Filippo Inzaghi

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Inviato da amalia 25/02/2009 @ 20:14

Tags : filippo inzaghi, calciatori, calcio, sport

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Filippo Inzaghi

Filippo Inzaghi con la maglia del Milan in azione a Siena.

Filippo Inzaghi (Piacenza, 9 agosto 1973) è un calciatore italiano, attaccante del Milan. Campione del mondo con la Nazionale italiana nel 2006.

A livello di club, è stato campione d'Europa con il Milan, nel 2003 e nel 2007, e campione del mondo per club sempre nel 2007.

Nella classifica dei gol segnati nelle competizioni UEFA per club è primo a pari merito con Raúl, a quota 66 reti. È anche il miglior marcatore italiano in Champions League con 46 gol realizzati, preceduto solo, tra i calciatori ancora attivi, da Raúl, Andrij Ševčenko e Ruud van Nistelrooy. Inoltre, dopo la doppietta nella finale di Coppa del Mondo per club realizzata il 16 dicembre 2007 contro il Boca Juniors è diventato l'unico giocatore ad aver segnato in tutte le competizioni internazionali, sia quelle riservate ai club che quelle riservate alle nazionali.

Giocatore estremamente rapido, pur non essendo in possesso di una tecnica notevole,è noto per la straordinaria abilità nell'approfittare delle disattenzioni degli avversari e per il grande senso della posizione e fiuto del gol, doti che ne fanno uno dei più prolifici attaccanti degli ultimi decenni. Agisce quasi sempre sul filo del fuorigioco.

Cresciuto nelle giovanili del Piacenza, che nella stagione 1991-1992 lo ha fatto esordire in Serie B con due presenze senza reti, nell'estate del 1992 è stato ceduto in prestito al Leffe, con cui ha disputato 21 partite, condite da 13 reti, in Serie C1. L'anno seguente ha militato in Serie B con il Verona (36 partite e 13 centri), dove i tifosi lo hanno ribattezzato Superpippo Inzaghi, e a fine stagione è stato riscattato dal Piacenza.

Con i piacentini Inzaghi ha disputato 37 partite e messo a segno 15 gol, che hanno consentito al club di passare nella massima categoria.

Nell'estate del 1995 il direttore generale del Parma, Pastorello, è riuscito a ingaggiare Inzaghi dal Piacenza.

L'allora allenatore del Parma, Scala, ha dimostrato subito fiducia al calciatore, inserendolo subito nel giro dei titolari, seppur non in pianta stabile.

All'apertura del mercato di riparazione, a novembre, il Napoli con una fulminea offerta lo ha acquistato in prestito con diritto di riscatto, ma per vari motivi (tra cui alcune dichiarazioni dell'allenatore partenopeo Boškov poco lusinghiere nei confronti dello stesso giocatore) la ratificazione dell'accordo è slittato di qualche giorno, giusto in tempo per consentire a Inzaghi di giocare la gara di ritorno di Coppa delle Coppe contro l'Halmstad (l'andata finì 3-0 per gli svedesi), in una sorta di partita d'addio alla squadra gialloblù. In quella gara, Inzaghi ha segnato dopo un solo minuto, disputando una grande partita che il Parma ha vinto per 4-0, riuscendo così a passare il turno. Quella sera Inzaghi è diventato un idolo dei tifosi del Parma, che non smettevano di gridare dagli spalti l'improvvisato coro "Resta con noi Pippo! Resta con noi Pippo!" e il giorno dopo la famiglia Tanzi ha deciso di bloccare il trasferimento dell'attaccante per tenerlo a Parma.

Il 29 ottobre 1995 ha segnato il suo primo gol in Serie A contro il Piacenza, partita vinta 1-0 e che ha dato al Parma la vetta della classifica.

Nel suo momento migliore, Inzaghi ha subito un grave infortunio al piede sinistro. Durante un'amichevole del giovedì contro i dilettanti del Collecchio il piede di Inzaghi è andato a sbattere contro il ginocchio di un avversario. La diagnosi è stata frattura del quinto metatarso e Inzaghi ha dovuto trascorrere 60 giorni col piede immobilizzato.

Ovviamente, l'anno successivo ci sono state molte offerte per Inzaghi, il quale aveva anche bisogno di giocare per riprendere la piena forma e il ritmo partita dopo l'infortunio. Il Parma non poteva garantirgli un posto sicuro da titolare, la scelta di Inzaghi è stata, quindi, per motivi di fiducia, l'Atalanta. Infatti il presidente Ruggeri era a Verona quando Inzaghi vi aveva giocato e Maurizio Radici, uno degli azionisti dell'Atalanta, era il presidente del Leffe nel periodo in cui vi aveva miliatato Inzaghi.

A Bergamo, tra dirigenza e tifosi, Inzaghi ha trovato l'ambiente ideale per rendere al meglio. In quell'annata, 1996-1997, è stato il capocannoniere della Serie A con 24 gol, mostrando le sue grandi doti di attaccante rapido, veloce, opportunista, forte di testa e inimitabile nel giostrare sul filo del fuorigioco pronto a partire verso la porta avversaria non appena un compagno gli avesse servito un pallone filtrante. Ha segnato anche alcuni gol su rigore, dimostrandosi bravo e freddo anche dal dischetto.

In quella stagione ha segnato a ben 15 squadre su 18 del campionato di Serie A (si sono salvate dai suoi gol solo Parma e Udinese), eguagliando il record di Michel Platini nel campionato 1983-1984 (c'è da dire che il campionato 1983-1984 era a 16 squadre, e quindi Platini ha segnato a tutte le squadre avversarie del campionato).

Il 9 marzo 1997, 23a giornata del campionato di Serie A, in Atalanta-Sampdoria 4-0, Inzaghi ha segnato la sua prima tripletta in Serie A, realizzando ai minuti 18°, 28° (su rigore) e 90°.

È stato acquistato dalla Juventus nell'estate 1997 per 20 miliardi di lire. La sua prima stagione in bianconero è iniziata tra lo scetticismo generale: si diceva che lui e Del Piero formassero una coppia d'attacco troppo leggera. I due hanno risposto con i fatti: Inzaghi ha segnato 18 gol in campionato e 6 in Champions League e Del Piero ha fatto ancora meglio di lui. In quella stagione Inzaghi ha vinto la Supercoppa italiana (3-0 al Vicenza con una sua doppietta alla prima gara ufficiale in bianconero) e lo Scudetto, al termine di un appassionante duello con l'Inter. In Champions League, invece, dopo un cammino entusiasmante, la Juventus ha perso in finale ad Amsterdam contro il Real Madrid (0-1, rete decisiva di Mijatović, con Inzaghi che è andato due volte vicino al gol).

Nel 1998-1999 alla Juventus le cose non sono andate per il verso giusto: Del Piero si è infortunato, i risultati non sono arrivati, Lippi si è dimesso a febbraio e lo ha sostituito Ancelotti. Inzaghi non ha fatto comunque mancare il suo apporto di gol in tutta la stagione, ma i risultati sono stati deludenti. In Champions League la Juve è stata eliminata in semifinale dal Manchester United: Inzaghi aveva realizzato una doppietta in dieci minuti, ma gli inglesi sono stati capaci di rimontare e vincere (2-3). Quell'anno ha realizzato 6 gol nella massima competizione europea, fra cui una spettacolare rovesciata al Galatasaray. In campionato la Juve è finita addirittura fuori dalla Champions League e ha perso l'accesso alla Coppa UEFA nello spareggio con l'Udinese, rimanendo costretta a disputare la Coppa Intertoto.

La stagione 1999-2000 si è aperta con la vittoria della Coppa Intertoto, anche grazie ai numerosi gol di Inzaghi. La Juventus ha giocato un ottimo campionato, rimanendo in testa per quasi tutto il torneo. Inzaghi ha segnato 15 gol fino a marzo, poi si è fermato, probabilmente perché stanco per aver disputato la Coppa Intertoto in piena estate. Inoltre in quella stagione sono nati dei presunti dissapori con Del Piero, che non riusciva a segnare su azione dopo il suo ritorno dall'infortunio. All'ultima giornata la Juventus ha perso nel diluvio di Perugia (1-0) e lo scudetto è stato vinto dalla Lazio.

Nel 2000-2001 Inzaghi non ha fatto mancare i suoi gol in Serie A e in Champions League, ma anche quest'anno i risultati ottenuti dall'allenatore Ancelotti non sono stati soddisfacenti. In Europa la Juve è stata eliminata nella prima fase, nonostante i 5 gol di Inzaghi (fra cui una tripletta all'Amburgo); in Serie A, dopo una bella rimonta, la Juventus si è dovuta accontentare del secondo posto dietro alla Roma.

Al termine della stagione la Juventus ha ceduti Inzaghi al Milan per 70 miliardi di lire (40 in contanti più Cristian Zenoni), avendo ormai deciso di puntare sul francese Trézéguet nel ruolo di centravanti.

Nell'estate 2001 è passato al Milan.

Con i rossoneri di Carlo Ancelotti Inzaghi ha disputato una prima stagione con alti e bassi a causa di un grave infortunio occorsogli a dicembre in uno scontro con il portiere del Chievo Lupatelli: 10 reti in campionato, ma molte delle quali fondamentali per la rincorsa alla qualificazione alla Champions League dell'anno successivo.

Molto meglio è andata nel campionato seguente, quando è sceso in campo 30 volte mettendo la palla in fondo al sacco in 17 occasioni. Determinante inoltre il suo apporto in Champions League, dove con i suoi 12 gol ha trascinato la squadra fino alla vittoria finale. Un centro per lui anche nella finale di ritorno di Coppa Italia contro la Roma, dove ha segnato il gol del definitivo 2-2.

Una serie di infortuni alla schiena, al ginocchio, al gomito, ma soprattutto alla caviglia gli hanno precluso la titolarità nelle due annate successive, in cui si è dovuto sottoporre a due delicate operazioni chirurgiche e si è dovuto accontentare di disputare in tutto 25 partite con soli 3 gol.

Nella stagione 2005-2006, dopo aver recuperato dagli infortuni patiti, ha portato a termine un finale di stagione eccezionale, segnando con i rossoneri 12 gol in campionato e 4 in Champions League. Le prestazioni convincenti in Italia e in Europa gli sono valse la convocazione da parte di Marcello Lippi nella Nazionale vittoriosa al Mondiale di Germania 2006, dove è riuscito ad andare a segno, contro la Repubblica Ceca, pur avendo giocato solo 33 minuti.

Nella stagione 2006-2007 è stato decisivo con il Milan in Champions League, dove ha segnato i gol con i quali la squadra rossonera ha superato il preliminare con la Stella Rossa e soprattutto i due con cui ha vinto la finale di Atene contro il Liverpool, il primo deviando una punizione di Pirlo, il secondo scattando sul filo del fuorigioco su assist di Kaká. Al termine dell'incontro Inzaghi è stato nominato "Man of the match".

Grazie alla vittoria della Champions League 2006-2007 i rossoneri il 31 agosto 2007 hanno disputato la Supercoppa Europea contro il Siviglia. La partita è terminta 3-1 per il Milan e il momentaneo pareggio arriva proprio per opera di Superpippo che segna con un colpo di testa su cross di Gattuso. Dopo la doppietta segnata allo Šakhtar il 6 novembre 2007, Inzaghi ha raggiunto Gerd Müller a quota 62 gol nella classifica dei marcatori nelle competizioni UEFA. Ha superato il tedesco nella successiva partita europea disputata, segnando il suo 63° gol europeo contro il Celtic il 4 dicembre 2007. Inzaghi si è rivelato decisivo anche nella finale del Mondiale per club, giocata contro il Boca Juniors il 16 dicembre 2007: in questa partita Superpippo ha realizzato due delle quattro reti (entrambe su assist di Kaká) grazie alle quali il Milan si è imposto sulla formazione argentina con il risultato di 4-2. Con queste due reti Inzaghi ha raggiunto inoltre un invidiabile record, divenendo infatti l'unico calciatore a essere riuscito a segnare in tutte le competizioni disputate.

Il 24 febbraio 2008 Inzaghi, segnando contro il Palermo la rete del 2-1 finale, ha realizzato il 90° gol con la maglia del Milan, che è diventata così la squadra con cui Inzaghi ha segnato di più, essendosi fermato a 89 reti con la Juventus. Dopo la gara di ritorno di Champions League contro l'Arsenal del 4 marzo 2008, un'ernia inguinale l'ha tenuto fermo per un mese. È tornato nuovamente in campo il 5 aprile 2008 realizzando 10 gol in 7 partite: 2 reti contro il Cagliari (3-1), un'altra doppietta a Torino contro la Juventus (3-2 per i bianconeri), un gol contro la Reggina (5-1), una tripletta al Picchi contro il Livorno (4-1), un gol nel derby contro l'Inter (2-1) e un gol contro l'Udinese (4-1). Quest'ultima è stata la sua centesima marcatura con la maglia del Milan.

Dopo essere stato raggiunto il 5 marzo 2008 in vetta alla classifica dei marcatori nelle competizioni UEFA per club a quota 63 reti da Raúl, ha staccato lo spagnolo il 23 ottobre 2008 realizzando il terzo gol rossonero contro gli olandesi dell'Heerenveen, 64° personale in Europa e 100° dei rossoneri in Coppa UEFA. Raggiunto da Raúl il 25 novembre 2008, lo ha nuovamente superato due giorni più tardi, portandosi a quota 65 gol grazie alla rete realizzata al 92° minuto di gioco contro gli inglesi del Portsmouth, che ha determinato il 2-2 finale. Il 10 dicembre 2008 è stato nuovamente raggiunto e poi superato da Raúl, che con la doppietta allo Zenit si è portato a quota 66 reti. Inzaghi ha nuovamente raggiunto il capitano madridista il 18 febbraio 2009 segnando l'unico gol rossonero nell'1-1 contro il Werder Brema.

Con il Milan ha vinto finora due Champions League, una Coppa del Mondo per club, due Supercoppe Europee, uno Scudetto, una Coppa Italia, e una Supercoppa Italiana.

Con la Nazionale di calcio italiana ha disputato 57 partite segnando 25 reti, grazie alle quali è al sesto posto nella classifica dei marcatori dell'Italia: lo precedono solo Luigi Riva (35), Giuseppe Meazza (33), Silvio Piola (30), Roberto Baggio e Alessandro Del Piero (27). Di questi solo Del Piero è ancora in attività, per cui Inzaghi è il secondo miglior marcatore in attività della Nazionale.

Ha esordito in maglia azzurra l'8 giugno 1997, con il CT Cesare Maldini, nell'amichevole Italia-Brasile 3-3, valida per il Torneo di Francia.

Ha partecipato ai Mondiali di Francia '98, regalando un assist a Roberto Baggio nella partita contro l'Austria (2-1).

Agli Europei 2000 è stato titolare e ha segnato due reti: il rigore decisivo contro la Turchia (2-1) e il gol da attaccante puro nei quarti di finale contro la Romania (2-0). A sorpresa è stato escluso dal CT Zoff nella finale contro la Francia, che l'Italia ha perso in modo beffardo al golden gol (1-2).

Il CT Trapattoni lo ha convocato anche per i Mondiali 2002 in Corea del Sud e Giappone. Per Inzaghi il bottino è stato di 2 presenze, di cui una da titolare contro il Messico. Il bilancio degli Azzurri è stato però molto negativo: l'Italia è stata eliminata agli ottavi di finale in un'incredibile partita contro la Corea del Sud padrona di casa (2-1 al golden gol).

Convocato dal CT Marcello Lippi nella Nazionale partecipante al Mondiale 2006, Superpippo è sceso in campo in una sola occasione, riuscendo comunque a mettersi in evidenza: il 22 giugno nella partita contro la Repubblica Ceca, finalizzando un veloce contropiede, ha messo a segno il gol del 2-0 che ha permesso all'Italia di chiudere la partita e ipotecare il passaggio agli ottavi di finale contro l'Australia come prima classificata nel Girone E. Il 9 luglio 2006, a quasi 33 anni, ha festeggiato quindi con i suoi compagni la vittoria della Coppa del Mondo.

Dopo il Mondiale, è stato impiegato in 6 partite di qualificazione agli Europei 2008, nelle quali ha segnato 3 reti, di cui una doppietta alle Isole Fær Øer il 2 giugno 2007, ma il tecnico Roberto Donadoni non lo ha inserito nella lista dei convocati per la fase finale del Campionato europeo 2008.

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Atalanta Bergamasca Calcio 1996-1997

Questa è la rosa della squadra di calcio dell'Atalanta nella stagione 1996/1997, conclusa con il decimo posto nel campionato italiano di Serie A.

Il campionato si svolge tra alti e bassi che portano la squadra in una posizione di centroclassifica, dopo aver a tratti sognato un posto nelle coppe europee. Inoltre vede l'esplosione del bomber Filippo Inzaghi che, per la prima volta nella storia dell'Atalanta, vince la classifica dei cannonieri di Serie A, ma anche il portiere Davide Pinato stabilire il nuovo record societario d'imbattibilità nella massima serie. Il cammino in coppa Italia si interrompe invece al primo turno per opera della SPAL.

Purtroppo la stagione è anche funestata dalla tragica morte di Federico Pisani, giovane attaccante cresciuto nel vivaio, scomparso in un incidente stradale a soli 22 anni. La società gli intitolerà la curva Nord dello stadio di Bergamo.

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Raúl González Blanco

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Raúl González Blanco, noto semplicemente come Raúl (Madrid, 27 giugno 1977), è un calciatore spagnolo, attaccante del Real Madrid.

Detiene il recordo di gol realizzati con con la Nazionale spagnola, 44, ed è anche il miglior marcatore della Champions League con 64 reti e delle competizioni UEFA per club con 66 gol.

Con il Real Madrid ha vinto 3 volte la Champions League e 2 volte la Coppa Intercontinentale, oltre a 6 campionati nazionali. È inoltre il miglior marcatore nella storia dei blancos con 311 reti e con 218 gol il sesto della Liga, primo tra quelli in attività.

Inserito da Pelé nella FIFA 100, ha conquistato il titolo di Pichichi nel 1999 e nel 2001, anno in cui è arrivato secondo nella classifica del Pallone d'oro e terzo in quella del FIFA World Player.

Raúl è un giocatore carismatico, che può ricoprire tutti i ruoli dell'attacco, in particolare quello di seconda punta. Ha un ottimo senso del gol, una grande capacità di dialogo con i compagni e buone doti fisiche. Mancino naturale, è tecnicamente molto dotato e anche un buon colpitore di testa. È un giocatore molto intelligente e corretto: in carriera, da professionista, non è mai stato espulso e ha ricevuto poche ammonizioni.

Cresciuto nella Colonia Marconi di San Cristóbal de los Ángeles, un modesto barrio della periferia sud madrilena, ha iniziato a giocare a calcio nella squadra del suo quartiere, nelle categorie alevin e infantil del San Cristóbal de los Ángeles. Il suo primo tesserino calcistico era falso, riportava due errori e il suo nome era Dani, perché ancora non aveva l'età per giocare con gli alevin. In totale, Raúl ha giocato tre anni nel San Cristóbal.

Nel 1990, quando Raúl aveva ormai 13 anni, il padre Pedro, tifoso dei Colchoneros, lo ha fatto firmare per l'Atlético Madrid. Con l'Atlético Madrid, allenato da Francisco de Paula, Raúl ha vinto subito il campionato giovanile nella categoria Preferente infantil, giocando come esterno sinistro di centrocampo e segnando 65 dei 308 gol totali realizzati dalla squadra, record per il club. L'anno successivo, da capitano, ha vinto nuovamente il titolo nella categoria Primera cadete segnando 55 reti, 8 delle quali in una sola partita. Nel 1992, tuttavia, il presidente dell'Atlético Madrid Jesús Gil, motivato da gravi problemi economici, ha deciso di sopprimere le squadre giovanili. Così il Real Madrid non ha perso l'opportunità di portare Raúl nella propria cantera.

Anche nelle giovanili del Real Madrid Raúl ha confermato le sue ottime doti, soprattutto in fase di realizzazione. Il suo debutto in partite ufficiali risale al 20 settembre 1992 contro l'Alcalá, quando ha realizzato una rete guidando la sua squadra, il Cadete A, alla vittoria per 5-0. È stata un'annata da record per Raúl, che ha segnato 71 gol in 33 partite ufficiali (58 in campionato). Il 31 ottobre 1992 ha messo a segno 8 reti contro il San Vicente Atlético. In quella stagione, Raúl ha vinto la Copa de Madrid, la fase di qualificazione per il campionato spagnolo e il campionato spagnolo Cadete. Nella fase finale, a Málaga, ha segnato 7 reti con prestazioni sempre decisive e con lui in campo la sua squadra non ha mai perso una partita in tutto l'anno.

Nel 1993-1994 ha giocato due partite col Juvenil B, per poi passare allo Juvenil A, con cui è arrivato fino alla finale della Copa del Rey Juvenil, persa contro il Barcellona, che Raúl è stato costretto a saltare. Il 9 febbraio 1994, contro l'Alcalá, ha ricevuto, al 76° minuto, l'unica espulsione di tutta la sua carriera.

Nel 1994 è stato protagonista col Real Madrid C, allenato da José Antonio Grande, di un folgorante inizio di stagione, segnando ben 8 gol in 5 partite in Segunda División B e successivamente 5 in una sola gara contro il Corralejos di Fuerteventura, per un totale di 13 gol in 7 partite disputate. Rafa Benítez, all'epoca allenatore del Real Madrid B, lo ha quindi convocato per una partita contro il Palamós, per quella che è stata la sua unica presenza nella seconda squadra madridista. In totale Raúl ha segnato 180 gol in partite ufficiali nella cantera del Real Madrid, 125 dei quali in partite di campionato.

Jorge Valdano, allenatore delle merengues, date le ottime prestazioni con le giovanili, ha fatto debuttare Raúl in prima squadra in un'amichevole contro il Real Oviedo, il 6 settembre 1994. Il giovane attaccante ha superato la prova segnando un gol su assist di Butragueño. A causa dei numerosi infortuni occorsi ai giocatori della rosa, Valdano ha deciso di scommettere ancora su Raúl, facendolo esordire nella Liga il 29 ottobre 1994 contro il Real Saragozza (sconfitta per 3-2). In quella gara Raúl non ha segnato alcuna rete nonostante diverse occasioni, ma ha realizzato comunque un assist per il gol di Amavisca. Una settimana più tardi, il 5 novembre 1994, ha realizzato il primo gol con la maglia della prima squadra nel derby con l'Atlético Madrid, partita nella quale ha anche realizzato l'assist per Zamorano e si è procurato un calcio di rigore.

Per evitare che si montasse la testa, Valdano lo ha rimandato al Real Madrid C, con cui la settimana seguente ha realizzato una doppietta contro il Móstoles, mentre il 4 dicembre 1994, contro l'Oviedo B, ha segnato una rete nella sua ultima gara nelle categorie inferiori del club. In totale con il Real Madrid C ha realizzato ben 16 gol in 9 partite di Segunda División B.

Il 22 gennaio 1995 ha realizzato la sua prima doppietta contro il Celta Vigo e, nonostante la sua giovane età, non ha tardato a diventare titolare in prima squadra. A soli 17 anni, Raúl ha chiuso la sua prima stagione con il Real Madrid con 9 reti in campionato, vinto dai blancos, e una in Coppa del Re.

Il 13 settembre 1995 Raúl ha esordito in Champions League contro l'Ajax (1-0 per gli olandesi). Ha realizzato il primo gol nella massima competizione europea per club il 18 ottobre 1995 conto il Ferencváros, partita nella quale è stato autore di una tripletta nel 6-1 finale. Nonostante la stagione 1995-1996 sia stata assolutamente negativa per il Real Madrid, che non si è qualificato per le coppe europee, Raúl si è confermato una realtà del calcio spagnolo, realizzando 19 gol e 24 assist nella Liga e un gol nella Coppa del Re.

Nel 1996-1997 Raúl ha conquistato la seconda Liga della sua carriera. Con l'arrivo di Fabio Capello ha arretrato la sua posizione in campo ricoprendo il ruolo di centrocampista offensivo di sinistra e chiudendo il campionato con 21 gol e 25 assist in 42 partite, venendo eletto dalla stampa miglior giocatore spagnolo della Liga.

Ha iniziato molto bene la stagione 1997-1998, aggiudicandosi la Supercoppa di Spagna segnando 3 gol in due partite al Barcellona, ma nel prosieguo si è rivelata una delle annate più difficili. Tormentato per tutta la stagione da una pubalgia che, riflettendosi sul suo gioco, lo ha penalizzato fortemente soprattutto sul piano della combattività e lo ha costretto a fare delle infiltrazioni per poter giocare, è riuscito comunque a chiudere la stagione in bellezza: il 20 maggio 1998, infatti, è diventato campione d'Europa per la prima volta nella sua carriera, battendo in finale ad Amsterdam la Juventus e aggiudicandosi così la Champions League 1997-1998. In quella stagione Raúl ha segnato 2 gol in Champions League e 10 nella Liga.

Il 1º dicembre 1998 è stato tra i protagonisti della vittoria della Coppa Intercontinentale contro il Vasco da Gama, 38 anni dopo l'ultimo successo madridista. In quella partita Raúl ha realizzato il gol della vittoria a 8 minuti dalla fine su lungo lancio di Seedorf, dopo aver dribblato in area due difensori avversari. Il gol fu definito aguanís dallo stesso Raúl, che lo considera il più bello e importante della sua carriera. Lo spagnolo è stato anche nominato miglior giocatore della partita. Il 23 maggio 1999, contro il Tenerife, ha raggiunto quota 100 gol ufficiali con la camiseta blanca. A fine stagione ha vinto il titolo di Pichichi della Liga segnando 25 reti, che gli sono anche valse il 3° posto nella classifica della Scarpa d'oro del 1999.

Nel gennaio del 2000 Raúl ha partecipato in Brasile alla prima edizione del Mondiale per club, segnando 2 gol in quattro partite. Il 16 aprile 2000, con un la rete segnata alla Romareda, è diventato il giocatore più giovane a raggiungere le 100 marcature nella Liga, all'età di 22 anni e 10 mesi. Il 24 maggio 2000, allo Stade de France, Raúl si è laureato campione d'Europa per la seconda volta, grazie al 3-0 ottenuto contro il Valencia. Raúl ha disputato un'ottima Champions League: ha segnato 10 gol e servito due assist in 15 partite ed è stato protagonista nei momenti clou, come la doppietta realizzata all'Old Trafford contro il Manchester United nei quarti di finale o il gol realizzato nella finale di Parigi. Alla fine è stato capocannoniere (insieme ai brasiliani Jardel e Rivaldo) ed eletto miglior attaccante delle competizioni UEFA.

Il 4 febbraio 2001, durante la partita contro il Málaga, Raúl ha segnato i suoi gol numero 112 e 113 nella Liga, superando Cuco Ziganda e diventando il miglior marcatore in attività del campionato spagnolo.

Nel 2000-2001 Raúl è stato il grande protagonista, insieme a Figo, del 28° titolo nazionale del Real Madrid. Con 24 gol è diventato per la seconda volta in carriera Pichichi e si è piazzato al terzo posto nella classifica della Scarpa d'oro 2001. Per il secondo anno consecutivo è stato inoltre capocannoniere della Champions League con 7 gol, nonché miglior attaccante delle competizioni UEFA.

Il 6 marzo 2002, giorno del centenario del Real Madrid, ha segnato un gol nella finale della Coppa del Re giocata in casa al Bernabéu. La sua rete, tuttavia, non ha impedito la sconfitta madrilena ad opera del Deportivo La Coruña. Raúl è stato con 6 reti il capocannoniere della coppa. La Champions League 2001-2002 ha consacrato Raúl campione d'Europa per la terza volta in cinque anni. Il numero 7 del Real Madrid ha realizzato 6 gol e 3 assist in tutto il torneo ed è stato eletto per la terza volta consecutiva (un record) miglior attaccante delle competizioni UEFA. Il 15 maggio 2002, con la rete realizzata in finale al Bayer Leverkusen ha raggiunto un altro primato: è infatti l'unico giocatore ad essere andato in gol in due finali di Champions League, 2000 e 2002.

La stagione 2002-2003 è stata una delle migliori per Raúl. Ha iniziato vincendo la sua prima Supercoppa europea contro il Feyenoord e, a dicembre, la Coppa Intercontinentale contro i paraguayani dell'Olimpia di Asunción. L'11 dicembre 2002, segnando una doppietta contro il Lokomotiv Mosca, ha raggiunto quota 200 gol con la maglia del Real Madrid in tutte le competizioni ufficiali. Raúl è stato autore di una Champions League 2002-2003 di alto livello: ha segnato 9 reti e trascinato la squadra in semifinale, dove è stata eliminata dalla Juventus. Il 22 giugno 2003 il Real Madrid ha vinto la 29ª Liga della sua storia, con Raúl grande protagonista (16 gol e 11 assist), insieme al nuovo compagno d'attacco Ronaldo.

Nell'estate del 2003, con la partenza di Fernando Hierro, Raúl è diventato a 26 anni il più giovane capitano della storia del Real Madrid.

La prima stagione da capitano non è stata molto fortunata per Raúl. Ha vinto subito la Supercoppa di Spagna contro il Maiorca, ma poi il Real Madrid è stato protagonista di un crollo nel finale di stagione, quando ha perso la finale di Coppa del Re contro il Real Saragozza, è stato eliminato dalla Champions League 2003-2004 per mano del Monaco e ha sciupato un vantaggio di 9 punti nella Liga. Raúl ha segnato 11 gol in campionato, 2 in Champions League e 6 reti in 6 partite di Coppa del Re, vincendo il titolo di capocannoniere del torneo per la seconda volta in carriera. Come per tutto il resto della squadra, anche le sue prestazioni, infatti, erano notevolmente calate, soprattutto in fase realizzativa, anche a causa della posizione in campo più lontana dalla porta, dal momento che veniva schierato spesso come centrocampista di fascia sia a destra che a sinistra.

Le cose non sono cambiate neanche nel 2004-2005. Nel Real Madrid si sono succeduti diversi allenatori, da Camacho a Luxemburgo, passando per García Remón, ma la squadra non è riuscita lo stesso a portare a casa alcun trofeo. Raúl ha segnato 9 gol nella Liga e 4 reti in Champions League. Il 7 maggio 2005, con la doppietta segnata al Racing Santander, ha raggiunto i 250 gol ufficiali col club madridista.

Il 28 settembre 2005, Raúl ha segnato contro l'Olympiakos il 50° gol in Champions League, superando il precedente record di Di Stéfano e diventando il miglior marcatore nella storia della massima competizione continentale. Il 20 ottobre 2005, inceve, è stato il primo calciatore a raggiungere il traguardo delle 100 presenze in Champions League nella partita contro il Rosenborg, festeggiato col 51° gol. Il 19 novembre 2005, nel corso di Barcellona-Real Madrid, ha subito il suo unico grave infortunio in carriera, lesionandosi il menisco, la cartilagine e parzialmente il legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. I medici del Real Madrid hanno scelto di non operarlo ma di sottoporlo a una terapia conservativa, che ha costretto Raúl a rimanere lontano dai campi di gioco per 3 mesi, ritornando a disposizione il 17 febbraio 2006 per la partita casalinga contro l'Alavés, nella quale è subentrato al 67° minuto a Júlio Baptista. Penalizzato dal grave infortunio Raúl ha chiuso la stagione con le peggiori cifre della sua carriera: 5 gol nella Liga e 2 in Champions League.

Il 25 maggio 2006 è stato insignito della Medaglia d'Oro dell'Ordine Reale per Merito Sportivo (in spagnolo Medalla de Oro Real Orden del Mérito Deportivo).

Nella stagione 2006-2007 è stato tra i protagonisti della conquista del 30° titolo spagnolo delle merengues, segnando la rete decisiva nella sfida d'andata contro il Barça e guidando la squadra in diverse rimonte nel finale di stagione. Secondo lo stesso Raúl, il merito principale del successo madridista è da attribuirsi all'allenatore Fabio Capello. Il capitano del Real Madrid ha chiuso la stagione con 7 reti realizzate nella Liga e 5 in Champions League, dove, con la doppietta realizzata contro la Dinamo Kiev, il 26 settembre 2006, ha riagguantato Shevchenko in testa ai marcatori di tutti i tempi in Champions League.

Nella stagione 2007-2008, sotto la guida di Bernd Schuster, che lo ha riportato alla sua naturale posizione di attaccante, e grazie all'intesa con van Nistelrooy è tornato nuovamente a segnare più di 10 gol in campionato, cosa che non succedeva dal 2003-2004. L'8 marzo 2008 ha segnato contro l'Espanyol il gol numero 200 nella Liga, secondo più giovane della storia a raggiungere questo traguardo dopo il basco Telmo Zarra. Raúl è stato determinante, con 18 reti (miglior marcatore della squadra) e 5 assist per la conquista del 31° titolo nazionale della storia madridista, il sesto della sua carriera. A fine stagione ha ricevuto il Trofeo Alfredo Di Stéfano, assegnato al miglior giocatore del campionato spagnolo di calcio.

Nella stagione 2008-2009 Raúl ha guidato il Real Madrid alla vittoria nella Supercoppa di Spagna contro il Valencia, con la squadra madrilena in inferiorità numerica di due uomini. L'11 novembre 2008, ha realizzato una tripletta al Real Unión di Irún in una gara valida per la Coppa del Re, raggiungendo i 300 gol ufficiali con la camiseta blanca. Il 10 dicembre 2008, con la doppietta realizzata allo Zenit, ha superato Filippo Inzaghi nella classifica dei migliori marcatori delle competizioni UEFA per club, portandosi a quota 66 reti. L'11 gennaio 2009, ha giocato contro il Maiorca la sua 500ª partita nella Liga, traguardo festeggiato con un gol. Il 31 gennaio 2009, contro il Numancia ha segnato il gol numero 307 con il Real Madrid, eguagliando Di Stéfano come massimo realizzatore nella storia della Casa Blanca e poi lo ha suparato il 15 febbraio 2009 grazie alla doppietta contro lo Sporting Gijón. Il 21 febbraio ha segnato un'altra doppietta contro il Betis Siviglia, che gli ha permesso di diventare il miglior realizzatore della storia del Real Madrid nella Liga, superando, anche in questa occasione, Di Stéfano.

Il contratto di Raúl con il Real Madrid scade nel 2011 e da lì in avanti si rinnoverà automaticamente ogni anno se scenderà in campo in almeno 30 partite. Caratteristica la sua esultanza, che lo vede baciare la fede nuziale dopo ogni rete.

Raúl nel 1994 è stato convocato nella Nazionale spagnola Under-18, con cui ha realizzato 4 gol in 2 partite.

Nel 1995 ha partecipato al Mondiale Under-20 in Qatar, nel quale in 5 partite disputate ha realizzato 3 gol.

Nel 1996 ha esordito nella Nazionale spagnola Under-21, con cui ha disputato l'Europeo di categoria del 1996, perso in finale ai rigori contro l'Italia. In quella partita Raúl ha segnato su punizione il gol del pareggio spagnolo, ma poi ha sbagliato, come de la Peña, il tiro dal dischetto. In totale con la Nazionale Under-21 ha messo a segno ben 8 gol in 9 partite.

Sempre nel 1996 ha partecipato alle Olimpiadi di Atlanta, dove ha giocato 4 partite realizzando 2 reti.

Raúl ha esordito nella Nazionale maggiore spagnola a Praga il 9 ottobre 1996, a 19 anni, contro la Repubblica Ceca (0-0) in una partita valida per le qualificazioni Mondiali 1998. Ha realizzato la prima rete con la Spagna il 14 dicembre 1996 a Valencia contro la Jugoslavia (2-0), segnando al 37° minuto di gioco.

Ha fatto parte della selezione cha ha preso parte ai Mondiali 1998 in Francia, dove ha disputato tutte le 3 partite della Nazionale spagnola, eliminata nella fase a gironi, segnando un gol nella prima partita delle Furie Rosse contro la Nigeria.

Dopo aver disputato buona parte delle qualificazioni per gli Europei del 2000, è stato inserito dal CT José Antonio Camacho nella lista dei convocati per la fase finale in Belgio e Olanda. Nella manifestazione la Spagna è stata eliminata ai quarti di finale dalla Francia e Raúl, titolare in tutte le 4 partite disputate dagli iberici, ha realizzato una sola rete nella fase a gironi contro la Slovenia, sbagliando anche un rigore al 90° minuto del quarto di finale contro i francesi.

Ai Mondiali 2002 in Corea del Sud e Giappone, dopo aver realizzato 3 reti nelle prime 4 partite risultando il capocannoniere della propria Nazionale insieme a Morientes, è stato costretto a saltare il quarto di finale contro i padroni di casa della Corea del Sud, perso dalla Spagna ai rigori, per un infortunio all'inguine occorsogli nella partita precedente contro l'Irlanda.

Il 21 agosto 2002, contro l'Ungheria, è stato nominato per la prima volta capitano della Nazionale, a seguito del ritiro internazionale di Hierro.

Il 7 settembre 2002, segnando contro la Grecia il 900° gol della Nazionale spagnola, ha raggiunto Hierro in vetta alla classifica dei migliori marcatori delle Furie Rosse, superandolo poi il 12 gennaio 2003 grazie alla doppietta realizzata in amichevole contro la Germania.

È risultato decisivo nelle gare di qualificazione agli Europei 2004, andando a segno in entrambe le sfide dello spareggio contro la Norvegia. Durante la fase finale in Portogallo, nella quale la Spagna è stata eliminata nella fase a gironi, ha disputato come titolare tutte le 3 gare delle Furie Rosse, senza tuttavia realizzare alcuna rete.

Ai Mondiali 2006 ha giocato tutte le quattro partite degli spagnoli, eliminati negli ottavi di finale dalla Francia, andando in gol nella seconda partita della fase a gruppi contro la Tunisia. Con questa rete è diventato il 18° giocatore a segnare in 3 differenti campionati mondiali.

Il 15 agosto 2006 nell'amichevole di Reykjavík contro l'Islanda finita 0-0, ha raggiunto le 100 presenze in Nazionale.

L'ultima partita di Raúl con la Nazionale spagnola è stata il 6 settembre 2006 in occasione della gara valevole per le qualificazioni agli Europei 2004 l'Irlanda del Nord (3-2 per i nordirlandesi). In totale ha disputato 102 partite con le Furie Rosse e realizzato 44 gol che gli valgono la seconda posizione dietro Zubizarreta nella classifica di presenze della Nazionale spagnola e la prima in quella dei marcatori.

Dopo le 18 reti segnate nella Liga 2007-2008 giocando ad alti livelli e conquistando con il Real Madrid il 2° titolo di campione di Spagna consecutivo, era stato ipotizzato un suo rientro nelle file della Nazionale iberica in occasione dell'Europeo 2008 in Svizzera e Austria, ma il tecnico Luis Aragonés lo ha escluso ufficialmente il 17 maggio 2008.

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Classifica di presenze nella Nazionale di calcio italiana

Voce principale: Nazionale di calcio dell'Italia.

Questa è la classifica delle presenze dei primi 100 calciatori nella Nazionale italiana di calcio per numero di presenze con la maglia azzurra. In grassetto sono indicati i calciatori ancora in attività.

Elenco aggiornato al 10 febbraio 2009.

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Capocannonieri dei campionati nazionali professionistici italiani di calcio

In questa pagina viene riportata, in ordine cronologico, la sequenza dei calciatori che hanno vinto la classifica dei marcatori dei campionati nazionali professionistici di calcio in Italia. Il primo campionato a essere disputato senza suddivisioni territoriali fu la Divisione Nazionale 1926-27; tre stagioni dopo fu istituita la Serie A a girone unico, e contemporaneamente ad essa, la Serie B. Al giorno d'oggi le due citate serie sono le uniche a carattere nazionale.

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Atalanta Bergamasca Calcio

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L'Atalanta Bergamasca Calcio è la principale società calcistica di Bergamo.

Con 49 campionati di Serie A "a girone unico" disputati, l'Atalanta è la squadra col maggior numero di partecipazioni alla massima serie fra le rappresentanti di città non capoluogo di regione, ed è perciò considerata come "la regina delle provinciali". Milita, attualmente, in Serie A.

L'Atalanta Bergamasca Calcio trae le sue origini dalla scissione dalla Giovane Orobia 1901. La prima società di calcio a Bergamo fu comunque il Foot Ball Club Bergamo, fondato da emigranti svizzeri nel 1903, che prese parte a campionati lombardi F.I.F. fino al 1910 (dal 1909-10 campionati FIGC).

Fondata il 17 ottobre 1907 da Eugenio Urio, Giulio e Ferruccio Amati, Alessandro Forlini e Giovanni Roberti come Società Bergamasca di Ginnastica e Sports Atletici "Atalanta", l'Atalanta deriva il suo nome dall'omonima atleta della mitologia greca. Nel 1913 crea la sezione calcio, sodalizio ufficialmente riconosciuto dalla FIGC solo nel 1914 all'atto dell'inaugurazione e collaudo del campo.

Il primo campo, situato in via Maglio del lotto, provvisto di tribuna con 500 posti a sedere era a ridosso della ferrovia, tanto che all'inaugurazione nel maggio 1914 un treno in fase di ingresso in stazione rallentò ulteriormente per permettere ai viaggiatori di assistere ad alcune fasi della partita. Nel 1914-15 partecipa alle eliminatorie del campionato di promozione lombarda classificandosi seconda nel girone B e riportando un lusinghiero quarto posto nel girone finale.

Dopo la sospensione dell'attività dovuta alla Grande Guerra, la società ripartì di slancio impegnandosi alla ristrutturazione di un vecchio ippodromo in disuso la Clementina, in zona Daste, vicino al confine con Seriate, per affrontare nel migliore dei modi l'ammissione alla massima categoria FIGC dell'epoca. Nel 1911 la Società Bergamasca di Ginnastica e Scherma assorbe il Football Club Bergamo e nel marzo 1913 inizia l'attività ufficiale.

Dopo aver battuto per 2-0 i concittadini della Bergamasca in uno spareggio disputato a Brescia il 5 ottobre 1919, l'Atalanta si guadagna l'accesso alla Prima Categoria della stagione 1919-20, dove si classifica terza nel girone B Lombardo.

Nel febbraio 1920, dopo una assemblea memorabile, la Società per gli Sports Atletici Atalanta e la Società Bergamasca di Ginnastica e Scherma si fondono assumendo la denominazione di Atalanta e Bergamasca di Ginnastica e Scherma, poi semplificata nell'attuale Atalanta Bergamasca Calcio. Come divisa ufficiale vengono adottati i colori nero (portato in dote dalla precedente maglia dell'Atalanta, che era bianco-nera) ed azzurro (dalla Bergamasca, che aveva una colorazione bianco-blu).

L'Atalanta, disputa vari anni nei gironi interregionali e nel 1925 assume Cesare Lovati (ex giocatore del Milan) come primo allenatore professionista. Nel tentativo di arrivare nelle categorie nazionali, in quello stesso anno arrivano anche i primi stranieri: gli ungheresi Lukacs e Hauser. Due anni più tardi viene ingaggiato anche il primo allenatore straniero (Imre Payer) ed il primo massaggiatore (Sala).

Il 1928 è un anno molto importante per la società e per la città di Bergamo, poiché viene costruito uno stadio molto più grande, intitolato all'eroe fascista Brumana. In quei tempi venne considerato uno dei più belli in assoluto, con due tribune contrapposte, di cui una addirittura coperta. Quello stadio, dopo ampliamenti ed adattamenti è tutt’ora utilizzato con il nome "Atleti Azzurri d'Italia" anche se, per la verità, dimostra tutti i suoi anni, tant’è che è al centro di un annoso dibattito sull'eventualità di un totale restyling o di un suo “pensionamento”. Nel 1929-30, con l'istituzione del girone unico italiano, l'Atalanta, fallita l'ammissione alla massima serie durante il campionato di qualificazione 1928-29, viene ammessa al campionato nazionale di Serie B per la prima volta.

Seguono campionati in cui la squadra milita dignitosamente nel campionato cadetto, anni in cui si distinguono numerosi giocatori bergamaschi come Vittorio Casati, Francesco Simonetti, i fratelli Riccardo e Giacomo Cornolti, Francesco Bettoni, Giulio Panzeri e Luigi Tentorio.

Un sussulto lo si ha al termine della stagione 1932/33, quando, per problemi economici, la società rischia di non iscriversi al campionato. Ne seguirà una colletta tra sportivi e la cessione di Carlo Ceresoli, l'elemento più rappresentativo, all'Ambrosiana-Inter. Come vedremo il privarsi dei “pezzi pregiati” per sanare il bilancio, negli anni seguenti diventerà una costante.

Finalmente nel 1936-37, con l'allenatore Ottavio Barbieri alla guida di una squadra composta prevalentemente da bergamaschi, raggiunge la Serie A. La partita d'esordio nella massima serie vide la Juventus ospite al Brumana, che per l'occasione si riempì al limite della capienza, con più di 15.000 spettatori. La stagione però, nonostante l'entusiasmo, si concluse con l'immediata retrocessione. Nell'estate seguente, la dirigenza cedette Bonomi alla Roma per una cifra sbalorditiva per l'epoca: 120.000 lire.

Ma il ritorno nella massima serie non si fece attendere, tant’è che nel 1939-40 l'allora presidente Nando Bertoncini affidò all'allenatore Ivo Fiorentini un'ottima squadra che centrò nuovamente la promozione in serie A. L'anno successivo la squadra si tolse grandi soddisfazioni, rifilando tre gol a Juventus e Milan, sconfiggendo il Bologna campione d'Italia e classificandosi al 5° posto finale. L'Atalanta continua la sua esperienza in serie A, con alla guida l'allenatore ungherese Nehadoma, fino al 1942/43, quando i campionati vengono sospesi per lo scoppio della seconda guerra mondiale.

Al termine del conflitto, il presidente Turani, con una cordata di illustri personaggi del tempo, mette mano al portafogli per risanare un buco nel bilancio della società e, alla riapertura delle frontiere, porta a Bergamo gli ungheresi Kincses e Olajkar, i cui nomi vennero ricordati più per le grandi bevute che non per le prestazioni sul campo.

In questi anni la squadra staziona stabilmente nella massima serie, acquisendo la nomea di provinciale terribile. Sono gli anni del portiere Bepi Casari, ma anche degli stranieri svedesi e danesi. Tra questi diedero un ottimo contributo Bertil Nordahl (fratello del più celebre giocatore del Milan Gunnar), Leschly Soerensen e Karl Hansen, poi ceduto alla Juventus grazie ad un blitz dell'avv.Agnelli. Ma ciò che fece scalpore fu l'acquisto, da parte di Achille Lauro, armatore e sindaco di Napoli, dell'attaccante Hasse Jeppson per la cifra di 105 milioni di lire. Ci furono addirittura interpellanze parlamentari per via della cifra spesa, giudicata scandalosa e fuori da ogni logica.

Gli anni ’50 videro stabilmente l'Atalanta in Serie A, e numerosi furono i giocatori rappresentativi: Rasmussen, Nane Bassetto, Angeleri (tutt’ora recordman di presenze in maglia neroazzurra), Longoni, Rota e Severo Cominelli, giocatore con il maggior numero di marcature fino al 2006-07, superato da Cristiano Doni.

Nel 1955 la squadra orobica fu protagonista della prima diretta televisiva per una partita di calcio: al comunale contro la Triestina la RAI mandò in onda quello che decenni più tardi sarebbe diventato un lucroso businness. Due anni più tardi l'Atalanta fu protagonista di un campionato vissuto nei bassifondi e quando si salvò, all'ultima giornata, espugnando il campo di Padova, fu accusata di combine e quindi retrocessa. Un'onta che venne cancellata un anno più tardi quando i presunti testimoni ed accusatori, tra cui Giovanni Azzini, confessarono di avere inventato tutto, e la società venne riabilitata. Nel frattempo però la squadra, guidata dall'allenatore Karl Adamek, si era conquistata sul campo l'immediato ritorno in serie A.

Gli anni '60 videro l'acquisto di stranieri che diedero importanti contributi (Humberto Maschio, Flemming Nielsen e Gustavsson), l'udienza concessa da Papa Giovanni XXIII (bergamasco pure lui), e le prime apparizioni in Europa grazie alla Mitropa Cup.

Ma l'apice venne raggiunto nella stagione 1962-63 quando la società nerazzurra conquistò la coppa Italia. Questo trofeo,che tutt’ora è l'unico trofeo di una certa importanza conquistato a livello di prima squadra, arrivò a Bergamo dopo una vittoria per 3-1 in campo neutro a San Siro contro il Torino, con tripletta dell'attaccante bergamasco Angelo Domenghini. La storica formazione era la seguente: Pizzaballa, Pesenti, Nodari, Veneri, Gardoni, Colombo, Domenghini, Nielsen, Calvanese, Mereghetti e Magistrelli. Di questi, ben sette erano bergamaschi. L'anno seguente vi fu il debutto in coppa delle Coppe, dove però l'Atalanta venne subito eliminata dallo Sporting Lisbona dopo uno spareggio.

Nel 1964 muore il presidente Turani, che viene sostituito dall'Ing.Luigi Tentorio. La squadra continua il suo cammino nella massima serie fino al 1968-69 quando, complice la cessione al Bologna del bomber Savoldi, retrocede in serie B dopo dieci anni. Alla presidenza Baracchi subentra a Tentorio, ma dopo un solo anno il nuovo “patron” diventa Achille Bortolotti.

Dopo un anno di purgatorio ritorna in A grazie all'allenatore Giulio Corsini, capace di amalgamare una squadra di giovani (tra tutti Gaetano Scirea, Adelio Moro e Giovanni Vavassori). Purtroppo, dopo una salvezza risicata, nel 1972-73 l'Atalanta incappa in un'altra stagione-no, nella quale subisce la sconfitta più pesante di sempre (9-3 a San Siro contro il Milan) e retrocede per differenza reti, nonostante fosse sufficiente raccogliere soltanto un punto nelle ultime 3 giornate per salvarsi.

Questa volta la permanenza tra i cadetti dura più del solito, tant’è che per il ritorno nel massimo campionato bisognerà aspettare fino all'anno 1976/77, promozione ottenuta da Titta Rota soltanto dopo gli spareggi a Marassi contro Cagliari e Pescara. L'anno seguente la squadra ottiene una tranquilla salvezza, ma nel 1978/79, a causa dell'inconsistenza del parco giocatori, si ritorna in B. L'anno seguente viene mancata la promozione e nell'anno 1980/81 l'Atalanta sprofonda addirittura in serie C1.

È il punto più basso nella storia della società bergamasca. Il presidente Achille Bortolotti cede il comando al figlio Cesare. Questo adotta una politica lungimirante e centra l'immediato ritorno tra i cadetti dopo una marcia trionfale guidata dall'allenatore Ottavio Bianchi. L'anno successivo serve come assestamento, utile come trampolino di lancio per la squadra che, guidata da Nedo Sonetti, nel 1983/84 vince il campionato riportando la città ai livelli che le competono.

Il 1984/85 vede nella serie A italiana molti campioni stranieri del calibro di Michel Platini, Diego Armando Maradona, Hans Peter Briegel, Karl-Heinz Rummenigge, Zico e Socrates quindi l'Atalanta, per non sfigurare, acquista gli svedesi Lars Larsson e Glenn Peter Strömberg. Se il primo non lascerà il segno, il secondo diventa un pilastro insostituibile del centrocampo nerazzurro, dove resterà per molti anni, tanto da diventare capitano della squadra. Nello stesso anno comincia a farsi notare Roberto Donadoni, destinato ad una grande carriera.

La permanenza nella categoria prosegue fino alla stagione 1986/87 quando, complice la sfortuna, l'Atalanta retrocede all'ultima giornata. Ma, nonostante questo, la squadra di Sonetti riesce a raggiungere la finale di Coppa Italia, dove viene sconfitta dal Napoli campione d'Italia. Si qualifica quindi di diritto per la coppa delle Coppe.

Ed è proprio il 1987/88 l'anno della svolta con il giovane e rampante allenatore Emiliano Mondonico. La stagione è memorabile: promozione in serie A, ma soprattutto una cavalcata entusiasmante in Europa, dove viene raggiunta la semifinale della coppa delle Coppe. Partita in sordina, l'Atalanta elimina nell'ordine i gallesi del Merthyr Tydfil, i greci dell'Ofi Creta ed i portoghesi dello Sporting Lisbona, in una sorta di rivincita della sfida di quasi cinque lustri prima, con lo storico gol-qualificazione di Aldo Cantarutti nella città lusitana.

E, apertesi le porte della semifinale, l'Italia si accorge della bella favola di questa squadra provinciale, rimasta sola a difendere l'onore dell'Italia nelle competizioni continentali. Ma il sogno s’infrange contro i belgi del Malines (in fiammingo Mechelen), poi vincitori del trofeo, che il 20 aprile 1988 eliminano gli orobici nello stadio di Bergamo stracolmo che rende onore ad entrambe le squadre in una grande giornata di sport.

L'anno successivo, vede l'Atalanta ai nastri di partenza con una squadra di tutto rispetto, che annovera il centrocampo probabilmente più forte della propria storia: Stromberg, Fortunato, Nicolini, Bonacina e Prytz. E le attese vengono mantenute con un ottimo sesto posto finale, che le vale la qualificazione in coppa UEFA. L'avventura europea però non è fortunata come la precedente, poiché l'eliminazione arriva al primo turno per mano dei russi dello Spartak Mosca. Ma il campionato 1989/90 vede di nuovo l'Atalanta tra i protagonisti (anche grazie all'acquisto dell' argentino Claudio Paul Caniggia), la quale, con un bel 7° posto, riesce a bissare la qualificazione europea dell'anno precedente.

Ma i festeggiamenti per la bella stagione sono smorzati dalla notizia della morte, avvenuta in un incidente stradale, del proprio presidente Cesare Bortolotti. La presidenza torna al padre Achille Bortolotti, che traghetterà la società fino all'acquisto del pacchetto azionario da parte dell'immobiliarista Antonio Percassi.

Consiste in una partita di 90 minuti tra la formazione orobica e una ospite che si affrontano a Bergamo.

Introdotto nel 1992, al trofeo hanno preso parte squadre note del panorama calcistico, come le brasiliane Vasco da Gama, San Paolo e Gremio, nonché Juventus, Olympique Marsiglia, Milan, Real Sociedad, IFK Göteborg e Borussia Dortmund.

La squadra nel frattempo ottiene buoni risultati nella coppa UEFA 90/91, dove elimina i croati della Dinamo Zagabria, i turchi del Fenerbahce ed i tedeschi del Colonia, ma non può fare nulla nello scontro “fratricida” contro l' Inter nei quarti di finale. Il campionato vede un avvicendamento alla guida tecnica tra Frosio e Giorgi, che conclude la stagione in una posizione di tranquillo centro classifica. Negli anni seguenti, in cui si alternano gli allenatori Giorgi e Lippi, la squadra si mantiene nei quartieri alti della classifica di serie A, senza però centrare altre qualificazioni in coppa UEFA.

L'anno 1993/94 doveva essere quello del rilancio, tanto che il presidente Percassi decise di puntare su un tecnico emergente, Guidolin, per portare il cosiddetto "calcio-spettacolo" a Bergamo. Acquistò addirittura Franck Sauzée, centrocampista dell'Olympique Marsiglia campione d'Europa. Ma qualcosa non funzionò e la squadra retrocesse al penultimo posto, nonostante l'avvicendamento tra Guidolin e Prandelli (tecnico delle giovanili), a conclusione di una stagione disastrosa.

Il presidente decise di cedere la proprietà ad Ivan Ruggeri, che riaffida la squadra ad Emiliano Mondonico, il quale la riporta subito in serie A. Negli anni successivi, nel massimo campionato, arrivano a Bergamo giovani giocatori come Christian Vieri e Filippo Inzaghi: quest'ultimo riesce nel 1996/97, unico giocatore nerazzurro della storia, a vincere il titolo di capocannoniere nel massimo campionato, con ben 24 centri. L'annata viene però funestata dalla tragica fine dell'attaccante Federico Pisani, vittima di un incidente stradale nel febbraio 1997. A lui viene di diritto intitolata la curva Nord dello stadio di Bergamo, quella riservata ai tifosi atalantini. L'anno successivo la squadra non tiene fede alle attese e retrocede nuovamente tra i cadetti.

Ci si affida a Bortolo Mutti, vecchia gloria degli anni '80, ma la promozione non arriva. Per l'anno 1999/2000 si punta su Giovanni Vavassori, altra vecchia gloria, che bene aveva fatto come allenatore del settore giovanile. Ed i risultati arrivano, dato che centra la seria A al primo tentativo, utilizzando numerosi giovani cresciuti nel proprio vivaio. L'entusiasmo è talmente alto che l'anno successivo, il 2000/01, l'Atalanta si ritrova al comando del campionato più bello del mondo dopo il primo mese, giocando un calcio divertente e redditizio. Nel prosieguo della stagione la squadra accusa una leggera flessione, che però non le impedisce di concludere con un onorevole 7° posto.

Il presidente Ruggeri cerca allora di far fare il salto di qualità alla squadra, cedendo qualche giovane alle squadre economicamente più forti, ma acquistando giocatori di fama quali Comandini (30 miliardi di lire per il suo acquisto, il più caro della storia atalantina), Saudati, Sala, Dabo e Taibi. Ma i nuovi non si amalgamano e la stagione termina con una posizione anonima. Si evita la retrocessione con i gol di uno strepitoso Cristiano Doni, convocato poi per i Mondiali di Corea-Giappone del 2002. Ma il miracolo non si ripete, e l'anno seguente la "banda" allenata da Vavassori retrocede al termine di una stagione difficile, culminata con l'esonero dell'allenatore (a favore di Giancarlo Finardi, tecnico della formazione primavera) e la sconfitta nello spareggio-salvezza giocato contro la Reggina. Si prova a risalire immediatamente con la guida tecnica di Andrea Mandorlini, e l'impresa riesce nuovamente, anche se non senza sofferenze.

Ma l'altalena tra le categorie continua, ed una nuova retrocessione colpisce la squadra di Delio Rossi, subentrato a stagione in corso al tecnico artefice della promozione dell'anno prima, nonostante un'incredibile rimonta nel girone di ritorno. Ci si affida quindi al giovane tecnico romano Stefano Colantuono, che riporta nella categoria superiore la squadra dopo un solo anno di assenza, al termine di una stagione colma di record per la serie cadetta, concludendo al primo posto senza particolari affanni. La direzione della squadra gli viene confermata anche per il 2006/07, stagione in cui l'Atalanta si regala un ottimo ottavo posto, a ridosso della zona-Uefa, ponendosi come una delle rivelazioni della massima serie.

Al termine della stagione però, mister Colantuono decide di abbandonare Bergamo per trasferirsi al Palermo, e la società decide di puntare su Luigi Del Neri, reduce da una retrocessione in B con il ChievoVerona. Al tecnico di Aquileia viene affidata una squadra competitiva per ottenere una tranquilla salvezza: tra gli arrivi più importanti ci sono quelli di Padoin, Floccari, Costinha, Muslimovic, Simone Inzaghi, Langella e l'argentino Pellegrino.

A gennaio 2008 un aneurisma colpisce il presidente Ruggeri che, ad aprile dello stesso anno, viene affiancato alla presidenza dalla figlia Francesca, in qualità di vice-presidente, e dal figlio Alessandro in qualità di amministratore delegato. Nel frattempo la squadra si mantiene in una tranquilla posizione di centro classifica, dando talvolta la sensazione di poter addirittura conquistare un posto in coppa UEFA. La qualificazione europea tuttavia non arriva, lasciando a ricordo di una buona annata la doppia vittoria contro il Milan e un ottimo nono posto in classifica. Il 3 settembre 2008 viene nominato presidente il figlio Alessandro .

Molti di più sono i successi a livello giovanile, essendo il vivaio dell'Atalanta, gestito da Mino Favini, uno dei più stimati d'Europa: secondo una classifica stilata dal Centro studi di Coverciano, la società bergamasca possiede il migliore settore giovanile d'Italia ed il sesto in Europa, dietro a Real Madrid, Barcellona e tre squadre francesi. Il parametro utilizzato è quello dei giocatori di prima divisione prodotti dal vivaio.

Fra i vari giocatori provenienti dalle giovanili atalantine si possono ricordare, in tempi recenti, Roberto Donadoni, Gianpaolo Bellini, Alessio Tacchinardi, Domenico Morfeo, Tomas Locatelli, Ivan Pelizzoli, i gemelli Cristian e Damiano Zenoni, Marco Zanchi, Luciano Zauri, Paolo Foglio, Cesare Natali, Michele Canini, Massimo Donati, Alex Pinardi, Riccardo Montolivo, Marco Motta, Samuele Dalla Bona, Rolando Bianchi, Filippo Carobbio, Fausto Rossini, Andrea Lazzari, Simone Padoin, Giampaolo Pazzini, Inácio Piá, Inácio Joelson, Massimo Mutarelli, Marino Defendi, Tiberio Guarente, Daniele Capelli e molti altri ancora, tanto che quasi tutte le squadre delle prime due divisioni calcistiche hanno in rosa qualche giocatore uscito da questo florido vivaio.

Nonostante frequentemente si privi dei suoi giovani più promettenti, la società riusce sempre a trovare nuova linfa nel settore giovanile ed a lanciare nuovi promettenti volti nel mondo del calcio, molti dei quali bergamaschi d'origine, cosa assai rara nelle squadre professionistiche.

Il 17 ottobre 2006, presso la sala Congressi Papa Giovanni XXIII a Bergamo, sono state presentate le iniziative per celebrare i cento anni di storia della cosiddetta "regina delle provinciali". Tra i vari eventi si è svolta una notte bianca a Bergamo, denominata Notte NerAzzurra, con spettacoli, apparizioni di ex calciatori atalantini, concerti e fuochi d'artificio.

I festeggiamenti sono terminati il 17 ottobre 2007 con un programma di appuntamenti musicali e sportivi, tra cui soprattutto un prestigioso triangolare con Porto e Stella Rossa (vinto dai lusitani con i bergamaschi al secondo posto) e la partecipazione al Trofeo Teresa Herrera con Real Madrid, Deportivo La Coruña e Belenenses, cui si aggiungono mostre dedicate alla Dea.

In 85 stagioni sportive dall'esordio a livello nazionale nella Lega Nord nel 1922: sono compresi 2 tornei di Divisione Nazionale (A) e 6 tornei di Seconda Divisione (B). In precedenza l'Atalanta ha partecipato in ambito FIGC a 4 tornei vari del Comitato Regionale Lombardo.

Il tifo a Bergamo si riunisce nella curva Nord, ora intitolata a Federico Pisani.

I primi gruppi di tifo organizzato nacquero verso la fine degli anni '60 quando si formò il primo centro di coordinamento del tifo orobico, denominato Club Amici dell'Atalanta. Ma l'evoluzione si ebbe nel 1971 quando sorsero i Commandos. Cinque anni più tardi, nel 1976 nacquero, da una costola degli stessi Commandos, le Brigate Nero-azzurre. Gli anni '80 videro un'escalation della violenza negli stadi, e Bergamo non fu da meno anche a causa di nuovi gruppi, tra cui i famigerati Wild Kaos. Nei primi anni del nuovo millennio questi gruppi organizzati si sciolsero e, complici leggi molto restrittive, il fenomeno-violenza è andato diminuendo sempre più. Attualmente l'unico gruppo di tifo organizzato rimasto sono i Dell'Atalanta Supporters, che preferiscono indicarsi con il nome di Curva Nord Bergamo 1907.

L'Atalanta disputa il derby cittadino con l'AlbinoLeffe, ma la partita più sentita tra i tifosi è quella contro il Brescia. Vengono considerate come derby anche tutte le altre partite contro squadre lombarde.

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Andrij Ševčenko

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Andrij Mykolajovyč Ševčenko (ucraino: Андрій Миколайович Шевченко, traslitterazione anglosassone Andriy Mykolayovych Shevchenko; Dvirkivščyna, 29 settembre 1976) è un calciatore ucraino, attaccante del Milan e della Nazionale ucraina, di cui è il capitano e il giocatore più rappresentativo. Tra gli attaccanti più forti del panorama calcistico internazionale, è vincitore di un Pallone d'oro, prestigioso riconoscimento assegnatogli nel dicembre 2004 dalla rivista francese France Football. Nello stesso anno fu inserito da Pelé nella lista dei 125 migliori calciatori viventi. Occupa il quarto posto nella graduatoria dei marcatori delle competizioni UEFA per club di tutti i tempi: con 61 gol è preceduto solo da Filippo Inzaghi, Raúl e Gerd Müller.

Giocò nella Dinamo Kiev per 5 anni. Nel 1999 fu ceduto al Milan. In maglia rossonera si è aggiudicato uno scudetto, una Supercoppa europea, una Supercoppa italiana, una Champions League e una Coppa Italia. Nel 2006, dopo 7 anni nelle file del Milan, si trasferì al Chelsea, vincendo una Coppa d'Inghilterra e una Coppa di Lega inglese. Nell'estate 2008 ha fatto ritorno al Milan.

Dotato di grande forza fisica, eccelle nello scatto, nella velocità ed è abile anche nel colpo di testa e nel tiro anche da fuori area, sia di destro che di sinistro. Si distingue inoltre per la freddezza nei pressi della porta avversaria e per l'innato fiuto del gol. Ha una grande tecnica individuale e un buon dribbling. È apprezzato anche per la sua capacità di svariare su tutto il fronte d'attacco, fungendo, all'occorrenza, da sponda e supporto con i suoi assist alle avanzate dei compagni di squadra.

Chiamato familiarmente dai suoi tifosi con il diminutivo Sheva, ha giocato fino all'età di 22 anni nella Dinamo Kiev, con la quale ha vinto 5 Campionati ucraini, 3 Coppe d'Ucraina e la classifica cannonieri in 5 anni (1994-1999).

Nato a Dvirkivščyna, villaggio nell'Oblast' di Kiev, aveva nove anni all'epoca del disastro nucleare di Černobyl' (aprile 1986). Anche il suo paese, non lontano da Černobyl', fu colpito dalla tragedia, così c'era anche la sua tra le migliaia di famiglie costrette ad abbandonare le loro case e a trasferirsi lungo la costa per sfuggire agli effetti della contaminazione.

Nello stesso anno Shevchenko non riuscì a superare una prova di dribbling per l'ammissione a una scuola sportiva specialistica di Kiev, dato che aveva una malformazione al piede. Ciononostante attirò l'attenzione di un talent-scout della Dinamo Kiev mentre giocava in un torneo giovanile, e fu così che approdò alla più importante squadra dell'Ucraina. Nel settore giovanile mise subito in luce le sue straordinarie qualità. Nel 1990 con la squadra under-14 della Dinamo Kiev Andriy giocò la Coppa Ian Rush in Galles e conquistò il titolo di capocannoniere del torneo. Andriy fu premiato da Ian Rush in persona con un paio di scarpe da lui indossate quando giocava nel Liverpool.

Nel 1993-1994 Shevchenko fu il capocannoniere della squadra B della Dinamo Kiev con 12 gol, riuscendo anche, l'anno dopo, a fare una presenza nella lista della prima squadra. Il debutto di Shevchenko in campionato con la maglia della Dinamo data al 28 ottobre 1994, a Donec'k (Šakhtar-Dinamo 1-3. Segnò il primo gol in campionato nella vittoria per 4-2 contro il Dnipro il 1º dicembre 1994. Quello fu il suo unico goal in campionato per quella stagione, ma nella stessa annata mise a segno un'altra rete in due presenze in Champions League. Fu così che si guadagnò l'esordio con la nazionale ucraina. La capacità di convertire in gol tutte le occasioni che gli si presentavano è chiaramente dimostrata l'anno successivo, quando Shevchenko segna 16 gol in sole 31 partite di campionato, guidando la Dinamo alla seconda vittoria consecutiva nel torneo. Nella stagione 1996-1997 vince ancora il campionato con la Dinamo, realizzando 6 gol in 20 partite.

È però nelle stagioni 1997-1998 e 1998-1999 che Shevchenko si impone definitivamente all'attenzione del mondo calcistico. Si impone all'attenzione europea con una tripletta realizzata al Camp Nou nello spazio di un tempo, il primo, nella partita Barcellona-Dinamo Kiev 0-4 (UEFA Champions League 1997-1998). Alla fine totalizza 19 gol in 23 partite di campionato e 6 gol in 10 incontri di Champions, vincendo l'ennesimo titolo nazionale. Nel 1998-1999 Andriy segna 28 gol tra campionato e coppa, trionfando ancora nella classifica marcatori del campionato ucraino con 18 gol. Nello stesso anno con la Dinamo raggiunge sorprendentemente la semifinale della Champions League, dove la squadra è eliminata dal Bayern Monaco (4-3 per i tedeschi il punteggio tra andata e ritorno).

Shevchenko ha vinto cinque campionati ucraini consecutivi, uno per ogni anno di militanza nel club. A valorizzare il suo talento fu l'allenatore ex-sovietico Valerij Lobanovs'kyj.

Con la maglia dei bianchi di Kiev ha segnato 94 gol nelle varie competizioni.

Nel maggio 1999 Shevchenko è acquistato dal Milan per 26 milioni di dollari. Pochi mesi dopo entra a far parte della rosa della squadra rossonera.

Il debutto in Serie A avviene il 28 agosto 1999 allo Stadio Via del Mare di Lecce (Lecce-Milan 2-2, esordio con gol). Alla fine la stagione si rivela particolarmente positiva dal punto di vista personale: con 24 gol in 32 partite di campionato ottiene il titolo di capocannoniere al suo primo anno in Italia, secondo straniero dopo Michel Platini a realizzare un'impresa simile.

Nelle stagioni 2000-2001 e 2001-2002 Sheva realizza rispettivamente 34 gol in 51 partite ufficiali (ancora 24 in campionato) e 17 gol in 38 partite ufficiali, ma il Milan non riesce a conquistare alcun trofeo.

La delusione per le due stagioni passate è, però, cancellata nell'annata 2002-2003. Dopo essere rimasto diversi mesi lontano dai campi di calcio a causa di un infortunio (solo 5 gol in 24 presenze in campionato), l'ucraino vince, con il Milan, la Champions League e la Coppa Italia. Nella stagione che sancisce il ritorno della squadra ai vertici del calcio continentale, Andriy segna il rigore decisivo nella finale di Champions giocata allo stadio Old Trafford di Manchester contro i rivali storici della Juventus. È stato il primo ucraino a vincere il trofeo. Tre giorni dopo Shevchenko conquista anche la Coppa Italia. Nell'agosto dello stesso anno vince la Supercoppa europea, grazie al personale gol di testa nella partita Milan-Porto giocata a Monte Carlo e terminata con il risultato di 1-0 per i rossoneri.

Nel 2003-2004 Andriy arricchisce il proprio palmarès vincendo lo scudetto, cui si aggiunge la conquista del titolo di capocannoniere della serie A con 24 gol in 32 partite. Per il Milan è il primo titolo nazionale dopo 5 stagioni di digiuno, per l'ucraino è il secondo successo nella classifica marcatori dopo quello conseguito nel 1999-2000. A coronamento di una stagione esaltante, nell'agosto 2004 Shevchenko vince anche la Supercoppa italiana, realizzando una tripletta nella vittoria del Milan per 3-0 contro la Lazio.

Nel dicembre 2004 Shevchenko vince il Pallone d'oro come miglior giocatore europeo, dopo che a marzo 2004 era stato inserito da Pelé nella lista dei 125 migliori calciatori viventi. Sempre nel 2004 Shevchenko viene premiato con la più alta onorificenza dell'Ucraina, il titolo di Eroe d'Ucraina, dall'ex presidente ucraino Leonid Kučma.

Nel 2004-2005 il Milan termina il campionato al secondo posto, anche grazie ai 17 gol di Shevchenko. Il giocatore segna anche 6 gol in 11 partite di Champions League 2004-2005, competizione in cui il Milan raggiunge la finale contro il Liverpool. Gli ottimi risultati ottenuti nel corso della stagione, però, sono dilapidati con una sconfitta in finale, dopo che i rossoneri avevano terminato il primo tempo in vantaggio per 3-0. Il match contro gli inglesi finisce 3-3 dopo i tempi regolamentari, e nei supplementari Shevchenko si vede parare un violento tiro a pochi metri dalla linea di porta. La partita si decide, così, ai calci di rigore. Come nella finale di Champions League del 2003 è ancora Shevchenko ad andare sul dischetto del rigore per il tiro decisivo. Questa volta, però, l'ucraino si fa parare il tiro e decreta la vittoria degli avversari.

Durante l'estate 2005 continue voci di calciomercato riportavano una presunta offerta di Roman Abramovič, proprietario del Chelsea, per convincere Shevchenko a lasciare il Milan. Il magnate russo avrebbe offerto ai rossoneri 50 milioni di sterline e il cartellino di Hernán Crespo (già al Milan in prestito) pur di assicurarsi l'ucraino. Il Milan, però, rifiutò di riscattare Crespo dal Chelsea. Comunque il trasferimento si concretizzò un anno più tardi.

Nella stagione 2005-2006 Shevchenko ha segnato 19 gol in 28 partite giocate in campionato, cui si aggiungono 9 gol in 12 partite di Champions League.

L'ultima partita giocata da Sheva in maglia rossonera prima del trasferimento a Londra è stata Parma-Milan 2-3 del 7 maggio 2006, incontro nel quale il giocatore è stato costretto a lasciare il campo per infortunio dopo soli otto minuti. Il 14 maggio 2006, ancora infortunato, ha seguito Milan-Roma, ultima partita di campionato, dalla curva dei tifosi rossoneri, che con cori e striscioni lo hanno implorato inutilmente di restare al Milan.

La decisione dell'attaccante sarebbe determinata dalle pressioni della moglie, l'ex modella statunitense Kristen Pazik, che avrebbe insistito affinché Jordan, il figlio della coppia, possa frequentare una scuola di lingua inglese. Sospetto fermamente respinto da Shevchenko, che ha precisato che si è trattato di una «decisione comune».

Malgrado l'annuncio, però, le due società impiegano qualche tempo a trovare l'accordo sulla cifra che il club londinese dovrà corrispondere al Milan. Secondo alcune indiscrezioni il Chelsea avrebbe versato nelle casse della squadra di via Turati circa 45 milioni di euro, cifra che farebbe della cessione un record per il calcio inglese.

Il 31 maggio 2006 il Chelsea, attraverso il suo sito ufficiale, comunica il trasferimento dell'attaccante dal Milan al Chelsea. Il giocatore ha firmato un contratto quadriennale da 9 milioni di euro netti a stagione, 3 in più di quanti ne percepiva al Milan. La cessione è stata poi ufficializzata dal sito del Milan, che in una nota ha ringraziato «Sheva, attaccante e uomo straordinario». Il giocatore ha dichiarato di lasciare «un grande club per approdare in un altro» e si è unito alla sua nuova squadra dopo il Mondiale 2006. Veste la maglia numero 7 che aveva anche al Milan.

Shevchenko debutta con il Chelsea nella partita valida per l'assegnazione della Community Shield, la Supercoppa d'Inghilterra, il 13 agosto 2006. A Cardiff realizza il gol dell'1-1 contro il Liverpool, che poi si aggiudica il trofeo vincendo per 2-1. Dieci giorni più tardi mette a segno il primo gol in Premier League, il trecentesimo nella carriera internazionale in prima divisione, in Middlesbrough-Chelsea 2-1. Nel corso delle partite successive, però, non riesce a mettersi in luce e le sue prestazioni risultano, a detta dei media, spesso deludenti, a differenza di quelle del compagno di reparto Didier Drogba. Realizza il suo primo gol in Champions League con la maglia del Chelsea nella partita casalinga contro il Levski Sofia il 6 dicembre 2006. Si tratta del 57° gol di Shevchenko in Champions League, traguardo che innalza l'attaccante al secondo posto nella classifica dei marcatori di tutti i tempi nelle coppe europee.

A seguito del suo rendimento nella stagione 2006-2007, al di sotto delle attese, stampa e televisioni profilano con insistenza la possibilità di un ritorno di Shevchenko al Milan nel corso del calciomercato di gennaio 2007. Le due società, però, negano subito qualsiasi contatto e l'ipotesi sfuma definitivamente sul nascere.

Nei mesi seguenti Shevchenko torna a giocare su discreti livelli. A marzo realizza il gol del definitivo 1-1 nell'andata degli ottavi di finale di Champions League contro il Porto in trasferta. La marcatura, unita al 2-1 ottenuto dal Chelsea a Stamford Bridge nel ritorno, si è rivelata decisiva per il passaggio del turno dei Blues. Nel mese di aprile Shevchenko va ancora a segno nel ritorno dei quarti di finale di Champions League contro il Valencia in trasferta, realizzando la rete del momentaneo 1-1. Il match è poi vinto dal Chelsea per 2-1, punteggio che sancisce il passaggio della squadra londinese alle semifinali, dove i blues verranno eliminati dal Liverpool. In maggio Shevchenko vince la Coppa d'Inghilterra, pur non scendendo in campo nella finale vinta dal Chelsea per 1-0 contro il Manchester United dopo i tempi supplementari.

Nella stagione 2007-2008 non trova molto spazio in squadra. Spesso relegato in tribuna, in Premier League segna 5 gol, l'ultimo contro il Bolton per il momentaneo 1-0 all'ultima giornata. La marcatura tiene vive le speranze dei tifosi e della squadra di vincere la Premier League, ma la partita finirà 1-1. Il 21 maggio 2008, dopo la finale di Champions League 2007-2008 contro il Manchester United, deluso per la sconfitta ai rigori e soprattutto per essere stato in panchina per tutta la gara, non si presenta insieme ai compagni a ritirare la medaglia d'argento, che viene consegnata al tecnico Avraham Grant.

Il 21 luglio 2008 è stato definito dal tabloid inglese The Sun il peggior affare di calciomercato dalle squadre della Premier League negli ultimi 10 anni.

Dopo un insistente susseguirsi di voci di calciomercato riguardanti il ritorno di Shevchenko al Milan, il 23 agosto 2008, a seguito di alcuni incontri tra Abramovič e Berlusconi, Milan e Chelsea comunicano ufficialmente il ritorno in prestito di Shevchenko al club rossonero, tenendo però riservati i termini dell'accordo. Al suo ritorno a Milano la maglia numero 7, precedentemente simbolo del giocatore nelle fila rossonere, risulta già assegnata a Pato. Il giocatore sceglie quindi il numero 76, ovvero le ultime due cifre dell'anno di nascita come già in precedenza avevano fatto i compagni di squadra Ronaldinho e Flamini.

Fa il suo secondo esordio al Meazza entrando all'inizio del secondo tempo di Milan-Bologna (1-2), applaudito durante il riscaldamento da tutti i tifosi rossoneri e sopratutto dalla Curva Sud che lo ha definitivamente perdonato, commuovendo lo stesso giocatore. Ha realizzato il primo gol del suo secondo periodo in rossonero il 2 ottobre 2008, al 70° minuto di Zurigo-Milan, gara di ritorno del primo turno di Coppa UEFA, siglando l'1-0 finale su assist di Ronaldinho. L'unica altra rete finora realizzata è stata il momentaneo 1-0 nell'ottavo di finale di Coppa Italia 2008-2009 contro la Lazio, conclusasi con la vittoria dei biancocelesti per 2-1 dopo i tempi supplementari.

Ha esordito con l'Ucraina il 25 marzo 1995 a Zagabria nella partita Croazia-Ucraina 4-0, all'età di 19 anni e 177 giorni. Ha segnato la sua prima rete in nazionale nel maggio 1996, in un'amichevole contro la Turchia giocata a Samsun.

Nel marzo 2000 Valerij Lobanovs'kyj diventa commissario tecnico dell'Ucraina, con il compito di qualificare la squadra ai Mondiali 2002. Shevchenko segna 10 gol nelle qualificazioni, ma la sua squadra non riesce nell'impresa, perdendo lo spareggio contro la Germania (sconfitta che coincide con l'esonero di Lobanovski).

Nell'ottobre 2005 l'Ucraina ottiene la sua prima e storica qualificazione ad un Mondiale (Germania 2006), vincendo il suo girone di qualificazione con sette vittorie, 4 pareggi e 1 sola sconfitta. Shevchenko è stato il capitano e il leader della squadra, segnando 6 gol dei 18 totali dell'Ucraina.

L'attaccante ha così preso parte per la prima volta ad una competizione per nazionali. Nel torneo Shevchenko ha realizzato 2 gol: contro l'Arabia Saudita e contro la Tunisia. L'Ucraina si è qualificata come seconda agli ottavi di finale, dove ha sconfitto la Svizzera dopo i calci di rigore. Nei quarti di finale è stata sconfitta per 3-0 ed eliminata dall'Italia, poi vincitrice della coppa.

L'8 febbraio 2006, nella partita di Serie A 2005-2006 contro il Treviso, Shevchenko è diventato il secondo miglior marcatore nella storia rossonera, dietro alla leggenda degli anni cinquanta Gunnar Nordahl.

Il 23 novembre 2005, nella partita della prima fase contro il Fenerbahçe, ha segnato quattro gol, diventando il quinto giocatore dopo Marco van Basten, Simone Inzaghi, Dado Pršo e Ruud van Nistelrooy ad aver realizzato una quadripletta in una partita della competizione (se si considera anche la Coppa dei Campioni, si aggiunge a questi nomi quello di Ferenc Puskás). Il 4 aprile 2006 Shevchenko ha messo a segno il suo 51° gol in Champions League, diventando il miglior marcatore della coppa insieme a Raùl del Real Madrid. Nella stagione 2005-2006 l'ucraino ha spesso vestito la fascia di capitano del Milan a causa dell'infortunio a Paolo Maldini.

Nonostante il record Shevchenko ha messo a segno un solo gol nelle ultime quattro partite giocate dai rossoneri nella Champions League 2005-2006 (i due match dei quarti e i due di semifinale). Il 51° gol, quello del 3-1 al Lione del 4 aprile 2006 realizzato al 90° minuto di gioco, ha suggellato l'accesso del Milan alla semifinale, dove nel ritorno Sheva si è visto annullare una rete giudicata regolare dai più (Barcellona-Milan 0-0). Proprio quel pareggio a reti bianche ha estromesso la squadra dalla Champions League.

Quella segnata contro il Lione con la fascia di capitano al braccio resta l'ultima rete di Shevchenko nella sua prima esperienza al Milan e quella che gli ha consentito di raggiungere Eusébio a quota 57 reti nella classifica dei migliori marcatori di sempre nelle coppe europee. L'ultimo gol in serie A risale invece a Milan-Fiorentina del 25 marzo 2006. La rete siglò il momentaneo pareggio rossonero (la partita sarebbe terminata 3-1).

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