Enti Locali

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Inviato da murphy 06/03/2009 @ 16:15

Tags : enti locali, italia

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Fusione (enti locali)

Nell'ordinamento statuale e nel diritto amministrativo la fusione è l'unione fra due o più comuni contigui.

La fusione tra questi enti locali è disciplinata dal Testo Unico degli Enti Locali, approvato con D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267.

In particolare, l'articolo 15 del predetto testo unico prevede che siano possibili soltanto le fusioni fra due o più municipi i quali, insieme, abbiano una popolazione non inferiore ai 10.000 abitanti.

In base agli articoli 117 e 133 della Costituzione della Repubblica Italiana, dette modificazioni devono essere deliberate dalla Regione, sentite le popolazioni interessate, nelle forme previste dalle leggi regionali.

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Bilancio degli enti locali

Il bilancio degli enti locali è un documento contabile di previsione oppure consolidato con scadenza annuale, indicante le entrate e le uscite dell'amministrazione locale, relative ad un determinato periodo di tempo. In esso si rispecchiano le scelte della finanza pubblica relative ai bisogni della collettività, alle priorità dei diversi obiettivi preposti, la pressione fiscale a carico dei contribuenti e così via.

Il bilancio ha diverse funzioni: contabile, di garanzia, politica, giuridica ed economica.

È deliberato dai Comuni, dalle Provincie e dalle Regioni e approvato sia dalle rispettive Giunte che dai Consigli.

Il bilancio è ormai molto più che un semplice strumento di rilevazione contabile. Dal momento che i fini da raggiungere sono sempre enormemente superiori alle possibilità economiche di uno stato le scelte che l'ente locale reputa prioritarie o politicamente più importanti.

L'approvazione del bilancio diventa un atto giuridico di autorizzazione, senza o contro il quale gli organi dell'Ente locale non possono gestire la spesa pubblica né riscuotere le entrate. Gli stanziamenti del bilancio segnano giuridicamente il limite entro cui deve svolgersi la gestione amministrativa: il bilancio vincola alla sua osservanza l'attività della pubblica amministrazione.

Il bilancio è uno strumento di programmazione, che permette di valutare gli effetti dell'attività finanziaria sui vari aspetti della vita economico-sociale e di orientare gli interventi di politica economica verso gli obiettivi desiderati.

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Comunità montana

Una comunità montana è un ente territoriale locale italiano istituito con legge 3 dicembre 1971, n. 1102 e ora disciplinato dall'art. 27 del D.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (Testo Unico sugli Enti Locali).

Si tratta di un ente pubblico ad appartenenza obbligatoria, costituito con provvedimento del presidente della giunta regionale tra comuni montani e pedemontani, anche appartenenti a province diverse. Lo scopo è la valorizzazione delle zone montane, per l'esercizio di funzioni proprie conferite, nonché l'esercizio associato di funzioni comunali.

1. Le comunità montane sono unioni di comuni, enti locali costituiti fra comuni montani e parzialmente montani, anche appartenenti a province diverse, per la valorizzazione delle zone montane per l'esercizio di funzioni proprie, di funzioni conferite e per l'esercizio associato delle funzioni comunali.

2. La comunità montana ha un organo rappresentativo e un organo esecutivo composti da sindaci, assessori o consiglieri dei comuni partecipanti. Il presidente può cumulare la carica con quella di sindaco di uno dei comuni della comunità. I rappresentanti dei comuni della comunità montana sono eletti dai consigli dei comuni partecipanti con il sistema del voto limitato garantendo la rappresentanza delle minoranze.

3. La regione individua, concordandoli nelle sedi concertative di cui all'articolo 4, gli ambiti o le zone omogenee per la costituzione delle comunità montane, in modo da consentire gli interventi per la valorizzazione della montagna e l'esercizio associato delle funzioni comunali. La costituzione della comunità montana avviene con provvedimento del presidente della giunta regionale.

4. La legge regionale disciplina le comunità montane stabilendo in particolare: a) le modalità di approvazione dello statuto; b) le procedure di concertazione; c) la disciplina dei piani zonali e dei programmi annuali; d) i criteri di ripartizione tra le comunità montane dei finanziamenti regionali e di quelli dell'Unione europea; e) i rapporti con gli altri enti operanti nel territorio.

5. La legge regionale può escludere dalla comunità montana i comuni parzialmente montani nei quali la popolazione residente nel territorio montano sia inferiore al 15 per cento della popolazione complessiva, restando sempre esclusi i capoluoghi di provincia e i comuni con popolazione complessiva superiore a 40.000 abitanti. L'esclusione non priva i rispettivi territori montani dei benefici e degli interventi speciali per la montagna stabiliti dall'Unione europea e dalle leggi statali e regionali. La legge regionale può prevedere, altresì, per un più efficace esercizio delle funzioni e dei servizi svolti in forma associata, l'inclusione dei comuni confinanti, con popolazione non superiore a 20.000 abitanti, che siano parte integrante del sistema geografico e socioeconomico della comunità.

6. Al comune montano nato dalla fusione dei comuni il cui territorio coincide con quello di una comunità montana sono assegnate le funzioni e le risorse attribuite alla stessa in base a norme comunitarie, nazionali e regionali. Tale disciplina si applica anche nel caso in cui il comune sorto dalla fusione comprenda comuni non montani. Con la legge regionale istitutiva del nuovo comune si provvede allo scioglimento della comunità montana.

7. Ai fini della graduazione e differenziazione degli interventi di competenza delle regioni e delle comunità montane, le regioni, con propria legge, possono provvedere ad individuare nell'ambito territoriale delle singole comunità montane fasce altimetriche di territorio, tenendo conto dell'andamento orografico, del clima, della vegetazione, delle difficoltà nell'utilizzazione agricola del suolo, della fragilità ecologica, dei rischi ambientali e della realtà socio-economica.

8. Ove in luogo di una preesistente comunità montana vengano costituite più comunità montane, ai nuovi enti spettano nel complesso i trasferimenti erariali attribuiti all'ente originario, ripartiti in attuazione dei criteri stabiliti dall'articolo 36 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, e successive modificazioni.

La comunità montana svolge le medesime funzioni di un'unione comunale e per la sua costituzione si richiede l'individuazione di ambiti o zone omogenee, previa concertazione con gli enti locali, riservata alla regione, a cui spetta pure il compito di porre la disciplina legislativa della comunità. I comuni interessati possono eventualmente fondersi in un unico comune montano.

Ai sensi dell'art. 28 del Testo Unico sugli Enti Locali alle comunità montane spettano funzioni attribuite dalla legge e gli interventi per la montagna stabiliti dall'Unione Europea o dalle leggi statali o regionali. Inoltre spetta loro l'esercizio associato di funzioni proprie dei comuni o a questi delegate dalla regione e concorrono alla formazione del piano territoriale di coordinamento.

1. L'esercizio associato di funzioni proprie dei comuni o a questi conferite dalla regione spetta alle comunità montane. Spetta, altresì, alle comunità montane l'esercizio di ogni altra funzione ad esse conferita dai comuni, dalla provincia e dalla regione.

2. Spettano alle comunità montane le funzioni attribuite dalla legge e gli interventi speciali per la montagna stabiliti dalla Unione europea o dalle leggi statali e regionali.

3. Le comunità montane adottano piani pluriennali di opere ed interventi e individuano gli strumenti idonei a perseguire gli obiettivi dello sviluppo socioeconomico, ivi compresi quelli previsti dalla Unione europea, dallo Stato e dalla regione, che possono concorrere alla realizzazione dei programmi annuali operativi di esecuzione del piano.

4. Le comunità montane, attraverso le indicazioni urbanistiche del piano pluriennale di sviluppo, concorrono alla formazione del piano territoriale di coordinamento.

5. Il piano pluriennale di sviluppo socioeconomico ed i suoi aggiornamenti sono adottati dalle comunità montane ed approvati dalla provincia secondo le procedure previste dalla legge regionale.

6. Gli interventi finanziari disposti dalle comunità montane e da altri soggetti pubblici a favore della montagna sono destinati esclusivamente ai territori classificati montani.

7. Alle comunità montane si applicano le disposizioni dell'articolo 32, comma 5.

I medesimi poteri delle comunità montane si estendono anche alle comunità isolane o di arcipelago.

1. In ciascuna isola o arcipelago di isole, ad eccezione della Sicilia e della Sardegna, ove esistono più comuni può essere istituita, dai comuni interessati, la comunità isolana o dell'arcipelago, cui si estendono le norme sulle comunità montane.

In Italia le comunità montane sono oggetto di forti discussioni. In Sicilia sono state abolite nel 1986, in Friuli nel 2001, ma ripristinate nel 2004. In Sardegna sono state abolite nel corso del 2007. Il Molise invece le sta riducendo, da 10 a 6.

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Comune

Un comune è un'entità amministrativa determinata da limiti territoriali precisi sui quali insiste una porzione di popolazione. Si definisce, per le sue caratteristiche di centro demico nel quale si svolge la vita sociale pubblica dei suoi abitanti, l'ente locale fondamentale. Il comune è infatti, nell'ordinamento italiano come nella maggior parte degli ordinamenti di diritto positivo occidentali, il centro della vita di relazione dell'individuo, dal momento che il suo territorio coincide quasi sempre con quello di un centro abitato (città o borgo), più le campagne circostanti, con le eventuali case sparse, ed eventuali nuclei o centri abitati strettamente interdipendenti, o che si presumono strettamente interdipendenti, dall'abitato principale (che possono godere di particolari forme di autonomia; vedi ad esempio per l'Italia le frazioni). Questa caratteristica, sulla spinta delle esigenze di autonomia manifestatesi per prime in epoca medievale, ha portato alla concessione, e poi al conferimento di diritto, alle città, di particolari forme di autonomia amministrativa, organizzativa e in alcuni casi politica (negli Stati uniti d'America, ad esempio, i comuni legiferano).

Il termine "comune" deriva dalle omonime istituzioni post-feudali, ma l'istituto affonda le sue origini nella pólis, la città-stato greca.

In Italia i comuni sono dotati di un sindaco, una giunta e un consiglio. Il numero dei membri della giunta e del consiglio sono variabili in funzione della popolazione del comune. In deroga a questo principio, i comuni sedi di province sono sempre considerati come se avessero una popolazione superiore a centomila abitanti (articolo 37 del testo unico degli enti locali; vedi ultra). Sino all'entrata in vigore del decreto legislativo 267/2000, recante il nuovo ordinamento degli enti locali, il termine "municipio" era sinonimo di comune e non indica invece, come molti credono, la sede dell'amministrazione, che è chiamata dal legislatore e dagli statuti dei singoli enti di volta in volta in modo diverso (casa comunale, residenza municipale, palazzo di città, palazzo civico sono i più comuni). L'ambiguità nasce dal fatto che la maggior parte dei palazzi comunali storici recano su di essi l'indicazione «Municipio» (come, d'altronde, sulle facciate delle sedi delle province è solitamente scritto «Provincia»). In séguito all'entrata in vigore del decreto di cui sopra, che non si applica alle regioni a statuto speciale che hanno competenza esclusiva in materia di ordinamento degli enti locali (Sardegna e Sicilia) e si applica per quanto compatibile alle altre, il municipio, come previsto dall'articolo 16, è una suddivisione interna dei comuni nati per aggregazione di comuni precedenti. In alcuni comuni, inoltre (per esempio a Roma), lo statuto chiama «municipi» le circoscrizioni di decentramento.

Ai sensi dell'articolo 18 del decreto legislativo 267/2000, in Italia il titolo di città può essere concesso con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell'interno, ai comuni insigni per ricordi e monumenti storici e per l'attuale importanza. Tale norma positivizza la consuetudine.

Mentre in tutti gli altri paesi europei il comune è ente territoriale autonomo e sovrano, in accordo con i princìpi sanciti dalla rivoluzione francese sulla base dei diritti rivendicati dalle città nel Medioevo (età comunale), in Svizzera la sovranità dei comuni è stata riconosciuta a livello federale solo agli inizi del XXI secolo (la norma peraltro non è ancora recepita da tutti i cantoni), mentre nella Repubblica di San Marino l'ente territoriale non è ente autonomo e sovrano e nel Regno unito solo le città dotate di una cattedrale (dette cities) godono dell'autonomia, mentre tutte le altre sono solo un distretto della contea di appartenenza (county ward). La città di Londra, essendo sede di due cattedrali (Saint Paul e Westminster), è amministrata da due distinte cities: la city of London, corrispondente alla città romana, centro degli affari economici e sociali, e la city of Westminster. La sua area metropolitana (la greater London) è suddivisa in boroughs. Entrambe le cities e tutti i boroughs condividono un unico sindaco, detto lord mayor.

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Source : Wikipedia