Enel

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Tags : enel, energia, economia

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Enel

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Il primo acronimo proposto, ENEEL, ovvero Ente Nazionale per L' Energia ELettrica, fu presto abbandonato. Ne resta però la dicitura estesa, priva oramai di reale significato essendo l'Enel dal 1992 una Società per Azioni, in parte privatizzata. Essa è l'azienda principale in Italia e la seconda al mondo tra quelle fornitrici di energia elettrica , ed è stata per lungo tempo monopolista statale del settore. Tuttora il Ministero dell'Economia e delle Finanze italiano è l'azionista di riferimento.

Enel è la più grande azienda elettrica d’Italia e la seconda utility quotata d’Europa per capacità installata. Quotata dal 1999 alla Borsa di Milano e a quella di New York (da cui è uscita nel 2008), Enel è la società italiana con il più alto numero di azionisti, circa 1,6 milioni tra retail e istituzionali nel 2007.

Enel produce, distribuisce e vende elettricità e gas in tutta Europa, Nord America e America Latina. A seguito dell’acquisizione della compagnia elettrica spagnola Endesa, assieme al partner Acciona, Enel è ora presente in 22 paesi, con una potenza di circa 83.000 MW e serve più di 52 milioni di clienti nell’elettricità e nel gas.

Enel è anche il secondo operatore nel mercato del gas naturale in Italia, con circa 2,6 milioni di clienti e una quota di mercato del 10% circa in termini di volume.

Lavorano in Enel circa 85.500 persone che gestiscono un parco centrali molto diversificato tra idroelettrico, termoelettrico, nucleare, geotermico, eolico e fotovoltaico. Nel 2007 Enel ha prodotto ricavi per 43,7 miliardi di euro. Il Margine operativo lordo (MOL) si è attestato a 10 miliardi di euro mentre l’utile netto è stato di 4 miliardi di euro.

Per prima al mondo, Enel ha avviato la sostituzione a tutti i suoi clienti dei tradizionali contatori elettromeccanici con moderni contatori elettronici i quali consentono una lettura dei consumi in tempo reale e una gestione a distanza dei contratti. Una innovazione che permette tariffe di tipo multiorario con possibili risparmi.

Dopo aver completato la vendita degli asset non core, Enel si è impegnata nella crescita all’estero nel settore dell’elettricità e del gas.

Con 30.000 MW di impianti che utilizzano fonti energetiche rinnovabili (idrico, geotermico, eolico, solare e biomasse) in Europa e nelle Americhe, Enel è uno dei leader mondiali del settore. Inoltre, Enel è fortemente impegnata nella crescita nelle rinnovabili e nella ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie amiche dell’ambiente con molti progetti in Italia e all’estero.

Enel è presente in Europa (Bulgaria, Francia, Grecia, Italia, Romania, Russia, Slovacchia e Spagna) in Nord America (Canada e Stati Uniti) e America Latina (Brasile, Cile, Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Messico e Panama). Con Endesa, la presenza di Enel si estende anche in Argentina, Colombia, Marocco, Perù e Portogallo.

Enel è presente in Spagna con Enel Union Fenosa Renovables, società attiva nell’energia eolica e idroelettrica e da cogenerazione. All’inizio di ottobre del 2007, Enel, assieme al partner spagnolo Acciona, ha concluso positivamente un’Offerta Pubblica congiunta sull’intero capitale di Endesa, la principale azienda elettrica spagnola. Attualmente Enel e Acciona risultano possedere il 92% del capitale di Endesa (Enel 67%, Acciona 25%). Nel mese di Febbraio del 2009 ha rilevato la quota di Endesa detenuta da Acciona per 11,1 mld di euro, portando la sua quota al 92%.

In America del Nord, Enel ha impianti da 570 MW (idrico, geotermico, eolico e biomasse) e ha da poco siglato un accordo con TradeWind Energy negli Stati Uniti per sviluppare oltre 1000 MW di nuova generazione eolica.

Nel marzo 2007, Enel, attraverso la sua sussidiaria Enel North America, ha annunciato l’acquisto di AMP Resources. L’acquisto comprende, nel settore dello sviluppo del geotermico, quattro progetti in fase avanzata ed uno in fase ormai operativa che aggiungeranno circa 150 MW di potenza alle operazioni di Enel in America, oltre a fornire accesso ad una gamma di future opportunità.

In America Latina, Enel opera in impianti eolici ed idroelettrici da oltre 660 MW. Enel America Latina ha inoltre partecipato adoperazioni in El Salvador nel settore geotermico.

In Francia, Enel ha acquisito Erelis, una società che dispone di autorizzazioni in diversi stadi di completamento per realizzare 500 MW di impianti eolici. Ha inoltre siglato un Memorandum of Understanding con Edf per acquisire il 12,5% del progetto di nucleare di nuova generazione European Pressurized Reactor (EPR). Enel possiede il 5% della borsa elettrica francese Powernext ed è uno dei principali operatori nel trading di energia elettrica nel paese con oltre 1.000 MW intermediati nel 2006.

In Bulgaria Enel ha acquisito nel marzo del 2003 il controllo di una delle principali centrali di quel paese, Maritza East III, un impianto da 840 MW alimentato a lignite.

In Slovacchia, nel febbraio 2005, ENEL ha acquistato il 66% della società elettrica Slovenske Elektrarne, il primo produttore di energia elettrica della Slovacchia ed il secondo dell’Europa centro-orientale con una capacità produttiva di circa 6.000 MW e ben bilanciata tra nucleare, termoelettrico ed idroelettrico.

In Romania, ENEL ha acquisito nell’aprile 2005 il 51% del capitale di due società di distribuzione di Energia elettrica, (Electrica Banat ed Electrica Dobrogea) che forniscono 1,4 milioni di clienti, pari al 20% del mercato romeno. In seguito all’acquisizione di Electrica Muntenia Sud, completata il 5 giugno 2008, la società di distribuzione elettrica che opera nella zona di Bucarest, Enel ha raddoppiato la propria presenza nel Paese portandola a circa 2,5 milioni di clienti.

In Russia, da giugno 2004 a settembre 2007, in partnership con il gruppo privato locale ESN Energo, ha gestito la centrale NWTPP (North-West Thermal Power Plant) di San Pietroburgo, un impianto a ciclo combinato alimentato a gas con una capacità di 900 MW. Enel ha anche acquistato dal Gruppo ESN il 49,5% di RusEnergoSbyt, una società che fornisce elettricità alle maggiori aziende russe. Il 4 aprile 2007, Enel, attraverso il consorzio Enineftgaz (partecipato al 40% da Enel ed al 60% da Eni), ha vinto la gara per l’acquisizione da Yukos di un gruppo di asset nel settore del gas. Enel ha inoltre acquisito una quota del 37,15% del capitale della Genco (Generation Company) numero 5, “OGK-5” e il 15 novembre 2007 ha lanciato un'offerta pubblica di acquisto sulla quota rimanente di azioni.

Compagine societaria aggiornata al 31 dicembre 2007 secondo i dati Consob sugli azionisti rilevanti.

L'Enel fu istituito dal Governo Fanfani IV , con legge 27 novembre 1962, su proposta dell'onorevole Aldo Moro, il quale accolse le richieste in tal senso del Partito Socialista Italiano. Tale legge prevedeva la nazionalizzazione delle aziende e delle imprese operanti nel settore della produzione, commercializzazione, distribuzione, trasporto di energia elettrica, nonché di tutte quelle operanti in settori funzionalmente e tecnicamente connessi. I socialisti, in particolare su spinta di Riccardo Lombardi condizionarono il loro sostegno al governo proprio alla nazionalizzazione dell'energia elettrica.

Nel 1960 ci fu un importante convegno sulla nazionalizzazione dell’industria elettrica, organizzato dagli Amici del Mondo e sostenuto dal Partito Radicale. La relazione introduttiva fu tenuta da Eugenio Scalfari che sottolineò i probabili benèfici effetti sul regime dei prezzi e sul versante tecnico e prese ad esempio le esperienze delle nazionalizzazioni già effettuate in Francia ed in Inghilterra.

Il convegno suscitò una profonda discussione politica. Il sistema elettrico era per sua natura estremamente influente sul piano politico.

Il convegno si tradusse pressoché immediatamente in lavori preparatori della legge, nei quali il punto più discusso fu la modalità di indennizzo ai vecchi azionisti (che comprendevano anche un numero cospicuo di piccoli risparmiatori).

Vinsero le posizioni di Guido Carli, governatore della Banca d'Italia e l'indennizzo fu immediato. La posizione di Riccardo Lombardi chiedeva invece la dilazione in quattro anni dei pagamenti, da garantirsi con obbligazioni. Per ottenere l'adozione del suo piano, Carli minacciò le dimissioni, che avrebbero gettato il Paese nel caos a causa del gravissimo attentato alla credibilità del sistema politico-economico che un simile atto avrebbe rappresentato in ottica anche internazionale.

Il primo compito dell'Enel fu quello di assorbire ben 1.270 imprese esercenti attività elettriche e dare loro un'organizzazione amministrativa, tecnica ed operativa comune.

Tra le operazioni tecniche più complesse fu la realizzazione di un centro per il cosiddetto "dispacciamento", ovvero una super-centro per il coordinamento di tutte le forniture alle utenze italiane e per l'approvvigionamento dall'estero. Era il punto di partenza di una riorganizzazione della frammentazione del sistema. Negli anni il sistema fu riordinato e la riorganizzazione effettuata allora tuttora costituisce lo scheletro operativo della configurazione attuale.

L'Enel fu poi subito coinvolta nel Disastro del Vajont, accaduto il 9 ottobre 1963 al bacino del Vajont, invaso artificiale sfruttato per produrre una grande quantità di energia idroelettrica, sulle cui acque cadde una frana di ben 260 milioni di metri cubi. La frana era prevista dai tecnici Enel-Sade già da anni, ma nessuno lanciò l'allarme nei paesi vicini. L'impatto della frana nel lago provocò delle ondate, entro e fuori la valle del Vajont, che lambirono i paesi di Erto e Casso e che scavalcarono la diga, distruggendo i paesi a valle di Longarone, Pirago, Rivalta, Villanova e Faè. Questo disastro costò la vita a circa duemila persone. L'Enel venne imputata a processo come società responsabile del disastro, a cui venne riconosciuta anche la prevedibilità dell'evento. Fu costretta a risarcire i danni alle comunità coinvolte nella catastrofe; ma molteplici furono negli anni i cavilli legali utilizzati per risparmiare numerosi risarcimenti per i morti (la commorienza) e i metodi per zittire i superstiti che volevano giustizia (le transazioni prevedevano che il superstite ricevesse un'esigua somma di denaro volta a risarcire i danni, in cambio che questa non avesse preso parte civile al processo).

Crescendo i consumi insieme alla rapida trasformazione delle abitudini di vita (ad esempio grazie alla massiccia diffusione degli elettrodomestici), l'Enel raggiunse il risultato di avere il secondo fatturato industriale italiano, dietro solo alla Fiat.

Come impegno legislativo negli anni successivi venne dato impulso alla cosiddetta "elettrificazione rurale", cioè all'espansione della rete elettrica nelle campagne; le asperità geografiche resero indubbiamente costosa questa operazione, richiedendo la realizzazione di un numero elevato di infrastrutture (dalle cabine alle linee palificate), garantendo il diritto nell'energia elettrica a quasi la totalità dei cittadini-utenti.

La crisi petrolifera internazionale che avrebbe condotto l'Italia alle politiche di "austerità" (1974), diede la stura a numerose ricerche su eventuali fonti alternative per la produzione di energia. L'Enel riprese gli studi sull'energia nucleare ed ottenne di poter costruire nuove centrali. Gli studi sulle altre energie, ad esempio sull'energia eolica, pur da molto tempo oggetto di approfondite analisi, furono accantonati in favore del potenziamento delle vecchie centrali idroelettriche, a molte delle quali furono applicati dispositivi per il ripompaggio dell'acqua: quest'ultimo accorgimento provocò localmente notevoli disagi dove i bacini utilizzati fornivano anche l'acqua alle popolazioni vicinanti, che ne vennero private.

Ma i disagi riguardarono molti aspetti della quotidianità: dalla chiusura anticipata dei negozi, a quella dei programmi televisivi, a mille altri espedienti ancora, si emanarono norme eccezionali volte a ridurre drasticamente quei consumi sino a poco tempo prima tanto intensivamente sollecitati. I consumi calarono, ed il governo dispose un piano energetico nazionale (1975) che in pratica segnava una decisa svolta verso il nucleare. Ma i consumi calarono anche per effetto di un calo della produzione industriale, segnale di una crisi che da energetica diveniva ora economica generale; il riflesso sulla popolazione rese per una volta ben accette norme restrittive come quelle sul contenimento del consumo energetico, ad esempio per i riscaldamenti delle abitazioni (tuttora in vigore).

L'Italia restò comunque, fra i principali paesi europei, quello più pesantemente sbilanciato verso la produzione termoelettrica e dunque più pesantemente patì ciascuno dei numerosi momenti di difficoltà o di aggravio dell'approvvigionamento di petrolio. Mentre per questa ragione si stavano per avviare nuovi programmi relativi al nucleare, si verificò la sciagura della centrale nucleare ucraina di Chernobyl (26 aprile 1986), che certamente ebbe influenza sulla proposizione e soprattutto sul risultato dei referendum dell'8 novembre 1987, che fornirono l'indicazione popolare di rigetto dell'energia nucleare.

ENEL ha collaborato con la società elettrica francese EdF alla costruzione e gestione di alcuni impianti nucleari. In generale durante la giornata esse coprono i fabbisogno energetico francese, mentre la notte l'energia elettrica viene portata in Italia, in quanto durante le ore vuote costa meno l'energia nucleare.

Con la Legge 9/1991, l'Enel fu autorizzata a costituire società operanti nei settori di sua competenza, e contemporaneamente si aprì la strada ad una certa liberalizzazione della produzione elettrica.

Seguì l'anno successivo il decreto legge 11 luglio 1992, n. 333, convertito nella legge 8 agosto 1992, n. 359, divenne una società per azioni il cui azionista unico era il Ministero del Tesoro.

Nel 1999 ad opera del cosiddetto decreto Bersani in seno all'ENEL viene costituita la società Terna a cui vengono conferiti tutti gli asset della società relativi alla rete di trasmissione ad alta tensione. L'ENEL resta azionista unico di Terna fino al 2004.

Nel 2001, Infostrada viene ceduta per 12 mld di euro dalla tedesca Mannesmann, e poi accorpata a Wind, che già era una controllata di Enel.

Nel maggio 2005 Enel cede il 70% di Wind a Naguib Sawiris, amministratore delegato del gruppo Orascom, tramite una società veicolo (Weather Investment S.r.l.). Weather Investment S.r.l. è per il 5,2% di ENEL e il restante 94,4% di Weather Investment II, un consorzio che fa a capo ad Orascom.

La liberalizzazione del mercato elettrico è avvenuta nel 1999 con il cosiddetto decreto Bersani che ha avuto sicuramente una grossa influenza sullo sviluppo conseguente di Enel.

Il problema della posizione monopolistica dell'Enel nel mercato specifico dell'energia elettrica, è stato sollevato con lo sviluppo delle tematiche giuridiche collegate ai principi di libera concorrenza. La questione presentava qualche affinità con quella precedentemente affrontata per la Telecom Italia, monopolista di stato nella telefonia, ed anche questa condizionata dal problema tecnico: la rete di distribuzione, deferente da poche e costose centrali.

Attualmente il mercato elettrico italiano è controllato da tre grandi gruppi. La liberalizzazione non ha prodotto un congruo numero di trenta piccoli produttori, auspicato dall'autority.

Con privatizzazione in senso stretto si intende la cessione a soggetti privati di una quota di azioni maggiore del 50% del capitale sociale o comunque di una quota sufficiente a porre in mani private la maggioranza relativa dei voti ed il controllo della società. Il ministero del Tesoro è ancora l'azionista di controllo di Enel, ed ha ceduto circa un 30% delle azioni per far cassa.

Giuridicamente, comunque, Enel non è più una società di diritto pubblico cui si applicava un articolo del codice civile per l'equiparazione dei prezzi alle utenze, distinguendo le fascie tariffarie in base al voltaggio richiesto (domestica,industriale, etc.). Attualmente, come Telecom, l'ente elettrico può proporre prezzi differenziati a seconda dell'utenza che otterrà trattamenti più favorevoli se dotata di dimensioni e potere contrattuale maggiori.

Dopo la privatizzazione di un unico ente centralizzato per la gestione dell'energia la cui produzione era concentrata in poche centrali di "taglia alta", si è iniziato a discutere di decentramento energetico per il quale ogni comunità dovrebbe produrre e utilizzare localmente l'energia di cui ha bisogno.

L'ottica di questa politica energetica è la costruzione di impianti di media taglia, principalmente eolici e solari.

Il solare fornisce una quota marginale del fabbisogno nazionale di energia elettrica: meno dello 0,001%, mentre in Germania arriva fino allo 0,3% della energia prodotta; l'eolico copre circa lo 0,9% del fabbisogno nazionale (dati 2006, fonte Terna). L'eolico è attualmente l'energia più economica, se concentrato in siti con presenza di vento molto regolare durante l'anno.

Tra il 2002 e il 2004 la conclusione del processo di riassetto previsto dal decreto Bersani, l’uscita da settore dell’acqua e la vendita del patrimonio immobiliare dell’azienda, permettono a Enel di mettere in atto una nuova strategia di focalizzazione sul core business dell’energia.

Aumenta in questi anni l’attenzione agli aspetti etici, riconosciuta a livello mondiale con l’inclusione di Enel nei più prestigiosi indici borsistici che tengono conto dell’impegno delle aziende nella Corporate Social Responsibility.

Concluso l’adempimento degli obblighi previsti dalla legge italiana con la cessione di Terna (la società che gestisce la rete nazionale di trasmissione), Enel si dedica a una strategia di internazionalizzazione, finalizzando acquisizioni di grande importanza come quella di Slovenské elektrárne (SE) maggior produttore di energia elettrica della Slovacchia e secondo dell’Europa Centro-orientale, e di alcune società di distribuzione in Romania.

A fine 2006 viene presentato un piano a favore dell’ambiente, che prevede investimenti per nuove fonti rinnovabili e per la ricerca e l’applicazione delle migliori tecnologie di abbattimento delle emissioni.

Le tariffe italiane, in alcuni casi, sono più care della media europea Europa, anche perché il costo del kWh è raddoppiato rispetto al periodo precedente la liberalizzazione. La fascia oraria dei consumi è associata a forti variazioni di prezzo. L'autority delibera sui prezzi in media ogni 3 mesi, in precedenza le tariffe erano riviste a cadenza annuale. Una parte consistente della bolletta elettrica è composta di tasse nazionali e imposte degli enti locali.

Enel: il Consiglio di Amministrazione approva i risultati 2006, ricavi a 38.513 milioni di euro ( 33.787 milioni nel 2005, + 14,0%).

Ebitda a 8.019 milioni di euro (7.745 milioni nel 2005, +3,5%); al netto di un accantonamento di circa 400 milioni di euro finalizzato a un piano di eccellenza operativa, l’Ebitda 2006 cresce dell’8,7% rispetto al 2005.

Utile netto del Gruppo a 3.036 milioni di euro (3.895 milioni nel 2005, - 22,1%); al netto del contributo di Wind e Terna l’Utile netto del Gruppo 2006 cresce dell’1,4% rispetto al 2005.

Indebitamento finanziario netto a 11.690 milioni di euro (12.312 milioni al 31 dicembre 2005, -5,1%).

Dividendo complessivo proposto per l’intero esercizio 2006 a 0,49 euro per azione (di cui 0,20 euro per azione corrisposti quale acconto a novembre 2006).

Approvate le linee-guida del piano di stock option per il 2007.

I Ricavi 2006 sono pari a 38.513 milioni di euro, in crescita del 14,0% rispetto a quelli del 2005 (33.787 milioni di euro). L’incremento è riferibile essenzialmente ai maggiori ricavi conseguiti all’estero sia con l’attività di trading sia con le attività di generazione e distribuzione.

L’Ebitda (MOL margine operativo lordo) ammonta a 8.019 milioni di euro (7.745 milioni di euro nel 2005), con un incremento pari a 274 milioni di euro (+3,5%) dovuto essenzialmente alla crescita della Divisione Internazionale. L’Ebitda 2006 tiene conto di un accantonamento di circa 400 milioni di euro finalizzato a un piano di eccellenza operativa che permetterà, tra l’altro, di conseguire consistenti risparmi già a partire dal 2007.

L’Ebit (risultato operativo) è pari a 5.819 milioni di euro, con un incremento rispetto al 2005 di 281 milioni di euro (+5,1%). Tale crescita tiene conto per 263 milioni di euro del provento generato dallo scambio azionario Wind-Weather.

L’utile netto del gruppo si attesta a 3.036 milioni di euro, a fronte di un risultato pari a 3.895 milioni di euro del 2005 che includeva, tra le discontinued operations, la plusvalenza di 1.153 milioni di euro conseguita essenzialmente con la cessione del 43,85% del capitale di Terna. Escludendo dal risultato netto 2005 tale plusvalenza e da quello del 2006 il provento netto generato dallo scambio azionario Wind-Weather, l’Utile netto del gruppo risulta in crescita dell’1,4%.

La situazione patrimoniale consolidata al 31 dicembre 2006 registra un patrimonio netto complessivo di 19.025 milioni di euro (19.416 milioni di euro a fine 2005) e un indebitamento finanziario netto di 11.690 milioni di euro (12.312 milioni di euro a fine 2005), che si riduce pertanto di 622 milioni di euro. L’indebitamento finanziario netto al 31 dicembre 2006 risente dell’operazione di acquisizione del 66% del capitale sociale di Slovenské elektrárne e del consolidamento del relativo debito nonché dell’operazione di cessione del 26,1% del capitale sociale di Weather. Il rapporto debt-equity alla fine del 2006 è di 0,61 rispetto a 0,63 di fine 2005.

Gli investimenti in attività materiali e immateriali sono pari nel 2006 a 2.963 milioni di euro, in aumento del 4,7% rispetto ai 2.829 milioni di euro del 2005.

I ricavi ammontano a 43.673 milioni di euro, l Ebitda è di 10.023 milioni, l' Ebit di 6.990 milioni, l' utile netto del Gruppo è pari a 3.977 milioni, l' indebitamento finanziario netto sale a 55.791 milioni per effetto dell' acquisizione di Endesa S.A., il patrimonio netto complessivo è di 23.789 milioni, il Rapporto Debt-Equity è di 2,35. Il dividendo proposto è di 0.64 euro per azione. La capitalizzazione in Borsa è di 50.585 milioni. Il valore di un'azione è di 8.18 euro. Gli investimenti in immobilizzazioni materiali e immateriali salgono a 4.929 milioni.

Per la parte superiore



Quartiere ENEL (Sasso Pisano)

Il quartiere ENEL è un intervento architettonico situato a Sasso Pisano, nel comune di Castelnuovo di Val di Cecina.

L'intervento fa parte della serie di articolati progetti commissionati a Michelucci dalla società geotermica "Larderello" attorno alla metà degli anni cinquanta. In un'area baricentrica rispetto alla centrale geotermoelettrica (dove Michelucci progetta e realizza nello stesso periodo la chiesa di Larderello) e l'antico borgo di Sasso, l'architetto pistoiese ipotizza un piccolo nucleo dotato di abitazioni per i dipendenti, di un centro commerciale e sociale e di una piccola cappella. I primi studi risalgono al 1956 e i disegni per la chiesetta vengono elaborati tra l'inverno dello stesso anno e gli esordi del 1957. I lavori, eseguiti dall'impresa Baldini, sono avviati poco dopo e conclusi nel 1958.

La critica concorda nel riconoscere il debito di questo progetto nei confronti della precedente chiesa di Collina e nel sottolineare il tono volutamente minore e popolare dell'opera: secondo Dezzi Bardeschi (1988) il tema della piccola chiesa "familiare" dallo spazio intimistico ha sempre interessato Michelucci; si tratta, è vero, di manufatti di ridotte dimensioni che tuttavia costituiscono il segnale premonitore, una sorta di prova in scala, di successive esperienze. In questo caso il progetto è occasione per un ritorno alle origini pauperiste del dopoguerra e alla natura e al tempo stesso segna l'avvio di quella nuova ricerca che approderà alla libertà della chiesa dell'autostrada. Riguardo al rapporto con la chiesa di Collina, diverse le considerazioni di Lugli e Conforti (1966, 1987): per il primo in questo caso il muro di pietra si modella plasticamente, accennando ad un nuovo e autonomo linguaggio mentre per la Conforti l'ispirazione risulta palese: i richiami sono espliciti nel tetto inclinato dell'aula, nel sistema d'illuminazione indiretta e nella muratura in pietrame integrata da architravi cementizi. La Conforti analizza inoltre il rapporto con la chiesa di Larderello constatando che l'unica citazione palese all'iridescenza di quella è nelle vetrate della porta d'ingresso e di due finestrelle, dalle pezzature multicolori.

La chiesa ed il complesso residenziale costituiscono un piccolo villaggio situato in prossimità del centro storico di Sasso Pisano e attestato lungo la strada statale che da Pomarance conduce verso Larderello e Castelnuovo di Val di Cecina. Tale villaggio è inserito all'interno di una zona caratterizzata dal fenomeno naturale della fuoriuscita dei gas e delle acque sulfuree, caratteristica che da un lato conferisce al paesaggio un carattere decisamente inconsueto, quasi surreale, per l'incessante emissione dei vapori, dall'altra lo qualifica come area produttiva e tecnologica grazie alla presenza degli ampi camini in cemento dal profilo conico per la trasformazione dell'energia geotermica. Il nucleo è così articolato: a valle della strada sono situati la chiesa, in posizione diagonale e in un lotto d'angolo compreso tra la statale e la viabilità di servizio, e l'attiguo ristorante; a monte il complesso residenziale, immerso nel verde, costituito da un gruppo di quattro stecche di tre schiere ciascuno (solo tre delle quali progettate da Michelucci).

La chiesa, di contenute dimensioni, presenta un impianto a unica aula absidata e una volumetria compatta, fortemente connotata dal paramento lapideo a opus incertum in calcare della zona, col quale sono lastricati anche il sagrato e i percorsi perimetrali, e dal carattere volutamente semplice e rurale dell'architettura, alla quale fa da contrappunto la ricchezza luministica delle finestre in alabastro.

Il fronte principale presenta un 'introibo', sorta di portico semplificato, definito dai due setti murari laterali e dalla copertura a falda discendente verso il portale d'ingresso, posto al centro del fronte e sovrastato da una luce a tessere di alabastro policromo e da un architrave in cemento; sul lato destro della facciata è situato il volume della sagrestia, arretrato rispetto al filo del fronte e con copertura più bassa, concluso all'estremità orientale della vela del campanile. Sul lato meridionale la cortina muraria è interrotta da due tagli finestrati, con tessere di alabastro, situati in prossimità del campanile a vela: nel corpo della sagrestia una semplice feritoia e in quello della chiesa una finestra a forma di losanga recante il segno della croce. Il fronte orientale è connotato dal sinuoso raccordo tra la base della vela del campanile e l'abside semicircolare, la cui copertura a unica falda genera, grazie alla maggiore altezza del colmo rispetto al tetto dell'aula, una cartella anch'essa a tessere di alabastro; il fronte settentrionale presenta invece una compatta cortina muraria interrotta unicamente dal taglio orizzontale di una luce rettangolare.

L'interno dell'aula è caratterizzato da un piccolo vano, a pianta rettangolare e absidato, dove il solaio a orditura lignea e manto in laterizio rimanda chiaramente all'architettura delle piccole chiese rurali. Sul lato occidentale l'interno presenta il tema decorativo della porta a tessere in alabastro, compresa tra due setti in muratura lapidea ai cui lati sono collocati rispettivamente un piccolo confessionale e fonte battesimale; a oriente l'abside è invece costituito da una semplice muratura intonacata nella quale si riflette la suggestiva luce delle finestre alabastrine; due semplici gradini segnalano il presbiterio, dominato dal semplice blocco lapideo dell'altare. Due porte sul lato meridionale immettono nelle sagrestia, anch'essa absidata, e in un vano di disimpegno.

Il nucleo residenziale è costituito da tre blocchi di quattro edifici ciascuno, caratterizzati dalla tipologia della schiera binata, dalla copertura a due falde e dagli spazi verdi di pertinenza ai due appartamenti di ciascuna cellula. La schiera tipo è su due piani fuori terra, con una porta di ingresso e un garage su ciascuno dei due fronti, così da garantire l'indipendenza degli appartamenti. Al piano primo sono situati due balconcini per fronte e un balcone più ampio, corrispondente alla copertura del sottostante garage. Per quanto concerne l'interno di ciascun appartamento, dalla porta si accede ad un soggiorno - angolo di cottura; una scala a due rampe conduce al piano superiore, con due camere ed un bagno.

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Centrale ENEL Federico II

La centrale ENEL Federico II è una centrale termoelettrica a carbone con una capacità totale di 2640 MW installati. Si trova presso la località Cerano, nel territorio di Brindisi. Per estensione è la più grande centrale termoelettrica d'Italia infatti ha un'estensione di circa 270 ettari ed una delle più grandi d'Europa. Nel documento Dirty Thirty, pubblicato nel maggio 2007 dal WWF, l'impianto è stato classificato come la venticinquesima peggiore centrale elettrica d'Europa in termini di efficienza energetica in relazione alle emissioni di CO2.

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Museo dell'energia idroelettrica di Valcamonica

Immagine del Museo dell'Energia Idroelettrica di Valcamonica

Il Museo dell'Energia Idroelettrica di Valcamonica è situato a Cedegolo, all'interno di una centrale idroelettrica dismessa dall'ENEL nel 1962.

L'edifico è stato progettato nel 1911 da Egidio Dabbeni di Brescia ed è una tra le prime Centrali idroelettriche della Val Camonica.

Situato all'ingresso sud del paese di Cedegolo la struttura è stata rivalorizzata a partire dal 2005 e inaugurata a museo il 13 settembre 2008.

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Source : Wikipedia