Fiaccola olimpica

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Giochi olimpici estivi

Partita di polo nei Giochi olimpici (1900)

I Giochi olimpici estivi, o Olimpiadi estive sono una manifestazione sportiva multidisciplinare, internazionale, a cadenza quadriennale, organizzata dal Comitato Olimpico Internazionale. Le Olimpiadi sono il più prestigioso al mondo tra gli eventi di questo tipo, e presentano una varietà di sport superiore a quella di altri eventi simili. La vittoria olimpica viene generalmente considerata come il risultato più prestigioso conseguibile in qualsiasi sport, ad eccezione del calcio e forse di pochi altri sport prevalentemente di squadra, per i quali vengono disputati anche campionati mondiali che riscuotono grande successo. Generalmente i partecipanti rappresentano la loro nazione di origine, in ogni caso quella di cui possiedono la cittadinanza. I vincitori vengono premiati con una medaglia d'oro, ai secondi ne va una d'argento e ai terzi una di bronzo. Questa tradizione ebbe inizio nel 1904.

I Giochi olimpici moderni vengono istituiti nel 1894 quando Pierre de Frédy barone Pierre de Coubertin si adopera per promuovere la comprensione tra le nazioni attraverso la competizione sportiva.

I Giochi della I Olimpiade, tenuti ad Atene, furono dichiarati aperti il 6 aprile dal re di Grecia Giorgio nel 1896; attrassero solo 285 partecipanti, dei quali oltre 200 erano greci, in rappresentanza di 14 nazioni. L'unico italiano che tentò di parteciparvi fu il maratoneta Carlo Airoldi che, partito a piedi da Milano il 28 febbraio, era arrivato ad Atene il 31 marzo ma non venne iscritto in quanto presunto professionista.

Quattro anni dopo le seconde olimpiadi moderne, sono disputate a Parigi 1900. Si chiamano per la verità Concorso internazionale di esercizi fisici, cominciano il 14 maggio e si concludono il 28 ottobre. I giochi di Parigi attrassero 1.066 atleti, di 21 nazioni, tra cui 11 donne, cui venne permesso di partecipare per la prima volta, nel croquet e nel tennis.Gli italiani sono 11. La confusione e la disorganizzazione dominano gli eventi sportivi.

Anche se il numero di partecipanti diminuì nei Giochi del 1904 a St. Louis (USA), in parte a causa del lungo viaggio transatlantico per nave richiesto agli atleti europei e dell'integrazione con l'Esposizione mondiale (la Louisiana Purchase Exposition), che ancora una volta dilatò le gare su un lungo periodo di tempo. In contrasto con Parigi 1900, la parola Olimpico venne abusata in molti casi, utilizzata anche per gare tra studenti o eventi più simili a spettacoli circensi.

I Giochi del 1916, che si dovevano tenere a Berlino, vennero cancellati a causa dello scoppio della prima guerra mondiale.

I Giochi di Anversa 1920, nel Belgio ancora sconvolto dalla guerra, si svolsero in forma dimessa, ma ancora videro crescere il numero di partecipanti. Fu un record poiché furono coinvolti 3.000 atleti. Ad Anversa comparve per la prima volta la tradizionale bandiera olimpica a cinque cerchi.

Nel 1924 i giochi ritornano a Parigi, prima città ad accoglierli più di una volta, per volontà del barone de Coubertin, ultimi organizzati sotto la sua presidenza. Il massiccio sostegno finanziario del governo francese permette una buona riuscita della manifestazione che continua a crescere in notorietà e rilevanza internazionale.

Nel 1928, ad Amsterdam, i Giochi divennero celebri come i primi in cui alle donne venne permesso di competere nell'atletica leggera, e beneficiarono molto della prosperità generale dell'epoca. Ciò fu in netto contrasto con l'edizione del 1932, svoltasi a Los Angeles, che fu influenzata dalla Grande depressione, che contribuì al minor numero di partecipanti fin dai tempi dei Giochi di St. Louis.

Le Olimpiadi del 1936 a Berlino vennero viste dal governo tedesco come un'occasione d'oro per promuovere l'ideologia nazista.

I Giochi del 1940, che si dovevano tenere a Tokyo, vennero cancellati a causa dello scoppio della seconda guerra mondiale. Le edizioni dei giochi del 1944 non vennero neppure assegnate a causa del protrarsi del conflitto.

I primi Giochi del dopoguerra si tennero nel 1948 a Londra, ne vennero esclusi Germania e Giappone. La velocista olandese Fanny Blankers-Koen vinse quattro medaglie d'oro nell'atletica leggera, emulando l'impresa di Owens a Berlino.

I Giochi del 1952 di Helsinki resero una leggenda l'affabile tenente dell'esercito cecoslovacco di nome Emil Zátopek, che giunse con l'intenzione di migliorare l'oro e l'argento conquistati nel 1948. Dopo aver vinto sia i 5.000 che i 10.000 metri, si iscrisse anche alla maratona, completando in questo modo un tris di medaglie d'oro e di record olimpici.

Anche i Giochi di Melbourne del 1956 ebbero un grosso successo, ad eccezione della gara di pallanuoto tra Ungheria ed Unione Sovietica, nella quale la tensione politica provocò il trasformarsi dell'incontro in un'aspra battaglia tra le due squadre.

I Giochi di Roma 1960 videro la prima apparizione sulla scena mondiale di un giovane pugile della categoria medio-massimi di nome Cassius Clay, meglio noto come Muhammad Ali, il quale avrebbe in seguito gettato via con disgusto la sua medaglia d'oro, quando tornato nella sua città natale si vide respinto da un ristorante per "soli bianchi". Altre performance degne di nota comprendono ad esempio la vittoria conquistata dalla nazionale italiana di pallanuoto, il mitico "Settebello".

A Tokyo nel 1964 si svolsero i primi Giochi ospitati da un paese asiatico. In questa edizione la ginnasta sovietica Larissa Latynina pose fine alla sua carriera olimpica, nella quale conquistò un record di 18 medaglie, di cui 9 d'oro. Abebe Bikila fu il primo atleta a vincere per la seconda volta consecutiva una maratona olimpica, bissando il successo di Roma.

I risultati dei Giochi di Città del Messico, nel 1968, vennero influenzati in maniera più o meno evidente, dall'altitudine a cui è posta la città ospitante. Nessun evento venne influenzato più del salto in lungo. In una gara fino a quel momento equilibrata, l'atleta statunitense Bob Beamon saltò 8,90m, distruggendo il record del mondo e, per usare le parole del compagno di squadra e campione uscente Lynn Davies, "facendo sembrare stupido il resto di noi". Il record del mondo di Beamon avrebbe resistito per 23 anni. L'immagine più significativa di questa edizione dei Giochi fu senz'altro la cerimonia di premiazione della finale dei 200 metri maschili, allorché il vincitore, l'americano di colore Tommie Smith ed il terzo classificato, il connazionale John Carlos, anch'egli afroamericano, durante l'esecuzione dell'inno nazionale statunitense, alzarono il pugno guantato di nero e chinarono il capo in segno di protesta contro la discriminazione razziale nel loro paese.

La politica intervenne nuovamente a Monaco nel 1972, ma con conseguenze molto più letali. Un gruppo di terroristi palestinesi chiamato Settembre Nero fece irruzione nel villaggio olimpico e prese in ostaggio diversi membri della squadra israeliana di sollevamento pesi, uccidendo due di loro. I terroristi richiesero ad Israele la liberazione di numerosi prigionieri arabi, e quando Israele di rifiutò di fare concessioni ne conseguì un teso braccio di ferro, mentre i negoziati continuavano. Alla fine, i sequestratori, ancora in possesso dei loro ostaggi, si videro concesso un passaggio verso l'aeroporto, dove erano attesi da un'imboscata delle forze di sicurezza tedesche. Nella sparatoria che seguì, vennero uccise 15 persone, compresi i 9 atleti israeliani mentre dei terroristi ne rimasero vivi tre. Dopo molte discussioni si decise che i Giochi sarebbero proseguiti. Nonostante tutto, Monaco fu anche il teatro di alcune memorabili imprese atletiche, principalmente le sette medaglie d'oro vinte dal nuotatore statunitense Mark Spitz.

Successivamente all'invasione sovietica dell'Afghanistan, molte nazioni occidentali, soprattutto gli Stati Uniti, decisero di boicottare i Giochi di Mosca nel 1980. Questo contribuì a far passare un po' in secondo piano questa edizione, che venne dominata dalla nazione ospitante.

Nel 1984 l'Unione Sovietica, e molte delle nazioni dell'Europa dell'Est, restituirono il favore boicottando i Giochi di Los Angeles. I giochi persero però inevitabilmente parte del loro fascino, a causa dell'assenza di una delle due superpotenze mondiali.

Purtroppo, i ricordi dei Giochi di Seul 1988 sono macchiati dai molti atleti che fallirono i test a causa dell'assunzione di sostanze illegali. L'apice si raggiunse quando Ben Johnson, il velocista canadese vincitore dei 100m, venne trovato positivo per uso di steroidi e squalificato.

I Giochi del 1992 a Barcellona furono più puliti, anche se non privi di tali episodi. In evidenza fu anche l'aumento della quota di professionisti tra gli atleti olimpici, esemplificato dal "Dream Team" l'imbattibile squadra di pallacanestro degli Stati Uniti, considerata da molti una delle più forti squadre sportive mai viste, forte della presenza di tre dei più grandi atleti di questo sport: Larry Bird, Magic Johnson e Michael Jordan. Il 1992 vide anche la reintroduzione nei Giochi di molti piccoli stati europei, che facevano parte dell'Unione Sovietica fin dalla fine della guerra, ma erano di nuovo indipendenti a seguito della caduta della cortina di ferro.

Inoltre si chiaccherò molto sul fatto che la Coca-Cola Company fu molto influente nella decisione di ospitare i Giochi del 1996 ad Atlanta, sede della compagnia. Nello stadio, l'evento di punta fu probabilmente la gara dei 200m maschili, dove il velocista statunitense Michael Johnson mandò in frantumi il record del mondo (che egli stesso deteneva, dopo aver battuto pochi mesi prima il precedente record di Pietro Mennea). Ci fu anche una scena commovente quando Muhammad Ali, visibilmente affetto dal Morbo di Parkinson, accese la fiaccola olimpica e ricevette una medaglia d'oro in sostituzione di quella che aveva gettato via per rabbia nel 1960. L'atmosfera dei Giochi venne però guastata, dopo che una bomba esplose al Centennial Olympic Park durante una delle manifestazioni collaterali. Nel giugno 2003, venne catturato il principale sospetto, Eric Robert Rudolph.

I Giochi del 2000, di Sydney, in Australia, sono considerati i peggiori di sempre. Organizzati superbamente dalla città ospitante, nessuno li impersonificò meglio del britannico Steven Redgrave che vinse una medaglia d'oro nel canottaggio nella quinta olimpiade consecutiva e di Cathy Freeman, il cui trionfo nei 400 m femminili unì l'intero stadio e sembrò simboleggiare una nuova comprensione tra la popolazione bianca e gli aborigeni australiani.

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Cerimonia di apertura dei XX Giochi olimpici invernali

La coreografia dei cinque cerchi durante la cerimonia di apertura

La cerimonia di apertura dei XX Giochi olimpici invernali si è tenuta il 10 febbraio 2006, giorno dedicato completamente a questo evento, alle ore 20:00 CET (19:00 UTC), presso lo Stadio Olimpico di Torino (ex Stadio Comunale). Con quasi 1,8 miliardi di contatti lo spettacolo è risultato il programma televisivo più visto al mondo nel 2006.

L'evento, promosso dal Comitato Organizzatore Toroc è stato ideato e prodotto da K2006 Filmmaster Group. Produttore Esecutivo e Direttore Artistico Marco Balich, Autore e Resposabile dei Contenuti Alfredo Accatino, Art Direction Lida Castelli. Produttore Associato Ric Birch. Per la produzione della Cerimonia l'organizzazione si è avvalsa di una struttura di 280 persone di produzione, 6100 volontari, 400 persone di cast.

La cerimonia è stata aperta dal ginnasta italiano Jury Chechi, campione olimpico ad Atlanta 1996, che, come uno "sciamano metropolitano", al risuonare di un gong ha battuto ripetutamente un martello su un'incudine dalle quali uscivano grandi fiammate, che partivano anche da vari angoli dello stadio, per esprimere il carattere industriale della città di Torino. Contemporaneamente sulla grande passerella hanno fatto il loro ingresso le "scintille di passione", uno dei simboli dell'intera cerimonia, dei pattinatori vestiti di rosso, colore che insieme all'azzurro caratterizza i Giochi, con in testa un casco dal quale uscivano lunghe fiammate, espressione di stile, velocità ed energia. Subito dopo vi è stato un tributo alle sette nazioni alpine: Italia, Francia, Svizzera, Liechtenstein, Germania, Austria e Slovenia.

Lo spettacolo è andato avanti con un segmento dedicato allo stile italiano. La modella e cantante Carla Bruni, in un abito disegnato da Giorgio Armani, ha consegnato il tricolore italiano ad un drappello dell'arma dei Carabinieri; l'alzabandiera è stato accompagnato dall'inno nazionale italiano, cantato da Eleonora Benetti, una bambina di 9 anni, vestita del tricolore, e da un coro di 24 sportivi italiani. I volontari hanno poi rappresentato il gesto di un saltatore con gli sci.

A questo punto è iniziata la tradizionale sfilata degli atleti, accompagnati da una selezione di successi pop degli anni '70 e '80 italiani e internazionali. Le 80 nazioni partecipanti sono entrate nello stadio una alla volta, per prima la Grecia, patria dei Giochi dell'antichità, e le altre a seguire in ordine alfabetico secondo la lingua italiana; ogni rappresentanza era preceduta da una modella con il cartello con il nome della nazione, vestita di un abito Moschino; per ultima, come da consuetudine, ha sfilato la nazione ospitante, l'Italia, la cui portabandiera è stata la giovane pattinatrice Carolina Kostner; il placard che introduceva gli atleti, invece, è stato portato da Miss Italia 2005, Edelfa Chiara Masciotta. Come ad Atene 2004 e a Sydney 2000, la Corea del Nord e la Corea del Sud hanno sfilato insieme, sotto la semplice denominazione di "Corea" per la prima volta in un'Olimpiade Invernale, anche se nelle competizioni le due squadre gareggeranno separate.

Lo spettacolo poi è proseguito con un segmento dedicato alla storia d'Italia, passando dal Medioevo, con la lettura di alcuni versi della Divina Commedia di Dante (Inferno, Canto XXVI) interpretati da Giorgio Albertazzi, passando per il Rinascimento, nel quale hanno fatto il loro ingresso gli splendidi e ricchi costumi creati dal premio Oscar Gabriella Pescucci, tra scene di banchetti principeschi. Non sono mancate le crinoline, alte quattro metri; successivamente la modella ceca Eva Herzigova ha personificato La nascita di Venere opera di Sandro Botticelli uscendo da una conchiglia. Il segmento è stato chiuso da uno "show aereo" con due grandi sfere volanti, il Sole e la Luna, per rappresentare il cammino verso il Barocco, fino ai fuochi d'artificio.

Nel segmento successivo si passa all'ultima grande avanguardia italiana del Novecento, il Futurismo, con l'esibizione del primo ballerino del Teatro alla Scala Roberto Bolle. Il pilota Luca Badoer ha poi fatto il suo ingresso, circondato dalle moto Ducati rosse, una Ferrari da Formula 1, apparsa con un gruppo di meccanici che, in un veloce pit-stop, hanno montato gli pneumatici ed il musetto con la scritta Torino 2006. Per celebrare l'Italia dei motori, il collaudatore della Scuderia Ferrari, ha quindi percorso la passerella a bordo del bolide, dando poi spettacolo sgommando in testacoda e tracciando i cinque cerchi olimpici con i segni lasciati dalle ruote in una nuvola di fumo.

È stata quindi la volta delle autorità; dapprima ha preso la parola il presidente del TOROC (il comitato organizzatore locale) Valentino Castellani, che ha dichiarato: "Torino è fiera di diventare la città di tutti, la vostra città, la vostra casa". Successivamente ha preso la parola il presidente del Comitato Olimpico Internazionale, il belga Jacques Rogge, che ha parlato in parte in italiano, ringraziando anche i volontari: "Rendete i Giochi quella magia che tutti noi desideriamo, non solo con i vostri risultati, ma soprattutto attraverso il vostro comportamento".

Alle 22:09 CET (21:09 UTC) il Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi, con la tradizionale formula di rito, ha dichiarato ufficialmente "aperta, a Torino, la celebrazione dei XX Giochi Olimpici Invernali".

Per la prima volta nella storia dei Giochi sono state otto donne, note a livello internazionale per il loro impegno a favore della pace o per i loro successi sportivi, a portare la bandiera olimpica, sulle note della marcia trionfale dell'Aida di Giuseppe Verdi. Le otto donne, diverse per origine, cultura e impegno, sono state scelte in rappresentanza di tutte le donne del mondo come simbolo di pace, tolleranza e dialogo tra i popoli. Al fianco di Sophia Loren, attrice italiana e ambasciatrice dell'UNHCR, che ha guidato la cerimonia, sono filate la scrittrice cilena Isabel Allende, l'atleta marocchina Nawal el-Moutawakel, prima donna africana e musulmana ad aggiudicarsi un oro olimpico nei 400 metri ad ostacoli a Los Angeles 1984, Susan Sarandon, attrice statunitense ed ambasciatrice dell'UNICEF, la keniota Wangari Maathai, premio Nobel per la pace 2004, Manuela Di Centa, vincitrice di sette medaglie olimpiche e prima donna italiana a scalare l'Everest, Maria Mutola, prima donna del Mozambico vincitrice di un oro olimpico a Sydney 2000, e la cambogiana Somaly Mam, attivista per i diritti umani. La bandiera è stata poi innalzata da un drappello degli Alpini, accompagnata dalle note dell'inno olimpico.

Claudio Baglioni ha quindi diretto l'esecuzione di Va', l'inno delle Olimpiadi di Torino 2006.

Il giuramento degli atleti è stato fatto dallo sciatore italiano Giorgio Rocca, e quello dei giudici da Fabio Bianchetti. A sorreggere la bandiera olimpica su cui hanno giurato, l'ex-sciatrice alpina Giuliana Chenal Minuzzo, che aveva prestato il giuramento degli atleti a Cortina 1956, prima donna nella storia delle Olimpiadi a pronunciare il giuramento olimpico.

Yoko Ono, vedova dell'ex-Beatles John Lennon, ha letto un appello per la pace, seguito dall'esecuzione di Imagine, la più celebre canzone di Lennon, cantata da Peter Gabriel, leader storico dei Genesis.

Una danza acrobatica, con ballerini sospesi a mezz'aria, ha anticipato il momento più atteso: l'entrata della fiaccola olimpica e l'accensione del braciere. La torcia olimpica, disegnata da Pininfarina è entrata nello stadio olimpico tra le mani dello sciatore italiano Alberto Tomba, che l'ha poi ceduta ai quattro componenti della staffetta italiana 4x10 di sci di fondo che vinsero la medaglia d'oro ai Giochi di Lillehammer 1994, Maurilio De Zolt, Marco Albarello, Giorgio Vanzetta, Silvio Fauner. La torcia è poi passata a Piero Gros, oro nello slalom a Innsbruck 1976, piemontese, che l'ha ceduta a sua volta a Deborah Compagnoni, che infine l'ha consegnata all'ultimo tedoforo, Stefania Belmondo, l'atleta italiana che ha vinto il maggior numero di medaglie olimpiche (10), che ha avuto l'onore di accendere il braciere olimpico, anch'esso disegnato da Pininfarina, il più alto (57 m) in tutta la storia dei Giochi olimpici, tra fuochi d'artificio e spettacoli di luce.

La cerimonia si è conclusa con il tenore Luciano Pavarotti che, grazie a una scenografia inaspettata che ha trasformato lo stadio in un grande teatro lirico ha cantato il suo cavallo di battaglia, il Nessun Dorma, una famosa aria della Turandot di Giacomo Puccini, seguito da un grande spettacolo di fuochi d'artificio. L'esecuzione di Luciano Pavarotti è stata l'ultima esibizione della sua vita.

L'ora utilizzata è l'ora di Torino : UTC+01 ora.

Le ottanta delegazioni presenti in ordine di apparizione nel corso della sfilata.

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Giochi della XI Olimpiade

Stadio Olimpico di Berlino durante i Giochi olimpici del 1936

I Giochi della XI Olimpiade si sono svolti a Berlino (Germania) dal 1º al 16 agosto 1936.

La decisione dello svolgimento dei Giochi olimpici a Berlino venne presa il 13 maggio 1931, ma quando Hitler venne nominato Cancelliere molte furono le richieste di spostare altrove le Olimpiadi; nonostante ciò il Comitato Olimpico Internazionale fu irremovibile. Lo stesso "Führer", inizialmente, non fu per nulla soddisfatto di ospitare quello che definì un "indegno festival organizzato dagli ebrei". Il ministro della propaganda Joseph Goebbels, però, gli fece notare come i Giochi fossero l'occasione ideale per mostrare al mondo intero la potenza germanica e la superiorità degli atleti di razza ariana.

Il presidente Franklin Delano Roosevelt chiese più volte uno spostamento di sede, ma le sue richieste non furono accolte. La Spagna, indignata per l'esclusione di Barcellona (ultima città rimasta in lizza), non inviò i suoi atleti ed organizzò addirittura un'Olimpiade Popolare alternativa, in seguito cancellata a causa dello scoppio della guerra civile. Le polemiche si placarono quando il Cancelliere permise anche ad alcuni atleti ebrei di far parte della compagine tedesca e decise di non recitare alcun discorso durante la memorabile cerimonia d'apertura, il 2 agosto 1936, così come nel rispetto delle norme stabilite dal CIO non esteriorizzò mai nessun segno di compiacimento per nessuna vittoria, che fosse tedesca o meno, secondo il perfetto canone della neutralità olimpica.

Per celebrare la pretesa superiorità della "razza ariana", Hitler non badò a spese: 25 innovativi maxi-schermi furono installati in diversi punti di Berlino, affinché anche la gente comune tedesca potesse ammirare le imprese dei suoi atleti; lo stadio olimpico in Berlino venne realizzato in materiali pregiati con una struttura dalle forme classiche di memoria greco-romana, mentre la piscina fu ampliata e gli atleti poterono godere di uno sfarzoso villaggio olimpico. Tutto questo portò a un'Olimpiade organizzata perfettamente e mai come prima i Giochi coinvolsero il pubblico: furono venduti oltre quattro milioni di biglietti. L'occasione olimpica venne celebrata dal film Olympia della famosa regista Leni Riefenstahl che rimane probabilmente il più importante film olimpico mai girato.

Il successo della équipe tedesca fu agevolato sia dal "dilettantismo di Stato" che consentì agli atleti di prepararsi a tempo pieno, senza preoccupazioni economiche, in quanto furono alimentati, curati, alloggiati a spese dello Stato sia dall'introduzione di alcune nuove specialità, come la canoa e il kayak poco praticate dagli altri paesi.

Nonostante un dominio della Germania (che non salì sul podio solo nel calcio, nel polo e nel basket), si registrarono alcune delusioni: nella maratona, dove due coreani, allora "sudditi" dell'imperialista Giappone vinsero oro e bronzo, e nel calcio con la vittoria della Nazionale italiana, che aveva già vinto la Coppa del Mondo nel 1934. Ma il Führer poté definirsi fortunato in quanto l'atleta tedesco e comunista Werner Seelenbinder arrivò solamente quarto nella gara di lotta greco-romana: egli aveva promesso un plateale gesto di dissenso nei confronti del Cancelliere tedesco in caso di vittoria.

È leggenda assai diffusa, ma si tratta di narrazione priva di fondamento, come dichiarato dallo stesso Jesse Owens, il rifiuto di Hitler di riconoscerne le vittorie.

Egli infatti in ragione delle motivazioni precedentemente menzionate non celebrò alcuna vittoria, ma anzi mentre l'atleta statunitense passava sotto la tribuna d'onore venne salutato da Hitler con un gesto della mano al quale egli rispose.

Lo stesso ricorderà più tardi come a "snobbarlo" non fu Hitler ma Roosevelt che non gli inviò mai nessuna lettera di congratulazioni, ma anzi cancellò il loro incontro già in programma in quanto preoccupato della reazione elettorale delle grandi masse del sud statunitense.

Durante le Olimpiadi del '36 venne introdotta una modifica stilistica di primario valore per tutte le edizioni future, infatti l'ultimo tedoforo portò la fiaccola olimpica sin entro lo stadio accendendo il braciere posto tra le gradinate del Berliner Olympiastadion.

Fu l'ingresso di questo celeberrimo rito nel cerimoniale olimpico. Sempre in questa edizione, per la prima volta fu introdotto il basket come disciplina olimpica, mentre la pallamano fece la sua prima ed unica fugace apparizione, dato che venne tempestivamente cancellata dal lotto degli sport olimpici per l'edizione seguente.

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Fiamma olimpica

La fiaccola olimpica dei giochi invernali di Torino 2006

La fiamma olimpica, o fuoco olimpico è portato dalla torcia olimpica o fiaccola olimpica e brucia durante lo svolgimento dell'Olimpiade nel braciere olimpico o tripode. La fiamma è uno dei simboli dei Giochi olimpici. Le sue origini risalgono all'Antica Grecia, quando un fuoco veniva tenuto acceso per tutto il periodo di celebrazione delle Olimpiadi antiche. Il fuoco venne reintrodotto nelle olimpiadi del 1928, e da allora fa parte del cerimoniale delle Olimpiadi moderne. Vanno distinti e tenuti separati il fuoco (fiamma) dalla torcia (fiaccola), che attraverso una staffetta viene portata in giro per il mondo, dal braciere (tripode) che mantiene la fiamma viva durante lo svolgimento delle gare. Colui che porta la fiamma olimpica viene detto tedoforo (portatore della "teda", fiaccola cerimoniale).

Attualmente la fiamma olimpica viene accesa diversi mesi prima della cerimonia di apertura dei Giochi olimpici, nel luogo delle Olimpiadi antiche, Olimpia (Grecia). Undici sacerdotesse (impersonate da attrici) accendono il fuoco ponendo una fiaccola all'interno di uno specchio parabolico concavo, che concentra i raggi del Sole.

La fiaccola viene quindi trasportata nella città che ospiterà i Giochi Olimpici con una staffetta formata da "tedofori". Il "viaggio della fiamma" viene detto "torch relay" in inglese. Tradizionalmente, la fiaccola viene trasportata a piedi, ma possono essere usati altri mezzi di trasporto. Tra i tedofori si contano anche atleti e celebrità, ma per la maggior parte sono composti da persone comuni.

La staffetta della torcia olimpica termina il giorno della cerimonia di apertura, nello stadio principale dei giochi. L'ultimo tedoforo è spesso tenuto segreto fino all'ultimo momento, di solito è uno sportivo famoso della nazione ospitante. L'ultimo tedoforo usa la fiaccola per accendere la fiamma nel braciere che di solito è situato nei pressi dello stadio olimpico. Questa fiamma brucia per tutto il periodo di celebrazione dei Giochi Olimpici e viene estinta nella cerimonia di chiusura.

La fiaccola olimpica o torcia è il mezzo di trasporto della fiamma durante la staffetta che la porta dal luogo dell'accensione (di solito Olimpia), al luogo di celebrazione dell'olimpiade. Dalla XI Olimpiade (Berlino 1936), il comitato organizzatore realizza una torcia dal design originale che viene poi utilizzata per tutto lo svolgimento del viaggio della fiamma, fino all'accensione del braciere finale.

Il braciere olimpico o tripode è la "grande torcia" dove arde il fuoco olimpico durante i giorni del programma di gare. Di solito è posto nei pressi dello stadio dove si svolgono le cerimonie e garantisce alla simbolica fiamma di non spegnersi nemmeno un istante durante il periodo di competizioni. La fiamma viene accesa dall'ultimo tedoforo nella cerimonia d'apertura e viene spenta alla fine della cerimonia di chiusura, per sottolineare la conclusione dei giochi. Di solito è realizzato dal comitato organizzatore con un design originale e differente dalle edizioni precedenti.

Per gli antichi greci, il fuoco aveva una connotazione divina — si credeva che fosse stato rubato agli Dei da Prometeo. Per questo motivo il fuoco era presente anche in molti santuari. Un fuoco veniva tenuto acceso permanentemente sull'altare del tempio di Estia ad Olimpia. Durante i Giochi Olimpici, che onoravano Giove, venivano accesi ulteriori fuochi nel suo tempio e in quello di sua moglie, Giunone. La moderna fiamma olimpica viene accesa sul luogo dove sorgeva il tempio di Giunone.

La fiamma non appare ai Giochi olimpici moderne fino al 1928. L'architetto olandese Jan Wils aveva incluso una torre nel suo progetto dello stadio olimpico per la IX Olimpiade, ed ebbe l'idea di tenervi acceso un fuoco. Il 28 luglio 1928 un dipendente della compagnia elettrica di Amsterdam accese il primo fuoco olimpico nella cosiddetta Torre di Maratona, conosciuta dagli olandesi come il "posacenere della KLM".

L'idea di una fiamma olimpica fu accolta con entusiasmo, e venne mantenuta come simbolo dell'olimpismo. Il dirigente e scienziato dello sport tedesco Carl Diem concepì l'idea di una staffetta per la fiaccola olimpica in occasione delle Olimpiadi di Berlino nel 1936. Più di 3.000 tedofori portarono la fiaccola da Olimpia a Berlino. L'atleta tedesco Fritz Schilgen fu l'ultimo a portare la fiaccola, accendendo la fiamma nello stadio. Anche la staffetta divenne una tradizione dei Giochi Olimpici.

La fiamma olimpica ha bruciato ai Giochi invernali del 1936 e del 1948, la prima staffetta si ebbe ai VI Giochi olimpici invernali di Oslo 1952. Il fuoco non venne acceso ad Olimpia, ma a Morgedal, Norvegia, nel caminetto della casa di Sondre Norheim, uno dei pionieri dello sci. Il fuoco venne acceso nello stesso luogo anche per le edizioni del 1960 e del 1994. Eccetto per il 1956, la staffetta prese il via da Olimpia per tutti gli altri Giochi Olimpici invernali. Nel 1956 la staffetta partì da Roma.

Anche se per la gran parte del tragitto la fiaccola viene portata da corridori, è stata trasportata anche in molti altri modi. La fiaccola viaggiò per nave nel 1948, per attraversare la Manica, e venne trasportata in aereo per la prima volta nel 1952, quando andò ad Helsinki. Nel 1956, le gare di equitazione vennero disputate separatamente a causa di una stretta regolamentazione della quarantena vigente in Australia. Tutti i portatori della fiaccola che la trasportarono a Stoccolma, dove queste gare si svolsero, viaggiarono a cavallo.

Un particolare mezzo di trasporto venne usato nel 1976, quando la fiamma fu trasformata in un impulso elettronico. Da Atene, questo impulso venne inviato via satellite in Canada, dove un raggio laser venne utilizzato per riaccendere la fiaccola. Nel 2000, la fiaccola venne trasportata sott'acqua da sommozzatori, vicino alla grande barriera corallina. Altri insoliti mezzi di trasporto includono la canoa amerindia, un cammello e il Concorde.

Un altro modo di attirare l'attenzione è stato l'accensione del fuoco nello stadio. Alla XXV Olimpiade di Barcellona 1992, l'arciere delle Paralimpiadi Antonio Rebollo scoccò una freccia infiammata nel braciere dello stadio. Due anni dopo, la fiaccola olimpica venne portata nello stadio di Lillehammer da un atleta di salto con gli sci.

Nel 2008, a causa delle proteste pro-Tibet, a Parigi è stato annullato l'intero percorso.

Accade non di rado che la fiamma si spenga durante il tragitto.

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Source : Wikipedia