Eugenio Montale

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Inviato da amalia 14/03/2009 @ 08:09

Tags : eugenio montale, autori, letteratura, cultura

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Eugenio Montale

Foto raffigurante Eugenio Montale.

Eugenio Montale (Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981) è stato un poeta, giornalista e critico musicale italiano, premio Nobel per la letteratura nel 1975.

E infatti, sebbene per lui, ai più lunghi studi classici, vengano preferiti quelli tecnici, a causa della sua salute precaria, e nel 1915 venga iscritto all'Istituto tecnico commerciale "Vittorio Emanuele", dove si diplomerà in ragioneria, il giovane Montale ha tutto l'agio di coltivare i propri interessi prevalentemente letterari, frequentando le biblioteche cittadine e assistendo alle lezioni private di filosofia della sorella Marianna, iscritta a Lettere e Filosofia.

Trascorre gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza tra Genova e Monterosso, nelle Cinque Terre, dove i Montale possiedono una villa.

La sua formazione è dunque quella tipica dell'autodidatta, che scopre interessi e vocazione attraverso un percorso libero da condizionamenti che non siano quelli della sua stessa volontà e dei limiti personali. Letteratura (Dante in primo luogo) e lingue straniere sono il terreno in cui getta le prime radici l'immaginario montaliano; assieme al panorama, ancora intatto, della Riviera ligure di levante: Monterosso al Mare e le Cinque Terre, dove la famiglia trascorre le vacanze.

In questo periodo di formazione Montale coltiva inoltre la passione per il canto studiando dal 1915 al 1923 con l'ex baritono Eugenio Sivori, esperienza che lascia in lui un vivo interesse per la musica.

Entrato all'Accademia militare di Parma, fa richiesta di essere inviato al fronte, e dopo una breve esperienza bellica in Vallarsa e Val Pusteria, venne congedato nel 1920.

«Scabri ed essenziali», come egli definì la sua stessa terra, gli anni della giovinezza delimitano in Montale una visione del mondo in cui prevalgono i sentimenti privati e l'osservazione profonda e minuziosa delle poche cose che lo circondano – la natura mediterranea e le donne della famiglia. Ma quel "piccolo mondo" è sorretto intellettualmente da una vena linguistica nutrita di instancabili letture, le più proficue che si possano desiderare: quelle finalizzate al solo piacere della conoscenza e della scoperta. E in quella periferia d'Europa, negli stessi anni in cui D'Annunzio rimbomba per tutta la penisola, Montale ha la fortuna di scoprire non tanto una vocazione di poeta, quanto l'amore per la poesia.

Montale ha scritto relativamente poco: quattro raccolte di brevi liriche, un "quaderno" di traduzioni di poesia e vari libri di traduzioni in prosa, due volumi di critica letteraria e uno di prose di fantasia. A ciò si aggiunga la collaborazione al Corriere della sera, ed è tutto. Il quadro è perfettamente coerente con l'esperienza del mondo così come si costituisce nel suo animo negli anni di formazione, che sono poi quelli in cui vedono la luce le liriche della raccolta Ossi di seppia. Era il momento dell'affermazione del fascismo, dal quale Montale prende subito le distanze sottoscrivendo nel 1925 il Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce. Montale vive questo periodo nella "reclusione" della provincia ligure, una sorta di tenaglia che gli ispirerà una visione claustrofobica e impotente della vita di cui non fu tuttavia del tutto consapevole, almeno fino agli anni della maturità, nella nuova stagione dell'impegno civile neorealista.

L'emarginazione sociale a cui era condannata la classe di appartenenza, colta e liberale, della famiglia, acuisce nel poeta la percezione del mondo, la capacità di penetrare nelle impressioni che sorgono dalla presenza dei paesaggi naturali: la solitudine genera il colloquio con le cose, quelle piccole e insignificanti della riviera ligure, o quella lontana e suggestiva del suo orizzonte, il mare. Una natura "scarna, scabra, allucinante", e un "mare fermentante" dal richiamo ipnotico, come solo quello mediterraneo abbacinato dal sole può suscitare. In una vita che appare già sconfitta prima ancora di cominciare, la natura ispira un sentimento di dignità profonda ed essenziale che è lo stesso che si prova leggendo le liriche del poeta.

Montale giunge a Firenze nel 1927 per il lavoro di redattore ottenuto presso l'editore Bemporad. Nel capoluogo toscano gli anni precedenti erano stati decisivi per la nascita della poesia italiana moderna, soprattutto grazie alle aperture della cultura fiorentina nei confronti di tutto ciò che accadeva in Europa. Le Edizioni de La Voce; i Canti orfici di Dino Campana (1914); le prime liriche di Ungaretti per Lacerba; e l'accoglienza che poeti come Vincenzo Cardarelli e Umberto Saba avevano ricevuto presso gli editori fiorentini: tutto ciò aveva gettato le basi di un profondo rinnovamento culturale che neppure la censura fascista avrebbe potuto spegnere.

Montale dunque entra silenziosamente, ma con l'impressionante "biglietto da visita" dell'edizione degli Ossi del '25, nell'officina della poesia italiana. Nel 1929 è chiamato a dirigere il Gabinetto scientifico letterario G. P. Vieusseux (ne sarà espulso nel 1938 dal fascismo); nel frattempo collabora alla rivista Solaria, frequenta i ritrovi letterari del caffè Le Giubbe Rosse conoscendovi Carlo Emilio Gadda e Elio Vittorini, e scrive per quasi tutte le nuove riviste letterarie che nascono e muoiono in quegli anni di incessante ricerca poetica.

La vita a Firenze però si trascina per il poeta tra incertezze economiche e fragili rapporti sentimentali; i suoi "libri della vita" sono Dante e Svevo, coi classici americani; degli innumerevoli altri non parla se non indirettamente, attraverso le tracce da essi lasciate nella sua opera. Fino al 1948, l'anno del trasferimento a Milano, egli pubblica le grandi raccolte poetiche Le occasioni e La bufera e altro. Montale ha dunque coltivato la propria "vena" poetica nell'atmosfera raccolta e amichevole di un mondo di intellettuali che il fascismo condanna a un deprimente silenzio, non tanto con imposizioni violente quanto con la forza schiacciante di un conformismo di massa che rende vano ogni tentativo di rivolta e invisibile la differenza di chi non vuole adattarsi. In questa clausura, il lavoro, l'amicizia e lo scambio intellettuale sono però profondi e decisivi, tanto che Franco Fortini può dire che la poesia di Montale (con particolare riferimento proprio agli Ossi e a Occasioni) è parsa, a partire dagli anni sessanta, la più alta di tutto il Novecento italiano.

L'ultima tappa del viaggio di Montale nel mondo è Milano (dal 1948 alla morte). Diventato collaboratore del Corriere della sera, scrive critiche musicali e reportage culturali da vari paesi (fra cui il Medio Oriente, visitato in occasione del pellegrinaggio di Papa Paolo VI in Palestina). Scrive altresì di letteratura anglo-americana per la Terza Pagina, avvalendosi della collaborazione preziosa quanto segreta dell'amico americano Henry Furst (New York, 1893- La Spezia, 1967) il quale gli invia molti articoli su autori e argomenti richiesti dallo stesso Montale, poi comparsi con minime varianti a firma di quest'ultimo, sul quotidiano di via Solferino. La vicenda venne rivelata da Mario Soldati nel racconto "Due amici", per l'appunto Montale e Furst, nel volume "Rami secchi" edito presso Rizzoli nel novembre 1989 e soprattutto, prim'ancora dell'uscita di tale volume, da Marcello Staglieno, con la pubblicazione su un'intera Terza Pagina del "Giornale" diretto da Montanelli di alcune delle lettere inedite di Montale all'amico (avute anni prima dalla vedova di Furst, la scrittrice Orsola Nemi), lettere che comprovavano tale vicenda non propriamente elegante per Montale, ripresa con un certo clamore da tutta la stampa italiana (si veda Marcello Staglieno, a cura di, "«Enrico aiutami: è una vita impossibile», lettere inedite di Eugenio Montale a Henry Furst", in "Il Giornale", 24 ottobre 1989, p.3, che comprende la prosa poetica montaliana, dedicata a Furst, "Il lieve tintinnìo del collarino", 1943). Per tornare al "viaggiare" , esso non è parte dell'immaginario poetico montaliano; non per nulla l'antologia dei suoi reportage porta il titolo di Fuori di casa (1969). Il mondo di Montale è la "trasognata solitudine" (A. Marchese) del suo appartamento milanese di via Bigli. Questo poeta, che ha cantato il mare e l'ultima donna-angelo della poesia italiana, è "della razza di chi rimane a terra": non è l'infinito il suo mondo, né del mare né del cielo, ma il mistero indecifrabile, e forse inesistente, degli oggetti quotidiani che accompagnano il disincanto di un poeta che non vuole dirsi tale.

Le ultime raccolte di versi, Xenia (dedicata alla moglie Drusilla Tanzi, dopo la morte di lei), ('66), Satura ('71) e Diario del '71 e del '72 ('73), testimoniano in modo definitivo il distacco del poeta - ironico e mai amaro - dalla Vita con la maiuscola: «pensai presto, e ancora penso, che l'arte sia la forma di vita di chi veramente non vive: un compenso o un surrogato» (Montale, Intenzioni. Intervista immaginaria, Milano 76). Nel poeta ligure confluiscono quegli spiriti della "crisi" che la reazione anti-dannunziana aveva generato fin dai Crepuscolari: tutto ciò che era stato scritto con vena ribelle nel brulicante mondo poetico italiano tra le due guerre, in lui diventa poesia vera ed alta, l'ultima possibile prima di scoprire altre ragioni per essere poeti. E paradossalmente, il poeta più trasognato e "dimesso" del novecento italiano, è anche stato il più carico di riconoscimenti ufficiali: lauree ad honorem (Milano '61, Cambridge '67, Roma '74), nomina a senatore a vita nel '67 e premio Nobel nel '75. Nel pieno del dibattito civile sulla necessità dell'impegno politico degli intellettuali, Montale continuò ad essere il poeta più letto in Italia. A testimonianza forse del fatto che il compito della poesia non è mai stato quello di dare risposte ma di rieducare a guardare il mondo.

Le raccolte di versi contengono la storia della sua poesia: Ossi di seppia (1925); Le occasioni (1939); Finisterre (1943); Quaderno di traduzioni (1948); La bufera e altro (1956); Farfalla di Dinard (1956); Xenia (1966); Auto da fè (1966); Fuori di casa (1969); Satura (1971); Diario del '71 e del '72 (1973); Sulla poesia (1976); Quaderno di quattro anni (1977); Altri versi (1980); Diario Postumo (1996; su quest'ultima opera è stato manifestato il dubbio di non autenticità da parte di alcuni studiosi).

Il primo momento della poesia di Montale rappresenta la felice affermazione del motivo lirico. Montale, in Ossi di seppia (1925) edito da Piero Gobetti, attinge l'impossibilità di dare una risposta all'esistenza: nella lirica Non chiederci la parola (introduzione in Ossi di Seppia), egli afferma che è possibile dire solo "ciò che non siamo, ciò che non vogliamo", sottolineando la negatività della condizione esistenziale. Lo stesso titolo dell'opera designa l'esistenza umana, logorata dalla natura, e ormai ridotta ad un oggetto inanimato, privo di vita. In tal modo Montale capovolge l'atteggiamento fondamentale della poesia: il poeta non può trovare e dare risposte o certezze; sul destino dell'uomo incombe quella che il poeta, nella lirica Spesso il male di vivere ho incontrato, definisce "Divina Indifferenza", ciò che non mostra alcuna partecipazione emotiva nei confronti dell'uomo.

La prima raccolta di Montale uscì nel giugno del 1925 e comprende poesie scritte tra il 1920 e il 1925. Il libro si presenta diviso in quattro sezioni: "Movimenti", "Ossi di seppia", "Mediterraneo" e "Meriggi"; al tutto è preposta una poesia, In limine (sulla soglia) che fa da chiave di lettura. Il titolo della raccolta vuole evocare i relitti che il mare abbandona sulla spiaggia, come gli ossi di seppia che le onde portano a riva; qualcosa di simile, vuole dirci il poeta, sono le sue poesie; in un'epoca che non permette più ai poeti di lanciare messaggi, di fornire un'interpretazione compiuta della vita e dell'Uomo, le poesie sono frammenti di un discorso che resta sottinteso e approdano alla riva del mare come per caso, frutto di momentanee illuminazioni. Le poesie di questa raccolta traggono lo spunto iniziale da una situazione, da un episodio della vita del poeta, da un paesaggio, come quello della Liguria, per esprimere temi più generali: la rottura tra individuo e mondo, la difficoltà di conciliare la vita con il bisogno di verità, la consapevolezza della precarietà della condizione umana. Si affollano in queste poesie oggetti, presenze spesso umili che non compaiono solitamente nel linguaggio dei poeti, alle quali Montale affida, in toni dimessi, la sua analisi negativa del presente ma anche la non rassegnazione, l'attesa di un miracolo. L'autore esprime spesso ambiguità nel considerare ambienti, cose e personaggi dei quali sovente si fa una cattiva interpretazione, ad esempio l'amico lontano che viene citato in una lirica di questa raccolta viene confuso con un'eventuale donna amata dal poeta.

Il manoscritto autografo di Ossi di Seppia è attualmente conservato presso il Fondo Manoscritti dell'Università di Pavia.

In Le occasioni (1939) la poesia è fatta di simbolo di analogia,di enunciazioni lontane dall'abbandono dei poeti ottocenteschi. Il mondo poetico di Montale appare desolato, oscuro, dolente, privo di speranza, infatti, tutto ciò che circonda il poeta è guardato con pietà e con misurata compassione. Simbolica la data di pubblicazione, 14 ottobre 1939, poco dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale,i soldati videro in Montale e nel suo atteggiamento passivo, una via da seguire.

Il fascicolo di poesie è dedicato a una misteriosa I.B, iniziali della poetessa e studiosa di Dante Irma Brandeis.

La memoria è sollecitata da alcune "occasioni" di richiamo, in particolare si delineano figure femminili (per esempio una fanciulla conosciuta in vacanza a Monterosso, Annetta-Arletta), nuove "Beatrici" a cui il poeta affida la propria speranza. La figura della donna, soprattutto Clizia, viene perseguita da Montale attraverso un'idea lirica della donna-angelo, messaggera di Dio. I tratti che servono per descriverla sono rarissimi, ed il desiderio è interamente una visione dell'amore che si configura come platonico (che è soltanto ideale e non si traduce nella realtà). Nel contempo il linguaggio si fa meno penetrabile e i messaggi sono sottintesi; Montale, però non cede all'ermetismo irrazionale, ma riafferma la propria tensione razionale e sentimentale.

Ne Le occasioni la frase divenne più libera e la riflessione filosofica, che è il pregio maggiore della poesia di Montale, diviene più vigorosa. Il poeta indaga le ragioni della vita, l'idea della morte, l'impossibilità di dare una spiegazione valida all'esistenza.

Consapevole che la conoscenza umana non può raggiungere l'assoluto, nemmeno tramite la poesia, a cui spesso si tende ad affidare il ruolo di fonte d'elevazione spirituale per eccellenza, Montale scrive poesia perché questa possa essere una sorta di strumento/testimonianza d'indagine della condizione esistenziale dell'uomo novecentesco. A differenza delle allusioni ungarettiane, Montale fa un ampio uso di idee, di emozioni e di sensazioni più indefinite. Montale cerca una soluzione simbolica in cui la realtà dell'esperienza diventa una testimonianza di vita. È la negatività esistenziale vissuta dall'uomo novecentesco dilaniato dal divenire storico. Il poeta, però, vede in alcune immagini una sorta di speranza contro questa situazione di "male di vivere": ad esempio, il mare (pensando a Ossi di seppia) e in alcune figure di donne che sono state importanti nella sua vita.

La poesia di Montale assume dunque il valore di testimonianza e un preciso significato morale: Montale esalta lo stoicismo etico di chi compie in qualsiasi situazione storica e politica il proprio dovere. Montale non credeva all'esistenza di «leggi immutabili e fisse» che regolassero l'esistenza dell'uomo e della natura; da qui deriva la sua coerente sfiducia in qualsiasi teoria filosofica, religiosa, ideologica che avesse la pretesa di dare un inquadramento generale e definitivo, la sua diffidenza verso coloro che proclamavano fedi sicure. Per il poeta la realtà è segnata da una insanabile frattura fra l'individuo e il mondo, che provoca un senso di frustrazione e di estraneità, un malessere esistenziale. Questa condizione umana è, secondo Montale, impossibile da sanare se non in momenti eccezionali, veri stati di grazia istantanei che Montale definisce miracoli, gli eventi prodigiosi in cui si rivela la verità delle cose, il senso nascosto dell'esistenza. Montale matura negli anni della giovinezza una visione prevalentemente negativa della vita, come egli stesso ha dichiarato. Rispetto a questa visione, la poesia si pone per Montale come espressione profonda e personale della propria ricerca di dignità e del tentativo più alto di comunicare fra gli uomini. L'opera di Montale è, infatti, sempre sorretta da un'intima esigenza di moralità, ma priva di qualunque intenzione moralistica: il poeta non si propone come guida spirituale o morale per gli altri; attraverso la poesia egli tenta di esprimere la necessità dell'individuo di vivere nel mondo accogliendo con dignità la propria fragilità, incompiutezza, debolezza.

Alcuni caratteri fondamentali del linguaggio poetico montaliano sono i simboli: nella poesia di Montale compaiono oggetti che tornano e rimbalzano da un testo all'altro e assumono il valore di simboli della condizione umana, segnata, secondo Montale, dal malessere esistenziale, e dall'attesa di un avvenimento, un miracolo, che riscatti questa condizione rivelando il senso e il significato della vita. In Ossi di seppia il muro è il simbolo negativo di uno stato di chiusura e oppressione, mentre i simboli positivi che alludono alle possibilità di evasione, di fuga e di libertà sono l'anello che non tiene, il varco, la maglia rotta nella rete. Nelle raccolta successive il panorama culturale,sentimentale e ideologico cambia e, quindi, risulta nuova anche la simbologia. Per esempio nella seconda raccolta, Le occasioni, diventa centrale la figura di Clizia, il nome letterario che allude a una giovane americana amata da Montale, che si trasforma in una sorta di angelo dal quale soltanto è possibile aspettare il miracolo e dal quale dipende ogni residua possibilità di salvezza.

Il poeta Eugenio Montale è stato, assieme al pittore Gianfilippo Usellini e all'allora dirigente RAI Sergio Pugliese, entusiasta promotore del famoso brindisi alla carcerazione di Giovannino Guareschi in occasione del Premio Bagutta del 1954. A lui è intitolato un liceo classico statale a Roma.

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Centrale Termoelettrica Eugenio Montale

La Centrale Termoelettrica "Eugenio Montale" è situata nella zona industriale del comune della Spezia.

La centrale è di proprietà dell'ENEL da 1,3 gigawatt che da sola produce il 5% dell'energia nazionale. Dopo la riconversione dal funzionamento a carbone, la centrale è alimentata da tre gruppi: due che funzionavano a carbone sono completamente convertiti a metano, mentre solo il terzo è rimasto a carbone/olio combustibile e funziona, comunque, all'interno di un impianto a turbogas. L'impianto a turbogas è un impianto moderno di filtri e precipitatori elettrostatici hanno contribuito a ridurre le emissioni.

Per i fumi emessi da questo gruppo, nella centrale è stato installato l'impianto di depurazione a precipitatori elettrostatici più costoso e moderno d'Europa, mentre la città è dotata di centraline di monitoraggio del livello di polveri sottili e altri parametri d'inquinamento.

Tuttavia la popolazione, che vive a stretto contatto con l'impianto nei quartieri di Melara, Pianazze, Fossamastra e Canaletto hanno spesso manifestato la loro contrarietà alla presenza di tale impianto. Nel 1988 un referendum popolare ha sancito la richiesta di dismissione della centrale ENEL.

Dal 2007 vi è uno scontro acceso tra le forze politiche locali e parte della popolazione riguardo alla possibilità di conferire il CDR nelle caldaie della centrale, per chiudere il ciclo dei rifiuti. Tale ipotesi è fortemente osteggiata dalla popolazione locale, dalla locale federazione del Partito della Rifondazione comunista e dalle sigle sindacale di CGIL e CISL.

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La Spezia

Panorama di La Spezia

La Spezia (Spèza in dialetto spezzino, pronunciato /ˈspɛza/) è un comune della Liguria e il capoluogo dell'omonima provincia. Con i suoi circa 95.000 abitanti è il secondo comune più popoloso della regione (la sua area urbana conta 126.000 abitanti), preceduto solo dal capoluogo Genova.

La città si trova all'estremo levante della regione Liguria, a pochi chilometri dal confine con la Toscana, al centro di un profondo golfo naturale al quale dà il nome. Tale golfo, conosciuto anche con l'appellativo di Golfo dei Poeti, è cinto da una catena di colline, la cui cima più imponente è il monte Parodi, asperità che è situata alla periferia occidentale del centro abitato.

Il territorio comunale spezzino fa parte dell'Autorità di Bacino Interregionale del Fiume Magra ed una piccola porzione del territorio comunale, rappresentata dal piccolo borgo di Tramonti e dalla circostante collina, fa parte del Parco Nazionale delle Cinque Terre.

La città sorge su un angusto lembo di terra stretto tra mare e monti; diretta conseguenza di ciò è la presenza di numerosi quartieri collinari e la disposizione piuttosto irregolare della pianta urbana, che negli anni venti ha richiesto addirittura lo sbancamento del colle dei Cappuccini (dove sorge l'attuale Piazza Europa) per consentire al centro storico lo sviluppo possibile verso est, in direzione della piana di Migliarina, poiché l'area ad ovest è occupata dall'Arsenale Militare.

Tale sviluppo urbanistico ha richiesto ingenti opere di bonifica; infatti dove oggi sorge la gran parte dello scalo portuale era un tempo un'ampia zona paludosa, detta gli Stagnoni.

Il golfo che protegge la città ha una estensione di circa 150 ettari, ed è chiuso da una diga foranea lunga circa 2.210 metri con due passaggi, quello di ponente di circa 400 metri e quello di levante di circa 200 metri. L'insenatura del golfo ha una profondità di 4,6 km ed una larghezza di 3,2 km.

Proprio la particolare conformazione del golfo, ben riparato dalla furia delle mareggiate e da possibili attacchi nemici, ha fatto sì che alla Spezia venisse costruito uno dei più grandi arsenali della Marina Militare e, nel corso degli anni, si potesse sviluppare uno dei maggiori porti mercantili del Mar Mediterraneo.

La Spezia gode generalmente di un clima temperato caldo; nello specifico, il clima dominante è di tipo mediterraneo, influenzato da influssi atlantici e caratterizzato generalmente da inverni miti, grazie all'azione mitigatrice del mar Ligure e dello scirocco proveniente dall'Africa. Tuttavia non sono infrequenti le incursioni di aria fredda di origine balcanica (proveniente dai valichi comunicanti con la Pianura Padana che si trovano alle spalle della città) che fanno abbassare la temperatura, facendo scendere la colonnina sotto lo zero. La temperatura media del mese più freddo (gennaio) è di 7,6 °C. Le estati sono caratterizzate da temperature piuttosto elevate, con medie del mese più caldo (luglio) superiori ai 24 °C.

La piovosità è elevata, sia per la posizione nell'arco ligure, investito dai venti umidi, sia per l'azione di copertura degli Appennini. Il regime pluviometrico è di tipo sub-litoraneo appenninico, con picchi di massimi in autunno (maggiore) e in primavera, e picchi di siccità in inverno ed in estate. La media pluviometrica è di 1343 mm di pioggia annui. Pur non essendo tipiche del clima mediterraneo, le nevicate non sono infrequenti in città, soprattutto negli ultimi anni, e più copiose sulle alture e nelle zone dell'entroterra.

Durante i mesi più freddi quando persistono condizioni di cielo sereno e calma di vento La Spezia risulta una delle zone costiere con le temperature minime più fredde della Liguria, con temperature capaci di gelare l'acqua nelle fontane cittadine (il 4 gennaio 2009 la temperatura è scesa a -7.5 °C, una delle più basse dal 2000), mentre nell'entroterra le zone più umide vengono coperte da uno strato di brina che difficilmente si scioglie nelle ore più calde e sui ripidi pendii rocciosi delle colline spesso si formano piccole cascate di ghiaccio. Nelle zone riparate e esposte al sole, invece, la temperatura diventa particolarmente mite e piacevole. Questo fatto si riscontra anche nella vegetazione sulle colline del Golfo Spezzino, dove nei versanti più freddi e umidi (nord e est) sono presenti pini, e castagni; nei versanti più caldi, invece (sud e ovest) abbondano gli olivi. Al contrario, in giornate nuvolose e con precipitazioni, i venti nel Golfo Ligure si predispongono in senso antiorario causando pesanti nevicate nella zone tra Genova e Savona portate dalla Tramontana scura (vento da NNE), mentre nel Levante Ligure la componente sud orientale dei venti in superficie porta aria più mite dal mare che inibisce le nevicate abbondanti se non in eventi eccezionali (per esempio nel 1985 e nel 1991).

La primavera risulta estremamente variabile con abbondanti precipitazioni e numerosi giorni di pioggia. All'inizio della stagione, tardive ondate di freddo spesso portano la neve sulle cime delle colline del Golfo, e talvolta qualche fiocco di neve cade anche in città durante i rovesci più intensi. Questi fenomeni nevosi "ritardatari" si verificano specialmente verso la fine di marzo, quando generalmente le basse pressioni presenti sul Mediterraneo favoriscono le ultime incursioni di aria gelida proveniente dalla Scozia o dalla Scandinavia. D'altro canto non mancano giornate particolarmente miti che spingono gli Spezzini a fare le prime gite "fuori porta" o delle passeggiate sui lungomare della Riviera dove guardano stupiti i turisti stranieri che nuotano nel mare come se fosse piena estate, nonostante la temperatura dell'acqua non superi i 14 gradi centigradi.

In primavera inoltrata le giornate soleggiate sono sempre più frequenti, ma rovesci e temporali, talvolta con violente fulminazioni e grandinate, possono scoppiare all'improvviso in qualsiasi momento. La primavera del 2008, ad esempio, è stata una delle più piovose e fredde con temperature che si sono mantenute quasi sempre sotto i 20 °C fino ai primi di giugno e nella quale il giorno di Pasqua la neve è caduta abbondante sul monte Parodi.

L'estate spezzina è caratterizzata da giornate calde e assolate. La forte evaporazione del mare e di un terreno saturo della pioggia primaverile, spesso causa sensazioni di afa opprimente durante il giorno. Non di rado all'inizio dell'estate, si sviluppano foschie anche dense creando un'atmosfera pesante e lattiginosa, e talvolta una nebbia alta orla le colline del Golfo più esposte. L'attivazione delle brezze marine nel primo pomeriggio porta condizioni più fresche soprattutto in riva al mare. Durante il culmine dell'estate l'umidità tende a diminuire, dando luogo a temperature più alte, ma con aria più asciutta. Al contrario di ciò che accade d'inverno, durante i giorni di alta pressione e calma di vento, La Spezia registra temperature superiori alle altre zone costiere della Liguria, ma con una maggiore escursione termica, così che durante la notte le condizioni di afa sono poco frequenti, e occorrono solo durante le ondate di caldo più intense.

I temporali estivi pomeridiani, molto frequenti nell'interno e sulle montagne appenniniche, giungono molto raramente sulla costa e tendono a colpire la zona orientale della città e la piana del fiume Magra, lasciando all'asciutto le zone occidentali e la riviera Spezzina. Lungo la costa, invece, la principale fonte di precipitazioni durante la siccità estiva sono i temporali notturni. Quando le condizioni sono ideali, l'aria fresca e densa proveniente dagli "outflow" dei temporali pomeridiani montani si precipita verso la costa e scalza l'aria calda e umida presente sulla superficie del mare spingendola nell'alta atmosfera, creando temporali violenti, intensi e autorigeneranti con tuoni fragorosi, fulminazioni spettacolari e raffiche di vento impetuose. Questi temporali sono particolarmente difficili da prevedere, perché causati esclusivamente da condizioni microclimatiche locali, ma si verificano puntualmente tutti gli anni. La fine dell'estate, con le prime incursioni di aria fresca in quota porta temperature più fresche e aria asciutta rendendo il clima particolarmente piacevole. Talvolta nel tardo pomeriggio si possono notare trombe marine all'orizzonte che si sviluppano grazie alla temperatura della superficie marina ancora calda, e l'aria più fresca presente in quota. Queste trombe marine raramente causano danni e dato il lento movimento, possono essere facilmente evitate da eventuali imbarcazioni.

L'autunno inizia ancora caldo e soleggiato. Ma con l'avanzare della stagione e con l'arrivo di temperature più fresche, le giornate si fanno sempre più grigie e piovose. È in questa stagione che si registrano le piogge più copiose dell'anno. Le basse pressioni di origine atlantica scendono di latitudine e richiamano aria calda dal Nord Africa che, attraversando il Mediterraneo, si carica di umidità che viene scaricata sulla cerchia ligure sottoforma di piogge intense e persistenti. In questo periodo dell'anno si possono testimoniare violente mareggiate lungo tutta la costa ligure causate dai forti venti di Libeccio e Scirocco.

Le cose non migliorano di molto durante i regimi di alta pressione quando si tendono a creare inversioni termiche nei medi e bassi strati, e la debole circolazione a componente occidentale passa sopra alla superficie del mare ancora calda, e condensandosi, crea un ammasso di nubi basse e compatte che talvolta generano leggere pioviggini. Questo si nota anche guardando le immagini satellitari che mostrano una coperta di nuvole sopra al Mar Ligure e lungo la costa, ma basta salire in quota sull'Appenino e per ammirare nubi giù nelle valli e un cielo azzurro e limpido. Con le prime incursioni di aria fredda da Nord arrivano i venti di Tramontana e Grecale in alta quota, che spazzano via le nuvole, lasciando posto a cieli azzurri e limpidi, temperature piacevoli e miti, e condizioni di visibilità eccezionali che "svelano" le isole dell'arcipelago Toscano, dall'Elba alla Gorgona, e più raramente, anche la punta della Corsica.

La prima trascrizione del nome sembra risalire al 1256, in un documento redatto presso Spezam, anche se in un documento del 25 luglio 1071 appare forse per la prima volta il nome Spezia. Il nucleo del borgo è identificabile con il Poggio, nel cuore della vecchia città.

Al di là dell'etimologia del termine Spezia, sulla provenienza del quale sono state avanzate dagli studiosi numerose ipotesi, senza che si giungesse tuttavia a stabilirne l'origine precisa, le principali controversie vertono sull'utilizzo dell'articolo "La" che compare davanti al toponimo.

L'articolo fa la sua comparsa già a partire dai primi documenti redatti in volgare, ossia all'inizio del V secolo.

Dopo il Congresso di Vienna, tuttavia, con il passaggio dell'intera Liguria al Regno di Sardegna, la burocrazia decide di sopprimere l'articolo, in quanto considerato una violazione alla regola secondo la quale i nomi di città rifiutano l'articolo. Gli Spezzini non accolgono volentieri questo cambiamento e fanno più volte presente al governo centrale le loro rimostranze, senza tuttavia ottenere alcun risultato. Con la costituzione della Provincia della Spezia, nel 1923, le diverse denominazioni (Spezia e La Spezia) continuano a generare confusione, tanto che nel 1926 il Consiglio Comunale vota un ordine del giorno con il quale si chiede il ripristino dell'articolo nella consueta forma.

Si giunge così al 2 aprile 1930, quando viene finalmente emanato un Regio Decreto che rettifica ufficialmente la denominazione del nome del Comune in "La Spezia". Tuttavia, a causa della formulazione piuttosto schematica del testo della nuova Legge, si intende erroneamente il "La" – scritto con la lettera "l" maiuscola – non come un articolo declinabile, ma come una particella da utilizzare in modo invariabile davanti al nome, quasi facente parte del nome stesso.

Altro errore comune è l'utilizzo della maiuscola nell'articolo: secondo le regole grammaticali, infatti, esso richiede la lettera maiuscola solo se ci si trova all'inizio di una frase, mentre va scritto con la minuscola in tutti gli altri casi. Da notare poi che non sempre negli elenchi alfabetici la città viene correttamente inserita alla lettera "S".

Vi è tuttavia da osservare che l'articolo non viene utilizzato nel dialetto locale. Non a caso, gli abitanti della città e della provincia, anche quando parlano in italiano, non usano mai l'articolo, utilizzando comunemente espressioni quali "sono di Spezia" o "vado a Spezia".

Il territorio spezzino e le terre circostanti furono abitati già in tempi antichissimi, come testimoniano sia le numerose statue stele scoperte in varie località che i reperti dell'età del bronzo e di quella del ferro ritrovati in varie occasioni sulle alture del Golfo e delle vallate adiacenti.

Le zone del Levante ligure fino al Magra videro stanziarsi le popolazioni dei Liguri, sottomessi da Roma nel 155 a.C. dal console Marco Claudio Marcello e nella ripartizione di Augusto la zona, come il resto della Liguria, apparteneva alla Regio IX, il cui confine orientale era segnato dal corso inferiore del fiume Macra, mentre Luna apparteneva alla Regio VII.

Nella zona di San Vito nel 1914 sono state rinvenute tre anfore vinarie romane a una profondità di nove metri, databili al I secolo d.C.; una calotta cranica è stata invece trovata a 14,50 metri di profondità e pertanto databile al 1000 a.C. circa. Nella zona dell'Antoniano (cioè l'attuale Pieve di S. Venerio a Migliarina) esisteva un oppidum preromano, forse il Boron indicato nella Tavola Peutingeriana come stazione navale ( e della validità storico-geografica della Tavola Peutingeriana non ci sono mai stati dubbi); peraltro nella zona di Migliarina esiste una Via di Boron ripresa sicuramente dall'esistenza di un Boron nella Tavola Peutingeriana. Sempre nella zona della Pieve sono stati raccolte ceramiche e scorie ferrose a conferma di un insediamento romano.

L'epoca romana ci ha lasciato comunque memorie ben più consistenti, quali i siti archeologici della città di Luni, di Bocca di Magra, di Ameglia. Portus Veneris è citata nel 161 nel portolano dell'imperatore Antonino Pio. Indubbiamente la presenza romana è ampiamente documentata anche all'interno del Golfo: ville patrizie al Varignano, a Muggiano, a San Vito (Marola) dove resti di una villa romana sono stati distrutti per la costruzione dell'Arsenale; pochi i reperti sopravvissuti ( un teschio). Le origini della Spezia sono quindi legate alla colonizzazione romana e si intrecciano comunque con le vicende di Luni, il centro senza dubbio più importante di tutta la zona durante tutta l'epoca classica (foro, anfiteatro).

Il Cristianesimo si diffonde nella zona verosimilmente agli inizi del III secolo mentre l'organizzazione e la crescita della Diocesi sono più tarde risalendo agli inizi del V secolo quando, ormai alla fine dell'Impero romano, si apre per la regione il periodo alto medievale.

Con la caduta dell'Impero romano dopo il V secolo si ebbe la devastazione da parte dei barbari (Eruli e Goti).

Dopo la dominazione gotica, il territorio di Luni e la regione del golfo vengono riconquistati da Narsete nel 552 a conclusione della guerra gotica e, sotto il dominio bizantino, passano all'Esarcato d'Italia con la formazione della Provincia bizantina di Liguria.

Tornata libera sotto i Bizantini dopo le guerre gotiche vi fu una breve ripresa che durò fino alla conquista longobarda del 641.

San Venerio è monaco nel cenobio dell'isola del Tino dove muore nel 630.

I Longobardi conquistano la Liguria ed arrivano in questa zona nel 642 con il loro re Rotari e la sottomettono completamente con Liutprando: Luni e la sua regione vengono annesse al ducato longobardo di Lucca, staccando l'area dal Ducato di Liguria.

Ma ebbe un'espansione commerciale, culturale e religiosa da parte dei monaci irlandesi dell'Ordine di San Colombano, che fecero della Liguria e di questa provincia una base religiosa dopo Bobbio; come l'Abbazia di Brugnato assieme all'isola del Tino ed ad altre zone.

Sconfitti i Longobardi (che avevano condotto una politica di contrasto ai Vescovi di Luni), nel 773 la regione passa sotto il dominio di Carlo Magno re dei Franchi, che invece conferma il potere ai Vescovi Conti di Luni.

Nell'860 la zona è saccheggiata dai Normanni. Nello stesso IX secolo la regione comincia a subire il flagello delle incursioni dei pirati arabi al punto che, un secolo dopo, a causa degli incessanti saccheggi saraceni dal mare, dei rapimenti di persone e delle devastazioni procurate, il conseguente decadimento del territorio e la diffusa malaria, Luni dovrà essere abbandonata dalla sua popolazione. La Diocesi vi rimarrà ancora formalmente fino al 1204, quando verrà trasferita a Sarzana da papa Innocenzo III.

Dopo i Franchi la Liguria è divisa attorno al X secolo in tre zone (marche): l'arduinica, l'aleramica e l'obertenga. La zona entrerà a far parte della Marca Obertenga.

Il tardo periodo medievale vede una progressiva frammentazione politica e culturale della zona che porta alla nascita di piccole signorie locali, come quelle dei di Vezzano, dei da Passano e dei di Lavagna. Nel IX secolo il centro principale della zona del golfo era Vesigna, che sorgeva sul colle di Marinasco; è da Vesigna che procede una migrazione verso il mare di popolazone che, unendosi agli insediamenti già esistenti in loco, contribuirà alla formazione del primo borgo sul Poggio della Spezia e al suo sviluppo nei secoli X e XI.

Agli inizi del XII secolo Genova acquista il borgo di Porto Venere e accresce la sua influenza sull'estremo Levante ligure. Questa novità è importante poiché consente a questi territori il loro progressivo affrancamento dal regime feudale e la loro crescita. Il borgo di Spezia ha già raggiunto una certa importanza nel XII secolo: è infatti già citato in alcuni documenti commerciali del 1160 in cui sono menzionati Bonus Johannes e Baldus de Specia.

Vesigna nel (1223) e Càrpena nel (1224) entrano nell'orbita della Compagna genovese e quindi, con loro, anche il borgo di Spezia.

Già nella prima metà del XIII secolo, la Spezia comincia ad affrancarsi da Càrpena grazie al proprio sviluppo mercantile e all'industria del sale. Nel 1254 Genova sottrae Lerici a Pisa accrescendo così il proprio controllo sul Golfo. Un documento notarile rogato nel 1256 riporta un'antica trascrizione del termine Spezam.

Ma per quasi vent'anni il borgo di Spezia si trova a non essere più sottoposto al dominio genovese, quando cioè Nicolò Fieschi ne fa il centro, tra il 1256 e il 1273, di una propria effimera Signoria guelfa, tra Sarzana e Lavagna, in contrapposizione a Genova. Al periodo del Fieschi risale la prima fase della costruzione del Castello San Giorgio, sulla collina del Poggio e la fortificazione della città.

Nel 1273 Oberto Doria, muove contro Nicolò e, partendo da Porto Venere, espugna la Spezia e incendia il Castello San Giorgio; la Repubblica di Genova riacquista così definitivamente la piena sovranità sul borgo.

Con il passare del tempo il borgo di Spezia va incontro ad importanti progressi urbani, sociali ed economici connessi all'estrazione e all'esportazione del sale.

Il castello viene restaurato nel 1343 per volere di Simone Boccanegra, primo dei Dogi a vita genovesi, che vi nomina anche un Podestà.

Nel 1371 vengono erette le mura di difesa ed alcuni edifici pubblici. Delle mura trecentesche rimangono tuttora alcuni tratti con i camminamenti e le merlature ghibelline; sembra che le porte d'accesso alla città, protette da altrettante torri, fossero cinque: S. Maria, S. Andrea, Nuova, Romana e Marina.

La cattedrale di Santa Maria era all'esterno della cinta muraria. Nel 1390 viene edificato il convento di Sant'Agostino.

La fine del secolo vede il declino della potenza genovese in lotta con Venezia e, dopo un periodo di lotte intestine, il prevalere della dinastia milanese dei Visconti su Genova stessa e su tutta la Liguria e anche sulla Spezia.

Nel 1407 la Spezia riesce a dotarsi di propri Statuti e nomina dapprima un Podestà, figura con prerogative solamente politiche, e in un secondo tempo un Capitano che oltre a quelle politiche assomma anche le funzioni militari.

Il 1412 vede la fine vittoriosa della guerra di Genova contro Firenze, nonostante la rivolta (guidata dai Fieschi) di molte località del golfo. La Spezia, che è rimasta fedele alla Repubblica, può distruggere Carpena e affermarsi così come centro principale. Nel 1420 si dà l'avvio alla costruzione del Palazzo comunale, sede dell'autorità cittadina e luogo di assemblee.

Qualche decennio dopo la regione è coinvolta nella guerra del 1436 condotta contro Genova da parte di Filippo Maria Visconti, Duca di Milano, e delle devastazioni operate dal suo condottiero Niccolò Piccinino. In questa occasione fu necessario demolire la cattedrale di Santa Maria che, essendo all'esterno delle mura, non poteva essere sottratta al saccheggio. Più tardi, nel 1471, la Chiesa di S.Maria venne ricostruita e protetta allargando appositamente la cinta muraria della città.

Poco più tardi viene fondato l'Ospedale di Sant'Andrea (1480). Come negli altri centri italiani dell'epoca, anche qui sorgono numerose Confraternite quali quella dell'Annunziata e quella di S.Antonio abate.

Tra il XVI ed il XVII secolo Sarzana in realtà è ancora il centro pincipale della Lunigiana, vasta area che comprende, fra le altre, anche buona parte dei territori del Golfo e delle zone circostanti; il suo primato regge però solo fino a quando non si profila in modo evidente la supremazia di un nuovo centro, la Spezia, eretto sede del Vicariato della riviera orientale da Pietra Corice a Capo Corvo. Lo sviluppo della città continua fino al XVII secolo, quando la regione ormai consolidata è destinata a mantenersi inalterata fino alle soglie dell'età industriale.

I primi decenni del XVI secolo vedono scacciata con alterne vicende l'influenza francese sulla Repubblica genovese, e poi l'affermarsi di quella imperiale di Carlo V (1528).

Nell'estate del 1533 il papa Clemente VII, di ritorno da Marsiglia, sosta nella città ed il pittore spezzino Antonio da Carpena è incaricato di dipingere alcuni quadri in onore del Pontefice.

Nell'autunno del 1541 l'imperatore Carlo V raduna nel porto spezzino un contingente della flotta destinata alla sfortunata spedizione contro la base ottomana di Algeri ed il pirata Barbarossa.

Nel 1560 ha inizio la costruzione della fortezza di S. Maria nei pressi del Varignano a difesa dalle continue incursioni dei pirati ottomani.

Ai primi di agosto dell'anno 1571 una flotta di ottanta galee spagnole, al comando di don Giovanni d'Austria, si pone alla fonda nel porto della Spezia, in attesa di unirsi al contingente delle altre galee messe a disposizione dalla Repubblica di Genova e dal duca di Savoia. Nel golfo spezzino vengono anche imbarcati soldati tedeschi e un piccolo esercito di quattrocento uomini del duca di Parma, Alessandro Farnese. Il 4 agosto la flotta riprende il mare diretta a Messina, per unirsi alle centocinque galee veneziane, alle dodici pontificie e a quelle dei Doria, di Malta e degli alleati minori. L'intera flotta, in tutto duecentosette unità, si dirigerà quindi in Grecia per affrontare quella turca nella battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571).

Nel 1606 la Repubblica genovese opera un'ulteriore fase di rafforzamento del Castello San Giorgio per adeguarlo alla potenza distruttiva dele nuove armi da fuoco; Genova procede inoltre all'edificazione di altre fortezze nel Golfo nell'intento di crearsi un potente baluardo nell'estremo levante del proprio territorio. La città gode di nuovi ampliamenti e l'antico palazzo del Comune, sorto nel 1420 e sede del Capitano, viene radicalmente rinnovato.

Genova tuttavia non concede un'eccessiva libertà al libero sviluppo delle attività mercantili locali e la vita economica ristagna. Per fornire nuovo impulso ai commerci, nel 1654 la Repubblica decide di consentire agli ebrei di stabilirsi in città: vengono istituiti mercati e fiere per gli scambi e San Giuseppe diventa il patrono della Spezia. Nel 1656 in tutta la Liguria si verifica una terribile epidemia di peste.

Nel 1724 il governo della Repubblica genovese decide la costruzione al Varignano di un Lazzaretto per la quarantena delle merci e delle persone. L'importanza della città cresce nel tempo senza dubbio grazie anche alla natura di caposaldo militare svolta dal suo Golfo: così, nel 1757, la Repubblica di Genova decide di sostituire la figura del Capitano con quella di Governatore della Spezia.

Ma con il volgere del secolo sono ormai alle porte i rivolgimenti portati dalla Rivoluzione Francese e dalla napoleonica campagna d'Italia: nel 1797 la storica Repubblica Genovese cade e con la sua fine la Spezia entra a far parte della Repubblica Ligure come capoluogo del Dipartimento del Golfo di Venere.

Nel 1805 la Repubblica Ligure e quindi anche la Spezia vengono annesse all'Impero Francese.

Anche Napoleone è consapevole dell'importanza militare della Spezia e la eleva al rango di sede di Distretto: la Spezia viene dichiarata porto militare con decreto imperiale in data 11 maggio 1808; si pensa già anche di costruirvi di un Arsenale.

Alla caduta di Napoleone segue la Restaurazione: la Liguria è annessa al Regno di Sardegna di Vittorio Emanuele I (4 gennaio 1815); la Spezia è sede dell'Intendenza della Provincia di Levante.

Ha inizio un primo sviluppo come località di villeggiatura balneare e poi come centro marittimo. Sono anni di crescita demografica; nel 1823 la città diviene capoluogo ed inizia un'attività edificatoria di opere pubbliche; il Teatro Civico, progettato da Ippolito Cremona, viene inaugurato nel 1846.

Nel 1849 il Governo piemontese prende la prima decisione di costruire alla Spezia l'Arsenale. Questa decisione sarà il principio di un profondo e radicale cambiamento della città sotto ogni punto di vista. I lavori dureranno dal 1862 al 1869. A seguito della forte immigrazione, la città, che nel 1861 alla proclamazione del Regno d'Italia assommava a poco più di 15.000 persone, vedrà aumentare rapidamente la sua popolazione.

Il 2 settembre 1862 Giuseppe Garibaldi, ferito all'Aspromonte, è condotto al forte del Varignano e ricoverato nel Lazzaretto, al secondo piano dell'edificio centrale: la notizia del suo ferimento fa in breve tempo il giro del mondo. Al suo capezzale accorrono, oltre ai medici italiani Di Negro, Palasciano, Porta e Bertanti, Partrige dall'Inghilterra, Pirogoff dalla Russia e Nelaton dalla Francia. Dal Varignano, il 22 ottobre, Garibaldi è trasferito alla Spezia all'Albergo Milano (attuale sede dell'Ammiragliato) ed infine a Pisa dove il 23 novembre 1862 viene operato da Ferdinando Zannetti che gli estrae la pallottola dal piede.

Nel 1870 viene steso un piano regolatore per adeguare lo sviluppo della città alle nuove necessità indotte dalla costruzione dell'arsenale appena terminato: vengono tracciati nuovi viali, si programma l'espansione della città verso levante, viene costruito il quartiere "Umbertino" per la manodopera richiamata in città per i lavori dell'Arsenale e per quelli relativi alle opere di fortificazione del golfo. Altra immigrazione è legata all'arrivo del personale militare stanziato in città.

Sorgono l'Albergo Croce di Malta ed il Politeama Duca di Genova (che verrà però demolito nel 1933 in conformità al nuovo piano regolatore).

La popolazione arriva a contare circa 37.000 abitanti poco prima del 1884, anno in cui la città è colpita da una grave epidemia di colera.

Viene presa l'importante decisione di costruire anche il porto mercantile ed i lavori hanno inizio nel 1891. Viene anche aperta la linea ferroviaria che collega la Spezia a Parma, conosciuta come Pontremolese. A fine secolo il Comune costruisce la prima officina elettrica, a Valdellora, per l'illuminazione pubblica e privata e avvia una rete di trasporto pubblico.

Per tutto il XIX secolo la città conserva anche un carattere fortemente turistico, ed è spesso sede delle vacanze dei Savoia e del Re, che soleva risiedere presso l'hotel Croce di Malta, attualmente residenza privata dirimpetto al lungomare ed ai giardini pubblici. Ma è verso la seconda metà dell'Ottocento che la Spezia modifica il suo aspetto di borgo chiuso assumendo il rango di capitale militare marittima, con trasformazioni sociali ed economiche che fanno passare la città da piccolo borgo con circa 11.000 abitanti alle attuali dimensioni di capoluogo di provincia.

Con regio decreto del 30 maggio 1849 venne decisa la costruzione dell'Arsenale Militare Marittimo: la legge che approvò la definitiva collocazione dell'Arsenale Militare alla Spezia fu promulgata dal Parlamento Subalpino il 4 luglio 1857. Nel 1862 iniziano i lavori per la costruzione dell'Arsenale, che già immaginato da Napoleone, inizia a tradursi in realtà per la volontà di Cavour. Domenico Chiodo, Ufficiale del Genio Militare, è incaricato della direzione del progetto della nuova base navale.

Chiodo si avvale della consulenza di Rendel, Presidente della Società degli Ingegneri Civili d'Inghilterra, ma, contrariamente all'opinione di quest'ultimo, favorevole alla costruzione dell'Arsenale al Varignano, dà avvio ai lavori sulla piana di San Vito presso Marola. I lavori si protraggono per sette anni, e l'arsenale viene inaugurato il 28 agosto 1869 dallo stesso Generale Domenico Chiodo.

Con la costruzione dell'Arsenale la città mutò aspetto, realizzando nuovi spazi urbani più ampi e vivibili, e conobbe un rapido sviluppo economico insieme ad un notevole incremento demografico: la popolazione raggiunse le 31.500 unità nel 1881 e le 60.000 unità a fine secolo.

Da un punto di vista costruttivo l'Arsenale fu separato dalla città da un fossato ottenuto deviando il corso del canale Lagora, e da un muro di cinta con delle torri semicircolari (doveva essere poi costruito un altro muro di cinta per sicurezza , ma l'opera non si fece): tale muro fu costruito , nella parte superiore, sopra il cosiddetto marcapiano, con pietre irregolari di arenaria preso dalle colline di Biassa, mentre la parte bassa venne costruita in conci di pietra portoro, a tratti bugnati, provenienti dalle cave di Coregna. Degne di nota le Porte: la Porta Principale, Porta Sprugola, Porta Ospedale, Porta Ferrovia, Porta Ponente e Porta Marola.

Nel 2002 gli edifici facenti parte della primitiva costruzione da parte di Chiodo furono sottoposti a tutela monumentale. Per altro verso, c'è però chi sottolinea che l'opera, modificando completamente lo sviluppo della città, ne ha occupato la zona di espansione, ha comportato la distruzione di chiese, di un monastero, del paese di S. Vito, raso al suolo, mentre l'adiacente Marola perde il fronte mare e la relativa passeggiata che l'univa alla città.

La manodopera necessaria alla realizzazione di questa imponente opera richiamò alla Spezia dalle zone limitrofe e da ogni parte di Italia un gran numero lavoratori, seguiti dalle rispettive famiglie, portando ad una mescolanza di genti e culture. Il numero di abitanti della città crebbe vertiginosamente e, dopo l'epidemia di colera del 1884 che colpì duramente la popolazione e in occasione della quale perse la vita lo stesso sindaco Raffaele De Nobili, venne edificato il quartiere Umbertino; si aggiungono anche notevoli edifici pubblici, l'albergo Croce di Malta e il Teatro Politeama.

Parallelamente all'Arsenale vengono edificate nuove fortificazioni sulle alture del Golfo e nelle zone circostanti, e nascono importanti industrie legate all'indotto militare, quali l'Odero-Terni-Orlando ed il Cantiere navale del Muggiano, senza dimenticare anche il progressivo sviluppo del porto mercantile. Nascono anche industrie come lo Jutificio della Spezia ed i Molini Merello.

L'Arsenale è stato sempre legato al progresso tecnico della navigazione e delle comunicazioni: infatti qui, a cura del Generale del Genio Navale Giacinto Pullino, negli anni novanta del XIX secolo, fu progettato e costruito il primo sottomarino italiano, il Delfino, battello che nel 1904 fu poi radicalmente modificato in sommergibile con un progetto del Maggiore Cesare Laurenti. E ancora qui Guglielmo Marconi condusse molti dei suoi esperimenti sulle onde radio.

Nel 1901 la Spezia conta circa 73.000 abitanti. Dopo il rapido e intenso sviluppo civile ed industriale nel corso dei decenni precedenti, il nuovo secolo si apre per la città con un'attività culturale molto vivace, aperta alla modernità e alla nuova corrente artistica del Futurismo. Il 1904 vede la stesura di un nuovo piano regolatore e l'inizio del nuovo ospedale, in sostituzione di quello antico ubicato nell'ex convento di S. Francesco. Nel 1906 in Palazzo Crozza trova sede la Biblioteca Civica; nello stesso anno viene fondata la società cittadina Spezia Calcio 1906. Ettore Cozzani, nel 1911 vi fonda L'Eroica, rivista futurista alla quale collaborano importanti artisti. Nel 1913 l'architetto Vincenzo Bacigalupi vi erige un nuovo teatro, il Trianon, piccola sala teatrale ricca di sculture, affreschi, velluti e stucchi, pregevole al punto da meritare un premio internazionale di architettura.

Nel primo dopoguerra la città viene costituita in capoluogo di Provincia (1923). Dotatasi di un terzo piano urbanistico, si sviluppa ancora e si arricchisce di nuovi edifici e monumenti: il Tribunale viene costruito nel 1923 su disegno di Oreste Rossi (oggi l'edificio è divenuto sede del Centro d'Arte Contemporanea); nello stesso anno viene inaugurato il Palazzo degli Studi in piazza Verdi (architetto Armando Titta); nel 1927 viene edificato il Palazzo Boletto su progetto dell'architetto Bacigalupi.

L'architetto Franco Oliva è molto attivo: edifica Villa Marmori nel 1923, nel 1928 il Palazzo del Governo (oggi sede della Prefettura e della Provincia) decorato da sculture opera dello spezzino Augusto Magli, nel 1933 pone mano alla radicale modifica del Teatro Civico, sempre con la collaborazione dello scultore Magli.

Il 1933 vede anche l'inaugurazione del Palazzo delle Poste importante opera d'ispirazione razionalista dell'architetto Angiolo Mazzoni; sempre nello stesso anno viene costruito il palazzo del Littorio, d'impronta razionalista, che nel dopoguerra diventerà il Municipio.

Il poeta futurista Marinetti, che era molto legato alla città, nel 1933 ha con Fillia l'idea di istituire il Premio di pittura Golfo della Spezia, destinato a diventare una rassegna d'arte molto importante nel primo dopoguerra e che lascerà alla città una consistente documentazione dei movimenti artistici del XX secolo.

Tra le due guerre mondiali, nella località del Varignano, è stato sviluppato il corpo degli incursori marittimi della Marina Militare.

Nel 1940 la popolazione raggiunge le 123.000 unità. Nel corso della seconda guerra mondiale, per la sua importanza industriale e militare, la Spezia subisce ripetuti attacchi aerei da parte delle forze Alleate. In particolare nel 1943 massicci bombardamenti causano devastanti danni all'Arsenale e al patrimonio storico e architettonico della città.

Anche dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 la Spezia è ancora al centro di aspri combattimenti, anche per il fatto che vi si trova la sede operativa della Xª Flottiglia MAS, guidata da J. Valerio Borghese. Durante il periodo della Resistenza la tensione in città aumenta, sia per gli scontri con le formazioni partigiane, sia per le rappresaglie nazifasciste, costringendo la popolazione a subire pesantissime restrizioni. L'attività di repressione delle attività partigiane su tutto il territorio provinciale partiva direttamente dalla città capoluogo. Luoghi come il XXI Fanteria e la caserma della Milizia a nord della città, ora sede di un istituto scolastico, divennero tristemente famosi come siti dove si consumarono le torture ed i delitti commessi dalle milizie fasciste.

La Spezia è tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione essendo stata insignita della Medaglia d'Argento al Valor Militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale. La notte del 23 aprile 1945, le formazioni partigiane locali vinsero gli ultimi focolai di resistenza nazifascista e si impossessarono dei centri nevralgici della città, dichiarandola libera. Le prime elezioni libere diedero vita alla prima giunta comunale, la giunta della Liberazione presieduta dal sindaco Agostino Bronzi.

La Spezia, infine, è conosciuta in Israele e sulle carte geografiche israeliane con il nome di "Schàar Zion" (Porta di Sion) poiché al termine della Seconda guerra mondiale, nel 1946, su tre navi – la Fede, di Savona, (ribattezzata Dov Oz), il motoveliero Fenice (ribattezzato Elyahu Golomb) e l'Exodus – 1914 ebrei sopravvissuti alla Shoah salparono dal porto cittadino diretti in Palestina.

La ricostruzione nel dopoguerra ha comportato uno spiccato rinnovamento edilizio della città spesso irrispettoso della sua identità maturata nei secoli precedenti. Viene demolito l'antico Palazzo comunale, gravemente danneggiato dai bombardamenti.

Dopo la seconda guerra mondiale la base militare della Spezia ha perduto importanza rispetto a quella di Taranto, più centrale nel teatro mediterraneo. Le commesse militari ed il relativo indotto hanno così gradualmente perduto d'importanza per l'economia della città.

Dopo il calo demografico iniziato negli anni settanta a motivo della crisi e dell'emigrazione, negli anni ottanta e novanta ha inizio un processo di riconversione industriale, rivolto allo sviluppo delle attività legate alla cantieristica, alla nautica e al turismo. Nel 1991 la popolazione conta circa 101.400 unità.

La Spezia ha rinnovato anche il suo impulso alla cultura con il rilancio della rete dei suoi Musei, le collezioni d'arte del Centro d'Arte Moderna e Contemporanea, le sue biblioteche, il Conservatorio "G.Puccini" nonché l'apertura di varie gallerie d'arte.

Il 1975 vede il completamento della nuova Cattedrale, dedicata a Cristo Re dei Secoli, su disegno di Adalberto Libera. A fine secolo, nel 1994, viene completato il nuovo Tribunale; qualche anno più tardi (1998) viene concluso il restauro del Castello San Giorgio ed il suo pieno recupero come sede museale.

Nel 2001 la città conta circa 91.400 abitanti. La Spezia è la cinquantesima città italiana per dimensioni ed è tra le promotrici della Rete delle Città Strategiche.

Lo stemma ufficiale è stato approvato con l'apposito decreto datato al 4 dicembre del 1923.

La città della Spezia è stata insignita della Medaglia d'oro al merito civile , il 20 gennaio 2006.

La chiesa Cattedrale, intitolata a Cristo Re dei Secoli, sorge sulla collina un tempo sede del Convento dei Cappuccini e domina con la sua imponente mole la centralissima Piazza Europa.

La Spezia divenne sede di Diocesi nel 1929 e fu in quella occasione che venne indetto un concorso per il progetto della nuova cattedrale. L'architetto Brenno del Giudice presentò il progetto risultato vincitore, ma che tuttavia venne accantonato fino al 1956, quando venne nuovamente presa in considerazione la realizzazione della cattedrale.

Il nuovo progetto fu affidato ad Adalberto Libera; alla morte di Libera (1963), il progetto, già in fase di realizzazione, venne affidato a Cesare Galeazzi che vi apportò alcune modifiche. La cattedrale, con la sua caratteristica forma circolare, venne consacrata nel 1975.

Contrariamente alla tradizione che vuole le chiese a croce romana o greca, la circolarità di questo tempio richiama l'ostia usata per la celebrazione della messa: l'eucarestia è il sacramento che inserisce in Cristo e quindi entrare in chiesa per i fedeli equivale ad entrare a far parte della famiglia del Salvatore, che ne è il centro con la sua Parola e il suo Sacrificio (sul presbisterio domina la Croce che è illuminata dall'unica fonte di luce proveniente dal lucernario posto al centro della copertura dell'edificio).

L'interno è circondato da dodici massicce colonne che recano i nomi degli Apostoli. L'altare, il pulpito e il tabernacolo sono opera della scultrice Lia Godano che ha usato il marmo statuario delle Alpi Apuane, ben visibili dalla Spezia. La Chiesa è priva di affreschi; un programma di mosaici era previsto nel primo progetto di Brenno del Giudice, ma poi non venne realizzato.

Dal 1983, nella cripta sono state composte le spoglie della mistica spezzina Itala Mela di cui è in corso la causa di beatificazione. Vi è sepolto anche Giovanni Costantini, primo vescovo della Diocesi.

La Chiesa Abbaziale di Santa Maria Assunta risale al XIII secolo (il primo documento in cui viene fatto riferimento alla chiesa è datato 1343); da quel momento in poi la chiesa figura come un'importante istituzione negli affari della comunità locale.

A causa della sua posizione centrale la chiesa conserva un interessante patrimonio artistico, nel quale sono confluite anche alcune opere provenienti da altre istituzioni religiose soppresse nel corso degli anni, come ad esempio il convento francescano che venne annesso all'Arsenale.

Tra queste opere ricordiamo L'incoronazione della Vergine di Andrea della Robbia, La Moltiplicazione dei Pani di Giovanni Battista Casoni ed Il Martirio di San Bartolomeo di Luca Cambiaso, e l'imponente Crocifisso di scuola ligure e risalente al XV secolo.

La chiesa è stata duramente colpita dai bombardamenti durante il secondo conflitto mondiale. Nel dopoguerra è stata restaurata e dotata di una nuova facciata.

Progettata dall'architetto Franco Oliva (1932-1934), sorge in via Vittorio Veneto nel complesso dell'Ospedale Civile Sant'Andrea. L'edificio, con facciata a capanna, è posto su di un piano rialzato con paramento a un bugnato grezzo. L'entrata ha un protiro sormontato da due statue di Angeli, opera dello scultore spezzino Augusto Magli, al quale si deve anche la Via Crucis in bronzo all'interno della chiesa.

La chiesa dei Chiesa dei S.S. Giovanni ed Agostino si trova arroccata alle spalle di Piazza S. Agostino e venne edificata nel XVI secolo, originariamente come un oratorio per il ricovero dei defunti. L'edificio ha una singola navata assai ricca di decorazioni del XVIII e del XIX secolo, il risultato è un contrasto tra l'austerità della parte esterna e lo sfarzo delle decorazioni barocche presenti nella navata e nell'abside.

La chiesa di Santa Maria della Neve sorge sul viale Garibaldi nel centro storico cittadino. La sua costruzione risale alla fine del XIX secolo su progetto dell'architetto torinese Giuseppe Ferrari d'Orsara.

La Chiesa di Nostra Signora della Salute, detta anche Madonna della Scorza, sorge in piazza Brin.

La Chiesa di Santa Rita ospita un grande mosaico dell'artista spezzino contemporaneo Ferdinando Carotenuto.

Il Santuario della Madonna dell'Olmo si trova sulle pendici del monte Santa Croce, il colle che sovrasta il paese di Fabiano, sul lato occidentale dell'ampio Golfo della Spezia, a circa 280 m sul livello del mare. L'inizio del culto verso l'immagine della Madonna dell'Olmo risale al 1690 circa, quando un'effigie della Vergine con il Bambino, dipinta su una lastra d'ardesia, era collocata su un muro a secco lungo la via: qui i viandanti sostavano per la preghiera.

Del quadro (cm 47 × cm 63) non si conoscono né l'autore, né l'epoca d'origine, che, tuttavia, può collocarsi intorno alla suddetta data d'inizio della pubblica venerazione: esso raffigura la Madonna che tiene in braccio il bambino Gesù; alla sua destra vi è san Giuseppe e alla sinistra, un altro santo che fu identificato, originariamente, in San Giovanni; più tardi si pensò a sant'Antonio da Padova o a san Tommaso d'Aquino. La più recente tradizione parrocchiale, infine, ha potuto identificarlo in san Nicola da Tolentino, a causa dei segni iconografici con i quali egli è rappresentato, ovvero la stella sul petto ed il giglio sulla mano sinistra.

In origine, e poi per molto tempo, la Madonna venerata in quest'effigie, non era conosciuta come "Madonna dell'Olmo", bensì con il titolo di "Madonna del Monte", perché il luogo ove era posta si trova sul Monte Santa Croce, o anche "Madonna della Costa", da allora nome della località. Il titolo dell'Olmo si affermò in epoca molto tarda, quando già esisteva la primitiva Chiesa: esso derivò, secondo le testimonianze dei parroci di allora, da una grossa pianta d'olmo, che si trovava nel piazzale del tempio.

Il 6 giugno 1659, con un atto notarile, il sindaco A. Carassale e alcuni agenti della corte diFabiano, si impegnarono, in nome della popolazione, a costruire una chiesa in onore della Beata Vergine Maria; la costruzione della chiesa durò otto anni. Per oltre centosettanta anni il numero dei pellegrini andava progressivamente crescendo, sicché le dimensioni dell'oratorio si rivelarono insufficienti.

Fu così che, il 1º giugno 1838, in una storica riunione, tutti i capifamiglia della parrocchia, convocati dal parroco Don Battista Borachia e dal presidente della Fabbriceria, il conte Gerolamo Federici, all'unanimità presero la decisione di costruire una chiesa più grande e più bella, un santuario, appunto, anche per riconoscenza alla Madonna, per la sua intercessione nell'epidemia del 1817.

La Chiesa è stata, specialmente nel dopoguerra, ma anche tuttora, oggetto di culto e di venerazione. La seconda domenica di maggio, i devoti della Madonna del'Olmo, sono soliti effettuare un pellegrinaggio. Un tempo la salita era percorsa a piedi, partendo dalla località dei Buggi o da Fabiano Basso e percorrendo un viottolo in salita, fino ad arrivare al Santuario. Oggi il percorso si abbrevia arrivando ad oltre la metà del cammino, salendo per la Strada Litoranea sino nei pressi della chiesa di Fabiano Alto, là dove la strada incrocia l'antico sentiero. Ed era, ed è tuttora, una fila ininterrotta di fedeli che pregando, spesso in ginocchio, sale l'erta del Monte Santa Croce per raggiungere dopo non poca fatica la spianata della Chiesa. E risulta che i miracoli non sono stati pochi.

La Chiesa di Sant'Andrea è stata definita "un contenitore modesto" perché, in effetti, la struttura esterna non è certamente di pregio. Ma è l'interno che compensa questa "modestia". C'era un tempo una Madonna col Bambino del Trecento, in marmo, oggi trasferita al Museo Diocesano. Ma nella Chiesa si trovano almento tre dipinti, due su tela ed uno su ardesia degni di nota. Recentemente è stata restaurata una tela di Sant'Elena di cui si ignora come sia arrivata nella Chiesa. Comunque misura 155 × 115 centimetri, tela assai rada, cornice antica dorata a foglia, attribuibile a Francesco Guarino, (1611,1654), considerato uno dei protagonisti della scuola napoletana del secolo XVII. Infine la Chiesa di Sant'Andrea è da ricordare perché vi viene ricoverata la Statua della Madonna dell'Olmo che viene portata, la seconda domenica di maggio, in pellegrinaggio al vicino Santuario della Madonna dell'Olmo, che si raggiunge con un'arrampicata lungo un sentiero a scale sul Monte Santa Croce.

La chiesa di Santo Stefano di Marinasco è una delle antiche pievi del Golfo.

Tra i palazzi più importanti della città sono senz'altro l'ex albergo Croce di Malta, un edificio costruito nel 1875 che ospitò per molti anni la famiglia reale dei Savoia e il Palazzo delle Poste Centrali.

Il Teatro Civico venne inaugurato nel 1846, il primo teatro appositamente edificato a tale scopo nella città, da un progetto venne redatto dall'architetto ticinese Ippolito Cremona, interprete del neoclassicismo genovese.

Alla Spezia hanno sede importanti siti museali, alcuni di recente costituzione.

La più antica costruzione militare della città, in posizione collinare, è il Castello San Giorgio, la cui prima fase costruttiva è antecedente al XIII secolo. La Repubblica genovese costruì inoltre varie altre fortificazioni nel golfo a difesa dalle incursioni mussulmane.

L'antropizzazione dell'area del golfo della Spezia è quindi stata da sempre correlata alla funzione militare della zona. Su questo presupposto, il presidio cittadino non poteva certamente essere da meno, tant'è che nel tessuto cittadino, dal XIX secolo, è presente l'Arsenale Militare Marittimo, una delle più importanti e antiche basi della Marina Militare Italiana.

I giardini pubblici della città, ricchi come sono di varie specie botaniche, costituiscono certamente un aspetto di grande importanza per il tessuto urbano e sociale della Spezia.

Nella prima metà del XIX secolo, quando la città ha cominciato ad espandersi oltre il perimetro delle antiche mura medioevali e la sua vita sociale divenne più attiva, fu creato il primo nucleo dei giardini pubblici. Nel 1825 il parco era situato nella zona dove sorge l'attuale Palco della Musica ed aveva il nome di Boschetto, in accordo alla moda dell'epoca che tendeva a disporre le aree verdi con intenti scenografici. Dieci anni più tardi il nucleo dei giardini pubblici si estendeva già fino ad inglobare il prato di fronte al palazzo Doria, in via Chiodo.

Fu comunque solo dopo l'apertura dell'Arsenale Militare che le aree verdi conobbero l'espansione più significativa. L'enorme quantità di terra ricavata via via dagli scavi dei bacini all'interno dell'Arsenale in costruzione venne riversata in mare proprio davanti al centro storico cittadino, rendendovi così disponibile spazio ulteriore a disposizione dello sviluppo dei giardini.

Negli ultimi anni dell'Ottocento l'area complessiva occupata dai giardini coincideva ormai con quella attuale, ma fu solo tra il 1920 ed il 1930 che essi assunsero l'aspetto definitivo che può essere ancora oggi ammirato.

All'interno dell'area dei giardini pubblici si trova l'imponente Monumento equestre dedicato a Giuseppe Garibaldi Negli stessi giardini pubblici sono collocati altri vari monumenti dedicati a personalità locali: tra questi è interessante il grande busto in marmo di Carrara dedicato al cantore delle Alpi Apuane, Ceccardo Roccatagliata Ceccardi.

Ancora nei giardini è il Centro Salvador Allende, struttura polivalente utilizzata per convegni, mostre ed altri eventi culturali.

Il 2 giugno 2006, giorno della Festa della Repubblica, si è aggiunto un nuovo monumento in ricordo della resistenza dedicato alla quarta zona partigiana (La Spezia, Parma, Genova e Massa). L'opera, fortemente voluta dal Comitato Provinciale Unitario della Resistenza, da associazioni e da numerosi cittadini, è opera dello scultore Antonio Trotta.

La Spezia, sin dalla sua nascita è sempre stata una città verde. Molti sono i parchi e i giardini compresi nella zona urbana che meritano di essere visitati e che consentono a tutti, anche a coloro che non hanno modo di spostarsi dalla città, di avere un contatto quotidiano con il "verde".

A nord della città, sulla collina di Gaggiola, si trova il Parco della Rimembranza, un'area verde che ha un'estensione di circa un ettaro, nei pressi del Santuario di San Francesco. Si tratta di un vero e proprio bosco di alberi di alto fusto, che ha al suo interno anche un piccolo laghetto. Il parco venne intitolato, il 4 novembre 1923, alla Memoria dei Caduti per la Patria, da qui il nome di Parco della Rimembranza. A ciascuno dei 538 spezzini caduti nella Grande Guerra venne dedicato un albero (cipressi sulla cima, querce, pini, tigli e larici sulle pendici). Il progetto venne redatto dal pittore Felice Del Santo e realizzato dall'agronomo Alfredo Bartolozzi.

Il monte Parodi, con i suoi 673 metri s.l.m. sovrasta la città e la divide fisicamente dalle Cinque Terre. Dalla sua sommità è possibile godere oltre che dello spettacolare scenario della città e del suo golfo, il territorio di Riccò, la Val di Magra, l'appennino ligure, le Alpi Apuane e la Versilia. Raggiungere la sua sommità non è difficile: basta raggiungere la Foce, Costa di Murlo o Biassa e prendere le rispettive strade che salgono dal centro urbano lungo le sue pendici. Una volta raggiunta la sommità con l'autovettura, la si parcheggia e si dovrà percorrere un sentiero lungo circa 300 metri che conduce al forte del monte Parodi. La struttura è accessibile, il cancello è aperto, rare le presenze umane, il silenzio regna sovrano, si sentono talvolta le voci o i rumori provocati dai tecnici delle antenne radiotelevisive. Infatti a parte questa utilizzazione, il forte è completamente abbandonato in attesa che qualcuno lo recuperi per dare alloggio o refrigerio agli escursionisti che da qui passano, poiché trovasi nei pressi del percorso del Sentiero nr. 1 dell'Alta Via dei Monti Liguri.

Nella zona periferica ad ovest, tra i quartieri dei Buggi e separato dalla vecchie mura ottocentesche da Pegazzano, c'è il Parco del Colombaio, proprio alle spalle dello stadio Alberto Picco e costituisce un polmone verde per il ponente cittadino grazie ai suoi molti esemplari d'alto fusto. Offre servizio di ristoro (ed anche un disco-pub in estate) nonché un'area attrezzata per cani. È attraversato dalla nuova pista ciclabile che collega i quartieri Rebocco e Fabiano, e comprende un'antica costruzione, un tempo allevamento di piccioni viaggiatori del Regio Esercito.

Nel levante cittadino si trova il Parco XXV aprile meglio noto come Parco della Maggiolina. Esso è costituito da un vasto prato con la presenza piante d'alto fusto e piacevoli aree di sosta con giostre permanenti e aree giochi per bambini. È diviso in due dalla grande arteria di Viale Italia, ed ha entrate anche da via Parma, Corso Nazionale, via Prosperi e via Naef. Lungo la via Prosperi è accessibile anche una vasta area dedicata ai cani.

Inoltre sulle alture del monte Parodi, a pochi chilometri dal centro urbano, si trova la Palestra nel Verde, un suggestivo percorso fitness con attrezzi che oltre a consentire ai visitatori la possibilità di allenarsi tra boschi e macchia mediterranea, permette loro di poter ammirare lo spettacolo del litorale delle Cinque Terre e della città e del golfo dall'alto.

Il 20 ottobre 2008 alla Spezia si contavano 95175 abitanti, 44804 maschi e 50371 femmine.

La Spezia fornisce innumerevoli possibilità culturali: con iniziative estemporanee, con i suoi luoghi d'interesse, ma soprattutto con tradizioni popolari radicate nel tempo e nel territorio. Recentemente la città ha aderito all'Associazione Città d'Arte e Cultura. Nel 2007 si sono svolte alla Spezia numerose iniziative nell'ambito del Festival della Scienza.

La città è priva di discoteche, ha un cinema multisala con anteprime nazionali e Dolby Surround, e una serie di sale cinematografiche minori.

Si è molto dibattuto sullo spostamento della sede universitaria nella caserma militare Duca degli Abruzzi ormai in disuso che potrebbe rilanciare il polo G. Marconi dati gli ampi spazi dell'edificio militare.

La città ospita le redazioni del Secolo XIX, de La Nazione e della Gazzetta della Spezia, settimanale d'informazione ed approfondimento, oltre alle redazioni televisive di Tele Liguria Sud, una televisione comunitaria spezzina, e la redazione locale della televisione genovese Primocanale. Online si distinguono i siti Spezialmente.it, Tuttospezia.it, Cittadellaspezia.com e LaSpeziaOggi.it che offrono una visuale giornaliera e mensile degli eventi più rilevanti di città e provincia (notizie di cronaca, politica, cultura e sport).

Il pregiato olio extravergine d'oliva della Spezia e il pepe nero sono alla base delle maggiori ricette della gastronomia spezzina, come ad esempio la tipicissima mescciüa, una zuppa di legumi e cereali.

La focaccia, la farinata di ceci, gli sgabei, i fiori di zucca ripieni e le torte di verdura sono tutte ricette tipiche della cucina ligure in generale e della gastronomia della Spezia in particolare.

La Spezia è nota inoltre per il suo mercato ittico in cui, tutte le mattine, è presente il pescato fresco delle acque locali, tra cui, immancabili, i muscoli e gli altri frutti di mare.

Il territorio del comune capoluogo è legato alla produzione del vino doc Colli di Luni e del doc Cinque Terre; le uve di Tramonti (frazione di Biassa), fino al momento della crisi provocata dalla filossera (1929), erano le più rinomate del territorio provinciale.

La frazione di Campiglia è rinomata per la produzione dello zafferano.

Della frazione di Pitelli famosi sono i ravioli di carne, patate ed erbette.

Ma una delle migliori specialità è costituita senza dubbio dai "muscoli" (le cozze) ripieni: la mitilicoltura, importata in città con l'arrivo delle maestranze meridionali impegnate nella costruzione dell'arsenale militare, ha avuto, fino a pochi decenni fa, gli allevamenti nei quartieri di Fossamastra e Canaletto. A seguito dell'epidemia di colera di Napoli e solo a scopo precauzionale gli allevamenti furono trasferiti a ridosso della diga foranea.

L'elenco che segue riporta una lista di personaggi noti, ognuno nel proprio campo, che hanno in comune il fatto di essere legati alla città della Spezia e che hanno operato in modo particolarmente significativo nella città, escludendo le persone che hanno invece un'attinenza con la Provincia della Spezia e non con il capoluogo.

Gli appuntamenti storici per la città sono essenzialmente due: la Fiera di San Giuseppe e la Festa del Mare.

La Fiera di San Giuseppe si tiene ogni anno il 19 marzo, in occasione della festa del Santo patrono della città. La fiera, della durata di 3 giorni, vede partecipare oltre 500 commercianti ambulanti, provenienti da ogni parte d'Italia, che espongono nella zona compresa tra piazza Europa, i giardini pubblici e il lungomare della passeggiata Morin. Tutta la città è coinvolta e sono abitualmente previste varie manifestazioni collegate all'evento. La fiera di S. Giuseppe è inoltre un'occasione per gustare alcuni tipici prodotti come i brigidini, lo zucchero filato, le mele candite e la porchetta.

Un altro appuntamento storico della città è la Festa del mare, che si svolge ogni anno la prima domenica del mese di agosto. Il protocollo della Festa del mare prevede la disputa del Palio del Golfo, la disfida remiera alla quale prendono parte le 13 borgate che si affacciano sul Golfo della Spezia, preceduta, il giorno prima, da una sfilata in maschera a tema per le vie del centro cittadino; l'intera manifestazione si conclude infine la domenica sera con uno spettacolo pirotecnico sulle acque del golfo.

Da alcuni anni si sono affiancate alle manifestazioni più radicate, come quelle appena citate, il "Pop Eye Festival", una rassegna musicale che a visto partecipare molti artisti di livello mondiale (Lou Reed, Patty Smith, Sonic Youth, Afterhours, ecc.) ed il "Cercantico", il mercato di oggetti d'epoca e di antiquariato che si svolge in Piazza Cavour (ovvero Piazza del Mercato) la prima domenica di ogni mese, eccetto i mesi di luglio ed agosto.

Il 31 ottobre 2007 alla Spezia è stato innaugurato il nuovo centro fieristico LaSpeziaExpò.

Si tratta di una struttura realizzata interamente in acciaio, lamiera e vetro, vicino all'uscita della tangenziale sud, un investimento di circa nove milioni di euro, di cui due concessi dalla Regione, per un complesso che si estende su circa 9000 m² di terreno.

La struttura è composta da Piano terra (3500 m²), Primo livello (900 m²), Secondo livello (750 m²), per una volumetria totale di 50.000 metri cubi.

Antoniana, Buggi, Buonviaggio, Canaletto, Chiappa, Cittadella, Colli, Fabiano, Favaro, Felettino, Foce, Fossitermi, Fossamastra, Isola, La Lizza, La Pianta, La Pieve, Limone, Marinasco, Mazzetta, Melara, Migliarina, Montepertico, Pagliari, Pegazzano, Pianazze, Poggio, Porta Rocca, Prione, Rebocco, Ruffino, San Bartolomeo, Sant'Anna, Scorza, Spallanzani, Termo, Umbertino, Valdellora, Vicci..

Inoltre sono presenti cinque circoscrizioni amministrative.

L'Hinterland urbano della città della Spezia raggiunge i 180.000 abitanti, si estende oltre che su tutto il territorio comunale anche nelle zone limitrofe principalmente nei comuni di Vezzano Ligure, Lerici, Santo Stefano di Magra, Arcola, Follo, Riccò del Golfo di Spezia, Portovenere che creano un unico agglomerato urbano densamente popolato.

La Spezia deve il suo sviluppo economico e sociale alla costruzione dell'Arsenale Militare, avvenuta nella seconda metà dell'Ottocento, opera fortemente voluta da Cavour. La base navale, ancor oggi una fra le più importanti delle Marina Militare, ha avuto il merito di trasformare la città da borgo di pescatori in capoluogo di provincia, sede di importanti industrie specializzate in vari settori. Collegata all'importante base militare è la presenza dell'industria Oto Melara, una delle principali aziende italiane attive nel campo della difesa. Sono presenti anche altri importanti stabilimenti produttivi, quali Termomeccanica, una centrale termoelettrica Enel ed altre imprese molto attive nel settore delle costruzioni navali (Fincantieri, cantieri navali del Muggiano).

Il progressivo disimpegno nella zona da parte della Marina Militare, iniziato negli anni ottanta e culminato ai giorni nostri con la chiusura del Centro Addestramento Reclute ed il trasferimento di alcuni reparti presso la base di Taranto, ha determinato l'instaurarsi di un periodo piuttosto critico per l'economia spezzina, che ha inciso in modo negativo anche sull'andamento demografico della popolazione.

Attualmente sono comunque in corso numerose iniziative volte a favorire una nuova crescita economica: nel dettaglio molte zone non più necessarie alle attività militari sono state o stanno per essere riconvertite ad uso civile, in modo particolare nel settore della nautica da diporto, che è in forte espansione in questo periodo. Infine, punto di forza dell'economia spezzina sta diventando, negli ultimi anni, anche il turismo: questo fenomeno ha subìto una forte crescita sia in riviera (ricordiamo le Cinque Terre, visitate ogni anno da migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo) che nell'entroterra (in particolare in Val di Vara, zona all'avanguardia nel settore dell'agricoltura biologica).

Molti nuovi agriturismi sono nati nelle valli e sulle coste permettendo spesso il recupero di casolari agricoli in decadimento e conservando, quindi, l'aspetto paesaggistico di zone scarsamente abitate. La maggior attenzione alle produzioni agricole di qualità e biologiche ha incrementato anche un turismo enogastronomico, che unisce la tradizione dei piatti tipici alla fruizione delle bellezze naturali.

Infine, vicino alla Spezia, nel territorio del Comune di Porto Venere, si trova l'unico rigassificatore attualmente esistente in Italia, grazie al quale è possibile importare via mare, allo stato liquido, idrocarburi gassosi naturali, come il gas metano. Nel 2007 il progetto di ampliamento e ammodernamento dell'impianto a scatenato molte polemiche sia sul territorio comunale di Porto Venere, sia a livello provinciale.

Un territorio così ricco di rilevanze naturalistiche e di bellezze paesistiche porta con sé il rischio costante di essere alterato da iniziative e da interventi potenzialmente lesivi delle sue peculiari caratteristiche ambientali: così è stato nella storia degli ultimi decenni, con alcuni episodi, peraltro per lo più superati positivamente e tali da non aver intaccato in modo sostanziale un territorio tuttora di grande attrazione turistica.

In particolare, su 104 capoluoghi di provincia monitorati, il rapporto colloca La Spezia al 27º posto per quanto riguarda la qualità dell'aria, al 19º per bassa concentrazione di biossido di azoto, al 15º per quantità di aree pedonalizzate, all'11º per quanto attiene alle zone a traffico limitato, al 27º per quanto riguarda il verde urbano, al 25º per basso consumo pro-capite di carburante, al 21º per quanto riguarda le politiche basate sul risparmio energetico e la diffusione di fonti rinnovabili, al 13º per la percentuale di imprese certificate ISO 14001.

Negli anni passati La Spezia è stata oggetto di un'inchiesta riguardante la destinazione dei fusti di rifiuti tossici trasportati dalla nave Jolly Rosso, per una discarica di ingenti quantità di uranio impoverito e di amianto nell'Arsenale Militare, per l'interramento di rifiuti speciali e tossici sempre nelle adiacenze all'Arsenale (in località Marola), nonché per il riciclaggio della diossina di Seveso nella discarica di Pitelli, e di altri rifiuti tossici (tale inchiesta però fu archiviata in quanto il fatto non fu mai provato).

Il Comune della Spezia non ha zone balneabili, a partire dallo sviluppo industriale successivo agli anni '50.

Sono balneabili unicamente la diga foranea, raggiungibile via mare, e la scogliera di Tramonti di Biassa e di Campiglia.

Forti investimenti per l'ammodernamento della rete fognaria hanno permesso negli anni '90 di alzare dal 38 al 76% la percentuale delle utenze cittadine collegate al depuratore, in località Stagnoni. Resta comunque alta la parte della popolazione esclusa da questo servizio.

Nel territorio cittadino è presente una centrale termoelettrica ENEL, la Centrale "Eugenio Montale", che per dimensioni la seconda in Europa, alimentata da tre gruppi, due a metano, mentre solo il terzo è rimasto a carbone/olio combustibile e funziona, comunque, all'interno di un impianto a turbogas.

Le abitazioni civili in vicinanza del porto mercantile godono di contributi agevolati per l'acquisto di doppi vetri e condizionatori d'aria che dovrebbero proteggere dall'inquinamento acustico, dalle polveri e dai fumi provenienti dalle vicine attività industriali. Nonostante questi accorgimenti, ma anche per il concorso di altri fattori, la città ha il più alto tasso di mortalità per tumore alla pleura d'Italia. Questo poco invidiabile primato è causato soprattutto dalla forte esposizione della popolazione all'amianto e al conseguente sviluppo di un numero indescrivibile di casi di mesotelioma pleurico.

Negli ultimi anni è stato ed è tuttora molto attivo il dibattito sull'opportunità o meno della realizzazione di un dragaggio dei fondali del porto mercantile. Tale opera è stata proposta per consentire l'ingresso nel bacino anche alle nuove grandi navi porta-container, che sarebbero altrimenti costrette a privilegiare gli attracchi in altri moli dai fondali più profondi, facendo perdere alla città un'importante quota del mercato del traffico dei contenitori.

Questa prospettiva è invece osteggiata dalle associazioni ambientalistiche e da vari comitati locali, i quali temono che un intervento così drastico sui fondali del Golfo possa per sempre segnarne in maniera negativa il futuro, correndo il rischio di sollevare dal fondo del mare le sostanze inquinanti che lì si sono depositate con il passare degli anni. È stata rilevata la presenza di arsenico, cadmio e altre sostanza inquinanti.

A questa osservazione è stato controbattuto che il dragaggio rappresenta invece un'occasione utile proprio per consentire una bonifica dei fondali e, se compiuto a regola d'arte, sanerebbe la situazione esistente senza creare neppure disagi transitori.

Nel 2006 è stata infine conferita la Bandiera Blu degli Approdi Turistici alla città, per la qualità dei servizi del porto turistico (Porto Lotti).

Il servizio viene gestito da ACAM Ambiente, società satellite di ACAM s.p.a. ed assicura in tutta la città un servizio di raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani.

Il 4 dicembre 2006, presso il Palazzo della Regione di Genova, sono stati consegnati i premi per la XVII edizione dei Comuni ricicloni 2006 organizzata da Legambiente: La Spezia, con una percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti domestici pari al 32,14% (incremento del 6% rispetto al 2005), si è posizionata al primo posto rispetto agli altri capoluoghi di provincia della regione e al 21º posto nella classifica dei comuni liguri. La Spezia non si trova ancora in regola con il noto Decreto Ronchi che prevede una quota minima del 35%.

Si ricorda che alla fine del mese di novembre 2006 la Regione Liguria ha stanziato, per la città della Spezia, circa 350.000 € per aumentare la percentuale di raccolta del rifiuto organico.

Nel corso dell'anno 2007 si è registrata una flessione di alcuni punti percentuali nella frazione di raccolta differenziata nel capoluogo. Il comune della Spezia ha guadagnato sette posizioni in ambito regionale e rimane sempre in testa nella speciale classifica dei capoluoghi di provincia liguri.

Ma per il collegamento autostradale, dalla città è necessario percorrere un tratto del raccordo tangenziale, che collega una delle vie direttrici cittadine (Via Carducci) con la barriera autostradale "La Spezia" e a sua volta con il nodo autostradale A12 e A15.

La città non è ancora dotata di una vera e propria tangenziale (la cosidetta Variante Aurelia), ancora in costruzione da parecchi anni, che dovrebbe collegare la zona dell'Ospedale Felettino con la zona della Foce. Quest'opera di vitale importanza per alleggerire il traffico cittadino di transito è praticamente completata, ma non ancora consegnata interamente alla città.

Il giorno 15 gennaio 2006 un primo tratto del primo lotto della variante è stato aperto al traffico e consente di collegare in pochi minuti la città con la Val di Vara, attraverso un tunnel lungo 2,4 km che connette piazzale Ferro (confine tra quartieri della Chiappa e di Fossitermi), con il borgo di San Benedetto, bypassando l'angusto percorso della S.S.1 in zona Foce.

Il completamneto dell' opera è previsto per il 2010, previa costruzione della variante di Via Fontevivo, che collegherebbe la seconda uscita della tangenziale con la città.

Oltre al normale servizio di trasporto pubblico urbano ed extraurbano, l'ATC fornisce numerosi altri servizi, utili agli utenti per il lavoro, per la scuola e per il turismo.

La stazione centrale della città è la più importante della zona fino a Genova, Pisa e Parma; in essa fermano tutti i treni passeggeri che vi transitano. Nell' area urbana sono tuttavia presenti altre tre stazioni, ossia "La Spezia Migliarina", "Ca' di Boschetti" e "La Spezia Marittima".

Quest'ultima, situata all'interno del porto mercantile, non svolge servizio passeggeri, essendo utilizzata unicamente per la ricezione e l'inoltro sui treni delle merci che arrivano o partono via mare.

Alle stazioni elencate va poi aggiunto lo scalo merci di Valdellora.

L'aeroporto "Cristoforo Colombo" a Genova, l'aeroporto "Galileo Galilei" a Pisa e l'aeroporto "Giuseppe Verdi" a Parma.

L'hub più vicino è l'Aeroporto di Milano-Malpensa.

Luni è sede di un aeroporto ed eliporto militare.

Oltre al porto mercantile e militare, la città è dotata di alcuni attracchi marittimi che consentono sia l'ormeggio di imbarcazioni da diporto, sia l'accesso al servizio di collegamento marittimo con altre località spezzine.

Dal molo Italia partono, nei mesi primaverili ed estivi, linee turistiche per Lerici, Porto Venere, Isola Palmaria, le Cinque Terre, Portofino e Genova. Alcune amministrazioni limitrofe hanno stabilito delle convenzioni con l'amministrazione spezzina e le aziende coinvolte nel trasporto pubblico per sfruttare la possibilità del collegamento "via mare" ove possibile. Da qualche anno è in atto un esperimento per fare sostare nel Golfo grandi navi di crociera, che, per ora attraverso mezzi precari, sbarcano migliaia di turisti che vengono avviati a visite guidate alla città ed ai suoi musei ed anche a Lerici, Porto Venere ed alle vicine Cinque Terre.

Sempre sul fronte trasporti, La Spezia fa parte del progetto europeo BEST, che si propone di diffondere l'uso del bioetanolo: in particolare, saranno costruiti 3 distributori, i primi in Italia, e saranno fornite 100 vetture che usano tale carburante.

La principale squadra calcistica cittadina è lo Spezia Calcio, rifondata nell'estate del 2008 in seguito al fallimento dello Spezia Calcio 1906. La squadra era retrocessa in Serie C1 in seguito al 21° posto in classifica nel campionato di Serie B, ma è stata esclusa dai campionati professionistici a causa delle inadempienze economiche. La nuova società ha assunto il nome di A.S.D. Spezia Calcio 2008 e milita in Serie D Girone A. La squadra disputa le sue partite casalinghe nello stadio Alberto Picco ed è seguita, storicamente, da un pubblico numeroso ed appassionato.

Nel suo albo d'oro lo Spezia può vantare un titolo nazionale grazie alla vittoria del Campionato Alta Italia del 1944, l'unico torneo ufficiale disputato in quell'anno ed al quale prese parte con la denominazione di VV.F. Spezia. Tale titolo è stato ufficialmente riconosciuto dalla FIGC nel 2002 come titolo onorifico.

Nel suo palmares va aggiunta la Coppa Italia di Serie C 2004/05 vinta dopo la doppia finale contro il Frosinone e la Supercoppa di Serie C1 2005/06, conquistata grazie alla vittoria sul Napoli.

Il 20 e 21 agosto 2007, in occasione dell'amichevole tra nazionali under21 Italia-Francia (Stadio "A.Picco", 21 agosto, con vittoria degli azzurri per 2 - 1), alla Palazzina delle Arti è stata esposta la Coppa del Mondo di calcio vinta dalla nazionale italiana a Berlino il 9 luglio 2006.

La squadra di basket femminile cittadina, il Basket Spezia Club (sponsor per il 2006/07, Carispe), ha militato in Serie A1 ininterrottamente dalla stagione 1996/97, fino alla stagione 2007/08. A seguito di problemi di natura finanziaria la società ha deciso di iscriversi per la stagione 2008/09 al campionato di Serie A2. In città e provincia sono presenti 2 squadre maschili in C1 (Spezia Basket e Basket Follo) più altre militanti in serie minori.

Risulta molto florido il movimento cestistico amatoriale, che da diversi anni annovera almeno 16 squadre iscritte e più di 250 tesserati. Si ricorda a riguardo la coppa Italia UISP vinta dall'Arci Canaletto nella stagione 2007/2008.

Il 9 giugno 1989 la 20a tappa del Giro d'Italia 1989 si è conclusa alla Spezia con la vittoria del francese Laurent Fignon.

Nella città la pallamano ha avuto un boom di tesserati negli ultimi anni, consentendo alla Spezia di conquistare il ruolo di protagonista nel contesto regionale. Una diffusa promozione di questo sport già nelle scuole elementari e medie inferiori ha fatto conoscere la pallamano a un notevole numero di ragazzi che hanno proseguito l'attività sportiva nelle proprie società sportive.

Fra le principali società ricordiamo l'SDG Spezia Pallamano.

Una delle maggiori societa è il Rugby Club Spezia.

Alla Spezia nel 2007 è stata fondata la seconda squadra italiana di lacrosse, sport tipicamente nordamericano e in rapida espansione anche nel nostro paese: le Aquile Nere.

Palazzo della Provincia.

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Boris Kniaseff

Boris Kniaseff (San Pietroburgo, 1º luglio 1900 – Parigi, 7 ottobre 1975) è stato un ballerino e pedagogo russo naturalizzato francese.

Finiti gli studi di danza nella sua città natale, è emigrato a Sofia nel 1917, e quindi a Parigi nel 1924. Fece parte della compagnia del colonel de Basil, della compagnia di Bronislava Nijinska e del Ballets des Champs-Élysées.

Maestro di balletto per l'Opéra-Comique dal 1932 al 1934, apri una scuola di danza nel 1937 che vedrà fra le protagoniste le sue allieve Yvette Chauviré e Ludmila Tcherina. Insegnò anche in Svizzera, in Italia ed in Grecia ed in Argentina.

È stato sposato alla prima ballerina Olga Spessivtseva.

A lui è dedicata la poesia di Eugenio Montale Ripenso il tuo sorriso, contenuta nella raccolta Ossi di seppia.

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Gianni Rescigno

Gianni Rescigno (Roccapiemonte, 1937) è un poeta e scrittore italiano, che attualmente risiede a Santa Maria di Castellabate (SA). Tra le sue opere si contano ben quindici raccolte poetiche, con le quali Rescigno ha vinto diversi premi , dei quali: "The Whole World Highway", "Città di Bolzano", "Monte Sacro","Bauzanum", "Contini Bonacossi", "Antica Badia di San Savino", "Ugo Fasolo", "Laurentum", "Città di Milano", "San Domenichino", "Nazareno", "Città di Caserta", "Città della Spezia", "Palazzo Grosso", "L'Astrolabio", "Anco Marzio: Ostia nel mondo", "Fiera Vesuviana", "Aeclanum", "Città di Pontina". Per isuoi libri, Rescigno è stato inoltre finalista in prestigiosi premi letterari: "Eugenio Montale", "Carducci", "Camaiore", "Città di Marineo", "Campofranco", "Tagliacozzo", "Città di Arsita", "Città di Adelfia", "Dino Campana", "Lerici Golfo dei Poeti","Camposampiero". Per quanto riguarda la narrativa ha scritto il romanzo breve "Storia di Nanni"(1981), che è stato premiato anch'esso con diversi premi. Il suo nome si trova anche nella Storia della Civiltà Letteraria Italiana, curata da Giorgio Bàrberi Squarotti ed edita dalla casa editrice UTET, e in altre importanti antologie e storie della letteratura.

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Source : Wikipedia