Friuli-Venezia Giulia

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Inviato da maria 01/05/2009 @ 02:12

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Friuli-Venezia Giulia

Friuli-Venezia Giulia - Bandiera

Il Friuli-Venezia Giulia (Friûl Vignesie Julie in friulano, Friaul Julisch Venetien in tedesco, Furlanija Julijska krajina in sloveno), è una regione a statuto speciale dell'Italia Nord-Orientale di oltre 1.232.000 abitanti, con capoluogo Trieste.

La regione Friuli-Venezia Giulia è formata dal Friuli, che costituisce circa il 96% del territorio (con capitale storica Udine), e dalla parte di Venezia Giulia rimasta all'Italia dopo la seconda guerra mondiale. Tuttavia, non si può stabilire un confine preciso tra queste due zone, in quanto per alcuni il confine sarebbe costituito dal fiume Timavo (confini del Friuli Storico), mentre per altri, residenti soprattutto nella Bisiacaria, il confine passerebbe lungo il fiume Isonzo. Parte dei bisiachi preferisce infatti definirsi giuliana piuttosto che friulana.

La regione è prevalentemente montuosa (il Monte Coglians con i suoi 2.780 metri è la vetta più alta), infatti le montagne occupano il 42,6% del suo territorio, le pianure il 38,1%, mentre le colline il 19,3%.

Il Friuli-Venezia Giulia è una regione creata a tavolino negli anni del secondo dopoguerra. Il 10 febbraio 1947, alla fine della seconda guerra mondiale, l'Italia, sconfitta, aveva firmato a Parigi il Trattato di Pace con le potenze alleate (e associate) vincitrici, perdendo gran parte della Venezia Giulia. Il 15 settembre 1947 era stato istituito il TLT (Territorio Libero di Trieste), diviso in due zone. La prima (Zona A) comprendeva Trieste e zone limitrofe, la seconda (Zona B) parte dell'Istria nord-occidentale (fra cui i comuni di Capodistria, Umago e Cittanova). Il Territorio libero di Trieste era destinato a costituire un nuovo stato sotto il diretto controllo del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il progetto, avversato sia dall'Italia che dalla Jugoslavia, non riuscì però a realizzarsi. Il 26 ottobre 1954 la zona A del TLT ritornò all'Italia; la zona B restò invece alla Jugoslavia. Lo Stato italiano decise, nel 1963, di unire la parte del Territorio Libero di Trieste, assegnato all'Italia, al Friuli, formato all'epoca dalle sole province di Udine e Gorizia (la Provincia di Pordenone sarà istituita solo nel 1968 per distacco dalla Provincia di Udine), fornendo anche una certa autonomia alla nuova regione, che, oltretutto, era situata in prossimità della celebre Cortina di ferro. L'unione in un'unica unità politico-amministrativa di territori con popolazioni molto diverse per storia, cultura e tradizioni, causò, e continua a causare frizioni interne e rivendicazioni, che hanno la loro "punta di emersione" nel decennale dualismo tra Udine e Trieste.

Infatti la scelta di Trieste come capoluogo regionale fu fatta per dare alla città giuliana, privata dei propri tradizionali mercati di sbocco e della propria zona di influenza fin dalla fine della prima guerra mondiale e del proprio immediato entroterra subito dopo la seconda, un ruolo amministrativo importante. Trieste, dalla storia recente importante e travagliata, fu nel XIX secolo il principale porto dell'Impero Austro-Ungarico ed uno dei maggiori empori del Mediterraneo, nonché polo culturale di indiscussa importanza. Per tali ragioni godeva di un certo prestigio internazionale. La città che, dalla fine dell'Ottocento, era divenuta anche uno dei simboli del nazionalismo italiano, risultava però essere estranea alla regione storica e geografica del Friuli e tuttora è fortemente osteggiata dalla componente friulana di Pordenone, Udine e Gorizia.

Udine, da parte sua, fin dal XIII secolo è riconosciuta come capitale del Patriarcato di Aquileia, in età medievale uno degli stati più estesi ed importanti dell'Italia settentrionale. Il patriarcato di Aquileia si dotò, molto precocemente, di una propria Costituzione e di un Parlamento, ritenuto, da alcuni studiosi, il più antico d'Europa. Al momento della costituzione in regione del Friuli-Venezia Giulia, la città fu estromessa dal ruolo che per secoli aveva avuto e che, secondo molti friulani, le spetterebbe ancora, considerando la propria storia, la centralità geografica di cui gode (mentre Trieste è decentrata e geograficamente al margine della regione), l'importanza economica della propria area urbana e quella sia economica che demografica della Provincia di cui è capoluogo, dove vive quasi la metà dell'intera popolazione regionale.

Questi sono, per quanto concerne la Regione Friuli-Venezia Giulia, i siti delle Zone di Protezione Speciale.

Come si è già accennato, Il Friuli-Venezia Giulia è formato da due entità assai diverse per tradizioni culturali, storiche e produttive (il Friuli vero e proprio, con Pordenone, Udine e Goriza, e la Venezia Giulia, con Trieste). Inoltre, mentre in passato era ben evidente la differenza tra il grande porto di Trieste, città che godeva di un relativo benessere nonostante i molti problemi e nodi irrisolti, e il Friuli, zona agricola depressa, oggi la situazione è radicalmente mutata. Le provincie di Udine e Pordenone raccolgono il 70% degli abitanti, possiedono un elevato tenore di vita e vantano ritmi di sviluppo economico pari a quelli della provincia di Gorizia e superiori a quelli del capoluogo regionale, che pur continua a godere di un reddito pro capite fra i più alti d'Italia. Per quanto riguarda la distribuzione della popolazione sul territorio, un terzo della popolazione è concentrata nelle aree urbane di Udine (l'agglomerato conta circa 172.000 abitanti in 312 km², e comprende il capoluogo friulano e gli 11 comuni che lo circondano) e di Trieste (considerando come area metropolitana triestina l'intera provincia di Trieste, che conta circa 236.000 abitanti in 212 km²), mentre per i restanti due terzi la popolazione regionale principalmente vive ancora in piccoli e medi comuni, e poco popolata è la montagna. La regione è stata una delle zone che più ha risentito dei fenomeni migratori, causati da fattori quali l'economia depressa, le varie vicende belliche, i cambiamenti territoriali e il terremoto del 1976. Tra la fine dell'Ottocento e la fine della seconda guerra mondiale, salvo la breve parentesi della Grande Guerra, i flussi si sono diretti soprattutto verso l'Argentina e gli Stati Uniti. Con il secondo dopoguerra il fenomeno si invertì momentaneamente visto l'afflusso di migliaia di profughi dall'Istria e da Zara, per poi riprendere quasi contemporaneamente verso l'Europa centrale (Svizzera, Germania, Francia, Belgio), oltreoceano (Stati Uniti, Canada, Australia) e verso la zona del triangolo industriale (Piemonte, Lombardia, Liguria). Solo con gli anni settanta il Friuli-Venezia Giulia si trasformò da terra di emigrati in regione ricettrice di flussi migratori provenienti sia dal resto d'Italia, sia, soprattutto, dall'estero. Fra le cause di tale inversione di tendenza vanno segnalate lo sviluppo industriale, profilatosi in forma netta e inequivocabile proprio in quegli anni, e la ricostruzione di parte della regione a seguito del terremoto del 1976, che richiamò in patria anche numerosi friulani.

A partire dagli anni ottanta del Novecento la forte flessione del tasso di natalità che ha colpito con particolare forza il Friuli-Venezia Giulia e, più in generale, tutta l'Italia centro-settentrionale è stata così compensata da un vigoroso flusso di immigrati. Tale flusso ha consentito alla regione una dinamica demografica positiva che, seppur molto modesta, non solo non si sarebbe prodotta in assenza degli immigrati, ma sarebbe stata sicuramente di segno negativo. Nel 2006 i nati sono stati 10.355 (8,6‰), i morti 13.676 (11,3‰) con un incremento naturale di -3.321 unità rispetto al 2005 (-2,7%). Le famiglie contano in media 2,2 componenti. Il 31 dicembre 2006 su una popolazione di 1.212.602 si contavano 72.462 stranieri (6,0‰).

Nel 2004 la regione Friuli - Venezia Giulia si è collocata al quindicesimo posto nella classifica del reddito pro-capite di tutte le regioni dell'Unione Europea.

La morfologia della regione costituisce un ostacolo per l'agricoltura che, anche se qua e là modernamente organizzata, resta peraltro nel complesso un settore debole. Discreto ruolo hanno in pianura la produzione di mais e di barbabietole da zucchero, mentre nell'area collinare una viticoltura molto specializzata garantisce vini e grappe di alta qualità. Anche l'allevamento del bestiame, bovino in prevalenza, ormai nettamente superiore al consumo locale e quindi destinato al commercio con le altre regioni, è al servizio di un'industria rinomata.

Il ministero delle Politiche agricole e alimentari, in collaborazione con la regione Friuli-Venezia Giulia, ha riconosciuto 120 prodotti del Friuli-Venezia Giulia come "tradizionali".

L'industrializzazione del Friuli-Venezia Giulia iniziò con lo sviluppo del settore dell'industria di base, con pochi grandi impianti, concentrata sulla costa. L'industria pesante è, oggi, in fase di generale declino. Si è invece sviluppato con successo il modello dell'azienda manifatturiera medio-piccola, a struttura generalmente familiare, derivante dall'esperienza dell'artigianato e diffusa in ogni parte della regione. È fiorente ormai in molti settori, come quello meccanico, soprattutto a Pordenone, quello tessile e quello dell'arredamento. In provincia di Udine, soprattutto nell'hinterland udinese, ha grande peso il settore terziario che rappresenta circa due terzi dell'occupazione totale. Presenti numerosi centri commerciali e centri di distribuzione, concentrati soprattutto a nord di Udine. Le industrie pesanti, un tempo presenti nel capoluogo friulano (acciaierie Bertoli, SAFAU) si sono trasferite nell'hinterland udinese (ABS di Cargnacco) oppure lontano dal capoluogo (Danieli di Buttrio e Pittini di Osoppo). Particolare impulso all'industria manifatturiera è stato dato dall'istituzione dei distretti industriali (distretto della sedia a Manzano, distretto del mobile a Brugnera, i prosciuttifici di San Daniele del Friuli).

Per ulteriori dettagli vedere Friuli, Economia.

Sia la lingua slovena che le parlate germanofone sono tutelate dalla legge statale 482/99 al pari della lingua friulana. La lingua slovena è ulteriormente tutelata dalla L. 38/99.

Va segnalato che la diglossia costituisce praticamente la norma presso i friulanofoni e i venetofoni e (friulano/italiano, veneto/italiano). Gli sloveni sono spesso bilingui e trilingui (sloveno/friulano/italiano in provincia di Udine - e in buona parte di quella di Gorizia - e sloveno/veneto/italiano in quella di Trieste e in alcune zone del goriziano) e lo stesso si può dire per i tedeschi di Sauris e a Timau (tedesco/friulano/italiano). Nella Val Canale non è raro trovare persone che possono esprimersi correttamente in ben quattro idiomi: tedesco, italiano, friulano e sloveno.

Il Consiglio regionale della X legislatura è stato eletto con le elezioni del 2008.

La regione autonoma Friuli-Venezia Giulia è suddivisa in 4 province e 218 comuni.

Sul territorio regionale operano 4 comunità montane, le province di Gorizia e Trieste ricoprono anche le funzioni delle comunità montane.

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Elezioni regionali in Friuli-Venezia Giulia del 2008

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Le elezioni regionali del 2008 in Friuli-Venezia Giulia si sono svolte il 13 e 14 aprile 2008. Si è votato per l'elezione del Presidente della regione e per il rinnovo del Consiglio regionale. Per fare in modo che le elezioni si svolgessero negli stessi giorni di quelle politiche, il presidente uscente della Regione si è dimesso con qualche settimana d'anticipo. La scadenza naturale della legislatura regionale sarebbe stata infatti l'8 giugno 2008.

Gli elettori chiamati al voto sono 1.092.901; i votanti 790.492 (schede non valide, bianche e contestate 29.917 ), pari ad un'affluenza del 75,07%.

Renzo Tondo torna alla presidenza della regione dopo il mandato di Riccardo Illy.

Queste sono le prime elezioni regionali del Friuli-Venezia Giulia a svolgersi in base al nuovo sistema elettorale introdotto dalla Legge regionale 17/2007, attuativa della riforma dello statuto regionale del 2001: infatti mentre per le prime otto legislature il Consiglio è stato eletto con un sistema proporzionale in base ai principi dello statuto originario del 1963, quelle della IX legislatura, che si sono svolte nel giugno 2003, vennero effettuate in base ai nuovi principi statutari introdotti dalla riforma del 2001, ma applicando la normativa transitoria stabilita dalla stessa riforma, non essendo allora ancora entrata in vigore la legge regionale attuativa di tali nuovi principi.

Il sistema elettorale introdotto dalla legge contiene anche alcune misure finalizzate a favorire la presentazione e la rappresentanza in seno al Consiglio regionale di liste presentate da partiti o gruppi politici espressivi della minoranza slovena.

Le norme sul procedimento elettorale vengono stabilite dalla Legge Regionale 28/2007.

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Elezioni regionali in Friuli-Venezia Giulia del 1978

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Le elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia si sono svolte il 25 giugno 1978. L'affluenza alle urne è stata del 90,5%.

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Elezioni regionali in Friuli-Venezia Giulia del 1983

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Le elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia si sono svolte il 26 giugno 1983. L'affluenza alle urne è stata dell'88,6%.

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Elezioni regionali in Friuli-Venezia Giulia del 1973

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Le elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia si sono svolte il 17 giugno 1973. L'affluenza alle urne è stata dell'89,7%.

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Elezioni regionali in Friuli-Venezia Giulia del 1998

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Le elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia si sono svolte il 14 giugno 1998. L'affluenza alle urne è stata del 64%.

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Eccellenza Friuli-Venezia Giulia

Il campionato di Eccellenza Regionale del Friuli-Venezia Giulia prevede la partecipazione di 16 squadre. Chi ottiene il maggior numero di punti viene promosso in Serie D. La seconda classificata accede alla fase finale Nazionale dei play-off per designare ulteriori 7 squadre che verranno promosse in Serie D. Le squadre classificate dal quattordicesimo al sedicesimo posto retrocedono automaticamente in Promozione.

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Source : Wikipedia