione dell'esecutivo e del Consiglio dei Ministri al cui capo sta il Primo Ministro.

Le leggi, gli atti parlamentari e governativi, i decreti presidenziali e gli atti del Parlamento di Crimea possono essere abrogati dalla Corte Costituzionale, se violano la Costituzione. La Corte Suprema è il maggior organo del sistema giudiziario. Ufficialmente sono garantite forme di decentramento amministrativo e governo locale. I consigli cittadini e locali e i sindaci sono eletti dal popolo e esercitano controllo sul bilancio dell'ente locale cui sono preposti, mentre i capi degli oblast' e dei raion sono cooptati dal Presidente della Repubblica.

L'Ucraina, con i suoi 603.700 km² di estensione è la seconda nazione più grande d'Europa, dopo la Russia europea e prima della Francia metropolitana. Il confine dell'Ucraina con gli altri stati è lungo 4558 km, suddivisi fra Bielorussia (891 km), Ungheria (103 km), Moldavia (939 km), Polonia (428 km), Romania (169 km a sud, 362 ad ovest), Russia (1576 km) e Slovacchia (90 km), oltre ai 2872 km di costa marittima.

Il paesaggio ucraino consiste prevalentemente di fertili pianure o steppe attraversate da diversi fiumi, tra cui il Dnepr, il Donec, il Nistro, e il Bug meridionale che vanno a gettarsi nel Mar Nero e nel più piccolo Mar d'Azov. Nella parte sudoccidentale il delta del Danubio costituisce il confine con la Romania. Le poche catene montuose presenti sono le propaggini dei Carpazi, ad ovest, (la cui cima più alta è il Hoverla (Goverla) con 2061 m e le montagne della penisola di Crimea.

Le città più importanti sono: Kiev (2,643,000 ab., in italiano spesso Kiev), Charkiv (1,455,000, in italiano spesso Karkov), Dnipropetrovs'k (1,049,000), Donec'k (1,016,000 ), Odessa (Odesa; 1,013,000), Zaporižžja (900,000), Leopoli (L'viv; 830,000), Kryvyj Rih (717,000).

Secondo le stime del 1887 dei geografi austro-ungarici, la città ucraina di Rachiv (di coordinate 48°45′N 18°55′E / 48.75, 18.917) sarebbe il Centro geografico dell'Europa; vi sono altri luoghi considerati centro del continente, a seconda degli studiosi e dei metodi di misurazione utilizzati.

In Ucraina il clima è di tipo temperato continentale nell'interno e mediterraneo nella costa meridionale della Crimea: lungo il Mar Nero l' inverno è relativamente mite mentre nelle zone interne le temperature di gennaio sono molto più basse. Le precipitazioni annuali variano notevolmente da zona a zona: mentre in Ucraina occidentale cadono 1.200 mm di pioggia l'anno, in Crimea questo valore si riduce ad appena 400 mm.

L’Ucraina è, dopo la Russia, la nazione più popolata tra quelle nate dal crollo dell’Unione Sovietica; il paese conta infatti 46.299.862 abitanti (2007), con una densità media di 77 persone per km². Il 67% (2005) della popolazione vive in aree urbane; le regioni più densamente popolate sono quelle orientali e occidentali, mentre nella sezione centrale dell’Ucraina, fatta eccezione per l’area urbana di Kiev, il popolamento è molto più rado. Il tasso di crescita annuo, di -0,68% (2007), indica una tendenza al decremento, che riflette una situazione di incertezza del paese dopo il crollo dell’URSS e la grave crisi economica che ne è scaturita. La speranza di vita alla nascita, di 67,9 anni (2007), non è elevata. Il tasso di mortalità infantile, del 10‰, è nettamente superiore a quello dei paesi dell’Europa occidentale.

Gli ucraini costituiscono la maggioranza della popolazione (73%). Tra le minoranze vi sono russi (22%) – presenti soprattutto verso il confine orientale e in Crimea –, bielorussi (0,9%), ebrei (0,9%), moldavi (0,6%), bulgari (0,5%), polacchi (0,4%), ungheresi (0,3%) e tatari di Crimea (che subirono deportazioni durante la seconda guerra mondiale). Gli ebrei, assai numerosi prima degli anni Quaranta, si sono ridotti della metà, come risultato della Shoah e delle emigrazioni favorite dalle autorità sovietiche negli anni Ottanta. Sono numerosi, peraltro, gli ucraini che risiedono in Russia e nelle altre ex repubbliche sovietiche, ed esistono delle forti comunità anche in Europa centrale, Canada e Stati Uniti.

Una consistente comunità di origine italiana (soprattutto pugliese) si era stanziata in Crimea dalla metà dell'Ottocento: alcune migliaia di persone. Con l'avvento del comunismo alcuni rientrarono in Italia, ma rimasero circa 1200 persone che nel 1942 vennero deportate in Kazakistan. Sia durante il percorso della deportazione (con carri piombati), sia nei luoghi di arrivo perirono per malattie e stenti circa i due terzi. Circa 200 rientrarono a Kerč (Crimea) ai tempi di Kruscev. Essi e i loro discendenti si trovano ancora colà, altri sono dispersi sul territorio dell'ex Unione Sovietica.

In Ucraina la religione prevalente è quella cristiana ortodossa.

Per quanto riguarda i cattolici, essi fanno capo alla Chiesa greco-cattolica ucraina (che comprende anche eparchie al di fuori dell'Ucraina) ed alla Chiesa cattolica ucraina (latina). L'Ucraina è il Paese dell'Europa dell'est in cui i contrasti tra ortodossi e cattolici, dopo la caduta del comunismo, hanno portato alle maggiori tensioni.

L'Ucraina è divisa in 24 regioni(область - òblast al plurale області - òblasti) e una repubblica autonoma (автономна республіка - avtonòmna respùblika), Crimea. Vi sono inoltre due città (місто - mìsto, plurale - містa - mistà), Kiev e Sebastopoli che hanno statuto speciale.

L'Ucraina è una nazione con 47 milioni di abitanti e con un vasto mercato interno. Storicamente le ricchezze di questa regione sono state il grano, il legname e l'estrazione mineraria. Per valutare il percorso che l’Ucraina ha compiuto dall’indipendenza ad oggi, basta confrontare la situazione economica subito dopo l'indipendenza con quella attuale. Nel 1994, il livello di inflazione superava il 10.650  %. Il denaro non valeva la carta sulla quale veniva stampato. Per fare un esempio, nel solo 1993 i redditi della popolazione diminuirono del 44 % rispetto all'anno precedente. Da allora il governo ucraino ha scelto la strategia delle riforme economiche radicali. All'inizio sono state prese misure urgenti per stabilizzare il sistema finanziario. È seguita quindi una vasta privatizzazione, inoltre è stata avviata una radicale riforma agraria che ha restituito la terra agli agricoltori, sono stati sciolti dei kolchoz e sono state create cooperative sulla base della proprietà privata. Al tempo stesso, lo Stato ha continuato a sostenere lo sviluppo dei settori strategici ad alta tecnologia, come l’ingegneria aeronautica, l’industria spaziale, la costruzione di macchine utensili.

I primi risultati sono apparsi già negli anni 1996-97. Tuttavia la crisi finanziaria globale del 1998 ha notevolmente ridotto tali progressi e la crescita economica è ripresa solo nel 2000. Negli ultimi quattro anni il prodotto interno lordo è cresciuto di un terzo, la produzione industriale – del 60%. Solo nei primi sette mesi del 2004 l'incremento del Pil ha raggiunto il 13,5%, e il volume dei crediti bancari è poi aumentato del 19,2%, mentre l’inflazione si è attestata al 4,4%. È stata inoltre raggiunta una crescita record nell’industria metalmeccanica, nella poligrafia, nella costruzione di automobili, nella siderurgia: ritmi di crescita non raggiunti con i proventi dal settore petrolifero (non vi sono risorse sufficienti), ma grazie allo sviluppo dell’industria di trasformazione.

La crescita economica ha determinato un impatto positivo nel settore sociale. Il tenore di vita degli ucraini è ancora lontano dagli standard europei-occidentali, ma i redditi e i salari crescono a ritmi sostenuti. Nel primo semestre del 2004 il reddito pro capite medio della popolazione è cresciuto del 15,5%, triplicandosi rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il progresso dell’Ucraina nel settore della stabilizzazione macroeconomica e finanziaria è stato valutato positivamente dalla comunità internazionale. Nel 2005 il rating creditizio è raddoppiato.

L’economia ucraina è una delle più aperte fra i paesi post-sovietici. Negli ultimi quattro anni le esportazioni sono quasi raddoppiate. Secondo le stime dell' “Economist Intelligence Unit” entro il 2008 il PIL dovrebbe più che raddoppiare. Non a caso alcuni osservatori hanno iniziato ad annoverare il Paese tra le nuove “tigri” dell’Europa orientale, e molti giudicano favorevole il clima per gli investimenti.

In Ucraina esiste già l’economia di mercato. Ma vi è la necessità di riformarla strutturalmente, il che significa un maggior sviluppo dell’industria meccanica, innanzitutto dei settori spaziale e aeronautico. L’Ucraina risolverà questi compiti impegnativi in stretta collaborazione con i suoi partner europei, con l’Italia in primis.

Attualmente per l’Ucraina l’Italia è un partner strategico, essendo da alcuni anni il secondo partner commerciale, e il primo importatore nell’Europa Occidentale. Ciononostante è probabile che le notevoli opportunità del mercato ucraino non siano appieno utilizzate dalle due parti. Le aziende ucraine ed italiane potrebbero realizzare congiuntamente progetti tecnologici, agire insieme sui mercati europeo ed internazionale. Desta particolare sorpresa il fatto che il livello della collaborazione economica tra i due paesi resti indietro rispetto allo sviluppo dei contatti politici.

La Bandiera ucraina è rettangolare con proporzioni 2:3. Presenta due bande orizzontali di uguali dimensioni blu (sopra) e oro (sotto). I colori sono mutuati dalle armi del principato di Galizia ovvero un leone d'oro in campo blu. Apparsa per la prima volta nella forma attuale nel 1848, è stata adottata ufficialmente nel gennaio 1918 durante il breve periodo di indipendenza; reintrodotta in maniera definitva il 21 gennaio 1992, con la dissoluzione dell'Unione Sovietica e la proclamazione della sovranità nazionale. Nella tradizione popolare i colori indicano il cielo (blu) e il frumento (oro), una delle principali risorse del paese.

La Costituzione dell'Ucraina stabilisce che la lingua ufficiale di stato è l'Ucraino. Il Russo, che era di fatto la lingua ufficiale dell'Unione Sovietica è largamente diffuso, specialmente nell'Ucraina orientale e meridionale. Secondo il censimento del 2001, il 67,5% della popolazione ha dichiarato come madrelingua l'Ucraino mentre il 29,6% ha dichiarato il Russo.

Talvolta è difficile determinare la reale diffusione delle due lingue poiché molte persone parlano il Suržik (суржик), un misto di Ucraino e Russo dove il vocabolario russo è spesso combinato con la grammatica e la pronuncia Ucraina, ma nei sondaggi dichiarano di parlare l'una o l'altra lingua (molti parlano anche le due lingue correttamente). Vi sono poi alcuni appartenenti all'etnìa ucraina che dichiarano l'ucraino come la loro madrelingua, ma nella vita quotidiana parlano più spesso il russo. Questi dettagli modificano sensibilmente le statistiche, che quindi possono differire non poco fra di loro.

L'ucraino si parla soprattutto nella parte centrale e occidentale del paese dove è la lingua predominante nelle città, come a Leopoli. Nell'Ucraina centrale le due lingue sono egualmente parlate, ma il russo è più frequente a Kiev, mentre l'ucraino prevale nelle comunità rurali. Nel sud e nell'est il russo è più diffuso nelle città, mentre nelle aree rurali si parla il Suržik.

Durante l'era sovietica il numero di persone che parlavano l'ucraino diminuì di generazione in generazione e attorno a metà degli anni '80 l'uso nella vita pubblica diminuì considerevolmente. Dopo l'indipendenza. il governo ucraino cominciò una politica di ucrainizzazione per accrescere l'uso dell'ucraino. Questo avviene generalmente a spese del russo che era il linguaggio della pubblica amministrazione nel periodo precedente. Il governo promuove l'uso della lingua ucraina in vari ambiti, nella scuola, negli uffici pubblici e nei media.

Stando alla costituzione della Repubblica autonoma di Crimea, l'Ucraino è la sola lingua di stato. Tuttavia è riconosciuto il russo come lingua parlata dalla maggioranza della popolazione, e garantito il suo uso in tutti gli ambiti della vita pubblica. Similimente, alla Lingua tatara di Crimea ( la lingua di un buon 12% della popolazione della repubblica) è garantito uno speciale protezione così come ai linguaggi delle altre etnicità. Gli abitanti di lingua russa costituiscono una maggioranza preponderante (77%), quelli di lingua ucraina sono il 10,1% e quelli di lingua tatara di Crimea l'11,4%. Ma nella vita di tutti i giorni la maggioranza dei tatari di Crimea e degli ucraini parlano il Russo.

Secondo un'indagine piuttosto sorprendente dell'Accademia delle Scienze di Kiev, l'italiano è nettamente la prima lingua straniera studiata in Ucraina.

L'Ucraina, come le altre repubbliche ex-sovietiche, ha beneficiato dell'enfasi data dal governo dell'URSS all'educazione fisica. Questa politica ha lasciato all'Ucraina centinaia di stadi, palestre, piscine e altri tipi di impianti sportivi. Fra i molti sport praticati dagli ucraini il primato va al gioco del calcio. La massima serie del campionato di calcio ucraino è la Vyšča Liha (Вища Ліга) La squadra più nota all'estero è la Dinamo Kiev, il cui giocatore più noto, è anche il simbolo della nazionale ucraina: Andrij Ševčenko. La Nazionale di calcio dell'Ucraina ha giocato la sua prima partita ufficiale nel 1992, mentre la sua prima partecipazione ai Campionati Mondiali è del 2006; riuscì a raggiungere i quarti di finale, per poi essere battuta dall'Italia, poi Campione del Mondo.

L'Ucraina, assieme alla Polonia, ospiterà i Campionati europei di calcio del 2012.

L'ucraina ha fatto il suo debutto ai Giochi olimpici come stato indipendente alle Olimpiadi invernali di Lillehammer del 1994. Ad oggi (agosto 2008) dopo aver partecipato a sole 3 delle 25 olimpiadi estive e 4 delle 22 olimpiadi invernali, l'Ucraina si è piazzata al 35esimo posto per numero di medaglie vinte nel conteggio del medagliere di sempre dei Giochi olimpici.

La prima emissione filatelica risale al 1990.

La maggior parte delle infrastrutture risalgono al periodo sovietico e sono in parte obsolete. La rete stradale ucraina collega tutti i maggiori centri del paese, ma per gli standard europei é considerata di bassa qualità. In totale, le strade asfaltate dell'Ucraina si snodano per una lunghezza di 164.732 km. È previsto un allargamento della rete autostradale in vista dei campionati europei di calcio del 2012.

La rete ferroviaria ucraina costituisce il vero mezzo di comunicazione fra i maggiori centri urbani, le zone portuali, i maggiori centri industriali, e i paesi vicini. La maggiore concentrazione di collegamenti si trova nella zona del Donbass, (il Bacino del Donec, a est). Nonostante il trasporto merci su rotaia sia calato del 7,4% dal'94 al '95, l'Ucraina è ancora uno dei paesi del mondo dove è più massiccio l'uso del mezzo ferroviario. La rete totale si estende per 22.473 km di cui 9.259 elettrificati.

L'Ucraina è una delle regioni a più alto consumo di energia, almeno il doppio della Germania rispetto al PIL. Una gran parte della produzione di energia viene dalle centrali nucleari del paese stesso e da quelle russe, da cui arriva la maggior quantità. Il petrolio e il gas per le centrali termoelettriche è importato perlopiù dalla Russia. L'Ucraina è largamente dipendente dall'estero per quanto riguarda l'energia, anche quella nucleare. L'impianto nucleare più grande d'Europa, la centrale di Zaporižžja è situato in Ucraina. Nel 2006 il governo ha deciso la costruzione di 11 nuovi impianti nucleari per il 2030 per raddoppiare la capacità di produzione energetica nucleare. Le fonti rinnovabili sono scarsamente utilizzate. Nel 2005 la produzione era così suddivisa: nucleare 47%, termica 45 %, idroelettrica, eolica e altre, 8%.

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E.ON

La E.ON AG è una società tedesca con sede a Düsseldorf: È una società del settore energetico e fa parte del DAX. La società è nata nel 2000 dalla fusione di VEBA e VIAG, il suo AD (Vorstandsvorsitzender) è Wulf H. Bernotat.

L'E.ON è una delle maggiori società europee ed è anche il maggior investitore al mondo nel campo energetico. Per esempio ha acquistato Sydkraft in Svezia e Powergen in Inghilterra. Queste società hanno cambiato denominazione rispettivamente in E.ON Sverige e E.ON UK. Ed è in corso una trattativa per l'acquisto di Endesa in Spagna.

Nel 2003 E.ON è entrata nel mercato del gas tramite l'acquisizione di Ruhrgas (oggi E.ON Ruhrgas), presente in oltre 20 paesi europei.

Durante le successive fusioni, E.ON ha ereditato VEBA, VIAG e Ruhrgas , società presenti nell'Europa centrale. La società è presente anche in Russia dove possiede una partecipazione nella società monopolista del gas russo, la Gazprom . E.ON è presente anche in Svezia.

Negli USA, dopo averla acquistata, ha cambiato il nome della LG&E Energy in E.ON U.S. (con sede a Louisville).

Con il gruppo E.ON Italia S.p.A., E.ON è presente in Italia. Nasce il 26 giugno 2008 in seguito all'acquisizione dell' 80% di Endesa Italia S.p.A.. Per rilevare le centrali italiane di Endesa sono stati sborsati circa 8 milardi di euro per 7.152 Mw di potenza installata. Da Endesa Italia ha ereditato anche la partecipazione del 50% in MPE-Merloni Progetto Energia S.p.A., di cui è diventato unico azionista il 1 dicembre 2008 e anche la centrale idroelettrica delle Cascate delle Marmore.

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Source : Wikipedia