Ferdinando Adornato

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Inviato da murphy 23/03/2009 @ 18:07

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Ferdinando Adornato

Walter Veltroni con Pier Paolo Pasolini e Ferdinando Adornato negli anni Settanta.

Ferdinando Adornato (Polistena, 11 maggio 1954) è un politico italiano.

Laurea in filosofia, giornalista, è il direttore del mensile "Liberal".

Già iscritto al Partito Comunista Italiano, direttore della rivista La Città Futura, periodico della FGCI, e giornalista dell'Unità, è successivamente esponente della sinistra riformista e del Partito Democratico della Sinistra; è stato tra i fondatori di Alleanza Democratica che ha prodotto la sua elezione alla Camera dei deputati nel 1994.

Successivamente, nel 1996, in seguito alla scomparsa di AD (che in parte aderì alla nuova Unione Democratica di Antonio Maccanico), Adornato decise di spostarsi nell'area di centrodestra, aderendo a Forza Italia, che lo ha eletto deputato nel 2001, nel collegio maggioritario di Portogruaro, in rappresentanza della coalizione di centrodestra.

È uno dei principali promotori del partito unico dei moderati (Casa dei Moderati), un soggetto politico di ispirazione popolare europea che possa aggregare i principali partiti democratici e conservatori, oltre ai movimenti politici territoriali.

Nelle elezioni del 2006 si ricandida con Forza Italia nella circoscrizione VIII (Veneto 2) e viene rieletto deputato.

A seguito di queste dichiarazione il 1 febbraio 2008 lascia Forza Italia per aderire all'UDC. Il 4 febbraio 2008 si iscrive al gruppo parlamentare UDC e inizia a fare campagna elettorale per il partito di Casini.

È indagato per abusivismo edilizio insieme alla moglie Maria Teresa Elia in quanto ha ricavato centoventi metri quadrati ottenuti dallo sbancamento di un terrapieno di un palazzo del dopoguerra, confinanti con l’appartamento “regolare” dell’onorevole, nel quartiere Aventino a Roma. Secondo la Dia presentata dalla coniuge di Adornato i lavori avrebbero riguardato solo la “sostituzione della tubazione fognante esistente e la sistemazione superficiale del giardino”. L’appartamento, invece, contiene una sauna con vasca-piscina per quattro persone e un salotto con angolo cottura.

Nel 1995 è uno dei fondatori di Fondazione Liberal da cui nasce l'omonimo bimestrale. All'inizio schierato su posizioni terziste, dopo alcuni anni Adornato decide di farlo diventare un think tank molto vicino a Forza Italia.

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Alleanza Democratica

Alleanza Democratica (AD) è stato un partito politico italiano di centrosinistra.

I protagonisti della sua nascita furono l'Unione dei Progressisti 18 ottobre (formazione eterogenea), Mariotto Segni, leader dei Popolari per la Riforma, e Giorgio Bogi, coordinatore del PRI. Il 18 ottobre 1992 i tre soggetti politici avevano avviato un processo di convergenza chiamato "Verso l'Alleanza Democratica". Il processo fu concluso il 15 luglio 1993 con la fondazione di Alleanza Democratica. La denominazione "Alleanza Democratica" non apparteneva al movimento e fu acquisita con un atto di transazione fra Willer Bordon e Silvio Simi il quale accettava la nomina deliberata dal Comitato Nazionale di A.D. l'8 ottobre 1993 a membro di detto organo dirigente. In seguito Silvio Simi darà vita con Ferdinando Adornato alla rivista Liberal.

Il partito nacque come risposta alla voglia di rinnovamento politico che iniziava a serpeggiare nell'Italia scossa dagli scandali politici di Tangentopoli. L'idea dominante era quella di dar vita a un'ampia coalizione di centrosinistra, in previsione di un sistema a soli due partiti di cui tanto si parlava allora, ma la mancata adesione del maggiore partito di sinistra, il PDS, ridimensionò la portata dell'evento. Tale ruolo di aggregazione venne invece ricoperto l'anno successivo dalla coalizione dei Progressisti.

Contemporaneamente a destra per contrapporsi ad AD anche nel nome, nasceva "Alleanza Nazionale": fu scelto per definire il partito o coalizione che avrebbe dovuto contrapporsi all'analoga Alleanza Democratica, partito o coalizione che si sarebbe formato a sinistra.

Dopo breve tempo dalla nascita del partito si verificarono le prime importanti defezioni. Il 29 settembre Mariotto Segni abbandonò AD per lanciare un proprio progetto politico di aggregazione delle forze centriste, concretizzato il 5 novembre con la creazione del Patto di Rinascita Nazionale, detto anche Patto Segni.

Il 30 gennaio 1994, su proposta di Giorgio La Malfa, che il 22 gennaio aveva assunto nuovamente la segreteria del PRI, il Consiglio Nazionale del partito decise di lasciare AD e di schierarsi con il Patto Segni. Giorgio Bogi per reazione uscì dal PRI e diede vita, insieme a Giuseppe Ayala e Libero Gualtieri, a un nuovo soggetto politico, Sinistra Repubblicana, collocato in AD.

Alleanza Democratica aderì poi alla coalizione dei Progressisti, nell'ambito della quale partecipò alle elezioni politiche del 1994, in cui ottenne 10 deputati e 6 senatori. Nella quota proporzionale per la Camera dei Deputati presentò una propria lista, che ottenne l'1,2% dei voti e nessun seggio.

Alle successive elezioni per il Parlamento Europeo del 12 giugno si presentò in coalizione con il PSI ottenendo l'1,8% dei voti e 2 eurodeputati eletti, entrambi del PSI.

La doppia sconfitta elettorale provocò le dimissioni, poi rientrate, di Willer Bordon da coordinatore e il progressivo declino del partito che per risollevarsi partecipò alla creazione di nuove aggregazioni con altre formazioni politiche moderate di centrosinistra.

Il 26 marzo 1995 AD diede vita, insieme ai Socialisti Italiani e al Patto Segni, alla coalizione del Patto dei Democratici, che si presentò alle elezioni regionali ottenendo complessivamente il 4,2% dei voti e 33 consiglieri regionali. in gran parte socialisti.

Alle elezioni del 1996 AD non si presentò con un proprio simbolo ma sotto le insegne dell'Ulivo, la maggiore coalizione del centro-sinistra. Nonostante la vittoria elettorale, nei mesi successivi AD scomparve dalla scena politica e i suoi aderenti confluirono nel partiti di centrosinistra: Giovanna Melandri rientrò prima delle elezioni del 1996 nel PDS; Giorgio Bogi e la sua Sinistra Repubblicana confluì nei DS; Giorgio Benvenuto diede vita all'associazione Riformatori per l'Europa, aderendo poi anch'egli ai DS. Ferdinando Adornato invece si spostò nell'area di centrodestra.

Alleanza Democratica, guidata da Willer Bordon, il 1° marzo 1997 decise di confluire nell'Unione Democratica di Antonio Maccanico. Willer Bordon fu poi nel 1998 tra i fondatori dell'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro e nel 1999 dei Democratici.

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Forza Italia

Sede nazionale di Forza Italia a Roma (aprile 2007).

Forza Italia era un movimento politico italiano fondato il 18 gennaio 1994. Presidente e leader del partito è, sin dalla sua fondazione, Silvio Berlusconi.

Forza Italia è stato il movimento aggregatore della coalizione di centro-destra denominata Casa delle Libertà. Il suo coordinatore nazionale è Denis Verdini. A livello continentale aderisce al Partito Popolare Europeo, di cui costituisce il principale membro italiano.

L'ideologia del partito varia dal liberismo all'economia sociale di mercato di ispirazione cristiano-democratica; il partito aspira ad essere il partito del rinnovamento e della modernizzazione. Il suo colore ufficiale è l'azzurro.

Il 18 novembre 2007 in piazza San Babila a Milano Berlusconi annuncia lo scioglimento di Forza Italia e la nascita di una nuova formazione politica, Il Popolo della Libertà (PdL), a seguito di un'iniziativa di raccolta firme a favore di elezioni anticipate. Il 28 novembre Berlusconi ha smentito lo scioglimento immediato del partito.

Il 21 novembre 2008 il Consiglio Nazionale di Forza Italia ha sancito ufficialmente la confluenza nel PdL e ha dato a Berlusconi pieni poteri nella fase di transizione che si concluderà con il congresso costituente del nuovo partito nel marzo 2009..

Forza Italia! Associazione per il buon governo viene costituita, presso lo studio del notaio Roveda a Milano, il 29 giugno 1993 da alcuni noti professionisti, alcuni inseriti nelle aziende controllate da Fininvest, altri comunque vicini al fondatore e proprietario di quest'ultima Silvio Berlusconi, tra i quali Marcello Dell'Utri, Antonio Martino, Gianfranco Ciaurro, Mario Valducci, Antonio Tajani, Cesare Previti e Giuliano Urbani. Il nome venne preso dallo slogan Forza Italia utilizzato nella campagna elettorale della Democrazia Cristiana del 1987, curata da Marco Mignani.

Berlusconi inizia a parlare di politica già da mesi. Il 19 marzo 1993 lascia intendere di essere preoccupato per la situazione politica. Il 10 maggio presiede il convegno Cambiare per rinascere: nuove idee, nuovi uomini, dove emerge il profilo del partito che vorrebbe il fondatore della Fininvest.

Inizialmente Berlusconi preferisce agire con cautela, ma le indiscrezioni trapelano, come quella che vuole Giuliano Urbani ideologo del movimento berlusconiano.

Il 16 ottobre il settimanale della Mondadori, Epoca, mostra in copertina il logo dei "Club Forza Italia". All'interno vi è una lunga intervista a Silvio Berlusconi che nega si tratti delle sezioni di un futuro partito politico.

Il 22 ottobre il quotidiano la Repubblica pubblica alcuni documenti redatti da Urbani che circolano fra i dirigenti di Berlusconi di argomento politico. Berlusconi tuttavia nega la paternità di tali documenti e nega di essere il leader di un partito politico. Nei giorni successivi nega di organizzare direttamente i club Forza Italia e accusa il gruppo Repubblica-l'Espresso di metter in atto una campagna tesa alla distruzione del suo gruppo .

Il 23 novembre, Silvio Berlusconi, a Casalecchio di Reno (Bo), durante l'inaugurazione di un ipermercato, dichiara ai giornalisti che "se il centro moderato non dovesse organizzarsi, non potrei non intervenire direttamente, mettendo in campo la fiducia che sento di avere da larga parte della nostra gente". Inoltre afferma, riguardo alle elezioni comunali di Roma, che, se potesse votare, voterebbe per Gianfranco Fini: mai un imprenditore così importante si era schierato tanto apertamente per il Movimento Sociale Italiano.

Il 25 novembre nasce l'Associazione nazionale dei club di Forza Italia, strettamente legata alle aziende facenti capo a Fininvest, con la sede in viale Isonzo a Milano.

Il giorno dopo Berlusconi accetta l'invito dell'Associazione stampa estera a tenere una conferenza stampa sulle sue dichiarazioni su Fini.

Il 9 dicembre Berlusconi inaugura il primo club Forza Italia e presenta l'inno degli "azzurri". Il 15 dicembre viene aperta la sede centrale di Forza Italia in un palazzo in via dell'Umiltà a Roma che è lo stesso che fu la sede del Partito Popolare Italiano di Don Luigi Sturzo. Il 18 gennaio 1994 Berlusconi, Tajani, Luigi Caligaris, Martino, Valducci, danno vita al Movimento Politico Forza Italia. L'annuncio della "discesa in campo" viene dato con un messaggio televisivo il 26 gennaio; l'uso di questo mezzo inusuale per la politica tradizionale suscita commenti che vanno dall'ammirativo per l'abilità comunicativa di Berlusconi alla preoccupazione per l'effetto distorsivo per il corretto funzionamento della democrazia di una concentrazione di potere mediatico in una sola persona in misura anomala rispetto agli altri Paesi occidentali.

Da subito il partito si configura come una novità assoluta anche nelle strutture organizzative: al posto di un segretario (come negli altri partiti) vi è un presidente (Berlusconi), anziché una "direzione nazionale" vi è il "comitato di presidenza", composto da Silvio Berlusconi, Antonio Martino, Luigi Caligaris, Antonio Tajani, Mario Valducci (amministratore nazionale). Non c'è nemmeno un'"assemblea nazionale" ma l'assemblea degli associati (e iscriversi costava centomila lire, con in omaggio l'audiocassetta con l'inno). Il movimento non ha neppure sezioni comunali e provinciali, ma solo rappresentanze regionali e la sede centrale romana che però non è la stessa che coordina i club che è sita a Milano.

Data la struttura, le origini e la presenza all'interno, in questa fase, di molti uomini di Fininvest e Publitalia '80, si parlerà da subito fra i detrattori di "partito-azienda", di "partito di plastica", di "partito personale" o anche "partito eversivo" (nel senso di partito completamente nuovo, estraneo alla tradizione liberale, fondato sulla lealtà incondizionata nei confronti del capo, non nei confronti di un'idea o di un progetto).

Nello storico discorso del 26 gennaio Berlusconi definisce Forza Italia un movimento politico piuttosto che un partito vero e proprio e con esso si candida alla guida del Paese.

Il 6 febbraio, al Palafiera di Roma, si tiene la prima convention di Forza Italia e Berlusconi pronuncia il primo discorso da leader politico.

Il 27-28 marzo, con i risultati delle elezioni politiche, Forza Italia si afferma come il primo partito italiano con il 21% dei voti e va alla guida del Governo insieme ad altri partiti dell'area di centrodestra: al Nord l'alleanza è denominata Polo delle Libertà (Forza Italia, CCD, Lega Nord), mentre al Sud Polo del Buon Governo (Forza Italia, Alleanza Nazionale, CCD). Escono sconfitte la coalizione di sinistra dei Progressisti e la coalizione centrista del Patto per l'Italia (Partito Popolare Italiano e Patto Segni).

Il successo di Forza Italia può essere attribuito a due fattori (oltre alla forza economica e mediatica del suo leader): a differenza di altri personaggi "nuovi" comparsi sulla scena politica, come Mario Segni, Berlusconi si appellava a interessi sociali più precisi e focalizzati, come quelli dei lavoratori autonomi; inoltre Berlusconi puntava su una netta polarizzazione tra destra e sinistra, togliendo spazio a ipotesi di centrismo che venivano spazzate via dalla radicalizzazione dello scontro. Ovviamente la semplificazione dei termini dello scontro elettorale, anche per la sua lontananza dalla "vecchia" politica fatta di compromessi, faceva buon gioco ad una campagna di "lancio" del marchio sviluppata con un successo che ha ben pochi precedenti. Si possono aggiungere anche fattori come l'appello all'efficienza, la sfiducia verso la politica tradizionale e la costruzione dell'immagine del leader come uomo deciso ma disinteressato, forte ma generoso.

L'aspetto anomalo era rappresentato dagli alleati: Forza Italia era infatti coalizzata con la Lega Nord nelle regioni settentrionali, dove Alleanza Nazionale si presentava isolata, e con il partito guidato da Gianfranco Fini al centro-sud: non una coalizione, in sostanza, ma due.

Il 90% degli eletti nelle liste di Forza Italia risultò alla prima esperienza parlamentare. Il centro-destra, riuscì ad ottenere la maggioranza dei seggi alla Camera dei Deputati, ma non al Senato. Determinanti per la nascita del governo furono così i voti di tre senatori a vita (Gianni Agnelli, Francesco Cossiga e Giovanni Leone) e di quattro senatori eletti nelle liste del Patto per l'Italia (Giulio Tremonti, che divenne ministro delle Finanze, Vittorio Cecchi Gori, Alberto Michelini e Luigi Grillo).

Nonostante l'ottimo risultato ottenuto da Forza Italia alle successive elezioni europee dello stesso anno (circa il 30%), il primo governo Berlusconi cadde pochi mesi dopo. Una proposta del Governo per riformare il sistema pensionistico incontrò la tenace opposizione dei sindacati, che proclamarono lo sciopero generale. Si acutizzò così la crisi politica fra la Lega Nord e il resto della maggioranza. Immediatamente dopo la vittoria elettorale, Bossi aveva già manifestato il suo disagio a governare assieme ai politici del Movimento Sociale Italiano (da lui definiti "fascisti").

Lo scontro diretto arrivò alla vigilia delle vacanze natalizie, fra il 21 e il 22 dicembre: in diretta televisiva Silvio Berlusconi, dichiarò che il patto sancito con la Lega all'inizio dell'anno era stato tradito e chiese di tornare immediatamente alle urne. Bossi, dal canto suo, ricambiò le accuse, affermando che l'accordo sul federalismo era stato ampiamente disatteso dal governo. La Lega formò un'alleanza con il Partito Popolare, assieme a cui presentò una mozione di sfiducia. Così si aprì la crisi: Berlusconi, per evitare di essere sfiduciato, rassegnò le proprie dimissioni, spingendo per le elezioni anticipate ed invitando gli elettori a una "rivolta morale" contro il cambio di maggioranza (soprannominato "ribaltone").

Il Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro non ritenne di sciogliere le camere, in quanto era possibile una maggioranza alternativa. La Lega decise in seguito di appoggiare, insieme ai parlamentari popolari e della sinistra, un governo tecnico presieduto da Lamberto Dini. Forza Italia e il resto dell'ex maggioranza di centro-destra, dopo aver inizialmente appoggiato la nomina di Dini (ministro del Tesoro nel Governo Berlusconi, Dini era stato tra i maggiori sostenitori della contestata riforma delle pensioni), si chiamarono fuori dopo la pubblicazione dell'elenco dei ministri e tornarono a chiedere le elezioni anticipate. Il Governo Dini ottenne comunque la fiducia.

Consumata la rottura con la Lega, nel 1996, lo schieramento del Polo per le Libertà composto da Forza Italia, Alleanza Nazionale, CCD e CDU, perde le elezioni. Si costituisce il governo dell'Ulivo, la coalizione avversaria, presieduto da Romano Prodi, ma - nel '98 - anche questo esecutivo è destinato ad essere sfiduciato, così il timone passa nelle mani di Massimo D'Alema, fortemente avversato da Forza Italia, anche perché il suo governo riceve l'appoggio di diversi parlamentari eletti con il Polo. Berlusconi denuncia: "Questo governo nasce con la rappresentanza di un milione di nostri elettori".

I consensi, intanto, aumentano: Forza Italia e il Polo vincono le Europee del '99 e le Regionali del 2000.

Così, nel 2000, dopo che la Lega aveva abbandonato i suoi propositi secessionisti, si ricompatta l'alleanza, che prende il nome di Casa delle Libertà, aperta anche ai contributi di partiti e movimenti minori.

La CdL vince le elezioni e va al governo del Paese. Durante la campagna elettorale Berlusconi sigla, presso la trasmissione Porta a Porta condotta da Bruno Vespa, il noto Contratto con gli italiani: un accordo fra lui ed i suoi potenziali elettori in cui si impegna, in caso di vittoria, a realizzare ingenti sgravi fiscali, il dimezzamento della disoccupazione, l'avviamento di decine di opere pubbliche, l'aumento delle pensioni minime e la riduzione del numero di reati; impegnandosi altresì a non ricandidarsi alle successive elezioni nel caso in cui almeno quattro dei cinque punti principali non fossero stati mantenuti.

Forza Italia, pertanto, va al governo del Paese, un governo (guidato dallo stesso Berlusconi) che acquista il primato di "più longevo" nella storia della Repubblica. Dura in carica 1.422 giorni.

A partire dalle elezioni regionali del Friuli-Venezia Giulia, nel 2003, e nelle successive consultazioni elettorali, Forza Italia registra un progressivo calo di consensi, pur rimanendo la lista più votata della Casa delle Libertà. Conseguentemente alla sconfitta alle Regionali del 2005, il centrodestra mantiene soltanto due regioni (Lombardia e Veneto) delle otto precedentemente governate. In questo frangente, a seguito di una lunga verifica iniziata mesi prima, alcuni partiti della coalizione chiedono un rilancio del programma e dell'attività di governo. All'apertura formale della crisi con il ritiro dei ministri dell'UDC e dei membri del governo del Nuovo PSI, la tensione tra Berlusconi e il segretario UDC Marco Follini è altissima: indiscrezioni apparse sui principali quotidiani nazionali raccontano di minacce di un "trattamento speciale" sulle reti Mediaset contro quest'ultimo. Silvio Berlusconi riesce tuttavia a ricompattare la coalizione - facendo alcune concessioni agli alleati - e ad ottenere così la fiducia per un nuovo esecutivo.

La campagna elettorale per le elezioni politiche del 2006 è una delle più accese di tutta la storia. Forza Italia e la coalizione di centrodestra, guidata da Berlusconi, si presentarono agli elettori chiedendo un giudizio positivo sull'esperienza del governo, durato cinque anni. Lo sfidante, Romano Prodi, si presentò con una coalizione di centrosinistra rinnovata, naturalmente con un giudizio diametralmente opposto sul governo di centrodestra.

Berlusconi partecipò a due confronti televisivi ufficiali col suo sfidante, durante i quali accusò la sinistra di essere divisa sulle principali proposte economiche. Il momento più importante della campagna elettorale di Berlusconi fu però un clamoroso ed inaspettato intervento ad un'assemblea della Confindustria, attaccando i rivali sui temi dell'economia e della giustizia. In chiusura della campagna, il Presidente del Consiglio uscente lanciò la proposta dell'abolizione dell'ICI sulla prima casa.

La Casa delle Libertà riuscì così a riconquistare la fiducia di molti elettori e Forza Italia si riappropriò della leadership all'interno della coalizione, ottenendo un risultato in netta ascesa rispetto alle previsioni (ma inferiore a quelle delle elezioni del 2001), ma comunque non sufficiente ad evitare la sconfitta elettorale del centrodestra. Alla Camera dei deputati il centrosinistra ottenne, con 24.755 voti in più, il premio di maggioranza previsto dalla legge elettorale varata nel 2005 e nel complesso (contando anche i voti del Trentino-Alto Adige, della Valle d'Aosta e della circoscrizione Estero) circa 130.000 voti in più, con una percentuale del 49,73% dei consensi contro il 49,40% della CdL.

Al Senato, la situazione era ribaltata: la CdL ottenne nel complesso circa 147.000 voti in più (il 49,57% contro il 49,16%), ma per il sistema degli sbarramenti regionali previsti dalla legge elettorale, varata dal Governo Berlusconi III, e con l'apporto del voto della circoscrizione Estero, l'Unione riuscì comunque a conquistare due seggi in più.

Forza Italia, nonostante un forte calo rispetto alle politiche del 2001 (- 6% alla Camera), risulta alla Camera come la seconda forza politica italiana con 9 milioni di voti (23,7%) dietro la lista L'Ulivo (che è l'unione di due partiti, i Democratici di Sinistra e La Margherita) che invece ha ottenuto 11,9 milioni di voti e al Senato (dove i Democratici di Sinistra e La Margherita si sono presentati separati) come la prima forza politica del Paese con 8,2 milioni di voti (24,0%). Elegge (compresi gli eletti nella circoscrizione Estero) 140 deputati e 79 senatori. La presidenza del gruppo alla Camera dei Deputati viene assunta da Elio Vito mentre al Senato a guidare il gruppo è Renato Schifani, entrambi già alla guida dei rispettivi gruppi parlamentari nella legislatura precedente.

Il 18 novembre 2007 Silvio Berlusconi, a margine di un'iniziativa di Forza Italia contro il governo Prodi, dichiarò il prossimo scioglimento del partito che confluirà in una formazione maggiore, il partito del Popolo della Libertà. Forza Italia diventa così formazione promotrice del nuovo soggetto unitario, rilanciato dopo la caduta del Governo Prodi, e si è perciò presentata assieme ad Alleanza Nazionale e ad altri movimenti e partiti politici dell'ormai ex-coalizione all'interno delle liste del PdL, in attesa della definitiva nascita del PdL come partito prevista inizialmente per l'autunno 2008 e, in seguito, annunciata per il 27 marzo 2009. Le elezioni hanno visto la vittoria della coalizione formata da PdL, Lega Nord e Movimento per l'Autonomia e il ritorno al governo del centro-destra.

Forza Italia si definisce un "partito nuovo", senza legami diretti con la cosiddetta Prima Repubblica e, nel contempo, legittimo erede delle "migliori tradizioni politiche italiane". Il democristiano Alcide De Gasperi, il socialdemocratico Giuseppe Saragat, il liberale Luigi Einaudi e il repubblicano Ugo La Malfa sono citati nel preambolo dello statuto di Forza Italia come padri nobili a cui il partito intende riferirsi. Forza Italia attualmente si rifà ad una un'identità di centrodestra, facendo parte del Partito Popolare Europeo, ma senza limitare per questo l'apertura alla tradizione della sinistra riformista (come si vede nei riferimenti alle personalità della sinistra moderata), con un esplicito richiamo al pensiero del socialismo liberale.

Forza Italia è un partito essenzialmente accentrato sulla figura del suo leader. L'orientamento politico di Forza Italia è moderato-liberale. La struttura di formazione è diretta da don Gianni Baget Bozzo e la linea politica è influenzata da Ferdinando Adornato (direttore del mensile "Liberal") che ha tentato di riadattare il neoconservatorismo statunitense al contesto politico-culturale italiano. Adornato si è concentrato sul progetto di riunire i partiti dell'area di centrodestra attraverso la creazione di un nuovo soggetto politico unitario.

Forza Italia sostiene la parità di importanza tra scuola privata e scuola pubblica; ritiene che i vincoli pubblici alla libera iniziativa imprenditoriale vadano eliminati o fortemente ridotti; propugna un sistema tributario che non si ponga come fine la redistribuire la ricchezza bensì orientare i consumi e, quindi, incentrato sulle imposte indirette e su quelle reali, piuttosto che su quelle dirette e personali; propone la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e magistratura inquirente; in politica estera adotta una linea fortemente atlantista. Sostiene, inoltre, le posizioni di libertà di coscienza in tematiche che riguardano la bioetica.

La struttura di Forza Italia è prevalentemente verticistica: i coordinatori nazionali e regionali sono nominati direttamente dal presidente del movimento, Silvio Berlusconi. Gli iscritti, invece, possono eleggere i coordinatori dei club locali e i coordinamenti provinciali.

Sono riuniti nella Conferenza dei Coordinatori regionali, il cui segretario è Angelino Alfano.

In nessuno dei due congressi tenutisi fino ad oggi sono state discusse mozioni di minoranza, privilegiando una linea unitaria a sostegno del leader Silvio Berlusconi alla presidenza del movimento, anche se l'elezione da parte del Congresso nazionale di alcuni membri del Consiglio Nazionale è spesso movimentata, come quando nel 1998 si ebbe il duello tra Franco Frattini e Gianni Pilo per essere il consigliere nazionale più votato.

In ogni caso ci sono tre possibili distinzioni che si possono fare dei membri di FI. La prima riguarda il dibattito sul profilo organizzativo del partito, la seconda gli orientamenti in materia economica e sociale, la terza concerne gli orientamenti politici generali (non solo a livello nazionale, ma anche locale), spesso in relazione alle vecchie appartenenze politiche.

Nell'ambito della geografia interna delle posizioni politiche esistenti in Forza Italia, assumono rilievo anche le fondazioni e i rapporti con i i piccoli movimenti politici strettamente legati al partito.

Negli ultimi tempi le due parti si sono indubbiamente ravvicinate (pochi infatti contestano ancora un maggiore radicamento del partito, unito a più collegialità e più democrazia interna, soprattutto dopo l'appello di Paolo Guzzanti in richiesta di un congresso "vero") e il duo Bondi-Cicchitto sembra muoversi svincolato dal proprio mentore, Dell'Utri. Quanto a quest'ultimo si può dire che abbia deciso di sostenere nuove leve di giovani a discapito di dellutriani di lungo corso come Enzo Ghigo, Roberto Tortoli e Guido Viceconte e che si sia lui stesso convinto della necessità di un'organizzazione capillare del partito, fondata sulle sezioni locali, similmente a quella che i DS hanno ereditato dal vecchio PCI.

Attorno al Vice Presidente del partito Giulio Tremonti si è costituito un gruppo composto da membri di diversa estrazione politico-culturale e in gran parte provenienti dal Nord Italia, forti sostenitori del federalismo fiscale, di qui le affinità con la Lega Nord, e di un liberismo temperato. Tra i tremontiani, cementatisi durante la battaglia in due tempi in difesa del risparmio e contro l'operato di Antonio Fazio a Bankitalia, vale la pena di citare Giorgio Jannone, Guido Crosetto, Luigi Casero, Maria Teresa Armosino, Andrea Pastore, Giuseppe Vegas, Gianfranco Conte e lo stesso Antonio Leone.

A Tremonti, spesso tacciato di colbertismo, si sono spesso contrapposti i liberisti doc guidati da Antonio Martino e Raffaele Costa, anche in piena campagna elettorale. In genere, poi, l'ala del partito maggiormente legata all'ex PLI si è dimostrata la meno entusiasta nel sostenere il federalismo propugnato da Bossi e Tremonti, tanto che Egidio Sterpa (ex PLI di lungo corso) è stato l'unico membro del gruppo di FI alla Camera a votare contro il progetto di riforme istituzionali varato dal Governo Berlusconi.

Come si vede, a parte il gruppo di Formigoni, che ha una caratterizzazione più che altro lombarda e ciellina, manca una vera e propria componente democristiana. Ciò è dovuto al fatto che gli ex DC, che pure non sono troppo rappresentati al vertice, sono la stragrande maggioranza del partito, tanto da non sentire la necessità di organizzarsi in una vera e propria corrente. Peraltro spesso i democristiani berlusconiani si dividono sia sulla questione della struttura del partito, sia sulle questioni di attualità politica. In questo gruppo indefinito vanno inseriti Roberto Formigoni e i suoi seguaci, lo stesso Claudio Scajola, Giorgio Carollo, Giuseppe Pisanu, Enrico La Loggia, Renato Schifani, Angelino Alfano, Alfredo Antoniozzi, Raffaele Fitto, Giuseppe Gargani, Francesco Giro, Luigi Grillo, Osvaldo Napoli, Antonio Palmieri e Angelo Sanza, Riccardo Ventre e Marcello Vernola.

In generale si può parlare di un'anima democristiana, di una socialista riformista (ex PSI e ex PSDI), di una liberale e di una di berlusconiani della prima ora, molti dei quali provenienti da Publitalia, come, ad esempio, il vice-presidente dei deputati Antonio Leone e Gianfranco Micciché.

A livello regionale il panorama delle correnti è molto frastagliato e diversificato e spesso non rispetta le logiche nazionali. Gli ex-Democristiani in particolare si presentano raramente come un fronte compatto e sono piuttosti divisi in diversi gruppi.

In Piemonte si sono contrapposti il gruppo di Enzo Ghigo (ex-Publitalia e dellutriano) e quello di Roberto Rosso, ex-DC sostenuto anche dagli ex-PLI, molto forti in regione e soprattutto nel Cuneese, dove esprimono il Presidente della Provincia Raffaele Costa. L'attuale coordinatore regionale è Guido Crosetto, un tremontiano proveniente dalla DC, che si posiziona neutralmente rispetto alle due fazioni.

In Lombardia al gruppo ciellino guidato da Roberto Formigoni, Maurizio Lupi e Mario Mantovani si sono uniti "riformisti" di diversa estrazione politica come Massimo Guarischi (ex-PSDI), Giampiero Borghini (ex-PCI, poi sindaco di Milano con il sostegno del PSI) e Francesco Colucci (ex-PSI). Al gruppo formigoniano, che controlla saldamente il partito, si contrappone un'area di dellutriani e di laico-socialisti, tra i quali spiccano i nomi di Paolo Romani (ex-PLI) e Luigi Casero (ex-PRI).

In Liguria la stragrande maggioranza dei dirigenti e degli eletti è riconducibile all'area di Claudio Scajola, che controlla tutta la zona del Ponente ligure e, in particolare, della Provincia di Imperia. Il coordinatore regionale Michele Scandroglio, ex-DC, è a lui molto vicino. All'interno dell'area genovese, oltre al forte gruppo di scajoliani, la componente liberale gode ancora di un discreto seguito: il deputato Roberto Cassinelli e il senatore Enrico Musso sono sì molto vicini a Scajola, ma provengono dalle file del PLI.

In Veneto il partito è saldamente in mano a Giancarlo Galan (ex-PLI e ex-Publitalia). Al Presidente della Regione fanno riferimento l'area laico-socialista e dellutriana, guidata dagli ex-PSI Amalia Sartori e Renato Chisso e dagli ex-PLI Fabio Gava e Niccolò Ghedini, coordinatore regionale, e un nutrito gruppo di ex-democristiani con Raffaele Bazzoni, Carlo Alberto Tesserin, Leonardo Padrin, Marino Zorzato e Domenico Menorello in testa. Esistono poi almeno due gruppi provenienti dalla vecchia DC: i cosiddetti neodorotei e i democratici popolari. Tra i primi, legati al leader doroteo veneto Franco Cremonese e in gran parte membri del CDU fino al 1998, ci sono Vittorio Casarin e Clodovaldo Ruffato. Tra i secondi, un tempo stretti alleati di Galan, ci sono gli ex-seguaci di Giorgio Carollo, fondatore di Veneto per il PPE, tra i quali spiccano i nomi di Renzo Marangon, Barbara Degani e Giancarlo Conta, che si sono recentemente riavvicinati a Galan. Esiste poi un altro gruppo di derivazione PSI, spesso non in sintonia con Galan e guidato da personaggi del calibro di Maurizio Sacconi e Renato Brunetta, ai quali si è unito l'ex-DC Remo Sernagiotto. A tale gruppo si è spesso accodato anche Aldo Brancher, ex-DC e anello di congiunzione tra Forza Italia e Lega Nord.

Nel Friuli-Venezia Giulia è molto forte la componente proveniente da esperienze radicali e socialiste, guidata da Roberto Antonione e Renzo Tondo (succedutisi alla presidenza regionale), ma non manca un nutrito gruppo di ex-DC, con in testa Isidoro Gottardo e Danilo Moretti.

Nel Lazio, di recente Francesco Giro, leader del gruppo democristiano, ha preso il posto della giovane Beatrice Lorenzin come coordinatore regionale. Figure di rilievo sono poi Alfredo Antoniozzi e Stefano De Lillo.

In Campania si possono rintracciare almeno tre gruppi: quello di Antonio Martusciello (sostenuto da altre personalità locali come Antonio Barbieri, Aldo Perrotta, Emiddio Novi, Gaetano Fasolino, Cosimo Izzo e Fulvio Martusciello), quello di Elio Vito e Nicola Cosentino (Luigi Cesaro, Franco Malvano, Gioacchino Alfano, Antonio Girfatti, Alfredo Vito e altri) e gli immancabili scajoliani (Riccardo Ventre, Paolo Russo e Ermanno Russo). Tra i non schierati figurano Giuseppe Gargani, Claudio Azzolini e Francesco Brusco.

In Puglia il partito è saldamente in mano agli ex-DC guidati da Raffaele Fitto.

In Sicilia il partito si divide in un gruppo legato a Gianfranco Micciché e Stefania Prestigiacomo e un altro di origine democristiana guidato da Renato Schifani, Enrico La Loggia e Angelino Alfano. Con la nomina di quest'ultimo a coordinatore regionale al posto di Micciché si può dire che la corrente neo-democristiana abbia preso il sopravvento nel partito regionale.

Grande importanza per il partito, e in generale per il centrodestra, hanno quotidiani come Libero (diretto da Vittorio Feltri), Il Foglio (diretto da Giuliano Ferrara, già ministro per i Rapporti con il Parlamento nel primo Governo Berlusconi), L'Opinione, Il Domenicale e Il Giornale (della cui casa editrice è azionista di maggioranza il fratello di Silvio Berlusconi, Paolo; vicedirettore Paolo Guzzanti e consigliere d'amministrazione Egidio Sterpa, entrambi senatori di FI, mentre direttore è Mario Giordano), che, seppure non legati ufficialmente al partito, sostengono Berlusconi, senza far mancare qualche critica, spesso tagliente (specie nel caso di Libero e de Il Foglio).

Per la primavera 2007 è prevista l'uscita di Liberal come quotidiano (12 pagine insieme al Domenicale). Il quotidiano si propone di "raccontare il popolo delle libertà" e affermare "una cultura moderna che non guarda più a sinistra".

E' da ricordare che il 16 gennaio 2003 riprende le pubblicazioni l'Avanti!, storico giornale del PSI, ora sotto la direzione di Valter Lavitola e come foglio (quattro pagine) «liberalsocialista» degli ex Psi di Forza Italia, come Fabrizio Cicchitto (che lo ha fortemente voluto), Paolo Guzzanti, Renato Brunetta, Gianni Baget Bozzo. L'8 marzo 2006 però il giornale è divenuto quotidiano socialista avvicinandosi alle posizioni del Nuovo PSI, partito al quale l'editore-direttore è vicino.

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Roberto Roscani

Roberto Roscani (Roma, 5 settembre 1952) è un giornalista e politico italiano.

Entra a l'Unità nel 1974 e qui lavora per diversi anni nella cronaca romana del giornale. Dal 1982 è alle pagine di Cultura e Spettacoli che vengono unificate per iniziativa del direttore Alfredo Reichlin e dirette da Ferdinando Adornato (caposervizio) e da lui stesso (vicecaposervizio). È una forte innovazione rispetto alla tradizionale terza pagina perché mette insieme cultura alta e bassa e modifica approccio e linguaggio ai temi della cultura tra i collaboratori molti importanti intellettuali (Massimo Cacciari, Ottavio Cecchi, Mazzino Montinari, Agostino Lombardo, Cesare Luporini, Massimo Paci) ma anche importanti scrittori e poeti, come Giudici, Cucchi, Paris, Raboni, Asor Rosa. Nel 1989 diventa vice direttore di Rinascita, diretta nella nuoiva edizione da Alberto Asor Rosa e da questa postazione segue la fine del Pci e la nascita del Pds. Nel 1991 rientra all'Unità dove si occupa prima di dirigere le pagine culturali, poi è inviato di politica quindi entra come caporedattore all'Unità 2. Tornato alla politica viene nominato vicedirettore dal direttore Paolo Gambescia e confermato poi da Giuseppe Caldarola. Con la chiusura dell'Unità nel 2000 va a Kataweb come redattore capo, poi alla direzione del sito di Vivacity creato in collaborazione tra il gruppo l'Espresso e la banca Unicredit, che ne diverrà completamente proprietaria. Nel 2004, lasciata Vivacity, prima collabora come addetto stampa alla nascita dell'ufficio del Difensore Civico di Roma (guidato da Ottavio Marotta), poi rientra a l'Unità come coordinatore delle redazioni di Firenze e Bologna. Successivamente rientra nella redazione romana al servizio politico. Dal 9 novembre del 2007 è il portavoce del segretario del Partito Democratico Walter Veltroni. Dopo le dimissioni di Veltroni è stato nominato capo dell'ufficio stampa del Pd.

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Deputati XV Legislatura

Voce principale: Elezioni politiche italiane del 2006.

Questo elenco riporta i nomi dei deputati della XV Legislatura della Repubblica Italiana dopo le elezioni politiche del 2006.

In data 28.3.2007 aderisce al gruppo il deputato Michele Pisacane proveniente dal Gruppo Popolari-UDEUR In data 6.2.2008 aderiscono al gruppo i deputati Angelo Maria Sanza e Ferdinando Adornato provenienti dal Gruppo Forza Italia.

Il deputato in data 01.02.2008 aderisce al gruppo proveniente dal Gruppo Misto, componente Socialisti per la costituente.

Il deputato rimane all'interno del Gruppo fino al 24.10.2007 per poi aderire al Gruppo L'Ulivo.

Il deputato rimane all'interno del Gruppo fino al 7.11.2007 per poi aderire al Gruppo Misto.

Il deputato in data 01.02.2008 aderisce al gruppo proveniente dal Gruppo Misto, componente Socialisti per la costituente.

Il deputato in data 01.02.2008 aderisce al gruppo proveniente dal Gruppo Misto, componente Socialisti per la costituente.

Il 4 ottobre 2007 il deputato lascia il gruppo per aderire al gruppo Misto.

Il 30 ottobre 2007 il deputato lascia il gruppo per aderire al gruppo Misto.

Il 4 ottobre 2007 il deputato lascia il gruppo per aderire al gruppo Misto.

Il deputato in data 30 ottobre 2007 lascia il gruppo Verdi per aderire al gruppo Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo.

Il deputato rimane all'interno del gruppo fino al 3.3.2008 per poi aderire al Gruppo Misto.

Il deputato in data 25 gennaio 2008 lascia il gruppo per aderire al gruppo Socialisti e Radicali-RnP.

In data 4.10.2007 aderiscono al gruppo i deputati Franco Grillini e Valdo Spini, provenienti dal gruppo Sinistra Democratica. Per il socialismo europeo.

In data 30.10.2007 aderisce al gruppo il deputato Fabio Baratella, proveniente dal gruppo Sinistra Democratica. Per il socialismo europeo.

In data 7.11.2007 aderisce al gruppo il deputato Daniele Capezzone, proveniente dal gruppo La Rosa nel Pugno.

In data 13.11.2007 aderisce al gruppo il deputato Daniela Garnero Santanchè, proveniente dal gruppo Alleanza Nazionale.

Il deputato Marco Pottino rimane all'interno del gruppo fino al 16.11.2007 per poi aderire al Gruppo Forza Italia.

Il 19 novembre 2007 i deputati Fabio BARATELLA, Franco GRILLINI e Valdo SPINI hanno aderito alla componente politica Socialisti per la Costituente.

In data 18.12.2007 aderisce al gruppo il deputato Salvatore Cannavò, proveniente dal gruppo Rifondazione Comunista-Sinistra Europea.

In data 01.02.2008 abbandonano il gruppo Misto i deputati Fabio Baratella, Franco Grillini e Valdo Spini, per aderire al gruppo Socialisti e Radicali-RnP.

In data 06.02.2008 aderisce al gruppo Misto il deputato Bruno Tabacci, proveniente dal gruppo Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro.

In data 07.02.2008 aderiscono al gruppo Misto i deputati Emerenzio Barbieri e Carlo Giovanardi, provenienti dal gruppo Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro.

In data 08.02.2008 aderisce al gruppo Misto il deputato Italo Tanoni, proveniente dal gruppo Partito democratico-Ulivo.

In data 15.02.2008 aderisce al gruppo Misto il deputato Gerardo Bianco, proveniente dal gruppo Partito democratico-Ulivo.

In data 21.02.2008 aderisce al gruppo Misto il deputato Francesco Paolo Lucchese, proveniente dal gruppo Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro.

In data 21.02.2008 aderisce al gruppo Misto la deputata Federica Rossi Gasparrini, proveniente dal gruppo Popolari-Udeur.

In data 3.03.2008 aderisce al gruppo Misto il deputato Gino Capotosti, proveniente dal gruppo Popolari-Udeur.

In data 7.03.2008 aderisce al gruppo Misto il deputato Paolo Del Mese, proveniente dal gruppo Popolari-Udeur.

In data 10.03.2008 i deputati Giorgio La Malfa, Francesco Nucara e Giovanni Ricevuto, cessata la componente politica Repubblicani, Liberali, Riformatori, rimangono iscritti al gruppo Misto senza aderire ad alcuna componente.

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Source : Wikipedia