Edy Reja

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Tags : edy reja, allenatori, calcio, sport

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Cosenza Calcio 1914

Tifoseria del Cosenza Calcio 1914

Il Cosenza Calcio 1914 è la maggiore società calcistica della città di Cosenza. L'attuale società è nata nel 2007.

I colori sociali sono il rosso e il blu. Numerose sono le canzoni dedicate al Cosenza, ma si può ritenere che il suo inno ufficiale sia la canzone Magico Cosenza scritta da Antonio Grazioso e cantata da Mario Gualtieri.

Lo stadio è il San Vito, sito in Via degli Stadi, che ha 24.209 posti a sedere e quindici accessi. Lo stadio, un tempo noto come "ferro di cavallo" per via della sua bizzarra forma, si presenta oggi, dopo la costruzione della Curva Nord, con la consueta forma ad arena degli stadi di calcio.

Venerdì 30 maggio 2008 viene ufficialmente formalizzato il cambio del nome da Fortitudo Cosenza a quello storico, Cosenza Calcio, abbinandovi l'originale matricola del Cosenza Calcio 1914.

Le origini del Cosenza Calcio risalgono agli inizi del XX secolo, ma le prime notizie più o meno ufficiali relative all'attività calcistica della squadra cosentina risalgono al lontano 1914, anno in cui attestano dei documenti che risulta con certezza che la squadra silana cominciò a calcare i campi di calcio sotto il nome di Società Sportiva Fortitudo. La divisa all'epoca era verde-blu, per richiamare i colori dei boschi della Sila e dello stemma municipale. Ancora nel 2004 il Cosenza FC indosserà, come terza divisa, una maglia inquartata verde-blu.

Da li a qualche anno, il nome del sodalizio calabrese cominciò a subire una serie di trasformazioni diventando dapprima Dopolavoro FFSS Cosenza e quindi, intorno agli anni venti Calcio Cosenza. Fu in questo periodo che i colori sociali si mutarono in rossoblu,ed esattamente nel 1927,a quanto pare in onore del Genoa, la prima squadra calcistica italiana e vincitrice del titolo italiano di quell'anno.

L'attività della formazione cosentina era allora limitata alle sole partite amichevoli ed a qualche torneo regionale: infatti, il primo incontro documentato del Cosenza è proprio un Cosenza-Catanzaro 1-1,disputatosi sul polveroso terreno di piazza delle armi,sito nel cuore della città bruzia.

Nel 1930, la ragione sociale cambiò ancora in Cosenza Sport Club. Fu sotto quel nome che la squadra cominciò a disputare i primi veri campionati. Si succedettero ben presto alla presidenza l'Avvocato Corigliano ed il Barone Campagna (due tra i maggiori artefici della costituzione del nuovo Cosenza) e fu in quel periodo che la squadra partecipò al campionato di IIª divisione e quindi a quello di Iª (pari alla C attuale), nell'anteguerra.

Nella stagione 1930-31, il Cosenza fu ammesso al Campionato di Prima Divisione. Vi partecipavano 12 squadre, tra cui il Savoia di Torre Annunziata, il Catania, il Messina e la Salernitana.

L'anno successivo (1931-32), il Presidente avv. Tommaso Corigliano allestì una formazione di primo piano, ingaggiando giocatori provenienti dal nord ed affidando la guida tecnica al romano Angelo Benincasa. La squadra esordì con un clamoroso 7-2 ai danni del Molfetta ed i cosentini gioirono delle prodezze dei vari Forotti, Staccione, Masi, Gallina, Perazzi, Briano e Vaj.

Il 28 ottobre 1931 fu inaugurato il Campo Sportivo "Città di Cosenza" che, dopo vari anni, assunse il nome di "Emilio Morrone", un giovane cosentino caduto, per un incidente di gioco, durante una gara.

Nel 1932-33, sotto la guida di Balacics, la squadra rafforzata con Fenili, Pampaloni, De Martino, Mortarotti e Fiammengo, disputò un brillante campionato conquistando il terzo posto.

Dopo una stagione interlocutoria, nel 1935-36 il Cosenza fu ammesso alla disputa del torneo di Divisione Nazionale C, girone D, di nuova istituzione, insieme a Cagliari, Piombino, Pescara, Perugia, Salernitana, Catanzaro, ed altre.

Negli anni successivi la squadra fu ulteriormente potenziata, schierando un attacco mitraglia: Bertozzi, Frione I, Lodi, Corsanini e Bergonzino. In quegli anni, appena sedicenne, debuttò in prima squadra il mediano Francesco Del Morgine, un'autentica bandiera rossoblù.

A partire dalla stagione 1937-38 vi fu l'avvento del presidente, barone Carlo Campagna e dei tecnici stranieri Chrappan, Vanicksek e Hansel.

Nel 1942-43 la guerra era imminente e la squadra, rafforzata da molti militari (si ricordano il terzino Beolchi, la mezzala Collimedaglia, il portiere Galliani), raggiunse il terzo posto e, nel girone di ritorno, non conobbe alcuna sconfitta.

Nel dopoguerra, la ripresa dell'attività sportiva avvenne sul Campo Militare di Via Roma e solo dopo alcuni anni il "Città di Cosenza" tornò alla sua originaria destinazione.Nel 1945-46, allenatore Renato Vignolini, presidente il compianto Mario Morelli, il Cosenza fu promosso in serie B. Giunse, così, a Cosenza Attilio Demaria, ex nazionale, che rinnovò i fasti di Otto Chrappan promuovendo un'intesa attività sui giovani. Nacquero i Bois Demaria, ammessi alle finali nazionali di categoria. La composizione troppo eterogena della formazione non giovò al buon andamento della compagine, che ebbe scarsa fortuna, e dopo due anni ripiombò in serie C. Tuttavia, un altro giovane, Alberto Delfrati, prelevato dai rincalzi del Legnano, fu avviato alla massima divisione.

Nel 1949-50, auspice Vittorio Mosele, il Cosenza ha la grande occasione per rientrare nel calcio che conta. In un'annata improvvisata, i "lupi" riuscirono sorprendentemente a finire in testa alla classifica, alla pari con il Messina. La squadra era così composta: Gisberti, Martini, Campana, Ferrara, Manfredini, Bacillieri; Begnini, Leonetti, Musci, Zaro, Pollak.

Nello spareggio disputato a Salerno, il risultato, pur dopo i tempi supplementari, fu di 1-1. Ma, nell'altro incontro, giocato a Como, i biancoscudati si affermarono per 6-1, guadagnando la cadetteria. Scoppiò la bomba del tentativo di corruzione, consumato sul campo, ai danni dell'onestissimo portiere rossoblù Gisberti. Vi fu la denunzia e la Lega Nazionale accolse il reclamo del Cosenza ufficializzando la promozione dei silani. Ma il Messina adì la CAF e, a pochi giorni dall'inizio del campionato, a calendario già pubblicato, i giudici riformarono la prima decisione ed assegnarono la serie B al Messina.

Cominciò, così, una lunga via crucis alla ricerca della cadetteria. La presidenza fu assunta da Biagio Lecce e, successivamente dal comm. Carlo Leonetti. L'ingaggio del centravanti alessandrino Carlo Stradella assicurò una messa di reti, ma il campionato non si vinse e l'anno successivo, per la riforma dei campionati, il Cosenza fu retrocesso in IVª Serie.

Seguirono anni bui durante i quali si avvicendarono molti allenatori: Piccaluga, Kutik, Lamberti, Andreis, Piacentini, ma i successi stentarono ad arrivare. Frattanto alla presidenza silana tornò alla ribalta il compianto Salvatore Perugini, già segretario del sodalizio rossoblù negli anni '30. Il suo entusiasmo ed il suo attaccamento alla squadra compirono il miracolo.

Nel 1957-58 il Cosenza ottenne la vittoria del girone d'Eccellenza di IVª Serie e conquistò il titolo di Campione d'Italia, ex aequo col Mantova e lo Spezia. Nella stagione successiva (1958-59) il Cosenza fu bruciato, sul filo di lana, dal Catanzaro terminando al secondo posto e stessa sorte fu riservata nel campionato 1959-60 quando dopo un lungo dominio in vetta alla classifica, i rossoblù si arresero nelle ultime partite al Foggia.

Dopo la tragica scomparsa del Presidente Perugini, ritroviamo il comm. Biagio Lecce al vertice della Società. La squadra, affidata alle cure di Julius Zsengeller, fu potenziata con alcuni giovanissimi, come il cosentino Francesco Rizzo e lo stabiese Giuseppe Gallo, che presto mobilitarano gli osservatori di tutta Italia (finendo, poi, entrambi al Milan per merito di Gipo Viani). Il campionato del Cosenza fu un'autentica cavalcata e solo il Trapani seppe tenere il passo dei lupi, cedendo in dirittura d'arrivo. Al termine della stagione 1960-61 il Cosenza è promosso in serie B.

La formazione artefice dello storico successo era la seguente: Sartori, Follador, Orlando (Trocini), Dalla Pietra (Lugli), Delfino, Federici; Gallo, Rizzo, Lenzi, Ardit, Costa (Joan).

La permanenza in cadetteria si rivelò subito difficile: un arbitraggio infelice determinò incidenti nella gara col Modena, con conseguente pesante squalifica del campo. A Zsengeller subentrò Todeschini e giunse una sofferta salvezza.

Nella stagione successiva, la squadra fu completata con l'ingaggio di Ravera, Baston, Fontana, Marmiroli e Thermes, ma riuscì ad evitare la retrocessione solo perché il Novara venne penalizzato di 10 punti e retrocesso all'ultimo posto della classifica per illecito sportivo. La retrocessione della stagione 1963-64 segnò la fine di un ciclo e la squadra venne, quasi totalmente rifondata. Dal 1964-65 il Cosenza, che intanto è divenuto Associazione Sportiva Cosenza, gioca nel nuovo stadio "San Vito", inaugurato il 4 ottobre 1964 in occasione di Cosenza-Pescara, terminata sul punteggio di 2-1con reti di Ciabattari e Campanini.

Fallito l'immediato ritorno in serie B nel 1965, ad opera di una Reggina corsara, che espugnò quell'anno Cosenza in una partita decisiva ed ancora nel 1966, beffata sul traguardo dalla Salernitana, la squadra rossoblù per alcuni decenni non riuscì più a riemergere.

Seguirono alcune stagioni "anonime" nelle quali il Cosenza stazionò nelle posizioni intermedie della graduatoria e nel campionato 1969-70 la delusione degli sportivi sfociò in un grave episodio di intollerenza che vide sfortunato protagonista il signor Calì di Roma, arbitro di Cosenza-Internapoli. Lo stadio "San Vito" venne squalificato e la squadra abbandonata al suo destino.

Il Cosenza riparte da Giusto Lodi, capitano di lungo corso, autentico pilastro della formazione rossoblù, mentre presidente è Mario Guido. La crisi societaria diventa sempre più grave, il fallimento è alle porte e l'amara retrocessione in serie D della stagione 1973-74 sembra segnare l'epilogo della gloriosa storia rossoblù.

Il campionato 1974-75 inizia nel caos più assoluto. La panchina di Emilio Zanotti è precaria e instabile, ma la grande passione di un manipolo di sostenitori sapranno trasformare quel campionato in una stagione trionfale. Con l'incredibile record di 17 successi interni su altrettanti incontri disputati, il Cosenza sbaraglia la concorrenza stravincendo il campionato con 7 punti di vantaggio sull'accoppiata composta da Vittoria e Nuova Igea.

Protagonisti di quel campionato sono: Evangelista, Sdrigotti, Bompani (Pavoni), Pasquino, Iazzolino, Codognato; Rigoni, Canetti, Villa (Losio), Pantani, Vivarelli (Lualdi).

Il ritorno in serie C non sarà fortunato. Gli umori della folla non sono più gli stessi e le continue disillusioni generano l'ennesimo episodio deprecabile. Il 27 marzo 1977 in occasione dell'incontro Cosenza-Paganese, il Signor Sancini di Bologna ed i suoi collaboratori sono letteralmente linciati ed i tifosi rossoblù saranno costretti a peregrinare lontani dal "San Vito" per un anno e mezzo.

Per la riforma dei campionati, la stagione 1978-79 vede il Cosenza in serie C2. La presidenza è assunta da Osvaldo Siciliano che ha propositi di rilancio, ma il campionato sarà vinto dai "cugini" del Rende, gettando altro fango sui tifosi silani.

Lattuada, Capiluongo (Tortelli), D'Astoli, Ranieri, Rocco, Reggiani; Rappa (Berardi), Missiroli (Liguori), Perrotta, Tucci, De Chiara (Labellarte).

Seguono la balorda retrocessione targata Pietro Fontana e la successiva promozione firmata da Renzo Aldi. La formazione tipo della stagione 1981-82 era la seguente: Ciaramitaro, Bagnato, Della Volpe (Tosi), Aita, Rizzo A., D'Astoli; Rizzo R., Donetti, Crispino, Luperto, Renzetti (Palazzotto).

Il sodalizio rossoblù è al suo momento di svolta. Per iniziativa di Vincenzo Morelli e dell'assessore allo sport Mario Romano, il Cosenza viene organizzato in forma di Società per Azioni. Sulla panchina del Cosenza si susseguono i vari Mujesan, De Petrillo, Ghio e Montefusco. In questi anni si affaccia all'orizzonte Gigi Marulla, il più rappresentativo calciatore della storia del Cosenza, primatista di presenza e marcatore principe di tutti i tempi.

Vestono la maglia rossoblù calciatori dal passato glorioso e giovani promesse, ricordiamo: Silipo, Longobucco, Petrella, Morra, Tripepi, Truddaiu, Fucina, Lombardi, Frigerio, Marino e Nicolucci. L'esonero di Francesco Liguori, durante la stagione 1987-87, segna l'arrivo a Cosenza del "seminatore d'oro" Gianni Di Marzio, che legherà il suo nome in modo indelebile alla storia del Cosenza Calcio.

Dopo aver conseguito il piazzamento utile per la disputa della Coppa Italia Professionisti (1986-87), il vulcanico Gianni sarà il condottiero della straordinaria promozione in serie B, attesa per ben 24 anni. Le indimenticabili trasferte di Fancavilla e di Monopoli sono nel cuore di ogni tifoso rossoblù. Cosenza è letteralmente impazzita: un fiume di colori rossoblù scaccia un incubo durato un quarto di secolo. "Mai più prigionieri di un sogno": è questo il più significativo slogan di una città intera.

La squadra protagonista della splendida cavalcata era la seguente: Simoni, Marino, Giansanti (Lombardo), Castagnini, Schio, Giovanelli, Galeazzi, Bergamini (Maniero), Lucchetti, Urban (De Rosa), Padovano. La presidenza dell'avvocato Carratelli lascia posto a quella di Antonio Serra e, successivamente, a Bonaventura Lamacchia.

Le ultime stagioni di serie B appartengono alla storia più recente. Il Cosenza disputa con onore e dignità ben nove campionati consecutivi di cadetteria. Le tragedie delle morti di Donato Bergamini e Massimiliano Catena scandiscono i tempi di un decennio ricco di contraddizioni. La brillante stagione di Bruno Giorgi (1988-89), conclusa al 4° posto alla pari con Reggina e Cremonese, che però per la classifica avulsa diventerà 6° posto e che non gli permetterà di disputare gli spareggi per la Serie A, s'intreccia con il drammatico spareggio salvezza di Pescara, caratterizzato dal volo di Gigi Marulla a gonfiare la rete della Salernitana.

Con la cavalcata di Edy Reja (1991-92), la Serie A venne persa solo all'ultima giornata a Lecce (1-0), dove i tifosi del Cosenza diedero vita ad uno dei più grandi esodi della storia del calcio, infatti erano 20.000 i Cosentini presenti al Via del Mare di Lecce, anche grazie all'accoppiata spettacolo Biagioni-Compagno che si confonde con i due campionati firmati Fausto Silipo, che hanno visto protagonisti i vari Balleri, Bia, Monza, Statuto, Coppola, Catanese e Maiellaro. E poi la penalizzazione di nove punti, superata di slancio dal Cosenza del grande Alberto Zaccheroni (1994-95), con Zunico e De Paola ad orchestrare la difesa ed il silenzioso bomber Marco Negri, puntuale ad infilare il portiere avversario.

Ed ancora la serie B di Bortolo Mutti (1995-96) e di Lucarelli e Gioacchini. Da alcuni anni il Cosenza è guidato dal passionale Paolo Fabiano Pagliuso. La sfortunata retrocessione della stagione 1996-97 è stata prontamente riscattata dall'immediata promozione nella stagione successiva 1997/98 con una lunga cavalcata che ha visto il Cosenza sempre in testa al campionato. Ai vari Alessio, Miceli, Ziliani e Napolitano hanno fatto seguito i Margiotta, Soviero, Moscardi, Riccio e Tatti.

Una salvezza stentata nella stagine 1998/99 pervenuta nell'ultima giornata. Eppure l'inizio di campionato, guidato sempre da Sonzogni che l'anno prima aveva stravinto il campionato di C1, aveva fatto sperare in qualcosa di grande. Poi durante il campionato esonero dello stesso Sonzogni per uno statico De Vecchi. Colpo di coda nel finale con il ritorno di Sonzogni a salvare la squadra rossoblu'.

L'AS Cosenza Football Club nasce nell'estate del 2003, periodo probabilmente più triste della storia calcistica cittadina. A seguito delle decisioni di COVISOC e FIGC sparisce il Cosenza Calcio 1914, squadra storica della città, che vantava dal 1988 una lunga tradizione in serie B, arrivando ad essere la squadra che poteva annoverare il maggior numero di campionati consecutivi. Il sindaco Eva Catizone e parte del suo staff, dà vita ad un progetto per far nascere una società nuova con presupposti di trasparenza per garantire una squadra che sia di nuovo dei tifosi, della cittadinanza tutta. La città si stringe attorno all'iniziativa, tentando di superare lo choc della cancellazione del Cosenza di sempre, nella speranza di una pronta rinascita.

Il 5 agosto 2003 nasce la società Cosenza Football Club srl, con soli due soci, il Sindaco Eva Catizone e l'Assessore allo sport Vincenzo Gallo. Pochi giorni dopo la srl si trasforma e nasce l'Associazione Sportiva Cosenza Football Club, che l'8 agosto riesce ad iscriversi al campionato di Eccellenza. L'11 agosto rilevando in extremis il titolo sportivo del Castrovillari Calcio, società con problemi economici che non sarebbe riuscita a completare il campionato, inizia la nuova storia della Cosenza calcistica, dal campionato di Serie D girone I nella stagione agonistica 2003/04.

La nuova società si presenta come degno erede dello storico Cosenza Calcio 1914, resistono le maglie rossoblu, sul nuovo logo societario trovano posto il glorioso Lupo della Sila ed i sette colli di Cosenza (stilizzati), logo disegnato dall'ultrà Dino Grazioso.

Presidente, nel ruolo di traghettatore, è lo stesso sindaco Eva Catizone affiancata dai vicepresidenti Francesco Sesso e Maria Carusi, consiglieri Dino Grazioso e Massimo Valentini. Il primo sindaco donna nella storia della città, si lancia in un'avventura insidiosa nell'attesa che imprenditori della città rilevino la società.

Vengono sottoscritti 1.688 abbonamenti, in numero superiore alla stagione 1988/89, quando il Cosenza partecipò al primo campionato di serie B, dopo 25 anni.

Nella prima partita di campionato (Cosenza-Rossanese) giocata nello storico stadio San Vito dodicimila spettatori affollano le gradinate.

Dopo varie “manifestazioni di interesse”, nell'ottobre 2003, gli unici ad acquisire il neonato AS Cosenza Football Club sono una cordata di imprenditori dello Jonio, capeggiati dal costruttore Bruno, che dopo aver rilevato le quote societarie fa dietro-front. È così che la presidenza della società passa all'ingegnere Stella. Dopo alcuni mesi subentrano forze fresche. Tre giovani imprenditori cosentini (Algieri, Falbo e Cannella) mettono alla porta Stella ed il gruppo di cariatesi che aveva in pochi mesi ridotto la società sull'orlo del fallimento, e portano a termine il campionato: la squadra, guidata da Gigi Marulla, sfiora i play-off per la C2.

Il secondo campionato di serie D, stagione sportiva 2004/05, è caratterizzato dall'incertezza dovuta alla presenza nello stesso girone della squadra storica, il Cosenza Calcio 1914 Spa, che nel frattempo, dopo una lunga sequela di ricorsi alla giustizia ordinaria, aveva ottenuto la serie D. La tifoseria si spacca e sceglie in parte di sostenere il Cosenza Calcio 1914. Molti, invece, preferiscono prendersi un anno sabatico in attesa di tempi migliori, in pochi continuano a sostenere la nuova squadra.

Sono pochi coloro i quali partecipano alla prima stagionale del Cosenza Fc, giocata al San Vito contro la Vibonese. È in questa stagione che si verifica l'evento unico e quasi paradossale del derby Cosenza-Cosenza (FC contro 1914) vissuto sia all'andata sia al ritorno in un clima surreale e con uno stadio spettralmente silenzioso. Da notare che nella gara d'andata nessuna delle due squadre indossa la tradizionale casacca rossoblu, scegliendo una divisa gialla il Cosenza 1914 e la citata divisa verde-blu il Cosenza FC. Nel derby di ritorno, l'FC si schiererà con una divisa grigio perla e blu, mentre fra primo e secondo tempo i tifosi "costringeranno" il Cosenza 1914 a cambiare la maglia (da rossoblu d nuovo a gialla) perché, dopo il declassamento in serie D, in piena polemica verso i vertici federali, le istituzioni locali e la politica locale e nazionale, considerarono il "derby" fra due Cosenza come una specie di insulto e pretesero che la "sacra" divisa rossoblu non venisse macchiata da un evento ritenuto un'umiliazione.

Ma il campionato prosegue. L'assenza di incassi al botteghino e di aiuti istituzionali, costringe i tre soci Falbo, Algieri e Cannella a svenarsi, ancora una crisi economica, risolta dall'intervento di Gaetano Intrieri, un giovane manager Alitalia, il quale acquisisce la società, la trasforma in società di capitali con denominazione sociale "Fortitudo Cosenza srl" portando a termine il campionato. Il Cosenza Fc (o Fortitudo Cosenza che dir si voglia) conclude il secondo campionato della sua storia al centro della classifica del campionato di serie D girone I.

Nell'estate 2005 viene dichiarato il fallimento del Cosenza Calcio 1914 Spa che viene quindi radiato da ogni campionato e la Fortitudo Cosenza srl viene trasformata in As Cosenza Calcio Spa. Gaetano Intrieri lancia la sua sfida, allestendo una squadra in grado di vincere il campionato di serie D girone I. La nuova squadra viene accolta con entusiasmo dalla tifoseria organizzata.

Dopo aver superato il primo turno di Coppa Italia ai danni della Rossanese, la squadra, nuovamente guidata da Gigi Marulla, si presenta ai nastri di partenza del campionato.

Subito una vittoria per 2-1 sul terreno di gioco del San Vito ai danni della Viribus Unitis. Una settimana dopo la prima trasferta di campionato sul terreno dell'Ebolitana, riserva una brutta sorpresa. Una fitta sassaiola della tifoseria locale verso la squadra cosentina costringe l'arbitro a spostare le panchine dall'altra parte del terreno di gioco, dove non vi sono spalti; il clima intimidatorio ed ostile induce molti cosentini alla reazione, per quanto ingiustificata, mentre gravi episodi di violenza fuori e dentro lo stadio impediscono il regolare svolgimento della gara, sospesa dopo appena tre minuti di gioco a causa dell'aggressione di un tifoso rossoblù al portiere campano, Agostino Spicuzza. Alla fine si conteranno decine e decine di feriti e due accoltellati: l'intera città campana si riversa addosso ai circa ottocento tifosi rossoblu, e ne nasceranno scene da guerriglia indicibili. Il Cosenza subisce una lunga squalifica del campo, alcuni giocatori decidono di abbandonare la squadra e lo stesso presidente Intrieri è incerto sul da farsi. Alla fine resterà ai vertici della società solo dopo i numerosi attestati di stima provenienti dai tifosi. Al suo fianco un gruppo di calciatori guidati dal capitano, Tony Lio.

Nonostante le numerose gare in campo neutro ed a porte chiuse la squadra ottiene una lunga sequenza di risultati positivi, mantenendosi costantemente ai vertici della classifica. A novembre una clamorosa flessione, cominciata con la sconfitta sul campo del Sapri, allontana la squadra dai vertici della classifica. Il rapporto tra il presidente ed il tecnico, Gigi Marulla, si deteriora. La sconfitta interna contro la Rossanese convince Intrieri che è il caso di voltare pagina. Marulla ed il direttore sportivo, Marino, rassegnano le dimissioni. Alla guida della squadra subentra l'allenatore in seconda, Giacomo Zunico, che trasforma la squadra, che sotto la sua guida conclude il campionato al terzo posto. In 21 gare il Cosenza perde una sola volta, agguantando l'obiettivo minimo dei play-off trascinata dai 14 gol del bomber Cosimo Sarli.

La prima gara dei play-off per la promozione si gioca al San Vito contro il Siracusa. I tempi regolamentari si concludono con il risultato di 1-1. I supplementari non mutano gli equilibri. La gara si conclude ai rigori, dagli undici metri passa la squadra di Zunico, grazie all'errore dell'attaccante aretuseo, Intagliata. I 7.000 del San Vito festanti si preparano alla finale di Vibo Valentia; la gara più importante dell'anno vede prevalere la squadra avversaria. Due rigori contestatissimi portano i locali sul doppio vantaggio, e Sarli può solo accorciare le distanze, ma non basta. Il Cosenza è fuori dai play-off ed è condannato ad un altro anno di dilettantismo.

Nonostante le premesse positive il campionato 2006/07 verrà ricordato come una stagione tribolata e piena di insidie. La sconfitta nella finale play-off di Vibo Valentia non scoraggia il presidente, Gaetano Intrieri, che conferma gran parte della rosa del precedente campionato. Confermato anche il tecnico, Giacomo Zunico, mentre è un volto nuovo il direttore sportivo, che sarà il lametino Fabrizio Maglia.

Il primo segnale negativo arriva a fine giugno quando tra i mugugni della tifoseria saluta Cosenza il bomber Cosimo Sarli, che viene rimpiazzato dall'ariete, Marco Cirillo. Si tratta del primo campanello d'allarme che spinge la tifoseria a nutrire dubbi sulla tenuta economica della società di Gaetano Intrieri. È luglio inoltrato quando i giornali scrivono di infruttuose trattative tra Intrieri ed alcuni gruppi di imprenditori locali per la cessione della società. Intrieri mantiene la proprietà della società, facendosi da parte e nominando un direttore generale con compiti di amministrazione. Si tratta dell'ex calciatore rossoblù Stefano Casale, cha assume le redini della società. Sembra essere tutto pronto per un nuovo campionato di vertice ed invece un improvviso colpo di scena porta all'addio di Cirillo, il quale preferisce il Gela che milita in serie C2. La città mugugna ed il campionato non è neanche cominciato.

Il ritiro precampionato nel frattempo si conclude ed il 3 settembre lo stadio San Vito ospita la prima gara di coppa Italia, che vede i lupi opposti alla matricola Acicatena. Al termine della gara i 500 spettatori fischiano fragorosamente la squadra, protagonista di una gara sonnecchiosa conclusa a reti inviolate.

Sette giorni dopo la squadra ottiene la qualificazione al turno successivo, grazie all'1-1 conseguito sul campo avversario. Per i lupi segna il cosentino Maurizio Prete.

Tre giorni dopo il Cosenza ingaggia l'attaccante Belmonte dal Benevento, mentre saluta la truppa rossoblu Antonino Sparacio.

Inizia il campionato. Subito due sconfitte consecutive atterriscono il morale dei tifosi rossoblù che vedono andare via i migliori giocatori, compreso il neo arrivato Belmonte. La crisi più che tecnica è, infatti, societaria. La mancanza di certezze circa la corresponsione degli stipendi, convince alcuni elementi della rosa a fare le valigie. La squadra, decimata e con un solo attaccante in organico (Prete), ottiene due pareggi consecutivi in campionato ed una vittoria in coppa Italia sul campo della Rossanese.

È il 12 ottobre ed il presidente Intrieri annuncia la cessione del pacchetto azionario all'imprenditore Mauro Nucaro, nel frattempo la squadra coglie un prezioso pareggio sul campo del Castrovillari. Il nuovo presidente fa sì che i problemi societari momentaneamente si plachino, e tutti i giocatori più rappresentativi tornano a vestire la gloriosa casacca rossoblù. Intanto raggiungono capitan Lio e soci due calciatori di buone qualità: Bennardo e Mazzeo. Proprio quest'ultimo consacra il suo esordio in maglia rossoblù con un gol che consente ai lupi di battere il Comiso. Tre giorni dopo nel derby di Coppa Italia con il Castrovillari ancora Mazzeo protagonista: in uno scontro di gioco con il portiere avversario perde conoscenza. Un arresto cardiaco rischia di ucciderlo. Fortunatamente tutto si risolve solo con un grande spavento e qualche punto di sutura, Mazzeo sta bene e dopo una breve degenza in ospedale viene dimesso.

Neanche il tempo di riprendersi dallo choc ed il campionato riserva la trasferta di Sapri, conclusasi a reti bianche. Una sconfitta interna nel turno infrasettimanale contro il Ragusa (1-2) fa mugugnare i tifosi, che però vedono vincere la loro squadra dopo appena tre giorni. Si conclude, infatti, con uno splendido 0-4 il derby contro la Paolana, giocato sul neutro di Rossano. Nel frattempo la società annuncia gli acquisti degli attaccanti Di Sabato e De Francesco, dei centrocampisti Gasparini e Chiarello e del giovane difensore Zangaro classe 1989.

La gara successiva vede il Cosenza pareggiare 1-1 in casa contro il Giarre. Una vittoria in casa del Paternò ed il pareggio interno con l'Acicatena non bastano a salvare la panchina di Giacomo Zunico. Al suo posto arriva in riva al Crati Pino Rigoli, autore di una doppia promozione in tre anni col Modica dall'Eccellenza alla serie C2.

Il suo esordio sulla panchina del Cosenza, avviene nella trasferta di Pomigliano, dove i lupi impattano per 1 a 1, in nove contro i padroni di casa.

Il successivo pareggio tra le mura amiche contro l'Angri, viene caratterizzato dalle proteste della società silana per l'arbitraggio non ritenuto all'altezza della situazione.

Nella settimana successiva impazza il calciomercato, con l'addio al Cosenza del centrocampista Di Maio, che si aggiunge a quelli dei compagni di reparto Tocci, Chiarello ed Esposito. Qualche giorno dopo vengono svincolati anche il portiere D'Auria ed il difensore Maglione. L'addio più difficile da accettare per i tifosi è quello di Leo Vanzetto, che si trasferisce al Sapri.

Nonostante sia ridotta ai minimi termini, la squadra guidata da Rigoli riesce a vincere sul campo del Licata, grazie ad un gol di Ambrosecchia nei minuti finali. Il martedì successivo la società annuncia l'acquisto dell'attaccante Pietro Parente, giocatore che fino a qualche anno fa militava nella massima serie calcistica. L'esordio dell'attaccante pugliese non porta i frutti sperati ed il Cosenza la domenica successiva perde sul campo del Campobello. La squadra rossoblù riesce addirittura a sbagliare due rigori.

Il 2007 inizia bene per la compagine silana, subito una vittoria nel derby contro la Rossanese (1-0) e l'acquisto di tre elementi importanti, si tratta del portiere classe '87 Raffaele Ioime e di due difensori Antonio Tedesco e Sergio Giglio rispettivamente classe 1987 e 1988 tutti e tre provenienti dalle fila del Brindisi, ma di proprietà del Catania. Nella successiva gara contro il Neapolis, il Cosenza non va oltre lo 0-0. La prestazione opaca dei lupi suscita il malcontento della tifoseria, che esplode in una fragorosa contestazione la settimana successiva dopo la sconfitta sul campo dell'Adrano. Dopo appena 60 minuti di gioco la squadra rossoblù è già sotto di due gol ed i tifosi abbandonano il settore ospiti. Si crea una frattura insanabile tra squadra, società e tifosi: un tutti contro tutti che nella settimana successiva si consuma in comunicati stampa al vetriolo. Tuttavia la domenica successiva il Cosenza ritorna alla vittoria, seppur di misura ed in inferiorità numerica, contro il Siracusa, una delle corazzate del campionato. La ritrovata vena della squadra, che si reinserisce prepotentemente nella zona play-off, non trova corrispondenza nelle vicende societarie. Una forte crisi economica del presidente Nucaro trova il suo culmine nel suo allontanamento dalla società. La squadra comincia un periodo di autogestione, supportata dai tifosi che si prodigano per reperire fondi per portare a termine il campionato. Il campionato giunge al termine, la compagine silana con il pareggio ottenuto contro la Rossanese nell'ultima giornata di campionato raggiunge il quarto posto in classifica a quota 52 punti a pari merito con il Savoia che però riesce a superare in classifica grazie alla differenza reti nettamente superiore rispetto ai campani, qualificandosi per le fasi dei play-off.

Il primo scontro play-off avviene sul campo del Siracusa, l'evento sportivo prima ancora di essere disputato si tinge di giallo, in quanto a causa di un'ordinanza (alquanto discutibile) emessa in data 11 maggio 2007 il Prefetto di Siracusa dispone che la gara di calcio Siracusa-Cosenza sia considerata dall'osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive a rischio 3, ovvero il più elevato nella scala delle partite a rischio, pertanto la gara è stata disputata senza la presenza di tifosi rossoblu. L'assenza assoluta di rivalità fra le due tifoserie (tanto che i siracusani si prodigheranno a reperire qualche biglietto per i tifosi rossoblu ed esporranno uno striscione di solidarietà ai colleghi) rende incomprensibile la decisione del prefetto. Così il Cosenza, senza il supporto caloroso dei suoi tifosi e in formazione rimaneggiata a causa di vari infortuni e squalifiche (prima su tutte pesa l'assenza di capitan Tony Lio, poi dei vari Pietro Parente, Francesco Ambrosecchia, ecc.) si arrende alla "corazzata" Siracusa che, almeno in questa partita, non si è dimostrata superiore al Cosenza, anzi per molto tempo è rimasta a guardare il bel gioco espresso dall'undici di mister Rigoli. Alla fine il risultato del campo sorride ai siciliani: Siracusa- Cosenza 3-1, pertanto i Rossoblu Silani sono fuori dai playoff e da eventuali discorsi riguardanti ripescaggi in serie C2. Si chiude così la stagione 2006/07 dell'AS Cosenza Calcio. La società non verrà poi iscritta al campionato di competenza per la stagione 2007/08.

L'AS Cosenza Calcio non si iscrive al campionato di serie D 2007/08. Al suo posto, ai nastri di partenza, ci sarà la Fortitudo Cosenza SpA, neonata società che nasce dal Rende Calcio che, mantenendo lo stesso organico, cambia denominazione e colori sociali e si trasferisce al di là del Campagnano, a Cosenza. Gli esponenti di spicco della nuova società sono Pino Chianello, Pino Citrigno e Damiano Paletta, rispettivamente amministratore delegato, vice presidente e presidente. A loro si aggiunge il dg Massimo Mirabelli, che allestisce un organico competitivo. Alla nuova società viene affidato il vecchio marchio del Cosenza Calcio 1914, acquistato all'asta fallimentare, e con esso la storia e i trofei.

Il Cosenza conduce gran parte del campionato in testa alla classifica, grazie ad un organico che vanta, oltre ad alcune vecchie glorie come Parisi e Altomare, anche alcune nuove scoperte come il bomber Vincenzo Cosa o altre perle come Roberto Occhiuzzi. A due giornate dalla fine del campionato il Cosenza ha 6 punti di vantaggio sul Bacoli. Con lo scontro diretto in casa proprio alla penultima giornata (33esima di campionato, il 27 aprile 2008 di fronte a 15.000 spettatori) dal quale esce vittorioso con il punteggio di 2-0 (raggiunto grazie alla doppietta del sopracitato Bernardi) il Cosenza torna dopo 5 anni costellati di delusioni e caratterizzati dai fallimenti di due società, al calcio professionistico e alla C2 dove incontrerà diverse squadre corregionali: gli storici rivali del Catanzaro, la Vigor Lamezia e la Vibonese. Finalmente il 30 maggio 2008 la Fortitudo Cosenza cambia denominazione assumendo il nome storico di Cosenza Calcio 1914 e riprendendo la matricola FIGC del Cosenza Calcio 1914 S.p.A. La stagione agonistica si conclude con la disputa (a Tolentino) della finale "Poule Scudetto" in cui il Cosenza perde per 3-1 contro l'Aversa Normanna dell'ex Cosimo Sarli.

Il mercato estivo condotto dal Cosenza porta il bomber Vincenzo Cosa a Siracusa, in Serie D. In compenso arrivano in squadra tre punte: Polani, Galantucci e Cantoro, oltre ad altri rinforzi come Catania, Musacco, Profeta e Spinelli. Il 31 agosto si disputa la prima giornata di Campionato. L'avversario è il Barletta, gemellato con il Catanzaro. I silani si impongono per 1-0, nonostante la temperatura e il tasso di umidità proibitivo. Il Cosenza nelle due giornate successive è atteso da due derby, uno con la Vibonese e uno con la Vigor Lamezia, entrambi disputati a porte chiuse. I Lupi vincono sia a Vibo, dopo essere stati in svantaggio per quasi tutto il secondo tempo (dal 48' al 84'), sia in casa con la Vigor. La squadra continua la sua striscia vincente a Manfredonia, ad Isola Liri ed in casa con la Val Di Sangro, fino alla trasferta a Noicattaro, dove arriverà la prima sconfitta (1-0). Ma la squadra reagisce e ritorna alla vittoria al San Vito contro i Campioni d'Italia dell'Aversa Normanna. Eppure i silani ricrollano una settimana dopo contro l'inseguitrice Gela per mano di Battisti. La tensione è alta perché Catanzaro e Gela incombono sulla capolista. Seguono due partite casalinghe contro Scafatese e Igea Virtus, entrambe vinte con fatica. Nel frattempo inizia la febbre da derby. Dopo 18 anni torna Cosenza-Catanzaro, che si trovano rispettivamente capolista e vice-capolista. Manca ancora un mese e tre giornate di campionato (Andria, Monopoli, Cassino), giornate in cui il Cosenza vince e si impone. Arriva così la tanta agoniata data: 8 dicembre 2008. La partita non è all'altezza delle aspettative e si chiude sullo 0 a 0. L'ultima trasferta del girone d'andata, Melfi, si chiude con il Cosenza vittorioso. L'ultima in casa vede un Cosenza scarico racimolare a malapena un pareggio contro il Pescina. Il mercato invernale allontana alcuni acquisti della sessione estiva. Arrivano nella squadra nuove forze: Battisti dal Gela, Mortelliti dal Portogruaro e Ramora dalla Scfatese. Il girone di ritorno si apre con una vittoria contro il Barletta. I Lupi si impogono nel derby contro la Vibonese grazie ai due acquisti Battisti e Mortelliti. La settimana successiva, trasferta vietata per gli ultras cosentini. Cosenza-Vigor Lamezia viene giocata sotto un vero e proprio diluvio e all'interno di un campo per lo più fangoso. Nella stessa giornata il Gela perde e il Catanzaro si blocca a Cassino, permettendo al Cosenza di allungare a +6.

In grassetto i giocatori in attività nella rosa del Cosenza. Dati relativi esclusivamente alle gare di campionato.

La maglia da gioco è a strisce larghe verticali rosse e blu, con pantaloncini solitamente blu bordati di rosso. Solo molto raramente nel corso della sua storia il Cosenza ha mutato il disegno dei colori indossando maglie a strisce orizzontali, inquartate o a tinta unita (blu bordato di rosso o viceversa). Sotto il regime fascista, per un breve tempo la squadra giocò in divisa granata, ed in completo azzurro nell'immediato dopoguerra.

Dopo numerose polemiche sorte sul finire degli anni Novanta per le divise prodotte dal fornitore tecnico Robe di Kappa (in cui i colori sociali della squadra erano, a detta dei tifosi, completamente sbiaditi e stravolti) si è sentito nella tifoseria il bisogno di puntualizzare anche l'esatta tonalità del rosso e del blu della maglia da gioco, e per la precisione sono il rosso scarlatto ed il blu tenebra o oltremare. Nel 2005 un'intera fornitura di divise fu rispedita al mittente dall società, su richiesta dei tifosi, perché il blu reinterpretato dal fornitore Erreà era troppo chiaro e più simile al viola.

Storicamente, la seconda maglia può essere bianca a bordi o richiami rossoblu oppure interamente gialla.

Per la stagione 2008-09 il fornitore ufficiale ONZE ha innovato la divisa sociale dei Lupi, restringendo le strisce verticali sulla maglia (ora ne compaiono quattro anziché tre, più due bande sui fianchi di colore invertito), alternando il colore delle maniche (blu la destra, rossa la sinistra), e soprattutto "proponendo" degli inediti pantaloncini rossi, che, uniti ai calzettoni anch'essi rossi (con due bande orizzontali blu) dovrebbero dare, nelle intenzioni del fornitore, un'immagine più aggressiva della squadra cosentina.

Il simbolo della squadra è composto da un cerchio blu contorniato da sette strisce rosse raffiguranti i sette colli di Cosenza stilizzati. Al centro invece troviamo la testa del lupo, simbolo della squadra, che durante tutta la storia del Cosenza Calcio ha subito modifiche e cambi. Dapprima un lupo visto di lato, poi a partire degli anni Ottanta un lupo con le fauci ben aperte. Dal 1994 al 2003 il lupo raffiguranto all'interno viene sovrapposto ad un pallone e subisce una sostanziale modifica, venendo raffigurato con la bocca chiusa.

Dal 2003 al 2007 ritorna il vecchio lupo con la bocca aperta, finché nel 2007 la nuova società adotta un brand simile a quello in uso durante gli anni Novanta. Attualmente il lupo al centro del marchio è ritornato, sebbene con piccole modifiche, simile a quello utilizzato a fine anni Ottanta.

Tra i gruppi storici della tifoseria cosentina c'è il Commando Ultrà Prima Linea, nato nel 1978, e soprattutto il gruppo dei Nuclei Sconvolti, nato nel 1983 e attivo fino al 1999. Il gruppo (caratterizzato da una simbologia legata all'uso della marijuana) si è distinto per l'organizzazione di raduni ultras, la produzione di una delle prime fanzine ultras autoprodotte italiane, l'impegno contro l'eroina e l'utilizzo di coreografie e stendardi.

I tifosi rossoblù sono gemellati con quelli dell'Ancona, del Casarano, della Casertana e del Venezia, mentre c'è un rapporto di stima e di amicizia reciproca, spesso solo fra singoli gruppi, con i tifosi della, dell'Atalanta, del Genoa, della Nocerina, del Olimpique Marsiglia e del Crotone.

La rivalità sentita in modo maggiore è quella con i tifosi del Catanzaro, oltre che con i tifosi salernitani (rivali storici), reggini, leccesi, veronesi, senesi, napoletani, tarantini, pescaresi, palermitani, catanesi, vibonesi, fiorentini, lucchesi, bresciani, baresi e foggiani.

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Storia della Società Sportiva Calcio Napoli

Il Napoli 1926-27

Questa pagina tratta la storia della Società Sportiva Calcio Napoli dal 1926 ai nostri giorni.

Il 1º agosto 1926 il FBC Internaples cambia nome in AC Napoli. La nuova squadra viene subito ammessa al campionato di Divisione Nazionale (il campionato di Massima Serie) in virtù del secondo posto dell'Internaples nel torneo di Prima Divisione Lega Sud 1925-26. Per la prima volta le squadre del nord e le squadre del sud giocano nello stesso torneo (prima c'erano due tornei, uno del nord e uno del sud, le cui vincenti si affrontavano nella finalissima nazionale).

Il primo campionato del Napoli fu disastroso: su diciotto partite ne pareggiò una (contro il Brescia in casa) e ne perse diciassette, segnò sette reti e ne subì sessantuno. Gli azzurri sarebbero dovuti retrocedere in Prima Divisione ma la Federazione decise di graziare le tre squadre del sud iscritte al torneo (tutte e tre retrocesse) ripescando tutte le squadre inizialmente retrocesse.

Il Napoli si rinforzò per evitare un'altra retrocessione ma disputò un girone d'andata veramente disastroso alla fine del quale era in zona retrocessione con soli 4 punti e all'8° giornata perse contro l'Alessandria 11-1. Per fortuna, nel girone di ritorno, il Napoli si riprese, sconfisse squadre prestigiose (2-0 contro la Pro Vercelli, 2-1 contro il Genoa) e riuscì a salvarsi arrivando terzultimo con 15 punti.

La Federazione decise di riformare il campionato ammettendo trentadue squadre (sedici per girone); si sarebbero qualificate al primo campionato di Serie A a girone unico solo le prime otto di ogni girone. Il Napoli quindi dovette rinforzarsi in modo da essere tra le migliori otto del proprio girone, alla fine arrivò ottavo a pari merito con la Lazio e si dovette giocare uno spareggio fra le due compagini. La partita finì 2-2 e si sarebbe dovuto giocare una seconda gara di spareggio, ma la FIGC decise di allargare il campionato a diciotto squadre riammettendo alla Serie A Napoli, Lazio e Triestina, nona nell'altro girone. Capocannoniere della squadra fu Attila Sallustro che segnò ben ventidue reti.

Per evitare un altro campionato sofferto il Napoli si rinforzò acquistando dalla Juventus il bomber Antonio Vojak che aveva vinto uno scudetto con la maglia bianconera nel 1925-26 segnando anche il gol della vittoria nella finale Lega Nord contro il Bologna. In panchina fu chiamato William Garbutt, che aveva vinto due scudetti con il Genoa. Il primo campionato di Serie A, reagalò al Napoli un ottimo quanto inatteso quinto posto.

Il Napoli partì subito forte in campionato concludendo il Girone d'Andata al secondo posto dietro la Juventus. Poi la defezione del bomber Sallustro, partito per fare il servizio militare, penalizzò la squadra che arrivò soltanto sesta.

La stagione successiva invece non fu certo esaltante. Vennero comprati giocatori di secondo piano come l'ala Benatti dal Lecce, il mediano Boltri dal Casale, l'attaccante Bonivento dalla Pro Patria e il mediano Volante dal San Lorenzo. Alla fine il Napoli ottenne un deludente nono posto, che servì a far capire alla società che la squadra andava rinnovata.

In vista del campionato 1932-33 venne rinforzato l'attacco con l'acquisto di Pietro Ferraris. Il campionato 1932/33 passerà alla storia come il primo in cui gli azzurri sfiorano lo scudetto. Formidabile fu la coppia d'attacco: Sallustro segnò diciannove reti e Vojak ventidue; Il Napoli arrivò terzo a pari merito col Bologna mancando l'accesso alla Coppa Europa per peggior quoziente reti rispetto ai felsinei.

In vista della stagione 1933-34 il Napoli si rinforzò con gli acquisti dell'attaccante Rossetti (uno dei più forti attaccanti degli anni 20, vincitore di uno scudetto con il Torino (un altro venne revocato)) e il centrocampista Rivolta. La squadra azzura lottò ancora per lo scudetto arivando di nuovo terza e qualificandosi per la Coppa Europa, la massima competizione europea di quei tempi.

Il Napoli, in virtù del terzo posto in campionato conquistato l'anno precedente, partecipò per la prima volta alla Coppa Europa (o Mitropa Cup), la massima competizione europea di quei tempi. Al primo turno gli Azzurri affrontarono gli austriaci dell'Admira Vienna. Gli azzurri riuscirono nell'impresa di pareggiare 0-0 nella gara d'andata in trasferta, ma sprecarono il doppio vantaggio iniziale nella gara di ritorno a Napoli facendosi rimontare dagli avversari (risultato finale 2-2) e nella bella vennero travolti per 5-0.

Nonostante gli acquisti di Sentimenti II e del Campione del Mondo 1930 Stabile in campionato la squadra deluse arrivando soltanto settima. Il mister Garbutt se ne andò.

Nel 1936 la società fu rilevata da Achille Lauro che, per risanare il bilancio, svendette subito tutti i giocatori più importanti. Sallustro da un paio di campionati segna sempre meno reti, e molti trovano la causa della sua improvvisa scarsa vena realizzativa, nella sua frequentazione con Lucy D'Albert, famosa soubrette dell'epoca, che poi diventerà sua moglie. Al termine del campionato 1936/37 il Napoli cede Sallustro alla Salernitana. In vista della stagione 1938/39 Lauro acquistò l'attaccante Italo Romagnoli, il mediano Piccinni e la mezz'ala Gramaglia. L'allenatore Payer fu sostituito da Iodice che condusse gli azzurri al quinto posto in classifica. Nella stagione successiva la squadra partenopea allenata da Adolfo Baloncieri giocò un pessimo campionato e la retrocessione in B fu evitata solo grazie a un miglior quoziente reti rispetto al Liguria. Lauro al termine della stagione si dimise e Gaetano Del Pezzo diventò presidente della Società.

Nella stagione 1940/41 il Napoli si classificò settimo a parimerito col Torino. Senza più campioni il Napoli retrocesse in Serie B al termine del campionato 1941/42.

Nella stagione 1942/43 il Napoli arrivò terzo in serie B ma questo non bastò per tornare in Serie A.

A causa delle difficoltà incontrate durante lo svolgersi degli eventi bellici la società fu costretta a cessare le attività nel 1943. L'anno successivo allo scioglimento, nel 1944, nacquero due distinte società: la Società Sportiva Napoli, promossa dal giornalista Arturo Collana, e la Società Polisportiva Napoli, fondata dal dott. Gigino Scuotto, dalla cui fusione nel gennaio 1945 si costituì l'Associazione Polisportiva Napoli, con presidente Pasquale Russo. La società riprese finalmente la denominazione di A.C. Napoli nel 1947.

Nel 1945 con la fine della seconda guerra mondiale riprese il campionato di Serie A che venne suddiviso in due gironi: al primo parteciparono le squadre di Serie A del Nord e nel secondo le squadre di Serie A e B del centro/sud. Il Napoli, nonostante fosse una squadra di Serie B riuscì a vincere il proprio girone a pari merito col Bari qualificandosi per il girone finale a otto squadre in cui arrivò quinto alle spalle di Torino, Juventus, Milan e Inter.

In quel Napoli militava l'attaccante albanese Riza Lushta che ebbe un periodo di appannamento durante il quale si diffuse in città il detto: "Quanno segna Lushta se ne care 'o stadio" (Quando segnerà Lushta cadrà lo stadio). Si narra che quando Lushta interruppe il suo digiuno una parte di tribuna ebbe un cedimento, per fortuna senza gravi conseguenze.

Nella stagione successiva il campionato di Serie A tornò al girone unico e il Napoli venne ripescato insieme al Bari in serie A in quanto le due formazioni, nonostante fossero squadre di Serie B, erano riuscite a qualificarsi al girone finale. Il Napoli tornò così nella massima serie. Vennero acquistati Dante Di Benedetti, ex giocatore della Roma che, poi in seguito a un infortunio occorsogli in vista della convocazione in nazionale venne trasferito al Bari, e vari giocatori di secondo piano come Spartano, Nespolo e Santamaria. Il Napoli ottenne un buon ottavo posto.

Nella stagione successiva vennero ingaggiati Naim Krieziu, ala albanese campione d'Italia con la Roma nel 1942 e pagato ben 16 milioni, e Roberto La Paz, il primo giocatore nero a giocare in Serie A.

Nonostante le prodezze di La Paz il Napoli disputò un campionato disastroso in cui arrivò solo quartultimo retrocedendo in B. Ad aggravare ulteriormente la situazione fu la scoperta da parte della federazione di un tentativo di combine nella partita contro il Bologna. Risultato: Napoli declassato all'ultimo posto in classifica del campionato 1947/48 e retrocesso in Serie B.

Ci vorranno due anni per risalire la china. Nella stagione 1949/50 gli azzurri allenati da Eraldo Monzeglio vinsero il campionato di Serie B venendo promossi in A.

Il Napoli in vista della stagione 1950/51 si rinforzò prelevando dalla Roma Amedeo Amadei che militò in maglia azzurra per sei stagioni segnando in tutto quarantasette reti. Nelle due successive stagioni il Napoli arrivò per due volte sesto in classifica. Lauro in vista della stagione 1952/53 acquistò dall'Atalanta il centroavanti svedese Hasse Jeppson.

Jeppson si era messo in mostra ai mondiali del 1950 svolti in Brasile, pareva dovesse finire all'Inter, ma per l'allora stratosferica cifra di centocinque milioni di lire fu ingaggiato dal Napoli col quale disputò quattro campionati; I tifosi coniarono per lui il soprannome di "'o Banco 'e Napule".

Un altro indimenticabile campione di quei tempi fu il "petisso" Pesaola che anche come allenatore, in tempi successivi, ha lasciato una traccia indelebile nella storia della società.

Jeppson divenne velocemente il goleador simbolo della squadra partenopea, e in tre anni il Napoli otterrà un quarto (1952/53), un quinto (1953/54) e un terzo posto (1954/55).

Nel 1955 arrivò dal Brasile, via Lazio, Luis Vinicio ('o Lione) che affiancando Jeppson in attacco diede vita alla coppia "H-V" che fu schierata per la prima volta in campo nella partita contro la Pro Patria vinta per 8-1 dagli azzurri con tripletta di Vinicio e doppietta di Jeppson. Questo binomio non diede al Napoli i frutti sperati, anche perché poche furono le occasioni nelle quali i due campioni vennero schierati insieme in formazione. Il Napoli in quella stagione deluse arrivando solo quattordicesimo in classifica.

La stagione 1956/57 vede la fine definitiva del tandem Jeppson-Vinicio. Il primo viene infatti ceduto al Torino. In campionato i miglioramenti rispetto alla stagione precedente fruttano solo un undicesimo posto.

In questa stagione il Napoli batte per due volte la Juventus: all' andata a Torino finì 3-1 per il Napoli grazie alle parate fenomenali di Bugatti, sceso in campo con trentotto gradi di febbre. Charles dopo la partita disse "Ci fosse stato un altro portiere al posto di Bugatti, fra i pali della porta del Napoli, avremmo vinto 7-3". Al ritorno, comunque, il Napoli vinse 4-3. In quella stagione gli azzurri arrivarono quarti in campionato dietro a Juventus, Fiorentina e Padova.

Per la stagione 1958/59 fu ingaggiato per far coppia con Vinicio il brasiliano Del Vecchio. Neanche questa coppia, come quella Jeppson-Vinicio, funzionò. Del Vecchio marcò tredici gol, Vinicio sette: il Napoli arrivò al nono posto.

Nella stagione successiva il Napoli lascia l'ormai angusto stadio del Vomero e inaugura il nuovo stadio S. Paolo di Fuorigrotta davanti a ottantamila tifosi. È il 6 dicembre del 1959, la partita oppone gli azzurri alla Juventus e finisce con un incredibile vittoria del Napoli per 2 a 1.

Questo è però l’unico avvenimento di notevole importanza in quell’anno, poiché il resto della stagione della compagine partenopea fu poco più che anonimo e il risultato finale fu solo un quattordicesimo posto. A giugno lasciano la squadra Vinicio e Pesaola, la crisi non sembra fermarsi.

Nel 1960 quando Vinicio sembrava a fine carriera ed ormai in decadenza, il Napoli cedette il brasiliano al Bologna; a smentire quella "decadenza" ci pensò Vinicio stesso, vincendo la classifica dei marcatori, ben 6 anni dopo, con la maglia del Vicenza. Nella stagione 1960/61 dopo un buon avvio - (8 punti in 5 partite) - il Napoli crolla e retrocede nuovamente in serie B.

Per ritornare in A, Lauro pretese di costruire una formazione in grado di competere con le migliori: "un grande Napoli per una grande Napoli" fu il suo slogan, ma il campo gli diede torto; la squadra non sembrava essere in grado di raggiungere la meta della promozione, e alla fine del girone di andata annaspa negli ultimi posti, rischiando la C, fino a quando fu chiamato ad allenarla Bruno Pesaola, allora allenatore della Scafatese in terza serie, che lasciò subito per tornare da allenatore nella città che l'aveva visto protagonista da calciatore, che da "Mister" rimase famoso anche per il suo immancabile cappotto di cammello e per l’inimitabile sagacia tattica. Con lui in panchina il Napoli risalì la china fino a raggiungere la promozione.

La stagione si chiuse trionfalmente con la conquista della Coppa Italia ottenuta battendo in finale la SPAL. Il Napoli passò subito in vantaggio con Gianni Corelli al 12°; la Spal pareggiò al 15° con Micheli ma Pierluigi Ronzon al 79° portò definitivamente in vantaggio gli azzurri regalandogli così il loro primo trofeo. Il Napoli resta l’unica squadra nella storia del calcio italiano ad aver vinto la Coppa Italia militando in serie B.

Nel 1962/63 il Napoli della Coppa Italia è confermato quasi in blocco, con il solo innesto di Faustino Jarbas Canè, prelevato dall' Olaria di Rio de Janeiro. In campionato la squadra non ingrana ma in Coppa delle Coppe elimina sia i gallesi del Bangor City che l'Újpesti TE (Ungheria) qualificandosi così ai quarti di finale. Intanto, dopo la gara di San Siro contro il Milan, ben quattro azzurri (Pontel, Molino, Rivellino e Tomeazzi) furono squalificati per un mese causa doping. In Coppa alla bella contro l'OFK Belgrado debutta Antonio Juliano, giovanissimo centrocampista che per i successivi diciotto anni sarà l’indiscussa bandiera del Napoli, ma nulla eviterà il 3-1 e l'eliminazione. In campionato le cose non vanno meglio: al temine della partita persa 0-2 contro il Modena sugli spalti del San Paolo si scatena la rabbia dei sostenitori azzurri, adirati per una nuova retrocessione.

Nella stagione successiva il Napoli, sotto la guida di Roberto Lerici, non ottenne grandi successi. A nulla servì la sostituzione del tecnico con il suo secondo Molino: alla fine fu solo ottavo posto. Il 1964 va invece ricordato per la trasformazione dell’A.C. Napoli in Società Sportiva Calcio Napoli, tuttora titolo sportivo ufficiale della squadra partenopea.

Per il campionato 1964/65 tornò in panchina Pesaola, il tecnico della Coppa Italia. La stagione è quantomeno strana: in casa il Napoli non rende, mentre in trasferta dilaga, Canè si trasforma in goleador e gli azzurri tornano in A.

Per lo spregiudicato armatore Achille Lauro il Napoli era un fiore all’occhiello da mostrare con orgoglio, specie in periodo elettorale; per costruire una buona squadra in vista del campionato di A 1965/66 prelevò Omar Sivori della Juventus e Josè Altafini dal Milan; al loro fianco cominciò a mettersi in evidenza Juliano, che aveva debuttato quando la squadra era ancora in Serie B.

I risultati sono lusinghieri: in campionato il Napoli arriva terzo, con Altafini capocannoniere della squadra con quattordici gol, mentre in estate la squadra si aggiudica la Coppa delle Alpi.

Nel 1966/67 il Napoli ripeté gli ottimi risultati dell'anno passato, arrivando quarto con Altafini di nuovo mattatore, questa volta con sedici reti. Nello stesso anno la squadra partenopea partecipò alla sua prima Coppa delle Fiere: venne eliminato agli ottavi di finale dal Burnley FC.

Alla vigilia del campionato 1967/68 arrivò dal Mantova il portiere Dino Zoff, subito soprannominato l'angelo azzurro. Nonostante la società attraversasse un periodo di crisi economica, in campionato i partenopei arrivarono vicinissimi allo scudetto. Nella sfida decisiva di San Siro contro il Milan la corsa si arrestò al termine di una gara segnata dalle polemiche. L'impegno dei giocatori azzurri fruttò solo un amaro secondo posto con nove punti di distacco dal Milan: il titolo di Campioni d’Italia restò, ancora una volta, solo un sogno nel cassetto.

A conti fatti, ad eccezione della Coppa Italia del 1962 e la Coppa delle Alpi del 1966, gli anni della presidenza di Lauro avevano regalato ai tifosi più illusioni e delusioni che risultati degni di nota.

Il periodo di potere della famiglia Lauro era ormai al termine, nel 1969, con grande abilità e poca spesa Corrado Ferlaino assunse la presidenza della società ridotta però sull’orlo del dissesto finanziario. Nei suoi primi anni di dirigenza, pur dimostrando carattere e testardaggine fuori dal comune, Ferlaino non poté garantire al Napoli la possibilità di lottare per grandi traguardi badando nei primi anni di presidenza in fase di calciomercato alla cessione di pezzi pregiati come Zoff, Altafini e Claudio Sala (ceduto senza aver potuto dimostrare pienamente il proprio valore, ad appena un anno dal suo acquisto), e all'acquisto di giocatori di prima scelta ma sul viale del tramonto come Nielsen, Hamrin, Sormani e Clerici.

Nel campionato 1969-70 il Napoli arrivò solo sesto in classifica.

Nel 1970/71 arrivò a Napoli il brasiliano Angelo Benedicto Sormani soprannominato il Pelé bianco. Sulla panchina della compagine partenopea rimase Beppe Chiappella, arrivato due anni prima. Sormani formò con Altafini un attacco solidissimo ed il Napoli giunse a giocarsi lo scudetto con Inter e Milan, ma a fine campionato il bottino fu solo un terzo posto avvelenato da roventi polemiche.

La stagione successiva vede una piccola crisi del Napoli, dovuta ad alcuni problemi societari. La compagine partenopea arriverà soltanto all'ottavo posto. Ferlaino decide quindi di svecchiare la squadra (pensando comunque anche al bilancio). La cessione di giocatori del calibro di Zoff ed Altafini alla Juventus fu accolta malamente dai tifosi e ben pochi videro di buon occhio il nuovo assetto della squadra.

L'acquisto che rivoluziona positivamente l'ambiente azzurro, è però legato al leone Luis Vinicio, che ritorna a Napoli in veste di allenatore.

All'arrivo del nuovo tecnico la società cominciò ad investire acquistando giocatori di ottimo livello (come gli attaccanti Sergio Clerici e Giorgio Braglia), mantenendo campioni come Juliano e valorizzando poi alcuni giovani talenti (Bruscolotti, Vavassori, La Palma, Salvatore Esposito ed altri). Vinicio, primo in Italia, volle sperimentare una squadra in grado di giocare il calcio totale proposto dagli olandesi ai Mondiali del 1974. La squadra fu rivoluzionata e, per il valore assoluto del gioco espresso fu, a detta di molti, il più bel Napoli della storia e comunque quello che giocò il più bel calcio visto sino ad allora. I risultati non si fecero attendere, e infatti la stagione si chiuse con un meritato terzo posto alle spalle della Lazio di Chinaglia e della Juventus.

Il Napoli, acquistato dall'Inter il vicecampione del mondo ai mondiali 1970 Burghnich dall'Inter, partì subito forte proiettandosi nelle zone alte della classifica e candidandosi come possibile vincitore dello scudetto. Nello scontro diretto contro la Juventus al San Paolo gli azzurri vennero però travolti inaspettattamente per 6-2.

I partenopei comunque non si arresero e lottarono fino all'ultimo per lo scudetto. La partita decisiva si giocò alla 25° giornata a Torino: Juventus-Napoli. I partenopei tentarono di tutto per vincere la partita ma persero per 2-1 (il gol della vittoria juventina venne segnato dall'ex azzuro Altafini (soprannominato proprio per questo dai tifosi partenopei core 'ngrato): oltre al danno, pure la beffa).

I partenopei poi tentarono una disperata rimonta ottenendo nelle ultime giornate quattro vittorie e un pareggio, ma non ci fu niente da fare: il Napoli chiuse il campionato al secondo posto (41 punti) due punti dietro la Juve (43). Decisivi per la sconfitta azzurra furono gli scontri diretti (2 sconfitte) e la mancanza di concretezza in trasferta (1 vittoria, 12 pareggi e 2 sconfitte).

Il colpo di mercato che ingigantì le speranze di gloria dei tifosi azzurri arrivò nell'estate del 1975 quando per l’allora stratosferica cifra di due miliardi di lire fu ingaggiato dal Bologna il centravanti Beppe Savoldi detto BeppeGoal o anche mister due miliardi.

La squadra, reduce dall'amaro secondo posto, non fece meglio nella stagione successiva, arrivando solo al quinto posto. Però riuscì a conquistare la sua seconda Coppa Italia battendo in finale per 4 a 0 l’Hellas Verona nella finale dell'Olimpico; poi, battendo il Southampton, il Napoli si aggiudicò anche la Coppa di Lega Italo-Inglese.

SOUTHAMPTON: Boulton, Rodrigues, Mills; Williams, Waldron, Blyth; Fisher, Channon, McDougall, McCalliog, Gilchrist.

SOUTHAMPTON: Turner (46' Middleton) Mills; Peach, Earles, Waldron; Masters, Williams, Stokes, McDougall, McCalliog, Fisher.

Nella stagione successiva l'obiettivo del raggiungimento della finale di Coppa delle Coppe (allenatore Pesaola) fallì dopo un’immeritata sconfitta per 2-0 nella semifinale di ritorno contro l'Anderlecht in una gara pilotata letteralmente a senso unico dall'arbitro Matthewson (che successivamente si scopri essere dipendente dell'azienda di proprietà del presidente della squadra belga). La gara d’andata era finita 1-0 per il Napoli grazie a una rete di Bruscolotti. In campionato gli azzurri raggiungono un modesto settimo posto e subiscono anche la penalizzazione di un punto in classifica per cumulo di squalifiche del campo.

Dopo un doppio sesto posto nelle stagioni 1977/78 e 1978/79, Savoldi lascia il Napoli che precipita all'undicesimo posto nel 1980; la sostituzione del ritrovato Vinicio con Sormani non riesce a fermare la crisi.

Gli anni settanta si chiusero così senza sussulti né grandi soddisfazioni. La parola "Scudetto" continuava ad essere solo una chimera per i sostenitori azzurri ma il decennio successivo li avrebbe appagati con trionfi tutt'ora irripetibili.

All’inizio degli anni ottanta, con la riapertura delle frontiere ai giocatori stranieri, giunsero in Italia fior di campioni (ed anche qualche "bidone").

Il Napoli, tradizionalmente, aveva avuto nelle sue file ottimi giocatori non italiani (Sallustro, Sivori, Jeppson, Hamrin, Cané, Clerici); per mantenere viva la tradizione fu ingaggiato dal Vancouver Ruud Krol.

Già campione d’Europa con l’Ajax e pilastro difensivo della grande Olanda dei primi anni settanta, Krol era un libero sopraffino capace di aprire il gioco con lanci lunghissimi e di estrema precisione. La sua classe era degna dei migliori calciatori che avessero calcato l'erba dello stadio San Paolo.

L’entusiasmo attorno alla squadra portò nuovamente i tifosi a sognare la "grande impresa". Nella stagione 1980/81, in un'annata resa drammatica dal sisma che il 23 novembre 1980 scosse la città, la squadra sfiorò il titolo conquistando il terzo posto finale. Dopo la vittoria sul Torino al Comunale, a cinque giornate dal termine, il Napoli si portò in testa alla classifica insieme alla Juventus e con la prospettiva di usufruire di un calendario favorevole. Incredibilmente, però, il Perugia - ultimo in classifica - nella successiva gara interna passò al San Paolo 0-1 con autogol di Ferrario nei primi minuti. Per tutto il resto della gara, gli azzurri si gettarono generosamente all'attacco, ma pali, traverse e le miracolose parate del portiere Malizia, sbarrarono al Napoli ogni possibilità di giungere quantomeno al pareggio.

Nonostante tutto, la squadra affrontò l'incontro decisivo con la Juventus primatista con due soli punti di svantaggio e con la teorica possibilità di sfruttare il turno casalingo per riagguantare la vetta a una giornata dal termine. Ma ancora una volta un'autorete (Guidetti) condanna gli azzurri alla sconfitta e a dare l'addio ai sogni tricolore. Restò l'amarezza per un'occasione sfumata e la consapevolezza di aver trovato in Krol uno dei migliori campioni che abbiano vestito la maglia azzurra.

A parte il già citato terzo posto nella stagione 1980/81 (allenatore Rino Marchesi) e il quarto posto nella stagione successiva, lo Scudetto restò lontano da Napoli nonostante Krol e Claudio Pellegrini, capocannoniere del Napoli in entrambe le stagioni, e con la stessa quota di gol: undici.

Nonostante l’arrivo di altri stranieri di valore quali Ramon Diaz prima e José Dirceu poi, i due campionati successivi furono coronati da "batoste" e delusioni e la serie B fu evitata in modo quasi rocambolesco.

Nella stagione 1984-85 viene ingaggiato Daniel Bertoni, argentino e campione del mondo che prende uno dei due posti riservati agli stranieri e lasciati liberi da Krol e Dirceu. Intanto sta maturando il vero colpo di mercato che verrà definito l'affare del secolo.

Il 27 maggio del 1984 la prima pagina della Gazzetta dello Sport mandò in visibilio i supporters azzurri: "Maradona, sì al Napoli". Da quel giorno, i tifosi azzurri attesero con ansia l'ufficializzazione dell'acquisto, che avvenne un mese dopo: Diego Armando Maradona era ufficialmente del Napoli ed il 5 luglio del 1984 fu presentato allo stadio San Paolo, gremito in ogni ordine posti. Quell’entusiamo popolare fu più forte della valanga di polemiche suscitata dalla cifra allora enorme che fu sborsata dal Napoli per avere in squadra il campione argentino, cifra che si aggirava attorno ai tredici miliardi di lire).

Nella prima stagione di Maradona, però, il Napoli stentava a decollare: mal supportato da una squadra di mediocre valore, Maradona dimostrò le sue indubbie doti di funambolo ma il suo contributo non poté essere utile per raggiungere grandi traguardi. Dopo un girone di andata mediocre, il Napoli riuscì a raggiungere una tranquilla posizione di centro classifica solo alle ultime giornate di campionato.

Era chiaro che da solo Maradona non avrebbe portato il Napoli a grandi risultati e la società dovette subito correre ai ripari. L’anno successivo arrivarono in azzurro rinforzi del calibro di Bruno Giordano, Salvatore Bagni, Claudio Garella, Alessandro Renica ed altri giocatori che in pochi anni diventarono i beniamini dei tifosi. Ma anche dal vivaio emergevano giovani talenti: uno su tutti fu Ciro Ferrara, che debuttò in prima squadra proprio nel 1985-86. Quella stagione finì col Napoli al terzo posto, ma in continua crescita sotto il profilo del gioco.

Marcatori: Renica (N) al 67', Muro (N) 71', Bagni (N) al 77'.

NAPOLI: Garella, Ferrara, Volpecina (88' Bigliardi), Bagni, Ferrario, Renica, Sola (59' Muro), Romano, Giordano, Maradona, Carnevale (81' Caffarelli) Allenatore: Bianchi.

NAPOLI: Garella, Ferrara, Volpecina, (46' Bruscolotti), Bagni, Bigliardi, Ferrario, Carnevale (60' Muro), De Napoli (75' Caffarelli), Giordano, Maradona, F. Romano. Allenatore: Bianchi.

Ai nastri di partenza della stagione 1986/87, il Napoli non è tra le favorite, sebbene siano arrivati nuovi innesti, come l'attaccante Andrea Carnevale, che va a formare in tridente definito Ma.Gi.Ca. (dalle sillabe iniziali dei tre attaccanti azzurri: Maradona-Giordano-Carnevale). Intanto, Maradona è appena tornato dal trionfale mondiale messicano con la casacca della Selección, e tutti gli occhi sono puntati su di lui, ormai una delle stelle del calcio mondiale.

Dopo poche giornate, tuttavia, il Napoli è già in crisi: eliminato ai calci di rigore dalla Coppa Uefa del 1987, per mano dei francesi del Tolosa (con Maradona che sbaglia il rigore decisivo), ed appena una vittoria e due pareggi nelle prime tre giornate di campionato. La panchina di Ottavio Bianchi sembra in pericolo; ma una buona serie di risultati utili (tra cui le vittorie esterne contro Roma e Sampdoria) portano il Napoli ad agganciare la Juventus proprio alla vigilia dello scontro diretto di Torino. In una gara che sarà l'emblema della stagione, il Napoli chiude il primo tempo sotto di una rete; ma nel secondo, grazie alle reti di Moreno Ferrario, Bruno Giordano e Giuseppe Volpecina, gli azzurri espugnano Torino e cominciano la corsa verso il tricolore.

Lo scudetto arriva alla penultima giornata: il 10 maggio 1987 al San Paolo è di scena la Fiorentina, che riesce a pareggiare la rete di Andrea Carnevale con una magistrale punizione di Roberto Baggio, al primo goal in Serie A. Il pari permette comunque al Napoli di conquistare matematicamente lo scudetto, ed inizia così la grande festa per la vittoria del tricolore.

Il Napoli festeggia nel mese successivo anche la vittoria della Coppa Italia 1987, conquistata vincendo tutte le tredici gare disputate, comprese le due finali contro l'Atalanta. L'accoppiata scudetto/coppa è un'impresa che fino a quel momento era riuscita solo al Grande Torino ed alla Juventus.

In vista degli impegni di campionato e Coppa dei Campioni, viene ingaggiato Antonio Careca, il centravanti della Seleçao, che conquisterà i tifosi a suon di goal e prodezze tecniche. Il Napoli punta decisamente a riconfermare la propria leadership in campionato, ma nessuno nasconde le ambizioni legate alla Coppa dei Campioni, competizione cui gli azzurri accedono per la prima volta Il sorteggio oppone subito gli azzurri al Real Madrid, una delle favorite d'obbligo della vigilia, che nella gara d'andata - a porte chiuse - al Bernabeu, si impone per 2-0, spezzando così le speranze partenopee. La gara di ritorno si disputa al San Paolo, pieno come mai prima. Un goal di Francini dopo undici minuti di gioco ed il primo tempo dominato quasi interamente dagli azzurri lasciano sperare in una clamorosa impresa, ma il goal di Butragueño, a pochi minuti dal riposo, smorza le illusioni e l'uno a uno finale qualifica gli spagnoli lasciando l'amaro in bocca agli azzurri. In campionato il Napoli dimostra il proprio strapotere fino a poche giornate dal termine ma in primavera, quando già sembra tutto pronto per la festa del secondo scudetto, la squadra rallenta vistosamente e giunge allo scontro decisivo col Milan stanca e sfiduciata. La squadra di Sacchi passa al San Paolo e supera in classifica i partenopei andando a vincere il tricolore fra le infinite polemiche scatenate dall'inspiegabile debacle azzurra.

Ci furono dei sospetti, confermati dalle dichiarazioni di un pentito , che ad aiutare il Milan a conquistare lo scudetto fosse intervenuta la camorra, allora molto attiva nelle scomesse clandestine; se il Napoli avesse vinto lo scudetto la camorra ci avrebbe rimesso miliardi di lire e di conseguenza, secondo questa teoria, avrebbe fatto in modo di far perdere al Napoli le ultime quattro partite in modo da far vincere lo scudetto ai rossoneri.

NAPOLI: Giuliani; Renica, Ferrara, Francini, Corradini (Crippa 46); Alemao, Fusi, De Napoli; Careca, Maradona, Carnevale. Allenatore: Bianchi.

NAPOLI: Giuliani; Renica, Ferrara, Francini, Corradini (Crippa 46); Alemao, Fusi, De Napoli; Careca, Maradona, Carnevale. Allenatore: Bianchi.

Finita in modo burrascoso la stagione 1987-88, per quella successiva la squadra cambia radicalmente: per sostituire i giocatori allontanati, il Napoli ricorre a diversi acquisti, tra cui quello di Giuliano Giuliani, di Luca Fusi e del forte centrocampista brasiliano Alemão, già compagno di Careca nella Seleçao. Entrano a far parte della dirigenza azzurra, Luciano Moggi e Giorgio Perinetti.

Il campionato 1988/89 regala belle soddisfazioni al Napoli, come il 5-3 esterno alla Juventus, il 4-1 al Milan ed il clamoroso 8-2 al Pescara. Ma lo scudetto di quell'anno và all'Inter detta "dei record", forse la compagine nerazzurra più forte mai esistita. Che il campionato diventi monopolio dell'Inter lo si capisce subito, e così le altre squadre puntano alle competizioni europee.

In Coppa Uefa, gli azzurri partono subito col piede giusto, eliminando i greci del Paok Salonicco (1-0 ed 1-1), i tedeschi del Lokomotive Lipsia (2-0 ed 1-1) ed i francesi del Bordeaux (0-0 e 0-1). Le sfide più interessanti cominciano però dai quarti di finale, con il Napoli che si trova di fronte alla Juventus: dopo lo 0-2 subito nella gara d'andata a Torino, un secco 3-0 al ritorno ribalta il risultato a favore del Napoli, che passa così in semifinale, dove affronta i tedeschi del Bayern Monaco. In uno Stadio San Paolo da tutto esaurito, il Napoli vince per 2-0, con gol di Careca e Carnevale ed ipoteca la finale. Al ritorno, una doppietta di Careca (2-2 il finale) spiana la strada per la finalissima contro un'altra tedesca, lo Stoccarda di Jürgen Klinsmann.

Nella gara d'andata, i tedeschi gelano il San Paolo con la rete di Maurizio Gaudino (per ironia della sorte, un napoletano nato in Germania), ma le reti di Maradona prima e di Careca (allo scadere) poi, fissano il punteggio sul 2-1. Il ritorno a Stoccarda, con oltre 30.000 tifosi azzurri al seguito, è un trionfo: segna Alemão, pareggia Klinsmann, poi Ciro Ferrara e Careca mettono la parola fine alla partita. Finisce 3-3 e grazie alla vittoria per 2-1 all'andata il Napoli vince così la Coppa Uefa 1989.

La stagione 1989/90 si apre subito con una notizia clamorosa: Ottavio Bianchi va via dalla panchina azzurra, sostituito da Albertino Bigon. Maradona, invece, è in Argentina, e non rientra in tempo utile per giocare le prime partite di campionato; ma sembra che in realtà stesse cominciando ad avere problemi con la società, a cui aveva chiesto di essere ceduto: voci però subito smentite ma mai in modo del tutto convincente. La squadra intanto acquista nuovi giocatori, come Massimo Mauro dalla Juventus, e mette in prima squadra un giovanotto sardo preso dalla Serie C1: Gianfranco Zola.

In campionato, il Napoli parte subito col piede giusto: 16 risultati utili consecutivi nelle prime 16 gare. La sconfitta arriva solo all'ultima d'andata, ma non preoccupa nessuno. Un piccolo calo di rendimento avvicina l'Inter ed il Milan, ma la squadra gestisce bene il vantaggio di due punti, fino allo scontro diretto: a San Siro i rossoneri vincono 3-0 ed il Napoli viene raggiunto in testa. Due settimane dopo, gli azzurri perdono di nuovo a San Siro, stavolta contro l'Inter (3-1), e si ritrovano due punti sotto. Molti cominciano a temere il ritorno degli "spettri" del 1988, e diversi giornali parlano già di scudetto al Milan; il Napoli invece non demorde, e recupera prima un punto (Milan sconfitto a Torino dalla Juventus ed azzurri che pareggiano a Lecce), poi però si fanno battere dalla Sampdoria (2-1 al 90°) mentre il Milan perde il derby contro l'Inter. Quando i giochi, a poche giornate dalla fine, sembrano ormai fatti, avviene il famoso caso della monetina di Bergamo: sul punteggio di 0-0 tra Atalanta e Napoli, una monetina lanciata dai tifosi nerazzurri colpisce alla testa Alemão, costringendolo ad abbandonare il campo. Il giudice sportivo assegnerà il 2-0 a tavolino al Napoli, mentre il Milan viene bloccato sullo 0-0 dal Bologna, e viene raggiunto così dal Napoli a tre giornate dalla fine. Alla penultima, il definitivo sorpasso: rossoneri sconfitti a Verona per 2-1 e Napoli vittorioso 4-2 sul campo a Bologna, permettendosi così di farsi bastare il pareggio all'ultima giornata, contro la Lazio: tuttavia un gol di Marco Baroni dopo appena sette minuti chiude in fretta la partita e regala al Napoli il secondo scudetto.

Non mancarono la polemiche da parte milanista per il trattamento di favore ricevuto dal Napoli dopo la monetina di Bergamo e la susseguente vittoria a tavolino concessa al Napoli nonché per l' arbitraggio di Rosario Lo Bello che forse avallò la sconfitta del Milan a Verona e, una settimana dopo, la vittoria del secondo scudetto napoletano. In proposito, l' 11 settembre 2003, in un'intervista ad un noto quotidiano sportivo, l' allora presidente del Napoli, Corrado Ferlaino, rilasciò le seguenti dichiarazioni: "Allacciai buoni rapporti con il designatore Gussoni. Il campionato si decise il 22 aprile: il Milan giocava a Verona, e Gussoni designò Rosario Lo Bello per quella partita; successe di tutto, espulsioni, milanisti arrabbiati che scaraventarono le magliette a terra: il Milan perse 2-1. Noi vincemmo serenamente a Bologna per 4-2 e mettemmo in tasca tre quarti di scudetto. A Bergamo Alemao fu colpito e forse ingigantimmo l'episodio ma la partita comunque era già vinta a tavolino. Facemmo un pò di scena. L'idea fu del massaggiatore Carmando. Alemao all'inizio non capì, lo portammo di corsa all'ospedale, gli feci visita e quando uscii dichiarai addolorato ai giornalisti: 'Non mi ha riconosciuto'. Subito dopo scoppiai a ridere da solo, perché Alemao era bello e vigile nel suo lettino" .

NAPOLI: Galli; Ferrara, Francini, Crippa (Rizzardi 35 st); Baroni, Corradini, De Napoli, Alemao ; Careca, Maradona, Silenzi (Mauro 25 st). Allenatore: Bigon.

Nella stagione 1990/91, la rosa del Napoli è di poco diversa da quella laureatasi campione d'Italia. La stagione comincia con la vittoria nella Supercoppa Italiana ottenuta battendo la Juventus allenata da Maifredi per 5-1. Il campionato, invece, comincia male: nelle prime tre partite la squadra ottiene solo un punto. L'inizio in Coppa dei Campioni sembra favorevole al Napoli, che ottiene una convincente doppia vittoria sugli ungheresi dello Újpesti Dózsa, squadra che aveva già incontrato nella Coppa delle Coppe del '63, quando si chiamava Újpesti TE. Al secondo turno però gli azzurri vengono eliminati dallo Spartak Mosca, implacabile ai rigori, dopo un doppio 0-0. La crisi continua per tutto l'anno, e il Napoli chiude la stagione con un modesto settimo posto.

Si chiude così il primo importante ciclo del Napoli in coincidenza con il declino di Maradona a seguito delle vicende personali che lo costrinsero a lasciare Napoli e l'Italia in modo amaro. Dal 1991, dopo che Maradona lasciò Napoli la squadra si avviò verso un lento ma costante declino.

Inizialmente, con il nuovo tecnico Claudio Ranieri e grazie all'apporto di giocatori del calibro di Zola, Ferrara, Careca e il nuovo arrivato Laurent Blanc, ottiene un discreto quarto posto nella stagione 1991/92.

Ranieri viene confermato, e il Napoli sembra aver riacquistato la sua competività. La campagna acquisti porta in azzurro giocatori come Daniel Fonseca e Roberto Policano. In Coppa Uefa si comincia piuttosto bene, con un 5-1 esterno contro il Valencia con Fonseca autore di tutti e cinque gol del Napoli. Il Paris Saint Germain ferma però i partenopei al turno successivo; è George Weah, con una doppietta, a condannare il Napoli all'eliminazione. In campionato la squadra va in crisi e dopo un 1-5 contro il Milan, Ranieri viene licenziato. Al suo posto ritorna Ottavio Bianchi, che non può far altro che portare la squadra verso la salvezza senza grandi risultati.

La squadra viene quindi svecchiata e subisce molti cambiamenti: Bianchi diventa General Manager e sceglie come tecnico Marcello Lippi. Pilastri della squadra come Careca e Gianfranco Zola lasciano la squadra mentre molti giovani promettenti, come Fabio Cannavaro e Fabio Pecchia, diventano protagonisti. Dopo un primo periodo di crisi, Lippi decide di puntare tutto sulle forze fresche e la stagione 1993/94 finisce con un buon sesto posto e la soddisfazione di aver sconfitto il Milan, prossimo a laurearsi campione d'Italia e d'Europa, grazie ad una rete di Paolo Di Canio elemento giunto in prestito dalla Juventus che realizza anche il gol all'ultima giornata che vale la qualificazione alla Coppa UEFA.

Lippi a fine stagione lascia il Napoli con destinazione Juventus, e con lui anche Ciro Ferrara, bandiera e capitano del Napoli. Al posto dell'allenatore viareggino arriva Vincenzo Guerini e il Napoli in campo si affida ad Andrè Cruz, Alain Boghossian e all'ex numero dieci del Torino Benito Carbone, arrivato via Roma con Grossi e ben 18 miliardi, nell'affare che porta in terra capitolina Daniel Fonseca. Ma la stagione comincia male: Guerini viene licenziato dopo un 5-1 subito contro la Lazio ed al suo posto arriva Vujadin Boskov. L'eccentrico allenatore slavo porta i partenopei al settimo posto, sfiorando la qualificazione alla Coppa Uefa.

A partire dal 1995 con la cessione di giocatori come Benito Carbone (all'Inter) e di Fabio Cannavaro (al Parma), inizia il declino. La retrocessione è sfiorata e il Napoli si salva solo alla terz'ultima giornata, vincendo contro la Sampdoria 1-0, grazie ad un rigore nei minuti finali di Arturo Di Napoli. Boskov lascia la squadra a fine anno.

Nella stagione 1996/97 la formazione azzurra allenata da Gigi Simoni è la vera rivelazione del campionato e alla sosta di Natale è addirittura al secondo posto a pari merito con il Vicenza e dietro alla Juventus; nel girone di ritorno, tuttavia, la squadra crolla (3 vittorie in 17 gare) ed evita la retrocessione per un soffio. Nella stessa stagione il Napoli è autore di un’ottima prestazione nella Coppa Italia. Eliminati il Monza, il Pescara (entrambe per 0-1), la Lazio (1-0 ed 1-1) e l'Inter (1-1 ed 1-1, gli azzurri vincono ai rigori), il Napoli arriva in finale contro il Vicenza. All'andata, il Napoli vince 1-0 al San Paolo, ma nella gara di ritorno al Romeo Menti di Vicenza, gli azzurri perdono 1-0 nei minuti regolamentari e, complice l'espulsione di Nicola Caccia, subiscono negli ultimi tre minuti due gol che impediscono di arrivare a giocarsi la coppa ai rigori consegnando al Vicenza il titolo e l'accesso alle coppe europee.

Il Napoli, reduce dalla discreta annata '96/'97 nella quale ha sfiorato la vittoria della sua quarta Coppa Italia, si appresta ad affrontare la nuova stagione con la speranza di continuare a vivere il buon periodo che seppur non ai massimi livelli, ha sempre visto gli azzurri fra i protagonisti della massima serie. La squadra subisce molte modifiche, a cominciare dall'allenatore che sarà Bortolo Mutti; la mancata vittoria della Coppa Italia e l'esclusione dalle coppe europee precludono al Napoli la possibilità di poter contare su nuovi sponsor e l'ingaggio di giocatori di alto livello; la crisi inizia ad essere avvertita pesantemente e porta alla cessione di giocatori considerati fra i migliori dell'organico quali Boghossian e Fabio Pecchia. Arrivano in maglia azzurra il francese William Prunier e José Luis Calderón; le loro prestazioni men che mediocri aumentano il pessimismo della tifoseria e mettono in luce - in modo sempre più evidente - l'approssimazione con cui la società affronta il periodo negativo. Nel corso del campionato dopo l'esonero di Mutti la panchina viene affidata a Carlo Mazzone. Il tecnico porta in maglia azzurra Giannini e chiede alla società rinforzi difensivi che però non gli vengono forniti. Dopo alcune buone prestazioni il tecnico romano si arrende all'evidenza ed abbandona la panchina di una squadra ormai destinata ad una stagione disastrosa. A Mazzone subentra Giovanni Galeone che tenta di adeguare la squadra ai propri moduli spregiudicati, i risultati non cambiano e - ove possibile - peggiorano fino all'esonero di Galeone sostituito da Vincenzo Montefusco, allenatore della Primavera chiamato a reggere la panchina azzurra in attesa dell'inevitabile retrocessione. La stagione si chiude con un'impressionante "collezione" di record negativi: quattordici punti all'attivo; due vittorie, otto pareggi, ventiquattro sconfitte, la differenza reti attestata a -51. Queste cifre rendono pienamente l'aspetto della stagione più nera della storia del Napoli.

Il primo anno in cadetteria è mediocre, la squadra allenata da Renzo Ulivieri annovera nell'organico giocatori sul viale del tramonto, come Igor Shalimov e non riuscirà mai ad inserirsi in competizione con le altre squadre in lotta per la promozione. A gennaio arriva l'attaccante Stefan Schwoch, ma è ormai troppo tardi e il Napoli resta in Serie B.

Il ritorno in A avverrà solo l'anno dopo, grazie all'oculata gestione del nuovo allenatore Novellino e alle ottime prestazioni di Schwoch, che è sempre presente in ogni fase della manovra azzurra ma soprattutto segna ventidue goal eguagliando così il record di reti siglate in una stagione con la maglia azzurra, detenuto fino a quel momento da Vojak. Quell'anno il Napoli ha nel proprio organico elementi di sicuro avvenire, come Massimo Oddo, Matuzalem, Luciano Galletti ed altri giocatori di buon livello che però vengono lasciati andar via per pochi spiccioli.

Il Napoli, dopo l'entusiasmante stagione che lo ha riportato in Serie A, si prepara alla nuova sfida rivoluzionando totalmente la squadra, a partire dalla guida tecnica: viene inspiegabilmente esonerato il tecnico della promozione Walter Novellino per far posto al boemo Zdenek Zeman. La rosa viene rinfoltita con numerosi calciatori ritenuti di buon profilo fra i quali Fresi, Francesco Moriero, David Sesa e Abdelilah Saber; l'ambizione della società è quella di raggiungere subito un piazzamento di rilievo e la qualificazione alla Coppa Uefa, ma il campo smentisce tutte le aspettative della vigilia. All'esordio casalingo il Napoli perde contro la Juventus per 1-2 nonostante il primo tempo chiuso in vantaggio con gol di Roberto Stellone e questo sarà solo il preludio di una stagione disastrosa. La squadra non adatta agli schemi Zeman e, dopo soli 2 punti raccolti nelle prime 6 partite, il tecnico boemo viene esonerato e sostituito da Emiliano Mondonico. Il tecnico bergamasco schiera la squadra con un 3-5-2 che inizialmente porta a buoni risultati, fra i quali un 6-2 contro la Reggina e a metà campionato, abbandonate le velleità iniziali, parve possibile raggiungere quantomeno l'obiettivo della salvezza. Il mercato di riparazione di gennaio avrebbe dovuto portare in maglia azzurra elementi in grado di garantire alla squadra un netto salto di qualità; pareva certo l'ingaggio dell'attaccante argentino Martin Palermo, ma Ferlaino riuscì a portare in azzurro solo "'o Animal" Edmundo: il centravanti brasiliano fu accolto dai tifosi con grandi speranze che furono però deluse dalle scarse prestazioni fornite. Il 10 giugno del 2001 la Roma di Capello affronta il Napoli al San Paolo; entrambe le squadre cercano la vittoria: i giallo-rossi per garantirsi la conquista dello scudetto, gli azzurri per continuare a sperare nella salvezza. il discusso pareggio finale suggellerà la retrocessione del Napoli ed a nulla varrà la vittoria dell'ultima giornata in casa della Fiorentina.

Il Napoli, dopo la dolorosa retrocessione, sogna di riapprodare al più presto al campionato di Serie A, per poi impostare un ambizioso progetto di valorizzazione del marchio ad opera del futuro presidente-socio "Toto" Naldi. Nel mercato estivo vengono ceduti molti dei calciatori protagonisti della stagione; fra questi anche giocatori di qualità come Matuzalem, Quiroga e un giovane Amauri che di li a poco sarebbe esploso diventando oggetto del desiderio di numerosi grandi club europei. Al loro posto arrivano giocatori di minor valore, mentre i guadagni delle cessioni servono per rimpinguare le casse della società devastate da anni di gestioni poco accorte. Tra gli arrivi si segnala anche quello di Gigi De Canio, allenatore che subentra a Mondonico e al quale viene affidato il compito di riportare nella massima serie il club del ciucciariello. Gli inizi però non sono quelli delle aspettative: la squadra fatica a tenere il passo delle prime 4, che hanno un ritmo molto elevato. I ragazzi di De Canio riescono comunque a ritagliarsi un posto di tranquilla media classifica, ma è troppo poco per una piazza che è stanca di calcare palcoscenici ad essa non congeniali. A gennaio si cerca di intervenire sul mercato per dare i giusti rinforzi a De Canio: viene imbastita una trattativa per Denis Godeas , giovane bomber del campionato; tuttavia i soliti problemi economici bloccano il mercato dei partenopei. Esiste l'impellente necessità di monetizzare e così si dice addio ad un altro giovane talento: Marek Jankulovski, ceduto all' Udinese del DG Pierpaolo Marino in cambio di contropartite tecniche che rappresenteranno cocenti delusioni, il terzino Esteban Lopez e l'impalpabile honduregno Carlos Alberto Pavón. Jankulovski rimane fino a giugno, e mentre la società tra ricapitalizzaioni e polemica cerca di trascinarsi avanti, la squadra - nonostante il livello tecnico non elevatissimo - guidata da De Canio cerca di piazzare la zampata decisiva per la corsa alla promozione. Inizia un importante striscia di vittorie che porterà il Napoli al quinto posto, mentre il 22 febbraio Naldi diventa comproprietario al 50% della SSC Napoli. Poco dopo òe difficoltà societarie emergono in tutta la loro gravità: scatta l'arresto per il presidente Giorgio Corbelli, con l'accusa di "associazione a delinquere" per questioni legate alla sua azienda Telemarket, mentre il Tribunale di Napoli impone l' amministrazione controllata alla società, con l'arrivo del prof. Gustavo Minervini con il compito di fare "l'ultimo tentativo" per cercare di salvare il club dal fallimento. In questo clima pesante - condito anche dallo scandalo-doping dell' Empoli - è difficile pensare al calcio giocato, ma la squadra di De Canio ormai è decisa a regalare la promozione alla città: tutto si può decidere il 22 aprile nella partita Napoli-Reggina, quarta classificata, uno scontro diretto che potrebbe regalare al Napoli la possibilità di inserirsi tra le prime 4 piazze per il rush finale del campionato. Davanti ad uno stadio S.Paolo stracolmo e pieno di speranza, la squadra tenta in ogni modo di vincere. l'avversaria tuttavia alza un efficace barricata per cercare di strappare via almeno un pareggio che gli permetterebbe di tenere a debita distanza gli azzurri. Sarà il portoghese Vidigal a sbloccare il risultato, con un gol di testa su calcio d'angolo, ma i calabresi riescono ad agguantare il pareggio con Savoldi. A nulla serve l'assedio azzurro alla porta della Reggina: la partita termina 1-1, risultato che sancisce la fine delle speranze azzurre.

Le premesse La crisi sportiva è concatenata ad una grande crisi economica iniziata già anni prima e mai sanata. Anni di spese scelerate avevano minato definitivamente i bilanci della società Dopo appena un anno di convivenza, nel 2002 Ferlaino lascia la dirigenza, ed il Napoli passa interamente all'imprenditore lombardo Giorgio Corbelli, che a sua volta decide di condividere la presidenza con l'imprenditore alberghiero Salvatore Naldi, che annuncia piani di risanamento e riscatto.

L'era Naldi Le strategie di Naldi per il futuro lasciavano ben sperare per il futuro della società: Nuovo stadio di proprietà con annesse strtture intrattenitive, nuovo centro tecnico, e soprattutto l'obbiettivo di riportare la squadra ai vertici del calcio. Ben presto però, Naldi si scontra con la dura realtà: il Napoli si ritrova in una situazione finanziaria estremamente pesante, alcune indagini giornalistiche di quei tempi rivelano buchi di bilancio ben più grandi di quelli effettivamente dichiarati e nascosti all'interno di un intricato gioco di società controllate e "scatole cinesi".

Naldi perde l'appoggio di Corbelli, che gli vende le sue quote, e prova sia a cercare ricchi partner sia a tamponare la crisi con operazioni azzardate: sono anni in cui il Napoli vive sul filo del rasoio, e per due volte la società viene messa in regime di amministrazione controllata, mentre gli inquirenti portano avanti indagini su una presunta bancarotta fraudolenta. Tutto questo, unito a una serie di investimenti errati, porta alla fine della Società Sportiva Calcio Napoli: nel giugno 2004, Naldi si dimette dalla carica di presidente (nominando Paolo Bellamio amministratore unico), e pochi giorni dopo arriva la sentenza della fallimentare: la SSC Napoli viene dichiarata fallita, e non ammessa dunque al prossimo campionato.

L'estate calda Nelle settimane successive, l'imprenditore Luciano Gaucci tenta l'acquisto del titolo sportivo tramite la società "Napoli Sportiva" e con la forumla del fitto di ramo d'azienda, per riuscire così a far ripartire il Napoli dalla serie B e con una spesa contenuta; ma questa operazione viene negata e l'unico modo riconosciuto dalla FIGC per ottenere la guida dl Napoli è quello di acquisire il titolo sportivo ed accedere al cosiddetto Lodo Petrucci una legge creata ad hoc per fronteggiare la crisi di molte società italiane con lo scopo di salvaguardarne i "titoli". Il Lodo Petrucci avrebbe permesso di far ripartire il Napoli nella categoria direttamente inferiore rispetto a quella a cui avrebbe dovuto partecipare (e quindi la Serie C1): Gaucci rifiutò questa strada cercando un "muro contro muro" che avrebbe prodotto una lunga e snervante guerra di tribunali e carte bollate. Il mondo politico locale, che si mobilitò per cercare altri investitori, non si riuscì a trovare nessun altro acquirente determinando - di fatto - la fine definitiva della Società Sportiva Calcio Napoli.

La rinascita Negli ultimi giorni decisivi per aderire al Lodo Petrucci (scaduto questo termine, la società sarebbe dovuta ripartire dalla Terza Categoria), il produttore cinematografico Aurelio De Laurentiis fonda il Napoli Soccer e, per circa trentadue milioni di euro, acquista il titolo sportivo ed iscrive la nuova società al campionato di Serie C1 chiudendo di fatto il capitolo più nero della storia del Napoli.

Dopo il fallimento della SSC Napoli, i consueti tira e molla estivi densi di ricorsi e false notizie, la FIGC si accorda con il Tribunale Fallimentare di Napoli per fare in modo che il nuovo Napoli possa ripartire dalla Serie C1. L'imprenditore che propone l'offerta più importante e convincente è il produttore cinematografico Aurelio De Laurentiis, che così ottiene la possibilità di iscrivere la neonata Società Napoli Soccer, in extremis, alla Serie C1. Il mercato giè chiuso impone in tempi ristrettissimi al nuovo Direttore Generale, Pierpaolo Marino, una campagna acquisti nella quale il Napoli ha la possibilità di acquistare solo elementi di secondo piano o in esubero. Gli azzurri, guidati in panchina da Giampiero Ventura, cominciano il campionato in ritardo, con una preparazione atletica approssimativa e con una Rosa di calciatori inadeguata per aspirare ai primissimi posti. La squadra ha subito delle grandi difficoltà, riuscendo a collocarsi in una posizione a ridosso della zona Play-off e punta sul mercato di gennaio per compiere gli aggiustamenti necessari. Con gli acquisti di calciatori di buon livello tra cui spiccano Calaiò, Fontana, Piá e Capparella e con l'esonero di Ventura, sostituito da Edy Reja all'inizio del girone di ritorno. Si spera di agguantare la zona Playoff, e così avviene, grazie ad una striscia di risultati che decreta il Napoli come squadra con più punti nella seconda metà del campionato. I Partenopei con il terzo posto in graduatoria superano in semifinale la Sambenedettese, ma perdono la finale Play-off contro l'Avellino, pareggiando 0-0 in casa e perdendo 2-1 in Irpinia.

Dopo la delusione causata dalla sconfitta contro l'Avellino, per tutta l'estate il Napoli confida ugualmente nell'accesso in Serie B tramite il ripescaggio. A fine luglio l'ipotesi sembra realizzarsi dopo la bocciatura del Messina da parte del Consiglio Federale; ma il TAR riabilita i peloritani, chiudendo di fatto ogni possibilità di ripescaggio. Ad agosto sembrano essere il Pescara prima ed il Torino poi a fare posto al Napoli in B, ma alla fine tutto restà com'è, ed il Napoli si prepara al nuovo anno di C1. Nel frattempo la Società provvede ad inserire nell'organico alcuni elementi di buon valore come Iezzo, Maldonado e Bogliacino e l'ottimo avvio in Coppa Italia lo conferma. In agosto elimina tre squadre di categoria superiore (Pescara, Reggina e Piacenza) e la sua corsa si ferma solo nel turno successivo, disputato tra dicembre e gennaio, nel doppio confronto contro la Roma. Anche in Campionato il Napoli parte benissimo facendo subito il vuoto dietro di sé. Inizialmente gli resiste solo la Sangiovannese, ma a metà novembre i toscani vengono sonoramente sconfitti al San Paolo. Il Napoli si sente già in Serie B e tra dicembre e febbraio rallenta il suo cammino, alternando quattro vittorie consecutive in casa ad altrettante sconfitte in trasferta. Dopo la fase calante, il Napoli riprende speditamente la marcia verso la Serie B, e la promozione diventa matematica a quattro turni dalla fine, con la vittoria per 2-0 sul Perugia (16 aprile). Nell'ultimo atto stagionale, la Supercoppa di Serie C1 giocata contro lo Spezia, il Napoli scende in campo più per le statistiche che per vincere. Domina comunque entrambe le gare, ma la scarsa precisione sotto porta gli costerà cara: l'uno a uno (dopo lo zero a zero della gara d'andata), nel San Paolo vuoto per il disinteresse del pubblico azzurro verso questa competizione, permettono allo Spezia di aggiudicarsi la coppa. La stagione si chiude con l'annuncio del presidente Aurelio De Laurentiis della riacquisizione del vecchio titolo sportivo, Società Sportiva Calcio Napoli. È un evento con il quale il sodalizio partenopeo celebra sia la promozione che l'ottantesimo anniversario della fondazione del Calcio Napoli.

Dopo l'agevole promozione in Serie B, il Napoli, appena tornato alla storica denominazione Società Sportiva Calcio, punta ad un campionato da protagonista. Ne sono testimonianza gli importanti acquisti del mercato estivo (P. Cannavaro, Domizzi, Dalla Bona, Bucchi e De Zerbi) e l'entusiasmo della tifoseria trascinata dall'ottimo avvio della stagione, con tre turni di Coppa Italia superati non senza faticare (Ascoli battuto ai supplementari e Juventus sconfitta ai rigori). In Campionato le difficoltà sono maggiori e l'allenatore Reja è ben presto costretto a rinunciare ad uno schieramento troppo offensivo e alcuni dei nuovi acquisti finiscono in panchina. Il Napoli non entusiasma nel gioco e questo attira feroci critiche verso l'allenatore, tuttavia la squadra macina ottimi risultati (come un striscia di imbattibilità durata 18 partite) e rimane sempre nei primi posti della classifica ed a fine novembre raggiunge anche il primo posto (la Juventus penalizzata è in rimonta, ma ancora distante). A dicembre il Napoli esce dalla Coppa Italia per mano del Parma, così può concentrarsi interamente sul campionato, con l'obbiettivo dichiarato dei Playoff, ma con il sogno della promozione diretta. Il girone di ritorno si apre non senza difficoltà e con un calendario falsato dalle conseguenze della morte dell'Ispettore Raciti in quel di Catania (2 febbraio) che causerà anche per due mesi la chiusura ai tifosi dello stadio San Paolo, prima in modo totale e poi in maniera parziale fino alla riapertura completa di aprile. Il Napoli entra in un periodo molto difficile: i risultati a cavallo tra febbraio e marzo mettono in dubbio le possibilità di promozione diretta, con i pareggi casalinghi (al termine di gare non brillanti) contro Bari e Vicenza, la sconfitta sul campo del Crotone fanno perdere alla squadra il treno delle prime due posizioni, tra le polemiche di pubblico e critica. Ma arriva aprile, il mese dove il Napoli cambia marcia e consegue una serie di importanti vittorie, specialmente in trasferta. L'inizio del ciclo è con il Bologna in una gara dove il Napoli in vantaggio di tre reti, pur soffrendo, riesce ad evitare la rimonta felsinea. Con la Juventus già sicura della prima piazza, il Napoli lotta con il Genoa per il secondo posto utile per la promozione diretta, ma poi si fa sempre più concreta la possibilità di accedere entrambe direttamente in massima serie grazie alla regola che premia la terza in classifica nell'ipotesi in cui ci siano almeno 10 punti di vantaggio sulla quarta squadra in graduatoria. Tutto si decide all'ultima giornata: Napoli e Genoa sono reduci da una straordinaria chiusura di campionato, ma per evitare i playoff una delle due dovrà battere l'altra, oppure pareggiare sperando nel risultato (peraltro ritenuto poco probabile) positivo della Triestina ai danni del Piacenza, quarto classificato. La partita viene vissuta come una vera finale, con le due tifoserie legate da un lungo gemellaggio, nella prima ora di gioco le emozioni si susseguono, ed al 90° azzurri e rossoblù pareggiano a reti bianche. I partenopei mantengono la 2^ posizione e tornano in Serie A dopo 6 anni, venendo accompagnati dai liguri che approfittano della mancata vittoria del Piacenza, conservando così i 10 punti di vantaggio sui quarti classificati. La grande festa allo Stadio Ferraris dei tifosi genoani e napoletani che poi avrà il suo culmine per le strade delle due città ha così inizio.

Nell'estate 2007, il Napoli si prepara ad affrontare la sua prima stagione di Serie A del "nuovo corso". Il direttore generale, Marino, lavora ad un programma a lungo termine e la nuova stagione dovrà anzitutto servire a consolidare e rafforzare un gruppo ricco di giovani. Vengono ingaggiati subito Marek Hamsik, Ezequiel Lavezzi, e, al termine di una lunga trattativa, anche Walter Gargano. Tutti e tre sono giovani talenti nelle mire di numerosi club importanti Ma la tifoseria non pare entusiasta dai nuovi innesti, i quali non soddisfano la voglia di vedere in azzurro calciatori di fama ed in grado di formare subito un gruppo altamente competitivo e neanche gli ingaggi del difensore del Parma Matteo Contini, di Blasi e Zalayeta (provenienti dalla Juventus) sembrano soddisfare le aspettative dei supporters partenopei. La squadra comunque ha un buon avvio: in Coppa Italia supera brillantemente Cesena, Pisa e Livorno ed in campionato - dopo un esordio casalingo infausto (0-2 contro il Cagliari) - gli azzurri iniziano a mostrare una buona intesa di gruppo ed un gioco piacevole che gli permettono di cogliere successi sia in termini di risultati che di critica mantenendosi stabilmente fra le prime otto formazioni della classifica e ben oltre le aspettative - non lusinghiere - della vigilia. In questo periodo la squadra disputerà partite che verranno ricordate negli anni, come lo 0-5 in casa dell'Udinese, il rocambolesco pareggio per 4-4 all'Olimpico contro la Roma, e la storica vittoria in casa contro la Juventus dopo 17 anni dall'ultima volta; risultati che spengono le polemiche e riportano l'entusiasmo in città dopo anni di apprensioni e sofferenze. Tuttavia i "limiti di gioventù" della squadra vengono subito prepotentemente a galla: la squadra pur dimostrando ottime qualità tecniche e corali, riconosciute unanimemente dalla critica, non è sufficientemente concreta. Oltre ai successi quindi, giungono anche sconfitte brucianti: su tutti il 5-1 subito a Bergamo contro l'Atalanta, che segnerà psicologicamente la squadra. Tuttavia i ragazzi di Reja riescono nell'obbiettivo insperato alla vigilia di arrivare alla pausa natalizia con un piazzamento in zona UEFA.

Dopo un 2007 di grandi risultati, si apre un 2008 alquanto critico. Il primo impegno della stagione a S.Siro è contro il Milan fresco campione del mondo. Dopo un primo tempo ben combattuto, la seconda frazione di gioco determina una pesante sconfitta: 5-2 per i rossoneri e grande delusione all'ombra del Vesuvio. Tre giorni dopo la squadra cerca il riscatto in Coppa Italia dove vuole giungere ai quarti di finale; ma nonostante l'impegno profuso, la Lazio pareggia per 1-1 e passa il turno. il presidente De Laurentiis sarà molto critico con i suoi uomini Marino e Reja con il quale, dopo il secondo pareggio in campionato con la Lazio giunto nella domenica successiva, avrà un furibondo litigio che porta Reja a un passo dalle dimissioni . Dopo aver chiarito le incomprensioni lo stesso Marino, sollecitato da De Laurentiis, opererà sul mercato nelle settimane successive per rinforzare la squadra: arrivano dal Brescia Daniele Mannini e l'under 21 Fabiano Santacroce, il centrocampista della Fiorentina Pazienza e, a sopresa, anche il giovane portiere Navarro, acquisto resosi necessario in quanto il titolare Iezzo avrebbe rischiato un'operazione al ginocchio. Nonostante tutti gli sforzi però non si riesce a far evitare al Napoli un periodo di profonda crisi. nelle prime 6 giornate del girone di ritorno raccoglie ben 4 sconfitte e 2 sole vittorie, portando la squadra ai margini della lotta per la salvezza. Il giovane gruppo non riesce a dare continuità alla propria determinazione, la forma fisica scarseggia e in città ci sono grandi preoccupazioni per il ciclo terribile che si sarebbe aperto con la temibile corazzata dell' Inter, imbattuta da un anno. Ma la squadra è pronta a sfidare a testa alta i nerazzurri e, giocando una delle sue migliori partite, si impone con il risultato di 1-0, scrivendo un altro momento storico della stagione. Da quel momento il Napoli riesce ad innalzare il suo ritmo e nelle 5 partite successive raggiunge quota 40 punti, ritenuta dalla società sufficiente a garantirsi la salvezza, obiettivo minimo stagionale. Lo stato di forma della squadra risulta essere smagliante e, dopo aver centrato questo già importante risultato, il Napoli rimonta fino a tornare, in seguito alla vittoria per 3-1 sui rivali storici del Milan, all' ottavo posto, accedendo dunque alla Coppa Intertoto e ritornando in Europa dopo ben quattordici anni di astinenza.

La stagione si apre nel mese di giugno con gli acquisti del difensore Leandro Rinaudo e con l'arrivo dell'esterno destro Christian Maggio dalla Sampdoria, con l'acquisto a titolo definitivo del cartellino di Manuele Blasi e con il rinnovo della comproprietà di Marcelo Zalayeta con la Juventus, oltre che con la conferma per la quarta stagione consecutiva di Edy Reja come tecnico. La mossa successiva di Pierpaolo Marino è stata l'acquisto di Germán Denis, centravanti della nazionale argentina dall'Independiente, con contratto depositato in data 27 giugno 2008. A questi acquisti si aggiungono anche quelli del baby Andrea Russotto e, nell'ultimo giorno utile di mercato, del difensore Salvatore Aronica in sostituzione del partente Maurizio Domizzi, accasatosi all'Udinese dopo 2 ottimi anni all'ombra del Vesuvio. Vengono inoltre ceduti, in compartecipazione, Calaiò al Siena e Garics all'Atalanta. Con il piazzamento nel precedente campionato, la squadra si aggiudica la possibilità di tornare a disputare una competizione europea dopo 14 anni di assenza dal palcoscenico internazionale, a dimostrazione della rapida crescita del club in questa sua nuova era. La stagione ufficiale degli azzurri si apre quindi il 20 luglio, nell'Intertoto, con la vittoria ad Atene per 1-0 sul Panionios con rete di Bogliacino. Nella gara di ritorno sarà invece un gol di Marek Hamšík a chiudere i giochi e sancire il ritorno del Napoli in Coppa UEFA, precisamente nel secondo turno preliminare. Il sorteggio per gli azzurri è benevolo: l'urna di Nyon assegna ai partenopei il Vllaznia. Il Napoli supera agevolmente il turno, vincendo per 3-0 in Albania e 5-0 nel ritorno al San Paolo. Meno fortunato è il sorteggio per il Primo Turno che oppone agli azzurri i gloriosi e blasonati portoghesi del Benfica, che insieme alla compilazione dei calendari di Serie A compone un ciclo iniziale di partite davvero durissimo. Il Napoli, tuttavia, si fa trovare pronto, battendo i portoghesi all'andata per 3-2 e guadagnando 5 punti nelle prime 3 partite contro Roma, Fiorentina e Udinese. Strepitoso l'avvio dello slovacco Marek Hamšík: tre gol nelle prime tre partite di campionato. Nella trasferta a Bologna, alla quinta giornata, arriva la prima vittoria in trasferta e il primo gol in campionato di Germán Denis. Sul fronte europeo l'avventura finisce presto: il 2 ottobre, a Lisbona, il Benfica si impone per 2-0 e per gli azzurri il sogno UEFA termina qui. Tre giorni dopo, arriva la prima sconfitta in campionato sul campo del Genoa. Dopo la sosta per le Nazionali, il Napoli si ripresenta in campionato con rinnovato vigore: due prestigiose vittorie - 2-1 al San Paolo contro la Juventus e 1-0 sul campo della Lazio - proiettano il Napoli in testa alla classifica in compagnia di Inter e Udinese: gli azzurri ci erano riusciti l'ultima volta nella stagione 1991-92, sesta giornata di campionato, con Claudio Ranieri in panchina; in quell'occasione i partenopei, che chiuderanno la stagione al quarto posto, condividevano la prima posizione con il Milan.

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Molinella Calcio 1911

Il Molinella Calcio 1911 è una società calcistica di Molinella, in provincia di Bologna.

Conobbe il periodo più fortunato della sua storia sul finire degli anni Trenta, quando partecipò a diversi tornei di Serie C e ottenne la promozione in B al termine del campionato 1938-39; l'esperienza tra i cadetti si concluse dopo un solo anno (Serie B 1939-40).

Nel dopoguerra la squadra non andò oltre la partecipazione a tornei regionali; nel 1979 Edy Reja iniziò da Molinella la sua carriera di allenatore. Attualmente, la squadra milita nel campionato di Promozione emiliana.

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Oberdan Biagioni

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Oberdan Biagioni (Roma, 17 ottobre 1969) è un ex calciatore e allenatore di calcio italiano.

Attualmente allenatore del Terracina, è stato in passato un calciatore del Foggia di Zeman. Centrocampista offensivo, in campo era un vero e proprio funambolo, dotato di estro, fantasia e rapidità. Le sue giocate d'alta classe hanno infiammato le platee che lo hanno potuto ammirare. È stato scoperto dal Cosenza che lo ingaggia dal Monopoli (squadra militante in C/1) per la stagione 1990/91 facendolo tornare a giocare tra i cadetti dopo una breve esperienza ad inizio carriera vissuta con la casacca della Lazio. Diventa subito un idolo della tifoseria cosentina, osannato per le sue giocate e per l'attaccamento alla maglia. Con la squadra rossoblù disputa due ottimi campionati, entrambi sotto la guida di Edy Reja che lo ritiene un titolare inamovibile della sua formazione. Alla prima stagione ottiene con il Cosenza una difficile salvezza, mentre in quella successiva conferma le sue buone doti tecniche dando così il suo notevole contributo alla sua squadra, che sfiora la storica promozione in Serie A persa solo nell'ultima giornata a Lecce. A fine stagione sono numerose le richieste da parte di squadre della massima serie, ma la spunta il Foggia che lo fa debuttare nel grande calcio. Con i satanelli Biagioni gioca una sola stagione, totalizzando 24 presenze e 5 reti. L'anno dopo infatti, resta ancora in serie A ma si trasferisce all'Udinese dove oltre alla retrocessione della sua squadra, riesce a collezionare solo 14 gettoni di presenza. La stagione seguente torna di nuovo in Puglia ancora nel Foggia, ma il campionato dei rossoneri si conclude con un'amara retrocessione in B. A novembre del 1995 riparte dalla serie B indossando la maglia arancione della Pistoiese alla quale non bastano i suoi 4 gol in 23 partite per evitare la retrocessione in serie C. Così dopo tre retrocessioni consecutive, Biagioni cerca il pronto riscatto e soprattutto un nuovo rilancio ancora da Foggia (B), ma con i rossoneri gioca pochissimo e a dicembre passa in C/1 alla Fidelis Andria con la quale ottiene subito la promozione in serie B. Resta con la squadra azzurra anche nella successiva stagione cadetta, con cui è protagonista di un grandissimo campionato a livello personale: è autore di ben 15 reti in 36 gare! Così a fine campionato torna ad avere richieste importanti e lo preleva il Brescia (1998/99), squadra di B che punta al ritorno in serie A. Ma le rondinelle a fine torneo si piazzano in settima posizione e Biagioni che ha giocato solo 23 partite, viene messo ancora sul mercato. Lo ingaggia nuovamente il Cosenza dove viene accolto con grande gioia dal pubblico rossoblù che lo considera ancora un idolo da osannare. Con la squadra silana disputa in serie B una stagione di alti e bassi e a fine campionato viene ceduto al Crotone di mister Cuccureddu, squadra appena promossa in B per la prima volta nella sua storia, con cui non ha potuto mostrare il suo vero valore per colpa di un lungo infortunio. La sua carriera continua poi nelle serie minori, indossando per 3 stagioni la maglia del Giulianova in C/1 prima di chiudere in C/2 nel Tivoli con il calcio giocato.

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Edy Reja

Edy Reja, all'anagrafe Edoardo Reja (Gorizia, 10 ottobre 1945), è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano di origini slovene, di ruolo mediano. Attualmente alla guida del Napoli.

Calciatore di discreto talento, era un centrocampista atleticamente ben impostato, venne prelevato giovanissimo nel natio Friuli da Paolo Mazza che lo portò a Ferrara nella Spal. Esordì giovanissimo in Serie A e, assieme a Fabio Capello, Luigi Pasetti e Adriano Zanier vinse, nel 1965, lo scudetto Primavera. Nella sua carriera di calciatore, che durò dal 1963 al 1975, oltre a quella della Spal, vestì le maglie del Palermo, dell'Alessandria e del Molinella con cui chiuse.

A partire dal 1979 iniziò una lunga carriera di allenatore che lo portò ad allenare diverse squadre di serie minori nel corso degli anni ottanta, fino ad arrivare in Serie B con il Pescara.

Ha ottenuto ben quattro promozioni in Serie A: la prima con il Brescia nel 1997, la seconda con il Vicenza nel 2000 , la terza alla guida del Cagliari nel 2004 e la quarta con il Napoli nel 2007. Nella stagione 1991-92 sfiora con il Cosenza la promozione nella massima serie, svanita solo nell'ultima giornata di campionato allo Stadio Via del Mare di Lecce; infatti, Reja ha ottenuto i primi successi proprio a Cosenza dove ha conquistato la permanenza in Serie B nello spareggio vinto contro la Salernitana e nella stagione successiva ha mancato la promozione in Serie A per un solo punto in classifica. I calciatori più utilizzati da Reja, protagonisti di quel Cosenza spavaldo e arrembante, furono il bomber Oberdan Biagioni, Luigi Marulla e l'organizzatore di gioco Luigi De Rosa.

Attualmente siede sulla panchina del Napoli con cui ha conquistato una promozione in Serie B ed una in Serie A.

Dopo la fortunata esperienza di Cagliari, nel 2005 arriva a Napoli come sostituto di Giampiero Ventura, primo allenatore del Napoli di Aurelio De Laurentiis, e, nonostante un organico inizialmente composto in prevalenza da giovani semisconosciuti ed in seguito rafforzato nel mercato di riparazione, riesce a raggiungere i Play-Off, persi poi con l'Avellino in due soffertissime partite di finale.

Nella stagione successiva, con un organico più completo, il tecnico goriziano domina il campionato e riesce ad ottenere agevolmente la promozione in Serie B, dove poco dopo retrocederà per illecito sportivo e per la prima volta la Juventus, neo-campione d'Italia, perdendo lo scudetto.

Nel 2006 con il Napoli affronta uno dei tornei cadetti più difficili ed equilibrati di sempre. Oltre alla presenza della Juventus, ci sono compagini come il Genoa, il Bologna, il Brescia e il Piacenza, più Mantova e Rimini. Il Napoli, nonostante le tante difficoltà di una neopromossa, riesce a mettersi sulla scia dei bianconeri chiudendo la stagione al secondo posto dietro i torinesi e davanti al Genoa, ottenendo la promozione diretta grazie a un distacco dalla quarta di 12 punti (che dà diritto ad evitare i play-off).

Nel 2007, durante la quarta stagione consecutiva alla guida del Napoli, ritrova finalmente la massima serie. Sin dalle prime giornate, grazie anche ad una campagna acquisti mirata a giovani di qualità, integrata con calciatori di esperienza, il Napoli di Reja risulta essere tra le sorprese d'inizio stagione: batte 2 volte l'Udinese vincendo 5-0 ad Udine e 3 a 1 a Napoli, pareggia 4-4 all'Olimpico contro la Roma e batte sul proprio terreno la Juventus (3-1), la Fiorentina (2-0), il Palermo (1-0), il Milan (3-1) e l'Inter (1-0), che al San Paolo rimedierà l'unica sconfitta del torneo. I partenopei chiudono la stagione 2007/2008 all'ottavo posto, guadagnandosi l'accesso in Intertoto.

Viene confermato alla guida del Napoli anche nella stagione 2008/2009. Superata con successo l'Intertoto, il tecnico goriziano esordisce in Coppa Uefa dove però, dopo aver vinto i preliminari, viene eliminato al primo turno dal Benfica.

Il 10 novembre 2007 in occasione della sfida allo Stadio "Renzo Barbera" contro il Palermo, Reja ha raggiunto le 700 panchine in carriera. Attualmente detiene, insieme ad Ottavio Bianchi, il record di allenatore che ha seduto per più anni consecutivi sulla panchina del Napoli (quattro, dal febbraio 2005 ad oggi).

Reja è un allenatore pratico, utilizza un metodo eclettico, il 5-3-2, che può essere molto offensivo o difensivo a seconda dei casi. Fa giocare le squadre con difesa a cinque bassa in fase difensiva e con i laterali che avanzano sulle fasce. Opera i cambi specie nel secondo tempo, ma raramente rischia cambiando modulo durante il corso della partita.

Il caso più celebre è senza ombra di dubbio quello del Napoli nella stagione 2006/07 dove Reja, dopo essere partito con un'idea tattica ispirata al 4-1-2-1-2 del Milan di Ancelotti cambia l'assetto della squadra costruendo un 5-3-2 con due terzini poco offensivi come Gianluca Grava e Mirko Savini e un gioco improntato sul lancio lungo a cercare la testa della "torre" Sosa che con le sue sponde proponeva ai compagni azioni pericolose.

Nella stagione 2007/08, ancora alla guida del Napoli, conferma il modulo 5-3-2 ma stavolta con una maggiore attitudine alla verticalizzazione e l'aggressione degli spazi, grazie ad una campagna acquisti che gli ha messo a disposizione calciatori più tecnici e dinamici. Durante la stagione ha provato anche 4-3-3 con scarso successo e un 3-5-1-1, scommettendo su un attacco atipico composto da Bogliacino e Lavezzi.

I suoi moduli preferiti sono il 3-5-2, il 5-3-2, e il classico 4-4-2, ma nel corso della sua lunga carriera ha giocato anche con il 4-3-3 e con il 3-4-3.

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Marcelo Zalayeta

Marcelo Zalayeta con la maglia della Juventus Football Club.

Marcelo Danubio Zalayeta (Montevideo, 5 dicembre 1978) è un calciatore uruguaiano che gioca come centravanti nel Napoli e nella Nazionale uruguaiana. Ricopre spesso anche il ruolo di seconda punta.

Esordì da professionista con il Danubio di Montevideo nella stagione 1996, in cui giocò nella massima serie locale 32 partite e realizzò 12 reti. Nel corso dell'anno seguente passò al Peñarol, che grazie anche alle sue 13 realizzazioni si confermò tra le squadre più forti del campionato uruguagio. Intorno ai 19 anni Zalayeta era già titolare in Nazionale e attirò l'interesse di numerosi club europei grazie alla sua performance al Campionato mondiale di calcio Under-20 disputato in Malesia.

Dall'autunno del 1997 (campionato 1997-1998) militò nella Juventus, con la quale vinse nella sua prima stagione lo scudetto (pur giocando molto poco). Nel corso della sua permanenza nel club bianconero si segnalò per alcuni gol importanti, soprattutto in UEFA Champions League. Realizzò, infatti, la rete decisiva contro il Barcellona nei quarti di finale della UEFA Champions League 2002-2003 e la marcatura che consentì ai bianconeri di eliminare il Real Madrid, ancora nei tempi supplementari, nell'edizione 2004-2005.

Nonostante possa vantare un'elevata percentuale realizzativa, se calcolata in relazione con i minuti giocati, non riuscì mai a ritagliarsi un ruolo di primo piano nella sua squadra, partendo spesso dalla panchina. Per consentire al calciatore di fare esperienza il club juventuno lo mandò in prestito all'Empoli, al Siviglia per due stagioni ed infine al Perugia, ma anche in queste squadre non ebbe un grande impatto. In particolare la stagione in prestito al Perugia (2003-2004) pareva essere quella del suo definitivo rilancio, ma un infortunio tremendo che gli causò la rottura di tibia e perone ne frenò l'ascesa.

Tornato in bianconero nel 2001-2002, si aggiudicò due scudetti consecutivi da comprimario, mentre nella stagione 2004-2005 fu utilizzato con buona regolarità in campionato (28 presenze) e marcò 6 gol. Nella stagione 2005-2006 scese in campo meno volte, poco impiegato da Fabio Capello.

Rimase alla Juventus anche nella stagione 2006-2007, in cui fece parte della "vecchia guardia" dopo la retrocessione in Serie B del club di Torino per illecito sportivo. Mise a segno gol decisivi per alcune vittorie della squadra, come la doppietta contro il Frosinone del 1° maggio 2007.

Con la Juventus ha realizzato in totale 34 gol: 12 in A, 12 in Coppa Italia, 6 in Champions League, 4 in B.

Durante l'estate 2007, Fabio Capello consiglia a Edy Reja l'ingaggio del giocatore. Passa così a Napoli, squadra neopromossa come la Juventus, il 21 agosto 2007 in comproprietà con un contratto di 4 anni.

Ha disputato la prima gara ufficiale con la maglia azzurra in occasione della prima giornata di campionato 2007-08 contro il Cagliari (Napoli-Cagliari 0-2) il 26 agosto 2007. In campionato ha segnato la sua prima rete, nonché la sua prima doppietta con la maglia del Napoli in occasione della vittoriosa trasferta contro l'Udinese (Udinese-Napoli 0-5) nella seconda giornata di campionato del 2 settembre 2007. Zalayeta realizzerà la prima e la quarta rete. La prima rete, inoltre, rappresenterà il primo gol ufficiale del Napoli nel campionato 2007/08, campionato che segna il ritorno in A del Napoli dopo 7 anni passati tra la C1 e la B. A queste due reti fanno seguito altri gol decisivi per la sua nuova squadra, che gli consentono di superare il suo precedente record di reti segnate in Italia già poco prima della fine del girone di andata. Da segnalare è il gol della vittoria contro l'Inter nel posticipo serale del 2 marzo 2008, rete che permette al Napoli di porre fine all'imbattibilità in campionato dei nerazzurri, alla prima sconfitta stagionale dopo 25 giornate. Il 9 marzo 2008 si infortuna gravemente (rottura del legamento crociato posteriore del ginocchio sinistro) nella partita contro la Roma ed è costretto ad operarsi. Non potrà tornare in campo per il resto della stagione agonistica.

Il 22 maggio 2008 il Napoli e la Juventus decidono di comune accordo di rinnovare la comproprietà per un altro anno.

Il 25 settembre 2008, a poco più di 6 mesi dal grave infortunio, torna al gol nella partita di campionato contro il Palermo. È il suo primo gol nella serie A 2008/2009.

Il 9 novembre 2008 mette a segno la sua seconda rete in campionato, realizzando il gol del definitivo 2-0 del Napoli sulla Sampdoria di Mazzarri.

Si è imposto all'attenzione degli osservatori internazionali grazie alle sue prestazioni con la Nazionale uruguaiana Under-20 ai Mondiali di categoria 1997 in Malesia. Fu autore di alcuni gol importanti e la sua squadra si arrese solo in finale alla Nazionale argentina Under-20.

Convocato nella Nazionale uruguaiana, con la quale si è classificato 2° nella Coppa America 1999 realizzando 3 reti in 5 gare, fallì in extremis la qualificazione al campionato del mondo 2006: nella gara di ritorno dello spareggio contro l'Australia, proprio un suo errore nei tiri di rigore non consentì all'Uruguay di qualificarsi. Fu però decisivo in alcune occasioni in precedenti gare di qualificazione. Memorabile fu una sua tripletta grazie alla quale la Celeste sconfisse la Colombia. Dall'inizio del 2007 non risulta tra i convocati fissi della Nazionale uruguaiana.

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Source : Wikipedia