Etichetta discografica

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Inviato da murphy 21/03/2009 @ 14:13

Tags : etichetta discografica, musica, cultura

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Etichetta discografica

L'etichetta discografica (o casa discografica) è un marchio commerciale creato dalle compagnie specializzate in produzione, eventualmente distribuzione e promozione, di musica e in taluni casi anche di video (specialmente video musicali), su diversi formati (come il compact disc, il disco in vinile, il DVD, le musicassette, ecc.).

Il nome deriva dall'etichetta stampata che veniva posta al centro dei dischi in vinile.

Il consolidamento dell'industria discografica avvenuta negli anni settanta e ottanta, portò poche compagnie multinazionali ad avere il controllo della maggior parte delle più grandi etichette discografiche. Le etichette principali furono in seguito acquistate da quattro grandi gruppi, queste multinazionali fanno oggi parte della RIAA.

Molte etichette discografiche sono di proprietà di alcune tra le più grandi compagnie multinazionali (le cosiddette quattro grandi o, semplicemente, grandi), che detengono la maggior parte dell'industria discografica, contrastate in piccola parte dal mercato delle etichette indipendenti.

Le etichette discografiche investono parte del loro denaro e della loro attività nella ricerca di nuovi talenti e nello sviluppo degli artisti già sotto contratto. L'associazione del marchio all'artista (e viceversa in caso di artisti affermati) aiuta a rafforzare l'immagine sia della etichetta discografica sia dello stesso artista.

Benché ambo le parti abbiano bisogno l'una dell'altra, i rapporti tra le etichette discografiche e gli artisti sono spesso controversi, come avviene in ogni settore quando i rapporti fra le parti divengono paritari. Molti artisti hanno subito modificazioni o censure ai propri album da parte dell'etichetta prima della pubblicazione (canzoni modificate nei testi o nella lunghezza, copertine cambiate o progettate in contrasto col volere dell'artista, e così via). Le etichette discografiche operano queste scelte e modifiche con l'ovvio intento di ottenere maggior successo di vendita, e grazie ad ampi studi di mercato. Sovente le decisioni delle etichette discografiche corrispondono ad un reale successo da un punto di vista commerciale, ma questo può creare un senso di frustrazione nell'artista che percepisce il lavoro pubblicato come non proprio.

Nei primi anni della nascita dell'industria discografica, le etichette discografiche rappresentavano l'unica via di successo per un artista. Il principale obiettivo di ogni nuovo artista o gruppo era perciò quello di firmare un contratto con una casa discografica il prima possibile. Negli anni quaranta, cinquanta e sessanta, molti artisti erano talmente ossessionati dal firmare a tutti i costi un contratto con una casa discografica, da arrivare al punto di firmare un pessimo contratto, che talvolta non garantiva loro neanche i diritti sulla musica prodotta. In alcuni casi vennero assunti degli avvocati per controllare i contratti prima della firma (cosa normale in tempi moderni). Anche l'industria cinematografica ha talvolta raccontato queste vicende.

Verso la fine degli anni novanta, grazie al vasto utilizzo di studi di registrazione privati, di masterizzatori CD, e alla diffusione di Internet, le etichette indipendenti iniziarono ad assumere un ruolo di mercato maggiormente rilevante. Le etichette indipendenti sono talvolta di proprietà dell'artista stesso, cosa che gli permette di produrre la propria musica senza pressione da parte dell'industria. Di contro, gli artisti indipendenti possono permettersi una diffusione radiofonica e televisiva molto inferiore e normalmente hanno minori vendite delle loro produzioni rispetto agli artisti sotto contratto con una major. Gli artisti indipendenti hanno però spese di produzione inferiori.

Occasionalmente anche alcuni artisti già affermati, dopo aver terminato il contratto con una major, firmano per un'etichetta indipendente. Questo permette agli artisti di sfruttare la propria notorietà già acquisita per disporre di una maggiore libertà nella produzione dei propri album. Artisti come Dolly Parton, Aimee Mann, Prince e molti altri hanno optato per questa via.

Benché esistano ormai molte etichette indipendenti, la Righteous Babe Records, di proprietà della cantante folk Ani DiFranco, come anche le Edizioni Musicali Lollygag del cantante Rino Piccione, viene spesso citata come esempio (alla stregua della italiana Soleluna di proprietà del cantautore Lorenzo Cherubini). La cantante rifiutò molti contratti da parte di major per realizzare la propria etichetta con sede a New York. La costante realizzazione di tour avvenuta, si può considerare un grande successo per un'artista che non è sovvenzionata da una major.

Alcune etichette indipendenti ebbero notevole successo, tanto che alcune major negoziarono contratti con queste per la reciproca distribuzione, oppure in alcuni casi, per acquistare l'etichetta stessa. È una norma sempre più diffusa, infatti, quella che vede le major accordarsi con le piccole etichette indipendenti supervisionandone il lavoro ed acquisendo i diritti sul materiale prodotto.

Nella scena punk, l'etica DIY (Do it yourself) incoraggia le band alla autoproduzione ed alla auto-distribuzione dei propri dischi. Questo metodo è in voga dai primi anni ottanta, e rappresenta un tentativo di rimanere fedeli agli ideali punk del Do it yourself (fai da te). Alcune etichette esprimono come vanto la reputazione di non aver mai stretto accordì né aver mai cooperato con alcuna major.

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Stradivarius (etichetta discografica)

La Stradivarius è un'etichetta discografica italiana che produce album musicali di musica classica privilegiando la musica medievale, rinascimentale e barocca.

Sin dalla nascita, l'etichetta si è specializzata nella produzione di musica antica inserendosi in una nicchia di mercato che non aveva, almeno in Italia, una larga concorrenza. Nel giro di pochi anni si è guadagnata una certa notorietà internazionale ed oggi i suoi album vengono distribuiti in tutto il mondo.

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Glossa (etichetta discografica)

La Glossa è un'etichetta discografica spagnola che si occupa prevalentemente di musica medievale e rinascimentale.

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Heartbeat (etichetta discografica)

La Heartbeat records è un'etichetta musicale indipendente con sede a Burlington (in precedenza era a Cambridge), Massachusetts. L'etichetta, specializzata nella pubblicazione di musica giamaicana, è stata fondata nel 1981 da Bill Nowlin e Duncan Brown, entusiasti appassionati di musica di reggae. La prima uscita dell'etichetta fu una ri-edizione del disco di Linton Kwesi Johnson Dread Beat an' Blood (1981).

Nel 1983, Chris Wilson iniziò a lavorare per l'etichetta e grazie a lui cominciò la collaborazione della etichetta discografica con Clement Dodd, il fondatore della storica label giamaicana Studio One che permise l'uscita del disco Best of Studio One, una raccolta di musica prodotta da Dodd di artisti quali Dennis Brown, Alton Ellis, The Gladiators, Marcia Griffiths, The Heptones, Slim Smith, Sugar Minott e Johnny Osbourne.

Heartbeat ha finora pubblicato oltre 60 album della Studio One; l'etichetta ha i diritti di pubblicazione della musica di un gran numero di produttori giamaicani, tra i quali Lee Perry, Joe Gibbs, Sonia Pottinger, Clancy Eccles, Alvin Ranglin, Duke Reid, Niney the Observer, Sly & Robbie, Steelie & Clevie e Lloyd Daley.

Nel 1996 l'etichetta ha finanziato il Heartbeat Culture Splash Tour, tour che ha girato gli Stati Uniti con Michael Rose, Sister Carol, The Meditations e Derrick Morgan. Nel 2000, Heartbeat Records ha ricevuto un Premio Grammy per il disco di Burning Spear Calling Rastafari (1999).

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Source : Wikipedia