Etiopia

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Tags : etiopia, africa, esteri

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Etiopia

Le regioni dell'Etiopia

²L'inglese e l'italiano, quest'ultima per il passato coloniale, sono studiati come lingua secondaria, a scelta insieme all'amarico, e sono le principali lingue utilizzate per gli affari esteri.

La Repubblica Federale Democratica d'Etiopia (amharico:ኢትዮጵያ traslitterazione:Ityop'iya) è uno Stato dell'Africa orientale che vanta un'identità plurimillenaria (tant'è che è considerata il più antico stato africano). L'Etiopia confina a nord con l'Eritrea, ad est con il Gibuti e la Somalia, a sud sempre con la Somalia e con il Kenya ed ad Ovest con il Sudan; è uno stato senza sbocco al mare.

Storicamente l'Etiopia è nota anche come Abissinia.

Attorno al 970 la regina Gudit perseguitò i cristiani che si trovavano in Etiopia ed aiutò a far crollare il Regno di Axum. Sebbene sia presentata dalle cronache etiopi come ebrea alcuni studiosi moderni hanno qualche dubbio a riguardo, suggerendo che potrebbe essere stata una pagana . All'inizio del basso medioevo nasce il regno di Etiopia, unico baluardo cristiano in Africa.

La fine del XIX secolo è segnata dall'inizio della colonizzazione europea del continente africano. Nel 1870 il porto di Assab, presso l'entrata meridionale del Mar Rosso, è comprato da una compagnia italiana come cessione di un sultano locale. Questo evento pone le basi per la fondazione di una colonia italiana in Eritrea. L'espansione della colonia verso l'interno porta ad un conflitto con l'impero etiope, governato dal negus Menelik II, ed alla battaglia di Adua del 1896, quando l'esercito etiope sconfigge la potenza coloniale e riesce a rimanere indipendente. L'Italia e l'Etiopia firmano il trattato di Uccialli che sancisce le relazioni fra i due paesi fino all'inizio della nuova espansione coloniale italiana verso l'Etiopia.

Con l'apertura del canale di Suez aumenta l'interesse europeo per il Paese. Il 3 ottobre 1935 l'Italia attacca, senza dichiarazione di guerra, l'impero etiope. Nella campagna verrà usato di nascosto anche il gas iprite proibito dalle convenzioni internazionali (cfr. Indro Montanelli). Gli Italiani riescono a sconfiggere la resistenza degli Etiopi e a spingersi fino alla capitale Addis Abeba, nella quale entrano il 5 maggio 1936. L'Etiopia viene annessa all'impero coloniale italiano nell'Africa Orientale Italiana.

L'Etiopia viene liberata dagli inglesi nel 1941 e l'Imperatore Haile Selassie I torna al potere fino al 1974. Nel 1974 una giunta militare, il Derg, depone l'Imperatore Haile Selassie I (in carica dal 1930) e crea un regime socialista, con a capo Haile Mariam Menghistu. Nel biennio 1984-1985 il paese viene colpito da una carestia di vastissime proporzioni che porta alla morte di 1 milione di persone. Stremato da golpe sanguinosi, rivolte, siccità su larga scala e dal problema dei rifugiati, il regime viene in ultimo deposto da una coalizione di forze ribelli, il FRDPE nel 1991. Nel 1994 viene eletta un'Assemblea Costituente e le prime elezioni multipartitiche si tengono nel 1995. La guerra di confine combattuta contro l'Eritrea nel maggio 1998 ha rafforzato la coalizione al potere, ma ha fortemente indebolito l'economia del paese.

Con 1.133.380 km², l'Etiopia è il 27° stato per grandezza (dopo la Colombia). Per grandezza è comparabile alla Bolivia. La secessione dell'Eritrea, nel 1993, ha privato il paese dello sbocco sul Mar Rosso.

Gran parte dell'Etiopia si trova nel Corno d'Africa, che è la parte più orientale del continente africano. Nell'Etiopia si trova un insieme disordinato di montagne (Acrocoro Etiopico)disconnessi altopiani divisi dalla Rift Valley, che percorre la parte sud-orientale e nord-orientale del paese ed è circondata da bassopiani, steppe e semi-deserto. La grande diversità del territorio determina grande varietà di clima, terreno, vegetazione naturale e aree abitate.

I principali laghi sono l'Abaya e il Tana; i principali fiumi sono il Giuba, l'Omo e il Nilo azzurro.

La temperatura media di Addis Abeba è di circa 15 °C in dicembre e di circa 18 °C in maggio. Luglio e agosto, i mesi delle grandi piogge, hanno temperature medie intorno ai 15-16 gradi (minime intorno agli 11). Le minime più basse (5-6 gradi C) si hanno in novembre e dicembre. La piovosità annua media è di circa 1200 mm. (minima da novembre a gennaio, massima da giugno a settembre). Gli estremi registrati: minima -7 °C massima 40 °C. Possiamo definire il clima alpino nell'acrocoro visto che il paese è situato vicino a delle montagne e umido sulla costa visto che soffiano i monsoni.Il clima umido, sulla costa, permette la coltivazione di tabacco e cereali.

Nel 2007 l'Etiopia aveva una popolazione di 76.511.887 abitanti, con una densità media di 68 unità per km²; la speranza di vita è di 49 anni, una delle più basse del mondo. Elevatissima la percentuale di popolazione rurale: l'84% (2005); poiché gran parte degli abitanti vive di agricoltura di sussistenza, gli insediamenti più popolati si trovano nella regione centrale, dove il terreno si presta maggiormente alle coltivazioni.

Tra i gruppi non autoctoni si segnalano yemeniti, indiani, armeni, greci, italiani e, singolarmente, una piccola comunità di rastafariani provenienti dalla Giamaica.

Nel paese è ancora presente una piccola comunità di italiani rimasti in Etiopia anche dopo il 1941.

Le lingue autoctone più parlate sono: Amarico, Tigrignà, Oromigna, Guragigna, Somali, arabo, altre lingue locali. Fra le lingue europee le più conosciute sono l'inglese (abbastanza diffuso tra i giovani) e l'italiano (soprattutto nel nord e nella capitale, molto meno al sud).

I cristiani ortodossi sono predominanti nell'Etiopia centrale e settentrionale, i cristiani ortodossi e quelli protestanti compongono larga parte della popolazione dell'etiopia meridionale e occidentale.

Una piccola e antica comunità di ebrei, i Falascia (Beta Israel in inglese), vivono nel nord-ovest dell'Etiopia, anche se molti di loro (circa 90.000, l'85% della popolazione totale) si sono trasferiti in Israele negli ultimi decenni, principalmente durante le operazioni "Moses" (israeliana, 1984), "Joshua" (statunitense, 1985) (un progetto di aiuto all'immigrazione in Israele dei Falascia durante una carestia che aveva colpito la regione) e l'operazione "Solomon" (israeliana, 1991) a seguito degli scontri tra Etiopia ed Eritrea. Alcuni studiosi ebraici ritengono che questo gruppo etnico sia ciò che rimane di una delle tribù perdute di Israele.

Addis Abeba (1.133.000 abitanti), a 2360 m slm, la capitale dell'Etiopia e capitale della regione omonima, circondata dalle regione Oromo, quasi al confine con la regione Amhara, abitate dalle due principali etnie dell'Etiopia.

Dire Daua (398.000 abitanti) è la capitale della regione omonima e si trova a 1095 m slm, al confine fra la regione Oromo e la regione Somali. Importante centro sulla Ferrovia Addis Abeba-Gibuti, la città si è sviluppata come polo commerciale, agricolo (caffè) e del bestiame ed è inoltre sede di industrie tessili, alimentari e del cemento.

Gondar (195.000 abitanti), sul lago Tana a 2160 m slm, nella regione Amhara, antica capitale del regno etiope.

Macallé o Mekele (169.000 abitanti) è situata tra gli altopiani del Ghevà e del Gabàt a 2062 m slm ed è la capitale dello stato del Tigrè e prima città dell'Etiopia settentrionale. Importante mercato agricolo (cereali e cotone) con varie industrie alimentari, la città è il capolinea della carovana del sale, che trasporta il minerale a dorso dei cammelli dal deserto della Dancalia.

Grazie alla sua eccellente postazione strategica la città fu scelta nel 1881 come capitale del Paese dall'imperatore. Occupata dagli italiani nel 1895 a seguito della campagna etiope fu ripresa dall'esercito abissino l'anno dopo. Macallè fu uno dei primi obiettivi riconquistati nel 1935 dalle truppe italiane che portarono a termine l'occupazione dell'Etiopia.

Bahir Dar (167.000 abitanti), sul lago Tana a 1700 m slm, capitale della regione Amhara.

Gimma (159.000 abitanti), nella regione Oromo, è la maggiore città dell'Etiopia sud-occidentale.

Harar o Harer (132.000 abitanti) è la capitale della regione omonima e si trova a 1856 m slm sul versante nord-orientale del Gebel Mullata, al confine fra la regione Oromo e la regione Somali. La città, caratterizzata da un clima molto secco e caldo, è collegata per rotabile a Gibuti, Addis Abeba e Dire Daua. Importante ed attivo mercato agricolo ospita anche industrie alimentari e dell'artigianato (tessitura ed intreccio dei cesti).

Harar fu fondata dagli Arabi, provenienti dalla Yemen, nel VII secolo e nel 1520 divenne capitale dell'emirato musulmano di Adal. Invasa dai Galla decadde di importanza e fu occupata dagli egiziani nel 1875. Il 26 gennaio 1887 fu riconquistata dalle truppe imperiali e passò a far parte dell'Impero Etiopico. Nel 1989 fu riconosciuta dall'Unesco come patrimonio culturale dell'umanità e considerata quarta città santa islamica del mondo grazie alle sue numerose moschee.

Jijiga (98.000 abitanti), a 1609 m slm, capitale dell'Ogaden, il territorio abitato dai somali nell'Etiopia sud-orientale.

L'istruzione è stata per secoli monopolio della Chiesa Etiope, fino agli inizi del XX secolo, quando si adottò un sistema d'istruzione secolare. Il sistema scolastico etiope si articola in sei anni di scuola primaria, quattro anni di scuola inferiore e due di scuola superiore. Tutt'oggi si cerca di aumentare il numero delle scuole elementari per insegnare ai giovani a leggere ed a scrivere. Ad Addis Abeba vi è una scuola italiana.

Il Paese fa parte dal 1986 dell'Autorità intergovernativa per lo sviluppo, organizzazione politico-commerciale formata dai paesi del Corno d'Africa.

L'elezione dell'assemblea costituente etiopica, che contava 547 membri venne tenuta nel giugno 1994. Questa assemblea approvò nel dicembre 1994 la costituzione della Repubblica Democratica Federale di Etiopia. Le elezioni per il primo parlamento etiopico nazionale frutto di elezioni veramente popolari e per vari parlamenti regionali vennero tenute a maggio e giugno del 1995. La maggior parte dei partiti di opposizione scelse di boicottare queste elezioni. Vi fu una vittoria travolgente per il partito EPRDF (484 seggi su 547). Osservatori internazionali e di agenzie non governative fecero notare che i partiti di opposizione avrebbero potuto partecipare se lo avessero voluto.

Il governo della Repubblica Federale Democratica dell'Etiopia venne insediato nell'agosto 1995. Il primo Presidente eletto é stato Negasso Gidada. Il governo guidato dal EPRDF del Primo Ministro Meles Zenawi ha promosso una politica di federalismo etnico, devolvendo poteri significativi alle autorità regionali, basate sulla composizione etnica. L'Etiopia oggi ha 9 regioni amministrative semi-autonome che hanno il potere di raccogliere tasse e spenderle in maniera autonoma. Sotto l'attuale governo, gli etiopi godono di maggiore partecipazione politica e di dibattito politico più libero rispetto ad ogni altro momento anteriore della loro storia, anche se alcuni fondamentali diritti, fra cui la libertà di stampa, sono, in pratica, alquanto limitati.

Il governo di Zenawi venne rieletto nel 2000 nelle prime vere elezioni multipartitiche nella storia dell'Etiopia, vincendo 481 seggi su 547. L'attuale presidente è Girma Wolde-Giorgis, rieletto per un secondo mandato seiennale dai due rami del Parlamento il 9 ottobre 2007.

Nel 2004 il governo cominciò a trasferire più di due milioni di persone dagli altopiani aridi dell'est, adducendo come ragione che queste risistemazioni avrebbero diminuito la scarsità di cibo. .

In Etiopia si sono tenute nuovamente le elezioni nel maggio 2005, occasione in cui si è avuta una percentuale record di votanti (circa il 90%). Sebbene gli osservatori dell'Unione Europea abbiano segnalato che in tali elezioni siano state violate le regole internazionali per giuste e libere votazioni, altri gruppi sono arrivati a conclusioni differenti. La dichiarazione rilasciata il 14 settembre dall'Unione Africana, infatti, loda "il mostrare, da parte della popolazione etiope, un sano impegno negli ideali democratici"; il giorno successivo lo "US Carter Center" concluse "the majority of the constituency results based on the May 15 polling and tabulation are credible and reflect competitive conditions". L'EPRDF (formato da 4 partiti) ha nuovamente vinto le elezioni, ma solo con il 59,8% dei voti e quindi 327 seggi. La principale forza di opposizione (Coalizione per l'Unità e la Democrazia, formata da 4 partiti) ha ottenuto il 19,9% e 109 seggi, la seconda forza di opposizione (Forze Democratiche Etiopi Unite, formata da 5 partiti) il 9,5% e 52 seggi, mentre i 58 seggi restanti sono andati a nove formazioni localistiche minori.

Nelle ultime elezioni che si sono svolte nel 2006 il governo in carica è stato sconfitto per quanto riguarda i seggi nella capitale, con una differenza di circa l'80% dei voti, ma è rimasto in carica sostenendo di aver vinto grazie ai voti provenienti dalle campagne. Numerose proteste da parte dei cittadini di Addis Abeba e delle altre città si sono concluse in scontri a fuoco dove hanno perso la vita decine, forse centinaia di persone. Alcune manifestazioni studentesche sono state represse nel sangue dalla polizia federale. Gli organi di stampa (sotto il completo controllo governativo) hanno dato comunicazione di scontri tra polizia e "banditi" nella zona di Mercato. Attualmente quasi tutti i leader dell'opposizione sono incarcerati o dispersi.

La politica estera è dominata dalla tensione con la vicina Eritrea: il conflitto sul confine tra i due paesi, terminato nel 2000 col trattato d'Algeri, non è stato superato da rapporti pacifici stabilitisi tra i due paesi e permangono disaccordi sulla demarcazione del confine. Uno dei problemi comuni ai due paesi è rappresentato dalla presenza di un numero considerevole di vari tipi di ordigni non esplosi (UXO) e mine antiuomo ed anticarro.

Sin dal 1991 l'Etiopia ha stabilito buone relazioni con gli Stati Uniti e l'Europa occidentale e cercato un sostegno economico sostanziale dai paesi occidentali e dalla Banca Mondiale.

Il forte legame con gli U.S.A. (fornitori di alimenti e armi) ha portato l'esercito etiope ad intervenire in Somalia nel 2007 contro le Corti islamiche, a sostegno del governo provvisorio somalo rifugiato a Baidoa. Nonostante i successi iniziali e l'appoggio aereo statunitense, le Corti islamiche hanno ripreso l'offensiva e gli scontri continuano tutt'ora. I rapporti sono tesi anche con il vicino Sudan.

L'economia versa in condizioni gravissime; le guerre civili e le frequenti siccità hanno reso l'Etiopia uno dei paesi più poveri del mondo (nella graduatoria ISU si trova nella 155esima posizione) (2008). L'agricoltura è praticata con metodi tradizionali; sugli altopiani si coltivano il caffè per l'esportazione, ortaggi, legumi e frumento; nelle zone più umide si coltivano cotone e tabacco. L'allevamento del bestiame è abbastanza sviluppato, ma le risorse forestali sono scarse, e nel sottosuolo si trovano giacimenti di platino e oro. L'industria è limitata alla produzione tessile e alimentare.

L'Etiopia importa diversi beni, dalle materie prime ai beni capitali, ai beni di consumo. Le importazioni superano abbondantemente le esportazioni, determinando un ampio deficit della bilancia commerciale.

Fino a pochi anni fa l'Etiopia aveva un sistema viario piuttosto debole, in gran parte basato su strade costruite dagli italiani durante l'occupazione; l'insufficienza del sistema viario ha tra l'altro contribuito al determinarsi e all'aggravarsi di alcune delle crisi alimentari che il paese ha attraversato.

Negli ultimi anni, in particolare in seguito alle risorse liberate dalla cessazione delle ostilità con l'Eritrea e nel quadro di un processo più generale di ammodernamento, il Paese ha visto la costruzione di un notevole numero di strade, soprattutto nei dintorni di Addis Abeba e delle città maggiori.

L'unica linea ferroviaria esistente fu costruita dai francesi nel 1917 e collega Addis Abeba con Gibuti, passando per Dire Dawa.

L'aeroporto internazionale di Bole, ad Addis Abeba, è stato rimodernato negli ultimi anni e può considerarsi un ottimo aeroporto per gli standard africani; la compagnia di bandiera, Ethiopian Airlines, gode anche di ottima reputazione tra le compagnie africane, specie per la buona selezione e l'addestramento dei piloti (effettuato normalmente in Gran Bretagna). L'Etiopia gode di un discreto sistema di collegamenti aerei interni, con aeroporti non solo nelle città più importanti, ma anche in piccoli centri come Lalibela, tradizionale centro di pellegrinaggio e, più di recente, meta turistica.

Il turismo in Etiopia non è ancora sviluppato, e mancano ancora infrastrutture adeguate. Tuttavia il governo dell'Etiopia considera il turismo, per il futuro, come una delle fonti di entrate potenzialmente più importanti per il Paese. Si punta su turisti a elevato reddito, attratti dalla cultura locale e dalle bellezze naturali. Nel 1998 hanno visitato l'Etiopia ca. 250.000 persone; tuttavia, la maggior parte di questi visitatori si reca in Etiopia di passaggio o per affari.

Ricche e abbondanti sono anche l'arte e l'architettura religiosa, che riflettono la lunga storia del cristianesimo etiope; le chiese, e gli affreschi che si trovano al loro interno, testimoniano influenze bizantine e copte. In Etiopia è diffusa soprattutto la pittura a soggetto sacro, caratterizzata da colori molto forti e caldi (un soggetto tipico è l'incontro tra Salomone e la Regina di Saba); non è diffusa invece la scultura (solo la pittura può raffigurare scene sacre). Vi sono poi molti quadri a soggetto magrebino del conosciuto artista ottocentesco Eugène Delacroix (Charenton-Saint-Maurice 1798-1863) che, a partire dal 1932, effetuò più viaggi in Africa.

Gli atleti etiopi si distinguono nelle discipline atletiche del fondo e mezzofondo, con una tradizione che risale agli anni '60 del secolo scorso con il maratoneta Abebe Bikila, vincitore delle maratone olimpiche di Roma e Tokio. Altri plurivincitori di medaglie olimpiche sono stati Myrus Yfter, Haile Gebrselassie, Kenenisa Bekele. Fra le donne da segnalare Derartu Tulu e Tirunesh Dibaba. E' importante segnalare che, ad oggi, nessun mezzofondista etiope è stato squalificato per doping.

Per la parte superiore



Guerra d'Etiopia

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Con il termine guerra d'Etiopia o seconda guerra italo-etiopica (talvolta nota anche come guerra d'Abissinia o campagna d'Etiopia) ci si riferisce ai combattimenti tra le forze italiane ed etiopi durati sette mesi tra il 1935-1936.

Dopo il 1929 l'espansione imperiale divenne uno dei temi favoriti del governo fascista di Mussolini che aspirava alla ricostruzione di un impero, sullo stile dell'Impero romano; difatti, osservava Mussolini, Gran Bretagna e Francia possedevano importanti imperi in Africa, così come molte altre nazioni europee.

L'Abissinia, inoltre era l'unico stato, insieme alla Liberia, ancora indipendente, e quindi una sua eventuale invasione non doveva provocare, in teoria, nessun intervento internazionale. Oltre a ciò la vicinanza con l'Eritrea ad est e la Somalia italiana a sud, potevano determinare la creazione di un'importante zona di influenza italiana. Non da ultimo, il livello militare delle truppe etiopi era basso, e il paese ricco di risorse naturali; e d'altro canto si poteva vendicare la sconfitta patita durante la campagna d'Africa orientale ad Adua, nel 1896.

Il trattato italo-etiope del 1928 non stabiliva con esattezza il confine tra la Somalia italiana e l'Abissinia, ovvero non indicava espressamente quali località e zone fossero da considerare appartenenti all'Italia od all'Abissinia. Tale accordo si limitava a stabilire che il confine era da situare a 21 leghe parallele alle coste della regione del Benadir.

Proprio per questa indeterminatezza, sorsero sin da subito violente controversie tra i firmatari del patto, le quali furono tra le cause della successiva guerra di Etiopia: allo scopo di ingrandire la porzione di territorio spettante, gli Abissini ritenevano che le 21 leghe cui si accennavano fossero quelle nautiche, mentre gli Italiani che esse fossero quelle standard.

Di fatti, ambedue gli stati dimostravano l'intenzione aggressiva di estendere il proprio dominio: il negus Hailè Selassie desiderava ottenere uno sbocco sul mare per il proprio impero (che otterrà dai Britannici nel 1941 con l'annessione dell'Eritrea), mentre il duce Benito Mussolini ambiva a unificare le colonie dell'Eritrea e della Somalia, tra loro separate.

Diversamente da quanto affermato dagli storici anticolonialisti, lo scoppio dell'ostilità fu provocato dall'Etiopia e dallo stesso negus Selassiè, che dalla metà del 1934 consentì a bande armate guidate da ras locali di sconfinare in Eritrea e di attaccare i presidi italiani. Selassiè sperava così di intimorire le autorità italiane e di indurle ad avviare una trattativa per la revisione dei confini, ma presto la situazione gli sfuggì di mano. Fra gli episodi più gravi vi furono l'attacco al consolato italiano a Gondar da parte di gruppi armati etiopici, che causarono numerosi morti tra gli ascari eritrei (4 novembre 1934), e l'incidente di Ual Ual (5 dicembre 1934).

Ad Ual Ual 1500 soldati abissini aggredirono una postazione militare italiana di confine, composta da circa 200 militari, uccidendone 80: tale episodio sarà usato dal duce come pretesto per dichiarare guerra.

Mussolini chiese delle scuse ufficiali e il pagamento di un'indennità per le famiglie degli uccisi da parte del governo etiope, conformemente a quanto stabilito nell'accordo del 1928. Il negus Haile Selassie, avendone la possibilità in virtù del medesimo trattato, decise invece di rimettersi, tra le riserve italiane, alla Società delle nazioni (2 gennaio). Ciò provocò la cosiddetta crisi abissina all'interno della Società delle Nazioni, che, per far luce sulla vicenda, si impegnò in un arbitrato tra le parti, temporeggiando. Tuttavia, i rapporti italo-etiopi erano irrimediabilmente compromessi e entrambi gli stati iniziarono a mobilitare le proprie truppe in previsione di un prossimo conflitto.

Tra il 4 e il 7 gennaio 1935 Mussolini incontrò a Roma il ministro degli esteri francese Pierre Laval, col quale vennero firmati accordi in virtù dei quali la Francia prometteva di appoggiare diplomaticamente l'Italia in caso di una guerra contro gli Etiopi.

Laval sperava in tal modo di avvicinare Mussolini alla Francia, al fine di dar vita ad un'alleanza in funzione anti-nazista (Hitler rivendicava l'Alsazia-Lorena, persa dai tedeschi dopo la prima guerra mondiale).

Il 16 gennaio Mussolini assunse la direzione del Ministero delle Colonie.

Il 19 gennaio la Società delle nazioni riconobbe "la buona fede" di Italia ed Etiopia nell'incidente di Ual Ual e decise che il caso dovesse essere trattato tra le due parti interessate; tuttavia, il 17 marzo gli abissini presentarono un altro ricorso, appellandosi all'articolo XV dell'organizzazione.

L'8 giugno a Cagliari, di fronte all'ostilità mostrata in tal senso dalla Gran Bretagna, il duce rivendicò il diritto dell'Italia ad attuare una propria politica coloniale e, il 18 settembre, in un articolo pubblicato sul Morning Post, garantì che non sarebbero stati lesi gli interessi francesi e britannici nell'Africa orientale.

Il 2 ottobre Mussolini dichiarò guerra all'Etiopia dal balcone di palazzo Venezia.

Il 3 ottobre 1935 100.000 soldati italiani ed un considerevole numero di Áscari, sotto il comando del maresciallo Emilio De Bono iniziarono ad avanzare dalle loro basi in Eritrea. Alla stessa data, un contingente comandato dal generale Rodolfo Graziani, mosse da sud, dalla Somalia Italiana. Il 6 ottobre, tre corpi d'armata italiani occuparono Adua, cittadina presso la quale gli italiani avevano subito una cocente sconfitta nel 1896 durante la campagna d'Africa Orientale. Il 15 ottobre venne occupata Axum, la capitale religiosa dell'Etiopia.

Attaccando il paese africano, che era membro della Società delle Nazioni, l'Italia aveva violato l'articolo XVI dell'organizzazione medesima: "se un membro della Lega ricorre alla guerra, infrangendo quanto stipulato negli articoli XII, XIII e XV, sarà giudicato ipso facto come se avesse commesso un atto di guerra contro tutti i membri della Lega, che qui prendono impegno di sottoporlo alla rottura immediata di tutte le relazioni commerciali e finanziarie, alla proibizioni di relazioni tra i cittadini propri e quelli della nazione che infrange il patto, e all'astensione di ogni relazione finanziaria, commerciale o personale tra i cittadini della nazione violatrice del patto e i cittadini di qualsiasi altro paese, membro della Lega o no".

Per questo motivo, la Società delle Nazioni, espressione principalmente della volontà della Francia e del Regno Unito (i due stati più forti ed influenti), condannò l'aggressione italiana il 7 ottobre e il 18 novembre l'Italia venne colpita dalle sanzioni economiche imposte dalla SdN (nonostante questa non le avesse applicate contro il Giappone nel 1931 in occasione dell'invasione della Manciuria e contro la Germania nel 1934 per la tentata annessione dell'Austria), approvate da 52 stati con i soli voti contrari di Austria, Ungheria e Albania. La Germania, comunque, era uscita dalla Società delle Nazioni nel 1933 (essendone stata membro solo dal 1926 al 1933), non rientrando nei termini dell'articolo XVI per l'anno 1934.

Le sanzioni risultarono inefficaci perché numerosi paesi, pur avendole votate ufficialmente, mantennero buoni rapporti coll'Italia, rifornendola di materie prime. Tra queste la Germania: di fatti, la guerra d'Etiopia rappresentò il primo punto di avvicinamento tra Mussolini ed Hitler.

Inoltre, le sanzioni non riguardarono materie di vitale importanza, come ad esempio il petrolio. Gran Bretagna e Francia argomentarono infatti che la mancata fornitura di petrolio all'Italia poteva essere facilmente aggirata ottenendo rifornimenti dagli Stati Uniti d'America, che non erano membri della Società stessa. Conseguentemente, il decreto delle sanzioni fu il risultato di un elaborato e controverso compromesso, noto come Patto Hoare-Laval.

Durante il corso della guerra e nell'immediata fase prebellica, le truppe etiopi vennero rifornite di armi e mezzi da alcune potenze europee, tra le quali Francia e Regno Unito, che fornirono anche ufficiali per istruire meglio le truppe del Negus, circa il doppio rispetto a quelle italiane.

Il 28 novembre De Bono venne sostituito dal generale Pietro Badoglio, dato che Mussolini riteneva troppo cauto nell'avanzata. La condotta della guerra ebbe un'accelerata col cambio della guardia al vertice del fronte nord.

Le bombe all'iprite di cui sono un esempio le C500T, dove T era l'abbreviazione di 'Temporizzata': un meccanismo a spoletta le faceva esplodere in quota in modo che ne venisse aumentato il raggio d'azione furono utilizzate sul fronte sud comandato da Graziani, nei pressi di Dolo. Il motivo preso a pretesto fu l'uccisione del pilota Tito Minniti, che caduto in territorio nemico il 26 dicembre, era stato torturato, evirato e infine decapitato; alcuni recenti studi riconducono in ultima analisi la responsabilità sull'uso di tali ordigni (vietati dalla convenzione di Ginevra del 1925) direttamente a Mussolini, che in diversi ordini telegrafati ai due comandanti al fronte ne avrebbe autorizzato l'uso in caso di estrema necessità. Pure i soldati abissini utilizzavano armi proibite, in modo particolare i proiettili esplosivi Dum-dum, anch'essi vietati dalla convenzione di Ginevra(cfr. Indro Montanelli), che gli vennero forniti regolarmente dal Regno Unito e Svezia. Lo storico britannico James Strachey Barnes sostiene, come riferisce Arrigo Petacco, riguardo all'uso dell'iprite che gli italiani "lo fecero legalmente quando gli abissini violarono altre convenzioni: l'evirazione dei prigionieri, l'impiego delle pallottole esplosive e l'abuso del simbolo della Croce Rossa".

Il 30 dicembre 1935 in un bombardamento italiano a Malca Dida, eseguito secondo gli espliciti ordini di Graziani, venne colpito un ospedale svedese causando la morte di 28 ricoverati e di un medico svedese. Le proteste internazionali non tardarono e Mussolini criticò l'operato di Graziani e proibì l'uso di aggressivi chimici.

Alla fine di gennaio 1936 le truppe di ras ras Cassa tentarono di sfondare il fronte italiano nel Tembien per prendere al rovescio le unità che occupavano Macallè, ma furono bloccate a passo Uarieu dalle forze della Legione 28 ottobre. Nel successivo marzo la controffensiva italiana arrivò alle rive del Lago Tana.

Il 29 marzo 1936 le forze di Graziani bombardarono la città di Harar e due giorni dopo le forze italiane vennero impegnate nel più significativo scontro contro le forze etiopiche: la battaglia di Macallè.

Il 31 marzo 1936 venne respinto un contrattacco di Haile Selassie nella Battaglia di Maychew.

Di fronte ad una situazione sempre più disperata, il 2 maggio Haile Selassie abbandonò la guida delle truppe etiopi e la capitale e si recò in esilio col tesoro della corona. Il 5 maggio le truppe di Badoglio entrarono nella capitale Addis Abeba.

Il 7 maggio l'Italia annetté ufficialmente l'Abissinia, e il 9 maggio, dal balcone di Palazzo Venezia, Mussolini annunciò la fine della guerra e proclamò la rinascita dell'impero (il re d'Italia assume il titolo di imperatore d'Etiopia).

Mussolini stabilì che, nell'indicare la data sui documenti ufficiali e sui giornali, occorresse scrivere, accanto al conteggio degli anni a partire dalla nascita di Gesù, anche quello a cominciare dal 28 ottobre 1922 (tale disposizione era già in uso) affiancato da quello dalla fondazione dell'impero (ad esempio, il '36 era indicato come "anno 1936, XIV dell'Era Fascista, I dell'Impero").

Eritrea, Abissinia e Somalia Italiana vennero riunite sotto un unico Governatore, e il nuovo possedimento coloniale venne denominato Africa Orientale Italiana.

Il 4 luglio la Società delle Nazioni decretò terminata l'applicazione dell'articolo XVI e le sanzioni caddero il 15 dello stesso mese (l'unico stato che si oppose fu il Sudafrica, dove pure vigeva l'Apartheid contro la popolazione nera).

La vittoria venne ufficialmente comunicata da Mussolini al popolo italiano la sera del 5 maggio 1936, dopo un messaggio del maresciallo Pietro Badoglio. Pochi giorni dopo, il 9 maggio 1936, il Duce proclamò la nascita dell'impero, riservando per Vittorio Emanuele III la carica di Imperatore d'Etiopia e per entrambi quella di Primo Maresciallo dell'Impero.

Per un certo periodo in Etiopia si verificarono continui attacchi della guerriglia fedele all'imperatore appena deposto, che venne duramente repressa anche con fucilazioni sommarie.

Per quanto riguarda la Guerra d'Etiopia, le statistiche fino al 31 dicembre 1936 (e quindi comprendenti oltre 6 mesi di guerriglia dopo la fine del conflitto vero e proprio) parlano di 2.317 morti per l'esercito, 1.165 della milizia, 193 dell'aeronautica, 56 della marina, 78 civili nell'eccidio del cantiere Gondrand, 453 operai e 88 uomini della marina mercantile, per un totale di 4.350 morti; di questi "solo" 2.000 caduti in combattimento, gli altri per malattia. Inoltre circa 9.000 feriti e 18.200 rimpatriati per malattia. Le stime sulle perdite degli ascari sono assai vaghe, da 3.000 a 4.500 morti. Nel complesso, gli italiani persero più uomini per malattie e incidenti che non per la guerra. Ad esempio, per quanto riguarda l'aeronautica, se si considerano solo le perdite nel periodo della campagna, i morti scendono a 160: di questi solo 40 in combattimento e 44 in incidenti aerei; lo stesso vale per gli aerei: solo 8 velivoli furono abbattuti dagli abissini, mentre ben 65 furono perduti per incidenti o avarie.

Relativamente alle perdite tra gli etiopi, i dati sono molto discordi; dopo la seconda guerra mondiale il negus Hailé Selassié fornì all'Onu la sua stima ufficiale: 760.300 morti tra militari e civili, 5.000 abitazioni e 2.000 chiese distrutte e 14 milioni di capi di bestiame. Per tutti gli storici però questa è una stima decisamente eccessiva; il noto storico italiano Angelo Del Boca ha calcolato che fra il 1890 e il 1941 morirono in battaglia 450.000 fra etiopici, somali, libici ed eritrei; tuttavia questi dati tengono conto anche di tutte le altre colonie italiane e di altri conflitti, come la guerra di Libia.

Tra il 9 e l'11 aprile 1939 una carovana di «salmerie» dei combattenti di Abebè Aregai, guida del movimento di guerriglia, con un seguito di donne e bambini, si rifugiò nella grotta di Amezegna Washa (antro dei ribelli) del monte Amba Aradam dopo essere stata individuata dall'aviazione italiana. Pur essendo circondata, la carovana rifiutò di arrendersi, e venne attaccata con il ricorso di bombe all'iprite. Circa 800 sopravvissuti all'attacco uscirono allo scoperto per arrendersi e furono fucilati, mentre le truppe italiane minavano le entrate delle grotte vista l'impossibilità di entrarvi per terminare il lavoro con i lanciafiamme.

Sono derivate molte canzoni dalla Guerra etiope: tra questa la più famosa è certamente Faccetta nera, cantata anche in dialetto romanesco, tedesco, inglese e francese.

Si ricordano anche Povero Selassiè, O morettina, Noi tireremo dritto, In Africa si va, Adua, Stornelli neri, L'ha detto Mussolini, e anche la canzone "Campagna d' Abissinia" ("Se prenderemo il Negus gliene farem di belle...").

Alcuni alti ufficiali militari italiani ritennero impossibile difendere e mantenere in possesso l'Africa orientale in caso di guerra contro la Gran Bretagna; giudicando arduo rifornire la colonia attraverso lo stretto di Gibilterra e il canale di Suez, controllati dai britannici.

L'Africa Orientale Italiana cessò definitivamente di esistere nel dicembre 1941 sotto i colpi dell'esercito britannico, dopo una resistenza disperata messa in atto dalle truppe italiane, soprattutto nella battaglia di Cheren e nel novembre al comando del generale Guglielmo Nasi a Gondar, l'ultimo baluardo di resistenza dopo che Addis Abeba si era arresa alle forze inglesi in maggio.

L'Abissinia venne conquistata dai britannici, i quali restaurarono sul trono l'imperatore Hailè Selassiè.

Con il trattato di pace di Parigi del 1947 l'Abissinia ingrandì il suo territorio raggiungendo lo sbocco sul mare, annettendo l'Eritrea, alla quale ha dato l'indipendenza solo negli anni '90, in seguito alla vittoria del Fronte di Liberazione Eritreo.

La Somalia, invece venne affidata nel 1950 all'Italia, sotto forma di ammistrazione fiduciaria, per poi essere dichiarata indipendente nel 1960, una volta unita alla parte sotto dominio britannico.

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Impero d'Etiopia

Impero d'Etiopia - Bandiera

Voce principale: Storia dell'Etiopia.

L'Impero d'Etiopia, anche conosciuto come Abissinia è stato un impero africano fondato intorno al 1270 quando Yekuno Amlak spodestò l'ultimo sovrano della dinastia Zagwe, e dando origine alla dinastia Salomonica, così chiamata per via della reclamata discendenza dal re Salomone.

Yekuno Amlak assunse quindi il titolo di nəgusä nägäst (ንጉሠ ነገሥት), ovvero Re dei Re. Governato quasi ininterrottamente dall'etnia Habesha (da cui appunto il nome Abissinia), l'Impero Etiope riuscì a respingere gli eserciti arabi e turchi e ad avviare amichevoli relazioni con diversi paesi europei e ad evitare anche la colonizzazione durante il XIX secolo.

Nel 1935 l'Italia invase l'Impero Etiope con una guerra condannata dalla Società delle Nazioni. Il territorio entrò così a far parte dell'Africa Orientale Italiana fino al 1941 quando il paese fu liberato dagli Alleati.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale all'Impero vennè assegnata l'Eritrea, che rimase unita all'Etiopia fino al 1993.

Nel 1974 una giunta militare marxista-leninista filo-sovietica, il Derg, guidata da Mengistu Haile Mariam, mise fine al regno di Haile Selassie, imprigionato e morto nell'agosto dell'anno successivo in circostanze ancora non chiarite, forse perché gli erano state negate le cure mediche necessarie.

La monarchia venne ufficialmente abolita il 12 marzo 1975.

Mengistu Haile Mariam, deposto nel 1991 e fuggito in Zimbabwe presso il suo amico Robert Mugabe, sarà condannato nel 2006 in contumacia da un tribunale etiope per genocidio.

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Source : Wikipedia