Francesco Totti

3.4016000000027 (1250)
Inviato da nono 28/02/2009 @ 09:37

Tags : francesco totti, calciatori, calcio, sport

ultime notizie
CALCIO, ROMA: TOTTI IN CAMPO CON FIGLI ALDO MURGIA - La Repubblica
Il capitano della Roma Francesco Totti sarà protagonista di un bel gesto a un mese dalla morte di Aldo Murgia, l'impiegato postale di 45 anni morto nel corso di una banale lite per un parcheggio in via Costantino. Murgia oltre a quella per la musica...
Pace fatta tra Totti e Terlizzi - Forza Roma
Pace fatta tra Francesco Totti e Christian Terlizzi. Il difensore del Catania ha chiesto ufficialmente scusa per le dichiarazioni rilasciate nel post partita dell'andata “Totti andrebbe picchiato di più in campo”. Ieri all'Olimpico i due si sono...
Francesco Totti e Rosella Sensi - Affaritaliani.it
Francesco Totti e la Roma giocano una doppia partita a poker. Parallela. Il capiano lo fa sul serio, sedendosi a un tavolo verde e facendosi contagiare dalla febbre delle carte come è già successo a diversi altri campioni dello sport....
Totti, un poker per l'Abruzzo - TGCOM
Al tavolo, allestito negli spazi della Stazione Termini, si sono sfidati fino all ultima chips i campioni del mondo dello sport come Francesco Totti e lo sciatore Giorgio Rocca, i campioni di texas hold'em del Team PRO di PokerStars Dario Minieri e...
Lippi: "Totti leader anche da infortunato" - Forza Roma
Ieri in occasione di un incontro con la comunità italiana di Parigi, organizzato dal Consolato e dalla Società Dante Alighieri, Marcello Lippi ha parlato di leader tirando in ballo Francesco Totti. Agli studenti italiani il ct ha spiegato la differenza...
Tabellino azioni Roma 4 Catania 3 - News AS Roma
Assist di Francesco Totti. 83′ Tentativo fallito. Daniele De Rossi (Roma) un tiro di destro da fuori area di poco a lato sulla destra. Assist di Francesco Totti. 81′ Tentativo fallito. Giacomo Tedesco (Catania) un tiro di sinistro da fuori area di poco...
F1: TOTTI, GP A ROMA SAREBBE STRAORDINARIO - Adnkronos/IGN
Il capitano e simbolo della Roma calcistica, Francesco Totti, commenta con entusiamo all'ADNKRONOS, la possibilita' che la capitale possa ospitare un Gran Premio di F1, dopo che oggi e' stato presentato dal sindaco di Roma Gianni Alemanno lo studio di...
TOTTI: "I tifosi? Vogliono sentirsi dire solo la verità". - laroma24.it
CORSPORT - Ieri il capitano della Roma , Francesco Totti, ha partecipato ad torneo di poker organizzato da PokerStars. Queste le sue parole a margine della manifestazione. La vittoria della Lazion della Tim Cup? Sinceramente devo dire che non mi...
MINORI: TOTTI E AIC INSIEME PER I BAMBINI ABBANDONATI DELL'AIBI - Asca
''Ho sempre ritenuto la famiglia la cosa piu' importante di tutte - dice Francesco Totti - Ilary, Christian e Chanel sono la ragione della mia vita. Ho per loro un amore senza limiti e so che i miei figli sono molto fortunati....
Cori e striscioni in curva sud contro la dirigenza - Forza Roma
All'entrata per il riscaldamento dei giocatori, i tifosi li hanno fischiato, applaudendo solo il capitano Francesco Totti. Intonati cori contro la squadra (Tifiamo solo la maglia) ei soliti contro la dirigenza (Rosella Sensi Bla Bla Bla), mentre nella...

Francesco Totti

Francesco Totti con la maglia della Roma.

Francesco Totti (Roma, 27 settembre 1976) è un calciatore italiano, attaccante della Roma. Campione del mondo con la Nazionale italiana nel 2006.

Finora ha sempre giocato nella Roma, squadra della quale è anche capitano. È il maggiore goleador di tutti i tempi e l'uomo con più presenze nell'intera storia giallorossa, sia per quanto riguarda il campionato che per le coppe europee. Nel 2004 è stato incluso nella FIFA 100, una lista dei 125 più grandi giocatori viventi, selezionata da Pelé e dalla FIFA in occasione delle celebrazioni del centenario della federazione. Lo stesso Pelè lo ha definito il più forte giocatore al mondo in un'intervista del gennaio 2006.

Nel campionato di Serie A 2006-2007 ha vinto la classifica dei marcatori e la Scarpa d'oro come miglior realizzatore di tutti i campionati europei di calcio con 26 gol. Con la maglia della Nazionale ha segnato 9 reti, mentre la 58a e ultima presenza è stata la finale del campionato del mondo 2006, vinta contro la Francia.

Francesco Totti ha ricoperto per gran parte della sua carriera il ruolo di trequartista e quello di seconda punta, ma da alcuni anni viene prevalentemente impiegato nel ruolo di prima punta. Pur essendo finalizzatore, funge da assist-man e da creatore di gioco, il suo ruolo dunque si identifica in maniera più appropriata con quello del centravanti di manovra. Durante il biennio con Zeman, nel 1997 e 1998, Totti ha un notevole miglioramento atletico; infatti decide di eseguire un potenziamento muscolare per adattarsi ai ritmi del calcio moderno, guadagnando in forza fisica e potenza di calcio, a scapito dell'agilità. Dotato di grande tecnica, è considerato uno dei migliori talenti calcistici italiani degli ultimi anni. Possiede inoltre una notevole visione di gioco, un'estrema precisione nei passaggi e un tiro fulmineo, potente e preciso con entrambi i piedi, caratteristiche che lo rendono il punto fermo della Roma da oltre quindici anni.

Francesco è nato il 27 settembre 1976 a Roma nel quartiere Appio Latino, nei pressi di Porta Metronia (da qui il soprannome "Er Pupone de Porta Metronia").

I suoi lo iscrissero alla Scuola Calcio della Fortitudo, squadra del quartiere San Giovanni dove la famiglia Totti vive; successivamente passa alla Smith Trastevere dove disputa il suo primo campionato esordienti passando poi, nel 1986, nelle giovanili della Lodigiani. Totti, richiesto da Roma e Lazio, sceglie la prima spinto anche dalla madre ed entra, nel 1989 a soli 13 anni, nelle giovanili della squadra.

Nel 1993, Francesco conquista il suo primo successo: lo scudetto Allievi. Con Luciano Spinosi, in Primavera, vince una coppa Italia. Dopo tre anni di settore giovanile alla Roma, nella stagione 1992-93 Totti entra nel giro della prima squadra grazie a Vujadin Boskov, che lo fa esordire in Serie A a 16 anni, il 28 marzo 1993 nei minuti finali della partita Brescia-Roma (0-2). L'allenatore Carlo Mazzone si rivela quasi un secondo padre per Totti, in special modo durante il passaggio dalla Primavera alla prima squadra. Mazzone, come si fa con i figli precoci, cerca di proteggerlo dalle curiosità, dalle attenzioni, dalla fama: "So io come farlo crescere", diceva.

Il debutto da titolare avviene il 16 dicembre 1993 in Coppa Italia, partita in cui la Roma vince ma viene eliminata dalla Sampdoria ai calci di rigore. L'esordio da titolare in campionato avviene invece il 27 febbraio 1994 di nuovo contro la Sampdoria.

Nella stagione 1994-1995 Totti segna il suo primo gol in Serie A (4 settembre 1994) nella partita contro il Foggia e nonostante la concorrenza di Balbo e Fonseca, colleziona 21 presenze con la maglia giallorossa, segnando un totale di 4 gol. A partire dalla stagione seguente, Francesco Totti diviene titolare inamovibile della squadra giallorossa.

Nel 1996 arriva il nuovo allenatore, Carlos Bianchi, e per Totti, a causa del pessimo rapporto instauratosi con il nuovo tecnico, inizia un periodo difficile, tanto che si ventila una sua possibile cessione alla Sampdoria o all' Ajax in un possibile scambio con il fantasista Jari Litmanen, voluto fortemente dall'allenatore argentino, ma è lo stesso presidente Franco Sensi a non voler cedere il giocatore che ritiene il futuro della Roma. All'Olimpico, in seguito, si gioca il Torneo Città di Roma, contro l'Ajax. Francesco segna un gol e stravince il confronto con Litmanen. Il successo nel torneo cambia improvvisamente lo scenario: Bianchi mette il presidente difronte ad una scelta: o lui o il giovane Francesco. Sensi sceglie Totti e, anche in seguito agli scarsi risultati ottenuti dalla squadra, esonera l'allenatore Bianchi.

Stagione nuova, vita nuova nel 1997. Si chiude la parentesi Bianchi e arriva il nuovo allenatore Zeman: Totti fa il salto di qualità: lo schema offensivo 4-3-3 del tecnico boemo ne esalta le caratteristiche tecniche e fisiche, tanto che Totti diventa il vero leader e l'uomo simbolo della squadra, titolare fisso con il numero dieci che non abbandonerà mai più. Il rapporto tra Francesco e l'allenatore appare subito ottimo, come dimostra il buon campionato disputato, concluso a quota tredici reti. Zdenek Zeman è artefice anche del grande lavoro fisico effettuato da Totti.

Il 31 ottobre 1998, Aldair gli cede la fascia di capitano. In questa stagione Totti viene nominato Guerin d'oro. L'annata 98-99 è interlocutoria, Zeman siede per l'ultimo anno in panchina. Dopo un'ottima partenza (alla nona giornata vittoria sull'eterna rivale Juventus e seconda in classifica ad un punto dalla vetta), la Roma, capitanata da un Totti in grande forma fisica, inizia a sognare, ma nelle giornate seguenti la squadra molla la presa ma dimostra un grande orgoglio, affossando il Milan futuro campione d'Italia all'Olimpico. In questa stagione, la Roma viene eliminata dolorosamente dalla Coppa Italia dall'Atalanta ai calci di rigore (6-5). L'unica chicca dell'anno è la strepitosa prova di Francesco Totti e la sua squadra contro la Lazio, surclassando i rivali per 3-1 (Delvecchio, Delvecchio e appunto Totti) e vicendo un derby che mancava da quattro anni. Arriva il mercato: via Zeman e dentro Fabio Capello, il quale progetta di costruire una squadra competitiva attorno a Totti; il quale quell'anno prova ennesimamente a trascinare la sua squadra verso la conquista del tricolore scontrandosi in un appassionante "testa a testa" con Lazio e Juve che si protae per tutto il girone d'andata. Ma un solo giocatore non può vincere un campionato. E così, l'AS Roma arriva sesta al termine del campionato, anche se Francesco viene nominato, dall'Associazione Italiana Calciatori, giocatore italiano dell'anno; riceve anche il suo primo Oscar del calcio come migliore giovane 1999. Nel 2000 Totti conquista un altro Oscar del calcio questa volta come migliore calciatore assoluto. Tutto sommato, questa stagione consacra la Roma tra le "sette sorelle" della competizione (dietro alla Lazio Campione D'Italia, un boccone amaro da mandar giù, Juventus, Milan, Inter e Parma), entra in Coppa Uefa e si prepara all'esaltante stagione 2000-01.

All'indomani dello scudetto tinto di biancoceleste, a Trigoria non resta che rimboccarsi le maniche. La società acquista Gabriel Omar Batistuta, che insieme a Vincenzo Montella e lo stesso Totti formerà un tridente d'attacco micidiale e mattatore del campionato. In questa stagione, il Capitano della Roma si esalta: al debutto in casa contro il Bologna, segna e illumina la sua squadra (2-1), così come in quel di Lecce (0-4, gol su calcio di rigore). Contro l'Inter avviene la prima battuta d'arresto (2-0), alla quarta giornata, qualcuno paventa la crisi, ma Totti e compagni si dimostrano squadra corsara e affossano Brescia (2-4), Reggina in casa e Verona (1-4). La classifica dice 18 punti, le altri grandi sono lontane. Gara da ricordare per Francesco è sicuramente quella contro l'Udinese: il Capitano infatti stecchisce i bianconeri con un micidiale sinistro al volo, da lui stesso considerato come il gol più bello della carriera nell'intervista del dopopartita. La strada al successo è spianata dopo il derby vinto contro la Lazio grazie ad un'autorete di Paolo Negro. L'entusiasmo è alle stelle, la Roma prova a continuare la sua fuga dopo la sosta: ma è solo 1-1 col Bari, gara in cui Totti pareggia su calcio di rigore l'iniziale vantaggio di Mazzarelli. Dopodichè, il Capitano va a segno con la sua prima doppietta a San Siro, autentico tabù per la Roma, ma non basta per centrare i tre punti (3-2 rossonero). Totti conferma il suo straordinario momento di forma segnando al Napoli in casa, dove la Roma batterà i partenopei per 3-0. Tuttavia, gli impegni più importanti sono superati senza perdere punti sulle dirette concorrenti (2-2 con la Lazio e sempre 2-2 con la Juventus). Alla penultima giornata, Totti va a segno a Napoli e sembra consegnare lo scudetto alla sua Roma, ma a dieci minuti dalla fine gli azzurri pareggiano l'1-2 giallorosso. A questo punto bisogna vincere in casa con il Parma, 17 giugno 2001: nella bolgia di un Olimpico stracolmo, la squadra di casa s'impone per 3-1 grazie ai gol di Totti, Montella e Batistuta. Francesco e la sua Roma possono così festeggiare il traguardo sognato da una vita: lo Scudetto. Totti è di nuovo nominato giocatore italiano dell'anno e viene incluso nella lista dei candidati al Pallone d'oro, classificandosi quinto.

Il 19 agosto 2001 Totti trascina la Roma verso un secondo importante traguardo: la conquista della Supercoppa Italiana, la prima della carriera del 25enne romano, battendo la Fiorentina all'Olimpico per 3-0 e segnando il terzo gol.

La stagione successiva, la squadra capitolina non tradisce le attese in seguito alla cavalcata dello scorso anno. Acquista il barese Antonio Cassano e rinforza ulteriormente la rosa. Totti in questa stagione iniziera ad accusare qualche acciacco fisico che lo accompagnerà per tutto il campionato. Ciononostante segna 8 gol, due dei quali destinati a rimanere per sempre nei suoi ricordi: Roma Torino, 1-0: servito da Candela, Francesco scarta il portiere Bucci con la suola della scarpa, finta il tiro ingannando il difensore granata appostato sulla linea di porta e deposita in rete. E poi, nel derby di ritorno del 10 marzo 2002, vinto dalla Roma con un clamoroso 5-1 (nel derby di andata Capitan Totti aveva segnato il 2-0, gol sicurezza per la Roma in seguito al vantaggio firmato Delvecchio). Gran pallonetto da fuori area che sorprende il laziale Peruzzi. I giallorossi concludono il campionato classificandosi secondi (70 punti) dietro alla Juventus (71). In questa stagione Totti segna anche il gol del pareggio in casa del Real Madrid (Real Madrid-Roma 1-1) in Champions League.

L'anno dopo, Totti e la Roma si ritrovano, inaspettatamente, ad affrontare una stagione anonima. Tutto si sarebbero aspettati dopo due anni in cui avevano collezionato ottime figure (Scudetto e secondo posto) meno che vivere una stagione come quella del 2002-03. Totti ricopre per la prima volta il ruolo di centravanti puro, anche se egli nasce trequartista, ma, nonostante la sua vena realizzativa ne risenta positivamente, la squadra incontra diverse difficoltà durante il suo cammino in campionato. In questa stagione Francesco segna la sua prima ed unica tripletta in Serie A, che servirà a battere il Brescia per 3-2 in trasferta. Inoltre, pone la firma decisiva in una giornata difficilmente dimenticabile nella sua memoria, così come in quella di ogni tifoso giallorosso: il 30 ottobre 2002 si gioca al Bernabeu Real Madrid-Roma. I giallorossi vincono 1-0, del Capitano la rete decisiva. Un violento colpo al volo, palla quasi schiacciata e Bernabeu zittito. Uno dei pochi sorrisi in una stagione amara sia in campionato (8° posto) che in Champions League (nonostante la gran notte di Madrid e il trionfo di Valencia, gara in cui Totti va a segno due volte e la Roma vince 3-0, la squadra verrà eliminata al secondo turno collezionando 5 punti in 3 partite). La fotografia del "fallimentare" anno romanista è la finale di Coppa Italia contro il Milan. Nonostante Totti vada a segno tre volte su tre su punizione (una in casa e due a San Siro), la Roma perde 1-4 in casa (appunto di Totti l'unico gol giallorosso) e pareggia 2-2 al Meazza (doppietta del Capitano). Nel 2003 comunque Francesco riceve altri due Oscar del calcio come migliore italiano e come migliore calciatore assoluto.

I tifosi vogliono una reazione dal Presidente Sensi e dalla squadra, chiedendo di tornare a far capolino nella parte alta della classifica. Non vengono delusi. La stagione 2003-04, Totti e la Roma la vivono da protagonisti assoluti. Ormai diventato un giocatore completo, Francesco si carica la squadra sulle spalle ed insieme iniziano la stagione nel migliore dei modi. In casa travolgono il Brescia 5-1 e il Capitano segna una doppietta, con un tiro dal limite e un pallonetto dalla medesima posizione ma a campo invertito. Francesco si pone un ambizioso traguardo personale: il raggiungimento dei 20 gol. Obbiettivo che centrerà a fine stagione. La Roma continua alla grande inanellando vittorie su vittorie, con Totti in condizioni strepitose che colleziona prestazioni di tutto rispetto e gol di pregevole fattura. Inizialmente ne fanno le spese Ancona, Bologna (sconfitto per 0-4 al Dall'Ara, gol-capolavoro al volo di sinistro del giallorosso), Lecce e Chievo. La cavalcata della Roma prosegue senza sosta, sembra ininterrotta anche grazie alle prestazioni finalmente continue di Antonio Cassano e la scoperta del brasiliano Mancini, che firmerà uno storico gol di tacco nel derby di andata. Il Capitano giallorosso punisce il Modena in casa (sua la rete decisiva su calcio di rigore) e in casa dell'Empoli confeziona una prestazione eccellente: rigore trasformato a mezza altezza per lo 0-1 e pallonetto magistrale al limite del vertice alto dell'area di rigore per lo 0-2. I giallorossi sembrano dominare il campionato, il loro ritmo è tenuto solo dal Milan futuro Campione d'Italia. Francesco, di doppietta in doppietta, stende anche la Sampdoria (3-1), firmando gli ultimi due gol della Roma, uno in tuffo di testa e l'altro in un assolo partendo dal cerchio di centrocampo concluso con un dolce pallonetto alle spalle del portere avversario. Esaltazione collettiva, poi, per il 4-0 rifilato ai rivali bianconeri della Juventus, la cosidetta "gara perfetta" della Roma. Francesco castiga Buffon con un rigore di precisione, dopo il vantaggio romanista di Dacourt e la finale doppietta di Antonio Cassano. A questa punto, la squadra capitolina vola e in un primo momento sembra non avere rivali in campionato, ma poi subisce la prepotente rimonta dei rossoneri e scivola al 2° posto. Il bottino di Totti si arricchisce ulteriormente contro Siena (botta al volo da distanza ravvicinata), Parma (punizione rasoterra che gela Frey), Inter (calcio di rigore), Lecce (calcio di rigore). Tutti gol utili per credere nell'impossibile rimonta. Con il tempo, inoltre, Totti abbandona la soluzione "a giro" su punizione, preferendo quella di potenza. Se ne accorge il Modena, abbattuto appunto da una bordata su punizione del Capitano. Il Milan non perde colpi e Francesco nemmeno e va ancora a segno nel derby di recupero dagli 11 metri. I suoi ultimi due gol stagionali, all'Empoli, non bastano per centrare il tricolore, ma consegnano un dignitosissimo secondo posto alla Roma e centra il traguardo delle 20 reti, record per lui. In questa stagione il numero 10 della Roma e della Nazionale riceve il suo secondo Guerin d'oro.

Come due anni fa, la Roma e il suo Capitano sono costretti ad attraversare una stagione da incubo. Uno dei padri di questo anno fallimentare è sicuramente Capello, che passa dai colori giallorossi a quelli bianconeri juventini assieme ad Emerson. Ad allenare la Roma ora è Luigi Del Neri. Dopo un'estate di tensioni e voci di mercato, Totti rimane al suo posto, a Roma, e scarica la sua rabbia a Bologna, firmando l'unico gol romanista nel monologo rossoblu (3-1). Adesso è a meno uno da quota cento. Questo campionato è soprattutto segnato dalle pesanti falle difensive, con Chivu spesso infortunato. Il 3 ottobre 2004, durante Roma-Inter 3-3, uno dei pochi sorrisi della stagione: Totti segna, con una punizione dai 30 metri, il suo gol numero 100 con la Roma. La squadra è uscita sin dalle prime giornate dal girone-scudetto, e anche la lotta per la partecipazione in Coppa Uefa appare disperata. Totti di certo non ripete la brillante stagione 2003-04, ma fa comunque la sua parte, soprattutto a livello personale (infatti, la Roma riuscirà a classificarsi per la Uefa): due mesi dopo il 100° gol, il 19 dicembre 2004, Francesco segna durante Roma-Parma 5-1 il gol numero 107, che gli permette di diventare il miglior cannoniere della storia della Roma superando un attaccante rimasto per sempre nei cuori giallorossi, il bomber Roberto Pruzzo. A fine campionato, la Roma è in classifica-Uefa, piazzamento che salva un'annata da dimenticare (solo a due giornate dalla fine, infatti, la matematica certezza di restare nella massima serie grazie alla vittoria di Bergamo).

La rifondazione è inevitabile: arriva il tecnico Luciano Spalletti a guidare la squadra giallorossa per la nuova stagione, con obbiettivi naturalmente ridimensionati. Nella primavera del 2005 Totti rinnova con la Roma fino al 2010 con un contratto da 5.400.000 € netti a stagione, divenendo, di fatto, l'unico giocatore a superare il tetto di ingaggi di 2.500.000 € stabilito dalla società. In questo modo si è virtualmente legato a vita alla squadra di cui da sempre è tifoso. Nonostante una campagna acquisti non particolarmente esaltante, la Roma conduce un campionato sopra le aspettative, vista ovviamente la conclusione di quello precedente. Spalletti ci mette molto del suo, inventa Perrotta trequartista e il Capitano centravanti atipico. Questa nuova posizione giova alla vena realizzativa di Totti, a segno contro il Parma in casa, nel derby (la sua esultanza simula un parto, infatti sua moglie Ilary Blasi è incinta) e al Meazza. Una sua straordinaria doppietta serve infatti a sbancare un San Siro tinto di nerazzurro, in cui i giallorossi non vincevano da ben 11 anni. Il primo gol è un capolavoro, da lui stesso considerato il più bello della carriera (superato il gol all'Udinese del 2000). Dopo aver saltato Zè Maria e Cambiasso, Francesco a pochi metri dal limite dell'area si inventa un cucchiaio che lascia annichilito Julio Cesar, il secondo gol è la semplice trasformazioe di un calcio di rigore nel secondo tempo. Nel gennaio 2006 a margine del World Economic Forum, tenutosi a Davos, Pelé spende parole di elogio per Totti definendolo senza mezzi termini «il miglior giocatore del mondo». La Roma non è di certo una protagonista del campionato in ambito-scudetto, ma non ripete neanche la terribile stagione passata. E' anzi protagonista di un record mai stabilito fino a quel momento, quello di 11 vittorie consecutive. Ne fanno le spese Chievo (Capitano a segno con una doppietta), Treviso, Milan, Reggina (ancora una doppietta di Totti), Udinese, Livorno (punizione e rigore di Francesco), Parma, Cagliari (due calci di rigori, due perfette esecuzioni del numero 10), Siena, Empoli dove il capitano fu vittima di una terribile distorsione alla caviglia) e Lazio.

Tuttavia, il 19 febbraio, Francesco Totti, al 7° minuto della partita Roma-Empoli, subisce il primo grave infortunio della sua carriera, dopo un intervento scomposto del difensore Vanigli. Le parti interessate sono il perone sinistro e i legamenti della caviglia. Questa è una grave perdita sia per la Roma (che comunque riuscirà a stabilire il record battendo per 2-0 la Lazio, con Totti che segue la gara dalla tribuna e prende parte ai festeggiamenti post-partita) che per la Nazionale, in virtù del fatto che a fine stagione partiranno i Mondiali di Germania 2006. Ma il Capitano, grazie ad una forza di volontà impressionante e ai suoi preparatori, recupera in 3 mesi, al Mondiale c'è, parte sempre titolare, eccetto nella gara contro l'Australia. Casualità, sarà proprio il giallorosso a rilevare Del Piero e segnare, al 95°, il gol della vittoria su calcio di rigore. L'Italia, il 9 luglio 2006, si laureerà Campione Del Mondo battendo la Francia ai calci di rigore. Il bilancio di Totti è di un gol e 4 assist.

Il campionato successivo è sicuramente atipico per molteplici motivi, primo fra tutti l'assenza della Juventus, relegata in serie B dopo lo scandalo di Calciopoli. Ne hanno fatto le spese anche il Milan, la Lazio e la Fiorentina, che partono penalizzate. Questa stagione è praticamente un monologo nerazzurro, che con acquisti del calibro di Ibrahimovic, Vieira e Maicon mette un'ipoteca sul campionato sin dalle prime giornate. La Roma non sta a guardare, ma la rosa è troppo ristretta e non regge il livello dell'Inter. Tutto sommato, Totti dimostra di essere rigenerato dopo l'infortunio. Riesce ad infrangere il suo record del 2003-04 di 21 gol, segnandone 26 in campionato, 31 stagionali, tra Coppa Italia e Champions League. Proprio questa competizione è la più amara per i giallorossi, che si sono ritrovati 4° nel campionato scorso dopo le sentenze di Calciopoli. In effetti, dopo aver superato il girone senza particolari difficoltà (Totti a segno 3 volte), riescono nell'impresa di Lione. Di Totti e Mancini i gol che proiettano la Roma ai quarti dopo il pareggio casalingo a reti bianche contro i francesi. Qui si consuma la sconfitta più catastraofica della competizione per i giallorossi. Nonostante il 2-1 in casa contro i Diavoli Rossi del Manchester, vengono travolti all'Old Trafford per 7-1. Questa è una disfatta che mina profondamente il morale dei romanisti, che tuttavia riescono a tirarsi su vincendo la Coppa Italia contro l'Inter al quarto tentativo di altrettante finali, con un punteggio quasi tennistico: 6-2 all'andata (Totti dopo cinquanta secondi segna l'1-0), 2-1 al ritorno (inutili i gol nerazzurri di Cruz e Crespo). Totti vince così la sua prima Coppa Italia da Capitano. Da annoverare la data 11 febbraio 2007: Francesco ha segnato, durante la partita contro il Parma, il suo 139° gol in Serie A, superando Enrico Chiesa e diventando il miglior marcatore italiano fra i giocatori ancora in attività. Il 27 maggio 2007, segnando una doppietta contro il Messina, Totti si laurea capocannoniere della Serie A con 26 reti. Grazie al suo bottino di gol stagionali il 17 giugno 2007 (a sei anni esatti dallo scudetto del 2001) vince anche la Scarpa d'oro, che premia l'attaccante più prolifico d'Europa, contesa fino all'ultimo con il bomber olandese Van Nistelrooy. Da notare il fatto che nessun giocatore italiano era riuscito a vincere questo trofeo prima del 2006, ma negli ultimi due anni l'hanno fatto due marcatori, Luca Toni e lo stesso Totti.

Il 19 agosto 2007 (a sei anni esatti di distanza dalla prima) Totti vince la seconda Supercoppa Italiana della sua carriera, battendo al Meazza l'Inter per 1-0. Il rigore della vittoria, tirato da De Rossi, viene procurato proprio dal capitano giallorosso impossibilitato a calciarlo a causa del dolore dopo il fallo di Nicolás Burdisso.

Nel 2007 Totti si è posizionato decimo nella classifica finale del Pallone d'oro ottenendo 20 voti.

La stagione che segue è senza dubbio una delle più brillanti della Roma, trascinata da un Totti apparso in grande spolvero. Sin dalle prime giornate si capisce subito che i giallorossi saranno protagonisti: a contendersi lo scudetto ci sono anche la Juventus, tornata nella massima serie, il Milan e ovviamente i Campioni in carica dell'Inter (che vinceranno questo scudetto per merito di un orribile arbitraggio nei loro confronti,infatti si contano circa 8 calci di rigore ingiusti nei confronti dei neroazzurri; tutti comandati in un momento di difficoltà tecnica della squadra, infatti l'inter o perdeva o pareggiava,ma la roma è riuscita comunque a stargli dietro con grande orgolglio). Totti, prima del debutto casalingo contro il Siena, riceve la Scarpa d'oro, mostrandola davanti al suo pubblico. La gara viene vinta dalla Roma 3-0, con Totti che segna la 3° rete e onora così al meglio la conquista del prestigioso trofeo. Il Capitano giallorosso va a segno anche contro Reggina e Juventus (doppietta per il 2-2 finale). La Roma è prima in classifica, ma una sonora caduta interna contro l'Inter (1-4) frena la sua galoppata. Bisogna rialzarsi. Francesco prova a far ragionare la squadra: sigla una doppietta al Tardini, lanciando la Roma per 3-0 ai danni del Parma, segna il momentaneo 1-1 contro il Napoli su calcio di rigore (la gara terminerà con un rocambolesco 4-4),ma durante la gara contro lo Sporting Lisbona in Champions, subisce un infortunio che lo tiene fuori diverse partite. Al suo rientro, la Roma ritrova un perno fondamentale in attacco per continuare la rincorsa all'Inter, che non perde un colpo. Totti arricchisce il suo bottino contro Sampdoria ("cucchiaio" su rigore, tap-in da pochi passi al 90'), Atalanta in trasferta (calcio di punizione che vale il pareggio. La gara finirà 2-1 per la Roma grazie al gol di Mancini). Si arriva allo scontro diretto con la capolista con 9 punti di distanza. Un suo gol al 35' al volo di sinistro illude la Roma di ridurre lo svantaggio a 6 recuperabili punti, ma Javier Zanetti segna al 92' la rete che rimette le cose a posto. Tuttavia la giornata seguente il Napoli batte per 1-0 l'Inter al S.Paolo e la Roma vince la gara interna con il Parma (4-0), in cui Totti segna il 3-0 con una bordata da fuori area. A questo punto, la Roma ci crede e prepara la rincorsa-scudetto, intervallata dagli impegni Champions. I giallorossi compiono l'impresa eliminando il Real Madrid agli ottavi, ma, priva di Totti all'andata e al ritorno, perderà i quarti ancora ad opera del Manchester. In mezzo il successo di Napoli, con il Capitano nuovamente a segno su calcio di rigore. Il 16 gennaio 2008 Totti raggiunge un altro importante obiettivo: nella gara di ritorno degli ottavi di finale di Coppa Italia (Roma-Torino 4-0), con una doppietta raggiunge quota 200 gol con la maglia della Roma, cui vanno aggiunti i gol segnati con le varie rappresentative Nazionali.

Il 28 gennaio, invece, Totti vince gli Oscar del calcio come migliore calciatore italiano (quinta volta in carriera) e miglior cannoniere. Inoltre Totti è il giocatore ad aver vinto più trofei agli Oscar del calcio, con 11 trofei, dei quali 5 come miglior calciatore italiano, 2 come miglior giocatore assoluto, 1 come capocannoniere del campionato, 1 come miglior giovane, e 2 per il gol più bello.

Il 24 febbraio Totti batte un altro record: raggiunge nella gara interna contro la Fiorentina le 386 presenze in serie A con la maglia giallorossa, eguagliando il primato precedentemente detenuto da Giacomo Losi (capitano romanista degli anni '60). Tale record viene superato il 27 febbraio 2008 nella successiva partita di campionato con l'Inter con la presenza n. 387. Francesco Totti diviene così il giocatore con più presenze in assoluto in Serie A nella storia della Roma.

In Napoli-Roma (0-2) del 9 marzo 2008, Totti ha collezionato la 500a presenza complessiva con la maglia della Roma.

Il 19 aprile subisce nella partita casalinga contro il Livorno (1-1) una lesione al legamento crociato anteriore del ginocchio destro. Operato, rimarrà lontano dai campi per diversi mesi. La Roma accusa il colpo e pareggia 1-1 la gara che poteva avvicinarla all'Inter. La volata si protae all'ultima giornata. Il distacco è di un solo punto, ma la doppietta di Ibrahimovic spegne i sogni giallorossi che pareggiano a Catania dopo essere passati in vantaggio grazie a Vucinic.

Totti è protagonista di un altro recupero prodigioso e riesce a giocare gli ultimi minuti della finale di Supercoppa Inter-Roma, Il 24 agosto 2008. La sfida, in parità (2-2), si protae fino alla sfida deli 11 metri, dove il Capitano fallisce il quinto e ultimo rigore che avrebbe assegnato alla Roma la Supercoppa Italiana, vinta poi dall'Inter.

Il campionato 2008-09 inizia con l'assenza di Totti tra le file giallorosse, a causa di un pestone ricevuto da Maicon in Supercoppa. La Roma, partita con ben altre ambizioni, si rende protagonista di un avvio da incubo. La squadra riesce parzialmente a rialzarsi grazie alla leadership di De Rossi e Panucci, ma non basta. Il ritorno di Totti, durante Roma-Cluj di Champions, non riesce a deviare le sorti della partita (1-2) e i giallorossi sprofondano in crisi. I tifosi contestano squadra e società, temendo che la stagione 2004-05 possa ripetersi.

Ma con il passare dei turni di campionato, la Roma recupera la sua lunga lista di infortunati, tra cui Capitan Totti, che suona la carica rendendosi protagonista nel derby (assist per il gol decisivo di Julio Baptista), nella trasferta di Lecce (assist per Vucinic e "cucchiaio" che chiude la partita), nella gara interna con la Fiorentina (decisa da un suo gol, botta violenta al limite dell'area al 15' del secondo tempo). Ormai lo scudetto è andato, ma non tutto è perduto per il 4° posto. Anche in Champions la squadra si risolleva: la Roma vince 3-1 contro il Chelsea, 1-3 a Cluj (Totti a segno su punizione) e 2-0 in casa contro il Bordeaux (con cui avevano vinto, senza Francesco, anche all'andata), gara in cui Totti segna il gol-sicurezza. I giallorossi, per la prima volta nella loro storia, chiudono il girone al primo posto.

L' 8 novembre 2008, in Bologna-Roma (1-1), taglia il traguardo delle 400 presenze in Serie A, segnando anche il gol del momentaneo vantaggio giallorosso.

Il 14 dicembre 2008, in Roma-Cagliari (3-2), raggiunge quota 170 gol in Serie A, segnando con un tiro di esterno sinistro da fuori area.

Molto apprezzato sin da giovanissimo, Totti ha indossato la maglia delle varie Nazionali giovanili. Con la Nazionale Under-18, nel luglio 1995, diventa vicecampione europeo, nella finale persa per 4-1 contro la Spagna segna l'unico gol degli azzurrini. L'anno successivo, nella finale del Campionato europeo Under-21, Totti apre le marcature nell'1-1 contro la Spagna, battuta poi ai rigori.

Nel 1997 l'Italia Under-23 conquista l'oro ai Giochi del Mediterraneo. Totti è uno dei migliori giocatori del torneo e nella finale realizza due dei 5 gol della squadra italiana (5 a 1 il risultato finale contro la Turchia).

Nel 1998, nonostante un'ottima stagione che lo aveva consacrato come uno dei più promettenti calciatori italiani, l'allora Commissario tecnico della Nazionale Cesare Maldini decise di non includerlo nella selezione per il Campionato mondiale in Francia. Il debutto nella Nazionale maggiore è, però, solo rinviato ed avviene subito dopo il mondiale transalpino, il 10 ottobre in Italia-Svizzera 2-0, nelle qualificazioni europee. Segna il suo primo gol in azzurro il 26 aprile 2000 in Italia-Portogallo 2-0.

Totti prende parte al Campionato europeo del 2000 svoltosi in Olanda e Belgio. Questa competizione è stata forse l'unica in cui abbia espresso il bellissimo gioco di cui è capace in nazionale: gli ha permesso quindi di farsi conoscere a livello internazionale, segnando anche due gol contro il Belgio e la Romania. Nella semifinale giocata contro l'Olanda padrona di casa, Totti si rende protagonista dell'episodio del "cucchiaio" quando, durante i calci di rigore, colpisce la palla con un tocco morbido da sotto, battendo il portiere olandese Van Der Sar. La Nazionale perderà poi l'Europeo, battuta dalla Francia ai tempi supplementari della finale.

Totti partecipa ai suoi primi Mondiali nel 2002. L'Italia, però, viene eliminata negli ottavi di finale dalla Corea del Sud in una partita arbitrata in modo controverso dal fischietto ecuadoriano Byron Moreno, che espelle proprio il giallorosso per simulazione, alimentando numerose polemiche.

Ad Euro 2004 gioca solo parte della prima partita contro la Danimarca, a causa di uno sputo rivolto al calciatore danese Christian Poulsen: l'episodio non viene rilevato dall'arbitro, ma viene rilevato solo in seguito dalle telecamere che lo avevano ripreso. Con l'uso della prova televisiva, quindi, viene squalificato per le tre partite successive (anche se l'Italia sarà eliminata dopo due).

Realizza la sua prima doppietta in azzurro il 13 ottobre 2004 in Italia-Bielorussia 4-3, valida per le qualificazioni mondiali.

Poco prima dei Mondiali di Germania, riesce a riprendersi dall'infortunio causato da Vanigli, difensore dell'Empoli, in Campionato, che lo aveva tenuto lontano dai campi di gioco per tre mesi. Il CT Marcello Lippi decide comunque di convocarlo, ed alla fine Totti colleziona sette presenze segnando un gol, quello decisivo su rigore negli ottavi di finale contro l'Australia all'ultimo minuto del secondo tempo, e fornendo 4 assist.

Diventa campione del mondo il 9 luglio 2006 all'Olympiastadion di Berlino, dopo aver battuto la Francia in finale. Durante questa partita l'approccio tattico dei francesi prevedeva un raddoppio di marcatura (effettuato da Thuram e Makélélé) proprio ai danni del giocatore italiano, il quale lascia il posto, nel secondo tempo, al compagno di club Daniele De Rossi. Successivamente è stato inserito dalla FIFA nella rosa dei 23 giocatori migliori del Mondiale.

Nei mesi successivi al Mondiale di Germania Totti esprime, di comune accordo con il CT Roberto Donadoni, la volontà di allontanarsi temporaneamente dalla Nazionale, per poter ritrovare una stabile forma fisica dopo l'affrettato recupero pre-mondiale. Il rientrante ct della nazionale Marcello Lippi ha confermato l'esclusione dell'attaccante giallorosso sostenendo che «Totti è una persona intelligente e da persona intelligente non cambierà idea».

Francesco Totti, scegliendo in comune accordo con il medico di non rimuovere la placca nella caviglia, abbandona la nazionale annunciandolo ufficialmente il 20 luglio 2007, con la dichiarazione: «Il mio problema principale è fisico. Con i problemi che ho alla caviglia ed alla schiena non posso giocare contemporaneamente per la Roma e la maglia azzurra. La nazionale richiede un ulteriore impegno e più partite che la mia caviglia non può sopportare. La Roma ha la priorità assoluta». Benché Totti, nella conferenza stampa del 20 luglio in cui ha annunciato il ritiro dalla nazionale avesse dato l'impressione che il discorso nazionale potesse non essere definitivamente chiuso, dopo la qualificazione della nazionale ad Euro 2008 nel novembre 2007 ha fugato ogni dubbio sulle sue intenzioni affermando: «Conosco le regole del gruppo e per rispetto non potrei mai pensare di tornare in azzurro».

Per la parte superiore



Nazionale di calcio dell'Italia

Italy national football team crest.png

La Nazionale di calcio dell’Italia è la selezione maggiore maschile di calcio della Federazione Italiana Giuoco Calcio, il cui nome ufficiale è Nazionale A, che rappresenta l'Italia nelle varie competizioni ufficiali o amichevoli riservate a squadre nazionali. La Nazionale italiana è Campione del mondo in carica, avendo vinto l'edizione 2006 della Coppa del Mondo, ed è storicamente una delle nazionali di calcio più forti e titolate del mondo.

Dopo il Brasile, l'Italia è la nazionale di calcio che ha vinto più Campionati mondiali, quattro (1934, 1938, 1982, 2006). Si è aggiudicata anche un Campionato europeo (1968) e un Torneo Olimpico (1936). Vanta anche 2 Coppe Internazionali, antesignane dell'attuale Campionato d'Europa. L'unico trofeo che manca nella sua bacheca è la Confederations Cup, torneo al quale non è mai riuscita a partecipare. La sua prima partecipazione sarà nell'edizione 2009, che si svolgerà in Sudafrica.

Occupa il 4º posto nel Ranking mondiale FIFA del gennaio 2009.

Il Centro Tecnico della nazionale si trova a Firenze, nel quartiere di Coverciano.

Per quanto riguarda le vicende più importanti della Nazionale di calcio italiana, esse sono legate alla Nazionale A che, almeno fino alla differenziazione delle varie categorie di selezione, era la nazionale unica, che assumeva varie fisionomie a seconda del torneo al quale essa partecipava. Per fare un esempio, se è pacifico che nel corso dei tornei maggiori quali Coppa Internazionale o Campionato del Mondo venisse schierata la formazione più competitiva possibile, nel corso del torneo olimpico si dava spazio a professionisti di seconda fascia, in genere giovani universitari, come coloro che vinsero il torneo calcistico delle Olimpiadi di Berlino nel 1936.

Nel dopoguerra vennero via via inserite categorizzazioni più precise soprattutto per inserire criteri oggettivi e uguali per tutti di selezione dei giocatori, sia per via della progressiva istituzione di tornei giovanili, sia per dare un quadro di riferimento chiaro al torneo olimpico di calcio: il regolamento olimpico prevede infatti che la partecipazione sia riservata solo ad atleti il cui status sia formalmente di dilettante. Ma questo faceva sì che molte federazioni che ammettevano il professionismo fossero costrette a mandare i loro giocatori di seconda, se non terza fascia (secondo una formula empirica di compromesso via via variata nel tempo, i professionisti meno in vista e meno pagati e, successivamente, quelli che non avessero mai partecipato alle fasi finali di un campionato continentale o di quello mondiale), mentre federazioni i cui atleti avevano lo status di dilettante (ad esempio l'URSS e in generale tutte quelle del blocco dell'Est Europeo) potevano mandare in pratica la propria nazionale maggiore.

Non a caso per lunghissimo tempo nel dopoguerra il torneo olimpico di calcio fu appannaggio di squadre come la stessa URSS, Cecoslovacchia, Germania Est e Ungheria, fino a che dopo l'edizione olimpica del 1988 a Seul fu deciso che le squadre di calcio olimpiche fossero, per tutti i partecipanti, le loro selezioni Under 21 (o Under 23).

La Nazionale italiana vanta ben 4 titoli mondiali (1934, 1938, 1982, 2006) e un Europeo (1968). Inoltre ha conquistato un oro olimpico nel 1936 e 2 Coppe Internazionali conquistate negli anni '20 e '30. Il periodo d'oro è quello degli anni '30 in cui vengono conquistati due mondiali (unica nazione assieme al Brasile ad averne vinti due consecutivi). Poi seguì un periodo di calo, complice la seconda guerra mondiale e la tragedia di Superga del 1949. Infatti l'Italia non ebbe successo ai mondiali del '50, nè a quelli del 1954 addirittura non si qualificò al quelli del 1958. Ai mondiali del 1962 usci al primo turno in una spedizione mal gestita, a quelli del 1966 andò peggio perché furono eliminati dai semi-professionisti della Corea del Nord. La rinascita avvenne nel 1968 con la vittoria dell'Europeo in Italia, mentre due anni dopo ai mondiali di Messico '70 daranno vita alla famosa semifinale contro la Germania Ovest, ricordata come la partita del secolo, vinta per 4-3 dagli azzurri. In finale verrano sconfitti dal Brasile di Pelè per 4-1. Dopo i disastrosi mondiali del 1974, dove vengono esclusi al primo turno, ben figurarono al mondiale di Argentina del '78 dove la nazionale espresse un bel gioco e si piazzò al quarto posto. Le premesse per far bene anche al mondiale successivo in Spagna c'erano tutte e infatti, dopo un incerto avvio nella fase a gironi, gli Azzurri batterono in sequenza l'Argentina di Maradona e il Brasile di Zico e Falcao e in semifinale la sorprendente Polonia. In finale affrontarono la Germania Ovest che sconfissero per 3-1. Il capocannononiere del torneo fu Paolo Rossi. La nazionale però in seguito non si sarebbe qualificata all'europeo del 1984. Dopo i deludenti mondiali del 1986, gli Azzurri espressero bel gioco all'europeo del 1988 dove raggiunsero la semifinale. Una bella Nazionale si presenta al mondiale in casa del 1990: verrà però eliminata solo ai calci di rigore dall'Argentina di Maradona in semifinale. La finale per il terzo posto gli azzurri sconfissero l'Inghilterra . Non si qualificò all'europeo del 1992 mentre al mondiale statuitense del 1994 arrivò in finale: qui perse ai rigori contro il Brasile. Finì male l'avventura all'europeo del 1996 ed anche ai mondiali del 1998: ai quarti di finale contro la temutissima Francia padrona di casa persero ancora una volta ai rigori. L'occasione di rivincita arrivò due anni dopo ad Euro 2000 dove gli Azzurri arrivarono infatti in finale proprio contro al Francia: passata in vantaggio nel primo tempo, i francesi pareggiarono all'ultimo istante della partita. Con gli Azzurri troppo scioccati per reagire, la Francia le inflisse il golden gol che vale il titolo europeo. Peggio andarono i mondiali del 2002 in Giappone e Corea del Sud: la squadra, alla vigilia, è tra le favorite ma, dopo aver passato a fatica il 1° turno esprimendo un gioco difensivista e rinunciatario, viene ancora eliminata al Golden gol negli ottavi contro i padroni di casa sud coreani (gara persa per 2-1);un risultato così negativo non si verificava dall'edizione messicana del 1986. Ad Euro 2004 l'Italia andò fuori al primo turno dopo una serie di prestazioni deludenti (l'unico giocatore che si salvò dalle critiche fu Antonio Cassano, autore di 2 reti in 3 partite). Al mondiale 2006 arrivò in finale ancora contro la Francia e qui gli italiani vinsero dove non avevano vinto dodici anni prima: ai rigori. L'Italia era cosi incoronata campione del mondo per la quarta volta. Ad Euro 2008 gli Azzurri persero ai rigori ai quarti per 4-2 contro la Spagna, poi campione.

Oltre alla citata selezione nazionale l'ordinamento della FIGC ne prevede varie altre, divise per fascia d'età dei propri giocatori.

Nazionali italiane che sono esistite in passato, ma che - a seguito di ristrutturazioni sia decise per norme federali che per esigenze legate ai requisiti di partecipazione ai vari tornei internazionali - oggi sono sparite, furono la Nazionale B (in genere l’anticamera della Nazionale A, costituita dalle seconde scelte di campionato o di giocatori sotto osservazione in vista di un eventuale impiego per la selezione maggiore, e il cui ruolo spesso si è sovrapposto con quello della, scomparsa anch’essa, Nazionale Sperimentale) e la Nazionale Under 23, superata dalla citata Under 21.

La Nazionale A (peraltro l’unica esistente fino al secondo dopoguerra) ha vinto quattro edizioni del campionato del mondo (1934, 1938, 1982 e 2006), la massima competizione calcistica per squadre nazionali maschili, classificandosi seconda in altre due occasioni (1970 e 1994); inoltre, in un’occasione si è classificata terza (1990) e in un’altra quarta (1978); un campionato d’Europa per nazioni (1968), classificandosi in altre due occasioni seconda (2000) e quarta (1980), giungendo complessivamente quattro volte alle semifinali (l'altra nel 1988); la medaglia d’oro al torneo olimpico di calcio a Berlino nel 1936 e quella di bronzo ad Amsterdam nel 1928, in un periodo in cui l’ordinamento olimpico non aveva ancora uniformato secondo criteri d’età massima dei giocatori la composizione delle squadre. Infine, a livello non ufficiale, vinse due Coppe Internazionali (torneo centroeuropeo nato nel 1930, prima dell’istituzione dell’UEFA e da questa mai riconosciuto ufficialmente, superato nel 1960 dal campionato d’Europa).

La Nazionale Under 21 vanta invece la vittoria in cinque edizioni del campionato europeo di calcio Under-21 (1992, 1994, 1996, 2000 e 2004), la massima competizione ufficiale per squadre di tale categoria. Storicamente, la Under 21 - e prima di essa, la Under 23 - hanno sempre costituito il laboratorio di prova e il serbatoio di giocatori che in seguito sarebbero stati utilizzati per la Nazionale A (a titolo esemplificativo ma non esaustivo, Gianluca Vialli, Andrea Pirlo, Alessandro Del Piero, Francesco Totti e, più recentemente, Daniele De Rossi e Alberto Gilardino). Come Nazionale Olimpica, la Under 21 ha conseguito la medaglia di bronzo al torneo olimpico di calcio di Atene 2004.

La nazionale di calcio dell'Italia di beach soccer gioca regolarmente i campionati europei e mondiali di Fifa Beach soccer.

Infine, la Nazionale Universitaria ha vinto il torneo calcistico delle Universiadi svoltesi in Sicilia nel 1997.

La Nazionale italiana non ha uno stadio nazionale: gioca le sue partite a rotazione nei vari stadi italiani, scegliendoli di volta in volta a seconda dell'avversario che si incontra e dell'eventuale affluenza ed importanza della partita. Le partite maggiori vengono disputate negli impianti più grandi e prestigiosi delle principali città, come il Meazza di Milano, l' Olimpico di Roma, il San Paolo di Napoli, il San Nicola di Bari, il Franchi di Firenze, il Barbera di Palermo e il Ferraris di Genova. Per le partite con le nazionali minori si scelgono le più svariate località a seconda dell'esigenza, accontentando così un po' tutta la popolazione italiana.

Per i ritiri e le sessioni di allenamento invece gli azzurri hanno una sede fissa nel centro tecnico della Federazione situato a Firenze, nel quartiere di Coverciano.

Detto in altra sezione dell'origine dell'azzurro quale colore della rappresentativa nazionale (esteso poi alle altre discipline), bisogna aggiungere altresì che durante il fascismo sulle maglie era visibile un fascio littorio ricamato in oro che caricava lo stemma sabaudo già presente dal 1910. Questa fu tra l'altro la tenuta con cui l'Italia vinse i mondiali del 1934 e del 1938 nonché il titolo olimpico di Berlino nel 1936. Non era raro vedere usata, in quegli anni, una tenuta da gara completamente nera quale seconda uniforme di gioco (come avvenne nei quarti di finale del mondiale del 1938 contro la Francia).

Nel secondo dopoguerra, caduto il fascismo e abolita la monarchia, la croce sabauda lasciò il posto a un tricolore originariamente raccolto in uno scudetto (di forma analoga a quello delle squadre campioni d'Italia di qualsiasi disciplina). Nel corso degli anni il tricolore sulle maglie ha cambiato varie volte forma (quadrangolare, trapezioidale, rotondo) e posizione, dal lato sinistro fino al centro, per poi tornare al lato sinistro.

Nel 1983, per celebrare la vittoria nel campionato del mondo dell'anno prima, tre stelle dorate sostituirono la scritta ITALIA sopra il tricolore; successivamente, il tutto fu rimpiazzato da un nuovo stemma tondo incorporante le tre stelle, la scritta ITALIA e il tricolore. Dal 1994 al 1999 lo stemma adottato fu una controversa e criticata "i" corsiva con tanto di puntino laterale blu, contenente i soliti elementi (stelle e tricolore) più la scritta Federazione Italiana Giuoco Calcio. Tale stemma ricordava vagamente il logo dello sponsor istituzionale dell'epoca (la Italiana Petroli).

Nel 1999 si tornava al tradizionale scudo tricolore, ristilizzato poi per motivi di marketing nel 2005, adottato dalla FIGC come nuovo logo: uno scudetto dai bordi squadrati con all'interno le tre stelle dei mondiali vinti (quattro dal settembre 2006). Le stelle compaiono su autorizzazione della FIFA, che dalla metà degli anni '90 permise alle federazioni di portare sulla maglia tante stelle quanti sono i campionati del mondo vinti.

La forma attuale è tornata a ricordare lo scudetto originario seppur rivisto alla luce dell'evoluzione del design, anche se non mancano i nostalgici per la vecchia maglia con un semplice scudetto tricolore e la scritta sovrastante ITALIA in maiuscolo.

Le maglie delle nazionali, almeno fino agli anni '70, erano anonime e spartane. A partire dalla metà dei Settanta fecero ingresso massiccio gli sponsor tecnici, che si accreditarono come fornitori unici di tutto l'equipaggiamento della nazionale (a eccezione delle scarpe, che ogni calciatore sceglieva e tuttora sceglie a seconda della propria comodità e dei propri contratti di sponsorizzazione).

Fino al 2000 gli accordi di fornitura tra la FIGC e i vari fornitori tecnici che si sono alternati negli anni vietavano a questi ultimi di marchiare con stemmi o elementi estranei la divisa ufficiale della Nazionale, caso raro al Mondo. Oggi tali marchi sono perfettamente visibili. I vari sponsor tecnici che negli ultimi trent'anni si sono avvicendati nella fornitura di equipaggiamenti alla Nazionale italiana sono stati l'Adidas (1974-1978), Le Coq Sportif (1979-1984), Diadora (1985-1994), Nike (1995-1999), Kappa (2000-2002) e attualmente Puma (2003-2014).

Da quando la FIGC ha raggruppato sotto il proprio coordinamento tutto il calcio giocato in Italia, anche la situazione-uniformi è stata normalizzata, per cui tutte le nazionali maschili e femminili di qualsiasi categoria e specialità vestono lo stesso marchio e usano lo stesso equipaggiamento dello sponsor tecnico del momento.

Per quanto riguarda invece la foggia delle maglie, essa non ha avuto grossi cambiamenti nel tempo, adeguandosi se del caso più o meno blandamente alla moda del momento, almeno a partire dagli anni ottanta: se infatti fino ad allora la tenuta era sostanzialmente rimasta alla maglia girocollo e pantaloncini bianchi (con alcune variazioni tipo i calzettoni neri degli anni sessanta, poi anch'essi azzurri), nel corso dei mondiali del 1982 troviamo un collo a V ornato da bordini tricolori, nel 1994 da minuscoli triangolini tricolori, a partire dagli europei del 2000 nel caso del modello Kombat di Kappa, la nazionale adottò un modello molto attillato e elasticizzato, che fece moda per un certo periodo. Fatto curioso riguarda le divise Nike del periodo 1996-1998, caratterizzate da delle inspiegabili orlature inferiori di colore beige e una scritta "ITALIA" che creò molto disappunto, dato che andava a cadere proprio sulle natiche dei calciatori. Dal 2002 i numeri della divisa sono passati da bianchi a color oro. Nel 2006 sono comparse delle vistose sfumature blu scuro sui bordi, mentre sulla maglia bianca vi è un triangolino azzurro che parte dal collo. Nel 2007 viene adottata per le trasferte una maglia bianca con il ritorno ai numeri in blu scuro e il tricolore nello scollo. Infine, nel 2008, ritornano i numeri in bianco sulla prima maglia, che contiene contorni color oro-argento sul collo, e un piccolo tricolore dietro, nello scollo. Il 2 settembre 2008, in presenza del presidente della Fifa Joseph Blatter viene presentata la maglia con il logo di campione del mondo in carica, si tratta della prima volta che sulla maglia di una Nazionale di calcio compare un logo a significare un risultato raggiunto.

Essendo una delle più titolate e prestigiose al mondo, la Nazionale italiana ha partecipato a pagine di storia calcistica mondiale che hanno inevitabilmente fatto nascere rivalità sportive abbastanza sentite.

La rivalità più accesa e sentita attualmente è con i francesi, rivalità che però è nata in tempi abbastanza recenti: infatti per decenni gli Azzurri sono stati visti come i Maestri da parte dei transalpini infliggendo loro numerose sconfitte a volte anche con risultati clamorosi (una delle sfide, giocata il 22 marzo 1925, terminò 7-0 per la squadra italiana) e nelle occasioni importanti era riuscita ad estromettere i galletti dalle olimpiadi del 1928, dai Mondiali del 1938 giocati, tra l'altro, in Francia e da quelli del 1978, conseguendo grandi risultati; nonostante questo però i francesi hanno sempre avuto un profondo rispetto verso l'Italia. La prima partita della Nazionale azzurra è stata disputata proprio contro i francesi e nel corso del periodo precedente alla seconda guerra mondiale le due formazioni si sono affrontate più volte. L'andamento però cambiò da primi anni '80 quando la Francia ritornò alla vittoria nel febbraio del 1982, in una gara amichevole fino ad allora infatti l'ultimo confronto vincente con gli italiani risaliva addirittura alle Olimpiadi del 1920, quindi una attesa di ben 62 anni tant'è che lo stesso Platini disse "Per decenni quando l'Italia aveva un periodo no, organizzava subito una amichevole con la nazionale francese, in modo tale di avere subito il morale alto". Quattro anni dopo quella storica vittoria i francesi riuscirono a ripetersi in una occasione ben più importante, ovvero gli ottavi di finale del Mondiale del 1986.

Dal 1986 (se si esclude una gara amichevole nel febbrario del 1994 a Napoli, conclusa con una vittoria francese per 1-0) le squadre non si affrontarono fino a fine anni Novanta. La rivalità incominciò ad esplodere, infatti, proprio in questo periodo, dopo il Torneo di Francia, competizione amichevole in vista del campionato del mondo 1998, le due nazionali si affrontarono nel giro di brevissimo tempo in due competizioni ufficiali prima ai quarti di finale del Mondiale del 1998, disputato proprio in Francia e vinto poi dai francesi, dove i Bleus, dopo 120 minuti molto combattuti, vinsero ai rigori e due anni dopo, ad Euro 2000, dove le due squadre si ritrovarono, questa volta in finale a Rotterdam, con una nuova rocambolesca affermazione della Francia, che vinse con due guizzi a fine partita dopo essere stata in svantaggio per gran parte dell'incontro. Durante le scene di festeggiamento a Parigi molti francesi si divertirono a canzonare gli italiani e l'Italia, acuendo di più la contrapposizione. Per un breve periodo le Nazionali maggiori non si affrontarono più, per poi tornare a sfidarsi nella finale del campionato del mondo 2006, vinta questa volta ai rigori dagli azzurri e anch'essa ricca di episodi incandescenti: Zinédine Zidane segnò su calcio di rigore con il cosiddetto tiro a cucchiaio (gesto considerato provocatorio), mentre nei supplementari lo stesso calciatore diede una testata violenta a Marco Materazzi, venendo espulso. Dopo la finale sono seguite giornate roventi: da un lato con dichiarazioni molto pesanti dei parenti di Zidane e di personaggi di primo piano francesi nei confronti di Materazzi, reo di aver provocato il calciatore francese; dall'altro con polemiche ed ironie degli italiani, che non hanno esitato a dar vita a manifestazioni pittoresche come cartelli funebri che inneggiavano la morte della Francia o a caricare su YouTube filmati di scherno, parodie ed esultanze. In breve tempo Materazzi, tra l'altro marcatore del match, è diventato l'idolo degli italiani e nemico pubblico francese, mentre Zidane viceversa.

Curiosamente, dopo breve tempo dalla discussa finale, l'Italia ha ritrovato la Francia sia nelle qualificazioni che, a qualificazione ottenuta, nel girone del campionato d’Europa 2008. Anche le due partite di qualificazione per l'Europeo sono state giocate in un clima di accesa rivalità. Quella di parigi terminò 3-1 per i francesi, ma soprattutto quella di ritorno a Milano, finita 0-0, è stata preceduta da gravi dichiarazioni del CT francese Raymond Domenech rese a Le Parisien, nelle quali ha sostenuto: «Sono contento di giocare l'8 settembre Italia-Francia a Milano e non a Roma: senza pista d'atletica e con 80 mila persone così vicine sarà un ambiente eccezionale. È in questi casi che si vedono i grandi giocatori: la mia sola preoccupazione sarà l'arbitro, ma con gli italiani è un'abitudine». La gravità delle provocatorie affermazioni ha avuto eco immediata in Italia, con lo sdegno unanime della popolazione: la UEFA, costretta ad intervenire, ha squalificato Domenech e lo ha multato aspramente. Nonostante i tentativi di distensione dei giocatori italiani e francesi, soprattutto del capitano azzurro Fabio Cannavaro, la sera della partita a San Siro il pubblico ha fischiato pesantemente la Marsigliese. All'episodio hanno fatto seguito ulteriori aspre polemiche sia in Francia che in Italia, con lettere ufficiali di scuse. A seguito di questi avvenimenti la situazione si è stemperata con successive dichiarazioni distensive di Domenech, che ha dichiarato di tifare Italia nel girone di qualificazione per consentire alla sua Nazionale di qualificarsi con più tranquillità. L'ultima sfida tra le due Nazionali si è disputata per l'ultima giornata del primo turno di Euro 2008, il 17 giugno. L'italia ha vinto 2 a 0 con reti di Andrea Pirlo e Daniele De Rossi estromettendo gli stessi Bleus dalla competizione.

Altra forte rivalità, è con i tedeschi: Germania Ovest un tempo, Germania unita ora e Italia hanno dato vita a match memorabili della storia del calcio, a differenza però della rivalità con la Francia, dove polemiche e provocazioni non mancano, quella coi tedeschi (se si fa eccezione ad alcune rarissime occasioni) ha sempre avuto come protagonista un profondo rispetto che ciascuna nazionale ha verso l'altra. Per quasi quaranta anni le due squadre non si sono mai affrontate in occasioni veramente degne di nota e si deve attendere il primo turno del campionato mondiale del 1962 per avere la prima partita con una posta significativa in palio; in quell'occasione la partita non fu emozionante e terminò con un tacito accordo di pareggio a reti inviolate che andava bene ad entrambe poiché le altre avversarie del girone non sembravano inarrestabili, poi la Germania fece il suo dovere mentre l'Italia perse contro il Cile nella famosa di Battaglia di Santiago subendo l'eliminazione. Le due squadre si ritrovarono di fronte in una occasione ben più importante 8 anni dopo, per la semifinale del mondiale 1970 dando vita alla partita del secolo che vide l'Italia qualificarsi per la finale dopo un emozionante 4-3 in suo favore dopo i tempi supplementari. Ai Mondiali del 1978 le due squadre si affrontano nel girone di semifinale, l'Italia domina ma i tedeschi riescono a non prendere goal e la partita termina con uno 0-0 che si traduce in una eliminazione con figuraccia sul piano del gioco per la Germania (campione in carica). Azzurri nuovamente in festa nel 1982 in Spagna, stavolta in finale, imponendosi nettamente sui tedeschi per 3-1 a Madrid davanti alle autorità di entrambe le nazioni. Nel 1988 la prima sfida europea, è la prima fase del torneo ma le squadre danno vita ugualmente ad una sfida avvincente che finisce 1-1 e che accontenta entrambe le tifoserie; alla fine la Germania vincerà il girone per differenza reti e l'Italia sarà seconda ma entrambe saranno eliminate in semifinale da Olanda e URSS. Nel 1990 per i mondiali in Italia gli azzurri si fermano in semifinale con l'Argentina, poi battuta in finale proprio dai tedeschi che"vendicano" gli azzurri con un po' di rammarico perché la squadra italiana ha "disertato" l'appuntamento con la storia senza dare ai tedeschi la possibilità di prendersi una rivincita e continuando ad avere l'"handicap" di non aver mai battuto gli azzurri nei momenti che contano. Nel 1996 Italia e Germania sono inserite nello stesso girone. La Germania non perde colpi e sconfigge nettamente Repubblica Ceca e Russia mentre l'Italia batte i russi ma perde con i cechi e arriva allo scontro diretto con la necessità di dover vincere mentre i tedeschi sono già qualificati; la partita finisce 0-0 (con Zola che fallisce un rigore nei primi minuti) e l'Italia deve fare i bagagli per la gioia della Germania che poi andrà a vincere il titolo. Ultima occasione è il 2-0 al campionato del mondo 2006 a due minuti dalla fine accompagnato da strali provocatori, quando, prima della partita tra Italia e Germania la stampa tedesca iniziò un bombardamento mediatico, su toni più scherzosi e di sfottò che provocatori, facendo allusioni alla pizza e al solito malaffare della mafia italiana: qualche polemica, qualche scusa e soprattutto poca voglia di continuare dopo la sconfitta patita dai tedeschi. Se si esclude un 3-0 per i tedeschi nella finale per il terzo posto delle olimpiadi del 1988 tra nazionali B, gli azzurri sono tuttora imbattuti contro i tedeschi nelle competizioni internazionali.

A differenza delle europee con cui esiste la rivalità più accesa (Francia e Germania) il Brasile è una squadra sudamericana, il che limita le sfide tra le due selezioni nazionali quasi alle sole occasioni ufficiali. Sono, infatti, poche le amichevoli giocate tra le due squadre, a causa dell'appartenenza a due confederazioni diverse e alle difficoltà organizzative. Il primo contatto importante tra le due squadre fu nella semifinale del campionato del mondo 1938, in cui i brasiliani erano talmente sicuri della vittoria da aver prenotato già il biglietto aereo per la finale e preferito non schierare l'asso Léônidas. L'Italia giocò al pari del Brasile dando vita ad una partita equilibrata che si concluse con la meritata vittoria azzurra e con una eliminazione bruciante per i verdeoro. In campo mondiale l'incontro successivo si ebbe nel campionato del mondo 1970, fino a quella data si ebbero solo alcune amichevoli dai risultati altalenanti (tra cui un 3-0 per l'Italia), in Messico gli azzurri arrivarono alla finalissima del torneo ma furono pesantemente sconfitti 4-1 dal Brasile di Pelè che fece sua la coppa Rimet. Nel 1973 le due squadre si sfidarono in una amichevole di lusso in preparazione al mondiale, l'Italia sconfisse dominando i verdeoro e candidandosi come grande favorita per il torneo dell'anno successivo, tuttavia le due squadre non si incontrarono nel torneo perché l'Italia venne eliminata al primo turno dalla Polonia mentre il Brasile arrivò al quarto posto. Nel 1976 le due squadre si affrontarono nel Torneo del bicentenario, il risultato fu nuovamente 4-1 per i verdeoro. Altra vittoria brasiliana (2-1) si registra nella finale per il terzo posto del campionato del mondo 1978. Nel campionato del mondo 1982 le due squadre si affrontarono al secondo turno, anche in questo contesto i brasiliani erano netti favoriti e gli stessi giocatori erano convinti di vincere facilmente; il risultato fu la Tragedia del Sarriá che vide gli azzurri vincere 3-2 ed estromettere i brasiliani a cui bastava il pareggio. Nel 1989 ci fu un'altra amichevole importante in vista del mondiale dell'anno successivo; il Brasile vinse 1-0 ma nel torneo le due squadre non si incontrarono e furono eliminate entrambe dall'Argentina rispettivamente negli ottavi di finale e nella semifinale. Nel 1994 la partita più sofferta per entrambe le squadre: nel campionato del mondo 1994 Italia e Brasile si affrontarono in finale nello stadio Rose Bowl di Pasadena; dopo 120 minuti di partita poco emozionante il titolo venne assegnato ai calci di rigore, con i verdeoro in festa. Tre anni dopo si giocò il Torneo di Francia in preparazione al mondiale dell'anno successivo, qui Italia e Brasile diedero vita ad una partita spettacolare che finì 3-3 con una rimonta nel finale del Brasile che si ritrovava a perdere 2-0 e poi 3-1. A distanza di 11 anni le due squadre si sono affrontate il 10 febbraio 2009 in amichevole a Londra dove un Brasile qualitativamente superiore all'Italia ha vinto l'incontro 2-0. La prossima partita ufficiale verrà disputata il 21 giugno 2009 in occasione della Confederations Cup 2009.

Più che rivalità vera e propria si tratta di un "derby" e di una "classica" del calcio mondiale, "derby" in quanto moltissimi cittadini argentini hanno origini italiane e "classica" in quanto per ben cinque edizioni consecutive dei Mondiali (dal 1974 al 1990) le due nazionali si sono affrontate alternando qualificazioni ad eliminazioni (da notare però che l'Argentina non riusci mai a sconfiggere l'Italia, ma le volte che superò il turno lo fece tramite pareggi). L'unico momento di tensione si ebbe durante i mondiali del 1990, quando i giocatori argentini, dopo aver eliminato gli Azzurri padroni di casa in semifinale, furono fischiati durante l'esecuzione del loro inno nella finalissima di Roma, dove il pubblico italiano appoggiò chiaramente l'altra finalista, la Germania.

Sono molto sentite anche le partite contro Spagna e Inghilterra, con le quali c'è forte competizione a livello di club, inoltre, i loro campionati nazionali contendono alla Serie A italiana il titolo di "campionato più bello del mondo" e di meta calcistica più ambita dai fuoriclasse di tutto il mondo.

Le altre rivalità non sono storiche, ma più che altro segnate da episodi limitati o sporadici. Impossibile non citare il Cile e la famosa Battaglia di Santiago, rivalità sorta e finita in quell'anno dopo un'inopportuna campagna mediatica della stampa italiana nei confronti della città capitale cilena che suscitò notevoli polemiche nello stato sudamericano, accrescendo in maniera esponenziale la tensione prima della partita, terminata poi in maniera decisamente poco felice. Le partite successive coi cileni sono tornate ad essere partite normali senza problemi.

Altra forte antipatia è nata verso la Corea del Sud in occasione del campionato del mondo 2002: in quell'anno la nazionale asiatica, paese che ospitava la manifestazione assieme al Giappone, sconfisse gli azzurri per 2-1 al Golden gol dopo essere stata sotto per 0-1 fino a due minuti dal termine dei tempi regolamentari. Ad aumentare la tensione c'era già stata una provocatoria enorme scritta nello stadio d'allenamento degli Azzurri che diceva "Again 1966" (dall'inglese, "1966 di nuovo") e si riferiva all'eliminazione patita dall'Italia nel campionato del mondo 1966 contro la Corea del Nord. La scritta ha suscitato numerose polemiche per la poca ospitalità dei padroni di casa e anche qualche considerazione sarcastica, visto che l'eliminazione storica non era stata inferta dai sudcoreani ma dai vicini nordcoreani con i quali lo stato coreano è addirittura ancora formalmente in guerra. La scritta è stata rimossa il pomeriggio seguente, ma i tifosi coreani l'hanno riformata con cartoncini nel pre-partita, alimentando la tensione con un altro discutibile striscione con scritto "Benvenuti nella tomba degli azzurri".

Notevoli contrasti sono sorti anche ad Euro 2004 con due nazionali scandinave, rispettivamente Svezia e Danimarca, inserite nel girone con Italia e Bulgaria: all'ultima giornata, alle due compagini del nord Europa bastava pareggiare più di 2-2 per ottenere comunque e a prescindere la qualificazione ai quarti, rendendo completamente inutile la partita tra Italia e Bulgaria. Nonostante molta stampa giornalistica italiana si sia appellata al senso civico elevato delle due nazioni e abbia sperato in una gara corretta, l'aria di una presunta combine diveniva ogni giorno più certa, dato che molti giornali svedesi mettevano in prima pagina provocatoriamente la scritta "2-2". I tifosi delle due nazionali, il giorno del match, si sono presentati allo stadio con striscioni e cartelli con scritto il già citato risultato: la partita è terminata proprio 2-2, dopo che la Danimarca era stata in vantaggio per quasi tutto il match grazie ad un'uscita goffa del portiere Sorensen. Dopo la fine dell'incontro, si è alzata una nube di contestazioni dall'Italia, ormai eliminata, oscurata dal forte malcontento che l'opinione pubblica aveva nei confronti della squadra, non protagonista di prestazioni brillanti.

Tabella aggiornata al 10 febbraio 2009. L'asterisco indica giocatori ancora in attività, le statistiche dei quali possono cambiare in futuro prossimo. I giocatori con due asterischi sono giocatori in attività ma che hanno annunciato il ritiro dalla Nazionale.

Questo elenco comprende i calciatori che hanno vestito la fascia di capitano stabilmente per un determinato periodo.

La nazionale italiana è stata guidata da 27 commissioni tecniche (inizialmente formate solitamente da arbitri, poi anche da allenatori) e da 15 commissari tecnici (tra cui Pozzo, che è stato il primo e che è tornato in panchina altre due volte).

Il seguente elenco somma le presenze da singolo CT (in uno o più periodi) o all'interno di una o più commissioni.

Esempio: Il leader della classifica Enzo Bearzot ha guidato la nazionale italiana come commissario unico per 88 volte, più 16 in collaborazione con Fulvio Bernardini, perciò il suo totale è 104.

Questi sono i saldi dell'Italia nei confronti delle Nazionali con cui sono stati disputati almeno 10 incontri.

Nota: Partite finite ai rigori Come previsto dai regolamenti FIFA, le partite terminate ai rigori dopo i tempi supplementari contro Cecoslovacchia (21 giugno 1980, persi), Argentina (3 luglio 1990, persi), Unione sovietica (16 giugno 1991, vinti), Brasile (17 luglio 1994, persi), Francia (3 luglio 1998, persi), Olanda (29 giugno 2000, vinti), Francia (9 luglio 2006, vinti), Spagna (22 giugno 2008, persi) sono considerate partite pareggiate.

NB: per Germania si contano anche le partite contro la Germania Ovest ma si escludono le gare giocate contro la Germania Est. Per Nazionale di calcio della Cecoslovacchia s'intende la Nazionale che giocò dal 1920 al 1993, in cui militavano sia i cechi che gli slovacchi, e per Nazionale di calcio della Jugoslavia s'intende la Nazionale che giocò dal 1920 al 1992, in cui militavano serbi, sloveni, croati, bosniaci, macedoni e montenegrini.

NB: per Nazionale di calcio dell'Unione Sovietica s'intende la Nazionale che ha giocato a livello internazionale dal 1924 al 1991. Sono escluse le partite giocate contro la Russia.

Lista dei giocatori convocati per l'amichevole del 10 febbraio 2009 contro il Brasile.

Presenze e reti aggiornate al 10 febbraio 2009.

NB: Le Statistiche dei Giochi olimpici sono aggiornate fino al 1980, perché dal 1984 le nazionali olimpiche sono quelle under 23 e under 21.

Lo staff della nazionale si compone del commissario tecnico, che allena, convoca e schiera in campo gli atleti ed è assistito da due vice-allenatori. Ad aiutare gli allenatori, ci sono il preparatore atletico, il preparatore dei portieri, il capo delegazione, il segretario, i medici, i massofisioterapisti e gli osservatori, che assistono ai match degli avversari.

Per la parte superiore



Associazione Sportiva Roma

Celebrazioni della vittoria del campionato 2000/01: un murale con lo scudetto tricolore e il capitano della Roma Francesco Totti su un'abitazione nel rione Monti

L'Associazione Sportiva Roma, spesso abbreviata in A.S. Roma o semplicemente Roma, è una società calcistica di Roma. Tra le principali squadre italiane, fu fondata nel 1927 e milita in Serie A. Insieme a Juventus e Lazio, è una delle tre società italiane di calcio quotate in borsa.

In 81 anni di storia ha sempre partecipato, tranne che in un'occasione (nel 1951/52), ai campionati di Serie A, vincendo 3 scudetti, 9 Coppe Italia (primato di vittorie nella competizione, condiviso con la Juventus) e 2 Supercoppe italiane. Ha terminato il campionato per dieci volte al secondo posto e cinque volte al terzo. In 79 stagioni sportive, è arrivata sul podio nel 22,8% delle occasioni.

Il simbolo della squadra è la Lupa capitolina; la divisa, che prende i colori dal gonfalone cittadino, è rosso scura tendente al porpora (rosso pompeiano) bordata di giallo-arancio (giallo oro).

Le principali rivali nazionali della Roma sono la Lazio, con la quale si contende il primato cittadino nei Derby della Capitale, e la Juventus, squadra contro la quale l'undici capitolino rivaleggiava negli anni ottanta per la conquista del titolo. A livello internazionale la rivalità più accesa è certamente legata alla squadra inglese del Liverpool, che nel 1984 batté ai rigori la Roma nella finale della Coppa dei Campioni proprio in casa dei giallorossi, allo Stadio Olimpico.

Attualmente è la quinta squadra d'Italia per numero di tifosi, dietro Juventus, Milan, Inter e Napoli. La Juventus conquista «quasi un terzo» degli intervistati; dietro si posizionano Inter (14%), Milan (13%) e Napoli (7,8%), davanti alla Roma (7,3%) che tuttavia detiene un significativo primato nella dimensione del bacino di utenza localizzato (più di 1 milione di sostenitori nell'area metropolitana di pertinenza).

Secondo la rivista americana Forbes, in uno speciale reportage del 2008, il valore del club capitolino ammonta a 434 milioni di dollari, classificando la Roma undicesima nella graduatoria mondiale delle società più valutate e terza tra quelle italiane, dopo Milan e Juventus. Nel 2009, dal rapporto annuale pubblicato da Deloitte, risulta essere la nona società di calcio più ricca in Europa, con un fatturato di 175 milioni di euro, posizionandosi davanti alle italiane Inter (173 milioni) e Juventus (168 milioni), ma dietro al Milan (210 milioni).

Sostanzialmente nella storia della Associazione Sportiva Roma possono essere riconosciuti tre grandi periodi, coincidenti con i tre titoli nazionali conquistati, nei quali la squadra visse una serie di annate decisamente positive. Gli anni che partono dalla sua nascita fino all'inizio della Seconda Guerra Mondiale, furono l'epoca degli entusiasmi iniziali, quelli del Testaccio. Al termine di un decennio in cui la squadra esprimeva un bel gioco, ottenuto grazie alle prestazioni di giocatori realmente attaccati alla maglia, il club coronò il sogno di vincere il suo primo scudetto. Dopo la parentesi degli anni sessanta, in cui la squadra ottenne l'unica vittoria europea della sua storia con la Coppa delle Fiere, un secondo periodo d'oro si può facilmente riconoscere negli anni della gestione Viola, quelli successivi alla prima grande crisi del calcio moderno, in cui la squadra giallorossa sotto la guida di Nils Liedholm, oltre a vincere il secondo titolo della propria storia, quasi riuscì nell'impresa storica di vincere la Coppa dei Campioni, arrendendosi solo in finale ai calci di rigore. Una terza epoca infine va ricondotta ai primi anni duemila, quando grazie agli sforzi economici del presidente Franco Sensi con allenatore Capello, figura discordante e poco amata dai tifosi romanisti, la Roma arrivò a conquistare il suo terzo titolo nazionale e successivamente svolse una serie di annate di buon livello.

Agli inizi del XX secolo, periodo in cui la popolarità del gioco del calcio era sempre più crescente in tutta la penisola italiana, nella città di Roma la pratica di questo sport era svolta da un gran numero di piccoli club, ognuno con le sue particolarità e differenze. In tale contesto le formazioni erano costituite da semplici squadre di quartiere oppure da rappresentative calcistiche di classi sociali ben definite. Negli anni venti, a Roma, giocavano ben otto società nella prima divisione regionale: U.S. Romana, S.G.S. Fortitudo, S.S. Alba, C.R. Juventus Audax, Roman F.C., C.S. Audace, S.S. Pro Roma e S.S. Lazio.

La squadra capitolina venne costituita grazie alla fusione di tre delle società calcistiche di Roma: l'Alba Audace, il Roman e la Fortitudo Pro Roma. Tale decisione venne presa per volere dell'allora segretario della federazione romana del Partito Nazionale Fascista, Italo Foschi, all'epoca anche membro del CONI e Presidente della Fortitudo Pro Roma. La data di nascita della A.S. Roma è stata a lungo discussa: ufficialmente viene infatti indicato il 22 luglio 1927, data del primo ordine del giorno; in realtà sembra che l'accordo per la fusione sia stato raggiunto il 7 giugno dello stesso anno, come annunciato il giorno successivo dai quotidiani romani Il Tevere, La Tribuna e Il Messaggero.

Foschi diede corpo all'idea di avere una squadra sportiva che portasse il nome della città di Roma e che potesse ambire ai massimi risultati. Infatti, così come era accaduto in altre città del centro-sud (Firenze, Napoli e Bari), si intendeva dare vita, attraverso la fusione, a compagini di maggiori dimensioni in grado di reggere l'urto del calcio professionistico, già ampiamente praticato dalle formazioni del nord dell'Italia, fino a quel momento dominatrici assolute della scena calcistica nazionale. Della fusione avrebbe dovuto far parte anche la Società Sportiva Lazio, ma la stessa rimase fuori dall'accordo per l'intervento di un generale della Milizia fascista, il piemontese Giorgio Vaccaro, appartenente al club biancoceleste e Presidente della FIGC dal 1933 al 1942.

Il primo presidente della neocostituita società divenne lo stesso Foschi, il quale tuttavia, dopo solo un anno, dovette rinunciare all'incarico: venne infatti nominato membro del direttorio federale della Spezia e lasciò così la presidenza a Renato Sacerdoti, industriale del settore alimentare. La sede della Roma venne posta nel rione di Campo Marzio, in via Uffici del Vicario n° 35, nei vecchi uffici del Roman Football Club. Nei primi due anni di vita, la Roma giocò provvisoriamente al Motovelodromo Appio, in attesa della costruzione del proprio stadio, dove si trasferì e giocò fino alla fine degli anni trenta: il Campo Testaccio.

I colori scelti per la nuova compagine nata dalla fusione furono il giallo oro e il rosso porpora, gli stessi della società Roman, ma anche quelli del gonfalone del Campidoglio: il giallo oro ed il rosso porpora o pompeiano, ereditati dagli antichi vessilli dell'Impero Romano. Come simbolo fu invece scelta la lupa che allatta Romolo, il mitico fondatore di Roma, e suo fratello Remo. L'emblema della squadra, uno scudo bipartito rosso-oro sormontato dalla lupa capitolina, comprende tutti questi elementi. Il fatto di rappresentare nei colori e nel simbolo la città e la tradizione di Roma, oltre ad essere l'associazione di tre dei quattro club romani di quei tempi, fece sì che la squadra richiamasse immediatamente a sé le simpatie della grande maggioranza del popolo appartenente sia ai nuovi quartieri che ai rioni nel cuore della città.

La Roma conquistò il primo trofeo già nella stagione 1927/28, la stessa della propria fondazione, vincendo la Coppa CONI.

A partire dal 1930, la Roma poté finalmente trasferirsi nel nuovo stadio, il Campo Testaccio dell'omonimo quartiere popolare. A quel periodo è legata una delle più significative pagine della storia romanista: il pubblico caloroso e gremito nelle tribune di legno dipinte di giallo-rosso di quello stadio costituì l'elemento fondamentale che spinse i giocatori giallorossi a fornire comunque la migliore prestazione in campo. Di conseguenza la squadra di quegli anni mostrava un carattere forte ed impavido di fronte a qualsiasi avversario. Protagonisti di tale periodo furono il capitano Attilio Ferraris IV, il portiere Guido Masetti, il mediano Fulvio Bernardini ed il centravanti fiumano Rodolfo Volk, che segnò ben 103 gol con la maglia giallorossa.

Nell'estate del 1933 la Roma, dopo aver venduto pur con la contrarietà dei propri tifosi il cannoniere Volk, mise a segno tre colpi di mercato acquistando quelli che furono successivamente identificati come i "tre moschettieri" argentini: Enrico Guaita, soprannominato "Il corsaro nero", la mezz'ala Alessandro Scopelli e il centro-mediano Andrea Stagnaro. Sebbene i tre fuoriclasse rimasero nella squadra solamente per due stagioni, contribuirono in modo determinante a trascinare la squadra, che ottenne un quinto ed un quarto posto. Dopo esser stati naturalizzati italiani per godere di alcuni vantaggi, tra cui anche quello di poter esser convocati nella nazionale azzurra, fuggirono di nascosto in una notte del 1935, spaventati dalla possibilità di una chiamata alle armi. L'Italia in quel periodo era infatti in procinto di effettuare la Guerra d'Etiopia.

Durante la stagione 1934/35, il presidente Renato Sacerdoti decise di porre in essere un'operazione di ringiovanimento della rosa, pertanto decise di cedere il capitano Ferraris IV. Questi, poco propenso ad allontanarsi da Roma, si accasò clamorosamente alla Lazio, diventandone addirittura il capitano. Tale trasferimento sconvolse i tifosi romanisti, per i quali il giocatore divenne un vero e proprio traditore. In seguito, Attilio Ferraris divenne campione del mondo con la nazionale italiana e qualche mese dopo verrà definito, in una storica partita con l'Inghilterra, il "Leone di Highbury".

Dopo un decennio di piazzamenti altalenanti, nella stagione 1941/42 la Roma conquista il suo primo scudetto, grazie alla vittoria per 2-0, del 14 giugno 1942, contro il Modena nell'allora Stadio Nazionale, sito al posto dell'attuale Stadio Flaminio. Il trofeo giunse inaspettato, in quanto gli anni trenta si erano conclusi con l'egemonia del Bologna e dell'Ambrosiana, le quali si erano divise i precedenti due scudetti, risultando, pertanto, le favorite per la conquista del titolo. La squadra giallorossa, invece, nella stagione precedente si era addirittura classificata undicesima. Il protagonista della stagione, con 18 reti messe a segno, fu un giovane centravanti: Amedeo Amadei, chiamato amorevolmente dai tifosi romanisti "Il fornaretto". Per la prima volta nella storia del calcio, lo scudetto tricolore venne assegnato ad una squadra del centro Italia, al di sotto della pianura padana.

Nell'anno successivo alla vittoria dello scudetto, il presidente Edgardo Bazzini confermò in blocco la squadra campione d'Italia, commettendo di fatto un gravissimo errore che lentamente portò i meccanismi della formazione ad un improvviso ed inesorabile tracollo. Lo sbaglio principale fu quello di non tener conto che l'età media della ristretta rosa giallorossa era ormai notevolmente alta, soprattutto per i parametri dell'epoca, allorquando la carriera di un normale atleta era decisamente più breve rispetto a quella di un calciatore odierno. Se da un lato questa fu la causa principale del declino della squadra scudettata, bisogna tuttavia sottolinare che cominciava ad affermarsi nella realtà del calcio italiano la squadra che avrebbe dominato il campionato nei travagliati anni quaranta: il Grande Torino.

La guerra pose fine al campionato nazionale, che venne sospeso per tre anni. In questo periodo furono disputati solo dei campionati regionali o locali; nella capitale venne organizzato il Campionato romano di guerra. Il torneo nazionale riprese solo nel 1945/46 e venne suddiviso nuovamente in due gironi: uno per il nord ed uno per il centro-sud. La squadra capitolina non riuscì tuttavia a competere con le altre formazioni del settentrione ed oltretutto era impossibile per quella squadra confrontarsi con il Grande Torino, che si dimostrava imbattibile per chiunque.

Nella stagione 1950/51 la panchina giallorossa subì diversi cambi di allenatore. La Roma perse 11 partite per 1-0, in quanto ogni volta che la squadra subiva un gol non era in grado di rimontare, manifestando una sorta di impotenza nei confronti dell'avversario. Il tracollo fu inevitabile e si compì all'ultima giornata di campionato: il 17 giugno del 1951, esattamente cinquant'anni prima della conquista, anch'essa all'ultima giornata, del terzo scudetto giallorosso, la Roma, per la prima ed unica volta nella propria storia, retrocesse in Serie B.

Per tali motivi, nella stagione successiva, la squadra giallorossa disputò il torneo cadetto, confrontandosi con un agguerrito Brescia, che fino all'ultima giornata insidiò la squadra giallorossa. Ciononostante, la Roma rimase prima in classifica per tutto il campionato, che concluse a 53 punti, ad una lunghezza sui rivali lombardi. Il 22 giugno del 1952, a dieci anni esatti dalla conquista dello scudetto, i giallorossi festeggiarono il ritorno in Serie A.

Negli anni successivi alla promozione, la squadra venne arricchita di nuovi e prestigiosi acquisti. La panchina venne affidata prima a Mario Varglien, poi all'inglese Jesse Carver, il quale riuscì nelle prime giornate di campionato a creare un buon sistema di gioco che consentì alla squadra di disputare ottime partite. Tuttavia, gli iniziali sforzi profusi vennero vanificati nel corso del campionato da una serie di infortuni che fecero scivolare la Roma al sesto posto in classifica.

Il 17 maggio 1953, la Roma si trasferì dallo Stadio Nazionale (ribattezzato "Stadio Torino" per onorare la squadra del Grande Torino caduta a Superga) nel nuovo Stadio Olimpico. A sorpresa, nell'estate dello stesso anno venne messo a segno un grandissimo colpo di mercato: la Roma ingaggiò dal Peñarol il ventisettenne campione uruguagio Alcides Ghiggia, ala di gran classe, autore in particolare del gol vittoria nella finale tra il Brasile e l'Uruguay nei Mondiali del 1950.

Negli anni successivi, la Roma alternò buone stagioni (come il terzo posto nel 1954/55) ad altre disastrose, e nel 1956/57 sfiorò nuovamente la retrocessione. Protagonisti della seconda metà degli anni cinquanta furono Alcides Ghiggia e il brasiliano Dino Da Costa, formidabile attaccante che con la Roma vinse la classifica marcatori del 1957 con 22 reti. Da Costa divenne l'idolo dei tifosi romanisti poiché disputava eccellenti derby, nei quali segnava puntualmente. In quegli anni, un altro pilastro della squadra fu Giacomo Losi, difensore-mediano leader del reparto arretrato e fulcro del gioco romanista. In particolare Losi è stato il giocatore con più presenze in assoluto con la maglia della Roma (386) fino al febbraio 2008, quando è stato superato da Francesco Totti. L'attaccamento ai colori ed il suo carattere straordinario, da capitano vero, valsero a Losi il soprannome di "Core de Roma".

Nel 1960/61 i giallorossi riuscirono a raggiungere una dimensione europea, grazie alla vittoria della Coppa delle Fiere.

La Roma di Giacomo Losi conquistò la coppa vincendo la doppia finale contro il Birmingham City: dopo aver pareggiato 2-2 in trasferta, i giallorossi si imposero per 2-0 all'Olimpico. Nella storia di questa competizione nessun'altra formazione italiana riuscirà ad aggiudicarsi il trofeo, che poi sarebbe stato sostituito dalla Coppa UEFA nel 1971. Nelle file della dirigenza romanista che vinse la coppa figurava come vice-presidente Franco Sensi, che esattamente 40 anni dopo vincerà da presidente il terzo scudetto della storia giallorossa.

Durante gli anni sessanta, la Roma disponeva di una formazione con diversi fuoriclasse, tra i quali si distinse l'attaccante argentino Pedro Manfredini, eccellente "rapinatore" dell'area di rigore, che fu uno dei cannonieri più prolifici della storia giallorossa. In particolare, Manfredini fu capocannoniere del campionato 1963 a pari merito con Harald Nielsen del Bologna. Un altro ottimo giocatore di quel periodo fu la mezz'ala Francisco Ramon Lojacono, giocatore ambidestro dotato di uno straordinario tiro da fuori area, che gli consentiva di battere precisi e potenti calci di punizione. Infine nella Roma giocava anche il forte cannoniere oriundo Antonio Valentin Angelillo. Altri protagonisti importanti dell'epoca furono sicuramente lo svedese Arne Selmosson e l'uruguagio Juan Alberto Schiaffino. Nonostante la stagione deludente, conclusasi con un dodicesimo posto in classifica, la squadra giallorossa nel 1963/64, conquistò la sua prima Coppa Italia, dopo aver battuto nella finale il Torino. La Roma di quegli anni nonostante sulla carta fosse molto competitiva non riuscì mai a superare il quinto posto in classifica, per questo la stampa dell'epoca accusò i giocatori di essere attratti dalla dolce vita e di condurre stile di vita poco professionale.

La decade si chiuse con la semifinale della Coppa delle Coppe 1969/70, dove la Roma pareggiò per 1-1 in casa e per 2-2 in trasferta contro il Górnik Zabrze. All'epoca non era prevista né la regola dei gol fuori casa, né quella dei tiri di rigore. Lo spareggio, che si disputò a Strasburgo il 22 aprile 1970, finì ancora in parità: 1-1 dopo i tempi supplementari (Lubański e Capello su rigore); il lancio della monetina si svolse in campo e favorì i polacchi.

Nel 1964 la Roma si trovò sull'orlo del fallimento in quanto il deficit era talmente rilevante che la società era impossibilitata a pagare gli stipendi dei propri giocatori, i quali minacciavano lo sciopero. Il giorno di capodanno del 1965, al Teatro Sistina, spinti dalle polemiche dell'allora allenatore della Roma Juan Carlos Lorenzo, i tifosi organizzarono addirittura una colletta per reperire i fondi per la trasferta di campionato che avrebbe avuto luogo qualche giorno più tardi.

Dopo l'inevitabile cessione di alcuni giocatori rappresentativi, tra cui Giancarlo De Sisti detto "Picchio", nel 1967 il presidente Franco Evangelisti, completando il piano di risanamento delle casse societarie, trasformò la Roma in una società per azioni. Verso la fine degli anni sessanta, la squadra venne affidata ad Helenio Herrera, tecnico vincente che aveva portato l'Inter alla conquista di due Coppe Intercontinentali. Nonostante l'arrivo del nuovo allenatore, i risultati sul campo non migliorarono; la Roma concluse il campionato solamente ottava, ma vinse comunque la sua seconda Coppa Italia nel giugno del 1969.

Gli anni settanta furono uno dei decenni meno gloriosi per la storia romanista, ma comunque i più densi di sentimenti per la tifoseria, a quei tempi molto calda. La mitica bandiera Giacomo Losi si ritirò e vennero inoltre ceduti alla Juventus, nell'ultimo anno della presidenza di Marchini, i tre "gioielli" (Spinosi, Capello e Landini). Per tali motivi, il periodo successivo fu quello della cosiddetta "Rometta" di Gaetano Anzalone: una squadra fatta di gregari, giovani promesse e soprattutto vecchie glorie, giocatori che avevano già dato il meglio di sè in altre piazze, come Pierino Prati, Luis Del Sol, Amarildo. Rimarcabile in tale contesto fu il ritorno di Picchio De Sisti. La Roma, nel corso di questo decennio, oscillò costantemente in posizioni di media classifica, ad esclusione del 1975, quando conquistò il terzo posto. Nella seconda metà degli anni settanta, la panchina giallorossa fu guidata da Nils Liedholm, il "barone" svedese, il quale realizzò il sogno dello scudetto solo negli anni ottanta con l'arrivo di Dino Viola. Il momento peggiore di quegli anni si concretizzò nella stagione 1978/79, quando la Roma ebbe la certezza di rimanere in Serie A solo alla penultima giornata: il 6 maggio 1979, grazie ad un pareggio in casa con l'Atalanta per 2-2. La squadra comunque precedette solamente quattro squadre. Nella stagione successiva, la Roma venne rilevata da Dino Viola, che trasformò completamente la squadra cogliendo i frutti tecnici ed organizzativi che Anzalone aveva seminato.

Durante questi anni di crescente passione per i colori, all'interno dello Stadio Olimpico nella Curva Sud, la zona più calda del tifo romanista (che fu acquisita esclusivamente dai giallorossi l'11 marzo 1973 dopo l'allontanamento di una minoranza di tifosi della Lazio che si erano appostati in quel settore durante i derby), cominciarono a formarsi dei gruppi organizzati di giovani, i quali, dal 1977, confluirono in un unico gruppo: il Commando Ultrà Curva Sud. La stessa società, nella persona del presidente Gaetano Anzalone, chiese ed ottenne dai personaggi carismatici del tifo giallorosso di unirsi per cercare di risolvere il crescente problema della violenza. L'idea era quella di convogliare le energie dei tifosi, perlopiù impiegate fino ad allora in manifestazioni aggressive, in un sostegno fattivo e unanime per la squadra, associato ad un rifiuto esplicito della violenza. La strategia che portò al modello di tifoseria organizzata si rivelò efficace, a tal punto da essere presa d'esempio dalle altre curve italiane, e diede il via ad un decennio di grande passione sportiva, nel quale finalmente la Curva Sud si trovò unita nell'obiettivo unico di sostenera la squadra, tanto da essere premiata internazionalmente con il "Fair Play Trophy" nel 1986.

La crescita societaria portò, già nella stagione 1980/81, ad un secondo posto che non dava pienamente merito alla squadra per l'ottimo rendimento visto in campo. L'annata trascorsa fu comunque fautrice di un felice quadriennio che regalò al club molti riconoscimenti. La stagione fu decisa, in particolare, da un contestatissimo gol annullato al difensore Maurizio Turone nello scontro diretto con la capolista Juventus. La decisione arbitrale divenne tristemente un simbolo ("Er gol de Turone") della presunta dipendenza psicologica delle terne arbitrali nei confronti di formazioni blasonate. Nella stagione 1982/83, sotto la guida del presidente Dino Viola e dell'allenatore svedese Nils Liedholm, la Roma si aggiudicò il secondo scudetto della propria storia; fecero parte della rosa della prima squadra giocatori come il capitano Agostino Di Bartolomei, il centrocampista Carlo Ancelotti, il brasiliano Paulo Roberto Falcão, il difensore Pietro Vierchowod, il centravanti Roberto Pruzzo (secondo miglior cannoniere giallorosso di tutti i tempi con 106 gol, superato a fine 2004 da Francesco Totti) e l'ala Bruno Conti, già campione del mondo con la Nazionale italiana in Spagna nel 1982.

Nel corso della stagione 1983/1984, la Roma raccolse i frutti del proprio gioco "a zona", giungendo il 30 maggio 1984 in finale di Coppa dei Campioni, che nell'occasione si disputava proprio allo Stadio Olimpico di Roma. Pur giocando una partita di ottimo livello, non riuscì ad imporsi sui "reds" del Liverpool e, dopo aver concluso i tempi regolamentari per 1-1 (gol del vantaggio di Phil Neal per il Liverpool al 13' e pareggio per i giallorossi di Pruzzo al 42'), perse la coppa ai calci di rigore, a causa degli errori dal dischetto di Bruno Conti e Ciccio Graziani. L'amarezza della sconfitta, causata anche dal fatto che la finale si era svolta in casa, fece scaturire numerose polemiche, che si moltiplicarono nei giorni successivi, volte alla ricerca di scoprire le cause della mancata vittoria. Molte proteste furono indirizzate sul gol del vantaggio del Liverpool, nato successivamente ad un'azione in cui non fu ravvisato un probabile fallo di carica sul portiere giallorosso Tancredi, ostacolato in uscita dall'irlandese Ronnie Whelan, che gli fece perdere il pallone lasciando così la porta indifesa. Inoltre, fu molto discussa la decisione di Falcão, all'epoca uno dei simboli della Roma e specialista nei tiri dagli undici metri, di non voler battere uno dei rigori finali. La Roma fu comunque protagonista di una straordinaria stagione, aggiudicandosi nello stesso anno la Coppa Italia.

Dopo aver concluso comunque uno dei migliori periodi della propria storia con Liedholm, la Roma di Dino Viola affidò la panchina giallorossa ad un altro tecnico svedese, Sven-Göran Eriksson. Dopo una prima stagione deludente, conclusasi con il settimo posto in classifica e con l'amaro addio di Falcão, nella stagione 1985/86 la Roma sfiorò nuovamente il tricolore: dopo un'incredibile rimonta di 9 punti sulla capolista Juventus, battuta all'Olimpico con un sonoro 3-0, la penultima giornata di campionato riservò alla squadra giallorossa un turno teoricamente favorevole per il sorpasso in testa alla classifica: la Roma doveva infatti affrontare in casa il Lecce, squadra peraltro già retrocessa. Il gol dell'ex Alberto Di Chiara ed una doppietta di Juan Alberto Barbas condannarono invece la Roma ad un'inaspettata sconfitta per 2-3: la sconfitta, assieme a quella subita contro il Liverpool, fu identificata come una delle pagine più amare della storia del club capitolino. La conquista, nello stesso anno, della sua sesta Coppa Italia non bastò a consolare i tifosi, che avevano anche assistito al giro d'onore del presidente Viola e del sindaco di Roma Ugo Vetere prima della partita. Nelle due stagioni successive la Roma acquista, fra gli altri, gli attaccanti titolari degli anni successivi: il tedesco Rudi Völler e la promettente seconda punta Ruggiero Rizzitelli. Viola tentò di rilanciare la squadra anche acquistando il brasiliano Renato Portaluppi, ma questi, pur popolarissimo in patria, si rivelò ben presto inadatto al calcio europeo.

Dino Viola morì il 18 gennaio del 1991, dopo aver prelevato il forte difensore centrale Aldair, il quale sarebbe divenuto negli anni a venire il pilastro difensivo della squadra. La scomparsa del presidente segnò l'inizio di un lungo periodo di caos per la Roma, che tuttavia aggiunse ai propri trofei, sotto la guida di Ottavio Bianchi, la settima Coppa Italia. La coppa fu conquistata contro la Sampdoria, che però prevalse per 1-0 nel successivo match di Supercoppa di Lega. Nella stagione, inoltre, la Roma disputò un entusiasmante cammino in Coppa Uefa, eliminando, nell'ordine, Benfica, Valencia, Bordeaux, Anderlecht, Brøndby. I giallorossi si presentarono alla finale della competizione contro l'Inter con all'attivo un ruolino di marcia invidiabile: 8 vittorie, 2 pareggi, 20 reti fatte e 5 subite, nonostante avessero incontrato diverse teste di serie. Particolarmente emozionante fu la semifinale: dopo aver eliminato diversi club blasonati, la Roma si trovò di fronte il Brøndby, che si dimostrò avversario ostico. Il ritorno all'Olimpico era fermo sul risultato di 1-1, che avrebbe garantito ai danesi il passaggio del turno; il gol decisivo di Voeller arrivò a soli due minuti dal termine, facendo letteralmente tremare lo stadio e regalando alla Roma l'accesso alla finale. Nel doppio confronto, dopo aver perso la partita di andata a San Siro per 2-0, la squadra giallorossa non riuscì a ribaltare il risultato all'Olimpico: davanti a 85000 spettatori, vinse solo per 1-0 con una rete di Rizzitelli segnata negli ultimi minuti di gioco. Forte fu la delusione dei tifosi che, dopo la sfortunata finale di Coppa dei Campioni disputata pochi anni prima, videro per la seconda volta una squadra avversaria alzare un trofeo internazionale nello Stadio Olimpico.

Il nuovo presidente Giuseppe Ciarrapico era un sincero tifoso della squadra, ma difettava di competenza manageriale. Le sue controverse decisioni si tradussero in una serie di risultati altalenanti. Al termine della stagione successiva, il tecnico Bianchi lasciò il posto a Vujadin Boskov, il quale era fautore di un gioco spettacolare che lasciava ampia libertà ai calciatori talentuosi; non a caso fece esordire in prima squadra anche un Totti appena sedicenne.

La società entrò nel caos nella primavera del 1993: Ciarrapico fu arrestato per bancarotta e tradotto in carcere insieme a Mauro Leone, figlio dell'ex Presidente della Repubblica e dirigente del gruppo aziendale. Ciarrapico dimostrò fino all'ultimo il proprio attaccamento alla squadra, lasciando la clinica romana dove era stato ricoverato l'8 marzo del 1993 per un malore (poche ore prima del suo arresto), per visitare i giocatori al termine della partita Roma-Milan, semifinale di Coppa Italia.

La bufera scatenatasi contro la Roma fu ingigantita anche dalla contestuale positività alla cocaina riscontrata all'attaccante Claudio Paul Caniggia. Ciò rese difficoltosa la successione della presidenza, che nel giro di un paio di mesi passò nelle mani degli imprenditori romani Franco Sensi e Pietro Mezzaroma. A dispetto delle enormi difficoltà, la squadra raggiunse la finale di Coppa Italia, da disputarsi contro il Torino, ma nella gara di andata, giocata in trasferta, la squadra perse per 3-0, compromettendo di fatto la vittoria finale. Ciononostante la squadra reagì con grande orgoglio e all'Olimpico sfiorò l'impresa, vincendo splendidamente per 5-2 con tre gol del capitano Giuseppe Giannini, tutti messi a segno su calcio di rigore.

Nel biennio successivo Franco Sensi, divenuto l'unico proprietario della Roma, cercò di dare una decisa virata alla politica societaria. Chiamò in panchina il trasteverino Carlo Mazzone e rafforzò in modo deciso la squadra, acquistando dall'Udinese il capocannoniere del precedente campionato, Abel Balbo. Mazzone come prima mossa inserì stabilmente in prima squadra il maggiore talento del vivaio di quegli anni, Francesco Totti, il quale, nonostante la giovane età, avrebbe reso la squadra più forte e imprevedibile. Nonostante le migliori premesse, la Roma non ottenne in questi anni piazzamenti prestigiosi, né alcuna vittoria nelle competizioni disputate. La crescente insofferenza dei tifosi sulla mediocrità dei risultati raggiunti spinsero il presidente a prendere la sofferta decisione di cambiare allenatore, sostituendolo con Carlos Bianchi, già vittorioso della Coppa Intercontinentale col Vélez Sársfield. Ma la stagione successiva, condizionata anche da acquisti fallimentari, si rivelò disastrosa, e vide l'esonero di Bianchi con un conseguente dodicesimo posto in classifica.

Dopo la brutta esperienza, Franco Sensi decise di rifondare la squadra affindandola al boemo Zdenek Zeman, fautore di un gioco molto offensivo, ma estremamente imprudente. Questo fu il limite principale della Roma di quel periodo, che alternò vittorie spettacolari e ricche di gol a sconfitte imprevedibili e per questo brucianti. Per tali motivi Franco Sensi decise di chiamare in panchina un allenatore titolato e vincente come Fabio Capello.

Il tecnico friulano arrivò a Roma nel 1999 con le idee chiare, l'esperienza necessaria e la capacità di trasmettere alla squadra voglia e convinzione nei propri mezzi. L'acquisto dell'anno fu quello di Vincenzo Montella dalla Sampdoria; mentre nel corso della stagione, l'arrivo del centrocampista giapponese Hidetoshi Nakata, rafforzò ulteriormente una rosa già molto competitiva. Alla fine del campionato la Roma si classificò solamente sesta, ma apparve chiaro a tutti che la squadra aveva acquisito una grande consapevolezza nei propri mezzi.

Lo scudetto appena vinto dalla rivale cittadina, la Lazio, servì da stimolo per la società, che nell'estate del 2000, forte dell'ingresso in borsa del 23 maggio dello stesso anno, mise a segno una serie di colpi di mercato, su tutti il grande bomber argentino Gabriel Omar Batistuta, acquistato per 70 miliardi di lire dalla Fiorentina. Altri acquisti di rilievo furono il difensore, suo connazionale, Walter Samuel ed il centrocampista brasiliano Emerson; giocatori molto quotati e con una solida esperienza internazionale. Grazie al loro valore aggiunto la squadra capitolina, trascinata dal capitano Francesco Totti e dai gol decisivi di Vincenzo Montella, che nella seconda metà del campionato sostituì un acciaccato Batistuta, riuscì ad imporsi durante l'arco dell'intera stagione rimanendo sempre in testa alla classifica.

Il campionato si dimostrò comunque molto combattuto grazie alla caparbietà della Juventus, che rimase in corsa fino all’ultima giornata, quando i giallorossi conquistarono matematicamente lo scudetto contro il Parma, il 17 giugno 2001. La partita finì 3-1, con le reti dei simboli della stagione: Totti, Batistuta e Montella. La Roma vinse così il terzo scudetto della sua storia, riconquistando subito il primato cittadino in termini di titoli nazionali vinti; migliaia di persone si riversarono per le strade della capitale, con festeggiamenti che si protrassero per giorni e che ebbero il culmine nel concerto di Antonello Venditti al Circo Massimo, a cui parteciparono oltre un milione di persone.

Dopo l'acquisto del talentuoso Antonio Cassano, di fatto concluso già nel mese di marzo, la Roma confermò tendenzialmente la rosa dell'anno precedente. All'inizio tale decisione parve corretta, in quanto la squadra capitolina vinse la prima Supercoppa italiana della propria storia: il 19 agosto 2001 i giallorossi prevalsero per 3-0 sulla Fiorentina, grazie alle reti di Candela, Montella e Totti. Tuttavia l'avvio in campionato fu insoddisfacente, così come deludente fu l'esordio in Champions League: la Roma perse in casa per 2-1 contro il Real Madrid, in una serata resa particolarmente surrele a causa degli attentati avvenuti negli Stati Uniti nel pomeriggio. Recuperati alcuni titolari, la Roma mutò improvvisamente marcia; a sbloccare la squadra contribuì anche Christian Panucci, il quale, acquistato a campionato in corso, segnò all'esordio in una spigolosa gara contro la Fiorentina, regalando nei minuti finali il primo successo stagionale ai giallorossi.

Nel proseguo della stagione la squadra diede risultati altalenanti, brillanti furono le affermazione nel derby del 10 marzo 2002, quando i giallorossi sconfissero la Lazio per 1-5 con quattro gol del solo Montella, e la vittoria per 3-0 nel secondo girone di Champions League contro il Barcellona. Tali successi ebbero tuttavia deludenti controaltari: in coppa la Roma fallì clamorosamente la qualificazione ai quarti di finale, quando le sarebbero bastati 2 punti in 2 partite, tra cui quella casalinga con il Galatasaray ultimo in classifica. Inoltre, il rocambolesco e deludente pareggio con il già retrocesso Venezia, impedì l'aggancio in vetta al campionato. Successivamente, l'imprevedibile finale di stagione, renderà tale pareggio la causa più evidente della mancata vincita dello scudetto. La squadra, comunque, si classificò seconda alla spalle della Juventus, garantendosi la qualificazione diretta alla Champions League. Nei due successivi anni della gestione Capello, la squadra raggiunse un ottavo ed un secondo posto: nella stagione 2003/04 disputò un buon girone d'andata, ma venne raggiunta dal Milan nel finale del girone d'andata, a causa della sconfitta subita in casa nello scontro diretto. La stagione fu comunque positiva: la squadra fu l'unica vera antagonista dei rossoneri ed il secondo posto non fu mai in discussione; oltretutto la Roma disputò gare eccellenti, tra le quali rimarcabili furono la vittoria per 4-0 contro la Juventus ed il 4-1 (con ben 3 reti annullate sullo 0-0) all'Inter. Le prestazioni in Europa di quel biennio non furono degne di nota: in Champions League la squadra non superò il secondo raggruppamento, in Coppa UEFA gli ottavi di finale.

L'addio burrascoso di Fabio Capello, insieme alle cessioni di Emerson e Samuel, suggellarono la fine del ciclo della Roma scudettata. La società assunse pertanto l'allenatore Cesare Prandelli, che aveva conseguito buoni risultati con il Parma, ma questi si dimise poco prima dell'inizio del campionato a causa di gravi motivi familiari. Nel corso della stagione la Roma non riuscì a raggiungere una reale stabilità nella direzione tecnica, in quanto nè l'ex giocatore Völler (dimessosi dopo poche giornate), nè il successivo tecnico Del Neri (che rinunciò all'incarico dopo una serie di prestazioni deludenti) riuscirono a far migliorare i risultati della squadra, che nel finale di stagione venne affidata a Bruno Conti. In tale contesto la Roma, che uscì malamente dalla Champions League, si salvò dalla retrocessione solo nelle ultime giornate di campionato. La squadra riuscì tuttavia a qualificarsi per la Coppa UEFA per aver disputato la finale di Coppa Italia, pur persa con l'Inter, la quale era già qualificata per la massima competizione continentale. In questi anni, all'interno della direzione societaria, vi fu l'ascesa di Rosella Sensi, la quale sostituì de facto alla presidenza il padre Franco, gravemente malato, che si spegnerà nell'agosto del 2008. Rosella Sensi attuò una politica estremamente austera, basata sull'autofinanziamento, che avrebbe garantito in futuro, grazie anche a mirate scelte di mercato, un adeguato livello tecnico della squadra.

Nella stagione 2005/06 la Roma si presentò notevolmente rinnovata: venne ingaggiato l'emergente allenatore Luciano Spalletti, che con l'Udinese aveva raggiunto, nella stagione precedente, una storica qualificazione in Champions League. Inizialmente la Roma non estusiasmò il pubblico, poiché, pur giocando discretamente bene, conquistò obiettivamente pochi punti in campionato. La contentuale cessione di Antonio Cassano, avvenuta nel mercato invernale, favorì la coesione della squadra, che riuscì addirittura nell'impresa record di vincere ben 11 partite consecutive, ma sul finire di questa striscia positiva perse per infortunio il capitano Francesco Totti. Alla fine del campionato la Roma giunse al quinto posto, ma a seguito degli illeciti sportivi noti come Calciopoli la classifica finale venne modificata. In tal modo la Roma venne inserita al secondo posto, che garantiva alla squadra un accesso diretto alla Champions League.

Nelle successive due stagioni, la Roma acquisisce una stabile notorietà a livello europeo raggiungendo i quarti di finale di Champions League in entrambe le partecipazioni, risultato che mancava dal 1984. Inoltre la squadra giallorossa si aggiudica due Coppe Italia consecutive (2006/07 e 2007/08) ed una Supercoppa italiana nel 2007, mentre l'edizione successiva del 2008, dopo un incredibile pareggio al 90° di Vucinic (2-2), viene persa solamente ai calci di rigore (8-7): curiosamente, tutte le sfide nelle coppe nazionali sono state disputate con l'Inter. Sempre contro la squadra milanese, nella stagione 2007/08, i giallorossi hanno conteso fino all'ultima giornata la vittoria in campionato, quando per 45 minuti la Roma è stata virtualmente campione d'Italia.

L'attuale logo della Roma è il restyling del primo stemma, quello che la squadra adottò dalla sua fondazione fino alla fine degli anni settanta. Infatti nel 1978, l'ultimo anno di Anzalone alla presidenza della squadra, durante un'amichevole internazionale la Roma si trovò a giocare in trasferta negli Stati Uniti, contro i New York Cosmos. I dirigenti giallorossi notarono che in America lo sport viaggiava su alti livelli, trainato dal merchandising, la vendita dei prodotti legati alla squadra. Prima di allora lo stemma non era un marchio registrato e le magliette non erano messe in vendita nei negozi specializzati; si decise, così, di creare un ufficio per la pubblicità, diretto dal famoso grafico Piero Gratton, che realizzò il nuovo logotipo per la società giallorossa, da cui partire per poter creare una serie di prodotti per la vendita legati ad esso. La lupa capitolina non poteva essere registrata come marchio, così venne creato il celebre lupetto nero stilizzato con l'occhio rosso, che spesso compariva incorniciato da due cerchi concentrici giallo-rossi. Lo stemma, poco gradito dal presidente Viola, ha accompagnato le maglie giallorosse fino alla stagione 1997/98.

Il 20 luglio 1997, grazie ad un accordo con il Comune di Roma, venne concesso un permesso speciale alla società capitolina per poter utilizzare il simbolo della lupa e riproporre, così, una nuova versione dello stemma, ispirato a quello originale che aveva caratterizzato la società dagli albori fino agli anni settanta.

Roma Roma Roma core de sta città unico grande amore de tanta e tanta gente che fai sospirà. Roma Roma Roma lassace cantà da sta voce nasce un coro so' centomila voci ch'hai fatto innammorà. Roma Roma bella t'ho dipinta io gialla come er sole rossa come er core mio. Roma Roma mia nun te fa 'ncantà tu sei nata grande e grande hai da restà. Roma Roma Roma core de stà città unico grande amore de tanta e tanta gente ch'hai fatto innammorà.

L'inno ufficiale della A.S. Roma è "Roma (non si discute si ama)", meglio noto con il nome di "Roma Roma Roma", di Antonello Venditti. Viene diffuso dagli altoparlanti dello stadio prima di ogni partita, mentre la squadra entra in campo; la prima volta fu in occasione della partita Roma-Fiorentina del 1974. "Grazie Roma" è un altro inno, composto dallo stesso cantante nel 1983, in occasione della vittoria del secondo scudetto giallorosso; a differenza della prima canzone, questa viene diffusa solamente dopo la fine delle partite giocate in casa, nel caso di vittoria della Roma. Il cantautore romano ha inoltre composto, in occasione della conquista del terzo scudetto della Roma nel campionato 2000/01, la canzone "Che c'è" dedicata proprio a tale evento.

Molti altri cantanti, tifosi d'eccellenza della Roma, hanno dedicato una o più canzoni alla squadra. Tra questi ricordiamo Lando Fiorini, Brusco, Marco Conidi e Riccardo Angelini, meglio conosciuto come "Er Galopeira".

Dal sito internet ufficiale della società.

In 80 stagioni sportive dalla fondazione della società, compresi 3 campionati di Divisione Nazionale (A) esulanti il girone unico.

Nota: dati a partire dalla creazione del Campionato Nazionale nel 1926 e aggiornati a metà della stagione 2008/09.

Per le fonti dei dati vedi la bibliografia.

Nota: dati aggiornati alla stagione 2007/08. Verranno aggiornati al termine della stagione 2008/09.

Nell'estate del 2002 la Roma, come tributo alla classe e all'attaccamento alla squadra del difensore centrale Aldair, ha deciso di ritirare la maglia indossata dallo stesso nel corso della sua lunga carriera nella compagine giallorossa (dal 1990 al 2003), quella con il numero 6.

A.S. Roma S.p.A. è una società per azioni dal 1967 con un capitale sociale di 19 milioni e 800 mila euro (circa 132 milioni e 500 mila azioni con un valore nominale di 15 centesimi di euro). La proprietà è suddivisa come segue: il 67.1% riconducibile alla Compagnia Italpetroli SpA, la holding della famiglia Sensi, che così controlla il pacchetto di maggioranza; il 2.7% alla Banca Monte dei Paschi di Siena SpA, il 2.5% a Danilo Coppola ed il restante 27.7% negoziato sul mercato. Infatti, a partire dal 23 maggio 2000, la società è stata quotata sul listino della Borsa Italiana (codice ISIN: IT0001008876 - codice alfanumerico: ASR) e su tale mercato vengono negoziate le azioni ordinarie circolanti.

Dal sito internet ufficiale della società.

Elenco degli sponsor ufficiali dalla stagione 1981/82, anno in cui la Lega Calcio permise la loro stampa sulle maglie, fino ad oggi, e la lista dei fornitori tecnici che hanno disegnato e prodotto le divise della squadra nel corso degli anni.

Per la parte superiore



Alessandro Del Piero

Alessandro Del Piero.jpg

Alessandro Del Piero (Conegliano, 9 novembre 1974) è un calciatore italiano, attaccante della Juventus e della Nazionale italiana. Campione del mondo con la Nazionale nel 2006. Nel 2004 è stato incluso nella FIFA 100, una lista dei 125 più grandi giocatori viventi redatta da Pelé e dalla FIFA in occasione delle celebrazioni del centenario della Federazione internazionale, ed è anche risultato 49° nell'UEFA Golden Jubilee Poll, un sondaggio online condotto dalla UEFA per celebrare i migliori calciatori d'Europa dei cinquant'anni precedenti. Inoltre è stato incluso nella lista dei 50 candidati al Pallone d'oro sei volte, classificandosi quarto nel 1995 e nel 1996.

Attualmente è il capitano della Juventus, squadra nella quale milita dal 1993 e della quale detiene il record assoluto di marcature (254 gol), oltre al record di marcature in competizioni europee (48 gol) ed il primato di presenze in partite ufficiali (589). Con 387 presenze in Serie A risulta essere 62° nella classifica presenze nel campionato di calcio italiano mentre, grazie alle 162 reti messe a segno nella massima divisione, si apposta al 15° nella classifica dei marcatori del campionato italiano di calcio.

Considerato tra i migliori talenti del calcio italiano, vanta la convocazione per tre Mondiali per nazioni e quattro Europei per nazioni. Occupa la 77ª posizione nella speciale classifica dei migliori calciatori del XX secolo pubblicata nel 1999 dalla rivista World Soccer, realizzata tramite un sondaggio fra i lettori. L'Association of Football Statisticians' (The AFS) classificando i Più grandi calciatori di sempre lo ha incluso al 60° posto. Nel 2000 è risultato essere il calciatore più pagato del mondo tra stipendio e introiti pubblicitari.

Ha vestito 91 volte la maglia della Nazionale segnando 27 reti, miglior marcatore azzurro in attività e quarto di sempre, a pari merito con Roberto Baggio, rispetto al quale ha una media gol inferiore. Ha fatto parte della selezione che ha vinto il Mondiale di calcio disputatosi in Germania, realizzando una rete nella semifinale contro i tedeschi, padroni di casa, e segnando uno dei rigori decisivi per la conquista del titolo nella finale contro la Francia.

Fantasista di classe, è un attaccante dotato di un notevole bagaglio tecnico, che gli permette di stoppare il pallone con precisione ed effettuare assist per i compagni di reparto. Il potenziamento muscolare seguito all'infortunio patito ad Udine nel 1999, lo ha limitato nella velocità di esecuzione.

Nasce mezzapunta, ha grande abilità nell'uno due e nel dribbling ed è un grande specialista nei calci piazzati, con i quali sovente trova l'incrocio dei pali scavalcando la barriera, oltre ad essere un buon rigorista. Dal punto di vista tattico predilige il ruolo di seconda punta, anche se è in grado di ricoprire diversi ruoli del reparto avanzato. In passato (in particolare con la nazionale, sotto la guida di Arrigo Sacchi) ha ricoperto il ruolo di ala sinistra. Inoltre ha agito talvolta anche da trequartista dietro le due punte, mettendo in mostra la sua visione di gioco e le sue qualità di impostazione, ma solo in casi particolari ed anche qui comunque controvoglia.

Iniziò a giocare nella squadra del paese natale San Vendemiano dove, nonostante la giovane età, mise subito in luce la sua bravura, anche se la madre voleva che giocasse in porta, così da sudare di meno e non ammalarsi. Il sacerdote del paese, che fungeva anche da presidente della squadra, ne parlò con alcuni dirigenti del Padova, inizalmente invano a causa delle perplessità dovute al fisico minuto ed esile.

Nonostante le iniziali titubanze, venne acquistato dalla squadra patavina ed inserito nella formazione Allievi. All'età di 16 anni esordì in Serie B sotto la guida di Mauro Sandreani.

Nell'estate del 1993 venne acquistato dalla Juventus, dopo essere stato rifiutato dal Milan. Nonostante Giovanni Trapattoni lo portò subito in ritiro con la prima squadra, venne inserito nella formazione “Primavera” allenata da Cuccureddu, divenendone subito un leader. Insieme a Fabrizio Cammarata, Christian Manfredini, Lorenzo Squizzi e Jonathan Binotto, guidò la squadra alla conquista del prestigioso Torneo di Viareggio e dello scudetto Primavera.

Esordì in Serie A il 12 settembre 1993, subentrando a Fabrizio Ravanelli al 74° minuto di Foggia-Juventus, terminata poi 1-1, e tre giorni dopo, nella gara dei trentaduesimi di finale della Coppa UEFA contro la Lokomotiv Mosca, fece il suo debutto nelle Coppe Europee. Il 19 settembre, una settimana dopo l'esordio in campionato, realizzò il suo primo gol in bianconero, all'80° minuto di Juventus-Reggiana, contribuendo al 4-0 finale. Il 20 marzo 1994 realizzò la prima tripletta della sua carriera, segnando tre dei quattro gol con cui la Juventus battè il Parma al delle Alpi.

Al termine di quella prima stagione in bianconero, in cui si divise tra Primavera e prima squadra, totalizzò 14 presenze tra campionato, Coppa Italia e Coppa UEFA, e realizzò 5 reti, tutte in Serie A. Nell'estate del 1994 nella Juventus cambiarono i vertici societari, con l'arrivo di Giraudo (amministratore delegato), Bettega (vice presidente) e Moggi (direttore generale). Il presidente era l'avvocato Vittorio Caissotti di Chiusano. La nuova dirigenza operò subito una scelta coraggiosa: affidare la squadra a Marcello Lippi, allenatore giovane, che aveva ben figurato sulle panchine di Napoli ed Atalanta.

Lippi gli offrì, nella prima annata della sua gestione, l'occasione di proporsi. Gianluca Vialli era il leader di un gruppo affidabile e granitico ed a Roberto Baggio, in ombra a causa di un infortunio, venne preferito proprio Del Piero. Giocò più di Baggio, segnò come lui, ma alla fine mise la sua firma sullo scudetto, riportandolo a Torino dopo nove anni di astinenza, e sulla Coppa Italia.

In quell'annata giocò 50 partite, segnò 10 gol e compì il primo passo importante della sua carriera. Debuttò anche in Nazionale nel marzo del 1995, realizzando il primo gol in azzurro pochi mesi dopo. Il 13 settembre 1994 realizzò il primo gol in Europa, nell'incontro di Coppa UEFA contro il CSKA Sofia terminato 3-2 per la formazione bulgara, la seconda rete bianconera del momentaneo 2-2. Il gol venne poi annullato in quanto la giustizia sportiva europea annullò la partita per posizione irregolare del giocatore bulgaro Petar Mihtarski, assegnando la vittoria per 3-0 a tavolino alla Juventus.

L'anno successivo la Juventus decise di puntare su di lui e lasciò partire Roberto Baggio, non senza perplessità da parte dei tifosi e degli organi di stampa, riguardo al rischio di puntare tutto su un giocatore che aveva ancora molto da dimostrare. All'età di 20 anni si ritrovò il numero 10 sulle spalle e guidò la Juventus al trionfo in Champions League, edizione in cui nacquero i famosi "gol alla Del Piero", nella finale di Roma contro l'Ajax, segnando 5 gol nelle prime 5 partite ed un gol nella gara dei quarti di finale contro il Real Madrid il 20 marzo del 1996. Alla fine della competizione europea aveva realizzato ben 6 reti e fu vice-capocannoniere dell'edizione. Vinse anche la sua prima Supercoppa Italiana contro il Parma, firmando l'assist del gol di Vialli nella partita vinta per 1-0.

Si classificò al 4° posto nella graduatoria del Pallone d'oro nel 1995 e nel 1996 e la sua popolarità all'estero crebbe anche grazie alla vittoria della Coppa Intercontinentale il 26 novembre 1996, contro i campioni sudamericani del River Plate, che lo rese celebre anche in Giappone, dopo il gol da lui stesso segnato. Vinse tra le tante cose anche il Trofeo Bravo 1996 assegnato dal Guerin Sportivo al miglior giocatore giovane d'Europa.

Nel 1996-1997 vinse il suo secondo campionato, siglando 8 gol nonostante i tanti infortuni muscolari, la Supercoppa europea, con due gol e due assist nelle nette vittorie contro il Paris Saint Germain, e giocò la seconda finale di UEFA Champions League consecutiva entrando al primo minuto del secondo tempo, mentre la Juventus perdeva 2-0 (Lippi aveva preferito tenerlo in panchina dopo l'ennesimo rientro da un infortunio). Nonostante i bianconeri persero 3-1 contro il Borussia Dortmund, si mise in luce con un gol segnato di tacco al volo con il piede mancino.

Giocò la stagione 1997-1998 ad altissimo livello, chiudendo con 32 gol in stagione, di cui 21 in campionato e 10 in Champions League, di cui fu capocannoniere, ed uno in Coppa Italia. Con le 32 realizzazioni si piazzò al secondo posto nella classifica delle reti segnate in una sola stagione nella storia della Juventus, dietro a Borel II, primo con 34. Vinse il campionato ai danni dell'Inter di Ronaldo, la Supercoppa Italiana e trascinò la Juventus in finale di Champions League segnando 5 gol nel fase a gironi ed altri 5 nella fase ad eliminazione diretta, realizzandone uno nella gara di andata dei Quarti nell'1-1 contro la Dinamo Kiev e ben 4 in semifinale contro il Monaco, tra il match di andata e quello di ritorno, ma perse la finale contro il Real Madrid, giocata in precarie condizioni fisiche a causa di un precedente infortunio. Proprio in Champions fu autore del 3° gol più veloce nella storia della competizione, segnando dopo 20.12 secondi nella partita Manchester United-Juventus terminata 3-2 il 1° ottobre 1997. La grande annata disputata nel 1998 gli valse il primo Oscar del calcio AIC come migliore calciatore italiano.

L'8 novembre 1998, al 92° minuto della partita Udinese-Juventus, si infortunò gravemente al ginocchio sinistro, riportando la lesione del legamento crociato anteriore e posteriore che lo costrinse a rimanere fermo per 9 mesi, dopo la burrascosa estate con 2 gol in campionato ed uno in Supercoppa Italiana in appena 8 partite giocate. L'episodio fece da spartiacque alla sua carriera, finora ricca di soddisfazioni. La Juventus finì la stagione con l'abbandono di Marcello Lippi ed il settimo posto in campionato. Ritornò sui campi di calcio nella stagione successiva, con Carlo Ancelotti in panchina. Il primo incontro ufficiale che disputò nell'estate del 1999, fu la semifinale di ritorno della Coppa Intertoto, giocata il 4 agosto contro il Rostov e vinta 4-1: subentrò a Kovačević al decimo minuto del secondo tempo, un quarto d'ora più tardi realizzò l'assist ad Inzaghi ed al 31° il suo primo gol dopo l'infortunio. Durante la stagione non giocò agli stessi livelli a cui aveva abituato in passato, ma conservò ugualmente la maglia da titolare, anche perché il suo contributo alla squadra rimase sempre di alto livello, come dimostrano i 12 gol stagionali di cui, però, 8 su rigore, gli oltre 20 assist ed una buona serie di partite.

Anche la stagione 2000-2001 fu vissuta per più della prima metà sottotono; l'allenatore Ancelotti venne messo in croce per la sua insistenza nel farlo giocare, nonostante fosse da molti giudicato un calciatore finito ed incapace di tornare a giocare ad alti livelli. Il 18 febbraio 2001, durante la partita Bari-Juventus, segnò un gran gol che lo portò ad esultare con un pianto liberatorio ed una dedica al padre, venuto a mancare pochi giorni prima. Questo episodio rappresentò un nuovo spartiacque nella sua carriera: gioca un ottimo finale di stagione e da quel momento trovò una grande continuità di gol e rendimento.

Deve quindi molto ad Ancelotti, che gli diede sempre fiducia, tuttavia fu sotto la gestione di Marcello Lippi, tornato sulla panchina della Juventus nella stagione successiva, che visse le sue migliori stagioni del dopo-infortunio: vinse due scudetti tra il 2001 ed il 2003. Nella stagione 2001-2002, insieme al compagno di attacco David Trezeguet, fece registrare il record di coppia offensiva più prolifica d'Europa con 40 gol totali (24 gol il franco-argentino, che gli valsero il primato nella classifica marcatori, insieme a Dario Hubner, e 16 suoi). Ricevette il premio speciale degli Oscar del calcio AIC come Calciatore più amato del 2001 dai tifosi.

In questi due anni vinse inoltre due Supercoppe Italiane, segnando una doppietta nella finale giocata contro il Parma il 25 agosto del 2002 vinta 2-1, tornando a segnare con regolarità. Nel 2003 sfiorò anche la vittoria nella finale della Champions League, a cui arrivò dopo la brillante vittoria 3-1 sul Real Madrid del 14 maggio, che ribaltò la sconfitta 2-1 rimediata nell'andata delle semifinali. Contro i madrileni servì l'assist a Trezeguet per il gol dell'1-0 e realizzò con una magia la perla del 2-0. Nella prima finale tutta italiana della storia, la Juventus uscì sconfitta ai tiri di rigore con il Milan.

Giocò inoltre due finali di Coppa Italia, perse rispettivamente contro Parma nel 2002 e Lazio nel 2004.

Il 31 ottobre del 2001, nell'incontro di Champions League perso contro il Celtic Glasgow 4-3, realizzando il gol dello 0-1, segnò il 27° gol in campo europeo, superando il record di marcature nelle coppe europee con la maglia bianconera precedentemente appartenuto a Roberto Bettega.

Nella stagione 2004-2005 il ruolo di titolare fisso nella Juventus venne messo in discussione dall'arrivo di Ibrahimovic e soprattutto di Fabio Capello, che spesso lo relegò in panchina. In realtà giocava spesso da titolare, ma quello che fece più scalpore fu la gestione "part-time" che l'allenatore gli riservò: 37 gare da titolare su 43 convocazioni nella prima stagione con 28 sostituzioni, 25 volte titolare su 46 convocazioni nella stagione successiva con 11 sostituzioni. Inoltre negli scontri più importanti in campionato ed in Champions League, partiva quasi sempre dalla panchina e subentrava ancor più raramente. Riuscì comunque a segnare ben 14 gol in campionato, più una serie di assist per i compagni di squadra, come quello in rovesciata per la testa di Trezeguet a San Siro l'8 maggio del 2005 nella decisiva vittoria per l'assegnazione dello scudetto sul Milan per 1-0, e 3 in Champions League, concludendo la stagione con un computo totale di 17 reti segnate.

Nella stagione 2005-2006 segnò 20 gol, dei quali 12 in campionato, memorabile quello su punizione segnato a San Siro contro l'Inter il 12 febbraio 2006 che lanciò la Juventus verso la conquista dello scudetto, 3 in Champions League e 5 in Coppa Italia che lo laurearono capocannoniere della competizione.

Grazie alla tripletta realizzata contro la Fiorentina il 10 gennaio 2006, nel ritorno degli ottavi di finale di Coppa Italia, diventò il miglior marcatore bianconero di sempre superando Boniperti.

Il posto in Nazionale sembrava venir messo in discussione anche dalle buone prestazioni di altri bomber italiani, ma ottenne ugualmente la convocazione per il Mondiale dato che in quei due anni, nonostante tutto, in totale nella "gestione Capello" segnò 37 gol, di cui 30 decisivi per l'esito finale della partita, vinse due campionati, poi annullati dalla giustizia sportiva, e con la maglia azzurra fornì ottime prestazioni, arricchite da 2 gol e 7 assist, che convinsero il c.t. Marcello Lippi a portarlo con se in Germania.

In seguito alla retrocessione in Serie B della Juventus decisa dalla sentenza relativa a "Calciopoli", fu tra i pochi campioni della rosa che non lasciò la società e la cui permanenza non venne mai messa in discussione, anche nell'ottica di un possibile futuro da dirigente del club. Gli si presentò dunque la nuova sfida di riportare in massima serie la propria squadra in qualità di neo campione del mondo.

All'esordio stagionale ufficiale, il 23 agosto nel secondo turno di Coppa Italia, segnò il gol decisivo per la vittoria 2-1 sul Cesena, dopo solo 10 secondi dal suo ingresso in campo, stabilendo il suo record personale. Si ripetè anche nel turno successivo contro il Napoli, ma i suoi 2 gol non bastarono per passare il turno alla Juventus, che venne sconfitta dai partenopei ai rigori.

Sabato 16 settembre 2006 scese in campo per la 500esima partita ufficiale tra i professionisti, di cui 486 con la Juventus e 14 con il Padova. In tale circostanza segnò il gol che sancì la vittoria per 2-1 della Juventus contro il Vicenza, prima vittoria del club torinese nel torneo cadetto ed il 28 ottobre segnò il suo duecentesimo gol in maglia bianconera contro il Frosinone, entrando definitivamente nella storia del club torinese.

Il 20 gennaio 2007, nel corso di Juventus-Bari, tagliò un traguardo che solo altri due grandi calciatori del passato, Scirea e Furino, erano riusciti a raggiungere, quello delle 500 partite ufficiali giocate in maglia bianconera. La partita terminò 4-2 e celebrò il suo record con un gol e due assist decisivi per Trézéguet e Nedvěd. Gli venne consegnata una targa in onore delle cinquecento partite ed il modellino del nuovo modello della FIAT 500 personalizzata per l'importante l'occasione.

Il 19 maggio 2007 fu grande protagonista della vittoria 1-5 sull'Arezzo, con cui la Juventus ottenne la matematica certezza del ritorno in Serie A con 2 reti e 2 assist. Alla fine del campionato, il 10 giugno, i suoi gol in totale furono 20 e gli consentirono di vincere il titolo di capocannoniere della serie cadetta.

Il 3 settembre successivo è stato premiato con il Golden Foot 2007, piazzandosi davanti a Roberto Carlos e David Beckham.

Ormai bandiera della Juventus, il 15 ottobre ha rinnovato il contratto fino al 2010, con una riduzione dell'ingaggio a 4 milioni di Euro per il primo anno e 3,5 per il secondo.

Nella stagione 2007-2008 ha portato la sua Juventus al terzo posto in classifica e, per la prima volta, ha vinto il titolo di capocannoniere in Serie A con i 21 gol realizzati, che gli hanno permesso di portarsi in testa alla classifica marcatori con una lunghezza di vantaggio sul compagno di squadra David Trezeguet e due sulla rivelazione del campionato, il genoano Marco Borriello.

Sabato 22 marzo, nella partita Inter-Juventus finita 2-1 per i bianconeri valevole per la trentesima giornata di Serie A, ha eguagliato il record di Gaetano Scirea raggiungendo le 552 presenze con la maglia bianconera, mentre il 6 aprile ha giocato la partita numero 553, persa a Palermo 3-2, diventando il calciatore con più presenze nella storia della società torinese.

Prima dell'ultima partita di campionato, che ha visto la Juventus confrontarsi con la Sampdoria a Marassi il 17 maggio, ha annunciato di voler vincere il titolo di capocannoniere insieme al compagno di squadra Trezeguet, con cui era fermo a 19 realizzazioni. Dopo aver aperto le marcature al sesto del primo tempo, al 15° minuto ha subito un fallo per cui viene concesso un rigore che, fedele al suo proposito, ha lasciato battere al compagno di squadra che, trasformandolo, lo ha raggiunto in vetta alla classifica marcatori. Successivamente però, nuovamente atterrato in area al 68°, ha guadagnato un nuovo calcio di rigore di cui si è incaricato direttamente e la cui trasformazione gli è valsa la vetta solitaria della classifica marcatori.

Ha terminato quindi la stagione aggiudicandosi il primo posto nella classifica capocannonieri di serie A con 21 gol segnati, diventando il secondo giocatore in Italia ad essere riuscito in due anni consecutivi a vincere questa classifica in Serie B ed in Serie A, record fino a quel momento detenuto solo da Paolo Rossi, che lo conquistò con la maglia del Lanerossi Vicenza tra le stagioni 1976-1977 e 1977-1978.

Nella stagione 2008-2009, dopo oltre due anni, torna a disputare la UEFA Champions League. Il 13 agosto 2008, all'Olimpico di Torino la Juventus affronta i preliminari per l'accesso al tabellone principale e realizza contro gli slovacchi dell'Artmedia Bratislava il gol del raddoppio con un destro a giro sul secondo palo dal limite dell'area. Il 17 settembre, segna contro lo Zenit San Pietroburgo un gol su punizione da 38 metri di distanza che decreta la vittoria dei bianconeri, mentre il 21 ottobre, nel terzo turno della prima fase a gironi, conclude una triangolazione con Amauri con una parabola a girare da fuori area, segnando il primo dei due gol che decretano la sconfitta del Real Madrid. Si ripete nella gara di ritorno del 5 novembre al Santiago Bernabéu, realizzando entrambe le reti della vittoria della Juventus sul Real, diventando il primo giocatore di una squadra italiana a segnare una doppietta nello stadio spagnolo ed incantando il pubblico, che gli tributa una standing ovation al momento dell'uscita dal campo.

Il 29 novembre in Juventus-Reggina, 14a giornata del campionato di Serie A, segna il 250° gol con la maglia bianconera, realizzando il rigore del definitivo 4-0. Secondo un sondaggio svolto verso la fine del 2008 dal Tg1, è risultato il migliore atleta italiano dell'anno.

Chiude il 2008, il suo anno più prolifico, con 28 gol realizzati di cui 20 in serie A che lo laureano capocannoniere dell'anno solare.

Il 19 gennaio 2009, viene premiato dall'Associazione Italiana Calciatori con tre Oscar del calcio in qualità di miglior calciatore italiano, miglior cannoniere dell'anno solare 2008 e come calciatore più amato dal pubblico.

Nel 1991 fu convocato nella Nazionale giovanile Under-17 per partecipare al Mondiale di categoria. Giocò le 3 partite del gruppo A contro USA, Cina ed Argentina, realizzando una rete contro gli asiatici.

Tra il 1992 ed il 1993 giocò 14 partite con l'Under-18, segnando 12 reti.

Il 20 gennaio 1993, quando ancora militava nel Padova, esordì nella selezione Under-21 di Cesare Maldini, nell'amichevole vinta 1-0 contro la Romania. Nel 1994 partecipò alle qualificazioni all'Europeo Under-21, giocando anche la gara di ritorno dei Quarti di finale contro la Cecoslovacchia in cui realizzò il primo gol con gli azzurrini. Giocò anche alcune partite di qualificazione all'Europeo successivo, disputanto entrambe le gare dei Quarti di finale contro il Portogallo. In totale vestì in 12 occasioni la maglia dell'Under-21 realizzando 3 reti, quella contro la Cecoslovacchia e due il 21 febbraio 1996 in amichevole contro l'Ungheria.

Esordì nella Nazionale maggiore sotto la guida di Arrigo Sacchi a 20 anni, il 25 marzo 1995 in Italia-Estonia 4-1, mentre il primo gol lo segnò il 24 gennaio 1996 in Italia-Galles 3-0.

Nel 1996 fu convocato dallo stesso commissario tecnico di Fusignano per il Campionato europeo in Inghilterra, a cui ha partecipò con il numero 14. Nella breve avventura degli azzurri, conclusasi al primo turno, fu impiegato solamente nella gara inaugurale, giocata l'11 giugno ad Anfield (Liverpool) contro la Russia, come esterno di centrocampo, uscendo alla fine del primo tempo per far posto a Roberto Donadoni.

L'anno successivo pece parte della selezione del nuovo c.t Cesare Maldini che giocò il "Torneo di Francia", competizione amichevole svoltasi dal 3 all'11 giugno 1997 ed organizzata dalla federazione francese come banchetto di prova del mondiale che si sarebbe tenuto l'anno dopo, partecipandovi con il numero 20. Oltre ad Italia e Francia, Brasile ed Inghilterra erano le altre due squadre che si affrontarono nel torneo. Delle tre gare previste, giocò contro i brasiliani nella seconda giornata, realizzando due reti nel 3-3 finale, e contro i francesi nella terza, realizzando al 90° minuto la rete del definitivo 2-2. I tre gol realizzati gli permisero di laurearsi capocannoniere della competizione, che fu vinta dalla Nazionale inglese.

Nel 1998 venne convocato, ancora da Maldini, per il Mondiale tenutosi in Francia, dopo la stagione brillante con la Juventus, terminata con 21 reti in campionato e 10 in Champions League, per cui scelse il numero 10. L'infortunio muscolare che patì pochi giorni prima dell'inizio della competizione mondiale, nella finale della Champions contro il Real Madrid, lo fece arrivare in condizioni di forma precarie e favorì Roberto Baggio, il cui stato di forma eccezionale contribuì a schierare gran parte della stampa a suo favore. Esordì nella seconda gara della fase a gironi, il 17 giugno nel 3-0 dell'Italia sul Camerun, subentrando a Baggio al 65° minuto. Nella terza partita del Gruppo B contro l'Austria, partì titolare, ma lasciò il posto al 72° minuto a Baggio, che al 89° segnò il secondo gol azzurro. Giocò titolare anche nelle due seguenti gare, l'ottavo di finale vinto 1-0 contro la Norvegia ed il quarto perso ai rigori 3-4 contro la Francia, in cui si ripetè la staffetta con Baggio. Terminò quindi la sua prima competizione mondiale con 4 presenze e nessuna rete.

Nell'estate del 2000 fu scelto dal nuovo c.t. Dino Zoff per il Campionato europeo in Belgio ed Olanda, a cui partecipò ancora con il numero 10 sulle spalle. Debuttò l'11 giugno nella prima gara del Gruppo B, la vittoria dell'Italia sulla Turchia 2-1, subentrando a 15 minuti dal termine a Fiore. Partì dalla panchina anche il 14 giugno nella seconda gara, vinta 2-0 contro il Belgio, subentrando a Totti nel corso della ripresa. mentre nell'ultima partita del girone contro la Svezia scese in campo dal primo minuto, fornendo l'assist a Di Biagio per il momentaneo 1 a 0 e realizzando all'88° il gol del definitivo 2-1, con un gran tiro che si infilò all'incrocio dei pali della porta di Magnus Hedman. Nella gara dei Quarti di finale contro la Romania pagò il rendimento altalenante e partì nuovamente dalla panchina, alternandosi ancora un volta con Totti, a cui subentrò al 75° minuto, a risultato ormai acquisito. Nella semifinale contro i padroni di casa dell'Olanda partì titolare al posto di Totti e giocò tutti i 120 minuti, sacrificandosi come terzino a causa dell'espulsione di Zambrotta, avvenuta nel primo tempo regolamentare.

Nella finale persa contro la Francia subentrò a Fiore al 53° minuto, due minuti prima che l'Italia passasse in vantaggio. Successivamente fallì il gol del raddoppio al 59° quando, liberato da Totti, calciò a lato davanti a Barthez ed il possibile golden gol al nono minuto del primo tempo supplementare.

Nel 2002 venne convocato per il suo secondo Mondiale, giocato in Corea del Sud e Giappone, dal commissario tecnico Giovanni Trapattoni, per cui vestì il numero 7, che lo accompagnerà anche nelle competizioni degli anni successivi. Anche durante questa edizione visse la staffetta con l'altro fantasista della squadra, Francesco Totti, e già nella prima gara del gruppo G, giocata il 3 giugno contro l'Ecuador e vinta 2-0, subentrò al romanista a 16 minuti dal termine. Rimase in panchina per tutti i 90 minuti della seconda partita, persa contro la Croazia 2-1, mentre nella terza, giocata il 13 giugno contro il Messico, entrò al posto di Totti a 12 minuti dal termine, segnando all'85° il gol del definitivo pareggio, dedicato alla memoria del padre scomparso da poco, che permise all'Italia di qualificarsi per gli Ottavi. Nella prima gara della fase ad eliminazione diretta, giocata contro i padroni di casa della Corea del Sud, partì titolare insieme a Totti e venne sostituito da Gattuso al 61° minuto, sull'1-0 per gli azzurri. Seol Ki-Hyeon all'88° ed Ahn Jung-Hwan al 119° ribaltarono il risultato e condannarono l'Italia all'eliminazione. Terminò il suo secondo Mondiale con 89 minuti giocati in 3 gare ed una rete, la prima in questo tipo di competizione.

In sei partite delle qualificazioni al Campionato europeo del 2004 andò a segno cinque volte e venne convocato per la competizione giocata in Portogallo da Trapattoni. Partì titolare in tutte le tre gare del Gruppo C: nella prima, 0-0 contro la Danimarca, giocò insieme a Totti alle spalle di Vieri, e venne sostituito al 64° minuto da Cassano; nella seconda, pareggiata 1-1 contro la Svezia, affiancò lo stesso Cassano a supporto di Vieri. Durante la gara ebbe due buone occasioni, ma la difesa svedese riuscì ad evitare la rete in entrambe ed all'82° lasciò il posto a Camoranesi, tre minuti prima che Ibrahimovic pareggi il gol di Cassano. Nella decisiva sfida contro la Bulgaria indossò la fascia di capitano e rimase in campo per l'intera durata della gara, supportando insieme a Cassano, prima Corradi e poi Vieri. L'Italia riuscì a vincere 2-1, ma il pareggio 2-2 tra Svezia e Danimarca la condannò all'eliminazione.

Nel 2006 è Marcello Lippi, il tecnico che lo ha lanciato nella Juventus, il c.t. della Nazionale. Viene dunque convocato per il suo terzo Mondiale in cui ha vissuto di nuovo il dualismo con Totti. Nella prima partita del gruppo E, giocata il 12 giugno contro il Ghana e vinta 2-0, è partito dalla panchina e subentrto a Luca Toni ad otto minuti da termine, stessa sorte che gli è capitata nella seconda gara, pareggiata 1-1 contro gli Stati Uniti, nella quale è entrato al 54° al posto di Zaccardo, aumentando senza risultati la spinta offensiva. Nella terza e decisiva partita contro la Repubblica Ceca, ha assistito alla vittoria 2-0 rimanendo seduto in panchina per tutti i 90 minuti. È partito invece titolare nell'Ottavo di finale contro l'Australia, in cui è stato preferito a Totti, che gli è subentrato poi al 75° minuto, realizzando il gol vittoria al 95° su calcio di rigore. L'avversaria del Quarto di finale è stata l'Ucraina di Andrij Ševčenko e, ancora una volta, Totti gli è stato preferito per agire alle spalle dell'unica punta Toni. Per la seconda volta nel torneo, ha assistito alla vittoria degli azzurri, 3-0, senza scendere in campo. I tre gol agli ucraini hanno proiettato l'Italia nella semifinale con la Germania in cui Lippi ha confermato il modulo della gara precedente, 4-4-1-1 con Totti dietro a Toni. È partito quindi ancora dalla panchina ed è entrato al termine del primo tempo supplementare al posto di Perrotta, in un Italia che lo ha visto schierato contemporaneamente a Totti, Gilardino e Iaquinta, in cerca del gol vittoria. Dopo aver sbagliato una prima occasione davanti a Jens Lehmann ed aver assistito al vantaggio siglato da Grosso, al 121° ha realizzato il gol del definitivo 2-0, finalizzando il contropiede lanciato da Cannavaro e Gilardino, con un'invenzione all'incrocio dei pali. La finale del torneo ha visto l'Italia contrapposta alla Francia, bestia nera degli azzurri nel 1998 e nel 2000. Il 9 luglio all'Olympiastadion di Berlino è partito ancora dalla panchina, entrando a 4 minuti dalla fine dei tempi regolamentari, ma nei supplementari non è riuscito ad incidere nonostante fosse più fresco degli avversari. Ha realizzato poi il quarto dei cinque rigori che hanno assegnato all'Italia il titolo di Campione del Mondo. Per il merito sportivo acquisito con la conquista del campionato del mondo è stato insignito il 12 dicembre 2006, insieme a tutta la delegazione azzurra, del titolo di Ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica, dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Il 19 settembre del 2007, dopo il pareggio 0-0 a San Siro contro la Francia nella fase di qualificazione all'Europeo 2008, da tempo insoddisfatto per il modo in cui viene impiegato, chiede pubblicamente di non essere più convocato se non per giocare come attaccante e non spostato sulla fascia, come invece viene impiegato dal c.t. Roberto Donadoni, pur sapendo che potrebbe significare l'addio alla Nazionale, che di fatto avviene, in quanto non viene più convocato per le restanti gare di qualificazione. Tuttavia la grande stagione disputata con la maglia della Juventus, condita dalla vittoria in classifica marcatori, lo porta ad essere comunque convocato per l'Europeo in Austria e Svizzera.

A causa dell'infortunio di Cannavaro eredita la fascia di capitano della selezione azzurra ma, nella prima gara del Gruppo C, giocata il 9 giugno allo Stade de Suisse di Berna contro l'Olanda e persa 3-0, parte dalla panchina subentrando a Di Natale al 64° minuto. Nonostante si renda pericoloso più volte davanti all'ex compagno di club Edwin van der Sar, non riesce a rendere la sconfitta meno netta. Il 13 giugno parte titolare nella gara pareggiata 1-1 contro la Romania al Letzigrund Stadion di Zurigo, al posto di Di Natale. Va subito vicino al gol nei minuti iniziali, ma si defila sempre più nel corso della partita e viene sostituito da Quagliarella a 13 minuti dal termine. Nella decisiva sfida con la Francia del 17 giugno assiste dalla panchina alla vittoria 2-0 degli azzurri, che si qualificano per il Quarto di finale. Avversaria nella prima partita della fase ad eliminzione diretta è la Spagna, futura campionessa. Donadoni per l'ennesima volta gli preferisce Perrotta e rimane in panchina per 108 minuti, entrando solamente in prospettiva dei tiri di rigore. Designato come quinto ed ultimo rigorista, gli errori di De Rossi e Di Natale non gli consentono di presentarsi sul dischetto.

Con la maglia bianconera ha segnato finora 254 gol, di cui 166 su azione, 52 su calcio di rigore e 36 su calcio di punizione.

Per quanto riguarda i calci di rigore, ne ha realizzati 52 su 65: 42 su 53 in Serie A, 2 su 3 in Serie B, 5 su 6 in Champions, 3 su 3 nelle Coppe italiane.

Il 10 gennaio 2006 supera il record della bandiera storica del club, Giampiero Boniperti, per numero di gol in maglia bianconera, segnando 182 reti. Inoltre, con 48 reti, detiene il record di marcature in competizioni europee con la Juventus.

Fra i bomber di tutti i tempi della Serie A è attualmente al 15° posto con 162 reti, al 2° posto considerando solo quelli in attività, dietro a Francesco Totti (170), mentre nelle competizioni UEFA per club è 10° nella classifica generale con 49 reti, 8° se si considerano solo i marcatori in UEFA Champions League con 43 reti. Inoltre, con le 3 reti realizzate nelle sei finali di Supercoppa Italiana disputate, è il miglior marcatore della competizione, al pari di Andrij Ševčenko.

È attualmente secondo tra i giocatori che hanno segnato di più nella stessa squadra, a quota 254 reti con la maglia della Juve, dietro a Meazza, a quota 282 reti con la maglia dell'Inter.

Detiene il record di presenze con la maglia bianconera, con 589 partite ufficiali, superando Gaetano Scirea fermatosi a 552.

Al 10 settembre 2008 vanta 91 presenze in Nazionale A, di cui 7 da capitano. Ha segnato 27 reti, 8 nelle qualificazioni agli Europei, 6 nelle qualificazioni ai Mondiali, 7 in amichevole, 3 nel Torneo di Francia, 2 ai Mondiali ed una agli Europei, ed è il capocannoniere in attività della Nazionale.

Passa l'infanzia a Saccon di San Vendemiano, nella casa di famiglia dove ancora oggi vive la madre Bruna, mentre il padre, Gino, è defunto nel 2001. Ha un fratello più grande di nove anni, Stefano, con un passato da calciatore dilettante, che attualmente è il suo procuratore ed una sorella adottiva di nazionalità romena. Nonostante l'impegno dedicato al calcio, ha conseguito un diploma di ragioneria.

Molto riservato riguardo la sua vita sentimentale, il 12 giugno 2005 sposa in gran segreto la fidanzata storica Sonia Amoruso, cui era legato dal 1998. La cerimonia ha luogo in una chiesetta sulla collina di Torino, nella piccola parrocchia di Mongreno e viene celebrata dal parroco don Luigi Ciotti, fondatore e presidente del gruppo Abele, un'associazione di volontariato torinese. Il loro primo figlio, Tobias, è nato il 22 ottobre 2007 alle ore 11 nella clinica Sant'Anna di Torino.

Al di fuori del mondo del calcio, pratica con regolarità il golf ed ama pallacanestro e tennis. È tifoso ed amico personale del cestista canadese Steve Nash, oltre che del musicista Noel Gallagher, capo band degli Oasis, il quale si considera il "portafortuna di Del Piero". Nel 2005 viene inserito nel video di Lord Don't Slow Me Down degli Oasis, rappresentato mentre sta autografando una sua maglietta e la sta consegnando al gruppo.

Nel 2006, in occasione dei XX Giochi olimpici invernali, svoltisi a Torino, fa da tedoforo portando la fiaccola olimpica.

Nel 2007 è comparso nel film L'allenatore nel pallone 2.

Del Piero è fra i calciatori più ricercati dalle aziende che vogliono pubblicizzare il loro marchio.

Del Piero è apprezzato per le sue qualità umane, per la sua educazione e pacatezza, e per il senso di responsabilità che lo ha sempre contraddistinto. Per questi aspetti, e per l'attaccamento alla maglia bianconera, è da molti ritenuto un probabile futuro dirigente della Juventus.

L'avvocato Agnelli è sempre stato un appassionato di grandi campioni juventini, come Platini, Roberto Baggio e Zidane.

Allo stesso modo si dimostra grande ammiratore di Del Piero, affibbiandogli alcuni soprannomi: quando è ancora agli inizi della carriera lo chiama "Pinturicchio", come il pittore rinascimentale, per differenziarlo da Roberto Baggio a cui ha attribuito il soprannome di "Raffaello", riferendosi al fatto che, pur giocando molto bene, avrebbe dovuto fare molta strada per meritarsi appellativi di maggior levatura. Successivamente diventa "Godot", come il personaggio di "Aspettando Godot", opera teatrale di Samuel Beckett in cui il protagonista non arriva mai, cercando di motivarlo nel difficile periodo successivo all'infortunio al ginocchio.

Del Piero è da anni impegnato a promuovere iniziative nel campo del sociale che preferisce non pubblicizzare. Nel 2006 Del Piero ha usato la sua fama e denaro per promuovere e sostenere la ricerca sul cancro, in segno di riconoscimento ha ricevuto dal Presidente della Repubblica e dalla Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC) il premio "Credere nella ricerca" nel novembre 2006.

Nel maggio 2008 ha disputato un torneo di golf a scopo benefico organizzato dalla fondazione Gianluca Vialli e Massimo Mauro. Sono stati raccolti più di 100 mila euro da devolvere a favore della ricerca contro la sclerosi laterale amiotrofica.

Il 7 e l'8 novembre 2008 è stato ambasciatore dell'iniziativa "Un gol per la ricerca" e le partite di Serie A e B sono state dedicate sempre alla ricerca sul cancro.

È comparso sulle copertine dei videogiochi FIFA 2004 e FIFA World Cup Germany 2006, editi dalla Electronic Arts.

Per la parte superiore



Source : Wikipedia