Endesa

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Tags : endesa, energia, economia

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Endesa

Endesa è la più grande società di energia elettrica in Spagna. Ha un portafoglio di oltre 20 milioni di clienti nel mondo (di cui la metà in Spagna) con una capacità di 97.600 GWh da energia nucleare, combustibili fossili ed energie rinnovabili. Può contare su partecipazioni in altri importanti settori quali il gas naturale e le telecomunicazioni.

La società è stata fondata nel 1944 con il nome di Empresa Nacional de Electricidad e ha scelto l'attuale ragione sociale nel 1997. Nel 2004 ha acquisito la società elettrica francese Société Nationale d'Electricité et de Thermique. In Italia ha acquistato una delle tre genco che l'ENEL ha dovuto mettere in vendita conseguentemente all'apertura del mercato elettrico italiano avvenuta a partire dal 1999 con il decreto legislativo 16 marzo 1999 n° 79. La società opera in Italia come Endesa Italia. La società è stata nel mirino di diverse aziende come la catalana Gas Natural (per la verità grande poco più della metà di Endesa) e soprattutto la tedesca E.ON. Sullo scadere dell'opa tedesca, è passata in vantaggio la cordata Enel-Acciona per la conquista dell'azienda spagnola, il 30 luglio 2007.

La compagine azionaria è composta da Enel Energy Europe S.r.l. con il 67.053%, Finanza Dos S.A. con il 20% e Acciona S.A. con il 5.01%.

Il 20 febbraio 2009 ENEL porta la sua partecipazione in Endesa al 92.06% rilevando per 11.1 miliardi di euro il 25.01% in mano ad Acciona S.A.. Il pagamento avverrà con 8 miliardi in contanti (finanziati a ENEL da Banco Santander, Banco Bilbao Vizcaya Argentaria, Intesa San Paolo, Royal Bank of Scotland, La Caixa, Calyon, Bnp Paribas, Natixis, Caja Madrid, The Bank of Tokyo-Mitsubishi UFJ, Mediobanca e Unicredit) e con la cessione di asset di produzione di energia rinnovabile per un valore di 3.1 miliardi. ENEL diventa la seconda utility in Europa con una potenza installata di 94.300 MW.

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Enel

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Il primo acronimo proposto, ENEEL, ovvero Ente Nazionale per L' Energia ELettrica, fu presto abbandonato. Ne resta però la dicitura estesa, priva oramai di reale significato essendo l'Enel dal 1992 una Società per Azioni, in parte privatizzata. Essa è l'azienda principale in Italia e la seconda al mondo tra quelle fornitrici di energia elettrica , ed è stata per lungo tempo monopolista statale del settore. Tuttora il Ministero dell'Economia e delle Finanze italiano è l'azionista di riferimento.

Enel è la più grande azienda elettrica d’Italia e la seconda utility quotata d’Europa per capacità installata. Quotata dal 1999 alla Borsa di Milano e a quella di New York (da cui è uscita nel 2008), Enel è la società italiana con il più alto numero di azionisti, circa 1,6 milioni tra retail e istituzionali nel 2007.

Enel produce, distribuisce e vende elettricità e gas in tutta Europa, Nord America e America Latina. A seguito dell’acquisizione della compagnia elettrica spagnola Endesa, assieme al partner Acciona, Enel è ora presente in 22 paesi, con una potenza di circa 83.000 MW e serve più di 52 milioni di clienti nell’elettricità e nel gas.

Enel è anche il secondo operatore nel mercato del gas naturale in Italia, con circa 2,6 milioni di clienti e una quota di mercato del 10% circa in termini di volume.

Lavorano in Enel circa 85.500 persone che gestiscono un parco centrali molto diversificato tra idroelettrico, termoelettrico, nucleare, geotermico, eolico e fotovoltaico. Nel 2007 Enel ha prodotto ricavi per 43,7 miliardi di euro. Il Margine operativo lordo (MOL) si è attestato a 10 miliardi di euro mentre l’utile netto è stato di 4 miliardi di euro.

Per prima al mondo, Enel ha avviato la sostituzione a tutti i suoi clienti dei tradizionali contatori elettromeccanici con moderni contatori elettronici i quali consentono una lettura dei consumi in tempo reale e una gestione a distanza dei contratti. Una innovazione che permette tariffe di tipo multiorario con possibili risparmi.

Dopo aver completato la vendita degli asset non core, Enel si è impegnata nella crescita all’estero nel settore dell’elettricità e del gas.

Con 30.000 MW di impianti che utilizzano fonti energetiche rinnovabili (idrico, geotermico, eolico, solare e biomasse) in Europa e nelle Americhe, Enel è uno dei leader mondiali del settore. Inoltre, Enel è fortemente impegnata nella crescita nelle rinnovabili e nella ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie amiche dell’ambiente con molti progetti in Italia e all’estero.

Enel è presente in Europa (Bulgaria, Francia, Grecia, Italia, Romania, Russia, Slovacchia e Spagna) in Nord America (Canada e Stati Uniti) e America Latina (Brasile, Cile, Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Messico e Panama). Con Endesa, la presenza di Enel si estende anche in Argentina, Colombia, Marocco, Perù e Portogallo.

Enel è presente in Spagna con Enel Union Fenosa Renovables, società attiva nell’energia eolica e idroelettrica e da cogenerazione. All’inizio di ottobre del 2007, Enel, assieme al partner spagnolo Acciona, ha concluso positivamente un’Offerta Pubblica congiunta sull’intero capitale di Endesa, la principale azienda elettrica spagnola. Attualmente Enel e Acciona risultano possedere il 92% del capitale di Endesa (Enel 67%, Acciona 25%). Nel mese di Febbraio del 2009 ha rilevato la quota di Endesa detenuta da Acciona per 11,1 mld di euro, portando la sua quota al 92%.

In America del Nord, Enel ha impianti da 570 MW (idrico, geotermico, eolico e biomasse) e ha da poco siglato un accordo con TradeWind Energy negli Stati Uniti per sviluppare oltre 1000 MW di nuova generazione eolica.

Nel marzo 2007, Enel, attraverso la sua sussidiaria Enel North America, ha annunciato l’acquisto di AMP Resources. L’acquisto comprende, nel settore dello sviluppo del geotermico, quattro progetti in fase avanzata ed uno in fase ormai operativa che aggiungeranno circa 150 MW di potenza alle operazioni di Enel in America, oltre a fornire accesso ad una gamma di future opportunità.

In America Latina, Enel opera in impianti eolici ed idroelettrici da oltre 660 MW. Enel America Latina ha inoltre partecipato adoperazioni in El Salvador nel settore geotermico.

In Francia, Enel ha acquisito Erelis, una società che dispone di autorizzazioni in diversi stadi di completamento per realizzare 500 MW di impianti eolici. Ha inoltre siglato un Memorandum of Understanding con Edf per acquisire il 12,5% del progetto di nucleare di nuova generazione European Pressurized Reactor (EPR). Enel possiede il 5% della borsa elettrica francese Powernext ed è uno dei principali operatori nel trading di energia elettrica nel paese con oltre 1.000 MW intermediati nel 2006.

In Bulgaria Enel ha acquisito nel marzo del 2003 il controllo di una delle principali centrali di quel paese, Maritza East III, un impianto da 840 MW alimentato a lignite.

In Slovacchia, nel febbraio 2005, ENEL ha acquistato il 66% della società elettrica Slovenske Elektrarne, il primo produttore di energia elettrica della Slovacchia ed il secondo dell’Europa centro-orientale con una capacità produttiva di circa 6.000 MW e ben bilanciata tra nucleare, termoelettrico ed idroelettrico.

In Romania, ENEL ha acquisito nell’aprile 2005 il 51% del capitale di due società di distribuzione di Energia elettrica, (Electrica Banat ed Electrica Dobrogea) che forniscono 1,4 milioni di clienti, pari al 20% del mercato romeno. In seguito all’acquisizione di Electrica Muntenia Sud, completata il 5 giugno 2008, la società di distribuzione elettrica che opera nella zona di Bucarest, Enel ha raddoppiato la propria presenza nel Paese portandola a circa 2,5 milioni di clienti.

In Russia, da giugno 2004 a settembre 2007, in partnership con il gruppo privato locale ESN Energo, ha gestito la centrale NWTPP (North-West Thermal Power Plant) di San Pietroburgo, un impianto a ciclo combinato alimentato a gas con una capacità di 900 MW. Enel ha anche acquistato dal Gruppo ESN il 49,5% di RusEnergoSbyt, una società che fornisce elettricità alle maggiori aziende russe. Il 4 aprile 2007, Enel, attraverso il consorzio Enineftgaz (partecipato al 40% da Enel ed al 60% da Eni), ha vinto la gara per l’acquisizione da Yukos di un gruppo di asset nel settore del gas. Enel ha inoltre acquisito una quota del 37,15% del capitale della Genco (Generation Company) numero 5, “OGK-5” e il 15 novembre 2007 ha lanciato un'offerta pubblica di acquisto sulla quota rimanente di azioni.

Compagine societaria aggiornata al 31 dicembre 2007 secondo i dati Consob sugli azionisti rilevanti.

L'Enel fu istituito dal Governo Fanfani IV , con legge 27 novembre 1962, su proposta dell'onorevole Aldo Moro, il quale accolse le richieste in tal senso del Partito Socialista Italiano. Tale legge prevedeva la nazionalizzazione delle aziende e delle imprese operanti nel settore della produzione, commercializzazione, distribuzione, trasporto di energia elettrica, nonché di tutte quelle operanti in settori funzionalmente e tecnicamente connessi. I socialisti, in particolare su spinta di Riccardo Lombardi condizionarono il loro sostegno al governo proprio alla nazionalizzazione dell'energia elettrica.

Nel 1960 ci fu un importante convegno sulla nazionalizzazione dell’industria elettrica, organizzato dagli Amici del Mondo e sostenuto dal Partito Radicale. La relazione introduttiva fu tenuta da Eugenio Scalfari che sottolineò i probabili benèfici effetti sul regime dei prezzi e sul versante tecnico e prese ad esempio le esperienze delle nazionalizzazioni già effettuate in Francia ed in Inghilterra.

Il convegno suscitò una profonda discussione politica. Il sistema elettrico era per sua natura estremamente influente sul piano politico.

Il convegno si tradusse pressoché immediatamente in lavori preparatori della legge, nei quali il punto più discusso fu la modalità di indennizzo ai vecchi azionisti (che comprendevano anche un numero cospicuo di piccoli risparmiatori).

Vinsero le posizioni di Guido Carli, governatore della Banca d'Italia e l'indennizzo fu immediato. La posizione di Riccardo Lombardi chiedeva invece la dilazione in quattro anni dei pagamenti, da garantirsi con obbligazioni. Per ottenere l'adozione del suo piano, Carli minacciò le dimissioni, che avrebbero gettato il Paese nel caos a causa del gravissimo attentato alla credibilità del sistema politico-economico che un simile atto avrebbe rappresentato in ottica anche internazionale.

Il primo compito dell'Enel fu quello di assorbire ben 1.270 imprese esercenti attività elettriche e dare loro un'organizzazione amministrativa, tecnica ed operativa comune.

Tra le operazioni tecniche più complesse fu la realizzazione di un centro per il cosiddetto "dispacciamento", ovvero una super-centro per il coordinamento di tutte le forniture alle utenze italiane e per l'approvvigionamento dall'estero. Era il punto di partenza di una riorganizzazione della frammentazione del sistema. Negli anni il sistema fu riordinato e la riorganizzazione effettuata allora tuttora costituisce lo scheletro operativo della configurazione attuale.

L'Enel fu poi subito coinvolta nel Disastro del Vajont, accaduto il 9 ottobre 1963 al bacino del Vajont, invaso artificiale sfruttato per produrre una grande quantità di energia idroelettrica, sulle cui acque cadde una frana di ben 260 milioni di metri cubi. La frana era prevista dai tecnici Enel-Sade già da anni, ma nessuno lanciò l'allarme nei paesi vicini. L'impatto della frana nel lago provocò delle ondate, entro e fuori la valle del Vajont, che lambirono i paesi di Erto e Casso e che scavalcarono la diga, distruggendo i paesi a valle di Longarone, Pirago, Rivalta, Villanova e Faè. Questo disastro costò la vita a circa duemila persone. L'Enel venne imputata a processo come società responsabile del disastro, a cui venne riconosciuta anche la prevedibilità dell'evento. Fu costretta a risarcire i danni alle comunità coinvolte nella catastrofe; ma molteplici furono negli anni i cavilli legali utilizzati per risparmiare numerosi risarcimenti per i morti (la commorienza) e i metodi per zittire i superstiti che volevano giustizia (le transazioni prevedevano che il superstite ricevesse un'esigua somma di denaro volta a risarcire i danni, in cambio che questa non avesse preso parte civile al processo).

Crescendo i consumi insieme alla rapida trasformazione delle abitudini di vita (ad esempio grazie alla massiccia diffusione degli elettrodomestici), l'Enel raggiunse il risultato di avere il secondo fatturato industriale italiano, dietro solo alla Fiat.

Come impegno legislativo negli anni successivi venne dato impulso alla cosiddetta "elettrificazione rurale", cioè all'espansione della rete elettrica nelle campagne; le asperità geografiche resero indubbiamente costosa questa operazione, richiedendo la realizzazione di un numero elevato di infrastrutture (dalle cabine alle linee palificate), garantendo il diritto nell'energia elettrica a quasi la totalità dei cittadini-utenti.

La crisi petrolifera internazionale che avrebbe condotto l'Italia alle politiche di "austerità" (1974), diede la stura a numerose ricerche su eventuali fonti alternative per la produzione di energia. L'Enel riprese gli studi sull'energia nucleare ed ottenne di poter costruire nuove centrali. Gli studi sulle altre energie, ad esempio sull'energia eolica, pur da molto tempo oggetto di approfondite analisi, furono accantonati in favore del potenziamento delle vecchie centrali idroelettriche, a molte delle quali furono applicati dispositivi per il ripompaggio dell'acqua: quest'ultimo accorgimento provocò localmente notevoli disagi dove i bacini utilizzati fornivano anche l'acqua alle popolazioni vicinanti, che ne vennero private.

Ma i disagi riguardarono molti aspetti della quotidianità: dalla chiusura anticipata dei negozi, a quella dei programmi televisivi, a mille altri espedienti ancora, si emanarono norme eccezionali volte a ridurre drasticamente quei consumi sino a poco tempo prima tanto intensivamente sollecitati. I consumi calarono, ed il governo dispose un piano energetico nazionale (1975) che in pratica segnava una decisa svolta verso il nucleare. Ma i consumi calarono anche per effetto di un calo della produzione industriale, segnale di una crisi che da energetica diveniva ora economica generale; il riflesso sulla popolazione rese per una volta ben accette norme restrittive come quelle sul contenimento del consumo energetico, ad esempio per i riscaldamenti delle abitazioni (tuttora in vigore).

L'Italia restò comunque, fra i principali paesi europei, quello più pesantemente sbilanciato verso la produzione termoelettrica e dunque più pesantemente patì ciascuno dei numerosi momenti di difficoltà o di aggravio dell'approvvigionamento di petrolio. Mentre per questa ragione si stavano per avviare nuovi programmi relativi al nucleare, si verificò la sciagura della centrale nucleare ucraina di Chernobyl (26 aprile 1986), che certamente ebbe influenza sulla proposizione e soprattutto sul risultato dei referendum dell'8 novembre 1987, che fornirono l'indicazione popolare di rigetto dell'energia nucleare.

ENEL ha collaborato con la società elettrica francese EdF alla costruzione e gestione di alcuni impianti nucleari. In generale durante la giornata esse coprono i fabbisogno energetico francese, mentre la notte l'energia elettrica viene portata in Italia, in quanto durante le ore vuote costa meno l'energia nucleare.

Con la Legge 9/1991, l'Enel fu autorizzata a costituire società operanti nei settori di sua competenza, e contemporaneamente si aprì la strada ad una certa liberalizzazione della produzione elettrica.

Seguì l'anno successivo il decreto legge 11 luglio 1992, n. 333, convertito nella legge 8 agosto 1992, n. 359, divenne una società per azioni il cui azionista unico era il Ministero del Tesoro.

Nel 1999 ad opera del cosiddetto decreto Bersani in seno all'ENEL viene costituita la società Terna a cui vengono conferiti tutti gli asset della società relativi alla rete di trasmissione ad alta tensione. L'ENEL resta azionista unico di Terna fino al 2004.

Nel 2001, Infostrada viene ceduta per 12 mld di euro dalla tedesca Mannesmann, e poi accorpata a Wind, che già era una controllata di Enel.

Nel maggio 2005 Enel cede il 70% di Wind a Naguib Sawiris, amministratore delegato del gruppo Orascom, tramite una società veicolo (Weather Investment S.r.l.). Weather Investment S.r.l. è per il 5,2% di ENEL e il restante 94,4% di Weather Investment II, un consorzio che fa a capo ad Orascom.

La liberalizzazione del mercato elettrico è avvenuta nel 1999 con il cosiddetto decreto Bersani che ha avuto sicuramente una grossa influenza sullo sviluppo conseguente di Enel.

Il problema della posizione monopolistica dell'Enel nel mercato specifico dell'energia elettrica, è stato sollevato con lo sviluppo delle tematiche giuridiche collegate ai principi di libera concorrenza. La questione presentava qualche affinità con quella precedentemente affrontata per la Telecom Italia, monopolista di stato nella telefonia, ed anche questa condizionata dal problema tecnico: la rete di distribuzione, deferente da poche e costose centrali.

Attualmente il mercato elettrico italiano è controllato da tre grandi gruppi. La liberalizzazione non ha prodotto un congruo numero di trenta piccoli produttori, auspicato dall'autority.

Con privatizzazione in senso stretto si intende la cessione a soggetti privati di una quota di azioni maggiore del 50% del capitale sociale o comunque di una quota sufficiente a porre in mani private la maggioranza relativa dei voti ed il controllo della società. Il ministero del Tesoro è ancora l'azionista di controllo di Enel, ed ha ceduto circa un 30% delle azioni per far cassa.

Giuridicamente, comunque, Enel non è più una società di diritto pubblico cui si applicava un articolo del codice civile per l'equiparazione dei prezzi alle utenze, distinguendo le fascie tariffarie in base al voltaggio richiesto (domestica,industriale, etc.). Attualmente, come Telecom, l'ente elettrico può proporre prezzi differenziati a seconda dell'utenza che otterrà trattamenti più favorevoli se dotata di dimensioni e potere contrattuale maggiori.

Dopo la privatizzazione di un unico ente centralizzato per la gestione dell'energia la cui produzione era concentrata in poche centrali di "taglia alta", si è iniziato a discutere di decentramento energetico per il quale ogni comunità dovrebbe produrre e utilizzare localmente l'energia di cui ha bisogno.

L'ottica di questa politica energetica è la costruzione di impianti di media taglia, principalmente eolici e solari.

Il solare fornisce una quota marginale del fabbisogno nazionale di energia elettrica: meno dello 0,001%, mentre in Germania arriva fino allo 0,3% della energia prodotta; l'eolico copre circa lo 0,9% del fabbisogno nazionale (dati 2006, fonte Terna). L'eolico è attualmente l'energia più economica, se concentrato in siti con presenza di vento molto regolare durante l'anno.

Tra il 2002 e il 2004 la conclusione del processo di riassetto previsto dal decreto Bersani, l’uscita da settore dell’acqua e la vendita del patrimonio immobiliare dell’azienda, permettono a Enel di mettere in atto una nuova strategia di focalizzazione sul core business dell’energia.

Aumenta in questi anni l’attenzione agli aspetti etici, riconosciuta a livello mondiale con l’inclusione di Enel nei più prestigiosi indici borsistici che tengono conto dell’impegno delle aziende nella Corporate Social Responsibility.

Concluso l’adempimento degli obblighi previsti dalla legge italiana con la cessione di Terna (la società che gestisce la rete nazionale di trasmissione), Enel si dedica a una strategia di internazionalizzazione, finalizzando acquisizioni di grande importanza come quella di Slovenské elektrárne (SE) maggior produttore di energia elettrica della Slovacchia e secondo dell’Europa Centro-orientale, e di alcune società di distribuzione in Romania.

A fine 2006 viene presentato un piano a favore dell’ambiente, che prevede investimenti per nuove fonti rinnovabili e per la ricerca e l’applicazione delle migliori tecnologie di abbattimento delle emissioni.

Le tariffe italiane, in alcuni casi, sono più care della media europea Europa, anche perché il costo del kWh è raddoppiato rispetto al periodo precedente la liberalizzazione. La fascia oraria dei consumi è associata a forti variazioni di prezzo. L'autority delibera sui prezzi in media ogni 3 mesi, in precedenza le tariffe erano riviste a cadenza annuale. Una parte consistente della bolletta elettrica è composta di tasse nazionali e imposte degli enti locali.

Enel: il Consiglio di Amministrazione approva i risultati 2006, ricavi a 38.513 milioni di euro ( 33.787 milioni nel 2005, + 14,0%).

Ebitda a 8.019 milioni di euro (7.745 milioni nel 2005, +3,5%); al netto di un accantonamento di circa 400 milioni di euro finalizzato a un piano di eccellenza operativa, l’Ebitda 2006 cresce dell’8,7% rispetto al 2005.

Utile netto del Gruppo a 3.036 milioni di euro (3.895 milioni nel 2005, - 22,1%); al netto del contributo di Wind e Terna l’Utile netto del Gruppo 2006 cresce dell’1,4% rispetto al 2005.

Indebitamento finanziario netto a 11.690 milioni di euro (12.312 milioni al 31 dicembre 2005, -5,1%).

Dividendo complessivo proposto per l’intero esercizio 2006 a 0,49 euro per azione (di cui 0,20 euro per azione corrisposti quale acconto a novembre 2006).

Approvate le linee-guida del piano di stock option per il 2007.

I Ricavi 2006 sono pari a 38.513 milioni di euro, in crescita del 14,0% rispetto a quelli del 2005 (33.787 milioni di euro). L’incremento è riferibile essenzialmente ai maggiori ricavi conseguiti all’estero sia con l’attività di trading sia con le attività di generazione e distribuzione.

L’Ebitda (MOL margine operativo lordo) ammonta a 8.019 milioni di euro (7.745 milioni di euro nel 2005), con un incremento pari a 274 milioni di euro (+3,5%) dovuto essenzialmente alla crescita della Divisione Internazionale. L’Ebitda 2006 tiene conto di un accantonamento di circa 400 milioni di euro finalizzato a un piano di eccellenza operativa che permetterà, tra l’altro, di conseguire consistenti risparmi già a partire dal 2007.

L’Ebit (risultato operativo) è pari a 5.819 milioni di euro, con un incremento rispetto al 2005 di 281 milioni di euro (+5,1%). Tale crescita tiene conto per 263 milioni di euro del provento generato dallo scambio azionario Wind-Weather.

L’utile netto del gruppo si attesta a 3.036 milioni di euro, a fronte di un risultato pari a 3.895 milioni di euro del 2005 che includeva, tra le discontinued operations, la plusvalenza di 1.153 milioni di euro conseguita essenzialmente con la cessione del 43,85% del capitale di Terna. Escludendo dal risultato netto 2005 tale plusvalenza e da quello del 2006 il provento netto generato dallo scambio azionario Wind-Weather, l’Utile netto del gruppo risulta in crescita dell’1,4%.

La situazione patrimoniale consolidata al 31 dicembre 2006 registra un patrimonio netto complessivo di 19.025 milioni di euro (19.416 milioni di euro a fine 2005) e un indebitamento finanziario netto di 11.690 milioni di euro (12.312 milioni di euro a fine 2005), che si riduce pertanto di 622 milioni di euro. L’indebitamento finanziario netto al 31 dicembre 2006 risente dell’operazione di acquisizione del 66% del capitale sociale di Slovenské elektrárne e del consolidamento del relativo debito nonché dell’operazione di cessione del 26,1% del capitale sociale di Weather. Il rapporto debt-equity alla fine del 2006 è di 0,61 rispetto a 0,63 di fine 2005.

Gli investimenti in attività materiali e immateriali sono pari nel 2006 a 2.963 milioni di euro, in aumento del 4,7% rispetto ai 2.829 milioni di euro del 2005.

I ricavi ammontano a 43.673 milioni di euro, l Ebitda è di 10.023 milioni, l' Ebit di 6.990 milioni, l' utile netto del Gruppo è pari a 3.977 milioni, l' indebitamento finanziario netto sale a 55.791 milioni per effetto dell' acquisizione di Endesa S.A., il patrimonio netto complessivo è di 23.789 milioni, il Rapporto Debt-Equity è di 2,35. Il dividendo proposto è di 0.64 euro per azione. La capitalizzazione in Borsa è di 50.585 milioni. Il valore di un'azione è di 8.18 euro. Gli investimenti in immobilizzazioni materiali e immateriali salgono a 4.929 milioni.

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Cantiere navale romano di Stifone

Ricostruzione grafica del Cantiere Navale, eseguita dall'artista Alvaro Caponi

Il cantiere navale romano di Stifone è un reperto archeologico di origine romana rinvenuto di recente in Umbria, nel comune di Narni (TR) in località Le Mole, all'interno di un canale artificiale adiacente al corso del Fiume Nera, circa 900 metri più a valle rispetto alla frazione di Stifone. La sua posizione è a ridosso di quello che era il porto fluviale dell'antica Narnia, di cui alcuni resti sono ancora visibili nell'alveo del fiume.

L'idea era stata poi ripresa da altri autori, quali Italo Ciaurro e Guerriero Bolli, il secondo associando il cantiere al periodo bizantino (V-VI secolo d.C.).

Non supportata dalle evidenze, quella di una struttura cantieristica era rimasta comunque una storia poco indagata, così da non potersi stilare un quadro conoscitivo che andasse oltre la semplice menzione. Se si prende quindi alla lettera la citazione di Robusti e si seguono i dettami della logica, tutto lasciava ricondurre ad un sito atto alla costruzione di zattere fluviali, destinate al trasporto delle merci o delle persone. Una volta avvenuto il ritrovamento e constate le significative dimensioni dell'opera (nonché lo sforzo umano che si percepisce dietro alla sua realizzazione), il campo ha lasciato tuttavia spazio ad altre letture: non si è escluso un collegamento con i fatti bellici di Roma legati alle Guerre Puniche (III-II secolo a.C.).

Che il Nera venisse anticamente navigato, come tramite per i trasporti del comprensorio umbro verso Roma, lungo la via naturale che prosegue ad Orte con il fiume Tevere, si ricava dalle testimonianze di autori classici quali Strabone e Tacito. Il geografo greco fa riferimento a "imbarcazioni non di grosse dimensioni", lo storico latino descrive invece nel dettaglio il viaggio del console Gneo Calpurnio Pisone e di sua moglie Plancina che, nel 19, di ritorno a Roma dalle province della Siria, decidono di lasciare la Via Flaminia e di imbarcarsi appunto a Narni.

Ed è ancora in tale posizione che viene accertato da un informatore del marchese Giovanni Eroli nel 1879, in occasione di un suo carteggio con il primo bibliotecario di Terni, Ettore Sconocchia, che aveva come riferimento proprio la navigabilità del fiume Nera. Dal resoconto si evince tuttavia come i suoi resti fossero da considerarsi di scarsa significatività (due grossi pilastri per legarvi le barche).

Della precisa posizione del porto non si parla più nei contributi successivi, tanto da ritenerlo tacitamente sommerso dopo l'innalzamento del fiume avvenuto a causa della costruzione di dighe, di cui consistente quello avvenuto nel 1939 per opera della Soc. Valdarno. I resti del porto, a differenza di quanto si riteneva, sono però rimasti sempre lì dove erano stati visti dal gesuita e segnalati al marchese Eroli, per quanto l'accesso fosse divenuto impervio per l'avanzare della vegetazione. È solo nel 1992che l'archeologo locale e speleologo Roberto Nini lo ha studiato e ha cominciato a scrivere qualche riflessione in un'ottica più contestualizzata alla storia ed al territorio. Qualche anno dopo ne parlerà brevemente anche Daniela Monacchi, in qualità di sovraintendente archeologico dell'Umbria. Curioso tuttavia rilevare che nessuno si fosse preoccupato di indagare nelle immediate vicinanze, cosa che qualche secolo prima il gesuita Cardoli aveva rinunciato a fare perché "alcuni strati di acque stagnanti impedivano di farsi innanzi". Ed è così che è dovuto passare ancora un po' di tempo prima di potersi rilevare la presenza di una annessa struttura cantieristica.

Durante gli anni, qualcuno aveva comunque pensato di perlustrare il canale acquitrinoso che ospita i resti del cantiere, ovvero un gruppo di persone della vicina frazione di Nera Montoro che, come molti nella zona, conoscevano la storia popolare tramandata nel tempo rispetto all'antica presenza di una simile struttura. Intuita la destinazione dei resti archeologici in cui si erano imbattuti, e ricostruito graficamente il possibile funzionamento grazie alla mano di un artista del posto che aveva guidato la spedizione, Alvaro Caponi, la cosa non ha tuttavia avuto molto seguito se non nella cerchia di qualche altro appassionato, rimanendo perciò confinata tra una piccola nicchia. Questo fino ai primi anni del 2000 quando, il giovane pubblicista ternano Christian Armadori, portato sul posto da un neofita di nome Claudio Maturi, con la prospettiva di un articolo per divulgare l'argomento, è rimasto affascinato dalla scoperta e ha deciso di intraprendere una apposita ricerca. Nel 2006 è nata quindi l'associazione culturale Porto di Narni Approdo d'Europa con lo scopo di porre il sito archeologico all'attenzione delle istituzioni. Il 29 gennaio 2006 sono intervenute sul posto le telecamere di Rai 3 Umbria, mentre il 26 marzo 2006, in una visita guidata ai reperti organizzata dai soci, anche il sindaco di Narni Stefano Bigaroni ha voluto accertarsi di persona circa l'entità del reperto. Gli studi condotti dai volontari, seppur avallati da esperti dell'Università degli Studi di Perugia per conto di una prestigiosa casa editrice, non hanno tuttavia ancora trovato i fondi necessari per la pubblicazione.

I resti si trovano all'interno di un canale artificiale scavato nella roccia, lungo circa 280 m, un tempo unito al fiume Nera, a monte ed a valle, come rilevano alcune mappe catastali. Si tratta di due pareti tagliate, opposte e distanti l'una dall'altra circa 16,5 m, che presentano una serie di buchi squadrati su tre file, per un totale di 30 incisioni a parete secondo le misurazioni effettuate sul posto da chi si era preso cura di ricostruirne il disegno (sono 27 in totale quelli ancora visibili). La funzione di tali fessure è stata interpretata facendo riferimento al bisogno di stabilità dell'imbarcazione in fase di assemblaggio, potendo fare da incassi per l'inserimento laterale di puntelli a sostegno. Intervallandosi i buchi per circa 13 m a parete, e considerando come la puntellatura non riguarderebbe prua e poppa (ovvero le parti più sottili di un'imbarcazione), le misure sono parse piuttosto consistenti per dei semplici zatteroni fluviali, tanto più considerando la notevole distanza tra una parete e l'altra. Si è preferito finora adoperare prudenza nel parlare di quinqueremi o triremi romane senza avere i necessari raffronti, specie se si considera come neppure gli storici abbiano stabilito con esattezza la misura di tali navi da guerra. Si è tuttavia concordi nel parlare di imbarcazioni a ridotto pescaggio quindi potenzialmente adatte per discendere l'ultimo tratto del fiume Nera, copiosissimo, prima di gettarsi nel Tevere. Le ragioni di una struttura cantieristica piuttosto lontana dal mar Tirreno, ma comunque ad esso ben collegata attraverso la via d'acqua, si rifanno invece all'abbondanza di materie prime offerte dal territorio dell'Umbria (legname di diversa qualità), con il comprensorio narnese caduto sotto la dominazione romana gia dal 299 a.C.. È interessante poi constatare come gli autori classici del periodo, incluso quel Polibio da ritenersi lo storico per eccellenza delle Guerre Puniche, non abbiano fornito grosse indicazioni rispetto alla posizione dei diversi arsenali romani. L'esigenza di sicurezza potrebbe collegarsi alla scelta di costruire imbarcazioni nell'entroterra, senza quindi esporsi alle potenziali minacce nemiche dal mare. Ed è difatti all'interno della città di Roma, nella zona del Campo Marzio, che gli storici moderni pongono la collocazione dei navalia, dovendosi ritenere che quella di Stifone, laddove venisse confermata una qualsiasi attinenza con quel periodo, possa essere stata solo una delle diverse strutture cantieristiche utilizzate all'epoca. Noto peraltro quanto fu imponente lo sforzo bellico che nel 261 a.C. vide la flotta romana scendere sul mare a combattere contro Cartagine. Doveroso però ribadire come, per alcuni aspetti della scoperta, si tratti al momento di ipotesi generalmente condivise ma ancora al vaglio.

La stretta gola che si apre sull'Umbria è infatti proprio quella alle spalle dell'area archeologica, la cui ubicazione è esattamente allo sbocco di essa.

I resti archeologici del Cantiere Navale, nonostante gli appelli, si trovano ancora oggi in stato di completo abbandono, avvolti dalla vegetazione e circondati da acque stagnanti, con il rischio che la testimonianza possa subire ulteriori danni che ne mettano a repentaglio la già parziale integrità. L'area, soggetta peraltro al rischio di piene improvvise, vista la presenza di dighe più a monte, è di proprietà della multinazionale dell'energia Endesa Italia: l'organizzazione di eventuali visite guidate deve sottostare quindi al rilascio di particolari permessi per l'accesso all'area di proprietà privata. Inoltre, tutta la zona, interessata in epoca medievale da una fiorente industria basata sui mulini ad acqua, sia stata fortemente stravolta nella sua originaria natura.

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Decreto Bersani (1999)

Lavori in corso!

Il decreto Bersani o più propriamente il decreto legislativo n° 79 emanato il 16 marzo 1999, recepimento della direttiva comunitaria 96/92/CE del Parlamento e del Consiglio Europeo del 19 dicembre 1996, è il decreto che di fatto ha introdotto in Italia la liberalizzazione del settore elettrico. Tale decreto è noto agli operatori con il nome dell'allora ministro che lo propose, Pier Luigi Bersani. Gli effetti di questo decreto furono quelli di aprire un mercato elettrico che fin dalla nazionalizzazione del 1962 era di fatto monopolistico (i.e. con il solo operatore nazionale l'ENEL che poteva produrre e vendere energia elettrica agli utenti) ad altri operatori che diventano così concorrenti.

Poiché di fatto il mercato (o filiera) elettrico nelle sue diverse componenti (generazione o produzione, trasmissione, dispacciamento, distribuzione e vendita di energia elettrica) era concentrato in un solo operatore integrato, l'ENEL che curava ogni fase del settore elettrico, il decreto ha disposto secondo opportune norme la separazione, societaria e proprietaria a seconda dei casi, di ciascuna di queste fasi. Ciascuna fase viene opportunamente regolamentata in modo da ottenere le migliori condizioni capaci di garantire l'effettiva realizzazione dell'apertura del mercato. Apertura che dovrebbe garantire l'ingresso di capitali privati e una concorrenza tra molteplici operatori con il fine ultimo di avere delle tariffe più basse rispetto ad una situazione di tipo monopolistica. Inoltre tale decreto istituisce particolari soggetti a carattere pubblico che hanno il compito di ottimizzare il funzionamento del mercato.

In aggiunta a questo è stato reso possibile l'ingresso nel mercato della generazione elettrica di altri operatori che di fatto potevano, seguendo un opportuno iter autorizzativo, realizzare le loro centrali elettriche per rendere così tale settore della filiera elettrica un settore concorrenziale o aperto a più operatori.

Queste tre società sono state messe in vendita secondo opportune modalità a partire dal 2000 garantendo la riduzione della capacità produttiva dell'operatore dominante e la nascita di operatori concorrenti.

La Genco 1, Eurogen, è stata acquistata nel maggio 2002 da un gruppo di investitori che hanno conferito tale capacità produttiva alla società Edipower S.p.A. La GenCo 2, Elettrogen è andata nel settembre 2001 ad un consorzio formato dalla società spagnola Endesa e dalla municipalizzata di Brescia ASM e da altri azionisti minori. La GenCo 3, Interpower, è stata acquistata nel novembre 2002 da una società formata da Acea, la società belga Electrabel e da altri investitori italiani che hanno quote di minoranza.

Occorre ricordare che all'apertura del mercato elettrico oltre all'ENEL e a soggetti investitori privati il mercato vide anche l'ingresso delle municipalizzate di alcune grandi città italiane come Milano, Roma e Torino che dotate di propria capacità di generazione poterono vendere la propria elettricità proprio come gli altri produttori.

Al tempo stesso l'esistenza di una società terza che gestisse la rete ad alta tensione garantiva tutti i produttori di energia elettrica di godere ciascuno degli stessi trattamenti riguardo all'accesso alla rete.

Il 31 maggio 1999 secondo il decreto viene attuata una divisione societaria della rete di trasmissione nazionale posseduta dall'ENEL e nasce così una nuova società che gestisce esclusivamente tale tipo di infrastruttura denominata Terna. All'inizio l'ex monopolista controlla ancora la proprietà della rete dato che possiede la totalità delle azioni di questa nuova società, mentre la gestione operativa è affidata al GRTN che ha invece controllo pubblico. Terna diventerà pienamente indipendente a seguito della quotazione alla Borsa di Milano il 23 giugno 2004 del 50% del pacchetto azionario di Terna e con la successiva vendita da parte di ENEL di un'ulteriore 13,86% del capitale azionario in suo possesso di Terna ad investitori istituzionali. La piena indipendenza di Terna dall'ENEL ha fatto scomparire l'esigenza di una gestione terza della rete e di fatto le competenze del GRTN relative alla rete sono state riassorbite da Terna che di fatta è diventata concessionaria e gestore della rete. Dopo tale trasformazione, avvenuta nel 2005, il GRTN ha mutato il proprio compito diventando così Gestore Servizi Elettrici, GSE.

Assieme alla gestione della Trasmissione di Energia Elettrica a Terna viene affidata anche la funzione di Dispacciamento, ovvero la gestione in tempo reale dei flussi di energia sulla rete elettrica in modo da garantire nell'unità di tempo che si verifichi l'uguaglianza tra energia immessa in rete e energia consumata, condizione irrinunciabile per il corretto funzionamento del sistema elettrico.

Dato che tale business viene gestito attraverso un monopolio le tariffe che Terna impone per erogare il suo servizio sono determinate da norme emesse dall'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas, AEEG.

La fase della distribuzione consiste nel trasporto e nella consegna (volendo usare un'analogia con beni materiali) dell'energia elettrica agli utenti a basse e medie tensioni. Il decreto ha conferito a tale fase la caratteristica di monopolio locale, i.e. relativamente ad un ambito geografico definito dal territorio di un comune esiste un solo distributore di energia elettrica che si occupa di svolgere tale servizio. In teoria qualsiasi società che ne possegga i requisiti potrebbe prendere tale servizio in concessione. Le tariffe di distribuzione sono determinate per legge. All'ENEL, alle municipalizzate e a tutte quelle società che oltre ad altri settori della filiera elettrica operano in questo settore è stato imposto di realizzare una divisione di tali proprie attività (unbundling societario) e conferirle ad un'apposita società (e.g. Enel Distribuzione).

Il decreto ha aperto questo settore della filiera elettrica in modo graduale utilizzando come discriminante il consumo annuale di energia elettrica dei vari utenti. I clienti che consumavano (essenzialmente grosse utenze industriali come ad esempio acciaierie o cementifici) di più sono stati i primi a poter scegliere da chi acquistare energia elettrica poi via via si è progressivamente allargata il mercato a clienti che via consumavano di meno. La prima soglia è stata quantificata in 30 GWh/anno, che dal 1º gennaio 2000 è stata ridotta a 20 GWh per arrivare a soli 9 GWh a partire dal 1º gennaio 2002. Dal 1º luglio 2004 tale fascia si è ulteriormente allargata permettendo a tutti i possessori di Partite IVA di poter accedere al libero mercato. L'ultima barriera alla liberalizzazione è caduta il 1º luglio 2007 quando anche per le utenze domestiche è stato possibile acquistare energia elettrica sul libero mercato.

Nel tempo intercorso tra il 1º gennaio 2000 e il 1º luglio 2007 evidentemente gli utenti di energia elettrica in Italia sono stati divisi in due grossi gruppi, che ovviamente cambiavano di consistenza con il procedere delle liberalizzazioni: i clienti idonei, quelli che cioè potevano acquistare energia elettrica sul libero mercato e i clienti vincolati che invece si trovano nella stessa condizione precedente alla liberalizzazione. Tuttavia non essendoci più un monopolista è stato necessario istituire una figura, più precisamente un ente a controllo pubblico che si occupasse di fornire elettricità ai clienti vincolati acquistandola dalla pluralità di operatori che la producevano, tale figura si chiama Acquirente Unico (AU).

I venditori sono o società elettriche che producono l'energia che vendono o società di trading che pur non avendo capacità di generazione rivendono energia che comprano da altri operatori o che importano dall'estero. I compratori sono tutti quelli che possono accedere al libero mercato.

Al fine di favorire l'utilizzo di fonti rinnovabili nella generazione elettrica il Decreto introduce l'obbligo per produttori e importatori di energia elettrica da fonti non rinnovabili di immettere ogni anno in rete una percentuale di tale energia pari al 2% dell'energia prodotta o importata nell'anno precedente per la parte eccedente i 100 GWh. Tale valore percentuale è suscettibile di un incremento annuale pari allo 0,35%. In questo modo quei produttori e importatori di energia elettrica che non abbiano venduto la percentuale imposta di energia proveniente da fonti rinnovabili saranno obbligati a soddisfare questo obbligo comprando i certificati verdi che vengono riconosciuti dal GSE ai produttori di energia elettrica da fonti rinnovabili.

Lo "status" di impianto che produce da fonte rinnovabile viene riconosciuto tramite opportuna certificazione rilasciata dal GSE.

Il numero di certificati verdi che un produttore riceve dipende dalla quantità di energia elettrica prodotta nel corso di un anno di attività, infatti ogni certificato corrisponde ad un preciso numero di kWh di energia immessa in rete e dunque prodotta e consumata. Non c'è discriminazione tra energia prodotta da una fonte rinnovabile piuttosto che da un'altra (es. sole e vento).

Il decreto attuativo per le fonti rinnovabili è il Decreto 11 novembre 1999.

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Gas Natural

Sede della società Gas Natural a Barcellona

Gas Natural è un gruppo multinazionale spagnolo attivo nel settore energetico e dei servizi, con più di 11 milioni di clienti nel mondo. Il Gruppo Gas Natural è presente in Italia dal 2002, anno di apertura della società di vendita Gas Natural Vendita Italia SpA.

Il gruppo nasce da un processo di riordino del mercato spagnolo del gas. La Gas Natural SDG, S.A. (società a capo del gruppo) nasce dalla fusione di Catalana de Gas e Gas Madrid nel 1991, con l'aggiunta delle attività di distribuzione gas della Repsol.

Nel 2004 il gruppo ha deciso di espandere le sue attività nella produzione di gas e attualmente ha progetti in Algeria, Nigeria e Angola. In questo settore si occupa sia di produzione di gas che di liquefazione e trasporto.

Nel 2005, il gruppo ha creato con Repsol YPF la società Repsol-Gas Natural LNG, S.L., di cui entrambi detengono il 50% del capitale. Questa società si occupa di trasporto di gas naturale liquido ed è la terza al mondo per volume di gas trasportato. Alla società Gas Natural ha conferito la sua flotta di 10 navi metaniere.

Il 28 dicembre 2007 ha acquistato da Électricité de France (EDF) tutte le attività industriali in Messico, per 1.448 milioni di dollari (987,07 milioni di euro). L'acquisto di cinque centrali a ciclo combinato (capacità totale di 2.233 megawatt), e del Gasodotto del Río rende Gas Natural il secondo operatore privato del mercato di generazione elettrica messicano .

Nel luglio 2008, Gas Natural ha chiuso un accordo per l'acquisto del 45,3% di Unión Fenosa, società energetica del gruppo ACS. Superato il 30% di Unión Fenosa S.A., Gas Natural lancerà un'OPA sulla residua quota di capitale fino a raggiungere il 100%.

L'acquisizione di Union Fenosa trasformerà Gas Natural in una delle principali utilities europee, e una delle tre società lider del mercato spagnolo; il primo operatore mondiale di GNL del bacino atlantico, e uno dei principali operatori di ciclo combinato al mondo.

La nuova compagnia conterà più di 20 milioni di clienti, 9 dei quali in Spagna, e 18.200 MW di potenza installata in tutto il mondo.

2) Caixa de Catalunya , con il 3%.

3) Criteria Caixacorp, con il 34,1%.

4) Free float, con il 20,8%.

5) "SUEZ", con l'11,8%.

Nel 2004, il Gruppo entra nel mercato della distribuzione del gas con l'acquisizione di tre grandi gruppi privati nel Meridione. Nel 2006 l’azienda attraversa una fase di consolidamento della struttura societaria. Nascono tre società nelle quali si concentra tutta l’attività del gruppo in Italia: Gas Natural Vendita Italia Spa, Gas Natural Distribuzione Italia Spa e Gas Natural Italia Spa. Grazie all’acquisizione di 16.000 clienti nei primi sei mesi dell’anno, Gas Natural raggiunge a giugno 2006 l’importante traguardo dei primi 300.000 clienti.

A settembre 2007 il Gruppo effettua la sua quarta acquisizione sul mercato italiano e raggiunge quota 350.000 clienti tra Puglia, Calabria, Campania, Lazio, Sicilia, Basilicata e Abruzzo, dove sono serviti 178 Comuni con attività di distribuzione e vendita di gas naturale.

Oltre all’attività ordinaria, Gas Natural Italia è anche impegnata in un’opera di valorizzazione e di sostegno di attività culturali e di tutela del patrimonio ambientale e paesaggistico del territorio. Solo a titolo di esempio vale la pena citare la presenza dell’azienda nel 2007 in qualità di sponsor per il secondo anno consecutivo alla 33° edizione Festival della Valle d’Itria di Martina Franca, divenuto ormai un punto di riferimento a livello internazionale per gli amanti dell’opera lirica e delle edizioni inedite e la mostra “Identità” dell’artista Rabarama, presente dal 5 agosto al 20 settembre nella storica cornice di Villa Genoese Zerbi, polo culturale di Reggio Calabria.

Nel corso del 2008, l'impegno nel sociale e sul fronte della Responsabilità Sociale d'Impresa si sostanzia in ulteriori iniziative tra cui la firma di due Protocolli d'Intesa su progetti in ambito sociale con il Comune di Reggio Calabria (a marzo) e con il Comune di Caltagirone (a giugno). Inoltre, la filiale italiana è stata promotrice ed è divenuta coordinatrice del primo Forum sulla RSI del sud Italia, sorto a febbraio 2008 in seno alla Confindustria di Bari. Il Forum RSI, promosso e coordinato da Gas Natural, ricalca l'esperienza del Sodalitas Network della Fondazione Sodalitas e conta attualmente 12 aziende associate, tra locali, nazionali e mutlinazionali.

Il Gruppo Gas natural ha presentato nel 2004 domanda alle Autorità per la realizzazione di due impianti per la rigassificazione di GNL a Trieste e Taranto. Ciascun rigassificatore ha una capacità di 8 miliardi di metri cubi di gas pari al 10% circa dell'attuale domanda nazionale. I due progetti sono di rilevanza strategica per il sistema energetico nazionale dal momento che consentirebbero di assicurare fonti di approvvigionamento di gas flessibili e alternative al classico sistema del metanodotto.

Dei due progetti, il rigassificatore previsto a Trieste ha incassato il parere favorevole dalla Commissione VIA nazionale a giugno 2008.

Come in molti altri casi di infrastrutture bloccate a livello locale, anche verso gli impianti proposti da Gas Natural sono nate opposizioni locali. A Taranto il Consiglio Comunale in una delibera del 15 gennaio 2008 - mentre è ancora in corso la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale sia a livello regionale che nazionale - ha espresso la sua contrarietà al progetto. L'opposizione si è espressa con la presentazione presso la Commissione di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) di apposite controdeduzioni allo Studio di Impatto Ambientale della Gas Natural.

A Trieste si è costituito un Comitato per la salvaguardia del Golfo che si oppone al rigassificatore proposto dalla Gas Natural che tuttavia non ha impegnato, come avvenuto a Taranto, le istituzioni locali sulla stessa linea. In Friuli Venezia Giulia, infatti, sia il Comune che la Regione e molti altri attori locali hanno manifestato in più occasioni un orientamento più equilibrato se non addirittura apertamente favorevole al suo insediamento nell'area portuale di Zaule. Tale clima più favorevole è stato confermato a seguito della diffusione della notizia del parere favorevole della Commissione VIA nazionale rilasciato nel mese di giugno 2008.

La fondazione della Gas Natural ha come obiettivo principale contribuire alla formazione per la protezione dell'ambiente in tutti i paesi in cui il gruppo è presente. La sfida di sviluppo sostenibile, con la convinzione che Gas Natural sta contribuendo oggi, e ancora più in avvenire, a risolvere alcuni dei problemi ambientali principali che interessano il nostro pianeta. Per realizzarlo, la fondazione è sostenuta con collaborazioni di livello elevato. Inoltre la fondazione porta avanti numerose attività: seminari ambientali sull'energia e sull'ambiente, accordi di collaborazione con i governi autonomi della Comunità, pubblicazioni di informazione ambientale, mostre, attività internazionali.

Gas Natural è stata la prima a lanciare un'OPA su Endesa nel settembre 2005. Dopo sei mesi la tedesca E.ON ha rilanciato. Dopo duri scontri davanti agli organismi europei ed ai tribunali spagnoli, comunitari e statunitensi, Gas Natural si è ritirata il 2 febbraio 2007. Quando la vicenda sembrava conclusa a favore dei tedeschi la cordata Enel-Acciona è riuscita ad aggiudicarsi Endesa grazie ad un rilancio.

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Source : Wikipedia