Fuoristrada

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Inviato da maria 23/03/2009 @ 07:07

Tags : fuoristrada, auto moto, tempo libero

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Fuoristrada

Un Land Rover, il fuoristrada costruito nel maggior numero di esemplari

Si definisce fuoristrada un veicolo a motore dotato di alcune soluzioni tecniche che lo rendono adatto a percorrere più facilmente terreni accidentati, con forte pendenza o con fondo che offre scarsa aderenza.

Sebbene la trazione integrale fosse impiegata già su qualche vettura, come ad esempio la Mitsubishi PX33 o la GAZ-61, il primo veicolo ad avere le caratteristiche sopra citate è stato la famosa Jeep, ossia la Willys MB costruita negli Stati Uniti durante la Seconda Guerra Mondiale.

Per quanto riguarda l'aspetto normativo, per effetto di alcune direttive dell'UE possono essere classificati fuoristrada sia gli autoveicoli della categoria internazionale M (destinati al trasporto di persone: per esempio, le autovetture) sia gli autoveicoli della categoria internazionale N (destinati al trasporto di cose: per esempio, gli autocarri).

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Mitsubishi Pajero

Mitsubishi Pajero LF.jpg

Il Mitsubishi Pajero è un fuoristrada prodotto dall'azienda nipponica Mitsubishi Motors Corporation fin dal 1982.

In America e in tutti i paesi ispanici è chiamato Mitsubishi Montero, poiché in spagnolo "pajero" è una parola volgare. In Gran Bretagna è chiamata Mitsubishi Shogun.

La Pajero si è molto distinta anche nelle competizioni automobilistiche vincendo varie edizioni della Rally Dakar e altre gare, con un modello Evoluzione di quello di serie.

La prima serie fece il suo debutto al Salone dell'automobile di Tokyo nell'ottobre 1981 e fu messa nel mercato nel maggio 1982.

Si trattava di un fuoristrada di medie dimensioni con carrozzeria 3 porte metal o canvas top; successivamente fu presentato il modello wagon con 7 posti e tetto semi-alto.

In Italia arrivò il 2.3 TD, poi il 2.5 TD; arrivò anche qualche macchina con il 2.6 a benzina e il 3.0 V6 sempre a benzina.

Il Pajero della prima serie aveva il telaio a longheroni e traverse con carrozzeria imbullonata al telaio, trazione posteriore con quella anteriore inseribile, differenziale posteriore autobloccante, riduttore a 2 rapporti. Le sospensioni erano a ponte rigido con balestre al retrotreno e indipendenti a barre di torsione all'avantreno (soluzione studiata per privilegiare il comfort). Nel corso degli anni fu interessata da continui interventi migliorativi: ad esempio nel 1989 è stata introdotta sulla versione 2.5 Turbodiesel l'intercooler; quella a benzina è passata dal 2.6 al 3.0 litri V6. Nel 1989 venne anche modificata la sospensione posteriore, passando dalle balestre ai molloni elicoidali.

La prima serie fu usata su licenza dalla Hyundai Precision Products (divisione della Hyundai) per la produzione dello Hyundai Galloper dal 1991 al 2003, esportato in Europa per alcuni anni.

La seconda serie, prodotta dal 1991 al 1999, fu disponibile in 3 carrozzerie: 3 porte Metal o Canvas Top e 5 porte Wagon ed era caratterizzata da un esterno completamente nuovo con dimensioni leggermente aumentate rispetto alla prima serie. Anche gli interni vennero completamente ridisegnati.

I cambi restarono sempre a scelta tra manuale a 5 marce e cambio automatico a 4, ma il sistema di trasmissione venne rivoluzionato introducendo il Super Select 4WD, molto avanzato. Era venduta con l'ABS di serie e, nei modelli più accessoriati, con sospensioni regolabili elettricamente. Negli anni vennero introdotte varie migliorie estetiche, gli airbag e nel 1994 il motore 2.8 TurboDiesel Intercooler. Verso la fine del 1997 fu presentato un grosso restyling della carrozzeria con qualche modifica anche agli interni. Nello stesso periodo fu introdotta una versione Evolution, derivata direttamente dalla versione da gara, che anticipava alcune novità presenti nel modello V60.

La terza serie, prodotta dal 1999 al 2006, era disponibile in 3 carrozzerie: 3 porte Metal Top e 5 porte Wagon. La lunghezza del modello base venne ulteriormente aumentata, arrivando a toccare i 4.800 mm nella versione più lunga.

Il 3.2 DI-D è il motore che ha avuto più successo, con distribuzione a 16 valvole, iniezione diretta e 160 cavalli di potenza.

Il sistema di trasmissione era l' SS4-II, derivato dal Super Select 4WD. Il cambio era manuale a 5 marce o automatico con funzione sequenziale sempre a 5 marce. Nel 2003 venne presentata una serie di ritocchi estetici, ma soprattutto furono adottati diversi sistemi elettronici di controllo della trazione.

La quarta serie, è prodotta dalla fine del 2006 ed è disponibile in 3 carrozzerie: 3 porte Metal o Canvas Top e 5 porte Wagon. Esternamente è simile alla terza serie, sono cambiati il frontale, la parte posteriore e qualche altro particolare. Gli interni sono completamente nuovi ed è disponibile un sofisticato sistema hi-fi. Le modifiche maggiori hanno interessato la scocca, che è stata rinforzata, i motori, ora più brillanti e i sistemi di controllo della trazione.

I motori rispettano la normativa Euro IV sulle emissioni. Il 3.0 l V6 è per il mercato giapponese.

La Mitsubishi produceva una versione su licenza della Jeep CJ3 con motore a gasolio, di cui venne sviluppata anche una versione militare, la Type 73 Jeep “Mitsubishi J24A”.

Dal 1996 è stata sostituita dalla Type 73 Jeep (Pajero type) che è il nuovo mezzo da ricognizione dell'Esercito giapponese. È dotata di cambio automatico, ha molti componenti comuni al Pajero della prima e della seconda serie.

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Land Rover Discovery

Sistema Terrain Response (in basso) per il fuoristrada

La Land Rover Discovery, LR3 per il mercato statunitense, è un veicolo fuoristrada 4x4 prodotto dalla casa britannica Land Rover.

La storia della Discovery inizia nel 1989 quando la Land Rover, che da molti anni non rilasciava nuovi modelli ma redesign degli, se pur validissimi, esistenti (Range Rover e Defender) lancia nel mercato questa grossa e robusta automobile fuoristrada.

Già da questa prima versione la Discovery si impone nel mercato per soluzioni tecnologiche al top, forte della tradizione Land Rover: trazione integrale permanente e sistema automatico di rallentamento in discesa, presente nella maggior parte dei fuoristrada moderni più evoluti.

Nove anni più tardi debutta le Serie II, non un semplice restyling ma una vettura completamente rivista pur mantenendo lo stile Discovery.

Il 2004 vede il lancio della Discovery 3: di nuovo rivoluzionarie le soluzioni tecniche adottate mediante l'aggiunta, sui modelli top di gamma, delle sospensioni pneumatiche regolabili in altezza e sistema Terrain Response, in pratica un selettore rotante che consente di selezionare il terreno da percorrere delegando all'elettronica di bordo il settaggio del miglior rapporto di trasmissione, altezza delle sospensioni e bloccaggio dei differenziali.

Nel 2006 è stata sottoposta al crash test dell'EuroNCAP, raggiungendo il punteggio di 4 stelle nel comparto della sicurezza automobilistica.

Integrated Body Frame, compromesso tra il classico sistema a "longheroni e traverse" del telaio più scocca e il sistema a "scocca portante" utilizzato per esempio nei SUV; in pratica la scocca incorpora parte degli elementi rigidi del telaio stesso.

Entrambi i motori disponibili, un diesel V6 da 2.7 litri (190CV) e un V8 benzina da 4.4 litri (299CV), sono di derivazione Jaguar, opportunamente rivisti per l'utilizzo in fuoristrada.

Disponibile come opzione la terza fila di sedili posteriori, abbattibili a filo del vano di carico posteriore quando non utilizzati.

Di serie il bruciatore a combustibile tipo "Webasto" per il riscaldamento del circuito refrigerante in caso di basse temperature esterne.

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Hummer

Una Hummer H1

Hummer è un marchio di grossi veicoli fuoristrada e SUV statunitensi, i famosi H1, H2 e H3. Il nome Hummer è nato nel 1992, quando la AM General, costruttrice del veicolo per l'esercito americano High Mobility Multipurpose Wheeled Vehicle (HMMWV), meglio noto come Humvee, decise di produrne una versione civile, l'H1.

Dal 1999 il marchio Hummer è diventato di proprietà della General Motors, sebbene la produzione rimanesse a cura della AM General. All'H1 sono stati affiancati il più piccolo H2 nel 2003 e il modello H3 nel 2005, ancora più ridotto. La produzione degli H2 e H3 da alcuni anni è affidata anche a fabbriche in Sudafrica e Russia, mentre dal 2006 l'H1 non è più commercializzato in versione civile a causa delle dimensioni e dei consumi elevati.

I veicoli Hummer compaiono in numerosi film (Iron Man, Borat, ecc.) e cartoni animati (famosa una puntata de I Simpson ove compare l'H1 di un attore). Inoltre numerosi personaggi famosi (Arnold Schwarzenegger, Alessandro Del Piero, Ronaldinho) posseggono un Hummer. Il calciatore Wayne Rooney, attaccante del Manchester United, è soprannominato "hummer rooney" per la sua stazza. Esistono infine delle versioni limousine.

La versione H1 è il modello più rude e grande della gamma. In Italia era proposto a partire da 189.780 euro fino al 2006, quando ha smesso di essere commercializzato. Il mezzo originale è stato derivato da quello inizialmente usato dall'esercito americano come mezzo di trasporto del personale o di difesa missilistica antiaerea; grazie anche agli sforzi del governatore della California Arnold Schwarzenegger, l'Hummer H1 è stata prodotta anche in versione civile e quindi omologabile.

La prima serie aveva un motore V8 turbodiesel di 6,5 litri che sviluppava 205 CV con una coppia massima di 596 Nm a 1800 giri/min. La sua velocità massima (autolimitata) era di 135 km/h.

La seconda serie (prodotta dal 2005) montava un motore V8 di 6,6 litri di cilindrata che sviluppava 300 cavalli (221 kW) capace di far registrare una velocità massima di oltre 140 km/h e un'impressionante (considerando la mole) accelerazione da 0 a 100 km/h in 13,5 secondi. Il consumo era formidabile (4 km per litro), ma grazie all'enorme serbatoio da 195 litri, l'autonomia era più che sufficiente.

Le versioni H2 (versione SUV classico) e H2 SUT (versione Pick-up, acronimo di Sport Utility Truck) sono decisamente più "guidabili": derivano infatti dai pick-up Chevrolet. Entrambe le versioni erano mosse da un poderoso 6.0 V8 alimentato a benzina che eroga la bellezza di 322 CV (237 kW) e 49 kgm di coppia a 4000 giri/min fino al 2007. In questa data l'H2 ha subito un lieve aggiornamento ed è stato dotato di un più potente 6.2 da 398 CV (293 kW). Questo accoppiamento è necessario per spostare una massa che a vuoto supera i 2900 kg: con queste caratteristiche i consumi non possono che essere elevati. La velocità massima è di 150 km/h autolimitata elettronicamente, anche se c'è da puntualizzare che, nonostante questa limitazione, la H2 riesce a sfiorare i 160 km/h, grazie all'enorme spinta del motore. Accelera da 0 a 100 km/h in 10,2 secondi.

Gli ingombri esterni sono notevoli, con lunghezze che partono da oltre 4,80 m sino a 5,17 m e una larghezza che supera i 2 m.

Questo modello è apparso in vari film e telefilm, ad esempio ricorre spesso nella serie CSI: Miami come veicolo della polizia.

Il modello più piccolo, l'H3, è stato commercializzato di recente, prima negli Stati Uniti e poi anche in Europa. Pezzo forte dell'H3 è l'off-road, ove è ai margini del no-limits, e le strade in salita. Ciò ovviamente comporta una minore predisposizione all'asfalto rispetto agli altri fuoristrada in commercio.

L'Hummer H3 ha finalmente delle dimensioni "possibili" anche al di qua dell'Atlantico: misura 4.742 mm in lunghezza per 1.896 in larghezza e 1.893 in altezza. Altre note tecniche riguardano il cambio che è manuale a cinque marce (automatico a richiesta) coadiuvato naturalmente da una trazione integrale con riduttore (adatta al fuoristrada). Il 5 cilindri a benzina di 3700 cc (245 CV) ha seguito il precedente 3500 cc. Questi motori di elevata cilindrata spingono l'H3 in modo adeguato. Naturalmente, data la sua mole (2.194 kg), i consumi sono abbastanza impegnativi, anche se nettamente minori rispetto alle due Hummer più grandi. La velocità massima è di circa 180 km/h.

Ovviamente (come le altre Hummer) si tratta di un'auto completamente personalizzabile: dalle luci di ingombro alle cromature, fino al telefonino cellulare ed addirittura al "grill" marcato Hummer. Dal 2008 è in commercio anche un modello "sut", ed un modello di 5300 cc., cilindrata abnorme per gli standard europei.

Dell'H3 esiste anche un modello limitato griffato da Calvin Klein.

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HM CRE 50

HM CRE 50.png

Il HM CRE 50 è un ciclomotore da enduro e fuoristrada, nasce nel 1994 costruito dalla società HM Moto Spa. L'ermetica sigla della casa costruttrice nasce come acronimo di Honda-Montesa e contraddistingue la produzione di motociclette da fuoristrada della casa motociclistica giapponese con motori italiani (Minarelli) distribuite sul territorio italiano attraverso canali separati da quelli delle moto stradali.

La prima serie riprendeva il look delle sorelle giapponesi di cilindrata maggiore (HM CRE) con cui condivideva tutte le sovrastrutture come plastiche, sella e serbatoio che venivano costruiti in Italia dalla Acerbis per ridurre i costi.

Veniva prodotta con pezzi molto pregiati come la forcella Kayaba da 43 mm, il forcellone in alluminio, mozzi Rimoldi e cerchi Akront (in seguito Sanremo) e altri pezzi acquistati dalla Gilera come lo stesso telaio, derivato infatti da quello del RC 50 rally o del Sioux, dopo la chiusura dello stabilimento di Arcore nel 1993.

Il primo modello era caratterizzato soprattutto dalla forcella da 43 mm, dal telaio monotrave sdoppiato con telaietto posteriore smontabile e dallo scarico realizzato con silenziatore in alluminio dalla Jolly moto e dal manubrio MT.

Il motore era un Minarelli AM5 con cilindro Gilardoni in alluminio a 7 travasi, evoluzione del propulsore tipo AM3, riprogettato una volta che nel 1994 cadde il limite al numero di marce massime disponibile per i ciclomotori, il carburatore era un Dell'Orto Sha 14/12.

Nel 1995 si ebbero delle modifiche, la più importante nella motorizzazione con la nascita del Minarelli AM6 (la moto viene rinominata CRE SIX) e il carburatore venne sostituito con un più moderno PHBN regolabile da 12 mm. Il motore e le pedane vennero arretrate rispettivamente di 8 e 10 mm, il forcellone venne accorciato, la forcella aveva le molle più lunghe, venne installato un diverso tachimetro e scarico/silenziatore ora avevano una curva a 90° e nuove lamelle.

Nel 1996/97 cambiarono il codino posteriore e il portatarga mentre la forcella divenne una Paioli da 41 mm.

Nel 1998 venne usata una pinza posteriore di derivazione stradale e la mascherina divenne meno squadrata.

Nel 1999 si ebbero il Monoammortizzatore Paioli regolabile sul ritorno al posto del Sachs, un nuovo ancoraggio della stampella, la nuova protezione della pompa posteriore, la piastra paramotore e un cambio di grafiche.

Nel 2002 venne modificato lo scarico e sostituita la valvola lamellare, mentre nel 2003 il CRE 50 venne totalmente riprogettato con un nuovo telaio perimetrale (per imitare le sorella maggiori) ma in acciaio anziché in alluminio), le plastiche come quelle delle CRF, la forcella Paioli USD da 38 mm,il monoammortizzatore divenne a gas e il cilindro non era piu marchiato Gilardoni pur restando pressoché identico, venne montato il carburatore dell'Orto PHBG 19 di serie e lo scarico invece divenne catalitico per rispettare le norme antinquinamento. Il catalizzatore venne però reso facilmente asportabile per l'eventuale uso nelle competizioni.

Fino al 2006 cambiarono solamente grafiche e portafaro, fino a quando non venne presentata la 3° serie caratterizzata dal nuovo telaio in alluminio Verlicchi, dal forcellone di diversa forma, dalla strumentazione con avviso di chiamata per telefonino, dallo scarico cromato con sistema di "doppia aria" e dalla forcella Marzocchi USD da 40 mm.

Dalla fine degli anni '90 il CRE è stato affiancato da una versione meno specialistica chiamata Baja caratterizzata dalla chiave di contatto, dalla presenza del miscelatore, dalla forcella di minor diametro e di un solo radiatore in luogo dei due del Six. Nonostante ciò resta molto valida nell'enduro e dal 2007 si è aggiunta anche la versione Baja RR che sta a metà tra le due moto, in quanto è dotato di forcelle, cerchi e impianto frenanate della versione Baja, cosi come il motore che ha il normale cilindro in ghisa Gilardoni 2, il carburatore Dell' orto da 16 mm dotato di attacco per il miscelatore, ma telaio in alluminio della versione Six. Si propone quindi come ottima via di mezzo per chi vuole un mezzo qualitativamente migliore del Baja, ma non vuole puntare a fare una scelta specialistica con la versione Six (che ricordiamo, così come esce prodotta di fabbrica, è pronta per partecipare al Campionato Enduro Cadetti).

Nel 2000 nacque la versione da supermotard Derapage (CRM dal 2007) nata inizialmente sulla base della Baja ma che ora è allestita sulla base della Six Competition e della Baja RR.

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Fiat Campagnola

Fiat Campagnola 1.JPG

La Fiat Campagnola è un'automobile fuoristrada, prodotta dall'industria automobilistica Fiat, nelle versioni "1101 Campagnola" e "1107 Nuova Campagnola", dal 1951 al 1987.

La Fiat 1101 Campagnola venne realizzata in vista di un bando pubblico per la fornitura di vetture per l'esercito italiano. Vettura che doveva essere la "Jeep" Italiana. Dopo un concorso dello Stato Italiano in cui la si vide prevalere sul progetto concorrente della Alfa Romeo (che aveva presentata l'Alfa Romeo Matta), venne lanciata in occasione della Fiera del Levante di Bari nel settembre 1951 e prodotta a partire da quell'anno con le sigle AR 51, AR 55, AR 59 (dove la AR è l'acronimo di Automezzo da Ricognizione e il numero indica l'anno di entrata in produzione del modello).

L'iniziale denominazione "1101 Alpina" venne considerata troppo "militaresca" e subito mutato in "Campagnola", allo scopo di sottolineare la possibilità di impiego anche per uso civile e, specialmente, agricolo. La nuova denominazione venne decisa da Dante Giacosa, preoccupato di non urtare la suscettibilità delle organizzazioni sindacali che, nel secondo dopoguerra, si dimostravano piuttosto ostili alla produzione per scopi militari.

Durante la sua lunga vita è stata adattata e costruita in numerose versioni, anche specializzate per servizi militari o civili, variando l'interasse, e con diverse variazioni del tettuccio in tela di canapa (standard o lunga) o hard top. Oltre che dall'Esercito Italiano è stata adottata, fin dalle sue prime versioni, anche dai Carabinieri e dalla Polizia.

Nella versione con tettuccio rigido e passo standard (usata dal Distaccamento Aeroportuale dei Vigili del Fuoco dell'aeroporto di Ronchi dei Legionari) è lunga 3.775 m, larga 1.600 m e alta 1.945 m. L'interasse delle ruote è di 1.365 m per un passo di 2.300 m. L'altezza minima dal suolo è di 0.27 m.

Era dotata inizialmente di un motore a benzina a 4 cilindri Fiat da 1900 cc che sviluppava 39 kW, affiancato a partire dal 1953 da un motore diesel da soli 29 kW. a 4600 giri/min. Nel 1955 sono stati aggiunti due motori benzina da 45 e 46 kW e un diesel da 36,5 kW. Le versioni benzina da 45/46 kW potevano arrivare a 116 km/h, mentre le motorizzazioni diesel potevano arrivare a soli 85 e 95 km/h.

La trasmissione era a quattro ruote motrici, con sospensioni indipendenti all'avantreno e a ponte rigido al retrotreno. Nel 1973 è stata aggiunta una motorizzazione benzina a 59 kW.

Venne prodotta su licenza anche in Jugoslavia dalla Zastava.

La versione ar59 veniva prodotta con motore e abitacolo totalmente impermeaili così da favorirne l'utilizzo anche in situazioni estreme. Il ruggente 1900 era un aspirato a carburatore singolo centrale e aspirazione posta nella parte più alta del cofano. alcune versioni erano attrezzate con una specie di "snorkel" per elevare maggiormente l'aspirazione.

Nel dicembre 1951, una Fiat Campagnola di serie, versione lunga torpedo carrozzata, compì la traversata Algeri-Città del Capo andata e ritorno in 11 giorni 4 ore e 54 minuti, stabilendo un record mondiale mai eguagliato.

Presentata al Salone di Belgrado del 1974 in versione civile, la Fiat 1107 Nuova Campagnola fu prodotta fino al 1987. La versione militare venne realizzata nel 1976, denominata "AR76", ed aggiornata in diversi dettagli nel 1979, con il modello "AR76/A".

La "Nuova Campagnola" era un fuoristrada puro, di concezione interamente nuova rispetto al modello precedente: aveva la scocca portante (che permetteva di avere una notevole luce a terra), la trazione posteriore con l'anteriore inseribile, riduttore con un rapporto molto corto, sospensioni indipendenti a barre di torsione su tutte e quattro le ruote e differenziali autobloccanti sia all'anteriore che al posteriore.

La motorizzazione a benzina era un 2.0 litri derivato dalle berline Fiat 131 e 132, opportunamente semplificato e depotenziato con una potenza massima di 80 CV a 4500 giri/minuto e coppia massima di 150,92 Nm (15,4 Kgm) a 2800 giri/minuto, successivamente (a partire dal 1978) per un uso gravoso in fuoristrada (per evitare desincronizzazione della distribuzione in caso di guado) fu sostituita la classica cinghia della distribuzione con una più affidabile catena. Nel 1979 furono introdotte alcune modifiche alla scocca che fu irrobustita ed unificata in vista della nuova motorizzazione a gasolio realizzata dalla Sofim, con cilindrata di 2445 cc, potenza massima di 72 CV (52,9 kW) a 4200 giri/minuto e coppia massima di 147,1 Nm (15 Kgm) a 2400 giri/minuto. Alcune modifiche all'assetto delle sospensioni portarono alla riduzione della campanatura delle ruote posteriori per risolvere problemi di usura di crociere e ruote. Sempre nel 1979 venne sostituito il cambio a 4 marce del motore a benzina con una nuova versione a 5 marce che riduceva leggermente i consumi e rendeva la scarsa potenza del propulsore più fruibile.

Per quanto riguarda le prestazioni la versione benzina più recente può raggiungere una velocità massima superiore a 120 km/ora (diesel 115 km/h), può superare pendenze fino a 45° e nella versione militare dotata all'origine di impianto elettrico stagno (bobina, spinterogeno, candele, alternatore e scatola fusibili) la capacità di guado (senza snorkel) è di 70 cm max. L'altezza minima da terra "a pieno carico" rilevata al centro delle ruote anteriori è pari a 27,5 cm l'angolo di attacco anteriore è di 45°, l'angolo di fuga posteriore è di 42°, l'angolo di dosso è di 28°, l'inclinazione massima laterale è di 45° e la particolare configurazione del "fondo" completamente libero da ostacoli permette di superare agevolmente ostacoli come fango, neve, sabbia e massi senza pericolo di incagliarsi. La Nuova Campagnola, inoltre, grazie ai suoi rapporti ridotti molto corti (di ben 3,5 volte rispetto alle marce normali) raggiunge una coppia di ben 54 kgm, rendendola particolarmente adatta al traino pesante.

La Campagnola può essere usata come Posto di Comando mobile nelle prime fasi delle emergenze. Trasporta altoparlanti e altro equipaggiamento di controllo e di comando. Può essere dotata delle apparecchiature di primo soccorso e di recupero leggero nella parte posteriore, che includono una sega di salvataggio, un'apparecchiatura di taglio ossiacetilenico e altro equipaggiamento ausiliario.

La Nuova Campagnola fu costruita in alcuni esemplari dalla Renault su licenza Fiat per aggiudicarsi la fornitura di un automezzo da ricognizione per l'esercito francese, che però scelse il Peugeot P4, un fuoristrada costruito su licenza derivato dal Mercedes Classe G Wolf. Venne anche costruita su licenza nell'ex Yugoslavia dalla "Zastava".

La Nuova Campagnola è stata donata al Papa nel 1980 durante la sua visita a Torino ed ha svolto la funzione di Papamobile; Giovanni Paolo II si trovava su quella vettura quando fu ferito nell'attentato del 1981.

Il gruppo Fiat ha messo in commercio dal 2008 l'erede della Campagnola: l'Iveco Massif. Agli inizi del 2008 il gruppo Fiat ha reso noto che il nome Campagnola sarà utilizzato per la commercializzazione in alcuni mercati del nuovo Iveco Massif . Nell'ottobre 2008 è uscita una serie limitata del Massif commercializzata in Italia con il nome Campagnola.

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Nissan Patrol

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Il Nissan Patrol è un fuoristrada giapponese prodotto dalla Nissan Motor Co. in vari modelli e versioni.

Il Patrol è il primo fuoristrada giapponese della storia, nasce del 1951 come veicolo militare, per le forze armate giapponesi, con compiti di pattugliamento. Da qui il nome Patrol che in inglese significa pattuglia.

Il motore era un 6 cilindri di 3600 cm3 da 85 CV. La trazione è posteriore, con anteriore inseribile.

Successivamente, dalla versione militare verrà prodotta una versione per l'uso civile.

Nel 1967 esce la seconda serie del Patrol.

Questa serie, a differenza della prima destinata al solo Giappone, viene esportata in tutto il mondo.

La seconda serie adotta un nuovo motore diesel a 6 cilindri in linea da 3.300 cm3.

Nel 1980 nasce la terza serie, un modello completamente nuovo con carrozzeria squadrata, sigla di progetto 160.

Il motore è il diesel di 6 cilindri di 3.300 cm3 della vecchia serie, successivamente questo motore, con l'aggiunta del turbo, diventerà turbodiesel.

Questa serie verrà prodotta anche in Spagna dalla MOTOR IBERICA con il marchio NISSAN per la Spagna e la Francia ed EBRO per alcuni mercati come l'italiano. I modelli base montano anche un motore diesel Perkins a 4 cilindri di 2.800 cm3. La gamma alta si compone del motore giapponese da 3.300 cm3 in versione aspirata e turbo.

Il Patrol TR è il nuovo nome del Patrol dal 1989, quando la terza serie viene sottoposta a un restyling, e con l'occasione viene aggiunta la sigla TR, sigla di progetto 260.

La novità meccanica più importante è l'adozione del motore turbodiesel a 6 cilindri in linea da 2800 cm3, già montato sul Patrol GR, al posto del pesante motore turbodiesel di 3.300 cm3.

Nel 1988 nasce il Patrol GR, sigla di progetto Y60. La sigla GR è l'acronimo di Gran Raid.

Il Patrol GR è un fuoristrada completamene nuovo rispetto ai precedenti, ha un nuovo telaio a longheroni con sospensioni a ponte rigido e molle elicoidali (a differenza dei precedenti Patrol che avevano le balestre) che garantisce sia migliori prestazioni fuoristradistiche sia un maggiore comfort a bordo.

Il motore più diffuso del Patrol GR è il nuovo turbodiesel con intercooler di 2.800 cm3, 6 cilindri in linea con 115 CV.

Il GR, a differenza della versione normale, ha raffinatezze meccaniche come l'ABS, il bloccaggio manuale del differenziale posteriore e l'esclusivo sblocco della barra stabilizzatrice posteriore che serve per aumentare l'escursione delle sospensioni sui terreni accidentati.

Nel 1998 esce la nuova serie del Patrol GR, sigla di progetto Y61.

La meccanica è identica, con qualche miglioria, alla vecchia serie, mentre la carrozzeria e gli interni sono completamente nuovi. Rispetto alla vecchia serie ora sono presenti gli airbag anteriori e il climatizzatore automatico.

Nel 2000 il GR ha un leggero lifting, inoltre viene sostituito il turbodiesel di 2.800 cm3, con un nuovissimo motore turbodiesel con intercooler a iniezione diretta di 3.000 cm3, 4 cilindri, 16 valvole, e 158 CV. Vengono aggiunti gli airbag laterali.

Nel 2005 un altro restyling, con l'occasione il modello perde la sigla GR, da questo momento si chiamerà semplicemente Patrol.

Le novità sono per lo più estetiche: frontale e passaruota più squadrati, e un nuovo cruscotto. Il motore di 3.000 cm3 passa da 158 a 163 CV, i cerchi con i pneumatici passano da 16” a 17” di diametro.

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