Fiscalità

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Tags : fiscalità, finanza

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Commissario europeo per la Fiscalità e l'Unione Doganale

Il Commissario europeo per la Fiscalità e l'Unione Doganale è un membro della Commissione Europea. L'attuale commissario preposto a tale incarico è l'ungherese László Kovács, in carica dal 22 novembre 2004 al 2009 nell'ambito della Commissione Barroso.

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Fiscalità monetaria

La fiscalità monetaria è un sistema di imposizione fiscale che si propone di colpire l'emissione monetaria oppure le singole unità monetarie attraverso il denaro di decumulo. Il meccanismo consiste nell'imporre per ogni unità monetaria un tasso di imposizione fiscale che andrà a diminuirne progressivamente il valore, tramite una data di scadenza apposta alle banconote oppure un conteggio inverso progressivo in una moneta elettronica.

Un sistema monetario di questo tipo è quello vigente a Cuba, dove il Peso cubano convertibile viene a costituire la moneta a valore costante, mentre il Peso cubano semplice è la valuta "sacrificabile". Grazie a questo sistema, in un'economia quale quella cubana, la sua moneta principale (la convertibile) riesce ad essere la 13esima moneta di maggior valore nel mondo, e la seconda moneta come valore delle Americhe dopo il dollaro statunitense.

Lo scopo principale è eliminare il concetto di "pagamento delle tasse" e sostituire il finanziamento della spesa pubblica (la liquidazione dei creditori) tramite l' emissione di moneta a svalutazione progressiva. Lo scopo secondario è eliminare l' inflazione della moneta "costante" e quindi aumentarne indirettamente il valore sui mercati esteri. Conseguentemente verrebbe automaticamente anche ad annullarsi il debito pubblico.

La teoria è nata sulla base dell'ipotesi che è la produzione a "creare" il denaro, e quindi il denaro circolante ed il suo valore rimangono indissolubilmente legati alla produzione. Quindi a qualunque legislazione si voglia sottoporre il sistema economico, comunque sempre sottostarà a tale regola e ci si adatterà. Ragion per cui è possibile poter proporre soluzioni fiscali basate sulla semplificazione ed equità senza intaccare la ricchezza generale.

Essa si basa sulla constatazione che se lo stato crea valore nominale (moneta) ciò provoca inevitabilmente inflazione, ma eliminando il prelievo fiscale e sostituendolo con l' emissione di "moneta di ghiaccio" questo surplus si annulla in quanto il mancato peso fiscale compensa la ipotetica e artificiale maggiorazione dei prezzi fino ad arrivare ad una stasi monetaria perpetua (variabile solo a causa di fluttuazioni del PIL), regolabile a volontà bilanciando il rapporto tra beni esistenti e denaro circolante. Secondo i suoi fautori ciò renderebbe più equa la distribuzione delle ricchezze in quanto non esisterebbe più il concetto stesso di evasione fiscale e i costi pubblici sarebbero automaticamente ripartiti sulla base degli scambi monetari e cioè sui consumi personali. Ciò involontariamente realizzerebbe lo slogan marxista "da ognuno secondo le sue capacità, ad ognuno secondo i suoi bisogni", e raggiungerebbe fiscalmente ambiti impossibili da tassare normalmente, quali le attività illecite ed abusive (soprattutto in quanto implicitamente costrette a basarsi sugli scambi monetari in contanti). Inoltre verrebbe meno la necessità dell' apparato burocratico statale finalizzato alla riscossione e gestione delle tasse, e di una contabilità aziendale rigorosa (abolizione dello scontrino fiscale).

La fiscalità monetaria si presta alla sua attuazione in un sistema in cui le divergenze economiche siano notevolmente appianate. Anche per questa ragione fu preso in considerazione solamente dal fascismo di Salò. Difatti eliminare le imposte dirette progressive comporta un livellamento che favorirebbe chi percepisce i redditi più alti. D' altro canto, questo sistema sostituisce la tassazione su reddito e la sposta sui consumi effettivi, ragion per cui chi più consuma più sentirà il peso fiscale, mentre chi risparmia lo sentirà meno, a prescindere da quanto guadagni o possegga. Colpisce quindi l' edonismo consumista ma rispetta una reale meritocrazia produttiva.

Diverse possibili applicazioni sono state proposte, alcune prevedono l' abolizione totale delle imposte, altre l' abolizione di solo quelle dirette, altre di solo quelle progressive. Quest' ultima prevede di far pagare a tutti una tassa fissa ogni anno, far fronte alla rimanente spesa pubblica con le imposte indirette, e quel che ancora manca, con l' emissione di moneta di decumulo.

Una teoria estrema prevede non solo di abolire ogni imposta, ma addirittura di fornire ad ogni cittadino da parte dello Stato un "reddito di cittadinanza"; tuttavia si fa notare come ciò sarebbe di disincentivo al lavoro, e quindi contrario alla base stessa della teoria "fiscale monetaria": la produzione.

Difatti una conferma di questa teoria è basata sul paragone con l' economia statalizzata: nei paesi ad economia statalizzata il problema dell' economia non era un problema di organizzazione, ma un problema che stava alla base del sistema statale stesso, ovvero che la produzione diminuisce a causa della filosofia "lavora bene o lavora male sempre lo stesso salario percepisci", senza comprendere l' inevitabile logica conseguenza che se tutti lavorano male (ovvero producono poco) quel salario "uguale" varrà sempre meno; oppure pur valendo uguale per convenzione pianificata, non potrebbe essere speso per mancanza di beni disponibili all'acquisto. Questa era la con-causa delle lunghe code davanti ai negozi tipiche dei paesi comunisti.

Questo sistema di imposizione fiscale è basato sulla teoria economica del credito sociale di Clifford Hugh Douglas, e sull' analisi di Silvio Gesell, e venne presa come base fiscale per il sistema distributista adattandosi perfettamente ad esso.

Venne riconsiderata dalla Repubblica Sociale Italiana su proposta del poeta Ezra Pound in relazione al progetto di socializzazione, una forma di distributismo.

Oggi la proposta di introdurre questo tipo di imposizione fiscale viene avanzata da gruppi antisignoraggio come Afimo di Domenico De Simone e Giacinto Auriti, ed è sostenuta da alcuni movimenti anarchici facenti capo all'antropocrazia. Essi la vedono come una forma di collettivizzazione del signoraggio bancario.

Una proposta di legge che potrebbe introdurre la fiscalità monetaria è quella che da anni avanza l'onorevole Teodoro Buontempo de La Destra che prevede la proprietà popolare della moneta con relativa distribuzione di un reddito di cittadinanza a tutti i cittadini. Una alternativa è quella avanzata da Gianfranco Carminucci che, per un sistema chiuso, propone di creare la base monetaria con moneta appartenente al popolo, immessa nel circuito monetario con continuità all'atto del compimento della maggiore età di ciascun cittadino, attraverso un prestito vitalizio una tantum a tasso zero, che venga poi ritirato al momento della morte della persona. In questo modo la base monetaria sarebbe sempre proporzionale alla popolazione esistente e soprattutto sarebbe una base monetaria reale, e non fittizia come quella creata artificialmente dalle banche attraverso il sistema del debito. Inoltre sarebbe possibile a questo punto, una volta fissato il tetto massimo di detenzione di moneta sul proprio conto bancario, tassare in maniera proporzionale l'esubero monetario di ciascun soggetto direttamente tramite le banche ed attuare così la fiscalità monetaria.

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Accisa

Per accisa si intende una imposta sulla fabbricazione e sul consumo.

È un tributo indiretto che colpisce singole produzioni e singoli consumi. In Italia le accise più importanti sono quelle relative ai prodotti energetici (precedentemente limitati solo agli oli minerali derivati dal petrolio), all'energia elettrica, gli alcolici e ai tabacchi.

L'accisa è un'imposta che grava sulla quantità dei beni prodotti, a differenza dell'IVA che incide sul valore. Mentre l'IVA è espressa in percentuale del valore del prodotto, l'accisa si esprime in termini di aliquote che sono rapportate all'unità di misura del prodotto.

Nel caso dei prodotti energetici si hanno aliquote rapportate al litro come nel caso della benzina e del gasolio, oppure al chilo come ad esempio sugli oli combustibili e del GPL. Nel caso degli spiriti, l'aliquota fiscale è rapportata al litro anidro, cioè all'unità di volume al netto dell'acqua. Ad esempio, una bottiglia da un litro di grappa a 40° contiene 1x40:100= 0,4 litri anidri, mentre il litro totale di prodotto viene detto litro idrato. Nel caso dei gas, come ad esempio il metano, l'aliquota è rapportata al metro cubo. Sull'energia elettrica il rapporto è effettuato sui chilowattora.

L'accisa concorre a formare il valore dei prodotti, ciò vuol dire che l'IVA sui prodotti soggetti ad accisa grava anche sulla stessa accisa.

L'armonizzazione delle accise è stato un elemento indispensabile alla corretta instaurazione del mercato unico europeo. D'altra parte, il gettito legato alle accise è fondamentale per la fiscalità interna dei singoli Stati membri, in quanto costituisce una parte cospicua delle entrate nel bilancio di ogni Paese. Pertanto, da una parte è stato necessario disciplinare il settore con norme europee applicabili su tutto il territorio dell'Unione, dall'altra è stato lasciato ampio spazio alla sussidiarietà di ogni Stato membro, dal momento che le accise concorrono tradizionalmente alla formulazione di scelte politiche, non solamente in campo tributario, ma anche nei settori industriali, energetico, sanitario, sociale, dei trasporti e dell'agricoltura.

Il grande impatto di questo tipo di fiscalità si rileva considerando che essa colpisce prodotti tipici dell'agricoltura e degli usi alimentari di ogni Paese e prodotti cosiddetti energetici, impiegati nella produzione di beni e servizi di larghissimo consumo quali l'energia elettrica, il gas o i trasporti. Date le caratteristiche territoriali molto diverse che contraddistinguono i Paesi membri, non è stato possibile giungere ad un'armonizzazione completa, ossia colpire gli stessi prodotti con le stesse aliquote in tutto il territorio dell'Unione Europea, però si è proceduto ad armonizzare le strutture dei tributi nell'ambito di un regime generale valido in ogni Stato membro.

La disciplina europea ha introdotto l'istituto del deposito fiscale e alcune figure di soggetti passivi, quali il depositario autorizzato, l'operatore registrato, l'operatore non registrato e il rappresentante fiscale.

Pertanto, i principi del regime impositivo, unitamente alle figure di soggetti passivi, riconosciuti in tutto il territorio comunitario, concorrono a quella armonizzazione della struttura fiscale delle accise che unificano le modalità di gestione e di controllo delle operazioni rilevanti ai fini della tassazione.

In questo modo, è stata assicurata la libera circolazione delle merci nel territorio della Comunità, salvaguardando gli interessi dei singoli Stati. Ad esempio, l'aliquota di accisa zero sul vino non penalizza i produttori di quei Paesi dove è forte la produzione vitivinicola. Al tempo stesso, però, il regime di deposito fiscale garantisce gli interessi di altri Paesi in cui l'imposta è più o meno alta: lo speditore italiano che opera in regime di deposito fiscale è tenuto a garantire il carico di imposta gravante nel Paese di destinazione. La prestazione di un'apposita garanzia, infatti, consente al depositario italiano di emettere il DAA (Documento Amministrativo di Accompagnamento), riconosciuto in tutta la Comunità, la cui funzione è quella di trasferire, insieme alla merce, anche l'obbligazione tributaria tra operatori economici comunitari.

L'armonizzazione dei testi normativi in materia di accise dei 25 Stati membri dell' Unione Europea è entrata in vigore il 1 gennaio 2005.

Il formato standard del nuovo codice di accisa è composto da 13 caratteri alfanumerici. I primi due identificano lo Stato nel quale opera il soggetto assegnatario del codice (IT per l'Italia).

Nel territorio italiano, sull'acquisto dei carburanti gravano un insieme di accise, istituite nel corso degli anni allo scopo di finanziare diverse emergenze. Alcune di esse, però, risultano talmente anacronistiche (la meno recente prevede tuttora il finanziamento della guerra di Etiopia del 1935) da suscitare non poche polemiche a riguardo.

La somma di tali accise evidenzia, pertanto, una tassazione di 485,90 lire (ossia 25 centesimi di euro) per ogni litro di carburante acquistato.

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Diritto informatico

Con diritto informatico si indica l'insieme di leggi e norme che regolano i rapporti tra fornitori di apparecchiature e servizi informatici ed utenti finali. È un settore di specializzazione particolarmente in crescita negli ultimi anni, coerentemente con il maggior numero di utenti che utilizzano internet ed alla sempre maggiore informatizzazione di servizi bancari e di pubblica amministrazione.

Alcune di queste leggi sono applicazioni di principi generali. Ad es. le garanzie sulle apparecchiature che sono assimilati ad un qualsiasi elettrodomestico.

Altre, invece, sono specifiche e spesso inseguono più che governano l'evoluzione tecnologica e periodicamente assurgono agli onori della cronaca. È il caso della fiscalità per il commercio elettronico, del diritto d'autore soprattutto legato al commercio/scambio di opere musicali e cinematografiche, della brevettabilità del software, delle questioni sollevate dall'Open Source, dalla sicurezza informatica, dalla libertà di espressione, dal trattamento dei dati personali o dal diritto alla privacy , solo per citare i più noti.

Alcuni dei principali aspetti legati all'informatica sono elencati di seguito. I dettagli relativi alle soluzioni legislative adottate poi variano da Paese a Paese.

Vi sono molte aree dell'attività informatica che sono soggette a regolamentazione o influenzate da leggi vigenti. Innanzitutto vi è la cosiddetta "proprietà intellettuale" in genere, specie per quanto riguarda i supporti (soprattutto cd e dvd) ed i contenuti digitali (musica, film, videogiochi ed i programmi in generale...): in particolare, il copyright, il fair use e regolamenti specifici per la limitazione delle duplicazioni (copy prevention). Molto sentito è anche il problema della pirateria legato ad Internet, con la diffusione dei contenuti attraverso i sistemi distribuiti peer to peer. La brevettabilità del software è un argomento controverso ed in costante evoluzione in Europa ed altrove.

Gli argomenti collegati a licenze software, accettazione di licenze software, software libero e open source possono implicare discussioni sul diritto del prodotto, responsablità professionale del singolo sviluppatore, garanzie, contratti, segreti professionali e proprietà intellettuale. Ad esempio, ancora all'inizio del 2004, nessun tribunale si è espresso sulla validità delle licenze open-source.

In molti Stati, le industrie informatica e della comunicazione sono regolate - spesso in modo restrittivo - dai rispettivi governi. Esistono leggi che stabiliscono principi a cui i computer e le reti devono sottostare: in particolare ci sono regole su cracking, privacy e spamming (invio di posta indesiderata). Ci sono anche limiti all'uso di crittologia e di programmi che possono essere usati per violare sistemi di protezione da copia. Anche l'esportazione di hardware e software tra certi Stati è sottoposta a controllo. Ci sono leggi che governano il commercio elettronico (ovvero la compravendita di beni e servizi attraverso Internet), la tassazione, la protezione del consumatore e la pubblicità.

Esistono leggi sulla censura contro la libertà di espressione, regole sull'accesso pubblico a informazioni governative, e accesso individuale a informazioni tenute da soggetti privati. Ci sono leggi su quali dati devono essere mantenuti per obbligo di legge, e quali non possono essere raccolti o memorizzati, per motivi privati.

In certe circostanze e giurisdizioni, le comunicazioni tra computer possono essere usate come prove, e per stabilire contratti. Nuovi metodi di controllo e sorveglianza hanno reso possibile attraverso i computer avere differenti legislazioni su come possono essere usati come prove processuali o dalla polizia.

Una serie di problemi legali e dibattiti è poi generata dall'introduzione di apparecchiature per il voto elettronico (potenzialmente utilizzabile attraverso reti di comunicazione di massa come Internet o le reti cellulari).

Alcuni Stati, infine, limitano l'accesso a Internet, sia mediante leggi apposite che mediante metodi tecnici.

Con la diffusione planetaria di Internet, la giurisdizione è un problema molto sentito e di difficile soluzione, in parte per l'effettivo problema della delocalizzazione geografica, e poi anche perché i giudici dei diversi paesi hanno preso posizioni diverse su quanto pubblicato in Internet o sugli accordi commerciali stipulati per prodotti e servizi venduti via Internet (commercio elettronico).

Fra le altre maggiori problematiche aperte ci sono quelle sollevate dall'applicazione delle leggi sui contratti, tassazione sulle vendite e garanzie commerciali, le regolamentazioni per perseguire le intrusioni nei sistemi informatici, privacy, spamming e la scrittura e diffusione dei virus informatici. Da non dimenticare, inoltre, anche aree più propriamente politiche come la libertà di espressione, censura, l'uso criminale della rete (es. pedofilia), incitamento a delinquere...

Alle volte, si ventila l'idea di un "cyberspazio" senza leggi. È però l'opinione dei più che tale stato di cose non è desiderabile; occorrerebbe, invece, una armonizzazione delle diverse legislazioni per garantire la certezza del diritto ed evitare disparità di trattamenti.

Non si deve dimenticare, inoltre, che l'articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo si richiama alla protezione della libertà di espressione in tutti i mezzi di comunicazione.

Per quanto riguarda la giurisdizione su Internet, la questione del governo di internet è un argomento estremamente dibattuto nei congressi internazionali come l'International Telecommunication Union (ITU). Il ruolo di istituzioni tecniche di controllo della rete, come ad esempio l'Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (ICANN) ed il suo controllo essenzialmente statunitense, è messo sempre più spesso in discussione.

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Reddito di cittadinanza

Il reddito di cittadinanza è ipotizzato come "dividendo sociale" corrisposto ai cittadini di una comunità a titolo di compartecipazione agli utili sociali prodotti dall'attività economica della comunità stessa, sfruttando le risorse naturali del territorio.

Tale quota verrebbe distribuita sulla base del concetto antropistico che ogni essere umano sarebbe comproprietario delle risorse naturali della sua comunità di appartenenza. Questo diritto di proprietà verrebbe riconosciuto dalla nascita o addirittura dal concepimento.

Questa concezione viene riconociuta sia dalla dottrina antropocratica che da quella del credito sociale di Louis Even e secondo alcuni, come i gruppi antisignoraggio, si ricollegherebbe a una forma di collettivizzazione del signoraggio monetario, ed è spesso connessa alla proposta di fiscalità monetaria, come affermato da Giacinto Auriti e Domenico De Simone.

Questa teoria economica è propria di determinati sistemi alla cui base ci sta il credito sociale e sostenuta dai distributisti.

Alcuni partiti politici come Rifondazione Comunista propongono una forma di reddito di cittadinanza che è in realtà un sussidio per coloro che non percepiscono altri redditi sicuri, mentre la Regione Campania dovolve un sussidio mensile di 350 euro ai nuclei familiari che dichiarano un reddito minore di 4.500 euro l'anno definito "reddito di cittadinanza".

L'onorevole Teodoro Buontempo di Alleanza Nazionale da anni è impegnato a promuovere una legge che preveda la proprietà popolare della moneta con realtiva distribuzione di un reddito di cittadinanza a tutti i cittadini.

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Juli Minoves Triquell

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Juli Minoves Triquell (Andorra la Vella, 1969) è un politico e diplomatico andorrano.

Ha studiato prima a l'Università di Friburgo - Svizzera (Economia) e dopo a l'Università Yale degli Stati Uniti (Scienza Politica).

Nel 1993 e diventato il primo diplomatico del Principato di Andorra. Ambasciatore presso le Nazioni Unite, gli Stati Uniti e il Canada, nel 1998 diventa Ambasciatore a Madrid, non residente per l'Inghilterra, la Finlandia, la Svizzera et l'OMC. A New York, ha lavorato insieme al suo colega l'ambasciatore italiano Paolo Fulci.

Nel 2001, e stato nominato Ministro degli Affari Esteri del Principato di Andorra e ha negozioto i nuovi acordi di Andorra con l'Unione Europea (fiscalità del risparmio, e il grande acordo di cooperazione). In Luglio 2004 il suo incontro a Roma col Ministro Franco Frattini -in quel momento Presidente del consiglio de l'UE- ha permesso di avanzare molto sul negoziato andorrano. Franco Frattini e Juli Minoves si sono incontrati ancora a Merano per lavorare sulla política europea di Andorra.

Nel 2005 e stato scelto ancora una volta come Ministro degli Affari Esteri e di Cooperazione, portafoglio che ha cumulato con quello della Cultura. In questo senso, ha svilupato un buon raporto con l'Italia e particolarmente col Ministro Francesco Rutelli. Hanno organizatto insieme un evento culturale importante a l'Alghero nel 2007 dov'era presente anche il Presidente del parlamento andorrano, Joan Gabriel: il premio di letteratura in lingua catalana Carlomagno.

Nel 2007 ha lasciato il ministero degli esteri per dedicarsi di pieno a la politica interna ed e diventato Ministro Portavoce del Governo, di Svilupo Económico, Turismo, Cultura e Università.

E anche Presidente di varie istituzioni andorrane come l'Istituto Juridico, Economico e di Finanze di Andorra (JEF), la società publica Andorra Turismo SA U, l'Orchestra Nazionale Classica di Andorra ONCA (dirige il Maestro Italiano Marzio Conti), il Teatro Nazionale di Andorra (ENA). E membro del patronato del Museo Nazionale di Arte di Catalonia (MNAC) a Barcellona.

Ha publicato un romanzo Segles de Memoria che ha vinto il premio nazionale Fiter i Rossell nel 1989. Ha ricevuto nel 1997 la Grande Crocce del Merito di Portogallo.

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Distributismo

Distributismo, noto anche come distribuzionismo, è una filosofia economica formulata da alcuni pensatori come G. K. Chesterton e Hilaire Belloc per applicare quei principi di dottrina sociale della Chiesa cattolica affondanti le radici nel pauperismo medievale (ora et labora) ed espressi modernamente nella dottrina di Papa Leone XIII dell' enciclica Rerum novarum e ulteriormente sviluppati da Papa Pio XI nell' enciclica Quadragesimo anno. Secondo il distributismo, la proprietà dei mezzi di produzione deve essere ripartita nel modo più ampio possibile fra la popolazione generale, piuttosto che essere centralizzata sotto il controllo dello stato (nel socialismo) o privati facoltosi (nel capitalismo). Una sintesi del distributismo si trova nella dichiarazione di Chesterton: "Troppo capitalismo non significa troppi capitalisti, ma troppo pochi capitalisti".

In sostanza, il distributismo si distingue per la sua distribuzione dei beni. Il distributismo sostiene che, mentre il socialismo non permette alle persone di possedere proprietà (che sono sotto il controllo dello stato o del comune), e il capitalismo permette a pochi di possedere (come inevitabile risultato di competizione non meritocratica), il distributismo cerca di consentire che la maggior parte delle persone diventeranno i proprietari dei mezzi di produzione. Come Hilaire Belloc stabilì, la "stato distributivo" (lo stato che ha attuato il distributismo) contiene "un agglomerato di famiglie di diversa ricchezza, ma di gran lunga il maggior numero di proprietari dei mezzi di produzione".Questa più ampia distribuzione non si estende a tutti i beni, ma solo a mezzi di produzione e di lavoro, la proprietà che produce ricchezza, cioè, le cose necessarie per l'uomo per sopravvivere. Esso include terra, strumenti, ecc. Ma anche la casa, fondamentale per la vita stessa dell' uomo.

Il distributismo è stato spesso descritto come una terza via alternativa a socialismo e capitalismo. Tuttavia, alcuni l'hanno visto più come una aspirazione, visto che è stato realizzato con successo solo a breve termine e localmente a favore dei principi di sussidiarietà e solidarietà (questi raggiunti in cooperative locali finanziariamente indipendenti). Essi sostengono che in futuro il lavoro salariato sarà visto così come oggi viene visto lo schiavismo.

L'articolazione delle idee distributiste era basato sugli insegnamenti papali del 19° e 20° secolo, che inizia con Papa Leone XIII Rerum novarum . Nel 1930 negli Stati Uniti, in tempi di recessione e conseguente critica al capitalismo, il distributismo è stato trattato in numerosi saggi di Chesterton, Belloc e altri in L'America si modifica, pubblicato a cura di Seward Collins. Cardine tra Chesterton e Belloc le altre opere in materia che includono nel distributismo Il servile Stato e Schema di Sanity.

Il pensiero distributista è stato successivamente adottato dal Movimento dei lavoratori cattolici, congiuntamente con il pensiero di Dorothy Day e Peter Maurin, nella loro localizzata e indipendente comunità. Ha anche influenzato il pensiero del Movimento di Antigone, che attuò cooperative e altre misure di aiuto agli operai disoccupati nel Canada. La sua attuazione pratica in loco sotto forma di cooperative è stato recentemente documentato da Race Mathews nel Il nostro lavoro.

Con questo sistema, la maggior parte delle persone sarebbe in grado di guadagnarsi da vivere senza dover contare su l'uso della proprietà altrui. Esempi di persone che si guadagnano da vivere in questo modo sarebbe gli agricoltori che possiedono la loro terra e le relative macchine (oppure in consorzio con altri agricoltori); gli idraulici che possiedono i loro strumenti; gli sviluppatori di software che possiedono il loro computer, ecc. L' approccio "cooperativo" anticipa al di là di questa prospettiva di riconoscere che tali beni e le attrezzature possono essere "co-proprietà" di comunità locali più grandi di una famiglia, ad esempio, partner in un business oppure in un consorzio, pur sempre permanendo in una forma di indipendenza aziendale.

Il tipo di ordine economico previsto dai primi pensatori distributisti comporterebbe il riferirsi a una sorta di sistema corporativo. Difatti l'attuale esistenza di sindacati non costituisce una realizzazione di questo aspetto del distributismo, perché i sindacati sono organizzati allo scopo di promuovere gli interessi di classe, mentre nelle corporazioni "classiche" sono mescolati datori di lavoro e lavoratori dipendenti, teoricamente collaborando per il reciproco vantaggio.

Il distributismo favorisce l'eliminazione dell' attuale sistema bancario, o in ogni caso, la sua rielaborazione. Ciò non ne comporta la nazionalizzazione, ma necessariamente la partecipazione alle necessità del governo, ad esempio tramite accordi fiscali finalizzati all' incentivazione della fiducia delle banche nei confronti dei creditori fruitori del "credito sociale" e dello sviluppo della fiscalità monetaria.

La teoria distributista concorda in parte con la scuola raffiana e geselliana mentre è in totale disaccordo con quella marxista. Secondo la teoria distributista il valore delle merci è si condizionato dalla quantità di moneta circolante, ma influenzato dalla sua distribuzione. Ovvero è consapevole che in un'economia di tipo liberalcapitalista siano le differenze a fare i prezzi e ad adeguare ogni valore alla sua possibilità di accesso a livello piramidale. Ma proprio sulla base di ciò sostiene che se la "piramide" venisse "spianata" varierebbe solo di poco il valore intrinseco iniziale e finale delle merci, in quanto non è il mercato il punto centrale, ma la produzione. Ovverosia il valore delle merci si adeguerebbe alle mutate condizioni della domanda-offerta. Questo non comporterebbe cambiamenti sostanziali nella produzione ed alla fine nemmeno nella distribuzione, ma comporterebbe una razionalizzazione del lavoro e del sistema sociale. In quanto i prodotti creati vanno comunque distribuiti, al prezzo adeguato alle richieste di mercato. Il punto focale quindi secondo i distributisti non è il mercato ed il valore nominale delle merci, bensì la loro produzione. Per questo motivo essi auspicano un sistema sociale che preveda il capovolgimento del concetto di lavoro come "valore mercantile" in quello di "merito". Nella pratica questo significa che nessuno dovrebbe più poter utilizzare un essere umano al pari di una "merce" dotata di relativo prezzo. Ognuno invece dovrebbe essere messo nella possibilità di far valere le sue capacità, nell' interesse personale e quindi solo indirettamente nell' interesse collettivo. Cose che, secondo i distributisti, oggi non è. Secondo essi odiernamente le gerarchie sociali non sono basate sul merito e sulle capacità ma sulla furbizia, sulla prevaricazione, e sui beni ereditati.

Nel capitalismo, un'entità produttiva è di proprietà di una persona o di una società di persone anche estranee alla produzione, mentre la produzione è affidata a lavoratori dipendenti. Nel comunismo, la proprietà è sostituita "dallo stato" e viene gestita tramite burocrati di nomina politica. Il distributismo a differenza della collettivizzazione comunista, non prevede l'attuazione dei propri contenuti dottrinali mediante un esproprio, ma mediante una proibizione legislativa del lavoro salariato e la concessione di un credito. In modo che il padrone sia costretto di propria volontà a svendere ai propri dipendenti quote di partecipazioni, mantenendo per egli stesso una quota uguale a quella degli oramai ex-dipendenti. Per poter permettere ai dipendenti di raggiungere una cifra che accontenti entrambe le parti verrebbe emesso dallo Stato un "credito sociale" che potrà essere restituito nel corso della vita. La gerarchia e la divisione dei guadagni delle aziende verrebbe decisa elettoralmente da tutti i partecipanti all'azienda, nello stile del corporativismo e in un'ottica di meritocrazia. Il distributismo auspica possibilmente il frazionamento in tante piccole società, eventualmente consorziate in grandi aziende e riunite in corporazioni secondo specializzazione: alla fine del ciclo scolastico, alla persona che entra nel mondo del lavoro viene offerto dalle banche convenzionate allo scopo con lo Stato, un credito sociale col quale la persona potrà avviare oppure rilevare un'attività o una quota in una società da un pensionando. Tale credito potrà essere restituito nel corso della vita venendo in pratica a sostituire il pagamento delle tasse (abolite e sostituite dal sistema "credito sociale-assicurativo"). Alla fine della vita lavorativa questa persona cederà la sua attività o quota a un nuovo entrato nel mondo del lavoro, ricevendo il pagamento, da utilizzarsi come fondo pensione. Come il capitalismo, la teoria del credito sociale prevede il diritto alla proprietà privata, la libertà d' iniziativa economica, il rispetto della legge della "domanda-offerta" e della libera concorrenza.

Tutto questo vale anche per i dipendenti dello Stato, che andranno a formare Società private le quali riceveranno gli incarichi statali dalle corporazioni e dai comuni sul modello della gara d' appalto.

Il distributismo vede la famiglia come la principale unità sociale di ordine umano e la principale unità di un funzionamento distributista. Questa unità è anche la base di una famiglia estesa multi-generazionale, che è incorporato in socialmente e geneticamente intercorrelati tra le comunità, le nazioni, ecc, e, in ultima analisi l'intera stirpe. Il sistema economico di una società dovrebbe pertanto essere concentrato soprattutto sulla fioritura di un nucleo familiare, ma non in isolamento: a livello appropriato del contesto familiare, come è destinato in linea di principio di sussidiarietà. Il distributismo riflette questa dottrina la maggior parte evidentemente di promuovere la famiglia, piuttosto che i singoli, parimenti al proprietario, cioè, il distributismo mira a garantire che la maggior parte delle famiglie, piuttosto che la maggior parte delle persone, saranno i proprietari di immobili produttivi e abitativi. La famiglia è, quindi, di vitale importanza per il nucleo stesso del distributismo.

Il distributismo pone grande enfasi sul principio di sussidiarietà. Questo principio che non vale più per grandi unità (se sociale, economico, o politico) dovrebbe svolgere una funzione che può essere effettuato mediante unità più piccole. Papa Pio XI, scrisse in Quadragesimo anno: "Noto come è sbagliato a ritirarsi dal individualismo e di impegnarsi per la comunità in generale, ciò che le imprese private e l'industria sono in grado di realizzare, così, troppo è un'ingiustizia, un grave male e una perturbazione di ordine giusto che una più grande e più alto livello di organizzazione arroghi a sé funzioni che possono essere eseguiti in modo efficiente anche da organismi di piccole dimensioni reciprocamente." Quindi, qualsiasi attività di produzione (che secondo il distributismo svolge ad essere la parte più importante di qualsiasi economia) dovrebbe essere svolta dalla più piccola unità possibile. Questo aiuta a provare il fatto che secondo cui unità più piccole, delle famiglie, se possibile, dovrebbe essere il controllo dei mezzi di produzione, piuttosto che le grandi unità tipica delle economie moderne. Ovverosia in una grande fabbrica i vari reparti dovrebbero si lavorare in consorzio, ma essere ognuno una piccola azienda a se stante. In questo modo si responsabilizza maggiormente i suoi possessori-lavoratori.

Papa Pio XI ha inoltre affermato, ancora una volta nel Quadragesimo anno, "ogni attività sociale dovrebbe della sua stessa natura a fornire aiuto ai membri del corpo sociale, e non distruggere e assorbirlo". Per evitare grandi organizzazioni private dominanti il corpo politico, il distributismo applica questo principio di sussidiarietà economico e sociale e di azione politica tramite una regolamentazione fiscale tesa a favorire le aziende con numero basso di persone.

Il distributismo promuove una società di artigiani e della cultura. Questo è influenzato da un accento sulle piccole imprese, la promozione della cultura locale, e favorendo la nascita di piccole imprese anche nella produzione di massa. Una società di artigiani promuove nell'ideale di distributismo l'unificazione del capitale, della proprietà, e la produzione piuttosto che ciò che il distributismo vede come un'alienazione dell' uomo causata dal lavoro.

Il distributismo è contrario agli enti di sicurezza sociale, sulla base del fatto che essi alienano ulteriormente l'uomo, facendo di lui una dipendenza rispetto allo Stato. Il distributismo come Dorothy Day non crede nel sistema statale di sicurezza sociale fin da quando è stato introdotto dal governo degli Stati Uniti. Questo rifiuto di questo nuovo programma è stato a causa della diretta influenza delle idee di Hilaire Belloc sul distributismo americano. Questo in quanto in un sistema sociale distributista le differenze economiche tra persone sarebbero notevolmente appianate rispetto ad oggi, e quindi ad ognuno sarebbe semplice l' accesso a proprie spese ai sistemi privati di sicurezza sociale e sanitaria tramite assicurazioni private per le spese maggiori, e di tasca propria per le minori, e tramite il risparmio per il fondo pensionistico (il quale sarebbe rimpinguato dalla refusione del credito sociale al pari di una liquidazione).

Il distributismo teoricamente non favorisce un sistema politico su un altro, può andare da democrazia a monarchia. Tuttavia come è comprensibile, i poteri forti che caratterizzano i sistemi politici ottocenteschi sono avversi al distributismo, e quindi è assai difficile immaginare applicato il distributismo in un sistema democratico, oppure liberale, oppure monarchico. Il distributismo però non supporta gli ordini politici caratterizzati da individualismo o statalismo quali il capitalismo e il comunismo. Il distributismo non supporta nemmeno l' anarchismo, ma alcuni distributisti, ad esempio Dorothy Day, sono stati anche anarchici. In quanto secondo essi l' anarchia è la base ideale del liberalcapitalismo inteso come consuetudine antropologica.

Il distributismo non prevede la regolamentazione della vita politica tramite partiti politici, ma solo tramite le Corporazioni nell' elezione piramidale di uomini capaci conosciuti di persona via via ai livelli maggiori, determinando che ad ogni elezione i votanti siano fino ad un certo numero e non oltre. Ossia i lavoratori votano il loro rappresentante; esso vota assieme ai rappresentanti delle altre aziende della sua corporazione della sua città per il rappresentante cittadino; esso vota assieme ai rappresentanti delle altre città della sua corporazione per il rappresentante provinciale; esso vota assieme ai rappresentanti delle altre provincie della sua corporazione per il rappresentante regionale; esso vota assieme ai rappresentanti delle altre regioni della sua corporazione per il rappresentante statale (deputato, presidente, ministro, ecc); anche ruoli intermedi (questore, prefetto, regioni, province, ministeri, ecc) vengono aboliti e sostituiti dalle corporazioni.

Il distributismo solito utilizzare la pragmatica per determinare se una guerra deve essere combattuta o meno. Ogni opinione è personale. Sia Chesterton che Belloc si opposero all'imperialismo britannico, in generale, così come specificamente contro la Guerre Boere, ma sostenuto coinvolgimento britannico in I Guerra Mondiale. Nella seconda guerra mondiale essi furono con tendenza neutrale oppure favorevole all' Asse non potendo idealisticamente schierarsi con il capitalismo e il comunismo Alleati.

Il distributismo è conosciuto per aver avuto un influsso sull' economista E.F. Schumacher, un convertito al cattolicesimo.

La corporazione cooperativa Mondragón era nata nei Paesi Baschi nella regione della Spagna e della Francia, è stata fondata da un sacerdote cattolico, Padre José María Arizmendiarrieta, che sembra essere stata influenzata dallo stesso cattolico sociale ed economico ispirate insegnamenti che Belloc, Chesterton, McNabb e gli altri fondatori del distributismo. La cooperativa, tuttavia, può essere considerata "distributista", nel senso di valorizzare l'ideale di possedere il lavoratore dei mezzi di produzione il più possibile, mentre alcuni dei suoi più internazionale e capitalistica tendenze sembrano lontano da un vero distributismo.

Le idee distributiste sono state messe in pratica da La Gilda di San Giuseppe e San Domenico, un gruppo di artisti e artigiani che fondò una comunità a Ditchling, nel Sussex, in Inghilterra nel 1920, con il motto 'ricca di Uomini virtù studiare la bellezza vivere in pace nelle loro case'. La Gilda ha cercato di ricreare uno stile di vita medievale idealizzato nel pauperismo, secondo le modalità delle Corporazioni delle Arti e dei Mestieri; è sopravvissuto fino al 1989.

Controversie sul distributismo nella comunità si sono verificate a causa delle comunanze delle associazioni di distributismo con alcuni gruppi fascisti. Ciò comprende gruppi come ad esempio l'Unione Britannica dei Fascisti e il Partito nazional-sociale cristiano, i quali sostengono le opinioni distributiste. I sostenitori del Nazional-anarchismo anch' essi favorevoli al distributismo, come Troy Southgate indicando il suo impegno per l'idea. Va inoltre osservato che, dal momento che la maggior parte dei distributisti sono cattolici, essi credono nella Chiesa e rifiutano l' anarchismo.

Molte tracce portano le radici al fascismo o viceversa, e si può vedere il distributismo come una versione di corporativismo. Colui il quale concorse a traghettare il distributismo al fascismo fu il poeta americano Ezra Pound. Ci sono molte analogie tra i due sistemi, notevoli parallelismi tra la socializzazione delle aziende e imprese e il distributismo. Oltretutto per esclusione le uniche comunanze sono tra questi sistemi, visto che il distributismo rifiuta sia il comunismo che il capitalismo. Ma ci sono differenze tra le due filosofie, in particolare il fascismo era permissivo verso le grandi imprese e quelle statali. Va inoltre notato che la maggior parte dei distributisti sono di fede cattolica e seguendo la Chiesa rifiutano il nazionalismo laico.

Nonostante questo, solamente i partiti politici fascisti fanno propria la dottrina economica distributista a parte qualche sparuto gruppuscolo anarchico.

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Source : Wikipedia