Financial Times

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Inviato da david 03/04/2009 @ 22:07

Tags : financial times, media, economia

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Financial Times

Financial Times è il principale giornale economico finanziario del Regno Unito.

A livello di prestigio compete con il "The Wall Street Journal", è di gran lunga il giornale più prestigioso in Europa.

Il Financial Times è stato fondato il 9 gennaio 1888 da Horatio Bottomley con il nome London Financial Guide, il 16 febbraio dello stesso anno è stato rinominato Financial Times.

Nel 1997, il Financial Times lancia l'edizione statunitense.

Nel 2000, il Financial Times lancia FT Deutschland, l'edizione tedesca (in lingua locale).

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Foreign exchange market

Il foreign exchange market si ha quando una valuta viene scambiata con un'altra. Il foreign exchange market è di gran lunga il più grosso mercato nel mondo, in termini di valore delle transazioni, e include gli scambi che avvengono tra grosse istituzioni bancarie, banche centrali, speculatori valutari, imprese multinazionali, governi, e altri mercati finanziari ed istituzioni. L'attività di scambio che ha luogo nei mercati fx globali assomma a più di 1.900 miliardi di dollari al giorno (in media). I trader retail (piccoli speculatori) sono una parte minima di questo mercato. Essi possono partecipare solo indirettamente per il tramite di broker o banche e possono essere vittime di truffe, chiamate scams (dall'inglese to scam = truffare).

A quanto sostiene Peter Garnham sul sito del Financial Times (Pubblicato: 9 ottobre 2006 20:48) "Il foreign exchange market avrà duplicato la sua dimensione l'anno prossimo, in soli tre anni, grazie ad un incremento della partecipazione da parte dei gestori di fondi e dei fondi pensione, è quanto sostenuto da una ricerca uscita lunedi. TowerGroup, una società di consulenza e ricerca finanziaria, dice di attendersi che i volumi totali giornalieri sul foreign exchange market eccedano i 3.000 miliardi di dollari nel 2007. I volumi del foreign market, cresciuti dai 1.770 miliardi di dollari del 2004 ai 2.000 miliardi l'anno scorso, erano destinati a crescere fino a 2.600 miliardi di dollari quest'anno e fino a 3.600 miliardi di dollari l'anno prossimo, per via dell'accettazione del mercato valutario come un asset class a tutti gli effetti, nelle parole della TowerGroup.

Il mercato fx è un mercato monetario interbancario o tra altre controparti, creato nel 1971 quando cominciarono ad apparire tassi di cambio fluttuanti. Il foreign exchange market è enorme se comparato ad altri mercati. Ad esempio, il volume medio giornaliero di scambi che riguardano i buoni del Tesoro USA è di 300 miliardi di dollari e il mercato azionario USA ha un volume medio giornaliero di meno di 10 miliardi di dollari. Dieci anni fa il Wall Street Journal ha stimato che il volume giornaliero degli scambi che avvengono sul forex ecceda i 1.000 miliardi di dollari. Oggi questa cifra è cresciuta fino ad eccedere i 1.800 miliardi di dollari al giorno.

Prima del 1971 un accordo internazionale denominato Bretton Woods Agreement impediva la speculazione sui mercati valutari. Gli accordi di Bretton Woods erano stati conclusi nel 1944 con il fine di stabilizzare le valute internazionali e prevenire la fuga dei capitali tra le nazioni. Questi accordi fissarono un tasso di cambio tra tutte le valute ed il dollaro e fissarono il tasso di cambio tra il dollaro e l'oro (35 dollari per oncia). Prima di tale accordo il gold exchange standard era in uso fino dal 1876.Il gold standard prevedeva l'uso dell'oro come base di ciascuna valuta e in questo modo impediva a re e governanti di svalutare arbitrariamente il denaro e di innescare l'inflazione.

Il gold exchange standard presentava, comunque, dei problemi. Al crescere, un'economia avrebbe importato beni dall'estero fino all'esaurimento delle riserve auree. Il risultato di ciò era una restrizione dell'offerta di moneta nel paese che causava un innalzamento dei tassi di interesse comportante un rallentamento dell'attività economica che avrebbe potuto portare anche alla recessione.

Infine la recessione avrebbe causato una caduta dei prezzi dei beni così in basso che essi sarebbero apparsi convenienti ad altri paesi. Ciò a sua volta portava ad un flusso inverso di oro in entrata nell'economia e il risultante aumento nell'offerta di moneta causava una caduta del tasso d'interesse ed un rafforzamento dell'economia. Tali pattern di boom-recessione erano frequenti nel mondo durante gli anni del gold exchange standard e fino allo scoppio della Prima guerra mondiale che interruppe il libero flusso degli scambi e di conseguenza i movimenti dell'oro.

Dopo la guerra fu adottato il Bretton Woods Agreement , col quale le nazioni partecipanti accettavano di mantenere il valore delle loro valute all'interno di uno stretto margine di cambio con il dollaro. Un tasso era anche fissato per stabilire il rapporto del dollaro rispetto all'oro. Alle nazioni era proibito di svalutare la propria valuta oltre il 10% per migliorare la propria posizione commerciale. In seguito della Seconda guerra mondiale il commercio internazionale si espanse rapidamente per via delle esigenze di ricostruzione post-bellica e ciò comportava massicci movimenti di capitali. Ciò destabilizzava i tassi di cambio che erano stati fissati per mezzo degli accordi di Bretton Woods.

Tali accordi furono infine abbandonati nel 1971, e in seguito a ciò il dollaro non fu più convertibile in oro. A partire dal 1973, le valute delle nazioni maggiormente industrializzate divennero più liberamente fluttuanti, essendo spinte principalmente dalle forze dell'offerta e della domanda. I prezzi erano formati da volumi, velocità e volatilità crescenti durante gli anni 70. Ciò porto alla nascita di nuovi strumenti finanziari, alla deregolazione del mercato e al libero scambio. Comportò inoltre un aumento del potere degli speculatori.

Negli anni 80 i movimenti internazionali di capitali ebbero un'accelerazione per l'avvento dei computer ed il mercato divenne continuo, con scambi che si svolgevano tra i continenti asiatico, europeo ed americano, ed i relativi fusi orari. Le grosse istituzioni bancarie crearono sale operative in cui centinaia di milioni di dollari, sterline, euro, e yen venivano scambiati nel giro di pochi minuti. Gli odierni broker operano quotidianamente nel forex, avvalendosi di strumenti elettronici, ad esempio a Londra, dove singoli scambi per decine di milioni di dollari vengono conclusi in pochi secondi. Il mercato è cambiato significativamente essendo la maggior parte delle transazioni finanziarie finalizzate non all'acquisto o alla vendita di beni ma al fine di speculare sul mercato essendo l'intento della gran parte degli operatori di fare soldi con i soldi.

Londra si è affermata come il principale centro finanziario globale ed è il più grosso mercato forex del mondo. Tale affermazione non è dovuta solo al suo posizionamento, che le consente di operare durante l'apertura dei mercati asiatici ed americano, ma anche alla creazione del mercato dell'Eurodollaro. Il mercato dell'Eurodollaro si venne a creare durante gli anni 50 quando i proventi che l'Urss derivava dalla vendita del petrolio, tutti denominati in dollari, venivano depositati al di fuori degli USA per il timore che venissero bloccati dalle autorità statunitense. Questa pratica fece sì che un grosso quantitativo di dollari statunitensi si trovasse al di fuori del controllo degli Stati Uniti. Queste vaste riserve di liquidità erano molto attraenti per gli investitori di tutto il mondo in quanto erano soggette ad una regolazione molto meno penetrante e offrivano una redditività più elevata.

Al giorno d'oggi Londra continua a crescere in quanto un numero crescente di banche americane ed europee stabiliscono i loro quartieri generali regionali nella city. I volumi scambiati su questi mercati sono enormi e le banche più piccole, gli hedgers commerciali e i piccoli investitori hanno raramente accesso diretto a questo mercato liquido e competitivo, sia perché non soddisfano i requisiti di credito necessari sia perché le dimensioni delle loro transazioni sono troppo limitate. Ad ogni modo oggi i market maker possono scomporre le loro grosse unità inter-bank ed offrire ai piccoli operatori l'opportunità di comprare e vendere un numero qualsiasi di tali unità più piccole (lots).

I futures contracts relativi al forex furono introdotti nel 1972 alla Chicago Mercantile Exchange ed essi sono attivamente scambiati in relazione con la maggior parte degli altri contratti future. Il volume dei Forex futures volume è cresciuto rapidamente negli ultimi anni, pur ammontando solo al 7% circa del volume totale del mercato forex, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal Europe (5/5/06, p. 20).

I dieci trader più attivi effettuano circa il 73% del volume degli scambi, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal Europe, (2/9/06 p. 20). Queste grandi banche internazionali forniscono in continuazione al mercato sia i prezzi bid (di acquisto) che ask (di vendita). Il bid/ask spread è la differenza tra i prezzi alla quale una banca od un market maker è disposto a vendere ("ask", o "offer") ed il prezzo al quale un market maker è disposto a comprare ("bid") da un cliente wholesale. Questo spread è minimo per coppie di valute molto scambiate, ammontando solitamente a soli 1-3 pip. Ad esempio, il rapporto bid/ask tra EUR/USD sarebbe 1,2200/1,2203. Il volume minimo per la maggior parte delle transazioni è solitamente 100.000 dollari.

Tali spread possono non applicarsi alla clientela retail delle banche, le quali in genere fanno un mark up sul rapporto portandolo in ipotesi a 1,2100 / 1,2300 per i trasferimenti, o 1,2000 / 1,2400 per le banconote od i travelers' cheques. I prezzi spot dei market makers variano, ma tra EUR/USD solitamente non superano i 5 pip (ossia 0,0005). La concorrenza ha determinato un notevole restringimento degli spread per le maggiori valute, fino a minimi che variano tra 1 e 1,5 pip.

Le tipologie di strumenti finanziari comunemente utilizzate sono molteplici.

Forward transaction: Un modo per fare fronte al rischio di cambio è l'entrare in un contratto forward. In tale transazione, il denaro non passa di mano fino ad una data futura prestabilita. Un compratore ed un venditore si accordano su di un tasso di cambio in una data futura, e la transazione si verifica in quella data al tasso di cambio stabilito, indipendentemente dai tassi di cambio di mercato effettivi. La durata di un tale contratto può essere di giorni, mesi o anche anni.

Futures: I futures sulle valute estere sono transazioni forward caratterizzate da importi e scadenze standard - ad esempio, 500.000 sterline il prossimo novembre ad un tasso prestabilito. I Futures sono standardizzati e sono solitamente scambiati in un mercato creato ad hoc. La durata media del contratto è di circa 3 mesi. I contratti futures solitamente comprendono qualsiasi ammontare di interessi.

Swap: La tipologia più comune di transazione forward è lo swap su valute. In uno swap, due parti si scambiano valute per un certo periodo di tempo e si accordano ad invertire la transazione in una data futura. Gli swap non sono contratti standard e non vengono scambiati in un mercato.

Spot: Una transazione spot è uno scambio caratterizzato dalla scadenza di due giorni, diversamente dai Futures contracts, che solitamente hanno scadenza di tre mesi. Questa transazione rappresenta uno "scambio diretto" tra due valute, ha la durata più breve, e riguarda denaro liquido più che un contratto; e gli interessi non sono inclusi nella transazione concordata. I dati per questo studio provengono dallo Spot market.

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The Wall Street Journal

Il Wall Street Journal è un quotidiano internazionale pubblicato a New York negli Stati Uniti, con una media a livello mondiale di 2.012.000 copie stampate giornalmente . Per molti anni è stato il quotidiano di maggiore diffusione negli Stati Uniti, anche se attualmente è superato da USA Today . Il Wall Street Journal pubblica anche un'edizione europea, circa 80.000 copie, di cui circa 8000 per l'Italia, e una per l'Asia. Il suo principale rivale come quotidiano finanziario è il Financial Times di Londra, anch'esso pubblicato in varie edizioni internazionali.

Il quotidiano si occupa principalmente di affari e finanza, sia statunitense che internazionale. Il nome della testata si riferisce a Wall Street, la famosa via al centro del cuore finanziario di New York. Fu fondato l'8 luglio 1889 da Charles Dow, Edward Jones e Charles Bergstresser, ed è stato vincitore del Premio Pulitzer ventinove volte.

Il 31 luglio 2007 la News Corporation di Rupert Murdoch ha acquisito la proprietà del giornale rilevandolo dalla Dow Jones & Company, l'azienda che cura gli indici di Borsa di New York. La transazione è costata 5,6 miliardi di dollari. L'obiettivo del magnate australiano è quello di spodestare il New York Times dal ruolo di unico quotidiano di interesse nazionale negli Stati Uniti.

La versione online del Wall Street Journal è il principale sito web di notizie su abbonamento, con 712.000 abbonati nel primo trimestre del 2004.

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Master in Business Administration

Il Master in Business Administration (MBA) è un corso di formazione manageriale post laurea, orientato a fornire ai partecipanti una formazione di general management su tutte le tematiche di gestione di impresa.

L'MBA è il più antico fra i corsi universitari post-laurea (dopo i tradizionali 4-5 anni) e come i master in genere è tipico dell'istruzione anglosassone. L'MBA è quindi il master in materie economiche e gestionali con la più lunga tradizione. La prime Management School e MBA compaiono negli Stati Uniti negli anni '30.

Solamente negli ultimi vent'anni sono stati introdotti corsi MBA anche in Italia, come il MIP del Politecnico di Milano, lo SDA dell'Università Bocconi, la Scuola di Management dell'Università Luiss Guido Carli, la Fondazione CUOA di Vicenza. Nel 2008, l'unico MBA italiano a comparire nella classifica del Financial Times è stato quello gestito dallo SDA Bocconi.

Tale corso è organizzato dalle maggiori Business School internazionali ed è attualmente considerato come il più alto grado di specializzazione che si possa acquisire in questo campo. Alcune aziende ed organizzazioni internazionali pagano l'MBA ad alcuni tra i loro migliori dipendenti, sia durante la loro attività lavorativa (MBA part-time) sia durante una pausa (con un contratto di riassunzione finito il corso). In un caso, il dipendente frequenta un master serale oppure assentandosi alcune ore retribuite alla settimana durante l'orario di lavoro; nell'altro caso, utilizza il cosiddetto "anno sabbatico", un anno non retribuito che il lavoratore può chiedere una volta nella vita lavorativa per fare qualcosa che ritiene importante per sé, e che non è tenuto a giustificare, come viaggi, una laurea per cultura personale o qualcosa di utile per la propria carriera.

Si tratta di un investimento, in particolare per le aziende che decidono di crescere per linee interne, senza "importare" i dirigenti da imprese che operano in settori o con prodotti completamente differenti. Dato l'importo elevato delle rette per un MBA, l'azienda richiede al dipendente un tempo di 1-2 anni di permanenza minima in azienda (come dirigente) a conclusione del master per recuperare l'investimento fatto sulla persona. Se il dipendente cerca una migliore posizione lavorativa altrove, è tenuto a risarcire all'impresa parte o tutto l'importo sostenuto.

Molti manager di grandi aziende internazionali hanno conseguito un MBA presso una delle business school: il diploma MBA è considerato un simbolo di successo e una garanzia di una carriera lavorativa più che brillante.

I corsi sono focalizzati sia sulle aree strettamente tecniche (principalmente finanza, marketing ed economia) sia sullo sviluppo delle doti personali (come leadership e management) richieste nel mondo corporativo; in generale però il programma varia da scuola a scuola anche secondo il tipo di corso prescelto, ma sicuramente parte dell'apprendimento avviene sempre tramite l'analisi di casi pratici e innumerevoli attività di gruppo.

Presso le principali scuole di management sono sorte associazioni di ex alunni MBA, che favoriscono lo sviluppo di relazioni culturali e professionali tra i diplomati. Tra le più note c'è l'AMSDA (Bocconi, Milano), l'Assomaster (Luiss, Roma), l'AMIP (Politecnico, Milano).

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Philip Kotler

Philip Kotler (Chicago, 27 maggio 1931) è S.C. Johnson & Son Distinguished Professor of International Marketing presso la Kellogg School of Management della Northwestern University di Evanston, Illinois.

È stato indicato come il quarto "guru del management" di tutti i tempi dal Financial Times (dopo Jack Welch, Bill Gates e Peter Drucker) e acclamato come "il maggior esperto al mondo nelle strategie di marketing" dal Management Centre Europe. Viene anche considerato uno dei pionieri del marketing sociale.

Kotler ha dato un contributo importante alla strutturazione del marketing come disciplina scientifica, orientando la formazione di moltissimi studenti e manager in tutto il mondo. La sua opera principale è Marketing Management (prima edizione nel 1967), che viene generalmente riconosciuto come uno dei più autorevoli testi sul marketing, ed è il più diffuso nelle università e nelle business school di tutto il mondo, con una percentuale di adozioni vicina al 60%. L'edizione italiana di Marketing Management è stata realizzata in collaborazione con il professor Walter Giorgio Scott. Kotler ha pubblicato numerose altre opere e più di cento articoli su diversi aspetti del marketing. Inoltre ha ricevuto importanti premi e riconoscimenti.

Attraverso la sua società di consulenza, il Kotler Marketing Group (KMG), Kotler ha collaborato con molte grandi aziende multinazionali, tra cui IBM, General Electric, AT&T, Honeywell, Bank of America, Merck e Motorola.

In Marketing Decision-making, pubblicato nel 1971, Kotler sostiene la necessità di fondare il processo decisionale di marketing su basi di maggiore scientificità. Impostando lo studio del marketing da un punto di vista manageriale, anziché merceologico o funzionale come avveniva prima di lui, lo fa evolvere da funzione aziendale a processo di gestione dell'intera impresa.

Kotler sposta la focalizzazione dell'impresa dal prodotto al mercato, o ancor meglio al cliente, ribaltando la direzione tradizionale del processo di marketing: non più dall'interno dell'impresa verso l'esterno, ma al contrario. Con lui si sancisce il passaggio da un'azienda production oriented (dove la cosa più importante è organizzare la produzione in modo che il prodotto finale derivante sia efficiente e di qualità accettabile), ad un'azienda marketing oriented, capace di ascoltare e comprendere il mercato, individuare bisogni ancora insoddisfatti e rispondere con un'offerta di valore adeguata e competitiva. Per Kotler il marketing non è un processo lineare ma circolare, in cui ascolto, comprensione dei bisogni e delle forze che agiscono sui mercati, progettazione di prodotti o servizi in grado di rispondere alle nuove opportunità individuate, comunicazione del vantaggio proposto e distribuzione si susseguono, interagendo e modificandosi continuamente.

Kotler fornisce una definizione più ampia e generale dell'attività di marketing, come "strumento per comprendere, creare, comunicare e distribuire valore". In questo modo ne estende il campo d'azione oltre il limite della gestione d'impresa. Pubblica diversi lavori su temi come il marketing dei luoghi, delle nazioni, delle idee, delle persone e delle professioni.

Questa impostazione vuole evidenziare l'importanza di pensare prima in termini di valore per il cliente, e solo successivamente definire le corrispondenti attività di marketing dell'impresa (le quattro P).

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Source : Wikipedia