Francesco Rutelli

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Inviato da david 27/02/2009 @ 20:38

Tags : francesco rutelli, politici, politica

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Francesco Rutelli

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Francesco Rutelli (Roma, 14 giugno 1954) è un politico italiano.

È Senatore e presiede il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica . Ha ricoperto le cariche di Ministro per i beni e le attività culturali e di Vicepresidente del Consiglio nel governo Prodi II, mentre è co-fondatore e co-presidente (assieme a François Bayrou) del Partito Democratico Europeo (PDE) presso il Parlamento europeo.

È stato parlamentare per il Partito Radicale dal 1983 al 1990. Ha quindi fondato i Verdi Arcobaleno ed è stato quindi eletto capogruppo alla Camera dei Verdi nel 1992. È stato eletto sindaco di Roma nel 1993 e nel 1997 e ha ricoperto la carica fino al gennaio 2001. Infine è stato presidente nazionale e leader del partito politico "La Margherita" dal 2001 (anno della sua fondazione) fino allo scioglimento del partito nel PD, avvenuto nel 2007.

È stato candidato sindaco di Roma per il centrosinistra nel 2008, sconfitto al secondo turno da Gianni Alemanno.

Nato a Roma il 14 giugno 1954. Sposato con la giornalista Barbara Palombelli (con rito civile, 1982; con rito religioso, 1995), hanno quattro figli. Figlio di Marcello Rutelli (architetto) e Sandra Gentili. Bisnipote dello scultore Mario Rutelli, autore di famose opere a Roma (tra cui la Fontana della Najadi a Piazza della Repubblica e il monumento ad Anita Garibaldi al Gianicolo) e Palermo. Il nonno materno, Mario Gentili, è stato proclamato "Giusto tra le Nazioni" presso lo Yad Vashem di Gerusalemme per aver salvato nel 1943-44 un giovane ebreo durante l'occupazione nazista di Roma.

Studia presso il Liceo Classico Massimo, gestito dai gesuiti, finendo il Liceo nello statale Socrate, dove consegue la maturità classica. Si iscrive alla Facoltà di Architettura dell'Università La Sapienza, ma non porta a termine gli studi, cominciando a dedicarsi a tempo pieno all'attività politica. Ha ricevuto Lauree honoris causa dalla John Cabot University, dalla American University of Rome e dalla Temple University.

Rutelli si avvicina alla politica iscrivendosi al Partito Radicale. Particolare è la decisione di aderire al partito di Marco Pannella: Rutelli, infatti, ha da giovane una formazione ed una pratica cattolica da cui si distacca all'età di vent'anni, in seguito alla morte nel 1973 dopo una lunga malattia della madre Sandra. Alla fede cattolica si riavvicinerà dopo un lento percorso negli anni successivi.

Nel 1979, a 25 anni, è segretario regionale per il Lazio del partito, e un anno dopo viene eletto alla segreteria nazionale.

Nel 1983 viene eletto alla Camera dei Deputati ed è capofila nelle battaglie per i diritti civili proposte dai radicali. Viene eletto Presidente del Gruppo Parlamentare radicale.

Nel 1987 viene nuovamente eletto alla Camera dei Deputati con il Partito Radicale. Nel 1990 si dimette, per il principio di rotazione dell'incarico, vigente nel Partito, lasciando il seggio ad Emma Bonino.

In questi anni Rutelli, con i Radicali, porta avanti battaglie pacifiste per un antimilitarismo non violento, per l'obiezione di coscienza e contro il nucleare, oltre che sostenere posizioni anticlericali tipiche del movimento politico radicale.

Nel 1989 il Partito Radicale si trasforma in Partito Radicale Transnazionale e cessa di partecipare a competizioni elettorali di qualunque natura. Rutelli promuove la nascita, insieme a militanti radicali, ambientalisti ed esponenti di Democrazia Proletaria, di una nuova formazione ecologista progressista: i Verdi Arcobaleno. In questi anni, tra i principali temi politici trattati da Rutelli e dai Verdi Arcobaleno risultano: la lotta globale contro i mutamenti climatici, le politiche per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica e la tutela della fascia di ozono, la cooperazione con i paesi del Terzo Mondo per l'applicazione dei programmi di tutela ambientale . I Verdi Arcobaleno confluiranno poi (con le Liste Verdi) nella Federazione dei Verdi, della quale Rutelli viene eletto dapprima coordinatore nazionale e nel 1992, dopo le elezioni politiche, capogruppo alla Camera.

L'anno seguente Carlo Azeglio Ciampi lo vuole nel suo governo come ministro dell'Ambiente e delle Aree Urbane: Rutelli accetta, ma si dimette dopo solo un giorno, assieme agli altri ministri del PDS, per protestare contro il Parlamento che ha contraddetto i suoi impegni e negato l'autorizzazione a procedere penalmente contro Bettino Craxi, già presidente del Consiglio dei ministri. Famoso l'augurio che nelle polemiche della successiva campagna elettorale farà al leader socialista, allora latitante, di "mangiare il rancio a San Vittore". Lo stesso Rutelli, nel 2000, ha ammesso che questa frase era stata "troppo forte e dura". Tale affermazione causò un contenzioso giudiziario con la figlia del leader socialista Stefania Craxi, che si concluse in tribunale con una sanzione pecuniaria a carico della Craxi.

Nel dicembre del 1993 la coalizione di centrosinistra lo propone come sindaco di Roma: Francesco Rutelli batte al ballottaggio Gianfranco Fini, leader del Movimento Sociale Italiano (poi Alleanza Nazionale) diventando, così, il primo Sindaco della capitale direttamente eletto dai cittadini. È riconfermato in questa carica anche nel 1997, battendo il candidato del Polo delle Libertà Pierluigi Borghini e conseguendo il numero più alto di consensi popolari - 990.000 voti - raccolto nelle diverse elezioni tenute a Roma dal 1993 ad oggi.

Durante il suo secondo mandato da sindaco gestisce la preparazione e l'organizzazione del Giubileo del 2000, anche come Commissario Straordinario del Governo Prodi . Tra le opere realizzate dal Comune di Roma con i fondi speciali per il Giubileo, la risistemazione dei Musei Capitolini, la "galleria Pasa" sotto il Gianicolo con il parcheggio per i pullman annesso, il sottovia di Ponte Vittorio e la ripavimentazione di alcune importanti vie e piazze della città. Sotto i mandati di Francesco Rutelli vengono completate o realizzate a Roma rilevanti trasformazioni: viene riqualificata a cura di una società del gruppo delle FS la Stazione Termini ed è raddoppiata dalle FS il tratto dalla stazione di San Pietro a Bracciano della linea Roma-Viterbo. Sono inaugurati il nuovo centro Agroalimentare a Lunghezza e la linea tram n 8 (due progetti ereditato dalla precedente amministrazione del sindaco Franco Carraro), vengono ampliati a cura dell'Anas il Grande Raccordo Anulare e l'autostrada Roma-Fiumicino. Nel 2000, è prolungata fino a via Mattia Battistini la linea A della metropolitana, un altro progetto ereditato dalle precedenti amministrazioni. La città si dota poi di nuovi musei, quali le Scuderie del Quirinale (di competenza del Ministero dei Beni Culturali), la Centrale Montemartini, il Macro. Vengono anche iniziati i lavori per opere che saranno poi inaugurate dal successivo sindaco Walter Veltroni: l'Auditorium Parco della Musica di Renzo Piano (quest'ultimo promosso durante il mandato di Franco Carraro), il Museo dell'Ara Pacis dell'architetto Richard Meier e la Galleria Giovanni XXIII, un tunnel stradale che unisce la zona del Ministero degli Affari Esteri con le vie della Pineta Sacchetti e Trionfale.

Nel 1999 è eletto deputato al Parlamento europeo nelle file del movimento politico i Democratici (riformisti filoeuropeisti), animato anche dal movimento dei sindaci Centocittà, fondato con Massimo Cacciari ed Enzo Bianco. Al Parlamento europeo è membro del Gruppo Liberaldemocratico. Tra i temi politici di cui si occupa a Bruxelles figurano: l'impegno dell'Unione Europea per l'abolizione della pena di morte , per la tutela della libertà e del pluralismo dell'informazione e per la lotta contro la corruzione .

Nel 2001 è proposto dalla coalizione di centro-sinistra, L'Ulivo, quale candidato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. La coalizione guidata da Francesco Rutelli - che si presenta senza Rifondazione Comunista, Lista Di Pietro, Democrazia Europea e Radicali - perde la competizione elettorale contro Silvio Berlusconi e la Casa delle Libertà, con una differenza di circa due punti precentuali nel voto maggioritario.

Nel 2002 contribuisce a condurre I Democratici, il PPI e Rinnovamento Italiano a fondersi nel nuovo partito di centrosinistra "Democrazia è libertà - La Margherita", di cui viene eletto presidente federale. Verrà rieletto Presidente della Margherita con voto unanime nei Congressi del 2004 e 2007.

In questa veste fu favorevole al progetto della Federazione dei Riformisti (composta dai DS, dalla Margherita, dallo SDI e dal Movimento Repubblicani Europei) ed accolse la proposta di Romano Prodi di presentare alle elezioni europee del 2004 una lista unitaria Uniti nell'Ulivo.

Nel 2004, con François Bayrou, fonda il Partito Democratico Europeo di cui viene nominato Presidente Onorario Romano Prodi. Il Partito è pensato sul modello statunitense del Partito Democratico. Il PDE godrà fin da subito di un rapporto privilegiato con il Partito del Socialismo Europeo (PSE). Tuttavia, all'interno del Parlamento Europeo il PDE forma in alleanza con diversi partiti liberali europei il gruppo dell'Alleanza dei Democratici e dei Liberali Europei (ADLE), collocandosi alla sinistra del PPE e alla destra del PSE.

IL Partito Democratico Europeo darà vita nel 2005, insieme al Partito Democratico statunitense e al Consiglio Asiatico dei Liberali e Democratici , all'Alliance of Democrats , un network di forze politiche di centro-sinistra e moderate, indirizzato allo sviluppo del confronto politico internazionale tra i Democratici sulle sfide globali. Negli anni il network si allargherà a formazioni politiche africane e sud americane .

In Inciucio Peter Gomez e Marco Travaglio sostengono che dalla fine del 2004 Rutelli abbia smesso di battersi contro la censura televisiva perché la moglie Barbara Palombelli ottenne un contratto da 300.000 euro (? ) con la RAI..

Nel maggio del 2005, dopo il buon risultato della Margherita alle elezioni regionali, si apre nel Partito (che continua a sostenere il progetto della Federazione dei Riformisti) un acceso dibattito sulla presentazione di una Lista Unitaria per le elezioni politiche del 2006. Nell'ottobre del 2005, dopo il successo di partecipazione delle elezioni primarie dell'Unione, l'Assemblea Federale del Partito approva all'unanimità di promuovere una lista unitaria alla Camera dei Deputati, basata innanzitutto su un'intesa tra DS e DL e guidata da Romano Prodi. L'Assemblea impegna inoltre il partito a presentare proprie liste al Senato, confermando così una presenza autonoma indispensabile nel corso della costruzione dell'ambizioso progetto unitario del Partito Democratico, il cui raggiungimento Rutelli considera un sogno politico .

Alle elezioni politiche del 2006, candidato capolista dell'Ulivo nella circoscrizione Lazio 1, viene eletto alla Camera. Il 17 maggio 2006 viene nominato Vicepresidente del Consiglio, carica che ricopre con Massimo D'Alema nello stesso governo, e Ministro per i Beni e le attività Culturali del Governo Prodi II. Come Ministro realizza tra l'altro la riforma del Codice del Paesaggio , la norma del Tax credit per il finanziamento del cinema , ottiene il rientro in Italia di decine di capolavori archeologici trafugati all'estero .

Dal 23 maggio 2007 è uno dei 45 membri del Comitato nazionale per il Partito Democratico che riunisce i leader delle componenti del futuro PD.

A fine luglio dichiara il proprio sostegno alla candidatura di Walter Veltroni a segretario del PD e si fa promotore di un manifesto politico-programmatico con altre note personalità del mondo della cultura e della politica intitolato "Per il coraggio delle riforme" (poi ribattezzato "Manifesto dei coraggiosi"). Il manifesto è stato sottoscritto da alcuni esponenti e amministratori locali di quello che diventerà il Partito Democratico e da significativi esponenti del mondo della cultura, dello sport e dell'economia. Il nucleo del manifesto consiste in un incitamento al nuovo partito affinché si faccia promotore di riforme in senso liberale: crescita economica, snellimento burocratico, sì alle infrastrutture, tutela dell'ambiente e del clima, sostegno alle famiglie, impegno per la pace e la solidarietà con l'Africa. In chiusura del manifesto si sottolinea la necessità di attuare le riforme vincendo il "conservatorismo di sinistra" e, qualora il Governo Prodi non riuscisse ad attuare le riforme auspicate, indica la strada possibile di un centrosinistra diverso ("di nuovo conio") rispetto all'Unione. Il documento sostiene esplicitamente la candidatura Veltroni.

Attualmente, Rutelli è membro della Direzione Nazionale del Partito Democratico.

In seguito alle annunciate dimissioni da sindaco di Walter Veltroni per correre come candidato premier del Partito Democratico alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008, a Roma vengono indette elezioni anticipate per il rinnovo dell'Amministrazione Comunale. Francesco Rutelli viene da più parti sollecitato a candidarsi a Sindaco di Roma . L'8 febbraio annuncia una campagna d'ascolto della città della durata di 10 giorni. Durante questa campagna, che prende il titolo di "Roma merita ascolto", conduce una serie di blitz a sorpresa nei vari quartieri della città per ascoltare dal vivo l'opinione degli abitanti. Il 18 febbraio 2008 scioglie la riserva e accetta di candidarsi a sindaco di Roma costituendo il Comitato per Rutelli Sindaco.

Il 27 febbraio annuncia il raggiunto accordo tra il Partito Democratico e la Sinistra Arcobaleno per il sostegno della sua candidatura. Nei giorni successivi la sua coalizione registra l'alleanza con i Radicali Italiani, L'Italia dei Valori e l'Unione Democratica dei Consumatori. Della coalizione fanno parte anche la Lista Civica per Rutelli, la Lista Under 30 e la lista I Moderati per Roma - Al centro con Rutelli. A sinistra esprimono dissenso per la candidatura: Sinistra Critica, che presenta un suo candidato per poi al secondo turno invitare gli elettori a votare contro il candidato della destra (G. Alemanno) e movimenti quali l'Arcigay.

Al primo turno, 13 e 14 aprile, ottiene il miglior risultato con il 45.77% dei voti (761.126 voti assoluti), seguito da Gianni Alemanno del centrodestra con il 40.74% dei voti (677.350 voti assoluti). Al ballottaggio del 27 e 28 aprile 2008, tuttavia, è sconfitto da Alemanno, ottenendo il 46,343 % contro il 53,656 % del suo avversario.

Negli anni in cui è stato Sindaco di Roma (1993-2001), Rutelli ha affidato incarichi professionali a collaboratori esterni (personale di segreteria e addetti alle PR) al Comune. Contro ciò e contro analoghe attribuzioni di incarichi professionali da parte di altri 13 Assessori l'opposizione di destra, guidata dai consiglieri comunali Antonio Alibrandi e Teodoro Buontempo, ha presentato un esposto-denuncia nell'ottobre del 1995. La Corte dei Conti, Seconda Sezione Giurisdizionale, definitivamente pronunciandosi in Appello con la sentenza n. 137 del 22 aprile 2002 ha condannato Rutelli e gli altri assessori, in funzione della maggiore o minore responsabilitá, al pagamento di somme a titolo di risarcimento in favore del Comune di Roma (Rutelli verserà 40.000 euro più altri 25.000 euro assieme agli altri assessori chiamati in causa). Questa sentenza ridimensiona la somma complessivamente determinata in primo grado dalla Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per il Lazio, di un milione di Euro , riconoscendo parzialmente i vantaggi recati al Comune di Roma dalle prestazioni professionali in questione e gli avvenimenti che prima dell'insediamento della Giunta Rutelli avevano turbato l'apparato comunale, con vicende giudiziarie e di amministrazione straordinaria . Infine nel 2006 il ricorso di Rutelli e degli altri coimputati condannati in primo grado contro la sentenza di Appello della Corte dei Conti del 2002 viene respinto dalla Corte di Cassazione chiudendo definitivamente la vicenda. Secondo la Corte dei Conti, Rutelli e gli altri assessori, dal 1994 al 1996, "hanno conferito e/o rinnovato incarichi e consulenze professionali esterne in violazione di norme contenute nella legge n. 142 del 1990 e nel d. lgs. n. 29 del 1993, recepiti nello Statuto Comunale e nel Regolamento per l'Organizzazione degli Uffici e dei Servizi dell'Amministrazione Comunale". In altri termini Rutelli e i gli altri coimputati sono stati condannati in quanto (secondo i giudici) all'interno dell'amministrazione esistevano le professionalitá assunte con incarichi esterni (fino all'approvazione nel 1997 di una legge di regolamentazione della stipula di contratti al di fuori della dotazione organica di personale delle pubbliche amministrazioni "si sarebbe potuto ricorrere alla collaborazione di estranei all’amministrazione solo nel caso di inadeguatezza del personale in servizio").

A settembre 2006, nell'ambito del dibattito sull'eutanasia riproposto dal Presidente Napolitano, ha dichiarato la sua contrarietà alla "dolce morte" «finché c'è speranza per il malato», ribadendo anche la necessità di evitare l'accanimento terapeutico.

Nell'autunno 2008, ha rilanciato il Centro per un Futuro Sostenibile , da lui promosso nel 1989, nell'ambito dell'impegno per prevenire e mitigare i cambiamenti climatici.

Si è sposato con la giornalista Barbara Palombelli nel 1982 con rito civile. Dalla loro unione è nato Giorgio. Hanno inoltre tre figli adottivi: Francisco, Serena e Monica. Nel 1995 fu celebrato il matrimonio religioso dal cardinale Achille Silvestrini.

Ama ascoltare la radio. Tra i suoi musicisti preferiti: i Beatles, Ennio Morricone, Trovajoli. Tra gli artisti contemporanei ammira Anselm Kiefer, Michelangelo Pistoletto, Mimmo Iodice. È tifoso della Lazio.

Per la parte superiore



Corrado Guzzanti

Corrado Guzzanti nei panni del giornalista di Mediaset Emilio Fede.

Corrado Guzzanti (Roma, 17 maggio 1965) è un comico, attore e sceneggiatore italiano.

Figlio del giornalista e senatore del Partito Liberale Paolo Guzzanti, fratello di Sabina e Caterina e pronipote dell'ex ministro Elio Guzzanti (zio del padre), Corrado Guzzanti è oggi un celebre autore satirico italiano.

Nel corso della sua carriera si è specializzato nelle imitazioni di noti personaggi appartenenti al mondo della politica, del giornalismo, dello spettacolo e della religione, al tempo stesso inventandone di nuovi, traendo spunto da caratteri espressi dalla società contemporanea.

I personaggi di Corrado Guzzanti possono essere divisi in due categorie principali: da un lato le creazioni originali, quali il regista Rokko Smithersons, l'istrionico e "coatto" adolescente Lorenzo, il santone Quelo, la procace conduttrice Vulvia, il gerarca fascista Barbagli ed il poeta Brunello Robertetti; dall'altro le imitazioni di personaggi reali, come Emilio Fede, Antonello Venditti, Gabriele La Porta, Giovanni Minoli, Umberto Bossi, Romano Prodi, Francesco Rutelli, Giulio Tremonti, Fausto Bertinotti, Gianni Baget Bozzo, Edward Luttwak, Vittorio Sgarbi, Gianfranco Funari e Walter Veltroni.

Divenuto famoso nel 1992 come comico di punta dello show televisivo Avanzi, da allora Guzzanti ha partecipato a quasi tutte le trasmissioni satiriche di Serena Dandini, con la quale negli ultimi quindici anni ha realizzato e prodotto programmi come Tunnel, Maddecheao', Pippo Chennedy Show e L'ottavo nano. Tra il 2002 e l'anno successivo condusse insieme a Marco Marzocca Il caso Scafroglia, corrosiva striscia satirica quotidiana in cui Guzzanti chiarí definitivamente al pubblico le sue convinzioni politiche.

A partire dal 2003, le sue apparizioni in televisione sono diminuite drasticamente; tra la fine di quell'anno ed il 2006 realizzò e presentò al pubblico il film Fascisti su Marte, pellicola cinematografica contenente alcuni episodi dell'omonima saga trasmessi tra il 2002 e l'anno successivo all'interno de Il caso Scafroglia.

Nel 2008 è tornato sul piccolo schermo con la Sit-com Boris, trasmessa dal canale satellitare Fox.

Dopo avere frequentato il Liceo Scientifico Nomentano (dove raccolse una bocciatura) e la facoltà di Filosofia presso l'Università "La Sapienza" di Roma, senza però conseguire la laurea, esordì come autore scrivendo un pezzo per un provino della sorella Sabina. Il buon esito di questo primo approccio segnò l'inizio della carriera artistica di entrambi. Nel 1988 collaborò alla redazione dei testi dei programmi televisivi L'araba fenice di Antonio Ricci, Non-stop III (Enzo Trapani) e La TV delle ragazze. L'esordio in qualità di attore teatrale avvenne l'anno successivo, quando ottenne una parte nello spettacolo Il fidanzato di bronzo, prodotto dalla sorella e da David Riondino; entrato nel gruppo comico di Serena Dandini nel 1989, debuttò in televisione all'interno della trasmissione Scusate l'interruzione, dove portò in scena il suo primo personaggio, il regista di film horror Rokko Smithersons.

Nella seconda edizione del programma, trasmessa nella stagione 1991/1992, il comico romano presentò un'altra serie di macchiette e parodie, come quella del conduttore Giovanni Minoli, reso come un giornalista alla ricerca continua e spasmodica di fatti di sangue e di eventi tragici, e di Vittorio Sgarbi, esagerandone vistosamente la spontaneità e la volgarità di fronte alle telecamere. Nel frattempo scrisse e pubblicò Il libro de Kipli, dove raccolse le battute delle sue più fortunate creazioni televisive e antologizzò anche molte delle "perle di saggezza" che dispensava alla fine di ogni puntata di Avanzi.

Poco dopo, nel mese di giugno, debuttò nel cinema insieme a Stefano Masciarelli con il film Prima le donne e i bambini, per la regìa dell'esordiente Martina D'Anna.

Nell'autunno del 1992 riprese a collaborare alla stesura dei testi della nuova edizione di Avanzi, sempre condotta da Serena Dandini, con la quale instaurò un rapporto di stima professionale e personale, forte a tal punto da creare un sodalizio destinato a durare moltissimi anni. Nel biennio 1992/1993 Guzzanti abbandonò alcune delle sue classiche gag per dedicarsi alle parodie di personalità della politica italiana - uscita malconcia dal caso Tangentopoli e dall'inchiesta Mani Pulite - come Ugo Intini, ex portavoce del PSI, (partito pesantemente coinvolto nei vari scandali) e successivamente tornato all'attività pubblica nelle file dell'Ulivo. Guzzanti presentò anche l'imitazione del conduttore del TG5 Enrico Mentana ed un personaggio nuovo di zecca, Lorenzo, un liceale ignorante e svogliato, cresciuto a "pane e Videomusic", al quale la Dandini cercava inutilmente di infondere voglia di studiare.

Successivamente, nel mese di giugno, Serena Dandini e Corrado Guzzanti realizzarono un altro programma, Maddecheao': come secernere agli esami. Nata come "costola" di Avanzi, la rubrica, nella quale la conduttrice romana, che interpretava il ruolo di insegnante, ironizzava con Lorenzo sull'imminente esame di maturità di quest'ultimo, fu tramutata così in un vero e proprio show, dove i due protagonisti cercavano di esorcizzare le paure ed i patemi degli studenti italiani che si apprestavano ad affrontare la delicata prova scolastica.

All'inizio del 1994, Guzzanti apparve di nuovo sul grande schermo recitando una piccola parte all'interno del settimo dei dieci episodi di DeGenerazione, pellicola sperimentale del cinema thriller ed horror. Nello stesso anno fece parte del cast di Tunnel, programma televisivo ideato come sempre dalla Dandini che si distinse dal precedente per l'alternarsi delle esibizioni dei comici con quelle di protagonisti del panorama musicale italiano ed internazionale: infatti, oltre ad artisti del calibro di Francesco De Gregori e Tazenda, furono invitati anche i Sonic Youth e i Nirvana, che proprio a Tunnel fecero la loro ultima apparizione televisiva, a causa del suicidio di Kurt Cobain, front man della band, avvenuto poche settimane dopo l'esibizione sugli schermi della Rai.

Nello show il comico non si limitò a riproporre le vecchie imitazioni (Rokko Smithersons e Lorenzo), ma focalizzó la sua attenzione sullo stato della politica italiana e sull'imminente discesa in campo dell'imprenditore italiano Silvio Berlusconi. Corrado Guzzanti prese soprattutto di mira due personaggi chiave della politica e del giornalismo italiani nel passaggio tra la Prima Repubblica e la Seconda Repubblica: Ugo Intini, di cui aveva già sperimentato la parodia nelle battute finali di Avanzi ed Emilio Fede, passato da qualche tempo a Mediaset e divenuto uomo di fiducia di Silvio Berlusconi.

Guzzanti interpretò l'ex-collaboratore di Bettino Craxi in diversi sketch, in studio oppure registrati; celebre fu quello in cui il finto Intini tormentava una spaventatissima Francesca Reggiani uscendo di notte ed all'improvviso dai luoghi più disparati, come cassonetti della spazzatura, frigoriferi e perfino vasi sanitari, rassicurandola che il periodo di Tangentopoli era terminato e che la politica italiana era cambiata, pronta a tornare più forte di prima. La paura dell'attrice di fronte al politico simboleggiava un timore più grande, quello che, dopo gli scandali di Tangentopoli e Mani Pulite, la vecchia classe politica potesse rimanere la stessa, comportando di fatto il fallimento delle inchieste condotte all'inizio degli anni novanta per smantellare il sistema generalizzato di corruzione e tangenti creato dalla precedente classe dirigente.

Oltre a quelle già citate, Guzzanti interpretó (una sola volta) anche l'imitazione del calciatore Roberto Baggio, in quel periodo protagonista di uno spot per la compagnia petrolifera dell'Ip. Ad esse si aggiungono quelle di Giampiero Mughini ed Umberto Bossi, quest'ultimo dipinto come un personaggio all'apparenza blasfemo e rivoluzionario, ma in realtà schiavo del mezzo televisivo e dei suoi padroni. Nel frattempo preparò uno spettacolo teatrale con Marzocca, intitolato Millenovecentonovantadieci, nel quale, oltre a presentare il suo abituale repertorio, svolse un'indagine sulle manie ed i vizi dell'Italia che si preparava ad entrare nel terzo millennio. Lo spettacolo fu preparato nel 1995 e portato in scena nei teatri di tutta Italia l'anno successivo fino all'inizio del 1997.

Nella stagione 1995/1996, fece il suo esordio in Mediaset nella trasmissione della Gialappa's band Mai dire gol, dove propose l'imitazione di Paolo Liguori, all'epoca direttore di Studio Aperto. Intervistato dalla giornalista del Corriere della sera Maria Volpe, Liguori rivelò di non apprezzare la parodia per i toni a suo dire dispregiativi usati dal comico romano nei confronti suoi e del telegiornale di cui era responsabile. Liguori rimase offeso anche dall'atteggiamento delle tre voci fuori campo della Gialappa's band, che secondo la sua opinione insultavano chi, come lui, aveva idee politiche diverse dalle loro. In una delle puntate della nuova edizione di Mai dire gol, Guzzanti si travestì anche da Ugo Intini, interpretando un'ironica canzone su Tangentopoli: quella fu l'ultima apparizione nelle vesti del politico ex-PSI.

In quell'edizione del programma Guzzanti portò in scena anche il suo cavallo di battaglia Lorenzo ed Emilio Fede, con l'imitazione del quale il comico interveniva in trasmissione mediante collegamenti con lo studio del finto Tg4; al suo fianco l'immancabile Michelino, il bambino di otto anni interpretato da Marco Marzocca che in questi sketch faceva la parte del figlio di Vittorio Cecchi Gori, rapito dallo stesso Fede per costringere l'imprenditore a cedere a Mediaset i diritti di trasmissione in esclusiva delle immagini delle partite di calcio.

Nel 1997 il gruppo di Avanzi e Tunnel, privo per la prima volta dei Broncoviz e di altri componenti (Pierfrancesco Loche e Masciarelli), si arricchì di altri attori (tra i quali Ale e Franz, Neri Marcorè e Francesco Paolantoni) e dopo tre anni di assenza tornò in televisione con una nuova trasmissione, il Pippo Chennedy Show. Trasmesso in prima serata su Rai Due, il programma si reggeva prevalentemente sulle gag dei fratelli Guzzanti. Il comico lanciò nuovi ed inediti personaggi, come il presentatore Pippo Chennedy, Gianfranco Funari, del quale caricaturò lo stile verbale, rendendolo ancor più rozzo e volgare, Romano Prodi, Walter Veltroni, Fausto Bertinotti (protagonisti questi ultimi dei numerosi contrasti dentro la coalizione di governo del Centro-sinistra) ed il santone Quelo, profeta della nuova era informatica che si serviva di una connessione internet ante litteram per diffondere la parola di un semplice parallelepipedo di legno, simulacro di una divinità, proposto come l'unico mezzo per combattere e sconfiggere il dolore e la violenza imperanti nel mondo moderno. La creazione di Corrado Guzzanti divenne in breve tempo molto nota, dando vita ad un tormentone lessicale durato a lungo e ritornato in auge anche qualche anno dopo, quando le affermazioni più ricorrenti del personaggio, riproposto nel nuovo spettacolo L'ottavo nano, erano ripetute dal pubblico in studio.

Nello stesso anno Corrado Guzzanti pubblicò ...La seconda che hai detto!, volume nel quale raccolse le battute più ricorrenti e famose del personaggio già citato; nel 1998, invece, uscí nelle librerie Big Book, comprendente i suoi due primi lavori ed aggiornato con un nuovo capitolo, dal titolo di Pinocchio su Marte, nella nuova pubblicazione del 2004. Poco dopo, insieme a Marco Marzocca, scrisse il copione della nuova pièce teatrale ...La seconda che hai detto! (intitolata come uno dei tormentoni di Quelo), premiata con il Biglietto d'oro come spettacolo teatrale più popolare della stagione '97/'98. Tornò poi al teatro Jovinelli, dove lavorò ancora una volta insieme alla sua più importante collaboratrice, Serena Dandini, da poco nominata direttore artistico della stessa struttura.

Sempre nel 1998, fu distribuito in alcune sale cinematografiche un film oggi semi-sconosciuto, Millenovecentonovantadieci, la versione televisiva dell'omonimo spettacolo teatrale di un paio di anni prima. La pellicola, pubblicata in formato DVD nel luglio 2008 (per approfondire clicca qui), narrava la storia di un giovane (Corrado Guzzanti) scappato dal futuro che, per ottenere asilo politico, era costretto a raccontare ad un poliziotto (Marco Marzocca) il degrado culturale che avrebbe vissuto l'Italia nei decenni venturi, cambiando di continuo la propria personalitá ed assumendo progressivamente quelle dei personaggi che avrebbero monopolizzato il mondo che sarebbe stato.

Qualche tempo dopo, fu chiamato dalla Dandini a partecipare come ospite speciale ad una puntata del suo nuovo show Comici, trasmesso da Italia 1. Durante la serata in cui fu protagonista, Corrado Guzzanti interpretò sul palco del programma alcuni dei suoi "cavalli di battaglia": Fausto Bertinotti, Gianfranco Funari, Emilio Fede, Brunello Robertetti (quest'ultimo proposto nello stesso anno anche ne La posta del cuore, ideata dalla sorella Sabina) ed il profeta Quelo, messo alla prova sul piano filosofico da Franco Battiato, che lo sollecitò per una sua personale interpretazione di un complicato distico - in lingua latina - di Alfano di Salerno. Il santone, visibilmente spiazzato dalle parole del cantautore, se la cavò facendosi cambiare la domanda in un semplice Che ore sono?, rispondendo con finta aria di supponente superiorità intellettuale e chiedendo di andare avanti con le domande, facendo intendere di non aver tempo da perdere per questioni tanto banali.

All'inizio del 1999 Guzzanti scrisse il copione di un film drammatico dal titolo Und1c1 8ttavi, ma il progetto si arenò e non fu avviato alla produzione. Tuttavia, sui siti specializzati si può trovare una "scheletrica" scheda della pellicola in questione, che avrebbe dovuto trattare la crisi di ideali della società italiana nel passaggio dal secondo al terzo millennio.

In primavera conobbe Alex Britti e gli fece da spalla nel corso della tournée musicale estiva, irrompendo sul palco ed interpretando alcuni "classici" del suo repertorio satirico quali Quelo e Lorenzo.

In autunno Guzzanti tornò in televisione con Neri Marcorè e la sorella Sabina, partecipando a L'ottavo nano, trasmissione satirica condotta, come gli show degli anni precedenti, dalla Dandini. Nel programma, trasmesso come il Pippo Chennedy Show su Rai Due ed in prima serata, il comico offrì ai telespettatori delle nuove macchiette: l'imitazione del giornalista Gabriele La Porta e del leader politico della Margherita Francesco Rutelli, il Dottor Armá, (liberamente ispirato alla figura del televenditore di opere d'arte Francesco Boni) assieme al già collaudato personaggio di Quelo. Oltre a questi si ricorda anche Vulvia, bionda e maggiorata presentatrice dell'immaginario canale di approfondimento culturale Rieducational Channel, tormentata dalla passione per gli imbuti (storpiati in 'mbuti). Imbuti è anche il titolo che Guzzanti diede al suo nuovo libro, corredato di una videocassetta, in cui concentrò quelle che a suo parere erano state le più belle gag degli ultimi anni: dal poeta Brunello Robertetti al regista Rokko Smithersons, dalla conduttrice Vulvia al santone Quelo. Solo l'anno prima era uscito, edito da Baldini Castoldi Dalai, La seconda che hai detto! Il libro di Quélo e di altra gente in grossa crisi. Il 18 aprile 2001 fu premiato insieme a Fiorello agli Oscar Tv come personaggio maschile televisivo dell'anno.

Nel 2002 Guzzanti realizzò il suo primo progetto televisivo personale, Il caso Scafroglia, un programma pseudo-giornalistico basato sulle indagini riguardo la presunta scomparsa del signor Mario Scafroglia. Il conduttore, impersonato dallo stesso Guzzanti, questa volta senza l'ausilio di trucco o travestimenti, partendo dal caso, si dilungava in digressioni andando ad analizzare la situazione politica italiana, in quel momento caratterizzata dalla presenza di Silvio Berlusconi alla presidenza del consiglio. Le varie riflessioni, sempre critiche, sull'attività politica del governo erano intervallate dagli sketch del comico, che propose nel programma caricature come il Mafioso, ritratto nella sua arroganza e nei suoi poteri per nulla affievoliti dal carcere (e dunque in aperta polemica con le presunte inefficienze dell'Articolo 41 bis), la figura del Massone, l'imitazione dell'allora Ministro delle Finanze Giulio Tremonti (presentato come uno scialacquatore del denaro pubblico e sfrenatamente dedito al gioco d'azzardo) ed il gerarca fascista Barbagli, leader di un manipolo di uomini partiti alla conquista del Pianeta rosso nella striscia satirica Fascisti su Marte, trasmessa all'interno di ogni puntata. All'interno dello show, in onda in seconda serata su Rai Tre sino alla primavera del 2003, Guzzanti, attraverso l'uso della satira, criticò aspramente il Governo Berlusconi, colpevole a suo dire dello sfascio economico, politico e soprattutto culturale del Paese, destinato a subire una dittatura dolce.

Terminato Il caso Scafroglia decise di raccogliere i contenuti più significativi e divertenti della saga sull'invasione fascista di Marte in un cortometraggio di quarantacinque minuti, presentato nella sezione Nuovi Territori alla Mostra di Venezia del 2003.

Dopo la fortunata parentesi della striscia satirica Il caso Scafroglia, riconosciuta come uno dei momenti migliori di Raitre e di tutta la televisione degli ultimi anni, Corrado Guzzanti concentrò i propri sforzi sulla lavorazione del suo secondo film. Realizzò in tre anni la trasposizione cinematografica degli sketch sull'invasione fascista di Marte già trasmessi in televisione, arricchita da scene girate tra il 2004 ed il 2005 in una cava alla periferia di Roma e modificate digitalmente.

Guzzanti fu poi ospite del divano del talk show Parla con me, la nuova trasmissione di Serena Dandini, in sole due occasioni: la prima vestendo nuovamente i panni di Giulio Tremonti , la seconda irrompendo in studio a bordo di una camionetta e relativi squadristi, con la divisa di Barbagli e recitando un monologo sulla recente situazione politica italiana, dal punto di vista di una persona trasportata nel 2000 direttamente dal Ventennio. In un'altra puntata della trasmissione, la Dandini lanciò un breve filmato contenente i "dietro le quinte" del nuovo film di Guzzanti Fascisti su Marte, che si apprestava ad uscire al cinema con una versione di durata più che doppia rispetto alla versione del 2003.

Sempre nel 2006 diede alle stampe due volumi, Il caso Scafroglia e Fascisti su Marte, entrambi provvisti di libro e DVD, nei quali non inserì solo le versioni integrali delle sue creazioni, ma anche extra e contenuti speciali di vario genere.

Nel 2007 il film ottenne la candidatura al David di Donatello per la migliore canzone originale, vinto da La Paranza di Daniele Silvestri, colonna sonora di Notturno bus.

All'inizio del 2008, Corrado Guzzanti partecipò come guest star nella fiction Boris, (serie televisiva prodotta da Sky-Fox), dove ha recitato nel ruolo di Mariano Giusti, un attore in crisi che nella sit-com interpreta il ruolo del Conte malvagio nella metafiction Gli Occhi del Cuore 2. Oltre al personaggio di Giusti, il comico romano ha interpretato in Boris anche la parte di Padre Gabrielli, un prete dallo spiccato accento napoletano ed affiliato alla Camorra, che assiste Mariano sul set dal momento della sua conversione religiosa.

Per la stagione 2008/09 del programma televisivo Parla con me è prevista la sua partecipazione saltuaria alla trasmissione, contestualmente alla preparazione della tournée teatrale che lo vedrà impegnato dal marzo 2009 e che avrà il titolo di Anteprima tour.

Alla fine del 2008, in collaborazione con l'amico "Lillo" Petrolo, ha realizzato insieme a Victoria Cabello la parodia di un'esibizione live dei Ricchi e Poveri risalente al 1984, dove veste i panni del tastierista Franco Gatti; la scenetta è stata poi usata come sigla di chiusura della trasmissione Very Victoria, condotta dalla stessa Cabello ed in onda settimanalmente su MTV.

Dal 1990 ad oggi Corrado Guzzanti ha portato sugli schermi televisivi e sui palchi dei teatri italiani più di quaranta personaggi, da suddividere in parti pressochè equivalenti tra parodie di persone esistenti e macchiette originali.

Guzzanti ha scritto fino ad ora cinque libri e quattro volumetti a corredo del supporto visivo (VHS o DVD) dei suoi spettacoli e contenenti brevi commenti dell'autore ed i copioni dei suoi spettacoli. I suoi lavori sono stati pubblicati dalle case editrici Baldini & Castoldi, Mondadori e BUR.

Pubblicato dalla casa editrice Baldini & Castoldi nel 1992, questo libro, che non supera le cento pagine, contiene una raccolta di poesie scritte molti secoli fa dal fantomatico Kipli, un poeta ottomano del quale Guzzanti, nei panni di Rokko Smithersons, era solito declamare alcuni versi nello studio di Avanzi.

Nell'introduzione al libro il comico ha scritto: Per quanto riguarda Rokko Smithersons avrei voluto avvalermi della sua collaborazione, ed egli si era, anzi, inizialmente impegnato a girare il "primo tempo" di questo libro. Poi la crisi economica che ha travolto il mondo del cinema lo ha pesantemente demoralizzato e non vuole più saperne di scendere dal suo yacht. Non posso che sopravvolare su di egli e augurare a tutti una buona lettura.

Nel volume sono antologizzati quaranta componimenti ed alcuni aforismi, incentrati su temi di stringente attualità tra cui il razzismo, la prostituzione, la politica e l'economia. Le poesie sono state raccolte in modo tale da non accavallarsi; terminata una poesia, anche nella parte iniziale di una pagina, bisogna voltare quella successiva per passare ad un'altra poesia - espediente pensato da Guzzanti perché il lettore possa focalizzare la sua attenzione su ciascuna di esse. Il testo iniziale di ogni carme è verboso e faticoso, ma non va saltato per comprendere al meglio il capovolgimento finale, che ribalta, con una tecnica usata da molti comici, ciò che si è affermato in precedenza o lo si esagera per cogliere il lettore di sorpresa.

Le massime di cui si parla in precedenza servono ad alleggerire il carico della parte in rima e risalgono, da quanto scrive Guzzanti all'inizio del libro, al periodo ingrato di Kipli, quando quest'ultimo esercitava la professione di scrittore di biglietti per cioccolatini, con uno stile pungente e dissacrante, molto apprezzato dai proprietari della fabbrica. I testi erano però così feroci da innescare spesso, tra gli innamorati che si scambiavano a vicenda il dolcetto, furibondi litigi che terminavano sempre con la strage di San Valentino, nella quale gli amanti si crivellavano i corpi con pallottole di cacao.

Scritto e pubblicato nel 1997, il libro è costituito da 132 pagine tra le quali si ripartiscono le battute più esilaranti e divertenti di Quelo, il profeta new-age che al Pippo Chennedy Show, "sconvolgendo" le menti e le idee dei telespettatori più perbenisti, aveva cercato di rispondere alle domande sui misteri inestricabili della vita umana col suo stile tipicamente ironico, spicciolo e sbrigativo. Il libro è costituito non soltanto dalle espressioni tipiche pronunciate dal personaggio, ma anche da un lungo elenco di dialoghi, nei quali si alternano le domande rivolte al santone e le risposte "nonsense" di quest'ultimo, volutamente assurde o destinate a capovolgere la concezione comune dei fatti a proposito dei quali la macchietta viene interrogata (come quando afferma che l'uomo non può discendere dalla scimmia; forse solo il bambino può scendere da essa se è molto grossa). Tra i motti più ricorrenti di Quelo, La seconda che hai detto! e C'è grossa crisi!, che ritornano inesorabilmente in moltissime "spiegazioni".

Questo volume risale al 1998 ed incorpora i due lavori prededenti, unificando in un singolo tomo le originali poesie de Kipli e le taglienti affermazioni di grande attualità di Rokko Smithersons, agli effervescenti motti di spirito del guru con il camice bianco.

Questo libro (l'ultimo scritto da Guzzanti per Baldini & Castoldi), è frutto di un sostanziale rimescolamento dei contenuti di La seconda che hai detto!, l'"antologia di Quelo" pubblicata nel 1997. Il numero delle pagine è praticamente lo stesso (la nuova versione, uscita nel 2001, presenta una sola pagina in meno rispetto all'edizione di quattro anni prima) e rimangono immacolate le sezioni più importanti; stessa cosa per gli aforismi, che subiscono lievi modifiche di forma senza che ne venga intaccata l'incisività. Altri detti, come mettetevi il preservativo senza pronunciarlo e non rimandare a domani quello che puoi fare dopodomani, subiscono un semplice copia-incolla.

Imbuti è il titolo del quinto libro di Guzzanti, il primo ad essere corredato di un supporto video (formato VHS) montato direttamente dal comico, contenente le performance più divertenti dei personaggi portati in televisione negli ultimi dieci anni - da Avanzi a L'ottavo nano: Rokko Smithersons, Vulvia, Brunello Robertetti e le parodie di Antonello Venditti, Francesco Rutelli ed altri ancora. Il libretto che si trova all'interno della confezione è di 111 pagine e contiene diversi copioni dei testi originali scritti da Guzzanti. L'opera risale al 2002 e segna la temporanea concessione dei diritti d'immagine alla Mondadori.

Lorenzo e la maturità. Come secernere agli esami è il titolo di un cofanetto, pubblicato dalla BUR senza filtro nel 2005, contenente il meglio della trasmissione Maddecheao' (datata giugno 1993), sia su supporto cartaceo che video. Infatti, al DVD di durata complessiva di 123 minuti (con un quarto d'ora di materiale inedito, frutto di un nuovo confronto tra studente ed insegnante di sostegno), si aggiunge un libretto di 160 pagine che si suddivide in più parti e che si apre con l'intervista della giornalista Elena Sani a Guzzanti e Serena Dandini, i quali, a distanza di dodici anni, raccontano le origini del personaggio (Lorenzo) ed i successivi sviluppi che ne hanno definito la precisa identità.

Terminata l'introduzione, il lettore incontra un breve glossario gergale, che raccoglie i termini e le espressioni caratteristiche di Lorenzo e fa un riassunto del curioso lessico da lui abitualmente parlato. A questo punto inizia la parte centrale del libro, costituita dai testi delle gag del personaggio ad Avanzi e a Maddecheao', con una lieve differenza tra le due trasmissioni, dal momento che solo nel secondo caso intervengono con qualche sporadica battuta altri interpreti (gli amici del personaggio). Le sezioni seguenti comprendono, in ordine di lettura, i testi delle canzoni Muco nasale e Modella, interpretate una tantum in studio dalla macchietta; i copioni dei due interventi di Lorenzo nelle trasmissioni successive Tunnel e Pippo Chennedy Show (in una nota si racconta che a Tunnel lo sketch, nel quale il personaggio doveva irrompere sul palco alla fine dell'esibizione dei Nirvana, fu rovinato da un improvviso "ripensamento" dei componenti della band); un racconto pulp dove Lorenzo racconta con un italiano molto zoppicante l'uccisione di una donna e del figlio, padrone del bar dove si consuma la "tragedia"; infine, prima dell'appendice finale sono riportate due digressioni, ad opera di Marco Lodoli e Valeria Parrella, dove viene compilato un resoconto sul significato del personaggio, cosa rappresenta e come è riuscito Guzzanti ad illustrare con esso il carattere ed il modo di fare dei giovani di oggi.

Dal titolo dell'omonima trasmissione di Raitre, Il caso Scafroglia è costituito da un cofanetto con un libro (108 pagine) e due DVD di 240 minuti complessivi, nei quali si trovano gli sketch più divertenti e graffianti del programma. La pubblicazione è stata curata dalla BUR senza filtro e risale ai primi mesi del 2006, poco tempo prima che il comico terminasse di completare la preparazione del suo primo film importante, Fascisti su Marte. Protagonisti di questo best of non sono soltanto le sagome di Guzzanti, ma anche i vari personaggi interpretati da Marco Marzocca e Caterina Guzzanti, che rientravano nel cast ufficiale della trasmissione e che il comico ha voluto ringraziare per la collaborazione. Infine, buona parte degli spezzoni inseriti nel supporto video vertono su temi di attualità politica, che Guzzanti ha voluto far prevalere per realizzare un'analisi, il più possibile completa ed aderente alla realtà, dell'Italia e dello scenario internazionale tra il 2002 ed il 2003.

Fascisti su marte è il titolo del cofanetto edito dalla BUR nel 2007 e contenente, nello stesso formato delle opere precedenti di Guzzanti, un DVD (il film Fascisti su Marte uscito al cinema l'anno precedente) ed un libro di 48 pagine con numerose foto del set di registrazione e le bozze originali realizzate dall'addetto alla cura degli effetti speciali. Per quanto riguarda il DVD, non contiene soltanto il film, ma anche diversi extra tra cui i dietro le quinte, le "papere" degli interpreti ed un video nel quale l'azienda incaricata di effettuare le modifiche a livello digitale, ilustra allo spettatore le tecniche grafiche utilizzate per costruire con il computer il paesaggio spaziale al di sopra dei protagonisti e l'astronave da loro utilizzata per compiere il viaggio extraterrestre.

Millenovecentonovantadieci è il titolo del quarto ed ultimo cofanetto prodotto e distribuito dalla BUR senza filtro. Pubblicato nel luglio 2008, contiene la registrazione dell'omonimo spettacolo teatrale tenutosi nel 1997 presso il Teatro del Giglio di Lucca, citato in più occasioni da Marco Marzocca e Guzzanti, gli unici interpreti dello show, che dura tra tutto 150 minuti e nel quale Guzzanti porta in scena i suoi personaggi più noti al pubblico, compresa la "triade" dei giornalisti showmen Gianfranco Funari, Emilio Fede e Paolo Liguori.

L'incongruenza più evidente riguarda l'ultima parte del copione, il quale narra il dialogo tra il poliziotto e Quelo che manca invece nel DVD, la cui ultima scenetta ha come protagonista Lorenzo che tenta col suo stile inconfondibile di superare con un voto positivo l'interrogazione di Dio per avere in premio una donna con la quale ripopolare il mondo; infatti il personaggio era rimasto l'unico sopravvissuto del genere umano dopo che si era scatenato sul pianeta il diluvio universale.

La carriera cinematografica di Corrado Guzzanti si basa principalmente su due pellicole (Millenovecentonovantadieci e Fascisti su Marte) risalenti rispettivamente al 1998 ed al 2006, nelle quali ha recitato nel ruolo di protagonista. Nel caso di Fascisti su Marte, Guzzanti ha esordito come regista, curando anche la produzione e la sceneggiatura del film.

La complessità della definizione della satira è un fattore costante e antico quanto la satira stessa. Si potrebbe spiegare come espressione di giudizi critici su qualunque aspetto della società attraverso il linguaggio dell'umorismo, in tutte o in una qualunque delle sue declinazioni, grafica, letteraria, musicale o attoriale.

Secondo Corrado Guzzanti il tentativo di normare questa espressione creativa può rivelarsi un'arma a doppio taglio, divenendo, da impulso scaturito da una sana curiosità filosofica, una ricerca per stabilire cosa la satira non è, di porre paletti da utilizzare a scopo censorio, con un meccanismo di provata efficacia quale l'affermare che in talune circostanze la satira è uscita dalla norma e per questo è mal fatta, quindi censurabile. Così come il lavoro mal realizzato di una artigiano viene contestato sulla base di un progetto precedente, una espressione di comicità satirica può essere censurata e/o bandita sulla base di canoni già configurati: è con questo paragone che Guzzanti esprime la sua diffidenza nei confronti di qualsiasi definizione della satira.

Essa è inevitabilmente di parte; infatti, recitando un brano di satira, ogni attore esprime sul fatto di cui parla un chiaro punto di vista, che dipende dalle sue idee e dal suo carattere. Per questo motivo è inutile chiedere ad un autore satirico di colpire indifferentemente a destra e a sinistra, poiché in questo campo non avrebbe senso intavolare trattative per concordare una prestazione graduale di se stessi. La questione dell'imparzialità, quindi, non sussiste nell'ambito della satira, che non può essere slegata dalla critica sociale, la principale componente, ma non l'unica, che la differenzia dalla comicità. Quest'ultima, infatti, è nettamente distaccata dalla satira per diversi motivi.

Innanzitutto, la comicità è fine a se stessa e punta a far scaturire la risata nello spettatore senza ulteriori obiettivi; dunque, non ha conseguenze di nota ed ogni battuta viene subito "assimilata" dall'ascoltatore, non proponendo alcuno spunto di riflessione. Il comico "alla Zelig" è per Guzzanti un semplice intrattenitore che non sfrutta appieno le sue potenzialità e si limita all'utilizzo dei meccanismi consolidati della comicità, come la semplicistica caricaturizzazione dei difetti (molto spesso, banalmente, quelli fisici), più facilmente riconoscibili del potente o famoso di turno, oppure delle più insolite ma riconosciute abitudini che la società ha fatto proprie; fin quando un attore basa la sua esibizione su queste strutture generiche e superficiali, questo riscontrerà nel gruppo sociale o dell'individuo che viene satirizzato una forma di approvazione. L'oggetto della satira sa di non ricevere critiche che possano intaccare la sua reputazione e ne gode perché questo tipo di comicità riesce ad umanizzarlo ed assolverlo.

Per stigmatizzare il concetto, nel 2007 Guzzanti ha detto: Se l'unica cosa che ho da dire di Berlusconi è che è basso non faccio bene il mio mestiere...

Scopo della satira è, al contrario, esprimere ed articolare una critica per stimolare le coscienze del pubblico e portarlo ad una maggiore consapevolezza attraverso diversificati punti di vista riguardo un fatto o una decisione, che comporti conseguenze nella società alla quale appartiene. Fare satira è un valore necessario che deve proporre spunti di riflessione ad ogni persona, di qualunque corrente di pensiero e/o colore politico. Al contrario di quanto pensano la sorella Sabina e Beppe Grillo, per Guzzanti l'attività satirica non si deve prefiggere obiettivi di tipo politico, anche perché con la satira non si spostano voti ed essa deve stare molto attenta al modo con cui si trasmette un messaggio, in quanto è reale il rischio di scivolare nell'ambiguità ed essere criticati per una parolaccia o per un giudizio troppo pesante.

Così come la posizione di Guzzanti sulla necessità di codificare in qualche modo la satira è fortemente scettica, allo stesso modo dubita di chi difende la satira sempre e comunque, di chi non la considera sufficientemente pungente se non ferisce od offende, ritenendo falsa questa equazione. Offendendo e denigrando non è detto che si faccia buona satira. L'autore satirico deve articolare la critica desiderata pensando con grande attenzione alle conseguenze che possono scaturire, andando ad inficiare e distorcere il risultato del lavoro. Il fine ricercato da Guzzanti è proprio quello di non cercare affannosamente un effetto, una conseguenza pratica, ma quello di esprimere una critica e stimolare la consapevolezza.

Per Guzzanti l'autore satirico raggiunge il suo obiettivo quando riesce a sintetizzare con un gesto od una battuta un elemento caratterizzante che tutti percepiscono ma non riescono a mettere a fuoco. Questo aspetto tecnico della satira è efficace in quanto porta il pubblico ad interrogarsi sulle reali ragioni che lo hanno indotto a sorridere, in questo modo si innesca un meccanismo intepretativo di codifica del messaggio che gli è stato comunicato. Questo processo porta alla realizzazione di ciò che è stato detto in precedenza: ogni spettatore, indotto dalla curiosità del conoscere se la sua stessa interpretazione della battuta è stata condivisa dagli altri spettatori, e se hanno dato ad essa lo stesso significato, ne discute con gli altri e facendo questo attiva una riflessione, realizzando in toto l'obiettivo dell'autore satirico di stimolare le coscienze di chi lo ascolta.

Corrado Guzzanti non condivide l'umorismo di tipo cabarettistico di trasmissioni come Zelig e Colorado Cafè, in cui prevale il modello di comico da consumo, tanto meno apprezza la corrente umoristica da lui denominata celentanismo, che ha come protagonisti showmen con eccessi narcisistici. Per promuovere la creatività bisogna abbandonare la figura del comico che ci fa fare quattro risate, parlando di temi popolari e neutri, come il calcio, il sesso ed il traffico ed invece, sostenere artisti del calibro di Maurizio Crozza,, Neri Marcoré Gene Gnocchi, Daniele Luttazzi, Paola Cortellesi, e la sorella Caterina, che suscitano l'ammirazione del comico romano ed incarnano alla perfezione il modello di satira che lo ispira maggiormente. Guzzanti ha avuto parole di stima anche nei confronti del trio Aldo, Giovanni e Giacomo, dalla comicità moderna e unica.

Corrado Guzzanti prepara ogni sua interpretazione con grande cura dei dettagli; se intende imitare un personaggio, ne studia attentamente le registrazioni cercando di capirne le dinamiche mentali, effettuando così una vera e propria ricerca psicologica. Questa fase viene ancora prima dell'analisi dei gesti e delle espressioni più ricorrenti della personalità da parodiare, poiché lo scopo di Guzzanti non è assomigliarle il più possibile, ma adoperare alcune componenti del personaggio per sintetizzare un clone, che in seguito l'attore modella come una creatura propria. Usando le parole dello stesso Guzzanti, il personaggio viene spulciato e masticato, e l'insieme di tutte queste azioni costituisce un rituale necessario per impossessarsi del modo di essere della "vittima", la quale, nella seconda ed ultima fase, viene fornita di uno o più elementi di novità che la arricchiscono artisticamente rendendola, agli occhi dello spettatore, originale e differente e allo stesso tempo riconoscibile.

Nel momento di redigere il copione di uno sketch, Corrado Guzzanti scrive un testo unitario e racchiuso tra un inizio ed una fine ben chiari. Molte battute e gag vengono pensate per essere inserite in un momento ben preciso della rappresentazione, definendone così i tempi comici, in questo modo si crea una struttura in cui viene lasciato dello spazio all'improvvisazione, che secondo il comico è importantissima in quanto arricchisce il pezzo con ulteriori spunti e ne scongiura la parvenza di meccanicità che lo farebbe scivolare nello scontato e nel noioso.

In seguito, a seconda del ruolo, cambia il grado di memorizzazione del testo; quando la macchietta deve sostenere un dialogo con un interlocutore (per esempio, tutte le volte che nei panni di un personaggio, Guzzanti viene intervistato da Serena Dandini) è fondamentale ripetere con estrema precisione la frase come era stata inserita nel discorso, (anche se questo porta una forte riduzione della possibilità di digressioni estemporanee) per non rischiare asincronie e nonsensi che porterebbero la battuta immediatamente successiva all'incomprensione e al fallimento.

Il comico è molto duttile nella scelta dei personaggi, per la maggior parte legati all'attualità e tratti tutti dal mondo della cultura, della politica, della televisione o del costume. Tuttavia, da molti anni sceglie preferibilmente il terreno della satira politica (Walter Veltroni, Romano Prodi, Fausto Bertinotti), che preferisce alleggerire usando toni pacati e sempre rispettosi del personaggio imitato, senza scadere in insulti ed inutili offese ed anzi, attirandosi qualche volta la "simpatia" dell'interessato, come avvenuto per gli ultimi due.Naturalmente, i riferimenti agli avvenimenti politici del periodo sono numerosi e servono ad inquadrare i contorni cronologici della macchietta, che analizza gli eventi descrivendo quadretti in cui compaiono i protagonisti del momento.

Le volgarità fanno raramente parte dei manoscritti di Guzzanti, che evita quasi sempre la battuta con la "parolaccia" improvvisa, usualmente molto efficace a suscitare la risata dell'ascoltatore. La tecnica più usata da Guzzanti è quella del paradosso, che consiste nel ribaltare il concetto espresso dando una conclusione opposta a quella che ci si aspetta, andando quindi contro l'uso comune del concetto stesso. Per quanto riguarda l'aspetto conferito al personaggio, Guzzanti vi ripone grande attenzione e, se l'originale si distingue per qualche stranezza nei movimenti e nei gesti, il comico cerca di esagerare queste caratteristiche, secondo i classici canoni della caricatura. Il trucco, per il quale si serve di appositi collaboratori, è molto curato e ad esso abbina una gestualità altrettanto appropriata. Fortemente esplicativo è l'esempio dell'imitazione di Gianfranco Funari, nella quale il movimento delle mani e delle dita è continuo e fedele all'originale.

L'approccio di Guzzanti al proprio lavoro è molto scanzonato; benché fare umorismo sia arte, l'attore concepisce la comicità come la capacità di divertire gli altri e se stessi: egli è un clown dei nostri tempi, capace di strappare sempre e comunque una risata. Una capacità che però non deve essere sfruttata con un eccessivo presenzialismo. L'attore, infatti, rifiuta di apparire continuamente sul piccolo schermo, volendo così evitare il rischio di sovraesporsi causando noia al pubblico. L'attore definisce questo comportamento come "teoria dell'assenza", secondo la quale, restando per lungo tempo lontani dai palcoscenici dei teatri e della televisione, l'affetto e le aspettative dei fans crescono sempre di più e paradossalmente la celebrità ne esce rafforzata.

Corrado Guzzanti, pur non avendo mai studiato musica, sa improvvisare al pianoforte ed alla tastiera, come dimostrato nelle gag in cui ha imitato Antonello Venditti. Fin dall'infanzia ha avuto la passione della musica classica ed uno dei suoi compositori preferiti è Gustav Mahler, mentre la musica leggera l'ha conosciuta relativamente tardi.

Ad otto anni era autore di una striscia a fumetti che aveva come protagonista un dinosauro buono chiamato "Buonannosauro", dal momento che le creature preistoriche avevano attirato da subito la sua attenzione. Il fumetto preferito della sua adolescenza era Métal Hurlant. A sedici anni coltivava il sogno di diventare da adulto disegnatore professionista di fumetti di fantascienza, ma dopo che la rivista a cui aveva mandato alcuni disegni per esaminarli non gli rispose mai, abbandonò il disegno per riprenderlo poi ai tempi di Avanzi quando, a lato di ogni copione, lasciava uno spazio per il fumettume.

Per quanto riguarda il cinema, Guzzanti apprezza il genere della commedia all'italiana e stima attori come Alberto Sordi, Nino Manfredi, Marcello Mastroianni e in campo internazionale, Michael Caine. Ha dichiarato in un'intervista di avere visto cento volte il film Riusciranno i nostri eroi... e lo rifarebbe fino alla morte.

La posizione di Corrado Guzzanti rispetto la qualità della televisione italiana attuale, sia pubblica che privata, risulta essere critica. Analizzando realisticamente e con un velo di rimpianto l'impossibilità di tornare ad essere una tv educativa, definisce come diabolico il riuscire a renderla addirittura diseducativa. La propria analisi si sofferma anche sulla sua percezione del pubblico, sentito come anestetizzato dalla carenza di stimoli, normalmente veicolati da offerte differenziate del prodotto televisivo, ma comunque bramoso di risvegliarsi con produzioni non uniformate, omogeneizzate.

Secondo l'attore, le responsabilità vanno ripartite in parti uguali tra Rai e Mediaset, che impostano un modello di tv al ribasso in una concorrenza che non lascia spazio a digressioni creative, trasmettendo invece programmi degradanti per l'educazione dei ragazzi; a tal proposito, Guzzanti afferma che, se avesse un figlio, preferirebbe che guardasse cassette porno o che fosse un "teppistello" piuttosto che guardare in tv i reality show, ritenuti pericolosi perché esercitano un'azione depressiva. Considerando la propria posizione consapevolmente pessimista, l'attore romano ritiene che, generalmente, il pubblico televisivo sia sprofondato in questi anni in un amarissimo e malinconico letargo e dia pochissimi segni di risveglio, anche se, come già detto, ne percepisce una latente voglia di riscatto. Sempre nell'analisi della situazione, Guzzanti arriva a considerare l'ignoranza come caratteristica onnipresente nei programmi televisivi e che da handicap è stata promossa a modello di vita.

Una soluzione per combattere la piatta uniformità della televisione, condizionata dalle pressioni politiche ed interessata unicamente all'audience ed ai profitti ricavati dalla pubblicità, risulta essere, per Guzzanti, il tentare di bypassare la tv con l'utilizzo dei vecchi ma sempre solidi mezzi di comunicazione, come spettacoli teatrali e libri, con lo scopo di raggiungere il pubblico che non riesce ad accontentarsi delle produzioni televisive attuali. Con queste finalità, in collaborazione con il gruppo editoriale della BUR, Guzzanti ha contribuito a creare una collana editoriale, la senzafiltro, che pubblica su supporto cartaceo e/o digitale le opere di attori professionisti (e spesso di idee riformiste) che, oscurati, epurati o semplicemente ignorati dai consueti canali televisivi, vogliono rivolgersi ad un pubblico più ampio, numericamente ed ideologicamente, di quello che si incontra a teatro. Lo scopo di questo progetto è costruire un punto di riferimento per questa parte di pubblico ed allestire così un anticontenitore che dia la possibilità a personalità dello spettacolo di esibirsi liberamente, senza timore di incorrere nella censura.

Nel 1996, Corrado Guzzanti attaccò pubblicamente le trasmissioni televisive della domenica pomeriggio (non citò testualmente Domenica in e Buona domenica, benché si riferisse chiaramente ad esse), accusandole di generalizzazione; contemporaneamente, invitò le produzioni ad insistere su trasmissioni di satira per contrastare il monopolio dei programmi citati in precedenza, facendo i complimenti a Fabio Fazio per il suo Quelli che il calcio.

La contestazione di Guzzanti si riferiva soprattutto all'idea degli autori di far interagire telefonicamente i conduttori in studio con il pubblico a casa, con elargizioni di premi in denaro per il semplice fatto di assistere alla trasmissione; relativamente a questo fatto, l'attore parlò apertamente di corruzione, e rivendicò a sé ed al gruppo di Avanzi il merito di avere saputo coinvolgere i telespettatori senza cadere in comportamenti immorali e diseducativi.

Tre anni dopo, dichiarò di guardare quasi esclusivamente soltanto la televisione satellitare, ed in particolare i documentari di Discovery Channel, che elogiò per la loro forza narrativa.

Come già accennato, la censura è una pratica di cui, da sempre, si fa largo uso per limitare la libertà di espressione e per eliminare qualsiasi forma di opposizione al pensiero dei potenti, che si trasforma in verità assoluta dopo avere zittito tutte le opinioni discordanti.

Chi ha il potere di censurare, spesso, si comporta come qualcuno che si arroga il diritto di contestare un lavoro mal fatto, ma non sa che la satira sfugge ad ogni contratto ed i suoi connotati sono variabili, e non hanno limiti specifici. Guzzanti, in quanto accanito difensore della libertà di parola, disprezza profondamente la censura e la apostrofa con l'espressione È come avere i ladri in casa.

La censura non è un'esclusiva della televisione, ma viene applicata un po' da tutti i media, come per esempio i giornali. Infatti, Corrado Guzzanti non risparmia critiche neppure al settore dell'informazione giornalistica, prigioniera delle segreterie dei partiti e condizionata eccessivamente da motivazioni economiche. Le inchieste giornalistiche sono praticamente sparite, a resistere è soltanto Milena Gabanelli ed il suo programma di indagine Report.

Al contrario, l'attore valuta positivamente internet ed i blog, come quello di Beppe Grillo, visti come una nuova forma di comunicazione difficilmente censurabile e come un vulcano pronto ad esplodere.

Corrado Guzzanti ha idee politiche molto precise. Innanzitutto, ha una visione radical-progressista della società, che dovrebbe essere amministrata da una classe politica attiva, propensa ad ammodernare la struttura economico-produttiva del Paese e decisa a respingere i tentativi di ingerenza delle gerarchie ecclesiastiche sui temi etici.

Rapportando le convinzioni politiche di Guzzanti alla realtà italiana degli ultimi anni, possiamo affermare che si è sempre collocato politicamente all'interno degli schieramenti di Centrosinistra; alle elezioni amministrative del 1993, votò Francesco Rutelli per la carica di sindaco di Roma; alle Elezioni politiche italiane del 1996, diede sostegno alla coalizione di Romano Prodi votando per il PDS; negli ultimi anni, non ha nascosto la sua simpatia verso il Partito Democratico, appoggiando la candidatura di Nicola Zingaretti alle elezioni provinciali del 2007 e sostenendo l'anno dopo Walter Veltroni per la sua intenzione di smuovere la sinistra dall'immobilismo e di inventare qualcosa di nuovo. Dopo la vittoria del Centrodestra di Silvio Berlusconi, però, Guzzanti ha criticato Veltroni per eccessiva ambiguità verso il secondo Governo Prodi, comportando la perdita di quella parte dell'elettorato che aveva sempre votato a sinistra.

Corrado Guzzanti ha partecipato per qualche anno al movimento dei Girotondi, chiaramente di stampo antiberlusconiano, ma negli ultimi tempi si è limitato ad appoggiarlo da fuori conformemente all'idea che gli autori satirici non devono fare politica, ma solo criticare i suoi errori. Il comico è sempre stato avverso a Silvio Berlusconi, che a suo parere ha provocato in Italia una perdita di valori che ha coinvolto la società nella sua interezza, dalla politica al settore dell'informazione, dalla morale alla cultura. Il 23 novembre 2003, durante la serata di solidarietà verso Sabina Guzzanti per la censura del suo programma televisivo Raiot, tenutasi presso l'Auditorium di Roma, salì sul palco vestito da Barbagli e criticò aspramente alcuni dei provvedimenti attuati dal Governo Berlusconi, tra cui la Legge Cirami ed il Lodo Schifani.

Qualche tempo prima, in una puntata de Il caso Scafroglia, aveva scagliato una pesantissima invettiva contro Silvio Berlusconi e la popolazione italiana, rea di non prenderlo sul serio e di non rendersi conto di quanto il Presidente del Consiglio stesse facendo per fare a pezzi la democrazia, ricordando le leggi sul legittimo sospetto, l'immunità parlamentare, la "Salva-Previti" ed altri provvedimenti che facevano diventare Berlusconi un dittatore.

In occasione della manifestazione di Piazza Navona dell'8 luglio 2008, organizzata dall'Italia dei Valori, ha appoggiato Beppe Grillo e le sue battaglie, pur avendo dei dubbi sul fatto che le sue iniziative di coinvolgimento popolare servano a qualcosa, non avendo cassa di risonanza per il comportamento oscurantista dei mass media.

Umberto Bossi dimostrò di non apprezzare il proprio clone, dando vita ad una controversia destinata a durare qualche settimana. Precedentemente Guzzanti, per evitare qualsiasi polemica, tagliò alcune battute che erano previste dal copione, ad esempio quella in cui il finto leghista definiva Carlo Azeglio Ciampi un comunista pedofilo.

Per quanto riguarda le invenzioni linguistiche, Corrado Guzzanti ha introdotto nel lessico comune alcuni neologismi funzionali per le sue gag, specialmente quelle di Rokko Smithersons dove il personaggio in questione storpiava titoli di film, nomi di celebrità o parole appartenenti a linguaggi settoriali. Alcune di queste nuove parole sono, per esempio: antiproibizionale, cartone animale, psicoanale, sospensionismo e sopravvolare. Un altro termine, perplimere, come indicato dalla Accademia della Crusca, va a riparare una espressione mancante ereditata dal latino, quella cioè di rendere perplessi; Guzzanti, con questo suo vocabolo, ha colmato un vuoto lessicale. Anche per tale ragione questo termine ha poi incontrato una grande diffusione.

Dagli esordi di Avanzi ad oggi, il lavoro di Corrado Guzzanti non è stato esente da critiche, da parte di politici, colleghi del mondo dello spettacolo e parte del pubblico televisivo.

Benché nel marzo 2001 Silvio Berlusconi avesse definito fantastica la comicità dei fratelli Guzzanti, successivamente incluse la satira di Corrado nel novero degli artisti della Rai, come Serena Dandini, Sabina Guzzanti, Gene Gnocchi, Enrico Bertolino e Dario Vergassola, che con il loro lavoro attaccavano quotidianamente la figura del Presidente del Consiglio.

Nel gennaio 2001 scoppiò una rovente polemica tra Guzzanti e la Lega Nord per la presunta durezza dei toni assunti dal comico nell'imitare Umberto Bossi nella trasmissione L'ottavo nano.

A marzo dello stesso anno l'autore televisivo Antonio Ricci, ideatore del programma Striscia la notizia, rispose alle critiche dei fratelli Guzzanti, che lo accusavano di fare satira di destra, dichiarando che la propria satira è di ispirazione gramsciana e nazionalpopolare, arrivando ad affermare che vengono affrontati più temi cari alla sinistra in una settimana di programmazione di Striscia piuttosto che nell'intera carriera di ambedue i fratelli, ritenendo la loro comicità obsoleta e ferma agli anni '80.

In considerazione delle sue idee politiche, la comicità di Corrado Guzzanti viene spesso considerata di parte, in quanto andrebbe a prendere di mira soprattutto le personalità della destra per favorire i rappresentanti dell'ala opposta della politica del nostro Paese. Come già precedentemente espresso, il punto di vista di Guzzanti sulla effettiva capacità della satira di spostare voti è chiaro, e le sue scelte riguardo i personaggi da utilizzare si basano su considerazioni diverse, riferentesi soprattutto alla capacità di rendere al meglio le dinamiche stesse della satira, a prescindere dal colore politico del personaggio originale.

Volendo fare una semplificazione meramente numerica delle sue macchiette "politiche" prendendo come discriminante la loro collocazione ideologica, senza considerare gli esponenti del centro moderato, si conteggiano per la sinistra le imitazioni di Fausto Bertinotti, Francesco Rutelli, Leoluca Orlando, Romano Prodi, Walter Veltroni e Ugo Intini (sei in tutto); dall'altra parte, Giulio Tremonti, Umberto Bossi e Vittorio Sgarbi (tre in totale). Per quanto riguarda le parodie dei giornalisti, si contano Emilio Fede e Paolo Liguori, di comprovata fede conservatrice, ed Enrico Mentana, che nel 2006 votò l'Unione.

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Partito Democratico (Italia)

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Il Partito Democratico (acronimo: PD) è un partito politico italiano di centro-sinistra.

È nato il 14 ottobre 2007, attraverso le elezioni primarie per la scelta del segretario nazionale e dell'Assemblea Costituente. Il partito si presenta agli elettori come l'erede de L'Ulivo, nato nel 1995 con l'obiettivo di trovare una sintesi fra le tradizioni della socialdemocrazia, del cristianesimo democratico, del liberalismo e delle sensibilità ambientalista ed europeista.

Walter Veltroni ne è stato il primo segretario nazionale, dal giorno della fondazione sino al 17 febbraio 2009, quando ha dato le dimissioni dalla carica in seguito alla sconfitta nelle elezioni regionali sarde. Dario Franceschini è l'attuale segretario. Romano Prodi, ideatore dell'Ulivo e già Presidente del Consiglio dei Ministri, è stato presidente del partito dalla sua fondazione sino al 16 aprile 2008.

Il PD nasce innanzitutto dalla volontà dei due principali partiti di centrosinistra – Democratici di Sinistra (DS) e la Margherita (DL) – di impegnarsi per l'unificazione del centro-sinistra italiano. Al processo costituente hanno partecipato anche altre formazioni politiche: Movimento Repubblicani Europei (MRE), Italia di Mezzo, Alleanza Riformista, Repubblicani Democratici e gruppi regionali come il calabrese Partito Democratico Meridionale e Progetto Sardegna. Diverso è il caso dei Radicali Italiani, che hanno presentato i propri candidati nelle liste del PD, collocandosi all'interno del gruppo parlamentare dopo le elezioni, ma non confluiti nel partito.

Seppur inizialmente interessati ad aderire al percorso costituente, non hanno partecipato alla costruzione del PD: i Socialisti Democratici Italiani (SDI), l'Italia dei Valori (che dichiarò la propria adesione durante la campagna elettorale del 2008, ma frenò poi dopo le elezioni), due minoranze socialiste dei DS di cui una confluita nel nuovo Partito Socialista e una fondatrice del movimento Sinistra Democratica, parte dei diniani e degli ulivisti della Margherita (che hanno dato vita rispettivamente ai Liberal Democratici e ad Unione Democratica), il movimento Italia Popolare (già federato alla Margherita), il Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI).

Nel settembre 2008 si è svolta la 1° festa nazionale del partito democratico a Firenze.

Nel 2003 Michele Salvati, deputato eletto nelle liste dei Democratici di Sinistra in alcuni articoli pubblicati sui quotidiani Il Foglio e la Repubblica nell'aprile 2003, delineò un nuovo partito, nato dall'incontro tra le culture socialdemocratica, cristiano-sociale e socio-liberale. L'idea di Salvati fu ripresa da Romano Prodi, all'epoca presidente della Commissione Europea.

Nel 2003, su proposta di Romano Prodi, per le elezioni europee del 2004, nacque la lista "Uniti nell'Ulivo", composta da Democratici di Sinistra, la Margherita, SDI e i Repubblicani Europei. La lista unitaria raccolse il 31,1% dei voti, eleggendo 25 euro-parlamentari. Prodi sollecitò, quindi, la lista unitaria anche alle elezioni politiche del 2006, ma La Margherita preferì competere con il proprio simbolo.

La lista unitaria, così, si ripresentò alle elezioni regionali del 2005, tenute in aprile, ma soltanto in 9 delle 14 regioni chiamate al voto. Il 16 ottobre 2005 si tennero le elezioni primarie per scegliere il leader della nuova coalizione di centrosinistra, che prese il nome di L'Unione. I membri della federazione dell'Ulivo (comunemente chiamata anche "Fed") sostennero la candidatura di Romano Prodi, che con il 74% dei voti, divenne il candidato proposto dal centrosinistra alla Presidenza del Consiglio per il 2006.

Il buon esito delle primarie convinse snche la Margherita approvò la decisione di presentare la lista unitaria dell'Ulivo sulla scheda per l'elezione della Camera dei deputati, seppur ciascun partito sarebbe andato con il proprio simbolo al Senato.

Subito dopo le primarie, però, lo SDI dichiarò di non essere interessato alla costituzione di un partito unico.

Nei DS si mostrò da subito contraria al Partito Democratico la sinistra interna, guidata da Fabio Mussi e Cesare Salvi, che presentò una mozione esplicitamente dissenziente al congresso dell'aprile 2007, denominata A sinistra - Per il socialismo europeo. Una terza mozione congressuale Per un partito nuovo, democratico e socialista, fu presentata da altri esponenti del partito come Gavino Angius e Mauro Zani, favorevole ad una federazione che non si limitasse a DS e Margherita.

Nella Margherita si aprì il confronto tra la corrente ulivista e quella popolare, anche se la mozione unica presentata dal presidente Francesco Rutelli venne approvata in maniera compatta da tutte le aree del partito.

Nel frattempo nacquero numerose associazioni, che rivendicarono la partecipazione attiva dei cittadini, anche di quelli non iscritti ad alcun partito, alla formazione del Partito Democratico.

Romano Prodi in prima persona, nel corso del 2006, incaricò tredici personalità di spicco del mondo della cultura e della politica di redigere un Manifesto per il Partito Democratico. Il documento che venne reso pubblico nel dicembre del 2006.

Il IV congresso dei DS fu caratterizzato da una pluralità di mozioni: "Per il Partito Democratico" favorevole al processo unitario (75,5% dei consensi degli iscritti); quella dell'ex cosiddetto Correntone (leader Fabio Mussi) contraria alla formazione di un partito unico con i settori moderati della coalizione (raccolse il 15,1%); quella (primi firmatari Gavino Angius e Mauro Zani), fortemente critici verso il percorso di costituzione intrapreso, richiedendo un legame esplicito al socialismo europeo.

L'elezione alla segreteria di Piero Fassino fu sostanzialmente l'approvazione da parte della base dei DS della creazione del nuovo soggetto politico. Mussi ed il vecchio Correntone annunciarono la propria uscita dai DS e la volontà di costituire un nuovo soggetto a sinistra del partito Democratico. La corrente di Gavino Angius, la settimana successiva all'assise congressuale, deciderà di abbandonare i DS, vista la non certezza dell'adesione al PSE.

Anche il II congresso de La Margherita si svolse con l'obiettivo di dar vita al Partito Democratico, e orientata in tal senso fu l'unica mozione presentata dal presidente del partito Francesco Rutelli.

L'assise della Margherita non presentò le medesime divisioni interne verificatesi nei DS, coerentemente con l'ispirazione unificatrice delle forze di centrosinistra che il partito di Rutelli ebbe sin dalla sua nascita come lista elettorale nel 2001, e come partito nel 2002. Le uniche critiche vennero da Arturo Parisi, ministro della Difesa in carica, e da Willer Bordon, che chiesero lo scioglimento delle correnti interne in vista della nascita del PD, e dall'ex segretario del PPI Gerardo Bianco, che decise di non aderire al PD. Più tardi, nella fase di preparazione del PD, lo stesso Bordon e Lamberto Dini decideranno di non aderire al nuovo partito.

Il primo atto formale verso la costituzione del nuovo Partito venne effettuato il 23 maggio 2007 con la nomina di un Comitato promotore, il "Comitato 14 ottobre", così chiamato con riferimento alla data in cui sarebbe stata eletta l'assemblea costituente del Partito Democratico.

Tale comitato, nato con 45 membri, annoverava, oltre ad esponenti di DS e Margherita, anche politici provenienti da esperienze diverse (come l'ex UDC Marco Follini e l'ex-SDI Ottaviano Del Turco, governatore della Regione Abruzzo) e personalità della società civile, come il giornalista Gad Lerner, il presidente di "Slow Food" Carlo Petrini e l'esponente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Tullia Zevi. Il Comitato definì le modalità di svolgimento delle primarie per l'elezione dell'Assemblea Costituente Nazionale e delle Assemblee Costituenti Regionali, con i rispettivi Segretari.

Il 31 luglio 2007 il Coordinamento Nazionale delle primarie ufficializzava le candidature alla carica di Segretario Nazionale del PD di: Mario Adinolfi, Rosy Bindi, Pier Giorgio Gawronski, Jacopo Gavazzoli Schettini, Enrico Letta, Walter Veltroni. La candidatura di Gavazzoli Schettini fu successivamente invalidata a causa dell'insufficiente numero di liste presentate a suo sostegno. Queste liste scelsero conseguentemente di appoggiare la candidatura di Gawronski.

Alle elezioni costituenti di domenica 14 ottobre 2007 si registrava una partecipazione superiore alle aspettative con 3.554.169 voti validi, compresa la circoscrizione degli italiani all'estero.

Le liste collegate a Walter Veltroni (Democratici con Veltroni, Ambiente, Innovazione, Lavoro., A Sinistra per Veltroni ed altre liste locali) ottenevano complessivamente 2.694.721 voti (75,82%) ed eleggevano 2322 delegati all'Assemblea Costituente Nazionale (compreso lo stesso candidato alla segreteria) su un totale di 2858 eletti, decretando automaticamente l'elezione di Veltroni a Segretario Nazionale del PD. Erano invece 313 i delegati eletti per le liste Con Rosy Bindi democratici, davvero, 221 i Democratici per Enrico Letta. Le liste in appoggio di Adinolfi (Generazione U) e quelle in appoggio di Gawronski (Il coraggio di cambiare e Noi per il Partito Democratico) riuscivano invece ad eleggere solo i due candidati alla segreteria.

L'Assemblea Costituente Nazionale si insedia sabato 27 ottobre 2007 a Milano (presso il polo fieristico di Rho-Pero). I membri sono 2.858 eletti attraverso liste bloccate formate col criterio dell'alternanza uomo-donna. Il primo Presidente dell'Assemblea Costituente Nazionale è Romano Prodi, fondatore dell'Ulivo e Presidente del Consiglio dei Ministri in carica.

Nella riunione di insediamento viene formalizzata l'elezione di Veltroni a primo Segretario Nazionale. Al termine l'assemblea approva, senza alcuna discussione, un dispositivo proposto da Veltroni, che fra le altre cose stabilisce la nomina di Dario Franceschini a Vice Segretario Nazionale del partito e di Mauro Agostini a Tesoriere Nazionale. Vengono poi costituite, all'interno dell'assemblea, tre commissioni di 100 componenti ciascuna (con rappresentanza di delegati di tutte le liste proporzionale alla composizione totale dell'assemblea) che dovranno redigere rispettivamente lo Statuto, il Manifesto dei Valori ed il Codice Etico nazionali del partito. Stante la struttura federale del PD, saranno previsti analoghi documenti a livello regionale, da redarsi da parte delle Assemblee Costituenti Regionali.

Nei giorni immediatamente successivi all'assemblea costituente di Milano, si delineano gli organi esecutivi e consultivi del partito. Il 4 novembre 2007 il segretario Veltroni nomina l'esecutivo del PD, con 17 membri di cui 9 donne (la maggioranza). Il 7 novembre 2007 è eletto capogruppo del PD alla Camera dei Deputati Antonello Soro. Al Senato della Repubblica viene confermata la capogruppo dell'Ulivo Anna Finocchiaro.

Nel mese di novembre si insediano le Assemblee Costituenti Regionali, che eleggono i rispettivi Presidenti e formalizzano l'elezione dei Segretari Regionali. Sempre a novembre, si insediano delle Assemblee Provinciali provvisorie (formate dai delegati alle Assemblee Costituenti Regionali e Nazionale territorialmente competenti), ciascuna delle quali sceglie il proprio Presidente ed un coordinatore provinciale, pure essi pro tempore.

Tra dicembre 2007 e febbraio 2008 avviene il radicamento territoriale del partito. In ciascun comune vengono richiamate le assemblee degli elettori del 14 ottobre, allo scopo di costituire i Circoli territoriali del PD. Ciascun Circolo elegge il proprio Coordinamento ed i propri delegati per le Assemblee Cittadina (ove nello stesso comune siano presenti più Circoli territoriali) e Provinciale. Ciascuna Assemblea Provinciale elegge poi il proprio Presidente ed il Segretario Provinciale. Allo stesso modo ciascuna Assemblea Cittadina (ove costituita) elegge il proprio Presidente ed il Segretario Cittadino, mentre all'interno di ciascun Circolo territoriale il Coordinamento elegge il Segretario del Circolo (che coincide col Segretario Cittadino nei comuni ove è costituito un solo Circolo territoriale).

Nella seconda riunione dell'Assemblea Costituente Nazionale, sabato 16 febbraio 2008 a Roma, vengono approvati lo Statuto, il Manifesto dei Valori ed il Codice Etico.

L'Assemblea Costituente Nazionale si riunisce nuovamente, tra le altre occasioni, sabato 21 febbraio 2009 a Roma, a seguito delle dimissioni da Segretario di Walter Veltroni. Alla presenza di meno della metà dei delegati, viene eletto come nuovo Segretario Nazionale Dario Franceschini, che ottiene 1.047 voti contro i 92 di Arturo Parisi.

Il 9 novembre viene inaugurata la sede nazionale del PD, a Roma in Piazza Sant'Anastasia, nei pressi del Circo Massimo.

Il 21 novembre il PD presenta il suo nuovo simbolo tricolore, elaborato dal grafico venticinquenne molisano Nicola Storto. Per Ermete Realacci, responsabile della comunicazione del partito, «il simbolo assume su di sè l'identità nazionale con molta forza. Infatti, i tre colori rispondono a tre tradizioni diverse dell'Italia. Il verde è la tradizione laica e ambientalista, il bianco è il solidarismo cattolico, il rosso è il colore del lavoro e del socialismo. Il risultato è una sintesi molto forte». La definizione e l'idea di partito "verde-bianco-rosso" nel segno delle anime del PD e della bandiera nazionale viene coniata per la prima volta dal candidato alla segretaria nazionale Jacopo Gavazzoli Schettini in una lettera aperta pubblicata dal sito del PD il 5 settembre, ed è il titolo della sua candidatura presentata dal primo numero del periodico ufficiale del PD.

Appena sorto, il Partito Democratico assunse immediatamente il ruolo di maggiore forza politica all'interno del governo Prodi II. Il segretario Walter Veltroni intuì rapidamente la necessità di avviare un dialogo con le varie forze politiche per la creazione di importanti riforme, le quali vengono ritenute necessarie per la modernizzazione dello Stato. L'11 novembre Veltroni lanciò una nuova proposta di legge elettorale elaborata dal costituzionalista Salvatore Vassallo, nell'ambito di una riforma che coinvolgesse anche i regolamenti parlamentari e la Costituzione, dando l'appoggio del PD alla proposta di revisione costituzionale al vaglio della Camera dei Deputati.

Nei giorni successivi, si assistette alla fine della Casa delle Libertà, coalizione di opposizione: il governo Prodi II, la cui caduta era stata data per certa al Senato da Silvio Berlusconi agli alleati tra il 14 e il 15 novembre, passò indenne il delicato passaggio della Finanziaria a Palazzo Madama. A seguito di questo fatto, la Lega Nord, l'UDC e soprattutto Alleanza Nazionale rivolsero pesantissime critiche a Forza Italia e raccolsero l'invito di Veltroni ad approvare insieme alcune riforme istituzionali. A stretto giro, lo stesso Berlusconi abbandonò il rifiuto di ogni dialogo con la maggioranza e si dichiarò disposto a discutere con Veltroni di legge elettorale, annunciando la fine della sua difesa al bipolarismo ed il gradimento per il sistema proporzionale.

A fine novembre, dopo il fallimento della "spallata" della Casa delle Libertà (termine giornalistico per indicare i tentativi di Berlusconi di far cadere il governo Prodi II), la coalizione di centro-destra sembrò frantumarsi in uno scontro tra Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini da una parte, e Silvio Berlusconi dall'altra. Ormai rassegnati all'idea che la caduta del governo non fosse imminente, tutti i partiti dell'opposizione accettarono dunque (pur con motivazioni diverse) la proposta di dialogo sulle "riforme" lanciata con forza da Veltroni e Franceschini.

Il segretario del PD incontrò quindi, in rapida successione, i leader della maggioranza e dell'ex-CdL per discutere e cercare di trovare un accordo su una nuova legge elettorale, e sulla riforma dei regolamenti parlamentari e della parte II della Costituzione: il 26 novembre Veltroni vide Gianfranco Fini, Italo Bocchino e Vincenzo Nespoli di Alleanza Nazionale; il 28 Pier Ferdinando Casini, Lorenzo Cesa e Rocco Buttiglione dell'UDC; il 29 Roberto Maroni, Roberto Calderoli e Andrea Gibelli della Lega Nord, Lamberto Dini dei Liberaldemocratici e Oliviero Diliberto dei Comunisti Italiani; il 30 Fabio Mussi di Sinistra Democratica e infine Silvio Berlusconi e Gianni Letta di Forza Italia.

Nel mese di gennaio 2008, tuttavia, il governo Prodi II cadde a seguito della crisi politica innescata da Clemente Mastella. Il PD di Veltroni appoggiò il tentativo di formare un governo attorno ad una convergenza fra le forze politiche sulla riforma elettorale, affidato dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano al presidente del Senato Franco Marini (egli stesso del PD). Tuttavia il tentativo non riuscì per la ferma opposizione di Berlusconi e del centro-destra, ora ricompattato dalla prospettiva di una vittoria elettorale imminente.

Nei giorni successivi allo scioglimento delle Camere, il PD scelse di formare le sue alleanze "esclusivamente su base programmatica", il che si risolse con l'esclusione di ogni apparentamento con la Sinistra Arcobaleno e con - invece - la formazione di una coalizione con l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. Si giunse anche ad un accordo con i Radicali italiani, che implicò l'inserimento di alcuni loro esponenti nelle liste del PD. Nonostante gli sforzi, non si giunse a un accordo con il Partito Socialista, il quale non accettò di rinunciare al suo simbolo per inserire suoi esponenti nelle liste del PD, e presentò una lista separata indipendente.

Dopo la presentazione delle liste ufficiali dei candidati scoppiò una polemica interna al Partito a causa di alcune esclusioni eccellenti. L'esclusione di Ciriaco De Mita e quella di Giuseppe Lumia, ex-Presidente della Commissione Antimafia, furono motivate dall'esigenza di partito di non candidare persone con più di tre legislature. A questa regola generale si sono fatte 32 deroghe per i cosiddetti "big" del partito, tra cui lo stesso Walter Veltroni.

Alle elezioni politiche del 2008 PD e Italia dei Valori raccolgono complessivamente il 37,546% dei consensi alla Camera, contro il 46,811% della coalizione Il Popolo della Libertà - Lega Nord - Movimento per l'Autonomia guidata da Silvio Berlusconi, e il 38,010% al Senato, contro il 47,320% della coalizione avversaria. Singolarmente il Partito Democratico ha ottenuto rispettivamente il 33,17% e il 33,69% dei suffragi. Il 16 aprile 2008 viene resa nota una lettera risalente al precedente 23 marzo, giorno di Pasqua, in cui Romano Prodi informava il segretario Veltroni di voler abbandonare l'incarico di presidenza del Partito, per fare spazio a una nuova generazione dirigente.

Dopo le elezioni in Sardegna del 14-15 febbraio, dove Renato Soru, governatore uscente e uomo di punta del PD viene nettamente sconfitto dal candidato del PDL Ugo Cappellacci, in considerazione di questo e di altri risultati negativi del Partito in consultazioni elettorali precedenti e le forti critiche alla sua gestione, Veltroni si dimette da segretario, aprendo così la crisi. Viene riunita sabato 21 febbraio l'Assemblea Costituente, chiamata a decidere come uscire dal momento di difficoltà e quale strada intraprendere. Si fronteggiano due linee: da una parte chi vuole andare subito a primarie, a cui far seguire un congresso per lanciare una nuova fase del partito, cambiando profondamente le leadership della classe dirigente del Partito e proponendo alla segreteria temporaneamente Arturo Parisi; dall'altra parte coloro i quali ritengono sia dannoso aprire la fase congressuale in quel momento, data la vicinanza delle Elezioni Europee, preferendo confermare alla guida del Partito il vicesegretario di Veltroni, Dario Franceschini.

Convocata dopo le dimissioni di Veltroni, l'Assemblea Costituente (presieduta da Anna Finocchiaro, essendo vacante la carica di Presidente del PD) ha eletto, con 1047 preferenze, Dario Franceschini nuovo segretario nazionale del Partito, contro i 92 voti raccolti da Arturo Parisi.

Il nuovo segretario, eletto con il compito di portare il partito alle Elezioni Europee e al Congresso di autunno, annuncia di volere cominciare una nuova fase nel Partito, basata su inedite e giovani personalità, caratterizzata da una opposizione più ferma al Governo, mettendo da parte i "capibastone" e coinvolgendo maggiormente amministratori locali e dirigenti territoriali. Con l'elezione di Franceschini, sono decaduti gli organi direttamente nominati da Veltroni, in primis il Governo ombra. Sono stati poi nominati una nuova segreteria e nuovi responsabili per tematiche politiche.

La collocazione europea è uno dei principali nodi da sciogliere per il Partito Democratico, diviso tra un'anima di matrice socialdemocratica e un'altra cattolico-riformista: gli ex-DS, infatti, fanno parte del Partito Socialista Europeo, mentre la Margherita nel 2004 ha fondato un Partito Democratico Europeo che siede nell'area liberaldemocratica.

Tra le maggiori preoccupazioni, specularmente delle minoranze diessine e dell'ala popolare della Margherita, c'è l'idea di rinuncia delle proprie identità storiche in un progetto che potrebbe condurre ad avere un partito senza identità ideologiche oppure l'appiattimento delle varie aree sulle posizioni di una sola. Quello della collocazione europea è il motivo che ha indotto la minoranza DS guidata da Gavino Angius (in seguito rientrato) a non aderire al partito, sostenendo appunto che mancasse un richiamo forte del partito all'appartenenza al PSE.

A tal proposito, il PSE, nel 7° congresso tenuto a Oporto, ha modificato il proprio statuto definendosi come forza politica aperta a tutti i partiti europei "di ispirazione socialista, progressista e democratica", prospettando la possibilità di un allargamento a partiti e movimenti progressisti che non provengono necessariamente dallo storico campo del socialismo europeo. Tale modifica è stata considerata un'apertura nei confronti delle istanze avanzate dalla Margherita in Italia, anche se il partito ha rimarcato di non volere che il PD aderisca tout-court al PSE, semmai che intraprenda con esso un rapporto di collaborazione nell'alveo di un nuovo centrosinistra europeo.

In questa direzione va anche la posizione di Romano Prodi che, in sede di Assemblea Costituente, ha sostenuto che sarà l'Italia ad anticipare l'Europa nella creazione di un contenitore delle forze progressiste e democratiche. In sede europea, infatti, i parlamentari europei del PD mantengono la loro collocazione originaria (divisi tra PSE e ALDE) fino alle elezioni europee del 2009, dopodiché sarà stabilita una collocazione unitaria. Il segretario Dario Franceschini ha ribadito tuttavia che il PD non entrerà nel PSE, ma "non potrà mai stare in un luogo in cui non sia insieme a i socialisti europei".

A livello centrale il massimo organismo che dirige il partito fra un congresso e l'altro è l'Assemblea Nazionale. Organo esecutivo sono la Segreteria Nazionale, collegio che aiuta il lavoro del segretario nazionale. An e Sn restano in carica quattro anni. L'organo esecutivo di indirizzo politico dell'An è il Coordinamento Nazionale. Il Cn è detta Direzione Nazionale quando comprende il Segretario Nazionale, il Presidente dell’Assemblea Nazionale, Il Vicesegretario, il Tesoriere, il massimo dirigente dell’Organizzazione giovanile, i Presidenti dei Gruppi parlamentari italiani ed europei, i Segretari Regionali, 20 personalità del mondo della cultura, dell’associazionismo, del lavoro e dell’impresa indicate dal Segretario, i Presidenti di Regione, i Sindaci delle Aree Metropolitane e i Presidenti delle Province con più di 3 milioni di abitanti e i presidenti di Anci, Upi e Uncem, gli ex Presidenti delle Camere e del Consiglio dei Ministri, i vicepresidenti di Camera e Senato e Parlamento Europeo, i vicepresidenti dei gruppi parlamentari italiani ed europei del PD, i presidenti di Commissioni parlamentari di Camera e Senato, i candidati alle Primarie, i Presidenti e i relatori delle Commissioni costituenti Statuto, Manifesto dei valori, Codice Etico, 5 giovani espressione della organizzazione giovanile del PD, i Giovani Democratici.

L'attuale Dn è stata eletta il 20 giugno 2008 ed è composta circa al 50% da ex-DS, al 23% da popolari, 10% da bindiani, 10% rutelliani, 7% lettiani.

A livello periferico il PD mutua l'organizzazione federale che era di DL.

Per i risultati regione per regione, vedi la pagina: Risultati elettorali del Partito Democratico per regione italiana.

L'organo di proprietà del PD è Europa, vecchio quotidiano della Margherita. Possono, tuttavia, essere considerati filo-democratici i quotidiani l'Unità, già vicino ai DS e Il Riformista, diretto dall'ex-senatore Antonio Polito. Anche La Repubblica, quotidiano non sportivo più venduto in Italia, ha una linea editoriale considerata vicina al PD. E' stato inoltre pubblicato anche un numero 0 di un periodico, PD.

Recentemente è stato varato il canale televisivo YouDem, che trasmette in streaming sul proprio sito Internet e via satellite sul canale 813 di SKY. Vicina al PD è anche Red TV che fa capo alla corrente di Massimo D'Alema.

A proposito di propaganda, ha creato scalpore un manifesto a favore della manifestazione di piazza del 25 ottobre in cui nella foto, che ritrae una folla, vi sono suore e frati. La foto risale alla massa oceanica che rese omaggio alla salma di Giovanni Paolo II nel 2005.

L'articolo 30 dello Statuto del partito recita che il PD «ai sensi dell’articolo 18 della Costituzione, favorisce la libertà e il pluralismo associativo e stabilisce rapporti di collaborazione con fondazioni, associazioni ed altri istituti, nazionali ed internazionali, a carattere politico-culturale e senza fini di lucro, garantendone e rispettandone l’autonomia». «Tali fondazioni, associazioni ed istituti» vengono considerati «strumenti per la divulgazione del sapere, il libero dibattito scientifico, la elaborazione politico-programmatica» e le loro iniziative «non sono soggette a pareri degli organi del Partito Democratico».

Per tale motivo diversi esponenti nel PD hanno promosso da subito fondazioni e associazioni o hanno rilanciato quelle che già preesistevano al PD. L'attività febbrile intorno alle fondazioni democratiche ha fatto sì che da più parti si parlasse di vera e propria attività correntizia più o meno occulta. Non essendo però stato convocato alcun congresso nazionale, non è ancora dato di parlare di correnti in senso classico, e del resto uno stesso esponente democratico può essere iscritto a più fondazioni e associazioni, così come quest'ultime spesso iscrivono anche soggetti esterni al PD quando non iscritte ad altri partiti.

È la corrente d'ispirazione socialdemocratica che raggruppa la parte della vecchia maggioranza dei DS fedele all' ex segretario Walter Veltroni. I suoi aderenti sono stati tra i più fedeli sostenitori della nascita del PD all'ultimo congresso DS. I suoi maggiori esponenti sono Goffredo Bettini, Piero Fassino, Anna Finocchiaro e Giovanna Melandri.

I Veltroniani hanno presentato liste comuni per l'elezione dell'Assemblea Costituente, denominate Democratici con Veltroni, con i Dalemiani, i Popolari, i Rutelliani, i Cristiano Sociali, esponenti della società civile. La lista Democratici con Veltroni ha ottenuto il 43,7% dei voti a livello nazionale, con un forte radicamento nel centro del Paese. Va detto che in alcune circoscrizioni la lista si è aggregata ad altri gruppi, mente in altre (segnatamente in Campania) alcune correnti, come i Popolari e i Rutelliani, hanno presentato liste separate dal gruppo dei Veltroniani. Alcuni Veltroniani, tra i quali Giovanna Melandri, hanno animato la lista Ambiente, Innovazione, Lavoro.

I membri della corrente sono in genere favorevoli al sistema elettorale uninominale, magari con doppio turno, e vedono di buon occhio il semipresidenzialismo. In tema di alleanze sono contrari a ricomporre una vasta coalizione di centro-sinistra "solo per vincere" ma vogliono invece un nuovo centro-sinistra basato sul programma di governo.

Oltre ai veltroniani in senso stretto, possono essere considerati veltroniani in senso lato molti esponenti di altre correnti che sono molto vicini a Veltroni: dai popolari Dario Franceschini ora nuovo segretario, e Antonello Soro ai cristiano-sociali Giorgio Tonini e Stefano Ceccanti, dall'ecologista Ermete Realacci al prodiano Salvatore Vassallo, dal liberal Enrico Morando a Vincenzo Vita della sinistra interna.

È la componente di origine democristiana e di ispirazione cristiano-sociale che s'incardina nell'associazione I Popolari, erede del disciolto Partito Popolare Italiano. I Popolari, dopo avere a lungo mantenuto la maggioranza ne La Margherita, hanno deciso insieme alle altre principali correnti di questa, di superarne l'esperienza politica e di partecipare al progetto costituente del Partito Democratico. Riguardo alla collocazione europea del PD, i Popolari sono contrari al suo eventuale ingresso nel Partito del Socialismo Europeo, come caldeggiato dalle correnti ex-DS.

Ampi settori della CISL e delle ACLI afferiscono a questa tendenza interna. I maggiori esponenti sono Franco Marini, Giuseppe Fioroni, Dario Franceschini, Antonello Soro e Pierluigi Castagnetti. Ciriaco De Mita ha lasciato il partito il 20 febbraio 2008, dopo il rifiuto opposto dalla dirigenza, e in particolare da Veltroni, di candidarlo al Parlamento per la dodicesima legislatura. Alle primarie i Popolari, candidati nelle liste Democratici con Veltroni, hanno eletto almeno 600 membri nell'Assemblea Costituente. Il gruppo - che sostiene Veltroni - si è recentemente organizato nell'associazione "Quarta Fase" guidata da Fioroni e Franceschini e ha promosso la fondazione "Persone, Comunità, Democrazia", presieduta da Castagnetti. Pochi esponenti dei Popolari, soprattutto calabresi, hanno invece aderito a ReD, l'organizzazione che fa capo a D'Alema.

È una corrente d'ispirazione prevalentemente socialdemocratica che raggruppa gli uomini vicini a Massimo D'Alema, come Pierluigi Bersani, Nicola Latorre, Marco Minniti, Barbara Pollastrini e Michele Ventura. I dalemiani propongono una linea diversa da quella di Veltroni in riferimento alle alleanze e alla struttura del partito. A questo gruppo storico si sono recentemente uniti Enrico Letta, alcuni ex-Ulivisti che avevano sostenuto la sua candidatura alle primarie del PD, tra i quali Paolo De Castro e Francesco Boccia, e alcuni Popolari, come Nicodemo Oliverio. Il gruppo è molto vicino alla Fondazione Italianieuropei, attorno alla quale ha formato un'associazione di parlamentari, denominata Riformisti e Democratici (ReD), che comprende oltre cento eletti nelle file del PD. Paolo De Castro, anello di congiunzione tra D'Alema e Prodi, è stato designato presidente, Lino Duilio, popolare ed ex-animatore di Italia Popolare - Movimento per l'Europa, vice presidente e Michele Ventura coordinatore.

I Rutelliani, detti in precedenza anche Democratici Rinnovatori o Coraggiosi, sono una corrente di orientamento centrista guidata da Francesco Rutelli, Paolo Gentiloni e Linda Lanzillotta, Renzo Lusetti e Rino Piscitello. Alle primarie i centristi rutelliani hanno eletto più di 230 membri nell'Assemblea Costituente, candidati nelle liste Democratici con Veltroni.

Al Manifesto dei Coraggiosi hanno aderito, tra gli altri, il gruppo dei Teodem, Tiziano Treu, Luigi Zanda, Antonio Polito, Ermete Realacci, Antonio Maccanico, Sergio Chiamparino, Massimo Cacciari, Filippo Penati, Enrico Gasbarra e Andrea Olivero (presidente delle ACLI). Al gruppo di Rutelli fanno riferimento anche i Socialisti Democratici per il Partito Democratico e alcuni politici vicini a Lamberto Dini che però hanno deciso di non seguirlo nei Liberaldemocratici.

Il gruppo ha manifestato insofferenza verso la cosiddetta "sinistra radicale", area politica corrispondente a La Sinistra - l'Arcobaleno alleata al PD fino al 2008. Alla corrente fanno riferimento molti laici, liberali e socialdemocratici (molti dei quali provenienti dalla componente rutelliana de La Margherita), così come molti cattolici d'ispirazione moderata che non si riconoscono né nel gruppo dei Popolari né degli Ulivisti né dei Cristiano Sociali, tutti percepiti come troppo a sinistra.

Diversi firmatari del Manifesto dei Coraggiosi hanno comunque firmato, nel gennaio 2008, anche il manifesto per la costituzione della corrente detta Liberal PD (vedi oltre), altri sono tra gli animatori degli Ecologisti Democratici. Sebbene molti membri del gruppo sostengano Veltroni, una delle principali battaglie della corrente è quella riguardo alla collocazione europea del PD, fatta in alleanza con I Popolari: i Rutelliani sono nettamente contrari al suo eventuale ingresso nel Partito del Socialismo Europeo, come caldeggiato dalla sinistra interna e dai Dalemiani. Infine alcuni esponenti cattolici rutelliani, tra i quali Renzo Lusetti, si sono uniti ai Teodem per dare vita a una nuova associazione denominata Persone e Reti (PeR).

I Liberal PD la corrente di orientamento socio-liberale. Orfana di Lamberto Dini e dei suoi Liberal Democratici, che hanno deciso di non entrare nel PD sostenendo che l'identita "liberaldemocratica" sarebbe stata schiacciata nel nascente partito, è stata costituita il 26 gennaio 2008 da Enzo Bianco, Valerio Zanone, Enrico Morando (ex-leader dei Liberal DS) e Franco Bassanini. Fra le oltre 40 personalità di spicco che hanno firmato il manifesto dell'area ricordiamo gli ex-ministri Giuliano Amato, Linda Lanzillotta e Paolo Gentiloni.

Hanno aderito all'area molti ex-Socialisti, fra cui Giuliano Amato, Enrico Manca e Salvo Andò, la maggior parte degli ex-Repubblicani del partito, fra cui Antonio Maccanico, Stefano Passigli, Andrea Manzella, Massimo Livi Bacci, Giorgio Bogi (già leader di Sinistra Repubblicana), Giuseppe Ossorio (già leader dei Repubblicani Democratici), degli ex-Liberali, inclusi gli appartenenti a Sinistra Liberale, tra cui Beatrice Rangoni Machiavelli, patron dell'Internazionale Liberale. Alla corrente fa riferimento il Gruppo italiano dell'Internazionale Liberale.

Al gruppo fa riferimento anche Luciana Sbarbati e il suo Movimento Repubblicani Europei.

Gli Ecologisti Democratici (EcoDem) sono la corrente ambientalista del PD, costituita principalmente da ex-Verdi transitati per DL (Ermete Realacci, Roberto Della Seta, Francesco Ferrante) o per i DS (Edo Ronchi, Luigi Manconi, Sergio Gentili). Alle primarie sono stati eletti oltre 100 EcoDem all'Assemblea Costituente.

La maggioranza degli Ecodem si è presentata alle primarie all'interno della lista Con Veltroni. Ambiente, Innovazione, Lavoro, capeggiata da Ermete Realacci, Giovanna Melandri, Cesare Damiano e Luigi Nicolais. La lista ha ottenuto l'8,1% dei consensi, pur essendo presente in modo autonomo solo in 20 circoscrizioni su 29. Da segnalare il dato di Milano: Con Veltroni. Ambiente, Innovazione, Lavoro, Sinistra ha ottenuto il 32,21% dei consensi, risultando la prima lista della città.

È l'area più vicina a Romano Prodi e alla sua idea di Partito Democratico. Gli Ulivisti enfatizzano molto l'apertura del PD alla società civile e la democrazia interna al partito. In occasione delle primarie per la scelta del segretario, gli Ulivisti si sono divisi in due correnti che si muovono in modo autonomo all'interno del partito: uno più di sinistra guidato da Rosy Bindi e uno più centrista guidato da Enrico Letta, il quale è ora alla guida di un gruppo autonomo.

I sostenitori di Bindi includevano Arturo Parisi, Mario Barbi, Giulio Santagata, Sandra Zampa, Sandro Gozi, Franco Monaco, Marina Magistrelli, Gad Lerner, Gianfranco Morgando, Nando Dalla Chiesa, Vittorio Prodi, Roberto Zaccaria, Giovanni Bachelet, Franca Chiaromonte e Albertina Soliani. Bindi fu sostenuta anche dal Partito Democratico Meridionale di Agazio Loiero e da alcuni membri dell'associazione I Popolari, di cui sono membri sia la Bindi sia Letta.

Gli Ulivisti hanno le loro roccaforti nell'Italia settentrionale, specie in Veneto, Lombardia e Piemonte, ma la Bindi, che ottenne il 13,9% del voto a livello nazionale, ebbe il suo miglior risultato in Calabria (31,3%) grazie al supporto di Loiero..

Nel luglio 2008 il gruppo della Bindi (Bachelet, Morgando, Zaccaria, Magistrelli, Dalla Chiesa) ha costituito Democratici Davvero, un'associazione separata. Motivo della separazione fu che Bindi era molto meno critica nei confronti del segretario Walter Veltroni e preferiva collaborare con lui invece di opporvisi. Gli Ulivisti (Parisi, Barbi, Lerner, Zampa, Monaco, Gozi, Santagata) decisero di continuare la loro opposizione frontale a Veltroni, in specie denunciando la sua linea politica e la mancanza di democrazia interna.

Il 21 febbraio 2009 Arturo Parisi presentò in Assemblea Nazionale la propria candidatura alla segreteria del partito: aiutato dallo sfidante Dario Franceschini nella raccolta delle firme necessarie, ricevette 92 voti (7,3%).

Il gruppo, guidato da Rosy Bindi, comprende principalmente esponenti cristiano sociali e socialdemocratici. Come gli Ulivisti, sono stati forti sostenitori di Romano Prodi e vogliono che il partito si radichi nella tradizione dell'Ulivo. Alle elezioni primarie del 2007 Rosy Bindi fu sostenuta dalla maggioranza degli Ulivisti, dal Partito Democratico Meridionale di Agazio Loiero e ad alcuni membri dell'associazione I Popolari, cui è iscritta anche la Bindi. Gli Ulivisti hanno le loro roccaforti nell'Italia settentrionale, specie in Veneto, Lombardia e Piemonte, ma la Bindi, che ottenne il 13,9% del voto a livello nazionale, ebbe il suo miglior risultato in Calabria (31,3%) grazie al supporto di Loiero. Nel luglio 2008 la Bindi e il suo gruppo (Giovanni Bachelet, Gianfranco Morgando, Roberto Zaccaria, Marina Magistrelli, Nando Dalla Chiesa) hanno rotto con gli Ulivisti, molto più critici della linea politica impressa al PD da Walter Veltroni e dello standard di democrazia del partito.

Enrico Letta, che ha presentato liste autonome (denominate Democratici per Letta) rappresenta la componente ulivista di formazione cattolico-liberale, sulla scia della scuola di Beniamino Andreatta e dello stesso Romano Prodi). Va sottolineato che Letta, oltre ad essere stato un convinto sostenitore di Prodi, è anche membro dell'associazione I Popolari. Tra i sostenitori di Letta figuravano, tra gli altri, il ministro Paolo De Castro, Renato Soru (e il suo Progetto Sardegna), Umberto Ranieri (DS), Gianni Pittella (capodelegazione italiano del PSE al Parlamento Europeo), Vito De Filippo, Gian Mario Spacca, Lorenzo Dellai e Marco Stradiotto.

La lista a sostegno di Letta si è fermata all'11,0% dei voti, forte dei buoni risultati al Nord (16,6% in Lombardia 1, 15,3% in Veneto 1, 21,6% in provincia di Bolzano e 25,9% in provincia di Trento, grazie al sostegno di Lorenzo Dellai), in alcune regioni del Sud (26,5% in Puglia e 27,4% in Basilicata) e nella Circoscrizione Estero (15,7%).

Letta sta organizzando la sua Associazione 360, che propone con forza un'alleanza con l'Unione dei Democratici Cristiani e di Centro, a scapito dell'Italia dei Valori.

A Sinistra è la corrente di sinistra interna, che individua come temi principali del suo impegno quelli dell'appartenenza al socialismo europeo, dei diritti della persona, dello sviluppo sostenibile e della tutela dell'ambiente, della sicurezza, della laicità e dei saperi. Vuole un PD chiaramente di sinistra e socialista, figlio delle culture politiche del Partito Comunista Italiano e del Partito Socialista Italiano. Le ideologie di riferimento di A Sinistra sono il socialismo democratico e la socialdemocrazia classica. Principali esponenti sono Livia Turco (iscritta anche a Riformisti e Democratici), Sergio Gentili, Massimo Brutti, Vincenzo Vita.

Si presenta come l'evoluzione della lista A Sinistra per Veltroni, che alle primarie del 2007, chiedendo un forte ancoraggio al Partito del Socialismo Europeo e all'Internazionale Socialista, un impegno per salvaguardare la Costituzione Italiana e soprattutto difendendo i principi lavoristi, ha ottenuto il 7,7% (con picchi del 30% nelle regioni rosse dove era più radicata la presenza dei DS), eleggendo oltre 300 delegati all'Assemblea Costituente. Va detto che in alcune circoscrizioni non è stata presentata una lista autonoma A Sinistra per Veltroni, ma, dove era presente (15 circoscrizioni su 29), essa ha ottenuto ottimi risultati, tra i quali il 32,7% in Piemonte 1 e il 27,1% in Lazio 1. La lista era sostenuta, tra gli altri, da Giorgio Ruffolo, uno dei redattori della Carta dei Valori del partito.

Il 18 gennaio 2008 un gruppo di dirigenti di Sinistra Democratica (perlopiù ex-esponenti della mozione Mussi e rappresentanti del mondo sindacale come Famiano Crucianelli, Olga D'Antona, Paolo Nerozzi e Massimo Cialente) solleva delle forte critiche al proprio partito invocando una «sinistra per il paese». L'8 febbraio Crucianelli annuncia sul quotidiano Europa la sua uscita da SD per il PD. Altri faranno lo stesso il 24 febbraio con una manifestazione alla quale partecipa anche Veltroni e che vede aderirivi anche ex-esponenti di alcuni partiti della c.d. "sinistra radicale", come l'ex-ministro Alessandro Bianchi (indipendente del Partito dei Comunisti Italiani) e l'ex-senatore Gianfranco Pagliarulo, passato in SD attraverso l'Associazione Sinistra Rossoverde. Da qui lì'idea di costituire il 7 marzo l'associazione Una Sinistra per il Paese. Il 23 aprile l'associazione organizza un primo incontro con la sinistra del PD (Vita, Turco). Il 14 giugno l'associazione avvia di fatto la fuzione con la sinistra del PD e muta nome in Sinistra per il Paese.

L'unione fra Sinistra per il Paese e le correnti PD che avevano sostenuto la lista A Sinistra per Veltroni (Democratici, Laici e Socialisti, fondata da quei sostenitori delle mozione Angius che decisero di non seguirlo in Sinistra Democratica e di rimanere invece nei DS, Dì Sinistra, formata dai sostenitori della mozione Mussi che presero la stessa decisione, Laburisti - Socialisti Liberali, i cui principali esponenti hanno aderito al Partito Socialista), viene ufficializzata il 5 luglio 2008. Il 20 settembre 2008 l'unificazione è completata con la costituzione di A Sinistra mediante un'assemblea fondativa che ne approva lo statuto e il manifesto.

I Cristiano Sociali (CS) sono un'associazione, nata come partito nel 1993 e confluita nei DS nel 1998, che, dopo aver rappresentato i valori cristiano-sociali all'interno dei DS, continua la sua attività nel nuovo partito. Oltre ai membri storici (Mimmo Lucà, Giorgio Tonini, Luigi Viviani, Aldo Preda, Franco Chiusoli, Stefano Ceccanti, Marcella Lucidi, Franco Passuello e Domenico Maselli), anche altre importanti personalità del mondo cattolico vicine al centro-sinistra e politici aderenti al PD hanno firmato il loro appello intitolato Cristiani per il Partito Democratico: Giovanni Bianchi, Valentino Castellani, Giovanni Colombo, Paolo Corsini, Luigina Di Liegro, Francesco Saverio Garofani, Franca Gorrieri, Giuseppe Lumia, Sergio Marelli, Ignazio Marino e Bruno Marziano. Alle primarie i CS hanno presentato loro candidati nelle liste Democratici con Veltroni e sono considerati molto vicini al segretario PD.

Il gruppo, con il nome di Socialisti Europei, fu costituito nel 2006 da Gavino Angius e Giuseppe Caldarola come corrente nei Democratici di Sinistra in disaccordo sulle modalità di costruzione del Partito Democratico, che ritenevano esclusive dei principi di laicità e dell'appartenenza al Partito del Socialismo Europeo.

Dopo la decisione dei DS di sciogliersi nel PD nell'aprile 2007, alcuni membri (Mauro Zani, Massimo Brutti, Sergio Gentili, Giuseppe Caldarola ed altri) vi aderirono, mentre Gavino Angius, Alberto Nigra, i deputati Franco Grillini e Fabio Baratella e i senatori Roberto Barbieri e Accursio Montalbano costituirono insieme ai sostenitori della mozione Mussi il movimento Sinistra Democratica.

Presto Angius e i suoi compagni capirono che il nuovo partito si stava spostando troppo a sinistra verso una stretta alleanza con il Partito della Rifondazione Comunista, il Partito dei Comunisti Italiani e la Federazione dei Verdi invece di formare un'alleanza con i Socialisti Democratici Italiani, aderenti come SD al PSE.

Nel settembre 2007 il gruppo di Angius ruppe con SD e partecipò alla costituzione del Partito Socialista. Da allora prese il nome attuale ed ottenne l'adesione di Valdo Spini.

Dopo la pesante sconfitta del PS nelle elezioni politiche del 2008 il gruppo di Angius sostenne la candidatura di Riccardo Nencini, poi vincente, alla segreteria del Partito. Nel settembre 2008, Angius dichiarò che "la Costituente Socialista ha fallito" e che il partito avrebbe dovuto cooperare con, e possibilmente dentro, il PD alla costruzione di un "nuovo centrosinistra riformista". Nell'ottobre 2008 il gruppo abbandonò il PS per unirsi al PD, proponendo che l'intero partito lo seguisse. Aderì al PD anche Cinzia Dato, già ex-liberale di DL, mentre Spini decise di non lasciare il PS.

I Teodem sono una corrente di stampo democristiano e cristiano-sociale che rappresenta la "destra" del PD sul fronte dei temi etico-sociali. Del gruppo fanno parte cinque deputati (Luigi Bobba, Paola Binetti, Enzo Carra, Marco Calgaro e Donato Mosella) e sei senatori (Benedetto Adragna, Emanuela Baio Dossi, Egidio Banti, Cristina De Luca, Luigi Lusi e Antonino Papania), tutti molto vicini a Rutelli, loro mentore politico. Una settima senatrice, Dorina Bianchi, faceva parte del gruppo, ma lo ha lasciato prima di essere nominata capogruppo del partito in Commissione Sanità della Camera.

I Teodem si sono caratterizzati per un forte attivismo nel campo dei temi etici, a partire dal referendum sulla procreazione medicalmente assistita, l'opposizione ai DICO e le dure critiche alle norme anti-omofobia incluse nel Trattato di Amsterdam. Ciò non significa che essi assumano posizioni conservatrici in tutti i campi: per esempio, aderiscono all'impostazione cristiano-sociale in campo economico.

Nel settembre 2008 alcuni teodem, guidati da Luigi Bobba e Paola Binetti, hanno dato vita all'associazione Persone e Reti (PeR), assieme ad alcuni cattolici rutelliani come Renzo Lusetti e con la "benedizione" di Rutelli.

I Radicali di Marco Pannella ed Emma Bonino sono entrati a far parte del Partito Democratico qualche mese prima delle elezioni politiche 2008, pur mantenendo in vita il loro partito d'origine.

Si distinguono per il loro attivismo nelle battaglie per la laicità, per la libertà di ricerca scientifica e di cura, per la legalizzazione delle droghe leggere, e per tutti i temi cari storicamente al Partito Radicale.

Sono presenti in parlamento con 6 deputati e 4 senatori, tutti iscritti ai gruppi parlamentari del PD (salvo il senatore Villari, iscritto al Gruppo Misto).

Per la parte superiore



Gaetano Dentamaro

Gaetano Dentamaro (Siracusa, 19 settembre 1962) è un giornalista italiano, militante radicale.

Sposato con due figli, vive a Roma. Per Radio Radicale, tra il 1982 e il 1996, ha curato la rubrica Le Interviste per Strada di Gaetano Dentamaro, raccogliendo diverse decine di migliaia di opinioni di gente comune sulla politica, il governo ed in particolare su Marco Pannella e il Partito Radicale. Negli anni ottanta è con Olivier Dupuis (poi segretario del Partito radicale transnazionale), Sandro Ottoni e altri, tra i protagonisti del rilancio dell'obiezione di coscienza come disobbedienza civile (affermazione di coscienza) per la sopravvivenza dei milioni di persone condannate allo sterminio per fame e per il federalismo europeo. Nel 1978 è tra i membri fondatori della Lega Socialista per il Disarmo (LSD), con Francesco Rutelli, Gianfranco Spadaccia, Adele Faccio. Renitente alla leva, il 12 maggio 1985 si consegna recandosi a votare per le elezioni amministrative. È incarcerato per tre settimane al Forte militare di Boccea a Roma, poi rimesso in libertà fino al sopraggiungere di amnistia. L'annuncio dell'arresto è dato il giorno prima in esclusiva dal quotidiano Reporter, diretto da Adriano Sofri, che dedica a Dentamaro e alla battaglia per l'affermazione di coscienza un'intervista di due pagine.

Nel 1976, non ancora quattordicenne, aderisce al Partito Radicale a seguito dello sciopero della sete di Marco Pannella, Emma Bonino, Adelaide Aglietta, Gianfranco Spadaccia e Mauro Mellini per ottenere spazi di informazione adeguati nelle tribune elettorali della RAI in occasione della presentazione di liste radicali alle elezioni politiche per la prima volta. Si iscrive all’associazione radicale dell’EUR di cui è segretario Francesco Rutelli ed inizia la sua militanza radicale impegnandosi nella raccolta di firme per gli "8 referendum" e nelle lotte antimilitariste e nonviolente contro il riarmo e per l’obiezione di coscienza al servizio militare. Fa parte del Comitato Romano Antimilitaristi Nonviolenti (CRAN) organizzando azioni dirette nonviolente e manifestazioni non autorizzate per la difesa dei diritti civili e contro la legge Reale e i decreti antiterrorismo del governo Cossiga.

Nel 1982, a seguito del colpo di stato realizzato in Polonia dal generale Wojciech Jaruzelski, organizza manifestazioni nonviolente di solidarietà in diversi paesi dell’Europa dell’Est; partecipa alla manifestazione in Romania ed è fermato dalla Polizia a Bucarest sulla Piazza dell'Armata mentre legge il testo del volantino con gli antimilitaristi francesi Gerard Boucard e Philippe Ognon. Altre manifestazioni si svolgono in contemporanea nelle altre capitali del Patto di Varsavia.

Nel 1984, con la Lega per il Disarmo Unilaterale (formata dalla fusione della LSD con la Lega per il Disarmo Unilaterale dell'Italia fondata dallo scrittore Carlo Cassola) e con il Partito Radicale, è fortemente critico delle posizioni ideologiche espresse dal “movimento per la pace” contro il dispiegamento degli euromissili: ribadisce la necessità di "costruire la pace" con azioni concrete per salvare le popolazioni colpite dalla fame e la necessità di leggi, italiane ed europee, adeguate a questo scopo. Con altri militanti radicali, tra cui Bruno Petriccione, segretario della LDU, Alfonso Navarra, antimilitarista, Paolo Pietrosanti, membro del Consiglio Generale del PR, sotto lo slogan "Diserta, soldato della morte" “invade” l'aeroporto Magliocco a Comiso, (Ragusa), una delle basi militari prescelte per l'installazione degli euromissili: arrestato, è detenuto per otto giorni a Ragusa. Ancora in stato di libertà provvisoria, ripete l'azione nonviolenta alla base di Ghedi (Brescia), con Lucio Bertè e altri militanti radicali. I reati ("introduzione clandestina in base militare" e "istigazione di militare a disobbedire alla legge") in seguito sono cancellati dall'intervenuta amnistia.

Per le sue attività di militante radicale negli anni successivi sarà espulso da Jugoslavia e Turchia. Tra il 1985 e il 1987 è tra gli organizzatori dell'attività transnazionale del Partito Radicale: per sei mesi è con Andrea Tamburi in Grecia, dove gli antimilitaristi si battono per l'ottenimento di una legge per il servizio civile, per sostenere l'obiettore di coscienza greco Mikalis Maragakis, condannato a quattro anni di carcere. A questo scopo è tra i promotori della petizione per una direttiva europea sul diritto al servizio civile e per l'obiezione di coscienza e del convegno antimilitarista che si svolge a Strasburgo in occasione della consegna delle oltre 30.000 firme raccolte.

Eletto più volte nel Consiglio Generale del Partito Radicale transnazionale, candidato nelle liste radicali in occasione di elezioni italiane ed europee, nel dicembre del 2000 partecipa all’organizzazione delle elezioni on-line del comitato di Radicali Italiani presentando la lista dei “Radicali3000-antiproibizionisti su tutto”, che vede come capolista Luca Coscioni. Tra febbraio e marzo del 2001 intraprende un digiuno di dialogo con il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi per oltre trenta giorni, a seguito del comportamento scorretto delle emittenti televisive italiane nei confronti dei radicali alla vigilia delle elezioni politiche. Fa parte del Consiglio direttivo ed è direttore editoriale di Non c'è Pace Senza Giustizia, l'associazione radicale sui temi della giustizia internazionale, della democrazia e contro la pratica delle mutilazioni genitali femminili.

Le “Interviste per strada di Gaetano Dentamaro” è il nome della rubrica che va in onda sulle frequenze nazionali di Radio Radicale dal novembre del 1982: trenta minuti di interviste in presa diretta realizzate in tutta Italia nei luoghi più diversi della vita quotidiana, dai mercati rionali alle fermate dell’autobus, o nelle piazze teatro di comizi politici o manifestazioni di altro genere. L’appuntamento con le opinioni dei cittadini comuni, che dicono la propria sulla politica, sui politici, sui partiti, diventa anche un caso politico e mediatico. Il primo a parlarne è il critico e giornalista Sergio Saviane, titolare della rubrica di critica radiofonica e televisiva sul settimanale L'espresso, il 3 gennaio 1983. Il Partito Radicale decide di utilizzare una delle risposte più diffuse tra la gente alle domande sui “politici” per lo slogan di una raccolta firme su proposte di legge d'iniziativa popolare e petizioni su pensioni e lotta allo sterminio per fame nel mondo: Non è vero che i politici (e la politica) 'sono tutti uguali'. Saviane recensisce il programma ancora nel 1984 e nel 1987, scrivendo tra l'altro: “le interviste di Dentamaro (...) sono insostituibili e anche indispensabili” per tentare di capire il paese, perché “..l’Italia che viene fuori dal microfono zingaro, un po’ sornione, ma leale, di Dentamaro, ce l’abbiamo e ce la dobbiamo tenere”.

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