Francia

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Tags : francia, europa, esteri

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Francia

Francia - Bandiera

La Francia (in francese France), ufficialmente Repubblica Francese (in francese République française), è uno Stato dell'Europa occidentale confinante con Belgio, Lussemburgo, Germania, Svizzera, Italia, Monaco, Andorra e Spagna.

La Francia possiede dipendenze extraeuropee, come alcune isole nell'oceano Pacifico, Indiano e Atlantico, e la regione sudamericana della Guyana Francese. È in grado di esercitare anche un certo potere sul Principato d'Andorra, in quanto il Presidente della Repubblica Francese è anche Coprincipe di Andorra insieme al vescovo spagnolo di Urgell. Nella regione della Linguadoca-Rossiglione si trova il comune di Llívia, una exclave spagnola, appartenente della Comunità Autonoma di Catalogna.

Di tutti i principali Stati europei, è quello di più antica formazione. È membro dell'Unione europea, che presiede dal 1º luglio al 31 dicembre 2008. La sua capitale è Parigi.

Il paese, compresi i territori d'oltre mare, ha una superficie di 675.417 chilometri quadrati e una popolazione di circa 64,5 milioni di persone. Il francese è la lingua ufficiale della Repubblica, ma si contano 77 lingue regionali. La religione principale della Francia è il cattolicesimo (dal 51% al 64% della popolazione), ma una proporzione significativa dei cattolici sono agnostici, e il 32% della popolazione è atea.

La sua economia è di tipo capitalista con un significativo intervento dello Stato a partire dalla fine della seconda guerra mondiale. Tuttavia, dalla metà degli anni ‘80, riforme successive hanno portato a un progressivo disimpegno dello Stato di diverse imprese pubbliche.

Membro del Consiglio d'Europa è uno dei paesi fondatori dell'Unione europea, della zona euro e dell'area Schengen. E’ uno dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e fa parte degli otto Paesi più industrializzati del Mondo (G8), dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), della Francofonia e dell'Unione latina.

Militarmente, la Francia è membro della NATO. Si era ritirata nel 1966 dall'organizzazione militare integrata, per ritornare parzialmente nel 2002. La Francia fa parte delle nazioni che dispongono di armi nucleari.

Durante il XVII secolo (Grand Siècle), la Francia è stata plasmata dalle arti e dalla filosofia. Culla dell’illuminismo, ha influenzato le rivoluzioni americane, e attraverso la Rivoluzione francese ha dato slancio e esempio di democrazia nel mondo, portando valori di libertà, uguaglianza, e fraternità, e dal 1905, di laicità. Come risultato dell'esplorazioni del periodo rinascimentale, del diciottesimo e XIX secolo, la Francia ha diffuso la sua cultura e la sua lingua in varie parti del mondo, in particolar modo in Canada ed Africa, ma anche in alcune parti del Medio Oriente, dell'Asia e del Pacifico.

Con 79 milioni di visitatori nel 2006, è il paese con più visite turistiche annuali al mondo nella classifica dell'Organizzazione Mondiale del Turismo.

La presenza umana sul territorio dell’attuale Francia risale al Paleolitico inferiore. Uno dei siti più antichi (1.800.000 anni fa), contestato da alcuni autori, è il sito di Chilhac (Alta Loira). Il territorio francese presenta un numero significativo di grotte decorate del Paleolitico superiore, di cui la più famosa è probabilmente Lascaux (Dordogna, 15.000 anni fa). A partire da circa 7.000 anni fa, tutta la regione entra nel Neolitico, il più antico villaggio noto fu il sito di Courthézon (Vaucluse), datato 4560 a.C.

Arrivati in Francia intorno al 900 a.C. i Celti (Galli) ne occuparono gran parte del territorio verso il III secolo a.C. Nel 680 a.C. circa la costa mediterranea vide l'arrivo dei primi coloni greci, con la fondazione di una colonia presso Antibes.

La regione più meridionale della Gallia passò sotto la dominazione romana nel 125 a.C. (Gallia Narbonense), e successivamente il resto del territorio nel 51 a.C., dopo la guerra di Gallia. Sotto l'Impero romano, si sviluppò una civiltà gallo-romana prospera, portando alla Francia una base di cultura latina e, indirettamente, alla successiva cristianizzazione, che si verifica lentamente tra il II e il VI secolo.

Dopo la caduta dell'impero romano la Gallia fu occupata da varie popolazioni germaniche: gli Alemanni a nord, i Burgundi nel sud-est (da cui deriva il nome della regione della Borgogna) e soprattutto i Franchi che presero il sopravvento sulle altre popolazioni del Paese e espansero ulteriormente i loro domini.

Gran parte delle regioni che costituiscono l'attuale Francia vennero unite sotto Clodoveo (dinastia merovingia), nel 507. A partire dalla metà del VIII secolo Pipino il Breve, divenne il primo re dei Franchi non merovingio. Il regno si estende considerevolmente, e venne eretto a Impero durante il regno di suo figlio Carlo Magno. Dopo la morte del figlio di Carlo Magno, Ludovico il Pio, l'autorità centrale crollò rapidamente. Con il giuramento di Strasburgo dell'842 e la spatizione di Verdun dell'843 l’impero verrà diviso in tre parti: la Francia orientalis (a est), la Francia occidentalis (a ovest), e fra le due l’effimero regno di Lotario I. La parte orientale corrispondeva a ciò che più tardi sarebbe divenuto il Sacro Romano Impero e la parte occidentale alla Francia. Il giuramento di Strasburgo è stato spesso presentato come l'atto fondatore della Francia (e Germania).

I discendenti di Carlo Magno - i Carolingi - mantennero una simbolica influenza sui territori che grosso modo corrispondono alla Francia fino al 987, quando Ugo Capeto, iniziatore della dinastia dei Capetingi, duca di Francia e conte di Parigi, venne incoronato re. I suoi discendenti governarono fino al 1792, quando, con la rivoluzione Francese, il Paese si diede una forma di governo repubblicana, deponendo Luigi XVI.

I primi re della dinastia estesero progressivamente il dominio reale, rafforzare il regno franco malgrado l'opposizione dei Plantageneti, che si materializzò con la guerra dei cent'anni. Ma fu solo verso la fine del XII secolo, con Filippo Augusto, che l’autorità dei re franchi riuscì ad estendersi, per la terza volta in un millennio, dai Pirenei al canale della Manica. E fu in questo momento che si iniziò ad utilizzare il termine regno di Francia, che acquisisce un peso paragonabile a quella d'Inghilterra o del Sacro Romano Impero. Gli ultimi secoli del Medioevo, segnato dalla crisi della guerra dei cent'anni e dalla peste nera, in ultima analisi, rafforzarono l’autorità reale, che diventò innegabile nel XV secolo, con Luigi XI.

Nel tardo medioevo i re cattolici di Spagna e possedimenti degli Asburgo si unirono dando vita all'impero di Carlo V. Francesco I e suo figlio Enrico II lottarono contro questo nuovo potere alternando successi a battute d'arresto. Ma sarà solo con Enrico IV e Luigi XIII e il suo ministro Richelieu, che la preponderanza spagnola verrà messa in discussione a vantaggio della Francia.

Sul fronte del dominio coloniale, nonostante le iniziali espansioni portate in America con la spedizione di Jacques Cartier sotto Francesco I, e gli insediamenti nel mar dei Caraibi, Louisiana, e Senegal sotto Luigi XIV, la mancanza di determinazione di Luigi XV farà pendere l’ago della bilancia in favore dell'Inghilterra in India e in Canada.

Le difficoltà finanziarie, il rifiuto alle riforme e l'impazienza del popolo portarono alla rivoluzione francese, dal 1789 al 1799. Questo episodio, pietra miliare nella costruzione della storia nazionale francese, vide sorgere la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789 e la promozione degli ideali di libertà, di uguaglianza e fraternità.

La Rivoluzione si svolse in più fasi, iniziando con una prova di Monarchia costituzionale, con la riunione dell'Assemblea generale, la presa della Bastiglia il 14 luglio 1789, sconvolgimenti politici e sociali, e la caduta della monarchia il 10 agosto 1792.

Nel 1799, Napoleone Bonaparte prese il potere, prima come Primo Console, poi come imperatore (1804). Le sue armate combatterono e vinsero nei grandi teatri di guerra europei, assoggettando ampi territori e interi stati e fondando nuovi regni, alcuni dei quali governati dai familiari di Napoleone. A seguito della sua sconfitta nel 1815, la monarchia venne restaurata in Francia, per essere successivamente abolita legislativamente e sostituita dalla Seconda Repubblica francese.

Il 2 dicembre 1851 il Presidente della Repubblica, Luigi Napoleone Bonaparte, nipote di Napoleone, organizzò un colpo di stato. Il 4 gennaio 1852 venne proclamato imperatore con il nome di Napoleone III. Moriva la Seconda Repubblica francese, e nasceva il Secondo Impero.

Inizialmente il paese visse un’importante fase di industrializzazione, guidato dalla politica liberale in base economico, basata su una forte struttura capitalistica (banche, imprese ferroviarie e marittime, tessili e industrie pesanti, grandi magazzini, ecc,). Napoleone III si assicurò la fiducia nel Regno Unito (Guerra di Crimea), aumentò l'influenza della Francia in Medio Oriente, e le sue azioni in Italia contro l'Austria permisero l'annessione,in seguito a referendum pilotati,delle regioni piemontesi della Savoia e di Nizza. Ma gravi battute d'arresto offuscarono notevolmente l'immagine del regime e lotta contro la Prussia di fatto ne precipitò la caduta. Nel 1870 dopo la sconfitta di Sedan, e la perdita di Alsazia e Lorena aumentarono il risentimento nazionale. Altro fatto significativo era sul fronte demografico, la Francia non era più il paese più popoloso d’Europa, come prima della Rivoluzione francese, ma si vedeva oramai sopravanzato della popolazione tedesca e italiana di gran lunga superiore.

La guerra franco-prussiana del 1870 portò alla caduta del Secondo Impero e al ritorno della Repubblica. Sotto la Terza Repubblica la Francia estende il proprio impero coloniale, la cui conquista era iniziato sotto la monarchie del XIX secolo (Africa occidentale equatoriale, Marocco, Tunisia, Madagascar, Indocina).

Uscita vittoriosa, ma a un notevole prezzo in termini demografici ed economici, dalla prima guerra mondiale, la Francia visse un periodo di crisi economica e politica negli anni '30.

L'invasione tedesca della Francia settentrionale nel maggio 1940 e quella italiana di Mentone e di altri territori a Sud dopo la dichiarazione di guerra del 10 /06 portarono alla firma dell'armistizio con la Germania ( 22 giugno) e con L'Italia (25 giugno) e a votare i pieni poteri al maresciallo Philippe Pétain durante la seconda guerra mondiale. Egli sostituì la repubblica con uno Stato francese che si battè in più occasioni contro l'ex-alleato britannico (ad esempio in Siria)e contro gli Americani opponendosi al loro sbarco in Africa Settentrionale nel Novembre 1942. Il Generale Charles de Gaulle, considerato traditore dallo Stato francese legittimo, creò a londra il movimento "France libre" che combatté al fianco degli inglesi. La Francia dovette spostare il confine coll'Italia ad ovest di Mentone, riconoscendone l'annessione al vicino Regno. Nel novembre 1942, reagendo all'occupazione americana del nordafrica, l'Italia occupò anche Nizza e l'intero territorio dell'antica contea sabauda, amministrandolo fino all'8 settembre 1943. Fu l'unico periodo storico in cui il confine politico occidentale italiano coincise con quello geografico; Nizza fu allora rifugio di Ebrei, perseguitati e sfollati che poterono godere di quasi un anno di tranquillità sotto la protezione del regio esercito.

Alla fine della seconda guerra mondiale De Gaulle riuscì a far includere la Francia tra i vincitori,nonostante lo stato francese legittimo (Vichy)avesse combattuto in più occasioni a fianco dell'Asse.A Parigi fu concessa una zona d'occupazione in Germania e un settore di Berlino (ambedue ritagliati dalla zona britannica).Alla contea di Nizza furono riunite,nel maggio 1947, Briga e Tenda strappate all'Italia contro il volere delle popolazioni;la Quarta Repubblica fu promulgata il 27 ottobre 1946, ma dovette affrontare gravi difficoltà nell’impero coloniale, prima in Indocina e poi in Algeria, oltre alla decolonizzazione attraverso negoziati. Nonostante l'instabilità politica il Paese partecipò attivamente alla creazione della Comunità europea del carbone e dell'acciaio nel 1950, e alla firma del Trattato di Roma del 1957 come membro fondatore del mercato comune. Inoltre, la politica di sviluppo del nucleare, sia civile che militare, contribuì ad una politica indipendente negli anni '60.

La Costituzione della Quinta Repubblica, venne adottata il 4 ottobre 1958 rendendo la Repubblica più resistente alle instabilità. Dal 1973 l'economia francese ha conosciuto un susseguirsi di crisi economiche e dei periodi di crescita lenta, con frequente alternanza al potere. Dagli anni '50, la riconciliazione e la cooperazione con la Germania hanno consentito alla Francia di svolgere un ruolo di forza trainante nel processo di integrazione europea, in particolare con la Comunità economica europea. È diventata uno dei principali paesi dell'Unione europea, a favore di un'Europa politica forte, anche se ha respinto la Costituzione europea con il 55% dei voti il 29 maggio 2005.

La Francia è il 47° Stato per superficie terrestre e il 2° per superficie della zona economica esclusiva.

Il suo territorio europeo è bagnato dall'oceano Atlantico a ovest, dal Canale della Manica (che la separa dal Regno Unito) e dal Mare del Nord a nord, confina con Belgio, Lussemburgo, Germania, Svizzera e Italia a est e con Mar Mediterraneo, Andorra, Principato di Monaco e Spagna a sud.

Il territorio europeo della Francia si trova nella parte occidentale del continente. La Francia possiede territori sotto diversi statuti amministrative al di fuori dell'Europa: in America settentrionale, Caraibi, America meridionale, oceano Indiano, oceano Pacifico e Antartide. Condivide in Europa 2.970 km di frontiere terrestri con otto paesi: Spagna (650 km), Belgio (620 km), Svizzera (572 km), Italia (515 km), Germania (450 km), Lussemburgo (73 km), Andorra (57 km), Monaco (4,5 km). In Guyana, i confini corrono per 700 km con il Brasile e 520 km con il Suriname. Esiste un confine lungo 10,2 km sull'isola di Saint-Martin nelle Antille tra la parte sovranità francese e quella di sovranità dei Paesi Bassi. Infine, la Terre Adélie (TAAF – Terre Australi e Antartiche Francesi) rivendicata dalla Francia, è racchiusa in una parte dell’Antartide rivendicato dall'Australia. Nella parte europea la Francia ha quattro sbocchi su quattro diversi mari: mare del Nord, Canale della Manica, oceano Atlantico e mar Mediterraneo. La lunghezza totale della sua costa raggiunge i 3.427 km (escluse le coste della Corsica, che misurano da sole circa 1.000 km).

Con una superficie europea di 543.965 km² (655.688 km² con i territori d’oltre mare), la Francia si estende per oltre 1.000 km da nord a sud e altrettanti da est a ovest (maggiore distanza nord-sud : Bray-Dunes – Cerbère). La maggior parte del territorio è costituito dalla Regione Gallica;la Francia si estende peraltro anche su regioni geografiche limitrofe;in particolare lo Stato Francese occupa quella porzione della Regione Italica che si estende da Antibo a Mentone e che storicamente coincide pressapoco con l'antica Contea di Nizza,politicamente annessa nel 1860 e,per quanto riguarda Briga e Tenda, nel 1947.È il terzo paese più grande d'Europa, dopo Russia e Ucraina (2° se si contano i territori al di fuori dell'Europa) e il più grande nell'Unione europea. Inoltre, la Francia possiede la seconda più grande Zona Economica Esclusiva (ZEE), che ricopre 11.035.000 di chilometri quadrati, circa l'8% della superficie totale di tutte le zone economiche esclusive del mondo, dietro agli Stati Uniti d'America (11.351.000 km²) e prima dell'Australia (8.232.000 km²).

Ad eccezione della sua frontiera nord-est, in Europa il paese è prevalentemente delimitato da confini naturali, quali il mare, il Reno, Alpi e Pirenei.

La Francia metropolitana possiede una grande varietà di paesaggi, che spaziano dalle grandi pianure costiere del nord e dell’ovest, alle catene montuose che caratterizzano il sud-est (Alpi) e il sud-ovest (Pirenei). Le Alpi francesi si elevano fino a toccare il punto più elevato dell'Europa occidentale in comproprietà con l’Italia, il Monte Bianco, che culmina a 4.810 metri sul livello del mare. Ci sono anche altre regioni montane di più antica formazione, come le montagne della Corsica, il Massiccio Centrale, il Giura, i Vosgi, il Massiccio armoricano e le Ardenne che sono una regione molto rocciosa e boscosa. La Francia possiede anche un ampio sistema fluviale che è composto principalmente da fiumi quali la Loira, il Rodano (le cui fonti sono in Svizzera), la Garonna (le cui fonti sono in Spagna), la Senna, parte del Reno, della Mosa, della Mosella, della Somme, della Vilaine, che costituiscono propri bacini fluviali.

I dati al 1º gennaio 2008 rivelano che la Repubblica francese possedeva 64.473.140 di abitanti, di cui 61.875.822 milioni residenti nella Francia metropolitana (circa l'1% della popolazione mondiale). Un censimento generale nazionale è stato organizzato a intervalli regolari dal 1801, ma dal gennaio 2004, il censimento è permanente.

La crescita della popolazione francese si presentava come una delle più forti dell'Europa, combinando una tasso di natalità superiore alla media europea (830.900 nascite a fronte di 531.200 morti), e un saldo migratorio positivo (circa 100.000 individui l’anno): la popolazione francese era quindi cresciuta dello 0,61% su base annua. Per quanto riguarda il tasso di fecondità, era pari a 2,14 bambini per donna fertile, mentre il tasso medio in Europa era nello stesso periodo di 1,52 figli per donna. La Francia si presenta come il paese più prolifico nel continente assieme all'Irlanda.

La piramide delle età all'inizio del XXI secolo presenta una struttura caratterizzata da una quota di popolazione anziana in espansione, dovuto sia l'aumento della speranza di vita (Francia gode di una delle speranza di vita più elevate del mondo) e all'arrivo alla terza età della generazione del baby boom.

Nel 2006 l'Istituto nazionale di statistica e degli studi economici (INSEE) stima che 4,9 milioni di immigrati (stranieri nati al di fuori del territorio), che rappresentano l'8% della popolazione. Va inoltre osservato che i bambini nati da genitori immigrati sono considerati francesi. Di conseguenza, il numero di cittadini francesi di origine straniera è nell’ordine di circa 6,7 milioni secondo il censimento dell’INSEE del 1999, che rappresenta circa un decimo della popolazione francese.

La maggior parte degli immigrati provengono dall’Europa (Grecia, Portogallo, Spagna, Italia, ma anche Polonia, Romania e dagli stati nati dallo scioglimento dell’ex-Jugoslavia), dai paesi del Maghreb e dell'Africa nera, sue ex colonie. Il 1º gennaio 2005, il numero degli stranieri (persone di nazionalità straniera) nella Francia metropolitana era di 3.501.000 di persone, vale a dire il 5,8% della popolazione. La percentuale di questi è paragonabile alla media dei paesi dell'Europa occidentale, come Regno Unito (4,8%), Germania (8,9%), Spagna (10%), Paesi Bassi (4,3%), Svezia (5,3%), Belgio (8,6%) e Svizzera (20,7%).

Secondo uno studio condotto nel 2004, quasi 14 milioni di persone avevano almeno un genitore o un nonno residente all'estero.

La lingua ufficiale è il francese. Esistono diverse lingue locali (basco, bretone, catalano, corso, olandese (fiammingo), alsaziano, occitano), ma il governo francese e il sistema scolastico ne hanno scoraggiato l'uso fino a poco tempo fa. Le lingue regionali vengono ora insegnate in alcune scuole, anche se il francese rimane l'unica lingua ufficiale in uso dal governo, locale o nazionale.

Con legge costituzionale del 1992 adottata per consentire il Trattato di Maastricht, è stata aggiunta infatti la previsione secondo cui «La lingua della Repubblica è il francese», nel timore che il processo di integrazione europea potesse favorire l'espansione di altre lingue a danno del francese. La tutela delle minoranze linguistiche è quindi sempre stata malvolentieri accettata, se non proprio rifiutata, in quanto lesiva del principio di eguaglianza e di indivisibilità del popolo francese. In applicazione della legge costituzionale, venne approvata nell'agosto del 1994 la legge Toubon, dichiarata poi incostituzionale dalla Corte Costituzionale, in quanto in contrasto con il principio della libera comunicazione del pensiero e delle idee proclamato dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Una tendenza al superamento di questa visione accentratrice, la si ha a partire dal 1998, quanto si concede alla Nuova Caledonia di avere maggiori competenze e assemblee provinciali decentralizzate. Minor fortuna ha avuto il tentativo di introdurre all'articolo 2 il comma "La Repubblica riconosce e valorizza le lingue e le culture regionali". Tale modifica, resa necessaria dalla ratifica da parte della Francia della Carta Europea delle lingue regionali, venne osteggiata dallo stesso Presidente Jacques Chirac, il quale nel 1999 disse che non l'avrebbe sostenuta in quanto lesiva dei principi fondamentali della Repubblica. La Carta è stata così ratificata solo in via amministrativa.

A seguito della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789, la Francia garantisce la libertà di religione come diritto costituzionale. Una legge del 1905 istituisce la separazione tra Chiesa e stato e proibisce al governo di riconoscere, stipendiare o sussidiare qualsiasi religione. Nella situazione precedente, stabilita nel 1801-1808 dal Concordat, lo stato appoggiava la Chiesa cattolica, la Chiesa luterana, la Chiesa calvinista e la Religione ebraica e forniva l'insegnamento scolastico delle suddette (per ragioni storiche, questa situazione vige ancora nell'Alsazia-Mosella).

Il governo francese non mantiene statistiche sulla religione. Un sondaggio CSA del 2006-2007 individua le appartenenze religiose in Francia come: Cattolici Romani 51%, Protestanti 3%, Ebrei 1%, Musulmani 4%, atei 31%.

Ancora in un sondaggio telefonico del 2003 sulla base di 1000 persone è emerso che il 41% dichiara che l'esistenza di Dio è "esclusa" o "improbabile". Il 33% dichiara che il termine ateo li descrive abbastanza o molto bene, mentre il 51% si dichiara cristiano. Quando interrogati sulla loro religione, il 62% ha risposto cattolico romano, il 6% musulmano, il 2% protestante, l'1% ebraico, il 2% appartenente ad altre religioni (eccetto per ortodossi o buddisti, che avevano percentuali trascurabili), il 26% di nessuna religione e l'1% si è rifiutato di rispondere. La discrepanza tra il numero di atei (41%) e il numero di «nessuna religione» (26%) può essere attribuito a persone che si sentono culturalmente vicine a una religione, seguono i suoi valori morali e le sue tradizione, ma difficilmente credono in Dio. In Francia esiste una forte distinzione tra religione e vita civile.

La comunità ebraica è la prima per consistenza dell'Europa occidentale.

La Francia è una Repubblica costituzionale, "indivisibile, laica, democratica e sociale" (articolo I della Costituzione del 1958) a regime parlamentare semi-presidenziale (con forti poteri in mano al Presidente della Repubblica). La riforma costituzionale del 28 marzo 2003 (Atto II del decentramento), ai sensi dello stesso articolo, ha aggiunto che l'organizzazione della Repubblica fosse decentrata.

Prima del 1962 il presidente della Repubblica francese era eletto a suffragio universale indiretto da un collegio elettorale ampliato, al fine di evitare il predominio del potere legislativo sul potere esecutivo che si era prodotto nell'ambito della quarta Repubblica e che aveva causato il blocco istituzionale. Nel novembre 1962, il presidente indisse un referendum per poter essere eletto a suffragio universale diretto, in base all'articolo 11 della Costituzione (e non all'articolo 89). L'articolo 11 consente di sottoporre a referendum leggi in materia di governo, organizzazione delle istituzione e trattati internazionali, mentre l'articolo 89 consente di presentare una revisione costituzionale da parte del popolo, ma dopo l'approvazione del Parlamento riunione in Congresso.

Nella Costituzione della Quinta Repubblica, il potere esecutivo è rafforzato a scapito del potere legislativo. Il Presidente ha acquisito competenze proprie come ad esempio il diritto di sciogliere l'Assemblée nationale (articolo 12 della Costituzione), il diritto di indire un referendum (articolo 11 della Costituzione), il potere di nominare il Primo ministro (articolo 8 della Costituzione), in quanto, a differenza del sistema presidenziale (si pensi agli Stati Uniti d'America), egli non è anche capo dell'esecutivo. Per quanto riguarda il governo, ne determina e ne dirige la politica. Stabilisce anche i 3/4 degli ordini del giorno dell’Assemblée nationale. Il presidente è eletto per cinque anni a suffragio universale diretto (prima era 7 anni).

L'ordinamento politico della quinta Repubblica prevede una Camera dei deputati (Assemblée nationale) di 577 membri, eletti per 5 anni a suffragio universale diretto, e un Senato (Sénat) composto da 331 senatori (che saranno 346 nel 2010 e rinnovati da questa data per la metà ogni tre anni), eletti per 6 anni a suffragio universale indiretto. Il potere legislativo del Senato è limitato; l'Assemblée nationale ha l'ultima parola in caso di disaccordo tra le due camere.

I cittadini francesi all'estero vedono i loro interessi difesi in Parlamento da parte dell'Assemblea dei Francesi dell’Estero (Assemblée des Français de l’Étranger).

Le principali divisioni amministrative francesi sono le regioni, che sono 26 (di cui 22 nella Francia metropolitana, i dipartimenti (100 di cui 4 d'oltremare) e gli arrondissements (circondari, cioè suddivisioni amministrative dei dipartimenti).

Questi circondari (arrondissements) sono divisi in cantoni (per i collegi elettorali) e in comune (per un totale di 36.783) per l'amministrazione locale territoriale. I cantoni corrispondono per la maggior parte a comuni completi, tuttavia, alcuni importanti comuni sono suddivisi in più cantoni, che possono anche comprendere altri comuni limitrofi meno popolati.

Infine, alcune importanti comuni (Parigi, Lione, Marsiglia) sono a loro volta suddivisi in circoscrizioni di comune per l'amministrazione locale con sindaci locali con a disposizione una certa autonomia finanziaria e amministrativa all'interno dello stesso Consiglio comunale.

Il dipartimento di Parigi comprende un solo comune. Le 4 regioni d'oltremare (Guadalupa, Martinica, Guyana, Réunion) dispongono ciascuno ad un singolo dipartimento. La regione della Corsica (che comprende due dipartimenti) ha uno speciale status di collettività territoriali leggermente diverso rispetto alle altre regioni metropolitane. Queste regioni sono tuttavia parte integrante dell'Unione europea.

In seguito alle leggi Defferre del 1982-1983 e Raffin del 2003-2004, la Francia è uno Stato decentralizzato. La riforma costituzionale del febbraio 2003 ha affermato che l'organizzazione della Repubblica è decentralizzata. Il decentramento, che è stato in prima accompagnato dalla devoluzione, sostiene ora pienamente l'emergere di un vero potere locale il cui equilibrio è ancora dibattito.

A parte le amministrazioni locali con piena realizzazioni, quali sono i comuni, i dipartimenti e le regioni, esiste anche un’organizzazione intercomunale che è portata a esercitare sempre maggiori competenze (quali lo sviluppo economico, l'uso del territorio, la politica degli alloggi, il trasporto pubblico, l’igiene). Infatti i comuni sono invitati a unirsi sotto il regime dell’intermunicipalità che dispone oramai di un’autonomia finanziaria e fiscale propria, oltre che ad un riconoscimento giuridico (établissement public de coopération intercommunale o EPCI ). Nel 2006, 2.573 comunità (comunità di comuni, le comunità di agglomerazioni e comunità urbane) hanno ricomposto il territorio nazionale, rappresentano il 90% di comuni e l’85% della popolazione francese. Certe intermunicipalità includono comuni di differenti dipartimenti o regioni, allo scopo anche di agevolare la gestione delle attrezzature comuni, o per politiche in materia di trasporti.

La Francia è "una e indivisibile", ma questo formula crea qualche tensione in alcuni "paesi" o "regioni", la cui specificità, tra cui la lingua, non è sufficientemente riconosciuta da alcuni movimenti regionalisti (Alsazia, Bretagna, Catalogna Nord, Corsica, Fiandre, Paesi Baschi, Occitano, ecc).

Nel corso del XIX secolo la Francia dispose di un vasto impero coloniale. Il processo di decolonizzazione iniziato verso la metà del XX secolo ha portato all’autodeterminazione della maggior parte delle sue ex colonie. Una parte pose comunque la scelta, tramite referendum, di rimanere all'interno della nazione francese, con statuti molto diversi. Generalmente nota sotto il nome di Francia d'oltremare, è composta da quattro dipartimenti d'oltremare, da collettività d'oltremare con status che offrono un'ampia autonomia, dalla Nuova Caledonia a statuto speciale, e diversi terreni solitamente disabitata, come le Terre australi e antartiche francesi.

I dipartimenti e le regioni d'oltremare hanno pari status a quello dei dipartimenti della Francia metropolitana. Guadalupa, Martinica, Guyana francese e Riunione sono parte di esse, e sono anche regioni ultraperiferiche dell'Unione europea.

Le collettività d'oltremare sono dei territori con uno status molto diversi di autonomia. Polinesia francese, Saint-Pierre-et-Miquelon, Wallis e Futuna, Saint-Martin, St Barthelemy, e Mayotte (che ha il nome particolare di collettività dipartimentale d'oltremare), ne fanno parte.

Le comunità di Mayotte e di Saint Pierre e Miquelon hanno un’amministrazione locale unica che unisce le funzioni conferite di solito alle regioni e ai dipartimenti metropolitani. Tuttavia, Mayotte evolse dal 2001 allo status di dipartimento d'oltremare, per una maggiore integrazione. Queste due comunità, anche se poste al fuori dell'Unione europea utilizzano l'euro come moneta.

Wallis e Futuna sono tre monarchie tradizionali, il cui re governa con consigli eletti e il rappresentante dello Stato francese. Il sistema giudiziario in materia penale e civile è detenuto dall’unico tribunale di primo grado che è competente per l'intero territorio. Questo territorio non è amministrativamente diviso in comuni, ma circoscrizioni, il soggetto a capo della circoscrizione ha poteri equivalenti a quelle di un sindaco.

La Polinesia francese ha un alto grado di autonomia, tra cui un governo territoriale e un’assemblea in grado di gestire il bilancio del territorio, l'imposizione fiscale, e uno specifico potere legislativo. L'amministrazione di alcune funzioni (quali difesa, polizia, giustizia, e tesoro pubblico) è rappresentato per lo Stato francese nel territorio da un Alto Commissario della Repubblica.

Nell’ambito dell'oltremare francese, la Nuova Caledonia ha uno status particolare. Anche se ancora in possesso di una divisione in amministrazioni comunali, la Nuova Caledonia non è diviso in dipartimenti, ma in province e villaggi (su basi di uso comune) con funzioni normalmente assegnate ai dipartimenti e ai comuni sul continente e nelle regioni d’oltremare, in particolare nei settori della giustizia, dell'istruzione e della cittadinanza. Inoltre, la funzione della regione è trasferita ad un governo locale. In futuro è previsto un referendum per determinare se il territorio rimarrà entro la Repubblica francese con ampia autonomia, o diverrà indipendente, con una possibile associazione. Utilizza il Franco francese del Pacifico, una moneta comune nella Polinesia francese, Wallis e Futuna e Nuova Caledonia.

Altre regioni dell'oltremare francese poco o per nulla abitate sono gestite a distanza da un altro territorio abitato da un amministratore nominato dallo Stato per conto della Repubblica: le isole Éparses (nell'Oceano Indiano, sparse tra il Madagascar, Mayotte, e Mauritius) e le Terre australi e antartiche francesi (TAAF, Oceano Indiano meridionale) sono gestiti da Reunion, e Clipperton (nell'Oceano Pacifico orientale, al largo del Messico) è gestito dalla Polinesia francese. Queste terre non posseggono un’amministrazione locale propria.

La Francia inoltre mantiene il controllo su numerose piccole isole dell'oceano Indiano e dell'oceano Pacifico, comprese Bassas da India, isola Clipperton, isola Europa, isole Glorioso, isola Juan de Nova, isola Tromelin.

La Francia è un membro delle Nazioni Unite e siede come uno dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'ONU con diritto di veto. È anche membro dell'Organizzazione mondiale del commercio (WTO), del Segretariato della Comunità del Pacifico (SPC) e della Commissione dell'Oceano Indiano (COI). E’ un membro associato della Associazione degli Stati Caraibici (ACS) e membro di spicco della Organizzazione internazionale francofona (OIF) che raggruppa cinquantuno paesi francofoni in tutto il mondo. La Francia ospita la sede di importanti organizzazioni internazionali quali OCSE, UNESCO, Interpol, Alliance Base e l'Ufficio internazionale dei pesi e delle misure.

La politica estera francese è stata in gran parte influenzata dall'adesione all'Unione europea, di cui è membro fondatore. A partire dagli anni ‘90, la Francia ha sviluppato stretti legami con la Germania riunificata al fine di creare un influente blocco trainante dell'Unione europea. Nei primi anni ‘90, il paese ha attirato forti critiche dalle altre nazioni per i suoi test nucleare sotterraneo nella Polinesia francese. La Francia si oppose vigorosamente all'invasione dell'Iraq nel 2003, stringendo relazioni bilaterali con Stati Uniti e Regno Unito. La Francia mantiene una forte influenza politica ed economica verso le ex colonie africane. In particolare ha fornito aiuti economici e sostegno militare alle missioni di pace in Costa d'Avorio e Ciad.

La Francia fa parte dei cinque paesi che sono legalmente riconosciuti come "Stati dotati dell’arma nucleare" per il trattato di non proliferazione nucleare. L'esercito francese, insieme a quello del Regno Unito, è uno dei più attrezzati finanziariamente in Europa. In effetti assieme rappresentano oltre il 40% delle spese militari dell'Unione europea. La Francia dedica il 2,5% del suo PIL alle spese militari (con un bilancio di 38 miliardi di euro nel 2006), dove i suoi omologhi in Europa (escluse Regno Unito e Grecia) spendono mediamente l’1,5% del PIL.

Dal 1996 l'esercito e diventato professionale. Con una capacità di oltre 350.000 uomini, è distribuito in tutto il mondo, compreso Kosovo, Costa d'Avorio, nei territori d'oltremare, ma anche in Medio Oriente.

La Francia è la sesta più grande economia del mondo, dietro Stati Uniti d'America, Giappone, Cina, Germania e Regno Unito. Con i suoi 551.602 km² e i 64 milioni di abitanti (compresi i territori d'oltremare), la Francia non può essere considerato come un "grande" paese rispetto al resto del mondo. Tuttavia, il suo peso economico è stato in grado di dare un ruolo di primo piano sulla scena internazionale. La Francia ha beneficiato innegabilmente dalla sua posizione geografica al centro d'Europa e lungo i principali flussi commerciali che attraversano il continente, con importanti porti sul mar Mediterraneo, Canale della Manica e oceano Atlantico.

Il mercato comune europeo istituito nel 1957 ha rappresentato un forte motore per lo sviluppo delle imprese francesi, e nel frattempo le ex-colonie e i territori d'oltremare hanno mantenuto un importante legame commerciale.

La Francia è il primo produttore agricolo dell'Unione europea: con il 23% della produzione agricola europea nel 1999 è seguita a debita distanza da Italia (15,4%) e Germania (15,2%). Le colture principali sono i cereali (grano e mais), zucchero, vino, prodotti lattiero-caseari, frutta, verdura, l’allevamento animale e la produzione di carne.

Il settore ha subito un ammodernamento che ha aumentato la sua produttività. La popolazione attiva in agricoltura continua a diminuire dai massimi dell’immediato dopo guerra, tuttavia si segnala un relativo ringiovanimento della forza lavoro, legata principalmente al massiccio pensionamento: nel 2000 il 53% dei proprietari di azienda agricola avevano meno di 50 anni, contro il 42,6% del 1988. Le attività agricole si sviluppano sul 60% della Francia metropolitana corrispondenti a circa 28 milioni di ettari, ma solo la metà di questa superficie è posta a coltura.

In termini di produzione, l’allevamento, con 11,9 miliardi di euro in valore nel 2000, si pone al primo posto nel panorama agricolo francese, davanti ai cereali (10 miliardi a 66 milioni di tonnellate) e alle produzioni vinicole (8,9 miliardi di euro). Con 22,6 miliardi di litri di latte prodotti nel 2000, sebbene in calo rispetto al 1990, la Francia rappresenta un quinto del totale europeo. Se la pesca ha oggi un peso ridicolo sia a livello europeo che mondiale (341.000 tonnellate nel 1999, principalmente tonno tropicale) la flotta è costituita da circa 6.000 navi e circa 20.500 marinai. Infine, il legname raccolto, pari a 36,2 milioni di metri cubi nel 1999, alimentando un settore (segherie, lavorazione del legno, produzione di carta e cartone), che impiega circa 100.000 persone. La produzione agricola alimenta inoltre il settore delle industrie di trasformazione alimentare, che alla fine del 1999 assommava a circa 3.000 aziende che davano lavoro a 370.000 dipendenti, dove l’industria legata alla lavorazione della carne impiegava da sola 122.000 persone.

Il settore secondario rappresentava il 20,6% del PIL francese nel 2006 e occupava il 24,4% della forza lavoro.

La Francia è una delle più grandi potenze industriali del mondo. Nelle loro attività, diversi gruppi francesi occupano un posto di primo piano rispetto ai loro concorrenti stranieri, come nel caso L'Oréal, Michelin e Alcatel.

I rami che occupano il più grande numero di lavoratori dipendenti sono le industrie della meccanica, elettrica ed elettronica (25% nel 1998), dei prodotti in metallo (11,7%) e il settore legno, carta e stampa (10,2%). Inoltre il settore automobilistico riveste una notevole importanza, con una produzione annuale di circa 5 milioni di veicoli, forte di circa 300.000 dipendenti, con grandi gruppi quali Peugeot-Citroen e Renault).

Con il 88% delle imprese con meno di 200 dipendenti nel 1998, l'industria francese scarsamente concentrato. A fianco dei gruppi di grandi dimensioni coesistono e prosperare molte piccole e medie imprese (PMI) che spesso lavorano in subappalto.

L’industria nucleare francese è ora un settore leader dell'economia e uno dei pilastri della sua politica energetica. La Francia è il secondo maggior produttore di energia nucleare del mondo dietro solo agli USA. Con 58 reattori nucleari, tutte gestite dall’EDF, la Francia possiede il secondo parco al mondo (preceduta sempre dagli USA), mentre la quota di energia nucleare sulla produzione totale di energia elettrica corrisponde a quasi il 79%, ponendo la Francia come leader a livello mondiale.

La scelta strategica di puntare sulle centrali nucleari di potenza ha costantemente ridotto la bolletta energetica della Francia. Tuttavia, il tasso di indipendenza energetica del paese è in netta crescita: il 26% nel 1973, circa il 50% dalla fine degli anni ‘80. L'energia nucleare ha anche permesso al paese di ridurre le emissioni che contribuiscono all'effetto serra. La Francia ha così uno dei più bassi tassi di emissioni di CO2 fra i paesi dell’OCSE. Le sue emissioni di anidride carbonica causate dalla produzione energetica sono pari a 1,68 t. pro capite nel 2002, contro le 2,30 tonnellate. della media dei paesi dell’Unione europea a 15 (di cui 2,80 tonnellate per la Germania e 2,44 tonnellate per il Regno Unito) e le 5,36 t. per gli Stati Uniti d'America. La Francia, in tal modo, ha emissioni di gas serra pro capite del 21% al di sotto della media europea, e dal 30% al 40% inferiori a quelli dei suoi principali paesi confinanti.

Il settore terziario ha un posto di rilievo nell'economia francese a immagine degli sviluppi compiuti negli altri principali paesi industrializzati. Il settore terziario impiega il 71,5% della popolazione attiva, più di 16 milioni di francesi. Questo è il settore che contribuisce maggiormente alla crescita economica..

Il settore commerciale è stato caratterizzato negli ultimi anni da perturbazioni da cui ha tratto vantaggio la grande distribuzione, spesso attraverso fusioni e acquisizioni di grandi dimensioni. Alcuni nomi dei principali gruppi hanno risonanza in tutto il mondo (Carrefour, Auchan, Group Casino, E.Leclerc, Intermarché solo per citarne alcuni).

Molto importante per la bilancia commerciale è il settore agroalimentare, che ha prodotto 9,4 miliardi di euro di eccedenza nel 2000. In questo settore figurano produzioni quali quello delle bevande alcoliche (champagne, vino, cognac), seguita dalle produzioni cerealicole (grano) e dell’allevamento animale e delle carni. In termini di saldo esportazioni-importazioni, l’agroalimentare è seguito dall’industria automobilistica (9,3 miliardi di euro).

I principali partner commerciali della Francia sono ovviamente i paesi dell'Unione europea, con i quali presentava un surplus commerciale, concentrando il 62% delle esportazioni e il 60% delle importazioni nel 2000. A distanza i paesi europei sono seguiti dall’America e dall’Asia. La Germania è il partner tradizionale e principale in territorio europeo; seguono Regno Unito, Italia e Spagna.

Per quanto riguarda le importazioni francesi ruolo principale veste il settore dell’energia. I principali fornitori di petrolio sono Norvegia, Arabia Saudita, Russia e la vicina Gran Bretagna. Altre merci d'importazione sono gli elettrodomestici e i prodotti dell’abbigliamento-cuoio.

A partire dal 2004, la Francia ha conosciuto un disavanzo della sua bilancia commerciale sempre più importante.

Il tasso di disoccupazione, al 7,5% nel marzo 2008, è fra i più elevati d’Europa, e da circa 30 anni questo problema è ufficialmente una priorità del governo, indipendentemente dal partito al potere. La disoccupazione colpisce in particolare le donne, le persone oltre i 50 anni e la gioventù (anche se le stime sono leggermente alterate dal fatto che solamente una minoranza cerca un lavoro prima dei 22 anni).

Nel 2008 3,68 milioni di persone (6,4% della popolazione) vivevano al di sotto della soglia di povertà del 50%, e 7,13 milioni di persone (12,1% della popolazione) vivono al di sotto della soglia di povertà del 60%. La povertà assoluta è in costante declino in Francia, ma la povertà relativa diminuisce in maniera inferiore (la povertà relativa è definita in relazione alla media del tenore di vita, e difficilmente può scomparire).

Il 15% delle famiglie più ricche possiedono il 55,8% del totale del patrimonio nazionale (e nella maggior parte dei casi sono delle persone anziane).

Il deficit pubblico, come il deficit di bilancio, sono molto elevati: per il 2007 lo stato delle spese nette ammontava a 271 miliardi di euro, mentre il totale delle entrate nette ammontano a 228 miliardi di euro. Secondo il ministero delle Finanze francese, il disavanzo era pari a circa 42 miliardi di euro..

Il debito pubblico del governo (Stato, enti locali, Sicurezza sociale, ODAC) era pari a 1.150 miliardi di euro alla fine del 2006, che costituisce il 64,2% in rapporto al PIL (i criteri del Patto di stabilità e di crescita del trattato sull'Unione europea limita il disavanzo al 3,0% del PIL e il debito al 60% del PIL)..

Per quanto riguarda il sistema di produzione, la Francia è il quarto esportatore del mondo (come somma di tutti i prodotti), nonostante l'intrinseca debolezza, dal momento che non controlla il sistema di produzione, dominata a monte da parte di coloro che producono macchine utensili. L'economia francese è prevalentemente un’economia dei servizi, per i quali è il secondo più grande esportatore del mondo (è al primo posto nel mondo come destinazione turistica con più di 60 milioni di visitatori stranieri l'anno).

Il settore terziario impiega il 72% della forza lavoro. Ma è soprattutto nel sistema della distribuzione che la Francia si distingue: la grande distribuzione in Francia ha un peso molto forte per l'economia.

È il secondo più grande esportatore mondiale di prodotti alimentari, dietro gli Stati Uniti, anche se il settore primario (agricoltura, pesca) rappresenta solo il 4% della forza lavoro.

La Francia possiede un importante apparato industriale. Fra i settori di punta vi sono la produzione di treni commerciali per l’alta velocità e una potente industria automobilistica (Peugeot-Citroën, Renault, Michelin). Possiede il primo gruppo globale per la costruzione di centrali nucleari, collabora nel settore aeronautico e aerospaziale con gruppi quali Airbus, Eurocopter, Ariane, Safran, ha importanti aziende farmaceutiche (Sanofi Aventis, Istituto Pasteur). Presenta eccellenze nel settore gastronomico e nel settore di lusso. Il settore secondario occupa il 24% della forza lavoro.

La Francia è il paese più visitato nel mondo (per numero di visitatori stranieri), e lo stesso vale per Parigi, che è la prima città turistica in termini di arrivi e, infine, la Torre Eiffel che è il monumento più visitato del mondo. Il paese si presenta come leader indiscusso in questo settore e presenta una grande varietà di monumenti e siti di notevole interesse. Tuttavia le entrate del turismo internazionale sono più elevate negli Stati Uniti (81,7 miliardi di dollari) rispetto alla Francia (42,3 miliardi di dollari). Da un lato soggiorni in Francia sono generalmente di breve durata e, in secondo luogo il tipo di turismo è differente rispetto agli Stati Uniti (un turismo familiare invece che un turismo d'affari). Nel 2000 è stato segnato il record assoluto con 75,5 milioni di arrivi. La bilancia turistica francese è in positivo: nel 2000 si sono generate entrate per 32,78 miliardi di euro, mentre i turisti francesi nei viaggi all'estero hanno contribuito ad una spesa di soli 17,53 miliardi di euro. La grande varietà di paesaggi, la lunghezza di costa, il numero e la diversità dei monumenti presenti, oltre al prestigio della cultura francese (cucina, stile di vita, ecc.) e il ricco patrimonio (letteratura, pittura) spiega senza dubbio l’attrattività del paese, anche se si prevede che lo sviluppo del turismo in Cina potrebbe strappare nei prossimi anni il trono alla Francia come paese più visitato del mondo.

Secondo i dati del 2003 i siti turistici più visitati sono stati: Torre Eiffel (6,2 milioni), Museo del Louvre (5,7 milioni), reggia di Versailles (2,8 milioni), Museo d'Orsay (2,1 milioni), Arco di Trionfo (1,2 million), Centre Pompidou (1,2 milioni), Mont Saint-Michel (1 milione), Castello di Chambord (711.000), Sainte-Chapelle (683.000), Castello di Haut-Kœnigsbourg (549.000), Puy de Dôme (500.000), Musée Picasso (441.000), Carcassonne (362.000).

La rete ferroviaria della Francia, che si estende per 31.840 chilometri è la più ampia dell’Europa occidentale. È gestita dalla SNCF, e i treni ad alta velocità comprendono il Thalys, l’Eurostar e il TGV, che viaggia a 320 km/h. L'Eurostar, insieme con l'Eurotunnel Shuttle, unisce la Francia al Regno Unito attraverso il tunnel sotto la Manica. Esistono collegamenti ferroviari con tutti gli altri paesi limitrofi, ad eccezione di Andorra.

Approssimativamente ci sono 893.300 chilometri di rete stradale in Francia. La regione di Parigi è avvolta dalla più fitta rete di strade e autostrade che la collegano con tutte le altre parti del paese. Le strade francesi supportano un certo traffico internazionale, con collegamenti verso le città dei paesi vicini come Andorra, Belgio, Germania, Italia, Lussemburgo, Monaco, Spagna e Svizzera. Non vi è in uso nessuna tassa annuale di circolazione, tuttavia, l'utilizzo delle autostrade è regolamentato attraverso il pagamento di un pedaggio. Il mercato dell’auto è dominato dai marchi nazionali, come la Renault (27% delle autovetture vendute in Francia nel 2003), Peugeot (20,1%) e Citroën (13.5%). Oltre il 70% delle nuove autovetture vendute nel 2004 montava motori diesel, di gran lunga più contenuti i motori a benzina o a GPL. La Francia possiede il più alto ponte stradale del mondo: il viadotto di Millau, e ha costruito molti ponti importanti fra i quali il Ponte di Normandia.

Nel paese sono presenti 478 tra aeroporti e campi di atterraggio. L’Aeroporto internazionale Paris-Charles de Gaulle situato nelle vicinanze di Parigi è il più grande aeroporto di Francia, e movimenta la stragrande maggioranza del traffico commerciale del paese e che collega Parigi praticamente con tutte le principali città del mondo. Air France è la compagnia aerea di bandiera, anche se numerose compagnie aeree private fornire voli nazionali e internazionali. Ci sono dieci grandi porti in Francia, il più grande dei quali è a Marsiglia. Si contano 14.932 km di corsi d'acqua e canali navigabili, compreso il Canal du Midi, che collega il mar Mediterraneo con l'oceano Atlantico tramite il fiume Garonna.

La cultura francese è ricca, varia e antica, e riflette le sue culture regionali e l'influenza delle ondate migratorie avvenute nel corso delle varie epoche. La sua capitale, Parigi - la Ville lumière - è stata a lungo un crocevia culturale importantissimo (la Sorbona), accogliendo artisti provenienti da ogni settore, ed oggi ospita il maggior numero di siti culturali nel mondo (musei, edifici e altro). Alcuni di questi siti sono dedicati alle tematiche più diverse (il museo del Louvre) e questa ricca cultura ha fatto della Francia, e di Parigi, la prima località turistiche del mondo.

Patria di molti filosofi (il XVII secolo o Grand Siecle, e il XVIII secolo, o Età dei Lumi, sono stati i secoli d'oro per la Francia), la cultura francese ha lasciato al mondo la lingua della diplomazia, alcuni delle concezioni universali dell'uomo, oltre a numerose scoperte e realizzazioni tecniche e mediche.

Dopo aver inventato il cinema a Lione, la Francia ha sviluppato una delle poche industrie cinematografica in Europa a resistere alla macchina di hollywoodiana.

La prima letteratura francese risale al Medioevo, quando l'area dell’odienra Francia non possedeva ancora un'unica e uniforme lingua e di conseguenza gli scrittori si cimentarono con le diverse lingue e dialetti. Gli autori di molti testi medievali francesi non sono noti, come nel caso di Tristano e Isotta e Lancillotto e il Santo Graal. Gran parte della letteratura e della poesia medievale francese venne ispirata da leggende del ciclo carolingio, come la Chanson de Roland. Il "Roman de Renart", scritto nel 1175 da Perrout de Saint-Cloude è un altro esempio dell’epoca. Alcuni nomi di autori di questo periodo sono Chrétien de Troyes e Guglielmo IX d'Aquitania, che scrisse in occitano.

Un importante scrittore del XVI secolo fu François Rabelais che influenzò il moderno vocabolario francese.

Nel corso del XVII secolo un patrimonio importante venne lasciato da Pierre Corneille, Jean Racine, Molière, Blaise Pascal e René Descartes, che influenzò la morale e la filosofia e gli autori dei decenni successivi. Jean de La Fontaine fu un importante poeta di questo secolo.

Letteratura francese e la poesia fiorirono nel XVIII-XIX secolo. Il XVIII secolo vide le opere di scrittori, e moralisti come Voltaire, Denis Diderot e Jean-Jacques Rousseau. Charles Perrault fu un prolifico scrittore di racconti per bambini ("Il gatto con gli stivali", "Cenerentola", "La bella addormentata nel bosco" e "Barbablù").

Nel XIX secolo videro la luce molti romanzi francesi di fama mondiale con Victor Hugo (I Miserabili), Alexandre Dumas (I tre moschettieri e Il Conte di Montecristo), e Jules Verne (Ventimila leghe sotto i mari) tra i più noti, ma anche Emile Zola, Guy de Maupassant, Théophile Gautier e Stendhal. La poesia simbolista fu un movimento importante nella letteratura francese, con poeti come Charles Baudelaire, Paul Verlaine e Stéphane Mallarmé.

Importanti scrittori del XX secolo inclusero Louis-Ferdinand Céline, Albert Camus, e Jean-Paul Sartre. Antoine de Saint-Exupéry scrisse Il piccolo principe, che rimase popolare per decenni tanto per la letteratura per ragazzi, quanto fra gli adulti di tutto il mondo.

Gli sport più popolari comprendono il calcio, il rugby e, in alcune regioni, la pallacanestro e la pallamano. La Francia ha ospitato eventi di rilievo internazionale, come la Coppa del Mondo di calcio nel 1938 e nel 1998, e la Coppa del Mondo di Rugby nel 2007. Lo stadio più grande della Francia è lo Stade de France di Parigi sede della finale della Coppa del Mondo di Calcio del 1998, e della Coppa del Mondo di Rugby dell’ottobre 2007. Inoltre, la Francia ospita l'annuale il Tour de France, la più famosa corsa di ciclismo su strada di tutto il mondo. Altro evento sportivo di rilievo è la 24 Ore di Le Mans, corsa sportiva di resistenza che si tiene nel dipartimento di Sarthe. Si svolgono diversi grandi tornei di tennis, compresi di Paris Masters e il Open di Francia, uno dei quattro tornei del Grande Slam.

La Francia ha una stretta associazione con le Olimpiadi, in quanto patria del barone Pierre de Coubertin, che suggerì la rinascita dei Giochi alla fine del XIX secolo. Parigi ospitò la seconda Olimpiade nel 1900. Parigi fu anche la prima sede del Comitato Olimpico Internazionale, prima che questa fosse trasferita a Losanna. Dopo l’edizione del 1900, la Francia ospitò le Olimpiadi in altre quattro occasioni: le olimpiadi estive del 1924 (sempre a Parigi) e tre Giochi Olimpici invernali (1924 a Chamonix, 1968 a Grenoble e Albertville nel 1992).

Il campionato francese di baseball è denominato Championnat de France de baseball il quale è costituito dai migliori otto club francesi. La nazionale rappresenta la Fédération française de baseball et softball e partecipa regolarmente ai campionati mondiali organizzati dalla IBAF e ai campionati europei organizzati dalla CEB. Il miglior risultato di sempre nell'europeo è il 3° posto nel 1999.

Sia la Nazionale di calcio e la Nazionale di rugby sono soprannominate Les Bleus in riferimento al colore della divisa. La squadra di calcio è considerata come una delle più forti del mondo, ed ha vinto l’edizione della Coppa del Mondo del 1998, e ottenendo un secondo posto nel 2006, oltre ad aver vinto due Campionati europei nel 1984 e il 2000. La principale competizione calcistica nazionale è la Ligue 1. Il rugby è molto popolare soprattutto a Parigi e nel sud-ovest della Francia. La squadra nazionale di rugby ha gareggiato in tutte le Coppe del Mondo di questo sport, e prende parte annualmente al campionato delle Sei Nazioni. La nazionale ha vinto sedici Campionati del Sei Nazioni, di cui otto grandi slam, e hanno raggiunto le semifinali e la finale della Coppa del Mondo di rugby.

La Francia è membro di: Consiglio d'Europa, EBRD, NATO, OCDE, OSCE, UE.

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Storia della Francia

La Francia alla fine del XV secolo.

Dalla preistoria sino ai nostri giorni, la storia della Francia può essere suddivisa in molti periodi distinti, soprattutto in funzione dei successivi avvicendamenti dinastici e di regimi politici.

Nonostante la Francia sia una tra le nazioni più antiche d'Europa, essa non si configura in quanto tale se non a partire dal Medioevo, peraltro senza che sia possibile individuarne una data di nascita precisa e irrefutabile. Tradizionalmente, la fondazione della Francia si fa risalire al 486, quando il re dei Franchi Clodoveo conquistò la maggior parte della Gallia. Il termine Francia venne impiegato ufficialmente per la prima volta a partire dal 1190, quando per definire Filippo Augusto nei documenti, venne usata la formula rex Francie invece di rex Francorum. Il termine "Francia" era peraltro già stato usato nella Chanson de Roland, scritta un secolo prima.

Le prime fonti scritte sui popoli insediati nei territori che divennero l'odierna Francia sono di origine greca. Se Tucidide dedica appena una quindicina di righe della sua ponderosa Storia delle guerre del Peloponneso in 8 libri alla fondazione di Marsiglia avvenuta due secoli prima, il suo contemporaneo Erodoto si dimostra più attento alle vicende della Gallia dedicandovi diverse pagine delle sue Storie.

Com'è ovvio, la cultura di provenienza dell'autore fa sì che la fondazione greca sia l'elemento centrale della narrazione; le rare citazioni che trattano del resto della Gallia dimostrano la scarsa conoscenza di tali luoghi e delle popolazioni che li abitavano da parte degli antichi greci. Erodoto si sbilancia nella citazione di varie tribù, ad esempio dei Liguri nella regione marsigliese, ma in generale lo fa senza dare riferimenti precisi sulla loro collocazione; fanno eccezione proprio i Liguri appena citati.

Gli scavi archeologici realizzati a Marsiglia hanno dimostrato che in realtà il sito era attivo anche in epoca antecedente alla "fondazione" greca, ma le attese vestigia "liguri" hanno dovuto cedere il posto ai ritrovamenti di origine celtica che sono stati messi in luce da tali campagne. È ormai noto che il bacino del Mediterraneo presentava già un'attività fervente e che i Focesi non erano né i primi, né i soli a operare in quell'area. I Fenici avevano messo piede sulle coste della Gallia già da alcuni secoli, ma la caratteristica discrezione di questo popolo di commercianti ridusse al minimo le tracce del loro passaggio. Eppure oggi è noto che i fenici erano in grado di sfruttare solide vie commerciali in Gallia e che probabilmente potevano contare anche su punti di scambio nella Gallia interna. Per quanto il dibattito storico in proposito abbia ancora toni abbastanza burrascosi, una cosa è certa: furono i Fenici a introdurre in Gallia l'alfabeto e la scrittura, innovazioni che i Galli decisero di non utilizzare.

È necessario attendere Aristotele, allievo di Isocrate e Platone (tra il 384 e il 332 a.C.), per trovare nelle fonti la prima menzione dei costumi dei Celti (dal greco Κελτοί, Keltoi), abitanti della regione celtica compresa tra il Rodano e le Alpi. Come la maggior parte degli storici antichi precedenti alla conquista romana, anch'egli insiste soprattutto sulle leggendarie ricchezze del luogo, sul grande valore dei suoi soldati e sui costumi barbari (intesi in senso moderno) di alcuni celti. Si tratta di fonti copiose che continuano tuttavia a mettere in evidenza la scarsa conoscenza della Gallia nel mondo greco. Sia che si tratti di storici che di geografi, gli autori di questo periodo traggono infatti la loro ispirazione da testi già esistenti e non sottopongono mai a una verifica sul campo, attraverso i viaggi, le affermazioni tramandate dai loro predecessori.

Le indagini archeologiche consentono di intuire il manifestarsi di disordini di carattere militare e sociale nelle società relativamente stabili del tardo neolitico e dell'Età del bronzo. Tali disordini si possono far risalire circa all'850 a.C. ovvero all'inizio della Età del ferro, come indica il terminus postquem (la data di abbandono definitivo) per molti siti.

Le caratteristiche salienti del periodo sembrano legate al dominio di principati di dimensioni relativamente estese, retti da un'aristocrazia di stampo guerriero. Questi principi e principesse della celtica organizzavano le proprie sepolture con armi e carri cerimoniali, come nel caso della Tomba di Vix nella Côte-d'Or (Borgogna) e di Hochdorf nel Württemberg. La scoperta delle tombe ha inoltre rivelato la presenza di oggetti di lusso provenienti da vari Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, tra cui l'Egitto, il che testimonia il carattere commerciale della ricchezza di tali ceti aristocratici.

Intorno al 600 a.C. sulla costa del Mediterraneo, in un'ansa del fiume Lacydon, venne fondata la colonia commerciale di Massalia (Marsiglia) ad opera di marinai originari di Focea, città greca dell'Asia Minore. Prima e dopo tale data videro la luce altre colonie dello stesso tipo, in particolare nella zona costiera (Antibes è del 680 a.C.). Marsiglia assunse tuttavia un ascendente decisivo sulle città rivali intorno al 550 a.C., grazie all'afflusso massiccio di esuli focesi conseguente alla presa di Focea da parte dei Persiani. Rafforzata da tale sostegno, la città tentò per diversi secoli di mantenere un proprio ruolo autonomo tra vicini pericolosi quali i Celti, i Cartaginesi, gli Etruschi e infine i Romani. Dopo qualche illusione iniziale, fu però presto soverchiata dagli avversari e già dal IV secolo a.C. rientrò nei ranghi accontentandosi di un ruolo del tutto subalterno a Roma.

Tra il 450 e il 400 a.C. ebbero nuovamente luogo dei cambiamenti importanti in campo artistico e probabilmente anche politico. In tale periodo, che viene tradizionalmente considerato l'inizio della fase gallica in senso stretto, fece la sua comparsa nello spazio geografico francese la cultura di La Tène propriamente detta. Pur essendo ancora vivo il dibattito sulla interpretazione dei cambiamenti rilevati dalle indagini archeologiche, è tuttavia molto poco probabile che tale evoluzione sia da attribuirsi a una forma di "invasione", in quanto tale periodo è segnato in particolare dalla potenza militare dei Galli. Questi gruppi di conquistatori, in particolare Brenno (da non confondersi con l'omonimo del secolo precedente, autore del sacco di Roma), si spingevano con incursioni sino in Grecia (con il cosiddetto sacco di Delfi, nel corso delle spedizioni celtiche nei Balcani) e in Asia Minore (l'odierna Turchia), dove i Galati si stabilirono nella regione che prese nome Galazia, ove fondarono la città di Ancyra (Ankara). Si tratta del noto "Metus gallicus" che gelava il sangue nelle vene dei Romani... Le incursioni galliche avevano un carattere violento e terminavano con il pagamento di un forte riscatto: "Vae victis!" (Guai ai vinti!) era la frase attribuita al capo gallico Brenno. La stessa Roma, cittadina ancora modesta, venne colpita nel 387 o nel 390 a.C., dopo la battaglia del fiume Allia, da un'incursione nota come sacco di Roma. Marsiglia, che era alleata di Roma, contribuì al pagamento di una parte del riscatto preteso da Brenno.

Si trattava inoltre di un periodo di espansione, destinato a portare vari popoli gallici a imporsi in Gran Bretagna, in Spagna e nell'Italia settentrionale. Si ritrovano infatti gli Atrebati (da Arras) nel Sussex, dei Parisi (nella zona di Lutetia, l'attuale Parigi) nello Yorkshire, dei Senoni (da Sens) sull'Adriatico, dei Cenomani (da Le Mans) in Lombardia, dei Lingoni (da Langres) lungo il Po. Non è dato sapere se tali coincidenze nei nomi sono legate a movimenti migratori oppure ad attività di conquista da parte di piccoli gruppi che impongono il proprio nome alle popolazioni locali. Tali toponimi rimarranno legati ai territori e ai capoluoghi delle città galliche sino ai giorni nostri. La grande maggioranza delle città gallo-romane del basso impero assunse nuovamente il nome del popolo di cui era un tempo capitale; tale nome è ancora conservato nella forma francese moderna, sia per le città che per il territorio in cui si trovano: Biturigi (da Bourges): Berry, Petrocori (da Périgueux): Périgord, Namneti (da Nantes): Nantais, Bellovaci (da Beauvais): Beauvaisis, Turoni (da Tours): Touraine, Abrincati (da Avranches): Avranchin, Ruteni (da Rodez): Rouergue, e così via.

I territori di queste città formarono la struttura amministrativa di base dell'impero romano in Gallia. Anche le diocesi cristiane ne ripresero i nomi e i confini senza modifiche rilevanti fino alla Rivoluzione francese.

Contrariamente all'immagine tradizionale, ereditata dagli autori antichi, e all'immagine moderna che si è per molto tempo appiattita sulla considerazione dei Galli come barbari, le conoscenze odierne sembrano mostrare che la civiltà gallica, e più in generale, celta, nel suo periodo di massima espansione fosse particolarmente florida. Indicazioni come l'apparizione di vere e proprie città fortificate (oppida) di dimensioni di gran lunga superiori alle fortezze dei periodi precedenti, o ancora l'uso della moneta, sono dei tratti caratteristici di una civiltà non poi così lontana da quelle presenti in gran parte della penisola italica attorno al V o al IV secolo a.C.

La prima attestazione del termine latino Galli in riferimento alle popolazioni galliche risale a Catone (ca. 168 a.C.), che se ne servì per indicare gli abitanti della Celtica che avevano invaso la pianura padana, Ovvero gli abitanti della Gallia cisalpina. Secondo tali fonti latine, in quel periodo le monarchie e oligarchie galliche sembrano cedere il potere a dei magistrati di origine elettiva detti vergobret. Le istituzioni galliche sembrano tuttavia ben più antiche.

I contributi che la Gallia ha apportato alla civiltà romana della tarda repubblica e poi dell'Impero non furono numerosi sotto il profilo linguistico ma piuttosto consistenti nell'artigianato e nell'arte militare (ad esempio, ne fanno parte la botte, la spada, la cotta di maglia e il sapone). Se si considerano l'anfora, la toga drappeggiata e le terme come altrettanti pilastri dell'Antichità, si nota che essi furono affiancati, in tarda età imperiale, dal barile, dal pantalone e dal sapone gallici.

Le regioni sud-orientali della Francia, in particolare la Linguadoca e la Provenza, che erano chiamate "Gallia togata" in ragione dell'avanzato stato di romanizzazione alla fine dell'indipendenza, vennero conquistate dai Romani già prima della fine del II secolo a.C. Si tratta della provincia romana detta Gallia Narbonese, che si stende dai Pirenei alle Alpi passando per la valle del Rodano. Tali territori furono posti sotto il controllo di Roma in seguito all'atteggiamento ambiguo tenuto dai Galli nel corso delle guerre puniche, teatro dello scontro tra Roma e Cartagine.

Con il pretesto di fornire aiuti militari a Marsiglia, il generale romano Sestio Calvino conquistò i territori dei Salluvi costringendone il re alla fuga. Il nome romano si conserva oggi in quello della città di Aix-en-Provence (in latino Aquae Sextiae, "le acque di Sestio"), mentre quello della capitale dei Salluvi (che domina la città, sita sull'altopiano di Entremont, verso Nord) è andato perduto.

Nell'agosto del 121 a.C. i Romani, guidati dal console Fabio Massimo si scontrarono con un'alleanza di Arverni e Allobrogi presso la confluenza dell'Isère. Il pretesto dell'attacco verso questi ultimi, in effetti, fu proprio quello di aver dato asilo al re dei Salluvi. Il sovrano arverno Bituito venne fatto prigioniero e portato a Roma per partecipare al trionfo. Nello stesso momento gli Edui, un altro popolo gallico che si opponeva alla egemonia arverna, venivano ricevuti presso il Senato romano e proclamati "amici di Roma". Dopo questa sconfitta dei Galli, il resto dei territori situati a Sud e a Est dei monti Cévennes vennero sottomessi in breve tempo.

Intorno all'80 a.C., tuttavia, un capo gallico chiamato Celtillo, padre del futuro Vercingetorige, tentò di restaurare un potere dinastico nei confronti degli Arverni, analogo a quello del periodo di Luernio e Bituito. Il tentativo fallì e Celtillo venne arso vivo per mano dell'aristocrazia arverna. Il fratello di questi, Gobannitio, sembra essere stato il principale oppositore di questa manovra; è noto, infatti, che dopo la morte di Celtillo egli acquisì il predominio presso il suo popolo.

È necessario attendere il 58 a.C. perché l'ambizione personale di Giulio Cesare e la minaccia della pressione germanica sui Galli portino a un nuovo sconvolgimento degli equilibri politici. Il pretesto dell'intervento romano, in questo caso, fu la migrazione degli Elvezi; tali popolazioni, messe in fuga dalle incursioni dei Germani, tentarono di stabilirsi in Gallia (nel territorio dell'odierna Vandea) scatenando la collera di altri popoli gallici tra i quali gli Edui. Giulio Cesare, nominato poco tempo prima proconsole delle Gallie, fece quindi irruzione a Nord del Rodano al comando delle proprie legioni. Per legittimare la propria azione, fece ricorso a un senatoconsulto del 61 a.C. in cui si prometteva assistenza al popolo eduo.

La guerra fu lunga e cruenta; nel gennaio del 52 a.C., con l'avvento al potere di Vercingetorige, gli Arverni e i popoli loro clienti si sollevarono contro l'esercito del proconsole. Giulio Cesare si trovò in una situazione di grave crisi di fronte alla determinazione dei Galli, la cui sollevazione aveva ormai assunto un carattere quasi generale. La vittoria romana venne conseguita grazie a una politica di assedi, incendi e più in generale di "terra bruciata" che riuscì a fiaccare l'impeto disorganizzato dei popoli gallici.

La Gallia comata conquistata da Giulio Cesare con le guerre galliche tra il 58 e il 51 a.C., data in cui cadde l'oppidum di Uxellodunum, ci è nota soprattutto attraverso l'opera del più autorevole protagonista del campo romano, lo stesso Giulio Cesare: il De bello gallico. Si tratta tuttavia di un testo da valutare con le dovute precauzioni, in quanto costituisce prima di tutto un manifesto politico. Fu proprio grazie al trionfo sul terror gallicum e alla capacità di sfruttare alla perfezione tale vittoria storica in termini politici che Giulio Cesare divenne "la" personalità principale dell'antichità.

I processo di romanizzazione e di pacificazione sembrano essere stati relativamente rapidi, quantunque non facili. Lo storico latino Giuseppe Flavio, anch'egli convertito allo stile di vita romano, porta i Galli ad esempio in questo settore, facendo notare che essi avrebbero avuto le risorse militari adeguate a cacciare i Romani.

La romanizzazione delle élite fu pressoché immediata; il fenomeno fu reso più forte dalla redazione delle Tavole di Lione, con le quali l'imperatore Claudio garantì ai Galli l'accesso al Senato romano. Anche alcune testimonianze epigrafiche suggeriscono che vari druidi divennero romani dopo la conquista, forse per opportunismo o per paura di rappresaglie, essendo stata vietata la loro dottrina. In ogni caso, il sincretismo romano diede origine a una vera e propria "Gallia romana". Gli archeologi e gli storici hanno quindi adottato il termine gallo-romani per indicarne gli abitanti nel periodo successivo alla conquista, benché tale termine non sia mai stato utilizzato dai contemporanei, che continuarono a identificarsi come "Galli".

Nel 21 d.C. l'imposizione di nuove misure fiscali spinse alla rivolta diversi popoli gallici, tra cui gli Andecavi e i Turoni. Un eduo di nome Julius Sacrovir si mise alla testa dei contadini insorti nella regione di Nevers e fronteggiò le truppe romane con gli ausiliari galli di cui era al comando. Sconfitto, si diede la morte immolandosi.

Nel 69 il batavo Civilis sollevò le sue truppe in Belgio, durante la lotta per l'Impero che opponeva Vitellio e Vespasiano. Il lingone Julius Sabinus, un ufficiale gallo assistito da due ufficiali treveri, riuscì a sconfiggere tre legioni romane di stanza lungo il Reno. Dopo aver spezzato le Tavole di Lione, si fece proclamare "Cesare" ma venne ben presto sconfitto dai Sequani. Catturato dai romani dopo essersi dato alla macchia per nove anni, venne ucciso mediante supplizio insieme alla sua sposa.

Questo episodio che testimonia di un'opposizione tra diversi popoli gallici - Sabinus era anch'egli alleato di alcuni Germani - è da intendersi più come una indicazione di disordini interni che non della volontà di mettere fine a una qualsiasi dominazione romana. La pace che seguì tali sollevazioni - se si trattò di "pace armata" - venne mantenuta sino ai disordini della metà del III secolo.

Queste "rivolte" sono state in effetti per lungo tempo presentate in chiave nazionalista; è probabile che dopo gli orrori della guerra (che potrebbe aver causato fino a un milione di morti) la maggior parte dei popoli gallici aspirasse alla pace, di cui i Romani erano i nuovi garanti. Inoltre, il regime era relativamente piacevole per le élite galliche, che seppero approfittare con rapidità dei benefici legati alla romanità (divertimenti, cultura, agi, ecc.) vedendo al contempo confermate le proprie prerogative al servizio di Roma.

Lo storico Michel Reddé mostra come la tradizione guerriera dell'aristocrazia gallica sia stata utilizzate con profitto, dapprima per assicurare la pace interna (gli equites della rinomata cavalleria gallica conservarono i propri equipaggiamenti e le proprie tradizioni, mantenendo l'uniformità di reclutamento all'interno di uno stesso popolo per ciascuna delle ali e riconoscendo ad alcuni capi il privilegio di battere moneta, come accadde per il sequano Togirix), in seguito nell'ambito dell'impresa che porterà alla conquista della Germania.

In effetti, le truppe romane destinate alla pacificazione della Gallia vennero trasferite a guardia del limes (lungo il Reno e il Danubio) che protesse efficacemente la Gallia per ben tre secoli; già verso il 12 a.C. l'esercito romano non era più presente entro i confini della Gallia.

Mentre in vari luoghi dell'Impero la crisi del III secolo consentiva alle spinte secessioniste di coagularsi, verso la metà del III secolo Franchi e Alamanni varcarono il Reno per darsi al saccheggio della Gallia (258). Per quanto effimero e privo di carattere nazionale, in questo contesto vide la luce il cosiddetto Impero delle Gallie ad opera del generale Postumo (260). Questi fu però ben presto ucciso dalle sue stesse truppe (268) e la secessione delle province galliche venne repressa da Aureliano nel 273.

Nello stesso periodo, lo stato di crisi economica e sociale spinse delle bande di bagaudi in rivolta contro l'autorità imperiale a rifugiarsi nelle regioni boscose o meno popolate. L'Impero romano riuscì a superare la crisi e presentarsi con maggior forza sotto Diocleziano (284 - 313 o 316) grazie all'istituzione della Tetrarchia e la resistenza dei bagaudi gallici venne fiaccata proprio da Massimiano, generale di Diocleziano e futuro imperatore.

Nella notte del 31 dicembre 406 l'Impero romano subì una importante invasione; favoriti dal gelo che aveva chiuso nella sua morsa le acque del fiume, gruppi di Vandali, Suebi, Alani e altri popoli germanici varcarono in massa il limes imperiale attraversando il Reno ghiacciato.

Nel frattempo, sin dalla metà del III secolo altri popoli barbari avevano iniziato a stabilirsi nei territori imperiali. Durante il IV secolo, erano presenti in Gallia con status diversi - talvolta sotto forma di federazione (fœderati), talvolta come coloni (laeti). Fu in particolare l'esercito romano a subire l'influenza barbara: i ricchi possidenti gallo-romani dovettero venire a patti con i capi barbari delle fazioni rivali già da prima della scomparsa del potere imperiale romano.

Nel V secolo Childerico, uno di tali barbari divenuto re (rex) dei Franchi salii, consolidò in modo stabile il potere militare del suo popolo sui territori situati a Nord della Loira mediante delle campagne militari al servizio del nuovo magister militum Egidio contro i Visigoti, poi al fianco del suo successore Paolo contro i Sassoni e infine contro gli Alamanni, rafforzando il regno dei Franchi. Alla morte di Paolo, Childerico sembrò conquistarsi un ruolo di difensore del clero cattolico, forse grazie ai rapporti che stabilì a Parigi, dove risiedette spesso, con santa Genoveffa.

Nel 464, alla morte di Egidio, gli successe il figlio Siagrio "mantenendo in tal modo questa porzione distaccata dell'Impero come bene personale e facendosi attribuire il titolo di re dei Romani". Childerico tornò allora in Belgio per difendere la frontiera dagli attacchi degli Alemanni. Alla sua morte, nel 481, divenne re dei Franchi Clodoveo, il suo unico figlio.

Il nome della regione francese deriva naturalmente dai Franchi. Dopo la scomparsa dell'ultimo imperatore d'Occidente nel 476, i successi militari e politici di questo popolo germanico e la conversione al Cristianesimo del suo re Clodoveo (ca. 496-498) consentirono ai Franchi occidentali di conquistare praticamente tutta la Gallia. Uno dei fattori del loro successo fu l'adesione dei sovrani alla religione cattolica, condivisa dalla potente aristocrazia gallo-romana; viceversa, gli altri popoli barbari stabilitisi nell'Europa occidentale (quali ad es. Burgundi e Visigoti) professavano l'arianesimo. Si tratta tuttavia di un concetto da affrontare con prudenza. La conversione eccezionale di Clodoveo venne sfruttata dai Capetingi, in epoca molto successiva, per attribuire alla Francia il titolo di "figlia primogenita della Chiesa".

Contrariamente a un'idea diffusa, Clodoveo non tentò di germanizzare la Gallia; fece al contrario leva sulle attribuzioni che gli derivavano dall'autorità romana, come i titoli di patrizio e di console. Il suo titolo di re venne confermato dall'imperatore di Bisanzio e dal papa.

Le ricerche storiche sulla data di inizio del Medioevo, almeno negli ultimi trent'anni, si stanno orientando verso il riconoscimento dell'esistenza di una età tardo-antica, un periodo di transizione durante il quale si mantengono i tratti principali della civiltà della fine dell'Antichità, almeno sino al IX secolo. Il luogo elettivo per tale prosecuzione dell'Antichità è proprio la Francia, che non conobbe le "età oscure" che affrontarono ad esempio i Britanni sotto gli attacchi degli Irlandesi e poi degli Anglosassoni. Simbolo della simbiosi tra Gallo-Romani e Franchi, tra il 508 e il 510 Clodoveo fa adottare una legge che stabilisce una rigida eguaglianza tra le due componenti del suo popolo; inoltre, pone fine alla schiavitù in senso antico.

La geografia politica del territorio evolve in funzione di guerre, crisi e successioni: il regno di Clodoveo viene presto diviso tra Neustria e Austrasia, che diventano con la Borgogna passata ai Franchi le forze politiche principali della "Gallia" nel VI secolo. Il popolo franco si espande a oriente.

Grazie agli sforzi della propaganda carolingia, che si adoperò con forza per sminuire il ruolo dei Merovingi, si è creduto per molto tempo che questo periodo corrispondesse a un'epoca di decadenza; in particolare, la fase finale del periodo merovingio è associata al mito dei "re fannulloni". In realtà a partire dal principio del VII secolo il potere reale s'indebolisce a favore dell'aristocrazia franca, in particolare dei "maestri di palazzo" di entrambe le regioni del regno. Tra di essi il più noto fu Carlo Martello, che sconfisse nel 732 un esercito musulmano nei pressi di Poitiers. Con questa vittoria, i Franchi misero fine alla conquista musulmana in Europa e sfruttarono la confusione esistente nel Sud del paese per instaurare o rafforzare la propria autorità sull'Aquitania, sulle regioni a Sud di Lione e di Clermont-Ferrand.

I Carolingi o Pipinidi furono una famiglia di origine austrasiatica alla quale appartennero diversi maestri di palazzo dei sovrani merovingi, tra cui Carlo Martello, prima della conquista della corona franca, avvenuta con Pipino il Breve (751). Pipino stabilì un regno di grandi dimensioni intervenendo anche al di là delle proprie frontiere, dando origine tra l'altro allo Stato della Chiesa dopo una campagna contro i Lombardi.

Il regno dei Franchi (regnum francorum) unificato dai primi sovrani carolingi conobbe la sua maggiore espansione sotto Carlo Magno il quale, dopo essere stato eletto dei suoi pari, si fece incoronare dal Papa "imperatore dei Franchi e dei Romani" nel giorno di Natale dell'800. Nella cerimonia viene esaltata tutta la magnificenza della Roma antica, dallo sfarzo dei paramenti alla ricchezza dei titoli al potere dei simboli; nulla fu risparmiato per rafforzare l'autorità dell'Imperatore d'Occidente.

Carlo Magno estese i confini del regno verso Est fino alla Sassonia (dilatatio regni), verso la Bretagna a Ovest e fino ai Paesi baschi verso Sud. Il suo regno, benché ristabilisse la pompa imperiale romana, segnò la fine dell'Antichità tardiva. Nonostante le attività di propaganda molto efficaci, l'attuale giudizio storico su questo "Impero" in gran parte virtuale è piuttosto critico.

Fu tuttavia necessario circa mezzo secolo perché la Francie (termine che indicò in primo luogo i territori originali del regno franco) potesse dare i natali alla France (Francia). Quest'ultima venne in un primo tempo indicata con il nome di Francie occidentale per contrapporla alla Francie orientale, sotto il regno di Carlo il Calvo, nipote di Carlo Magno. Il giuramento di Strasburgo dell'842 e il trattato di Verdun dell'843 completarono la distinzione tra i territori destinati a diventare le odierne nazioni francese e tedesca.

Nell'845 Nominoë, missus dominicus di Bretagna (Princeps Veneticae civitatis) disperse l'esercito franco nella battaglia di Ballon, obbligando Carlo il Calvo a riconoscere l'indipendenza della regione bretone. I Franchi persero Rennes, Nantes e la regione di Rezé (pays de Retz). Nell'856, con il trattato di Louviers, Erispoë assunse ufficialmente il titolo di Re di Bretagna. Successivamente, il trattato di Entrammes (863) riconobbe alla Bretagna la Maine e una parte dell'Angiò; nell'868, il trattato di Compiègne ne affermò i diritti sulla penisola del Cotentin et sulla regione di Avranches.

Succeduti agli ultimi Carolingi, i primi Capetingi avevano poteri limitati sui loro vassalli più potenti, che erano a capo di interi principati. Viceversa, il dominio reale era ridotto in pratica alla sola regione dell'Île-de-France, una mera vestigia del ducato di Francia di Roberto il Forte. Nonostante ciò, i Capetingi furono in grado di rendere ereditaria la successione (contrariamente agli ultimi Carolingi) grazie all'associazione dei propri discendenti alla corona quando il sovrano era ancora in vita, una pratica che venne mantenuta fino a Filippo Augusto. Grazie a un'abile politica praticata da molti esponenti della dinastia, garantirono inoltre l'espansione del dominio reale originario sino a trasformarlo in uno dei regni più potenti d'Europa.

Occorre tuttavia sgombrare il campo da equivoci sulla natura di tale dominio. Nel sistema feudale tutti i grandi feudatari del regno sono tenuti all'omaggio nei confronti del sovrano. I vassalli più prestigiosi del re di Francia erano i sovrani di Angiò e d'Inghilterra. Questo cosiddetto "Impero plantageneto" aveva raggiunto dimensioni ragguardevoli, estendendosi dai Pirenei alla Scozia passando per l'Aquitania, l'Angiò, la Normandia e l'Inghilterra. Considerando i soli domini posti sotto la sua amministrazione diretta il re di Francia era più debole, ma in termini di vassallaggio si trovava effettivamente al vertice del potere feudale. Questa situazione divenne presto intollerabile per i sovrani anglo-angioini, tanto che il contrasto sfociò in non meno di due guerre dei cent'anni. Nonostante ciò, occorre chiarire che i re d'Inghilterra erano vassalli del re di Francia unicamente per i territori che da tale regno dipendevano. Erano invece gli unici signori del regno d'Inghilterra, semplice provincia dell'Impero plantageneto il cui cuore era nell'Angiò; i monarchi "inglesi" di questo periodo nascevano, trascorrevano la loro vita e venivano sepolti sul continente.

Appena salito sul trono, Filippo II dovette fare i conti con una coalizione ostile che raggruppava la Champagne e la Fiandra, questione che venne risolta nel luglio 1185 con la firma del trattato di Boves. Ciò consentì a Filippo di dedicarsi interamente ai suoi obiettivi primari: la cacciata degli anglo-angioini dal territorio francese e la modernizzazione dello Stato. A quell'epoca, i rappresentanti dei Plantageneti erano Riccardo Cuor di Leone e il fratello Giovanni Senzaterra. Il primo morì nel 1199 lasciando solo al potere il secondo, sul quale si addensarono le nubi di una ventilata invasione dell'Inghilterra (1213), destinata a non avere seguito.

Benché in posizione di debolezza, Giovanni tentò di reagire formando una coalizione con l'imperatore tedesco Ottone IV e il conte di Fiandra, che era anche re del Portogallo. La marina inglese affondò in effetti la flotta francese nel maggio 1213, ma le sorti del conflitto si decisero a terra, a Bouvines. Il 27 luglio 1214 Filippo II ottenne una decisa vittoria sulla coalizione nella battaglia di Bouvines, segnando una svolta cruciale nella storia dell'Occidente. A partire da quel momento, infatti, mentre la Francia si avviò con decisione sulla via della centralizzazione, in Inghilterra i grandi baroni pretesero e ottennero l'adozione della Magna Carta con una forte limitazione delle prerogative reali e in Germania l'estrema frammentazione dei domini controllati dall'Imperatore si protrasse fino alla metà del XIX secolo.

Nel viaggio di ritorno verso Parigi, il popolo francese rese vivaci omaggi al re vincitore, e l'accoglienza di quest'ultima fu degna dei trionfi della Roma antica. Si tratta della prima espressione di un sentimento nazionale francese. In seguito ai trionfi e alle conquiste territoriali a Filippo II venne tributato l'appellativo romano di Augusto, prendendo quindi il nome di Filippo Augusto.

Dopo la battaglia di Bouvines, che segna la fine della prima guerra dei cent'anni combattuta contro gli inglesi, la Francia di Filippo Augusto conobbe un secolo di pace. Inoltre, il clima più clemente del XIII secolo, con estati calde, pochi inverni rigidi (1219, 1225, 1234, 1235, 1276 e 1292) e scarsa diffusione delle epidemie, favorì un consistente aumento della popolazione, che arrivò a 16 milioni di abitanti a fronte degli 8 della Germania e dei 2 dell'Inghilterra. Solo nel 1225 si ebbe una carestia di ampie proporzioni.

La dinastia capetingia s'interruppe in modo tumultuoso, con il regno successivo di tre dei figli di Filippo IV. Gli scandali legati alle infedeltà coniugali delle nuore del re minarono gravemente il prestigio della monarchia. Il primogenito e successore di Filippo, Luigi X, morì prematuramente lasciando un erede postumo che visse solo per pochi giorni, Giovanni I. Il fratello di Luigi, sino allora reggente, divenne quindi re con il nome di Filippo V. Morto anche quest'ultimo senza eredi, la corona passò infine al terzo fratello, Carlo IV.

In mancanza di eredi maschi in linea diretta per l'ultimo dei Capetingi, il potere venne trasferito al ramo cadetto della Casa di Valois. Questa scelta si scontrava con le ambizioni di un altro pretendente, Edoardo III, re d'Inghilterra la cui discendenza da Filippo il Bello era attraverso la linea materna. La Legge salica, già invocata in passato da Filippo V per escludere dalla successione la figlia di Luigi X, venne usata anche in questo caso dai maggiori feudatari per allontanare la pretesa del re inglese, vista come un grave pericolo per la loro indipendenza. Tale contesa fu la causa diretta della guerra dei cent'anni.

Questo periodo segna definitivamente il distacco tra i due Stati, avviati su percorsi diversi in campo sociale ed economico. La Francia, ricca di acqua e più soleggiata, si presta meglio all'agricoltura. Si orienta quindi verso una società rurale, religiosa e feudale, guidata da un potere centralizzato e indicato da Dio (grazie a Giovanna d'Arco), accettato dal popolo a condizione che garantisca sicurezza e benessere materiale. L'élite deve quindi assumere un comportamento coerente con il codice cavalleresco per giustificare il proprio stato. Viceversa l'Inghilterra, dal clima piovoso, è più adatta allo sviluppo della pastorizia, in particolare di quella ovina. Lo sviluppo si concentra nelle città e nell'artigianato. Le esigenze della libertà d'impresa si fanno sentire, l'efficienza assume un valore prioritario.

Durante questo interminabile conflitto, il territorio francese fu il campo chiuso di combattimenti sporadici ma accaniti tra i re di Francia e d'Inghilterra. Gli inglesi erano privilegiati dalla superiorità tattica del proprio esercito (in particolare degli arcieri) e furono in grado di infliggere alla cavalleria francese, nonostante un forte squilibrio numerico, due cocenti sconfitte a Crécy e Poitiers. Carlo V ebbe la capacità di evitare le grandi battaglie preordinate e affidò a valorosi condottieri come Bertrand du Guesclin la riconquista del territorio, riprendendo una a una le piazzeforti nemiche con una strategia di assedi successivi.

Nel 1337 agli inglesi restava il controllo unicamente della Guyenne e di Bayonne, Calais e Cherbourg. Durante il regno di Carlo VI, colpito da pazzia nel 1393, i grandi del regno stabilirono alleanze in funzione delle proprie strategie personali e la situazione divenne molto difficile. I parenti più prossimi del re, il fratello Luigi I d'Orléans e il potente duca di Borgogna Giovanni senza paura intesero cogliere l'occasione per estendere il proprio potere; ne scaturì un'aspra rivalità culminata nell'assassinio di entrambi i protagonisti e nel tentativo di modificare la successione per scalzare il delfino Carlo VII. Questi venne infatti costretto alla fuga da Parigi, meritandosi l'appellativo sprezzante di "piccolo re di Bourges" dopo l'assassinio di Giovanni senza paura, mentre gli inglesi riuscirono a far nominare il proprio sovrano grazie all'appoggio dei Borgognoni.

Ma la chiave del conflitto risiedeva nella scelta della nazionalità. A causa delle strategie di saccheggi e scorrerie (le cosiddette cavalcate), gli inglesi erano odiati dal popolo e sostenuti principalmente dagli artigiani e dagli universitari delle città. Il ruolo di Giovanna d'Arco fu in questo contesto più politico che militare, agendo da catalizzatore di questa volontà "di ricacciare gli inglesi fuori dalla Francia".

Giovanna partecipò all'assedio di Orléans e dopo la battaglia di Patay insistette affinché l'incoronazione di Carlo VII si tenesse a Reims (collocazione dal grande valore simbolico e che fu interpretata all'epoca come un ulteriore segnale divino, in quanto Reims era al centro del territorio borgognone). La sua azione consentì di rilegittimare la nascita del re, mettendo a tacere le voci che lo indicavano come figlio naturale del duca d'Orléans e rendendone possibile l'ascesa al trono. A sua volta, questo fatto spianava la strada verso la riconquista del territorio francese.

Viceversa, il ruolo militare di Giovanna d'Arco fu modesto: nell'inverno del 1429, dopo aver conquistato il villaggio di Saint-Pierre-le-Moûtier venne bloccata davanti al borgo di La Charité-sur-Loire prima di essere fatta prigioniera di fronte a Compiègne (24 maggio 1430). La fine del conflitto era ormai vicina: dopo che Carlo VII si fu rappacificato con i duchi di Borgogna (Trattato di Arras, 1435) gli inglesi si trovarono privi di un potente alleato e del sostegno necessario sul terreno, venendo obbligati ad abbandonare la Francia nel 1453.

I re di Francia tornarono allora a godere di prestigio e autorità, anche se si trovarono comunque a fronteggiare avversari temibili quali i duchi di Borgogna, i Granduchi d'Occidente Filippo il Buono e Carlo il Temerario, principali rivali di Carlo VII e del figlio di questi Luigi XI. Ai possedimenti in Borgogna si sono infatti aggiunti i Paesi Bassi, arrivando a costituire uno dei regni più potenti d'Europa. Alla morte di Carlo il Temerario (1477), però, una parte dei suoi possedimenti andò in eredità alla figlia Maria di Borgogna, moglie di Massimiliano d'Austria, aprendo un nuovo fronte di pericolo.

Con la conclusione del Medioevo ebbe termine anche l'epoca dei grandi principati: prima il ducato di Borgogna (1482) e poi quello di Bretagna, sconfitto nel 1488 e unito al regno di Francia nel 1532.

La Pace di Etaples (1492) marca, per alcuni, l'inizio dell'età moderna in Francia.

Dopo la guerra dei Cento Anni (1337-1453) e il Trattato di Picquigny (1475) – la sua fine ufficiale – nel 1492-1493, Carlo VIII firmò ulteriori tre trattati three con Enrico VII di Inghilterra, Massiimiliano I di asburgo, e Ferdinando II di Aragona rispettivamente ad Étaples (1492), Senlis (1493) e a Barcellona (1493). Questi tre trattati sgombrarono la via alla Francia di intraprendere le lunghe Guerre d'Italia (1494-1559), che diedero inizio alla Francia moderna.

Nonostante il rapido recupero economico e demografico dopo la peste nera del Trecento, furno però vanificati da una serie di conflitti, come le Guerre d'Italia (1494-1559), dove gli sforzi francesi furono vanificati dal maggior potere degli Asburgo in Europa.

Ludovico Sforza, cercando un alleato contro la Repubblica di Venezia, incoraggiò Carlo VIII di Francia di invadere l'Italia, con il pretesto della pretesa al trono del Regno di Napoli, all'epoca sotto controllo aragonese. Quando Ferdinando I di Napoli morì nel 1494, Carlo invase la penisola. Per diversi mesi, le armate francesi si spostarono in Italia indisturbate, poichégli eserciti dei condottieri degli staterelli italiani non furono in grado di resistere. Il saccheggio di Napoli porovocò una reazione e contro esse, venne formata la Lega di Venezia. Le truppe italiane sconfissero quelle francesi nella battaglia di Fornovo, obbligando così carlo a tornarsene in Francia. Ludovico, avendo tradito i francesi a Fornovo, conservò il suo trono fino al 1499, quando il successore di Carlo, Luigi XII di Francia, invase la Lombardia e assediò Milano.

Nel 1500, Luigi, avendo raggiunto un accordo con Ferdinando II di Aragona per dividere Napoli, marciò verso sud da Milano. Nel 1502, le armate francesi e aragonesi alleate presero controllo del regno meridionale, ma l'accordo durò poco e si arrivò a una nuova guerra tra Luigi e Ferdinando. Nel 1503, Luigi, essendo stato sconfitto nella Battaglia di Cerignola e nella Battaglia del Garigliano, fu obbligato ad abbandonare Napoli, che venne lasciato al controllo del viceré spagnolo Ramon de Cardona. Le armate francesi sotto il comando di Gaston de Foix inflissero agli spagnoli una tavolgente sconfitta nella Battaglia di Ravenna nel 1512, ma Foix venne ucciso durante la battaglia e i francesi furono sostretti a lasciare l'Italia; intanto gli svizzeri invasero Milano, i quali rimisero sul trono Massimiliano Sforza. La Lega Santa fu vittoriosa, ma si divise ben presto; nel 1513 Venezia si alleò con la France, accordandosi tra loro sulla partizione della Lombardia.

Luigi comandò un'altra invasione di Milano, ma venne sconfitto nella Battaglia di Novara, alla quale seguiro una serie di vittorie per la Lega Santa, nelle quali le armate francesi, veneziane, e scozzesi vennero irrimediabilmente sconfitte. Comunque la morte di Papa Guilio II lasciò la Lega senza una leadership, e quando il successore di Luigi, Francesco I, sconfisse gli svizzeri nella Marignano nel 1515, la Lega collassò, e nei trattati di Noyon e Brussels, abbandonarono alla Francia e a Venezia l'Italia del Nord.

L'ascesa di Carlo di Spagna al trono imperiale, una posizione alla quale anche Francesco I mirava, portò al collasso le relazioni tra la Francia e gli Asburgo. Nel 1519, un'invazione spagnola nella Navarra, nominalmente feudo francese, diede il pretesto a Francesco di iniziare la guerra; così armate francesi strariparono in Italia ed iniziarono una campagna per scacciare Carlo da Napoli. I francesi, tuttavia, vennero opposti efficacemente dalle tattiche dei tercios spagnoli e subirono una serie di rovinose sconfitte a Bicocca e a Sesia contro le truppe spagnole sotto il comando di Fernando de Avalos. Con Milano minacciata, Francesco portò un'armata in Lombardia nel 1525, solo per venire battuto e catturato nella Battaglia di Pavia; imprigionato a Madrid, Francesco fu obbligato ad accettare molte concessioni sui suoi territori italiani nel "Trattato di Madrid" (1526).

L'inconcludente guerra tra Carlo e Francesco iniziò con la morte di Francesco Maria Sforza, duca diMilano. Quando il filgio di Carlo Filippo ereditò il ducato milanese, Francesco invase l'Itala, conquistando Torino, ,a fallì la presa su Milano. In risposta, Carlo invase la Provenza, avanzando fino a Aix-en-Provence, ma tornò in Spagna senza attaccare la città fortificata di Avignone. La Tregua di Nizza mise fine alla guerra, lasciando Torino in mani francesi, ma senza aver fatto effettivi cambiamenti nella mappa d'Italia. Francesco, alleandosi con Solimano I dell'Impero Ottomano, lanciò una invasione finale dell'Italia. Una flotta Franco-Ottomana conquistò la città di Nizza nel agosto 1543, mentre laid siege to the citadel. The defenders were relieved within a month. The French, under François, Count d'Enghien, sconfisse un esercito Imperiale nella Battaglia di Ceresole nel 1544, ma i francesi non riuscirono a penetrare nella Lombardia. Carlo ed Enrico VIII d'Inghilterra procedettero per invadere la Francia meridionale, assediando Boulogne e Soissons. La mancanza di cooperazione tra gli eserciti inglesi e spagnoli, assieme alla cresciuta aggressività degli attacchi ottomani, obbligarono Carlo ad abbandonare queste conquiste, venendo restaurato di fatto lo status quo ante.

Nel 1547, Enrico II di Francia, che succedette a Francesco I al trono, dichiarò guerra contro Carlo con lo scopo di riconquistare l'Italia e di assicurare alla Francia il dominio sulle questioni europee. Un'offensiva in Lorena ebbe successo, ma il tentativo dell'invasione francese in Toscana nel 1553 fu bloccato nella Battaglia del Marciano. L'abdicazione di Carlo nel 1556 divise l'Impero Asburgico tra il figlio Filippo e il fratello Ferdinando, e lo spostamento della guerra nelle Fiandre, dove Filippo, insieme a Emmanuele Filiberto di Savoia, sconfissero i francesi a San Quintino. L'entrata in guerra dell'Inghilterra dopo di quel anno, portò alla conquista francese della città di Calais, l'ultimo possedimento inglese nella terraferma francese, e le armate francesi puntellavano i possedimenti francesi nei Paesi Bassi; ma Enrico fu costretto ad accettare la Pace di Cateau-Cambrésis, inella quale rinunciava qualsiasi pretesa sull'Italia.

Non appena le guerre d'Italia finirono, la Francia fu immersa in una crisi domesitica con gravi conseguenze. Nonostante la conclusione di un Concordato tra la Francia e il Papato (1516), che garantiva alla corona la nomina dei vescovi, la Francia fu profondamente colpita dai tentativi della riforma protestante di riompere l'unità cattolica. Una crescente minoranza protestante su base urbana, gli Ugonotti, affrontarono la dura repressione all'epoca di re Enrico II. Dopo la morte di Enrico II durante un torneo, il paese venne retto dalla vedova Caterina de' Medici e dai suoi figli Francesco II, Carlo IX e Enrico III. La reazione cattolica comandata dal potente Duca di Guisa culminò nel massacro degli Ugonotti del 1562, il primo delle guerre di religione, durante la quale eserciti inglesi, tedeschi e spagnoli intervennero in una o nell'altra delle fazioni rivali. Contrari alla monarchia assoluta, gli Ugonotti teorizzavano il diritto di ribellione e la legittimità del tirannicidio.

Le guerre di religione culminarono nella guerra dei Tre Enrichi nella quale Enrico III assassinò Enrico di Guisa, capo della lega cattolica, appoggiata dagli spagnoli, e a sua volta il re venne ucciso. Dopo gli assassini di Enrico di Guisa ed Enrico Valois, il conflitto terminò con l'ascesa al trono del protestante Enrico di Borbone e il suo susseguente abbandono del protestantesimo (Espediente del 1592) effettiva nel 1593, la sua accettazione dalla maggior parte dell'establishment cattolico (1594) e dal Papa (1595), e la sua promulgazione del decreto di tolleranza, conosciuto come l'Editto di Nantes (1598), che garantiva libertà di culto ed equità civile.

La pacificazione della Francia sotto Enrico IV fu un elemento essenziale per l'inizio dell'egemonia francese in Europa, sebbene alla sua morte avvenuta nel 1610, la reggenza di sua moglie Maria de Medici sopportò conflitti interni con le famiglie nobili. La Francia iniziava allora la sua espanzione oltremare: i francesi iniziarono a commerciare in India e Madagascar, fondarono in America settentrionale la Nuova Francia e penetrarono nella regione dei Grandi Laghi e del Mississippi, crearono piantagioni nelle Indie occidentali ed estesero i loro contatti commerciali nel Levante ed alargarono la loro marina mercantile.

Il figlio di Enrico IV Luigi XIII e il suo ministro (1624-1642) Cardinal Richelieu, elaborarono una politica antitetica alla Spagna e al imperatore germanico durante la guerra dei Trenta anni (1618-1648). Dopo aver domato una rivolta degli Ugonotti spalleggiata dagli inglesi (1625-1628), la Francia intervenne direttamente (1635) nel conflitto prestando soccorso all'alleata (protestante) Svezia.

Dopo le morti del re e del cardinale, la Pace di Westfalia (1648) assicurò l'accettazione universale della frammentazione politica e religiosa della Germania, ma la reggenza di Anna d'Austria e del suo ministro Cardinale Mazzarino conobbero una crescente rivolta conosciuta come la Fronda (1648-1653) che arrivò a una guerra contro la Spagna (1653-1659). Il Trattato dei Pirenei (1659) formalizzò l'annessione alla Francia(1642) del Rossiglione dopo il collasso della effimera Repubblica catalana.

Durante il regno di Luigi XIV (1643-1715), la Francia divenne la potenza dominante in Europa, grazie anche all'abilità diplomatica di Mazzarino (1642-1661), successore di Richelieu e alle politiche economiche di Colbert (1661-1683). Nuove guerre (la guerra di devoluzione 1667-1668 e la guerra franco-olandese 1672-1678) portarono ulteriori conquiste territori (l'Artois, le Fiandre occidentali e la contea di Borgogna, lasciata all'impero nel 1482), ma al prezzo della crescente opposizione delle potenze rivali.

La cultura fu parte dell'egemonia francese. Nel primo Seicento, pittori francesi dovevano recarsi a Roma per sprovinciallizzarsi (Nicolas Poussin, Claude Lorrain), ma Simon Vouet portò il gusto per il barocco, riassunto nella Académie de peinture et de sculpture, nei dipinti di Charles Le Brun and the sculpture of François Girardon. With the Palais du Luxembourg, the Château de Maisons e Vaux-le-Vicomte, l'archittettura francese venne ammirata all'estero anche prima della costruzione di Versailles o la colonnata del Louvre. Il salone della cultura parigina mise a punto gli standards del gusto a partire dagli anni Trenta, e con Pascal, Descartes, Bayle, Corneille, Racine e Molière, la letteratura francese toccava la sua punta massima.

Messo sul trono inglese Guglielmo d'Orange nel 1688, l'alleanza antifrancese del 1689 inaugurò l'inizio di un secolo di conflitti ad intermittenza, nel quale la Gran Bretagna iniziava a giocare un ruolo importante, cercando in particolare di tenere la Francia fuori dai Paesi Bassi.

La battaglia di La Hougue (1692) fu quella decisiva nella guerra dei Nove anni (1689-1697), nella quale venne affermata la supremazia della Royal Navy britannica.

Dopo la guerra dei Nove anni, la Francia riuscì a prendere solo Haiti. La guerra di successione spagnola (1701-1713) finì con lo sfracelo del sogno di Luigi XIV di un impero Franco-Spagnolo dei Borboni: i due conflitti esaurirono le forze francesi, tra l'altro già indebolite dai cattivi raccolti degli anni Novanta e del 1709, oltre che perdita della manodopera specializzata di fede ugonotta conseguente alla revoca (1685) dell'Editto di Nantes.

Il regno di Luigi XV (1715-1774) vide inizialmente un ritorno alla pace e alla prosperità sotto la reggenza di Filipoo d'Orléans (1715-1723), di cui politiche vennero seguite anche dal primo ministro Cardinal Fleury (1726-1743), Nuovo guerre di successione contro l'Impero (1733-1735 e 1740-1748) che vennero combattute non solo in Europa orientale, ma anche in America e in India. Si arrivò alla stipula del Trattato di Aquisgrana, con la quale si raggiunse solo una breve tregua. Intanto stava rafforzandosi notevolmente la Prussia, che diventò un nemico della Francia, così venne sancita l'alleanza con i tradizionali nemici degli Asburgo, (la "rivoluzione diplomatica" del 1756) in contrapposizione alla Gran Bretagna e alla Prussia, potenze emergenti. La nuova alleanza portò alla costosa e fallimentare guerra dei Sette anni (1756-1763). La sconfitta in Nordamerica e in India ridimensionò la potenza coloniale francese.

Avendo perso il suo impero coloniale in America, qualche anno dopo la Francia vide una buona possibilità di rifarsi dallo smacco ricevuto dai britannici. Così la Francia venne in soccorso degli insorti americani durante la guerra d'indipedenza. La gerra venne conclusa con la stipula del Trattato di Parigi del 1783.

Mentre lo stato si espandeva, si fecero largo nuove idee che mettevano in discussione il ruolo del re nello stato. L'opera di Montesquieu descrisse la separazione dei poteri. Altri filosofi francesi guadagnarono una forte influenza politica e culturale a livello mondiale, tra cui Denis Diderot, Voltaire e Jean-Jacques Rousseau, il quale con il suo Contratto sociale fu un catalizzatore per le riforme sociali in Europa. Fiorirono anche le scienze. Lo scienziato Antoine Lavoisier lavorò per rimpiazzare le arcaiche unitù di misura e di peso, con un sistema coerente. Lavoisier formulò il principio di conservazione e scoprì l'ossigeno e l'idrogeno.

Con il governo profondamente in debito, Luigi XVI permise le riforme radicali di Turgot e Malesherbes, ma la disaffezione dei nobili portarono alle dimissioni di Turgot e di Malesherbes 1776. Jacques Necker li rimpiazzò. Luigi sostenne la rivoluzione americana dal 1778, ma nel Trattato di Parigi del 1783, i francesi guadagnarono poco, tranne che un ovvio aumento del debito, e il governo fu costretto giocoforza ad aumentare le tasse (come la "vingtième") e i prestiti. Necker si dimise nel 1781, per essere sostituito temporaneamente da Calonne e da Brienne, ma ritornò nel 1788. All'epoca della Rivoluzione francese del 1789, la Francia era in una profonda crisi istituzionale e finanziaria, ma gli ideali dell'Illuminismo iniziarono ad entrare nella società più colta.

Il 21 settembre 1792 la monarchia francese venne effettivamente abolita con la proclamazione dellarepubblica.

Alla fine del Settecento le finanze francesi erano dissestate. Nel 1787 il minstro delle finanze di Luigi XVI, Charles Alexandre de Calonne, convocò un'assemblea di notabili, ai quali, tra l'altro saltando i parlamenti regionali, veniva chiesto di approvare una nuova tassa sui possedimenti fondiari, che comprendeva anche le proprietà dei nobili e del clero. L'assemblea non apprvò la tassa, invece chiese al re di convocare gli stati generali. Nell'agosto del 1788 Luigi XVI fu d'accordo di convocare gli stati generali per il maggio 1789. Mentre il terzo stato chiese la doppia rappresentanza per bilanciare gli altri due stati, il voto veniva fatto per ordine e quindi la doppia rappresentanza divenne inutile. Questo portò al terzo stato di ritirarsi dagli stati generali. I rappresentanti del terzo stato si riunirono e si proclamarono assemblea nazionale. Intanto il re per prevenire la nascita dell'assemblea, ordinò la chiusura della Salle des Etats dove l'assemblea si riuniva. Dopo aver trovato le porte chiuse e guardate a vista, si incontrarono il 20 giugno 1789 in una sala adibita al gioco della pallacorda e giurarono di non separarsi fino a che non fosse stata approvata una nuova costituzione. Intanto si aggregarono alcuni membri del primo e del secondo stato.

Dopo che il re licenziò il suo ministro delle finanze, Jacques Necker, perché questi aveva dato il supporto ai rappresentanti del Terzo Stato, affioravano preoccupazioni che la legittimità dell'assemblea nazionale poteva essere minacciata dai monarchici. Parigi intanto fu travolta da rivolte. La plebaglia aveva il supporto dalla Guardia francese, con incluse armi e soldati, poiché i ceti dirigenti reali avevano abbandonato la città. Il 14 luglio 1789 gli insorti posero gli occhi sugli armamenti all'interno della fortezza della Bastiglia, visto anche come simbolo della tirannia. Gli insorti assediarono la Bastiglia, uccidento il governatore de Lunay e molte delle sue guardie. Gilbert du Motier, eroe dell'indipendenza americana prese a comando la Guardia nazionale e il re fu obbligato a riconoscere la coccarda tricolore. Sebbene venne ritrovata la pace, molti nobili videro il nuovo ordine come non accettabile, così emigrarono per spingere i regni vicini a dichiarare guerra al nuovo regime. Per questo periodo di instabilità, lo stato venne colpito per diverse settimane tra il luglio e l'agosto 1789 da un periodo di violenti conflitti di classe.

Nell'agosto 1789 l'Assemblea Nazionale adottò la Dichiarazione dell'uomo e del cittadino, come un primo passo in vista di emanare una costituzione. Usando la dichiarazione d'indipendenza americana, definisce una serie di diritti individuali e collettivi. Influenzata dalla dottrina del diritto naturale, questi diritti venivano considerati naturali e universalmente validi. L'Assemblea Nazionale sostituì le province storiche della Francia con ottantatre dipartimenti, amministrati uniformamente e approsimativamente uguali uno dall'altro in estensione e popolazione. Il 4 agosto 1789, con il decreto d'Agosto, l'Assemblea abolì il feudalesimo, spazzando via sia i diritti signorili del Primo Stato sia la decima raccolta dal Secondo Stato. In corso di poche ore il clero, i nobili, città, compagnie e via dicendo, persero i loro secolari privilegi. L'Assemblea abolì alcuni simboli dell''Ancien Régime, come le livreee l'araldica. Nonostante gli intrighi dell'aristocrazia più conservatrice, l'Assemblea continuava a lavorare per dare una nuova costituzione. Una nuova organizzazione giudiziaria fece dei magistrati indipendenti al trono. Il legislatore abolì anche gli uffici ereditari, eccetto la monarchia. Nei casi criminali bisognava trovare le prove. Il re aveva l'unico potere di proporre la guerra, ma con la decisione definitiva del potere legislativo. L'Assemblea decise di abolire le dogane interne e soppresse le corporazioni di arti e mestieri.

La Rivoluzione causò un massiccio avvicendamento di poteri dalla Cjiesa Cattolica allo Stato. Sotto l'Antico Regime, la Chiesa era l'ente con maggiori proprietà fondiarie. Il legislatore decretò nel 1790 l'abolizione di raccogliere, da parte dell'autorità ecclesiastica, una tassa sui raccolti, la cancellazione dei privilegi speciali goduti dal clero e la confisca delle proprietà della Chiesa. L'Assemblea risolse in parte la crisi finanziaria della Francia con le confische ai danni della Chiesa.

Quando della plebaglia da Parigi attaccò il palazzo reale di Versailles nell'ottobre 1789, la famiglia reale fu costretta a trasferirsi nel palazzo delle Tuileries a Parigi. Successivamente nel giugno 1791 la famiglia reale tentò di scappare in segreto, per ricercare appoggio dalle potenze alleate, ma il re venne scoperto a Varennes e Luigi e la famiglia furono riportati a Parigi, sotto arresto alle Tuileries.

Intanto stavano formandosi le fazioni all'interno dell'Assemblea. Gli oppositori alla rivoluzione si sedevano nei posti alla destra. Poi c'erano i monarchici liberali, che si ispiravano alla monarchia britannica. Il "Partito Nazionale", di centro o centro-sinistra, rappresentava idee più estreme. Tuttavia la maggioranza dell'Assemblea era maggiormente a favore di una monarchia costituzionale, invece di una repubblica. Con la costituzione del 1791 si decise pertanto di lasciare Luigi XVI come re, il quale però doveva prestare giuramento sulla costituzione. Il re doveva dividere il potere con l'Assemblea, ma restava il diritto di veto e la scelta dei suoi ministri.

L'Assemblea Legislativa si radunò per la prima volta l'1 ottobre 1791 e si trovò nel caos già in meno di un anno. L'Assemblea consisteva di circa 165 foglianti, monarchici costituzionali, alla destra, circa 330 girondini, repubblicani liberali e giacobini, repubblicani radicali, alla sinistra ed infine circa 250 deputati non affiliati. Il re pose subito il veto su alcune questione, come la minaccia di morte agli espatriati che rifiutarono la Rivoluzione e il giuramento del clero. Nel corso di un anno si arrivò a una crisi costituzionale.

Intanto nelle questioni estere, nella dichiarazione di Pillnitz dell'agosto 1791, l'Imperatore Leopoldo II, il Conte Carlo di Artois, il futuro Carlo X, e Guglielmo II di Prussia fecero della causa di Luigi XVI la loro. Questi nobili chiesero che l'Assemblea fosse dissolta sotto minaccia di guerrra, ma, invece di far impaurire i francesi, li fecero infuriare. Come conseguenza i confini vennero militarizzati. Con la Costituzione del 1791 venne adottata la monarchia costituzionale, così il re sostenne la guerra contro l'Austria per incrementare la sua popolarità. Con l'arrivo dell'esercito prussiano in Francia, si stavano formando i primi dubbi sulla condotta dell'aristocrazia. Queste tensioni culminarono nei massacri di settembre. Dopo le prime vittorie dell'esercito rivoluzionario nella battaglia di Valmy il 20 settembre 1792, il giorno dopo venne proclamata la Prima repubblica francese. Durante gli ultimi mesi del 1792, le armate rivoluzionarie occuparono i Paesi Bassi austriaci, la riva sinistra del Reno, la Savoia e Mulhouse. Nel frattempo venne costituita la Convenzione nazionale.

Dopo l'emissione del manifesto di Brunswick del luglio 1792 che minacciava la popolazione francese dagli attacchi austriaci e prussiani, Lugi XVI venne sospettato di tradimento, venen così arrestato e, assieme alla famiglia, imprigionato. In una sessione dell'Assemblea Legislativa, venne sospesa la monarchia. Poco meno di un terzo dei deputati erano presenti alla votazione, la maggioranza di essi erano Giacobini. Il re venne processato, condannato a morte e ghigliottinato il 21 gennaio 1793. La regina Maria Antonietta seguì il marito al patibolo il 16 ottobre.

L'esecuzione del re indignò tutta l'Europa monarchica e provocò la formazione della prima coalizione antifrancese. La prima repubblica venne assalita da tutte le parti, sia dall'esterno sia dall'interno, nella primavera del 1793. In marzo, l'ovest della Francia, in particolare la Vandea fu agitata da una rivolta fiolomonarchica, cattolica e controrivoluzionaria. A Parigi scoppiò una rivolta dei sanculotti. In un stato di crisi, i Montagnardi, la parte più radicale della Rivoluzione, cacciarono i girondini dalla Convenzione agli inizi di giugno del 1793. I Montagnardi istaurarono un governo estremamente centralizzato, nel quale le decisioni sono prese da un comitato di salute pubblica, dominato dalla personalità di Robespierre. Venenro prese misure straordinarie contro i nemici, veri e presunti, della Rivoluzione. Nel periodo del Terrore almeno diciottomila persone, accusate di attività controrivoluzionaria, furono ghigliottinate, o perlomeno, giustiziate con altra modalità. La popolarità di Robespierre iniziò a declinare, così il 27 luglio 1794 venne arrestato e poi ghigliottinato. Il nuovo governo venne formato in prevalenza da girondini sopravvissuti al periodo del Terrore e, dopo aver preso il potere, iniziarono la loro vendetta verso i giacobini e anche a giustiziarne (periodo del Terrore bianco).

La Convenzione approvò la "Costituzione dell'anno III" il 17 agosto 1795, un peblisito la ratificò in settembre e entrò in vigore il 26 settembre. La nuova costituzione creò il Direttorio e il sistema bicamerale. Il parlamento consisteva in cinquecento rappresentanti e duecentocinquanta senatori. Il potere esecutivo andava così al Direttorio, composto di cinque membri, nominati dal Consiglio degli Anziani, su una lista redatta dal Consiglio dei Cinquecento. La nazione desiderava, al momento tranquillizzarsi per rimarginare le ferite. Chi volle la ressurrezione dell'Antico Regime e d'altro canto, chi volle ristabilire il Terrore, erano in numero insignificante. Le possibilità di interferenze straniere stavano diminuendo, dato che la prima coalizione era collassata. I quattro anni di governo direttoriale fu un periodo di forti inquetudini, poiché continuarono le atrocità, i provvedimenti arbitrari e l'odio tra le parti. Il Direttorio durò fino al 1799 quando Bonaparte formò il Consolato.

Napoleone Bonaparte prese il controllo della Repubblica nel 1799, autoproclamandosi Imperatore. Le sue armate si impegnarono in diverse guerre attraverso l'Europa, conquistarono molte nazioni e fondarono nuovi regni, guidati dai familiari di Napoleone.

A seguito della sua sconfitta nel 1815, la monarchia dei Borboni venne restaurata in Francia. Luigi XVIII divenne re l'8 luglio 1815. A lui succedette nel 1824 il fratello Carlo X. Nel 1830 scoppiarono delle sommosse che condussero alla rivoluzione di luglio; Carlo X abbandonò Parigi ma la monarchia sopravvisse, con l'arrivo al regno di Luigi Filippo d'Orléans, esponente di un ramo cadetto dei Borboni e considerato di orientamento liberale.

Nel 1848 il regno di Luigi Filippo, al termine di una lunga crisi, cadde travolto dalle proteste popolari; abdicò fuggendo in Inghilterra e lasciando il regno al nipote Luigi Filippo II, che aveva appena dieci anni. Il Parlamento però decise di proclamare la Repubblica; aveva così inizio la Seconda Repubblica francese. Essa ebbe breve vita, in quanto Luigi Bonaparte, nipote di Napoleone, eletto a sorpresa presidente della Repubblica nel 1848, solo tre anni dopo, con un colpo di stato, scioglie l'Assemblea Nazionale, si assicura i pieni poteri e fa quindi votare un plebiscito che ratifica la nascita del Secondo Impero.

Napoleone III regnò fino al 4 settembre 1870, quando subì la disfatta di Sedan, durante la guerra franco-prussiana, in cui fu anche fatto prigioniero. Si formò un governo provvisorio di "salute pubblica", con a capo Léon Gambetta prima e Adolphe Thiers poi, che portò all'armistizio con la Prussia e alla repressione della Comune di Parigi. Le prime elezioni, tenutesi nel 1871, videro il successo delle fazioni monarchiche, che però erano divise tra di loro su chi scegliere come re. Dopo 4 anni di incertezza istituzionale, finalmente nel 1875 fu proclamata la Terza Repubblica.

La Terza Repubblica francese fu il sistema politico in vigore per quasi settant'anni, dal 1871 (ma ufficialmente dal 1875) alla disfatta del 1940. Era un regime parlamentare, con una presidenza della Repubblica dai pochi poteri, un Parlamento privo di partiti organizzati e caratterizzato dalla breve durata dei governi.

Anche se vincitrice nella prima e nella seconda guerra mondiale, la Francia soffrì gravi perdite in termini di vite, impero, benessere, forza lavoro e grado di nazione dominante. Di fatto la vittoria nella prima guerra mondiale è l'ultimo successo militare francese. Dopo la Grande Guerra la Francia si adoperò per rendere la Germania più innocua possibile, condannandola a enormi spese di riparazione, riducendone al minimo le forze armate, annettendosi l'Alsazia Lorena e occupando la Renania. E' anche alla politica di punizione francese che si deve l'ascesa al potere di Hitler. Per cautelarsi da un'eventuale nuova aggressione tedesca, venne costruita un'imponente linea difensiva sul confine franco-tedesco, la Linea Maginot. Dopo la salita al potere del partito nazista, la Francia, insieme alla Gran Bretagna, pur di evitare una nuova guerra adottò una politica arrendevole alle crescenti richieste tedesche, permettendo il riarmo della Germania, l'annessione dell'Austria e lo smembramento della Cecoslovacchia, a cui pure avevano promesso aiuto. La Conferenza di Monaco del settembre '38 fu celebrata in Francia come un grande successo diplomatico che evitava la guerra, ma in realtà fu un successo effimero. Le richieste tedesche non si fermarono, così Gran Bretagna e Francia cambiarono politica, mettendo sotto la propria protezione la Polonia, altro bersaglio germanico. All'attacco tedesco del settembre '39 la Francia e la Gran Bretagna risposero con la guerra. Era iniziata la Seconda Guerra Mondiale. Il conflitto sancì l'uscita di scena della Francia dal gruppo delle grandi potenze mondiali: fino al maggio '40 la Francia non iniziò alcuna azione offensiva contro la Germania, confidando nelle proprie linee difensive e in una soluzione diplomatica del conflitto. Nel maggio del '40 la Germania invase la Francia, aggirando la Linea Maginot dal Benelux. In un solo mese sconfisse le forze armate francesi, più il corpo di spedizione britannico inviato in aiuto. Il 22 giugno si ha la resa della Francia. L'intera costa atlantica e la Francia del nord passarono sotto controllo militare tedesco, mentre le colonie e la Francia meridionale restavano formalmente indipendenti. Si formò un governo in esilio, la cosiddetta Francia Libera, che continuò la guerra a fianco dei britannici. L'occupazione durò fino al '44, quando gli Alleati sbarcarono in Normandia. A prova della perdita di importanza francese, alla Conferenza di Yalta, dove si decisero le linee guida da seguire una volta sconfitta la Germania, Charles de Gaulle non fu invitato. Ciò nonostante le furono assegnate zone d'occupazione in Germania e Austria. In più si annesse dall'Italia i comuni di Briga e Tenda, mentre non chiese nessun compenso territoriale alla Germania.

A partire dal 1958 la forma di stato è una democrazia semi-presidenziale (nota come Quinta Repubblica), con un presidente della Repubblica eletto direttamente avente anche alcune funzioni di governo, che non ha ceduto alle croniche instabilità sperimentate nei precedenti regimi parlamentari. Durante la Guerra Fredda la Francia tentò di seguire una politica autonoma dalle due super-potenze, ma di fatto non vi riuscì: la Crisi di Suez dimostrò chiaramente che l'equilibrio del mondo era cambiato. Lentamente perse tutte le sue colonie, spesso in modo violento (Vietnam, Algeria).

Negli ultimi decenni, la riconciliazione e la cooperazione della Francia con la Germania si è rivelata centrale per l'integrazione economica dell'Europa, compresa l'introduzione dell'Euro nel gennaio 1999.

Oggi, la Francia è in prima fila tra gli stati europei che cercano di sfruttare lo slancio dato dall'unione monetaria per portare avanti la creazione di un apparato politico, di difesa e di sicurezza europeo più unificato ed efficace.

Come altri paesi europei, tra le sfide più importanti che la Francia si trova ad affrontare nel XXI secolo è quella degli importanti cambiamenti etnici e culturali dovuti ai forti flussi migratori, specialmente da paesi ex-colonie francesi.

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Campagna di Francia

La suddivisione della Francia dopo la vittoria tedesca: in blu i territori annessi al Reich, in rosa i territori occupati militarmente dalla Wehrmacht, e in verde il territorio della Francia di Vichy.

Durante la Seconda guerra mondiale, la Campagna di Francia, nome in codice Sichelschnitt (ma spesso indicato come Fall Gelb) , si riferisce all'invasione tedesca di Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo e Francia, iniziata il 10 maggio 1940 al termine della cosiddetta "Finta guerra". La Wehrmacht, contrariamente alle previsioni alleate, impegnò la maggior parte delle proprie forze corazzate, nelle Ardenne, aggirando in tal modo la Linea Maginot e cogliendo impreparati gli Alleati. Il 14 giugno Parigi venne occupata dalle truppe tedesche, mentre il governo francese riparava a Bordeaux. La Francia capitolò il 25 giugno. La guerra sul fronte occidentale si concluse con una spettacolare vittoria tedesca, ottenuta grazie all'ampio impiego di nuove tecniche militari, la Blitzkrieg e su tutte la messa in campo di truppe paracadutiste.

Stipulata la pace, la Francia venne divisa in una zona militare di occupazione a nord e lungo le coste dell'Atlantico, mentre a sud fu instaurato un governo collaborazionista, la Repubblica di Vichy. Il Corpo di Spedizione Britannico (BEF) venne evacuato dal territorio francese durante la Battaglia di Dunkerque, nell'ambito dell'Operazione Dinamo, assieme a diverse unità francesi che erano scampate all'accerchiamento, durante le prime fasi dell'attacco tedesco, e che costituirono il nucleo della forze della Francia Libera sotto il comando di Charles de Gaulle.

La Francia rimase occupata per quattro anni durante i quali venne costruito un imponente sistema difensivo, il Vallo Atlantico, che doveva "proteggere" l'Europa tedesca da un attacco alleato. Il D-Day, lo sbarco in Normandia del giugno 1944, segnò l'inizio della liberazione dell'Europa dal regime nazista.

Dopo la Campagna di Polonia dell'anno precedente, e la cosiddetta "Finta guerra", era ormai evidente che dopo la vittoria ad est la Germania nazista avrebbe impiegato tutta la propria potenza militare ad occidente. Nei piani di Hitler l'attacco doveva essere lanciato il 12 novembre 1939, ma i suoi generali riuscirono a convincerlo a posticipare l'invasione all'anno successivo. Nell'aprile del 1940 i tedeschi lanciarono un attacco "preventivo" contro i neutrali Danimarca e Norvegia (Operazione Weserübung), essenzialmente per questione strategiche, dato che, specialmente la Norvegia era ricca di risorse necessarie all'industria bellica tedesca e che le sue basi meglio si prestavano ad ospitare gli U-Boot tedeschi negli scontri nell'Atlantico. In risposta a queste mosse venne approntato un contingente alleato (costituito in gran parte con forze britanniche, con l'apporto di forze francesi e polacche) che venne inviato a sostegno del paese scandinavo (si veda Campagna Alleata in Norvegia).

Nei fatti i governi di Francia e Gran Bretagna erano rimasti negativamente sorpresi dalla rapida sconfitta della Polonia, e dalle nuove tattiche militari impiegate dalla Wehrmacht. Nei piani militari dei due paesi era previsto che la Germania, come nella Prima guerra mondiale, si sarebbe trovata impegnata su due fronti, determinando una suddivisione delle proprie forze, consentendo in tal modo alle forze Alleate di contenere meglio il probabile attacco tedesco ad ovest. Secondo le previsioni del Comandante supremo dell'esercito francese, il Generale Maurice Gamelin, l'attacco tedesco si sarebbe svolto come il Piano Schlieffen del conflitto precedente, e proprio per questo si era diffuso, sia in certi ambienti politici, che nell'opinione pubblica, il convincimento che una strategia basata su una solida linea difensiva si accordasse meglio con le esigenze di una guerra moderna. Venne per questo implementato un grande complesso difensivo, la Linea Maginot, mentre gli elementi migliori dell'esercito francese e il Corpo di Spedizione Britannico (BEF) vennero dislocati nel nord del paese, nell'area del fiume Dyle e, una volta scattata l'offensiva tedesca, queste forze si sarebbero mosse verso il Belgio e i Paesi Bassi.

Proprio come pensava lo Stato Maggiore francese, l'originale Fall Gelb prevedeva l'invasione del Belgio, e forse dell'Olanda per poi dirigersi a sud lungo la Manica, fino alla Normandia, e di lì a Parigi. Tuttavia un incidente incorso ad un aereo tedesco che trasportava alcuni ufficiali tedeschi con i piani dell'invasione (l'aereo si perse nella nebbia e fu costretto ad atterrare in Belgio), costrinse Hitler, a rivedere le proprie strategie. Il nuovo piano tedesco, anche se inizialmente ostacolato dall'Oberkommando der Wehrmacht (OKW), venne elaborato da Erich von Manstein, Capo di Stato Maggiore del Gruppo d'armate A di Gerd von Rundstedt, con l'apporto di Guderian, il padre delle panzertruppen tedesche: il piano prevedeva che le truppe corazzate del Gruppo d'armate A, attraversando il Lussemburgo, avrebbero investito la Mosa tra Sedan e Dinant, sfondando le difese francesi nella Foreste delle Ardenne, ritenute (solamente dal comando francese) per la conformazione del terreno, inaccessibili alle truppe corazzate; e da lì spingersi fino a Boulogne e a Calais sulla Manica, accerchiando così le forze alleate schierate tra la Francia e il Belgio, il nuovo piano venne chiamato Sichelschnitt, colpo di falce, malgrado ciò nei documenti militari tedeschi spesso si incontra il nome originario. Bisogna però tener in conto che la conversione dei comandi tedeschi alla nuova tattica (la Blitzkreig) non era stata completa, all'interno dell'OKH rimanevano infatti forti diffidenze verso i problemi logistici e difensivi che il nuovo piano avrebbe potuto dare, in particolare si temeva per l'approvvigionamenti di armi e carburante delle truppe d'assalto (la carenza di rifornimenti aveva creato gravi problemi durante il precedente attraversamento delle Ardenne durante la prima guerra mondiale) e per l'esposizione dei "fianchi" delle colonne corazzate a possibili attacchi provenienti dai lati, Guderian sosteneva invece che la velocità e la profondità dell'attacco avrebbero impedito al nemico di riorganizzarsi.

La Wehrmacht impiegò sul Fronte Occidentale tre gruppi d'armate: Gruppo d'armate A (Gerd von Rundstedt) con 45 divisioni di cui 7 corazzate; Gruppo d'armate B (Fedor von Bock) con 29 divisioni di cui 3 corazzate; Gruppo d'armate C (Wilhelm List) con 19 divisioni. Questo terzo gruppo teneva una posizione difensiva sulla Linea Maginot, mentre l'offensiva principale venne lanciata dal Gruppo d'armate A nelle Ardenne; con l'appoggio del Gruppo d'armate B che nel frattempo invadeva il Belgio e l'Olanda.

Secondo i piani alleati, i tedeschi avrebbero impiegato almeno 10 giorni per superare la miriade di canali e fiumi olandesi. L'attacco della Wehrmacht all'Olanda fu preceduto, invece, dalla prima operazione aviotrasportata dalla storia: il 10 maggio nuclei di Fallschirmjäger (paracadutisti) tedeschi della VII Divisione aerea e della XXII Divisione da sbarco, sotto il comando di Kurt Student, vennero paracadutati sui principali ponti sulla Mosa, nelle strade di Rotterdam e nella fortezza belga di Eben-Emael, occupando tutti gli obiettivi chiave e facilitando in tal modo l'avanzata del Gruppo d'armate B.

Il comando alleato reagì immediatamente inviando verso nord le proprie forze in quello che sembrava, da parte Alleta, un rifacimento del Piano Schlieffen: in realtà i francesi, spingendo verso nord-est le loro migliori armate, senza un'adeguata copertura aerea, e con una linea di rifornimenti molto flebile, avrebbero inconsapevolmente favorito ulteriormente l'avanzata tedesca. Difatti, la Luftwaffe già "allenata" dalle operazioni nella Guerra civile spagnola e nella Campagna di Polonia, ebbe facilmente ragione delle forze aeree anglo-francesi, impedendo così ai comandi alleati di ottenere informazioni precise circa i movimenti delle forze corazzate tedesche.

Nel contempo le forze paracadutiste tedesche, nonostante la cattura di tutti gli obiettivi prefissati (in particolare le cittadine di Ypenburg, Ockenburg, e Valkenburg), vennero pesantemente impegnate a Rotterdam, dove dovettero fronteggiare il contrattacco di due divisioni di fanteria olandesi: gli scontri, particolarmente cruenti provocarono la morte e la cattura di 1.745 Fallschirmjäger, dei quali 1.200 vennero tradotti in Inghilterra.

Nonostante una tenace resistenza, i Paesi Bassi si arresero il 15 maggio, sebbene alcune sacche di resistenza in Zelanda continuassero a resistere.

In Belgio, il Forte di Eben-Emael, difeso da 780 uomini, venne occupato dopo 30 ore di accaniti combattimenti, nonostante il tentativo di raggiungere la fortezza da parte del Corpo di Spedizione Britannico (BEF), che, insieme alla II Armata francese, venne respinta dalle forze della VI Armata tedesca di von Reichenau.

Alle 5.35 del 10 maggio, mentre il Gruppo d'armate B penetrava in Olanda, scattò l'Operazione Sichelschnitt ("Colpo di falce"): la XII Armata di Wilhelm List e il Panzergruppe K di von Kleist sfondarono nel punto di congiunzione tra la II e la IX Armata francese. Il 12 maggio von Kleist raggiunse la Mosa. Sedan, sulla riva destra del fiume fu occupata da Guderian, mentre più a nord Rommel raggiungeva Dinant. Nonostante i francesi avessero fatto saltare tutti i ponti, sotto la protezione degli Stuka e dell'artiglieria, reparti di genieri e granatieri riuscirono ad attraversare la Mosa presso Sedan, consolidando poi le teste di ponte e preparando il passaggio per i mezzi corazzati. Il 14 maggio due battaglioni corazzati francesi attaccarono le forze tedesche della testa di ponte, ma vennero respinti dai primi panzer che avevano attraversato il fiume; improvvisamente, allora, tra le file francesi si produsse un effetto di allucinazione collettiva, che creò l'illusione di vedersi già davanti i panzer tedeschi.

La sera del 14 maggio il Generale Corap fece ritirare di 16 chilometri la sua IX Armata facilitando così al XLI Corpo d'armata tedesco l'attraversamento della Mosa presso Monthermé. Destituito Corap, il nuovo comandante, Generale Giraud non poté rimediare all'errore, per cui anche la II Armata francese del generale Charles Huntziger, rimasta scoperta sul fianco sinistro, fu costretta a ripiegare: tra Sedan e Dinant sette divisioni corazzate iniziarono ad avanzare di gran carriera nella falla di 50 km che si era aperta nel fronte francese.

La Battaglia di Francia viene spesso citata come il primo caso nella storia, di applicazione della tattica della Blitzkrieg: ossia come la sconfitta del nemico per mezzo di un accerchiamento strategico, eseguito da forze meccanizzate, che porta al collasso operativo. Von Manstein aveva certamente in mente un accerchiamento strategico, comunque le tre dozzine di divisioni di fanteria che seguirono i Panzerkorps non erano li solo per consolidare le conquiste. Si trattava in realtà del contrario, agli occhi dell'Alto Comando tedesco i Panzerkorps avrebbero dovuto svolgere un compito circoscritto. I loro contingenti di fanteria motorizzata avrebbero assicurato l'attraversamento dei fiumi e i reggimenti di carri armati avevano conquistato una posizione dominante, consolidando le conquiste e permettendo alle divisioni di fanteria di posizionarsi per la vera battaglia: forse una classica Kesselschlacht, se il nemico fosse rimasto a nord, forse un combattimento di incontro, se avesse cercato di fuggire verso sud. In entrambi i casi una massa enorme di divisioni tedesche, sia corazzate che di fanteria, avrebbe cooperato per annientare il nemico, in accordo con la dottrina corrente. I Panzerkorps, comunque, non avrebbero dovuto causare il collasso del nemico da soli, ma avrebbero dovuto aspettare i rinforzi della fanteria.

Ad ogni modo il giorno 16 sia Guderian che Rommel, con un atto di aperta insubordinazione nei confronti dei superiori, disobbedirono agli espliciti ordini diretti e spinsero all'attacco le loro divisioni di molti chilometri verso ovest, il più rapidamente possibile. Guderian raggiunse Marle, a 80 chilometri da Sedan, Rommel attraverso la Sambre a Le Cateau, ad un centinaio di chilometri dalla sua testa di ponte, Dinant. Mentre nessuno sapeva la posizione esatta di Rommel (egli era avanzato così velocemente da essere fuori dalla portata del contatto radio, facendo guadagnare alla sua 7. Divisione Panzer il soprannome di Gespenster-Division, "Divisione Fantasma"), un von Kleist infuriato volò da Guderian la mattina del 17 maggio e dopo una accesa discussione lo sollevò da tutti gli incarichi. Comunque von Rundstedt, comandante in capo del Gruppo d'armate A, non ne volle sapere niente e rifiutò di confermare l'ordine.

Si è rivelato difficile spiegare le azioni di entrambi i generali. Rommel venne costretto a suicidarsi da Hitler prima della fine della guerra, e quindi non poté mai chiarificare il suo comportamento in piena libertà. Dopo la guerra Guderian sostenne di aver agito di sua iniziativa, in pratica inventando la Blitzkrieg all'istante. Molti storici hanno sin da allora considerato questa come una vuota pretesa, negando qualsiasi divisione radicale all'interno della dottrina operativa tedesca dell'epoca, minimizzando il conflitto come una semplice differenza di opinione sui tempi e evidenziando che l'affermazione di Guderian non combacia con il suo ruolo dichiarato di essere stato il profeta della Blitzkrieg già prima della guerra. Comunque, i suoi scritti prebellici rigettano esplicitamente il solo accerchiamento strategico da parte di forze motorizzate come generalmente sufficiente a causare il collasso operativo. Inoltre, non vi è riferimento esplicito a tale tattica nei piani di battaglia tedeschi, la blitzkrieg dovrebbe essere vista più che come una dottrina come una scuola di pensiero interna all'esercito tedesco che aveva i suoi maggiori esponenti in alcuni "giovani" generali (mentre l'età media degli alti comandi della Wermacht era di 65 anni Guderian aveva "solo" 52 anni, Sepp Dietrich 48) spesso osteggiata da elementi più conservatori all'interno dello Stato Maggiore tedesco.

I Panzerkorps rallentarono considerevolmente la loro avanzata, ma si erano messi in una posizione molto vulnerabile: si erano spinti troppo in avanti, allungando eccessivamente le linee di rifornimento, e soffrendo, di conseguenza della mancanza di carburante e di pezzi di ricambio, dato che molti carri armati erano inutilizzabili. Esisteva ora un pericoloso vuoto tra loro e la fanteria; un attacco determinato da parte di una grande e fresca forza meccanizzata avrebbe potuto tagliarli fuori e spazzarli via.

L'Alto Comando francese comunque, si stava riprendendo dallo shock dell'improvvisa offensiva ed era colpito da un senso di disfatta. La mattina del 15 maggio, il Presidente del Consiglio francese Paul Reynaud telefonò all'appena nominato Primo Ministro del Regno Unito Winston Churchill e gli disse: "Siamo stati sconfitti. Siamo battuti; abbiamo perso la battaglia." Churchill, tentando di consolare Reynaud, gli ricordò di quando i tedeschi avevano sfondato le linee alleate durante la Prima guerra mondiale venendo poi arrestati. Reynaud era comunque inconsolabile.

Churchill volò a Parigi il 16 maggio. Egli riconobbe immediatamente la gravità della situazione quando osservò che il governo francese stava già bruciando i suoi archivi e preparando l'evacuazione della capitale. In un lugubre incontro con i comandanti francesi, Churchill chiese al Generale Gamelin, "Dov'è la riserva strategica?" che aveva salvato Parigi nella Prima guerra mondiale. "Non esiste," rispose Gamelin. In seguito Churchill descrisse l'accoglimento di questa notizia come il momento più sconvolgente della sua vita. Churchill chiese a Gamelin quando e dove il generale proponeva di lanciare un contrattacco ai fianchi del grosso delle forze tedesche. La replica di Gamelin fu "inferiorità nei numeri, inferiorità nell'equipaggiamento, inferiorità nei metodi".

Gamelin era nel giusto; la gran parte delle divisioni della riserva erano state impegnate. L'unica divisione corazzata ancora nella riserva, la seconda DCR, attaccò il 16 maggio. Ad ogni modo le divisioni corazzate della fanteria francese, le Divisions Cuirassées de Réserve, nonostante il loro nome erano unità di sfondamento molto specializzate, ottimizzate per l'attacco di posizioni fortificate; potevano essere abbastanza utili per la difesa, se trincerate, ma avevano poca utilità per uno scontro in campo aperto: non potevano eseguire tattiche combinate carri-fanteria in quanto non avevano una importante componente di fanteria motorizzata; avevano una scarsa mobilità tattica in quanto i loro Char B1 bis, il modello principale sul quale era stato investito metà del budget per i carri armati, doveva fare rifornimento due volte al giorno. La seconda DCR si schierò così in uno schieramento protettivo, le cui sotto-unità combatterono coraggiosamente ma senza un effetto strategico.

Naturalmente, alcune delle migliori unità dislocate nel nord avevano già avuto dei piccoli scontri con i tedeschi; fossero state tenute nelle riserva avrebbero potuto venire impiegate in un contrattacco decisivo. Esse però avevano perso molta forza di combattimento semplicemente muovendosi verso nord; affrettarsi nuovamente verso sud gli sarebbe costato ancora di più. La più potente delle divisioni alleate, la I DLM (Division Légère Mécanique, "leggera" in questo caso significa "mobile"), si dispiegò vicino a Dunquerque il 10 maggio, avendo mosso le sue unità avanzate di 220 chilometri a nord-est, alle spalle della città olandese di 's-Hertogenbosch, in 32 ore. Trovando che gli olandesi si erano già ritirati verso nord, venne ritirata e dirottata verso sud. Quando incontrò nuovamente i tedeschi, dei suoi 80 carri SOMUA S.35, solo tre erano funzionanti, gli altri si erano fermati principalmente a causa di guasti.

Ciononostante, una decisione radicale di ritirarsi a sud, evitando lo scontro, avrebbe potuto probabilmente salvare gran parte delle divisioni meccanizzate e motorizzate, compresa il BEF. Questo avrebbe comunque significato abbandonare circa trenta divisioni di fanteria al loro destino. La semplice perdita del Belgio sarebbe stata politicamente, un enorme colpo. Inoltre gli Alleati erano incerti circa le intenzioni dei tedeschi i quali minacciavano l'avanzata in quattro direzioni diverse: a nord, per attaccare direttamente la principale forza alleata; a ovest, per isolarla; a sud, per occupare Parigi e perfino ad est, per muoversi dietro la Linea Maginot. I francesi decisero di creare una nuova riserva, tra cui una ricostituita VII Armata comandata dal Generale Touchon, usando tutte le unità che potevano essere distolte dalla Linea Maginot per bloccare la strada verso la capitale francese.

Il Colonnello Charles de Gaulle, al comando della IV Divisione Corazzata, assemblata in tutta fretta, tentò di lanciare un attacco da sud, ottenendo un certo successo che in seguito gli avrebbe dato una considerevole fama e la promozione a Brigadiere Generale. Gli attacchi di de Gaulle, del 17 e 19 maggio, che sembrarono salvare Parigi per diverse settimane, diedero pochi frutti quando le rinforzate armate tedesche lo costrinsero ad arretrare in direzione sud-ovest.

Mentre gli Alleati fecero poco per minacciarli o sfuggire alla minaccia che rappresentavano, i Panzerkorps impiegarono le giornate del 17 e 18 maggio per rifornirsi, riparare i carri e far riposare gli uomini. Il 18 maggio Rommel costrinse i francesi a cedere Cambrai, semplicemente fintando un attacco corazzato.

Il 19 maggio l'Alto Comando tedesco divenne molto fiducioso: gli Alleati sembravano incapaci di gestire gli eventi. Apparentemetne sembravano non esserci serie minacce da sud - in effetti il Generale Franz Halder, Capo dello Stato Maggiore dell'esercito, suggerì l'idea di attaccare Parigi immediatamente per costringere la Francia ad uscire dalla guerra in un colpo solo. Le truppe alleate a nord si stavano ritirando verso il fiume Escaut, con il loro fianco destro che dava strada alla III e alla IV Divisione Panzer. Il giorno seguente i Panzerkorps ricominciarono a muoversi, fecero breccia attraverso le deboli XVIII e XXIII Divisione Territoriale britanniche, occuparono Amiens e si assicurarono il controllo del ponte più a occidente sul fiume Somme, ad Abbeville, isolando le forze britanniche, francesi, belghe e olandesi a nord. Nella serata del 20 maggio un'unità di ricognizione della II Divisione Panzer raggiunse Noyelles, un centinaio di chilometri a ovest. Qui poté vedere l'estuario della Somme che sfociava nella Manica.

Sempre il 20 maggio, il presidente del Consiglio francese Paul Reynaud destituì Maurice Gustave Gamelin per il suo fallimento nel contenere l'offensiva tedesca, e lo rimpiazzò con Maxime Weygand, che tentò immediatamente di escogitare nuove tattiche per contenere i tedeschi. Più urgente era comunque il suo compito strategico: egli concepì il Piano Weygand, ordinando di isolare la punta di lancia delle forze corazzate tedesche con attacchi combinati da nord e da sud. Sulla carta questa sembrava una missione praticabile: il corridoio attraverso il quale i due Panzerkorps di von Kleist si erano mossi verso la costa era ampio solo 40 chilometri. In teoria Weygand aveva forze sufficienti per eseguire il piano: a nord le tre DLM e la BEF, a sud la IV DCR di de Gaulle. Queste unità avevano un organico di circa 1.200 carri e le divisioni Panzer erano nuovamente molto vulnerabili, con le condizioni meccaniche dei loro mezzi in rapido deterioramento. Ma le condizioni delle divisioni alleate erano molto peggiori. Sia a sud che a nord potevano in realtà raccogliere solo una manciata di carri armati. Ciò nonostante Weygand volò a Ypres il 21 maggio, per cercare di convincere i belgi e la BEF della validità del suo piano.

Quello stesso giorno un distaccamento della British Expeditionary Force al comando del Maggiore-Generale Harold Edward Franklyn aveva già tentato di ritardare almeno l'offensiva tedesca, forse di isolarne la punta avanzata. Ne risultò la Battaglia di Arras, che dimostrò l'abilità dei carri britannici Matilda, pesantemente corazzati (le armi anti-carro tedesche da 37mm si rivelarono inefficaci contro di essi) e la cui offensiva sbaragliò due reggimenti tedeschi. Il panico che ne risultò (il comandante tedesco ad Arras, Erwin Rommel, riportò di essere stato attaccato da centinaia di carri, mentre solo 58 vennero impiegati in battaglia) fermò l'offensiva tedesca e permise a Weygand, a Parigi, di dispiegare più unità a sud. I rinforzi tedeschi respinsero i britannici fino alla cresta di Vimy il giorno seguente.

Anche se questo attacco non faceva parte di alcun tentativo coordinato di distruggere i Panzerkorps, l'Alto Comando Tedesco venne preso dal panico molto più dello stesso Rommel. Per un momento temettero di essere caduti in una imboscata e che un migliaio di carri alleati fossero in procinto si schiantare le loro forze d'élite. Ma il giorno seguente avevano ripreso confidenza e ordinato al XIX Panzerkorps di Guderian di spingere verso nord, sui porti della Manica di Boulogne e Calais, sulle retrovie delle forze britanniche e alleate a nord.

Quello stesso giorno, il 22 maggio, i francesi cercarono di attaccare da sud a est di Arras, con fanteria e carri, ma per quel momento la fanteria tedesca si era riunita e l'attacco, con qualche difficoltà, venne fermato dalla XXXII Divisione di Fanteria.

Weygand, cercando di riprendere nuovamente il controllo dell'esercito francese, volò al fronte, ma venne abbattuto e perse contatto con il comando. Il comandante della Forza di Spedizione Britannica restò senza ordini per quattro giorni.

Solo il 24 maggio il primo attacco da sud poté essere lanciato, quando la VII DIC, appoggiata da una manciata di carri, fallì la riconquista di Amiens. Questo fu un tentativo abbastanza debole; comunque, il 27 maggio la I Divisione Corazzata britannica, trasportata in fretta dall'Inghilterra, attaccò in forze Abbeville, ma venne sconfitta con perdite ingenti. Il giorno seguente de Gaulle provò nuovamente con gli stessi risultati. Ma oramai, neanche un successo completo poteva salvare le forze a nord.

Nelle prime ore del 23 maggio, Gort ordinò una ritirata da Arras. Non aveva fiducia nel piano Weygand né nella proposta di quest'ultimo di cercare almeno di tenere una sacca sulla costa fiamminga, una Réduit de Flandres. I porti necessari per rifornire un tale punto d'appoggio erano già minacciati. Quel giorno la II Divisione Panzer assalì Boulogne e la X Divisione Panzer assaltò Calais. Boulogne resse fino al 25 maggio, appoggiata dai cacciatorpediniere che evacuarono 4.368 uomini. Calais, benché rinforzata dall'arrivo del III Reggimento Reale Carri, equipaggiato con i Cruiser e dalla XXX Brigata Guardie, cadde in mano ai tedeschi il 27 maggio.

Mentre la I Divisione Panzer era pronta per attaccare Dunkerque il 25 maggio, Hitler le ordinò di fermarsi il 24. Questa rimane una delle decisioni più controverse dell'intera guerra. Hermann Göring aveva convinto Hitler che la Luftwaffe poteva impedire una evacuazione; von Rundstedt lo aveva avvertito che ogni ulteriore sforzo da parte delle divisioni corazzate avrebbe portato ad un periodo più prolungato di rifornimento e manutenzione. Attaccare le città non faceva parte dei normali compiti delle unità corazzate in nessuna dottrina operativa.

Accerchiati, i britannici lanciarono l'Operazione Dynamo e l'Operazione Ariel, evacuando le forze Alleate dalla sacca settentrionale in Belgio e nel Pas-de-Calais, a partire dal 26 maggio. La posizione britannica venne complicata dal piano del Re Leopoldo III del Belgio, di arrendersi il giorno seguente, spostato poi al 28 maggio.

Le migliori e le più moderne delle armate francesi erano state spedite a nord e perse nell'accerchiamento risultante; i francesi avevano perso il meglio del loro armamento pesante e le loro migliori formazioni corazzate. Weygand si trovò davanti ad una emorragia sul fronte che si stendeva da Sedan alla Manica, e il governo francese aveva iniziato a perdere fiducia nella possibile sconfitta dei tedeschi, in particolare proprio perché le forze britanniche stavano evacuando dal continente, evento particolarmente simbolico per il morale francese. Il 10 giugno, l'Italia dichiarò guerra alla Francia e alla Gran Bretagna.

I tedeschi rinnovarono la loro offensiva, il 5 giugno, sulle Somme. Un attacco su Parigi guidato dai panzer spezzò le scarse riserve che Weygand aveva posto tra i tedeschi e la capitale, e il 10 giugno il governo francese si rifugiò a Bordeaux, dichiarando Parigi una città aperta. Churchill ritornò in Francia l'11 giugno, incontrando il Consiglio di Guerra francese a Briare. I francesi, chiaramente nel panico, volevano che Churchill concedesse ogni aereo da caccia disponibile per la battaglia aerea sopra la Francia; con soli 25 squadroni restanti, Churchill rifiutò, credendo che la battaglia decisiva si sarebbe combattuta sulla Gran Bretagna (si veda Battaglia d'Inghilterra). Churchill, in quell'incontro, ottenne la promessa dell'Ammiraglio francese François Darlan che la flotta francese non sarebbe caduta in mani tedesche.

I combattimenti continuarono a est fino a quando il Generale Pretelat, comandante del II Corpo d'Armata francese, non fu costretto ad arrendersi, il 22 giugno.

La Francia, formalmente, si arrese il 25 giugno, e Hitler volle che la pace venisse firmata nello stesso vagone ferroviario in cui era stato firmato l'armistizio del 1918 che aveva sancito la fine della Prima guerra mondiale. La pace venne firmata a Compiègne e successivamente il vagone venne trasferito a Berlino per celebrare la vittoria, venendo però distrutto durante i bombardamenti aerei alleati sulla capitale tedesca. Paul Reynaud, il presidente del Consiglio francese, avendo firmato un accordo con la Gran Bretagna con il quale si impegnava a non sancire una pace separata con la Germania nazista, rassegnò le dimissioni, e venne sostituito dal Maresciallo Philippe Pétain, che accettò le condizioni di un armistizio con la Germania.

La Francia venne divisa in due zone: il nord del paese e una fascia costiera sull'Atlantico vennero occupati militarmente dalla Germania, mentre sul resto del paese aveva giurisdizione il governo collaborazionista guidato da Petain, con sede presso il centro termale di Vichy, donde il nome di Francia di Vichy. Charles de Gaulle, che era stato nominato sottosegretario della Difesa Nazionale da Paul Reynaud, era nel frattempo riparato a Londra: nel suo famoso Appello del 18 giugno rifiutò di riconoscere la legittimità del governo di Vichy e iniziò ad organizzare le proprie forze sotto il nome di Francia Libera.

Nel contempo la Gran Bretagna, dubitando della promessa dell'Ammiraglio Darlan di non far cadere in mano tedesca la flotta francese ancorata a Tolone, decise di attaccare le navi francesi ancorate in Africa ed Europa (a tal proposito si veda Distruzione della Flotta francese a Mers-el-Kebir) determinando quindi una certà animosità e contrasti tra le forze francesi e britanniche.

Circa le perdite dei due schieramenti esistono pareri discordanti. Approssimativamente circa 27.074 soldati tedeschi rimasero uccisi, a cui si devono aggiungere i 111.034 feriti e i 18.384 dispersi, il che porta ad un totale di 156.000 uomini.

Da parte alleata, invece, 1.900.000 furono i prigionieri di guerra francesi, oltre ai 90.000 soldati francesi morti, e i 200.000 feriti; a cui bisogna sommare i 68.111 soldati britannici, 23.350 belgi, 9.779 olandesi e 6.092 polacchi tra morti e feriti. In pratica l'esercito francese ne uscì annientato con oltre 2.292.000 perdite tra le sue fila.

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Source : Wikipedia