Eritrea

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Inviato da david 25/04/2009 @ 16:09

Tags : eritrea, africa, esteri

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Eritrea

Stemma del Governo dell'Eritrea nell'AOI

L'Eritrea (in tigrino Ērtrā) è uno stato che si trova nella parte settentrionale del Corno d'Africa, confinante con il Sudan ad ovest, con l'Etiopia a sud e con il Gibuti a sudest. L'est ed il nordest del paese hanno una lunga linea di costa sul Mar Rosso, direttamente di fronte all'Arabia Saudita e allo Yemen. Sono parte dell'Eritrea l'Arcipelago di Dahlak e alcune isole a ridosso delle isole Hanish.

L'Eritrea è uno Stato multilingue e multiculturale con due religioni dominanti (Islam Sunnita e Chiesa ortodossa eritrea) e nove gruppi etnici. L'Eritrea non ha una lingua ufficiale, ma nel paese vengono utilizzate quattro lingue: il tigrino, l'arabo, l'italiano e l'inglese.

Dal 2003 il paese è governato dal dittatore e capo dell'unico partito legale (Fronte popolare per la democrazia e la giustizia) Isaias Afewerki, il quale non ha ancora permesso libere elezioni né indetto una costituente.

La parola "Eritrea" deriva etimologicamente dal greco antico erythros, che significa "rosso". Il nome "Mar Rosso" venne usato fin dall'età ellenistica, come testimonia anche il nome di una famosissima opera anonima di geografia, il Periplus Maris Erythraei del I secolo, che significa appunto "Periplo del Mar Rosso". Il fatto che l'odierna Eritrea si affacciasse su questo mare fece guadagnare al paese il suo attuale nome, che gli fu perciò attribuito dagli italiani alla fine del XIX secolo quando costituirono la colonia identificando per la prima volta un'entità territoriale autonoma sul territorio dell'attuale stato eritreo. Il suo nome, venne suggerito a Francesco Crispi dallo scrittore scapigliato Carlo Dossi, suo collaboratore negli anni della conquista della colonia.

Intorno all'VIII secolo a.C., nacque un regno conosciuto come D'mt, stabilitosi tra il nord dell'Etiopia e l'Eritrea, con capitale a Yeha, in Etiopia. Intorno al periodo della nascita di Gesù Cristo si sviluppò il regno di Axum, anch'esso con capitale in Etiopia, e che diventò, secondo Mani, una delle quattro grandi culture del mondo con la Cina, la Persia e Roma. Nel 1557 esperienza un'invasione degli Ottomani del Sultano Solimano I che portò alla conquista di Massaua, Arqiqo e Debarwa, la capitale del Negus Yeshaq di Bahr. Due rivolte di lui furono domate nel 1578, lasciando agli Ottomani gli importanti porti di Massaua e di Arqiqo.

Gli Ottomani ebbero il controllo di gran parte delle zone costiere eritree per quasi 300 anni, lasciando i loro possedimenti (una provincia denominata Habesh) ai loro sudditi egiziani nel 1865 prima che essi fossero presi dagli italiani nel 1885. L'interno del paese è tradizionalmente influenzato dalla cultura e dall'economia dell'Etiopia, soprattutto per quanto riguarda il Kebessa (perlopiù cristiano ortodosso) e gli altopiani di Hamasien, Akele Guzai e Seraye.

Successivamente, mentre gli egiziani si ritirarono dal Sudan durante la ribellione del Mahdi, i britannici conclusero un accordo per cui gli egiziani poterono ritirarsi attraverso l'Etiopia e nello scambio permisero che l'imperatore dell'Etiopia occupasse quei distretti della pianura che aveva disputato ai turchi e agli egiziani.

L'inizio dell'occupazione si ebbe nel novembre 1879 con il padre lazzarista Giuseppe Sapeto che, per conto della società di navigazione Rubattino di Genova, avviò le trattative per l'acquisto della Baia di Assab. È il primo atto della presenza italiana nel continente africano. Nel 1880 fu siglato l'accordo per l'acquisizione da parte dell'armatore Raffaele Rubattino della baia, allo scopo di farne un porto di servizio alle sue navi. Il governo egiziano contestò tale acquisizione e rivendicò il possesso della baia: da ciò seguì una lunga controversia che si concluse solo nel 1882.

Il 10 marzo 1882 il governo italiano acquistò il possedimento di Assab, che il 5 luglio dello stesso anno diventò ufficialmente italiano. Negli anni dal 1885 al 1890 fu acquisita l'importante città portuale di Massaua (che divenne capitale provvisoria del possedimento d'oltremare) e il controllo italiano si estese nell'entroterra. Nel 1890 l'Eritrea fu ufficialmente dichiarata colonia italiana.

Nel 1893 il Negus etiopico Menelik denunciò il trattato di Uccialli. L'Italia continuò la sua espansione verso l'entroterra (Axum, Macallè, Adua) e nel settembre 1895 si svolse la battaglia dell'Amba Alagi tra le truppe italiane e quelle etiopi, comandate dai Ras Macconen, Alula e Mangascia. Il 22 gennaio 1896 gli italiani furono sconfitti ad Adua.

Col trattato di pace di Addis Abeba, che annullava il trattato di Uccialli, l'Italia riconobbe l'indipendenza dell'impero d'Abissinia e quest'ultimo riconobbe la colonia italiana d'Eritrea. Durante il dominio italiano, specie negli anni '30, l'Eritrea fu la colonia maggiormente ammodernata: furono costruiti migliaia di km di strade, ponti, la ferrovia Massaua - Asmara (iniziata già alla fine dell'Ottocento), le città furono sistemate anche con la creazione di numerosi quartieri italiani (ancora visibili).

Bisogna sottolineare che l'Eritrea, rispetto all'Etiopia e alla Somalia Italiana, fu la colonia con la più forte presenza di italiani. Infatti nel censimento del 1939 solo ad Asmara furono censiti 53.000 Italiani su una popolazione totale di 98.000 abitanti.

Il 5 dicembre 1934, avvenne l'incidente di Ual-Ual tra Somalia italiana ed Etiopia, che fornì il pretesto al regime fascista per aggredire l'Abissinia, partendo il 3 ottobre 1935 dalle basi dell'Eritrea. L'Abissinia venne conquistata il 5 maggio e il 9 maggio tutte le colonie italiane del Corno d'Africa furono unificate da Mussolini nella cosiddetta Africa Orientale Italiana (AOI).

L'Eritrea italiana entrò a far parte dell'AOI sotto un Governatore con sede ad Asmara ed un territorio ampliato anche come compenso per l'aiuto nella conquista dell'Etiopia, dato al Regno d'Italia da parte di oltre 60.000 Ascari eritrei.

Nella primavera del 1941, ancor prima della resa agli inglesi di Amedeo di Savoia, duca d'Aosta, dopo eroica ma impari lotta sull'Amba Alagi (19 maggio 1941), l'Eritrea venne occupata da un esercito britannico a seguito della Battaglia di Cheren. Con la perdita di Gondar (27 novembre 1941), ultimo ridotto italiano in Africa orientale, si dissolsero le ultime speranze di riconquista della colonia.

Dopo il 1941, per i quasi 100.000 Italiani della comunità italiana dell'Eritrea iniziò un periodo difficile che porterà alla loro quasi totale scomparsa in pochi decenni.

L'Eritrea rimase sotto occupazione militare alleata fino al 1947 e divenne un protettorato britannico fino al 1952, quando le Nazioni Unite la dichiareranno federata con l'Impero etiope. Un ambasciatore fu Antonio Bandini.

L'Eritrea fu trasformata il 20 maggio 1960 in una semplice provincia amministrativa dell'impero etiopico e nel 1962 fu definitivamente annessa. Nel 1961 si organizzò in Eritrea il FLE (Fronte di Liberazione Eritreo), al fine di combattere l'annessione dell'Etiopia e ottenere l'indipendenza nazionale. La guerriglia eritrea fu sottoposta a massicce offensive da parte dell'esercito del Negus, sostenuto economicamente dagli Stati Uniti. Nel 1970 si formarono le forze popolari di liberazione eritrea, il futuro FPLE, nato formalmente nel 1973. Nel 1970 scoppiò una guerra civile tra il FNL e il FPLE, per divergenze politiche sul futuro del paese. Il FLE, fin dalla sua nascita, concentrò la sua base di appoggio e legittimazione popolare nelle regioni pianeggianti dell'Eritrea, abitate in prevalenza da una popolazione di fede musulmana. Il conflitto civile tra le due fazioni portò ad una graduale frammentazione del FLE in una serie di movimenti minori.

Il FPLE, composto inizialmente in misura prevalente da elementi di lingua tigrina situati nelle highlands, si fece portatore di un'ideologia di liberazione nazionale di tipo marxista. La causa del FPLE poté contare in un primo momento sull'appoggio diplomatico cubano e sovietico. Il rovescio di alleanze che nel 1978 sancì il passaggio del regime socialista etiope nella sfera sovietica minacciò per alcuni anni il progetto di liberazione nazionale del FPLE. Grazie agli ingenti quantitativi di armamenti ricevuti dall'U.R.S.S. per far fronte alla minaccia somala, l'Etiopia sferrò tra il 1978 e il 1980 un deciso attacco alle postazioni del FPLE, riconquistando gran parte della regione ad eccezione di alcune enclavi nella regione del Sahel. La controffensiva eritrea ripartì intorno al 1984, permettendo una graduale riconquista delle posizioni perdute: decisiva a tal fine fu la collaborazione tra l'FPLE e il TPLF (Tigray People's Liberation Front), che permise al primo di conquistare Asmara nel 1991, ed al secondo di entrare vittoriosamente ad Addis Abeba nello stesso anno.

La lotta per l'indipendenza ebbe fine nel 1991, quando il Fronte di Liberazione del Popolo Eritreo scacciò l'esercito etiope fuori dei confini eritrei, e si unì agli altri movimenti etiopi di resistenza per rovesciare la dittatura del Derg che cadde nello stesso anno. Due anni dopo venne indetto un referendum, con la supervisione della missione delle Nazioni Unite denominata UNOVER. Al suffragio universale parteciparono sia le popolazioni residenti in Eritrea che quelle rifugiate in altre nazioni africane dopo la diaspora, ed in esso si decise se l'Eritrea dovesse essere un paese indipendente o dovesse mantenere la federazione con l'Etiopia.

Oltre il 99% degli Eritrei votò per l'indipendenza, che venne dichiarata ufficialmente il 24 maggio 1992. Il leader dell'EPLF, Isaias Afewerki, divenne il Primo Presidente provvisorio dell'Eritrea, ed il Fronte di Liberazione del Popolo Eritreo, ribattezzato Fronte Popolare per la Democrazia e la Giustizia (PFDJ), diede vita al primo governo.

Nel 1998 una guerra di confine con l'Etiopia per la città di Badme ha portato alla morte di circa 19.000 soldati eritrei, ad una pesante migrazione delle popolazioni eritree, oltre che a un disastroso contraccolpo economico. Durante e dopo il conflitto il governo eritreo ha espulso tutti i residenti di nazionalità o provenienza etiope, confiscandone le proprietà. Il conflitto Eritreo-Etiope ha avuto fine nel 2000, con un negoziato noto come "Accordi di Algeri", con i quali si è affidato ad una commissione indipendente delle Nazioni Unite il compito di definire i confini tra le due nazioni. L'EEBC (Eritrea-Ethiopia Boundary Commission) ha terminato la sua indagine ed il suo arbitrato nel 2002, stabilendo che la città di Badme debba appartenere all'Eritrea. Tuttavia il governo etiope non ha a tutt'oggi ritirato il suo esercito dalla città, per la quale si temono nuovi possibili conflitti.

L'Eritrea è situata nel Corno d'Africa.

Il territorio dell'Eritrea si può dividere in quattro diverse regioni dalle caratteristiche fisiche profondamente diversa: la pianura costiera, l'altopiano occidentale, la zona collinare del nord ovest e la zona delle pianure.

La zona costiera si estende per oltre mille chilometri e qui, anche a causa delle alte temperature, il territorio si presenta arido. Fuori della linea costiera sabbiosa ed arida è presente l'Arcipelago di Dahlak e le relative zone di pesca.

L'altopiano, la parte maggiormente abitata del paese, si innalza ad ovest della pianura costiera con un'altitudine compresa tra i 1.880 e 2.400 metri sul livello del mare.

Le pianure sono delimitate ad ovest dal fiume Baraka e a nord dal fiume Satit.

Il punto più alto del paese è rappresentato dal monte Soira, situato a sud di Asmara, che si eleva per 2.989 metri al di sopra del livello del mare.

I corsi d'acqua del paese sono quasi tutti a carattere stagionale; i maggiori sono il Gash, il Baraka e l’Anseba che scorrono verso il Sudan, e il Falkat, il Laba e l’Alighede che invece scorrono verso il Mar Rosso.

La zona collinare è caratterizzata da un clima molto mite e da altimetrie anche importanti, che arrivano ai 1.400 metri...

Al momento della sua nascita come entità territoriale, quindi come colonia italiana nel 1890, l'intera Eritrea contava circa 300.000 abitanti, mentre al termine della dominazione italiana nel 1941 ne contava oltre 1.000.000 (triplicando in 60 anni). Oggi la popolazione dell'Eritrea è di circa 4.401.000 di abitanti, quadruplicando in 60 anni.

I due maggiori gruppi etnici in Eritrea sono i Tigrigna, che rappresentano circa metà della popolazione, e i Tigrè, che sono circa il 40%.

Il resto della popolazione è di etnia Nara, Kunama, Afar, Bilen, Rashaida, Hidareb e Saho.

La popolazione è equamente divisa tra musulmani (50%) a nord e cristiani (50%) a sud. L'Eritrea è un Paese dove la libertà religiosa è in pericolo: il Rapporto Rapporto «Aide à l'Eglise en detresse», datato 31/12/2008, riferisce che negli ultimi anni centinaia di cristiani sono stati arrestati e numerosi missionari espulsi.

L'Eritrea è uno Stato multilingue e multiculturale con due religioni dominanti (Islam Sunnita e Chiesa ortodossa eritrea) e nove gruppi etnici.

L'Eritrea non ha una lingua ufficiale, ma nel paese vengono utilizzate quattro lingue: il tigrino, l'arabo, l'italiano e l'inglese. La lingua tigrina e la lingua araba sono le due lingue parlate predominanti, ma sono parlati anche l'italiano (molti cartelli sono scritti in tigrino, arabo e italiano) e l'inglese.

Il dahlik è un nuovo linguaggio parlato scoperto nella regione dell'Arcipelago di Dahlak, dove si conserva un'antica necropoli islamica, il cui studio epigrafico è stato condotto dall'arabista italiano Giovanni Oman.

L'Eritrea è suddivisa in 6 regioni o zoba, a loro volta suddivise in 55 distretti (sub-zoba).

Le principali città del paese sono la capitale Asmara e le città portuali Assab nel sudest, così come le città di Massaua ed inoltre Keren nel Nord, Decamerè nel centro e Mendefera nel sud.

Il sistema politico eritreo si basa sulla legittimazione di un unico partito, il Fronte Popolare per la Democrazia e Giustizia (PFDJ). Non è permessa l'organizzazione di altri partiti politici, contrariamente alla previsione della Costituzione del 1997, non entrata in vigore, che prevedeva un sistema multi-partitico.

L'assemblea Nazionale, composta da 150 membri, si è costituita nel 1993, poco dopo l'ottenimento dell'indipendenza; l'assemblea ha eletto l'attuale presidente, Isaias Afewerki.

Le elezioni nazionali, ripetutamente annunciate e poi cancellate, non si sono ancora mai tenute nel paese.

L'Eritrea è un paese povero, con un'economia basata principalmente su un'agricoltura di sostentamento e sull'allevamento di ovini; è relativamente sviluppata la pesca. Le poche industrie presenti nel paese sono situate nella capitale, Asmara. Il paese appartiene dal 1993 all'Autorità intergovernativa per lo sviluppo, organizzazione politico-commerciale formata dai paesi del Corno d'Africa.

La bilancia commerciale è largamente passiva. L'Eritrea esporta, essenzialmente verso l'Etiopia e altri paesi della regione, modesti quantitativi di prodotti locali, mentre deve importare combustibili, macchinari, manufatti, alimenti. L'Italia è in questo senso il secondo partner commerciale dopo l'Arabia Saudita. Porti principali sono Massaua e Assab.

Il PIL eritreo nel 2004 ammontava a 925 milioni di dollari, per 220 dollari di PIL pro capite.

La situazione economica del paese è molto grave, anche a causa del conflitto con l'Etiopia, tanto che a tutt'oggi gran parte della rete stradale che nel 1999 si estendeva per oltre 4.000 chilometri non è stata ricostruita.

In queste condizioni l'agricoltura, negli altopiani, e la pastorizia lungo la costa e nelle pianure del paese, restano per la maggioranza della popolazione del paese le uniche fonti di sussistenza.

L'apparato industriale, che prima del 1962, iniziava a svilupparsi intorno alle città di Asmara e Massaua, a seguito dell'annessione all'Etiopia è stato completamente azzerato.

Anche i giacimenti di potassio, oro, ferro e petrolio, anche molto importanti, stante la difficile situazione che il paese sta attraversando, non sono sfruttati che in maniera marginale.

L’Eritrea si trova nel Corno D’Africa, confina a nord nord-ovest con il Sudan, a sud con il Gibuti e con l’Etiopia, a nord-est e ad est con il Mar Rosso, ed è divisa in sei regioni.

La sua superficie è di circa 121.300 kmq, ed è ripartita per il clima e la morfologia del territorio in tre distinte zone: quella costiera per lo più pianeggiante e deserta di fronte la quale, oltre la zona arida, c’è l’Arcipelago di Dahlak nel Mar Rosso, quella centrale montuosa e fertile, ricca di olivi, e quella occidentale pianeggiante ricoperta a maggioranza da arbusti e rovi.

Il monte Soira è il punto più alto del paese con i suoi oltre 3000 metri sopra il livello del mare.

Molto ricca è la fauna in Eritrea, dove a secondo della zona di interesse si possono incontrare numerose specie diverse di uccelli, come anche gatti selvatici, sciacalli, gazzelle, lepri.

Nella parte costiera e nell’Arcipelago di Dahlak cospicua è la presenza di varie tipologie di pesci, come anche di tartarughe marine, in fondali ricchi di corallo.

Nessuna fonte disponibile.

La musica eritrea si basa su di una base ritmica particolare, diversa dalle altre ritmiche africane, ha la caratteristica fondamentale di essere in levare, peculiarità che pesa all’ascoltatore europeo che voglia battere le mani a tempo. Gli ascoltatori europei sono infatti abituati ad udire toni e mezzi toni e restano colpiti da alcune cesellature dovute all’utilizzo di toni intermedi ai mezzi toni.

La musica abissina ha una vivacità ritmica lampante e insolita che si mescola a tutte le particolarità dalle musica orientale.

Si riconoscono in Eritrea due diversi indirizzi musicali: uno specifico proprio degli abissini, caratterizzato dalla durezza e chiarezza dei ritmi, costruiti con il ripetersi delle note; l’altro indirizzo musicale ha più attinenze con gli arabi, con ritmi meno distinti e le tipiche melodie orientali vestite di ricchi abbellimenti con intervalli di larga portata. Generalmente in quella musica le voci maschili e le femminili sono fuse sino a rendersi indistinguibili.

Il Corno d’Africa è un luogo in cui culture diverse assai lontane si sono incontrate nei secoli (la stessa parola tigrina "abescià", con cui gli eritrei si definiscono, tradotta in italiano sta ad indicare una miscela, un mix), e la musica indiana si mescola a quella araba, mischiandosi con la tradizione monodica copta unendosi anche a quella di natura Sufi dei dervisci di Konya. Strumento tipico è il Krar a sei corde fatto di legno e pelle, che è simile sia in aspetto che per l’accordatura ad una lira greca. Ci sono poi gli Uata, che hanno la forma di violino. Tra le percussioni vi sono i tamburi Atamo, Kanda, Dabay, Coborò e Negarit.

Probabilmente i più famosi musicisti del paese sono Eng. Asghedom W. Micheal, Bereket Mengisteab, Yemane Baria e Ato Abirha Segid, le cui canzoni, in alcuni casi, sono state bandite dal governo etiope negli anni '70. Degni di menzione sono anche Bereket Mengistab, che ebbe una lunga storia musicale, e le leggende degli anni '60 Haile Ghebru e Tewolde Redda. Quest'ultimo fu uno dei primi musicisti africani, almeno di questa parte del continente, ad utilizzare la chitarra elettrica, oltre ad essere il compositore e il primo interprete della famosa canzone indipendentista Shigey Habuni.

Il musicista che ha però più di tutti contaminato la musica eritrea è Abraham Afewerki, deceduto nel 2006; la sua produzione musicale è un equilibrato connubio tra le espressioni tradizionali e gli influssi della musica europea. I testi delle sue canzoni parlano di religione, e della lunga guerra di liberazione, con incursioni nel tema classico dell’amore.

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Trasporti in Eritrea

Etiopia: carta geopolitica con rete stradale eferroviaria

Questa voce raccoglie le principali tipologie di Trasporti in Eritrea.

L'Eritrea non dispone di sistemi di metropolitana.

Anche il servizio tranviario è assente in questa nazione.

Le strade sono classificate in base ad una lettera maiuscola in primarie (P), secondarie (S) e terziarie (T), seguite da un numero progressivo.

Attualmente in tutta l'Africa non esistono filobus.

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Storia dell'Eritrea

Africa (mappa di Ortelius)

Voce principale: Eritrea.

Il nome Eritrea risale dal latino Erythræa che a sua volta deriva dal termine greco 'Erythraía (Ερυθραία). L'Eritrea ha dato per lungo tempo il suo nome anche al Mar Rosso noto nell'antichità come Mare Erythræo.

Nel 1995 una equipe di scienziati italiani trovarono presso Buya, nella porzione settentrionale della Dancalia Eritrea, il cranio e alcuni frammenti del postcranio di un ominide con caratteristiche tipiche di Homo erectus/Homo ergaster ma che presenta alcuni tratti "progressivi" che lo collegano a Homo sapiens I reperti sono stati datati a circa un milione di anni fa. È probabile che l'Eritrea fosse una delle rotte utilizzate agli albori della storia dalle popolazioni che abbandonarono l'Africa per colonizzare l'Europa.

L'Eritrean Research Project Team, composto da studiosi eritrei, canadesi, americani, tedeschi e francesi, ha scoperto nel 1996 alcuni reperti preistorici risalenti a oltre 125.000 anni fa (appartenenti quindi all'era paleolitica nei pressi della baia di Zula a sud di Massawa lungo le coste del Mar Rosso. Gli studiosi suppongono che gli utensili di ossidiana ritrovati nel sito venissero utilizzati dai primi umani per la raccolta di molluschi ed ostriche. Alcune pitture rupestri trovate dai colonizzatori italiani nell'Eritrea centrale e nord-occidentale, indicano la presenza di una civiltà di cacciatori e raccoglitori di bacche risalente all'era mesolitica.

L'Eritrea è una delle regioni della zona sub-Sahariana con la storia più antica. Le prime testimonianze di insediamenti urbani e di coltivazioni agricole risalgono al periodo 3.500 a.C.- 2.500 a.C. e sono localizzati nel gruppo di siti e scavi archeologici noti come gruppo Gash.

Esistono prove archeologiche che testimoniano la connessione della civiltà del gruppo Gash con le civiltà della valle del Nilo, ovvero gli antichi Egizi e la Nubia. Fonti egizie, d'altronde, ci hanno lasciato la testimonianza della presenza di città e di stazioni commerciali lungo la costa sud-occidentale del Mar Rosso, zona che coincide vagamente con l'attuale Eritrea. Insieme all'Etiopia e alla costa occidentale del Sudan che si affaccia sul Mar Rosso, essa è considerata la culla della terra nota agli antichi Egizi con il nome di Punt o Ta Netjeru ovvero terra degli Dèi, nota per il suo incenso, e di cui abbiamo la prima testimonianza nel XXV secolo a.C. Esiste un dettagliato resoconto della spedizione in questa terra voluta dal faraone donna Hatshepsut nel XV secolo a.C. Il primo riferimento al Mare Erythreum (il Mar Rosso), da cui poi è stato preso il nome attuale della regione, si trova in Eschilo (frammento 67) il quale si riferisce ad esso come «quel lago che è il gioiello dell'Etiopia», anche se in questo caso con il termine Etiopia, Eschilo probabilmente intendeva indicare la Nubia o comunque le regioni africane a sud dell'Egitto.

Sugli altopiani, in una delle suburbie della capitale Asmara, Sembel alla foce del fiume Anseba è stato trovato un altro importante sito archeologico risalente al IX secolo a.C., il quale testimonia la presenza di un altro insediamento agricolo ed urbano che aveva relazioni commerciali sia con i Sabei al di là del Mar Rosso, sia con le civiltà della Valle del Nilo, seguendo le piste carovaniere lungo il corso dell'Anseba. Intorno a questo periodo diverse città di chiara provenienza sabea vennero edificate lungo la costa centrale, una delle quali aveva nome Saba, e molte di esse vennero sicuramente costruite su insedimanti preesistenti.

Intorno all'VIII secolo a.C. venne fondato nell'Etiopia settentrionale e in Eritrea un regno noto come D'mt (pronuncia Damat) con capitale a Yeha nell'Etiopia settentrionale. Questo regno ebbe relazioni commerciali con i Sabei che popolavano la zona dell'attuale Yemen al di là del Mar Rosso.

Dopo il declino del regno D'mt nel V secolo a.C., sorse nella pianura settentrionale dell'Abissinia la civiltà detta regno Axumita o di Aksum. Esso continuò a crescere dal IV secolo a.C. fino al I secolo della nostra era, coniando una propria moneta sin dal III secolo e convertendosi al Cristianesimo durante il IV secolo.

Nel VII secolo, l'avvento dell'Islam in Arabia causò l'inizio della decadenza sia dell'attività commerciale che dell'influenza della civiltà di Aksum sul Mar Rosso, con il conseguente spostamento del suo epicentro verso l'interno, in territorio etiope, dove subì la conquista sia da parte degli Arabi che delle popolazioni locali intorno all'850 o al 950.

Durante il periodo medioevale, la regione che chiamiamo attualmente Eritrea fu sede di diversi regni minori e di clan tribali. Tra l'VIII e il XIII secolo l'Eritrea settentrionale e occidentale finirono sotto il controllo del popolo Beja, una etnia kushita di religione islamica proveniente dal Sudan. I Beja costituirono cinque regni indipendenti: Naqis, Baqlin, Bazin, Jarin e Qata. L'influsso dei Beja sull'Eritrea si concretizzò anche nella loro ampia diffusione della religione islamica nella regione, che venne così posta sotto l'influenza del califfato degli Omayyadi prima, degli Abbasidi poi, e infine dell'Impero Ottomano. Prima della diffusione dell'Islam in territorio eritreo, gli Omayyadi avevano già il controllo diretto di piccole strisce costiere e dell'arcipelago di Dahlak sin dall'VIII secolo. Nonostante i Beja si imponessero come popolo dominante essi non riuscirono ad imporre la loro cultura ed il loro linguaggio alle popolazioni eritree, anzi dovettero adottare il linguaggio autoctono Ge'ez, che si evolse nel tempo nella lingua Tigrina che è ancora oggi la lingua franca delle popolazioni musulmane e di quelle residenti lungo le coste settentrionali dell'Eritrea. Durante il XV ed il XVI secolo l'Eritrea settentrionale e la zona costiera finirono sotto il totale controllo ottomano, che governò la regione per oltre 300 anni dalla sua sede nel porto di Massawa.

Nello stesso periodo l'altopiano centrale e la linea adiacente di costa divennero al sede di un regno cristiano chiamato Midre Bahri o Midre Bahr che significa terra marina in linguaggio tigrino. Questo regno cristiano era governato dal Bahr negus (che significa re del mare) e venne in seguito assimilato ai regni abissini del sud. L'estensione del suo territorio era limitata all'area settentrionale del fiume Mareb che ancora oggi è considerato un confine naturale tra Etiopia ed Eritrea. Per questo motivo i regni meridionali abissini si riferivano ad esso con il nome di Mareb Mellash ovvero aldilà del Mareb, in lingua amarica.

Il potere del sovrano Bahr negus andò affievolendosi con il tempo fino ad essere soppiantato da un regime repubblicano noto con il nome di Hamasien, basato sul governo dei proprietari terrieri delle alture centrali che amministravano la regione tramite dei consigli di anziani o shimagile, mentre tutti gli uomini abili alle armi prestavano servizio in un esercito militare permanente.

Le coste meridionali eritree erano invece popolate dalle etnie islamiche degli Afar e dei Saho, inizialmente organizzati in clan tribali ma che successivamente si unificarono a formare nel XVI secolo il sultanato di Adal, che comprendeva i territori dell'attuale Etiopia orientale, il Gibuti e la Somalia settentrionale).

Nel 1577 un esercito d'invasione guidato da Solimano il Magnifico conquistò Massawa e, dopo essersi insediato nella città, iniziò la costruzione della cosiddetta città vecchia di Massawa sull'isola di Batsi. L'esercito di Solimano conquistò anche le città di Arkiko e Debarwa, sede dell'allora Bahr negus Yeshaq. L'esercito invasore si spinse fino nel sud e nel sud-est prima di essere ricacciato da Yeshaq, che riuscì a riconquistare tutto il territorio perso grazie all'aiuto degli etiopi d'Abissinia. Dopo la riconquista lo stesso sovrano tentò per due volte di sobillare delle rivolte contro l'imperatore abissino, aiutato dai vecchi avversari ottomani, nel tentativo di impossessarsi del trono d'Abissinia. Nel 1578 entrambi i tentativi erano ormai falliti e come conseguenza gli ottomani ottennero il controllo dei porti di Massawa e Hergigo e dei territori circostanti. Il dominio ottomano sulle regioni costiere dell'Eritrea durò per trecento anni e venne ereditato dagli Egiziani che lo perdettero a loro volta in favore dei colonizzatori italiani nel 1885.

Il sacerdote cattolico italiano Giuseppe Sapeto acquistò nel 1869 la Baia di Assab dal sultanato di Afar per conto della compagnia di navigazione dell'armatore genovese Raffaele Rubattino. Con l'apertura del Canale di Suez, anche l'Italia, come tutte le potenze coloniali dell'epoca, cominciò a pianificare la conquista di una regione costiera dall'alto valore strategico, che sarebbe diventata a breve la rotta commerciale navale più utilizzata al mondo. Con l'approvazione del parlamento italiano e del re Umberto I, l'Italia espanse i suoi possedimenti a settentrione lungo le coste del Mar Rosso e oltre il porto di Massaua, assimilando i possedimenti degli Egiziani, che vennero espulsi. Verso l'interno l'esercito italiano incontrò una dura resistenza da parte delle armate dell'imperatore abissino Yohannes IV, il quale aveva anch'egli progettato la conquista del territorio eritreo per guadangare uno sbocco sul mare al proprio regno. Dopo aver vinto gli Egiziani, le forze italiani sbaragliarono gli abissini e consolidarono i propri possedimenti fondando un colonia che prese il nome di Eritrea, che divenne territorio coloniale italiano dal 1 gennaio 1890.

L'Eritrea italiana fu quindi la prima colonia italiana in Africa e vi si insediarono coloni italiani fin dalla fine dell'Ottocento, specialmente nel capoluogo Massaua che arrivó ad avere nel 1939 una popolazione di 58.000 italiani su un totale di 93.000 abitanti.

Il dominio coloniale italiano restò fino alla sconfitta italiana in Africa nel 1941 durante la Seconda Guerra Mondiale da parte dei Britannici. Dopo la cacciata degli italiani l'Eritrea divenne un protettorato britannico. Alla fine del conflitto, le Nazioni Unite promossero una lunga indagine conoscitiva per capire quali fossero le aspettative del popolo eritreo, per fare ciò si servì anche un referendum al quale però poterono partecipare solo gli anziani di sesso maschile (shimagile). Sia coloro che volevano l'unificazione con l'Etiopia, sia coloro che desideravano la totale indipendenza dell'Eritrea, fecero enormi pressioni sulle grandi potenze mondiali che sulle stesse Nazioni Unite. Non ultimo lo stesso impero etiope cercò di guadagnare influenza sull'Eritrea liberata servendosi di un potente strumento: la Chiesa Ortodossa Etiope. Tutti i credenti ed i membri dell'entourage ecclesiastica che non aderirono al progetto di annessione dell'Eritrea vennero scomunicati.

Le stesse superpotenze vennero coinvolte nella questione eritrea. Il blocco comunista, così come gran parte dei paesi indipendenti non-allineati, auspicava una Eritrea indipendente, mentre le potenze occidentali, tra le quali gli Stati Uniti, la Francia, e il Regno Unito auspicavano l'unione con l'Etiopia, poiché quest'ultima si era allineata da tempo con il blocco occidentale. Alla fine venne raggiunto un compromesso grazie al quale l'originaria colonia italiana d'Eritrea veniva federata all'Etiopia. All'interno della federazione l'Eritrea avrebbe posseduto un proprio parlamento e una amministrazione autonoma, ed avrebbe dovuto avere dei rappresentanti parlamentari nel nuovo parlamento federato. Tuttavia l'Imperatore etiope eliminò ogni istituzione legata alla neonata federazione e sciogliendo il parlamento, e nel 1961 dichiarò l'Eritrea la XIV provincia dell'Etiopia. Ciò portò come conseguenza un lungo trentennio di conflitti durante la lotta eritrea per l'indipendenza che ebbe termine solo nel 1991.

I movimenti indipendentisti eritrei diedero vita al Fronte di Liberazione Eritreo (ELF) guidando la ribellione contro l'Etiopia. Inizialmente l'ELF mantenne la leadership della rivolta indipendentista, ma venne poi contrastata da un nuovo movimento politico e armato, il Fronte di Liberazione del Popolo Eritreo, sorto nel 1970.

Il Fronte di Liberazione Eritreo aveva le sue basi nei contadini di religione musulmana e ricevette aiuti e appoggio politico dalle nazioni arabe, mentre il Fronte di Liberazione del Popolo Eritreo professava l'ideologia marxista e venne supportato dalla popolazione vittima della Diaspora eritrea. Alla fine quest'ultimo prese il sopravvento sull'ELF causandone prima la decadenza e poi la definitiva scomparsa. La lotta per l'indipendenza era vicina alla vittoria a metà degli anni '70, ma subì una battuta d'arresto quando salì al potere il Derg, una giunta militare marxista, assurta al potere grazie al sostegno militare dell'Unione Sovietica e del Blocco Comunista. Nonostante ciò, la resistenza indipendentista eritrea continuò a combattere e le file del Fronte di Liberazione del Popolo Eritreo si gonfiarono ulteriormente di tutti coloro che si sentirono traditi dal regime militare del Derg e che ora combattevano per rovesciarlo.

La lotta per l'indipendenza ebbe fine nel 1991, quando il Fronte di Liberazione del Popolo Eritreo scacciò l'esercito etiope fuori dei confini eritrei, e si unì agli altri movimenti etiopi di resistenza per roviesciare la dittatura del Derg che cadde nello stesso anno. Due anni dopo venne indetto un referendum, con la supervisione della missione delle Nazioni Unite denominata UNOVER. Al suffragio universale parteciparono sia le popolazioni residenti in Eritrea che quelle rifugiate in altre nazioni africane dopo la diaspora, ed in esso si decise se l'Eritrea dovesse essere un paese indipendente e dovesse mantenere la federazione con l'Etiopia. Oltre il 99% degli Eritrei votò per l'indipendenza che venne dichiarata ufficialmente il 24 maggio 1993. Il leader dell'EPLF, Isaias Afewerki divenne il Primo Presidente provvisorio dell'Eritrea e il Fronte di Liberazione del Popolo Eritreo, ribattezzato Fronte Popolare per la Democrazia e la Giustizia (PFDJ) diede vita al primo governo.

Nel 1998 una guerra di confine con l'Etiopia per la città di Badme ha portato alla morte di circa 19.000 soldati eritrei, ad una pesante migrazione delle popolazioni eritree oltre che a un disastroso contraccolpo economico. Il conflitto Eritreo-Etiope ha avuto fine nel 2000 con un negoziato noto come Accordi di Algeri con il quale si è affidato ad una commissione indipendente delle Nazioni Unite, il compito di definire i confini tra le due nazioni. L'EEBC (Eritrea-Ethiopia Boundary Commission) ha terminato la sua indagine ed il suo arbitrato nel 2002, stabilendo che la città di Badme debba appartenere all'Eritrea. Tuttavia il governo etiope non ha a tutt'oggi ritirato il suo esercito dalla città, per la quale si temono nuovi possibili conflitti.

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Source : Wikipedia