Finanziaria

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Inviato da maria 30/03/2009 @ 07:08

Tags : finanziaria, politica

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Documento di programmazione economica finanziaria

Il documento di programmazione economica e finanziaria (o DPEF) è un documento all'interno del quale vengono messe per iscritto tutte le politiche economiche e finanziarie selezionate, decise, stabilite ed imposte dal soggetto emanatore.

Il soggetto emanatore o, più semplicemente, emanatore del D.P.E.F. può essere una persona giuridica (una azienda), una istituzione o persona istituzionale (lo stato o parte di esso, ad esempio un ministero), un ente (ad esempio cooperativo o artistico).

Nell'ottica della scienza denominata economia politica, le politiche rappresentano gli standard comportamentali ed operativi da applicare a qualsiasi ambito relativo ad ogni settore specifico. Nel caso della politica economico-finanziaria il documento di programmazione economica e finanziaria è il contenuto tecnico ed operativo dei comportamenti futuri dell'emanatore, in merito alla propria economia ed alle proprie finanze.

In conclusione il D.P.E.F., che è composto generalmente da numerose pagine almeno quanto un libro di testo, sancisce la politica, cioè regole e criteri, dell'andamento economico e finanziario all'interno della struttura dell'emanatore stesso, i risultati che la struttura dovrà raggiungere e normalmente vengono indicati anche i tempi di realizzo dei risultati finali oggetto del documento stesso.

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Crisi finanziaria

In un contesto macroeconomico si è in presenza di una crisi finanziaria quando la domanda di denaro da parte delle aziende è superiore all'offerta da parte delle banche e degli investitori. Se in passato la si associava ad una crisi bancaria, oggi può anche prendere la forma di una crisi valutaria o finanziaria, visto il peso che il mercato dei capitali riveste oggi e considerata la mobilità di capitali derivante dalla graduale rimozione dele restrizioni al movimento dei capitali avvenute negli ultimi 20 anni. Molti economisti hanno cercato di elaborare una teoria che spieghi le cause principali delle crisi finanziarie ed il loro sviluppo, ma non c'è consenso su una sola spiegazione, nè è possibile adottare semplici modelli deterministici (causa-effetto) per la loro previsione e per determinarne lo sviluppo, pertanto le crisi rappresentano per certi versi ancora un fenomeno poco prevedibile.

Non tutte le crisi finanziarie sono imprevedibili, ad esempio sono spesso la matematica conseguenza (modello deterministico di causa-effetto) della trasgressione di regole semplici e fondamentali, patrimonio concettuale fino dall'antica saggezza rurale, che sono preposte al sano sviluppo di una qualunque economia, quale ad esempio la regola codificata che vieta di consumare i frutti prima che siano venuti ad esistenza (1).

Il precedente storico per l'Italia: la crisi bancaria susseguente alla grave recessione del 1887-88 con il fallimento di numerosi istituti nazionali, lo scandalo della Banca Romana del 1892 e la nascita della Banca d'Italia nel 1893.

Quando una crisi finanziaria si manifesta quello che invece non si riesce proprio a spiegare e' perche' autorevoli autorita' finanziarie (banca centrale; autorita' di regolamentazione dei mercati), pure capitanate da illustri scienziati, non siano state in grado - nonostante le enormi risorse pubbliche messe a loro disposizione - di garantire alla comunita' dei contribuenti che siano messe in pratica le regole semplici e fondamentali del sano sviluppo economico-finanziario, notorie pure al sopracitato contadino: dare credito a chi e' in grado di onorare il debito; distribuire profitti certi e non solo teorizzati; approntare cicli temporali omogenei tra fonti ed impieghi delle risorse finanziarie. E ancora, non esiste ad oggi un modello in econometria convincente che spieghi perche' i costi e le perdite generate delle crisi finanziarie debbono essere imputati al debito pubblico in carico all'intera comunita', mentre gli extra-profitti di chi ha trasgredito le sane regole economiche debbano restare nelle tasche dei privati. Nemmeno esistono principi giuridici razionali tali da spiegare perche' chi ha avuto responsabilita' di controllare - e non lo ha fatto - debba restare impunito dal sistema, se non e' addirittura premiato, e perche' gli extra-redditi non ancora consumati non vengono recuperati pacificamente con un' azione revocatoria individuale e collettiva di sistema.

Le risposte a questi quesiti posti dalle crisi finanziarie restano una grande sfida per i politici, i burocrati, economisti e giuristi moderni.

Resta certo comunque che le crisi finanziarie ripongono oggi nelle mani dei cittadini informati il potere di decidere le sorti di coloro che hanno originato le crisi. Individuati i responsabili - di solito - sono cancellati i loro extra-profitti all'origine della crisi. I decisori - spesso coinvolti nelle problematiche di lobby c.d. di "special interest issue" - possono essere di ostacolo ad un ripristino dell'equita' economico-finanziaria, che significa eliminare le condizioni che hanno consentito di sviluppare extra-profitti. Nel mondo moderno la comunita' ha la piena facolta' di disporre della sorte anche di singoli componenti dell'organizzazione a cui appartiene sia a livello politico che economico, grazie al "concetto di fiducia nella sociologia economica" cosi' come elaborato dalla "sociologia dell'organizzazione" con decisioni e scelte liberamente espresse. Ad esempio in politica attraverso le decisioni di voto per l'elezione si puo' scegliere Tizio anziche' Caio o nessuno dei due; in economia attraverso decisioni di investimento e di consumo o di risparmio si puo' sciegliere il bene (prodotto o servizio) alfa anziche' beta o nessuno dei due.

Non si deve inoltre trascurare che nella storia gravi crisi economico-finanziarie, non solo sono seguite, ma sono state - tra le diverse cause proprio perche' irrisolte o malrisolte - anche all'origine dello scoppio di numerose e cruentissime guerre. Si veda ad esempio come la mancata soluzione della forte crisi economico-finanziaria della Germania, irrisolta dal piano Dawes e dal piano Young dopo le conseguenze della prima guerra mondiale ed il Trattato di Versailles (1919), sia stata all'origine del malcontento che alimento' l'autarchia, la nascita del Nazismo e lo scoppio della seconda guerra mondiale.

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Illusione finanziaria

L'illusione finanziaria rappresenta l'inesatta sensazione avuta dai contribuenti dell'effettivo carico impositivo di determinati tributi.

Un esempio è costituito dall'inglobamento nel prezzo di vendita di un prodotto dei tributi doganali corrisposti dal venditore, senza che il compratore ne sia in grado di avvertirne il peso.

Il fenomeno, la cui definizione si deve a A. Puviani (con la sua pubblicazione "Teoria dell’illusione finanziaria, 1903") consente ad un governo l’adozione di misure di pressione fiscale che susciterebbero l’opposizione dei cittadini qualora questi fossero correttamente informati.

La teoria dell’illusione finanziaria, elaborata dall’economista Amilcare Puviani, sosteneva che i governanti attraverso l’attività finanziaria pubblica destinano una notevole parte delle risorse finanziarie dello Stato a vantaggio della classe dominante (che ha il maggior potere) a insaputa delle classi popolari o dei cittadini, i quali vengono illusi con artifici ed inganni (ad esempio che lo Stato risponde ai loro bisogni), in modo da provocare (ai cittadini) erronee valutazioni delle finalità delle scelte politiche (i cittadini vengono illusi ad esempio che le tasse scendono, quando invece aumentano oppure il governo ha interesse a far vedere che sta riducendo la spesa quando invece la sta aumentando ecc…) e di conseguenza i cittadini permetteranno ai governanti di mantenere il potere.

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Source : Wikipedia