Fiorentina

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Inviato da maria 10/03/2009 @ 01:11

Tags : fiorentina, serie a, calcio, sport

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ACF Fiorentina

La divisa attuale della Fiorentina con lo stemma del principale sponsor, la Toyota, mentre dietro si intravede raffigurata la terza rossa

La ACF Fiorentina, già Associazione Calcio Firenze nel 1926, poi Associazione Calcio Fiorentina nel 1927 e Florentia Viola nel 2002, più comunemente nota come Fiorentina, è la principale società calcistica di Firenze. Fu fondata il 26 agosto 1926 grazie al marchese Luigi Ridolfi Vay da Verrazzano e gioca con una caratteristica divisa viola, scelta cromatica piuttosto rara (voluta espressamente dal Marchese stesso) nel mondo calcistico, motivo per il quale viene chiamata spesso in tutto il mondo la Viola.

Nel suo palmarès, oltre a tre successi in campo internazionale (Coppa delle Coppe, Coppa di Lega Italo-Inglese e Mitropa Cup), figurano 2 scudetti (uno nella stagione 1955-56 e l'altro in quella 1968-69), 6 Coppe Italia e una Supercoppa Italiana, ottenuta nel 1996.

La Fiorentina è stata la prima squadra italiana a raggiungere la finale nella massima competizione continentale (Coppa dei Campioni 1956-57) ed il primo club a vincere la Coppa delle Coppe (1960-61), prima competizione UEFA per club vinta da una compagine italiana. Inoltre è una delle 13 squadre europee che hanno disputato le finali di tutte le tre coppe principali della UEFA (Coppa dei Campioni-Champions League, Coppa delle Fiere-Coppa UEFA e Coppa delle Coppe).

Le origini della squadra viola vengono datate 1898 quando viene creato il primo gruppo calcistico della città di Firenze chiamato "Florence Foot-Ball Club". Il club è aristocratico e chiuso per cui il popolo non aveva alcun interesse a seguirlo. Nel 1902 però un gruppo di giovani (tra cui Italo Capanni, Mario Meloni e un certo signor Galluzzo, parente del futuro giocatore della Fiorentina) creò la "Itala F.C.": il campo da gioco si trovava a Campo di Marte. Nello stesso periodo nasce il "Club Sportivo Firenze" (1903), che inizialmente si dedicò solo al ciclismo ed altri sport minori e solo in seguito si occupò anche di calcio. Nel 1908, poi, nasce il "Firenze Football Club" tra i cui fondatori ci fu Oreste Gelli. Questa volta il campo da gioco era il Prato del Quercione, al Parco delle Cascine.

Nel 1910 la "Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas" (fondata nel 1877) istituisce anche essa una sezione dedicata al calcio, nata in realtà per una scissione interna al "Firenze Football Club". Entrambi giocarono sul Prato del Quercione, ma i due terreni da gioco vennero separati da una corda sorretta da qualche picchetto piantato per terra. Il dissidio tra le due società crebbe: gli sportivi della Libertas venivano chiamati "ghiozzi rossi" a causa dei frequenti tuffi nel fosso che delimitava il campo (come i pesci chiamati volgarmente ghiozzi), per recuperare il pallone e per la loro maglia di colore scarlatto che indossavano. Questi stessi furono sfrattati dalle Cascine e andarono presso il campo di via Bellini, inaugurato il 22 aprile 1922.

Alla fine le uniche squadre calcistiche che spiccavano a Firenze erano il "Club Sportivo Firenze" e la "Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas". Nessuna delle due però era particolarmente brillante in campo nazionale. Per risolvere questo problema i due club sportivi pensarono di fare un sacrificio fondendo le due squadre per dare vita ad una nuova società che fosse più forte, sia come qualità che come fondi economici. È importante sottolineare che anche gli orientamenti del nascente regime fascista in materia di sport spingevano i sodalizi più recenti alla fusione ed all'accorpamento (ogni frazionismo che dividesse le città, anche solo in ambito sportivo, era infatti visto con sospetto dal regime). È indicativo di tale tendenza il fatto che le società nate in quel periodo, come l'Ambrosiana, il Napoli, la Roma e, appunto, la Fiorentina, furono il frutto di unioni di società preesistenti e, sia nel caso dei viola che in quello dei giallorossi, artefici delle fusioni fossero proprio i federali fascisti provinciali Luigi Ridolfi Vay da Verrazzano e Foschi (mentre per l'Ambrosiana la richiesta venne addirittura avanzata da Mussolini in persona).

Il 3 luglio 1926 (anche se, alcuni documenti, riportano la data del 7 luglio 1926) la Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas giocò la sua ultima partita ufficiale (ultima giornata del Campionato Nazionale di II Divisione) contro il Prato con la seguente formazione: Sbrana, Farina, Posteiner, Barigozzi, Magnifico, Salvatorini, Mazzacurati, Focosi, Csapkay, Segoni II, Baldini. Il risultato finale: 1-1, con reti di Miliotti per i lanieri e pareggio gigliato di Baldini. La classifica finale consentì alla squadra fiorentina l'ammissione alla rinnovata cadetterìa, nel quadro della riforma dei tornei della FIGC intervenuta quell'anno.

Grazie al piazzamento della Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas, la Fiorentina poté dunque iscriversi al nuovo Campionato di Prima Divisione, equivalente alla Serie B dei giorni nostri.

La Fiorentina venne fondata il 26 agosto 1926 in uno studio notarile dalla fusione tra il "Club Sportivo Firenze" e la sezione calcio della "Palestra Ginnastica Libertas". Il primo presidente fu il Marchese Luigi Ridolfi Vay da Verrazzano, che rimase tale per quindici anni mentre il primo allenatore fu Károly Csapkay.

I colori sociali erano inizialmente gli stessi di Firenze: il bianco ed il rosso. La maglia da gioco era mezza bianca e mezza rossa anche se da Colle Val d'Elsa nel 1927 arrivarono le maglie della Colligiana a spicchi biancorossi (un dono fatto dai colligiani in onore dell'antica fratellanza Colle-Firenze) che nel 1929, si dice per un errato lavaggio, portarono al colore viola, colore che piacque subito alla dirigenza ed ai tifosi, e per questo divenne quello ufficiale della squadra.

La squadra fu ammessa al girone C (anno 1926-27), ed esordì in campionato, e dunque in una competizione ufficiale, il 3 ottobre 1926, nel match casalingo contro il Pisa, terminato poi con una vittoria per 3-1. Quel campionato per la formazione biancorossa non fu particolarmente brillante, infatti la squadra si classificò al 6° posto su 10 squadre; fu più che altro un campionato di assestamento e di formazione. Tra tutti i giocatori però si fece riconoscere un certo Bolteni (della Fiorentina) che alla fine del campionato aveva segnato un totale di 12 reti diventando così capo cannoniere della stagione. In realtà il suo vero nome era Rodolfo Volk, classe 1906, un biondo di Fiume che, essendo sotto servizio di leva, non poteva giocare senza l'autorizzazione delle autorità competenti. Il permesso non gli fu concesso per motivi politici e il giocatore fu così costretto a presentarsi presso i campi da gioco sotto falso nome. In seguito Volk si trasferirà a Roma divenendo un idolo della tifoseria giallorossa.

L'ultima partita contro il Bari fu decisiva per il campionato; la Fiorentina giocò fuori casa e perse 5-3. Durante la partita ci furono molti incidenti, i giocatori fiorentini furono insultati e minacciati dalla tifoseria barese. Il reclamo da parte della società biancorossa non servì e la squadra si dovette accontentare del secondo posto in classifica con 18 punti a pari merito con la Ternana Calcio, compagine con cui diete vita ad un altro appassionante duello concluso 3-3 a Firenze e con la vittoria dei gigliati a Terni per 1-0. Le due formazioni avrebbero dovuto disputare uno spareggio che non venne giocato a causa dei problemi economici che investirono la societa' umbra..

La Federcalcio per la stagione 1928-29 modificò l'assetto del massimo campionato volendo formare un unico girone per l'anno successivo; creò così due gironi formati ognuno da 16 squadre: le prima otto di ogni girone avrebbero fatto parte della Serie A dell'anno successivo, mentre le altre nove avrebbero formato la Serie B. La Fiorentina, inclusa nel girone B, arrivò ultima con soli 12 punti e 5 partite vinte, 26 reti fatte e 96 subite. La squadra era sempre allenata da Csapkay, ma a lui si aggiunse l'ungherese Gyula Feldmann che gli rimase al fianco pure per la stagione successiva. Alla rosa dei giocatori quell'anno si aggiunsero Meucci, Luchetti e Chiecchi. Il portiere della Fiorentina, Pieri, viene sostituito da Sernagiotto dopo due pessime prestazioni: 0-3 in casa contro l'Ambrosiana e 0-11 a Torino contro la Juventus.

La settimana dopo però disputò una notevole partita contro il Genoa che schierava in campo la formazione: De Prà, Lombardo, De Vecchi, Barbieri, Burlando, Parodi, Puerari, Bodini, Catto, Chiecchi, Rosso. La Fiorentina passò in vantaggio nel primo tempo con un gol di Pilati IV, ma il Genoa riuscì a fare due gol negli ultimi tre minuti finali dell'incontro. I tifosi fiorentini ritennero l'arbitro, un certo signor Galassi, piuttosto parziale nei confronti della squadra ospite. La situazione diventò pericolosa a tal punto che i dirigenti della Fiorentina dovettero accompagnare il direttore di gara in macchina fino alla stazione di Signa, dove l'arbitro fu comunque aggredito. Il campo da gioco di Firenze venne così squalificato per una giornata.

La settimana dopo perse ancora, stavolta contro il Napoli per 2-7, mentre la settimana ancora successiva ci fu un'altra sconfitta contro la Lazio per 0-4 sul campo neutro di Modena.

La caratteristica maglia viola con il distintivo a sinistra sul petto raffigurante il giglio rosso in campo bianco simbolo e stemma di Firenze (da cui l'aggettivo gigliati con cui i giocatori della squadra vengono spesso citati) fu indossata ufficialmente il 22 settembre 1929 in una amichevole con la Roma. Si dice che le maglie viola furono adottate per un caso fortuito: le maglie biancorosse vennero mal lavate da una lavandaia in un fiume, stingendo e assumendo un colore violaceo. In realtà pare che fu il marchese Ridolfi in persona a volere il cambio del colore nel viola come espressione cromatica del giglio fiorentino. A tal proposito Indro Montanelli, tifoso della Fiorentina, ha sempre sostenuto che quel colore "appartenesse" alla città al di là dell'errore del lavandaio (una leggenda che a dire il vero si ripete nella storia di molte altre squadre) in quanto a suo giudizio furono proprio degli alchimisti fiorentini del trecento ad ottenere artificialmente il viola. Appresi i segreti dalle popolazioni orientali del Meditterraneo, infatti, queste persone fecero di Firenze il più importante centro di produzione occidentale del suddetto colore, ottenuto attraverso un particolare lichene del gruppo delle Roccellaceae (da cui il nome della famiglia fiorentina dei Rucellai), la Roccella tinctoria , alla quale diedero il nome di oricello, dal latino òra, che sta per estremità, confine. Difatti, il viola è collocato all’estremo dello spettro cromatico (già allora, ovviamente visibile nel fenomeno dell’arcobaleno) e dopo questo colore si estende un altro territorio, la gamma degli ultravioletti, il mondo dell’invisibile, non percepibile dai sensi ma solo dall'intuito. È questo il viola universalmente associato al fantastico, all’incantesimo e alla magia. Ai fiorentini successivamente il cambio di colore piacque e fu quindi deciso di adottarlo definitivamente.

Nella sua prima stagione di Serie B (1929-30) la Fiorentina si classificò quarta con 40 punti. La formazione viola tipica di quest'annata era: Sernagiotto, Magli, Renzo, Sinibaldi, Staccione, Pizziolo, Neri, Luchetti, Staffetta, Baldinotti, Galluzzi, Rivolo. Tra questi Mario Pizziolo (Pizziolo I) e Bruno Neri finirono a giocare in nazionale.

Il campionato 1930-31 della Serie B lo vinse proprio la Fiorentina che conquistò la vetta della classifica con 46 punti. Il punto decisivo fu segnato sul campo della Spezia Calcio con una rete del fiorentino Baldinotti. La Fiorentina giunse a parimerito con il Bari, proprio la compagine che tre anni prima aveva strappato il titolo cadetto ai gigliati. La squadra viola si guadagnò così la Serie A. In casa riuscì sempre a segnare almeno una rete anche se non riportò mai risultati eclatanti. Alla formazione si erano aggiunti il portiere Bruno Ballante, detto "il gatto magico", (acquistato dalla Roma) e il difensore Renato Vignolini.

La formazione di quell'anno fu: Ballante, Corbyons (Magli R.), Vignolini, Staccione, Pizziolo I (Neri), Neri (Pizziolo II), Luchetti, Staffetta (Moretti), Baldinotti, Galluzzi, Rivolo.

Luigi Ridolfi aveva intanto ripreso la presidenza della squadra, dopo essere stato nominato Commissario Straordinario nel 1928. Proprio quando la Fiorentina riceveva la promozione per la Serie A, il Marchese pensò di dimettersi a causa di altri impegni politici e sportivi. La Federcalcio però invitò Ridolfi ad assumere almeno la carica di Commissario Straordinario, che venne acettata volentieri.

La Fiorentina che adesso era giunta in serie A aveva il problema di dover sostenere in campo squadre di alto calibro come la Juventus, il Genoa, l'Ambrosiana, il Bologna e la Roma. Per questo la squadra viola pensò di comprare alcuni giocatori tra cui il difensore Gazzari dalla Triestina, il centrocampista Giuseppe Bigogno dal Legnano, Alfredo Pitto, che nel 1931 regalerà alla Fiorentina la prima maglia azzurra, e Antonio Busini dal Bologna, Gastone Prendato dal Padova.

Anche l'allenatore Feldmann, ormai solo dopo che Csapkay se ne andò, fu cambiato perché ritenuto inadatto alla Fiorentina di serie A. Fu chiamato così Hermann Fellsner, austriaco, dal Bologna.

Alla Fiorentina mancava però un centravanti solido che potesse portare la squadra al prestigio. Prima dell'inizio del campionato fu acquistato per trentamila lire dal Nacional l'uruguaiano Pedro Petrone, detto l'artillero. Petrone era stato il protagonista delle olimpiadi del 1924 a Parigi e a quelle di Amsterdam del 1928, quando aveva condotto la nazionale "celeste" alla medaglia d'oro. Nei mondiali del 1930 invece, l'attaccante deluse le aspettative, nonostante si giocasse in Uruguay e nonostante il titolo mondiale vinto. Era quindi un campione in cerca di riscatto quello che sbarcò a Genova con un lussuoso transatlantico il 6 agosto 1931. Petrone percepiva uno stipendio di duemila lire mensili (il doppio di un funzionario di stato di alto livello, ma la metà circa di quello di Orsi alla Juventus). Arrivò insieme a lui, il difensore Guido Laino del Penarol. Laino tuttavia subì uno strappo muscolare in allenamento che lo fece rientrare in Uruguay dopo pochi mesi senza che potesse mai esordire in maglia viola.

Petrone arrivò in Italia senza scarpe da calcio; girò diversi negozi a Firenze per trovare delle calzature che gli andassero bene. Addirittura la direzione della squadra telegrafò a Montevideo per richiedere le scarpe personali del giocatore. Durante una visita a Bologna presso l'amico Sansone trovò un paio di scarpe che gli calzavano a pennello (probabilmente presso via Rizzoli).

Dopo essere tornato a Firenze durante un allenamento sul campo della Giglio Rosso, sul Viale dei Colli, tirò un calcio così forte al pallone che, dopo aver oltrepassato la rete di protezione, questo spaccò la vetrata di una villa nei pressi.

Amante del tango e della vita comoda, meno, secondo le cronache, della cucina italiana, Petrone legò molto con il compagno di squadra e compatriota Carlos Gringa, che a differenza dell'artillero rimase tutta la vita a Firenze. Dopo una prima stagione esaltante, Petrone disputò il suo secondo campionato in tono minore. La retrocessione ad ala destra decretata dall'allenatore Felsner durante la seconda stagione in viola, lo portò a forti contrasti col tecnico. La decisione della società di schierarsi con l'allenatore e di multarlo con un'ammenda di duemila lire spinse Petrone ad abbandonare la squadra il 24 marzo del 1933 con una rocambolesca fuga nella notte, per fare ritorno in Uruguay.

Con la promozione in Serie A il vecchio stadio che si trovava in via Bellini non era più adatto. Il nuovo stadio, voluto dal marchese Luigi Ridolfi (che nel frattempo aveva ripreso la presidenza della squadra dopo i fatti di Torre Annunziata del 1928), doveva sorgere alle Cascine, dove c'erano già diversi impianti sportivi. Successivamente però fu presa la decisione di costruirlo presso Campo di Marte, il quale offriva più spazio e più facilità di comunicazione essendo vicino alla ferrovia. Il progetto venne affidato all'architetto Pier Luigi Nervi.

Inizialmente lo stadio fu intitolato a Giovanni Berta, un caduto fascista. Dopo la seconda guerra mondiale il nome fu cambiato semplicemente in "Comunale", mentre nel 1991 prese definitivamente il nome di "Artemio Franchi" in onore dell'ex presidente della FIGC oltre che dirigente della Fiorentina.

In realtà, il terreno del nuovo stadio, venne calcato dalla squadra viola il 10 settembre 1931 quando superò, in amichevole, il Montevarchi per 6 reti a zero (4 gol di Petrone).

Nella stagione 1955-56 la squadra gigliata ottiene il suo primo scudetto. Il presidente di allora, Enrico Befani, industriale tessile pratese, costruì un'ottima squadra, soprattutto con gli innesti dell'attaccante Miguel Montuori, argentino di origine sorrentina andato in Cile a cercare fortuna calcistica, e dell'asso brasiliano Julio Botelho, detto Julinho, i quali, con il loro estro e la tecnica sopraffina, fecero aumentare notevolmente la capacità offensiva del gioco. Bernardini aveva apprezzato Julinho ai mondiali (Svizzera 1954), lo considera la più forte ala destra del mondo, un giocatore completo per il genio, la forza atletica, lo scatto bruciante, la naturalezza con cui guida il gioco offensivo della squadra. Gioco rifornito assiduamente da un centrocampo di alto spessore tecnico, costituito dalla mezzala Guido Gratton e dal mediano Armando Segato, coadiuvati da un'ala tornante, ruolo ricoperto a turno da Maurilio Prini e Claudio Bizzarri. Completava la formazione un reparto difensivo, arcigno e grintoso nei contrasti come lo stopper Beppe Chiappella ed il terzino Ardico Magnini, ma anche classico e capace di passaggi precisi come il centromediano e capitano Francesco Rosetta e l'altro terzino Sergio Cervato. Il portiere era un giovanissimo Giuliano Sarti che in futuro avrebbe ricoperto quel ruolo nella leggendaria F.C. Internazionale degli anni 60.

Per la squadra allenata da Fulvio Bernardini con i gol di Montuori e di Giuseppe Virgili è una marcia trionfale; i viola arrivano imbattuti all'ultima giornata – sconfitti dal Genoa a Marassi (3-1, raggiunti ad un quarto d'ora dalla fine con un rigore regalato e battuti due volte negli ultimi 5'). Lo scudetto, conquistato con largo anticipo, era già stato festeggiato la domenica precedente, in occasione dell'ultima partita casalinga (4-1 alla Lazio), il 27 maggio. La gara venne preceduta dalla sfilata del calcio storico. Nella stagione 1956-1957 la Fiorentina partecipò alla Coppa dei Campioni, e fu la prima squadra italiana a disputare una finale nel prestigioso torneo. Ciò avvenne nel 1957 contro il Real Madrid di Alfredo Di Stefano perdendo per 2 a 0. Come voleva il regolamento dell'epoca, la finale si disputò nello stadio della squadra detentrice del torneo il Santiago Bernabéu di Madrid. In un contesto ambientale eccezionalmente sfavorevole, centomila spettatori assiepati sulle gradinate ed il "caudillo" Francisco Franco in persona in tribuna d'onore, la squadra viola resse sullo zero a zero sino a venti minuti dalla fine dopo che nel primo tempo Julinho aveva sprecato clamorosamente una palla gol per la Fiorentina. Decisivo si rivelò, per le sorti della gara, il rigore, trasformato da Di Stefano al 68° minuto, penalty che, come già rivelato dai cinegiornali dell'epoca, fu molto contestato e tutt'oggi appare molto dubbio. Fu poi il sigillo di Gento, sette minuti più tardi ad assegnare alle "merengues" la loro seconda coppa dei campioni.

In campionato colleziona una serie di 4 secondi posti consecutivi, e nella stagione 1960-1961 è la prima squadra a vincere il trofeo della Coppa delle Coppe: nella prima edizione, batté in una doppia finale i favoritissimi scozzesi del FC Rangers di Glasgow, con la doppia vittoria per 2-0 e 2-1. Si ripete nella stagione seguente, giungendo nuovamente in finale contro un'altra squadra di rango, l'Atletico Madrid: nella prima gara riesce ad impattare per 1-1, e nella ripetizione viene travolta per 3-0 dai madrileni.

Nel 1968-69 la Fiorentina vince il suo secondo titolo nazionale (scudetto). Dopo una partenza in sordina, la Fiorentina si inserisce fra Milan e Cagliari e, perdendo una sola partita in tutto il campionato (3-1 con il Bologna), le stacca e non si fa più riprendere conquistando lo scudetto con una giornata di anticipo andando a vincere a Torino in casa della "odiata" Juventus 2-0. Protagonisti principali di questa squadra furono Chiarugi, De Sisti, Amarildo, Esposito, Merlo, Maraschi, Ferrante, Brizi, Rizzo e Superchi, tutti sotto la guida dell'allenatore Bruno Pesaola.

Gli anni '70, se si esclude la vittoria della Coppa Italia nel 1975, sono abbastanza deludenti per la compagine viola. La Fiorentina staziona a metà classifica rischiando per ben due volte ('70-'71 e '77-'78) l'onta della B. Delle giovani speranze acquistate nella prima metà del decennio, come Moreno Roggi, Vincenzo Guerini, vittime di gravissimi infortuni, e Antognoni solo quest'ultima si conferma ad altissimi livelli. Proprio Antonio diverrà l'unica vera bandiera nella storia del club viola. Dal vivaio escono talenti come Desolati e soprattutto Giovanni Galli. Sono anni di presidenze oculate, Ugolini, ed oneste ma povere, come quella di Melloni, ed in campo, di dignitosi giocatori come, Alessio Tendi, Steno Gola, Giancarlo Galdiolo e Marco Rossinelli. La squadra non riesce ad uscire dal grigiore e della mediocrità.

Negli anni '80 subentra una nuova dirigenza, quella dei Pontello, costruttori edili a capo di una impresa multinazionale. Nel 1981 i Pontello attuano delle scelte come il cambio dell'inno e, soprattutto, del giglio, simbolo della squadra, che creeranno non poche polemiche fra i tifosi, ma a queste si contrappongono delle operazioni di mercato che portano in viola giocatori di alto livello come Graziani e Pecci dal Torino, il centrocampista tecnico Bertoni dal Siviglia, il centrocampista rivelazione dal Monza Massaro e il massiccio difensore Vierchowod in prestito dalla Sampdoria; inoltre arrivano altri giocatori come Casagrande.

Tutta la squadra girava intorno a Antognoni e cominciò un'emozionante testa a testa con la Juventus. Il 9 ottobre 1981, avvenne un grave incidente ad Antognoni: al 57' minuto della partita Fiorentina-Genoa (finita poi 3-2 per i viola) il portiere Martina, durante un'uscita, colpì con le ginocchia il viso del centrocampista viola, che rimase a terra privo di sensi. Dopo questo infortunio, che sul momento fece temere per l'incolumità del giocatore (riportò una frattura alle ossa craniche, con grave rischio per la sua stessa vita), rimarrà fuori dai campi di gioco per quattro mesi.

Successivamente, l'allora direttore sportivo Corsi decise di acquistare Luciano Miani nel mercato invernale per prendere temporaneamente il posto del capitano della formazione gigliata. Il rientro di Antognoni avvenne poi nel match casalingo vinto per 1-0 contro il Cesena, mentre in Napoli-Fiorentina (terminata 0-1) tornò al gol con un pallonetto dopo una discesa di 40 metri.

All'ultima giornata, Fiorentina e Juventus erano appaiate a 44 punti e i viola giocavano a Cagliari mentre la Vecchia Signora era di scena a Catanzaro; Graziani realizzò una rete che l'arbitro Mattei annullò per un fallo molto dubbio di Bertoni sul portiere sardo, mentre la Juventus vinse 1-0 a Catanzaro su rigore di Brady per fallo di mano di un difensore calabrese,anche se in precedenza l'arbitro aveva colpevolmente sorvolato su un fallo da rigore compiuto da Brio sull'attaccante catanzarese Borghi. Successivamente a questa delusione fra i tifosi viola nacque il motto "Meglio Secondi che Ladri".

Il 1990 in Italia sarà ricordato per i Mondiali di calcio disputati proprio nel nostro paese ma anche per la rivolta contro i Pontello riguardo la questione Baggio. La Fiorentina era intanto tornata nel grigiore dei vecchi tempi: la squadra lottava per la salvezza in campionato mentre si esaltava in Coppa UEFA, eliminando, nel seguente ordine, squadre come l'Atletico Madrid, i francesi del Sochaux e dell'Auxerre, i sovietici della Dinamo Kiev e in semifinale i tedeschi del Werder Brema.

In finale, per la prima volta nella storia della manifestazione, arrivano due squadre italiane: la Fiorentina e la Juventus. Questa sfida verrà ricordata anche per il fatto che non era mai successo che due squadre dello stesso paese arrivassero a contendersi la finale di una coppa europea. Durante il match d'andata, la Fiorentina perde per 3-1 a Torino contro la Juve, ma questa partita si concluse immediatamente in un turbine di polemiche per l'arbitraggio contestatissimo di Emilio Soriano Aladrén; a seguito del fine partita, il difensore viola Celeste Pin dichiarerà ai microfoni RAI uno scandito e lapalissiano "Ladri!!!", episodio emblematico per fotografare al meglio la situazione. Queste improvvise dichiarazioni costarono alcune squalifiche importanti per la società viola che, pareggiando per 0-0 ad Avellino (in sostituzione di Firenze perché campo squalificato dopo la semifinale con il Werder Brema), consegnarono di fatto alla squadra juventina la Coppa UEFA.

Ma i fiorentini erano più allarmati dal fatto che Baggio potesse andarsene e di fatto il giorno dopo la finale di Coppa UEFA, i Pontello annunciarono la sua cessione alla squadra più odiata da Firenze, la Juventus. Inoltre i Pontello dichiararono che nonostante la cessione del giocatore, loro sarebbero rimasti a Firenze alla guida della società viola.

Fu questa la scintilla che scatenò il popolo Viola, che scese in piazza a protestare cingendo d'assedio la sede della Fiorentina e l'abitazione della famiglia proprietaria della squadra. Furono giorni di tensioni e scontri in città con numerosi arresti e denunce tra i tifosi viola, inferociti, non tanto dalla vendita del loro campione, ma dal proclama della proprietà di non passare la mano ad un successore; questa rivolta di piazza in effetti non fece altro che accelerare la trattativa di passaggio di proprietà dai Pontello ai Cecchi Gori.

Nel 1990 i Pontello, contestatissimi per aver venduto Baggio ai rivali storici della Juventus, cedono il testimone vendendo la Fiorentina al famoso produttore cinematografico Mario Cecchi Gori, che però scompare il 5 novembre 1993.

Per consentire alla Fiorentina di risollevarsi dagli ultimi anonimi campionati, Cecchi Gori decise di investire nella campagna acquisti, portando a Firenze giocatori come Stefan Effenberg e Brian Laudrup dal Bayern Monaco, Francesco Baiano dal Foggia e Fabrizio Di Mauro dalla Roma.

A inizio stagione la squadra veleggiava nelle zone dell'alta classifica, e fra le prestazioni fornite venivano alternate vittorie larghe (7-1 in casa contro l'Ancona) a sconfitte altrettanto pesanti (3-7 in casa contro il Milan). La stagione sembrava continuare per il meglio, ma il 3 gennaio 1993 l'allenatore Luigi Radice fu esonerato da Vittorio Cecchi Gori (ancora vice-presidente) nel corso di un chiarimento nello spogliatoio viola (in realtà, da più parti si mormora che la ragione dell'esonero fosse dovuta ad una relazione extraconiugale tra Rita Rusic, all'epoca moglie di Cecchi Gori, e Radice). La ragione ufficiale dell'esonero fu la sconfitta casalinga contro l'Atalanta, 1 - 0 con gol di Carlo Perrone. In panchina, per i nerazzuri sedeva, infausto presagio, nientepopodimeno che Marcello Lippi, inviso poi alla tifoseria viola per i suoi imperdonabili trascorsi juventini.

In sostituzione di Radice arrivò, dopo una serrata trattativa condotta in un noto Hotel del centro di Firenze, Aldo Agroppi, ma a giudicare del tripudio mediatico che si stava scatenando sembrava che a sedersi sulla panchina viola sarebbe stato Cruijff. La squadra, dopo questo avvicendamento, ebbe un calo spaventoso inanellando una serie di partite povera di vittorie. Dopo varie giornate, Agroppi fu sostituito da Luciano Chiarugi (in coppia con Giancarlo Antognoni) che non riuscirono però a salvare la Fiorentina.

Il 6 giugno 1993, ultima giornata del campionato, Udinese e Fiorentina si contendevano un posto per rimanere in Serie A: la squadra viola giocava in casa contro un Foggia ormai salvo da tempo e l'Udinese era di scena a Roma. Nell'Udinese militava l'ex giallorosso Stefano Desideri, ancora in ottimi rapporti con la tifoseria e con buona parte dello storico spogliatoio romanista. Nella Roma figurava invece quell'Andrea Carnevale, già ex Udinese e che sarebbe poi ritornato, guarda caso, a difendere i colori bianconeri a un anno di distanza dalla discussa salvezza dell'Udinese di quell'anno. La Fiorentina quindi, seppur vincendo 6-2 contro il Foggia, non riuscì a salvarsi perché l'Udinese pareggiò con la Roma grazie a un gol dell'Udinese segnato proprio da Desideri con una galoppata dalla propria metà campo mentre centrocampo e difesa della Roma si aprivano come un giglio al sole, e con un indimenticabile "errore" a porta vuota proprio di Andrea Carnevale, condannando i viola ad una retrocessione in Serie B arrivata nuovamente dopo cinquantaquattro anni.

Il 5 novembre 1993 scompare il famoso produttore cinematografico e da tre anni presidente della società viola Mario Cecchi Gori, probabilmente per infarto. Una folla immensa partecipa alle sue esequie e tributa un lunghissimo applauso. Il testimone della presidenza gigliata passa al figlio Vittorio.

Vittorio Cecchi Gori fu affiancato dalla madre Valeria, presidente onorario. Il nuovo presidente avrebbe ingaggiato successivamente giocatori del calibro di Francesco Toldo, Anselmo Robbiati, Manuel Rui Costa, Andrej Kančelskis, Edmundo ed Enrico Chiesa.

Il campionato di B del 93-94, con Batistuta in attacco ed altri giovani validi, fu conquistato dalla Fiorentina che, con alla guida Ranieri, lo vinse con qualche giornata d'anticipo, riconquistandosi così dopo un anno la partecipazione al massimo campionato italiano.

Tornata in Serie A, la Fiorentina si rinforza acquistando alcuni giocatori, tra i quali spiccano Manuel Rui Costa, astro nascente del Benfica, ed il neo campione del mondo Marcio Santos: il primo instaurerà un legame speciale coi tifosi, il secondo si rivelerà una delusione e verrà ceduto dopo soltanto un anno. Ma è soprattutto l'anno di Gabriel Batistuta, che diverrà capocannoniere del torneo e infrangerà il record di reti consecutive, battendo quello stabilito precedentemente da Ezio Pascutti. La Fiorentina si piazzerà decima in campionato a fine stagione.

Nella stagione 1995-1996 la Fiorentina si rinforza in difesa acquistando Lorenzo Amoruso e Emiliano Bigica dal Bari, lo svedese Stefan Schwarz dall'Arsenal e Michele Serena dalla Sampdoria.

La squadra si inserì da subito nei piani alti della classifica e a gennaio del 1996 sembrava che potesse lottare per lo scudetto insieme a Milan e Juventus, ma non avendo rinforzi adatti in panchina, la stagione si concluse con un ottimo 3° posto a pari merito con la Lazio di Zdeněk Zeman.

Nel finale di stagione, in ogni modo, il traguardo più desiderato da tutti i tifosi fiorentini era ritornare a vincere la Coppa Italia dopo 21 anni dall'ultima conquistata nel 1975. L'obiettivo pareva meno difficile del tricolore, soprattutto dopo la travolgente cavalcata della squadra viola verso la finale che vide anche l'eliminazione netta dell'Inter con un 3-1 a Firenze e uno 0-1, caratterizzato da un delizioso gol in pallonetto di Batistuta. Durante la finale d'andata giocata a Firenze, la Fiorentina sconfisse l'Atalanta per 1-0 con un gol di Batistuta da fuori area;. Nel ritorno a Bergamo, la formazione viola si impose per 2-0 con reti di Lorenzo Amoruso e ancora di Batistuta. La Coppa Italia era tornata a Firenze e memorabili furono i festeggiamenti, con la squadra che di ritorno da Bergamo con la Coppa si ritrovò uno stadio con oltre 40.000 persone festanti alle tre del mattino.

La stagione 1996-1997 iniziò con la vittoria in Supercoppa italiana contro il Milan per 2-1 a San Siro. A decidere l'incontro fu la doppietta di Batistuta , che rese vano il gol di Dejan Savićević per il Milan. La Fiorentina fu la prima squadra non scudettata a vincere questo trofeo. La festa fu doppia perché la vittoria fu conseguita il 25 agosto 1996, la vigilia del 70esimo anniversario della fondazione della società viola. Nel ritiro della formazione toscana, intanto, arrivarono Luis Oliveira, Aldo Firicano e Vittorio Pusceddu dal Cagliari.

Si tentò di ripetere la stagione precedente in campionato, ma la squadra cominciò a deludere, mentre in Coppa delle Coppe, pur soffrendo, la formazione avanzava di turno e cominciava a pregustare la finale. Nel gennaio del 1997, inoltre, Cecchi Gori svelò la famosa "ciliegina" che aveva promesso alla squadra, l'acquisto del centrocampista russo Andrej Kančelskis, che però, a causa di un difficile adattamento durante la stagione in corso ed una serie di problemi fisici, deluse le attese con Ranieri.

Il cammino dei viola in Coppa s'interruppe in semifinale contro il Barcellona perché la squadra, pur pareggiando al Camp Nou per 1-1 con uno storico gol di Batistuta (rimase celebre il suo gesto con il dito davanti alla bocca per zittire gli 80 mila tifosi catalani presenti allo stadio), perse in casa per 2-0 contro la formazione catalana e venne eliminata. Fallita anche la qualificazione per la Coppa UEFA, Cecchi Gori decise di esonerare l'allenatore Ranieri e di chiamare per la stagione successiva il giovane Alberto Malesani che ben aveva fatto in Serie B col Chievo.

Nella campagna acquisti per la stagione 1997-1998 l'arrivo più acclamato fu quello del brasiliano Edmundo, accompagnato al suo arrivo da fama di gran calciatore e di personaggio turbolento, soprannominato O' Animal. La stagione di Malesani verrà ricordata soprattutto per il divertente accadimento della prima giornata di campionato: la Fiorentina era impegnata a Udine e con due prodezze di Batistuta era riuscita a vincere per 3-2 contro l'Udinese. Finita la partita, l'allenatore corse pieno di gioia sotto la curva dei tifosi viola, festeggiando con loro, episodio che gli attribuì il soprannome L'Allenatore Ultrà. La Fiorentina di Malesani si dimostrò una "mina vagante", perdendo con formazioni modeste e vincendo con le squadre più blasonate, ma mostrando sempre un gioco spumeggiante e divertente. Malesani fu anche molto sfortunato nel gestire l'organico, che spesso risentì dei gravi infortuni come quello del russo Kančelskis, che aveva iniziato un campionato in gran forma ma fu subito arrestato da una serie di infortuni alla caviglia che lo tennero fuori per vari mesi. Il duo, ormai ampiamente rodato, Rui Costa-Batistuta fu autore di un'altra prestazione stagionale a livelli elevati, esaltata dall'estro del brasiliano Edmundo che, disponibile da gennaio, divenne presto uno degli idoli della tifoseria.

Malesani, tuttavia, entrò in pessimi rapporti durante la primavera con il presidente Cecchi Gori, il quale decise a fine campionato di esonerarlo. Dopo un periodo di vacanza della panchina viola e varie voci sull'arrivo di Renzo Ulivieri dal Bologna o del tifoso viola Mondonico, il presidente propose la panchina della sua squadra a uno dei più grandi allenatori del momento, Giovanni Trapattoni, che accettò.

Nel campionato 1998-99 la Fiorentina, allenata da Trapattoni, lottò a lungo per lo scudetto e si laureò campione d'inverno, guidata soprattutto da un Batistuta in forma strepitosa. Dovette, poi, cedere il primato a febbraio, a causa di un infortunio del suo goleador, mentre Edmundo attirò su di sé critiche per essersi recato al carnevale di Rio de Janeiro mentre la squadra era in difficoltà. La squadra a fine stagione si piazzò comunque terza, riuscendo ad accedere al terzo turno preliminare della UEFA Champions League, che, con la nuova formula inaugurata quello stesso anno, permetteva alle squadre italiane classificatesi al terzo e quarto posto di tentare di accedere alla prima fase a gironi della più importante competizione europea. In ambito europeo la Fiorentina fu esclusa dalla Coppa UEFA per una assai discutibile decisione della UEFA: vincente a Zurigo contro il Grasshoppers e in vantaggio a Salerno, fu estromessa perché dei tifosi salernitani, resisi ostili durante la partita in campionato a Firenze per degli scontri, gettarono in campo una bomba carta; l'ordigno, diretto verso i giocatori viola che stavano raggiungendo gli spogliatoi per l'intervallo, colpì invece il quarto uomo, il belga Philippe Flament, ferendolo al ginocchio destro. Alla società viola, nonostante precedenti in senso contrario anche in campo internazionale, venne riconosciuta la responsabilità oggettiva, pur tra l'altro giocando in campo neutro per una squalifica del Franchi avvenuta 3 anni prima per degli oggetti gettati in campo.

Tra il 24 e il 25 luglio del 1999 presso il Giants Stadium di New York la formazione di Trapattoni si aggiudica in un torneo quadrangolare amichevole la "Gotham Cup" disputato insieme all'Aston Villa, l'Ajax e Panthinaikos. I viola battono prima i greci 3-0 (gol di Chiesa, Balbo e Oliveira), poi gli inglesi in finale 4-0 (gol di Mijatovic, 2 di Batistuta e Rui Costa).

Nella Champions League 1999-2000 i gigliati superano il turno preliminare battendo sia all'andata (3-1) che al ritorno (0-2) i polacchi del Widzew Łódź, rientrando così nel tabellone principale di questa competizione dopo ben 30 anni. Sono poi inseriti in un impegnativo girone con Arsenal, Barcellona e AIK Stoccolma. L'inizio è difficile: dopo il pareggio interno per 0-0 contro l'Arsenal, arriva la netta sconfitta per 4-2 al Camp Nou con il Barcellona, seguita da un nuovo pareggio per 0-0 in Svezia contro l'AIK. I viola riescono così a raccogliere 2 soli punti in 3 partite, rischiando così un'eliminazione anticipata dalla competizione, ma la successiva vittoria interna contro l'AIK li rimette in corsa per la qualificazione. Il 27 ottobre 1999 si gioca quindi Arsenal-Fiorentina, in una partita che, scherzi del calendario e della classifica, qualificherebbe con un turno d'anticipo la squadra vincitrice del confronto a scapito dell'altra. A vincere questo delicatissimo match è proprio la squadra viola, che si impone per 0-1 con un gol di Batistuta al 75', diventando l'unica squadra italiana di club in grado di sconfiggere una inglese nel vecchio stadio di Wembley prima della sua demolizione.

Dopo un inutile ma comunque spettacolare 3-3 a Firenze contro il Barcellona (dove Mauro Bressan segnò un gol eccezionale in rovesciata da 30 metri ), i viola accedono dunque alla seconda fase a gironi, dove si ritrovano ad affrontare altre tre formazioni titolate quali il Manchester United, il Valencia ed il Bordeaux. È proprio contro i campioni uscenti del Manchester United che i gigliati hanno l'occasione di giocare la prima partita del girone, riuscendo ad imporsi per 2-0 all'Artemio Franchi grazie ai gol di Batistuta e Balbo. Nelle due successive partite, sempre in casa, la Fiorentina batte per 1-0 il Valencia con gol di Predrag Mijatović e pareggiano in Francia per 0-0 a Bordeaux, candidandosi seriamente alla qualificazione ai quarti, ma nello scontro decisivo contro il Valencia in terra spagnola escono sconfitti per 2-0, recriminando per un gol annullato a Rui Costa al 90' (sul punteggio di 1-0) per un fuorigioco fischiato sul suo calcio di punizione.

Nella giornata successiva l'avversario è nuovamente il Manchester United, che vincendo per 3-1 si assicura la qualificazione, mettendo nei guai la formazione di Trapattoni a cui potrebbe non bastare una vittoria nell'ultima partita per passare il turno. Il Valencia difatti conquista successivamente la qualificazione pareggiando in casa con gli stessi inglesi, rendendo ininfluente il punteggio della partita della Fiorentina nella gara interna contro il Bordeaux, terminata comunque col punteggio di 3-3, ed eliminandola dalla Champions League.

Negli anni successivi al 2000 la Fiorentina attraversò un biennio doloroso, illuminato solo in parte dalla conquista della sesta Coppa Italia nel 2001. Nella doppia finale i gigliati superarono il Parma (1-0 in trasferta e 1-1 al Franchi). In campionato si piazzarono, invece, decimi, dopo l'esonero dell'allenatore turco Fatih Terim, sostituito dal debuttante Roberto Mancini.

Nella stagione 2001-2002 la squadra viola retrocesse in Serie B dopo nove anni. A nulla valsero l'esonero di Mancini, cui subentrò Ottavio Bianchi, e i gol del giovane centravanti Adriano, che non bastò per evitare il penultimo posto finale. Durante l'annata vennero portati i libri contabili dell'AC Fiorentina in tribunale, mentre nell'estate 2000 era stato venduto Batistuta (tuttora con 152 reti il primatista di reti segnate in Serie A con la maglia viola), l'estate successiva fu la volta di Rui Costa, Toldo. Dopo la retrocessione il 1º agosto la FIGC, al termine della riunione, escluse dal campionato di Serie B la AC Fiorentina per un passivo di 22.000.000 di euro non colmato. Il tribunale civile di Firenze decretò il fallimento della AC Fiorentina Spa, con la Ternana che veniva così ripescata in Serie B.

Grazie all'opera del sindaco Leonardo Domenici e dell'assessore allo sport Eugenio Giani, che fondarono nell'agosto del 2002 la società Fiorentina 1926 Florentia, Firenze non rimase senza calcio. Il nome della nuova società diventò poi Florentia Viola quando fu rilevata dall'imprenditore Diego Della Valle. Con questo nome, nella stagione 2002-2003, venne dunque iscritta al campionato italiano di calcio di serie C2, girone B, anziché nel Campionato Nazionale Dilettanti come avveniva a tutte le squadre che fallivano.

La squadra, nella quale decise di continuare a giocare in segno di grande attaccamento a Firenze il capitano Angelo Di Livio, riuscì a vincere il proprio girone, nonostante tre sconfitte interne con Rimini, Montevarchi e Gualdo, oltre al ko nel derby a Grosseto. Grazie anche ai 30 gol del bomber Riganò, dunque, la Florentia Viola ottiene la promozione in C1. Successivamente il proprietario Diego Della Valle, acquistando il logotipo della vecchia Fiorentina e il nome, riuscì a riportare in vita l'antica società calcistica fiorentina, anche se dovette chiamarla "ACF Fiorentina" per problemi legali dovuti a delle scissioni che Cecchi Gori ne aveva fatto del marchio. Il 19 maggio 2003 la Florentia Viola torna ad assumere ufficialmente il suo vecchio nome, diventando ACF Fiorentina S.p.A..

Al termine delle vicissitudini giudiziarie legate al caso Catania, il presidente della FIGC, Franco Carraro, ammise la Fiorentina direttamente al campionato di Serie B 2003-2004 (occasionalmente allargato a 24 squadre) al posto del fallito Cosenza e insieme alle retrocesse Catania, Genoa e Salernitana per meriti sportivi, formula piuttosto ambigua e ancora oggi discussa.

Il campionato di Serie B, intrapreso con una rosa di giocatori prevista per la C1, si svolse per la prima metà con mediocri risultati e a inizio gennaio 2004 la società decise di esonerare Alberto Cavasin ma, con l'arrivo dell'allenatore Emiliano Mondonico la Fiorentina inanellò una serie strabiliante di risultati positivi che la portò a fine campionato al sesto posto in classifica e a guadagnare un insperato spareggio promozione con il Perugia Calcio classificatosi quartultimo in serie A. Nella prima partita giocata a Perugia la Fiorentina si impose per 1-0 con goal di Fantini e, con il pareggio per 1-1 nel ritorno a Firenze, riuscì a raggiungere la promozione in Serie A.

Nella prima annata in Serie A, nonostante un organico rafforzato nel mercato estivo dagli arrivi di Fabrizio Miccoli, Enzo Maresca, Christian Obodo, Dario Dainelli, Tomáš Ujfaluši, Martin Jørgensen e Cristiano Lupatelli, ma con molti giocatori ancora della C2, la squadra visse momenti di grossa difficoltà.

Emiliano Mondonico rimase alla guida dei viola fino alla settima giornata poi venne esonerato dopo alcune dichiarazioni non condivise dalla società e sostituito da Sergio Buso fino ad allora allenatore dei portieri viola ma, visti gli scarsi progressi della squadra, venne anch'egli esonerato ed al suo posto subentrò l'ex portiere ed allenatore della nazionale italiana Dino Zoff. Fino alla conclusione del girone d'andata la squadra era in lotta per un posto in Coppa UEFA ma una serie di 4 sconfitte consecutive la fecero precipitare nell'orlo della retrocessione. Il 31 gennaio 2005, ultimo giorno per il mercato invernale, la società acquistò per una cifra intorno ai 15 milioni di euro il talento bulgaro Valeri Bojinov dal Lecce, mentre nei giorni precedenti erano già stati acquistati per 3 milioni Marco Donadel dalla Sampdoria e per 6 milioni e mezzo l'attaccante toscano Giampaolo Pazzini dall'Atalanta.

La salvezza matematica arrivò all'ultima giornata, con nove squadre coinvolte a novanta minuti dalla fine nella lotta per non retrocedere. Grazie alla vittoria per 3-0 sul Brescia ed i contemporanei pareggi di Bologna e Parma (condannate allo spareggio) la squadra viola riuscì ad evitare la retrocessione. Alla fine di questo campionato, onorato con 12 presenze, lascia il calcio il capitano Angelo Di Livio, dopo 6 stagioni alla Fiorentina.

Nel tentativo di non ripercorrere la traumatica stagione, nell'estate del 2005 la squadra si è notevolmente rinforzata, soprattutto sul piano societario, con gli arrivi del direttore sportivo Pantaleo Corvino e dell'allenatore Cesare Prandelli. Nonostante le cessioni di Chiellini, Maresca, Miccoli e Obodo, la Fiorentina durante il mercato estivo decide di puntare su giocatori che possano portare esperienza, e su giovani di prospettiva con voglia di emergere. La rosa viene quindi arricchita da giocatori del calibro di Toni, Frey, Gamberini, Montolivo, Pasqual, Fiore, Brocchi, Pazienza, Di Loreto e Pancaro.

Eccezionale la prima parte di stagione: la Fiorentina veleggia nelle prime posizioni di classifica, affermandosi come squadra rivelazione del campionato e lottando per un posto nelle coppe europee. Al termine dell'anno solare la squadra si ritrova così al quarto posto, con Luca Toni capocannoniere con 16 reti all'attivo e primo giocatore della Fiorentina a segnare una tripletta in nazionale contro la Bielorussia.

Nella finestra di mercato del gennaio 2006 arrivano Kroldrup per 6 milioni e mezzo dall'Everton e Jimenez in comproprietà con la Ternana, più Lobont per 1 milione e mezzo dall'Ajax e Berti a sostituire l'infortunato Frey e lo svincolato Cejas; intanto l'operazione di ringiovanimento di Corvino continua.

Gli innesti, in particolare di Jiménez, si rivelano indovinati e grazie anche alla impressionante capacità realizzativa di Toni (31 reti che gli permettono di vincere la Scarpa d'oro 2006), la Fiorentina resiste al prepotente ritorno della AS Roma (11 vittorie consecutive, record assoluto poi superato quasi un anno dopo dall'Inter) e conquista il quarto posto, valido per affrontare i preliminari di Champions League.

In estate, però, la Fiorentina rimane invischiata nel processo di Calciopoli, con l'accusa di illecito sportivo per i suoi vertici societari: secondo gli inquirenti, il patron Diego Della Valle, il presidente Andrea Della Valle e l'amministratore delegato Sandro Mencucci si sarebbero adoperati per ottenere l'intervento del vice-presidente della FIGC Innocenzo Mazzini, anche lui indagato nell'inchiesta, al fine di ottenere la salvezza dei toscani ai danni del Bologna nel precedente torneo. Il processo si svolge in due gradi di giudizio: alla CAF la Fiorentina viene condannata alla retrocessione in serie B con 12 punti di penalizzazione da scontare nel campionato successivo. La Corte Federale della FIGC, però, rivede poi le decisioni, condannando la Fiorentina a una penalizzazione di 30 punti nel campionato 2005-2006, facendole così perdere la qualificazione sia alla Champions League che alla Coppa UEFA, cui si aggiunge una partenza ad handicap (-19 punti) per la stagione 2006-2007. L'arbitrato del CONI, successivamente, riduce la penalizzazione sul campionato 2006-2007 a 15 punti, stabilendo che la responsabilità della società nell'illecito sportivo relativo alla partita Lecce-Parma (il solo ancora contestato) è solo presunta (in quanto tale illecito è stato compiuto da persone estranee alla società). Nonostante sia stato provato che tali persone fossero estranee alla società viola la Fiorentina vede mantenuta a suo danno una forte penalizzazione e il mancato riconoscimento dei risultati ottenuti sul campo.

Durante la campagna estiva partono Brocchi, Fiore e Jiménez, ma arrivano altri giocatori importanti: Adrian Mutu, Mario Alberto Santana, Fabio Liverani, Manuele Blasi e Massimo Gobbi. Inoltre vengono riscattate le proprietà di Frey e Montolivo, arrivati la stagione precedente.

La Fiorentina inizia la propria stagione in Coppa Italia: nel primo turno eliminatorio i viola battono per 3-0 il Giarre con una doppietta di Giampaolo Pazzini e un gol di Santana. Nel secondo turno i viola vengono battuti per 1-0 dal Genoa e sono eliminati dalla competizione.

Il 9 settembre 2006 inizia il campionato di Serie A 2006-2007, il primo senza la Juventus, e la Fiorentina perde in casa per 2-3 (0-2 nel primo tempo) contro la favorita Inter: per la formazione nerazzurra gol di Zlatan Ibrahimović e doppietta di Esteban Cambiasso, mentre i due gol dei viola sono segnati da Luca Toni.

Nonostante la penalizzazione ed una partenza a stento con tre sconfitte (Inter in casa, Livorno e Udinese fuori) e una sola vittoria nelle prima quattro partite del campionato 2006-2007, la Fiorentina, dopo la sconfitta in casa contro il Palermo per 3-2 con gol rosanero di David Di Michele e doppietta di Amauri, riesce a riprendersi e a rilanciarsi in campionato, colmando il divario della penalizzazione ed arrivando, nel periodo pre-natalizio, a ridosso della metà della classifica.

Nel calciomercato del gennaio 2007 la Fiorentina si arricchisce con tre giovani aggregati al vivaio ed il 19enne centrocampista serbo Zdravko Kuzmanović, pagato 3 milioni al Basilea e giunto a Firenze dopo alcuni alterchi con il direttore sportivo del Palermo Rino Foschi, che lo accusa di avere corrotto il padre, suo manager personale. Nel mercato in uscita, invece, vengono ceduti il portiere Bogdan Lobont alla Dinamo Bucarest, Do Prado in prestito allo Spezia e Parravicini, sempre in prestito, al Parma via Palermo. Il 26 febbraio 2007, inoltre, la società viola ufficializza l'acquisto dell'attaccante Arturo Lupoli dall'Arsenal per la stagione successiva.

Nel girone di ritorno la squadra viola prosegue la sua scalata in classifica, giungendo a conquistare, nonostante la suddetta penalizzazione di 15 punti, il sesto posto in classifica dietro al Palermo per i peggiori scontri diretti. In tal modo si garantisce un posto in Coppa UEFA grazie alla miglior difesa del torneo, con soltanto 31 reti subite, e al terzo miglior attacco della Serie A, con 62 reti segnate.

Per la stagione 2007-2008 sono acquistati Federico Balzaretti dalla Juventus, Anthony Vanden Borre dall'Anderlecht, Pablo Daniel Osvaldo dall'Atalanta. Il 15 luglio 2007 sono conclusi, dopo complesse trattative, gli ingaggi di Franco Semioli dal ChievoVerona e del 34enne Christian Vieri. Per quanto riguarda le cessioni, si decide sul futuro di Valeri Bojinov, che alla fine sarà acquistato dal Manchester City per 8 milioni. Sono ceduti anche Reginaldo, al Parma, e Manuele Blasi, al Napoli.

Durante la prima parte del campionato, che inizia il 26 agosto con la Fiorentina vittoriosa per 3-1 contro l'Empoli nel derby toscano, i viola beneficiano anche dei gol di Christian Vieri e, potendo fare affidamento su un impianto di gioco collaudato, lottano per la qualificazione in UEFA Champions League.

Nel calciomercato di gennaio 2008 la dirigenza preleva in comproprietà Papa Waigo dal Genoa in cambio di Vanden Borre, Daniele Cacia dal Piacenza (sempre in comproprietà) e il giovane Manuel da Costa dal PSV. Michele Pazienza passa a titolo definitivo al Napoli, Federico Balzaretti passa sempre a titolo definitivo al Palermo e Arturo Lupoli è ceduto in prestito al Treviso.

La Fiorentina gareggia con il Milan per ottenere il quarto posto valido per la qualificazione ai preliminari di UEFA Champions League. Il 2 marzo riesce a vincere contro la Juventus (storica rivale) a Torino, imponendosi per 2-3 dopo quasi 20 anni. Il successo è accolto con festeggiamenti e caroselli al ritorno dei giocatori a Firenze. Alla fine i viola si qualificano per la Champions League a svantaggio del Milan, tornando nella massima competizione calcistica europea per club dopo otto anni. Anche questo risultato è festeggiato con imponenti manifestazioni di massa, con lo stadio Franchi aperto per l'occasione (anche se la partita decisiva viene giocata a Torino contro i granata) e oltre 30.000 tifosi esultanti sulle gradinate ad attendere l'arrivo della squadra.

In ambito europeo i viola ottengono una storica qualificazione alle semifinali di Coppa UEFA eliminando nei quarti di finale il PSV Eindhoven (1-1 al Franchi e vittoria per 2-0 al Philips Stadion). Mutu, con 6 gol, eguaglia Kurt Hamrin e Gabriel Omar Batistuta, migliori marcatori della Fiorentina in una stagione di una competizione europea. L'andata contro il Rangers all'Ibrox Stadium termina con il punteggio di 0-0. Al ritorno lo stesso risultato si protrae fino alla fine dei tempi supplementari . Ai tiri di rigore la spuntano gli scozzesi: dopo il primo tiro di Barry Ferguson parato da Frey, Fabio Liverani e Christian Vieri sbagliano i rigori, permettendo così ai Rangers di raggiungere la finale di Manchester poi persa contro lo Zenit San Pietroburgo.

La Fiorentina si appresta a ritornare in UEFA Champions League dopo 8 anni. Tra gli altri, arrivano Felipe Melo, Stevan Jovetic, Alberto Gilardino, Juan Manuel Vargas, Gianluca Comotto, mentre in prestito vengono presi Marco Storari, Luciano Zauri e Sergio Bernardo Almirón, per una cifra totale di 50 milioni di Euro. Partono invece Tomas Ujfalusi, Fabio Liverani, Christian Vieri e Alessandro Potenza. Vengono risolte inoltre le comproprietà di Anthony Vanden Borre, ceduto interamente al Genoa, Papa Waigo N'Diayè, ancora in comproprietà con il Genoa, e di Daniele Cacia, che, alle buste, va al Piacenza.

I Della Valle annunciano la progettazione di un nuovo stadio, che sorgerà in area Castello: un impianto polifunzionale che permetterà alla Fiorentina un maggiore guadagno (dai 12 milioni all'anno del Franchi a 50 milioni) che porterebbe il club a ridurre il gap dei diritti tv con le "grandi squadre", puntando a sempre maggiori traguardi. Oltre al nuovo progetto, la Fiorentina ha inoltre previsto, in accordo con il Comune di Firenze, una profonda ristrutturazione dell'Artemio Franchi.

Nei preliminari di Champions League l'avversario è lo Slavia Praga. Nella partita di andata, in casa, i viola sconfiggono i cechi per 2-0, mentre nella partita di ritorno pareggiano per 0-0, tornando così dopo 8 anni nella fase finale della Champions League. Per la fase a gironi, l'urna dei sorteggi assegna ai viola un girone con Olympique Lyonnais, Steaua Bucarest e Bayern Monaco. La prima partita, contro i francesi del Lione, si chiude sul 2-2. Dopo un inizio negativo la squadra si riprende battendo in casa il Genoa e pareggiando in Champions League contro lo Steaua Bucarest. Seguono alcune vittorie, la sconfitta per 3-0 con il Bayern Monaco in Europa e lo 0-0 con l'Inter. Dopo 5 partite nel girone di Uefa Champions League, la Fiorentina con soli 3 punti guadagnati, viene matematicamente estromessa e si sfida con la Steaua Bucarest per guadagnare l'accesso alla Coppa UEFA, che ottiene grazie ad un successo in terra rumena per 0-1 che la fa salire a 6 punti complessivi. Al termine del girone di andata la Fiorentina staziona al 6° posto in classifica. Da notare le cessioni nel mercato invernale di Pablo Daniel Osvaldo e Giampaolo Pazzini, che fruttano 16 milioni di Euro.

Eliminata dalla UEFA Champions League, la Fiorentina viene ammessa alla Coppa UEFA grazie al terzo posto conseguito nella fase a gironi. Al sorteggio ai viola viene assegnato l'Ajax, uno dei club più competitivi della Coppa. In casa i viola giocano una buona partita ma non finalizzano perdendo 1-0 ; al ritorno in Olanda Alberto Gilardino apre le marcature illudendo la Fiorentina che viene punita all' 88' da un gol di Leonardo ed esce dalla competizione. L'eliminazione e il cattivo gioco espresso in campionato porta alle critiche verso la società di gruppi di tifosi, che però si spiegano e si scusano dopo lo sfogo di Cesare Prandelli in conferenza stampa.

In 81 stagioni sportive dalla fondazione della società, compresi 2 campionati di Divisione Nazionale (A) e 2 tornei di Prima Divisione Cadetta (B) esulanti il girone unico.

L'inno della Fiorentina, intitolato La canzone viola ma conosciuto come O Fiorentina, fu scritto negli anni trenta per l'ordine del Marzocco, una sorta di viola club ante-litteram, con le parole di Marcello Manni e la musica del maestro Marco Vinicio. La versione più celebre è quella cantata da Narciso Parigi negli anni cinquanta ed eseguita allo stadio Franchi prima di ogni partita interna della Fiorentina. Curiosamente il coro che accompagna l'inno nella sua versione originale è cantato da giocatori dell'Inter (fra i quali il tifoso viola Pandolfini) raccolti da Narciso Parigi al momento dell'incisione avvenuta in uno studio di Milano. Una versione dell'inno riarrangiata da Gianni Maroccolo (ex Litfiba) adottata nei primi anni 2000 venne abbandonata dopo una sola stagione.

Va aggiunto che per molti anni la Fiorentina ebbe anche un "co-inno" ufficiale: "Alé Fiorentina" scritto da Corsini, Gallerini, Dolcino ed interpretato sempre da Narciso Parigi. Questa canzone era eseguita, nelle gare casalinghe, quando la squadra viola faceva il suo ingresso in campo nel secondo tempo. L'usanza del doppio inno è poi caduta in disuso.

Nel 1981 la dirigenza della società viola adottò un nuovo inno "La Fiorentina", che pur essendo inno ufficiale sino al 1990 non venne mai amato dai tifosi, che continuarono a preferirgli il brano precedente.

Nel 1998 il cantante Pupo propose ed incise un nuovo inno "È Fiorentina", cantato in anteprima alla trasmissione Quelli che il calcio. La canzone, venne eseguita allo stadio (con karaoke sul tabellone) in un paio di partite della stagione 1998-99 ma non fu mai adottata ufficialmente.

La Fiorentina è la squadra in tenuta viola per antonomasia, data la particolarità della tonalità e lo scarso uso che se ne faceva nel mondo del calcio fino all'esplosione del mercato del merchandising. Poche altre formazioni usano il viola e, se si escludono l'Austria Vienna, l'Anderlecht in qualche inserto o in trasferta e saltuariamente il Real Madrid in trasferta, sono tutte sconosciute al grande pubblico.

Se il colore viola viene spesso erroneamente associato anche alla città di Firenze, che invece ha come colori il bianco e rosso, pochi sanno che agli esordi la compagine fiorentina indossava proprio le tonalità della città. La prima divisa di gioco era metà bianca e metà rossa con sul petto lo scudo cittadino, e questa scelta durò qualche anno, finché delle maglie a strisce bianco-rosse subirono un lavaggio sbagliato nel fiume, almeno a quanto si dice ormai per tradizione. Il colore viola piacque subito al pubblico, e non venne mai più cambiato.

Durante gli anni la tenuta non fu sempre uguale, in quanto passò spesso da monocromatica ad alternata con pantaloncini bianchi o neri. I bordini e le rifiniture, quando presenti, di solito erano bianche. Con l'esplosione del merchandising, si sono aggiunti a volte bordini rossi o anche bizzarri disegni gialli.

Come seconda maglia la Fiorentina ha sempre avuto una divisa bianca, a seconda delle annate più o meno decorata con inserti o bordi viola. La terza maglia, introdotta soltanto a partire dal 1996 solitamente, quando viene prodotta, è rossa, ma ci sono state annate in cui era gialla ed una stagione in cui era di un grigio argentato.

Il simbolo della Fiorentina è da sempre il Giglio di Firenze, il principale segno distintivo della città. Se nei primi tempi si usava direttamente lo stemma comunale, col tempo ha subìto varie modifiche, passando dal tradizionale scudo ad un campo bianco romboidale.

Fu la dirigenza Pontello a cambiare in maniera netta il simbolo negli anni 80, stilizzando il giglio dentro un cerchio bianco bordato di viola insieme ad una sorta di F, iniziale della squadra. I tifosi rumoreggiarono parecchio per il cambio, anche perché il nuovo giglio sembrava più un'alabarda che non il simbolo storico.

L'attuale ed ultimo stemma societario, che sostituisce proprio quello dei Pontello, fu adottato dalla dirigenza di Cecchi Gori, inserendo un giglio stilizzato fiorentino all'interno di un rombo inserito in un triangolo viola contenente le iniziali della società, ACF. Questo stemma non fu utilizzato soltanto nella stagione in cui la neonata società giocò la Serie C2 sotto il nome di Florentia Viola, dove fu sostituito per problemi legali dal semplice giglio tradizionale senza contorni concesso gratuitamente dal Comune di Firenze.

L'attuale logotipo è il marchio del calcio italiano più valutato economicamente, avendolo pagato Diego Della Valle circa 2,5 milioni di euro.

Il fulcro del tifo viola è la Curva Fiesole, da sempre prescelta degli ultras viola, alcuni dei quali, tuttavia, occupano anche la Curva Ferrovia, in particolare dagli anni della presidenza Cecchi Gori.

Il più noto gruppo della Fiesole è stato quello degli Ultras. Fondati nel 1973 dal Pompa, leader carismatico del tifo fiorentino per lunghi anni, gli Ultras Viola furono poi costretti allo scioglimento negli anni 80, a causa di turbolenti scontri con i tifosi romanisti. Agli Ultras succedette nella leadership del tifo il Collettivo Autonomo Viola, gruppo ancora oggi preminente in Curva Fiesole. Nell'altra curva, la "Ferrovia", da diversi anni, ha un ruolo di spicco il Vieusseux di Walter Tanturli. Negli ultimi anni si sono sciolti diversi gruppi di tifosi, stanchi della "deriva" che la Fiesole aveva intrapreso in fatto di tifo: tra i più importanti ricordiamo la Vecchia Guardia, gruppo dedicato a Stefano Biagini "Pompa" nata nel luglio 1993 a seguito della retrocessione in serie B della squadra. Lo stesso destino percorso, in questo III millennio, dal gruppo Firenze Ultras 1926, portatore di una vera "ventata di nuovo" all'interno della Fiesole, poi costretto allo scioglimento da ripetuti problemi con le forze dell'ordine ed il resto della curva stessa.

Il viola club Settebello ha dal 1996 un gemellaggio con i tifosi dello Sporting Lisbona.

Il tifo viola ha alcune tifoserie rivali.

Sin dall'acquisizione della proprietà da parte della famiglia Della Valle la Fiorentina si è messa subito in mostra per una concezione diversa di calcio. La società viola ha da molti anni cominciato a sensibilizzare sia organico che tifosi al rispetto dell'avversario e al fair play e combatte per più eque ripartizioni economiche all'interno del mondo calcistico, sia per quel che riguarda gli ingaggi che le entrate esterne.

Con l'arrivo di Prandelli sulla panchina viola e la nascita del progetto Viola Fair, la proprietà della Fiorentina e l'allenatore hanno concertato alcuni tipi di condotta relativi a calciatori e addetti: l'allenatore da sempre non ha mai parlato della direzione di gara o di presunti atteggiamenti degli avversari, ma soltanto delle prestazioni della sua squadra. Nel 2007 invece la Fiorentina ha organizzato a sorpresa un terzo tempo tipico del rugby, un corridoio formato dai giocatori viola che hanno applaudito gli avversari dell'Inter meritatamente vittoriosi al Franchi facendoli passare su un tappeto viola. La Lega Calcio, positivamente impressionata, l'ha imposta poi in forma diversa ad ogni società di Serie A, costringendo la società viola a cambiare la celebrazione e rendendola forse meno spontanea e apparisciente. L'originale manifestazione della Fiorentina continua ad essere esibita in campo internazionale suscitando molto entusiasmo.

Dopo la semifinale persa ai rigori sfortunatamente contro il Rangers FC nella Coppa UEFA 2007-2008, il presidente UEFA Michel Platini ha colto l'occasione per elogiare il progetto di fair play della Fiorentina pubblicamente, in particolare per gli abbracci sinceri con i giocatori rivali nonostante la bruciante sconfitta e per l'accoglienza fornita dalla città di Firenze ai tifosi scozzesi sprovvisti di biglietti, sistemati nel Palazzetto dello Sport della città con vitto e maxischermo. Ciò nonostante, a seguito dei gravi incidenti che si sono verificati il 31 agosto 2008 a Napoli e a Roma (dove si disputava la partita tra la squadra giallorossa di casa e la formazione partenopea), l'Osservatorio del Viminale ha vietato la trasferta di Napoli del 14 settembre ai supporters viola, oltre a consentire l'ingresso ai soli abbonati per la partita casalinga con il Bologna del 21 settembre, suscitando stupore anche nella città felsinea, da dove non potrà partire la trasferta dei tifosi rossoblù..

Con l'annuncio del progetto di un nuovo futuro stadio, i Della Valle hanno lanciato la speranza di poter essere la prima società italiana a togliere le protezioni tra campo e spalti. Hanno in seguito fondato una ONLUS con attività solidaristica nel sociale. L'ultima manifestazione di fair play da parte della dirigenza fiorentina è avvenuta il 31 agosto 2008, durante la sentitissima partita Fiorentina-Juventus, prima gara della stagione, nella quale i Della Valle hanno invitato i tifosi alla correttezza e al rispetto dell'avversario e hanno assistito al match accanto alla dirigenza avversaria. Il 19 settembre 2008 la società ha presentato alla stampa il progetto del nuovo stadio inserito in un centro polifunzionale (con parco dello sport, museo di arte moderna, centro sportivo, centro del made in Italy etc.) atto a rilanciare nel mondo l'immagine di Firenze e non solo della ACF Fiorentina . Il progetto è stato realizzato da Massimiliano Fuksas, architetto di fama internazionale . Le autorità politiche fiorentine si trovano ora di fronte ad una scelta importante che richiederà prontezza e collaborazione nell'attivazione del progetto, totalmente finanziato con fondi privati . L'entusiasmo cittadino è alle stelle, tanto che la famiglia della Valle viene da molti paragonata alla famiglia principesca dei Medici ed il progetto considerato foriero di un nuovo Rinascimento toscano .

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Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas

La Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas è una società polisportiva fiorentina fondata nel 1877 con sede nell'antico refettorio del Convento della Basilica di Santa Maria Novella.

Dopo un primo periodo dedicato all'insegnamento della ginnastica, divenne ben presto una polisportiva contribuendo alla diffusione della scherma, podismo, lotta, pugilato, canottaggio, tamburello ed altre discipline sportive. La PGF Libertas istituì anche corsi gratuiti per i giovani che non potevano permettersi di avvicinarsi allo sport. Questa attività umanitaria gli valse nel 1877 il riconoscimento in Ente Morale con Regio Decreto di S.A.R. Umberto I.

LA P.G.F Libertas è stata insignita della Stella d'Oro del CONI al Merito Sportivo nel 1975 e della Medaglia d'Onore al Merito Sportivo nel 1982.

Nel luglio del 1872 un nucleo di giovani fondò la «Società Fiorentina di Ginnastica e Scherma». Disciolta questa Società, alcuni soci di essa fondarono, nel giugno 1877, la "Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas". In quell'anno la società ottenne gratuitamente dal Comune, per uso di Palestra e Sede Sociale, l'ex-Oratorio di San Firenze. Nell'agosto 1881 quel locale fu destinato alla Regia Corte di Assise e la Libertas trasferì la propria sede nell'antico refettorio del Convento di Santa Maria Novella, dove tuttora si trova. Il primo Presidente, vero fondatore e anima per molti anni di questa Società, fu l'avvocato Giulio Conti.

Uno dei primi documenti ufficiali che riporta informazioni sulla Società è lo Statuto del 1885; da questo si apprende che gli obbiettivi primari della Libertas erano di diffondere l'attività fisica e costruire una propria Palestra. Sogno che diverrà finalmente realtà solo nel 1922. Di questi primi 45 anni di attività rimane testimonianza in un libretto realizzato a ricordo dell'inaugurazione del Campo Sportivo e Velodromo Libertas di via Bellini avvenuta il 2 aprile 1922 ed alcuni numeri di un periodico edito dalla stessa Società: il "Ghiozzo Rosso".

Da questi documenti si apprende che fra i promotori e primi Soci della Libertas, figuravano ben note personalità e nobili fiorentini: l'avvocato Giulio Conti, il Cav. Prof. Enrico Mangani, l'avvocato Carlo Fabbri, il cavaliere ingegnere Alessandro Papini; il celebre scultore commendator Raffaello Romanelli, l'avvocato Alfonso Serbatisti, il commendator Filippo Tempestini, il commendator Carlo Brogi, Silvio Piancastelli, il cavaliere Ettore Puccini, il Conte Piero Venerosi-Pesciolini. Quando la Società fu costituita i Soci erano poche decine; nel 1880 erano 147; dal 1880 al 1915 il numero dei Soci si aggirò sempre intorno ai 200. La Libertas si rese ben presto benemerita della cittadinanza. Infatti, istituì una Sezione Popolare Gratuita per permettere anche ai "giovani non abbienti" di esercitarsi nella ginnastica; aprì un corso di ginnastica ortopedica per i "fanciulli rachitici" ed altro ancora pur di avvicinare i giovani allo sport. Nel 1887 la Libertas divenne "Ente Morale" con Regio Decreto per l'intensa attività propagandistica ed umanitaria, riconoscendo come questa Società "avesse fini di pubblica utilità e incontestabilmente educativi". Con gesto patriottico, nel gennaio 1916, i Soci della Libertas deliberarono l'investimento del capitale destinato alla realizzazione della Palestra, in obbligazioni del "Prestito Nazionale per la Guerra" e successivamente nel giugno 1917 decisero di donare alla Patria anche il ricco medagliere, costituito da 6 medaglie d’oro e 27 d’argento.

La Libertas ebbe un glorioso passato, specialmente nel campo della scherma e della ginnastica. Il primo concorso ginnastico al quale partecipò fu quello di Arezzo nel 1882, nel quale la sua forte squadra vinse il primo premio (grande medaglia d'oro). Nel 1890 partecipò al Concorso Nazionale di Scherma di Milano, riportando la medaglia d'oro. Furono insegnanti, per la Sezione Ginnastica, dalla fondazione fino al 1915, il cavalier Prof. Enrico Mangani, al quale subentrò il figlio Prof. Ugo; nella Sezione Scherma insegnava nei primi anni il maestro Lamberto Cianchi e quindi il maestro Pietro Tiraboschi.

Tra il 1890 ed il 1922 partecipò con successo a numerosi concorsi sia in Italia che all’estero distinguendosi oltre che nella ginnastica e scherma, anche nel tamburello, atletica, boxe, palla vibrata, palla al cerchio, canottaggio e con la fortissima sezione calcio.

E' solo nel 1912 che fu istituita anche una sezione dedicata al calcio, nata in realtà dalla richiesta da parte del "Juventus Football Club" di unirsi alla più famosa Società fiorentina. La Libertas iniziò a giocare sul Prato del Quercione, ottenuto in concessione dal Comune, insieme alle altre squadre cittadine, l'Itala e il Firenze FBC. I campi di gioco erano separati da una corda sorretta da qualche picchetto piantato per terra. Lo stesso anno vinse il campionato di promozione senza subire una sola sconfitta con 21 goal all'attivo e solo uno al passivo. Scoppia la prima guerra mondiale e quasi tutti i Soci attivi vennero richiamati alle armi: la vita sportiva della Libertas si paralizzò, per poi riprendere con rinnovato vigore appena terminato il conflitto. Ormai ridotta a poco più di 100 Soci, raggiunse e superò in meno di tre anni il numero di 1.000.

E' negli anni venti che si alimenta la storica rivalità tra due squadre: la Libertas ed il Club Sportivo Firenze: i giocatori della Libertas venivano chiamati "ghiozzi rossi" a causa della loro maglia di colore scarlatto che indossavano e dei frequenti tuffi per recuperare i pallone nel Fosso Macinante, torrente che costeggiava il campo di calcio, nell'area tra via Paisiello e la Ferrovia, dove la squadra si era temporaneamente trasferita. Ma la crescente grande popolarità della Libertas costrinse la Società a cercare un terreno sul quale costruire un proprio campo di calcio, capace di contenere tutti i suoi sostenitori. Il 2 aprile 1922 si inaugura, alla presenza delle massime autorità dell'epoca, lo Stadio e Velodromo "Libertas" in via Bellini, al tempo periferia della città.

Lo stadio progettato dal socio e architetto Baldacci poteva contenere 10.000 persone e aveva tribune in cemento armato (una delle prime applicazioni in impianti sportivi della ditta Callisto Pontello). L'impianto era costituito da un anello esterno in cemento, il velodromo, una pista interna per l'atletica ed il campo di calcio. Nel 1922 la Libertas aveva così tante squadre da partecipare ai campionati di 9 diverse categorie.

Dopo aver vinto il campionato di Promozione Toscano 1912-13 con 21 gol fatti e solo 1 subito, nel 1913-14 la Libertas disputò il suo primo campionato di Prima Categoria (Serie A) arrivando quarta nel girone toscano. Nella stagione successiva il club sfiorò la qualificazione al girone finale Italia Centrale giungendo terza a soli tre punti dal Lucca secondo. Dopo un buon campionato nel 1919-20 (3° nel girone toscano) la Libertas disputò un disastroso campionato nel 1920-21 arrivando ultima. Per sua fortuna la retrocessione non esisteva a quei tempi.

Durante il campionato 1921-22 avvenne la scissione in due federazioni: la FIGC a cui aderirono tutte le piccole società del nord e la CCI a cui aderirono le 24 maggiori società del nord e tutte le squadre del centro-sud (tranne le toscane che aderirono alla FIGC). Si giocarono quindi due campionati: la Libertas giocò quello della FIGC arrivando terza nel girone toscano. Con la successiva riunificazione tra le due federazioni, la FIGC decise di restringere il campionato del nord a sole 36 squadre. La Libertas dovette disputare degli spareggi salvezza contro l'Inter perdendo 3-0 all'andata e 1-1 al ritorno e retrocedendo così in Seconda Divisione (Serie B).

Al termine della stagione 1925-26 venne ammessa alla nuova Prima Divisione (che con la creazione della Divisione Nazionale era diventato il campionato di secondo livello). Alla fine della stagione la Libertas dopo un tormentato periodo che coinvolse le dirigenze della Libertas e del CS Firenze le due sezioni calcistiche, da sempre rivali, vennero fuse dall'autorità di regime e si unirono nell'Associazione Calcio Fiorentina. Lo stadio di via Bellini, liberato del velodromo e della pista di atletica, diventò il primo stadio della neonata Fiorentina. La fusione dei due sodalizi venne in realtà imposta dal regime e guidata dal Marchese Luigi Ridolfi, che ne divenne primo presidente.

La Fiorentina giocò in via Bellini fino al 1931, anno in cui la prima squadra si trasferì allo Stadio Berta (poi Comunale) a Campo di Marte. In via Bellini continuarono ad allenarsi e giocare le giovanili della Fiorentina fino agli anni cinquanta, quando il terreno ormai in completo abbandono e non più estrema periferia della città, venne edificato. Comunque la PGF Libertas continuò la sua attività nelle altre discipline sportive praticate nella Palestra di Santa Maria Novella dove tutt'ora svolge la propria attività.

Sebbene il Marchese Ridolfi si fosse preso il merito di aver realizzato la fusione e la nascita della nuova società calcistica cittadina, di cui fu presidente per 16 anni, per la Libertas ciò comportò la perdita del suo Stadio, costruito a spese e sacrificio dei Soci, e con esso visibilità e risorse economiche, costretta di fatto a limitare la sua attività nei locali dell’antico refettorio del convento di S.M. Novella di proprietà del Comune. Per il Club Sportivo significò invece perdere solo la sua sezione calcistica (dopo aver comunque venduto i calciatori più validi) e di limitare anzi veder rinforzata la sua sezione ciclismo con un velodromo completamente rinnovato.

Nel 1931 la Fiorentina si trasferì allo stadio Berta (poi stadio Comunale) fortemente voluto e realizzato grazie al fondamentale impegno economico del Marchese Ridolfi che vendette gran parte del suo patrimonio pur di realizzarlo. Lo stadio di via Bellini perse progressivamente di importanza. Vi giocavano ancora le seconde squadre e vi si allenavano durante il ventennio i giovani del Circolo Fascista Montemaggi svolgendo attività premilitare. Poi durante la seconda guerra mondiale le tribune in cemento armato vennero adibite a rifugio antiaereo e poi nuovamente come campo di calcio delle giovanili della Fiorentina fino agli anni cinquanta. Infine il glorioso campo sparì inghiottito dall'espansione edilizia della città.

Esisteva anche una sezione cestistica della società che vinse il 5 ottobre 1919 a Lucca il Criterio Nazionale di Basketball organizzato dall’YMCA (Young Men’s Christian Association) di Firenze e dalla locale società Libertas sotto l’Alto Patronato di S.A.R. Vittorio Emanuele III di Savoia: la Libertas precedette con 12 vittorie la Pro Italia e la Sempre Avanti Juventus di Firenze e la Libertas Lucca. Questo fu il primo torneo di basketball organizzato in Italia.

Nello stesso anno la PGF vinse anche la Coppa d’Argento YMCA e proseguì l’attività anche negli anni successivi, almeno fino al 1923, quando a Firenze si svolse il Campionato Toscano di Palla al Cerchio lodevolmente organizzato dalla Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas anche se la classifica finale non arrise alla società organizzatrice. E’ probabilmente in questo periodo che la Libertas concluse la sua attività nell’ambito della pallacanestro. Peraltro anche l’area che era stata destinata alla palla al cerchio nel progetto del Campo Sportivo di via Bellini del 1922, non venne mai realizzata.

Uno dei più grandi campioni di pugilato iscritti alla Libertas fu Vladimiro Malatesti che vinse molte riunioni pugilistiche spesso organizzate dalla Libertas negli anni venti. Il suo più grande successo fu il titolo di campione toscano conquistato il 10 aprile 1922 nei pesi “Bantanus”. Dopo un carriera di tutto rispetto dovette però abbandonare questa disciplina per problemi di vista e si dedicò alle arti marziali, diventandone un protagonista nel karate e Jūdō.

La sezione Canottaggio della Libertas venne fondata nel 1890 da un gruppo di soci dissidenti dai Canottieri Firenze. La Libertas divenne una delle più prestigiose società remiere d’Italia. I Canottieri avevano la loro sede sulla riva sinistra dell'Arno, a valle del Ponte Santa Trinita, che si limitava ad una modesta baracca in legno su palafitte, addossata al muraglione del Lungarno. Venne sciolta nel 1910.

Il body building in Italia sembra trovar origine proprio a Firenze. Nell'immediato dopoguerra nella Palestra di Santa Maria Novella era presente anche una sezione "Pesistica". Ed è proprio in questi anni che frequentava la Libertas "Ciro", uno statunitense rimasto di presidio presso il cimitero americano sulla via Cassia. Ciro insegnò al giovane Tullio Ricciardi le tecniche, ancora sconosciute in Italia, del body building. Ricciardi farà tesoro degli insegnamenti e fonderà poi la sua Palestra nel 1953 ed il primo periodico sull’argomento "Cultura Fisica" nel 1957. Il modello fotografato per spiegare le diverse figure del Body Building è Francesco Conti, un ragazzo con un fisico eccezionale, costruito a seguito della riabilitazione effettuata a causa di un brutto incidente stradale, che frequentava la sezione judo della PGF. Si svolse nell'estate del 1958 al Parterre di Firenze anche il primo campionato di Mister Italia organizzato e con la partecipazione del Ricciardi e di Conti. Un ventinovenne Ricciardi vince il titolo di Mister Italia. Ricciardi farà aprire a Conti una palestra di Body Building a Milano e poi a Genova. Conti in seguito fonderà i suoi centri fitness e wellness che faranno scuola in Italia e si diffonderanno soprattutto in Lombardia.

Negli anni Cinquanta anche la Sezione Ginnastica, che pur aveva continuato con grandi difficoltà, partecipa a Concorsi anche internazionali, sotto la guida del prof. Pennente. Ma è grazie all'arrivo del Maestro Prof. Quinto Vadi (olimpionico a Londra 1948 e Helsinki 1952), che l'attività viene decisamente rilanciata. Il prof. Vadi dal 1953 al 1958 porta i ginnasti della PGF Libertas a diversi concorsi nazionali e internazionali, conquistando importanti riconoscimenti sia in campo maschile che femminile, grazie anche al contributo della prof.ssa Maria Livia Sequi prima e successivamente della prof.ssa Dina Sangiorgi, moglie del Vadi. Vadi dette un importante contributo per la crescita e i successi agonistici della sezione di ginnastica attrezzistica, cambiando completamente la metodica di lavoro e di preparazione ai concorsi dei giovani ginnasti della Libertas. Il M° Vadi e la prof.ssa Sangiorgi portarono le due squadre, maschile e femminile, al Concorso Internazionale di Napoli nel 1957. Della squadra maschile facevano parte: Pasquale Iannetti, Francesco Zetti, Antonello Ginanneschi, Maurizio Mattei, Gherardo Ginanneschi, Carlo Parrochi, Maurizio Fagioli, Sergio Cappelletti e Orazio Riccobono. Mentre della squadra femminile facevano parte: Luciana Martelli, Silvia Fossi, Carla Grazzini, Gloria Pratesi, Vanna Surci, Rossana Lodoli, Cristina Landi, Giovanna Cecchi. Ma, forse l’ultima medaglia tricolore nella ginnastica individuale, venne da Franca Sitzia che riuscì a conquistare il bronzo ai Campionati Italiani Giovanili del 1957. Alla fine del 1958 avendo assunto nuovi importanti impegni professionali con le federazioni di ginnastica, pallavolo e pallacanestro, il M° Quinto Vadi e la moglie lasciano la Libertas. I ginnasti vennero quindi seguiti dal prof. Angelo Rebizzani che si dedicò ai corsi di attrezzistica maschile e artistica femminile. Tra le allieve spiccano i nomi di Grazia Catani e Paola Sacchi, più volte presenti alle finali dei Campionati Italiani in quegli anni. Con l’alluvione del 1966 e la perdita di gran parte delle attrezzature, i corsi vennero sospesi e Rebizzani trasferì l’attività alla Sempre Avanti Juventus, l’altra società dove già insegnava. Dopo il restauro della Palestra, a seguito della devastante alluvione, la Libertas riprese i corsi di judo.

Per effetto dell’istituzione delle Società Centrali, nella Palestra di S. Maria Novella rimase attiva solo la sezione della ginnastica che anche con il nome di OND Libertas (Opera Nazionale Dopolavoro), partecipa a numerosi Concorsi ed esibizioni. È da ricordare nel 1929 la presenza dei ginnasti Libertas in Francia a Orleans in occasione della “51a Féte Nationale Federale”. Negli anni 30 si distinguono Silvano Papucci, Renato Pestellini, Ettore Toto, Leopoldo Capitelli, Pera, Cavini, Rolando Fantechi e Lapo Mazzei. Ma la Libertas non si limiterà alla sola ginnastica ed è infatti del luglio 1938 la vittoria ai Campionati Italiani di Lotta Greco Romana di Angiolo Cherubini, allenato dal Maestro Umberto Borgioli, premiata dal Consiglio della Società con un assegno di 50 lire, offerto all’atleta “non tanto per il valore del premio, purtroppo modesto, ma come segno di apprezzamento per aver onorato la Libertas”. Dietro a Cherubini c’è in realtà una forte sezione di lottatori, tra i quali Alessandro Liberali, Mario Bartolozzi, Giannoni, Vannucchi, Conti e Cecchi e che si fa apprezzare a livello regionale e non solo.

La cronaca riporta che l’attività alla Libertas non si fermò neppure durante la seconda guerra mondiale, seppur ridimensionata. Al termine del conflitto, nel 1946, la Libertas dovette però trasferirsi presso la palestra Barbicinti in via Fra Bartolommeo, dove il Maestro Borgioli continuò a seguire con entusiasmo ginnasti, pesisti e lottatori. Infatti l’antico refettorio di S.M. Novella era stato infatti requisito dal Comune (così come lo Stadio di Campo di Marte), per essere utilizzato come magazzino dell’UNRRA (United Nations Relief and Rehabilitation Administration) ossia all’Ente delle Nazioni Unite per il Soccorso e la Ricostruzione, organizzazione sorta nel 1943, per portare aiuti ai Paesi in maggiore difficoltà.

Ed è in questa sede provvisoria che, sotto la guida del maestro Umberto Borgioli, il “mago della lotta”, un giovanissimo Bino Bini Smaghi mette subito in evidenza le sue straordinarie capacità fisiche e nel 1946 vince il suo primo Campionato Italiano di Lotta Greco Romana III serie nella categoria Massimi. Uno sport ancora molto sentito dalla popolazione. Il lottatore è ancora un eroe nell’immaginario collettivo degli italiani nell'immediato dopoguerra.

E partecipare alle competizioni in questo periodo non è certo alla portata di tutti. Le cronache sportive riportano che gli atleti napoletani, rimasti con i denari contati, chiedevano agli organizzatori l’autorizzazione a dormire sulla materassina a gara ultimata, in modo da poter impiegare i pochi spiccioli ancora a loro disposizione per una pagnottella e un bicchiere di latte. E’ l’Italia del 1946.

Alla Libertas in via Barbicinti in questo periodo si allenano una quarantina di atleti. Tra i quali anche il “massimo” Giovanni Bianchini e Maurizio Piattelli che avevano iniziato la lotta nel 1948 e nello stesso anno vincono il titolo di Campione Italiano Lotta Libera III serie. Borgioli non si limitò ad insegnare la lotta. Durante un viaggio di lavoro in Francia apprese alcune tecniche di ju-jitsu e già nel 1948 iniziò ad insegnarle, sotto il nome di “lotta giapponese”, agli allievi della Libertas, tra i quali Silvano Grandi. Nel 1949 la Libertas rientrò finalmente nella sua storica sede di S.M. Novella, ma il Maestro Borgioli rimase alla Barbicinti con i suoi lottatori fino alla metà degli anni ‘50. Il suo allievo, Silvano Grandi, attivò invece una sezione di lotta giapponese ed all’ombra della chiesa la diffuse ad un crescente numero di giovani entusiasti. Ma è grazie al Maestro Bruno Calducci -maresciallo dell'Esercito trasferitosi a Firenze all’Istituto Geografico Militare- che questa lotta giapponese diventa JUDO. Il M° Calducci, un pioniere dell’antica arte marziale, proveniva dalla Scuola Militare di Educazione Fisica di Orvieto ed ottenne un grande successo. Il judo fu motivo di grande interesse tra i giovani fiorentini e le vittorie non si fecero attendere: Fosco Francalanci e Silvano Grandi conquistano il titolo italiano nel 1955-56. Nel 1959 la sezione judo, con oltre 100 allievi, diplomò le prime 3 cinture nere della Toscana: Francalanci, Grandi e Romano Cappelli.

Tra la fine degli cinquanta ed il 1966 avevano iniziato i corsi di judo oltre a Grandi, Francalanci e Cappelli, anche Marcello Murabito, Luciano Bertaccini, Bruno Nibbi, Pierluigi Sieni, Piero Valloni, Danilo Vaccini, Vero Busio, Agostino Macaluso, Ivo Fischi, Mario Natali, Rosario Pintaudi, Paolo Falsettini, Alvaro Montigiani, Vinicio Tagliavia, Massimo e Mauro Brinati e altri ancora che poi continuarono, all’interno della Società o in altre a diffondere la pratica del judo ed a trasmetterne i suoi valori. Dagli anni ’70 in poi iniziano anche i corsi femminili e la squadra agonistica composta da Maria Luisa Serci, Paola Sacchi, Stefania Buonamici e Sandra Piccini, è Campione d’Italia nel 1972. Gli ultimi 30 anni di attività nel judo della società sono un susseguirsi di prestigiosi risultati agonistici. Ricordiamo tra tutti Alessandro Geri, che vanta un record imbattuto dal 1987, quando con la squadra dei Carabinieri vinse 3 medaglie d’oro nello stesso campionato del mondo; la bravissima Antonella Pardi per anni indiscussa protagonista e la squadra della PGF che nel 2006 è stata la prima società civile ai Campionati Italiani con Filippo Del Pianta, Matteo Lombardo, Lorenzo Pussotti, Francesco Del Pianta, Libero Ciccolo, Fabio Chierici, Sergio Carta e Lorenzo Romano. Infine i Campioni d’Italia 2007 Filippo Del Pianta e Lorenzo Romano, quest’ultimo già vice Campione Europeo nel 2005 e Dario Boni campione italiano 2008.

Dal 2006 è stata attivata anche una sezione di Sumo sportivo seguita dai primi tre tecnici della regione Toscana di questa disciplina: Alessandro Geri, Paolo Crescioli e Lorenzo Pussotti.

Fosco Francalanci, Silvano Grandi, Paolo Falsettini, Alessandro Mariani, Danilo Vaccini, Elena Chiari, Marco Andrei, Alessandro Geri, Vieri Dolara, Luciano Innocenti, Sergio Carta, Lorenzo Romano, Filippo Del Pianta, Dario Boni.

Luciano Bertaccini, Stefano Panteri, Stefano Pepponi, Antonella Pardi, Alessandro Geri, Paolo Crescioli, Walter Cicali, Elena Chiari, Francesco Usai, Sergio Carta, Silvia Menichetti, Lorenzo Romano, Filippo Del Pianta.

La Libertas vide nel Velodromo, inaugurato ufficialmente il 16 luglio 1922, la possibilità di realizzare una importante fonte economica in un periodo di grande popolarità per il ciclismo. I campioni accettavano volentieri le riunioni in pista, anche per la possibilità di ricevere lauti ingaggi offerti dagli organizzatori. Questo il commento della stampa locale nel gennaio 1921: "La costruzione della pista ciclistica, fortemente voluta dalla Libertas colmerà una lacuna nello Sport fiorentino che nei bei tempi passati, poteva vantarsi di essere stato l'iniziatore delle riunioni ciclistiche". Anche la Gazzetta dello Sport, organizzatrice del Giro d’Italia, fece richiesta che l'arrivo della tappa Roma-Firenze del 1922 avvenisse nella pista del nuovo velodromo ma i lavori non terminarono in tempo.

Alla riunione inaugurale parteciparono anche Gaetano Belloni ed Ezio Corlaita, tra i migliori d'Italia. Tra le diverse specialità Belloni vinse il "Giro d'Italia in pista", su 100 giri pari a 34 km, davanti a Pietro Linari. Il Giro d'Italia venne però accolto negli anni successivi 1923 e 1924. L'arrivo di tappa del 1923 Genova-Firenze rimane nella storia del ciclismo fiorentino per la vittoria del campionissimo Costante Girardengo su Pietro Linari, al termine di un contestatissimo ultimo giro. Il Velodromo Libertas ebbe comunque vita breve. Infatti già nel 1922 iniziarono i lavori che portarono alla ristrutturazione pressoché totale del vecchio impianto cittadino del Club Sportivo alle Cascine, adeguandolo alle rinnovate esigenze di spettatori e ciclisti. E quindi se con il 1926 venne demolita la pista ciclistica della Libertas, nel frattempo quella del Club Sportivo era stata completamente rinnovata e pertanto l’attività su pista negli anni venti non venne mai interrotta.

Il velodromo di via Bellini è famoso anche per una sfida rimasta nella storia tra Girardengo e Alfonsina Strada. Negli anni '20 l’attività femminile in bicicletta, in Firenze e provincia, dopo un passato di relativamente maggior attività era in quel periodo praticamente inesistente. L'unica donna a far parlare di sé era Alfonsina Strada. La notissima "pasionaria" del ciclismo italiano partecipò anche ad alcune riunioni presso il Velodromo Libertas in esibizioni da sola o contro colleghi uomini e mai in gare “ufficiali”. Rimane quindi nella storia del ciclismo di via Bellini la riunione svoltasi nel giugno 1924 dopo la conclusione del Giro d’Italia, alla quale partecipò Girardengo e alcuni dei migliori stradisti di quel Giro, insieme a Alfonsina Strada. Il pubblico incitò ed applaudi moltissimo la Strada fino a che il "Campionissimo", dimenticata la cavalleria, non si risentì e la mise dietro la sua ruota fino a prendersi oltre un giro di vantaggio. Altra attività interessante che veniva praticata in quel periodo erano le gare organizzate dalla Libertas di "Cross Country ciclo podistico".

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Fiorentina Handball

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La Fiorentina Handball è una società di pallamano maschile di Borgo San Lorenzo (FI) che milita nel campionato di serie B, dopo aver militato in serie A1 e, per molti anni dopo il 1999, in B.

La Fiorentina Handball è una società sportiva di pallamano, nata nel 1993 da una costola della Pallamano Mugello. Inizialmente doveva essere il nome da dare ad un squadra rappresentativa del Mugello, formata dai migliori atleti provenienti dalle società sportive di pallamano della zona (Borgo SL, Scarperia, Barberino, Pontassieve) e per avvicinarsi alla Fiorentina Calcio gestita allora dalla Famiglia Cecchi Gori. Fallito il tentativo di avvicinamento ai Cecchi Gori (Fiorentina Calcio) e per contrasti tra società sportive, la Fiorentina Handball per alcuni anni rimarrà una società dormiente. Nel 1995, con la gestione Gambi, nella Fiorentina Handball, viene travasato tutto il settore maschile della Pallamano Mugello che rimane soltanto femminile. Per diversi anni a Borgo San Lorenzo, la pallamano sarà caratterizzata dalla presenza di due società sportive: la Fiorentina Handball per il settore maschile e la Pallamano Mugello per il settore femminile. La svolta della Fiorentina Handball e un suo progressivo sviluppo e crescita, si ha nel 1997, con l'elezione di Sorrenti Giovanni alla presidenza della società sportiva. Inizia una gestione moderna ed imprenditoriale della società che la distingue dalle altre realtà sportive presenti in zona e in Toscana. Viene ricostruito il quadra dirigenziale, si avviano i rapporti con le Scuole, il Comune, la Federazione di pallamano (FIGH), si collabora con le altre realtà sportive di zona, si riavviano i contatti con gli sponsor, si cura l'immagine e la comunicazione, pubblicazione di giornali e riviste sulla propria attività sportiva. In pochi anni arrivano i primi risultati: aumento degli iscritti (Atleti), delle squadre partecipanti ai campionati, riconoscimenti dalle Scuole, dalla P.A. e dalla FIGH. Arriva anche la gestione del Palazzetto dello Sport Gaddo Cipriani di Borgo San Lorenzo (con un piano palestra 40x20 disegnato per la pallamano e considerato uno dei migliori), l'acquisto di due minibus (17 posti) per le trasferte di campionato, la pluriennale partecipazione alla Coppa Interamnia World Cup (Torneo Internazionale che si svolge ogni anno nella città di Teramo), l'organizzazione e promozione delle Sagre del tortello e bistecca fiorentina, gestione di vari servizi per conto del Comune, oltre a promuovere e organizzare a livello sportivo vari Tornei, corsi di aggiornamento per tecnici, corsi CAS e Giocosport nelle scuole. Il 14 aprile 2007, viene inaugurata, dopo un'accurata ristrutturazione, una nuova sede di 145 mq, ricavati da vecchi locali adibiti a docce comunali in stato di abbandono. Alla presenza del Sindaco di Borgo SL Giovanni Bettarini, dell'Assessore allo Sport Franco Frandi, del Presidente del CONI provinciale di Firenze Paolo Ignesti, dell'Assessore provinciale allo Sport Alessandro Martini e diverse altre Autorità. Tutti unanimi nel riconoscere alla Fiorentina Handball la capacità di aver creduto nel progetto ("un sogno che diventa realtà") e soprattutto la bontà delle finalità di uso dei locali (aggregazione): la nuova sede (in Piazzale Curtatone e Montanara n.35 in Borgo San Lorenzo - Firenze) viene intitolata "Centro di Agregazione e Sport FRANCESCO SIMIANI". Nella stagione 2008/2009 la A.S.D. Fiorentina Handball partecipa al Campionato Nazionale FIGH/CONI di pallamano maschile di Serie B, al Campionato Regionale Under 18 maschile e ai campionati giovanile Under 14 maschile e Under 14 femminile. Mentre per i più giovanissimi (Corsi CAS) è in allestimento la squadra Under 12. Attuale presidente della società (dal 1997) è Sorrenti Giovanni (classe 1963) coadiuvato dai Dirigenti Romei Pasquale (vicepresidente), Carniani Francesco, Gori Tiziana e Santilli Euro. Tre sono gli allenaori che seguono le squadre: Simone Dei (Serie B/M e U/18M, Claudio Romei (U/14M. e U/14F.) e Andrea Dei (Corsi CAS e U/12).

Capitano della serie B Van der Gorzen; vice Nick Dinamite. Grazie a questi elementi la Fiorentina Handball viene trainata, dopo un difficile inizio, alla vittoria nel campionato di serie C (capocannoniere "Nick Dinamite" Fiesoli), conquistando il diritto di giocare nel campionato di serie B nella stagione 2008/2009, nella quale si vedrà il vero carattere della squadra.(ebbene lo stiamo vedendo).

Giocatori MUGELLI Tommaso, FIESOLI Andrea, ROMEI Claudio, PIERI Simone, CORALLI Andrea, FREDDUCCI Davide, PAOLI Leonardo, MERCATALI Andrea, PONZALLI Lorenzo, GIAMBASTIANI Andrea, BRAS Ruben, MERCATALI Michele, MIETTI Marco, CARNIANI Matteo, ROSI Tommaso, RIZZI Samuele, GIOVANNETTI Paolo, CONTI Leonardo, RANGONI Cosimo, BARELLI INNOCENTI Simone, FREDDUCCI Mirco, BARZAGLI Andrea.

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Source : Wikipedia