Filippine

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Filippine

Spiaggia delle Filippine

Le Filippine (in filippino Pilipinas) sono uno Stato del sud-est asiatico situato su di un arcipelago a sud di Taiwan, a sud-est della Cina, a est del Vietnam, a nord-est del Borneo e a ovest dell'oceano Pacifico.

L'arcipelago delle Filippine è bagnato ad ovest dal Mar Cinese Meridionale e dal Mare di Sulu, a nord dallo stretto di Luzon, ad est dal Mar delle Filippine e dal Mare di Celebes a sud.

L'isola più grande è Luzon, con la capitale Manila. Nel 2000 la popolazione era di circa 83 milioni di abitanti su circa 300.000 km2.

Raggiunta da Ferdinando Magellano, che vi trovò la morte, fu colonia spagnola dal 1521 al 1898, anno in cui scoppiò la Guerra ispano-americana. Con il Trattato di Parigi del 1898 la Spagna fu obbligata a cedere le Filippine, assieme a Porto Rico e a Guam, agli Stati Uniti d'America, che ne mantennero il dominio fino al 1946. Il Paese è generalmente cristiano (soprattutto cattolico) e democratico, e la lingua principale è il tagalog, ma il paese si distingue anche per la grande varietà di idiomi (compresi l'inglese e lo spagnolo, ma anche molte parlate locali, stimate a 80), religioni (compresa la religione musulmana, soprattutto nel sud nell'isola di Mindanao), e concezioni politiche (con varie fazioni che combattono per separarsi dal governo centrale o per instaurare il comunismo, e notevoli lotte negli anni passati contro la dittatura di Ferdinand Marcos). Nell'ambito di queste lotte il Fronte di Liberazione delle Isole Moro ha attaccato e ucciso dei cristiani.

Con una popolazione stimata di circa 85.000.000 di abitanti nel 2005, le Filippine sono il dodicesimo stato al mondo. Due terzi degli abitanti complessivi vive nell'isola di Luzon e l'area metropolitana di Manila con più di 11 milioni di abitanti è l'undicesima al mondo.

L'aspettativa di vita è di 69,91 anni: 72,28 per le donne e 66,44 per gli uomini. Il tasso di crescita dell'ultimo secolo è tra i più alti di tutto il sud-est asiatico e oggi si attesta all'1,76% con 24,48 nati per 1.000 persone secondo una stima del 2007.

Le Filippine contano un grandissimo numero di etnie diverse sul proprio territorio. Sono nella stragrande maggioranza popolazioni di origine austronesiana differenziate quasi esclusivamente dalla lingua. In minima parte c'è anche una distinzione religiosa con la presenza di gruppi etnici di fede musulmana (in primo luogo i Moro), in particolare nell'isola di Mindanao. Da notare anche la presenza di diversi gruppi tribali, tutti numericamente poco significativi, che si caratterizzano per non aver subito l'influenza della cultura cristiana né musulmana. Infine vanno segnalati almeno altri due gruppi di entità notevole rappresentati dai meticci (mestizos) di origine spagnola (più di 2.000.000) e cinese (più di 1.000.000), due popolazioni massicciamente presenti nell'arcipelago da secoli, per motivi essenzialmente politici ed economici.

Le Filippine sono uno dei due Paesi dell'Asia a maggioranza cristiana (l'altro è Timor Est). Il 94% della popolazione è di fede cristiana e di questi l'81% sono cattolici mentre i restanti appartengono a un gran numero di chiese minori tra le quali la evangelica (2,8%) e la Iglesia ni Cristo (2,2%).

Circa il 5% della popolazione filippina è di religione musulmana. I suoi fedeli appartengono essenzialmente all'etnia Moro (si noti il nome dato loro dagli spagnoli, per analogia con gli arabi che conquistarono la Spagna, detti appunto moros, ossia "mori"), originaria dell'arcipelago di Sulu, dell'isola di Palawan e della zona occidentale di Mindanao. I processi di migrazione interna hanno fatto sì che quest'etnia sia oggi presente su tutto il territorio nazionale così che, ad esempio, vi è un buon numero di praticanti musulmani in ognuna delle maggiori città. L'Islam filippino è di rito sunnita ed ha vissuto attriti continui con le istituzioni e le autorità centrali, da sempre cristiane e cattoliche, con insistenti campagne di politiche separatiste che hanno portato alla formazione, nel 1989, della Regione Autonoma nel Mindanao Musulmano, formata da quelle province nelle quali la popolazione ha espresso con un voto referendario la volontà di riconoscersi in un'unità territoriale distinta geograficamente e per credo religioso.

Il resto della popolazione segue altre fedi, tra le quali l'animismo, praticato dalle popolazioni di origine tribale e presente nelle sue forme rituali anche in molta parte del culto cristiano e musulmano locale, o abbraccia altri credi come l'induismo, il buddhismo o sikhismo la presenza dei quali si spiega soprattutto per l'effetto dell'immigrazione di cittadini di altre nazionalità del sud-est asiatico.

Le Filippine si possono dividere in 3 aree geografiche: Luzon, Visayas e Mindanao. Le Regioni sono 17, le province sono 81., le città sono 117, i comuni 1.501 e i barangays 41.982.

Le regioni non hanno un vero e proprio organismo governativo sono al servizio delle province che hanno un proprio governo. L'unica regione con un proprio governo è la Regione Autonoma nel Mindanao Musulmano.

Il 24 luglio, 2006, il Presidente filippino Arroyo ha annunciato la proposta di creare 5 Super-Regioni economiche con l'intento di concentrare le forze al servizio dell'economia di aree specifiche.

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Mare delle Filippine

Il Mare delle Filippine

Il Mare delle Filippine è la zona occidentale dell'Oceano Pacifico compresa tra le Filippine e Taiwan a occidente, con il Giappone a nord, le Isole Marianne a est e le isole Palau a sud. Tramite lo stretto di Luzon comunica a occidente con il mar Cinese meridionale.

La placca tettonica filippina forma il fondo di questo mare e si introduce sotto la piatra tettonica Euro-asiatica, formando l'arcipelago delle Filippine. Tra le due placche si trova la Fossa delle Filippine.

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Storia delle Filippine

Ferdinando Magellano arrivò nelle Filippine nel 1521.

La storia delle Filippine si crede sia iniziata 30.000 anni fa con l'arrivo dei primi esseri umani sulle isole. La prima visita di un europeo però avvenne solo con l'arrivo di Ferdinando Magellano che approdò sull’Isola di Homonhon, a sud-est dell’isola di Samar, il 16 marzo 1521 .

La colonizzazione spagnola iniziò con l'arrivo della spedizione di Miguel López de Legazpi e con un insediamento permanente sull'isola di Cebu . Altri insediamenti vennero creati verso nord quando venne raggiunta la baia di Manila sull'isola di Luzon. Su Manila fondarono una nuova città dando inizio all'era coloniale spagnola sulle isole che durò per più di tre secoli.

Gli spagnoli portarono l’unificazione politica dell’arcipelago precedentemente costituito da isole indipendenti, dando vita così a quella comunità che più tardi sarebbe diventata le Filippine. Introdussero elementi della civiltà occidentale, come un codice di diritto, la stampa e il calendario.

Le Filippine furono dominate come un territorio della Nuova Spagna dal 1565 al 1821, e in seguito amministrate direttamente da Madrid. Durante il periodo spagnolo vennero fondate numerose città, vennero costruite infrastrutture, e vennero introdotte nuove colture e bestiame, e il commercio divenne fiorente. I missionari spagnoli convertirono la maggior parte della popolazione al cristianesimo e vennero fondate scuole, università e ospedali in tutto il paese.

La Rivoluzione filippina contro la Spagna ebbe inizio nel mese di aprile del 1896 e culminò due anni più tardi con una proclamazione di indipendenza e la costituzione della Prima Repubblica delle Filippine. Tuttavia con il Trattato di Parigi del 1898 che pose fine alla Guerra ispano-americana venne trasferimento il controllo delle Filippine agli Stati Uniti.

L’accordo non venne riconosciuto dal governo filippino che il 2 giugno 1899 dichiarò guerra contro gli Stati Uniti . La Guerra filippino-americana causò ingenti perdite umane ai filippini. Il leader filippino Emilio Aguinaldo fu catturato nel 1901 e il governo degli Stati Uniti dichiarò il conflitto ufficialmente concluso nel 1902. I leader filippini, per la maggior parte, ammisero la vittoria degli americani, ma le ostilità continuarono fino al 1913. La dominazione coloniale americana delle Filippine iniziò nel 1905 ponendo forti limiti al governo locale.

Una parziale autonomia (commonwealth status) venne concessa nel 1935, preparatoria di una piena indipendenza prevista dagli Stati Uniti nel 1946. Ma i lavori preparatori per la piena sovranità vennero interrotti da l'occupazione giapponese delle isole durante la Seconda Guerra Mondiale.

Con un promettente economia nel periodo post-bellico le Filippine sul finire degli anni sessanta e l’inizio degli anni settanta registrarono l’aumento dell’attivismo studentesco e disordini civili contro la corrotta dittatura del presidente Ferdinand Marcos, che dichiarò la legge marziale nel 1972.

A causa degli stretti legami con gli Stati Uniti il Presidente Marcos ne ottenne il sostegno, a discapito di amministrazione in cui era presente una massiccia corruzione, oltre che ad abusi dei diritti umani. La pacifica e incruenta rivoluzione (People Power Rivolution) del 1986, tuttavia, portarono alla cacciata di Marcos (che abbandonò Manila a bordo di un elicottero militare e arrivò infine alle Hawaii dove venne esiliato fino alla sua morte) e si assistette al ritorno alla democrazia. Da allora però il paese è stato segnato da un periodo di instabilità politica che ha ostacolato la crescita economica.

I ritrovamenti fossili indicano che le Filippine iniziarono ad essere abitate svariate migliaia di anni fa. Secondo i più antichi reperti archeologici il primo uomo nelle Filippine dovrebbe essere giunto provenendo dall’Asia (il professor H. Otley Beyer, eminente autorità americane nel campo dell’archeologia e antropologia filippina, lo soprannominò uomo di Dawn). Il più antico ritrovamento fossile umano finora scoperto risale a circa 22.000 anni fa ed è un cranio rinvenuto nella "Stone Age-filippina" dal Dr. Robert B. Fox, un antropologo americano del Museo Nazionale, all'interno della Lucy Cave, Palawan, il 28 maggio 1962 e soprannominato uomo di Tabon.

Le grotte di Tabon su Palawan indicano comunque insediamenti di almeno 30.500 anni fa; questi uomini, cacciatori e raccoglitori, utilizzavano strumenti formati da scaglie di pietra.

Dopo questi primi colonizzatori arrivarono i Negrito, antenati degli Ati e degli Aeta .

Altre popolazioni furono quelle di lingua austronesiana, originarie da popolazioni del Sud della Cina e dalle coste del Sud-Est asiatico. Le etnie malayo-polinesiana, uno ramo austronesiano, si stabilirono nelle Filippine circa 3.000 a.C., e poi si diffusero verso est lungo le isole del Oceano Pacifico, e a ovest verso il Madagascar .

Le Filippine ebbero relazioni commerciali sia con Cina che con il Giappone, e forti legami culturali con l'India, tramite la vicinanza con l’odierna Malaysia e Indonesia, dal IX al XII secolo.

L'organizzazione sociale e politica della popolazione delle isole si è evoluta secondo un modello generale comune.

L'unità base dell’insediamento è stato il barangay, originariamente una gruppo parentale guidato da un datu (capo). All'interno del barangay, le grandi divisioni sociali consistevano nel maharlika (nobili), compreso il datu; timawa (uomini liberi), e un gruppo descritto prima del periodo spagnolo come dipendenti. Questi includevano diverse categorie con differenti status: lavoratori agricoli senza terra; coloro che avevano perso lo status di uomini liberi causa indebitamento o come punizione conseguente ad un crimine, e alipin (schiavi), la maggior parte dei quali sembrano essere stati prigionieri di guerra.

L'Islam venne portato nelle Filippine da commercianti e credenti provenienti dalle regioni dalla Malesia e dell’Indonesia. Nel XIII secolo l'Islam si diffuse nell’arcipelago di Sulu e da lì verso Mindanao, e raggiunse la zona di Manila intorno al 1565. Anche se con influenze di Buddismo, animiamo e Induismo sulle isole, l'Islam fu la religione più praticata nelle Filippine.

Quando arrivarono gli spagnoli nel XVI secolo la maggioranza dei 500.000 abitanti stimati sulle isole vivevano nei barangay.

Le isole Filippine vennero all'attenzione degli europei con una spedizione spagnola che cercava di circumnavigare il mondo guidata dall’esploratore portoghese Ferdinando Magellano nel 1521. Magellano sbarcò sull'isola di Homonhon, reclamando l'arcipelago per la Spagna e ribattezzandolo Islas de San Lazaro.

Stabilì rapporti di amicizia con alcuni dei capi locali, cercando di convertirne alcuni al cattolicesimo romano. Magellano esplorò l'isola e alcune delle vicine, tra cui l'isola di Mactan. Magellano venne ucciso in una controversia con gruppi indigeni tribali guidati da un capo chiamato Lapu-Lapu.

Nel corso dei seguenti decenni altre spedizioni spagnole si susseguirono verso le isole. Nel 1543 Ruy López de Villalobos guidò una spedizione verso le isole di Samar e Leyte che chiamò Las Islas Filipinas (in onore di Filippo II di Spagna). Il nome venne in seguito esteso all'intero arcipelago.

Insediamenti spagnoli permanenti non vennero realizzati fino al 1565, quando una spedizione guidata dal Conquistador Miguel López de Legazpi arrivò a Cebu dal Messico (Nuova Spagna). Sei anni più tardi, in seguito alla sconfitta del Rajah Solayman, de Legazpi fondò una capitale a Manila. Manila divenne il centro del governo spagnolo sulle isole, oltre che un centro militare, religioso e commerciale.

Le Filippine divennero l’avamposto per le Indie orientali spagnole. Con il tempo il dominio spagnolo si estese all’intero arcipelago, raggiungendo molte comunità indipendenti che fino ad allora non erano sotto la direzione della Spagna. Le Filippine furono amministrate come una provincia della Nuova Spagna fino all’indipendenza messicana (1821).

L’occupazione delle isole si realizzò con uno scarso spargimento di sangue in parte anche perché la maggior parte della popolazione offrì poca resistenza armata, cosa diversa fu per Mindanao e Sulu.

Uno degli obiettivi della Spagna era la conversione della popolazione locale alla Chiesa cattolica. Il lavoro di conversione fu agevolato dalla mancanza di altre religioni organizzate fatta eccezione per l'Islam che era prevalente nel sud.

Le Filippine non si rilevarono una colonia redditizia per la Spagna, e una lunga guerra con gli olandesi nel XVII secolo e i continui conflitti con i musulmani portarono quasi alla bancarotta la tesoreria della colonia.

La dominazione spagnola sulle Filippine venne interrotta brevemente nel 1762 quando le truppe britanniche occuparono Manila con l’entrata della Spagna nella Guerra dei sette anni. Il Trattato di Parigi del 1763 restaurò la dominazione spagnola e nel 1764 la Gran Bretagna lasciò il paese temendo un'altra costosa guerra con la Spagna. La breve occupazione britannica indebolì il potere spagnolo sul paese scatenando ribellioni e richieste d’indipendenza.

José Rizal, il più celebrato intellettuale d'epoca, scrisse i romanzi Noli me Tangere e El Filibusterismo che ispirarono profondamente il movimento per l'indipendenza. Il Katipunan, una società segreta il cui scopo principale era quello di rovesciare la dominazione spagnola nelle Filippine, venne fondata da Andrés Bonifacio, che ne divenne il principale leader (Supremo).

La Rivoluzione filippina iniziò nel 1896. Rizal, implicato per lo scoppio della rivoluzione, venne giustiziato per tradimento nel 1896.

Il Katipunan si divise in due gruppi: il Magdiwang, guidato da Mariano Alvarez (un parente di Andrés Bonifacio), e il Magdalo, guidato da Emilio Aguinaldo. Aguinaldo concordò una tregua con il Patto di Biak-na-Bato e assieme ai suoi compagni rivoluzionari venne esiliato ad Hong Kong.

Non tutti i generali rivoluzionari rispettarono l'accordo. Uno di questi, il generale Francisco Makabulos, istituì un Comitato Esecutivo Centrale come governo ad interim. I conflitti armati ripresero, questa volta provenienti da quasi tutta la provincia delle Filippine.

Nel 1898, mentre gli scontri continuavano nelle Filippine, la USS Maine, nave della marina statunitense, esplose e affondò nel porto dell’Avana. La nave era stata inviata a Cuba per garantire l’incolumità dei cittadini americani durante la rivoluzione cubana. Questo evento fece precipitata la situazione portando alla Guerra ispano-americana.

Dopo che il Commodoro George Dewey sconfisse le forze spagnole a Manila, gli Stati Uniti invitarono Emilio Aguinaldo a tornare nelle Filippine (cosa che avvenne il 19 maggio 1898) nella speranza che incitasse i filippini contro il governo coloniale spagnolo. Quando le forze di terra statunitensi arrivarono, i filippini avevano già assunto il controllo di tutta l'isola di Luzon fatta eccezione per la città fortificata di Intramuros. Il 12 giugno 1898 Aguinaldo dichiarò l'indipendenza delle Filippine a Kawit, Cavite, istituendo la Prima Repubblica delle Filippine sotto la prima costituzione democratica asiatica.

Quasi contemporaneamente arrivarono a Manila delle forze tedesche dichiarando che se gli Stati Uniti non avessero preso il possesso coloniale delle Filippine, questo lo avrebbe fatto la Germania. Nella battaglia di Manila gli Stati Uniti conquistarono la città. Questa battaglia segnò la fine anche della collaborazione filippino-america, poiché alle forze filippine venne impedito di entrare nella città di Manila per catturarla. L’azione causò un profondo risentimento nei filippini. I commissari di Spagna e Stati Uniti vennero inviati a Parigi per elaborare i termini del Trattato di Parigi che concluse la Guerra ispano-americana. Il rappresentante filippino, Felipe Agoncillo, venne escluso dalle sessioni e il governo rivoluzionario non venne riconosciuto da parte della altre nazioni.

Gli Stati Uniti decisero di non riconsegnare le Filippine alla Spagna, né di consentire alla Germania di annetterle. La Spagna perse anche Guam e Porto Rico.

La Primo Repubblica delle Filippine si ribellò contro l'occupazione degli Stati Uniti, con la conseguente Guerra filippino-americana (1899-1913).

Inizialmente le Filippine videro il loro rapporto con gli Stati Uniti come quello di due nazioni unite in una lotta comune contro la Spagna. Come alleati i filippini fornirono un importante supporto di intelligence per le forze americane. Tuttavia gli interessi degli Stati Uniti in seguito si allontanarono da quelli dei ribelli filippini. Aguinaldo capì che gli Stati Uniti non erano intenzionati a predisporre una dichiarazione che sostenesse l'indipendenza delle Filippine. Le relazioni si deteriorarono e le tensioni andarono crescendo, e fu sempre più chiaro che gli americani erano arrivati sulle isole per restare.

Le ostilità iniziarono il 4 febbraio 1899 dopo che due soldati americani di pattuglia uccisero tre soldati filippini a San Juan, un sobborgo di Manila. Questo episodio fece scatenare la guerra filippino-americana, che sarebbe costata molti più soldi e avrebbe causato parecchie più vittime della Guerra ispano-americana. Circa 126.000 soldati americani furono impegnati nel conflitto e ne morirono 4.234. Si stima che nell’arco della guerra morirono tra i 250.000 e 1.000.000 di civili, in gran parte a causa della fame e delle malattie. Atrocità furono compiute da entrambe le parti.

Le truppe filippine mal equipaggiate erano facilmente sopraffatte dalle truppe americane nei combattimenti aperti, ma erano formidabili avversari nelle azioni di guerriglia. Malolos, la capitale dei rivoluzionari, fu catturata il 31 marzo 1899. Aguinaldo e il suo governo riuscirono a sfuggire istituendo una nuova capitale a San Isidro, Nueva Ecija. Antonio Luna, il più capace comandante di Aguinaldo, fu ucciso in giugno a Tirad Pass. Con il suo miglior comandante morto e significative perdite subite Aguinaldo sciolse l'esercito regolare nel novembre 1899 e ordinò la creazione di comandi di guerriglia decentrati in ciascuna delle diverse zone militari. Le popolazioni, strette tra americani e ribelli, ebbero a soffrire in maniera significativa.

Aguinaldo fu catturato a Palanan, Isabella, il 23 marzo 1901, e in seguito fu portato a Manila. Convinto della futilità di un’ulteriore resistenza giurò fedeltà agli Stati Uniti e pubblicò un annuncio che invitava i suoi compatrioti a deporre le armi, ponendo ufficialmente fine alla guerra. Tuttavia la resistenza continua con sporadici gruppi di insorti in varie parti delle Filippine, in particolare nel sud musulmano, fino al 1913.

Gli Stati Uniti definirono la loro missione territoriale come di tutela, per la preparazione di un eventuale indipendenza delle Filippine. Fu istituito un governo Civile ad opera del governo degli Stati Uniti nel 1901, con William Howard Taft come Governatore Generale delle Filippine, in sostituzione delle Governatore militare, Arthur MacArthur Jr. Il governatore generale agì come capo della Commissione filippina, un organismo nominato dal presidente degli Stati Uniti con limitati poteri legislativi ed esecutivi.

Durante i primi anni di gestione territoriale gli americani furono riluttanti a delegare il potere ai filippini. Tuttavia quando Woodrow Wilson divenne Presidente degli Stati Uniti nel 1913 fu adottata una nuova politica per mettere in moto un processo che conducesse gradualmente all’indipendenza filippina.

Nell'ambito della politica locale filippina la richieste per l'indipendenza furono guidate da Manuel L. Quezon, che servì continuamente come presidente del Senato dal 1916 al 1935.

Nel 1933 il Congresso degli Stati Uniti approvò la Hare-Hawes-Cutting Act. Come legge per l’indipendenza filippina con il veto del sul nuovo presidente Herbert Hoover. Anche se il disegno di legge era stato redatto con l'aiuto di una commissione filippina, si oppose il Presidente del Senato Manuel Quezon, in parte a causa di disposizioni di lasciare agli Stati Uniti e il controllo delle basi navali. Sotto l’influenza di Quezon venne respinto il progetto di legge. L'anno seguente una revisione della legge conosciuta come Tydings-McDuffie Act. venne finalmente approvata. L'atto prevedeva la costituzione del Commonwealth delle Filippine, con un periodo di dieci anni di pacifica transizione verso la piena indipendenza.

Una costituzione venne approvata da Franklin D. Roosevelt nel marzo 1935. Il 14 maggio 1935 venne formato un governo filippino sulla base a principi analoghi a quelli della Costituzione americana. Il Commonwealth fu istituito nel 1935, con Manuel Quezon come presidente, e caratterizzato da un forte esecutivo, una Assemblea nazionale unicamerale, e una Corte Suprema composta interamente di filippini (era la prima volta dal 1901).

I giapponesi lanciarono un attacco a sorpresa sulla Clark Air Base a Pampanga l'8 dicembre del 1941, solo dieci ore dopo l'attacco a Pearl Harbor. Il bombardamento aereo fu seguito dallo sbarco di truppe di terra su Luzon. La difesa delle Filippine e le truppe degli Stati Uniti erano sotto il comando del generale Douglas MacArthur. Sotto la pressione della superiorità numerica le forze di difesa si ritirarono verso la Penisola di Bataan e l'isola di Corregidor all'ingresso della Baia di Manila. La capitale Manila fu dichiarata città aperta per impedire la sua distruzione.

La difesa filippina continuò fino alla definitiva resa delle forze americane sulla penisola di Bataan nel mese di aprile 1942 e di Corregidor nel maggio dello stesso anno. La maggior parte degli 80.000 prigionieri di guerra catturati dai giapponesi a Bataan furono costretti a intraprendere un’infame marcia (Bataan Death March) verso un campo di prigionia 105 km a nord. Si stima che circa 10.000 filippini e 1.200 americani morirono prima di raggiungere la loro destinazione. MacArthur riparato in Australia iniziò a pensare ad un piano per un ritorno nelle Filippine.

Le autorità militari giapponesi organizzarono immediatamente un nuovo assetto governativo nelle Filippine insediando una Commissione Esecutiva. Attraverso un Consiglio di Stato organizzarono gli affari civile fino all’ottobre del 1943 quando dichiararono le Filippine una repubblica indipendente. La repubblica voluta dai giapponesi e guidata dal Presidente José P. Laurel però si dimostrò impopolare .

L’occupazione militare giapponese fu osteggiata su larga scala dall’attività sotterranea della guerriglia. L'esercito filippino continuò a combattere i giapponesi con azioni di guerriglia di supporto alle azioni dell’esercito degli Stati Uniti. La loro azione fu talmente efficace che alla fine della guerra il Giappone controllava solamente dodici dei quarantotto province dell’arcipelago. Il principale elemento di resistenza nella zona centrale dell’isola di Luzon fu fornito dall’Hukbalahap (letteralmente "Esercito del Popolo Contro i Giapponesi") che armò circa 30.000 persone ed estese il proprio controllo su gran parte di Luzon.

Le forze alleate di MacArthur sbarcarono su Leyte il 20 ottobre 1944. Altri sbarchi nel paese in seguito conversero verso Manila. I combattimenti continuarono fino al 2 settembre 1945, data della resa formale del Giappone. Le Filippine subirono gravi perdita di vite umane e tremenda distruzioni. Si calcola che circa 1 milione di filippini vennero uccisi. Manila fu gravemente danneggiata, nonostante gli americani l’avessero dichiarata città aperta.

Le elezioni si svolsero nell’aprile del 1946, Manuel Roxas divenne il primo presidente della Repubblica indipendente delle Filippine. Gli Stati Uniti concessero la sovranità alle Filippine il 4 luglio 1946.

Tuttavia l'economia rimase fortemente dipendente da quella americana. Il Philippine Trade Act servì per ricevere sovvenzioni da parte degli Stati Uniti per la ricostruzione post bellica, ma aumentò maggiormente la dipendenza economica. , Un patto di assistenza militare venne firmato nel 1947, in cui si disponeva la concessione di basi agli americani per 99 anni (poi ridotto a 25 anni).

L'amministrazione Roxas concesse l’amnistia generale a coloro che avevano collaborato con i giapponesi nella Seconda Guerra Mondiale, ad eccezione di coloro che avevano commesso crimini violenti. Roxas morì improvvisamente di attacco cardiaco nell’aprile del 1948, e il vice presidente, Elpidio Quirino, ottenne la presidenza.

L’opera di ricostruzione si complicò per via dalle attività di guerriglia dell’Hukbalahap che divenne una forza di resistenza contro il nuovo governo filippino. Il movimento Huk diminuì nei primi anni ‘50, e infine cessò con la resa incondizionata del leader Luis Taruc nel maggio del 1954.

Il governo di Diosdado Macapagal, eletto presidente nel 1961, cercò di intessere nuove e più strette relazioni con i vicini paesi asiatici, in particolar modo con Malesia e Indonesia.

Macapagal corse per la rielezione nel 1965, ma venne sconfitto dal Presidente del Senato Ferdinand Marcos passato al Partito Nazionalista. Marcos avviò un ambizioso progetto di opere pubbliche e di intensificazione nella riscossione delle imposte che condusse il paese verso un periodo di prosperità economica per tutti gli anni ‘70. La sua amministrazione costruì più strade e più scuole di tutti i suoi predecessori messi assieme.

Marcos venne rieletto presidente nel 1969, diventando il primo presidente dall’indipendenza delle Filippine a riottenere un secondo mandato. La legislatura fu però corrotta e impotente. Gli oppositori di Marcos bloccarono i suoi ambiziosi piani. L'ottimismo all'inizio del suo secondo mandato iniziò a sbiadire, e in causa anche a questo la crescita economica rallentò. La criminalità e la disobbedienza civile aumentarono.

Il Moro National Liberation Front continuò a combattere per l'indipendenza di una nazione musulmana a Mindanao.

Tra la crescente ondata di illegalità e la minaccia di un’insurrezione comunista, Marcos dichiarò la legge marziale il 21 settembre 1972 in virtù della Proclamazione n. 1081. Marcos decretò la riduzione della libertà di stampa e di altre libertà civili, chiuse il Congresso e aziende nel campo dei media, ordinò l'arresto dei leader dell'opposizione e gli attivisti militanti, tra cui i senatori a lui più critici come Benigno Aquino Jr, Jovito Salonga e Jose Diokno. La proclamazione della legge marziale venne ben accolta inizialmente. La criminalità diminuì profondamente dopo aver attuato il coprifuoco. Molti oppositori politici furono costretti all’esilio.

Un commissione era stato riunita negli anni ‘70 per sostituire la Costituzione coloniale del 1935, e proseguì il lavoro per elaborare una nuova costituzione dopo la proclamazione della legge marziale. La nuova costituzione entrò in vigore nei primi mesi del 1973 cambiando la forma di governo da presidenziale a parlamentare e permettendo a Marcos di rimanere al potere fin oltre il 1973.

Marcos affermò che la legge marziale era il preludio per la creazione di una "Nuova Società" basata su nuovi valori sociali e politici. L'economia nel corso degli anni ‘70 si rafforzò, con surplus nella bilancia commerciale. Il turismo contribuì alla crescita economica. Tuttavia nella classe dirigente dilagò la corruzione.

Per compiacere la Chiesa cattolica romana prima della visita di Papa Giovanni Paolo II, Marcos revocò ufficialmente la legge marziale il 17 gennaio 1981. Tuttavia egli mantenne gran parte del potere governativo di arresto e detenzione. La corruzione e il nepotismo, nonché i disordini contribuirono a un grande calo della crescita economica.

L'opposizione politica boicottò le elezioni presidenziali del 1981. Marcos vince con un margine di oltre 16 milioni di voti che gli consentì d’ottenere un altro mandato di sei anni.

Nel 1983 il leader dell'opposizione Benigno Aquino Jr venne assassinato presso l'aeroporto internazionale di Manila al suo ritorno nelle Filippine dopo un lungo periodo di esilio.

Questo contribuì all’insoddisfazione popolare verso Marcos e diede iniziato ad una serie di eventi, tra cui la pressione da parte degli Stati Uniti che culminato con elezioni anticipate nel febbraio 1986. L'opposizione si unitì sotto la guida della vedova di Aquino, Corazón Aquino.

Marcos venne dichiarato il vincitore delle elezioni. Il risultato giudicato fraudolento venne però respinto da Corazon Aquino e dai suoi sostenitori. Gli osservatori internazionali, compresa una delegazione statunitense, denunciò i risultati ufficiali. Fidel Ramos e il ministro della Difesa Juan Ponce Enrile ritirarono il loro sostegno a Marcos. Una pacifica sollevazione civile e militare (oggi chiamata People Power Revolution) costrinse Marcos all’esilio forzato, decretando come presidente Corazón Aquino il 25 febbraio 1986.

Corazon Aquino formò immediatamente un governo rivoluzionario per normalizzare la situazione, e previde un regime transitorio di "Libera Costituzione". La nuova costituzione fu ratificata ed entrò in vigore nel febbraio 1987. Venne proposta la creazione di regioni autonome a Cordilleras e Mindanao, e venne restaurata la forma di governo presidenziale oltre al Congresso bicamerale.

Vennero compiuti progressi nella rivitalizzazione delle istituzioni democratiche e il rispetto per le libertà civili, ma l'amministrazione di Aquino venne anche vista come debole, e il ritorno alla piena stabilità politica e allo sviluppo economico venne ostacolato da numerosi tentativi di colpi di stato da membri delle forze militari. La crescita economica fu inoltre ostacolata da una serie di disastri naturali, compresa l’eruzione del Pinatubo nel 1991 che causò 700 morti oltre a 200.000 senza tetto.

Nel 1991 il Senato filippino respinse un trattato che avrebbe consentito l'estensione di diritti americani sulle basi militari per altri dieci anni. Gli Stati Uniti dovettero cedere al governo Clark Air Base a Pampanga in novembre, e Subic Bay Naval Base a Zambales nel dicembre del 1992, ponendo termine a quasi un secolo di presenza militare americana nelle Filippine.

Un accordo di pace con il Moro National Liberation Front (MNLF), un importante gruppo separatista che lottava per l'indipendenza di Mindanao, fu firmato nel 1996, ponendo fine ad una lotta durata 24 anni. Tuttavia, una frangia del MNLF, il Moro Islamic Liberation Front, continuò la lotta armata per uno stato islamico.

Joseph Estrada, un ex attore di film, che aveva servito come vice presidente nel governo Ramos, fu eletto presidente con una schiacciante vittoria nel 1998. La sua campagna elettorale era incentrata sull’aiuto verso le classi povere del paese e lo sviluppo del settore agricolo. Godette di una popolarità diffusa, in particolare tra i poveri.

Con la crisi finanziaria asiatica, iniziata nel 1997 il governo Estrada subì un pesante tributo nel fronte economico. Il tasso di disoccupazione si aggravò, il deficit di bilancio crebbe, e la moneta crollò. Alla fine l'economia del paese riuscì a risollevarsi, ma a un ritmo molto più lento di quello dei vicini asiatici.

Ad un anno dalla sua elezione la popolarità di Estrada era fortemente diminuita causa le accuse di corruzione e incapacità di risolvere il problema della povertà. Accusato d’aver accettato milioni di pesos sulle vincite delle imprese del gioco d'azzardo illegale, massicce proteste di piazza ne chiesero le dimissioni. Estrada rassegnò il suo incarico il 20 gennaio 2001.

IL vice presidente Gloria Macapagal-Arroyo (la figlia del defunto presidente Diosdado Macapagal) si insediò come successore di Estrada il giorno della sua partenza.

Arroyo è attualmente impegnata in un controverso progetto di revisione costituzionale per trasformare l'attuale repubblica presidenziale bicamerale in una forma di governo federale con parlamento unicamerale.

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Presidenti delle Filippine

Lista completa dei quattordici Presidenti delle Filippine a partire dalla costituzione dello Stato delle Filippine.

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Lingua spagnola delle Filippine

Lo Spagnolo nelle Filippine fu una lingua di enorme significato nell'arcipelago asiatico. Lo spagnolo fu la prima lingua ufficiale dalla conquista delle Filippine e lo rimase per cinque secoli. Lo spagnolo fu inoltre proclamato lingua ufficiale durante la Prima Repubblica Filippina.

A seguito della guerra filippino-americana le autorità statunitensi imposero l'inglese come lingua ufficiale degli atti amministrativi e lingua d'insegnamento, lasciando comunque il tagalog e lo spagnolo come lingue co-ufficiali. Nonostante ciò lo spagnolo rimase lingua di cultura fino agli anni Settanta. Comunque le giovani generazioni sono fortemente influenzate dalla cultura americana, l'uso dello spagnolo è declinato e non è più parlato dalla stragrande maggioranza della popolazione.

Secondo il censimento del 1990 ci sono solamente poco più di duemila persone di lingua spagnola e seicentomila di chabacano, un creolo derivato dallo spagnolo. Secondo altre stime, tra cui un libro pubblicato dalla BBC e uno studio dell'Istituto Cervantes e dell'ambasciata spagnola in collaborazione con l'Accademia Filippina della Lingua Spagnola, gli ispanofoni sarebbero all'incirca tre milioni.

La lingua spagnola iniziò ad essere parlata nel 1565, quando il conquistatore Miguel López de Legazpi fondò il primo insediamento spagnolo nell'isola di Cebu. Le Filippine, nell'età coloniale, facevano parte del viceregno di Nuova Spagna.

Sebbene non insegnato a scuola, lo spagnolo, un tempo fu parlato da circa il 10% della popolazione. Fu la lingua madre degli spagnoli di stanza nell'arcipelago nonché della minoranza "mestizo". Fu anche la seconda lingua dell'élite locale. Però i missionari cattolici non predicavano in spagnolo, ma nella lingua degli autoctoni ed impiegavano alcuni indigeni come traduttori, formando così una classe bilingue conosciuti come i ladinos. Ai nativi non venne insegnato lo spagnolo, ma alcuni di loro, di cultura bilingue, composero delle poesie nelle lingue locali.

All'inizio del Seicento uno stampatore talagog, Tomas Pinpin scrisse un libro in alfabeto latino con cui si proponeva di insegnare ai Talagog la lingua castigliana. Il libro di Pinpin fu il primo lavoro scritto da un nativo filippino.

Un motivo per cui lo spagnolo non si sviluppò nelle Filippine come in America Latina viene attribuito al fatto che l'arcipelago non fu una colonia sotto diretto controllo della Spagna, ma vennero amministrate da Città del Messico, così perdendo la possibilità di una larga immigrazione di spagnoli nelle Filippine. Un'altra ragione viene imputata alla grande distanza tra le Filippine e la Spagna rispetto a quest'ultima con le Americhe. In terzo luogo, dopo la nascita della Prima Repubblica Filippina, nella costituzione del 1899 lo spagnolo venne dichiarato lingua ufficiale, di cui sarebbe continuato l'uso nelle scuole e nelle università come mezzo d'istruzione (così che in poche generazioni sarebbe aumentato il numero di ispanofilippini), ma ciò venne frustrato dal fatto che, dopo l'occupazione, le autorità statunitensi cambiarono la politica dell'istruzione e la lingua spagnola venne sostituita da quella inglese.

Nell'Ottocento lo spagnolo, sebbene non capito dalla maggioranza della popolazione, era la lingua franca dell'arcipelago filippino poiché il tagalog non aveva il ruolo di lingua predominante che ha oggi. Durante l'era coloniale spagnola, e anche all'inizio di quella americana, la propaganda nazionalistica, gli atti governativi, la prima costituzione e la letteratura erano scritte in spagnolo. I cosiddetti Ilustrados, ossia i filippini nati in Spagna, i meticci, i Sangleys (o meticci cinesi) ed alcuni prominenti indigeni Filipinos, erano l'élite acculturata che promosse le proprie idee attraverso la lingua spagnola. Alla fine dell'Ottocento la maggior parte del materiale propagandistico nazionalista veniva scritto in spagnolo. Secondo Horacio de la Costa il nazionalismo non sarebbe stato possibile senza lo spagnolo. Infatti fu attraverso lo spagnolo che i nativi divennero consapevoli delle loro idee nazionalistiche e venne usato dai primi patrioti filippini come José Rizal, Andrés Bonifacio ed Emilio Aguinaldo per propagandare le loro idee. Uno tra i materiali per promuovere il nazionalismo filippino fu il romanzo Noli Me Tangere scritto in spagnolo da José Rizal dove denunciò gli abusi del governo spagnolo e del clero. Per questa ragione le autorità spagnole non promossero la loro lingua nell'arcipelago. La costituzione della Prima repubblica fu scritta in spagnolo, come pure l'inno. La costituzione proclamò lo spagnolo come lingua ufficiale delle Filippine.

Alla fine della colonizzazione spagnola, una considerevole proporzione di giornali, di atti governativi, ecc. erano scritti in spagnolo. Ironicamente, il sistema scolastico che gli statunitensi stabilirono, servì ad incrementare l'uso dello spagnolo presso le masse. Agli inizi del Novecento l'egemonia dello spagnolo era ancora forte. Sebbene all'epoca l'inglese iniziasse ad essere promosso come mezzo di comunicazione, la maggior parte della letteratura ispano-filippina ebbe la sua fioritura in questo periodo. Questo fenomeno si spiega con l'educazione del ceto alto locale in spagnolo. Per la prima volta i filippini sperimentavano una maggiore libertà di espressione, poiché in precedenza le autorità spagnole non erano ricettive nei confronti degli scrittori filippini. Come risultato, lo spagnolo diventò la lingua più importante, nonostante la maggioranza della popolazione fosse compresa da non ispanofoni.

La nuova repubblica filippina stabilì lo spagnolo come lingua ufficiale nella costituzione del 1898. L'idioma poté così essere insegnato a tutti i nativi e non solo a pochi. La sua ufficializzazione fu un tentativo per incrementare i parlanti poiché avrebbe servito da lingua comune in una nazione di oltre 80 varietà linguistiche. Nel censimento del 1903 venne rilevato che solamente l'1% della popolazione era ispanofona, però questa rilevazione aveva un difetto perché considerava solo i monolingui, come gli spagnoli nati in Spagna, gli ispanofilippini ed altri europei di lingua spagnola, ma non i bilingui come i mestizo, i cinesi che utilizzavano lo spagnolo come lingua di cultura e degli affari. Le stime vanno corrette al rialzo e cioè ad almeno il 10% della popolazione. Nel 1924 venne fondata l'Accademia Filippina della Lingua Spagnola.

L'uso dello spagnolo iniziò il suo declino nel corso del ventesimo secolo, quando il governo filippino decise di sostituirlo con l'inglese nelle comunicazioni pubbliche. Nella seconda guerra mondiale molte famiglie ispanofone emigrarono in Spagna, in America Latina e negli USA dopo il bombardamento statunitense del quartiere di Intramuros a Manila, mentre altri emigrarono durante il periodo della dittatura di Marcos. Nel 1940 il numero di ispanofoni ammontava a circa sei milioni, sebbene in termini percentuali iniziava a diminuire. Il censimento del 1950 rilevava che il 6% della popolazione parlava spagnolo. Ancora negli anni Sessanta e Settanta i filippini erano influenzati dalla lingua spagnola attraverso la stampa e i mezzi audiovideo.

Lo spagnolo venne abolito come lingua ufficiale nel 1973 dal regime di Marcos e pochi anni dopo, nel 1987, venne abolito come materia di studio obbligatoria da Corazón Aquino.

Oggi lo spagnolo è usato nella cultura e come materia di studio opzionale. Proprio negli ultimi anni c'è stato un rinnovato interesse per la lingua spagnola dalle giovani generazioni di filippini. Secondo l'Accademia Filippina di Lingua Spagnola si conterebbero circa 2.900.000 di parlanti in lingua spagnola nelle Filippine, come prima, seconda, terza o quarta lingua. La lingua è parlata e mantenuta da piccole comunità di ispano-filippini che tuttora vivono nel paese.

Nell'agosto 2007 la presidentessa Gloria Macapagal-Arroyo annunciò di voler ripristinare lo spagnolo come lingua ufficiale nelle Filippine nel gennaio 2008. Ha chiesto aiuto al governo spagnolo nel suo piano, che include una cerimonia. Viene anche reintrodotto lo spagnolo come materia obbligatoria nel sistema scolastico filippino. La reintroduzione dello spagnolo come lingua ufficiale è fortemente dibattuta; da una parte viene considerato come la lingua della tradizione, mentre dall'altro viene visto come lingua delle élites.

Poiché le Filippine furono amministrate per un lungo tempo dal viceregno della Nuova Spagna, piuttosto che dalla stessa Spagna, la lingua spagnola parlata nelle Filippine ebbe una grande affinità con lo Spagnolo Messicano rispetto allo spagnolo di Spagna. Oggi le famiglie ispanofone hanno maggiori legami con la Spagna rispetto al Messico, quindi lo spagnolo europeo ha guadagnato terreno.

Lo spagnolo delle Filippine varia rispetto a quello standard, nella pronuncia, poiché è presente il fenomeno del seseo, tipico dell'America Latina, nel vocabolario, si trovano arcaismi, parole originarie dei nativi americani e degli indigeni dell'arcipelago, nonché nella scrittura, dato che le marche diacritiche vengono omesse, salvo la tilde nella ñ.

Ci sono circa 4000 parole spagnole nella lingua talagog e 6000 nella lingua visayan. Sono presenti alcune usanze spagnole, anche se un po' modificate, come il sistema di conteggio, il calendario, il tempo, eccetera. Alcune parole in spagnolo arcaico sono presenti in Talagog, nonché negli altri dialetti, come pera (moneta), sabón (da jabón), relos (da reloj), kwarta (da cuarta), eccetera. Gli spagnoli, e la lingua spagnola, vengono definiti Kastila o Katsila.

La lingua Chavacana, chiamata anche Zamboangueña, è un creolo-spagnolo, parlato nelle Filippine. Chavacano è concentrato soprattutto nel Sud, nelle provincie di Zamboanga, con qualche parlante a Cavite.

Le parole di origine spagnola nelle lingue indigene hanno spesso cambiato significato rispetto alla lingua d'origine. Ad esempio in talagog asta (da hasta) significa "movimenti bruschi" e non "fino a". Altre volte si ha un cambiamento grafico, come nel caso del talagog pwerta, da puerta, ossia "porta".

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Source : Wikipedia